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Un racconto globale costruito frame su frame, curato evento dopo evento dalla prestigiosa squadra Rai. Dal 6 al 22 febbraio
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I GIOCHI SULLA RAI
Le telecamere e i microfoni del Servizio Pubblico racconteranno un evento destinato a rimanere nella storia. Su Rai 1 la cerimonia d’apertura, su Rai 2, rete olimpica, tutte le gare e la cerimonia di chiusura. I Giochi saranno in diretta anche su Rai Radio 1, RaiPlay e RaiPlay Sound
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VITE DA MEDAGLIA
Su RaiPlay il conto alla rovescia di dieci atleti protagonisti delle prossime Olimpiadi
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In onda il 5 febbraio in seconda serata su Rai 2, il documentario che racconta il rapporto tra gli italiani e lo sport, partendo dall’Olimpiade Invernale del 1956 a Cortina d’Ampezzo 14
L’INVISIBILE. LA CATTURA DI MATTEO MESSINA DENARO
Serie in due serate diretta da Michele Soavi in onda in prima visione su Rai 1 martedì 3 e mercoledì 4 febbraio e in boxset su RaiPlay
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DIRETTORE RESPONSABILE
FABRIZIO CASINELLI
Redazione - Rai
Viale Giuseppe Mazzini 14 00195 ROMA Tel. 0633178213 www.radiocorrieretv.rai.it



LINO GUANCIALE
L’attore è protagonista de “L’invisibile” su Rai 1. «Non si è trattato più soltanto di girare una bella serie, ma di cercare di restituire il respiro di verità di un momento così importante della storia di tutte e di tutti noi». L’intervista del RadiocorriereTv
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Collaborano Laura Costantini
Cinzia Geromino
Tiziana Iannarelli Vanessa Penelope Somalvico
Al via i lavori per la realizzazione del nuovo centro di produzione multimediale alla Fiera di Milano che entrerà in funzione nel 2029
FRANCESCO GIORGINO
I fatti e i personaggi della politica e dell’economia, degli esteri, della cronaca, della società. Su Rai 1 torna l’approfondimento del lunedì. “XXI secolo”, dal 2 febbraio, in seconda serata
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COVER SANREMO 2026
Grandi brani e forti emozioni nella quarta serata del Festival, venerdì 27 febbraio
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Intervista all’attore protagonista di “Cuori”, serie di successo giunta alla terza stagione ambientata nella Torino degli anni Settanta. La seconda puntata, domenica 8 febbraio in prima serata su Rai 1
La Rai si racconta in digitale 32

Quel che si cela dietro una storia letteraria
Le novità di Rai Yoyo e Rai Gulp

DONNE IN PRIMA LINEA
Il Commissario Capo Antonella Fiorino racconta la sua esperienza nella Polizia di Stato
Tutto il meglio della musica nazionale e internazionale nelle classifiche di AirPlay
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Riccardo Cocciante. Un ritorno dal vivo che unisce luoghi simbolo, memoria collettiva e una scrittura musicale capace di parlare ancora al presente 34
L'arte, la musica, la storia, la danza, il teatro, i libri, la bellezza raccontati dai canali Rai
Una selezione dei film in programma sulle reti Rai 50



Emozioni, immagini, lacrime di gioia e di dispiacere, timer che scorrono, traguardi, urla come carica agonistica o come sfogo di rabbia, e poi le luci, i suoni, il podio, l’inno, l’ansia dell’attesa. È tutto parte di un racconto globale costruito frame su frame, curato evento dopo evento dalla prestigiosa squadra Rai dal 6 al 22 febbraio. L’AD Rai Giampaolo Rossi: «L’identità tra Rai e sport italiano continua ed è tra i valori fondanti della televisione»






Dal 6 al 22 febbraio, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Presentato a Roma il viaggio della Rai ai XXV Giochi
Olimpici Invernali, alla presenza dell’Amministratore Delegato Rai Giampaolo Rossi, del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, del direttore di Rai Sport Paolo Petrecca, del direttore del Giornale Radio e Rai Radio 1 Nicola Rao, della vicedirettrice di Rai News e responsabile di RaiNews. it Francesca Oliva. Per la Rai, un impegno editoriale, cultuale e di Servizio Pubblico. Quello della Rai è un impegno “in linea con la funzione di Servizio Pubblico, con quello che la Rai fa da sempre per lo sport. Un racconto popolare, un racconto nazionale, di valori, stili di vita. Ed è soprattutto il racconto della maglia azzurra, delle nostre Nazionali – afferma l’Amministratore Delegato Giampaolo Rossi –. La Rai investe da sempre tantissimo nello sport e nei diritti sportivi. Negli ultimi cinque anni oltre un miliardo di euro sono stati investiti sia nei grandi eventi sportivi come le Olimpiadi sia nei diritti sportivi cosiddetti or-
dinari, e questo ci consente di essere uno dei broadcaster in Europa più attivi nella produzione dello sport. La struttura di Rai Sport è all’avanguardia, fatta da tantissimi colleghe e colleghi che conoscono lo sport e le tante discipline sportive che in questo caso si muovono all’interno di una Olimpiade. Raccontare un evento come le Olimpiadi è molto più complicato che non un singolo evento sportivo, perché richiede un livello di competenze e una macchina produttiva estremamente diffusa sul territorio, e questo forse la Rai è uno dei pochi broadcaster in Europa ad averlo”. Per il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi “una parte rilevante del successo delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi dipende dallo sforzo produttivo straordinario che la Rai sta mettendo in campo. L’Italia sarà al centro del mondo – afferma – sarà importante raccontarla anche attraverso le immagini, le voci, le storie, le esperienze e le vittorie, anche le delusioni, di tutti gli atleti, in particolare di quelli italiani ai quali facciamo, naturalmente, in bocca al lupo. Quello che


chiediamo non è soltanto la vittoria e la medaglia, ma il comportamento esemplare per i messaggi che dobbiamo mandare perché lo sport sia davvero un elemento educativo e sociale rilevante. Le Olimpiadi e le Paralimpiadi sono l’eccellenza”. Un racconto trasversale, che vivrà in televisione come in radio, sulle piattaforme RaiPlay e RaiPlay Sound, su tutte le testate giornalistiche del Servizio Pubblico. “Siamo pronti, la squadra è pronta – afferma Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport – spero che l’Italia vinca tante medaglie. Saranno circa 250 ore di trasmissione divise tra Olimpiadi e Paralimpiadi. Rai Sport sarà su Rai 2, che diventerà rete olimpica e stravolgerà tutto il palinsesto. Dalle 8.30 della mattina fino alla sera alle 24. Nel weekend, a mezzanotte, continueranno gli appuntamenti calcistici, con gli studi che si trasformeranno passando dalle Olimpiadi al calcio, sarà un bell’esperimento, anche tecnologico”. Pronta alla
diretta anche la radio. “Se pensiamo a un viaggio immaginario nello spazio e nel tempo ritorniamo esattamente nel posto dove settant’anni fa tutto è cominciato, quando l’Italia, per la prima volta, ospitò un’Olimpiade – dice Nicola Rao, direttore del Giornale Radio Rai e di Rai Radio 1 – Radio 1 è da sempre la radio dello sport, la radio olimpica, anche in questa occasione racconteremo nel dettaglio continuamente quello che accadrà, non a caso abbiamo intitolato questo nostro impegno ‘Tutta l’Olimpiade invernale minuto per minuto’, mutuando il nome di una trasmissione che definirei leggendaria. Per fare questo abbiamo rimodulato il nostro palinsesto, l’impegno sarà totale, importante. Da sempre il racconto per voce delle imprese sportive in generale e delle Olimpiadi in particolare ha riempito l’immaginario di intere generazioni di italiani”.




Dall’hockey allo snowboard, dallo sci alpino al pattinaggio di velocità su ghiaccio e a tutte le altre discipline olimpioniche. Dal 6 al 22 gennaio le telecamere e i microfoni del Servizio Pubblico racconteranno un evento destinato a rimanere nella nostra storia. Su Rai 1 la cerimonia d’apertura, su Rai 2, rete olimpica, tutte le gare e la cerimonia di chiusura. A portare i telespettatori nel cuore delle Olimpiadi, la squadra di Rai Sport guidata da Paolo Petrecca. A seguire i Giochi su Rai Radio 1 e RaiPlay Sound la redazione sportiva del Giornale Radio. Tutti i contenuti saranno disponibili anche su RaiPlay







