276 - 27 Gennaio 2026

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Colpa del maltempo

La settimana scorsa, un caro amico, mi ha inviato un breve video che raffigurava un solerte ex-presidente di un'associazione religiosa (che ora si è dato il titolo di “coordinatore” insieme ad un amico - perché l'associazione è stata liquidata) che, parlando a un pubblico non così numeroso, si rivolgeva ai convenuti lamentando con queste parole: “potevamo essere di più oggi, ma a causa del maltempo...”.

Come a dire che il fatto che siano rimasti ormai quasi solo ottuagenari o coppie di moglie e marito, in quella che una volta era un’importante associazione, sia colpa di una giornata di pioggia che ha allontanato gli ex-soci che ora soci non sono più.

Ci vuole coraggio, quel tipo di coraggio che spesso confina con l’illusione. Si cercano scuse esterne, eventi meteorologici o coincidenze per spiegare ciò che invece è il naturale declino di realtà che hanno smesso di interrogarsi sul senso della propria esistenza... personalismo a parte.

Quindi, è più facile prendersela con la pioggia che domandarsi perché non piova più entusiasmo, idee o persone, quando quelle stesse persone sono state allontanate perché ritenute "pericolose". Quelle sedie vuote non sono il risultato del maltempo, ma di una grottesca autoreferenzialità e nostalgia mal digerita.

Basterebbe un po’ di onestà intellettuale per ammettere che la realtà si è spostata altrove, dove si cercano comunità vere, significato e partecipazione e dove non ci sono più vecchi dei tromboni che dicono "i giovani non sono interessati". Ma questo discorso richiede visione, non solo un titolo. Visione che i "coordinatori" stentano ad immaginare. Difendere un nome, un simbolo o un titolo diventa vanità travestita da fedeltà alla tradizione.

Assistiamo così ad una lenta e inesorabile agonia di ciò che un tempo era vivo e restiamo a guardare dalla finestra alla vera tempesta, non quella meteorologica, ma quella del tempo che passa e spazza via il vuoto per lasciare spazio a qualcosa di nuovo.

Europeans at last?

Politics is loud and divisive when it wants to block, ban or punish. It is much quieter when it has the chance to build something novel and ambitious.

Right now, while MPs argue about laws “against” this or that group, a rare opportunity is sitting on the table: a proposed mobility agreement between Australia and the European Union.

If ratified, it would allow Australians to live, work, and study across Europe for up to four years and give Europeans (including Italians) the same access to Australia, without requiring a pre-arranged job offer.

Cyclone Harry hits Southern Italy

Cyclone Harry has battered southern Italy, with damage in Sicily alone estimated at €740 million, rising above €1 billion.

Sicily and Sardinia have declared regional states of emergency and are pushing for national status. Sicilian governor Renato Schifani announced an initial €70 million package for urgent repairs.

Political tensions are mounting, as PD opposition leader Elly Schlein urges Transport Minister Matteo Salvini to redirect funds planned for the Strait of Messina bridge toward rebuilding infrastructure nationwide.

It would mean a structured mobility scheme between societies that share the same civic foundations: the rule of law, equality before the law, representative government and individual freedoms. These Western traditions helped shape Australia into the nation it is today.

Our courts, parliaments, universities and civic culture all grew from this inheritance. So did the original vision of multiculturalism: not the coexistence of isolated communities, but the integration of different peoples around shared values.

The agreement is part of the

Coalizione a pezzi: Ley sotto assedio

In appena 48 ore, un accordo parlamentare si è trasformato in una frattura politica senza precedenti. L’intesa sulle leggi contro i crimini d’odio ha fatto emergere divisioni profonde all’interno della Coalizione.

Al Senato, Ross Cadell, Matt Canavan e Bridget McKenzie hanno votato contro la linea concordata, sancendo la rottura.

Nel frattempo la leadership di Sussan Ley vacilla: il deputato liberale Tony Pasin le ha negato sostegno, mentre David Littleproud ha escluso i Nationals dal governo ombra, aprendo una crisi istituzionale a Canberra.

long-running EU-Australia free trade talks and is being actively advanced by Trade and Tourism Minister Don Farrell, in close collaboration with European Commission negotiators.

For young Australians, it offers more than short-term visas or casual work, it opens pathways for meaningful international experience, career-building, and skills development. For businesses, it provides access to skilled workers trained to comparable international standards, helping fill labour shortages in key sectors, including trades, engineering and professional services.

For established migrant communities such as Italians and Greeks, it strengthens integration, ensuring new arrivals arrive not as strangers to our values, but as partners who have proven their meaningful contribution to this country.

Europe remains the cultural and legal source from which Australia grew. Reconnecting in a practical, modern way is not nostalgia; it is strategy. The deal also serves as a “mobility sweetener” to finalise a long-stalled EU-Australia free trade agreement, positioning Australia as a globally connected, competitive nation.

Politicians often speak of jobs, skills, youth opportunity, and global relevance. This agreement delivers all four without slogans, culture-war theatrics, or empty promises. If it fails, it will not be because it lacks merit. It will be because leaders chose noise over vision, fear over confidence.

The best policies are written to move a nation forward, to connect, empower, and create tangible opportunity. This is one of those rare moments.

Sab. 7 Febbraio

Bisettimanale degli italo-australiani
Anno X - Numero 4 - Martedì 27 Gennaio 2026
Associazione Trinacria Carnevale in Maschera Five Dock RSL
2026, 6:30pm Biglietti: $90 soci, $95 n/soci
di Marco Testa
Congresso welfare: Epasa-itaco a Roma
Australian Open, tre italiani agli ottavi If Only a Mural Were Enough for Leichhardt
La Terza Camera compie 30 anni
Pietropiccolo riceve il "Premio 28 Dicembre"
Generosità e l’empatia non si insegnano
Diretto da Marco Testa

istituzionali

Consegnati premi Giovanni Grillo alla Camera

Si è svolta il 26 gennaio, nella Sala della Regina della Camera dei deputati, la cerimonia di consegna dell’undicesima edizione del Premio Nazionale Giovanni Grillo in ricordo degli Internati Militari Italiani, dedicato quest’anno al tema: “L’amore per la Bandiera Nazionale come impegno per il bene della nostra comunità”. L’iniziati-

Allora!

Published by Italian Australian News

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le scelte future. Per gli Istituti Secondari di primo grado, il Premio è stato assegnato ex aequo a due lavori: “Il Tricolore e il giuramento”, monologo presentato dall’allieva Daniela Muselli, classe 2ª A dell’Istituto Comprensivo “Aldo Moro” di Marcianise (Caserta), e “Non muoio nemmeno se mi ammazzano – Giovanni Guareschi nel lager”, cortometraggio realizzato dalla classe 3ª C dell’Istituto Comprensivo “Concesio” di Concesio (Brescia).

Italy's Poste Italiane Offices Expand Passport Service

va è promossa dalla Fondazione Giovanni Grillo in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e si avvale della media partnership di Rai Cultura, oltre al patrocinio morale e gratuito di Rai per la Sostenibilità ESG, dell’Aeronautica Militare, del Ministero della Cultura e dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri.

La cerimonia ha rappresentato un momento di alto valore istituzionale e simbolico, dedicato alla memoria degli Internati Militari Italiani e al loro sacrificio, esempio di coerenza morale e fedeltà ai valori di libertà. Al centro dell’incontro, il ruolo delle giovani generazioni nella custodia della memoria e nella costruzione di una cittadinanza consapevole, capace di riconoscere nella Bandiera non solo un emblema, ma un richiamo quotidiano alla responsabilità civile.

Gli studenti partecipanti hanno espresso le proprie riflessioni attraverso linguaggi diversi –scrittura, teatro, cinema, video e narrazione storica – offrendo una lettura attuale dei valori racchiusi nel Tricolore. Ogni elaborato ha mostrato come la storia possa diventare esperienza viva, capace di parlare al presente e di orientare

Entrambi i lavori hanno saputo coniugare ricerca storica e sensibilità narrativa, offrendo una testimonianza intensa del valore della scelta e della dignità umana.

Per gli Istituti Secondari di secondo grado, il riconoscimento è andato, sempre ex aequo, a tre elaborati: “I colori della libertà”, filmato prodotto dalle classi IV e V del Liceo artistico a indirizzo audiovisivo multimediale dell’Istituto di Istruzione Statale “Carlo Anti” di Villafranca di Verona; “Qualsiasi cosa voglia dire”, racconto realizzato dagli studenti del laboratorio di Storia del Liceo Classico “Ernesto Cairoli” di Varese; “La scelta”, video presentato dalle classi II e III sezione E dello stesso liceo. I lavori hanno affrontato il tema della libertà come responsabilità, mettendo in relazione passato e presente.

Nel corso della cerimonia è stato ribadito come la scuola sia il luogo privilegiato in cui si formano coscienze critiche e partecipi. L'edizione del 2026 del Premio Giovanni Grillo si conferma così come un progetto educativo di respiro nazionale, capace di unire istituzioni, mondo della cultura e studenti in un percorso comune di memoria e impegno civile che ispira le nuove generazioni.

Scomparsa di Valentino, l'Italia perde stilista

capace

Scomparso il 19 gennaio Valentino, icona dello stile italiano nel mondo. Il grande stilista si è spento all’età di 93 anni nella sua casa romana.

“Con la scomparsa di Valentino l’Italia perde uno stilista di successo, capace di guardare oltre le tendenze e le convenzioni. Il mondo della moda gli deve grandi intuizioni e splendide creazioni. Esprimo ai suoi familiari e ai collaboratori cordoglio e vicinanza”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Valentino, maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana. Oggi l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni.

Grazie di tutto”. Lo ha scritto su X il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Con Valentino Garavani l’Italia perde un protagonista assoluto della moda mondiale – ha scritto su X il Ministro degli Esteri Antonio Tajani – Il suo talento ha portato il Made in Italy sulle passerelle internazionali, rendendolo simbolo di stile, creatività e prestigio. Un’eredità che resterà nella storia d'Italia e del mondo. Ci ha lasciato un’icona del Made in Italy, che ha reso il nostro Paese un’eccellenza mondiale e la cui visione e la creatività hanno illuminato le sfilate in tutte le città. Sentite condoglianze alla famiglia, ai suoi cari e a tutti i suoi collaboratori”. (Inform)

Getting an Italian passport in Italy is becoming quicker and more accessible, as Poste Italiane continues to roll out its passport application and renewal service nationwide. As of January 2026, the service is available in 4,574 post offices, including 4,157 in towns with fewer than 15,000 residents and 417 in larger urban centres.

The expansion is part of the “Polis” project, a national plan to turn post offices into local onestop service hubs. The aim is to activate the service in almost 7,000 small towns and remote areas by spring 2026. Since the service was launched on a trial basis on 14 March 2024, demand has risen steadily. Poste Italiane has processed about 145,000 passport applications to date. In January 2025 there were just over 18,000 applications; by September that figure had already passed 100,000.

More than 106,000 requests have come from small towns involved in the Polis project, while around 38,000 were submitted in larger cities. The highest numbers have been recorded in the provinces of Verona, Vicenza, Monza and Bergamo.

Citizens can apply for a new passport or a renewal at a participating post office in the munici-

pality where they live or are domiciled. Applicants must present a valid identity document, their tax code, two recent passport photos, a €73.50 tax stamp and proof of payment of the €42.70 passport fee.

Post office staff collect biometric data, including fingerprints and a digital photograph, and forward the application to the relevant police office. For renewals, the old passport or a report of loss or theft must also be provided.

One of the main goals of the project is to reduce the disadvantage faced by people in remote and rural areas. In towns like Terranova di Pollino in Basilicata, with fewer than 1,000 residents, people once had to travel up to 150 kilometres to apply for a passport. Now they can complete the process locally.

The service has also reached mountain communities and islands such as Elba, Capraia, Favignana and Pantelleria. In large cities, including Rome, Milan, Bologna and Naples, the service is available by appointment through the Poste Italiane website. With applications continuing to rise, the expansion of passport services through post offices is fast becoming a key part of Italy’s push to modernise public services.

30 anni della Terza Camera: il salotto della Repubblica

di Emanuele Esposito

Nel trentennale di Porta a Porta la politica italiana torna nel luogo in cui, da tre decenni, si forma, si misura e spesso si svela: il salotto televisivo di Bruno Vespa. Accanto a lui Enrico Mentana, direttore del TgLa7. Al centro della scena Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio. Una doppia intervista che diventa anche un viaggio nella storia politica del Paese.

Per trent’anni Porta a Porta è stato molto più di un programma televisivo. È stato — come lo ha definito la stessa politica — la “Terza Camera” della Repubblica, dopo Senato e Camera dei Deputati. Da quello studio sono passati nove Presidenti del Consiglio su dieci. Lì si sono consumati confronti decisivi, confessioni inattese, retroscena rimasti nella memoria collettiva. Lì la politica ha scelto spesso di parlare direttamente agli italiani, aggirando i filtri tradizionali.

Nel giorno del trentennale, la scena è tutta per Giorgia Meloni, protagonista di un ritorno che ha il sapore della memoria e della continuità. Bruno Vespa apre il cassetto dei ricordi: 7 novembre 2006, una giovanissima Meloni — allora vicepresidente della Camera — entra per la prima volta nello studio. «Ero terrorizzata», ammette oggi sorridendo. «Studiavo tutto la notte. Sono sempre stata un po’ secchiona».

Vent’anni dopo, quella ragazza di Garbatella è Presidente del Consiglio. Porta a Porta diventa così lo specchio di una traiettoria politica che attraversa due decenni di Repubblica, accompagnando l’ascesa di una leader che oggi guida il governo.

Nel dialogo serrato con Vespa e Mentana, Meloni rivendica una linea che definisce chiara: abbassare i toni, senza abbassare la testa. Sul Board of Peace per Gaza, la Presidente parla di «apertura responsabile», ma segnala problemi di compatibilità costituzionale, in particolare con l’articolo 11 della Costituzione. Nessuna chiusura ideologica, ma neppure firme automatiche.

Quanto al ruolo di Donald Trump, Meloni respinge l’idea

di un “ONU privato” e ricorda che il multilateralismo, per definizione, significa sedersi anche con interlocutori lontani.

È quanto già avviene — sottolinea — nelle Nazioni Unite e nel G20.

Il tema della Groenlandia e delle tensioni transatlantiche diventa occasione per chiarire una visione di fondo: l’Italia non ha interesse a rompere le alleanze storiche, né a inseguire escalation verbali. «In politica estera le scelte hanno conseguenze», afferma Meloni. «Chi propone di reagire con forza deve anche dire cosa intende fare davvero: uscire dalla Nato? chiudere le basi?».

Un passaggio che suona come una risposta diretta a una parte dell’opposizione, accusata di preferire lo scontro alla soluzione.

Sul fronte interno, la Presidente difende l’impianto delle politiche di sicurezza, ma avverte: senza una giustizia coerente, la sicurezza resta fragile.

Il riferimento al Daspo urbano annullato dal TAR Lombardia diventa simbolo di una frattura istituzionale che, secondo Meloni, mortifica il lavoro delle forze dell’ordine.

C’è poi il tema dell’immigrazione. Meloni denuncia un sistema dei permessi di soggiorno infiltrato dalla criminalità organizzata, una distorsione che — sostiene — il governo ha corretto. Il modello Albania, bloccato per due anni da sentenze giudicate “ideologiche”, resta una scommessa europea. «Ora abbiamo corretto la normativa UE», afferma. «Arriveremo allo stesso risultato, ma con due anni di ritardo». Un’ammissione che pesa come un atto politico: il tempo perso ha avuto un costo.

La puntata si chiude come si era aperta: con la storia. Nove Presidenti del Consiglio, trent’anni di politica, un solo studio televisivo. Porta a Porta non è solo un programma Rai: è un archivio vivente della Seconda Repubblica, un luogo dove la politica italiana si è messa a nudo. E nel trentennale, con Vespa, Mentana e Meloni, la “Terza Camera” ha ricordato perché, ancora oggi, resta centrale nel racconto del potere.

Pensionati italiani all’estero svolta possibile

di Emanuele Esposito

Nel dibattito sugli italiani all’estero c’è una parola che per anni è rimasta ai margini: ritorno. Non come richiamo nostalgico, ma come progetto concreto e sostenibile, capace di coniugare politica fiscale e coesione territoriale. È in questa chiave che va letto il disegno di legge presentato dal senatore Domenico Matera, attualmente all’esame della Commissione Finanze del Senato.

Il provvedimento introduce un’aliquota IRPEF sostitutiva del 4% per 15 anni, destinata ai pensionati italiani residenti da almeno cinque anni fuori dall’Unione europea che decidano di trasferirsi nei piccoli comuni delle aree interne, individuati secondo i criteri della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI). L’obiettivo non è offrire un beneficio isolato, ma favorire il ripopolamento e il rilancio economico di territori segnati da spopolamento, invecchiamento della popolazione e carenza di servizi essenziali.

I numeri aiutano a inquadrare la questione. L’INPS eroga ol-

tre 310.000 pensioni in circa 160 Paesi, per un valore annuo di 1,6 miliardi di euro.

Una quota rilevante di queste pensioni, in base alle convenzioni contro le doppie imposizioni, viene tassata all’estero e non genera alcun gettito per l’Italia. Il ddl Matera nasce quindi da una domanda di buon senso: perché non rendere conveniente il rientro, invece di limitarsi a registrare l’esodo?

Il rientro dei pensionati non comporta nuove richieste di assistenza pubblica, ma porta reddito, consumi e una presenza stabile in comuni spesso sotto la soglia di sostenibilità demografi-

ca. Significa riaprire case chiuse da anni, sostenere il commercio locale, rafforzare il tessuto sociale. In cambio, lo Stato propone una tassazione chiara e stabile, più bassa ma certa: meglio una quota ridotta che nessun introito.

