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Qui non si fa politica

Spesso sento personaggi dire: “io non faccio politica”, oppure “la nostra organizzazione è apolitica”. Eppure, volenti o nolenti, tutti facciamo politica.

Non nel senso dei partiti, delle campagne elettorali o delle poltrone parlamentari, ma nel fatto che ogni scelta che compiamo nella vita pubblica – e spesso anche nella sfera privata – assume una dimensione politica, ovvero si propone di presentare una visione, difendere una prospettiva.

Decidere di partecipare o di restare in silenzio, di informarsi o di voltarsi dall’altra parte, di aiutare qualcuno o di ignorarlo, significa prendere posizione nel mondo in cui viviamo. Il nostro giornale, ad esempio, porta avanti al sua politica a favore dell'informazione pluralista; l'associazione di giovani si occupa delle politiche giovanili e via dicendo.

Dire “sono apolitico” è già, in sé, una posizione politica. È la scelta di non esporsi, di non schierarsi, di lasciare che siano altri a decidere. Ma anche questo ha conseguenze, perché lo spazio sociale che non occupiamo noi viene riempito da qualcun altro.

La storia dimostra continuamente come i grandi cambiamenti, positivi o negativi, non avvengano solo per la volontà di chi agisce, ma anche per il silenzio dei molti che osservano.

La politica non vive solo nei palazzi del potere, ma nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle parrocchie, nei club sportivi, nelle associazioni di volontariato, nei quartieri. Ogni volta che discutiamo di diritti, di doveri, di come distribuire risorse o opportunità, stiamo facendo politica.

Anche scegliere di chiamare un’associazione "indipendente" e “apolitica” spesso significa volerla sottrarre al confronto, come se il confronto delle idee fosse qualcosa di sporco o pericoloso, anziché il cuore stesso della vita democratica e del bene comune.

In fondo, il problema, non è la politica in sé, ma l’idea distorta che ne abbiamo, anche a causa di chi ne ha fatto qualcosa di personalistico, piuttosto che un servizio per la nostra comunità.

Terra Bedda d'Amuri

La Sicilia affronta una delle peggiori crisi degli ultimi anni: il ciclone Harry e la frana che ha colpito Niscemi hanno lasciato dietro di sé danni ingenti e un territorio in stato di emergenza. Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha dichiarato che la gestione immediata della situazione è la priorità assoluta e ha avviato la costituzione di una struttura commissariale ad hoc.

Secondo quanto reso noto dalla Regione, la sede operativa della nuova struttura dovrebbe essere individuata nei locali della Presidenza in via generale Vincenzo Magliocco, a Palermo.

Schifani ha inoltre selezionato tre dirigenti di alto profilo,

Taylor frena sfida, Coalizione in stallo

Angus Taylor frena la sfida alla leadership liberale e lascia Sussan Ley esposta alle fratture della Coalizione, mentre il Parlamento si prepara a una settimana decisiva.Fonti interne indicano che il deputato punta a consolidare i numeri prima di muoversi, evitando l’immagine di un’opposizione spaccata. I Nationals restano fuori dal gabinetto ombra, con un ultimatum fissato al 9 febbraio. Intanto Anthony Albanese attacca, definendo gli avversari “una confusione” concentrata sulle lotte interne, mentre secondo gli ultimi sondaggi, Ley perde consensi.

temporaneamente distaccati dai loro incarichi, che offriranno il loro contributo a titolo gratuito, senza alcun onere per la finanza pubblica.

“Il nostro obiettivo – ha dichiarato Schifani – è garantire tempi rapidi, massima efficienza e una risposta concreta ai territori colpiti.

La ricostruzione di Niscemi sarà al centro delle nostre priorità questa settimana, con incontri con tutte le parti interessate per definire dove e come intervenire.”

La solidarietà corre da ogni parte dell’isola. Il sindaco di Scicli, Mario Marino, ha annunciato l’attivazione del gruppo comunale di Protezione Civile per sup-

Askatasuna March Turns Violent

Urban clashes during a pro-Askatasuna march in Turin have reignited Italy’s national debate on security.

In the Vanchiglia district, groups of protesters hurled fireworks, homemade rockets and bottles at police, who responded with tear gas, water cannons and dispersal charges. Bins and a police vehicle were set alight, leaving eleven officers injured.

Images of an officer being beaten shocked the country, prompting President Sergio Mattarella to call Interior Minister Matteo Piantedosi, as government and opposition traded blame.

portare le operazioni a Niscemi:

“La comunità di Scicli si stringe con il cuore alla città di Niscemi, alle famiglie sfollate e a tutti coloro che in queste ore vivono paura e incertezza – ha detto Marino –Scicli è al fianco di Niscemi, oggi e nel tempo che servirà per ricostruire case, strade e speranze”.

Anche il giornale Allora! si unisce alla raccolta fondi ufficialie promossa dal Dipartimento

Regionale della Protezione Civile della Sicilia per sostenere le popolazioni colpite dal ciclone. Chiunque voglia contribuire può effettuare una donazione direttamente alla Protezione Civile siciliana, tramite bonifico bancario: IBAN: IT 18 B 02008 04625 000105458608

Istituto: UniCredit

Intestatario: Regione Siciliana Protezione Civile

Causale: Donazione emergenza ciclone Harry Ogni contributo, anche piccolo, è fondamentale per supportare le comunità dell’isola in questo momento di grande difficoltà.

La Protezione Civile ha emesso allerte gialle per piogge abbondanti e forti venti, mentre sull’Etna si registra una copiosa nevicata. Le autorità locali e i volontari sono già al lavoro per fornire assistenza alle famiglie colpite e avviare le procedure per gli indennizzi a imprese e privati. Intanto, il dibattito politico si accende: l’ex premier Conte propone di destinare un milione di euro dai tagli agli stipendi del M5S per far fronte all’emergenza, mentre la premier Meloni ha visitato le zone colpite tra polemiche e promesse di aiuti concreti.

La Sicilia resta in allerta, con cittadini e istituzioni chiamati a rispondere rapidamente a una crisi senza precedenti, tra preoccupazione e solidarietà diffusa.

Anno X - Numero 6 - Martedì 03 Febbraio 2026
Alcaraz trionfa in finale contro Djokovic
Marco Fedi si ributta in politica?
nel mondo, momento della verità
di Marco Testa

istituzionali

Memoria, Carè richiama al dovere civile

Nel Giorno della Memoria, il Parlamento rinnova il proprio impegno nel ricordo della Shoah e di tutte le vittime della persecuzione nazifascista. Un richiamo forte e chiaro arriva da Nicola Carè, deputato del Partito democratico eletto nella Circoscrizione Estero, Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, che

Allora!

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Disclaimer:

sottolinea come la Memoria non possa essere ridotta a una semplice ricorrenza rituale, ma rappresenti un dovere civile e morale che coinvolge l’intera società.

Secondo Carè, il 27 gennaio è una data che invita a fermarsi, riflettere e interrogarsi sul presente. Ricordare ciò che è stato non significa guardare al passato con distacco, ma assumersi la responsabilità di vigilare su ciò che accade oggi, in un contesto internazionale segnato da tensioni, conflitti e da un preoccupante riemergere di linguaggi di odio e discriminazione.

Il deputato dem ribadisce come la Shoah rappresenti uno spartiacque nella storia dell’umanità, una ferita profonda che impone una riflessione continua sui valori fondanti della convivenza civile.

Antisemitismo, razzismo e intolleranza, avverte Carè, non sono fenomeni relegati ai libri di storia, ma realtà che possono riaffiorare quando vengono sottovalutate o normalizzate.

Nel suo intervento, Carè richiama il ruolo centrale delle istituzioni democratiche, chiamate a difendere quotidianamente i diritti, la libertà e la dignità di ogni persona. La democrazia, sottolinea, non è un bene acquisito per sempre, ma un equilibrio fragile che richiede attenzione costante, partecipazione attiva e memoria storica condivisa.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda il tema dell’indifferenza. La storia del Novecento, ricorda il parlamentare, ha dimostrato come il silenzio e la passività possano trasformarsi in forme di complicità. Ignorare i segnali di odio o voltarsi dall’altra parte di fronte alle discriminazioni significa contribuire, anche involontariamente, al loro radicamento nella società. Carè pone inoltre l’accento sulla responsabilità verso le giovani generazioni. Custodire e trasmettere la Memoria è fondamentale per fornire ai più giovani strumenti critici utili a comprendere il presente e a riconoscere i pericoli dell’intolleranza. Scuola, cultura e informazione svolgono un ruolo decisivo in questo percorso educativo.

Nel contesto della rappresentanza degli italiani all’estero, il messaggio della Memoria assume una dimensione universale, capace di superare confini geografici e culturali. Ricordare, conclude Carè, è un atto di giustizia verso le vittime di ieri e un impegno concreto verso il futuro, affinché simili tragedie non accadano mai più.

Tajani lancia il Calendario

Fieristico 2026

Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha inaugurato oggi alla Farnesina l’evento “La promozione dell’export italiano nel Mondo. Calendario Fieristico e Azioni del Sistema Italia per il 2026”, sottolineando il ruolo strategico delle fiere internazionali per il Made in Italy. L’iniziativa segue il “Tavolo per l’internazionalizzazione del sistema fieristico”, avviato lo scorso settembre, che punta a rafforzare le capacità delle fiere italiane di attrarre eventi e visitatori esteri qualificati.

L’Italia è la quarta potenza mondiale per superficie fieristica coperta, con 915 eventi organizzati nel 2025, cui hanno partecipato oltre 17 milioni di visitatori. Per il 2026 sono previsti 878 appuntamenti, tra fiere internazionali e nazionali, con settori chiave come food e bevande, moda, tecnologia, meccanica e gioielli. Tajani ha evidenziato che le ambasciate italiane oggi rappre-

Sostegno all’export italiano con nuovi prestiti agevolati

La Farnesina ha annunciato oggi l’approvazione di un pacchetto di 223 prestiti agevolati, gestiti da SIMEST, per un totale di 120 milioni di euro, destinati a sostenere la crescita internazionale di 218 imprese italiane. L’iniziativa mira a rafforzare la presenza delle aziende italiane nei mercati esteri, incentivando progetti di transizione digitale ed ecologica, partecipazione a fiere e eventi internazionali, ingresso in nuovi mercati, assunzione di temporary manager per l’export e sviluppo di piattaforme di e-commerce.

L’intervento conferma l’impegno della Farnesina nel promuovere l’internazionalizzazione delle imprese attraverso strumenti dedicati. Particolare attenzione è stata rivolta alle Misure geografiche, con 40 milioni di euro destinati a 52 operazioni in Africa, 10,8 milioni per 24 progetti in America Latina e 5,5 milioni assegnati a 7 iniziative in India. Questi fondi mirano a sostenere lo sviluppo commerciale e l’espansione internazionale delle aziende italiane in aree strategiche per l’export.

sentano “trampolini di lancio per le imprese italiane”, grazie alla riforma del Ministero degli Esteri che ha rafforzato la componente economica della politica estera. Tra aprile e maggio sono previsti Business Forum a Shanghai e Miami, mentre tre tappe preparatorie coinvolgeranno imprese di Nord, Centro e Sud Italia in vista della Conferenza Nazionale dell’Export 2026.

Il Ministro ha inoltre confermato il sostegno alle aziende colpite dal maltempo in Sicilia, Sardegna e Calabria e ha ricordato l’importanza di accordi internazionali come Ue-Mercosur e Ue-India per consolidare l’export italiano, pari a circa il 40% del PIL nazionale.

Ha sottolineato l’aumento dell’export negli Stati Uniti, in India e in Medio Oriente, e l’impegno a rafforzare la presenza delle PMI italiane sui mercati esteri, attraverso il sostegno operativo di Ice, Simest e Sace.

La misura non si limita solo a grandi progetti, ma include anche il sostegno a start-up innovative. In questo ambito, è stato approvato un intervento da 3 milioni di euro a favore di una start-up italiana operante nel settore tecnologico, promuovendo innovazione e nuovi modelli di business con potenziale internazionale. Secondo la Farnesina, queste iniziative rappresentano un passo importante per rafforzare il Made in Italy nel mondo, sostenendo imprese di ogni dimensione nella loro espansione globale. La combinazione di prestiti agevolati, contributi mirati e investimenti partecipativi punta a consolidare la presenza italiana in settori strategici e a stimolare la competitività internazionale del Paese.

Con questo pacchetto, l’Italia conferma la sua strategia di supporto all’export, integrando innovazione, sostenibilità e apertura ai mercati emergenti, con l’obiettivo di rafforzare le imprese italiane nel panorama globale.

Sul fronte dei contributi a sostegno delle esportazioni, sono state approvate 5 operazioni a valere sul Fondo 295 per un totale di oltre 5,6 miliardi di euro. Di queste, due operazioni per circa 3,8 miliardi riguardano forniture in settori strategici, mentre tre operazioni per circa 1,8 miliardi supportano l’export di beni strumentali verso Turchia e Brasile, rafforzando la competitività italiana nei principali mercati internazionali.

Negli ultimi anni, il numero dei nuovi italiani è cresciuto in modo significativo, soprattutto fuori dai confini nazionali. È un dato di fatto che ha riacceso una polemica forte e spesso ideologica sulla cittadinanza italiana, una polemica esplosa con la riforma voluta dal governo, sostenuta dal ministro Tajani, e diventata particolarmente accesa in alcuni Paesi del Sud America, dove la nostra emigrazione storica è ancora molto presente. Da lì sono arrivate le critiche più dure, accompagnate da manifestazioni, associazioni di protesta e appelli emotivi in nome di un’italianità che, secondo i detrattori della legge, verrebbe cancellata o tradita.

Molti di coloro che contestano la riforma sostengono che figli e pronipoti di emigrati si sentano italiani nel profondo, anche se nati e cresciuti altrove. È un sentimento legittimo, nessuno lo nega.

Ma l’italianità non può essere ridotta a una parola d’ordine buona solo per le battaglie politiche. Fa riflettere, infatti, che spesso proprio chi guida queste proteste non parli nemmeno italiano, così come molti di coloro che animano associazioni nate per contrastare la legge sulla cittadinanza. Sentirsi italiani è una cosa, dimostrarlo nei fatti è un’altra.

Ed è qui che entra in gioco il tema centrale di questa consultazione e, più in generale, della partecipazione democratica. Essere cittadini italiani non significa solo rivendicare un diritto, ma assumersi anche dei doveri.

Nel momento in cui si giura sulla Costituzione italiana, si accettano valori, regole e responsabilità.

Il voto è uno di questi doveri civici, prima ancora che un diritto. È lo strumento attraverso cui si dimostra di credere davvero nella democrazia e nello

Stato di cui si fa parte. Per questo, l’appello va rivolto direttamente ai nuovi italiani, senza ipocrisie: andate a votare. Dimostrate di esserlo davvero.

Dimostrate che l’italianità non è solo una bandiera da sventolare quando conviene, ma una scelta consapevole e concreta. Avete oggi un’occasione reale per farlo.

I numeri, purtroppo, raccontano un’altra storia. All’ultimo referendum dell’8 giugno 2025, in pieno clima di polemiche sulla nuova legge sulla cittadinanza, nella circoscrizione America Meridionale votarono appena 569 mila italiani su 1 milione e 743 mila aventi diritto. Un dato impietoso.

Ed è difficile, davanti a questi numeri, continuare a parlare di una italianità diffusa e mobilitata, come certi ambienti della sinistra radicale e dei suoi sostenitori raccontano da oltre un anno.

Se davvero esiste questa massa di figli e nipoti di italiani così profondamente legati al nostro Paese, la domanda è semplice e inevitabile: dove erano quando c’era da votare?

La democrazia non vive di proclami, vive di partecipazione. Non si difende con le polemiche, ma con le schede elettorali. Questo referendum, così come ogni consultazione, è un banco di prova serio. È il momento di portare la gente a votare per l’Italia, non contro qualcuno.

È il momento di sostenere le ragioni di una democrazia vera, fatta di diritti ma anche di responsabilità.

Chi chiede cittadinanza, chi la difende, chi la rivendica come identità profonda, oggi ha l’occasione di dimostrare di credere davvero nei valori della Costituzione italiana.

Le parole non bastano più. È il tempo dei fatti. E il primo fatto, in democrazia, si chiama voto.

Cucina patrimonio Unesco e lo Stato assente

di Emanuele Esposito

Il Dramma dei marchi e l’assenza di una guida pubblica per la filiera italiana all’estero

La cucina italiana è ufficialmente patrimonio culturale immateriale dell’umanità. L’Unesco l’ha riconosciuta a dicembre 2025, ma il traguardo rischia di diventare un vessillo vuoto se lo Stato non assume finalmente un ruolo attivo.

Da Ospitalità Italiana ad Asacert fino al più recente I Go Italian, i cosiddetti “bollini” proliferano. Non sono il problema in sé: il problema è che hanno sostituito una politica pubblica coerente, diventando strumenti simbolici in un sistema frammentato e senza guida nazionale.

Il vuoto politico è evidente da anni. Già nel 2011 la “Targa di qualità” voluta dall’allora ministro Giancarlo Galan fu criticata come un contentino, mentre Isnart, allora gestore di Ospitalità Italiana, aveva impostato un disciplinare tecnico serio, puntando su cucina, servizio, formazione e promozione del Made in Italy.

Invece, Isnart è stato progressivamente svuotato di ruolo, la

sciando le Camere di Commercio a distribuire marchi senza criterio, trasformando strumenti di selezione in pratiche burocratiche spesso automatiche o simboliche.

