uotidiano22 D A E N E R G I E D I V E R S E, U N’E N E R G I A U N I C A.
D A E N E R G I E D I V E R S E, U N’E N E R G I A U N I C A.
ANNO 46 N° 1 Il messaggio di papa Leone XIV: la pace è una via umile, fatta di gesti quotidiani, pazienza, coraggio, ascolto, azione
Nel deserto un giardino di speranza di Pietro Parolin Cardinale Segretario di Stato
IL SALUTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
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l tema del 46° Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si svolgerà a Rimini nei prossimi giorni, è un invito alla speranza: “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Il Santo Padre Leone XIV desidera far giungere il suo saluto agli organizzatori, ai volontari e a tutti i partecipanti, con l’augurio di riconoscere nella gioia che la pietra scartata dai costruttori è stata posta come «pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso» (cfr 1 Pt 2,6). La speranza, infatti, non delude (cfr Rm 5,5). I deserti sono in genere luoghi scartati e ritenuti inadatti alla vita. Eppure, là dove sembra che nulla possa nascere, la Sacra Scrittura continuamente ritorna a narrare i passaggi di Dio. Nel deserto, anzitutto, nasce il suo popolo. È infatti soltanto in cammino fra le sue asperità che matura la scelta della libertà. Il Dio biblico – che osserva, ascolta, conosce le sofferenze dei suoi figli e scende a liberarli (cfr Es 3,7-8) – trasforma il deserto in un luogo di amore e di decisioni, lo fa fiorire come un giardino di speranza. I profeti lo ricordano come scenario di un fidanzamento, al quale ritornare ogni volta che il cuore si intiepidisce, per ricominciare dalla fedeltà di Dio (cfr Os 2,16). Monache e monaci, da millenni, abitano il deserto a nome di tutti noi, in rappresentanza dell’intera umanità, presso il Signore del silenzio e della vita. Il Santo Padre ha apprezzato che una delle mostre caratterizzanti il Meeting di quest’anno sia dedicata alla testimonianza dei martiri di Algeria. In essi risplende la vocazione della Chiesa ad abitare il deserto in profonda comunione con l’intera umanità, superando i muri di diffidenza che contrappongono le religioni e le culture, nell’imitazione integrale del movimento di incarnazione e di donazione del Figlio di Dio. È questa via di presenza e di semplicità, di conoscenza e di “dialogo della vita” la vera strada della missione. Non un’auto-esibizione, nella contrapposi[Continua a pagina 2]
Costruttori di comunità di Sergio Mattarella
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Incontro di apertura
Ritorno al Meeting
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Madri per la pace
L’Europa secondo Draghi
l Meeting continua la sua storia proponendo nuove occasioni di incontro, di riflessione, di amicizia, di cultura. Un evento che ha messo radici nella società italiana e che ancora ambisce ad ampliare gli spazi di dialogo, a scavare oltre la superficie del nostro tempo per comprendere come la persona e le comunità possano, nelle trasformazioni, restare protagoniste. Desidero anzitutto esprimere il saluto più caloroso agli organizzatori, ai volontari, ai giovani impegnati per la riuscita del Meeting e a coloro che ne saranno ospiti. Per questa 46a edizione è stato scelto il titolo: “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Una citazione che è anche una sfida, come tradizione per le giornate di Rimini. Abbiamo bisogno di costruttori di comunità. Costruttori di convivenza, di pace, di partecipazione, di soli[Continua a pagina 5]
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NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI NUOVI
MEETING2025
IL MESSAGGIO DEL PAPA [Segue da pagina 1]
zione delle identità, ma il dono di sé fino al martirio di chi adora giorno e notte, nella gioia e fra le tribolazioni, Gesù solo come Signore. Non mancheranno, come è consuetudine, dialoghi tra cattolici di diverse sensibilità e con credenti di altre confessioni e non credenti. Sono importanti esercizi di ascolto, che preparano i “mattoni nuovi” con cui costruire quel futuro che già Dio ha in serbo per tutti, ma si dischiude solo accogliendoci l’un altro. Non possiamo più permetterci di resistere al Regno di Dio, che è un Regno di pace. E là dove i responsabili delle Istituzioni statali e internazionali sembrano non riuscire a far prevalere il diritto, la mediazione e il dialogo, le comunità religiose e la società civile devono osare la profezia. Significa lasciarsi sospingere nel deserto e vedere fin d’ora ciò che può nascere dalle macerie e da tanto, troppo dolore innocente. Papa Leone XIV ha raccomandato ai Vescovi italiani di «promuovere percorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro». E ancora ci chiede: «Ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa» (Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025). Il Santo Padre, dunque, incoraggia a dare nome e forma al nuovo, perché fede, speranza e carità si traducano in una grande conversione culturale. L’amato Papa Francesco ci ha insegnato che «l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica» (Evangelii gaudium, 198). Dio, infatti, ha scelto gli umili, i piccoli, i senza potere e, dal grembo della Vergine Maria, si è fatto uno di loro, per scrivere nella nostra storia la sua storia. Autentico realismo è, allora, quello che include chi «ha un altro punto di vista, vede aspetti della realtà che non si riconoscono dai centri di potere dove si prendono le decisioni più determinanti» (Fratelli tutti, 215). Senza le vittime della storia, senza gli affamati e gli assetati di giustizia, senza gli operatori di pace, senza le vedove e gli orfani, senza i giovani e gli anziani, senza i migranti e i rifugiati, senza il grido di tutta la creazione non avremo mattoni nuovi. Continueremo a inseguire il sogno delirante di Babele, illudendoci che toccare il cielo e farsi un nome sia il solo modo umano di abitare
VENERDÌ 22 AGOSTO
Pope Leo XIV: Peace is a Humble Path, Made of Daily Gestures, Patience, Courage, Listening, and Action
In the desert a garden of hope he theme of the 46th Meeting for Friendship among Peoples, which will take place in Rimini in the coming days, is an invitation to hope: “a stone, a cornerstone chosen and precious, and he who believes in him will not be put to shame” (cf. 1 Pt 2:6). Indeed, hope does not disappoint (cf. Rm 5:5). Deserts are generally places that are rejected and considered unsuitable for life. And yet there, where is seems that nothing can be born, the Sacred Scripture continually returns to narrate God’s passages. First of all, his people are born in the desert. Indeed, it is only on their journey through its harshness that the choice of freedom matures. The Biblical God – who observes, listens, knows the sufferings of his children and comes down to free them (cf. Ex 3:7-8) – transforms the desert into a place of love and decisions, makes it flourish like a garden of hope. The prophets recall it as the scene for a betrothal, to return to every time the heart grows lukewarm, to restart from God’s faithfulness (cf. Hos 2:16). Monks and nuns, for millennia, have dwelled in the desert on behalf of all of us, representing all of humanity, with the Lord of silence and of life. The Holy Father has appreciated that one of the exhibitions characterizing this year’s Meeting is dedicated to the witness of the martyrs of Algeria. In them, the Church’s vocation to dwell in the desert in deep communion with all humanity, overcoming the walls of indifference that set religions and cultures against one another, in full imitation of the movement of the incarnation and giving of the Son of God. This way of presence and simplicity, of knowledge and of “dialogue of life”, is the true path of mission. Not self-exhibition, in the contraposition of identities, but self-giving to the point of martyrdom of those who, day and night, in joy and amid tribulations, worship Jesus alone as Lord. There will be no shortage, as is customary, of dialogues between Catholics of various sensibilities and with believers of other denominations and non-believers. These are important listening exercises, which prepare the “new stones” with which to build
the future that God already has in store for everyone, but which only unfolds when we welcome one another. We can no longer afford to resist the Kingdom of God, which is a Kingdom of peace. And where those responsible for state and international institutions seem unable to enforce the rule of law, mediation and dialogue, religious communities and civil society must dare to be prophetic. This means allowing ourselves to be driven into the desert and seeing now what can be born from the rubble and from so much, too much innocent suffering. Pope Leo XIV recommended to the Italian bishops that they “promote pathways of education in non-violence, mediation initiatives in local conflicts, and welcoming projects that transform fear of the other into an opportunity for encounter”. He goes on to ask that “every community become a ‘house of peace’, where one learns how to defuse hostility through dialogue, where justice is practiced and forgiveness is cherished. Peace is not a spiritual utopia: it is a humble path, made up of daily gestures that interweave patience and courage, listening and action, and which demands today, more than ever, our vigilant and generative presence” (Address to the Bishops of the Italian Episcopal Conference, 17 June 2025). The Holy Father, therefore, encourages us to give a name and shape to the new, so that faith, hope and charity may be translated into a great cultural conversion. Beloved Pope Francis taught us that “the option for the poor is primarily a theological category rather than a cultural, sociological, political or philosophical one” (Evangelii gaudium, 198). Indeed, God chose the humble, the small, the powerless, and from the womb of the Virgin Mary, made himself one of them, in order to inscribe his story in our history. Authentic realism, then, is that which includes those who have “another way of looking at things: they see aspects of reality that are invisible to the centres of power where weighty decisions are made” (Fratelli tutti, 215). Without the victims of history, without those who hunger and thirst for justice, without migrants and refugees, without the cry of all creation, we will not have new stones. We will continue to follow the delirious dream of Babel, deluding
ourselves that touching the sky and making a name for ourselves is the only human way of inhabiting the earth (cf. Gen 11:1-9). However, from the outset, denying the voices of others and giving up on understanding one another are failed and dehumanizing experiences. They must be opposed by the patience of encountering an ever-other Mystery, of which the difference of each person is a sign. Unarmed and disarming, the presence of Christians in contemporary societies must translate, with skill and imagination, the Gospel of the Kingdom into forms of development that provide alternatives to paths of growth without equity and sustainability. In order to serve the living God, we must abandon the idolatry of profit, which has severely compromised justice, freedom of encounter and exchange, the participation of all in the common good, and ultimately peace. A faith that is estranged from the desertification of the world or that indirectly contributes to tolerating it would no longer be following Jesus Christ. The ongoing digital revolution risks accentuating discrimination and conflict: it must therefore be inhabited with the creativity of those who, obeying the Holy Spirit, are no longer slaves but children. Then the desert becomes a garden and the “city of God”, foretold by the saints, transfigures our desolate places. Pope Leo invokes the intercession of the Blessed Virgin Mary, the Morning Star, to support the commitment of each person in communion with the Pastors and the ecclesial communities to which they belong: “in cooperation with all the other members of the Body of Christ, all of us will then work together harmoniously as one. The challenges facing humanity will be less frightening, the future will be less dark and discernment will be less complicated… if together we obey the Holy Spirit!” (Homily at the Vigil of Pentecost with Movements, Associations and New Communities, 7 June 2025). As I wholeheartedly add my personal good wishes to those of the Holy Father, I avail myself of the circumstance to confirm my distinguished respect to Your Reverend Excellency.