La proposta colma inoltre un vuoto nel sistema fiscale italiano. Accanto ai regimi già esistenti – dalla flat tax per i grandi patrimoni al 7% riservato alle pensioni estere – mancava una misura per i pensionati con pensione italiana, spesso ex emigrati esclusi da entrambe le opzioni. Il nuovo articolo 24-quater nasce per intercettare questa platea.

1 milione di dollari per la sicurezza stradale

Importanti investimenti per la sicurezza stradale arrivano a Werriwa grazie al Black Spot Program 2025-26 del Governo Laburista guidato da Anthony Albanese. L’annuncio è stato dato dalla Deputata federale Anne Stanley MP, Government Whip e rappresentante del collegio di Werriwa, che ha confermato lo stanziamento di oltre un milione di dollari destinati a tre interventi strategici sul territorio.

Il programma Black Spot, pensato per ridurre incidenti e migliorare la sicurezza nei punti più critici della rete stradale, finanzierà opere mirate in tre aree particolarmente trafficate. A Casula, all’incrocio tra Box Road e Pine Road, verranno realizzati rialzi stradali, miglioramenti alla deflessione della rotatoria e nuove rampe sui marciapiedi, per un investimento di 170.000 dollari.

A Cecil Hills, lungo Feodore Drive tra Sandringham Drive e Spencer Road, sono previsti interventi più estesi: rialzi stradali, spartitraffico centrale, recinzioni pedonali sul cordolo e un nuovo attraversamento pedonale, per

un valore complessivo di 440.000 dollari. Il terzo intervento interesserà Heckenberg, nell’area di Sadleir Avenue, Tumbarumba Crescent e Celebration Road, dove verranno installate barriere rigide, attraversamenti pedonali, isole rialzate con segnaletica di stop e un aggiornamento dell’intersezione da “dare precedenza” a “stop”. Il finanziamento previsto è di 424.950 dollari.

Il Governo Albanese ha inoltre aumentato il budget nazionale del Black Spot Program da 110 a 150 milioni di dollari l’anno, con-

sentendo maggiori risorse per la sicurezza stradale a livello locale. Questo nuovo finanziamento si aggiunge ai 2 milioni di dollari già ottenuti da Werriwa nel 202425 e ai 6,9 milioni destinati agli importanti lavori all’incrocio tra Kurrajong Road, Beech Road e Lyn Parade.

Anne Stanley ha sottolineato come i residenti conoscano bene la pericolosità di alcune strade della zona, invitando la comunità a segnalare ulteriori “black spot” per i prossimi cicli di finanziamento.

Adesioni e rifiuti al Board of Peace di Trump

Washington lancia il “Board of Peace”, l’iniziativa voluta dal presidente Donald Trump per affrontare i principali conflitti internazionali, ma il progetto divide alleati e diplomazie e solleva dubbi sul suo impatto sul ruolo delle Nazioni Unite.

Trump ha presentato l’idea lo scorso settembre, inizialmente come strumento per porre fine alla guerra a Gaza. Successivamente il mandato è stato amplia-

to: il Board dovrebbe occuparsi anche di altri conflitti nel mondo. Secondo una bozza dello statuto visionata da Reuters, il presidente statunitense ne sarà il primo presidente e avrà ampi poteri esecutivi, inclusa la possibilità di porre il veto sulle decisioni e rimuovere membri.

Gli Stati aderenti avrebbero un mandato di tre anni, ma potrebbero ottenere lo status permanente versando un contributo di un mi-

Carta d’identità elettronica nei

Comuni per i cittadini AIRE

Da giugno Carta d’identità elettronica nei Comuni italiani anche per i cittadini AIRE.

"Finalmente i cittadini italiani residenti all’estero potranno richiedere la Carta d’Identità Elettronica (CIE) anche presso i Comuni italiani a partire dal 1 giugno 2026. Con l’approvazione definitiva anche da parte del Senato del provvedimento sui servizi ai cittadini AIRE, diventa finalmente realtà una norma che aspettavamo da anni".

Lo dichiara la deputata di Azione Federica Onori, segretaria della Commissione Affari Esteri della Camera.

"Questo aggiornamento con-

sentirà ai cittadini AIRE di richiedere la CIE anche quando rientrano temporaneamente in Italia, ad esempio per le vacanze, alleviando le criticità legate ai lunghi tempi di attesa nei consolati. Una misura decisiva, specialmente in vista dell’imminente scadenza del 3 agosto 2026, a partire dalla quale sarà obbligatorio, secondo le norme UE, avere un documento biometrico. È il risultato di un lavoro politico portato avanti da anni e culminato nell’accoglimento di una proposta di Azione, nata dall’ascolto costante delle esigenze delle comunità italiane all’estero", conclude Onori.

liardo di dollari per finanziare le attività dell’organismo. Nel comitato esecutivo fondatore figurano il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff, l’ex premier britannico Tony Blair e Jared Kushner, genero di Trump. Secondo la Casa Bianca, circa 35 dei 50 leader invitati hanno già accettato. Tra questi diversi alleati mediorientali degli Stati Uniti – Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Giordania, Qatar ed Egitto – oltre a Turchia e Ungheria, guidate da leader nazionalisti in buoni rapporti personali con Trump. Hanno aderito anche Marocco, Pakistan, Indonesia, Kosovo, Uzbekistan, Kazakistan, Paraguay e Vietnam, oltre ad Armenia e Azerbaigian, che avevano firmato un accordo di pace mediato da Washington lo scorso agosto.

Più controversa l’adesione della Bielorussia di Aleksandr Lukashenko, isolata a lungo dall’Occidente per le violazioni dei diritti umani e il sostegno a Mosca nella guerra in Ucraina. Russia e Cina, entrambe membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, non hanno ancora deciso: temono che il Board possa ridurre il loro peso nelle istituzioni multilaterali.

Diversi alleati tradizionali hanno reagito con cautela. Norvegia e Svezia hanno già rifiutato. In Italia, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito problematica l’adesione, e secondo il Corriere della Sera la partecipazione violerebbe la Costituzione perché l’organismo sarebbe guidato da un singolo capo di Stato. Anche la Francia intende dire no: una scelta che ha spinto Trump a minacciare dazi del 200% su vini e champagne francesi. Canada, Regno Unito, Germania e Giappone non hanno ancora preso una posizione definitiva.

Sul piano giuridico, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha autorizzato il Board solo fino al 2027 e limitatamente a Gaza, come amministrazione transitoria incaricata di coordinare la ricostruzione e una forza di stabilizzazione internazionale. Oltre questo ambito, resta incerto quali poteri reali avrà il Board e come si coordinerà con le Nazioni Unite. Una cosa però è chiara: l’iniziativa di Trump, presentata come strumento di pace, sta già ridisegnando gli equilibri diplomatici globali.

If Only a Mural Were Enough To Tell What's Been Lost

By Marco Testa Leichhardt was once a place you could hear before you saw. Italian voices spilled onto the pavement from cafés, theatres and clubs. The rhythm of a language, the ritual of a coffee, the arguments about football and politics, all of it formed a living, breathing culture that could not be reduced to a symbol on a wall.

Today, what remains feels more like an echo.

We are now told by the Inner West Council, that a mural will honour Leichhardt’s Italian heritage. We are invited to consultations until the end of this month. Good! Because the consultation announced with fanfare on the future of the Forum’s Cultural Centre never saw the light of day. We are asked to provide feedback, encouraged to believe that this time, perhaps, the community will be heard. And yet the story of the past decade is not one of renewal, but of quiet endings.

The Italian Cultural Centre is no longer in the hands of the community to whom it was donated by the NSW Government, a space where language, memory and performance were meant to keep Italian culture alive, not just in a frame or on few occasions to give spectacle to particular organisations.

The Italian library on Norton Street has disappeared, shelves that held not only books, but the intellectual and emotional link between generations, between those who arrived and those who were born here.

The Casa d’Italia, the gathering place of our community, our living room, where young couples danced, new-found lovers kissed for the first time and our identity was forged is now gone. A home where ideas for our people were planned, campaigns launched, farewells held and belonging was tangible now displays the promo window of a childcare centre operated by tycoons.

The sporting club, along Giovinazzo Grove harbour shore, has faded. A place where culture ran alongside competition and weekends were as much about community as they were about the score, the food, the company and the fun.

"Italians are now fully integrated into Australian society", says the recalcitrant cavaliere. Yet, you notice other ethnic

communities having their churches, their halls, their languages and their identity loved, cherished and proudly acknowledged.

As for Leichhardt, these were not nostalgic ornaments. They were institutions. They were the infrastructure of culture. What stands in their place now is a mural, well-intentioned, thoughtful, and undoubtedly beautiful. But it sits beside a Chemist Warehouse, a backdrop to a retail strip that speaks more of turnover than of tradition. There is a bitter irony in honouring a “living heritage” in a place that feels increasingly like a cultural sickbay: a space treating the symptoms of loss rather than addressing the cause.

We are asked to admire the past while watching the present disappear. It is no more. Consultations come and go. Promises are made. Words like “celebration,” “engagement,” and “recognition” fill documents and press releases. But recognition without protection becomes memorialisation. Celebration without support becomes performance. The community is thanked, photographed for a Street Festa, and then, quietly, priced out, planned around, or forgotten.

This is not about resisting change. Cities evolve. Neighbourhoods transform. But there is a difference between evolution and erasure.

A mural can tell a story. It cannot keep a language alive in a classroom. It cannot keep a club’s doors open. It cannot host a meeting, a rehearsal, a match, or a debate. It cannot replace the everyday spaces where culture was once actively practised rather than merely remembered.

What we are left with, then, is a melancholy tribute to a presence that has already been allowed to fade. A painted memory of a community that once filled streets, halls and hearts, now reduced to an image for passers-by who may never know what stood there before.

Leichhardt does not need another symbol of what it used to be. It needs a reason for what remains to stay. Because honouring a past of which very little is left is not preservation. It is a farewell, dressed up as a celebration.

Biblioteca di autori italiani in collaborazione con Feltrinelli

Il progetto del CO.AS.IT. nasce in collaborazione con il Gruppo Feltrinelli al fine di rafforzare, in un unicum solo nel suo genere, il legame tra Italia e Australia

Melbourne si prepara ad accogliere un’iniziativa culturale senza precedenti: la prima Biblioteca di autori italiani della città.

L’annuncio è arrivato il 21 gennaio 2025 dal CO.AS.IT., che ha ufficializzato una collaborazione ad ampio raggio con il Gruppo Editoriale Feltrinelli, dando vita a un progetto destinato a diventare un punto di riferimento per la comunità italiana e per tutti gli amanti della cultura.

La biblioteca sarà composta da oltre millecinquecento volumi e raccoglierà la parte più significativa della produzione letteraria italiana, dagli autori classici alle voci contemporanee. I l fondo librario verrà aggiornato ogni anno con le nuove pubblicazioni di narrativa, saggistica e letteratura per ragazzi edite in Italia da autori italiani, garantendo una collezione dinamica e sempre attuale.

Il progetto nasce su impulso dell’ex CEO del CO.AS.IT., Marco Fedi, ed è stato interamente finanziato dall’organizzazione. L’apertura al pubblico è prevista nei prossimi mesi. La biblioteca sarà accessibile tramite una tessera annuale che consentirà sia la consultazione in sede sia il prestito dei volumi. Per la prima volta, la comunità italiana di Melbourne, le scuole, gli studiosi e i semplici appassionati potranno contare su una risorsa stabile e strutturata dedicata esclusivamente alla letteratura italiana.

Federazione Lucana

Ballo Liscio - open bar, pizze

Venerdì, 30 gennaio - 7.00pm

Leonardo Santomartino:

Josie Donnoli: 0418 311 029

Solarino Social Club

Ballo in Maschera

Sabato, 31 gennaio - 6.00pm

Maria Formica: 0402 087 583

Santo Gervasi: 0435 875 794

Tra gli scaffali troveranno posto l’intera tradizione classica, dal Medioevo ai giorni nostri, insieme alle opere contemporanee più rappresentative.

Saranno disponibili anche le cinquine finaliste dei più prestigiosi premi letterari italiani degli ultimi dieci anni, dal Premio Strega al Campiello, oltre a una vasta selezione di titoli dedicati a narrativa, attualità, storia, politica, società, economia, fumetti e letteratura per ragazzi.

La collaborazione con il Gruppo Feltrinelli non si esaurisce nella creazione della biblioteca. Nei prossimi mesi si svilupperanno nuove sinergie editoriali dedicate all’emigrazione italiana in Australia e alla storia della comunità italo-australiana. Sono inoltre previsti incontri pubblici, presentazioni di libri e appuntamenti culturali con importanti autori Feltrinelli, pensati per il pubblico italiano di Melbourne ma aperti anche a chi desidera avvicinarsi alla cultura italiana.

«L’impegno del CO.AS.IT. nella promozione della lingua e della cultura italiana a Melbourne rappresenta uno dei pilastri fondamentali della nostra missione», ha dichiarato Marco Fedi.

«Con la nascita di questa biblioteca abbiamo scelto di compiere un passo coraggioso: offrire alla comunità uno spazio dove incontrarsi, confrontarsi e trascorrere tempo di qualità. Il libro fisico resta uno strumento insostituibile di conoscenza, riflessione e libertà di pensiero». Fedi ha sottolineato come la lettura su carta restituisca tempo, concentrazione e silenzio interiore, favorendo un ritmo più lento e umano rispetto alla frenesia digitale. Scegliere oggi di investire nel libro fisico è, secondo lui, un atto di coraggio culturale: significa credere nel valore del tempo, della dedizione e del pensiero che cresce pagina dopo pagina, affermando che la conoscenza non si consuma, ma si coltiva.

Con questa iniziativa, Melbourne arricchisce ulteriormente il suo mosaico multiculturale, offrendo alla comunità italiana e alla città intera un nuovo spazio dove la cultura non viene solo conservata, ma vissuta, condivisa e trasmessa alle nuove generazioni.

From Sandstone to a Smart University Campus

An afternoon walk through the University of Melbourne on Sunday, 3 January 2026, became more than a nostalgic visit. It was a journey through time and change. Returning to the campus where I studied between 1968 and 1972, I was struck not only by personal memories, but by the scale of transformation that has reshaped one of Australia’s most important educational institutions.

The University of Melbourne has always been a place of discovery for me. It was here that I developed many of the skills I still rely on today. Yet this visit revealed a campus almost unrecognisable in parts.

New buildings, redesigned open spaces and modern learning facilities now sit alongside the familiar sandstone landmarks of earlier decades. The physical environment has been dramatically renewed, reflecting the University’s effort to adapt to contemporary needs. Photographs from this visit, which I will share with readers, capture just how extensive these changes have been.

Founded in 1853, the University of Melbourne is Australia’s second-oldest university and among its most prestigious. Established only two years after the colony of Victoria was created, it drew inspiration from British liberal traditions of higher education, particularly the University of London. Its founding principle was clear: to offer broad, secular education for the benefit of the whole community.

From modest beginnings with a handful of staff and students, the University expanded rapidly in the late nineteenth and early twentieth centuries. It became central to the training of lawyers, doctors, engineers and teachers who would go on to shape Victoria’s institutions. The Parkville campus developed into a distinctive academic precinct, with landmarks such as the Old Quad and, later, the Baillieu Library.

By the mid-twentieth century, Melbourne had earned a strong reputation for research

and leadership, producing prime ministers, governors-general and Nobel Prize winners. In the past 20 years, however, change has accelerated. The introduction of the “Melbourne Model” in 2008 reshaped courses into broad undergraduate degrees followed by specialised graduate programs, aligning the University with major European and North American systems. Research has remained at the core of its mission. Major investment has flowed into biomedical science, climate studies, data

science and the humanities. The Parkville biomedical precinct is now one of the largest in the Southern Hemisphere, while regional campuses such as Dookie, Burnley and Shepparton have been strengthened in agriculture, forestry and rural health..

For visitors, whether from interstate or just across town, a walk through the University of Melbourne today offers more than scenic grounds. It tells the story of an institution that honours its past while constantly reshaping itself for the future.

Fedi quits CO.AS.IT

CO.AS.IT. Melbourne has announced the resignation of its Chief Executive Officer, Mr Marco Fedi, effective Friday 16 January 2026. The decision was formally accepted by President Vincent Volpe on behalf of the Board of Directors, which expressed deep appreciation for Mr Fedi’s eight years of dedicated service.

Under his leadership, CO.AS. IT. experienced major growth and renewal, strengthening aged care services, investing in professional development, and launch-

ing innovative programs such as C.U.T.E. and WitCare Hub. Cultural initiatives, including Festa Italiana, Zecchino d’Oro and the new Italian library with La Feltrinelli, broadened community engagement.

Mr Volpe said Mr Fedi leaves “a lasting legacy of vision and responsibility.” In his farewell, Mr Fedi wrote: “I leave CO.AS.IT. with deep gratitude for the work undertaken together and with confidence in the organisation’s future.”

Master Cheese Makers Since 1959 a cura di Tom Padula

Laboratori di lingua e cultura per i bambini

Il Darwin Italian Club continua a valorizzare la lingua e la cultura italiana grazie ai suoi laboratori dedicati ai bambini e ai ragazzi di tutte le età. Il programma “Parliamo Italiano” offre un approccio caloroso e inclusivo, pensato per stimolare curiosità, fiducia in se stessi e amore per la lingua italiana fin dai primi anni di vita.

I laboratori si articolano in tre fasce d’età. Per i Piccoli dai 3 ai 5 anni, le lezioni introducono l’italiano attraverso storie animate, libri illustrati e attività manuali

semplici. I bambini apprendono i primi vocaboli, i saluti e le filastrocche italiane, imparando attraverso il gioco, la musica e il movimento. L’ambiente educativo e accogliente rende ogni lezione un’esperienza divertente e magica, ideale per sviluppare l’interesse linguistico naturale dei più piccoli.