Negli ultimi quindici anni si sono succeduti governi e ministri, ma nessuno ha preso davvero responsabilità. Il Ministero dell’Agricoltura si è concentrato solo sul prodotto, il Ministero degli Esteri ha parlato di diplomazia culturale senza strumenti, mentre la legge 206/2023 sul riconoscimento dei ristoranti italiani nel mondo resta largamente inapplicata. Nel vuoto lasciato dalla politica, il mercato ha colmato la lacuna: certificazioni private, network, club e bollini

alternativi, legittimi ma incapaci di fare sistema.Il vero scandalo non è l’italian sounding dei prodotti, ma la cucina falsata: ricette stravolte, personale non formato, modelli inventati. Chi lavora seriamente all’estero affronta ostacoli enormi – dogane, normative, costi logistici – e ottiene in cambio solo un adesivo sulla porta.

Il riconoscimento Unesco celebra saperi, pratiche, ritualità e formazione, non semplici loghi. Senza un’unica autorità nazionale, controlli pubblici, formazione obbligatoria e criteri verificabili, ogni nuovo marchio resterà un bollino inutile. La cucina italiana ha bisogno di più coraggio e di politica vera, non di simboli.

Ad Austral si rafforza l’assistenza sanitaria

Il Governo Albanese compie un nuovo passo nel rafforzamento del sistema sanitario pubblico con l’apertura della Austral Medicare Urgent Care Clinic, destinata a migliorare l’accesso alle cure per i residenti del sud-ovest di Sydney. La struttura si trova all’8 di Landaise Road, ad Austral, ed è gestita dall’Austral Medical Practice.

È operativa con orari estesi, sette giorni su sette, senza necessità di prenotazione e con tutti i servizi completamente bulk billed, quindi senza costi per i pazienti.

La clinica è progettata per assistere persone con condizioni e infortuni che richiedono cure urgenti ma non mettono in pericolo la vita, come ferite lievi, infezioni virali o distorsioni.

L’obiettivo è offrire un’alternativa efficace ai pronto soccorso ospedalieri, riducendo i tempi di attesa e alleggerendo la pressione sulle strutture di emergenza.

I dati del NSW Bureau of Health confermano l’efficacia di questo modello: dall’introduzione delle Medicare Urgent Care

Clinics, le presentazioni semi-urgenti nei pronto soccorso del Nuovo Galles del Sud sono diminuite del 5,1%, mentre quelle non urgenti sono calate dell’8,7%.

Attualmente, la clinica di Austral si aggiunge a una rete di 31 strutture già operative nello Stato, con altre quattro previste nei prossimi mesi.

A livello nazionale, il piano del Governo prevede che quattro australiani su cinque possano raggiungere una Medicare Urgent Care Clinic entro 20 minuti di auto. Dal giugno 2023, quando

sono state aperte le prime sedi, si sono registrati quasi 2,4 milioni di accessi, di cui oltre 495.800 nel NSW, con una forte presenza di bambini, visite nel fine settimana e accessi serali.

Il Ministro della Salute Mark Butler ha definito la nuova clinica “un vero punto di svolta” per le famiglie locali, mentre l’Assistente Ministro Emma McBride e la deputata Anne Stanley hanno sottolineato l’impatto positivo per la comunità di Werriwa e la riduzione della pressione sugli ospedali di Fairfield e Liverpool.

di Emanuele Esposito

Secondo voi, Marco Fedi si ributta in politica?

di Marco Testa

L'onorevole Marco Fedi ha recentemente lasciato il ruolo di CEO del Coasit di Melbourne, ma la pensione “pantofolata”, a quanto pare, non fa per lui.

«Niente pantofoli e televisione. Neanche mia moglie vuole vedermi tutti i giorni a casa a non fare nulla. È preoccupata», scherza ai microfoni di SBS Radio il primo politico italo-australiano eletto in Parlamento nel 2006. Nonostante il passo indietro dalla guida del colosso dei servizi educativi, culturali e sanitari rivolti alla comunità italiana del Victo-

ria, Fedi mantiene un’attenzione costante verso la politica e le vicende comunitarie: «L’impegno politico rimane… Chi l’ha dimenticato deve ricordarselo. Certamente io non l’ho dimenticato».

Tradotto in termini pratici: non afferma “spero in un ritorno immediato in Parlamento alla prossima tornata elettorale”, ma lascia intendere con chiarezza che il suo interesse e la sua partecipazione non si sono affievoliti, che continuerà a seguire gli sviluppi politici e le iniziative del Partito Democratico, e che il suo impegno verso la comunità

italo-australiana rimane saldo e concreto.

Lo accoglierà nuovamente il PD, eventualmente sostituendo uno degli attuali rappresentanti? Dopo 12 anni trascorsi negli alti di Montecitorio, con esperienze nei principali comitati e commissioni, sarà la volta di tentare fortuna a Palazzo Madama?

Oppure si prospetta un’azione politica trasversale, simile alla lista a sinistra che vide Concetta Perna e Paula Marcolin cercare invano di contrastare i renziani?

In Australia, alcuni esponenti della comunità hanno già dichiarato di essere pronti a sostenerl e dal punto di vista elettorale, Fedi potrebbe effettivamente avere qualche possibilità di successo.

A destra, al momento, non ci sono candidati in vista, salvo qualche impresentabile ex-5 Stelle trasformato in leghista che si ripresenterà quasi sicuramente.

A 68 anni, Fedi è ancora energico e attivo, nonché ben lontano dal compianto Nino Randazzo, che rimase in parlamento fino alla veneranda età di 81 anni.

Produttività ferma, salari fermi, vita carissima

di Emanuele Esposito

C’è un dato che, più di ogni slogan, inchioda il secondo mandato del governo Anthony Albanese: la produttività non riparte. E senza produttività non crescono i salari reali, non si abbassano i prezzi, non migliora la qualità della vita. Tutto il resto è propaganda.

L’Australia oggi è un Paese che lavora di più per vivere peggio. Le famiglie stringono la cinghia, i giovani rinunciano a comprare casa, la classe media arretra.

E mentre il costo della vita aumenta settimana dopo settimana, affitti, bollette, spesa alimentare mentre il governo continua a raccontare che “l’economia è resi-

liente”. Resiliente per chi?

La produttività del lavoro è il vero motore di un’economia moderna. Ma sotto Albanese è stagnante. Nessuna riforma strutturale, nessun salto tecnologico diffuso, nessuna strategia industriale capace di aumentare il valore del lavoro. Il risultato è semplice: più occupati, ma più poveri. Un paradosso che smaschera l’inconsistenza delle politiche economiche.

Il governo parla di aumenti salariali nominali, ma evita il punto centrale: i salari reali scendono. L’inflazione, soprattutto sui beni essenziali, divora gli stipendi. A fine mese resta meno

di prima. Lavorare non basta più per stare tranquilli. È un fallimento politico prima ancora che economico. Casa, energia, cibo: i tre pilastri della vita quotidiana sono diventati un incubo.

Gli affitti esplodono, l’accesso alla proprietà è un miraggio, la spesa al supermercato aumenta senza freni. Le misure del governo sono tardive, parziali, inefficaci. Mancano visione e coraggio: si rincorre l’emergenza invece di prevenirla. Aumentare la popolazione senza investire seriamente in infrastrutture, trasporti, sanità e abitazioni significa schiacciare i salari e alzare i prezzi. È economia di base. Il governo ha scelto i numeri, non la qualità. E oggi il conto lo pagano lavoratori e famiglie.

Dire che “va tutto bene” mentre la gente rinuncia a riscaldare casa o a fare la spesa completa è un insulto all’intelligenza collettiva. Non c’è ripartenza della produttività, non c’è crescita dei salari reali, il costo della vita aumenta ogni giorno.

Chiamarlo “momento difficile” è un eufemismo. È un fallimento totale di indirizzo economico.

Forse adesso si sono svegliati

L'anno scorso la redazione di Allora! aveva inviato una lettera a Multicultural NSW per chiedere informazioni su un finanziamento concesso senza consultazione ad un’organizzazione di settore e per sollecitare un confronto diretto con i media multiculturali del NSW, anziché attraverso eventuali enti “ombrello”.

Oltre due mesi dopo, non avendo ricevuto alcuna risposta, abbiamo inviato un sollecito. A quel punto, due settimane più tardi, il destinatario ha fatto sapere di non riuscire a “trovare” la lettera e ha chiesto che venisse rinviata.

Un mese dopo, lo stesso funzionario è stato promosso a capo

della coesione comunitaria in seguito ai fatti di Bondi. A quel punto, da una manager è finalmente arrivata una risposta ufficiale. Mentre il destinatario è impegnato in altro, l’ente si è detto disponibile a incontrare la nostra testata... Meglio tardi che mai. Ora che il "tizio" se n’è andato, finalmente qualcuno si è svegliato, ha letto e ha risposto.

Resta solo una speranza, affidata all’ironia della situazione: se il delicato lavoro di coesione dopo i fatti di Bondi verrà svolto con la stessa celerità con cui, in precedenza, venivano gestite le email, possiamo dire di essere in buone mani.

Caro Direttore, la riflessione di Luigi De Luca pubblicata nella scorsa edizione tocca un tema delicato e importante, che merita di essere affrontato con equilibrio e rispetto, evitando ogni forma di discriminazione verso gli operatori sanitari, molti dei quali svolgono il proprio lavoro con professionalità, dedizione e umanità, indipendentemente dalla loro origine.

Il punto centrale non è “chi” presta assistenza, ma come questa assistenza viene offerta, soprattutto in contesti dove la maggioranza dei residenti appartiene a una specifica comunità culturale, come quella italiana.

Nelle case di riposo a prevalenza di anziani italiani, la lingua, il tono, il modo di porre una domanda e la comprensione del concetto di pudore non sono dettagli marginali, ma elementi essenziali della qualità della cura.

A questi aspetti si aggiunge un fattore fondamentale e spesso sottovalutato: la barriera linguistica. Molti anziani, con l’avanzare dell’età o a causa di patologie cognitive, tendono a regredire alla lingua madre, spesso anche a forme di linguaggio dialettale, trovando difficoltà a comprendere e a esprimersi in inglese. Questo può generare frustrazione, insicurezza e un senso di smarrimento che incide profondamente sul loro benessere emotivo.

Alla difficoltà linguistica si lega anche un altro rischio concreto: la scarsa socializzazione. Quando un anziano non riesce a comunicare con facilità, tende progressivamente a isolarsi, riducendo le interazioni non solo con il personale, ma anche con altri residenti. L’isolamento sociale, a sua volta, può aggravare stati di tristezza, ansia e declino cognitivo, compromettendo la qualità della vita tanto quanto un problema fisico.

email in Redazione

In questo contesto, diventa importante anche favorire, dove possibile, la presenza di personale con background culturale e linguistico italiano. Non come forma di esclusione, ma come valore aggiunto capace di facilitare la comunicazione, creare fiducia e offrire agli anziani un senso di familiarità e sicurezza. Sentirsi compresi nella propria lingua e nelle proprie abitudini culturali può fare una grande differenza nella quotidianità di una persona fragile.

Negli ultimi anni, è evidente come la presenza di operatori di origine europea, e in particolare italiana, sia andata diminuendo, mentre la popolazione anziana italiana continua a crescere. Questa discrepanza non è nuova. Circa dieci anni fa, fu condotta un’indagine rivolta alle case di cura con forte presenza italiana, per valutare l’impatto che un’eventuale apertura dell’immigrazione ad operatori sanitari di origine italiana avrebbe potuto avere sul settore.

I risultati mostrarono un interesse concreto e un potenziale occupazionale significativo. Purtroppo, quella ricerca non ebbe un seguito operativo, pur avendo suscitato attenzione anche tra i parlamentari italiani eletti all’estero. Oggi, più che mai, non si tratta di creare divisioni, ma di rafforzare la formazione culturale, la sensibilità comunicativa e il rispetto dell’intimità degli anziani. In un Paese multiculturale come l’Australia, la competenza culturale e linguistica dovrebbe essere considerata parte integrante della professionalità sanitaria.

Riconoscere che per molti anziani italiani certe modalità comunicative risultano intrusive o incomprensibili non significa criticare il sistema, ma migliorarne la qualità.

notizie comunitarie

Entertainer Steven Ross Ferraro

I met Steven Ross Ferraro at the Fogolar Furlan Club in Thornbury just before the COVID years. He was playing on a Friday Night to presumably a few patrons interested in a Spanish night.

That’s when I began to toy with the idea of wanting to learn Spanish or at least learn how to read it properly. There was no one there in this entertainment space when I arrived on time at the Fogolar for this event and alas no one seem to be coming.

I waited for a while and decided that I would do something for Steven and musicians like him who needed a little support. I asked him to play a couple of songs for me. This he did and I also took a few photos with Steven and his father who was there from overseas. Then we kept in touch and I produced a video for the Christmas season when Steven came to visit me at my Insegna Booksellers premises. Of course, I then shared this video on my Facebook page!

Steven and I spoke on the phone this month about Allora!, the new trending and loved Australian Italian Community Newspaper. This newspaper aims to also reach second, third and beyond generations of Australians with an Italian identity and heritage. Some of the articles are in English. This will help adults who want to be bilingual.

I asked Steven to tell me about his musical, singing and entertainment activities. Here it is… Steven Ross Ferraro is a charismatic Latino/Italiano piano entertainer and vocalist who brings passion, class, and high-energy performance to every stage he steps on. Known for creating a vibrant and unforgettable atmosphere, Steven delivers the perfect

blend of smooth easy-listening favourites, romantic classics, and dancefloor anthems that keep audiences smiling, singing, and moving all night long.

With a repertoire spanning the globe, Steven performs timeless hits from legendary artists including Michael Bublé, Patrizio Buanne, Elvis Presley, Elvis Crespo and many more — seamlessly moving between genres such as Italian classics, Latin American rhythms, Rock ’n’ Roll, and Disco favourites.

From elegant background ambience to full-scale party entertainment, Steven adapts his performance to suit any occasion and audience.

With over 25 years of live performance experience, Steven has entertained across countless events and venues — performing everything from intimate solo piano shows to leading and performing with large 18-piece international Latin bands, as well as dynamic duo combinations. His musical versatility, professionalism, and crowd connection make him a standout entertainer for weddings, clubs, corporate events, private functions, cultural celebrations and special themed nights.

What truly sets Steven apart is his signature style — a unique Latin American flavour, infused with Italian charm — delivering performances filled with rhythm, authenticity, and warmth. Whether he’s serenading a room with romantic Italian melodies or igniting the dancefloor with merengue, salsa and cha-cha energy, Steven captivates audiences at every level and turns every event into a celebration.

Steven Ross Ferraro doesn’t just perform — he creates moments, memories, and an atmosphere that guests will talk about long after the music ends.

I go to Italian Clubs dinner Dances on a regular basis for the pure enjoyment of it and to help me with my physical activity needs. I often meet Steven Ross Ferraro and his brilliant Guitarist Anthony. I can confirm what has been said in this article. Steven Ross Ferraro is also producing listening products for his fans and supporters, he publishes these online and joins a Radio Station each week. This versatility allows Steven Ross Ferraro to entertain and to maintain his enthusiasm and love for what he does for everyone in mind.

Archie Fusillo dedicated to stories and teaching

Meeting

known to all as Archie, at Federazione Lucana Club dinner dances and community events leaves a lasting impression. His warmth, generosity and genuine interest in others are matched by a quiet professionalism that has sustained a full-time career as a writer and presenter, no small feat in today’s cultural landscape. Curious to understand how such a path is forged and maintained, I explored the breadth of Archie’s work and achievements.

An Australian writer of Italian background, with roots in Basilicata (Lucania), Fusillo has carved out a distinctive niche as both an author and an educator. His books, several of which sit proudly on the shelves of Insegna Booksellers, speak to adults and young readers alike, often exploring identity, migration, family and belonging. His website offers a concise overview of a career marked by literary success and public recognition.

Before dedicating himself fully to writing, Fusillo was a secondary school teacher and was nominated for the Victorian Teacher of the Year Awards for excellence in teaching. That educational foundation continues to inform his work. He has also written features for international magazines, travelled widely, and served as senior translator for a major European car magazine, experiences that enriched his voice and perspective.

Since the publication of his award-winning debut novel Sparring with Shadows in 1997, Fusillo has produced numerous novels, textbooks and short stories, while also delivering creative writing workshops across Australia and overseas. For more than 20 years he has been one of the country’s most sought-after presenters, speaking in schools, universities, libraries and festivals, often as a keynote or motivational speaker.

His talks are tailored to audiences ranging from Year 7 students to adults, covering both the realities of writing for a living and the craft behind successful

fiction. Particularly significant is his work with teachers and students of Italian.

Fluent in reading and writing the language, Fusillo presents The Other Migrant Stories, based on his award-winning fellowship research, challenging conventional narratives of Italian migration and highlighting lesser-known experiences of return migration. Fusillo’s many awards - spanning literature and

public speaking—underscore the impact of his work. Yet his greatest achievement may be the way his knowledge is shared, inspiring readers, students and communities.

This article hopes to encourage greater recognition and support for bilingual writers like Archimede Fusillo, a multi-awarded professional whose contribution continues to resonate across generations.

Pinces Park un cuore verde

di Tom Padula Princes Park, lungo Royal Parade tra Carlton North e Parkville, è uno dei principali spazi verdi di Melbourne, proclamato parco pubblico nel 1873 e dedicato a Prince Albert.

Oggi copre circa 38–40 ettari e offre ovals sportivi, il celebre campo del Carlton Football Club, strutture per cricket e il Carlton Bowls Club, oltre a piste pedonali, aree picnic e spazi per eventi comunitari. Frequentato da sportivi, famiglie, jogger e visitatori,

il parco favorisce attività fisica, benessere mentale e connessioni sociali.

Offre aree ombreggiate, giochi per bambini, barbecue e accesso facile con tram e bici, diventando un punto di incontro ideale per comunità e turisti.

