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di Luigi Caricato
Oleologo, direttore di Olio Officina

L’olio è un corpo vivo e come tale va salvaguardato nella sua integrità. Ecco un valido motivo per il quale non si può in alcun modo transigere sulla scelta dei contenitori. Questi servono non solo per consentire una corretta conservazione, un trasporto efficiente e un impiego più funzionale, ma anche, e soprattutto, per prolungare la stessa vita dell’olio. Nessuna incertezza al riguardo, anche perché ogni grasso subisce inevitabili fenomeni di ossidazione e idrolisi, per cui anche un olio eccellente derivante da una materia prima nobile come l’oliva, pur dotato di un robusto sistema di difesa costituito da una barriera di molecole antiossidanti, alla fine cede. La migliore difesa è la protezione. È un processo virtuoso, circolare: l’oliva protegge sé stessa dagli agenti esterni, in virtù delle sue specifiche proprietà; l’olio fa altrettanto, innestando un sistema di autoprotezione; chi lo consuma a sua volta ne trae pieno beneficio perché vengono neutralizzati i tanto temuti radicali liberi. Così, se l’olio – alimento funzionale, nutraceutico, presidio di medicina preventiva – ci protegge, a nostra volta noi dobbiamo fare altrettanto. Non basta produrre un olio di qualità, la differenza la fa pure il contenitore. Tra i tanti materiali, la ceramica ha i suoi vantaggi: permette una più performante conservazione, difendendo da luce, calore, ossigeno, umidità. Se l’obiettivo è prolungare la vita dell’olio rendendolo più longevo, il design contribuisce a rilanciare i contenitori in ceramica riportandoli con successo sulla scena dei mercati dopo un periodo di assenza e latitanza sugli scaffali dei punti vendita. Realizzati come abito su misura, gli orci sono oggi accolti con favore dai produttori, aprendo così a nuovi scenari di marketing e a gamme di prodotto inedite da proporre. Riattualizzando la veste esterna, con disegni creativi originali e decisamente discontinui rispetto a modelli del passato, sono stati perfezionati nel contempo pure gli aspetti più problematici, ricorrendo ora a chiusure adeguate e a versatori-dosatori più prestanti. Gli orci diventano così espressione d’arte, occasione di dono prezioso, oggetti cult per il wedding, contenitori riutilizzabili per altri impieghi. Dagli antichi contenitori in ceramica del mondo antico alle creazioni attuali, tutto ritorna. È come l’eterno ritorno nietzschiano, è una ontologia circolare. L’olio rinasce ogni volta, e ci segue e affianca da millenni, generazione dopo generazione, entrando a far parte di noi stessi, della nostra più intima natura, della nostra identità. Non è un caso che l’artista tedesco Joseph Beuys con l’opera “Olivestone”, costituita da cinque vasche in pietra colme d’olio, abbia dato luogo a una ricostruzione imitativa della natura attraverso la fusione minerale-vegetale, con l’olio che penetra nella pietra e questa che lo assorbe diventando un tutt’uno con l’olio. Con la ceramica possiamo immaginare in parte la medesima relazione tra i due elementi, corpo minerale-organico e corpo vegetale, con la differenza, tuttavia, che l’orcio in terracotta, rivestito al suo interno da uno smalto, incontrando l’olio lo accoglie a sé, senza interferire sulle sue proprietà e sulle caratteristiche sensoriali dell’alimento. Non c’è fusione di elementi, ma esercizio di protezione. La ceramica al servizio dell’olio.

Andrea BRANCIFORTI
Architetto e ceramista, Caltagirone
LYNK
Nasce dall’incontro tra funzionalità e memoria naturale. La forma, essenziale e organica, richiama un frammento di ramo: un segno che diventa contenitore e scultura insieme. La ceramica, con la sua superficie materica e protettiva, custodisce l’olio difendendolo dalla luce e preservandone le qualità. Il volume, scolpito da linee concentriche, restituisce una tattilità intensa e una percezione visiva dinamica. Non è soltanto una bottiglia, ma un gesto simbolico: un legame diretto tra terra, albero e frutto, che dal paesaggio mediterraneo arriva fino alla tavola.