Per i Bimbi dai 6 agli 11 anni, le attività si concentrano sulla formazione di frasi semplici, sulla comprensione di conversazioni di base e sulla scoperta delle tradizioni italiane, dalla storia alle

feste tipiche. Le lezioni immersive e interattive favoriscono l’apprendimento attivo e consolidano il legame dei giovani studenti con le proprie radici culturali.

I Ragazzi dai 12 ai 17 anni partecipano a lezioni più avanzate, con focus sulle competenze pratiche di conversazione e sull’esplorazione della cultura italiana attraverso film, racconti e social media. Le attività includono anche scambi virtuali con coetanei italiani e preparazione a esperienze di viaggio, permettendo ai ragazzi di confrontarsi direttamente con la lingua in contesti reali. Sabato 31 gennaio, dalle 16 alle 18, il Darwin Italian Club ospiterà un Meet & Greet aperto alle famiglie per conoscere gli educatori, scoprire i laboratori e condividere un momento di convivialità con aperitivo e rinfresco.

Grazie a iniziative come queste, il Darwin Italian Club conferma il suo ruolo di punto di riferimento per la comunità italiana locale.

Nuove energie al Consolato d’Italia a Perth

Al Consolato d’Italia a Perth si apre una nuova pagina all’insegna della formazione, dello scambio culturale e dell’impegno internazionale. La sede consolare ha infatti dato il benvenuto a due nuove tirocinanti del programma MAECI–CRUI, Azzurra e Martina, che hanno iniziato la loro esperienza professionale la scorsa settimana, entrando a far parte della quotidiana attività diplomatica italiana in Australia Occidentale.

L’iniziativa MAECI–CRUI rappresenta da anni un importante

ponte tra il mondo universitario e quello delle istituzioni, offrendo a giovani laureati e studenti l’opportunità di confrontarsi con le dinamiche della diplomazia, della cooperazione internazionale e dei servizi consolari. In questo contesto si inserisce l’arrivo di Azzurra e Martina, due profili di alto livello accademico, accomunati da un forte interesse per i diritti umani, le relazioni internazionali e le sfide globali contemporanee.

Azzurra ha conseguito la laurea in Scienze Politiche e Diritti

Umani e attualmente prosegue il suo percorso di studi in Sicurezza Internazionale presso l’Università di Trento e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, due istituzioni di eccellenza nel panorama accademico italiano. Martina, invece, è laureata in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e frequenta il corso di Diritti umani, Migrazioni e Cooperazione Internazionale presso l’Università degli Studi di Bergamo, con un focus specifico sui temi della mobilità umana e della cooperazione allo sviluppo.

Durante il loro tirocinio a Perth, le due giovani avranno modo di affiancare il personale consolare, contribuendo alle attività istituzionali e acquisendo competenze pratiche in un contesto internazionale. Un’esperienza che non solo arricchirà il loro percorso formativo, ma rafforzerà anche il legame tra l’Italia e la nuova generazione di professionisti impegnati nella diplomazia e nei diritti umani.

Comites in Senato con Giacobbe

Si è svolto in Senato un incontro istituzionale tra il rappresentante parlamentare e Marinella Marmo, presidente del Com.It.Es South Australia, dedicato al confronto sulle attività e sulle prospettive delle comunità italiane all’estero. Al centro del colloquio, le numerose iniziative promosse negli ultimi anni dal Comitato per sostenere gli italiani residenti in Australia Meridionale, con particolare attenzione ai servizi, alla partecipazione e alla tutela dei diritti.

Il confronto, definito concreto e operativo, ha permesso di fare il punto sul lavoro svolto dal Com. It.Es e di condividere priorità e strategie per il futuro. È emersa con forza l’importanza del ruolo dei Comitati degli italiani all’estero, considerati un punto di riferimento essenziale e un collegamento diretto tra le istituzioni italiane e le comunità fuori dai confini nazionali.

L’incontro ha assunto un rilievo particolare anche per il contesto temporale in cui si è svolto.

sottolineato

Com.It.Es South Australia, il dialogo è avvenuto circa un’ora prima dell’intervento in Aula del senatore Francesco Giacobbe sul disegno di legge relativo alla revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all’estero. Una riforma che, secondo diverse rappresentanze, potrebbe comportare un ridimensionamento dei diritti degli italiani residenti all’estero. Dal confronto è emersa la necessità di mantenere alta l’attenzione sul provvedimento e di proseguire un dialogo costante tra Parlamento e organismi di rappresentanza. L’obiettivo condiviso resta quello di rafforzare diritti, servizi e opportunità per gli italiani nel mondo, valorizzando il contributo delle comunità all’estero e preservando un legame che, pur a distanza, continua a essere parte integrante della vita del Paese.

Il Com.It.Es ha espresso apprezzamento per l’ascolto e l’impegno manifestati a tutela delle comunità italiane nel mondo.

Sua Eccellenza Jackie Frizelle ha rappresentato la Nuova Zelanda all’annuale Trilateral Meeting della Multinational Force & Observers (MFO), ospitato dalla Direttrice Generale dell’MFO, Sua Eccellenza Elizabeth L. Dibble. L’incontro ha riunito gli ambasciatori di Nuova Zelanda e Australia a Roma, offrendo un’importante piattaforma di dialogo diplomatico e cooperazione internazionale, rafforzando legami già consolidati tra i paesi partecipanti.

Durante la riunione, i partecipanti hanno discusso strategie per rafforzare la stabilità e la sicurezza nel più ampio contesto regionale, confermando l’impegno condiviso dei tre paesi nel sostenere operazioni di pace e missioni multilaterali. L’ambasciatrice Frizelle ha sottolineato

l’importanza della collaborazione internazionale come strumento chiave per affrontare le sfide comuni e promuovere la stabilità in aree strategiche di rilevanza globale.

L’incontro ha anche favorito lo scambio di esperienze, conoscenze e best practice tra le missioni, rafforzando ulteriormente la cooperazione tra i partner internazionali. La presenza di rappresentanti di alto livello ha evidenziato il ruolo cruciale della MFO come piattaforma di coordinamento, dialogo e prevenzione dei conflitti.La riunione si è conclusa con un rinnovato impegno a proseguire la collaborazione tra Nuova Zelanda, Australia e MFO, consolidando legami diplomatici duraturi, sostenendo la sicurezza regionale e promuovendo la pace, la cooperazione.

Come
dallo stesso
Nuova Zelanda al vertice MFO

L'ICC ospita lo 'Speciale Italia' European Aussie Drinks

Il networking europeo in Australia torna protagonista con il primo evento dell’anno: la European Aussie Drinks – Italy Special 2026, in programma giovedì 5 febbraio presso l’Amora Hotel Jamison nel cuore di Sydney. L’evento è organizzato dalla Camera di Commercio Italiana a Sydney, in collaborazione con ENIT – Italian National Tourist Board e sponsorizzato da greenHorizon, promettendo una serata all’insegna della cultura, del business e del networking internazionale.

Fondata nel 2017 da Karine Pham e Xavier Heyman, European Aussie Drinks è una comunità dinamica e inclusiva che riunisce professionisti ed executive di origini europee, italiane e australiane.

L’obiettivo è creare uno spazio informale dove fare rete, condividere esperienze e instaurare relazioni professionali durature.

L’edizione italiana del 2026 cele-

bra tutto ciò che è Made in Italy, offrendo un’occasione unica per incontrare membri della vivace comunità italiana, europea e australiana di Sydney. Dai drink raffinati alle conversazioni stimolanti, ogni dettaglio è pensato per unire business e cultura in un ambiente rilassato e accogliente.

Dopo il rilancio di successo nel 2024, il Team Europe ha continuato a crescere, portando il networking a nuovi livelli e collaborando con Camere di Commercio, Agenzie per il Commercio, Consolati e organizzazioni business per mettere in evidenza un paese europeo o un tema condiviso. Gli eventi si tengono sempre in persona, nel cuore del CBD di Sydney, offrendo il contesto perfetto per costruire connessioni significative.

L’ingresso all’evento è gratuito e aperto a tutti i professionisti interessati a esplorare la cultura italiana e a costruire relazioni internazionali.

Eatalian Talks Sydney’s New Lunchtime Dive

Sydney’s Central Business District is set to get a flavorful cultural twist during lunch hours, thanks to the launch of “Eatalian Talks”, a new series of lunchtime events hosted by the Italian Cultural Institute. Beginning February 2026, these gatherings promise to blend Italy’s rich cultural heritage with engaging discussion and light refreshments, offering a unique escape from the typical workday routine.

Running from 12:30 to 1:05 pm, the series features approximately 35-minute talks on a broad array of topics including music, art, fashion, and the renowned Made in Italy phenomenon.

The sessions are conducted in English, ensuring accessibility for a wide audience, and each event is free of charge. The venue is the Institute’s fourth floor at 125 York Street, opposite the QVB, providing a central, convenient location for both professionals and culture enthusiasts alike.

The first two talks, scheduled for February, set an eclectic tone.

On February 17, participants can join “How Italian Disco Music Made Us Dance!”, a lively exploration of Italian disco hits from the 1970s through the 1990s. Attendees will uncover unexpected tracks and artists, leaving with a curated playlist to enjoy long after the event ends.

The following week, on February 24, the series will feature

“MANO D’OPERA – Costume Designers”, highlighting the essential yet often unseen roles of costume designers in Italian opera.

A 20-minute documentary series will accompany the discussion, offering insight into the creativity and precision behind iconic productions.

Each talk brings together experts from the worlds of art, business, and academia, with video presentations and interactive content enhancing the experience. Attendees will also enjoy a light lunch, soft drinks, and alcohol-free PERONI Nastro Azzurro O.O. beer, making it a truly sociable midday event.

Reservations for the series will soon open on Eventbrite, although walk-ins are warmly welcomed. With its combination of cultural immersion, engaging conversation, and friendly atmosphere, Eatalian Talks is poised to become a highlight of Sydney’s lunch-hour scene.

The Italian Cultural Institute

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Gruppo Pensionati di Fairfield organizza una gita in pullman nella Hunter Valley, sabato 28 febbraio 2026. Partenza ore 6.30am dal Club Marconi. Giornata di relax, buon cibo e compagnia. In programma: morning tea e sosta in una fabbrica di cioccolato. Poi tappa a Pangallo Estate con pranzo al sacco nel verde. Degustazione di prodotti locali: olio, olive, formaggi e vino. Possibilità di raccogliere l’uva in vigna. Costo: $55 pp. Rientro ore 19.30 al Club Marconi.

Info e prenotazioni: Rosa 0401 270 703

Tina 0405 002 714

Adelaide (02) 9728 6269

offers a compelling reason to trade a standard sandwich for a taste of Italian culture.

Congresso Patronato Epasa-Itaco a Roma apre riflessione

di Maria Grazia Storniolo e Giovanni Testa

Si è svolto il 22 e 23 gennaio 2026, presso il Centro Congressi Cavour nel cuore di Roma, il congresso nazionale del Patronato Epasa-Itaco dal titolo “Tessiamo il Domani: persone, competenze, connessioni”. Un appuntamento di grande rilievo che ha riunito circa 200 operatori provenienti dalla rete nazionale ed estera su un totale di 735 operatori attivi, chiamati a confrontarsi sulle trasformazioni sociali, tecnologiche e organizzative che stanno ridefinendo il ruolo dei patronati nel terzo millennio.

Le due giornate di lavoro si sono aperte in un clima di forte partecipazione e attenzione, segnato dalla consapevolezza che il sistema di tutela e assistenza ai cittadini è chiamato oggi ad affrontare sfide inedite, in una società sempre più complessa, digitale e interconnessa.

Al centro del congresso, non solo il futuro dell’istituzione patronato, ma soprattutto il futuro della società e dei suoi bisogni, dentro i quali il patronato è chiamato a ripensare il proprio ruolo.

Ad arricchire il dibattito, la presenza di relatori di altissimo profilo istituzionale, accademico e sociale. Sono intervenuti Pier Giorgio Piccioli e Valter Marani, rispettivamente Presidente Vicario e Direttore Generale di Epasa-Itaco Cittadini e Imprese; Andrea Ciarini, docente di Sociologia economica e del lavoro presso l’Università La Sapienza di Roma; Padre Paolo Benanti, Professore alla LUISS Guido Carli e tra i massimi esperti di etica dell’intelligenza artificiale; Mauro Nori, Capo di Gabinetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Gianluigi Petteni e Alfonso Luzzi, Presidenti rispettivamente del Raggruppamento dei Patronati Ce.Pa. e del CIPAS; e Otello Gregorini, Segretario Generale della CNA.

Ogni intervento ha contribuito, secondo le diverse competenze, a delineare scenari, prospettive e possibili sinergie, mettendo in luce come innovazione, digitalizzazione e rafforzamento delle competenze debbano procedere insieme a una forte attenzione alla dimensione umana e relazionale del lavoro di patronato.

A condurre e coordinare il programma delle giornate è stata

Chiara Pierannunzi, mentre Antonio Licchetti e Maurizio Todaro hanno arricchito il confronto con interventi di carattere tecnico formative e strategico.

Uno degli elementi centrali del congresso è stato il lavoro nei tavoli tematici, che hanno rappresentato veri e propri laboratori di idee e confronto. Gli operatori si sono suddivisi in gruppi dedicati a cinque ambiti chiave: Assistenza e inclusione, Famiglia, genitorialità e invecchiamento, Previdenza, Tutela del lavoro e Il futuro del nostro lavoro. Momenti di ascolto, dialogo e condivisione che hanno permesso agli operatori di mettere a confronto esperienze, criticità e buone pratiche, ma anche di immaginare nuovi servizi e nuovi modelli di intervento in risposta ai bisogni emergenti.

Di particolare interesse l’intervista a Valter Marani, Direttore Generale di Epasa-Itaco, che ha offerto una riflessione ampia e

profonda sul rapporto tra intelligenza artificiale e presenza del patronato nella società del futuro. “Abbiamo fatto due giornate di studio a Roma – ha spiegato – convocando circa 200 operatori per approfondire quale sarà la società del futuro e quali saranno i suoi bisogni. Non ci siamo chiesti semplicemente che fine farà il patronato, ma come sarà strutturata quella società algoritmica che già oggi influenza profondamente le nostre vite”. Marani ha sottolineato come l’intelligenza artificiale sia ormai presente in ogni gesto quotidiano, dai telefoni alle smart TV, dalle scelte di consumo alle modalità di informazione. “Gli algoritmi ci stanno plasmando – ha detto – e spesso prendiamo decisioni spinti da una volontà che non è pienamente la nostra. In questo scenario emerge un bisogno fondamentale: il bisogno umano di parlare e confrontarsi con un altro essere umano”.

Maurizio Todaro
Gruppo Operatori Epasa-Itaco Estero
Antonio Losasso (Epasa Melbourne) e Maria Grazia Storniolo (Epasa Sydney)
Maria Grazia, Graziella e Maria
V. Marani A. Lichetta M. Todaro S. Manti C. Pierannunzi e lo Staff Epasa-Itaco
Andrea Ciarini
Pier Giorgio Piccioli
Maria Grazia Storniolo, Valter Marani e Giovanni Testa
Dir.Gen. Valter Marani
Padre Paolo Benanti
Vincenzo, Antonio, Maria Grazia e Antonietta

sul futuro del welfare tra umanità e intelligenza artificiale

Da qui la visione strategica di Epasa-Itaco: investire nell’intelligenza artificiale non per sostituire gli operatori, ma per potenziarli. “Stiamo lavorando da circa due anni a un progetto che prevede di dotare i nostri operatori di sistemi di intelligenza artificiale progettati da noi, con algoritmi nostri, messi al servizio degli operatori e non direttamente dei cittadini. L’obiettivo è rafforzare la capacità di relazione, di empatia, di ascolto. Crediamo in un futuro fatto di progresso e innovazione, ma non disumanizzato”. Una visione che si riassume nello slogan già coniato in occasione del cinquantesimo anniversario del patronato, oggi più che mai attuale: “Futuri e umani”. Un invito a trasformare i bisogni della nuova società in opportunità personali e collettive, mantenendo al centro la persona.

Sul fronte tecnologico, l’intervista a Maurizio Todaro ha offerto uno sguardo lucido e concreto sull’impatto immediato dell’intelligenza artificiale. “L’IA sta entrando dappertutto – ha spiegato – non tanto perché ci dà risposte, ma perché riduce il digital divide. Consente anche a chi non è nativo digitale di interagire con il mondo tecnologico attraverso il linguaggio naturale”. Un cambiamento che rende l’intelligenza artificiale una vera interfaccia tra l’uomo e il mondo digitale.

Todaro ha però messo in guardia sui rischi legati a un uso scorretto della tecnologia: questioni di controllo, proprietà dei dati, concentrazione di potere e possibili danni sociali. “È uno strumento potentissimo, alimentato dalla nostra conoscenza. La sfida è capire se creerà nuova conoscenza autonoma o se aiuterà l’uomo a crearla più velocemente”.

Anche il tema dell’empatia è stato affrontato: “L’intelligenza artificiale può simulare l’empatia, perché l’empatia si apprende, ma difficilmente potrà avere una volontà propria. Almeno per ora”.

A conclusione delle intense giornate di lavoro, il Direttore Generale Valter Marani ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione del congresso: operatori, collaboratori, relatori e ospiti istituzionali. Un ringraziamento sentito, accompagnato da una riflessione che racchiude lo spirito dell’inte-

ro evento, definito come “un’esperienza di vita vissuta”, e sintetizzato in una frase emblematica: “La fine di un inizio”.