Con la cerimonia d’apertura, trasmessa in diretta dallo stadio Meazza di Milano il 6 febbraio alle 19.50 su Rai 1, prenderanno il via i XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina. A sfilare, nel corso di un evento spettacolare dedicato all’armonia, atleti provenienti da 92 nazioni. La telecronaca della cerimonia sarà affidata ad Auro Bulbarelli, vicedirettore delegato, e allo scrittore Fabio Genovesi, che commenteranno anche l’evento di chiusura in diretta dall’Arena di Verona, il 22 febbraio su Rai 2, rete olimpica. La giornata olimpica inizierà alle 8.45 (8.30 il sabato e la domenica) con la rubrica “Mattina Olimpica”, a cura di Alberto Romagnoli, condotta da Tommaso Mecarozzi. Ospite fisso l’ex oro olimpico di Torino 2006 nello sci di fondo, Pietro Piller Cottrer. Davvero spettacolare anche il luogo dal quale si trasmetterà: Rai Sport sarà infatti l’unica testata televisiva presente all’Arco della Pace di Milano. Sullo sfondo arderà il braciere olimpico. Dalle 9, prenderanno il via le gare dalle varie sedi. Intorno alle 11.30 andrà in onda il primo “TG Olimpico”, mentre le altre tre edizioni saranno trasmesse attorno alle 15, alle 17 e alle19. Casa Italia avrà tre sedi gestite dal Coni. Luoghi di ritrovo in cui gli atleti confluiranno una volta terminate le proprie gare. La Casa
Italia principale sarà nel Palazzo della Triennale a Milano e lì a fare gli onori di casa ci sarà il vicedirettore Marco Lollobrigida.
A Cortina gestirà i collegamenti Alessandro Antinelli e a Livigno la giornalista della TGR, Alice Monni. Ogni giorno le gare termineranno attorno alle 22.45, ma il lavoro e l’impegno di Rai Sport andrà avanti con la rubrica “Notti Olimpiche”, curata dalla team leader Alda Angrisani e condotta da Sabrina Gandolfi, trasmessa dallo studio Tv2 di Milano. Ospiti fissi in studio saranno Paolo De Chiesa, il giornalista Xavier Jacobelli, la mitica fondista Stefania Belmondo e lo slalomista Giuliano Razzoli, oro in slalom speciale a Vancouver nel 2010. Altri ex campioni hanno garantito la propria presenza nei vari studi Rai a partire da Deborah Compagnoni, Isolde Kostner, Manuela Di Centa e Carolina Kostner. In caso di concomitanza di eventi oltre a Rai 2 sarà aperto quattro ore al giorno anche Rai Sport HD (canale 58 del digitale terrestre) in modo da poter seguire due gare in contemporanea. Tutti i contenuti saranno disponibili anche su Rai Play e tutte le trasmissioni saranno disponibili con sottotitolazioni e audiodescrizioni. 250 ore di dirette, due canali in chiaro sempre attivi, spazi informativi e rubriche.

MINUTO PER MINUTO”
Nel solco della tradizione Rai, Rai Radio1 tornerà a essere Rete Olimpica. Lo Studio centrale sarà allestito presso il CPTV di Milano, e le lunghe dirette olimpiche saranno condotte in alternanza da Guido Ardone e Nico Forletta, col supporto del commento tecnico di Daniele Masala. L’impegno olimpico di Radio1 inizierà venerdì 6 febbraio – dalle 20 alle 23 – con la lunga diretta dedicata alla Cerimonia d’apertura. Tutte le giornate di gara verranno seguite con collegamenti in diretta all’interno di spazi dedicati e della normale programmazione, su Radio1, Radio1 Sport (il canale digitale) e RaiPlay Sound. Dal mattino e fino alla tarda serata l’Olimpiade invernale di Milano Cortina verrà raccontata dagli inviati sui campi di gara, con inchieste, servizi registrati e interviste da trasmettere in tutte le edizioni dei Giornali Radio nonché in tutti i programmi di Radio1 e Radio1 Sport. Dal lunedì al
venerdì, dalle 11 alle 13 e dalle 13.30 alle 16.00, su Radio1 (in simulcast con Radio1 Sport) andrà in onda il programma “Tutta l’Olimpiade invernale minuto per minuto”, nel corso del quale verrà riassunta la giornata precedente e sarà presentata quella appena iniziata. Dal lunedì al venerdì la continuità del “flusso informativo olimpico” tra cronaca e approfondimenti, dalle 16 e fino alle 19 sarà sempre garantita dal canale digitale Radio1 Sport. La diretta olimpica andrà in onda esclusivamente su Radio1 Sport, all’interno del “Caffè di Radio1 Sport” (dalle 16 alle 17) e “Tempi Supplementari” (dalle 17 alle 19). Per le gare serali i Giochi di Mi-Co torneranno su Radio1 con dirette e aggiornamenti all’interno di “Zona Cesarini”, dalle 21 fino alle 23. Rai Radio1 garantirà la copertura totale delle giornate olimpiche di gara.







Su RaiPlay il conto alla rovescia di dieci atleti protagonisti delle prossime Olimpiadi
Il racconto e gli allenamenti di dieci protagonisti italiani dei prossimi giochi olimpici tra sogni, allenamenti, cadute e attese: da martedì 27 gennaio arrivano su RaiPlay i primi quattro episodi di “Vite da Medaglia - Milano Cortina 2026”. Otto puntate - per un conto alla rovescia che passa dalla pista di ghiaccio alla tavola da snowboard, dal poligono ai trampolini del freestyle – che hanno tra i protagonisti Dorothea Wierer (Biathlon), Charlène Guignard e Marco Fabbri (Pattinaggio artistico), Francesca Lollobrigida (Pattinaggio di velocità), Leonardo Donaggio (Sci freestyle), Martina Valcepina (Short track), Omar Visintin (Snowboard cross), Simone Deromedis (Ski cross), Sofia Goggia (Sci alpino), Valentina Margaglio (Skeleton). Nel primo episodio “Con la testa e con il cuore”, Dorothea Wierer apre la stagione di allenamenti con la Nazionale ad Anterselva, suo luogo del cuore. Valentina Margaglio trova forza e serenità nel calore della famiglia, festeggiando il compleanno del padre, mentre Simone Deromedis torna in Val di Non per non perdersi il momento che preferisce: la raccolta delle mele nell’azienda agricola di famiglia insieme al papà e al fratello più piccolo.
Poi “Gli esami non finiscono mai”: Sofia Goggia è a Bergamo e si concentra sulla tesi di laurea. Valentina Margaglio lavora in pista su scatti e spinta, testando la preparazione atletica. Simone Deromedis arriva allo Stelvio per il ritiro con la Nazionale di ski cross. Dorothea Wierer si allena al poligono, il suo punto di forza, e racconta di come a volte non si senta all’altezza del-
le sue medaglie. E ancora “Ali e radici”: Charlène Guignard e Marco Fabbri cominciano la preparazione all’Unipol Forum di Milano, spazio simbolo del loro percorso. Sofia Goggia, a Bergamo, e si divide tra allenamenti e amore per la sua terra. Valentina Margaglio trascorre del tempo con i genitori, sfogliando l’album di famiglia. Sullo Stelvio, Simone Deromedis si allena con la Nazionale, rafforzando il rapporto con l’allenatore. Nel quarto episodio “Nessuno vince da solo” Valentina Margaglio continua il lavoro lontano dal ghiaccio, condividendo allenamenti e quotidianità con Andrea Gallina, suo compagno e allenatore. Charlène Guignard e Marco Fabbri affrontano nuove giornate di allenamento nel luogo che ospiterà le Olimpiadi. Sofia Goggia si allena con la squadra, ma un imprevisto interrompe la sua discesa in pista. Intanto, Dorothea Wierer affronta con nostalgia l’avvicinarsi di Milano Cortina che sarà la sua ultima Olimpiade. “Vite da medaglia” alterna interviste, quotidianità, allenamenti e attese prima delle gare, raccontando la complessità emotiva di chi si allena per un obiettivo che è insieme personale e collettivo. Ogni episodio intreccia più storie: c’è chi affronta la sua ultima Olimpiade, chi prova a rientrare dopo un infortunio, chi combatte con la pressione e chi con la solitudine. Ma tutti condividono il peso e l’orgoglio di rappresentare l’Italia nel proprio Paese e davanti al mondo. Le successive quattro puntate della serie – prodotta da Stand by Me per Rai Contenuti Digitali e Transmediali, direttore Marcello Ciannamea - saranno disponibili da martedì 3 febbraio sempre su RaiPlay. La serie è scritta da Andrea Felici, Simona Iannicelli, Olimpia Sales. Produttrice esecutiva Stand by Me Simona Meli. Regia di Emanuele Pisano.








In onda il 5 febbraio in seconda serata su Rai 2, il documentario di Paolo Geremei racconta il rapporto tra gli italiani e lo sport lungo settant’anni di storia, partendo dalla prima Olimpiade Invernale del 1956 a Cortina d’Ampezzo, passando per quella di Torino 2006 e fino alla soglia di Milano Cortina 2026
Settant’anni di storia italiana attraverso il filo conduttore dello Sport. Il 5 febbraio, a poche ore dalla cerimonia d’apertura dei Giochi
Olimpici di Milano Cortina, andrà in onda in seconda serata su Rai 2 in prima visione il documentario “Neve, Ghiaccio e Gloria” di Paolo Geremei, prodotto da Art FK Produzioni in collaborazione con Rai Documentari. Decenni di grandi cambiamenti sociali, culturali ed economici cui è andata incontro l’Italia, vedendo nello Sport il collante tra generazioni e territori, unendo il popolo intero nella celebrazione dei suoi campioni sportivi e nelle tendenze che ne sono scaturite. Un racconto costellato di suggestive e iconiche immagini d’archivio, che testimoniano tutto il percorso compiuto dallo sport italiano per arrivare all’attesissima kermesse mondiale di Milano Cortina 2026. È la voce narrante di Cristiana Capotondi ad accompagnare le immagini anno dopo anno, alternandosi alle voci originali dei filmati delle varie epoche,
che celebrano le grandi imprese di campioni olimpici e paralimpici, di figure istituzionali e semplici cittadini appassionati di sport. Emerge così via via il legame profondo tra sport e televisione, sancito a partire da Cortina 1956, la prima Olimpiade invernale trasmessa in diretta televisiva in Italia. Grazie alla Rai, unica emittente televisiva all’epoca, lo sport entra per la prima volta nelle case degli italiani, contribuendo in modo decisivo a diffondere la pratica sportiva su tutto il territorio nazionale. Il documentario costruisce un ponte tra passato, presente e futuro, anche attraverso i numerosi contributi di grandi atleti degli sport Invernali, dai campioni di Cortina ’56 ai miti degli anni ’90 come Deborah Compagnoni, i protagonisti di Torino 2006 come Giorgio Rocca, Armin Zöggeler e Giorgio Di Centa, le leggende come Carolina Kostner o gli straordinari atleti paralimpici come Gianmaria Dal Maistro e Daila Dameno. Il documentario incontra anche le testimonianze delle istituzioni come il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi o il Ceo della Fondazione Milano Cortina 2026 Andrea Varnier, che ci conducono sui luoghi-simbolo della prossima Olimpiade: il Villaggio Olimpico e l’Arena Santa Giulia a Milano, la nuova pista da bob di Cortina assieme alle piste leggendarie dello sci, lo stadio del salto e le piste del fondo in Val di Fiemme, le mitica pista Stelvio a Bormio, l’Acinque Ice Arena di Varese ed i tracciati per lo snowboard e il freestyle a Livigno.








