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NOTIZIE DAI PARCHI

Il Rifugio Dal Piaz sarà al centro anche di alcuni investimenti da parte del Cai di Feltre. Una cifra di 20mila euro è stata destinata al rinnovo degli elettrodomestici presenti nella struttura. Questi soldi potevano essere ricavati dai Fondi di confine? Alla domanda risponde De Simoi: «Se il bando dei Fondi fosse ben strutturato sì. Purtroppo oltre un milione di euro è destinato alle imprese e il Cai non può partecipare. In un affitto di un locale di solito affitti l'immobile e non il contenuto, il Cai fa un contratto di affitto di azienda e consegna tutto, anche le forchette, al gestore. Una cosa non prevista dal bando. I fondi di confine vanno in aiuto ad alcuni soggetti, ma al prima voce rifugi di montagna non corrisponde a realtà o meglio, aiuta solo quelli privati e ce ne sono. Strutture più simili ad alberghi che a rifugi e che non praticano i prezzi e gli sconti dei rifugi Cai». L'appello arriva spontaneo: «Chi di dovere dovrebbe controllare come sono scritti i bandi, a chi sono dedicati e soprattutto alle varie realtà dei rifugi di montagna, perché un finanziamento a fondo perduto potrebbe salvare una struttura che opera in alta quota». Il riferimento è ai politici che operano in montagna e che forse involontariamente non conoscono la struttura di chi la vive e mette le energie a disposizione del territorio. Daniele Mammani

Alto Adige | 25 marzo 2022

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Nuovo rifugio passo Santner Dovrebbe aprire in estate

Nuovo rifugio passo Santner, sul Catinaccio. Lo si vede a occhio nudo da chilometri di distanza, per esempio da Carezza o da malga Frommer. Ma ora stanno arrivando le prime foto, nello specifico postate sui social dall'impresa Sparer Gerüstebau di Appiano, che sta montando i ponteggi. Anche grazie alle scarse precipitazioni nevose e alle temperature accettabili di queste settimane, i costosi lavori, eseguiti anche con l'ausilio di gru ed elicottero, stanno procedendo velocemente. Lo conferma il sindaco di Tires Gernot Psenner: «Magari non subito per dormire, ma per fermarsi a mangiare e a bere dovrebbe aprire per il mese di giugno».

Corriere delle Alpi | 5 marzo 2022

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L'archivio di Piero Rossi in un'App Al Parco la gestione del Bianchet

Marcella Corrà / BELLUNO La presentazione di una web app dedicata all'archivio di Piero Rossi, il "padre" del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi, è stata l'occasione per fare il punto sulla progettualità dell'area protetta. L'ente Parco è impegnato su più fronti, con investimenti che arrivano a dieci milioni di euro, lavori che non è facile seguire dal punto di vista burocratico e progettuale per una struttura così piccola. Per questo, ha spiegato il presidente Ennio Vigne, sono state attivate collaborazioni, ad esempio con l'Unione montana Longaronese per la realizzazione della nuova caserma dei carabinieri forestali e per un ufficio informazioni. O con Veneto Strade, per la ciclabile dell'Agordino. A Belluno si sta lavorando con il Comune per l'ampliamento del museo naturalistico che ha sede in poche sale del Centro Piero Rossi e per il quale il Parco ha da tre anni un finanziamento statale di 1,2 milioni. Già il primo stralcio progettuale è pronto, ora si cerca un accordo con Palazzo Rosso per un supporto operativo, non facile comunque in un periodo in cui anche il Comune ha un bel pieno di progetti legati alla rigenerazione urbana. «Il nostro scopo è di riuscire a non rallentare l'iter - ha spiegato Vigne - per poter realizzare quanto prima l'obiettivo del Parco, del Comune e della Provincia di realizzare un museo naturalistico provinciale». In questa ottica, l'attuale bar verrebbe spostato sulla parte sinistra dell'edificio a ferro di cavallo di Piazza Piloni, per dare continuità alle attuali sale e a quelle nuove del museo. IL PARCO E BELLUNO Altro obiettivo è quello di far entrare il Parco dentro la città capoluogo: «Sono stati creati i presupposti perché la nuova amministrazione comunale di Belluno nel dopo elezioni possa inserire nell'area del Parco il corridoio dell'Ardo, che nell'attuale Pat è indicato come riserva naturale». C'è poi la Schiara, la montagna di Belluno, dove per l'estate saranno sistemate, con un intervento del valore di centomila euro, le ferrate Sperti e Zacchi, mentre con il Settimo Alpini si sta ragionando sulla sistemazione delle altre due ferrate, Berti e Marmol. Infine il rifugio Bianchet, Malga Varetta e Malga Vescovà passeranno in gestione al Parco «e così potremo fare dei ragionamenti sulla promozione di quel territorio a confine tra Belluno, Sedico e Zoldano». L'ARCHIVIO DI PIERO ROSSI Il prossimo anno l'ente compie 30 anni e tutto quello che si sta realizzando porta l'impronta