Un congresso che non chiude un percorso, ma ne apre uno nuovo, fatto di studio, consapevolezza e impegno, per accompagnare il patronato Epasa-Itaco e i suoi operatori dentro le sfide complesse del futuro, con uno sguardo sempre rivolto alle persone, ai loro diritti e alla loro dignità.

Ha rappresentato anche un momento di forte riaffermazione del ruolo pubblico e sociale dei patronati all’interno del sistema di welfare italiano e internazionale.

In un contesto segnato da profonde trasformazioni demografiche, dall’invecchiamento della popolazione, dalla mobilità dei lavoratori e dalla crescente complessità normativa, il patronato si conferma come presidio di prossimità, capace di tradurre i diritti in opportunità concrete per cittadini e famiglie.

Dai tavoli di lavoro è emersa con forza la necessità di investire in formazione continua, aggiornamento delle competenze e accompagnamento degli operatori nel cambiamento. La figura dell’operatore di patronato del fu-

turo si delinea come sempre più qualificata, multidisciplinare e capace di muoversi tra normativa, tecnologia e relazione umana. Un professionista chiamato non solo a rispondere a una domanda, ma a leggere i bisogni profondi delle persone, spesso fragili, sole o disorientate di fronte a sistemi sempre più digitalizzati.

Il congresso ha inoltre evidenziato l’importanza di un dialogo costante con le istituzioni, a partire dal Ministero del Lavoro e dall’INPS, affinché l’innovazione non si traduca in esclusione, ma in accesso equo e consapevole ai diritti.

In questo senso, il confronto con dirigenti e rappresentanti del mondo istituzionale ha rafforzato la convinzione che il patronato sia un attore imprescindibile nella costruzione di un welfare moderno, inclusivo e umano.

“Tessiamo il Domani” non è stato dunque solo un titolo, ma una dichiarazione di intenti: intrecciare persone, competenze e connessioni per affrontare il futuro con responsabilità, visione e coraggio. Un futuro che, come emerso chiaramente a Roma, dovrà essere tecnologicamente avanzato, ma profondamente umano.

Valter Marani e gli operatori esteri
Alfonso Luzzi
Ultima giornata di soggiorno a Roma
Un gruppo di partecipanti al Congresso
Maria Grazia e Graziella Maria
Paolo Nori
Valter Marani durante una delle sessioni del Congresso
Gianluigi Petteni
Otello Gregorini
Maria Grazia Storniolo con gli operatori nazionali della Lombardia

Machiavelli in crisi con 1,4 milioni di debiti

Il celebre ristorante Machiavelli di Sydney, punto di riferimento della scena gastronomica

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Comunitario

L’Associazione Figli del Grappa invita soci, loro famiglie, amici e paesani a una festa d’autunno, domenica 22 febbraio, ore 11.30, presso la Sala Michelini, Club Marconi, con un abbondante e lussuoso pranzo, lotteria e la musica di Tony Gagliano. Costo biglietto: $85 (pranzo e bevande: vino, birra e soft drink; liquori alcolici a proprie spese). È necessario prenotare entro il 12 febbraio, telefonando a uno dei seguenti numeri:

L. & C. Cafarella 4647 4377

A. Cremasco 9606 6283

G. Favero 9826 1531

G. Morosin 9604 2458

J. Morosin 9620 2168

M. Pellizzari 9606 5820

F. Simonetto 9610 6945

e politica cittadina per oltre tre decenni, è entrato in amministrazione controllata con un debito che supera 1,4 milioni di dollari australiani.

La crisi finanziaria, emersa in tutta la sua portata nei giorni scorsi, ha colto di sorpresa l’élite che frequentava abitualmente i tavoli del locale di Clarence Street, da sempre considerato una sorta di “salotto del potere”.

L’attività è stata affidata agli amministratori a dicembre e, il 23 dello stesso mese, il personale è stato licenziato nel corso di una riunione interna. Solo una settimana prima, la direzione aveva annunciato una semplice “chiusura stagionale”, promettendo la riapertura per sabato 17 gennaio.

Da allora, però, è calato il silenzio: prenotazioni sospese, telefoni disconnessi e un annuncio urgente degli amministratori di Lowe Lippmann per la vendita dell’azienda, senza indicazione di prezzo. Secondo l’inserzione, il fatturato del 2025 si aggirava intorno ai 3,5 milioni di dollari.

Un rapporto dell’amministrazione, pubblicato ieri, dettaglia la montagna di debiti: circa 309.000 dollari dovuti ai dipendenti, 420.000 all’Australian Taxation Office e 358.000 a istituti finanziari come NAB e American Express. Altri 75 fornitori commerciali vantano crediti per oltre 333.000 dollari. Gli asset disponibili ammontano a circa 434.000 dollari, tra scorte di alcolici, impianti e attrezzature. Fondato nel 1998 da Giovanna Toppi, Machiavelli divenne celebre negli anni Ottanta e Novanta come ritrovo di magnati dei media, imprenditori e figure politiche di primo piano, tra cui Kerry Packer, John Laws, Grahame Richardson, John Howard e Paul Keating.

Le sue pareti, adornate da grandi ritratti, hanno fatto da sfondo a trattative d’affari e manovre politiche che hanno segnato la storia recente del Paese.

Nel 2016, la figlia di Giovanna, Caterina, vendette il locale, il nome e le ricette a Nicolae Bicher, ex judoka romeno che rappresentò l’Australia alle Olimpiadi del 1984. La sua società, Bicher and Son Pty Ltd, è ora in amministrazione.

L’amministratore Gideon Rathner è stato contattato per commenti sulle prospettive di vendita e riapertura dal Daily Telegraph, mentre il futuro del ristorante resta incerto e seguito con attenzione dall’opinione pubblica.

Un posticipo pieno di allegria

Quasi come una partita di serie A dopo il fine settimana, si è svolto, in posticipo, sabato 17 gennaio, nella Sala Michelini del Club Marconi, il Pranzo di Natale dell’Associazione Carpet Bowls, un appuntamento molto atteso dai soci che, a causa di precedenti impegni, era stato rinviato a questa nuova data. Nonostante lo spostamento, l’evento ha registrato una partecipazione calorosa, con la presenza di 45 persone, confermando il forte spirito di comunità che anima l’associazione.

A rappresentare il Club Marconi erano presenti i direttori Antonio Paragalli, Giovanna Pellegrino e Angelo Ruisi. È stato proprio Paragalli ad aprire ufficialmente il pranzo con un sentito discorso di benvenuto, sottolineando l’importanza di momenti di condivisione come questo per rafforzare i legami tra i soci. Angelo Ruisi ha poi intrattenuto i presenti interpretando alcune canzoni del suo repertorio, molto apprezzate dal pubblico. Nel corso della giornata ha fatto una breve ma gradita ap-

parizione anche il presidente del Club Marconi, Morris Licata, che ha voluto salutare i partecipanti. Particolarmente originale l’idea musicale curata da Antonio Paragalli, che ha collegato il proprio telefono a due altoparlanti, proponendo una selezione di brani in italiano, spagnolo e cinese. Una scelta significativa, pensata per valorizzare la multiculturalità dell’associazione, che annovera tra i suoi membri numerosi soci di origine cinese e sudamericana.

L’evento è stato organizzato nei minimi dettagli grazie all’impegno di Giovanna Piva, capitana dell’Associazione Carpet Bowls, insieme al suo comitato. Il menù, curato con attenzione e qualità, ha contribuito al successo del pranzo, creando un’atmosfera amichevole e rilassata.

Come gesto finale, tutti i partecipanti hanno ricevuto in omaggio un panettone natalizio, chiudendo la giornata nel segno della tradizione e della convivialità. Un pranzo semplice ma ricco di significato, capace di unire sport, amicizia e culture diverse.

CLASSES BEGIN FROM MON 9 FEB

Tony Pietropiccolo riceve ad Ortona il "Premio 28 Dicembre"

di Marco Testa

Un ritorno alle origini carico di memoria, riconoscenza e profondo significato civile. Il 28 dicembre 2025, nella sua città natale, Ortona, l’Adjunct Professor Tony Pietropiccolo AM è stato insignito del Premio 28 Dicembre, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del calendario civile ortonese. Un’onorificenza che celebra non solo una carriera di straordinario impegno sociale maturata in Australia, ma anche un percorso umano che affonda le proprie radici nella storia dell’emigrazione italiana del secondo dopoguerra.

Istituito nel 1994, il Premio 28 Dicembre è dedicato a cittadini ortonesi o a persone legate alla città che, attraverso il proprio operato, hanno contribuito a dare prestigio e visibilità a Ortona in Italia e nel mondo. La data non è casuale: il 28 dicembre 1943 segna la liberazione della città dalle truppe tedesche durante la Seconda guerra mondiale, al termine di una battaglia durissima passata alla storia come la “Stalingrado d’Italia”. Un evento che costò la vita a numerosi soldati alleati, in particolare canadesi, ma anche australiani e indiani, e che rappresentò uno snodo cruciale della campagna d’Italia e l’inizio della rinascita di una comunità profondamente segnata dal conflitto.

È proprio in questo orizzonte simbolico che il conferimento del premio a Tony Pietropiccolo assume un valore che va oltre il riconoscimento individuale. Nato a Ortona e cresciuto nel quartiere popolare di Villagrande, Pietropiccolo lasciò l’Italia nel 1960, all’età di dieci anni, partendo con la famiglia verso l’Australia in condizioni di estrema difficoltà economica, come accadde a migliaia di famiglie italiane in quegli anni. Sessantacinque anni dopo, il ritorno in quei luoghi – davanti alle case popolari dove trascorse l’infanzia, alle strade dei giochi e alla scuola dei primi anni – si è trasformato in un momento di intensa emozione personale e di forte valore collettivo.

Ad accoglierlo a Villagrande sono stati il sindaco di Ortona, Angelo Di Nardo, e il consigliere comunale Alessio Di Vincenzo, promotore della candidatura al Premio 28 Dicembre. Una cerimonia sobria ma densa di significato, che ha idealmente chiuso il cerchio tra le origini e il riconoscimento pubblico. Accanto alle isti-

tuzioni, anche gli amici d’infanzia: Tommaso Iurisci, Nino Valente e Corrado Ciavalini, con i quali Pietropiccolo ha condiviso ricordi di una stagione di vita segnata dalla semplicità, dalla spensieratezza e da legami che il tempo e la distanza non sono riusciti a spezzare.

La motivazione del premio richiama l’eccezionale contributo di Pietropiccolo al prestigio di Ortona nel mondo, attraverso una vita dedicata ai servizi sociali, alla tutela dei più vulnerabili e alla promozione del bene comune. In Australia, Tony Pietropiccolo è oggi una figura di riferimento nel settore del welfare e delle politiche sociali. Direttore di Centrecare, a Perth, per quarant’anni e fondatore della Valuing Children Initiative, ha dedicato la propria attività alla protezione dell’infanzia, alla prevenzione dell’abuso e della violenza, alla lotta contro la povertà minorile e alla promozione di politiche pubbliche che mettano realmente i bambini al centro delle decisioni.

La Valuing Children Initiative, nata dalla sua lunga esperienza nel campo della protezione dei minori e dal lavoro svolto per oltre un decennio nel National Child Protection Forum, si fonda su un’idea tanto semplice quanto radicale: una società che valorizza davvero

i bambini è una società più giusta, più sicura e più capace di futuro. Attraverso ricerca e campagne pubbliche e il coinvolgimento diretto delle comunità, l’iniziativa promuove i pilastri fondamentali: ascolto, voce, sicurezza e crescita, richiamando governi e cittadini alle proprie responsabilità collettive verso le nuove generazioni. Durante l’incontro a Villagrande, Pietropiccolo ha definito il Premio 28 Dicembre “una delle più grandi soddisfazioni della mia vita”, sottolineando come il riconoscimento non sia soltanto personale, ma rappresenti simbolicamente tutti coloro che hanno dovuto lasciare Ortona e l’Italia per necessità, senza mai recidere il legame con la propria terra. “Le mie origini sono io – ha affermato – non si possono mai lasciare indietro”. Un sentimento rafforzato dal fatto che anche i suoi figli continuano a tornare a Ortona, mantenendo vivo il filo della memoria familiare e comunitaria.

Nel percorso di Tony Pietropiccolo – dalla povertà dell’infanzia all’impegno globale per i diritti dei bambini – la città ritrova una storia che parla di sacrificio, riscatto e responsabilità civile. Una storia che, nel segno della rinascita, continua a dare onore al nome di Ortona ben oltre i suoi confini.

Cerimonia di premiazione del "Premio 28 Dicembre" ad Ortona
Il Prof. Pietropiccolo con il Sindaco di Ortona, Angelo Di Nardo
Il Prof. Pietropiccolo celebra il meritato premio con la famiglia
Dopo la cerimonia, speciali auguri a Nonno Tony dagli affettuosi nipoti
Il Prof. Pietropiccolo con il Governatore del Western Australia
Trofeo del "Premio 28 Dicembre" consegnato al Prof. Pietropiccolo
Il Sindaco di Ortona, Angelo Di Nardo, annuncia i vincitori del Premio
Congratulazioni anche dai compaesani di Ortona

Italy’s Pharmaceutical Champions Power a New Made in Italy

Over the past decade, Italy has quietly become one of Europe’s most important pharmaceutical hubs. Production, research, jobs and exports have all surged, turning the sector into one of the strongest engines of the Italian economy. Today pharmaceuticals account for about 10 per cent of Italy’s total exports, a remarkable figure for an industry once seen as secondary to fashion, food or machinery.

At the heart of this success are three pillars: multinational groups operating in Italy, a strong network of contract manufacturers, and a core of Italian-owned companies known as the FAB13 – the 13 historic pharmaceutical firms of Made in Italy.

Together, they show how tradition and innovation can grow side by side. The FAB13 include well-known names such as Menarini, Chiesi, Recordati, Angelini, Zambon and Dompé. According to a report by economist Marco Fortis of the Edison Foundation, their performance in 2024 was particularly strong. Aggregate revenues rose by 12 per cent compared to 2023, reaching €18.9 billion. Foreign markets

drove most of this growth, with international revenues up 14 per cent, while the domestic market grew only 2 per cent due to weak national demand.

Exports were the real star. The FAB13 recorded export growth of 16 per cent in 2024, far above the already impressive 10 per cent increase of Italy’s overall pharmaceutical exports. Investments also surged: total investment (excluding acquisitions) grew by 21 per cent, while spending on research and development jumped by 27 per cent to €1.4 billion.

Employment followed the same positive trend. The FAB13 workforce grew by 3 per cent overall, with a 2 per cent rise in Italy and 4 per cent abroad. In total they employ about 50,400 people, around 15,000 in Italy and 35,000 overseas. Half are women, more than 80 per cent hold a diploma or university degree, and over 90 per cent have permanent contracts. Research is central: in Italy, 56 per cent of FAB13 employees work in R&D.

Their global footprint is impressive. The FAB13 operate 65 production sites worldwide, 29 of them in Italy, and 51 research

centres. They control 289 subsidiaries across the globe, allowing them to combine strong roots at home with a truly international reach. This structure guarantees efficiency, innovation and, crucially, security of supply for millions of Italian patients.

In recent years these companies have expanded through acquisitions, partnerships and licensing deals abroad. They are leaders in personalised medicine and orphan drugs for rare diseases, often working at the frontiers of biomedical innovation. This makes them not only an economic asset, but also a strategic one for public health.

The broader pharmaceutical industry in Italy tells a similar story. In 2024, companies associated with Farmindustria –both Italian and multinational – reached a production value of €56.1 billion, up 87 per cent from 2016. Exports hit €53.8 billion, an extraordinary 152 per cent increase over the same period. High-tech pharmaceutical exports have almost tripled since 2016.

Italy is now the world’s sixth-largest exporter of medicines and the third largest exporter of packaged drugs, after Germany and Switzerland. The sector employs around 67,000 people, 12 per cent more than in 2016, and invests about €4 billion a year, over half of it in research.

Political leaders see pharmaceuticals as a pillar of the “new Made in Italy”.

The Minister for Enterprises and Made in Italy, Adolfo Urso, has called the FAB13 “ambassadors of Italian industry in the world” and announced new innovation agreements worth €731 million to support research

projects with high technological impact. Other policymakers stress the need for stability and smart regulation. They argue that issues such as the complex “payback” system – which forces companies to refund part of public drug spending – must be reformed because it discourages investment. In a world moving beyond pure globalisation, quality, innovation and strong domestic roots are seen as Italy’s best competitive weapons.

As Marco Fortis notes, Italian pharmaceuticals now stand alongside fashion, mechanics and food as a signature national strength.

The FAB13 show how companies can “keep their head and heart in Italy” while expanding across the world. In doing so, they are not only improving health for millions, but also proving that Italy can lead in one of the most advanced industries of the 21st century.

Patto sui semiconduttori

Italia e Corea del Sud hanno siglato una nuova alleanza strategica nel settore dei semiconduttori attraverso un accordo tra ANIE (Confindustria) e la Korea Semiconductor Industry Association (KSIA). Il Memorandum of Understanding è stato firmato durante la visita ufficiale in Corea del Sud della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

L’intesa, sottoscritta da Marco Vecchio e JeongHoi Kim, punta a creare una cooperazione stabile tra le filiere dei due Paesi, con l’obiettivo di rafforzare la produzione, fa-

vorire l’innovazione e aprire nuove opportunità industriali e scientifiche. La Corea del Sud è uno dei leader mondiali nella produzione di semiconduttori ad alta tecnologia.