la terra (cfr Gen 11,1-9). Dal principio, invece, negare le voci altrui e rinunciare a comprendersi sono esperienze fallimentari e disumanizzanti. Ad esse va opposta la pazienza dell’incontro con un Mistero sempre altro, di cui è segno la differenza di ciascuno. Disarmata e disarmante, la presenza di cristiani nelle società contemporanee deve tradurre con competenza e immaginazione il Vangelo del Regno in forme di sviluppo alternative alle vie di crescita senza equità e sostenibilità. Per servire il Dio vivente va abbandonata l’idolatria del profitto che ha pesantemente compromesso la giustizia, la libertà di incontro e di scambio, la partecipazione di tutti al
bene comune e infine la pace. Una fede che si estranei dalla desertificazione del mondo o che, indirettamente, contribuisca a tollerarla, non sarebbe più sequela di Gesù Cristo. La rivoluzione digitale in corso rischia di accentuare discriminazioni e conflitti: va dunque abitata con la creatività di chi, obbedendo allo Spirito Santo, non è più schiavo, ma figlio. Allora il deserto diventa un giardino e la “città di Dio”, preannunciata dai santi, trasfigura i nostri luoghi desolati. Papa Leone invoca l’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella del mattino, affinché sostenga l’impegno di ciascuno in comunione con i Pastori e le comunità ecclesiali in cui è inseri-
to: «In sinergia con tutte le altre membra del Corpo di Cristo agiremo, allora, in armoniosa sintonia. Le sfide che l’umanità ha di fronte saranno meno spaventose, il futuro sarà meno buio, il discernimento meno difficile. Se insieme obbediremo allo Spirito Santo!» (Omelia nella Veglia di Pentecoste con i Movimenti, le Associazioni e le Nuove Comunità, 7 giugno 2025). Mentre di cuore unisco a quelli del Santo Padre anche i miei personali auguri, mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio
by Pietro Parolin Cardinal Secretary of State
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Cardinale Pietro Parolin Segretario di Stato
NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI NUOVI VENERDÌ 22 AGOSTO
MEETING2025
L’amore che accade
PRIMO PIANO “Madri per la pace” è l’incontro che inaugura il Meeting: testimonianze di riconciliazione nate dal dolore
Nel dramma della Terrasanta lacerata dalla guerra, volti che costruiscono la possibilità di una nuova convivenza di Gianni Mereghetti
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l Meeting 2025, “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”, inizia la sua avventura con un incontro quanto mai significativo in programma oggi allo scoccare del mezzogiorno in Auditorium. “Madri per la pace” è il tema di questo incontro che vede come protagoniste tre donne: Layla al-Sheik, madre musulmana di Betlemme, che ha perso un figlio piccolo, Qusay, nella seconda Intifada; Elana Kaminka, israeliana, madre di Yannai, soldato ucciso il 7 ottobre 2023; Azezet Habtezghi Kidane, suor Aziza, religiosa comboniana eritrea, attiva per anni prima in Sudan e in Eritrea oggi in Israele e nei Territori Palestinesi, dove con l’associazione Kuchinate commercializza oggetti artigianali realizzati dalle donne rifugiate in Israele. L’incontro sarà coordinato dalla giornalista Alessandra Buzzetti. Queste donne sono un segno evidente che in un territorio lacerato dall’odio e dalla guerra può accadere che si faccia spazio una nuova logica, quella dell’amore capace di generare uno sguardo nuovo all’altro così da diventare fattore di pace. Suor Aziza ha accolto le donne africane rifugiate in Israele, spesso violentate e seviziate dai loro aguzzini, e con la sua associazione ha offerto loro una speranza di vita: ha insegnato loro a lavorare a macchina e all’uncinetto, a creare oggetti artigianali, soprattutto le ha aiutate a ritrovare uno sguardo nuovo e positivo, a vedersi di nuovo come donne ricche di una grande umanità. Elana Kaminka ha perso il figlio Yannai, colpito da una granata di Hamas: è grazie al cui sacrificio e a quello di tre ufficiali che si sono salvati novanta reclute e venti civili insieme ai residenti di due kibbutz adiacenti alla base di Zikim presso Gaza. Elana ha attraversato questo dramma trovando la forza di unirsi ai Parents Circle, associazione di famiglie ebree e palestinesi che vivono insieme il dolore per trovare la strada per imparare a costruire un futuro di convivenza pacifica. Layla al-Sheik ha perso il piccolo Qusay di otto mesi perché ha avuto un’infezione respiratoria per i gas lacrimogeni lanciati dall’esercito israeliano, ma non ha raggiunto l’ospedale in tempo per avere l’intervento medico necessario perché i militari hanno trattenuto volontariamente geni-
tori e Qusay ai diversi chekpoint. Anche lei dopo un periodo di disperazione ha incontrato i Parents Circle e ha scoperto che l’altro non è un nemico, ma è un essere umano. Così ha compreso l’assurdità di questo conflitto e ha iniziato un cammino assieme a israeliani e palestinesi che ha come scopo quello di creare la pace. Questo primo incontro del Meeting di Rimini, facendo incontrare le storie commoventi di queste donne, indica con grande incisività la sfida di questa settimana: nella storia di queste donne si vede cosa significhi costruire con mattoni nuovi. Il luogo deserto è la Ter-
rasanta lacerata da una guerra terribile, ferita nel profondo, dove odio genera altro odio, qui è evidente quanto domini la disumanità e il non senso, ma non sono queste le ultime parole di questo luogo di violenza e di morte. Tre donne con le loro storie testimoniano come si possa ripartire e intraprendere un viaggio di senso e di pace, come un nuovo sguardo si possa affermare. Così in un luogo dove parlare di pace sembra impossibile suor Aziza, Layla ed Elana hanno preso la strada per costruire una convivenza pacifica, lo hanno fatto loro, lo testimoniano loro, a segno che è possibile per tutti.
Uncinetti a Tel Aviv Suor Azezet Kidane, conosciuta come suor Aziza, è una missionaria comboniana, ostetrica e infermiera, nata a Massaua in Eritrea, oggi vive in Israele ed opera accanto ai più deboli ed esclusi dalla società: i rifugiati e i beduini. Suor Aziza fin da piccola voleva dare una mano ai lebbrosi, poi è dovuta scappare a causa della guerra e quell’idea l’aveva abbandonata. Un giorno una suora comboniana le fece vedere un film sui lebbrosi, lei fu colpita dal fatto che le suore si occupassero dei lebbrosi e volle diventare suora. È scappata di casa per diventarlo. Come primo impegno suor Aziza è stata in Sudan tra i malati di lebbra e tubercolosi; quindi, è stata in un ospedale in Giordania e ora da sette anni è in Israele. Suor Aziza ha aiutato le donne africane che finivano nelle mani dei trafficanti di esseri umani nel deserto del Sinai e arrivavano in Israele in condizioni drammatiche: queste donne, molte delle quali violentate e incinte, hanno trovato in Aziza e nelle suore comboniane un’accoglienza umana e così hanno ritrovato la voglia di vivere. Suor Aziza è sempre stata in prima linea nella denuncia della tratta di esseri umani, di cui lei vedeva e condivideva il dramma. Per aiutare queste donne le suore comboniane a Tel Aviv hanno impiantato un laboratorio di uncinetto, e questa è l’attività che a queste donne restituisce la dignità perduta: grazie all’amicizia con una psicologa israeliana è nata così Kuchinate, una cooperativa per promuovere l’emancipazione delle donne vittime di tratta. Per l’aiuto dato alle donne nel 2012 l’allora segretario di Stato americano Hillary Clinton l’ha insignita del titolo di «Eroe della lotta al traffico di esseri umani». Suor Aziza ha lavorato per tanti anni anche nei villaggi dei beduini, dando vita ad asili autogestiti e promuovendo l’educazione anche delle donne beduine. (g.m.)
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NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI NUOVI VENERDÌ 22 AGOSTO
PRIMO PIANO Dialogo tra il politologo Patrick Deneen e il giurista Joseph Weiler sulla crisi della “superideologia”
Un patto oltre il liberalismo
Verso una nuova forma di democrazia fondata su comunità solide, virtù civiche, responsabilità condivisa di Mattia Ferraresi
L
a democrazia liberale è in crisi, e la ragione dell’affanno non è l’assalto dall’esterno delle forze populiste e sovraniste. Sono le contraddizioni interne al sistema che ne hanno determinato il collasso. Questo è il punto di partenza di Patrick Deneen, politologo della Notre Dame University, che oggi alle 15 in Sala Neri discuterà con il giurista della New York University Joseph Weiler delle prospettive della democrazia in questa fase di trasformazioni radicali. Deneen è noto per il suo libro Why Liberalism Failed (2018), che ha avuto un’eco sorprendente, fino ad attirare l’attenzione di Barack Obama, che lo ha inserito fra le letture indispensabili per capire l’oggi. Il liberalismo, la superiodologia che ha plasmato la modernità, ha promesso di garantire libertà e benessere e ha finito per produrre isolamento, frammentazione sociale, impoverimento, solitudine e disperazione nella possibilità di trovare un significato. L’idea di libertà come
pura autodeterminazione ed emancipazione da ogni vincolo ha partorito un individualismo che dissolve i legami comunitari, minando le basi stesse della vita democratica. La “antropologia della dissoluzione” di cui parlava don Giussani ne “La coscienza religiosa nell’uomo
moderno” è diventata un’evidenza ineluttabile del presente. In “Regime Change”, la sua opera più recente, Deneen va oltre la critica e propone un nuovo patto politico. Non un ritorno nostalgico al passato, ma un cambio di paradigma: una democrazia fondata
su comunità solide, virtù civiche, responsabilità condivisa. Al centro, una “rivoluzione conservatrice per il popolo”, in cui élite e cittadini non siano avversari, ma corresponsabili nel ricostruire istituzioni orientate al bene comune. La prospettiva non è la rottamazione delle forme democratiche correnti, ma una conversione dell’ethos che le sostiene. Non sono le strutture della democrazia liberale a dover essere riviste, ma l’idea implicita di uomo che è impressa in quella visione. Il dibattito con Weiler promette di arricchire questo quadro con una prospettiva europea e giuridica. Weiler, grande difensore della dimensione religiosa nello spazio pubblico, ha dedicato ampie riflessioni al ruolo del diritto in una società plurale in cui convivono diverse concezioni del bene. L’incontro tra Deneen e Weiler si annuncia come un’occasione rara: non solo la critica di un modello politico in affanno, ma la ricerca di strade nuove per sottrarre la libertà alla riduzione del liberalismo.
CAN IERE DAL 22 AL 27 AGOSTO, ALLA FIERA DI RIMINI,
VIENI A SCOPRIRE COME STIAMO COSTRUENDO L’ITALIA DI DOMANI
NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI NUOVI
MEETING2025
VENERDÌ 22 AGOSTO
PRIMO PIANO Oggi Draghi per la quarta volta al Meeting dopo la pubblicazione del Rapporto sul futuro della competitività
Europa: orizzonte di speranza
L’Unione è al bivio. Puntare su innovazione e formazione, tecnologie avanzate, sicurezza ed energia di Paolo Costa
MATTARELLA
L
a quarta volta di Mario Draghi al Meeting potrebbe essere la più imprevedibile, quella meno spoilerabile. Nel 2009, da presidente della Banca d’Italia, si soffermò sull’importanza del capitale umano. Si trattava di un incontro sulla crisi economico-finanziaria e accanto a lui sedeva Pierluigi Bersani. E’ invece parte della storia recente del nostro Paese l’intervento di apertura al Meeting 2020. «Privare un giovane del futuro - disse Draghi, da poco divenuto ex presidente Bce - è una delle forme più gravi di diseguaglianza. Occorre perciò una ricostruzione post Covid poggiata su un debito sostenibile. Se utilizzato a fini produttivi e di crescita, il debito è buono». L’ultima partecipazione risale al 24 agosto 2022: Draghi era il premier che stava per passare il testimone a un nuovo governo. Accolto da una valanga di applausi, dispensò fiducia: «L’Italia ce la farà. Noi siamo europeisti e atlantisti, non dobbiamo isolarci». Sono tre interventi avvenuti in concomitanza con snodi storici cruciali, cambiamenti epocali segnati da eventi anche tragici come l’epidemia e le guerre. Nell’incontro odierno, che cade in una nuova fase segnata da preoccupanti dinamiche globali, il professor Mario Draghi (senza più incarichi istituzionali) interverrà sul futuro dell’Europa, minacciato dai nuovi padroni del mondo e dai problemi che essa stessa si crea. Da quando ha presentato il suo Rapporto sul futuro della competitività europea, nel settembre scorso, Draghi ha ripetuto in diverse occasioni il suo messaggio, connotato da pragmatismo e da speranza. Una speranza accorata, preoccupata, non riducibile a facile ottimismo. Con-
Costruttori di comunità [Segue da pagina 1]
stata e scrive, il professore: “L’Ue sta entrando nel periodo della sua storia in cui la crescita non sarà sostenuta dall’aumento della popolazione e però occorre fare affidamento sulla produttività, ancora più affidamento sulla produttività”. Come è possibile? Cambiando radicalmente su tanti fronti. Bisogna puntare su innovazione e formazione, tecnologie avanzate, competitività, sicurezza e riduzione della dipendenza energetica. A dover essere profondamente rinno-
Da premier a professore Il primo premier a intervenire al Meeting fu Giovanni Spadolini, presente nel corso della seconda edizione (1981). Poi toccò a Giulio Andreotti, che in due anni consecutivi affrontò da presidente del Consiglio dei ministri due argomenti dalla mai cessata attualità: politica e libertà (1989) e il paradosso della democrazia, difesa dell’imperfezione (1990). Dalla prima edizione del 1980 al 2009, quando vennero festeggiati i suoi 90 anni, Andreotti ha partecipato
a numerose edizioni del Meeting. Successivamente tre premier sono stati protagonisti dell’intervento di apertura: Mario Monti (2012), Enrico Letta (2013) e Mario Draghi (2020) atteso oggi con l’autorevolezza sintetizzata nella qualifica di professore. Hanno infine preceduto Giorgia Meloni, che quest’anno torna a Rimini dopo la presenza del 2022, i premier Matteo Renzi (2015) e Paolo Gentiloni (2017).