di chi ha fortemente voluto e si è battuto per avere un'area protetta delle Dolomiti Bellunesi. Piero Rossi non è stato il solo, ma di sicuro ha lavorato tanto. Il suo archivio è stato donato dalla famiglia alla Fondazione Angelini: 250 libri, 22 faldoni di documenti, 120 album fotografici. «L'intento - ha spiegato Anna Angelini - era che tutto questo patrimonio potesse non solo essere conservato ma soprattutto valorizzato».Due anni di lavoro hanno portato alla creazione di una web app, in cui l'archivio (una parte scelta, non tutto) diventa fruibile.La sezione "Il Parco di Piero Rossi" si troverà tra qualche settimana sia entrando nel sito del Parco che in quello della Fondazione Angelini. C'è dentro di tutto: dalla corrispondenza tra Rossi e Giovanni Angelini, che è stato il suo maestro, alle mappe, ai disegni, alle fotografie, ai libri. C'è tutta la campagna per la costituzione del Parco portata avanti per vent'anni da Piero Rossi, culminata con la proposta presentata in Senato nel 1970 e proseguita negli anni successivi fino alla nascita del Parco, nel '93. L'archivio è stato prima di tutto inventariato, come ha spiegato Elena Turro che si occupa degli archivi della Fondazione Angelini, e poi digitalizzato. C'è anche una sezione dedicata al "Parco che vive" che racconta i risultati di trent'anni, mettendo a confronto le fotografie di come erano i luoghi negli anni di Piero Rossi e come sono ora. Rossi non pensava solo alla tutela dell'ambiente, ha spiegato Enrico Vettorazzo, funzionario tecnico del Parco, ma anche a chi ci viveva e ci lavorava: «Diceva che la battaglia per il Parco era una battaglia per la nostra gente. E in questa sezione cerchiamo di far capire come abbiamo agito, con il recupero del patrimonio edilizio, e con la ricerca scientifica, perché il Parco è un vero laboratorio a cielo aperto». --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 9 marzo 2022

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Sentieri accessibili a tutti è alleanza tra Parco e Aipd

