IV. Fondamento nella spiritualità del Cuore di Gesù
1 Il Cammino del Cuore attualizza la devozione al Cuore di Gesù
2. Dimensione apostolica della spiritualità del Cuore di Gesù
3. Conclusioni
Allegati schematici
PROLOGO
Quando, nel maggio 2020, la Rete Mondiale di Preghiera del Papa lanciava la piattaforma digitale de "Il Cammino del Cuore", pochi potevano immaginare la portata del viaggio che stavamo per intraprendere. In quei giorni, mentre facevamo gli ultimi ritocchi alla grafica degli undici libri in spagnolo, nasceva qualcosa di più di una semplice raccolta di testi: prendeva vita una nuova tappa nel processo di rifondazione dell'opera
Questo momento ha rappresentato un punto di svolta nella missione di far conoscere il modo specifico di vivere la Spiritualità del Cuore di Gesù proprio della Rete di Preghiera: il Cammino del Cuore L'invito a vivere questa esperienza spirituale si è propagato rapidamente, raggiungendo progressivamente un numero crescente di persone e superando molti confini.
L'equipe internazionale si è così trovata di fronte ad una duplice sfida: da un lato, animare e coordinare proposte formative affinché direttori, coordinatori ed équipe nazionali vivessero in prima persona questo itinerario, per poterlo poi proporre nei propri paesi; dall'altro, avviare il delicato processo di traduzione e adattamento in altre lingue Tra il 2020 e il 2021, ne siamo stati testimoni, questo seme ha iniziato a germogliare in diversi terreni. Le esperienze si sono moltiplicate: da incontri di un giorno a cicli di 14 sessioni quindicinali, sia online che in presenza. Persone di diversi paesi, principalmente ispanofoni, hanno iniziato a vivere questo cammino, a pregare con esso, a incarnarlo nella vita quotidiana, lasciandosi trasformare dal Signore, passo dopo passo.
Come una nuova pentecoste, le prime traduzioni in inglese, francese, portoghese e italiano hanno aperto nuovi orizzonti. I ritiri e i workshop hanno iniziato a diffondersi anche in queste lingue; poco dopo il cammino è stato tradotto anche in giapponese, filippino e in altre lingue, ciascuna con le proprie specifiche sfumature che strada facendo hanno arricchito questa esperienza universale
Con il lancio della prima formazione per formatori in lingua spagnola, il 2022 ha segnato un'altra tappa significativa Questa iniziativa rispondeva ad un bisogno crescente: fornire strumenti a coloro che si sentivano chiamati a condividere il cammino con altri, preparandoli ad essere facilitatori e
accompagnatori formati e sensibili.
Da allora, passo dopo passo, siamo testimoni di una crescita costante, sia del numero di persone che vivono l'esperienza sia di coloro che si preparano a condividerla. Man mano che l'esperienza si diffondeva in diversi contesti, i materiali sono stati adattati e arricchiti. È stata proprio questa rilettura del processo a confermarci la necessità di lavorare al libro che ora hai tra le mani.
Questo Libro 12 nasce dall'esperienza viva di questi anni. Scaturisce dalla necessità di sistematizzare quanto appreso, di organizzare quei contenuti che si sono dimostrati particolarmente preziosi per una comprensione più profonda del cammino Non è un manuale rigido, ma un compagno di viaggio, un "kit di strumenti", flessibile e adattabile, da utilizzare in base alle esigenze specifiche di ogni contesto e gruppo.
Nei suoi capitoli il libro tesse una rete di rimandi: alla storia della devozione al Cuore di Gesù, alla tradizione della spiritualità che nasce dagli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio e alle esperienze pratiche di diverse équipe nel mondo. Dai riferimenti storici alle indicazioni metodologiche, ogni sezione è pensata per sostenere e arricchire il lavoro di chi accompagna altre persone in questo cammino spirituale
Il primo capitolo approfondisce il Cammino del Cuore nel suo insieme, spiegandone il senso, la struttura e le pratiche fondanti
Il secondo capitolo espone le dinamiche spirituali interne a ciascun passo del cammino, comprese alcune pause necessarie e i collegamenti tra di esse.