Le principali aree di collaborazione includono l’elettronica per la mobilità elettrica e le energie rinnovabili, l’integrazione dei fornitori italiani nelle catene coreane e il co-sviluppo di tecnologie per intelligenza artificiale, IoT e industria smart. L’accordo mira a rafforzare l’autonomia tecnologica europea. In Italia il settore vale circa 1,8 miliardi di euro.

Gennaio
Gennaio
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Gennaio
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Febbraio
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A Bell at 8pm and the Debate Over the Unborn

In the diocese of Ventimiglia–Sanremo, a bell has been ringing every evening at exactly 8pm since 28 December. It sounds from the bell tower of the diocesan offices at Villa Giovanna d’Arco, in memory of unborn children. What might seem like a simple act of prayer has instead sparked fierce controversy.

From the moment the initiative was announced, criticism poured in from left-wing groups, progressives, feminist movements and even parts of the LGBT community. The target has been not only the bell itself, but also the bishop of Ventimiglia–Sanremo, Monsignor Antonio Suetta.

“This initiative offends,” some said. “It makes women who have had abortions feel guilty.” Others went further, calling it “violent,” as the Liguria branch of the CGIL union did. But can the sound of a bell truly offend or judge anyone?

The answer, many argue, is clearly no.

From the beginning, Bishop Suetta explained the meaning of the initiative: it was born “from the desire to give a voice to those who could not have a voice, and to keep in the heart of the Church the memory of unborn children lost to abortion.” It is, in essence, an invitation to pray at the same hour for children who never saw the light of day — without accusing, condemning or attacking anyone.

Yet these explanations did not stop the protests. Those who often defend freedom of expression seemed willing to allow it only when everyone thinks the same way.

There is no need for complex theology to understand the real, and harmless, purpose of this bell. Like all bells, it calls believers to prayer. It also breaks the silence around the topic of abor-

Metà Francesco senza Cristo

Nel 2026 ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco e l’anniversario diventa occasione editoriale per Aldo Cazzullo e Alessandro Barbero, in tour con due libri di successo. Palazzetti pieni, applausi, presentazioni da star. Ma il Francesco raccontato è soprattutto “il loro Francesco”: povero, pacifista, amico degli animali, icona di buoni sentimenti. Resta sullo sfondo il cuore della sua vita: Cristo. Le stigma-

te, l’Eucaristia, la missione di annunciare il Vangelo sono accennate o taciute. Così il santo diventa una figura rassicurante, adattata alle mode culturali di oggi, persino femminista e anti-patriarcale.

Un Francesco svuotato della fede che lo ha reso grande. Senza Cristo, resta solo un santino, utile a vendere libri ma incapace di spiegare davvero perché Francesco cambiò il mondo.

tion, but without judging. It does not ring to condemn women who have had abortions, nor to expose them publicly, but to invite reflection on the value of life.

The bell was cast during the 2021–2022 “40 Days for Life” initiative, another period dedicated to prayer for unborn children and for their mothers. Its sound is meant to encourage compassion, recollection and memory.

Despite these intentions, Bishop Suetta found himself in the middle of a media storm. Even the Liguria Regional Councillor for Equal Opportunities, Laura Amoretti, wrote a letter of protest to Pope Leo XIV, revealing, critics say, a poor understanding of Catholic teaching on abortion.

Throughout history, bells have marked time not only for work, but also for prayer, celebration and mourning. Joyful peals announce Christmas and Easter; slow, spaced tolls signal a funeral, inviting people to pray wherever they are. In the same way, the 8pm bell in Sanremo is simply another call to recollection.

Sanremo’s “Bell for the Unborn” is not unique. Similar initiatives exist in other countries under the name “The Voice of the Unborn,” and some have even received papal blessing.

In October 2021, Pope Francis blessed bells destined for Ecuador and Ukraine, saying their sound should “announce the Gospel of life,” “awaken consciences,” and keep alive the memory of unborn children, entrusting every conceived child to prayer. In September 2020, he expressed the hope that such bells would “wake up the consciences” of citizens and lawmakers. In March 2023, he blessed another bell for life bound for Zambia.

Given this background, the protests in Sanremo — including a demonstration by the Radical Party — appear to many as an attempt to silence voices that differ from pro-abortion and progressive positions.

In response, the association Pro Vita & Famiglia has publicly supported Bishop Suetta, launching a petition that gathered over 30,000 signatures in just a few days. The bishop himself has remained firm, encouraging the association “not to give up this battle for the good of life” and to be, in his words, “ringing bells without fear.”

Vescovi e laici pari, forzata

di Nico Spuntoni @LaNuovaBQ Sabato mattina, sulla scrivania della Biblioteca privata del Palazzo Apostolico, il nunzio apostolico in Germania monsignor Nikola Eterović ha portato al Papa la sua lettera di dimissioni. Oggi il diplomatico spegnerà le fatidiche 75 candeline con un certo sollievo, forse sperando che Leone XIV non gli chieda di rimanere. La Chiesa tedesca, infatti, è una pentola pronta ad esplodere.

vescovi ed i fedeli ad assumere nuovi modi di governo e nuove impostazioni di dottrina e di morale». A leggere lo Statuto di prossima approvazione dalla Conferenza episcopale sembra invece che ciò sia avvenuto. Roma disapprova in silenzio e Leone XIV, conoscitore del dossier per l'esperienza avuta a capo del Dicastero dei Vescovi, si rende conto della drammaticità della situazione.

JDN transport is a small family owned business that specialises in transporting fresh produce to fruit shops in and around Sydney and some country areas

A febbraio è fissata l'attesissima assemblea plenaria della Conferenza episcopale chiamata ad esprimersi sullo Statuto della Conferenza Sinodale già approvato il 29 novembre dal Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi. Approvato dal Comitato sinodale il 22 novembre 2025 a Fulda, questo Statuto dà vita alla discussa Conferenza sinodale, che «in continuità con gli obiettivi del Cammino sinodale e sulla base del documento conclusivo del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità», mette sullo stesso piano «vescovi e altri fedeli» dando quindi anche a certi laici il potere di deliberare e prendere decisioni «su questioni importanti della vita ecclesiale di rilevanza sovradiocesana». In poche parole la maggioranza dell'episcopato tedesco e il laicato organizzato ha ancora una volta ignorato l'ammonimento di Roma che il 16 febbraio 2024, in una lettera alla Conferenza episcopale firmata anche dall'allora cardinale Robert Prevost, aveva detto no al Consiglio sinodale in quanto non compatibile col diritto canonico. Nello Statuto della Conferenza che ambisce a ridisegnare la Chiesa assegnandosi pure la funzione di modificare la dottrina si chiede la «parità di genere e generazionale» sia nella composizione che nella presidenza. Il declassamento del ruolo dei vescovi in questo progetto non si vede solo dal fatto che saranno la minoranza rispetto ai laici (o meglio: a certi laici) ma anche dalla pretesa di far sì che «qualora non siano in grado di attuare una decisione, ne espongono i motivi alla presidenza della Conferenza Sinodale, nel rispetto della protezione dei dati e della privacy». Una deriva in contrapposizione con quanto aveva affermato la Santa Sede il 21 luglio del 2022 a proposito del Cammino sinodale in Germania che «non ha facoltà di obbligare i

Il problema è che i tedeschi sembrano andati oltre e che per fermare il processo ormai innescato ci vorrà una prova di forza. L'agenda sinodale in Germania, partita dal Cammino, trasmessa al Comitato e ora destinata alla Conferenza, punta apertamente a prescindere dalla dottrina cattolica. In campo teologico si insegue una democratizzazione della Chiesa equiparando religiosi e laici, mettendo in discussione il celibato ecclesiastico e promuovendo l'ordinazione femminile.

In campo morale il documento simbolo di questa stagione è stato pubblicato dalla conferenza congiunta di Conferenza episcopale e Comitato Centrale pochi giorni dopo la morte di Francesco ed è una raccolta di linee guida in forma liturgica per benedizioni di unioni di qualsiasi tipo. In campo antropologico la stessa funzione di documento-simbolo l'ha assunta la pubblicazione nello scorso ottobre delle linee guida della Commissione Educativa della Conferenza episcopale in cui è entrata de facto l'ideologia gender.

Di recente Die Tagespost, la rivista in prima linea per la difesa degli insegnamenti di sempre della Chiesa cattolica, ha presentato un sondaggio che mostra come la maggioranza dei cattolici tedeschi non si sente rappresentata dal Cammino sinodale tedesco.

Una minoranza che però rischia di imporsi sulla maggioranza attraverso complicati processi decisionali destinati a premiare un'élite di laici. Davanti a tutto questo spetta a Roma fischiare la fine di una partita che è andata avanti anche troppo. Se invece questo non dovesse avvenire, i primi a rimetterci saranno quei tre vescovi, Rudolf Voderholzer, Stefan Oster, Rainer Maria Woelki, che in nome della fedeltà alla Santa Sede stanno subendo da anni attacchi per la loro opposizione all'agenda del Cammino sinodale.

Joe Nastasi, l’eclettico siciliano dalle mille risorse

Un grande personaggio dal cuore d’oro, un uomo di grandi energie, tutto per il bene e la fratellanza. Uomo poliedrico, grande lavoratore, con l’istinto per gli affari, intellettuale e conoscitore della psicologia umana. Profondo senso di italianità, unito all’Unione internazionale dall’Italia, all’America fino all’Australia.

di Ketty Millecro

In un freddissimo pomeriggio di Gennaio stiamo intervistando dal Queens, su Zoom-Web, un personaggio italoamericano dalla personalità multiforme. Il suo nome di nascita è Giuseppe, nome americanizzato dal papà quando dall’Italia con la famiglia si era trasferito. Nato a Partanna ( prov. Trapani), vissuto nell'isola fino al 1968, quando a causa del terremoto del Belice, era emigrato negli USA. Un bel signore, occhi profondi, uomo di rispettosa età, sguardo da intellettuale, sicuro e deciso. Si mostra felice di fare la nostra conoscenza e di potersi fare conoscere dai lettori delle testate internazionali, che lo leggeranno.

Si apre confidenzialmente, come vecchi amici, incominciando dal primo periodo, quello della fuga dal terremoto del Belice. Momenti concitati, ci rivela, un freddo che “gelava l’anima”, dove il pater familias

imponeva di fuggire lontano. Attimi frenetici in una notte fredda, che sembrava senza scampo. I suoi occhi rammentano con improvviso dolore due palazzi come uniti, piegati l’un contro l’altro. Terrore, sgomento e poi una folle corsa per andare lontano da quel luogo tanto amato e in quei giorni maledetto.

Fuori dal paese, il papà aveva preso un tendone e la mamma Paola, dopo quella notte, sembrava come morta. Aiuti, aggiunge, con il contagocce e in ritardo. Come in un flashback, sono tante le immagini, i ricordi. Una storia, come un romanzo autobiografico, ricca di brutte e imponenti sensazioni, con un giovane che doveva diplomarsi, che sognava l’Università, che non avrebbe mai abbandonato la terra di suo padre. Nonno Matteo era riuscito appena a fare le scuole elementari, perché a sette anni aveva perso il papà.

Trapela un groppo alla gola: Joe

sospira e inghiotte quel fardello amaro…pensando al papà. Il nonno Pino aveva un fratello, lo zio Angelo, che lavorava nelle mine e poi era passato nell’esercito americano per ottenere la cittadinanza americana, continua nel racconto. Da lì l’Ambasciata pian piano consente il richiamo a tutta la famiglia. Da Partanna, sopra un camion giungono a Messina e si imbarcano nella nave “Queen Annamaria” di linea greca, con un lungo viaggio di 12 giorni. Un mare incredibile, tanto che mamma Paola non era mai uscita dalla cabina. Prima e breve fermata nel nord del Canada.

I vestiti leggeri facevano contrasto con i 3 metri di neve, che Joe non aveva mai visto. Batteva i denti e sperava di arrivare presto.Poi ancora il freddo di New York e finalmente a casa, con 11 persone in 4 stanze, tanto che si dormiva ovunque. Era dopo Natale era attratto dai cartelli con su scritto “Sale”, saldi. Non conoscendo la lingua pensava al sale italiano, che poi gli venne chiarito il significato. Fatidico è stato anche l’incontro con la bella moglie Tina. Era arrivata in America a 8 anni, con origini siciliane di Bauscina (prov. Pa). Fatidico il loro incontro.

Era stata la parrocchia di San Giuseppe ad organizzare una gita a Washington. Lui, eclettico, raccontava barzellette. Era il periodo che si fumava ovunque. Particolare simpatico fu che in gita Joe accese un accendino, mentre Nina spense la fiamma. In gergo sicily il significato era che

la ragazza gli avrebbe dovuto dare un bacio, ma la risposta inaspettata fu uno schiaffone di Nina.

Da qui parte poi una forte passione ed un grande amore, che si concluderà con un matrimonio di 54 anni. Matrimonio felice, coronato dalla nascita di 3 figlie: Paola, hair stylist bravissima, con 2 figli maschi di 26 e 21 anni; Margherita, lavora per una società farmaceutica e Assistente personale del Responsabile; Cristina, Pasticcera d’élite per torte in stile Francese ed ha lavorato per i locali d’alta classe degli States, ora anche Personal Trainers.

Joe ricorda che in principio faceva il pizzaiolo in 4 pizzerie, prima di mettersi in proprio. Cambia lavoro come tubista, meccanico per le caldaie, lavoro che lascia. Poi smistava la posta per la compagnia, dove lavorava la moglie e gli diedero la possibilità per tre sere alla settimana di frequentare l’Università, tutto a spese loro.

Poi nel 1975 si mette in proprio in un locale chiamato “Carrettino pizza”, da lì un secondo locale con l’amico Bruno “Mr. Bruno Pizza”. Tutto andava bene, ma lavorando per 7 giorni non vedeva mai la seconda figlia. Sceglie la famiglia e vende tutto. La famiglia ha contribuito in parte a sanare le ferite per la lontananza dalla Sicilia. Nelle vicinanze di casa c’era il fratello di una compagna di scuola di Nina. Si organizzavano serate e tramite Luciano Saladino conosce la Host Producer, giornalista, condut-

trice della trasmissione radiofonica “Sabato italiano” di Radio Hofstra University di New York, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, italoamericana di Castelvetrano e Presidente “Association Italian American Educators”. È bellissimo per lui essere stato ospite radiofonico del Sabato Italiano. I suoi ricordi vanno quando Joe ha venduto tutto. Dall’ ’80 fino ad oggi fa l’immobiliare da circa 45 anni. Nel frattempo aveva comprato un mini market, vendendo prodotti italiani a Manhattan.

È stato lì che fu messa una macchinetta della lotteria e Joe, avendo compreso che sarebbe stato un affare, fa gli esami per essere assunto. Prima rifiuta, ma dopo 1 anno manda un fax per essere utilizzato, cosa che avviene dopo un colloquio. Il suo bagaglio culturale, lo studio della filosofia, pedagogia e psicologia gli ha fatto capire la gente e fatto percepire il senso degli affari. La vera svolta è stata nel 2000, quando è entrato a far parte della Massoneria, facendogli conoscere una miriade di persone in tutto il mondo, essendo stato maestro di loggia per tanti anni. Il suo consiglio per chi vuole partire per l’America: Se vuoi fare successo preparati a lavorare 24 ore al giorno.

Della Sicilia gli manca prendere un caffè e sentire l’odore del mare. Ricorda dall’Italia, all’Europa, all’America fino all’Australia agli italiani all’estero di non dimenticare la nostra terra, di essere orgogliosi della madre patria e mai dimenticare da dove si è giunti.

Da Zurigo a Pescara con il giornalista Generoso D’Agnese

Un giornalista navigato, che ha saputo cogliere i momenti più peculiari di tanti Abruzzesi sparsi per il mondo. In “Abruzzo, I campioni siamo noi”, ultimo libro, pubblicato in ottobre/novembre 2025, con 240 storie. Deve molto al “Messaggero di Sant’Antonio” e a quel libro che non ha potuto pubblicizzare, “L’avventura della fede”.

di Ketty Millecro

Un nome che è tutta una presentazione di sé stesso, della sua personalità, del suo animo, Generoso D’Agnese. È giornalista di tutto rispetto, navigato, che ha saputo cogliere i momenti più peculiari di tanti Abruzzesi sparsi per il mondo. Lo intervistiamo su Zoom-web, dopo il consueto permesso di registrazione e pubblicazione accordatoci, con la stessa magnanimità con cui ci ha accolti.

È un grande personaggio che ama gli italiani nel mondo. Con la calma che lo contraddistingue ci palesa che, attualmente, collabora con varie testate, Abruzzo nel Mondo di Pescara, Messaggero S. Antonio di Padova, America Oggi di New York, Il Ponte di Copenhagen, Voce Italiana di Washington, L’Italo-Americano di Los Angeles, Il Gazzettino Italiano Patagonico di Neuquen (Argentina, “Fatti Nostri” di Santo Domingo, L’Osservatore Romano di Città del Vaticano, Il Marco Polo di Vancouver. È un nutrito numero di eccellenti testate di alto livello. È stata in occasione di un suo articolo su Generoso D’Agnese che, omonimo, vive in America, è stato notato dalla scopritrice di talenti, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, italoamericana, Presidente AIAE, giornalista e Host del “Sabato italiano”, I Radio nel mondo a Radio Hofstra University di New York. D’Agnese, nato in Svizzera, a Zurigo, dove la mamma aveva trovato lavoro e poi raggiuntola il marito, è rimasto all’estero, fino all’età di 14 anni, quando si trasferisce in Abruzzo. Da qui l’imput di scrivere storie di emigrazione. Inizialmente scientifico, poi nel 1987 si imbatte nel giornale ”Abruzzo nel mondo”. Da

lì al noto giornale il Messaggero di Sant’Antonio e quindi il prestigio di collaborare con il più antico giornale d’America, “America oggi” quotidiano in lingua italiana negli USA fondato il 14 novembre 1988 nel New Jersey. Lo sport, così sostiene, è un veicolo importantissimo. Nelle storie rappresentate in “Abruzzo, I campioni siamo noi”, ultimo libro, pubblicato in ottobre/novembre, dove ci sono 240 storie, in cui si è ritrovato con altri autori, Robottini, Mancini. Definisce lo sport un “riscatto sociale”, basterebbe citare Rocky Marciano, ci ricorda, ma anche nomi meno conosciuti.