Un racconto che vuole dare voce a tutti gli “eroi dell’ombra” e alla loro ricerca silenziosa di giustizia. La serie diretta da Michele Soavi, in prima visione su Rai1 martedì 3 e mercoledì 4 febbraio e in boxset su RaiPlay
Il Colonnello Lucio Gambera è a capo della squadra di Carabinieri del ROS incaricata di catturare il boss della mafia Matteo Messina Denaro. Gambera è da anni sulle tracce del latitante ma, a causa dei ripetuti fallimenti, ha ricevuto dal suo Comandante un ultimatum: ha tre mesi di tempo per portare a termine l’incarico, dopodiché lui e la sua squadra verranno sostituiti. Comincia così una lotta contro il tempo per stanare il latitante, una missione che richiede molti sacrifici. Grazie alla perseveranza della sua squadra, a pochi giorni dalla scadenza, il Colonnello scopre alcuni pizzini nascosti a casa della sorella di Messina Denaro, contenenti dettagli sulle condizioni di salute del boss e sulla clinica dove si cura. Informazioni che gli consentono di organizzare un’operazione ad alta tensione al termine della quale il boss viene finalmente arrestato.
Il Colonnello Lucio Gambera (Lino Guanciale) è a capo della squadra di Carabinieri del Ros incaricati di ritrovare il boss latitante Matteo Messina Denaro (Ninni Bruschetta). Fra gli uomini di Gambera vi sono il leale maresciallo Sancho (Massimo De Lorenzo), il tecnico radio Ram (Leo Gassmann), gli agenti Dago (Giacomo Stallone) e Giove (Bernardo Casertano), la pilota d’auto Nikita (Noemi Brando) e l’esperto di identikit Garcia (Roberto Scorza): uomini temprati da anni di missioni sul campo, che adesso hanno solo tre mesi per trovare Messina Denaro e portare a termine l’operazione “Tramonto”, battezzata così in omaggio alla poesia scritta da una giovanissima vittima del

boss. Dopo una serie di retate fallimentari, Gambera inizia a sospettare che nella sua squadra ci sia una talpa. Gambera confessa a Sancho i propri timori, chiedendogli di mettere sotto controllo la squadra per scoprire se tra i suoi uomini c’è effettivamente un informatore. Le difficoltà, nel frattempo, si presentano anche sul fronte privato: l’ossessione di Gambera per la cattura del boss mette a dura prova la sua relazione con la moglie Maria (Levante) e con i due figli, a cui il Colonnello può dedicare solo poco tempo. Nel frattempo, la moglie del Vice Procuratore Paolo Guido (Paolo Briguglia), che coadiuva Gambera nelle indagini, viene colpita da una gravissima polmonite. Dopo una maxi-retata che porta all’arresto di diverse figure chiave nella rete del boss, Gambera e Sancho devono individuare a tutti i costi il traditore che si nasconde all’interno del loro team.
Dopo la scoperta della talpa, il morale della squadra di Gambera è a terra. Ma l’operazione deve andare avanti: sul Monte Catalfano, un’altura che sovrasta Palermo bisogna montare un’antenna necessaria a rafforzare il segnale delle intercettazioni radio. Ram e Dago si offrono di condurre la missione, ma un temporale violentissimo causa un’inaspettata tragedia: è un altro duro colpo per Gambera. Il Colonnello e i suoi uomini decidono di infiltrarsi a casa di Rosalia (Simona Malato), la sorella del boss, per installare segretamente altre microspie. È in questa occasione che, nascosto in cucina, trovano un indizio che cambia tutto. Sfruttando quanto scoperto a casa di Rosalia, Gambera e i suoi uomini cercano di ricostruire i movimenti del boss nei mesi precedenti. Dopo aver analizzato un enorme quantitativo di dati, individuano una clinica palermitana dove Messina Denaro si sarebbe recato regolarmente negli ultimi anni e, accedendo al sistema online dell’istituto, trovano la conferma dei loro sospetti. Gambera decide di giocarsi il tutto per tutto: organizza così un’operazione colossale, coinvolgendo anche le forze del GIS e di altri Reparti Territoriali. La mattina del 16 gennaio l’operazione “Tramonto” raggiunge il suo culmine: è il momento della verità.





Il valore umano e professionale di un progetto che porta sul piccolo schermo una pagina cruciale della storia del Paese: «Non si è trattato più soltanto di girare una bella serie, ma di cercare di restituire il respiro di verità di un momento così importante della storia di tutte e di tutti noi». Il protagonista si racconta al RadiocorriereTv
Quanto è stato importante il contributo dell’Arma al progetto?
A loro va il mio primo ringraziamento, a tutti quei carabinieri del ROS e del GIS che ci hanno fatto da consulenti durante le riprese. Sono stati determinanti per noi, sia da un punto di vista tecnico e professionale, per garantire la massima veridicità, sia da un punto di vista umano, perché incontrarli ha arricchito profondamente questa esperienza. Non si è trattato più soltanto di girare una bella serie, ma di cercare di restituire il respiro di verità di un momento così importante della storia di tutte e di tutti noi.
Portare sullo schermo una vicenda così centrale per la storia del Paese comporta una grande responsabilità. Come l’ha vissuta?
Quando devi mettere in scena qualcosa di così grande per la storia del Paese e per le sue istituzioni, ne avverti immediatamente il peso. Raccontare uomini e donne che nella vita reale rischiano quotidianamente la propria esistenza, spesso compromettendo la stabilità delle loro relazioni personali per il bene collettivo, è forse l’esempio più chiaro di ciò che dovrebbe fare il Servizio Pubblico, come ha giustamente sottolineato la direttrice Maria Pia Ammirati.
Cosa l’ha convinta ad accettare questo progetto?
Il progetto mi ha interessato tantissimo fin da subito, quando il regista Michele Soavi me ne ha parlato. Ci vedevo l’opportunità non solo di raccontare esistenze eroiche impegnate in imprese straordinarie, ma anche di offrire al pubblico la possibilità di riconoscersi in queste figure. Quello che mi ha colpito di più, e spero emerga chiaramente, è la doppia battaglia che queste persone combattono ogni giorno.
In che senso una battaglia su due fronti?
Da un lato c’è la missione vocazionale: portare a termine un’indagine cruciale come la cattura di un boss di tale pericolosità. Dall’altro c’è la vita quotidiana: come accompagnare i figli a scuola? Come trovare il tempo per gli affetti? Come tenere in piedi un’esistenza emotiva? La grande sfida di questo lavoro era proprio restituire la dimensione del sacrificio e dell’investimento umano di chi svolge ruoli così decisivi per la collettività.
Come ha lavorato per costruire il personaggio di Lucio Gamberale?
Ho cercato di restituire la normalità, una parola oggi complessa, ma necessaria. Lucio Gamberale, come i membri della sua squadra, cerca di coltivare la propria vita al di là del lavoro, pur essendo profondamente appassionato alla costruzione della giustizia per lo Stato. In un caso come questo, la passione può diventare ossessione, e forse è proprio quell’ossessione che conduce a risultati così importanti.
La scena della cattura è uno dei momenti più intensi della serie. Che emozioni avete vissuto sul set?
L’emozione che abbiamo provato sul set speriamo arrivi anche al pubblico. Per girare l’intera sequenza del blitz nella clinica ci è voluta una settimana. Quando si è arrivati al momento della cattura, si era creata un’attesa spasmodica, sia da parte nostra, sia da parte dei Carabinieri presenti. Eravamo felici per tre motivi: perché avevamo concluso la settimana di set più impegnativa, per l’immedesimazione totale nel personaggio e, soprattutto, perché vedere le persone dietro le macchine da presa commuoversi e abbracciarsi è stato profondamente toccante. Era esattamente ciò che ci avevano raccontato fosse accaduto nella realtà.
Quanto è difficile conciliare dedizione assoluta al lavoro e vita privata?
La vera sfida è integrare tutte le parti di sé, dare spazio agli affetti. Il copione era molto chiaro nel raccontare l’indagine, ma suggeriva anche la fatica di tenere insieme i frammenti delle proprie relazioni personali. È su questo che ho cercato di concentrarmi di più: mostrare forza e determinazione, ma anche fragilità e capacità di mettersi in discussione, sia sul lavoro sia in famiglia.
Il tema della fuga di notizie viene affrontato con grande delicatezza. Che riflessione propone la serie?
Il tema è trattato in modo laico e intelligente. Gli investigatori, e Lucio in testa, non si fanno illusioni: è un’eventualità che può accadere. Il male ha un potere seduttivo enorme, sia su larga scala sia nella quotidianità. Questa storia può essere letta come un appello alle coscienze, perché la connivenza non passa solo dai grandi tradimenti, ma anche dall’accettazione silenziosa di certe logiche nella vita di tutti i giorni.
Come ci si oppone alla mancanza di etica della criminalità organizzata?
Semplicemente testimoniando che un altro modo di vivere è possibile. Il racconto mostra come, con la stessa oggettività con cui si analizzano i problemi investigativi, si possa affrontare anche il dubbio, superarlo e continuare a scegliere la responsabilità e la giustizia.