vate sono anche le istituzioni. Oggi le decisioni dell’Unione, le sue leggi, diventano operative in media dopo un iter di 19 mesi. Troppe barriere interne, troppa burocrazia inutile. “Abbiamo - chiosa il Rapporto - un grande potere di spesa collettivo ma lo diluiamo attraverso diversi strumenti nazionali e dell’Ue”. Fin qui - in una sintesi che definire estrema è riduttivo - il contenuto della proposta di Draghi, che in premessa non trascura di ribadire la ragione sociale dell’Europa fondata su pace e inclusione sociale. Ma si farebbe torto al professore se non si riferisse anche il tono delle sue esposizioni. Agli astanti parlamentari, europei e italiani, il suo eloquio è parso rapido, impaziente, evocativo di scenari drammatici, desideroso di corrispondenza. L’audizione in Senato si è conclusa così: «Sentite, io vedo che voi guardate l’orologio, quindi vi ringrazio moltissimo per l’attenzione. Grazie». In tutte le circostanze Draghi ha infatti voluto insistere su un aut aut: o l’Europa agirà come un blocco coeso, con una visione strategica e investimenti comuni, o sarà condannata a un declino irreversibile.
darietà. Costruttori di una società capace di governare i mutamenti restando umana nelle fondamenta e nella civiltà. Non possiamo dare per scontate le conquiste che le precedenti generazioni ci hanno trasmesso. Libertà, democrazia, pace, modello sociale, vanno continuamente rigenerati nella fedeltà ai loro presupposti valoriali. Rigenerati e condivisi. Le straordinarie facoltà e opportunità che scienza e tecnologie ci consegnano non bastano a garantire un sicuro e autentico progresso. Il tempo che viviamo è segnato anche dagli orrori di guerre che pensavamo di aver cancellato dalla storia, da volontà di potenza che tornano a mostrarsi minacciosamente, da egoismi personali e di gruppo, da spinte omologanti, da discriminazioni, povertà, solitudini. Non dobbiamo farci vincere dalle complessità e dalle paure. Le comunità deperiscono dove prevale il disimpegno o l’indifferenza. Costruire è rimettersi in cammino nella storia. Anche se questo richiede di attraversare territori difficili. Il calo demografico ha ridotto la presenza dei giovani nella società. Ma nessuna società che voglia avere futuro può rinunciare all’apporto dei giovani e ai loro “mattoni nuovi”. Le stagioni che cambiano richiedono forze, idee, energie nuove. Non è vero che così rischiano di disperdersi i valori: così i valori più profondi possono trasmettersi e dare nuovi frutti. Costruire vuoi dire avere speranza. La speranza è il nutrimento più prezioso di una società. Si diffonde soltanto nell’amicizia e nella solidarietà. Questo è anche l’augurio più intenso che rivolgo al Meeting che sta per cominciare. Sergio Mattarella Presidente della Repubblica
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NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI NUOVI VENERDÌ 22 AGOSTO
IN MOSTRA Oggi la presentazione del percorso espositivo proposto in collaborazione con la Compagnia delle Opere
Vivere il lavoro, la grande domanda «I giovani devono poter trovare maestri». Uno spazio di incontro che resterà aperto tutto l’anno di Agnese Santori
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ivere per lavorare o lavorare per vivere» cantava Lo Stato Sociale sul palco di Sanremo nel 2018. Sette anni dopo, con una pandemia mondiale da poco superata e conflitti armati dilaganti, questa domanda è sempre più centrale in una società di uomini e donne alle prese con il lavoro. Dall’urgenza di affrontare le proprie domande su come vivere la dimensione del lavoro nasce la mostra «Ogni uomo al suo lavoro» allestita e proposta in collaborazione con la Compagnia delle Opere, che desidera posizionarsi come punto di incontro, dove potersi riappropriare del senso del lavoro a partire dal Manifesto del Buon Lavoro diffuso dalla Cdo, creando poi ambiti di confronto e discussione. Ad introdurre la mostra un incontro che si terrà oggi alle ore 15 nella Sala Gruppo FS C2. «Negli anni abbiamo comprato tempo e produttività in cambio di denaro ma dopo la pandemia qualcosa è cambiato: la scontatezza di andare al lavoro e
basta ha lasciato spazio a persone che in quel periodo hanno trovato il modo di interessarsi ad altro facendo quindi riemergere le domande sul perché io» spiega Andrea Della Bianca, presidente della Cdo. La mostra cerca quindi di porre l’accento sulla domanda che ognuno di noi, a qualunque età, affronta all’interno del contesto lavorativo: «Il lavoro è solo un fattore economico per investire il mio tempo dove mi interessa vivere o ha a che fare con la crescita della mia persona?». Si configura quindi come uno spazio privilegiato in cui poter fare i conti con il rapporto tra il singolo e il lavoro: necessario, certo, ma risponde al compito a cui sono chiamato nella mia vita? «Se si prendono sul serio queste domande e se questa cosa ha a che fare con la mia vita poi si riescono anche ad affrontare le condizioni di fatica sul lavoro che assumono si un aspetto di fatica ma non di obiezione» prosegue Della Bianca. «La mostra non vuole essere una ricetta che si applichi a tutti ma un tema che poni all’interno del tuo lavoro. Le do-
mande di senso generano a loro volta domande e noi cerchiamo di dare uno spazio per porle» spiega Francesco Seghezzi, uno dei curatori della mostra. La mostra sarà strutturata in tre sezioni, rispettivamente dal titolo: lavorare per chi/come, lavorare come, lavorare con chi. Un’alternanza di pannelli e video inizialmente incentrati su dati e analisi per conoscere il fenomeno «Una parte di contesto e domande perché se non riconosci la domanda poi non ti riguarda la risposta» sottolinea Seghezzi. Introduzione seguita poi da video testimonianze di persone che hanno da dire sul tema. Si racconteranno da imprenditori a manager, da impiegati a insegnanti proprio perché queste domande di senso non sono sintomo di una crisi generazionale ma riguardano tutti a prescindere dall’età e dal lavoro con cui ci si interfaccia. «L’obiettivo di questa mostra è che
possa essere occasione di incontro, non a caso trenta delle persone che hanno contribuito alla realizzazione hanno dato la loro disponibilità a fare da guida. Alla fine del percorso inoltre abbiamo voluto lasciare un QR code simbolo di un lavoro che auspichiamo prosegua durante l’anno» conclude il curatore. «I giovani devono trovare maestri che possano avere a tema questo nel loro lavoro e i grandi non si devono spaventare delle domande che pongono i giovani. L’idea è quella che le competenze non si trasmettono solo dalla pratica ma anche dal modo in cui ti poni. È giusto che i giovani ai colloqui di lavoro oggi si domandino in cosa gli è chiesto di collaborare» Questo il tema dell’incontro che intende raccontare la genesi della mostra ispirata dalla provocazione di Paolo Prosperi durante un incontro con i giovani sul tema del lavoro.
NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI NUOVI
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VENERDÌ 22 AGOSTO
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IN MOSTRA “Pietre viventi” viaggio nella diffusione della architettura e dell’arte romanica a partire dall’anno mille
Colpiti dalla bellezza
La costruzione delle chiese esperienza di rinnovamento delle persone. Immagini di una comunità cristiana solida di Davide Amata
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esideriamo che il visitatore sia colpito dalla bellezza del Romanico, per questo motivo la mostra si apre con un video immersivo che presenterà tre esempi di monumenti romanici di assoluto valore, che senza alcun commento dovrebbero suscitare stupore». Il professor Tancredi Bella è tra i curatori della mostra “Pietre viventi, L’Europa romanica si veste di bellezza”, insieme con Marco Rossi e Alessandro Rovetta. Un percorso espositivo che «che desidera generare domande e stupore».
Molto è stato scritto sull’arte Romanica, che cosa avete riscoperto nel preparare la mostra? «Ci siamo accorti ancora una volta che l’arte romanica ha rappresentato e rappresenta un grande momento, in cui la costruzione di nuove chiese ha permesso all’uomo medievale di vivere un’esperienza di bellezza sproporzionata. I cristiani, di fronte a questo impatto di bellezza, osservando le facciate delle chiese costruite, si ponevano domande sulla loro vita. La Chiesa parlava con la sua imponenza architettonica. Ad esempio, il tema del portale è sviluppato con quello di Moissac, qui ricostruito con una fotografia di grandi dimensioni». Come è nato il titolo “Pietre viventi”? «L’intuizione è del professor Marco Rossi, il titolo sottolinea l’analogia con la dimensione ecclesiale, la costruzione della chiesa romanica è immagine del rinnovamento della persona. Nei testi patristici medievali di quei secoli, Ber-
nardo da Chiaravalle sottolinea questo concetto: la chiesa romanica immagine di una comunità cristiana solida. In quei secoli la civiltà cristiana riprendeva vita, c’erano idee, disponibilità di materiale, si rafforzò il desiderio della committenza che elaborò un’organizzazione complessa. Il monaco Rodolfo il Glabro scrisse che i popoli cristiani gareggiavano per costruire chiese una più bella dell’altra: ci si spogliava delle vecchie vesti, per vestirsi con un nuovo candido manto di chiese». Cosa suggerirebbe a un visitatore? «Se desidera approfondire il tema del Meeting, il Romanico è certamente il periodo storico in cui si è costruito qualcosa di straordinario che ha ridestato l’Europa. Vedere la mostra aiuta a riconoscere come nella storia dell’uomo occidentale questa bellezza si è manifestata». All’interno del titolo del Meeting “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”, la mostra dedicata al Romanico assume dunque un significato particolare, ben riassunto da una frase di San Bernardo da Chiaravalle sottolineata dal professor Marco Rossi: «Ѐ necessario che si compia spiritualmente in noi ciò che è avvenuto visibilmente nei muri». Professor Rossi, quale immagine di Medioevo emerge nella mostra? «Il Medioevo è un’epoca molto concreta, non va interpretato con simbolismi astratti. Una sezione della mostra è dedicata ai pavimenti musivi: il pavimento è il punto di contatto fisico più diretto del fedele con la chiesa. L’uomo medievale, di indole concreta ne era consapevole,
e utilizza quello spazio per comunicare le proprie conoscenze. Nella Cattedrale di Otranto, ad esempio, il mosaico pavimentale presenta tutto lo sviluppo del tempo e dello spazio, in senso geografico e conoscitivo dell’epoca, vi trova posto anche Alessandro Magno». Che cosa incontrerà il pubblico nel percorso?
«Desideriamo che le persone siano colpite dalla bellezza del Romanico. Ѐ prevista una sezione dedicata alla pittura, con i grandi esempi lombardi di San Pietro al Monte a Civate e Galliano, di Sant’Angelo in Formis, di San Clemente a Roma. Abbiamo scelto inoltre di coinvolgere alcuni studenti dell’Università Cattolica nel lavoro di preparazione e per le visite guidate».