La combinazione di storia, sport e relax ne fa un esempio unico di come il verde urbano possa migliorare la qualità della vita, offrendo un’oasi rigenerante in una città frenetica e densamente popolata.

a cura di Tom Padula

Consolato punta su crescita e rinnovamento

Il nuovo anno si è aperto all’insegna del rinnovamento per il Consolato d’Italia a Brisbane, che ha accolto nuovi volti e rafforzato la propria squadra, consolidando un percorso di crescita avviato negli ultimi anni a beneficio della comunità italiana in Queensland.

Il 5 gennaio ha fatto il suo ingresso in sede la dottoressa

Valeria Nicole Tocci, nuova funzionaria addetta al settore amministrativo-contabile. Il suo arrivo rappresenta un tassello importante per il potenziamento delle

attività del Consolato, con l’obiettivo di rendere più efficiente l’organizzazione delle iniziative esterne, migliorare la qualità dei servizi offerti all’utenza e contribuire al benessere del personale.

Pochi giorni dopo, il 19 gennaio, la squadra si è ulteriormente ampliata con l’arrivo di Nicolò e Caterina, due stagisti del programma MAE-Crui, già pienamente operativi al fianco della Console. I giovani collaboratori sono impegnati nella preparazione del referendum confermativo in programma il 22 e 23 marzo,

oltre a supportare l’organizzazione di eventi culturali e iniziative di carattere commerciale, che mirano a rafforzare i legami tra l’Italia e il tessuto economico e sociale locale.

Il 27 gennaio è stato invece un giorno di avvicendamenti nel comparto della sicurezza. La sede ha salutato l’Appuntato Stefano Presti, al termine di una missione sostitutiva di breve durata, e ha riaccolto l’Appuntato Scelto Giancarlo Iacovone, rientrato in servizio dall’Italia.

Nel complesso, il Consolato di Brisbane ha registrato una crescita significativa: in tre anni il personale è quasi triplicato, passando da quattro a nove unità, Console inclusa. Con l’arrivo degli stagisti, il team conta ora undici membri, ciascuno con competenze specifiche ma un obiettivo condiviso: offrire un servizio sempre più efficiente e vicino alle esigenze dei connazionali in una comunità in continua evoluzione.

Festa al Laguna Club tra famiglie e comunità

Un inizio d’anno con il tutto esaurito, musica coinvolgente e tanta allegria: così la Laguna Family BBQ ha aperto il 2026, trasformando una semplice serata estiva in una vera festa di comunità. Famiglie, amici e volti storici si sono ritrovati per condividere risate, sapori e quell’inconfondibile spirito italiano che da sempre caratterizza la Laguna. L’atmosfera si è accesa fin dalle prime note del gruppo AVANTI, che ha saputo mescolare grandi classici della tradizione italiana con sonorità moderne, creando

una colonna sonora perfetta per una notte di balli e sorrisi. A rendere la serata ancora più speciale, l’anteprima esclusiva di Etta D’Elia, che ha regalato al pubblico un assaggio del progetto Nonna Mia!, accolto con entusiasmo e curiosità.

Grande riconoscenza è stata espressa agli instancabili volontari: Kitchen Angels, Committee, Sub-Committee, Bar Stars e a tutti coloro che, dietro le quinte, rendono possibile ogni evento con passione e spirito di squadra. “Sono i veri supereroi della

Laguna”, hanno sottolineato gli organizzatori, ringraziandoli per il cuore e la dedizione.

La serata è stata anche l’occasione per celebrare momenti importanti: compleanni speciali, come gli 85 anni di Italo Vigolo, e numerosi anniversari di matrimonio, tra cui i 45 anni di Marisa e Angelo Bettella. Un modo per ricordare che la Laguna non è solo un luogo di incontro, ma una grande famiglia che cresce e festeggia insieme.

Un sentito grazie è andato anche ai sostenitori della serata: Celebrations Morris Place, Herdsman Essentials e, in particolare, Milan di The Corner Butcher, il cui contributo ha reso possibile un BBQ apprezzato da tutti.

Applausi finali per la squadra di AVANTI – Gino Lombardi, Nancy Giannachini, Mario Raso, Dario Cippolini, Pep Giorgio e Joe Millimaci – che ha infuso energia e ritmo fino all’ultimo brano, con un brindisi collettivo e la promessa di molte altre serate memorabili.

Regione Liguria in missione

Un ponte tra Mediterraneo e Oceania, tra istituzioni e territori, tra memoria e sviluppo. È questo il senso dell’incontro che si è svolto presso il Consolato d’Italia ad Adelaide, dove il Console ha ricevuto la Dott.ssa Marilisa Villanacci nell’ambito di una missione di promozione della Regione Liguria in Oceania.

La visita ha rappresentato un momento chiave per rafforzare il dialogo internazionale e valorizzare le eccellenze liguri, con particolare attenzione al turismo delle radici, alla promozione territoriale e alle opportunità di cooperazione economica. Un approccio che coniuga identità culturale e visione strategica, mirando a intercettare l’interesse delle comunità italo-australiane e dei potenziali investitori verso un territorio che fa della qualità della vita, dell’innovazione e del patrimonio storico i suoi punti di forza.

Nel corso del colloquio, la Dott. ssa Villanacci ha illustrato le iniziative della Regione Liguria dedi-

cate alla valorizzazione dei borghi, alla filiera turistica sostenibile e ai progetti di internazionalizzazione delle imprese. Temi che si inseriscono in una più ampia cornice di diplomazia economica, in cui le rappresentanze consolari svolgono un ruolo di facilitatore tra istituzioni, mondo produttivo e diaspora italiana.

Particolare rilievo è stato dato al potenziale del “turismo delle radici”, un segmento in crescita che invita i discendenti degli emigrati a riscoprire i luoghi d’origine delle proprie famiglie, trasformando il viaggio in un’esperienza culturale ed emotiva. In questo senso, l’Australia si conferma un interlocutore privilegiato per la Liguria, forte di una comunità italiana storicamente radicata e dinamica.

L’incontro ad Adelaide si inserisce così in un percorso più ampio di cooperazione internazionale, volto a rafforzare la presenza della Liguria nel contesto oceanico e a costruire nuove sinergie tra territori, istituzioni e comunità.

A deeply personal story of resilience, community and triumph will take centre stage this morning in Wellington, as For the Love of Matthew – A Mother’s Story is officially launched and signed at Francesca De Gregorio’s White Room Gallery.

The 30-minute event, beginning at 11.30am at the gallery on The Esplanade in Island Bay, brings together first-time author Maria Di Leva, her son Matthew — a multi-medal-winning Special Olympian — and “accidental” publisher Rosina Van Der Aa, whose involvement began with a casual suggestion last October and quickly grew into a full-scale publishing venture.

Maria Di Leva’s book recounts her journey as a mother of five who was told when Matthew was just two years old that he was severely disabled, had autism and

ADHD, and would never communicate. She was advised to place him in care and “forget about him”. Instead, with the backing of her family and the Island Bay community, she chose determination over despair.

The result is a story that charts Matthew’s path to independence — from learning to talk, read and write, to working, living on his own and excelling in sport. His achievements include silver and bronze medals at the 2023 Berlin Special Olympics, among numerous other accolades.

Copies of the book will be available for $20, with both Maria and Matthew signing on the day. All proceeds will be donated to the Special Olympics Wellington Athletics Programme, with plans underway to establish an annual award in Matthew’s name for emerging local athletes.

Book: 'For the Love of Matthew'

L'APIA apre stagione calcistica

Venerdì 30 gennaio si è svolto il lancio ufficiale del campionato calcistico dell’APIA FC per le squadre maschili e femminili, un evento carico di entusiasmo e partecipazione che ha riunito la comunità sportiva dell’Inner West di Sydney in una serata all’insegna del calcio e dell’orgoglio di club.

La serata, alla presenza di oltre 200 ospiti tra cui sponsor, dirigenti e rappresentanti del mondo sportivo locale, ha segnato ufficialmente l’inizio della stagione 2026 per le squadre senior dell’APIA Leichhardt FC, uno dei club più storici del calcio australiano, fondato nel 1954 e protagonista sia nel NPL NSW Men’s sia nel NPL NSW Women’s.

La launch night, svoltasi in un’atmosfera festosa e conviviale, ha visto riunirsi giocatori, staff tecnico, volontari e tifosi per celebrare il calcio d’inizio della nuova annata agonistica. Nel corso della serata sono stati presentati i roster ufficiali, i programmi di pre-parazione e gli obiettivi spor-

tivi per il campionato, sottolineando l’importanza del lavoro di squadra e della crescita dei giovani talenti provenienti dal settore giovanile.

Squadre, sponsor e ospiti speciali hanno posato per foto ufficiali e condiviso parole di incoraggiamento e aspettative per il 2026, ribadendo l’impegno del club nel proseguire il suo percorso di crescita sia dentro che fuori dal campo.

Per l’APIA, l’evento è servito anche a rafforzare il senso di comunità attorno al club, che continua a valorizzare i suoi legami con appassionati e partner locali, consolidando il ruolo di Lambert Park come cuore pulsante delle attività sportive e sociali.

La stagione 2026 si preannuncia ricca di emozioni e sfide, con focus sullo sviluppo dei talenti, la performance agonistica e il coinvolgimento dei tifosi. L’APIA Leichhardt FC invita tutti i suoi sostenitori a unirsi e supportare le Tigers in ogni partita: Forza APIA!

La Padre Atanasio Gonelli invita la Comunità

di Felice Montrone

Per commemorare il ricordo di Padre Atanasio Gonelli in occasione del quattordicesimo anniversario dalla sua morte, la Father Atanasio Gonelli Charitable Fund estende un invito a tutte le associazioni e membri della comunità Italo-Australiana che si riconoscono nell'operato di Padre Atanasio di partecipare alla commemorazione religiosa che si terra' Domenica, 8 febbraio 2026, presso la Chiesa di St Fiacre, 98 Catherine Street, Leichhardt. La Santa Messa avrà inizio alle ore 11.00. Per informazioni si prega di contattare Felice Montrone 0418 614 519 o Fausto Biviano 0414 966 704. Padre Atanasio Gonelli è nato a Cattognano (Massa Carrara) l’11 febbraio 1923 ed è entrato l’8 settembre 1940 nell’Ordine dei Cappuccini, entro il quale è stato ordinato sacerdote a Reggio Emilia il 1 marzo 1946. Dopo alcuni anni di apostolato, quale cappellano di ospedale, ha scelto la vita missionaria al seguito di San Francesco e, su richiesta dei vescovi australiani è giunto a Sydney nel 1949 per dedicarsi all’apostolato tra gli immigrati italiani.

Giovane e pieno di entusiasmo ha cominciato subito a visitare le famiglie, gli ammalati negli ospedali, a predicare missioni ed a recarsi regolarmente al porto per ricevere gli emigranti in arrivo sulle navi dall’Italia, aiutandoli poi a raggiungere i campi di accoglienza a Woolloomooloo e a Surry Hills e spesso a trovare un alloggio ed un lavoro. La sua presenza con

i nuovi arrivati continuava poi attraverso varie forme di assistenza nei loro contatti con le autorità, facendo spesso le veci del consolato italiano che nei primi tempi della sua missione mancava a Sydney. Per i connazionali più poveri e soli collaborato a creare la casa di accoglienza Villa Fatima, inoltre ha iniziato ad organizzare il ballo settimanale per le famiglie, una squadra di calcio per i giovani e dal 1963 al 1971 è stato direttore, giornalista e fattorino de La Fiamma, che ad ogni edizione portava persino al Post Office di Martin Place per la spedizione nelle città vicine.

Parte importante del suo lavoro ha riguardato le associazioni, religiose, culturali e d’Arma, soprattutto quelle che fanno rivivere in Australia le tradizioni dei vari paesi italiani di provenienza, delle quali è stato fondatore ed attualmente è ancora cappellano.

Nel 1950 ha organizzato l’Azione Cattolica a cui partecipavano numerosi giovani. Anche il Co.As.It. è in parte u a sua creazione, avendo inizialmente aiutato la creazione

dei corsi di italiano e di varie forme di assistenza ed avendo poi contribuito finanziariamente, attraverso l’Associazione San Francesco, all’acquisto della Casa d’Italia con la sala San Francesco.

Padre Atanasio ha anche collaborato a vari programmi radio in lingua italiana, dalla 2SM, alla SBS Radio e alla stazione radio Rete Italia, con il pensiero religioso quotidiano delle 7,15 del mattino, con il quale augurava “Pace e Bene” a tutti i connazionali residenti nei vari Stati d’Australia.

All’età di oltre 88 anni, nonostante la malferma salute, Padre Atanasio partecipava alle manifestazioni delle associazioni ed alle varie iniziative della comunità Italo-Australiana.

Sei mesi prima della sua scomparsa, Padre Atanasio ha fondato la fondazione caritatevole, Father Atanasio Gonelli Charitable Fund, che nel corso degli ultimi 14 anni, ha provveduto oltre $850,000 per assistere centinaia di connazionali bisognosi e enti di assistenza Italiani e Australiani.

Padre Alberico Jacovone OSB celebra 90 anni di benedizioni

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Comunitario

L’Associazione Figli del Grappa invita soci, loro famiglie, amici e paesani a una festa d’autunno, domenica 22 febbraio, ore 11.30, presso la Sala Michelini, Club Marconi, con un abbondante e lussuoso pranzo, lotteria e la musica di Tony Gagliano. Costo biglietto: $85 (pranzo e bevande: vino, birra e soft drink; liquori alcolici a proprie spese). È necessario prenotare entro il 12 febbraio, telefonando a uno dei seguenti numeri:

L. & C. Cafarella 4647 4377

A. Cremasco 9606 6283

G. Favero 9826 1531

G. Morosin 9604 2458

J. Morosin 9620 2168

M. Pellizzari 9606 5820

F. Simonetto 9610 6945

confratelli benedettini per festeggiare un traguardo davvero straordinario: il 90° compleanno di Padre Alberico Jacovone, storico sacerdote della Chiesa di San Benedetto in Arcadia.

Accanto a lui, in questa giornata speciale, gli stimati sacerdoti benedettini Padre David e Padre Michael, che hanno voluto rendere omaggio a una vita interamente donata al servizio di Dio e della comunità.

Padre Alberico Jacovone OSB è stato per decenni il fedele pastore della sua parrocchia, una guida spirituale costante e un esempio concreto di devozione, umiltà e generosità. La sua presenza silenziosa ma instancabile ha accompagnato generazioni di famiglie, diventando un punto di riferimento non solo religioso, ma anche umano.

“Ha guidato, ispirato e rafforzato la nostra comunità attraverso la preghiera, la saggezza e il servizio sacramentale cattolico”, ha raccontato con emozione Giuseppe Musumeci, suo acco-

VIAGGIO SPIRITUALE NEL CUORE DELL’EUROPA

17 MaGGio-8 GiuGno 2026 con Padre Savino bernardi

Tappe principali del viaggio:

• varsavia • Cracovia • auschwitz • Praga • Salisburgo

• Padova • assisi • San Giovanni rotondo • Cosenza

• Siracusa • Palermo • napoli • Pompei • roma

Altre tappe principali del tour:

• breslavia • innsbruck • agrigento • reggio Calabria

li-to da ben 27 anni, testimoniando il profondo legame spirituale e umano costruito nel tempo.

Arrivato in Australia nel 1959 per servire l’Ordine Benedettino, Padre Alberico rispose alla chiamata di assistere il crescente numero di migranti italiani che, lontani dalla madrepatria, cercavano conforto nella fede e nella lingua del cuore.

Il suo ministero è stato per molti un ponte tra culture, un abbraccio spirituale capace di far sentire “a casa” chi casa l’aveva lasciata.

La celebrazione, organizzata come una sorpresa, è stata introdotta dal caloroso saluto di Angela Egiziano, che ha ringraziato tutti i presenti per aver condiviso questo momento così significativo. “Padre ha ricevuto tantissime lettere e cartoline dai suoi fedeli, e ho avuto l’onore di leggergliele personalmente”, ha raccontato, visibilmente commossa.

Durante i festeggiamenti sono stati ricordati episodi toccanti dei primi anni del suo ministero, le grandi amicizie nate in Matera, in Italia, si unisce a noi per celebrare la sua vita fedele e ci ricorda i profondi legami spirituali che ci uniscono”, ha aggiunto Padre David, sottolineando come l’amore e la gratitudine per il benedettino Padre Alberico superino ogni distanza geografica. Padre Alberico, la tua vita e il tuo ministero sono stati una benedizione per questa parrocchia e per tutti coloro che hanno in-

PELLEGRINAGGIO MARIANO

20 luGlio-13 aGoSto 2026 con Maria azzolina

Tappe principali del viaggio:

• Fatima • avila • Segovia • Saragozza • lourdes

• Genova • Cinque terre • Padova • Medjugorje

• San Giovanni rotondo •loreto •Cascia • assisi

• roma

Altre tappe principali del tour:

• toledo • Carcassonne • avignone • dubrovnik

28 SetteMbre-15 ottobre 2026 con Padre Pasquale Pizzoferro

Tappe principali del viaggio:

• Petra • Mar Morto • amman • Monte tabor

• nazareth • Cana • Haifa • Jericho • betlemme

• Gerusalemme • luxor • il Cairo • Museo egizio • Giza

Altre tappe principali del tour:

• Madaba • Wadi rum • Jerash • tabgha

crociato il tuo cammino. Buon 90° compleanno, con affetto, riconoscenza e profonda stima da parte di tutta la comunità.

Padre Pasquale Pizzoferro

Per prenotazioni e informazioni rivolgersi a: iatour t ravel primo piano 125 ramsay Street, Haberfield (02) 9799 3222 - Melbourne tel. tony i nzerra 0407 056 021 www.viatour.com.au oppure viatour@viatour.com.au

Padre Savino bernardi
Maria azzolina
di Maria Grazia Storniolo
Una celebrazione carica di emozione, gratitudine e fede ha

Eredità al contrario: la desensibilizzazione tradisce la memoria

di Lorenzo Canu

In occasione della Giornata internazionale della memoria dell'Olocausto, si è tenuto presso l'Istituto Italiano di Cultura di Sydney "Gerarchia e privilegio", melologo per voce e pianoforte con musiche di Claudio Rastelli, interpretato da Diana Höbel (voce) e Federico Nicoletta (pianoforte).

