Installatore Professionale – Maggio/Giugno 2020

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Reti idriche

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AQUAPURA DI ELBI: COME RIUTILIZZARE LE ACQUE REFLUE DELLA PROPRIA ABITAZIONE

Dagli obiettivi di progetto alla realizzazione, vediamo come si configura un impianto per il trattamento delle acque reflue civili l trattamento delle acque reflue civili è un tema che ha sempre più importanza sia per motivi di adeguamento normativo, sia per questioni ambientali ed etiche (principalmente il problema della scarsità di piogge e lo spreco di acqua). La possibilità di riutilizzare le acque reflue delle proprie abitazioni dopo averle trattate è un’opportunità che può interessare a molti, dato che può portare vantaggi economici oltre a esaudire le normative vigenti.

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Come iniziare un progetto di impianto Nei primi incontri tra il cliente e l’azienda che seguirà il progetto si traccia il percorso da seguire. Come primo passo si analizza la situazione iniziale e ci si pone degli obiettivi di progetto. Il secondo step, altrettanto importante, è consultare la normativa nazionale e regionale sul trattamento acque reflue, verificando i requisiti richiesti. Prendiamo come esempio la progettazione di un sistema di trattamento delle acque reflue provenienti da un’abitazione civile per 25 a.e. situata nella regione Lazio. Gli obiettivi di progetto sono i seguenti: – Realizzare un impianto di semplice costruzione, economico e con esigenze di manutenzione e di gestione, in generale, estremamente ridotte in relazione alla tipologia dello scarico. – Limitare al massimo la dispersione della risorsa idrica sotterranea e in particolare evitare i rischi di contaminazione delle falde sotterranee. – Ottenere delle acque trattate e utilizzabili per l’irrigazione. Il sistema proposto deve essere in conformità con i seguenti principi generali e normativi (nazionali e regionali): – Preservazione dei corpi ricettori (falda sotterranea). – Osservanza di quanto previsto dal D.lgs. 152/06, dal “Piano di Tutela delle acque Regione Lazio 30

INSTALLATORE PROFESSIONALE | N. 3/4 - MAGGIO/GIUGNO 2020

DGR 13 maggio 2011 n°219” e dal DL 185/2003, quindi le acque avranno caratteristiche conformi per l’irrigazione. – Deve essere assicurata la tenuta stagna dei manufatti. – Deve essere garantita la sicurezza nelle operazioni di manutenzione periodica. Come si elabora un progetto di impianto Dopo aver verificato l’attuale situazione dell’edificio e aver analizzato i terreni circostanti, si stendono i parametri di progetto, cioè quei dati che permettono di elaborare su carta il sistema più adatto al contesto, come se si stesse confezionando un abito su misura. In particolare, nel caso di utilizzo di acque reflue depurate per l’irrigazione, come nel nostro esempio, la normativa (DM 185/2003) stabilisce una serie di caratteristiche fondamentali per i liquidi uscenti da impianti di trattamento di acque, che sono quindi da controllare: – Limitata presenza di metalli pesanti che potrebbero entrare nel tessuto delle piante e conseguentemente nel ciclo alimentare (spesso assenti nei reflui di abitazioni civili). – Garantire una bassa salinità. La presenza di ioni come il boro o il sodio, soprattutto in terreni con matrice argillosa, dà vita a scambi ionici che possono modificarne la struttura e, di conseguenza, il livello di fertilità. Un parametro che viene considerato in normativa è il SAR (Sodium Adsorption Ratio) che quantifica appunto la salinità dovuta alla presenza del sodio. – Compatibilità con il sistema di irrigazione adottato: bassi valori di SS e BOD soprattutto al fine di evitare fenomeni di intasamento. – Contenere bassi i livelli di patogeni (batteri, virus, etc). Le acque reflue possono essere particolarmente ricche di questi microrganismi che rischiano di essere nocivi sia per le persone che ne vengono a contatto, sia per i consumatori dei prodotti agricoli coltivati nei terreni irrigati.


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