Il terzo capitolo offre aiuti metodologici alle guide per facilitare l'esperienza del Cammino del Cuore.
Il quarto capitolo presenta una sintesi storico-spirituale del legame tra il Cammino del Cuore e la tradizione spirituale della Rete Mondiale di Preghiera.
Per finire, abbiamo inserito un'appendice con alcuni schemi che illustrano l'itinerario proposto nel libro
Il contenuto di questo libro non intende esaurire la vastità dei temi trattati, quanto piuttosto ispirare e sostenere coloro che desiderano accompagnare altre persone a vivere questa esperienza Chiunque vi si cimenta, è invitato a pensare ad una proposta che si adatti alla realtà concreta in cui opera
Allo stesso modo, chi desidera approfondire uno dei temi o degli approcci affrontati in queste pagine potrà farlo attraverso gli undici libri già pubblicati de Il Cammino del Cuore e i materiali elaborati durante il Processo di Ricreazione della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, disponibili online.
Offriamo questo materiale nella speranza che possa essere un valido aiuto per proporre il Cammino del Cuore, ispirando e facilitando la missione di condivisione e di accompagnamento di altre persone che vorranno mettersi in cammino. Ci apriamo al sogno che, in un futuro non troppo lontano, queste pagine si arricchiscano di nuove proposte e frutti, raccolti dalle esperienze di chi diffonde questo itinerario in contesti diversi, adattandolo con creatività a persone, tempi e luoghi.
Il Cammino del Cuore è, in fondo, un cammino vivo, in costante dialogo con la realtà del nostro tempo, ogni volta che viene vissuto, ogni volta che viene proposto ogni volta che una persona o un gruppo lo vive Ci auguriamo che questo libro illumini il cammino di tutti coloro che si fanno compagni di viaggio di altre persone in questa meravigliosa avventura spirituale!
Buon cammino
Cristóbal Fones, SJ Direttore Internazionale
1. Il Cammino del Cuore come missione di compassione per il mondo
Il Cammino del Cuore è un processo mistagogico1 e catechetico che struttura un'esperienza spirituale. È un percorso di incontro con Cristo che invita ad una amicizia personale e profonda con Lui per collaborare alla Sua missione di compassione per il mondo Il Cammino ci aiuta a "sintonizzare" il nostro cuore con il Cuore di Cristo, a coltivare sentimenti e atteggiamenti sempre più simili ai Suoi e, a partire da questo incontro trasformante, ad entrare nella Sua missione di compassione.
Il Cammino del Cuore attualizza la devozione al Cuore di Cristo da una prospettiva apostolica e presenta in maniera coerente il tesoro dell'Apostolato della Preghiera alla luce degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola.
La spiritualità del Cuore di Gesù è il fondamento spirituale della nostra missione e il Cammino del Cuore è il nostro modo specifico di viverla; per questo esso è l'itinerario formativo della Rete Mondiale di Preghiera del Papa.
Il Cammino del Cuore ci aiuta a percepire le sfide del mondo con gli occhi di Gesù Cristo, a mobilitarci ogni mese, in docilità allo Spirito Santo, attraverso la preghiera e il servizio, per le sfide dell'umanità e la missione della Chiesa.
Questo programma di formazione ci aiuta ad entrare nella vita e nella missione della Rete Mondiale di Preghiera del Papa. È il frutto di una decina di anni di lavoro di un'equipe internazionale, di maturazione nella preghiera e di varie esperienze nell'ambito di ritiri spirituali È soprattutto un'esperienza spirituale da vivere personalmente e in comunità, nella dinamica di un ritiro spirituale oppure nella vita quotidiana, sotto forma di workshop, giornate, online o in presenza.
1 Mistagogia, dal greco mystagogía, significa l'atto di introdurre qualcuno al mistero della fede in modo esperienziale, cioè attraverso un percorso che coinvolge sia la ragione e l'immaginazione che i sensi e l'affetto.