LA SCHEDA
Forme di una civiltà «Il Romanico è uno stile, un’architettura, espressione di una civiltà nata in tantissimi anni, questo aspetto deve contribuire nel darci un respiro più lungo in questo momento, giorno per giorno nasce una civiltà». Così il presidente del Meeting, Bernhard Scholz, commenta la mostra “Pietre Viventi, L’Europa romanica si veste di bellezza”, curata dagli storici dell’arte Alessandro Rovetta, Marco Rossi e Tancredi Bella, con la collaborazione di Martino Astolfi, Guido Cariboni, Micol Forti, Lorenzo Margiotta, Stefano Margutti, Martina Saltamacchia e di studenti dell’Università Cattolica e dell’Università degli Studi di Milano. L’inizio del percorso, nella prima sala, propone un filmato immersivo con immagini suggestive di tre noti monumenti romanici che si completano insieme armonicamente. Il percorso prosegue con il tema delle tecniche co-
struttive delle basiliche romaniche, in un arco geografico che va dalla Terra Santa fino alla Normandia. Si procede con una sala dedicata alla decorazione dei capitelli e dell’arredo architettonico delle chiese, nello spazio centrale viene invece sviluppato il tema del colore originario delle chiese romaniche, insieme alla presenza di cicli decorativi. All’interno della mostra sarà inoltre presente una mappa dettagliata dell’Europa Romanica, con le indicazioni dei principali siti e schede dedicate alle città protagoniste del rinnovamento architettonico tra la fine del decimo e lungo tutto il dodicesimo secolo. Ѐ previsto inoltre un momento in cui il visitatore potrà mettersi in gioco, postando un’immagine di una chiesa romanica a cui è più affezionato. Ogni giorno alle 18 la visita sarà guidata dai curatori. (d.a.)
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NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI NUOVI VENERDÌ 22 AGOSTO
INCONTRI Mercato, sviluppo ed Europa secondo Sergio Marullo di Condojanni, ceo di Angelini Industries
La persona sempre al centro
«Un’impresa ha successo se guarda al bene comune». «Innovazione e merito per crescere con responsabilità»
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ergio Marullo di Condojanni, ceo di Angelini Industries sarà tra i relatori dell’edizione 2025 del Meeting in un incontro tra mercato, profitto e valorizzazione della persona in programma martedì 26 agosto. Che cosa significa per un’impresa come Angelini mettere al centro la persona e non solo il profitto? «Per un Gruppo come Angelini Industries, mettere al centro le persone significa creare condizioni di lavoro grazie alle quali chi si impegna, contribuendo ai risultati di una realtà in crescita, sa che vedrà riconosciuto il merito e gli sarà offerta l’opportunità di continuare a investire sia su sé stesso che sull’azienda. Significa inoltre tenere sempre a mente che, anche di fronte a scelte che possono risultare difficili, ciò che guida è il bene che si può fare alle persone e ai pazienti: mettere l’individuo al centro vuole dire altresì cercare di dare priorità al benessere anche quando in contrasto con ragioni di profitto».
Angelini Industries è oggi un gruppo con forte vocazione internazionale e radici italiane. In che modo questa identità si riflette sul vostro modo di fare impresa? «Devo dire che è difficile generalizzare, ma di fatto gli italiani hanno creatività e, a differenza di quanto si creda, anche una grande capacità di esecuzione, in alcuni settori impareggiabile. Il settore farmaceutico e quello della meccanica sono sicuramente tra questi: quando noi, con Angelini Pharma e Angelini Ventures nel business salute e con Angelini Technologies nella tecnologia industriale, portiamo all’estero queste capacità, coniugando creatività ed esecuzione». Da amministratore delegato, sente la responsabilità di contribuire anche al cambiamento culturale del sistema economico europeo? «Sì, penso sia una responsabilità ineludibile e gli avvenimenti di questo periodo lo testimoniano. C’è necessità di un cambio di passo culturale nel modo
in cui l’Europa percepisce sé stessa e, soprattutto, nel modo in cui percepisce la propria industria, che in questi ultimi anni ha sofferto forse di più a causa di una regolamentazione non sempre volta a garantirne lo sviluppo. Penso serva una cultura diversa, volta a proteggere
non solo le esigenze più che legittime dei consumatori ma forse un po’ di più anche quelle delle imprese. Bisogna tener conto che senza incentivi all’innovazione, per le imprese non c’è sviluppo, e vengono meno anche le opportunità, ad esempio di nuovi farmaci, per i cittadini». Il titolo del Meeting di quest’anno è “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Qual è, oggi, secondo lei, il “mattone nuovo” di cui c’è più bisogno in Europa? «Senza dubbio una cultura che premia molto di più l’innovazione e il merito, ovviamente anche quando proviene dal mondo dell’industria. Non è una valutazione di parte ma una constatazione di fatto: soltanto attraverso la crescita dell’industria e la proposta di prodotti e servizi più innovativi è possibile generare maggiori benefici per i cittadini, con conseguenti ricadute positive e di lungo periodo per tutta la comunità».
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INCONTRI La vita come vocazione: Maria Francesca Righi, badessa del monastero Valserena, oggi al Meeting
Nel silenzio una Voce sottile
«Il deserto nella spiritualità monastica è condizione privilegiata dell’incontro con se stessi, con Dio e con i fratelli» di Lucio Bergamaschi
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alla Milano degli anni turbolenti della contestazione a monaca cistercense in un piccolo ma splendido angolo di Toscana. La storia della vocazione di Maria Francesca Righi, badessa di Valserena, sarà al centro dell’incontro “La vita come vocazione” oggi al Meeting.
Madre Francesca, il titolo del Meeting di quest’anno parla di luoghi “deserti” in cui costruire una nuova umanità. Dal tuo punto di vista particolare, il chiostro di un monastero cistercense, quali sono i deserti da riedificare oggi? «Il deserto nella spiritualità monastica è la condizione privilegiata dell’incontro con se stessi, con Dio e con i fratelli, nella preghiera, in una operosità piena di pace, anticipo di quello che sarà la Gerusalemme del cielo; è lo spazio di comunione dove l’altro è fratello, lo spazio del lavoro dove edificare. Come dice la fine di quell’inno di Eliot: “ciascuno al suo posto e ognuno al suo lavoro”. E questo piccolo spazio di vita rinnovata dovrebbe servire a trasformare anche l’altro deserto: quelli in cui gli uomini si combattono, si uccidono, negano la propria grandezza e dignità, non rispettano la vita, perdono la memoria della loro origine e del loro destino, sono sempre iper-connessi
e disperatamente soli, il deserto della solitudine, della depressione, della paura. Per riedificare oggi ci vogliono luoghi dove il deserto diventi lo spazio in cui il cuore può aprirsi ad ascoltare la Voce sottile che parla nel silenzio e riconoscere nell’altro non un nemico, ma un ospite». Come è nata la sua vocazione religiosa e come l’ha aiutata a crescere come persona e come cristiana? «La mia vocazione religiosa è nata dall’incontro con Cristo verso i 18 anni, quando espulsa con tutta la mia classe dal liceo Parini di Milano dove partecipavo con passione alle manifestazioni e scioperi del movimento studentesco, mi ritrovai in una scuola di periferia dove c’era una comunità cristiana viva e visibile, e un sacerdote che osò dirmi un giorno mentre arrivavo a scuola: “È ora che tu ti converta” mi sentii molto offesa ma aprii la porta dell’anima a questo Dio che non conoscevo e così arrivai all’Università Cattolica di Milano dove ho seguito i corsi di don Giussani e mi sono laureata in Filosofia. Avevo tutto: una splendida famiglia, lo studio, il pianoforte, viaggi, ogni tipo di sport, una persona con cui pensavo di vivere ma l’incontro con questo Uno che non conoscevo mi ha fatto capire che Egli era all’origine di tutto ciò che
avevo, e non potevo se non rendergli tutto in gratitudine. Quando, invitata da un’amica, arrivai a Valserena ed entrai nella chiesa del monastero mi sentii arrivata a casa. Trovai una vita dove c’era tutto ciò che serve: una liturgia che non conoscevo altrove, il rapporto con Dio, la preghiera, una comunità fraterna, l’incontro con la tradizione viva della chiesa, il rapporto con la natura, l’attenzione alla chiesa presente, e al mondo. Ho servito la comunità come cuoca, come ortolana e come pastora delle pecore e poi dal 1995 per 25 anni come maestra delle giovani professe, e adesso badessa dal 2019. Come dicono le nostre Costituzioni “essere intimamente unite a Cristo e non anteporre nulla a Lui”: questo è lo scopo della nostra vita che è anche lo scopo di ogni vita cristiana». La vostra comunità monastica è stata costituita nel 1968 e ha già fatto nascere altri due monasteri in luoghi che potremmo definire di frontiera, la Siria e l’Angola: “mattoni nuovi” con cui state contribuendo all’edificazione della chiesa e di una civiltà più umana? «Le nostre fondazioni sono nate su richiesta dell’abate generale, un atto di fiducia nel Signore perché non sapevamo bene a cosa si andava incontro. L’Angola era un paese di guerra,
una guerra durata 25 anni e che oggi sembra sul punto di riesplodere. Dopo traversie incredibili è nato il monastero che oggi si chiama è. Negli anni lunghi di guerra le sorelle hanno vissuto un’esperienza direi eroica: restare in un luogo da cui tutti fuggivano per amore del popolo che avevano sposato, dar da mangiare ai molti poveri, curare i feriti di qualsiasi parte fossero, accogliere i rifugiati, seppellire i morti, con la fedeltà assoluta alla celebrazione dell’ufficio divino come fiammella nella notte della guerra che sembrava non finire mai. Per molto tempo hanno vissuto in capanne, come gli Israeliti nel deserto; ora c’è una chiesa splendida, moltissime vocazioni, tanto lavoro, hanno l’unica farmacia galenica dell’Angola, e sostengono un dispensario medico, hanno molti terreni coltivati, e soprattutto molte vocazioni. In Siria il desiderio è stato quello di raccogliere l’eredità dei sette monaci di Tibhirine, i nostri fratelli uccisi in Algeria nel 1996. Una comunità monastica in una terra di antichissima spiritualità cristiana, in dialogo non sempre facile con il mondo musulmano. Si tratta di avere il coraggio di vivere in una situazione che è obiettivamente di rischio della vita e di testimoniare una stabilità in una situazione assolutamente precaria. “Siete le uniche che continuano a costruire” ci dicono. Costruire significa credere nel futuro e trarre dalla memoria qualcosa da trasmettere alle generazioni successive».
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VOLTI CHE COSTRUISCONO Il Ferragosto dei volontari in fiera tra amicizie e lavoro
Mattoni nuovi già in opera
«È bello poter restituire un po’ di quella gratuità che abbiamo ricevuto». Tante possibilità di sostenere il Meeting di Francesco Maria Capitanio
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gni nuova edizione del Meeting inizia il giorno successivo alla conclusione dell’edizione precedente. Ideazione e organizzazione durano tutto l’anno. Fino a quando, una settimana prima dell’apertura dell’evento, il corposo gruppo di volontari del “Pre-Meeting”, si mette al lavoro per rendere concreto tutto quanto è stato precedentemente pensato. Così, anche a Ferragosto, martelli, tenaglie, cavi elettrici, annaffiatoi, moquette, rulli e pennelli si animano nelle sapienti mani di giovani e meno giovani nei padiglioni della Fiera dove crescono mostre, stand, spazi espositivi, luoghi di ritrovo e di ristorazione. Decisamente un modo singolare per trascorrere parte delle vacanze. Ancor più sorprendente è che, chi ha vissuto una volta questa esperienza, non riesca a fare a meno di ripeterla gli anni successivi. Marta Gradara e Caterina Ubiali, studentesse del Politecnico a Milano, non hanno il volto di chi ha sacrificato il
Ferragosto, anzi! Due sorrisi che senza troppe parole fanno capire che il Pre-Meeting è molto più che impegno e lavoro. Fanno parte della cosiddetta “Squadra speciale”. «Andiamo dove ci dicono che c’è bisogno - spiega Caterina -. Oggi di-
pingiamo i pannelli delle mostre, poi può capitare che ci chiedano di innaffiare le piante o di pulire degli spazi. Il bello è vedere come lentamente tutto prende forma e vita». Non sono alla loro prima esperienza e conoscono il Meeting da
tempo. Io ci venivo da piccola con i miei genitori - racconta Marta -. La cosa che mi colpiva era che, mentre in ogni altro posto tutto era a pagamento, al Meeting tutto era per me e per di più gratis. È bello che io possa restituire un po’ di quella gratuità che ho ricevuto, contribuendo a dare ad altri la stessa possibilità che ho avuto io. Le forme possibili di questo sostegno al Meeting sono molte e ciascuno può individuare la propria». Roberto Zampieri, pensionato, è un veterano della squadra degli elettricisti: «All’inizio sono venuto al Pre-Meeting invitato da alcuni amici; successivamente ci sono tornato perché mi sono trovato bene passando dei giorni di lavoro e di piacevole convivenza. Nel tempo ho capito che il mio contributo, che considero modesto, è destinato a un’opera più grande, un’opportunità di incontro tra tante realtà diverse che probabilmente sarebbero destinate a non incrociarsi, e da questo può nascere per tutti un bene più grande e inaspettato».