Al via i lavori per la realizzazione del nuovo centro di produzione multimediale alla Fiera di Milano che entrerà in funzione nel 2029
La Rai torna alla Fiera di Milano. Alla presenza di Giovanni Bozzetti, Presidente di Fondazione Fiera Milano, Giampaolo Rossi, Amministratore Delegato Rai, Giuseppe Sala, Sindaco di Milano e Attilio Fontana, Presidente di Regione Lombardia, è stato inaugurato il cantiere nell’area tra via Colleoni e via Gattamelata su cui sorgerà un nuovo centro di produzione televisiva di circa 65.000 metri quadrati di superficie totale; al di sopra di un piano interrato comune adibito prevalentemente a parcheggi, saranno realizzati un edificio per uffici di 15 mila metri quadrati distribuiti su 6 livelli fuori terra e spazi polifunzionali all’avanguardia, che ospiteranno 10 sale di registrazione da 290 a 1500 metri quadrati. Il progetto nasce dall’accordo tra Fondazione Fiera Milano e Rai, siglato nel dicembre 2023, che prevede la locazione del nuovo complesso immobiliare per una durata di 27 anni e consentirà a Rai di concentrare in un unico polo produttivo le attività e di disporre di un asset sviluppato secondo criteri di ecosostenibilità. L’edificio avrà una struttura ad elevate prestazioni termiche ed acustiche. Un progetto ambizioso che torna a dare vita a una continuità storica, professionale e anche culturale, riportando la Rai negli spazi della Fiera e rinnovando una collaborazione cominciata nel secondo dopoguerra. Già per la Fiera Campionaria del 1947 all’ingresso di Porta Domodossola, fra le due palazzine degli Orafi, viene installata la prima antenna per le trasmissioni sperimentali. Nella Campionaria del 1952 iniziarono invece le prime trasmissioni
televisive, che furono una vera e propria prova generale del primo sistema radiotelevisivo nazionale, che inizierà a trasmettere regolarmente il 3 gennaio 1954 dagli studi di corso Sempione. Negli anni successivi, agli studi di corso Sempione si affianca un padiglione della Fiera concesso in affitto permanente, dove viene costruito un vero e proprio centro di produzione, che comprendeva 3 studi di registrazione. Storica la frase delle annunciatrici “in diretta dagli studi della Fiera di Milano trasmettiamo…”. Gli interventi di rigenerazione dell’area urbana finanziati da Fondazione Fiera Milano, in cui rientra il progetto del nuovo complesso immobiliare, prevedono come oneri a scomputo anche la riqualificazione degli spazi di Piazza Gramsci e la valorizzazione dell’accessibilità di Piazza Gino Valle. «Una giornata simbolo della grande trasformazione che Rai sta compiendo per affacciarsi al futuro con visione e spinta innovativa. Milano è nella storia della Rai e nella storia della televisione, sin da quel 3 gennaio 1954, giorno in cui furono inaugurate le regolari trasmissioni televisive» ha dichiarato Giampaolo Rossi, Amministratore Delegato Rai. “E la prima pietra che poggiamo oggi per il nuovo Centro di Produzione raccoglie questo testimone storico. Nel solco di questi straordinari decenni oggi ci affacciamo al futuro e lo facciamo interpretando al meglio le esigenze mutate e i cambiamenti in atto: il nuovo Centro di Produzione milanese viene costruito con i più avanzati criteri tecnologici, di sostenibilità, in linea con le nuove modalità di lavoro, per garantire una migliore efficienza economica, funzionale e ambientale. Un’operazione coerente con i grandi obiettivi del nostro nuovo Piano Industriale che consentirà a Rai di confermare la propria centralità tra i grandi broadcaster internazionali”.




I fatti e i personaggi della politica e dell’economia, degli esteri, della cronaca, della società. Su Rai 1 torna l’approfondimento del lunedì. «Non ci sono argomenti che possono essere trattati e altri no, serve la capacità di rendere accessibili a tutti anche le cose complesse» dice il popolare giornalista, in onda dal 2 febbraio, in seconda serata con “XXI secolo”
Osservare e analizzare il presente per capire dove stiamo andando. Un esercizio che sembra essere di giorno in giorno più complesso… È esattamente così. Proprio l’iper-complessità del nostro tempo, di quel tempo che le scienze sociali definiscono postmodernità, impone al giornalismo l’adozione di chiavi interpretative nuove, multidisciplinari, ma soprattutto in grado di connettere il passato al presente e il presente al futuro. Viviamo in un tempo che, purtroppo, è connotato dalla presenza di tanti segnali di incertezza. E quando si percepisce l’incertezza c’è anche paura nei confronti del futuro. Il compito di chi fa giornalismo, specie di chi fa approfondimento, non è quello di raccontare esattamente il modo in cui il futuro si realizzerà, perché non siamo indovini, ma quello di indicare, sulla base di evidenze empiriche, e attraverso il ricorso a esperti dei singoli temi, non tanto i futuri possibili, quanto i futuri probabili. Ed è quello che vuole fare “XXI secolo”, una sfida ambiziosa, un compito non facile: siamo nati fin dalla prima edizione con questa funzione specifica.
I nuovi equilibri mondiali, i grandi interessi economici, le guerre, l’Europa che si interroga sul proprio futuro. C’è una chiave che aiuta a capire, a interpretare meglio delle altre, quello che sta accadendo?
Chiave obbligata è la connessione della geopolitica alla geoeconomia e viceversa. Tra questi due ambiti c’è un’interrelazione molto stretta. Ciò che accade in ambito inter-
nazionale, sulla base di spinte di chiara matrice politica, ha delle conseguenze dirette e immediate in ambito economico. E parlo della macro e della microeconomia. Ma vale anche il concetto opposto: gli interessi economici stanno sempre più condizionando anche la ricerca di soluzioni e la definizione di nuovi assetti a livello globale. Non so se in questo momento stiamo vivendo più una fase di disordine globale o il presupposto per la definizione di un nuovo ordine globale. Si tratta di una doppia chiave di lettura che siamo obbligati ad applicare proprio partendo dall’attualità internazionale.
Trump, Putin, Von der Leyen, qual è la prima domanda che porresti a ognuno di loro?
A Trump chiederei se ha la consapevolezza dell’esistenza di alcuni limiti alla sua azione e se è disposto davvero a riconoscere all’Europa il ruolo che storicamente merita. A Putin, invece, se vuole veramente la pace con l’Ucraina e a che condizioni reali. Alla von der Leyen chiederei, approfittando del ruolo molto importante che svolge in questo momento l’Italia a livello internazionale, grazie alla determinazione e alla preparazione della premier Giorgia Meloni, come intende rafforzare la presenza dell’Unione Europea per dare ancora più consistenza ad un’azione diplomatica che al momento a livello comunitario si connota ancora per la presenza di elementi di debolezza e di fragilità.
La politica e i politici, come li ha cambiati il nostro tempo?
Credo che questo nostro tempo sia stato connotato, parlo a livello generale e internazionale, da una crisi della rappresentanza a fronte, invece, di una iper-rappresentazione della realtà. Volendo giocare linguisticamente con le parole, vediamo una politica (in quanto politics) molto attenta al potenziamento della rappresentazione di sé nella sfera pubblica mediata e poco attenta di converso alla rappresentanza degli interessi della collettività (policy). In questo momento, in Italia, abbiamo per fortuna una situazione in controtendenza rispetto a quello che ho appena detto, potendo godere della presenza di un governo stabile, forte, credibile e legittimato da un vasto consenso degli elettori.