L’opera è una riflessione sulla struttura e le dinamiche dei campi di sterminio, costruita interamente sulle citazioni dirette di Primo Levi e Hermann Langbein.

Ha aperto l’evento il Direttore dell’Istituto, Marco Gioacchini, ricordando che "Gerarchia e privilegio" è "un'ammonizione e una testimonianza di uno dei punti più bassi mai raggiunti nella storia dell'umanità, e può servire per cercare di evitare di commettere gli stessi errori".

Ho sempre avuto una visione binaria dell'Olocausto: vittime e carnefici. Lo spettacolo ha rivelato qualcosa di più complesso e disturbante - le gerarchie interne ai campi, dove per la più piccola particola di potere i prigionieri erano disposti a tradirsi reciprocamente, a farsi violenza gli uni con gli altri.

Dai vari materiali raccolti e presentati è infatti emersa una visione complessa dei campi come luoghi infernali ma organizzati secondo "principi" che possono essere ancora riconosciuti nelle nostre società odierne: paura, gerarchia e privilegio, il rovesciamento dell'imperativo categorico kantiano, trattando gli esseri umani come un mezzo e non come un fine.

Nei suoi scritti, Levi citò le ricerche dell’etologo Konrad Lorenz sui ratti, spiegando come questi si dividano in “tribù”. Così come quelli della cantina sono una realtà a sé stante, così lo sono quella della cucina e del solaio. E queste, tra di loro, non si riconoscono. Anzi, si respingono. Si fanno a pezzi. «Non si può fare a meno di pensare all’immigrato che, finché non ha acquistato non dico l’odore, ma l’accento del paese in cui si è stabilito, viene riconosciuto come diverso. Non viene fatto a pezzi, di solito, per nostra fortuna ma viene riconosciuto come diverso, e viene emarginato, viene ostacolato», dice Levi.

Fin dalla fine della guerra, Hannah Arendt è stata l'autrice

chiave per comprendere l'Olocausto con il suo concetto di "banalità del male" e la routinizzazione burocratica della crudeltà.

Oggi, temo, l'autrice di riferimento potrebbe dovrebbe essere Susan Sontag, che descrive come l'esposizione costante a immagini di sofferenza - guerre, genocidi, catastrofi - crei una pericolosa assuefazione. Viviamo immersi in un flusso incessante di atrocità che si sovrappongono e si cancellano nel ciclo mediatico.

Il rischio è la relativizzazione reciproca: quando tutto viene presentato con la stessa urgenza apocalittica o quando le tragedie presenti vengono usate per negare quelle passate, perdiamo la capacità di riconoscere la gravità assoluta di ciascun evento.

L'orrore dell'Olocausto non dovrebbe essere né diminuito né strumentalizzato - e viceversa, le sofferenze di oggi non possono essere minimizzate dal peso della storia. Non per buonismo,

quanto piuttosto come esercizio di com-plessità. Due cose possono essere vere allo stesso tempo, e possiamo ricordare senza strumentalizzare, vedere i paralleli senza appiattire le differenze. Scrive Nicoletta prima dell’evento: “per me, partecipare a questo lavoro significa restare in una zona scomoda, abitare l’inquietudine di farsi domande, di non sentirsi acriticamente dalla parte dei buoni, di continuare a vedere come funzionano, ancora oggi, i dispositivi che regolano appartenenza ed esclusione.”

Per questo, ascoltare Levi e Langbein in silenzio - con lo stesso silenzio che abbiamo sentito la prima volta che abbiamo conosciuto l'Olocausto - diventa forse un atto di resistenza alla desensibilizzazione.

È scegliere di dare ancora peso alle cose, a tutte le cose, nella loro gravità specifica e irriducibile. E a Sydney, dopo Bondi, lo sappiamo troppo bene.

Marco Gioacchini con i due artisti, Diana Höbel e Federico Nicoletta
Il Pianista Federico Nicoletta
Il pianista Federico Nicoletta durante la performance
Un momento della lettura degli scritti di Primo Levi
Federico Nicoletta, Marco Gioacchini, Diana Höbel e Gianluca Rubagotti
Estratto dal copione degli scritti di Primo Levi
Diana Höbel durante le letture
F. Nicoletta e D. Höbel in visita all'Istituto di Cultura di Sydney
Estratto dal copione degli scritti di Primo Levi
Master Cheese Makers Since 1959

Parramatta Eels tra istituzioni e ambizioni

Il CommBank Stadium ha ospitato una serata carica di entusiasmo e significato per i Parramatta Eels, che hanno ufficialmente dato il via al percorso verso la stagione 2026 alla presenza di rappresentanti istituzionali, dirigenti, partner commerciali e di una folta rappresentanza di tifosi.

Un appuntamento che ha voluto celebrare non solo l’inizio di una nuova annata sportiva, ma anche il legame sempre più solido tra il club e la comunità locale.

Tra gli ospiti di rilievo figuravano il Lord Mayor della City of Parramatta, Martin Zainter, insieme a consiglieri comunali dei municipi limitrofi, parlamentari del New South Wales e figure chiave della dirigenza degli Eels, tra cui il chairman Matthew Beach e il CEO Jim Sarantinos. La loro presenza ha sottolineato il ruolo centrale che la squadra riveste nel tessuto sociale e sportivo dell’area occidentale di Sydney. Nel suo intervento, il sindaco ha definito Parramatta “la vera casa del rugby league”, ricordando che a partire dal terzo round la città ospiterà cinque partite consecutive e un totale di 51 gare tra NRL e NRLW, distribuite tra il CommBank Stadium e l’Olympic Park. Un invito esplicito ai tifosi a trasformare ogni giornata di gara in un’esperienza cittadina, tra Parramatta Square, il river foreshore e le attività commerciali del centro.

La serata è stata anche l’occasione per ringraziare i partner commerciali che sostengono il club. Dal principal partner James Hardie ai major sponsors come A-Land, McDonald’s, Actron Air, ATS Building Products e Subaru Sydney, il messaggio della dirigenza è stato chiaro: la crescita e la competitività degli Eels passano anche attraverso il contributo del mondo imprenditoriale.

Sul piano sportivo, la parola

chiave è stata “progresso”. La dirigenza ha parlato di un percorso costruito con impegno e coerenza, dentro e fuori dal campo, che ha portato a standard più elevati e a una maggiore unità interna. L’allenatore Jason Ryles ha posto l’accento sull’importanza della preparazione pre-stagionale, sottolineando come la stabilità della rosa e la continuità nei sistemi di gioco abbiano permesso alla squadra di ripartire con maggiore consapevolezza. “Un buon pre-se-

ason – ha spiegato – getta le basi per affrontare al meglio la parte decisiva dell’anno”.

Il capitano, alla sua seconda stagione con la fascia, ha evidenziato l’equilibrio tra esperienza e gioventù portato dai nuovi arrivi, invitando il gruppo a partire forte per non trovarsi nuovamente a rincorrere i risultati. Tra i protagonisti anche Jack Kent, medagliato Gloria 2025, che ha parlato di un ambiente “pronto a costruire qualcosa di speciale”.

A chiudere la serata, un gesto di ospitalità che ha voluto rafforzare il rapporto con i sostenitori: al pubblico presente è stato offerto un aperitivo di ringraziamento, trasformando l’evento in un momento conviviale e di condivisione. Un brindisi simbolico per salutare l’inizio della stagione 2026, con la speranza che il CommBank Stadium e la città di Parramatta si riempiano, partita dopo partita, dei colori e della passione della “blue and gold army”.

Five Dock gathers italo-aussies with a Community Passata Day

Five Dock will be transformed into a slice of Sicily this Saturday, 14 February, as locals and visitors gather at Fred Kelly Place for a lively celebration of one of Italy’s most cherished food traditions: making passata.

Hosted by Sicilian Food Tours in partnership with the City of Canada Bay, the Five Dock Passata Making Day promises a handson, family-friendly experience that blends food, storytelling and community spirit. Led by

Walk through the Best Harbour in the World

On Sunday 18 January 2026, despite rain and brooding skies, a large group of Italo-Australians set out to rediscover the beauty

and history of the City of Sydney, embracing a day that blended heritage, community and ever-changing cityscapes.

The day-long tour began with

morning tea at Jones Bay Wharf in Pyrmont, where friends shared home-made cakes and savouries against a backdrop of gleaming multi-million-dollar yachts and manicured waterfront parks, setting a convivial tone for the journey ahead.

A running commentary on Sydney’s major sights was provided by Laura from Paramount Travel, tracing the city’s story from its humble beginnings at Circular Quay, through The Rocks and along The Hungry Mile as a vivid and poignant reminder of hardship during the Great Depression, before continuing down Macquarie Street past Hyde Park Barracks, Parliament House and the State Library of NSW, where the statue of Matthew Flinders’ black cat, “Trim,” was spotted perched on a window sill. The group also passed the Conservatorium of Music, once stables for the newly arrived garrison.

Participants paused to note the “Porcellino” bronze statue in the forecourt of Sydney and Sydney Eye Hospital, installed in 1968 and gifted by the Marchesa Fiaschi Torrigiani in memory of her father and brother, both doctors at the hospital.

The tour continued with sweeping views of the changing skyline, from the new Crown Casino at Barangaroo — named after Bennelong’s wife, a key liaison between early British settlers and Indigenous communities — to the iconic sails of the Sydney Opera House.

The day concluded with a spectacular harbour cruise, where guests enjoyed a generous buffet lunch while gliding past some of the city’s most picturesque waterways. Even long-time residents were struck by how much of Sydney remained unfamiliar, a testament to both the city’s rapid transformation and its enduring charm.

It was, many agreed, a fitting celebration of one of the world’s great harbour cities — and a day thoroughly enjoyed by all.

local host Carmel Ruggeri, the event invites participants to learn the simple but time-honoured art of turning fresh tomatoes into rich, velvety sauce, a ritual that has been passed down through generations of Italian families.

Throughout the morning, Fred Kelly Place will buzz as it is transformed into a “passata production line”. Short 45-minute sessions will run between 9am and 12.45pm, with small groups guided step-by-step through the process, from preparing the tomatoes to bottling the final product. Spaces are limited to 15 people per session, and tickets are essential.

For those lucky enough to secure a $25 ticket, the experience offers far more than a cooking class. Participants will take home their own bottle of freshly made passata, enjoy a bowl of pasta, receive a tomato plant and recipe card, and even be treated to a surprise Italian dessert, a package valued at more than $200.

But you don’t need a ticket to soak up the atmosphere. Passers-by are encouraged to stop, watch the live demonstrations, enjoy the sights and sounds of the square, and browse Italian-themed stalls offering food and goodies on the day. It’s an open invitation to share in the warmth and generosity that define Italian hospitality.

The event wraps up around 1.30pm and is proudly supported by the City of Canada Bay and Sydney Metro, highlighting the role of local partnerships in bringing communities together through culture and food.

Tickets and session times can be booked online at bit.ly/passataday2026.

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Comunitario

Gruppo Pensionati di Fairfield organizza una gita in pullman nella Hunter Valley, sabato 28 febbraio 2026. Partenza ore 6.30am dal Club Marconi. In programma: morning tea e sosta in una fabbrica di cioccolato. Poi tappa a Pangallo Estate con pranzo al sacco nel verde. Degustazione di prodotti locali: olio, olive, formaggi e vino. Possibilità di raccogliere l’uva in vigna. Costo: $55 pp. Rientro ore 19.30 al Club Marconi.

Info e prenotazioni: Rosa 0401 270 703 Tina 0405 002 714 Adelaide (02) 9728 6269

la pagina degli Alpini a cura di Giuseppe Querin

Grandi appuntamenti dopo il primo incontro degli Alpini

di Asja Borin

Sabato 31 gennaio si è tenuta la prima riunione annuale della Sezione Alpini di Sydney, un ap-

puntamento che ha dato ufficialmente il via al programma del nuovo anno e che è stato anche occasione per tirare le somme

Giuseppina Callocchia, figlia di un Alpino caduto in Grecia

di Asja Borin

Giuseppina Callocchia è originaria dell’Abruzzo, di Aielli, in provincia dell’Aquila. La sua è una storia profondamente legata alla memoria e al sacrificio degli Alpini, una storia che attraversa la guerra, il dolore e il ricordo che non si è mai spento.

Il padre, Luigi Callocchia, era un Alpino della Brigata Julia, sergente maggiore, caduto sul fronte greco all’età di soli 28 anni. Morì il 28 ottobre 1940, pochi giorni dopo la nascita del figlio Claudio, venuto alla luce il 24 ottobre. Luigi Callocchia non seppe mai di avere avuto un figlio maschio. All’epoca della sua morte, Giuseppina aveva appena 15 mesi, mentre il fratellino aveva solo quattro giorni di vita.

Per il suo valore militare e il grado ricoperto, al sergente maggiore Luigi Callocchia fu conferita la medaglia d’argento al valor militare. La storia della Brigata Julia e della campagna di Grecia, di cui Luigi Callocchia fece parte, è documentata anche nei libri di Giacomo Fattuzzo, in particolare in Storia della “Julia” – Campagna di Grecia.

Nel 1960, Giuseppina, ormai adulta, sentì il bisogno di dare voce a quel padre mai conosciuto, ma sempre presente. Scrisse una poesia intensa e

toccante, un dialogo intimo e onirico con la figura paterna, che riportiamo integralmente:

Un sonno pesante chiuse le mie palpebre in un’afosa notte d’estate, un’ombra si muoveva intorno al mio letto, che sembrava sorretto da quattro colonne. Mi era vicino e la penna d’Alpino nell’alto spiccava nel cappello verdino che mio padre portava. Era lui quell’ombra nel buio che sembrava di luce inondata; sul petto e sulle spalle le stelle portava, fedele al giuramento fino all’ultimo momento. Mio padre sognavo che con lieve carezza, inondandomi d’ebrezza, nel buio scomparve. Con un nodo alla gola e un pianto dirotto, svegliandomi mi accorsi che passata era la notte.

Nel 1963 la famiglia Callocchia ottenne il rientro in Italia della salma dalla Grecia. In quell’occasione si tenne un funerale solenne, al quale parteciparono numerosi Alpini, a testimonianza di un legame che va oltre il tempo e la distanza.

sull’attività svolta nel 2025. Ad aprire i lavori è stato il presidente Giuseppe Querin, che ha tracciato un bilancio schietto e partecipato: “Abbiamo fatto un resoconto completo di tutto l’anno, parlando di quello che è andato bene e anche di quello che si può migliorare. È importante guardarci dentro come associazione, senza nascondere nulla, perché solo così si cresce davvero”.

Durante l’incontro sono stati presentati e discussi gli appuntamenti principali in calendario per il 2026. Tra questi spiccano la partecipazione alla grande Adunata degli Alpini, prevista per il mese di maggio, alla quale la sezione di Sydney contribuirà con un progetto fotografico, e le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dell’associazione. “Questo anniversario non è solo una festa, è la storia di tutti noi, di chi c’era prima e di chi verrà dopo”, ha sottolineato Querin. “Vogliamo raccontarla con immagini, testimonianze e, soprattutto, con la presenza attiva di tutti i soci”.

Confermati anche altri eventi significativi della vita associativa, come la Festa della Liberazione, la Festa della Donna e la tradizionale Festa d’Inverno. Uno dei momenti più sentiti della riunione è stato il richiamo all’impegno solidale degli Alpini. Durante la festa di Natale, svoltasi circa un mese e mezzo fa, la sezione ha raccolto 2.000 dollari destinati a un progetto benefico in Thailandia. Grazie

anche ad altre iniziative, la raccolta complessiva ha raggiunto i 5.000 dollari. “Questa è la dimostrazione che, anche dall’altra parte del mondo, possiamo fare la differenza”, ha commentato il presidente.

Il socio Sandro Isabella, insieme alla moglie Pom, partirà la prossima settimana per portare personalmente i fondi raccolti, destinati alla costruzione di una cucina in una scuola locale e al sostegno del percorso scolastico di diversi bambini.

Nel corso della giornata è stato inoltre accolto il presidente della Sezione Alpini di Wollongong, Davide Mazzoldi, che si è ufficialmente riunito ai soci della Sezione di Sydney. “È come tornare a casa”, ha spiegato Querin. “L’esperienza a Wollongong non ha dato i risultati sperati, ma oggi rafforziamo ancora di più la nostra unità come Alpini in Australia”.

Lo sguardo è già proiettato anche oltre, con l’annuncio del raduno nazionale degli Alpini d’Australia previsto a novembre a Melbourne. “Ogni due anni ci

ritroviamo da ogni angolo del Paese: è un momento che ci ricorda perché indossiamo questo cappello e cosa rappresenta”, ha detto il presidente, lanciando infine un appello alle nuove generazioni: “Dobbiamo dare spazio ai giovani. Io magari ho quasi 74 anni, ma l’associazione deve continuare a camminare con passo nuovo”.

La riunione si è conclusa in un clima di amicizia e convivialità con un pranzo preparato da Sandro: un ricco antipasto alpino a base di salumi e formaggi, seguito da una gustosissima amatriciana e da qualche immancabile residuo di panettone. Un momento semplice ma autentico che ha racchiuso lo spirito dell’incontro e la voglia di iniziare il nuovo anno con la marcia giusta. Il legame alpino, come ha ricordato Giuseppe Querin, “si costruisce non solo nei grandi eventi, ma soprattutto nei piccoli gesti quotidiani, nell’esserci l’uno per l’altro, come una vera famiglia alpina, anche lontano dalle nostre montagne”.