Ci sono poi 150 citazioni di sportivi abruzzesi che hanno avuto medaglie per campionati anche mondiali o che hanno ottenuto notevoli risultati, pur rimanendo nell’ombra. Sostiene che ha imparato alla conservazione della memoria.

Ricorda che quando ha iniziato circa 40 anni fa si parlava degli emigranti quasi con fastidio. Essendo abruzzese e anche mezzo campano, si è interessato di entrambe le emigrazioni. Ciò che si propone è la rivalorizzazione e il riscatto della memoria. Storie perdute, storie che vanno riprese! Studiate e ricomprese, sarebbe bello riprendere le storie degli emigranti del 600, 700 ed 800. Un cuore per l’appunto “generoso”, proprio come il suo nome, che ostenta la provenienza abruzzese come lui. Generoso è il nome di suo nonno paterno della provincia di Avellino, da Marano. In questa circostanza rievoca il nome di un calciatore del posto, Walter Alfredo Novellino. Imparentato con questi ultimi, ma soprattutto con Generoso D’Agnese di Long Island,

anche lui scrittore di America oggi, che si è occupato abbondantemente della Tarantella Montemaranese. Nato e cresciuto in Svizzera, a Zurigo, il nostro Generoso fino all’età di 14 anni, dove gli emigrati venivano chiamati secondi. Fu la mamma, portata dal padre che era stato in Argentina, poi in Belgio e dopo in Svizzera, ad andare a lavorare per prima, poi con l’atto di richiamo trovò lavoro chiamò il marito. Erano gli anni 1955/56 quando la famiglia fu riunita. La Svizzera, ripeteva suo nonno, era come il Paradiso, rispetto al Belgio (si ricordi la tragedia di Marcinelle). L'incendio nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, del 1956, provocò la morte di 262 minatori di cui 136 gli italiani, di cui 60 erano abruzzesi. Il suo ritorno in Italia nel 1975 è stato traumatico, perche si sentiva italiano in Svizzera, ma straniero in patria. Si poneva male con i coetanei e spesso si sentiva “bullizzato”. I genitori con i soldi guadagnati si fecero un’attività in proprio, una sartoria, che mantennero per 30 anni.

Avevano la possibilità di scegliere Salerno o Pescara, ma avendo la nonna un appartamento a Pescara, optarono per quest’ultima. Litigava spesso con gli altri ragazzi, ma è stato salvato dallo sport, quando ha cominciato a giocare a rugby. L’articolo, che ha preannunciato la sua vena di scrittore, risale all’età di 10 anni, quando cominciò a scrivere il suo primo articolo sul dirottamento di un aereo tedesco da parte dei Palestinesi, come ci precisa.

Il secondo articolo era un argomento scelto sulla base dei mestieri e, poiché in Svizzera abitava vicino ad

una teleferica, scelse di scrivere sul mestiere del manovratore della teleferica. Da ragazzo talentuoso, Iniziò a fare l’intervista e viaggiare nel contempo gratis. Dopo il diploma ha iniziato a fare all’Università gli studi di Biologia, che purtroppo ha dovuto interrompere. Il primo giornale che lo ha accolto è stato “Abruzzo nel Mondo” di Pescara. Ha alle spalle parecchi programmi radio: MADE IN ITALY RADIO PADOVA, Radio Speranza Pescara, INSIEME: rubrica radiofonica del “Messaggero S.Antonio”. Trapela in Generoso quella forte fede, che lo ha condotto “All’Osservatore Romano del Vaticano”( con articoli sui Missionari), al Messaggero di Sant’Antonio e a quel libro che non ha potuto pubblicizzare, “L’avventura della fede”, a causa di una brutta malattia, da cui è guarito e dalla quale si sente miracolato. Sono, infatti, 55 articoli che lo hanno arricchito moltissimo. Le collaborazioni importanti sono state con il Direttore Stefano Vaccara, Patrizia Airos e Don Serafini, che hanno creduto in lui. I suoi progetti imminenti sono

di far conoscere l’ultimo suo libro “Abruzzo, i campioni siamo noi”(2025) Edizioni Masciulli-Giulianova. È possibile trovare sul web la rassegna di tutti i libri dello scrittore-giornalista Generoso D’Agnese. L’obiettivo per la sua carriera è quello di continuare con le testate con cui collabora, poi come scrittore gli piacerebbe passare alla narrativa sempre con il filone sugli italiani nel mondo. Il suo obiettivo è continuare a scrivere e collaborare con le testate giornalistiche che lo sostengono oggi. L’Italia è una terra che unisce tutto l’universo, con una miriade di gente provenienti da tutte le regioni, con un abbraccio globale. L’ultimo saluto di questa interessante intervista la volge a tutti gli italiani nel mondo, dall’Europa, all’America, all’Australia. Insiste sull’affermazione della permanenza del ricordo della lingua, tradizioni, usanze di uomini e donne, che hanno lasciato l’Italia per andare all’estero.

L’Italia, ribadisce, va ricordata sempre, così come vanno rispettate le tradizioni della seconda patria, che ha accolto gli italiani come figli.

D’Agnese con Mancini e Robottini, coautori di “Abruzzo i campioni siamo noi”

L’attacco italiano alla Grecia e la sconfitta tedesca in Russia

di Angelo Paratico

La campagna italiana di Grecia si svolse tra il 28 ottobre 1940 e il 23 aprile 1941. Si racconta che l’Italia, involontariamente, provocò il fallimento dell’attacco tedesco all’Unione Sovietica, perché costrinse Hitler a mandare delle divisioni corazzate, dopo aver sventato il colpo di stato in Jugoslavia fomentato dai britannici del 27 marzo 1941.

Fu Hitler stesso che attribuì la responsabilità del fallimento dell'invasione dell'URSS alle sconfitte di Mussolini in Africa e nei Balcani, come emerge da una conversazione registrata con il maresciallo Mannerheim in Finlandia nel maggio 1942. Tuttavia, non parlò degli innegabili ritardi organizzativi tedeschi.

Hitler ammise che la macchina da guerra tedesca funzionava meglio con il bel tempo. Quindi, studiando le sue parole possiamo vedere che Hitler era molto bravo a trovare scuse, ma gli storici cosa dicono?

Lo storico Martin van Creveld scrisse un libro proprio su questo argomento nel 1973, “Hitler's Strategy 1940-1941: The Balkan

Clue” (La strategia di Hitler 19401941: l'indizio balcanico), che ha avuto una notevole influenza nel consolidare la tesi degli storici secondo cui non vi fu alcun ritardo significativo nell'inizio dell'operazione “Barbarossa” a causa delle campagne balcaniche e in Gracia. Nel corso delle ricerche per questo libro, van Creveld ha seguito meticolosamente la preparazione e il posizionamento delle forze militari tedesche nel periodo precedente all'invasione dell'URSS e ha scoperto che il programma di riequipaggiamento e addestramento delle forze non avrebbe permesso loro di essere pronte per l'offensiva molto prima della data effettiva di inizio, indipendentemente dalle campagne balcaniche e dall’aiuto da offrire all’alleato italiano in Grecia. Egli dimostra che le unità ritirate dalle campagne balcaniche erano in realtà già in posizione e pronte per l'inizio delle operazioni anche prima della scadenza originaria del 16 maggio 1941. Molte delle forze impiegate nei Balcani erano destinate alla riserva e quindi non era nemmeno necessario che fossero in posizione.

La vera causa del ritardo, secondo van Creveld, fu la carenza di equipaggiamento per le divisioni chiave, in particolare le forze motorizzate e panzer che dovevano utilizzare l'equipaggiamento francese catturato. Egli conclude che questo problema da solo avrebbe impedito l'inizio delle operazioni nell'Est prima della fine di giugno 1941 e che non aveva nulla a che vedere con l’Italia, la Jugoslavia o con le condizioni meteorologiche.

Il piano per l'operazione “Barbarossa” prevedeva che il Gruppo d'armate Sud attaccasse l'URSS lungo due assi principali: dalla

Romania, con il 1° Panzergruppe e la 12ª Armata a supporto, formando una tenaglia con un attacco della 6ª Armata e della 17ª Armata dalla Polonia. L'attacco su un unico asse del Gruppo d'armate Sud dalla Polonia fu ostacolato e ritardato dal terreno e dalla tenace resistenza sovietica, il che portò il Gruppo d'armate Sud a rimanere indietro mentre l'esercito tedesco avanzava, esponendo il fianco destro del Gruppo d'armate Centro. Fu proprio questo fianco meridionale esposto a preoccupare Hitler al punto da dirottare il 2° Panzergruppe di Guderian verso Kiev dal Gruppo d'armate Centro durante il mese critico di settembre, quando le forze tedesche avrebbero dovuto riposarsi, rifornirsi e poi rafforzare la loro logistica per la fase finale della campagna.

Cosa fermò l'avanzata tedesca? In primis fu la tenace difesa dell'Armata Rossa. Quando i tedeschi sfondarono le porte, la casa non crollò come s’aspettavano.

Tra gli altri fattori, ci fu la rasputiza, ovvero la stagione fangosa. In realtà non si tratta di una sola stagione, ma di due: quella delle piogge autunnali, quando le strade diventano impraticabili, che ostacolarono notevolmente l'avanzata tedesca. E poi il disgelo primaverile, quando le strade si fanno altrettanto impraticabili. Fu questo che rese impossibile un'avanzata tedesca molto più veloce, anche se fossero partiti due settimane prima, non avrebbero fatto alcuna differenza nell'esito dell'operazione Barbarossa.

Bisogna anche considerare le enormi perdite dell'esercito tedesco. Fecero milioni di prigionieri di guerra e distrussero montagne di equipaggiamento militare ma non fu una passeggiata anche per loro. Anche le perdite tedesche sono state terribili. L'URSS subì perdite terribili ma costrinse i tedeschi a combattere per ogni metro di suolo russo.

Se l'operazione Barbarossa fosse iniziata prima, i risultati sarebbero stati simili: enormi perdite per l'Armata Rossa e perdite altrettanto gravi per l'esercito tedesco. I piani originali prevedevano la distruzione della parte principale dell'Armata Rossa in poche settimane estive in battaglie di accerchiamento, per poi procedere praticamente

senza opposizione in profondità nell'Unione Sovietica (linea Arkhangelsk-Astrakhan). All'inizio sembrava che il piano funzionasse. Il generale Halder, capo di stato maggiore dell'OKH, scrisse nel suo diario il 3 luglio 1941 che la guerra era già vinta.

Poi, a luglio, ebbero un gran numero di perdite e lo stesso accadde ad agosto che fu il mese più sanguinoso per la Wehrmacht fino a quel momento. Si discusse molto sulla direttiva n. 33 di Hitler che privò il Gruppo d'armate Centro dei suoi due gruppi Panzer. Ma in realtà fu una decisione forzata. Già a metà luglio del 1941 la Germania non era in grado di sostenere l'attacco su tutti e tre gli assi di avanzata (nord, centro, sud).

Nonostante le pesanti perdite subite, sia nel nord che nel sud i sovietici continuavano a controllare rispettivamente Leningrado e Kiev.

Al centro si stava sviluppando l'enorme battaglia di Smolensk e Hitler non voleva ripetere l'errore di Napoleone di marciare su Mosca, lasciando Kiev e San Pietroburgo nelle mani del nemico; quindi, optò per una strategia che prevedeva di risolvere prima

la situazione ai fianchi (oltre a ottenere le risorse economiche dell'Ucraina) prima di marciare su Mosca.

Nonostante ciò, i tedeschi non riuscirono a conquistare Leningrado. L'assedio iniziò l'8 settembre, quando il tempo era ancora buono, ma i tedeschi non riuscirono a conquistare la città. Nel sud ebbero più successo e conquistarono Kiev e, più tardi in autunno, Kharkov, ma non riuscirono a conquistare l'intera Crimea. Considerando l'effettivo andamento della guerra, non c'è dubbio che i tedeschi avrebbero dovuto affrontare il fango e la neve ad un certo punto, indipendentemente dalla data di inizio dell'invasione.

Se avessero iniziato prima, probabilmente si sarebbero lamentati di essere stati fermati dal fango all'inizio e dal fango alla fine. La realtà che Hitler non poteva accettare o ammettere era che l’URSS era troppo forte e troppo vasta per essere battuta dalla Germania. Infatti, ammise con Mannerheim che se avesse saputo quanti carri armati possedevano, oltre il raggio dei bombardieri tedeschi, non li avrebbe mai attaccati.

la pagina di Marco Zacchera

L’INFORMAZIONE ITALIANA ALL’ESTERO: GLI ANNI PASSANO, MA VA SEMPRE PEGGIO

Quando si ha occasione di essere in un’altra parte del mondo è sempre molto interessante cercare di capire come i media extraeuropei commentino le crisi internazionali, la loro lettura dei fatti e le priorità informative che spesso sono molto divergenti da quelle occidentali.

In queste giornate di tensioni mondiali, dall’Iran al Venezuela alla impensabile crisi in Groenlandia, anche altri avvenimenti sono infatti quelli proposti in primo piano oltre alle notizie locali, per esempio le elezioni in India o in Bangladesh che – anche se a noi sembrano non interessare – di fatto a seconda del loro esito porteranno però visibili ripercussioni sui flussi di emigranti verso l’Italia.

Quanti ricordano che a Dacca, la capitale di uno stato musulmano grande metà dell’Italia ma con 175 milioni di abitanti, nel 2024 c’era stato un colpo di stato con la fuga della prima ministro Sheick Hasina e l’inizio di un governo di transizione ad interim guidato dal premio Nobel per la pace Muhammad Yunus?

Eppure le elezioni allora promesse (ma che sembravano un miraggio quando c’erano centinaia di morti per le strade), si terranno sul serio tra pochi giorni e sembra quasi un miracolo.

Non ci si può occupare di tutto, è ovvio, ma pensiamo a come le nostre news spesso si occupano solo di cronaca nera e manchino di ogni respiro europeo ed internazionale con fatti che poi ricadono su di noi ma che nessuno conosce. Per esempio si vota intanto anche in Myanmar ma alla fine tutti i deputati saranno scelti dalla giunta militare al potere mentre l’opposizione resta in galera come la ex presidente Aung San Suu Kyi condannata a 27 anni di prigione per attività sovversive e dal 2024 “temporaneamente ai domiciliari” di cui non si hanno da tempo notizie certe, neppure sul suo stato di salute.

L’Europa aveva protestato, ha poi formalmente non riconosciuto la nuova giunta militare ma si è successivamente sostanzialmente disinteressata del paese nonostante gli appelli del Vaticano, l’unico a ricordare la drammaticità della situazione anche dopo il violento terremoto dell’anno scorso. Niente svolta democratica, quindi, nessuna scarcerazione o accordi

con la guerriglia che scuote il paese: la Cina appoggia i militari per suoi interessi strategici nell’area e non se ne parli più.

Una conferma di come l’Europa sia assente da quasi tutti gli scenari anche nell’informazione, e di come l’Atlantico sia comunque sempre più marginale nel mondo.

La crisi iraniana è invece letta nei paesi musulmani o dell’estremo oriente con estrema preoccupazione, è data per scontata una forte repressione verso chi ha osato sfidare il regime, ma si teme che ormai tutto passerà sotto silenzio, anche perché viene sottolineata l’impossibilità di far evolvere la situazione verso un periodo di transizione.

Se ovunque Israele è visto come il male assoluto soprattutto gli USA stanno perdendo credibilità e il messaggio che passa a milioni di teleutenti asiatici è che alla Casa Bianca si improvvisi uno spettacolo senza una regia precisa, mentre le manifestazioni in Groenlandia sembrano più che altro folkloristiche per il loro scenario, soprattutto se viste a 35° all’ombra.

L’Europa scompare, un flash alla visita della Meloni a Tokyo, ma solo perché i due paesi sono guidati per la prima volta da due donne, con l’unica emittente “europea” (pagata da noi) di Euronews che del nostro continente dà un’immagine edulcorata e distorta, dove tutto è ok in una sorta di caramellata “isola ecologista”. Molto più puntuali e complete piuttosto le news di Al-Jazeera con un concentrato di agenda globale in continuo aggiornamento sui temi più diversi e di una qualità giornalistica impensabile. La TV qatarina non mostra riverenze per nessuno ma sa affrontare gli inquinamenti in India, i morti di Teheran e quelli di Caracas con immagini “vere” e non di repertorio.

L’altra sera ho visto un servizio sulla crisi istituzionale e morale in Bulgaria di una realpolitik agghiacciante, cose mai viste sulle TV italiane. Le varie nazioni europee propongono anche i loro canali esteri, “vetrina” dei rispettivi paesi, ma rispetto alle TV inglesi, francesi, tedesche o spagnole Rai Italia (l’ex Rai International”) e tuttora di uno sconfortante squallore e banalità.

Incomprensibile innanzitutto come non ci siano programmi almeno in inglese e che il “me-

glio” proposto siano trasmissioni assurde come le chilometriche edizioni di “La vita in diretta” che ripetono alla nausea e per ore le solite immagini sugli omicidi proposti dal menu nazional-nero-popolare del giorno. Questa è la “promotion” del nostro paese!?