Beppe FACENTE
Architetto, Milano
EOLIA
dal cuore della terra alla tavola Pensata e progettata con l’intento di unire un design minimo all’energia originaria della terra, Eolia è una bottiglia in ceramica che costudisce l’olio come un elemento sacro essenziale della terra. La sua forma richiama un vulcano simbolo dell’energia primaria, il tappo evoca il fumo che ne costudisce il respiro.
Luisa BOCCHIETTO
Architetto, Biella
ONDOLIO
La bottiglia ha forma volutamente lineare per semplificare imballo e spedizione. Caratterizzata da un forte segno distintivo costituito dalla presa facilitata, è ottenuta con un affossamento simmetrico e opposto, che accoglie le dita. La grafica intende trasmettere l’idea di pulizia; la finitura in smalto bianco permette d’individuare eventuali tracce d’olio. La linea in basso, che divide la parte grezza in appoggio e la parte smaltata superiore, richiama un filo d’olio.

Salvatore COZZOLINO
Architetto e docente universitario, Napoli
BI-TU-BI
Il contenitore di porcellana fine è formato da due “tubi” affiancati e fusi, dal primo esce l’olio, il secondo serve per impugnare l’attrezzo e servire a tavola. Il colore si ispira alla pietra leccese e la smaltatura opaca ne esalta il carattere materico. L’uso prevede che si acquisti la bottiglia con l’olio e - al termine del consumo - si riempia con altro olio perpetuando la vita dell’imballaggio primario e conservando in casa un oggetto di affezione. La forma del “tubo” riprende quella, diffusissima, delle lattine di acqua e di birra, mutuando quello spirito leggero e la manualità comoda e immediata.

I curatori della mostra
Cintya Concari curatrice di mostre, esperta di design sociale e sostenibile
Roberto Marcatti designer e architetto

“Olio & design: anima mediterranea”, mostra a cura di Cintya Concari e Roberto Marcatti, in anteprima assoluta a Olio Officina Festival 2026.
In collaborazione con Agostino Branca, Bottega Branca e Luigi Caricato, Olio Officina
Articolato in tre distinte modalità espressive, a partire da tre differenti materiali - ceramica, vetro, metallo - il progetto ideato e predisposto da Cintya Concari e Roberto Marcatti, di H2O Milano, per Olio Officina Festival, prende il via nel 2026 con le creazioni in ceramica.
L’obiettivo del progetto triennale è di stimolare la creatività attraverso nuove idee per accogliere l’olio extra vergine di oliva in un contenitore funzionale, bello, protettivo e, nel contempo, in grado di esaltarne al meglio le peculiarità sensoriali. Ecco allora dodici architetti e designer intenti a raccontare la propria esperienza creativa, in collaborazione con il maestro ceramista Agostino Branca, della Bottega Branca, che si è occupato di realizzare i prototipi.
Ciascuno dei dodici architetti e designer ha realizzato a mano un contenitore usando argilla e smalti, un oggetto in ceramica e, nella fattispecie, in maiolica. Il volume del contenitore è stato fissato in 500 ml, con una forma libera, in modo da consentire, in una eventuale e possibile richiesta di produzione in serie, il riempimento e lo sversamento dell’olio in modo ottimale. Curatori e anima propulsiva della mostra “Olio & design: anima mediterranea” sono Cintya Concari, curatrice di mostre che si occupa di design sociale e sostenibile, e l’architetto Roberto Marcatti, che ha realizzato progetti alle diverse scale: dall’oggetto all’edificio, fino alle sistemazioni urbane.