Ecco, credo che le democrazie rappresentative debbano poter beneficiare della presenza di questi meccanismi: una volta che i cittadini hanno deciso a chi affidare la responsabilità della guida del Paese, i governi devono procedere speditamente in direzione del mandato ricevuto.
Quelle di “XXI secolo” sono fondamenta sempre più solide…
Fin dalla sua prima edizione il programma è stato da me pensato con caratteristiche specifiche e distintive, che vogliamo assolutamente mantenere, a partire da una narrazione della realtà che valorizzi anche i fatti positivi soprattutto del nostro Paese e non solo quelli negativi. Credo molto nell’idea del sistema Paese che si garantisce, mettendo insieme e facendo convergere l’azione del pubblico e quella del privato. Secondo elemento del programma è l’uso di un’intonazione narrativa tono pacata e non urlata, come credo si debba fare nel servizio pubblico radiotelevisivo multimediale. Terzo è la vocazione divulgativa del programma: da questo punto di vista si realizza un po’ la convergenza tra le due parti di me, quella più giornalistica e quella più accademica di professore universitario. Credo che tutti i cittadini abbiano diritto di accedere a tutte le informazioni. Non ci sono argomenti che possono essere trattati e altri no. Bisogna rendere accessibili a tutti anche i temi complessi.
La complessità non deve fare paura, dunque…
Assolutamente no e noi di Rai dobbiamo trovare i codici narrativi più giusti per poter restituire il senso di questa complessità: essere capiti da tutti e raccontare il presente con uno sguardo rivolto al futuro.
Come sarà strutturato il programma?
Si parte con un mio editoriale, che può essere la manifestazione di un’opinione, la rappresentazione di un particolare dell’attualità che magari a me piace evidenziare ancora di più agli occhi del pubblico, il racconto di una storia che ci ha colpito particolarmente. La novità di questa edizione è che sarò sempre circondato da un pubblico di giovani universitari, esponenti della cosiddetta Gen Z che potranno rivolgere domande ai nostri ospiti. Nel secondo segmento ci sarà un mio faccia a faccia con personaggi di spicco del mondo della politica nazionale e internazionale, dell’economia, della cronaca. Saranno interviste molto serrate. Ci sarà poi l’approfondimento di un tema che sarà affrontato attraverso la contaminazione di linguaggi diversi: avremo il linguaggio della parola parlato con il talk, quello scritto con le video grafiche, ci saranno le immagini dei reportage dei nostri inviati nei luoghi correlati ai temi della puntata. Ci sarà il linguaggio dei dati, il che significa raccontare la realtà attraverso le evidenze empiriche. Seconda novità
di questa edizione è, infatti, l’istituzione di un data media center, che ci fornirà in tempo reale i dati relativi al tema dell’approfondimento, e di un social media center curato da Arcadia, che ci illustrerà gli esiti del parlato digitale sulle questione di cui parliamo in puntata.
C’è un consiglio che, da responsabile di un progetto così importante, non manchi mai di dare ai tuoi collaboratori? Più di uno (sorride). Essere estremamente rigorosi nella realizzazione del prodotto editoriale, perché è facile incappare in trappole, in insidie. Essere appassionati, perché non credo che la professione del giornalista si possa fare bene se alla base non c’è vera passione. Divertirsi: se ci si diverte viene tutto molto più facile.
Un consiglio che daresti al telespettatore, a chi cerca informazioni chiare e affidabili in questo nuovo mondo mediatico…
In ambito accademico ho sempre sostenuto che in questo frangente storico, in conseguenza della strutturazione dell’ecosistema comunicativo digitale, stiamo assistendo alla separazione, se non talvolta al divorzio, tra le parole informazione e giornalismo. Esiste l’informazione senza giornalismo, qualcosa che viene percepita dal pubblico come informazione anche quando non è prodotta direttamente dal giornalismo in quanto organizzazione professionale, in quanto tale fondata su competenze tematiche, relazionali, tecnologiche e soprattutto deontologiche. Ecco, dico fidatevi dell’informazione fatta dal giornalismo e dall’approfondimento, specie del servizio pubblico, perché noi abbiamo un patto di lealtà col nostro pubblico che si fonda sull’obbligo del pluralismo, della verità, della completezza. Quando parlo di pluralismo non mi riferisco soltanto a quello politico, pur estremamente importante, ma anche a quello sociale, culturale, valoriale e territoriale. La Rai riesce a garantire quotidianamente un racconto della realtà internazionale, nazionale e territoriale.
Direttore, questi nostri tempi moderni, da cittadino e da giornalista, ti fanno più paura o ti danno più curiosità? In questo momento sicuramente mi producono tanta curiosità intellettuale. Talvolta, c’è la preoccupazione per un futuro che non sempre riesce a essere governato attraverso i parametri e i criteri con i quali abbiamo ragionato finora. Ma la sfida principale è capire che abbiamo bisogno di chiavi ermeneutiche nuove: io sono un ottimista e continuo a pensare che tutti i contesti nei quali si registrano forme di squilibrio o di non perfetto allineamento generano cambiamenti. Il nostro impegno come esseri umani, anche attraverso i comportamenti individuali e non soltanto collettivi, deve portarci a creare i presupposti per un futuro migliore. Ognuno facendo la sua parte.





Sarà una serata di grandi brani e di forti emozioni quella di venerdì 27 febbraio, quarta serata della gara canore.
Gli Artisti saranno votati dal pubblico con il Televoto, dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web e dalla Giuria delle Radio. L’artista più votato sarà dichiarato vincitore della Serata delle Cover
ARISA
“QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO” con il Coro del Teatro Regio di Parma
BAMBOLE DI PEZZA
“OCCHI DI GATTO” con Cristina D’Avena
CHIELLO
“MI SONO INNAMORATO DI TE” con Morgan
DARGEN D’AMICO
“SU DI NOI” con Pupo e Fabrizio Bosso
DITONELLAPIAGA
“THE LADY IS A TRAMP” con Tony Pitony
EDDIE BROCK
“PORTAMI VIA” con Fabrizio Moro
ELETTRA LAMBORGHINI
“ASEREJÉ” con Las Ketchup
ENRICO NIGIOTTI
“EN E XANAX” con Alfa

ERMAL META
“GOLDEN HOUR” con Dardust
FEDEZ & MASINI
“MERAVIGLIOSA CREATURA” con Stjepan Hauser
FRANCESCO RENGA
“RAGAZZO SOLO, RAGAZZA SOLA” con GIUSY FERRERI
FULMINACCI
PAROLE PAROLE con Francesca Fagnani
J-AX
“E LA VITA, LA VITA” con Ligera County Fam.
LDA & AKA 7EVEN
“ANDAMENTO LENTO” con Tullio De Piscopo
LEO GASSMANN
“ERA GIA’ TUTTO PREVISTO” con Aiello
LEVANTE
“I MASCHI” con Gaia

LUCHE’
FALCO A METÀ con Gianluca Grignani
MALIKA AYANE
“MI SEI SCOPPIATO DENTRO IL CUORE” con Claudio Santamaria
MARA SATTEI
“L’ULTIMO BACIO” con Mecna
MARIA ANTONIETTA & COLOMBRE
“IL MONDO” con Brunori Sas
MICHELE BRAVI
“DOMANI È UN ALTRO GIORNO” con Fiorella Mannoia
NAYT
“LA CANZONE DELL’AMORE PERDUTO” con Joan Thiele
PATTY PRAVO
“TI LASCIO UNA CANZONE” con Timofej Andrijashenko
RAF
“THE RIDDLE” con The Kolors
SAL DA VINCI
“CINQUE GIORNI” con Michele Zarrillo
SAMURAI JAY
“BAILA MORENA” con Belén Rodríguez e Roy Paci
SAYF
“HIT THE ROAD JACK” con Alex Britti e Mario Biondi
SERENA BRANCALE
“BESAME MUCHO” con Gregory Porter e Delia
TOMMASO PARADISO
“L’ULTIMA LUNA” con Stadio
TREDICI PIETRO
“VITA” con Galeffi, Fudasca & Band





L’attore, protagonista della terza stagione di Cuori, racconta un equilibrio sempre più fragile tra sentimenti e professione. Ambientata nella Torino dei primi anni Settanta, la serie torna da domenica 1° febbraio in prima serata su Rai 1, intrecciando storie personali, passaggi storici realmente accaduti e una grande storia d’amore
Siamo alla terza stagione, in che momento umano e professionale troviamo Alberto Ferraris?
All’inizio della stagione Alberto si trova in un momento di apparente realizzazione. È ormai noto che Delia e Alberto si sposano, li incontriamo in una fase di equilibrio, felici. Dal punto di vista professionale, però, Alberto resta un uomo in continua ricerca. Ma è solo l’inizio: entrambi dovranno affrontare nuove situazioni che rimetteranno tutto in discussione. Sarà interessante vedere come cercheranno di risolvere i nuovi quesiti che la vita porrà loro davanti.
Quanto un’esperienza forte come la malattia, che entra anche nella sfera familiare, cambia il modo di essere medico?
Esiste un protocollo reale, sia in medicina sia in chirurgia, secondo cui i medici non possono curare persone a cui sono emotivamente molto legati. Questo proprio per evitare un coinvolgimento emotivo che potrebbe compromettere la lucidità tecnica e professionale. Già all’inizio della stagione il rapporto tra Alberto e Delia entra infatti in una fase nuova, più complessa e meno idealizzata.
Che tipo di coppia diventano?
Una coppia appassionata, che segue i passaggi tipici di molte relazioni. Tentano di avere dei figli e cercano di co-
struire una famiglia, che rappresenta per loro un progetto importante. Alberto, però, sarà turbato anche dall’incontro con una giovane paziente.
Difficile tenere separati cuore e professione…
Per Alberto è difficile fin dall’inizio. Nelle prime due stagioni lo abbiamo visto diviso tra la professione, l’amore per Delia e, contemporaneamente, il matrimonio con Karen e il figlio avuto con lei. Mantenere un equilibrio tra vita privata e vita professionale è complesso, ed è qualcosa in cui credo tutti possiamo riconoscerci. Anche Alberto non è immune da questo conflitto.
La serie è ambientata negli anni Settanta, in un’Italia in piena trasformazione sociale e culturale. Quanto questo contesto influenza il personaggio?
Il contesto influenza tutta la serie. È sempre stato un grande desiderio del regista Riccardo Donna e della produzione raccontare un’epoca e, all’interno di essa, entrare nel dettaglio delle dinamiche umane. L’epoca influisce su tutto: sui personaggi, sul racconto, sulla storia, sul costume.
Come si trova a vivere questa ambientazione anni Settanta? Cosa ritrova di sé e cosa le piace di più?
È una fortuna poter assaporare un periodo che, nella mia vita personale, non ho vissuto, perché sono nato almeno una decina d’anni dopo. È un’occasione di scoperta, un piacere calarsi in un’epoca a noi sconosciuta. In un certo senso funge anche da vettore culturale, perché permette di riscoprire un modo di stare al mondo, un costume. La società si muoveva in un certo modo e, di conseguenza, anche i personaggi.
Anche l’arrivo del nuovo primario avrà un peso?
Con il suo arrivo alcuni passaggi storici verranno scanditi in modo molto chiaro. Sarà curioso vedere come questo influenzerà il racconto.

Dopo diverse stagioni, cosa sente di avere in comune con Alberto Ferraris e cosa invece vi divide nettamente?
In realtà ci divide tutto. È un personaggio a cui voglio bene, al quale sono legato dal punto di vista interpretativo, ma non c’è altro che ci accomuni. Abbiamo fatto scelte di vita completamente diverse, in epoche diverse. L’unico vero punto di contatto è il fatto che sono io a interpretarlo.
Se dovesse raccontare “Cuori” a chi non l’ha mai vista, perché vale la pena seguirla…
Perché è un racconto romantico bellissimo e affascinante, una storia d’amore travolgente. È anche un lavoro corale, e in ogni
linea narrativa ciascuno può ritrovare qualcosa di sé. Questa è una delle grandi forze della serie. Inoltre, all’interno della cornice ospedaliera, vengono affrontati passaggi storici realmente accaduti. Nella prima stagione, ad esempio, il racconto del primo trapianto di cuore è stato molto fedele ai fatti storici. “Cuori” permette allo spettatore non solo di emozionarsi, ma anche di scoprire e conoscere. Tutto ciò che oggi viene utilizzato nelle sale operatorie nasce in quegli anni. Macchinari e strumenti sono ancora in uso, magari con materiali e tecniche più evolute, ma l’invenzione risale a quel periodo. La serie racconta tutto questo attraverso grandi storie d’amore, e quella tra Delia e Alberto è scritta davvero a lettere maiuscole.








