Rassegna Stampa Dolomiti UNESCO | Marzo 2022

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CRISI CLIMATICA Corriere delle Alpi | 2 marzo 2022 p. 20 Sos dei glaciologi «I teli? Sono dannosi I nostri ghiacciai si scioglieranno» Francesco Dal Mas BELLUNO I ghiacciai plastificati? «Non si salvano così, col sudario di plastica, cioè con i teli geotessili», riflette a voce alta Jacopo Gabrieli, ricercatore bellunese dell'Istituto di Scienze Polari della sede di Venezia del Cnr. «I teli di copertura potranno ritardare la consunzione di uno, due anni. Ma fra 20 anni, 30 al più tardi, il ghiacciaio della Marmolada non esisterà più. Neppure quello del Senales».Sulla Marmolada i teli conservativi sono comparsi lungo alcuni tratti della pista più lunga d'Europa, ben 12 chilometri. Al Senales vengono utilizzati in maniera molto più ampia. «Sia chiaro: io, da studioso, non sono pregiudizialmente contrario a queste iniziative. Dico che non servono, perché i cambiamenti climatici e il gas serra in particolare non sono destinati a rallentare la loro corsa per cui è inevitabile lo scioglimento di queste superfici».Quest'anno sulle Dolomiti manca circa un metro e mezzo di neve. Ad oggi... «Se domani dovesse cominciare a nevicare non per giorni, ma per settimane, le temperature e il sole della tarda primavera e dell'estate scioglieranno gran parte della coltre bianca. Anzi, probabilmente», aggiunge Gabrieli, «intaccheranno lo stesso ghiacciaio. La fine, insomma, è ineluttabile».Gabrieli è uno dei 38 glaciologi che hanno sottoscritto un documento per spiegare, con motivazioni scientifiche, come questi teli non servono allo scopo. Gli studiosi appartengono al Comitato Glaciologico Italiano, Fondazione Montagna Sicura, Italian Climate Network, Servizio Glaciologico Alto Adige, Servizio Glaciologico Lombardo, Società Alpinisti Tridentini, Società Meteorologica Alpino-Adriatica, Società Meteorologica Italiana. «Se localmente i teli possono contribuire a rallentare la fusione, va detto che il vero modo per salvare i ghiacciai è non emettere più gas serra nell'atmosfera», aggiunge Gabrieli. «Dovrebbe essere ormai chiaro che si tratta di un modo per preservare delle legittime attività economiche e invece viene sempre più spesso presentato come un intervento sostenibile, una soluzione agli effetti avversi del cambiamento climatico. Credo che si tratti di una delle conseguenze di quello che definirei il business della sostenibilità».Per lo studioso, gli operatori turistici - ma non solo loro - dovrebbero già mettere in conto quanto accadrà fra 20 anni e immaginare le possibili alternative. E non solo per luoghi iconici come la Marmolada. «Oggi sono stato a sciare sul Nevegal. Tutto molto bello», afferma Gabrieli, con riferimento alla giornata di ieri, «ma ostinarsi a investire su quest'area sciistica ipotizzando la costruzione addirittura di un bacino d'acqua e come peccare di irrealismo».Ma tornando ai teli, Gabrieli sottolinea anche i limiti in sé dell'operazione: dall'impatto del carburante per alimentare i gatti delle nevi, a quello della produzione delle materie plastiche di cui sono composti i teloni stessi, fino alle conseguenze del rilascio delle fibre plastiche e al "soffocamento" di piante e animali che si spostano verso fasce più elevate, proprio in ragione del cambiamento climatico. "Un ghiacciaio ingegnerizzato è un accumulo artificiale di acqua allo stato solido, isolato, inaccessibile e impercorribile. Sono davvero questi i ghiacciai che vogliamo salvare per le future generazioni?", scrivono gli scienziati nel loro appello. --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 2 marzo 2022 p. 20 Sulle Dolomiti bellunesi mancano 150 cm di neve rispetto alla media dal 2009 BELLUNO Sulle Dolomiti manca un metro e mezzo di neve sulla media delle precipitazioni degli ultimi 13 anni. E le precipitazioni che potrebbero arrivare nel fine settimana «sono troppo leggere per cominciare a dare un contributo», afferma il previsore dell'Arpav di Arabba Davide Dalla Libera. Altre nella prossima settimana? «Pare che non ce ne siano da mettere in conto», risponde.Dunque non resta che approfondire il bilancio in rosso dal primo ottobre al 28 febbraio. Casera Coltrondo, a 1967 metri di altezza, in Comelico, ha ricevuto quest'inverno solo 2 metri e 25 centimetri di neve. La media dal 2009 è stata di 3 metri e 54 centimetri, con un record, nel 2014, di 6 metri e 46. Passiamo dall'altra parte della provincia, sui monti Ornella: 2 metri e 54 cm quest'inverno, ben 7 metri e 18 cm nel 2014, l'anno scorso 6 metri. La media? 410 centimetri, Siamo sotto di oltre un metro e mezzo. A Malga Losch è nevicato per 2 metri e mezzo, come dalle altre parti; la media era di 3 metri e 94 cm. Scendiamo a Falcade, 1200 metri: sono 143 cm, quest'inverno, contro tre volte tanto l'anno scorso, 422 cm. La media? 2 metri e 42 cm, quindi manca un metro. A Col dei Baldi, davanti al Civetta, la quota di neve è stata la più alta, tre metri e 12 centimetri, ma la media è di 4 metri e 72, per cui siamo in carenza di 170 cm; l'anno scorso la precipitazione aveva raggiunto i 7 metri, nel 2014 gli 8 metri e 4 cm. Arabba si difende con un metro e 64 cm: nel suo caso la media è


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