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IN FIERA Gli spazi a disposizione dei visitatori aumentati quest’anno di oltre diecimila metri quadrati
Una “casa” ancora più grande
Tutto pronto per l’accoglienza: ecco come orientarsi e incontrarsi tra piazze, saloni e mostre. Cresce il Villaggio Ragazzi di Michele Floris
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entirsi accolti come a casa e vivere le giornate in fiera in un contesto amichevole e facilmente accessibile. Godere di tutto: intrattenimento, cultura, mostre, incontri, ristorazione, spazi all’aperto e arene interne. Avere modo di consolidare vecchie amicizie e di intrecciarne di nuove all’interno di spazi che sono cornice e insieme quadro. In poche parole: la vivibilità al centro. Sono questi i cardini che hanno retto l’organizzazione degli spazi in fiera in occasione della quarantaseiesima edizione del Meeting. Ampliare di diecimila metri quadrati la “casa” è stata una decisione adottata con l’obiettivo di rispondere primo su tutto al tempo di permanenza medio dei visitatori, maggiore rispetto alle altre realtà fieristiche e segno di una particolare affezione nei confronti del Meeting. La seconda ragione è dovuta all’aumento delle proposte all’interno di alcune aree, come il Villaggio Ragazzi. Quest’ultimo,
espandendosi di circa altri mille metri quadrati, ospiterà uno spazio dedicato al Teatro ancora più ampio rispetto all’anno scorso, in continuità con il grande successo riscosso passata. Gran parte dello spazio è stata dedicata alle tredici mostre, alle presenze espositiv dei partner, e ai servizi della ristorazione, che raggiungono circa un totale di cinque mila posti a sedere. Significativo anche l’allargamento che la famiglia del Meeting registra di anno in anno, con un costante aumento del numero dei volontari, giovani e adulti. Un fenomeno che non sorprende ma affascina, come sostiene il direttore generale del Meeting Emmanuele Forlani: «Vedere la gratuità e l’entusiasmo con la quale i volontari arrivano al Meeting è un grande richiamo alla dimensione della gratuità». In un anno dettato da questi cambiamenti logistici, gli organizzatori si sono spesi per rendere ogni area equamente distribuita di punti di attrazione, cercando di costruire mattone nuovo dopo mat-
tone nuovo ogni spazio. Così la cartina del Meeting, disponibile in ogni punto Info, pare una costellazione di mete che valgono almeno una visita ciascuna. Durante il viaggio che ognuno vivrà nei giorni che ci attendono, le arene, i palchi e i punti di incontro costituiranno altrettante occasioni di incontro. Per non perdersi nulla è importante studiare il programma e pianificare la propria visita
grazie alla App del Meeting, attraverso la quale è possibile prenotare la partecipazione agli incontri e alle visite guidate nelle mostre. L’invito degli organizzatori è sempre quello di essere precisi nella prenotazione, tenendo a mente che in ogni caso tutti gli incontri restano disponibili online su YouTube sia in diretta che in differita.
Appuntamenti a tavola «Un luogo che racconta il Meeting e un punto conviviale». Così Francesco Rainone, vicedirettore Operation del Meeting e direttore della ristorazione, descrive il proprio ambito di impegno nella costruzione della settimana riminese. La ristorazione, che da quest’anno accoglierà ancora più ospiti e circa quattrocento volontari, è da sempre un ambito strategi-
co dell’esperienza in fiera, e anche quest’anno porta a Rimini un’ampia proposta con l’intento di promuovere la tipicità locale avvicinando i visitatori alle specialità enogastronomiche italiane e, ovviamente, romagnole. Gli spazi della ristorazione sono distribuiti in più padiglioni per essere più facilmente raggiungibili: spazi di convivenza e condivisione. (m.f.)
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L’INCONTRO Nell’Arena Tracce testimonianze sull’esperienza missionaria di padre Tiboni
Padre di un popolo
Cento anni fa la nascita del religioso, costruttore di umanità in Africa e in ogni contesto di Andrea Costanzi
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ary you are the mother of Christ». È il saluto che Padre Tiboni, missionario comboniano in Sudan e Uganda per 60 anni, ci rivolgeva ogni mattina quando incontrava noi volontari AVSI a Kitgum. L’atto di consacrazione a Maria composto in Uganda era il suo modo di iniziare ogni giornata per rimettere al centro quel «gusto di vita nuova che Cristo ha donato a noi» attraverso la Madonna, «il nostro sì che gli apre le porte». All’incontro in programma oggi alle 16 nell’Arena Tracce, in occasione del centenario della nascita di “Tibo”, interverranno fratel Daniele Giusti, segretario generale dei missionari comboniani e medico in Uganda per 30 anni, e Sara Pasolini, mamma di tre ragazzi, dal 2018 insegnante in Italia dopo 2 anni vissuti in Kenya e 10 anni in Uganda, dove ha conosciuto suo marito e ha lavorato per AVSI come responsabile di progetti educativi. L’amicizia di Sara con padre Tiboni l’ha sostenuta nella scelta vocazionale
e nella quotidianità nel rapporto con figli, marito e lavoro. La fedeltà di padre Tiboni a tutte le persone incontrate era una sua caratteristica che lo rendeva costruttore di nuova umanità in qualunque contesto. Come gli scrisse don Giussani nel 2000 in occasione del suo 50° anniversario di ordinazione sacerdotale e 75° compleanno “i frutti di miracolo che hanno segnato e segnano la storia del movimento in Africa passano dalla tua umile paternità”. A ciascuno di noi, reincontrandoci dopo una giornata di lavoro, è capitato che chiedesse «quanti miracoli hai operato oggi?», responsabilizzandoci nel compito di essere strumenti della presenza di Cristo. Fratel Giusti ha già raccontato del suo incontro con Tibo a Kitgum nel libro di Filippo Ciantia per i tipi di Itaca, sottotitolato “uno tra i più santi uomini che abbiamo”, dalla definizione che ne diede proprio don Giussani. Padre Tiboni, che aveva incontrato a Kitgum Comunione e liberazione nel 1970 attraverso le prime famiglie di volontari guidati da
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Enrico Guffanti, era rientrato in Uganda nel 1980 dopo la caduta di Amin che lo aveva espulso. Usava visitare le case degli amici in cerca di caffè e sigarette, un facile pretesto per vedere come stavano. «Gli espressi il mio desiderio di fare chiarezza sulla mia vocazione. Mi rispose senza fronzoli: mi sembra che tu non sia proprio scemo, ti piace il tuo lavoro, vuoi bene al Signore tanto che non vedi come impossibile una radicalità nell’appartenenza a lui. Hai mai pensato di fare il fratello comboniano?» Daniele riconobbe a Tiboni un’autorevolezza e una paternità a cui gli venne facile rispondere sì. E che non lo lasciò più, in un abbraccio e in una correzione che durarono durante e dopo i suoi 30 anni in Uganda. «Nel 1982 – racconta Daniele Giusti sbottò contro me e Ivone Rizzo, entrambi medici, lavoravano insieme in ospedale: illudete i vostri pazienti che siate voi la loro salvezza. Ma vi ricordate chi siete e perché siete qui? Perché, se i pazienti che vi incontrano non incontrano attraverso di voi il Signore, voi perpetua-
te l’inganno. Ci obbligò a un “tea break” quotidiano di un quarto d’ora per stare di fronte l’uno all’altro e recuperare la coscienza del volto umano di Cristo». Tiboni era molto netto anche nel proporre la pace in situazioni di conflitto. «Già prima del 1994 aveva un’attenzione particolare per un gruppo di Rwandesi che vivevano in Uganda come rifugiati, sia Hutu che Tutsi. Quando mi fu chiesto di andare in Rwanda dopo la fine del genocidio, Tiboni mi disse che la salvezza di una situazione di conflitto e di odio non sta nelle armi o nella giustizia umana o nello sforzo umanitario in cui mi ero coinvolto, ma nella comunione che Cristo fa nascere tra nemici, cosa che in Uganda già accadeva.».
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IN FIERA Torna anche quest’anno l’Arena curata dalla rivista internazionale di CL. Un pungolo sulle sfide di oggi
Tracce di significato Storie di speranza, volti di gente viva, percorsi su sentieri di pace ed educatori appassionati di Matteo Rigamonti
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torie di gente che vive. Raccontate ai suoi lettori tutti i giorni. E, per una settimana, anche ai visitatori della Fiera. Si può estendere così, in un ideale abbraccio al popolo del Meeting, l’invito che Tracce rivolge a chiunque voglia fare tappa nel Padiglione A3. Dove sorge, come già l’anno scorso per i cinquant’anni della rivista, l’Arena Tracce, una delle tre che, anche per questa edizione, contribuiscono ad arricchire il programma di incontri. Le altre sono l’Arena Cdo nel Padiglione C1 e l’Arena Internazionale nel Padiglione C3. L’Arena Tracce si conferma, oltre che luogo di incontro e dialogo aperto a tutti, pungolo per affrontare tematiche estremamente attuali e certamente care ai lettori della rivista del movimento di Comunione e Liberazione, oltre che, com’è nell’auspicio della redazione, a tutti i visitatori del Meeting. Per farlo sono stati invitati i protagonisti di molte delle storie che,
mensilmente sulla carta e quotidianamente online sul sito di CL, vengono raccontate. Non una mera riproposizione di quanto già scritto, ma l’approfondimento di vicende umane e tematiche che i lettori hanno iniziato a conoscere. Con i loro protagonisti e insieme ad altre, tutte nuove, ancora da scoprire. La maggior parte in Arena, alcune nelle sale del Meeting. Si inizia oggi, alle 13 in Sala Neri Generali Cattolica, con “La vita come vocazione”, un incontro con madre Maria Francesca Righi, monaca cistercense, badessa del monastero di Valserena (Pisa), in dialogo con don Paolo Prosperi, sacerdote della Fraternità missionaria San Carlo Borromeo. Mentre dell’incontro, sempre oggi, con Daniele Giusti, medico e segretario generale dei missionari comboniani, dedicato alla figura di “Pietro Tiboni, padre di un popolo”, potete leggere nell’articolo qui accanto. Nei giorni che seguono tocca, ma solo per citare alcuni degli ospiti più attesi, a: don Enzo Zannoni,
cappellano della Casa circondariale di Forlì, e Gianluca Guida, direttore del carcere minorile di Nisida, per parlare, domani, di speranza nella reclusione attraverso storie di rinascita, come quella di Pino Cantatore, ex ergastolano che ora, tornato libero, dà lavoro ai detenuti con la sua cooperativa Bee4; sempre domani l’attore e regista Jared McNeill e il produttore e compositore Claudio Scarabottini, protagonisti dello spettacolo inaugurale, introdurranno ad Eliot e ai suoi Cori da “La Rocca”. E poi ancora, nei prossimi giorni: il neuropsichiatra infantile Lorenzo Bassani, con cui giudicare la miniserie Adolescence; Eugenia Carfora, preside dell’istituto Morano al Parco Verde di Caivano (Napoli), per parlare di giovani e sfide legate all’educazione; il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, sulla figura
di Francesco Ventorino, per tutti “don Ciccio”, a dieci anni dalla salita al cielo; monsignor Ivan Maffeis, presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, in dialogo con Alessandro Sortino, conduttore, autore televisivo e scrittore. A chiudere il programma – che è interamente consultabile sul sito clonline.org oltre che sul sito del Meeting e nell’app ufficiale – Benedetta Centovalli, specialista di narrativa contemporanea, sulla vita e le opere di Flannery O’Connor.