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1 febbraio 1958: "Nel blu dipinto di blu" vince l'8º Festival di Sanremo. Scritta da Franco Migliacci e musicata da Domenico Modugno, diverrà la canzone italiana più famosa nel mondo.

2 febbraio 2017: L'ispettore capo della Polizia di Stato Filippo raciti, sposato e padre di 2 figli ancora minorenni, muore in servizio durante gli incidenti scatenati da una frangia di ultras catanesi.

3 febbraio 1972: Iniziò l'undicesima edizione delle Olimpiadi invernali che si tennero a Sapporo, nell'isola di Hokkaido, in Giappone; fu la prima olimpiade invernale fuori da Europa e America.

4 febbraio 1975: Nasce a Sydney Natalie Imbruglia da Elliot Imbruglia, originario di Lipari, e Maexene Anderson, australiana. A soli 16 anni entra nel mondo dello spettacolo.

8 febbraio 1888: Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto. Nella città natale trascorre l’infanzia. La famiglia si era infatti trasferita in Africa dove il padre lavorava al Canale di Suez.

9 febbraio 1867: Viene fondato a Torino il quotidiano La Stampa. Nato come Gazzetta Piemontese, lanciato al motto di Frangar non flectar (Mi spezzerò ma non mi piegherò).

10 febbraio 2005: Arthur Miller muore a Roxbury, in Connecticut, nella fattoria che lo scrittore, e sceneggiatore statunitense aveva acquistato nel 1958 quando era sposato con Marilyn Monroe.

11 febbraio 1929: Firmati i Patti Lateranensi tra il Regno d'Italia e la Santa Sede a cui si deve l'istituzione della Città del Vaticano come Stato indipendente e la riapertura dei rapporti con l'Italia.

15 febbraio 1898: Antonio De Curtis, decisamente più conosciuto come Totò, nasce a Napoli, in via Santa Maria Antesaecula nel rione Sanità, al secondo piano del numero civico 109.

16 febbraio 1959: Fidel Castro, grande protagonista della storia politica del Novecento, viene nominato Primo ministro di Cuba, carica che terrà fino all'abolizione del 2 dicembre 1976.

17 febbraio 1984: Sci alpino: le statunitensi Lindsey Vonn e Julia Mancuso vinsero rispettivamente la medaglia d'oro e quella d'argento e l'austriaca Elisabeth Görgl quella di bronzo

18 febbraio 1861: Si riunisce a Torino per la prima volta il Parlamento dell’Italia unita. Mancavano ancora Roma e una porzione dello Stato Pontificio, il Veneto, Trento e Trieste.

22 febbraio 1931: A Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, viene varata la mitica nave scuola Amerigo Vespucci, tuttora in servizio, utilizzata per l'addestramento degli allievi.

23 febbraio 1455: La Bibbia di Gutenberg: In una piccola bottega di Magonza, in Germania, veniva stampato con caratteri mobili il primo libro della storia la famosissima Bibbia Mazarina.

24 febbraio 1955: "Marcellino pane e vino" al cinema: Nell'elenco delle pellicole evergreen occupa un posto speciale il bambino che aveva per famiglia un gruppo di frati.

24 febbraio 1955: Nasce a San Francisco Steve Jobs. Genio dell'informatica, imprenditore creativo, opinion leader, visionario. È stato tutte queste cose assieme in 35 anni di carriera.

26 febbraio 1935: Watson-Watt dimostra il funzionamento del radar. Per la Germania nazista fu tra le principali ragioni della sconfitta nella Seconda guerra mondiale.

27 febbraio 1900: Fondato il Partito Laburista; Nella patria della Rivoluzione industriale la nuova classe del proletariato proiettò in un unico soggetto politico le proprie battaglie su diritti e libertà.

27 febbraio 1932: Nasce ad Hampstead, Liz Taylor benestante sobborgo di Londra, da genitori americani, si trasferì negli USA allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

27 febbraio: Indipendenza della Repubblica Dominicana: Passato sotto il controllo di Haiti nel 1822, il paese fu oggetto di una serie di importanti riforme, tra cui l'abolizione della schiavitù.

Febbraio
Febbraio

A scuola di shari'a. Come l'islam si diffonde

di Lorenza Formicola

Corsi sulla shari’a a Brescia, lezioni di etica musulmana nei licei di Piacenza e a Milano si promuove la lettura del libro del leader di Hamas, la mente dell’eccidio del 7 ottobre

Non era una giornata destinata ai riflettori. Eppure, domenica 4 gennaio, a Brescia qualcosa si è mosso con metodo e precisione.

Nella nuova moschea cittadina, il Centro Culturale Islamico, con il patrocinio dell’Associazione

Islamica Italiana degli Imam e delle Guide, ha preso il via una formazione tutt’altro che marginale.

Il cuore dell’iniziativa è stato un corso sugli obiettivi della shari’a. A guidarlo Sheikh Amin Al-Hamzi, figura di rilievo nel panorama islamico europeo e membro di un organismo sovranazionale incaricato di elaborare pareri giuridico-religiosi.

L’ente promotore risulta in relazione con l’Istituto Bayan di

Verso il Congresso Eucaristico

È online il sito ufficiale del Congress Eucaristico Internazionale 2028, raggiungibile all’indirizzo eucharist28.org, punto di riferimento nazionale per il cammino di preparazione al grande appuntamento ecclesiale che vedrà l’Australia al centro della Chiesa universale.

Nelle prossime settimane, ogni parrocchia del Paese riceverà un “Eucharist28 Starter Pack” contenente una lettera del Presidente della Conferenza Episcopale Australiana, le preghiere ufficiali, poster informativi e collegamenti a ulteriori risorse formative. Il portale, ricco e dinamico, offre materiali catechetici per tutte le età – adulti, studenti, bambini e famiglie – in diversi formati, dalla stampa ai podcast, fino ai contenuti video. Ogni mese, per i prossimi tre anni, verranno pubblicati nuovi contenuti pensati

per accompagnare comunità, scuole e gruppi parrocchiali in un percorso di approfondimento e condivisione.

Il 2026 è stato proclamato “Anno della Preghiera”, primo passo di un triennio spirituale che invita i fedeli a riscoprire l’Eucaristia come mistero da incontrare e da amare. In questo contesto, il 1° marzo 2026 tutte le parrocchie sono chiamate a dedicare un’ora di adorazione davanti al Santissimo Sacramento al termine della Messa domenicale, gesto che segnerà simbolicamente l’inizio del pellegrinaggio verso il Congresso.

Il vescovo Richard Umbers, segretario generale di Eucharist28, ha esortato le comunità a cogliere questa occasione come espressione di una Chiesa “unita nella diversità”. Il cammino è iniziato: l’invito è aperto a tutti.

San Giovanni Lupatoto, centro di studi citato in un rapporto dell’intelligence francese sul fondamentalismo islamico e sulle reti transnazionali attive in Europa.

Secondo il dossier, Bayan avrebbe ricevuto fondi dal Kuwait tramite l’International Islamic Charity Organisation per diventare un polo nella formazione degli imam. La stessa ONG, riconosciuta da UNHCR e UNRWA per l’impegno umanitario, è ritenuta dagli 007 legata, in alcuni suoi vertici, all’area dei Fratelli Musulmani.

Un doppio livello che spiega l’attenzione riservata dagli apparati di sicurezza e che colloca la realtà italiana dentro una mappa di relazioni ben più ampia, dove cooperazione, assistenza e influenza ideologica finiscono per sovrapporsi.

Nel frattempo, a Piacenza, l’Istituto di Studi Islamici Averroè propone alle scuole visite in moschea e lezioni su adab, akhlaq, sira, fiqh, hadith e Corano. Due quinte elementari e due licei hanno già partecipato. Sui social, l’istituto rivendica la missione di entrare nelle ore di storia e religione. Fratelli d’Italia e Lega chiedono chiarimenti. Il deputato Rossano Sasso annuncia un’interrogazione al ministro Valditara per garantire il consenso informato delle famiglie.

A Milano-Lambrate, in biblioteca, tra le letture consigliate compare Le spine e il garofano, attribuito a Yahya Sinwar, leader di Hamas. La presentazione del volume, già contestata a Roma, riaccende il dibattito sulla normalizzazione di testi legati al terrorismo e sul confine, sempre più labile, tra libertà culturale e legittimazione simbolica di figure coinvolte nella violenza politica.

Il filo che unisce questi episodi è sottile ma visibile: una rete di iniziative che, passo dopo passo, rende ordinario ciò che fino a ieri appariva inconcepibile. La shari’a, sistema che regola culto, diritto e vita civile, entra così in tensione con gli ordinamenti europei. E mentre scuole, biblioteche e spazi pubblici diventano luoghi di confronto e scontro narrativo, la domanda resta sospesa nei corridoi e nelle aule: quale visione del mondo si sta formando tra i banchi? Anche l’Italia, oggi, sembra andare a lezione di shari’a.

Family Day 10 anni dopo

BQ

Esattamente dieci anni fa, il 30 gennaio 2016, si svolgeva a Roma, al Circo Massimo, una imponente manifestazione: il secondo Family Day nel giro di pochi mesi (il primo era stato il 20 giugno 2015), con la mobilitazione di centinaia di migliaia di persone. Era una vera risposta di popolo al tentativo di riconoscere per legge le unioni civili tra persone dello stesso sesso (il ddl Cirinnà, poi diventato legge con alcuni emendamenti).

Erano Family Day molto diversi rispetto a quello del 2007 che contestava il progetto dei Dico, ovvero il riconoscimento delle unioni di fatto, che in effetti non passò. Se quello del 2007 infatti aveva il favore, e anzi la regia, dei vertici della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) allora guidata dal cardinale Camillo Ruini, i due Family Day del 2015-2016 si svolsero in un clima di distacco e anche di divisione tra i vescovi: tutti ricorderanno l’attivismo del segretario della CEI, monsignor Nunzio Galantino (che aveva un filo diretto con papa Francesco), per impedire addirittura lo svolgimento della manifestazione al Circo Massimo, mentre il presidente della CEI, il cardinale Angelo Bagnasco due settimane prima espresse il suo favore all’iniziativa. L’appoggio tardivo di altri vescovi sulla scia di Bagnasco non tolse però l’impressione di un popolo che si era mosso nell’assenza dei suoi pastori.

La differenza non stava soltanto sull’opportunità di scendere in piazza ma proprio sui contenuti: nel 2007 una Nota della CEI «a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto» giudicava «la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo».

Allo stesso modo era cambiata l’aria nella politica: se l’iter dei Dico (“Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi” era il titolo del disegno di legge) non arrivò mai a compimento per la caduta del governo Prodi che li aveva promossi (co-autrice la “cattolica” Rosy Bindi) ma anche per l’opposizione parlamentare, il ddl Cirinnà invece è diventato legge con la mediazione e il sostegno di alcuni parlamentari “cattolici”, Maurizio Lupi in te-

sta. Non staremo qui a ripetere considerazioni già abbondantemente fatte negli anni passati sul modo sciagurato in cui è stato disperso il patrimonio del Family Day - tra divisioni personali e opposte strategie politiche votate al fallimentoné a recriminare su quello che poteva essere e non è stato. Guardiamo invece al presente. La sensazione è che un altro Family Day oggi sia impossibile, non per mancanza di argomenti, ma perché – oltre alle conseguenze delle precedenti manifestazioni - nei più si è oggettivamente affievolita la consapevolezza della posta in gioco. E in questo hanno avuto un ruolo determinante i pastori della Chiesa, sempre più condizionati dalla lobby Lgbt. Come si può pensare che il popolo cattolico sia compatto nel difendere la famiglia naturale quando i primi a picconarla sono i vescovi?

E a proposito di politica bisogna riconoscere che gli ultimi governi hanno se non altro cominciato a porsi il problema dell’attenzione alla famiglia, almeno dal punto di vista economico e con il pensiero rivolto alla drammatica crisi demografica che stiamo vivendo. Per ora assegno unico e poco altro; diciamo pure che è nulla rispetto alla necessità che ci sarebbe di vere politiche familiari da porre a fondamento di tutta la politica.

In ogni caso anche questi balbettii politici avvengono in un contesto in cui è diventato impossibile intendersi sul significato di famiglia. Nella prassi politica e legale ormai è stata livellata ogni distinzione tra la famiglia naturale – fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e aperta alla generazione della vita – e qualsiasi altra unione o convivenza; per cui quando la politica parla di famiglia ormai si riferisce a qualsiasi cosa. Ma quando tutto diventa famiglia, nulla lo è più.

Proprio da qui bisognerebbe ripartire, riaffermando con chiarezza cosa è la famiglia e perché solo la famiglia naturale può essere considerata la cellula fondamentale della società, meritevole perciò di una cura particolare. È un discorso che vale anche, e soprattutto, per la Chiesa: non basta attestarsi sulla linea “unioni civili va bene, ma senza confonderle con la famiglia naturale”, e considerare perciò un successo la legislazione italiana.

Dalla Campania a Long Island, Marisa Cipriano Gambino

Il suo paese d’origine è Avellino, con il cuore di un’avellinese, legata per sempre alla Campania. Il 17 marzo 1972, dopo cinque anni dalla richiesta, giunge con il resto della famiglia nella “terra promessa”. Presidente OSDIA della Glen Cove Lodge Association, il cui mandato scadrà in marzo 2026, dove tanti spererebbero in una sua prossima elezione a President Glen Cove Lodge, la più antica di Long Island.

di Ketty Millecro

L’intervista con l’italoamericana Marisa Cipriano Gambino si presenta peculiare ed esclusiva. In splendida forma, di una simpatia accattivante, la nostra ospite ci rivela di essere arrivata dall’Italia all’età di 9 anni. Il suo paese d’origine è Avellino, con il cuore di un’avellinese, legata per sempre alla Campania. Non fu un momento molto bello quello. La bimbetta lasciava la sua casa, la sua bambola, i suoi giochi e intraprendeva una via sconosciuta in un paese lontano e per lei indefinito.

Con il cuore spezzato dal dolore di dover lasciare le sue amichette e i parenti partiva in un luogo tanto distante dal suo. I genitori, papà Michele e mamma Antonia, con i figli Evelina e Marciano, più grandi di lei, avevano deciso di cercare fortuna in America. Il babbo era un umile agricoltore, che spesso si era trovato in difficoltà economiche, dato che il Sud-Italia non offre gran lavoro. Portare avanti una famiglia è assai difficile, ma Michele, come un comandante coraggioso che guida una nave in tempesta, prende in mano il timone e guida

i familiari negli States. Partono in aereo ed il 17 marzo 1972, dopo cinque anni dalla richiesta, giungono nella “terra promessa”. Marisa Cipriano non ricorda di aver visto i grattacieli, perché il primo luogo che rammenta è Long Island, presso New York. Ciò che le è rimasto indelebile sono state le grandiose strade e le enormi automobili americane. Quanto tempo era passato prima di ottenere il permesso per emigrare! Era stata la sorella di suo papà a fare richiesta di richiamo, ma infinita la burocrazia. Una trafila interminabile di documenti, tante carte che dovevano essere compilate a regola d’arte, vaccinazioni e dichiarazioni delle malattie contratte.

Nel 1969 la zia di Marisa, per facilitare la loro venuta negli USA, aveva dovuto versare in banca una somma di 500 dollari, cifra esosa per quel periodo, con lo scopo di rendere meno difficile il primo approdo. Suo papà non aveva ancora un lavoro, ma non fu difficile trovarlo come muratore.

La mamma, invece, si adattò con lavoretti da sarta ed in seguito assunta in una fabbrica, dove

Ahmed ha le chiavi della città

Ahmed Al Ahmed, l’eroe di Bondi, è stato insignito della Key to the City di Canterbury Bankstown durante gli Australia Day Awards 2026, diventando il primo cittadino in assoluto a ricevere questo alto riconoscimento. Al Ahmed è stato inoltre nominato Local Hero of the Year per il suo gesto di straordinario coraggio durante l’attacco di Bondi del 14 dicembre 2025, quando ha messo a rischio la propria vita per soccorrere altre persone in pericolo.

Nonostante le gravi ferite

facevano circuiti per televisione e computer. Marisa e i suoi fratelli cominciano a frequentare le scuole. Difficoltà iniziali per l’inglese e moltissimi sacrifici per la scalata sociale. Certo, aveva stretto anche belle e nuove amicizie, ma non c’era tempo per le frequentazioni.

La famiglia prima di tutto, la sua, quella che con titani sacrifici l’aveva mantenuta agli studi e che con coraggio le aveva consentito un lavoro dignitoso in terra straniera. Lei, è vero, dopo 53 anni si ritiene italoamericana, ma Marisa Cipriano ha l’Italia scolpita nel cuore, quel profondo “stivale”, col tacco signorile che ama perdutamente. Negli anni è diventata una Practive Manager Pharmacist e si è formata alla St. John’s University. È stata inserita dal papà nelle più importanti Associations italoamericane. È Presidente OSDIA della Glen Cove Lodge Association, il cui mandato scadrà in marzo 2026, dove tanti spererebbero in una sua prossima elezione. La Glen Cove Lodge è la più antica di Long Island. A New York ce ne sono 56 , ma Marisa ha incrementato la presenza di circa 75 persone dal suo mandato, dei quali molti sono di Avellino.

Fa moltissimo volontariato insieme al marito Dott. Charles Gambino, di origini siciliane, di Palermo, che insieme a lei contribuisce a promuovere il patrimonio culturale italiano. Le chiediamo come si siano conosciuti. Ci racconta che un giorno di tanti anni fa, una vicina di casa, segretaria del medico, voleva farglielo conoscere, perché di origini italiane, ma l’occasione sembrava non arrivare. Finalmente la conoscenza, ma inizialmente nessuno dei due era intenzionato ad intraprendere una relazione amorosa.