Quindici persone accettano di partecipare a un esperimento sociale che le porterà a vivere per venti giorni chiuse in un rifugio antiatomico, isolate dal mondo esterno. Tutto nasce come una simulazione controllata, un gioco psicologico pensato per studiare le reazioni umane in condizioni estreme. Ma col passare del tempo, i ruoli si confondono e le dinamiche cambiano. La finzione inizia a incrinarsi, lasciando spazio a tensioni, paure e verità scomode. Il confine tra ciò che è reale e ciò che è recitato diventa sempre più sottile. Un racconto inquietante che interroga il potere, il controllo e la fragilità dell’essere umano. Regia: Giuliano Montaldo Interpreti: Ben Gazzara, Burt Lancaster, Erland Josephson, Ingrid Thulin, William Berger.



Valentino Tarocco è un designer di successo che vive a Milano, ha costruito un impero creativo e si è lasciato alle spalle le sue origini pugliesi. Ha cambiato cognome, stile di vita e relazioni, rinnegando una famiglia che considera un ostacolo alla sua immagine impeccabile. La sua esistenza ordinata viene però scossa da un invito spedito per errore, che riporta improvvisamente i parenti nella sua vita. L’arrivo della famiglia a Milano manda in crisi equilibri, bugie e certezze costruite con cura. Una commedia che gioca sull’identità, sulle radici e sul peso delle scelte, tra risate e verità che chiedono di essere guardate in faccia. Regia: Umberto Riccioni Carteni Interpreti: Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini, Antonio Gerardi, Bebo Storti, Grazia Schiavo, Nunzia Schiano, Adriano Pappalardo.
Un viaggio dentro il doppio Campionato Europeo di pallavolo che ha attraversato l’Italia, toccando nove città e accendendo un intero Paese. La storia è raccontata dalla voce delle atlete e degli atleti azzurri, protagonisti in campo e fuori. Allenamenti, partite, attese e pressione si intrecciano alle emozioni personali. Emergono il senso di squadra, la responsabilità di indossare una maglia e il valore del sacrificio quotidiano. Non solo sport, ma identità, appartenenza e condivisione. Un racconto corale che restituisce il cuore umano di una grande impresa collettiva. Regia: Mario Maellaro.


Yuku è una piccola topolina curiosa e piena di energia, con un ukulele sempre tra le mani e una canzone pronta da condividere. Quando la nonna si ammala, decide di partire per un viaggio lontano alla ricerca di un fiore leggendario capace di salvarla. Il cammino la porta attraverso luoghi sconosciuti, incontri inattesi e prove che mettono alla prova il suo coraggio. È la musica a diventare il suo linguaggio universale, capace di aprire porte e creare legami. Lungo la strada Yuku scopre che non si viaggia mai davvero da soli. Una favola luminosa che parla di affetti, fiducia e della forza gentile dell’amicizia. Regia: Arnaud Demuynck, Rémi Durin.



Un ritorno dal vivo che unisce luoghi simbolo, memoria collettiva e una scrittura musicale capace di parlare ancora al presente, trasformando un anniversario importante in un racconto condiviso
Ci sono artisti che non seguono le stagioni della musica ma le attraversano, lasciando segni profondi e riconoscibili. Il ritorno di Riccardo Cocciante sui palchi italiani nel 2026 si colloca esattamente in questa dimensione: non un semplice giro di concerti, ma un percorso emotivo che mette al centro le canzoni, le persone e i luoghi. Nell’anno in cui compie ottant’anni, il cantautore sceglie la scena aperta, gli spazi carichi di storia e bellezza, per ritrovare un contatto diretto con il pubblico e ripercorrere una carriera che ha segnato più generazioni senza mai smettere di evolvere. Il progetto nasce nel solco di un successo recente, ma guarda avanti con lucidità e misura. Ogni data è pensata come un incontro, non come una celebrazione autoreferenziale. Le canzoni diventano materia viva, capaci di rinnovarsi a ogni esecuzione, di cambiare insieme a chi le ascolta. In questo dialogo continuo tra passato e presente si ritrova il senso più autentico del suo percorso artistico: una scrittura che non ha mai avuto

paura della profondità emotiva, della fragilità, dell’intensità. La tournée si muove attraverso scenari che amplificano il valore del racconto musicale. Piazze storiche, anfiteatri, parchi e architetture cariche di memoria diventano parte integrante dello spettacolo, non semplice cornice ma elemento narrativo. È qui che la voce di Cocciante incontra lo spazio, il silenzio, l’ascolto, costruendo un’esperienza che va oltre il concerto e si avvicina a un rito laico condiviso. A rendere ancora più significativo questo ritorno è il dialogo naturale con il mondo del teatro musicale, che da sempre accompagna la sua produzione artistica. Le nuove rappresentazioni di Notre Dame de Paris, pronte a tornare in scena, si intrecciano idealmente con le date dal vivo, ribadendo una visione coerente della musica come racconto totale, capace di fondere parola, melodia e interpretazione. Non si tratta di nostalgia, ma di continuità: la stessa tensione creativa che ha portato alla nascita di opere popolari entrate nell’immaginario collettivo oggi si ritrova in una dimensione più essenziale, diretta, profondamente umana. Questo ritorno sul palco è quindi una conferma, non un bilancio. È la dimostrazione che alcune voci non appartengono a un’epoca precisa, ma al tempo lungo delle emozioni. E quando una musica riesce ancora a parlare così chiaramente, a distanza di decenni, significa che ha saputo toccare qualcosa di vero.







«Fin da piccola, complice una fantasia anche troppo prolifica, inventavo epopee immaginarie in quel momento confuso tra sonno e veglia. Solo molti anni dopo, sul finire dell’adolescenza, ho capito che quelle storie… si potevano anche scrivere! Che la fantasia poteva diventare qualcosa di concreto, e che la creatività poteva prendere la forma di una pagina scritta. Avrei potuto andare in discoteca come le persone normali, e invece no. Il primo tentativo di romanzo risale ai miei diciott’anni, quindi a inizio secolo. Ed era… terribile. Insalvabile. Non credo di averne una copia – era un fantasy, di questo sono certa, e c’entravano le Amazzoni. Eppure, nella sua bruttezza, ha dato origine alla scintilla che mi ha spinta a imparare l’arte.»
Un’arte – quella di raccontare – che Ester Manzini ha imparato benissimo e mentre si dedicava a molto altro. Nata nel 1985, dopo una laurea in Biologia, un dottorato di ricerca in Ecologia, mesi passati a inseguire foche su isole deserte del Pacifico e farfalle tra le brughiere del Ticino, ha lavorato come copywriter e sceneggiatrice di videogiochi, senza dimenticare la passione per funghi, rane, salamandre ed erbe. Il suo esordio narrativo risale al 2008, con un romanzo fantasy, e da allora non si è più fermata.
Spazi tra storico, fantasy e contemporaneo, tra self-publishing e CE di un certo livello: scelta ragionata o flipper impazzito?
«Come dicevo prima, ho una fantasia ipertrofica, e purtroppo tendo a darle sempre retta. È raro che, dopo averla adeguatamente “covata”, non sviluppi una trama che mi è venuta in mente, e ancor di più che snobbi un genere, anche da lettrice. Questo però è ciò che accade dietro le quinte. Ho pubblicato tanti romanzi, ma nel cassetto ce ne sono almeno il doppio. Alcuni sono scommesse relativamente sicure: dopo vent’anni a bazzicare il mondo dell’editoria inizio a intuire cosa potrebbe interessare al pubblico, e se l’idea che sto sviluppando ricade in quella casistica, allora valuto l’invio a una casa editrice. E poi ci sono i progetti meno commerciali. Quelli che so benissimo avere poche chance di trovare spazio nel catalogo di un editore. Non credo sia una questione di scarso valore dell’opera in sé, quanto piuttosto di mercato spesso intransigente. Ma siccome mi sono divertita a scrivere anche queste opere così poco “piazzabili”, non vedo perché non condividerle con chi ama leggere. Sono convinta che editoria tradizionale e self publishing siano due strumenti diversi ma con grande potenziale, se utilizzati in maniera oculata.»
Grande città o piccolo borgo tra i boschi?
«Il borgo è proprio necessario? No, perché a me va benissimo anche una baita sperduta tra i castagni, con la casa più vicina ad almeno un paio di chilometri.
Ho vissuto per tanti anni in città, e a ogni trasloco me ne sono allontanata di più, con significativi miglioramenti a livello di qualità della vita. La civiltà è sopravvalutata.»
Che consiglio daresti a chi volesse iniziare adesso a scrivere (e pubblicare)?
«Non si può davvero pianificare il successo. Divertitevi e basta, senza stressarvi pensando al posizionamento di mercato, al pubblico, al marketing. Una volta che amerete scrivere, farlo (e studiare, migliorare, cestinare e ricominciare) diventerà bello. E leggete! Tanto, di tutto, nel vostro genere e al di fuori. Diffidate delle scorciatoie e delle soluzioni facili, perché l’unico modo per crescere come autori è la pratica, con un pizzico di follia, di umilità e di confronto con i colleghi. Se poi decidete di pubblicare… buona fortuna! Ci vuole sempre una sana dose di leggerezza per sognare senza soccombere alle delusioni. La realtà del mondo editoriale non è Hollywood, ma un’avventura spesso faticosa, a volte soddisfacente, altre frustrante. Non prendete la pubblicazione troppo sul serio, perché non è il successo a definire il vostro valore artistico.»
Parlaci del tuo ultimo libro – “Sugar&Spice” – e del perché dovremmo leggerlo.
«È uscito poche settimane fa con il collettivo editoriale indipendente Lux Lab. Cos’è “Sugar&Spice”? Una commedia romantica e… golosa. Una nota foodblogger pasticciona con sogni di gloria si imbatte nei video di una misteriosa chef con trascorsi dolorosi legati al mondo dello spettacolo. Dopo incomprensioni, bisticci e tanti piatti squisiti cucinati assieme, e con lo zampino di due nonne arzille e dispettose, scoprono di essere fatte l’una per l’altra. Quando l’ansia di quella che dovrebbe essere una grande occasione di carriera le mette alla prova, si sceglieranno ancora e ancora, in barba alle aspettative del mondo.
Lo consiglio a chi cerca un romance queer divertente e allegro, e anche a chi vuole approcciarsi al genere senza troppi drammi o pesantezza. È perfetto per chi… ha fame e ama cucinare! In ogni capitolo il vero protagonista è il cibo, sotto forma di ricette che hanno fatto venire l’acquolina in bocca persino a me mentre scrivevo. Il lieto fine, poi, è d’obbligo: “Sugar&Spice” è una coccola a forma di libro, e ogni tanto c’è bisogno anche di questo!»
Laura Costantini