Novità di quest’anno, infine, è una proposta agli abbonati: lo spettacolo di e con Irene Muscarà “Il ritorno”, liberamente ispirato a Tutto scorre di Vasilij Grossman. E per chi rinnova o sottoscrive in Fiera un abbonamento a Tracce, in regalo una pubblicazione in edizione limitata.
Un’arena nell’Arena Parte del programma di incontri dell’Arena Tracce è il ciclo che vede protagonisti i ragazzi di Gioventù Studentesca e i loro insegnanti. Appuntamento fisso ogni giorno alle 19 con il format “Pace è…”, che integra e arricchisce ulteriormente la mostra “Profezie per la pace”, visitabile a due passi dall’Arena in Piazza A3. Si inizia oggi con a tema l’accoglienza, per poi proseguire con i temi incontro, perdono, educazione e collabo-
razione. Domenica la presentazione della mostra, nata assecondando un “invito” del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei latini, che gli studenti hanno intervistato: «Dentro questo mare di odio, di guerre, dolore e paura, serve essere capaci di vedere le realtà belle, di cercare le persone che spendono la propria vita per qualcosa di bello: sono i risorti di oggi che ti dicono che c’è ancora luce».
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IN FIERA In anteprima al Meeting “La vita naturale”, il volume di poesie di Davide Rondoni dedicato ai bambini
Voluti e amati: il senso di ogni nascita Iniziativa editoriale in collaborazione con Mamma Magazine. «Tornare a sentirsi Creature dell’Universo»
di Manila Alfano
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ovrebbe essere così naturale da sembrare scontato. Eppure il mondo si ritrova davanti a una sfida epocale: riaccendere il desiderio di diventare genitori, ritrovare la voglia di fare una famiglia perché il coraggio di avere figli è sempre più una rarità, quasi un atto di ribellione. Non un problema solo in Italia, dove la natalità ha raggiunto punte bassissime. Secondo l’Istat il numero di figli per donna (cioè, il tasso di fecondità) è oggi all’1,20, sempre in calo (nel 2008 era 1,44, nel 2022 1,24) e al di sotto della cosiddetta “soglia di sostituzione” del 2,1, cioè il livello che garantisce il mantenimento della popolazione. Sono dati che avvicinano il paese al minimo storico del 1995, quando il tasso di fecondità aveva raggiunto l’1,19. Una tendenza che sconvolge gli equilibri non solo in Italia ma in tutto l’Occidente. Come direttrice di Mamme Magazine, mammemagazine.it il verticale del Gruppo Sae, considero questo un tema decisivo: perché e così difficile essere
madre oggi, perché non si fanno più figli? Abbiamo dedicato molti articoli a questa questione e abbiamo scoperto, compulsando i dati Istat, che il desiderio di maternità e paternità, insomma quello di mettere su famiglia, è molto forte, anzi dominante fra i giovanissimi. Poi passata la soglia dei vent’anni, si sale progressivamente sull’onda del politically correct, del pensiero dominante e ci si conforma alla mentalità comune. Troppi problemi. Troppe difficoltà. Troppe rinunce. Oggi, in occasione del Meeting, facciamo un altro passo in avanti e affrontiamo la querelle con il poeta Davide Rondoni, che sa sempre togliere la patina dai ragionamenti anche più complessi. In una lunga intervista che pubblichiamo oggi su Mamme magazine e sui giornali del gruppo, La Provincia Pavese, La Nuova Ferrara, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio, La Nuova Sardegna, Il Tirreno, Rondoni individua l’origine della denatalità nella perdita di una radice antropologica e religiosa. Un problema economico? Assolutamente no rispon-
de lui, e lo fa con un esempio lampante: chi fa meno figli è proprio l’Occidente, dove ci sono i paesi più ricchi. E dunque perché e quando si è inceppato il modello di famiglia a cui la nostra società era abituata? Secondo Rondoni un bambino che nasce oggi si sente meno benedetto a prescindere rispetto a chi nasceva negli anni ’70, perché oggi l’essere umano ha
perso il senso creaturale, si sente meno creatura e si alimenta in lui il senso di angoscia. Una tensione continua verso la conferma di essere amato che porta ad un perenne senso di inadeguatezza. Ma il poeta ci fa anche un altro grande regalo: pubblica in anteprima il suo ultimo libro di poesie sui bambini: “La vita naturale” scaricabile gratuitamente direttamente su www.mammemagazine.it. Rondoni scrive: “dei bambini è indimenticabile l’odore, forse qualcosa che avevi addosso e non sai, non sai quasi più come [ritrovare forse l’hai troppo mischiato col dolore l’hai perso nelle città, in un fosso nessuna delle essenze lo può ricreare forse è profumo dell’anima appena [incarnata e questo ci sgomenta e rasserena”. Come fare dunque? Il poeta scruta tra i significati e sa indicare una strada: tornare a sentirsi Creatura dell’Universo, voluto e amato a prescindere: questa è la sfida dell’uomo moderno nel mondo.
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Un percorso per ognuno, una prospettiva per tutti.
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INCONTRI Itinerario con i giovani attraverso il mondo della scuola e dell’università
Educare è costruire: la sfida
Rimettere la persona, con i suoi talenti e le sue domande, al centro di ogni percorso di Giuseppe Bianchini
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ducare è costruire. È l’urgenza che si coglie in ogni passaggio di questo Meeting 2025, che sembra avere messo una marcia nuova nel percorso che offre. Il Meeting è una piazza che d sempre si apre al confronto con soggetti sociali e culturali, per dare il proprio contributo in questa fase storica; queste le parole del Presidente Bernard Scholz: «Il Meeting di quest’anno ci ha sorpreso per l’intensità della partecipazione, la forza delle testimonianze, la profondità delle riflessioni e l’apertura al mondo». Siamo figli della Modernità che pur con i suoi tanti guadagni, ha inteso l’educazione come costruzione avendo un modello di riferimento l’uomo tabula rasa, l’uomo cioè interamente frutto della cultura. Ma ha funzionato? Conseguenze di questo processo storico sono state l’ideologia dei totalitarismi e forse ancor peggio lo svuotamento della persona nelle svariate e tremende forme odierne, rispetto alle quali molti dei
corpi intermedi deputati al lavoro educativo come la scuola, sembrano aver issato bandiera bianca. Don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, questo svuotamento lo ha definito con la potente metafora dell’effetto Chernobyl. Dice infatti in un passaggio: «È come se tutti i giovani d’oggi fossero stati investiti da una sorta di Chernobyl, di enorme esplosione nucleare: il loro organismo strutturalmente è come prima, ma di-
namicamente non lo è più; vi è stato come un plagio fisiologico, operato dalla mentalità dominante». Ma appena dopo, sempre Giussani, continua affermando «la persona ritrova se stessa in un incontro vivo, imbattendosi cioè in una presenza che suscita un’attrattiva e la provoca a riconoscere che il suo cuore – con le esigenze di cui è costituito – esiste». Il Meeting di Rimini è figlio di questa posizione, tutta improntata al far emergere ciò che di più prezioso c’è già nel cuore umano; è il senso vero della parola educazione, sottolineando il valore dei corpi intermedi. La proposta dal Meeting è molto più di un singolo evento. È un mosaico di incontri che toccano vari aspetti. Pensiamo alle mostre, come quella intitolata “Profezie per la pace” frutto dell’impegno di molti ragazzi delle superiori di tutta Italia; ed ancora gli appuntamenti con pedagogisti ed esperti del settore, oppure con testimoni che hanno speso la vita, anche professionale, nel rapporto con i giovani. Tra i tanti Franco Nembri-
ni (parteciperà all’incontro “Vai e ricostruisci la mia casa”, un appuntamento che intende esplorare il significato della ricostruzione spirituale e culturale nella contemporaneità, attraverso il dialogo tra testimoni del nostro tempo) e Matteo Severgnini (suo sarà il contributo di presentazione della mostra “Profezie per la pace”), direttamente nella sfida educativa. Il programma di quest’anno è un vero e proprio itinerario nel mondo della scuola, che è il cuore vivido dell’opera educativa, e quindi anche su temi legati all’università e alla formazione lavorativa, professionale e intellettuale, proponendosi come un’occasione per ascoltare e confrontarsi con i protagonisti di questo affascinante universo: dalle istituzioni ai docenti, dagli studenti agli imprenditori, perché sia una cooperazione tra parti diverse ma coese da un unico intendimento, rimettere la persona, con i suoi talenti e le sue domande, al centro di ogni percorso.
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SPETTACOLI Stasera l’omaggio a Lucio Dalla e domani un secondo appuntamento con una lezione evento sul cantautore
«Ogni battito del mio cuore» Canzoni, recitazione, riflessioni e aneddoti coinvolgeranno il pubblico alle piscine Ovest Illumia
di Cristina D’Ellena
“V
orrei seguire ogni battito del mio cuore, per scoprire cosa succede dentro, e cos’è che lo muove”: nello scrivere, nel cantare, nel vivere questo era il metodo di Lucio Dalla e la musica era il mezzo per raccontarlo. Di quest’uomo per il quale il quotidiano e il poetico si fondevano in testi e melodie impastati con la vita, i musicisti Sasà Calabrese e Daniele Moraca e l’attore Dario De Luca offriranno un ritratto con il loro spettacolo “Aspettiamo senza avere paura, domani – Canzoni e disquisizioni su Lucio Dalla”, che andrà in scena questa sera alle 21.30 sul Palco Piscine Ovest Illumia. Pensato proprio come un momento in cui attraverso canzoni, recitazione, riflessioni e aneddoti sia possibile incontrare il cantautore bolognese, lo spettacolo ne restituirà la figura in tutta la sua ampiezza e vitalità, coin-
volgendo il pubblico per andare a fondo di cosa permetta di essere uniti e fronteggiare la paura (tematiche vive durante la pandemia, quando lo spettacolo è stato ideato). Per chi poi vorrà, l’incontro con Dalla continuerà domani, sabato 23, alle 21 in Sala Gruppo FS C2, dove si terrà una lezione-evento di Cristiano Governa (accompagnato da Andrea Campi alla voce e chitarra e da Tiziano Guerzoni al violoncello) per approfondire ulteriormente la poetica e la visione del grande musicista e indagare il suo stupore per le cose. Due spettacoli per entrare nello sguardo e nel modo di raccontare la realtà di un uomo convinto che la musica potesse costruire, o almeno cambiare, qualcosa.