Nasce in seguito il sentimento, che si trasforma in amore. Si sposano e dall’unione nascono due figlie meravigliose: Francesca, fisioterapista e Antonia, ricercatrice in neurologia. Il Dott. Charles Gambino, oltre a ricordarci con le sue origini la bella terra siciliana, di Palermo, è un bravissimo e medico altruista preparato.

Ogni mese in Glen Cove si tiene un convegno che riunisce tutti

gli associati. Durante le riunioni, dove si discute amichevolmente, si organizzano pranzi, cene. Nelle feste accompagnate da canti e balli italiani si festeggia con cibo prettamente italiano. È stato nel Carnevale 2025 che Marisa e il Dott. Charles Gambino hanno indossato gli abiti delle due maschere più tipiche d’Italia, rispettivamente Pulcinella e Arlecchino. Marisa Cipriano ci rammenta che in un “Festival della Canzone italiana” a Long Island ha conosciuto la Presidente AIAE, Association Italian Americans Educators, Josephine Buscaglia Maietta, giornalista e Host Producer della trasmissione radiofonica “Sabato Italiano” di Radio Hofstra University di New York. La Presidente è fervida amica della Maietta e della trasmissione 5 volte “I premio Award Radio in the world”. Tramite la sua Associazione sostiene il Columbus Day in New York e la figura di Cristoforo Colombo. Insiste affinché il grande navigatore venga studiato nelle scuole, che non venga dimenticato come simbolo

di tanti italiani in America. Siamo all’epilogo della nostra intervista, ma non possiamo esimerci dal chiedere alla nostra intervistata cosa vorrebbe dire ad una famiglia che dall’Italia vuol emigrare in USA. Con la calma che la contraddistingue rimarca di non mollare mai, di non sentirsi mai inferiore a nessun altro popolo, perché l’Italia è storia, ricca di storia. Rievoca, infine, le parole di suo papà ai parenti irpini: “Mi sono dimenticato l’italiano, ma non conosco del tutto l’inglese”. Questo il motivo per il quale in famiglia parlava in napoletano, proprio perché la lingua napoletana è patrimonio culturale dell’umanità.

Si rivolge ora, agli italiani all’estero, in particolare agli italoaustraliani, implorandoli a non scordare le proprie origini e tradizioni. Le piace viaggiare ed andare ogni anno in Italia, che come una calamità attrae lei ed il marito.

Le ultime parole prima di lasciarci: Oh Italia, oh italiani, vi voglio tanto bene!

riportate, Ahmed ha ribadito il valore umano del suo intervento, sottolineando come la spinta ad agire sia nata da un profondo senso di solidarietà e responsabilità verso gli altri.

Ancora in fase di recupero dopo diversi interventi chirurgici, ha dichiarato di voler continuare a essere un simbolo di unità e speranza.

Il sindaco Bilal El-Hayek ha definito il suo gesto un esempio di altruismo e coraggio che onora l’intera comunità di Canterbury-Bankstown e l’Australia.

la pagina di Angelo Paratico

Salvatore Quasimodo ebbe il premio Nobel nel 1959 poi accusò il poeta Ungaretti di essere stato fascista

di Angelo Paratico

Si dice che Salvatore Quasimodo (1901-1968) scrisse una sola poesia che tutti conoscono, ed è quella ispirata al Salmo 137 della Bibbia. Diremmo però che si tratta più di un plagio che di un’ispirazione. Nel 1959 ebbe il Premio Nobel per la letteratura, ma “nessuno sa bene perché” come scrisse Giuseppe Prezzolini nella sua Storia tascabile della letteratura italiana. Quasimodo era noto più come traduttore che come poeta.

Ecco la poesia di Salvatore Quasimodo, dalla raccolta Giorno dopo giorno:

E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull’erba dura di ghiaccio, al lamento d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.

Ecco ora una parte del Salmo 137, preso dalla Bibbia e noto come Il Canto dell’Esule

Le ultime parole non vengono mai lette in chiesa, essendo di una grande violenza: Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro a una pietra, che dev’essere stato l’origine del figlio crocifisso al palo del telegrafo di Quasimodo.

Ecco Il Canto dell’Esule dalla Bibbia:

Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre, perché là ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato, allegre canzoni, i nostri oppressori

La poesia di Quasimodo viene usata come ricordo della Resistenza, alla quale Quasimodo mai partecipò. Nel 1940, a guerra iniziata, scrisse per la rivista Primato grazie al ministro Giuseppe Bottai. Negli anni successivi gli fu rimproverato di aver sostenuto l'uso del voi con un intervento su un numero monografico del 1939 della rivista Antieuropa e di aver inoltrato una supplica a Mussolini affinché gli venisse assegnato un contributo per poter proseguire l'attività di scrittore.

Negli anni di guerra si dedicò alla traduzione del Vangelo secondo Giovanni, dei Canti di Catullo e dell'Odissea. Nel 1945 si iscrisse al PCI, come fecero molti ex fascisti della variante canguri giganti dove resterà per un paio d’anni in attesa del passaggio della buriana.

Quasimodo, secondo la testimonianza dell’ultimo grande amore di Giuseppe Ungaretti (1888-1970) la italo-brasiliana Bruna Bianco, che oggi ha 86 anni, fece in modo che il Nobel non fosse mai assegnato al suo nemico Ungaretti, mostrando agli accademici svedesi un libro di Ungaretti con la dedica a Mussolini.

La storia di Ungaretti ricorda un po’ quella avvenuta fra Ernest Hemingway e la veneziana Adriana Ivancich.

Ungaretti e la Bianco si incontrarono alla Ca’ d’oro, un albergo di San Paolo, i cui proprietari erano veronesi. Bruna Bianco aveva 26 anni, era nata a Cossano Belbo e Ungaretti di anni ne aveva 78. Lei da dieci anni viveva in Brasile e lavorava per l’azienda vinicola del padre.

Scriveva poesie e oggi divide il suo tempo fra Pietra Ligure e il Brasile. Non sapeva nulla di Giuseppe Ungaretti ma amava sentir parlare italiano, aveva letto sul giornale che era un poeta e decise di conoscerlo. Entrò nel suo albergo, e fu un colpo di fulmine! Ricorda: “Lo stavo aspettando nella Hall. Come entrò, non capii cosa mi stesse accadendo. Parlammo per un’ora, mi invitò a colazione, mi chiese il numero di telefono”.

Gli diede il telefono della casa vinicola. “Poi mi abbracciò e mi accompagnò con un lungo gesto delle mani. Tutto il mio corpo fu solcato da una lunga, intima vibrazione, da un piacere sensoriale che non avevo mai provato”.

Fu per lei come avere incontrato Omero in persona, uscito dall’Ade e ne fu affascinata: “Avevo conosciuto un uomo così totale che, pensai, avrei potuto presentarlo immediatamente a mio padre per annunciare che intendevo sposarlo.

Ero turbata. Nessuno mai che mi avesse fatto vibrare così follemente al tocco”. Seguirono tre

anni di passione con rari incontri: sei in tutto, 3 in Brasile, 3 in Italia. Non fu un amore platonico ma anche carnale. Scrissero insieme le poesie di Dialogo e sognarono insieme, e alla fine pensarono al matrimonio.

Serviva un’abitazione ma Ungaretti abitava con la figlia e il genero, occupando una stanzetta nel loro appartamento all’Eur, non era certo ricco, ad onta della fama e della popolarità conquistata con le sue straordinarie letture televisive dell’Odissea”.

Sperava ancora nel Nobel (ne parla diffusamente con Bruna), per poter avere i soldi per acquistare una casetta a Capri ma non venne mai, grazie a Quasimodo. Per Bruna Bianco “Ci eravamo promessi che se il nostro amore si fosse allentato, non ci saremmo più scritti”.

I loro rapporti cessarono e lei divenne un famoso avvocato brasiliano e creò una famiglia. Lui le aveva scritto che era un soldato e voleva solo che la sua Bruna fosse felice, il resto non importava.

La corrispondenza tra Ungaretti e il critico e traduttore francese Jean Lescure e riemersa qualche anno fa, ecco la prova della disistima di Ungaretti per Quasimodo, che lo definiva: «Un pappagallo e un pagliaccio». Sottolinea come i suoi meriti antitotalitari fossero stati ampiamente retrodatati: «Ha collaborato per vent’anni alle riviste fasciste di più stretta osservanza… che i suoi poemi sulla Resistenza vennero scritti dopo la fine della Resistenza, molto tempo dopo, perché era

la moda».

Terribili sono le parole riservate all’istituzione voluta dall’inventore della dinamite, quasi in linea con la sua invenzione più redditizia: «Tu sai che chi attribuisce il Nobel sono quattro poeti ridicoli. Gli altri sono uomini di scienza e il più cretino dei quattro è il segretario permanente. Hai compreso la serietà del Nobel? La merda che è in realtà il Nobel?”.

Parole dure ma non prive di una certa dose di verità. Infatti erano risapute da tempo le resistenze, alfine vittoriose, degli accademici svedesi riguardo alla possibilità di premiare Jorge Luis Borges, perché in anni giovanili non era stato apertamente ostile alle dittature fasciste. Tempo fa un lavoro scientifico del professor Tiozzo, miglior osservatore italiano delle cose nobelistiche, sulla base dei verbali dell’Accademia è giunto a dimostrare come Ezra Pound, giunto sulla soglia del premio, venne fermato per via delle sue posizioni politiche di aperta simpatia per l’ideologia mussoliniana.

E a Ungaretti fu negato il Nobel perché Quasimodo aveva segnalato agli accademici di Stoccolma la presenza di un suo libro con una dedica a Mussolini. Si potrebbe ricordare la favola della volpe che non arriva all’uva, ma a Ungaretti serviva la grossa cifra del premio, non la fama, che gli avrebbe permesso di portarsi la sua bella Bruna a Capri e poi vivere su quell’isola come Ulisse ritornato da Troia.

Ungaretti e Bruna con Gabriella in attesa del piccolo Andrea
Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo
Giuseppe Ungaretti e Bruna Bianco

la pagina di Marco Zacchera

IL BIDET SI’ CHE E’ PROGRESSISTA!

Sorridiamo... Tra i cosiddetti “D & P” (leggi “democratici e progressisti”) a volte l’adulazione è addirittura eccessiva pur di incensare i loro simboli. Il nuovo sindaco di New York Zohran Mamdani è per esempio una nuova icona del progressismo mondiale e quindi “santo subito sia.”

“Repubblica”, con un lungo articolo di Massimo Basile, ci informa infatti dalla Grande Mela che (letterale) “il primo cittadino progressista vuole installare il bidet nella sua residenza ufficiale” e che la città intera sarebbe pronto a corrergli dietro per questo inedito (per gli americani) accessorio da bagno.

Sembrerebbe insomma che

questo sia stato il primo pensiero del neo-sindaco Zohran Mamdani appena insediato pochi giorni fa pur davanti ai problemi enormi della sua metropoli.

Quella che sembrava una battuta di campagna elettorale – conferma Basile – rappresenterebbe invece “una seria intenzione del neo-sindaco, una vera e propria rivoluzione culturale visto che gli americani non usano il bidet.”

Strano che Mamdani, presentato come esempio della riscossa dello sfruttato popolo degli immigrati dai cattivi suprematisti bianchi, non abbia invece altre preferenze intime. A parte il fatto che in realtà

LA GRANDE POTENZA DEI MEDIA

La politica di Donald Trump per contrastare l’immigrazione clandestina aveva raccolto un largo apprezzamento negli USA, ma molti americani sono ora sconvolti dalle due morti assurde causate dai pistoleros improvvisati dell’ “ICE”, gente mandata per strada con ben poca preparazione e molta, troppa arroganza. Inaccettabile. Fatti quindi molto gravi, ma anche occasione ghiotta nella strategia per indebolire Trump, che poi ci mette regolarmente ed abbondantemente del suo per farsi criticare.

Anche da noi le notizie da Minneapolis restano per giorni interi le prime pagine dei giornali diventando la prima notizia dal mondo. Questa scelta non è casuale ma è un gioco psicolo-

gicamente sottile - ma efficace - perchè serve soprattutto a delegittimare indirettamente tutte le azioni del governo Meloni sull’immigrazione e “bufalare” su agenti ICE in giro per le Olimpiadi a scortare, pistoloni fumanti alla mano, gli atleti USA. Non manca l’ineffabile sindaco Sala che afferma “da cittadino milanese non mi sento tutelato da Piantedosi”. Notate bene che a parlare - con la consueta faccia di tolla - è proprio il sindaco di Milano, quello della città “green & inclusiva”, ma in realtà con quartieri interi abbandonati e diventati inaccessibili e pericolosi per la presenza di bande di delinquenti, spacciatori, maranza e immigrati. Mai che Sala faccia una volta autocritica, mai.

Mamdani è figlio di un professore della Columbia University di origini indiane e di una regista di fama mondale, Mira Nair, ovvero è figlio di una coppia milionaria e quindi non è certo stato allevato nelle ristrettezze, questo personaggio che fa tanto il figo evidentemente non ha frequentato il continente di origine della sua famiglia, perché avrebbe allora notato che in Asia i bidet da sempre non ci sono, ma che tutti i bagni hanno lo “spruzzetto”. Un sistema, inizialmente giapponese e cinese, che è poi dilagato ovunque per la sua pulizia e praticità. Lo spruzzetto è una doccina semplice semplice che trovate sempre di fianco al water o alla turca, un sistema economico e pratico (ben più del bidet!) per lavarsi le parti intime senza neppure toccarsele, risparmiando spazio in bagno e facendolo in modo più completo ed igienico, ma soprattutto ecologico.

Basta schiacciare una levetta per ottenere un getto regolabile e sicuro, ma è soprattutto politicamente corretto visto che così - tra l’altro - non serve più neppure la carta igienica (che nei bagni pubblici manca sempre) ma soprattutto responsabile dell’abbattimento - così ci hanno sempre informato, nevvero?dell’abbattimento di troppi alberi del pianeta, oltre – ovviamente –a dover poi lavare anche il bidet consumando altra acqua che è così ecologicamente preziosa.

Peccato che in Italia la doccetta igienica la si usi ancora così poco, ma vedrete che ne aumenteranno gli aficionados soprattutto per la sua praticità.

Quindi Mamdani non è un ecologista né un precursore, ma semmai un retrogrado asservito alle abitudini di (mezza) vecchia Europa, visto che se solo andate in Francia scoprirete che molti francesi non hanno neppure idea di che cosa sia un bidet e per pulirsi il fondo schiena non vi dico che cosa combinino.

Qualcuno lo spieghi al neo-sindaco “illuminato” e ai suoi brillanti adulatori italiani.

NON DIMENTICHIAMO L’IRAN

Mentre Trump sta schierando forse americane in Medio Oriente minacciando nuovi interventi armati non si parla quasi più delle rivolte in Iran.

Altro che i due morti di Minneapolis: girano numeri spaventosi (fino a 30.000 morti) con condanne capitali eseguite senza processo, repressione, tirannia e violenze inaudite. Eppure il mondo non ne parla più, internet è bloccato e quindi non girano immagini, tutto è finito ai margini della cronaca che è concentrata sulle pazzie di Trump, gli occhiali a specchio di Macron, la solita cronaca nera che riempie le trasmissioni perché fa tanta “audience”.

Laggiù in Iran intanto però si

continua a morire in silenzio, un paese con 3.000 anni di storia è dimenticato dall’ Occidente nel disinteresse collettivo. Neppure i “Pro-Pal” si sono scandalizzati e si sono ben guardati dallo scendere in piazza a protestare, così come silenziosa e tranquilla è rimasta anche la CGIL. Gli iraniani sono morti di serie B? Alla fine arriverà probabilmente Trump con le portaerei e - se interverrà - verrà criticato, ma c’è perfino da sperarlo visto l’assenza totale dell’ONU, della diplomazia, dell’Europa.

Quella stessa Europa che sanziona la Russia ma non il petrolio iraniano, dando quindi forza ed armi agli stessi ayatollah con la solita ipocrisia europea.

UNA BELLA FAKE NEWS?

A seguire il PD (rispettivamente 22 e 17%) poi la Lega (13 e 18%) a scendere Forza Italia (10% di laureati e 13% di diplomati) e a chiudere la classifica Fratelli d’I-talia che – evidentemente zeppo di ignoranti trinariciuti – avrebbe tra i suoi membri solo il 5% di laureati e il 5% di diplomati, ovvero si ritroverebbe con il 90% dei propri componenti praticamente quasi analfabeti. Non vi sembra un po' strano?

A seguire il PD (rispettivamente 22 e 17%) poi la Lega (13 e 18%) a scendere Forza Italia (10% di laureati e 13% di diplomati) e a chiu-

dere la classifica Fratelli d’I-talia che – evidentemente zeppo di ignoranti trinariciuti – avrebbe tra i suoi membri solo il 5% di laureati e il 5% di diplomati, ovvero si ritroverebbe con il 90% dei propri componenti praticamente quasi analfabeti. Non vi sembra un po' strano?

Beh, forse perché ho dimenticato di dirvi che la chat sembra collegata, guarda caso, proprio al M5S. Tra l’altro gli estensori dimenticano di spiegare come sarebbero venuti a conoscenza dei dati sensibili relativi agli iscritti ai vari partiti.

Trump e la riluttanza di "boots on the ground" esclude il territorio Usa

Apprezzo moltissimo che le 800 e più impiccagioni in programma siano state cancellate dalla leadership iraniana”.Con queste parole Donald Trump ha fatto pace con i leader iraniani responsabili della morte di migliaia di manifestanti, deludendo quelli a cui aveva promesso di mandare aiuti. Che tipo di assistenza non è mai stato chiarito anche se si era ipotizzato qualche bombardamento aereo. Inviare soldati in territorio iraniano o in altri Paesi, “boots on the ground”, non è lo stile di Trump. L’eccezione è stata ovviamente in Venezuela con il raid che ha catturato Nicolás Maduro senza però inviare soldati americani per un cambio di regime.