Sono numerose le donne che in passato hanno guidato grandi rivoluzioni e questa evoluzione si mantiene costante nel tempo. Ancora oggi ci sono donne che ispirano miriadi di persone: basta avere qualcosa in cui credere e battersi, lavorare per quello. Ci sono donne che hanno sempre qualcosa da dire, non per forza a parole, ma con gesti concreti. Far parte della Polizia di Stato significa riconoscersi nei valori che questa istituzione esprime, in primis, esserci sempre per garantire la sicurezza dei cittadini. Ciò implica una forte spinta motivazionale che porta spesso il poliziotto ad anteporre le esigenze di servizio a quelle personali, nella consapevolezza di svolgere un ruolo importante nella società, divenendone un punto di riferimento. Essere poliziotta significa ascoltare i cittadini, proteggere i più deboli, assicurare alla giustizia i criminali, essere disposto anche a sacrificarsi per il bene comune. Indossare la divisa ha un importante valore simbolico, contraddistinto da impegno, dedizione e senso di responsabilità che le donne della Polizia di Stato rappresentano quotidianamente.
Perché ha deciso di entrare in Polizia?
La decisione nasce da un percorso personale e maturato nel tempo. La passione per questa Istituzione mi è stata da trasmessa da mio padre che, pur non appartenente all’Amministrazione, mi ha avvicinata al valore del senso del dovere, del sacrificio e della responsabilità verso la collettività. Crescendo, quei valori non sono rimasti solo ideali, ma hanno continuato ad accompagnarmi e a orientare le mie scelte. Inizialmente ho scelto di intraprendere la professione di avvocato, convinta che la tutela della legalità potesse realizzarsi attraverso lo studio e l’applicazione del diritto. È stata un’esperienza formativa e fondamentale, che mi ha permesso di acquisire solide competenze giuridiche. Tuttavia, cominciando ad esercitare questa professione, ho compreso con sempre maggiore chiarezza che la mia vera aspirazione fosse un’altra: non limitarmi ad intervenire quando il reato è stato già commesso, ma essere parte at-
tiva della prevenzione, parte di quel territorio dove l’azione dello Stato si manifesta in modo concreto ed immediato.
Qual è il suo ruolo attuale?
Attualmente ricopro il ruolo di portavoce della Direzione Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato, diretta dal Prefetto Renato Cortese. Si tratta di un incarico di grande responsabilità, che richiede equilibrio, senso istituzionale e una profonda consapevolezza del valore della comunicazione pubblica. Essere portavoce significa dar voce a un patrimonio di professionalità che ogni giorno operano per la sicurezza del Paese, spesso lontano dai riflettori e in contesti particolarmente complessi e delicati, significa trasformare l’azione degli operatori della Polizia Stradale, Polizia Ferroviaria e degli Specialisti della Polizia di Stato in una comunicazione consapevole, nel pieno rispetto dei valori e dell’identità della Polizia di Stato. Oggi la comunicazione riveste un ruolo centrale nella Polizia di Stato. In una società in cui l’informazione è immediata, comunicare in modo efficace significa contribuire alla prevenzione, rendere comprensibile l’azione della Polizia e avvicinare l’Amministrazione alla collettività che è chiamata a proteggere e ad informare correttamente.
Quale è l’impegno profuso per assicurare il regolare svolgimento delle olimpiadi Milano-Cortina?
L’impegno profuso dalle Specialità della Polizia di Stato per assicurare il regolare svolgimento delle Olimpiadi di Milano-Cortina rappresenta una delle espressioni più alte della capacità operativa, organizzativa e strategica dell’Amministrazione. Un evento di portata mondiale richiede infatti non solo standard di sicurezza elevatissimi, ma anche una pianificazione articolata, continua e capace di adattarsi a contesti territoriali complessi e profondamente diversi tra loro. Tutte le Specialità della Polizia di Stato sono coinvolte in un’azione sinergica che prende avvio molto prima dell’inizio dei Giochi e si sviluppa lungo tutto l’arco dell’evento. Accanto all’aspetto operativo, assume un rilievo fondamentale anche la comunicazione istituzionale. In un contesto internazionale come quello olimpico, comunicare in modo corretto, tempestivo e coordinato è parte integrante del dispositivo di sicurezza.


La sicurezza stradale e ferroviaria è un tema assai importante per i giovani. Quali strumenti utilizzate per arrivare a loro? Informare e formare costantemente, perché la conoscenza di quali sono i rischi che si corrono sulle strade asfaltate e ferrate è il primo passo per rendere le persone e, in particolare, i giovani consapevoli. Ogni anno le Specialità investono numerose risorse per progetti e campagne di sensibilizzazione ai temi della legalità e della sicurezza con incontri nelle scuole, testimonianze e strumenti di prevenzione attiva che rendono i rischi più concreti e comprensibili. L’obiettivo non è solo far rispettare le regole, ma educare i giovani ad una mobilità consapevole, rendendoli protagonisti della propria sicurezza e di quella degli altri.
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non potrò dimenticare, una vita spezzata. La persona coinvolta aveva compiuto diciott’anni da pochi giorni, un’età in cui tutto dovrebbe ancora cominciare. Trovarmi di fronte a quella realtà mi ha fatto comprendere quanto sottile sia il confine tra una scelta sbagliata e una conseguenza irreversibile. In quel momento non gestisci solo un intervento, ma pensi a una famiglia che riceverà una notizia devastante, a un futuro che non potrà più realizzarsi. È qualcosa che ti resta dentro e che ti accompagna nel tempo. Ai giovani vorrei dire di non sottovalutare mai i rischi, di non pensare che “a me non succederà”. Basta un attimo, una distrazione, una scelta fatta con leggerezza per cambiare tutto. Se questo lavoro mi ha insegnato qualcosa, è che la vera forza sta nel fermarsi un secondo prima e scegliere la vita.
Qual è un episodio della sua vita professionale che l’ha particolarmente segnata.
Diversi sono stati gli eventi che hanno caratterizzato la mia vita professionale. Quello che, tuttavia, mi ha profondamente colpita risale al primo anno di servizio: il primo incidente mortale su cui sono intervenuta, in qualità di Dirigente della Sezione Polizia Stradale di Biella. Era un caldo pomeriggio d’estate, quando mi sono trovata davanti ad una scena che

Un suggerimento ai giovani che vogliono entrare in polizia. Entrare in Polizia non significa semplicemente scegliere una professione, ma abbracciare una responsabilità. Ai giovani che sognano questa divisa suggerisco di ascoltarsi con onestà: servono sacrificio, disciplina, studio continuo e grande forza interiore, ma soprattutto equilibrio ed umanità. È certamente un percorso che mette alla prova ogni giorno, ma che resta il più bel mestiere del mondo.
Tiziano Ferro
Cesare Cremonini

Jovanotti, Felipe Host.. Sienna Spiro
Berlino
1 Just Might Where Is My Husband!
Esibizionista
Bianca
Sono un grande Ragazze facili
Acquario
Anche a vent’anni si m.. 12 To 12
Corpi celesti
So solo che la vita - ..
Die On This Hill
Aperture Man In Me Forse Call It
Canzone d’amore
Tutto tranne questo
Introvabile


Jacopo Veneziani racconta l’artista nella nuova puntata in onda in prima visione venerdì 6 febbraio in seconda serata su Rai 5
Veneziani introduce e commenta il documentario “Pellizza pittore da Volpedo”, la storia di un artista famoso soprattutto per il quadro “Il quarto stato”, rappresentazione ormai iconica di un corteo di lavoratori, realizzata nel 1901 e diventata un simbolo mondiale delle lotte sindacali. Ma Pellizza da Volpedo non è stato soltanto un artista politico. La sua

esistenza si è svolta in gran parte a Volpedo, un piccolo comune rurale in Piemonte. I contadini, la vita nei campi, la natura sono l’humus che feconda la sua immaginazione. La dimensione sociale e politica sono quindi solo una delle tante sfaccettature della sua attività pittorica, che cerca di raggiungere l’essenza simbolica di ogni forma di vita nel nostro pianeta. Non solo la storia, ma anche la vita quotidiana, il paesaggio, l’ambiente. Il programma va alla scoperta di un grande artista che ha sconfitto il dolore di una vita tormentata con la pittura. Una sensibilità che attraversa il tempo e lo rende nostro contemporaneo.