GUIDA ALL’ASCOLTO Ore 21 in Sala Neri
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA SICUREZZA ENERGETICA
Non ti chiediamo di salvare il Pianeta, ma il tuo mondo SI. Vieni al Padiglione A5 - C5 per scoprire tutte le nostre iniziative! www.mase.gov.it
“Ave Generosa” Preghiera in musica
di Sofia Gigliotti
«L
a sfida è saper intercettare la domanda che risiede in tutti noi, la domanda e il desiderio di bene e di felicità, il cuore». Così PierPaolo Bellini si pone nel guidare l’ascolto dell’Ave Generosa di Ildegarda di Bingen, questa sera alle 21 in sala Neri. Ildegarda è stata una monaca benedettina, scrittrice, teologa, musicista. Nata nel 1098, fu canonizzata nel 2012 da papa Benedetto XVI. “La tua carne provò gioia, come l’erba su cui cade la rugiada infondendovi freschezza; così è accaduto anche in te, o madre di tutte le gioie” recita l’Ave Generosa, cantata dal coro delle monache del monastero benedettino St. Hildegard. È una preghiera alla Vergine Maria, un elogio a quel punto di luce che persisteva
nei loro cuori anche in un mondo pieno di tenebre e distruzione. Allora come oggi, per ricostruire una civiltà bisogna guardare ad un Altro. Perché una guida all’ascolto? Di fronte alla musica, spesso, rischia di vincere la posizione personale: un disinteresse o una bellezza superficiale. La guida all’ascolto nasce dal desiderio di aiutarci a superare la fatica di capire il linguaggio usato e non fermarsi solo al sentimento che suscitano in noi il canto soave e la musica armoniosa. Seguendo qualcuno è più facile, almeno tentativamente, andare a fondo, superare il sentimentalismo iniziale. Una persona esperta musicalmente e umanamente intelligente ci dà strumenti per stare attenti, il “seguire” un’opera implica avere una guida, qualcuno davanti a noi.
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Immersi nella vita
SPETTACOLI A colloquio con Sergio Castellitto stasera protagonista al Teatro Galli con “The rock”
La rappresentazione ispirata all’opera di T.S. Eliot. «Le parole hanno un peso e un potente rapporto con la realtà» di Gianni Mereghetti
L
o spettacolo inaugurale del Meeting 2025 è “The rock”, ispirato all’opera di T.S. Eliot: in piena sintonia con il tema della settimana riminese, documenta cosa significhi ricostruire in una situazione che ha smarrito l’umano. Ciò a cui gli spettatori del Meeting assisteranno stasera al Teatro Galli di Rimini, con inizio alle ore 21.30, è un’opera originale, un intreccio di poesia, musica e teatro che si avvale della straordinaria partecipazione dell’attore e regista Sergio Castellitto e dell’artista americano Jared McNeill che ha composto l’opera musicale con partiture, che spaziano tra elettronica pop, gospel, blues e world music, assieme al compositore Claudio Scarabottini. È grande l’attesa per questa opera che vuole rappresentare il titolo del Meeting attraverso un legame molto intenso e vivo tra parole e musica. Abbiamo chiesto a Sergio Castellitto che dello spettacolo sarà uno dei principali protagonisti di raccontare l’esperienza che ha fatto nella preparazione dello spettacolo inaugurale del Meeting The Rock. «Il testo di Eliot - racconta Sergio Castellitto - è incredibilmente contemporaneo in quanto un testo di grande poesia. Oggi la conoscenza si perde nell’informazione che diventa dominante e riduce la realtà alle raffigurazioni che ne danno i potenti come le immagini di questi giorni. L’informazione non ci mette in rapporto con il presente, semplicemente ci dà ciò che appare, è la poesia che ci dà la contemporaneità». In che cosa consiste questo rapporto con la contemporaneità che ci dà la poesia? «Come disse Moravia alla morte di Pasolini – risponde Castellitto – non ce ne sono tanti di poeti e soprattutto oggi in questo mondo dell’intelligenza artificiale è vera questa amara constatazione di Moravia che ci porta a cogliere che cosa sia la poesia. È ciò che ci fa immergere nella vita, questo è la poesia, è ciò che fa cogliere che cosa è la vita e che porta ad avere fiducia nella vita, ad arrivare alle sue dimensioni più elevate e contro tutti i messaggi di morte a credere nella vita». Ciò che lei dice è strettamente legato al titolo del Meeting che parla di costruire con mattoni nuovi, che cosa
sono per lei i mattoni nuovi oggi? «I mattoni nuovi sono le parole: nella poesia le parole hanno un peso, un significato, un potente rapporto con la realtà. In un mondo dell’informazione e dell’intelligenza artificiale questa riscoperta della parola è un messaggio potentissimo, dà fiducia nella costruzione di un mondo nuovo in cui le persone si incontrano e si raccontano. Il Meeting di Rimini è un luogo dove le persone vengono a parlare, dove si raccontano e così si incontrano veramente. Il Meeting di Rimini è uno spazio di dialogo, in quanto qui si scopre che la parola è il ponte che rapporta gli uni agli altri. Le parole sono veri mattoni perché scavano dentro la vita, vanno oltre la superficie e ci fanno scoprire cosa è veramente la vita. Le parole sono l’unica cosa potente perché fragile, nella loro fragilità fanno vedere cosa sia la vita, fragile e per questo infrangibile. Le parole sono il ristoro dell’anima, ciò di cui abbiamo bisogno tanto più oggi». Quindi dal Meeting lei vede emergere un forte messaggio di speranza per il mondo? «Sì. Senza speranza non si può vivere, la speranza è una compagna di viaggio della poesia. Chi oggi ritrova la parola, chi riscopre la poesia ha il compito di consegnare a tutti una nuova fiducia nella vita. Negli ultimi dieci anni abbiamo toccato in diversi modi la sofferenza e la crisi dell’umano, abbiamo vissuto il Covid, oggi siamo in mezzo alle guerre, è sempre più evidente la malattia del mondo con cui dobbiamo convivere. Che cosa ci dà speranza in questo mondo così malato? Le parole, la loro profondità che tocca e fa emergere l’umano. Questo è il Meeting, un luogo dove le persone si parlano, persone diverse, con linguaggi diversi, ma tutti hanno fiducia nella parola perché in essa c’è la vita, si tocca la vita.» Un messaggio potente quello che dà al Meeting Sergio Castellitto, questo suo approccio fa riscoprire l’importanza di ciò che il Meeting fa dai suoi primi passi: sfidare gli uomini a tornare a parlarsi usando uno strumento semplice quanto eccezionale, la parola nella sua essenza come rapporto con la vita.
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OLTRE IL PROGRAMMA 10:00 - Padiglione C2 - Ministero dell›Istruzione e del Merito - Apertura ufficiale della manifestazione e inizio attività. 11:00 - Padiglione C1, Stand UCID - UCID/ Uniapac - Premio di Ucid TN ai protagonisti del futuro. un gesto concreto di investimento nel capitale sociale - Relatore: M. Carli. 11:00 - 12:00 - Padiglione A1 - MIT Inaugurazione di Cantiere Futuro. 11:00 - Hall A5, Piazza MASE - ISIN - ISIN e le sue reti di monitoraggio automatico delle radiazioni. 11:30 - Padiglione A5/C5 - Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica - Sperimentare l›energia, sperimentare l›abitare – Roberta Chiarini (ENEA) (30 min) 12:30 - Padiglione C1, Stand UCID - UCID/ Uniapac - Inclusione digitale per tutti: la tecnologia strumento di solidarietà generazionale - Relatori: Alberto Gava (moderatore), Benedetto Delle Site, Antonino Giannone, Chiara Francesca Di Tizio, Giovanni Mingardi.
12:30 - Padiglione A6 - Fraternità San Carlo e Missionarie di San Carlo Testimonianza dalla missione di Bogotá (Colombia) - Relatore: Ezio Longoni. 14:30 - Padiglione A6 - Fraternità San Carlo e Missionarie di San Carlo - Testimonianza dalla casa della Magliana (Roma) - Relatrice: suor Raffaella D›Agostino. 15:00 - Piazza C5 - Voci dall›Ucraina «... MA SONO VIVO» - Relatore: un testimone ucraino. 15:00 – 16:00 - Padiglione A1 - Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti - Navigare in sicurezza d›estate (A Trent›anni dal Parsifal). Moderatore: Pietro Caricato (Capo redattore Corriere di Romagna). Intervengono: Avv. Leonardo Bernardini (Presidente Circolo Velico Riminese), Dott. Verna (esperto certificatore sicurezza), T.V. (CP) Andrea Baggiarini (Capo Sezione Sicurezza della Navigazione CP Rimini).
15:30 - Padiglione A5/C5 - Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica - Do you speak energia? – Antonio Disi (ENEA) (30 min)
17:30 - Padiglione A5/C5 - Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica - Elementi di sicurezza nucleare – ISIN (30 min)
16:00 - Padiglione A5/C5 - Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica – ENEA e Idrogeno: Insieme verso la Decarbonizzazione – Cristina Renzi (ENEA) (15–20 min)
17:30 - Padiglione C1, Stand UCID - UCID/ Uniapac - La pace disarmata e disarmante. Papa Leone XIV la vita e le scelte - Relatore: Fabio Zavattaro.
16:00 – 16:30 - Padiglione A1 - Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti Proiezione video Guardia Costiera. 16:00 - Piazza A7 - CHIAMATI DUE VOLTE I martiri d›Algeria - Relatori: Thomas Georgeon con Lorenzo Fazzini. 16:30 - Padiglione C1, Stand UCID - UCID/ Uniapac - La partita del futuro - Relatrice: Prof.ssa C. Rossi. 16:30 - Padiglione A6 - Fraternità San Carlo e Missionarie di san Carlo Rettore della Casa di formazione (Roma) e già missionario a Bogotá (Colombia) e Santiago del Cile Relatore: don Ruben Roncolato.
18:00 - Spiaggia Liberi Tutti!, piazzale Boscovich - Un tesoro in vasi di creta - Relatori: Chiara Locatelli e Sara Bosi. 18:30 - Padiglione A6 - Fraternità San Carlo e Missionarie di san Carlo Cappellano dell›Istituto Penitenziario per minori di Casal del Marmo (Roma) - Relatore: don Nicolò Ceccolini. 21:00 - Padiglione A6 - Fraternità San Carlo e Missionarie di san Carlo - Testimonianza dalla casa della Magliana (Roma) - Relatore: Matthew Tobin.