“Troops on the ground” però dentro gli Stati Uniti è uno dei modi aggressivi per controllare i suoi avversari interni. Nelle ultime settimane il presidente Usa ha concentrato le sue attenzioni allo Stato del Minnesota inviando quasi 3 mila agenti dell’Ice, Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia per il controllo delle frontiere e l’immigrazione. L’aggressività di questi agenti che ha sfociato nella morte di una manifestante, Renée Good, ha aumentato le tensioni, anche per il fatto che l’amministrazione Trump si è rifiutata di condurre un’indagine per determinare la causa, che i video divulgati farebbero pensare a un assassinio.

Le aumentate tensioni hanno spinto Trump ad annunciare che potrebbe persino invocare l'Insurrection Act del 1807, usato rarissimamente, che permette al presidente di dispiegare forze armate americane in territorio Usa. Nella campagna elettorale del 2016 Trump si è presentato come protettore dell’America e di non intervenire fuori degli Stati Uniti. In grande misura lo ha fatto, limitandosi all’uso della forza a bombardamenti aerei, che possono essere condotti da lontano, con pochissimi pericoli per i militari americani. Lo stile di Trump è sempre stato quello di incutere paura ma fino adesso non ha inviato soldati ad occupare o controllare territori esteri. Lo aveva minacciato in Groenlandia dove gli Usa hanno già una base con circa 200 soldati. Il fatto che 8 Paesi europei vi hanno inviato soldati in un’esercitazione avrà convinto Trump che aveva esagerato anche se non si prevedevano scontri fra truppe americane e quelle di alleati europei. Ciononostante Trump ha usato la minaccia per chiamare l’attenzione. Sembrava che si potesse accontentare con molto di meno di un totale controllo della Groenlandia anche se per alcuni giorni ha continuato ad insistere che vuole comprare il territorio artico. La minaccia di prendersi la Groenlandia con le buone o con le cattive ha però suscitato resistenza specialmente con il

suo annuncio di imporre dazi aggiuntivi del 10 percento che aumenterebbero al 25 percento fino a quando non avvenisse l’acquisto del territorio artico. Gli europei forse hanno finalmente capito che anche quando Trump raggiunge un accordo in realtà ha poco valore perché lui vorrà di più. Ursula Von der Leyen, la presidente della Commissione europea, ha infatti dichiarato che gli accordi vanno rispettati, suggerendo che questa volta Trump l’ha fatta grossa. Difatti, proprio al momento di scrivere siamo informati che il presidente Usa ha fatto marcia indietro. In un post sulla sua piattaforma Truth Social ha annunciato che un accordo con gli europei sulla Groenlandia è stato raggiunto e i dazi da lui minacciati sono cancellati. Forse gli europei avranno imparato una lezione:

Trump non è così potente come si annuncia e forse la strada giusta è quella del confronto annunciata dal presidente francese Emmanuel Macron, dal primo ministro canadese Mark Carney, e dal governatore della California Gavin Newsom a Davos.

La riluttanza di Trump di coinvolgere soldati americani in conflitti esteri soddisfa quell’ala del movimento MAGA che preferisce risolvere i problemi interni degli Usa. Per Trump questi problemi vengono in buona parte risolti con le “boots on the ground” dell’Ice, che appaiono armati con attrezzature militari per combattere migranti e manifestanti disarmati dentro il territorio Usa. Trump vuole apparire di dominare in maniera schiacciante e i video delle milizie dell’Ice lo rassicurano abbastanza dal distrarre l’attenzione da ciò che sembra dominare l’interesse degli americani—il rilascio dei file di Epstein e soprattutto la questione dell'affordability, il carovita, temi che lui vuole mettere a tacere.

E infatti ci sta riuscendo con le discussioni sulla Groenlandia che assorbono tutto l’ossigeno mediatico. Ciononostante i sondaggi ci rivelano che la strategia di Trump è solo parzialmente efficace. Secondo un recentissimo sondaggio dell’Economist/ YouGov solo il 37 percento degli americani approva l’operato di Trump.

Donald Trump non gradisce discorso di Carney a Davos

di Domenico Maceri PhD

“Caro Primo Ministro Carney: Con questa lettera la informo che il Board of Peace ritira l’invito al Canada di divenire membro di ciò che sarà il più prestigioso Board of Leaders che sia mai stato creato”. Con queste parole Donald Trump ha disinvitato il Canada dal nuovo gruppo lanciato all’incontro di Davos che dovrebbe risolvere il conflitto a Gaza e quelli in altri Paesi. Non si tratta di una grossa perdita per Carney poiché la nuova creatura di Trump è stata etichettata da alcuni come un gruppo di “super furfanti” per la preponderanza di regimi autoritari dei 19 Paesi che hanno aderito. Trump era contrariato in buona parte per il memorabile discorso fatto a Davos da Carney che è stato ricevuto con una rarissima standing ovation. Anthony Scaramucci, ex consigliere di Trump, ha dichiarato che il presidente Usa rispetta il discorso di Carney. Il primo ministro canadese ha asserito che il sistema economico mondiale è a un “punto di rottura”, suggerendo, senza però menzionare il nome, che Trump sia responsabile. Per Carney le medie potenze sapevano già che i big boys usavano le regole per i loro vantaggi ma in passato tutti potevano prosperare.

Il presidente americano ha tolto la maschera con le sue dichiarazioni senza filtri, sostenendo che i grandi poteri si possono prendere ciò che vogliono nella loro sfera di potere. Nel caso degli Usa si tratta delle Americhe con il rilancio della Monroe Doctrine ribattezzata da Trump come la Don Doctrine.

Il presidente Usa ha dichiarato che voleva controllare la Groenlandia e che lo avrebbe fatto con le buone o con le cattive. La sorprendente reazione muscolare dell’Europa che ha anche incluso i partiti di destra tipicamente alleati di Trump, come le Rassemblement National di Le Pen e Bardella francese e l’Afd di Alice Weidel tedesca, ha costretto il presidente Usa a indietreggiare non solo dal completo controllo della Groenlandia ma anche dalla sua minaccia di aumentare i dazi agli otto Paesi europei che avevano partecipato all’esercitazione militare in Groenlandia.

Se Trump ha fatto marcia indietro ha però continuato

con le sue minacce dirette al Canada. Nel suo discorso a Davos il 47esimo presidente si è diretto a Carney dicendo che “il Canada vive alle spalle degli Stati Uniti”. Secondo Trump, il Canada riceve molti benefici dagli Usa e dovrebbe dimostrare “gratitudine”. Da ricordare che Trump ha anche detto che il Canada è roba da poco e che dovrebbe divenire il 51esimo Stato americano, creando fortissime reazioni negative da canadesi di sinistra ma anche di destra.

Carney da parte sua ha risposto direttamente che “il Canada e gli Stati Uniti hanno costruito un’eccezionale partnership in economia, in sicurezza e in ricchi scambi culturali”. Il Canada, ha continuato Carney, non vive a causa degli Usa ma prospera per il semplice fatto di “essere canadesi”. Carney ha ovviamente ragione. I due Paesi condividono un confine di quasi 9 mila chilometri spesso descritto come il più lungo confine del mondo senza difesa, dove in grandissima misura non esistono impedimenti di attraversare da un Paese all’altro. Il confine Usa al sud invece, come si sa, è fonte di problemi a causa della pressione di ingressi da un Paese relativamente povero verso uno economicamente molto forte.

Nonostante la sua giustificata difesa Carney sa benissimo che l’imprevedibilità di Trump richiede una nuova strategia. Per ridurre la dipendenza degli Usa che raggiunge il 70 percento dell’export canadese Carney ha già siglato accordi con la Cina che includono la riduzione dei dazi dal 106 percento a solo 6 percento all’importazione di auto elettriche, in effetti eliminandoli, aprendo il mercato canadese a questa industria anche se impone il limite a 49 mila unità per il 2026 che aumenteranno a 700 mila nel 2030. Trump ha minacciato di imporre dazi del 100% al Canada ma tutti sanno che le sue parole vanno prese cum grano salis.

Il governatore della California Gavin Newsom ha commentato l’accordo della Cina col Canada sull’importazione delle macchine elettriche come prova della “spericolata” politica estera di Trump. Newsom ha aggiunto che la “rottura di alleanze che durano da più di 80 anni” è una cosa eccezionale causata da Trump.

Risultati delle partite della 23ª Giornata di Serie A

La Lazio torna al successo superando il Genoa 3-2 al termine di un match che si potrebbe definire "infinito." Accade tutto nella ripresa, ben tre i rigori concessi, l’ultimo dei quali al 110’ decide magicamente la gara.

Il Pisa, privo di Gilardino, esonerato in settimana, alza bandiera bianca e si arrende ad un Sassuolo in gran forma sospinto dal solito Berardi. A fine partita, possiamo dire che la situazione per i toscani è drammatica.

Il Napoli, reduce da un’amara eliminazione in Champions League, ora punta tutto sul campionato nazionale. Una buona reazione quella dei partenopei, contro una Fiorentina che invece appare fragile e incompiuta.

Il Como non riesce a superare l’Atalanta in inferiorità numerica dall’8’ per l’espulsione di Ahanor. Il match contro i piemontesi ha visto parate spettacolari di Carnesecchi, che respinge anche un rigore calciato da Nico Paz al 96’.

Uno scenario infelice si prospetta per il Verona, surclassato dal Cagliari e sull’orlo ormai della retrocessione in Serie B. Si è assistito ad un potente Poker di gol dei sardi e in tutta sincerità, stando ai fatti, potevano essere di più.

L'Inter non stecca nemmeno allo "Zini" e vince per 2-0 contro la Cremonese di Nicola, ormai in crisi di risultati. I ragazzi di Chivu chiudono la pratica già nel primo tempo, grazie alle reti di Lautaro Martinez e di Zielinski.

Il Torino supera il Lecce per 1-0. Decisivo il gol di Adams su assist di Vlasic al 29’ del primo tempo. Nella ripresa, al 49’ Zapata da distanza ravvicinata conclude sul secondo palo, grande parata di Falcone che evita il raddoppio.

La Juve strapazza il Parma e rimane nella scia dell’Inter a -10. Protagonista il difensore bianconero a rete per ben due volte. La squadra di Spalletti ha dominato e colpito nei momenti cruciali della gara.

Redattore Sportivo Guglielmo Credentino

Champions,

playoff: Galatasaray per la Juve, Bodo-Inter e B. Dortmund-Atalanta altre gare

Decisi gli accoppiamenti delle squadre che, nel girone unico, si erano classificate dal 9º al 24º

Nel sorteggio per la Champions, i club vengono abbinati in base alla loro posizione al termine della fase a gironi, formando quattro coppie di teste di serie e quattro coppie non teste di serie che vengono abbinate tra loro. Sono ammessi anche incontri tra squadre della stessa nazione.

Queste le teste di serie: Real Madrid, Inter, PSG, Newcastle, Juventus, Atletico Madrid, Atalanta, Bayer Leverkusen. Queste le non teste di serie: Borussia Dortmund, Olympiacos, Brugge, Galatasaray, Monaco, Qarabag, Bodo Glimt, Benfica.

Come già pubblicato nell’edizione di venerdì scorso, vi riproponiamo i risultati e la classifica finale. Le prime otto in classifica osserveranno un turno di riposo e affronteranno le vincenti dei rispettivi play-off nel turno successivo.

Andando con i piedi di piombo e senza facili trionfalismi, si può affermare che all’Inter è andata piuttosto bene. Sarà bene, comunque, non sottovalutare l’avversario. Molto interessanti e avvincenti sono gli altri scontri che vedono impegnate Juventus e Atalanta: i bianconeri nella “tana del lupo” a Istanbul, in Turchia, e i bergamaschi contro un avversario da sempre protagonista in Europa.

Pallanuoto: Setterosa lotta per una medaglia

L’Italia batte la Francia con un 24 – 5 e vola in semifinale

l Setterosa supera 24-5 la Francia e si qualifica per le semifinali dei campionati europei di Funchal come due anni fa ad Eindhoven. Gara a senso unico: cinque gol di Ranalli, triplette di Bettini, Papi e Tabani. Prova di forza dell'Italia che reagisce alla sconfitta con la Grecia, dimostra maggiore aggressività e tenuta difensiva con 9 extraplayer stoppati su dieci tentativi.

Chiuso il girone e al secondo posto, le azzurre tornano in vasca martedì alle 20:15 (ora locale) per la semifinale contro la prima del gruppo F. L'Italia aspetta ora una tra Ungheria, Spagna e Olanda. Saranno decisivi lo scontro tra le "orange" e le iberiche. "Il risultato era scontato, perché i valori sono differenti rispetto alla squadra che ci face male alle Olimpiadi di Parigi. Questi giorni abbiamo lavorato soprattutto sulla difesa, che è la nostra fase da migliorare. Ora abbiamo un giorno in più per poter affinare questo aspetto e disputare un'ottima semifinale, qualsiasi sarà il nostro avversario. C'è una crescita mentale, ora bisogna credere di fare qualcosa di buono. Io credo che ancora qualcosa di buono possa uscire fuori". Così il ct azzurro, Carlo Silipo, dopo il successo sulla Francia.

Europa League: al prossimo turno la Roma e il Bologna

A Nyon i sorteggi ma ora l'Italia rischia il derby agli ottavi

Il Bologna sfiderà il Brann nei play-off di Europa League. La sfida d'andata si svolgerà in Norvegia il 19 febbraio (il 20 a Sydney), mentre il ritorno è in programma il 26 febbraio (il 27 a Sydney) al Dall'Ara.

Le due squadre si sono già incontrate nella league phase: la sfida del Dall'Ara terminò 0-0 e fu espulso Lykogiannis. Si sono chiusi i sorteggi dei play-off di Europa League: il Bologna sfiderà i norvegesi del Brann, formazione insidiosa e abituata alle competizioni europee.

Questi gli accoppiamenti dei

play-off di Europa League, definiti nel sorteggio di Nyon: Brann-Bologna; Paok-Celta Vigo; Lille-Stella Rossa; Panathinaikos-Viktoria Plzen; Fenerbahce-Nottingham F.; Ludogorets-Ferencvaros; Celtic-Stoccarda; Dinamo Zagabria-Genk.

I felsinei, in caso di passaggio del turno, sfideranno o la Roma o il Friburgo. I giallorossi, già agli ottavi di finale, attenderanno l'esito dei play-off e dei prossimi sorteggi. Oltre all'eventuale derby, la squadra di Gasperini potrebbe affrontare una tra Dinamo Zagabria e Genk.

Sci, discesa libera: l’azzurro Paris dietro lo svizzero Von Allmen

Esattamente un anno e dieci giorni dopo, Franjo Von Allmen, 24enne svizzero del Canton Berna, torna a dominare in quel di Crans Montana, pista per atleti scorrevoli se ce n’è una, e trionfa per la quarta volta in Coppa del Mondo in carriera, sempre in discesa, dopo averlo già fatto in stagione in Val Gardena. Lo svizzero Franjo Von Allmen vince la discesa libera maschile di Crans-Montana, valida per la Coppa del Mondo di sci alpino, davanti all’italiano Dominik Paris. Per l’azzurro, a 36 anni è il 52° podio in carriera. Terzo l’americano Ryan Cochran-Siegle. Per la Nazionale azzurra quella di oggi è una splendida

prova di squadra: Benjamin Alliod arriva quinto subito dietro a Marco Odermatt, Mattia Casse è settimo e Florian Schieder nono. Giovanni Franzoni chiude invece oltre il ventesimo posto, come Guglielmo Bosca e Christoph Innerhofer. Nel SuperG femminile una strepitosa deve accontentarsi del secondo posto ad appena 0”18 dalla vincitrice Blanc. Quarta a 0”42 un’altra italiana, Roberta Melesi. A queste gare a Crans Montana, tutti i partecipanti hanno indossato una fascetta nera al braccio in segno di lutto per commemorare le 40 vittime dell’incendio al complesso Constellation, tra i quali 6 italiani.

Aust. Open - Alcaraz trionfa in finale contro Djokovic

A Melbourne il vecchio leone serbo passa subito in vantaggio, ma lo spagnolo reagisce e al quarto set chiude i giochi

Carlos Alcaraz trionfa in quattro set contro Novak Djokovic con il punteggio di 2-6, 6-2, 6-3, 7-5 nella finale degli Australian Open alla Rod Laver Arena di Melbourne. Vincendo contro Novak Djokovic, Carlos Alcaraz conquista gli Australian Open per la prima volta in carriera.

Prima di lui l’unico spagnolo ad avere trionfato a Melbourne era stato Rafael Nadal nel 2009 e nel 2022. Alcaraz vince così il settimo Slam, come John McEnroe e Mats Wilander. Djokovic

invece a 38 anni è sconfitto per la prima volta in finale agli Australian Open e non riesce, almeno per ora, a conquistare il 25° Slam in carriera. “Novak, quello che fai tu mi ispira.

Sono onorato di aver condiviso il campo e gli spogliatoi con te, grazie per tutto quello che fai. Sei di grande ispirazione”. Lo sottolinea Carlos Alcaraz dopo la vittoria nella finale degli Australian Open contro Novak Djokovic. Quindi a proposito di Nadal che ha seguito la finale dagli spalti: “È strano vedere Rafa in tribuna: sono onorato di avere condiviso con te gli allenamenti, vederti è un privilegio. Grazie a tutti coloro che rendono fantastico questo torneo, sono felice di tornare ogni anno.

L’amore che sento in Australia è fantastico, sia dentro che fuori dal campo. Vi ringrazio perché mi avete spinto nei momenti difficili. Non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo”.

AO -

Sinner sconfitto

L'azzurro perde 6-3, 3-6, 6-4, 4-6, 4-6

Jannik Sinner si ferma in semifinale agli Australian Open 2026.