Un canale che non è più nemmeno una TV per i nostri emigrati visto che sono profondamente cambiati. Servirebbe bilinguismo per i loro nipoti, proposte di studio dell’italiano, news internazionali, promozioni storico-turistiche, cammini geografici con la riscoperta delle nostre città, non certo “La vita in diretta” o i giochi a premi, tutti identici nel mondo. Così come sono inguardabili i TG in replica che ogni tanto vengono proposti dal palinsesto, ma mutilati di ogni news coperta da copyright (ad esempio i risultati di calcio).

Ma perchè allora non diffondere piuttosto i flash che Rai News 24 propone ogni mezz’ora, ma letti alternativamente anche in lingua straniera o almeno in inglese? L’unico TG “internazionale” di Rai 24 è diffuso in inglese solo una volta al giorno (e solo nei giorni feriali!) oltre – alle 15, ora italiana – la versione in ucraino...Immaginate che audience. Vi sembra tutto sconcertante? Eppure questa è l’immagine che all’estero l’Italia dà di sé stessa e che tutti noi paghiamo con il canone giorno per giorno.

REFERENDUM

Sabino Cassese, arzillo novantenne costituzionalista di chiara fama e figura di assoluta indipendenza, come molti altri suoi ex colleghi magistrati (ma che

AIR FORCE RENZI

Era il tempo del governo di Matteo Renzi quando il premier scoprì che non era decoroso volare per il mondo in missioni istituzionali “solo” con un aereo dell’Aeronautica militare, il “piccolo” Airbus A319 CJ (che nella versione standard ha 124 posti, in quella presidenziale 36 oltre ad una camera da letto a bordo isolata per il capo missione) e quindi – visto che l’immagine per Renzi era tutto - si procedette ad un contratto di leasing per poter disporre di un quadrimotore Airbus A340 (usato) per la modica cifra di 168 milioni, ovvero pagando un canone di leasing di 512.198 dollari al mese.

Un aereo dalla storia trava-

gliata, che consumava tantissimo carburante e che in totale ha volato solo 88 volte ed era fermo, posteggiato a Fiumicino, dal 22 agosto 2018.

E’ di questi giorni la notizia che i commissari della “fu” Alitalia lo hanno riscattato a 1 (uno) euro per poterlo vendere a pezzi e recuperare almeno qualcosa. Il bello (o brutto) è che alla fine Renzi su quell’aereo “d’oro” non ci ha mai volato perché nel frattempo – perso il referendum istituzionale – a dicembre 2016 fu costretto alle dimissioni, intanto però i cittadini italiani ci hanno perso 168 milioni di euro. Se una cosa simile l’avesse fatta la Meloni?

IL MITICO FRANCO ATTINÀ

tacciono per non avere grane) voterà SI al referendum sulla separazione delle carriere proponendo un paragone molto chiaro che mi sembra un ottimo esempio.

“Anche in camera operatoria ci sono il chirurgo e l’anestesista – ricorda Cassese – ed entrambi sono indispensabili, entrambi sono iscritti all’ordine dei medici, ma il primo opera, l’altro addormenta. Voi sareste contenti se ogni tanto fosse il chirurgo ad anestetizzarvi e l’anestesista ad operarvi? Assolutamente no, perché ognuno deve operare bene nel proprio ruolo o a rimetterci sarebbe solo il paziente”.

Negli ultimi due anni ci sono stati 156 ricorsi alla Corte Costituzionale da parte di magistrati italiani che hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale su qualche nuova normativa proposta dal Governo, approvata dalle Camere e pur promulgata da Mattarella.

Visto che giudici italiani sono circa 9.700, una minima parte di loro ha quindi mai sollevato questioni costituzionali salvo il mitico giudice Franco Attinà, fiorentino, veemente e noto esponente di “Magistratura Democratica” che da solo di ricorsi ne ha presentati addirittura 21 (ventuno). Di questi 19 sono stati subito respinti, mentre su due la Corte si è riservata di decidere. Abbiamo capito che la Meloni sta sulle scatole al giudice Attinà, ma chi paga per tutti questi suoi procedimenti infondati e che finiscono nel nulla mentre i processi sono sospesi e gli imputati intanto ringraziano sperando nella prescrizione?

MONTECATINI

approfondimento

Il "premio" delle menzogne all'Anno 2025: PolitiFact snobba Trump

Donald Trump ha vinto il “premio” per la menzogna dell’anno nel 2015, 2017, e nel 2019. Quest’anno è stato sconfitto nella graduatoria di PolitiFact, un’agenzia indipendente no profit di fact-checking che valuta la veridicità di dichiarazioni da parte di politici e figure pubbliche. Per il 2025 la situazione è stata talmente complessa che PolitiFact ha deciso di non identificare una menzogna fatta da una persona individuale e conferire il premio a tutto l’anno, dichiarando il 2025 l’anno delle menzogne. Il riconoscimento della menzogna dell’anno è iniziato nel 2009 e nel corso degli anni, oltre a Trump, altri individui molto noti hanno ricevuto “l’onore”. Questi includono Sarah Palin, vice candidata presidenziale repubblicana nel 2008, Mitt Romney, candidato presidenziale repubblicano nel 2012, Barack Obama, presidente USA 20092017, e Vladimir Putin. Nel 2025 però il compito di PolitiFact è diventato molto più complesso considerando l’aumento del numero delle menzogne. Katie Sanders, direttrice di PolitiFact al Poynter Institute for Media Studies, in un’intervista alla Public Broadcasting System (Pbs), ha spiegato la decisione di non premiare una “Menzogna dell’Anno” ma di concedere l’onore a tutto l’anno dichiarando il 2025 “L’anno delle menzogne”.

La Sanders ha spiegato che alcuni candidati per l’onore dell’anno erano stati considerati finalisti. Una è stata l’asserzione di Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, che nel mese di luglio ha detto che non esisteva “fame” a Gaza. Un’altra menzo-

gna candidata al premio è stata l’asserzione di Trump che il caso dei file di Epstein era una bufala creata da James Comey, ex direttore dell’Fbi, e gli ex presidenti democratici Obama e Joe Biden.

E un’altra candidata al premio anche di Trump che ogni attacco alle imbarcazioni nei Caraibi “salva 25.000 vite americane”.

Per determinare se un’asserzione equivale a menzogna PolitiFact usa diverse strategie che includono l’inaccuratezza, le omissioni, la manipolazione volontaria, e le teorie di complotto.

Si considerano anche ambedue ideologie politiche in Usa per mantenere la loro obiettività.

Ecco come si spiega il fatto che oltre a Obama anche nomi di spicco del Partito Democratico

come Hakeem Jeffries, leader dei democratici alla Camera, e il governatore dell’Illinois J. B. Pritzker, sono anche stati considerati per alcune asserzioni non veritiere. Il problema però è il numero delle asserzioni del presidente Usa che ne spara a raffica e PolitiFact non ha le risorse per esaminarle tutte. Da ricordare che il Washington Post fece proprio questo con Trump nel suo primo mandato dal 2017 al 2021. Furono calcolate 30 mila asserzioni che entravano nella categoria di menzogne o asserzioni fuorvianti.

Trump ha usato l’espressione “iperbole veritiera” nel suo libro del 1987 “The Art of the Deal” per chiarire le sue asserzioni sproporzionate come “una forma innocente di esagerazione” ma anche come “forma efficace di comunicare”. Quindi ciò ci spiega un po’ le sue costanti sparate. Rispondendo a una richiesta di PolitiFact dove si trova la linea di demarcazione tra “iperbole veritiera” e “asserzioni false” la Casa Bianca ha risposto raggirando la domanda.

La portavoce di Trump Kush Desai ha detto che “la fiducia degli americani sui media è ai livelli più bassi” e che per quanto riguarda la “disinformazione i media dovrebbero guardarsi allo specchio invece di dirigere il loro dito al presidente Trump”. La Desai non ha tutti i torti poiché la

fiducia degli americani sui media si trova al 28 percento anche se bisogna notare che tante altre istituzioni non ricevono voti migliori.

Nell’intervista alla Pbs la Sanders ha chiarito che la disinformazione non viene semplice-

mente dalla Casa Bianca, additando a un altro grave pericolo: l’uso dell’intelligenza artificiale per creare immagini e contenuti fuorvianti, creando dubbi su ciò che è reale o no. Ha completamente ragione. L’ascesa delle piattaforme e delle reti sociali hanno creato una cacofonia di messaggi permettendo a chiunque di pubblicare notizie potenzialmente credibili ma spesso impossibili da verificare o almeno richiedenti di un po’ di ricerca per determinare la veridicità. Uno dei problemi è ovviamente che anche i media tradizionali fanno anche uso delle piattaforme e reti sociali per divulgare i loro contenuti mescolando informazioni legittime con altre potenzialmente false o fuorvianti che sfuggono al fact-checking. Più prevalgono questi tipi di notizie più mettono in pericolo la realtà condivisa che ci permette di agire a partecipare nel sistema democratico. Ci vorrebbero regole ma ai regimi autoritari e altri aspiranti tali stabilire queste regole non entra nemmeno nella discussione. Il lavoro di PolitiFact e altre agenzie di factchecking continuerà a divenire sempre più difficile erodendo sempre più le democrazie.

La generosità e l’empatia non si insegnano

di Luigi De Luca

Ci sono cose che non si possono insegnare. La generosità non si trasmette con un manuale. L’empatia non si apprende con una tecnica. Si riconoscono. Si respirano. Si assorbono stando accanto a chi le vive. La generosità e l’empatia non si insegnano come una tecnica.

Non si trasmettono con una lezione, né con una regola scritta. Si testimoniano, si contagiano. Nascono dall’esperienza, dal dolore attraversato, dall’ascolto reale dell’altro.

Chi non ha mai avuto bisogno difficilmente capisce davvero chi ne ha. Chi non ha mai perso, fatica a donare senza calcolo. In cucina accade lo stesso. Si può spiegare una ricetta, ma non l’intenzione con cui viene preparata. Si può mostrare un gesto, ma non il rispetto che lo precede. Si può insegnare a dosare un ingrediente, ma non l’ascolto necessario per capire quando è abbastanza. La cucina italiana, quella vera, quotidiana, silenziosa, è sempre stata una scuola spirituale senza saperlo. Ha educato alla misura. Alla pazienza. Alla cura dell’altro prima di sé. Un sugo che aspetta. Un pane che si spezza. Un gelato che

non deve stupire, ma accogliere.

In questi gesti semplici c’è una teologia concreta: il cibo diventa linguaggio quando nasce da una relazione, diventa nutrimento quando è pensato per qualcuno, diventa cultura quando rinuncia all’ego per fare spazio. È un po’ come in laboratorio: puoi insegnare una ricetta, ma non puoi insegnare l’intenzione con cui si prepara.

Quella viene dall’educazione ricevuta, dagli esempi visti, dalle ferite trasformate in cura. Ed è per questo che il mio ruolo oggi non è “insegnare” generosità ed empatia, ma incarnarle. Chi ci guarda, chi ci ascolta, chi lavora con noi, le impara senza che tu le nomini. Oggi parliamo di riconoscimenti, di patrimoni, di valori da difendere. Ma la verità è che nulla di ciò che conta davvero è nato per essere riconosciuto. È nato per essere donato. E forse è qui il senso più profondo di tutto: che la generosità e l’empatia non si insegnano, ma si tramandano come un impasto madre, come una preghiera detta senza parole, come un gesto ripetuto ogni giorno finché diventa vita.

Perché ciò che è fatto con coscienza oggi diventa tradizione domani.

Risultati delle partite della 22ª Giornata di Serie A

Tifosi nerazzurri in debito d’ossigeno dopo i primi 25 minuti con il Pisa che si afferma sul 2-0. Poi la rimonta e la valanga di gol nella ripresa che si abbatte sui toscani. Inter ancora saldamente in testa.

Le due squadre cercano di risalire disperatamente la classifica. La partita si giocherà martedì alle 06:45 (ora di Sydney), oltre i tempi per la pubblicazione. Tabellino e classifica nell’edizione di venerdì.

Cinque gol all’andata ed ora sei gol al ritorno, demolito il Torino che in due gare contro il baby-Como ha incassato 11 reti. La squadra di Fabregas conferma il suo stato di grazia mentre il Toro sprofonda.

Dopo un buon periodo la Fiorentina ripiomba nel buio. La sconfitta in casa brucia, i viola forse meritavano il pari ma il Cagliari non ha rubato niente. Il solito Palestra e Kilicsoy veri trascinatori.

La noia regna a Lecce dove le due squadre impattano sullo 0-0. Ancora deludente la Lazio alle prese con un organico indebolito dal mercato di gennaio. Al Lecce il merito di una gara volenterosa.

Redattore Sportivo Guglielmo Credentino

Speciale UEFA Champions League

La Juventus risale in classifica generale

La Juve abbatte il Benfica e passa il turno

La squadra di Spalletti si assicura il passaggio con un turno di anticipo, buon secondo tempo

La Juventus batte il Benfica e si assicura il passaggio al prossimo turno della Champions League. Dopo l’iniziale fase di studio, il pri-

mo affondo è dei padroni di casa al 5’ con Yildiz. La risposta degli ospiti all’8’ con un tiro in porta di Sudakov che riceve da Dedic e impegna Di Gregorio che blocca a terra. Un minuto dopo, sul fronte opposto, occasione bianconera: Yildiz calcia dal limite un pallone insidiosissimo che Trubin respinge, sulla ribattuta, Dahl sventa ulteriori pericoli mandando in fallo laterale. Al 23’ Benfica vicino al vantaggio. Su errore di Locatelli in costruzione, intercetta Sudakov che va al tiro, respinto da Di Gregorio, sulla ribattuta Kelly anticipa

Pavlidis. L’occasione del vantaggio bianconero al 36’ con, Miretti, su corner di Cambiaso, di testa alto di poco sopra la traversa.

Dopo il buon avvio di ripresa della formazione allenata da Jose Mourinho, a ridosso dell'ora di gioco i bianconeri piazzano l'uno-due decisivo che vale il successo finale. Prima Thuram al termine di un'azione personale, poi McKennie dopo un triangolo con David. Il Benfica non accusa il colpo e si porta spesso in area bianconera. Nel finale l’episodio che può riaprire la partita, Bremer provoca un rigore che l’arbitro assegna dopo l’intervento del Var.

Al tiro ci va Pavlidis che incredibilmente scivola goffamente al momento del tiro e il pallone termina a cinque metri dal palo.

La Juve si porta a casa i tre punti in una partita per niente semplice.

Napoli, sprecata una grossa occasione

In 11 vs 10 per oltre un’ora, la squadra di Conte si fa bloccare sul pari, squadra sottotono

Il Napoli non riesce a vincere a in Danimarca nonostante l'uomo in più per circa un'ora e ora la qualificazione è compromessa per Antonio Conte. Reti di McTominay nel primo tempo e il pareggio di Larsson nella ripresa dopo che Milinkovic-Savic aveva parato il rigore dello stesso svedese. Nella prima frazione si era messa molto bene

per la squadra di Antonio Conte, avanti al 38' nel punteggio e anche in superiorità numerica. Dopo l'espulsione di Delaney era arrivato infatti il 4° gol in questa Champions di McTominay ma nella ripresa la beffa che lascia le due squadre a 8 punti, al limite dell'eliminazione dai playoff.

Il primo squillo è degli azzurri. All’11’ Vergara lancia in avanti per Hojlund, che decide di mettersi in proprio andando al tiro col destro dal limite, palla che termina di poco sopra la traversa a Kotarski battuto.

Ancora gli ospiti pericolosi al 27’ sugli sviluppi di corner con Di Lorenzo che viene servito in area ed effettua un tiro-cross insidioso, Kotarsi è attento e devia in tuffo. Danesi in 10’ dal 35’ per l’espulsione di Delaney per un fallo su Lobotka Vantaggio del Napoli al 39’ con McTominay. Corner di Elmas, lo statunitense si smarca e girare il pallone con un colpo di testa preciso. Possesso palla 36%, 64% in favore degli uomini di Conte. In avvio di ripresa sembra esser-

ci maggior equilibrio in campo. Il Napoli, colpevolmente, non affonda i colpi e si limita a controllare il minimo vantaggio. Al 50' Vergara, di propria iniziativa, ci prova: controlla col petto e calcia debolmente col mancino cercando il palo più lontano, Kotarski in tuffo blocca. Primo serio impegno per Milinkovic-Savic al 61’. Corner battuto al centro, Hatzidiakos stacca di testa e Madsen gira col mancino verso la porta, il portiere azzurro blocca il pallone in tuffo.

Po il pareggio-beffa del Copenhagen al 72’ su rigore trasformato da Larsson: Milinkovic Savic respinge il tiro e poi sulla ribattuta arriva la rete. Penalty deciso per un fallo di Buongiorno su Elyounoussi. Solo ora si sveglia il Napoli che prende d’assedio la porta danese ma crea pochi veri pericoli.

Veramente una grossa occasione sprecata dal Napoli che nell’ultimo turno è chiamato ad affrontare il Chelsea. Solo una vittoria consentirebbe al Napoli di sperare ancora.

Partita che si sblocca nel secondo tempo (2-0) grazie ai gol di McKennie e David

Arsenal asfalta l’Inter, 1-3 a San Siro

L'Arsenal sbanca San Siro 3-1 e si conferma in vetta solitaria nel girone della main phase di Champions League. Nulla da fare per l'Inter che ha provato a restare in partita sfruttando la rete di Sucic nel primo tempo, ma nella ripresa si è aggiunto alla festa biancorossa anche Viktor Gyokeres che ha messo il punto esclamativo sulla vittoria maturata anche grazie alla doppietta di Gabriel Jesus nel primo tempo. L'Inter esce dalla top 8 ma a 12 punti è matematicamente qualificata al prossimo turno. L’Arsenal ha una marcia in piu’ e fa parte di quel lotto di squadre che hanno tracciato un solco incolmabile tra loro e le altre.