Dino LORUSSO
Architetto e designer, Triggiano
H:OLII
Un design che non si prende troppo sul serio, ma prende benissimo. Su ogni lato, una croce. Il simbolo si fa superficie, si fa attrito. Il sacro incontra il quotidiano, con un tocco di ironia. L’oggetto si offre come reliquia domestica, come ironica liturgia del gesto. Non si impone, ma si lascia interrogare: è bottiglia, è scultura, è parodia.

Giovanna TALOCCI
Designer, Roma
INNO ALL’ULTIMA GOCCIA
“Non c’è alimento più salutare e prezioso dell’olio extra vergine di oliva, non a caso è chiamato oro liquido, e per questo motivo non va sprecata neppure una goccia. Da questa riflessione prende spunto il progetto. La linea della bottiglia ricorda le antiche anfore olearie, in omaggio alla mia città e ai miei concittadini che già da oltre duemila anni conoscevano la preziosità dell’olio d’oliva. La particolarità del progetto è nella base, una sorta di piattino che dà stabilità alla bottiglia e nello stesso tempo raccoglie l’eventuale goccia di olio che colando nel piattino può essere raccolta con un pezzetto di pane e venire gustata, fino all’ultima goccia”.
Ugo LA PIETRA
Architetto e designer, Milano
VERDE OLIVA
Bottiglia smaltata, bianca, con decori verde oliva. Il suo carattere sta nel collegamento del cono di raccolta dell’olio con il manico.


Ico MIGLIORE
Architetto e designer, Milano
FORMA
La bottiglia nasce da due fogli che si piegano e si ammorbidiscono, chiudendosi intorno a una forma: una pelle che si modella per accogliere. La superficie ne conserva la traccia, come un’impronta lasciata dal passaggio dell’oliosegno di una relazione intima tra contenuto e contenitore. Il foro centrale invita al contatto, ad abitare l’oggetto con la mano, evocando il gesto quotidiano del versare. Lo svuotamento verso il basso accentua il legame diretto, quasi corporeo, con la materia, offrendo alla mano un punto d’appoggio. Una bottiglia pensata per lo spazio domestico: tattile, dinamica, da portare con sé, da abitare.

Massimo IOSA GHINI
Architetto e designer, Bologna
OLEA FLUENS
Una bottiglia d’autore che celebra l’olio come oro liquido: linee fluide, base solida ed ergonomica raffinata che trasformano il gesto del versare in pura eleganza.
Mauro OLIVIERI
Architetto e food designer, Arma di Taggia
AMAIO
Un progetto di estrazione: il togliere volumi dal volume primario per creare spazi utili. Una geometria dentro una geometria, ombre e luci che sono conseguenza di una articolata semplificazione formale, spazi negativi che dialogano con il corpo pieno. Un modo per scolpire una forma assoluta priva di tempo lasciandone l’eco inalterato.


Silvia SANDINI
Architetto, Thiene
OJO
“Uno degli aspetti della bottiglia dell’olio, è che quando inizi a usarla, il fondo lascia l’impronta sulla tovaglia. Ho pensato a una base in ceramica, o in legno di olivo che si incastra leggermente sul fondo della bottiglia, così l’unto rimane nella vaschetta. Il collo della bottiglia è circondato da un rotolino di terracotta che può essere usato per prendere la bottiglia. La base può essere anche usata per la degustazione dell’olio. L’etichetta di carta perimetra la base lasciando la bottiglia con una finitura a colaggio di smalto e maiolica grezza”.
Susanna PONZETTA
Architetto, Morciano di Leuca
METAMORFOSI
Dal Salento, una terra flagellata dalla Xylella che ha sterminato migliaia di alberi di ulivo secolari, emerge la volontà di rinascere, ma perché ciò avvenga si deve lasciar andare una parte di noi stessi alla quale non possiamo più aggrapparci per scoprire nuove potenzialità che ci rappresentino. È un processo difficile ma non impossibile: ogni gocciolina di olio che fuoriesce dai rami del nuovo albero, cresciuto dalle rovine del vecchio, ne sono la prova.