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OGGI IN FIERA INCONTRI MADRI PER LA PACE Ore 12:00 Auditorium isybank D3 Laylaal-Sheik, madre musulmana di Betlemme che ha perso un figlio piccolo, Qusay, nella seconda Intifada; Elana Kaminka, israeliana, madre di Yannai, soldato ucciso il 7 ottobre 2023; Azezet Habtezghi Kidane, religiosa comboniana eritrea, conosciuta anche come suor Aziza, attiva per anni in Israele e nei Territori Palestinesi, prima in Sudan e in Eritrea. Modera Alessandra Buzzetti, giornalista, corrispondente di TV2000 dalla Terra Santa. Saluto introduttivo Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS. Con il sostegno di isybank, Tracce LA VITA COME VOCAZIONE Ore 13:00 Sala Neri Generali Cattolica In collaborazione con Tracce Maria Francesca Righi, monaca cistercense, badessa del monastero di Valserena (Pisa), in dialogo con Paolo Prosperi, sacerdote Fraternità missionaria San Carlo Borromeo.Introduce Valentina Frigerio, responsabile sito e canali digital di CL LA FRATERNITÀ RADICE DELL’UMANO. PROPOSTE PER RICUCIRE IL PAESE Ore 13:00 Sala Conai A4 In collaborazione con Comunità di Connessioni e Fondazione per la Sussidiarietà Chiara Alvisi, dottoranda in economia politica; Paolo Bonini, ricercatore di diritto costituzionale e pubblico; Ciro Cafiero, avvocato giuslavorista; Rosalba Famà, ricercatrice in diritto europeo; Giovanni Mulazzani, Fondazione perlaSussidiarietà; LucaSantoro,ricercatoreiningegneriameccanica.Introduce Francesco Occhetta, segretario generale Fondazione Fratelli tutti. Modera Francesca Carenzi, consulente di comunicazione CORPI INTERMEDI E SVILUPPO ECONOMICO: IL LAVORO PER UN NUOVO PATTO SOCIALE Ore 13:00 Sala Gruppo FS C2 In collaborazione conCompagnia delle Opere Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato Philip Morris Italia; Daniela Fumarola, segretaria generale Cisl; Giovanni Liverani, presidente ANIA; Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy; Alessandro Zehentner, presidente Snam. Modera Alessandro Bracci, vicepresidente Compagnia delle Opere e presidente e amministratore delegato Teddy Group Con il sostegno di Cisl, Italian Exhibition Group Con il contributo di Philip Morris Italia LA FAMIGLIA PROTAGONISTA DELLA COESIONE SOCIALE E DEL BENE COMUNE Ore 13:00 Arena cdo C1 Organizzato daFamiglie per l’Accoglienza Alfredo Caltabiano, Associazione nazionale Famiglie Numerose; Mario della Mercede e Cinzia Ponte, Confederazione italiana dei Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità; Alice Manganotti, Associazione Genitori Scuole Cattoliche; Mauro Montesi e Sara Simonetti, Associazione Azione per Famiglie Nuove; Angela Preite, Associazione Fraternità; Cristina Riccardi, Forum delle Associazioni Familiari. Modera LucaSommacal, presidente Famiglie per l’Accoglienza MYANMAR, LA BELLEZZA, L’EMERGENZA E LA RISPOSTA ITALIANA Ore 13:00 Arena Internazionale C3 Promosso da AVSI, SPSE - CEI, Cooperazione Italiana Luciano Gualzetti, direttore Caritas Ambrosiana;
Ranieri Sabatucci, già capodelegazione Unione Europea in Myanmar; Niccolò Tassoni Estense di Castelvecchio, capomissione Italia in Myanmar. Videomessaggio di Nang Swe Swe Aye, rappresentante Paese AVSI in Myanmar. Modera Anna Tramonti, Philanthropy and Advocacy Specialist, AVSI ESSERE AMATI È UN MIRACOLO Ore 14:30 Arena Tracce A3 Anna Iuliano e Giacomo La Gioia, coniugi con un’esperienza di adozione. Modera Maria Acqua Simi, giornalista Tracce LA DIFFERENZA FRA POVERTÀ E MISERIA MUOVE LA CARITÀ Ore 15:00 Auditorium isybank D3 In collaborazione conSistema Banchi Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo; Sergio Daniotti, presidente Fondazione Banco Farmaceutico; Fabio Mazzoleni, presidente Banco Informatico; Silvio Pasero, presidente Banco delle Cose; Marco Piuri,presidente Fondazione Banco Alimentare ETS; Ettore Prandini, presidente Coldiretti; Davide Rondoni, poeta. Modera Elisabetta Soglio, giornalista Corriere della Sera, responsabile inserto Buone Notizie. Con il sostegno di isybank, McDonald’s Italia, Tracce IL MONDO DOPO IL LIBERALISMO Ore 15:00 Sala Neri Generali Cattolica Patrick Deneen, Professor of Political Science, Notre Dame University; Joseph Weiler, University Professor, NYU Law School, Senior Fellow, Center for European studies at Harvard. Modera Mattia Ferraresi, giornalista Domani I MATERIALI CHE NON C’ERANO. INVENZIONI E SCOPERTE Ore 15:00 Sala Conai A4 Marco Beghi, professore di Fisica della Materia, Politecnico di Milano; Silvia Gross, professore di Chimica Inorganica, Università di Padova; Liberato Manna, senior Scientist NanoChemistry, Istituto italiano di Tecnologia. Modera Francesco Mambretti, Post Doc Atomistic Simulations, Istituto italiano di Tecnologia. Con il sostegno di Eni OGNI UOMO AL SUO LAVORO Ore 15:00 Sala Gruppo FS C2 In collaborazione con Compagnia delle Opere Giacomo Frigerio, fondatore Blossom; Paolo Prosperi, sacerdote Fraternità missionaria San Carlo Borromeo; FabioSala,manager; Francesco Seghezzi,presidenteADAPT; Anna Zattoni, presidente Jointly. Modera Andrea Dellabianca, presidente Compagnia delle Opere. Con il sostegno di Prolink - Studio Cella - Studio Platti‑- DGProlink FRAGILITÀ E LAVORO. SCOMMETTERE SUI NOSTRI RAGAZZI Ore 15:00 Arena cdo C1 Organizzato da Famiglie per l’Accoglienza e Cdo Opere Sociali Carlo Carabelli, direttore cooperativa ASLAM; Paolo Ferrario, presidente e amministratore delegato E-WORK; Cristiana Poggio, vicepresidente Fondazione Piazzadei Mestieri ETS. Modera Rossano Santuari, vicepresidente di Famiglie per l’Accoglienza. Testimonianza di un ragazzo accolto, inserito nel mondo del lavoro DENTRO LA CRISI: COSA STA CAMBIANDO NEL MONDO UMANITARIO Ore 15:00 Arena Internazionale C3 Organizzato da Intersos Gianluca Brusco, capo Unità per gli interventi internazionali di emergenza umanitaria della Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo, MAECI; Sandro De Luca, presidente
Link2007. Modera Konstantinos Moschochoritis, direttore generale INTERSOS PIETRO TIBONI, PADRE DI UN POPOLO Ore 16:00 Arena Tracce A3 Daniele Giusti,medico e segretario generale dei missionari comboniani; Sara Pasolini, insegnante. Modera Valentina Frigerio, responsabile sito e canali digital di CL. QUALE ORIZZONTE PER L’EUROPA? Ore 17:00 Auditorium isybank D3 MarioDraghi, già presidente del Consiglio dei Ministri. Introduce Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS Con il sostegno di isybank, Angelini Industries, Amazon Web Services, Confagricoltura, Italian Exhibition Group, Tracce QUALE ORIZZONTE PER L’EUROPA? (SALA NERI) – IN COLLEGAMENTO Ore 17:00 Sala Neri Generali Cattolica CON COLLEGAMENTO DIRETTO DALL’AUDITORIUM LO SGUARDO CHE ALLARGA L’UMANITÀ: LA LETTERATURA COME ESPERIENZA DEL REALE Ore 19:00 Auditorium isybank D3 Eraldo Affinati, scrittore e docente, fondatore della Scuola Penny Wirton; Paolo Malaguti, scrittore e docente. Modera Letizia Bardazzi, presidente Associazione Italiana Centri Culturali Con il sostegno di Tracce UNA STRADA DI SPERANZA NEL CAMMINO DELLA MEMORIA. LA CURA DELLE PERSONECON DECADIMENTO COGNITIVO Ore 19:00 Sala Neri Generali Cattolica Rabih Chattat, professore di Psicologia Clinica, Università di Bologna; Patrizia Mecocci, direttrice Struttura Complessa di Geriatria e professore di Gerontologia e Geriatria, Università degl iStudi di Perugia; Marco Predazzi, fondatore e presidente Fondazione Il Melo Onlus, direttore medico Hotel Alzheimer e Laboratorio Progettuale per l’Housing gerontologico, Gallarate. Modera Marco Maltoni, Medicina e Persona, direttore Unità Cure Palliative della Romagna, presidente associazione Sul sentiero di Cicely – Per le Cure Palliative APS. Con il sostegno di DOC Pharma RIPENSARE L’UMANO OGGI Ore 19:00 Sala Conai A4 Carmine Di Martino, professore di Filosofia morale, Università degli Studi di Milano; Nicolò Terminio, psicoanalista e saggista.Modera Giorgia Pinelli, professore di Pedagogia generale, Università e Campus, membro gruppo di ricerca RES Dipartimento delle Arti, Università di Bologna DE-STATALIZZARE LA CULTURA Ore 19:00 Sala Gruppo FS C2 Alessandro Giuli, ministro della Cultura; Davide Rondoni, poeta; Pierluigi Sacco, professore di Economia della Cultura, Università di Chieti-Pescara. Modera Irene Elisei, giornalista finanziaria, Sky Tg24 e Value24 INVESTIRE NELLO SVILUPPO, CREARE LAVORO Ore 19:00 Arena cdo C1 Alfio Bardolla, CEO Alfio Bardolla Training Group; Enrico Cereda, presidente Confidi Systema!; Carlo Alberto Giusti, rettore Università degli Studi Link Campus. Modera Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS. Con il sostegno di Autostrade per l’Italia, Snam, FormaTemp
IL RUOLO DELLE DONNE NELL’AMBITO DELL’AZIONE UMANITARIA,TRA RESILIENZA E LEADERSHIP NEI CONTESTI DI CRISI Ore 19:00 Arena Internazionale C3 Organizzato da WeWorld Martina Albini, coordinatrice del Centro Studi di WeWorld; Asmae Dachan, giornalista e scrittrice; Marco Rusconi, direttore Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo; Rahel Saya, giornalista e attivista per i diritti di donne e bambini. Modera Stefania Piccinelli, direttrice Programmi Internazionali WeWorld PACE È… ACCOGLIENZA Ore 19:00 Arena Tracce A3 Approfondimento della mostra Profezie per la pace realizzata da Gioventù Studentesca Marco Peronio, direttore del Consorzio di Cooperative Sociali Il Mosaico di Gorizia e Udine; Gebril Mohamed Sallam, ospite della Casa dell’Immacolata di Udine e studenti di Gioventù Studentesca del Friuli Venezia Giulia. Modera Saviana Corso, docente liceo Niccolò Copernico, Udine UN’ESPLOSIONE DI VITA. SAN FRANCESCO Ore 21:00 Auditorium isybank D3 Maria Pia Alberzoni, già professore di Storia medievale, Università Cattolica del Sacro Cuore; FrancescoPiloni, ministro della Provincia dei Frati Minori dell’Umbria; Davide Rondoni, poeta e presidente Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi; Marco Villani, vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Modera Annalisa Teggi, scrittrice e traduttrice. Con il sostegno di isybank, Tracce
SPETTACOLI SPIRTO GENTIL. GUIDA ALL’ASCOLTO. ILDEGARDA DI BINGEN: AVE GENEROSA Ore 21:00 Sala Neri Generali Cattolica Dialogo con il Professore Marco Gozzi L’appuntamento dedicato all’ascolto del programma musicale della collana Spirto Gentil, fondata da don Luigi Giussani, si concentrerà sulla Ave Generosa di Ildegarda di Bingen. Il curatore Pier Paolo Bellini, compositore e musicologo, condurrà la serata, mentre il professore Marco Gozzi sarà presente in sala come ospite. In collaborazione con la collana Spirto Gentil “THE ROCK” – CORI DA “LA ROCCA” Ore 21:30 Teatro Galli Con Sergio Castellitto, Jared McNeill e ensemble Un intreccio di poesia, musica e performance teatrale, con la partecipazione straordinaria di Sergio Castellitto, accompagnato da un ensemble musicale diretto dall’artista americano Jared McNeill. “The Rock” è anche l’album di esordio dello stesso McNeill, attore e regista teatrale, realizzato in collaborazione con il compositore Claudio Scarabottini. Le musiche, che spaziano tra elettronica pop, gospel, blues e world music, si fondono con le voci intense degli interpreti, restituendo nuova forza ai versi di Eliot, da cui è tratto anche il titolo della 46esima edizione del Meeting. Regia: Jared McNeill. In collaborazione con la Sagra Musicale Malatestiana. Con il sostegno di isybank, Gruppo Maggioli, Reggini Spa e Società Italiana Gas Liquidi Spa - Vulcan Ingresso a pagamento “ASPETTIAMO SENZA AVERE PAURA, DOMANI – CANZONIE DISQUISIZIONI SU LUCIO DALLA” Ore 21:30 Palco Piscine Ovest Illumia Di e con Sasà Calabrese, Dario De Luca, Daniele Moraca
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Fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli ETS, iscritta dal 06 giugno 2022 Repertorio n° 26584 nella sezione “Altri Enti del Terzo Settore” del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, ai sensi dell’articolo n. 22 del D. Lgs. del 3 luglio 2017 n. 117 e dell’articolo 17 del Decreto Ministeriale n. 106 del 15/09/2020. sede: via Flaminia 18/20, c.p. 1106, 47900 Rimini Tel. 0541-783100 | Fax 0541-786422
Direttore Gianfranco Giuliani Direttore responsabile Cesare Trevisani
Impaginazione Nicol Baiti Raffaele Carnevali Elisa Compagnoni Lorenzo Norfini
Progetto grafico Bruno Monaco
Immagini Foto Meeting
Fotolito e stampa CED Via dell’Industria, 52 Erbusco (BS) Registrazione Tribunale di Rimini n. 16/91 del 15/07/1991