Film
“Cinderella ManUna ragione per lottare”
Con Russell Crowe, Renée Zellweger, Connor Price, in onda lunedì 2 febbraio alle 21.20 su Rai 5. Tre candidature agli Oscar 2006

Documentario
Cento e oltre. Puccini e noi
A oltre cento anni dalla morte la figura e l’opera del compositore rimangono fra le più popolari del melodramma italiano. In onda giovedì 5 febbraio alle 21.20

Film
“Gli ultimi fuorilegge”
Una tranquilla cittadina viene sconvolta dall’arrivo di un pistolero e della sua spietata banda di fuorilegge. Di Ivan Kavanagh, in onda martedì 3 febbraio alle 21.20

Americans 1943 - 1945
Napoli a stelle e strisce
Una città e un biennio raccontati dallo speciale di Mario Leombruno e Aldo Zappalà in onda venerdì 6 febbraio alle 18.15

Sapiens un solo pianeta
La natura dei fiumi
I fiumi hanno bisogno di grandi opere o fanno meno danni se vengono lasciati in pace? In onda mercoledì 4 febbraio alle 21.20

Teatro (Ciclo Salemme)
Una festa esagerata
Uno spettacolo che racconta in chiave realistica e divertente il lato oscuro e grottesco dell’animo umano. In onda sabato 7 febbraio alle 21.20
Film
“L’ufficiale e la spia”
La storia di Alfred Dreyfus, l’ufficiale francese ingiustamente accusato di tradimento e di atti di spionaggio a favore della Germania. Di Roman Polanski, in onda domenica 8 febbraio alle 21.20





Il ricordo di Rai Cultura nel centenario della nascita. Lunedì 2 febbraio alle 12.00 su Rai Storia
Giornalista, scrittrice, importante esponente del Pci, Miriam Mafai, classe 1926, muore il 9 aprile 2012. Nata a Firenze, Miriam Mafai definisce la sua famiglia un contesto “felicemente disordinato” e fuori dalle regole dove la pittura, la scultura, la musica e l’antifascismo sono il pane quotidiano. È lei la protagonista di questo speciale in onda per “Italiani” e riproposto da Rai Cultura lunedì 2 febbraio alle 12.00 su Rai

Storia in occasione dell’anniversario della nascita. Il padre Mario Mafai, pittore, e la madre Antonietta Raphael, anche lei pittrice e scultrice ebrea di origine russa, sono due famosi esponenti della Scuola Romana. Miriam ha due sorelle, Simona e Giulia. La promulgazione delle leggi razziali nel ‘38 costringono la famiglia Mafai a lasciare improvvisamente Roma. Le ingiustizie del fascismo, la tragedia della guerra saranno la spinta determinante verso le future scelte politiche di Miriam: da staffetta partigiana durante la liberazione di Roma a funzionario del partito comunista impegnata a fianco dei contadini nelle lotte per la conquista delle terre.

Viaggio sentimentale
nell’Italia dei vini
L’omaggio all’enogastronomo
Luigi Veronelli
Un percorso investigativo dai toni originali sulla viticultura italiana. Da lunedì 2 febbraio alle 18.30

Passato e Presente
Storia delle Olimpiadi invernali
La prima Olimpiade invernale di Chamonix è datata 1924, esattamente 28 anni dopo la prima Olimpiade moderna svoltasi ad Atene nel 1896. In onda giovedì 5 febbraio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30

L’Inghilterra vittoriana a colori
Le immagini della prima cinepresa
La Gran Bretagna vittoriana vista attraverso lo sguardo della nuova ed emozionante invenzione, la cinepresa. Martedì 3 febbraio alle 22.10

Passato e Presente
Andrea Doria, ascesa e naufragio di un mito
Un transatlantico elegante e moderno, nato dalle macerie del conflitto per raccontare al mondo il miracolo economico. In onda venerdì 6 febbraio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia

Umberto Veronesi a “Italiani”
Il ricordo nella Giornata Mondiale per la lotta contro il cancro
Una vita per la ricerca e per la sanità, ma anche per la pace. In onda mercoledì 4 febbraio alle 12.00

Documentario d’autore
Shelter. Addio all’Eden
Una vicenda umana che Enrico Masi racconta in “Shelter. Addio all’Eden”, in onda sabato 7 febbraio alle 22.45
Passato e presente
Italo Calvino. Il labirinto del mondo
Intellettuale impegnato e lucido, è stato uno dei narratori più significativi del Novecento. Domenica 8 febbraio alle 20.30




In onda tutti i giorni alle ore 17 e alle 19 su Rai Gulp
“Kung Fu Panda: Il cavaliere dragone” è la terza serie, realizzata in 3D CGI, dedicata alla seguitissima saga animata di Kung Fu Panda. La popolarità di Po svanisce quando delle perfide donnole rubano il suo potente guanto. Po dovrà allora imbarcarsi in una ricerca di redenzione e giustizia in giro per il mondo, con l’aiuto della guerriera inglese Lama Errante. Insieme, i due nuovi alleati intraprendono un’epica avventura per ritrovare le armi magiche e salvare il mondo dalla distruzione, imparando tanto l’uno dall’altro. L’ostinato amore di Po per il kung fu è più esplosivo che mai e il destino gli offre l’opportunità di misurarsi con un altro stile di combattimento e una nuova filosofia di vita. Qualche difficoltà iniziale, ma non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo.



In onda tutti i giorni alle ore 14:30 su Rai Yoyo
“Piripinguini” racconta le avventure di una colonia di pinguini incredibilmente divertenti che si godono la vita su un remoto iceberg in Antartide. La serie è incentrata su cinque personaggi, il rilassato Pancake, l’energico Nugget, Brinicle, affamato di celebrità, Looph, inventore straordinario, e Flutter, caotico e vivace. La loro unica casa è un grande iceberg che si è staccato qualche tempo fa dal continente antartico principale, lasciando la colonia a galleggiare nel proprio mondo autosufficiente. Con spazio per esplorare, divertirsi e rilassarsi sia “sopra” che “sotto” l’iceberg, compresa una rete di grotte sotterranee. La casa dei Piripinguini è un ambiente vario ed emozionante che offre costantemente storie divertenti, dilemmi e sfide ai suoi vivaci abitanti.













Mission – Martedì 3 febbraio ore 21.10 – Anno 1986 – Regia di Roland Joffé

Nel Sud America del XVIII secolo, tra foreste impenetrabili e conflitti di potere, si intrecciano le storie di Rodrigo Mendoza, ex mercenario e trafficante di schiavi, e del gesuita Padre Gabriel. Insieme cercano di proteggere una comunità di indigeni Guaraní minacciata dall’espansione coloniale e da decisioni politiche che mettono a rischio la loro stessa esistenza. Interpretato da Robert De Niro e Jeremy Irons, Mission è un’opera potente e struggente che attraversa i temi della fede, del rimorso, del perdono e del sacrificio, contrapponendo la violenza al pacifismo. Girato in scenari naturali mozzafiato e impreziosito dalla memorabile colonna sonora di Ennio Morricone, il film è stato premiato con la Palma d’Oro a Cannes nel 1986 e con l’Oscar per la Miglior Fotografia nel 1987.

All’inizio dell’intervento statunitense nel Sud-Est asiatico, il colonnello Hal G. Moore prepara i suoi uomini prima del trasferimento in Vietnam, dove li attende uno dei primi e più violenti scontri del conflitto. La battaglia segna l’avvio di una guerra lunga e drammatica, raccontata qui attraverso un punto di vista insolito per il cinema americano: meno critico e più vicino alle scelte militari. Mel Gibson interpreta Moore, personaggio reale e autore del libro da cui il film è tratto, richiamando per impostazione e carisma i grandi ruoli bellici del cinema classico. La regia punta su una messa in scena imponente e spettacolare, soprattutto nelle sequenze di combattimento, restituendo tutta la durezza e la complessità di quella pagina di storia.

We Were Soldiers – Fino all’ultimo uomo
Mercoledì 4 febbraio ore 21.10 – Anno 2002 Regia di Randall Wallace




Nell’Unione Sovietica della metà degli anni Ottanta, Anna è una giovane orfana dal passato difficile che viene reclutata dal KGB e inserita in un programma di addestramento per diventare un’agente segreta. Crescendo, la sua vita si trasforma in una missione permanente, fino a quando la CIA le propone una collaborazione clandestina per destabilizzare dall’interno l’apparato di potere sovietico. Tra doppi giochi, identità multiple e alleanze pericolose, Anna si muove in un mondo dominato dalla manipolazione e dalla violenza. Scritto, prodotto e diretto da Luc Besson, il film prosegue il percorso del regista nel raccontare figure femminili forti e combattive, inserite in un contesto action e spy-thriller che richiama atmosfere e temi di Nikita. Protagonista una intensa Sasha Luss, qui al centro di un racconto dinamico e ad alta tensione.
Eva è una giovane guardia carceraria idealista che lavora in un penitenziario di massima sicurezza. Quando un detenuto legato a un evento traumatico del suo passato viene trasferito nella struttura, la donna sceglie deliberatamente di farsi assegnare al suo reparto. Da quel momento prende forma un confronto silenzioso e implacabile, fatto di sguardi, attese e decisioni morali sempre più estreme. Con una regia asciutta e rigorosa, Gustav Möller costruisce un thriller drammatico di grande intensità, in cui il carcere diventa il teatro di una battaglia interiore e la distinzione tra giusto e sbagliato si fa progressivamente più ambigua.