Domina l’Atalanta ma vince il Bilbao

Sfortunati i bergamaschi in casa. Un'occasione mancata

Clamorosa rimonta a Bergamo dell'Athletic Bilbao che nella ripresa si impone 3-2 sull'Atalanta. Al gol realizzato dopo un quarto d’ora da Scamacca seguono le tre reti dei baschi firmate in rapida successione da Guruzeta, Serrano e Navarro sfruttando delle sbavature difensive a metà ripresa.

Una seconda frazione più coraggiosa, frutto anche di alcuni cambi, per gli spagnoli che sono stati in grado di capitalizzare al massimo un vero e proprio blackout dei nerazzurri che nel finale hanno reagito con orgoglio accorciando le distanze con il tapin vincente di Krstovic al termine di un’azione cominciata da Samardzic.

Una ghiotta occasione quella mancata dagli uomini di Palladino che in rimonta rimediano il loro secondo passo falso in Champions League scivolando fuori dalle posizioni che valgono l'accesso diretto

agli ottavi. Primo blitz europeo, invece, per la banda di Valverde che sale a otto punti agguantando la zona play-off. Atalanta ormai qualificata al secondo turno.

Europa League - Roma e Bologna avanzano al prossimo turno

Con una giornata di anticipo le due squadre italiane prenotano il passaggio

La Roma, con il classico punteggio di 2-0, e il Bologna, pur soffrendo in casa contro un Celtic ridotto in dieci uomini già alla mezz’ora, prenotano un biglietto per il prossimo turno di Europa League.

La Roma potrebbe addirittura accedervi senza passare per la lotteria degli spareggi, traguardo tutt’altro che scontato a inizio stagione.

La trasferta in Grecia del 30 gennaio contro l’agguerrito Panathinaikos cementerà il verdetto finale e chiarirà definitivamente la classifica.

Il giovane Pisilli trascina la Roma con una doppietta che stende i tedeschi dello Stoccar-

da; poi ci pensano il portiere Svilar e tutta la difesa a fare buona guardia fino al fischio finale. Il Bologna, invece, ha regalato tutto il primo tempo agli scozzesi del Celtic e recupera lo svantaggio iniziale di 0-2 solo nella ripresa, quando mette alle corde gli ospiti con maggiore intensità. Vincendo si sarebbe portato nella Top 8 della competizione. Il Bologna è ora atteso all’ultima trasferta contro il Maccabi il 30 gennaio, appuntamento decisivo per il passaggio del turno.

Sia la Roma che il Bologna hanno giocato con la testa rivolta al campionato e le energie spese in campo sono state centellinate con grande attenzione.

Serie A - I migliori della 21a giornata

Quattro gli italiani nella formazione ideale, Carnesecchi il miglior portiere, poi ancora Lautaro

Quattro interventi super di Carnesecchi gli valgono la palma di miglior portiere della giornata. Sfiora un goal e tiene in ansia costante la retroguardia bianconera: più che da esterno di centrocampo gioca da attaccante aggiunto. Ha la gamba dei giorni migliori. Questo è Dimarco.

Per Mazzitelli una notte da sogno. Un gran goal con una girata di prima da fuori area regala al Cagliari il successo contro i bianconeri, vince quasi tutti i duelli a centrocampo. Mandragora invece Non si risparmia mai, prezioso anche a livello tattico.

AUS Open – Clamoroso a Melbourne, prima volta tre azzurri agli ottavi: Sinner, Musetti e Darderi

Sinner batte l’USA Spizzirri, i crampi ed il gran caldo; eliminata invece la Paolini che si arrende a Jovic ed al virus

Una giornata storica quella di sabato a Melbourne dove Sinner, Musetti e Darderi approdano agli ottavi di finale. Un traguardo, questo, raggiunto per la prima volta nella storia. Un gran peccato che ai quarti ci sarà la sfida tra azzurri Sinner-Darderi ma almeno c’è la sicurezza matematica di schierare un italiano alle semifinali. Purtroppo la punta di diamante nel femminile, si è dovuta arrendere, nonostante una buona prova, alla giocatrice Jovic ma anche al fastidioso virus che ha decimato tanti partecipanti al torneo.

Il numero due al mondo, Sinner, ha battuto nel terzo turno Eliot Spizzirri. Lo statunitense è riuscito un po' a sorpresa a fare suo il primo set, poi il numero 2 al mondo ha accelerato e si è imposto in circa 3 ore e 50 minuti di gioco. L'altoatesino non perdeva un set da ottobre. A condizionarlo forse anche il grande caldo. Nel terzo set è stato deciso anche di chiudere il tetto della Rod Laver Arena dove si è giocato il match. Ora per Sinner agli ottavi c'è il derby azzurro con Luciano Darderi, che ha eliminato il russo Karen Khachanov con il punteggio di 7-6, 3-6, 6-3, 6-4.

Una vittoria di cuore, nervi e classe purissima. Lorenzo Musetti scrive una nuova pagina della sua carriera superando il ceco Tomas Machac al terzo turno degli Australian Open 2026. Al termine di un match durato oltre quattro ore, l'azzurro strappa per la prima volta il pass per

gli ottavi di finale nello Slam di Melbourne. Quando il match sembrava in discesa, Machac ha avuto un ultimo sussulto d'orgoglio strappando il quarto parzia-

le, ma nel quinto set non c'è stata storia: Musetti è salito in cattedra, chiudendo con un perentorio 6-2 tra gli applausi del pubblico della John Cain Arena.

Onoranze Funebri

GENTILE MIRELLA

nata il 13 novembre 1949

deceduto a Sydney (NSW) il 19 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il rosario sarà recitato oggi martedì 27 gennaio 2026 alle ore 17.00 presso la chiesa cattolica di St Benedict’s, 16 Neville Street, Smithfield. Il funerale avrà luogo mercoledì 28 gennaio 2026 alle ore 10.30 nella chiesa cattolica di St Benedict’s, 16 Neville Street, Smithfield. Al termine della cerimonia religiosa, la cara Mirella sarà accompagnata al Pinegrove Memorial Park, Kington Street, Minchinbury, dove riposerà in pace. I familiari ringraziano sin d’ora tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della cara estinta.

“Che la luce dell’amore eterno illumini il tuo cammino."

ETERNO RIPOSO

BASSO DENIS

nato il 13 febbraio 1969

deceduto a Sydney (NSW) il 15 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale avrà luogo, oggi martedì 27 gennaio 2026 alle ore 10.30 presso la chiesa cattolica di Our Lady of Victories, 1788 The Horsley Drive, Horsley Park. Al termine della cerimonia religiosa, il caro Denis sarà accompagnato al Forest Lawn Memorial Park, Camden Valley Way, Leppington, dove riposerà in pace.

I familiari ringraziano sin d’ora tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale del caro estinto.

“Il tuo ricordo vivrà per sempre nei cuori di chi ti ha amato, come una luce che non si spegne."

ETERNO RIPOSO

GAGLIANO GAETANO

nato il 1 febbraio 1943 deceduto a Sydney (NSW) il 21 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il rosario sarà recitato mercoledì 28 gennaio 2026 alle ore 18.00 presso la Cappella della Resurrezione di Andrew Valerio & Sons Funeral Directors, 177 First Avenue, Five Dock NSW. Il funerale avrà luogo giovedì 29 gennaio 2026 alle ore 11.00 nella Holy Spirit Catholic Church, 191 Cox’s Road, North Ryde NSW. Al termine della cerimonia religiosa, il caro Gaetano sarà accompagnato al Field of Mars Cemetery, Quarry Road, Ryde NSW, dove riposerà in pace. I familiari ringraziano sin d’ora tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale del caro estinto.

“Il Signore lo accolga e doni conforto a quanti lo piangono. "

ETERNO RIPOSO DECESSO

BRISOT PIETRO

nato il 17 novembre 1935 a Orsago (Veneto), Italia deceduto a Sydney (NSW) il 14 gennaio 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Lascia nel più vivo e profondo dolore i figli Ivan e Robert, le nuore Kate e Amanda, i nipoti, parenti ed amici tutti, vicini e lontani. Il funerale avrà luogo mercoledì 28 gennaio 2026 alle ore 11.00 nella chiesa di St Agatha’s, 20 Boundary Road, Pennant Hills NSW. Dopo il rito religioso, il corteo funebre proseguirà per il cimitero di Castle Hill, Gilbert Road, Castle Hill NSW, dove il caro Pietro riposerà.

Si richiede cortesemente di non inviare fiori né donazioni. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale del caro estinto.

“Nel cuore di chi lo ha conosciuto. "

ETERNO RIPOSO

PASCUZZO FIORINA

nata nel 1932

deceduta a Sydney (NSW) il 21 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa.

Lascia nel più vivo e profondo dolore i figli Il funerale avrà luogo martedì 3 febbraio 2026 alle ore 10.30 presso la chiesa cattolica di St Kevin’s, Oaks Avenue, Dee Why NSW.

Al termine della cerimonia religiosa, il corteo funebre proseguirà per il Frenchs Forest Bushland Cemetery, dove la cara Fiorina sarà tumulata nella cripta di famiglia. I familiari ringraziano sin d’ora tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e all’ultimo saluto alla cara estinta.

“Il tuo amore rimane vivo nei nostri cuori ogni giorno.”

ETERNO RIPOSO

A partire dal 2026, Allora! introdurrà una nuova programmazione editoriale, con uscite bisettimanali ogni MARTEDÌ e VENERDÌ.

Io, Sam Guarna, sono disponibile ad aiutare la tua famiglia nel momento del bisogno.

Sono stato conosciuto sempre per il mio eccezionale e sincero servizio clienti. So che, per aiutare le famiglie nel dolore, bisogna sapere ascoltare per poi poter offrire un servizio vero e professionale per i vostri cari e la vostra famiglia.

Tutto ciò con rispetto, attenzione e fiducia, sempre.

In vista di questo cambiamento, invitiamo le Agenzie Funebri e tutta la comunità a valutare questa opportunità per la pubblicazione di necrologi, avvisi e comunicazioni sul nostro giornale, che da anni rappresenta un punto di riferimento per i lettori di lingua italiana in Australia. Per ulteriori informazioni contattare la redazione al numero di telefono: (02) 8786 0888.

From 2026, Allora! will introduce a new publishing schedule, with bi-weekly editions published on TUESDAY and FRIDAY This change reflects our commitment to providing more timely news coverage and increased visibility for community announcements throughout the week. In light of this development, we invite Funeral Houses and the wider community to consider this opportunity to place notices, death notices and announcements in our newspaper, which has long been a trusted voice for the Italian-speaking community in Australia. For further information please contact (02) 8786 0888.

Morta Marie Bashir prima governatrice del NSW

Dame Marie Bashir, prima donna a ricoprire la carica di governatore del Nuovo Galles del Sud, è morta all’età di 95 anni. L’annuncio è stato dato martì sera dal premier Chris Minns, che l’ha ricordata come un’“australiana straordinaria”, esempio di dedizione al servizio pubblico e di profondo impegno umano e civile.

Nata nel 1930 nella regione del Riverina, nel Nuovo Galles del Sud, Marie Bashir studiò alla Sydney Girls High School prima di laurearsi in Medicina e Chirurgia all’Università di Sydney nel 1956. Scelse la psichiatria come ambito di specializzazione e si affermò come una delle voci più autorevoli nel campo della salute mentale. La sua carriera fu segnata da una costante attenzione ai giovani, alle persone fragili e alle comunità emarginate, in particolare quelle indigene.

Prima di diventare governatore, fu professoressa clinica di psichiatria all’Università di Sydney, direttrice dei servizi di salute mentale per il Central Sydney e consulente senior per l’Aboriginal Medical Service di Redfern e Kempsey. Il suo lavoro univa competenza scientifica e sensibilità sociale, qualità che la resero una figura molto rispettata anche fuori dall’ambito medico.

Nel 2001 fu nominata governatore del Nuovo Galles del Sud su

raccomandazione del premier Bob Carr, diventando la prima donna a ricoprire questo ruolo nella storia dello Stato. Rimase in carica fino al 2014, per quattordici anni, distinguendosi per uno stile sobrio, autorevole e vicino ai cittadini.

Pur godendo di grande popolarità, decise di non prolungare il suo mandato per non superare Sir Roden Cutler come governatore più longevo.

Durante il suo incarico si fece promotrice di numerose iniziative legate all’istruzione, alla cultura, alla salute mentale e all’inclusione sociale. Visitò scuole, università, ospedali e comunità locali, portando attenzione istituzionale soprattutto verso i più giovani e i più vulnerabili.

Nel giugno 2014 fu insignita del titolo di Dame dell’Ordine dell’Australia per il suo servizio alla

pubblica amministrazione e alla popolazione del Nuovo Galles del Sud, in particolare per l’impegno a favore dei giovani, delle persone svantaggiate, delle relazioni internazionali e dell’istruzione terziaria.

Era sposata dal 1957 con Sir Nicholas Shehadie, ex capitano dei Wallabies e sindaco di Sydney, scomparso nel 2018. Lascia tre figli e sei nipoti.

Il premier Minns ha annunciato che Dame Marie Bashir sarà onorata con un funerale di Stato. Da tutto il Paese sono giunti messaggi di cordoglio. Politici, istituzioni e associazioni professionali l’hanno ricordata per dignità, compassione e integrità. Dame Marie Bashir lascia un’eredità fatta di servizio, rispetto e umanità: un esempio che continuerà a ispirare le future generazioni australiane.

Basta polemiche. Australia Day per noi è un giorno di festa!

Alcuni colleghi della radio

italiana di Stato, in occasione di Australia Day, hanno scelto la strada più prudente: quella del politicamente corretto. Lo hanno fatto affidandosi a un articolo ripreso da un’altra testata, costruito su una sequenza quasi ossessiva di “sì, ma”, “forse”, “anche”, “potrebbe”, un lessico fatto più per non offendere che per spiegare. Un esercizio di equilibrio linguistico pensato per evitare qualsiasi attrito con questa o quella minoranza, ma che finisce per lasciare il lettore senza una posizione chiara, senza un pensiero riconoscibile.

Eppure, forse proprio alla luce delle profonde e ormai evidenti divisioni sociali che attraversano la nostra società dopo i fatti di Bondi, sarebbe arrivato il momento di provare a cambiare prospettiva. Non continuare a cercare ciò che ci divide, ma interrogarsi, almeno una volta, su ciò che ancora ci unisce nel giorno dedicato all'Australia Non per rimuovere i conflitti, ma per evitare che diventino l’unica chiave di lettura possibile della realtà.

Australia Day è da tempo una ricorrenza che per alcuni serve a fare riemergere ferite mai sanate. Ma ridurre il giorno esclusivamente a questo aspetto rischia di semplificare una realtà molto più complessa. Il dibattito pubblico, soprattutto negli ultimi anni, sembra essersi incastrato in una dinamica binaria: o si celebra, o si condanna. O si è da una parte, o dall’altra. In mezzo, però, c’è una maggioranza silenziosa che vive questa giornata con sentimenti meno ideologici e più pratici. Persone che non negano il passato, ma che guardano al presente e al futuro senza sentirsi costantemente chiamate a giustificarsi.

Per noi italiani, Australia Day non è una festa astratta, né una ricorrenza simbolica da manuale. È piuttosto un momento che richiama esperienze personali, percorsi di migrazione, scelte di vita.

È il giorno in cui si riflette, magari senza dirlo ad alta voce, su

cosa abbia significato arrivare in questo Paese, restarci, costruire qualcosa.

Per molti, l’Australia ha rappresentato un’opportunità concreta: lavoro, stabilità, possibilità di crescita. Non un paradiso, ma un luogo dove l’impegno individuale viene spesso riconosciuto. È anche per questo che Australia Day, al di là delle polemiche, continua a essere sentito come un momento di appartenenza, soprattutto da chi non è nato qui ma qui ha messo radici. Il politicamente corretto, quando diventa una forma di autocensura sistematica, non aiuta il confronto. Non aiuta le comunità indigene, perché riduce il loro ruolo a un simbolo da evocare una volta all’anno. Non aiuta il resto della società, perché trasforma ogni discussione in un esercizio di difesa preventiva. E non aiuta nemmeno il giornalismo, che dovrebbe chiarire, contestualizzare e offrire strumenti di comprensione, non limitarsi a evitare scivoloni.

Riconoscere la complessità della storia australiana non dovrebbe impedire di riconoscere anche ciò che l’Australia è diventata. Una società multiculturale, costruita in larga parte grazie all’immigrazione, capace di integrare comunità diverse e di offrire, pur con limiti e contraddizioni, un modello di convivenza che molti altri Paesi faticano ancora a realizzare.

In questo contesto, il contributo degli italiani è stato ed è tutt’altro che marginale. Dalla manodopera del dopoguerra all’imprenditoria,

dalla ristorazione alla cultura, la presenza italiana ha lasciato un segno profondo e riconoscibile. Australia Day, per molti italo-au-

straliani, è anche il riconoscimento implicito di questo percorso.

Forse il punto non è decidere se Australia Day debba essere celebrato o criticato, ma accettare che possa essere entrambe le cose. Un giorno di memoria e un giorno di appartenenza. Un’occasione per riflettere sul passato e, allo stesso tempo, per riconoscere ciò che funziona nel presente.

Continuare a leggere questa festa, perché di festa pur sempre si tratta, solo attraverso il filtro della divisione rischia di impoverire il dibattito e di allontanarlo dalla vita reale delle persone. Cercare ciò che unisce non significa negare ciò che divide. Significa, più semplicemente, riconoscere che una società matura è capace di crearsi e trasmettere al mondo un'identità, senza ridurla a uno slogan o a una formula di cautela.

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