Il vincitore delle ultime due edizioni si arrende di fronte a Novak Djokovic al quinto set, al termine di una sfida punto a punto chiusa dal serbo 3-6 6-3 4-6 6-4 6-4, in quattro ore e nove minuti di gioco. Il 38enne di Belgrado torna in finale in uno Slam dopo quasi due anni (mancava da Wimbledon 2024). "Non riesco a trovare le parole.

Mi sembra tutto surreale, l'intensità e la qualità del tennis è stata estremamente alta e sapevo che solo giocando così avrei potuto vincere. Jannik è un giocatore incredibile e mi ha spinto al limite". Queste le parole di Novak Djokovic dopo il successo su Jannik Sinner nella seconda semifinale degli Australian Open 2026. In delirio il pubblico di Melbourne, che ha tifato per il serbo, da sempre 'affezionato' al Major australiano.

Bertolucci: "Djokovic ha sfoderato una prestazione monumen-

in semifinale da Djokovic

contro il "vecchio leone" Djokovic in gran forma. Sinner esce a testa alta.

tale, ha dimostrato ancora una volta di essere un campione straordinario.

Peccato per Jannik che ha avuto tante occasioni nel quinto set e non è riuscito a sfruttarle. Se devo trovare un difetto alla partita dell'azzurro è che forse è stato un po' troppo attendista ma è stato anche costretto dalla grande prova dell'avversario".

Così all'Adnkronos l'ex capitano azzurro di Coppa Davis Paolo Bertolucci commenta la sconfitta di Jannik Sinner in semifinale

all'Australian Open contro Novak Djokovic. "Visto giocare Djokovic mercoledì contro Musetti penso che nessuno gli avrebbe dato una chance contro Sinner invece oggi in campo è stato un altro giocatore, sembrava ringiovanito di 5-6 anni -sottolinea il vincitore della Coppa Davis del 1976-. Sinner saprà fare tesoro di questa sconfitta, è dura da digerire ma non è tutto da buttare.

In questo torneo ha dimostrato una crescita al servizio notevole. Lo aspettiamo al Roland Garros".

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026

La prima edizione dei Giochi olimpici invernali nel 1924, sulla scia di un secolo colmo di forti emozioni

Sono passati oltre cento anni dalla prima edizione dei Giochi olimpici invernali che, da appuntamento per un’élite di appassionati, si sono trasformati in un imperdibile evento intercontinentale.

L’onore dell’esordio, il 25 gennaio 1924, lo ebbe la stazione sciistica francese di Chamonix e, all’ombra del Monte Bianco, parteciparono alle gare 258 atleti, di cui 13 donne, provenienti da 16 nazioni diverse. Era, in realtà, la “Settimana degli sport invernali”, ma nel 1925 il CIO decise di promuovere l’evento, denominandolo “Primi Giochi olimpici invernali”, sancendone ufficialmente il valore olimpico e inserendolo nel calendario internazionale.

Dopo di allora sono state disputate altre 24 edizioni — tre delle quali prima della Seconda guerra mondiale, con l’interruzione da Garmisch 1936 a St. Moritz 1948 — e quelle di Milano-Cortina sono la n. 25, la terza ospitata dall’Italia dopo Cortina d’Ampezzo 1956 e Torino 2006. Un percorso che testimonia l’evoluzione tecnologica, sportiva e mediatica della manifestazione.

Disputati fino al 1992 nello

stesso anno dell’Olimpiade estiva, i Giochi invernali furono poi “anticipati” di un biennio per evitare la sovrapposizione; così, all’evento francese di Albertville 1992 seguì Lillehammer 1994.

In quella località della Norvegia centrale l’Italia toccò il record di venti medaglie conquistate, con ben sette ori, avvicinato a Pechino 2022, quando le medaglie complessive sono state 17 (2 ori, 7 argenti e 8 bronzi), mentre a Torino 2006 le medaglie azzurre furono 13.

L’Italia ha preso parte a ogni edizione dei Giochi, collezionando un totale di 141 medaglie olimpiche, incluse 42 d’oro; tra i Paesi

non europei, solo Canada e Stati Uniti figurano nel medagliere. Gli USA possono vantare il fatto di aver vinto almeno una medaglia d’oro in ogni edizione, mentre la Norvegia detiene il primato assoluto dei podi, confermandosi la nazione di riferimento nella storia degli sport invernali olimpici.

Onoranze Funebri

CHIANDOTTO ANGELO

nato il 27 giugno 1930 a Portogruaro (Veneto), Italia deceduto a Edensor Park (NSW) il 27 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale avrà luogo oggi 3 febbraio 2026 alle ore 12.30 presso la Mary Mother of Mercy Chapel, Rookwood Catholic Cemetery, Barnet Avenue, Rookwood NSW.

Al termine della cerimonia religiosa, il caro Angelo sarà accompagnato al suo luogo di riposo finale nel cimitero di Rookwood, dove riposerà in pace.

I familiari ringraziano sin d’ora tutti coloro che parteciperanno al loro dolore all’ultimo saluto al caro estinto.

“Che la luce dell’amore eterno illumini il tuo cammino."

ETERNO RIPOSO

CAVALLARO ANGELA

nata il 2 aprile 1938 deceduta a Sydney (NSW) il 28 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il rosario sarà recitato mercoledì

4 febbraio 2026 alle ore 17.00 presso la chiesa cattolica di St Anthony’s, 105 Eleventh Avenue, Austral NSW. Il funerale avrà luogo giovedì 5 febbraio 2026 alle ore 10.30 nella stessa chiesa, e al termine della cerimonia religiosa, la cara Angela sarà accompagnata al Liverpool Cemetery, 207 Moore Street, Liverpool NSW, dove riposerà in pace. I familiari ringraziano sin d’ora tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della cara estinta.

“Il tuo ricordo vivrà per sempre nei cuori di chi ti ha amato."

ETERNO RIPOSO

CARTISANO MARIA GRAZIA

nata a San Pietro di Caridà (RC) il 8 dicembre 1922 deceduta a Austral (NSW) il 26 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il Santo Rosario verrà recitato lunedì 9 febbraio 2026 alle ore 17:00 presso la Scalabrini Village Chapel, 65 Edmondson Avenue, Austral. Il funerale avrà luogo martedì 10 febbraio 2026 alle ore 10:30 nella stessa cappella, e al termine del rito religioso il corteo proseguirà per il Liverpool Cemetery, 207 Moore Street, Liverpool, dove riposeranno le spoglie della cara estinta. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della cara congiunta. “Il Signore la accolga nella sua pace. ETERNO RIPOSO

DECESSO

MINASI CONCETTA

nata il 3 luglio 1948 aa Oppido Mamertina (RC) deceduta a Camden (NSW) il 24 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Amata moglie del defunto Annunziato, lascia nel più vivo e profondo dolore parenti ed amici vicini e lontani. Il rosario sarà recitato martedì 3 febbraio 2026 alle ore 18.00 nella chiesa di St Paul’s, 26 John Street, Camden NSW. Il funerale avrà luogo mercoledì 4 febbraio 2026 alle ore 10.30 nella stessa chiesa; al termine della cerimonia, il corteo funebre proseguirà per il Liverpool Cemetery, 207 Moore Street, Liverpool NSW, dove la cara Concetta riposerà in pace. Sono graditi fiori oppure donazioni a favore di Bowel Cancer Australia. I familiari ringraziano anticipatamente quanti parteciperanno al loro dolore.

“Nel cuore di chi lo ha conosciuto. "

ETERNO RIPOSO

PANGALLO MICHELANGELO

nato il 24 giugno 1941 deceduto il 29 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale avrà luogo venerdì 6 febbraio 2026 alle ore 11.00 presso la Reflection Chapel del Liverpool Cemetery, 207 Moore Street, Liverpool NSW. Al termine della cerimonia religiosa, il caro Michelangelo sarà accompagnato nel medesimo cimitero, dove riposerà in pace. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e all’ultimo saluto al caro estinto.

“Che il tuo cammino sia ora avvolto dalla luce eterna.”

ETERNO RIPOSO

A partire dal 2026, Allora! introdurrà una nuova programmazione editoriale, con uscite bisettimanali ogni MARTEDÌ e VENERDÌ.

Io, Sam Guarna, sono disponibile ad aiutare la tua famiglia nel momento del bisogno.

Sono stato conosciuto sempre per il mio eccezionale e sincero servizio clienti. So che, per aiutare le famiglie nel dolore, bisogna sapere ascoltare per poi poter offrire un servizio vero e professionale per i vostri cari e la vostra famiglia.

Tutto ciò con rispetto, attenzione e fiducia, sempre.

In vista di questo cambiamento, invitiamo le Agenzie Funebri e tutta la comunità a valutare questa opportunità per la pubblicazione di necrologi, avvisi e comunicazioni sul nostro giornale, che da anni rappresenta un punto di riferimento per i lettori di lingua italiana in Australia. Per ulteriori informazioni contattare la redazione al numero di telefono: (02) 8786 0888.

From 2026, Allora! will introduce a new publishing schedule, with bi-weekly editions published on TUESDAY and FRIDAY

This change reflects our commitment to providing more timely news coverage and increased visibility for community announcements throughout the week. In light of this development, we invite Funeral Houses and the wider community to consider this opportunity to place notices, death notices and announcements in our newspaper, which has long been a trusted voice for the Italian-speaking community in Australia. For further information please contact (02) 8786 0888.

Conoscere il Cimitero Monumentale di Verona

Nel cuore di Veronetta, poco oltre le antiche mura scaligere, si estende uno dei luoghi più suggestivi e meno conosciuti della città: il Cimitero Monumentale di Verona. Non solo camposanto principale, ma autentico museo a cielo aperto, questo complesso racconta due secoli di storia, arte e memoria collettiva, intrecciando architettura neoclassica e grandi protagonisti della cultura italiana.

La sua nascita è legata a una svolta epocale. Con l’editto di Saint Cloud del 1804, voluto da Napoleone Bonaparte, le sepolture vennero spostate fuori dai centri abitati per ragioni igieniche e urbanistiche. A Verona, dopo anni di soluzioni provvisorie, nel 1826 venne individuata l’area del Campo Marzo, oltre Porta Vittoria. Due anni più tardi iniziarono i lavori su progetto dell’architetto Giuseppe Barbieri, che immaginò un impianto solenne e armonioso, ispirato ai canoni del neoclassicismo.

L’accesso al cimitero è un vero e proprio percorso simbolico: un viale monumentale, fiancheggiato da alti cipressi, guida il visitatore verso un grande recinto a pianta centrale.

Qui lo spazio delle sepolture è circondato da un ampio ambulacro coperto, sorretto da un colonnato dorico che conferisce all’insieme un senso di ordine e sacralità. Al centro dei quattro lati

si aprono altrettanti pantheon, ciascuno con una funzione e un significato preciso: Resurrecturis, che accoglie l’ingresso principale; Piis Lacrimis, ispirato al Pantheon di Roma; Ingenio Claris, dedicato ai cittadini illustri; e Beneficis in patriam, riservato ai benefattori della città.

Con il passare dei decenni, lo spazio originario si rivelò insufficiente. All’inizio del Novecento il complesso venne ampliato con la creazione del cosiddetto “Cimitero Nuovo”, che raddoppiò l’area disponibile e introdusse nuovi elementi architettonici, come il tempio ossario. Il secondo dopoguerra segnò un’altra fase importante: la vicinanza alla stazione di Verona Porta Vescovo aveva reso il cimitero vulnerabile ai bombardamenti, rendendo necessari importanti

interventi di restauro. Passeggiare tra i viali e gli ambulacri significa anche ripercorrere la storia culturale della città e del Paese. Qui riposano figure come Emilio Salgari, il padre di Sandokan, e Umberto Boccioni, uno dei massimi esponenti del Futurismo, insieme a poeti, musicisti, militari e membri della nobiltà europea. Le tombe monumentali, firmate da alcuni dei più importanti scultori e architetti veronesi, trasformano ogni angolo in un racconto di pietra, dove arte e memoria si fondono in un silenzio carico di significato. Oggi il Cimitero Monumentale di Verona non è soltanto un luogo di raccoglimento, ma una tappa imprescindibile per chi vuole comprendere l’anima storica e artistica della città, tra passato e presente, in un dialogo continuo con la bellezza e la memoria.

"La Repubblica" compie cinquant’anni: la storia del futuro

di Franco Radaelli

Cinquant’anni di “Repubblica”; cinquant’anni con “La Repubblica”. Il sapore è quello di un felice anniversario familiare. Di quelli incontri casuali che giorno dopo giorno ti prendono per mano e ti accompagnano per una vita. Si trattò di un evento annunciato da una serie di numeri zero che ventilavano un modo nuovo di fare informazione, di analizzare fenomeni, individuarne le cause e affidarne le sintesi a firme assai qualificate.

L’impatto fu veramente notevole. In brevissimo tempo lo “Stile Repubblica” si impose nelle redazioni e nelle edicole, dimostrando che la sfida lanciata, cioè

quella di puntare alla leadership assoluta dell’informazione su carta stampata, era tutt’altro che un eccesso utopistico. L’impresa nasceva da un’idea del tutto nuova; a partire dalla confezione del prodotto.

Il formatocarta introduceva in Italia il “Tabloid europeo” . Prima conseguenza di questa scelta era il “format” degli articoli, in qualche modo chiamati a concetti più concisi, a una intensità di approccio da cui derivava un linguaggio mai letto prima. La stessa grafica di impaginazione rivoluzionava ciò che si era conosciuto fino a quel momento.

A partire dai caratteri della titolazione e dei testi (nasceva il

mitico font “Eugenio” in omaggio al visionario cofondatore di tutta quanta l’impresa editoriale) per terminare, com’è necessario, alla qualità dei contenuti.

Proprio su questo versante si scopre una formazione di giornalisti, alcuni già affermati professionisti in arrivo da altre testate nazionali, altri profili emergenti di una professione in fase di grande slancio a livello globale.

Di fatto il team redazionale, la novità di prodotto e la qualità complessiva che ne scaturisce, conferiscono a “La Repubblica” un ruolo di traino fin dal primo giorno. E si tratterà solo dell’inizio di una marcia trionfale che le consentirà di conquistare quelle vette di autorevolezza e di tendenza che solo pochi anni prima apparivano francamente irreali.

L’elenco de protagonisti di questa splendida avventura tutta italiana si trasforma in una cavalcata nel gotha del “giornalismo di punta” della seconda metà del Ventesimo secolo. A partire, questo è ovvio, da Eugenio Scalfari, fondatore con Carlo Caracciolo e poi direttore responsabile per una ventina d’anni. Con loro i “grandi” osservatori storici del giornalismo italiano che ricordiamo in ordine sparso a partire dai collaboratori della “prima ora” da Natalia Aspesi a Corrado Augias, da Furio Colombo a Guido Viola, Beniamino Placido, Curzio Maltese. Dai direttori successivi, Ezio Mauro, Mario Calabresi, Maurizio Molinari, all’attuale, Mario Orfeo. Senza dimenticare i mitici Giorgio Bocca, Gianni Brera e i suoi neologismi calcistici. Le splendide prove d giornalismo d’inchiesta firmate Giuseppe D’Avanzo, le mitiche vignette di Giorgio Forattini e i trenta “Tour

de France” ciclogastronomici di Gianni Mura. Il tennis-poesia di Gianni Clerici e gli affreschi sportivi a tutto tondo di Emanuela Audisio fino ad arrivare, nel corso degli anni, a Michele Serra e Francesco Merlo nell’anfiteatro di uno scenario a netta impronta laica che è passato, grazie all’ultimo Scalfari, attraverso un intenso, esclusivo carteggio con Papa Francesco.

Una grande storia tutta italiana che vuole festeggiare il pro-

prio mezzo secolo di vita con una serie di incontri/evento insieme alla vastissima platea di amici, di compagni di viaggio e di semplici ammiratori di prestigio. Fino al prossimo 15 marzo, le Gallerie del “Mattatoio di Roma” ospiteranno le immagini, le parole, i volti che hanno raccontato e ancora oggi accompagnano la voglia di battersi per un’Italia più moderna, più bella perché più giusta. L’ingresso è gratuito. E’ sufficiente prenotarsi.

Benvenuto Franco Radaelli

Con immenso piacere e orgoglio, la redazione di Allora! dà il benvenuto a Franco Radaelli, nuovo corrispondente dall’Italia, che arricchirà le nostre pagine con uno sguardo attento e appassionato sulla storia e sull’attualità italiana e locale.

Nato a Monza e oggi 78enne, Radaelli porta con sé oltre quarant’anni di esperienza maturata nella maggiore impresa grafico-editoriale della Brianza, dove ha operato prima in ambito amministrativo e successivamente come pubblicista, in particolare nei servizi sportivi. La sua carriera, segnata da professionalità e dedizione, è un esempio per chi desidera coniugare lavoro e passione nella comunicazione.

In pensione, Franco ha scelto di continuare a collaborare “a puro titolo di passione”, dedicandosi alla rievocazione di fatti, luoghi e personaggi che hanno segnato la storia locale nella seconda metà del Novecento. Un patrimonio di memoria e competenza che promette di offrire ai lettori di Allora! racconti autentici, rigorosi e capaci di collegare le comunità italiane all’estero con

le loro radici, con uno stile chiaro e coinvolgente. Il direttore Marco Testa ha espresso grande soddisfazione per questo nuovo ingresso: “È motivo di orgoglio vedere come Allora! continui a suscitare interesse tra collaboratori dall’Italia, rafforzando un ponte culturale e informativo con la nostra comunità in Australia”.

Un ringraziamento speciale va a Franco Barillaro, del Com.It.Es. di Canberra, per aver reso possibile questa preziosa collaborazione tra Franco Radaelli e la nostra redazione.

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