Raffaele Scottini FELTRE L'ambiente naturale a portata di tutti, grazie a percorsi adatti anche a persone con disabilità. È stata una missione del Parco delle Dolomiti negli ultimi anni con il progetto promosso dall'Aipd Belluno (Associazione italiana persone down) in collaborazione con le guide della cooperativa Mazarol, che vede nascere una guida escursionistica riguardante sentieri ad uso di persone con disabilità. "Il Parco per tutti - guida slow down" verrà presentata venerdì 18 all'auditorium dell'istituto Canossiano alle 20. 15. Il progetto denominato "Slow down" ha visto numerose persone con sindrome di Down, giovani e adulte, felicemente coinvolte per due anni in una serie di escursioni, durante le quali sono stati raccolti materiali fotografici e video. Il Parco delle Dolomiti e l'Aipd sono stati promotori di un nuovo approccio alla conoscenza del territorio attraverso una tipologia di turismo lento, in un'ottica di ecosostenibilità, inclusione e benessere psicofisico delle persone con sindrome di Down di ogni età. Promuovere la qualità di vita di tutte le persone attraverso una garanzia di fruibilità delle risorse naturali dell'area protetta era la finalità. «È l'esempio pratico di come la Carta europea del turismo sostenibile sia un elemento molto importante per quanto riguarda il nostro territorio nel famoso concetto di fare squadra, in questo caso con un'associazione come l'Aipd che da sempre è molto operativa e molto concreta», commenta il presidente del Parco delle Dolomiti, Ennio Vigne. «Si tratta di tradurre nel tema Parco le tematiche della tutela delle persone diversamente abili, con un turismo assolutamente sostenibile e che ha questo tipo di attenzioni». Parallelamente, sempre in tema di bellezze ambientali alla portata di tutti, anche il Cai di Feltre si è attivato nei mesi scorsi per individuare i percorsi accessibili a persone con disabilità e ridotta capacità motoria. Nella sezione "Itinerari" all'interno dei sito www.caifeltre.it, è stata aggiunta una nuova scheda dedicata a chi ha difficoltà a percorrere sentieri impegnativi, pur amando il contatto con la natura. Al momento la lista, che negli obiettivi è destinata ad allungarsi, porta alla descrizione informativa del percorso accessibile del monte Avena. Un tracciato percorribile anche a diversamente abili in carrozzina o con ridotte capacità motorie, classificabile AE secondo la scala dei percorsi accessibili del Cai. L'itinerario prevede che si lasci l'auto in uno dei parcheggi a Casere dei Boschi e si prenda la strada che sale sulla destra seguendo le indicazioni per Malga Campet e Malga Campon. Nella stessa sezione del sito vengono inoltre segnalati i progetti simili di Assi onlus e Visit Dolomites, con i link per accedervi direttamente. Va ricordato che il Cai di Feltre ha la responsabilità della manutenzione dei sentieri nelle zone delle Vette Feltrine, Pizzocco e Cimonega, parte orientale del Massiccio del Grappa, Monti del Sole e una parte delle Prealpi Bellunesi e Trevigiane. Si tratta di all'incirca 270 chilometri di sentieri. --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gazzettino | 15 marzo 2022

p. 12, edizione Belluno

Parco del Cadore, cittadini donano alcuni terreni: «Il primo passo»

Cittadini donano terreni al Parco del Cadore. Il 26 marzo a Pieve è in programma il convegno dal titolo La Prima pietra del Parco del Cadore proprio per suggellare la generosa donazione, occasione grazie alla quale saliranno nell'alto bellunese esponenti del mondo dell'ambientalismo e dell'associazionismo nazionale. Promosso dal Gruppo promotore Parco del Cadore e da un ampio cartello di associazioni locali e nazionali, con il patrocinio della Magnifica Comunità, l'evento celebrerà l'atto di donazione, da parte di due cittadini di Valle di Cadore, di terreni in località Paradisi alle pendici dell'Antelao: sono questi i primi tasselli del Parco. La prima pietra parte da lì ... e da due cittadini donatori questo il tema che sarà sviluppato da Giovanni Monico del Gruppo Promotore Parco del Cadore.

IL SIGNIFICATO

«Questa donazione ha un grande significato simbolico, e non resterà un atto isolato... ma cosa significhi questo il Gruppo Promotore lo spiegherà in occasione del convegno di Pieve». L'incontro servirà anche per riflettere su che cosa rappresentano i parchi oggi, in tempo di crisi climatica, per la tutela della biodiversità e per le opportunità che offrono ai territori in cui sono inseriti. Al centro già nel 1981 di un progetto di legge presentato dai Verdi, con Boato Valpiana Boato, il progetto di Parco del Cadore è stato in seguito recepito dalla Regione Veneto nel Piano Territoriale di Coordinamento, dalla Provincia di Belluno nel Ptp e infine dall'Unione Europea facendo rientrare l'area del Parco nelle zone Sic (Sito di Interesse Comunitario) e Zps (Zona Protezione Speciale) Rete Natura 2000. Ancora dagli organizzatori: «Tutto quello che era possibile fare da parte dei promotori è stato fatto: ora toccherà alle istituzioni locali trasformare la tutela di un territorio riconosciuto dall'Unesco in una grande opportunità per le persone che ci vivono». L'obiettivo dichiarato è, dunque, quello di creare un Parco che preservi la biodiversità.

IL PROGRAMMA

Questo il programma dell'incontro che inizierà alle 9 nello storico palazzo della Magnifica comunità. Dopo i saluti del vice presidente della Magnifica, Emanuele D'Andrea, Michele Da Pozzo, direttore del Parco delle Dolomiti d'Ampezzo, relazionerà sulla realtà ampezzana. Seguirà Raffaele Marini, presidente Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano del Cai, su Il Cai e le Aree Protette, un rapporto imprescindibile per la montagna del futuro. E ancora Isabella Pratesi, direttrice Conservazione, Wwf Italia con Il ruolo dei Parchi di fronte alla crisi climatica e il ruolo dei cittadini per la loro istituzione. Toccherà poi a Mirta Da Pra Pocchiesa, Gruppo Promotore Parco del Cadore, con Il Parco del Cadore: come siamo arrivati alla Prima Pietra, scelte passate e prospettive future. La conclusione è stata affidata a Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera con Il Parco del Cadore: un progetto di vita per valli abitate, accoglienti ed educative. Il convegno è organizzato in collaborazione con Cai Veneto; Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano del Cai; Commissione Tam Veneto-Friuli Venezia Giulia; Ecoistituto del Veneto Alex Langer; Fondazione G. Angelini Centro Studi per la Montagna; Italia Nostra di Belluno; Mountain Wilderness Italia; Peraltrestrade Dolomiti; Wwf Terre del Piave Belluno-Treviso. Giuditta Bolzonello

Messaggero Veneto | 18 marzo 2022

p. 43, edizione Pordenone

Parco, Carrara resta al vertice «Ora puntiamo sullo sviluppo»

Giulia Sacchi Cimolais Fernando Carrara, sindaco di Erto e Casso, è stato confermato alla guida del Parco naturale delle Dolomiti friulane. Il nuovo consiglio di amministrazione dell'ente si è riunito nei giorni scorsi: alla scadenza del mandato quinquennale, la Regione ha infatti appena rinnovato i propri rappresentanti. Del direttivo fanno parte i dieci sindaci dell'area protetta (Andreis, Barcis, Cimolais, Claut, Erto e Casso, Frisanco, Montereale Valcellina, Tramonti di Sopra, Forni di Sopra e Forni di Sotto) o loro rappresentanti, oltre, appunto, ai referenti di alcune categorie che vengono indicati direttamente dall'amministrazione regionale. Per il nuovo mandato si tratta di Walter Fantuz, rappresentante del Cai e delle associazioni ambientaliste, Gianluigi D'Orlandi, per gli agronomi forestali, Leandro Fachin, naturalista, Gianpiero Zanolin, per gli imprenditori turistici, Stefano Colautti, referente degli imprenditori agricoli e forestali.Nel corso del direttivo si è anche proceduto alla nomina del presidente: l'uscente Carrara è stato confermato al timone del Parco. In questo caso, si è trattato di una formalità: l'incarico era stato assegnato lo scorso anno e la prosecuzione dipendeva soltanto dall'eventuale mancata rielezione come amministratore del Comune dell'Alta Valcellina. Carrara ha invece ottenuto piena fiducia dai concittadini nelle votazioni dello scorso autunno.«Ringrazio i componenti del direttivo per la fiducia accordata - è il commento del riconfermato presidente - e anche i tecnici che ci hanno accompagnato con grande professionalità nel mandato che si è appena concluso. Hanno portato un fattivo contributo alla crescita dell'ente Parco, come sono certo faranno i nuovi rappresentanti designati dalla Regione. Persone dal curriculum di notevole spessore che rappresentano elementi di punta delle rispettive categorie e che, come D'Orlandi, hanno anche ricoperto prestigiosi incarichi all'interno della giunta regionale del passato».«In questi ultimi anni - ha proseguito Carrara -, l'ente si è concentrato molto sulla conservazione, raggiungendo peraltro risultati straordinari, grazie allo sforzo del personale e della direzione. Adesso dobbiamo fare un cambio di passo anche sotto il profilo dello sviluppo: vanno coinvolte maggiormente le aziende del territorio e, in accordo con Promoturismo Fvg, va valorizzato un ambito riconosciuto come Patrimonio dell'umanità dell'Unesco. In modo che sia per

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