Gli Statuti della Rete Mondiale di Preghiera del Papa affermano che attraverso il Cammino del Cuore «si risveglia la vocazione missionaria del battezzato, permettendogli di collaborare nella sua vita quotidiana, con la missione che il Padre ha affidato al suo Figlio ( )» (Art 4) Ed ancora: «"Il Cammino del Cuore" è un processo spirituale strutturato pedagogicamente per identificarsi con il pensiero, il volere e i progetti di Gesù. In questo modo, la persona battezzata si propone di accogliere e servire il Regno di Dio, motivata dalla compassione nello stile del Figlio di Dio Questo percorso lo rende disponibile alla missione della Chiesa» (Art. 5).
2. Presentazione generale della sua struttura
Il Cammino del Cuore è un processo, una sequenza concatenata di momenti ed elementi diversi che lo compongono nel suo insieme. Non è un susseguirsi di discorsi sulla spiritualità, né tantomeno una serie di esperienze isolate su tematiche spirituali. È un itinerario spirituale.
È strutturato in una sequenza di nove passi, presentati in modo articolato, sequenziale e coerente Ogni passo presuppone quello precedente e apre al successivo. Questi nove passi trovano corrispondenza anche nella tradizione dei primi nove venerdì del mese, nella Spiritualità del Cuore di Gesù, intesa come cammino trasformante di amicizia con il Signore attraverso la comunione sacramentale e la preghiera
Nove mesi, nove passi. Nove: numero di pienezza, di completezza o totalità. Processo: sequenza trasformativa, di crescita e di maturazione, per dare alla luce una vita nuova Il cammino invita a vivere un itinerario verso una nuova nascita, una nuova vita, il più possibile vicina al Cuore di Gesù, al suo stile, ai suoi sentimenti, al suo modo di agire. Aiuta a nascere alla vita dello Spirito.
I 9 passi del Cammino del Cuore vengono chiamati così perché sono un cammino da percorrere Quanto al "cammino", precisiamo sin d'ora che, pur suggerendo questa parola l'idea di una progressione, non si tratta tuttavia di un'esperienza lineare. È piuttosto un processo "elicoloidale", similmente alle eliche di un elicottero o alla forma di una molla disposta orizzontalmente
Sembra andare all'indietro, ma nel movimento elicoidale all'indietro, il movimento in avanti continua.
Si può pensare al processo anche come ad una scala a chiocciola che disegna lo stesso movimento elicoloidale, ma in questo caso verticalmente. La persona che cammina guadagna in "profondità" o in "altezza"; quando passa per gli stessi luoghi ha l'impressione che il "paesaggio del cammino" sia lo stesso; tuttavia, è diverso poiché la persona lo attraversa con profondità o altezze diverse.
Questo ci introduce anche all'idea di "ripetizione". La proposta di questo processo porta in sé l'esperienza della "ripetizione", similmente alla dinamica degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola. Si ritorna su dinamiche, temi, frutti che, pur sembrando apparentemente gli stessi, in sostanza non lo sono; un'esperienza, infatti, qual è il Cammino, introduce sempre qualcosa di nuovo. Anche se si "passa" per lo stesso tema, non si è più gli stessi perché il cammino stesso trasforma. Questo rende l'esperienza diversa perché diverso è il modo con cui essa viene accolta.
3. Passi - Tappe (Triadi) - Pause
Come già è stato detto, il cammino è articolato in passi, ognuno dei quali possiede una propria dinamica interna. Ogni passo si apre e si chiude in sé stesso, ma allo stesso tempo la sua conclusione apre la strada al passo successivo
I passi 1, 2 e 3 formano la prima triade (tappa). I passi 4, 5 e 6 costituiscono la seconda triade I passi 7, 8 e 9 costituiscono la terza triade Alla fine di ogni tappa è prevista una pausa, una sorta di "ponte" tra la tappa che si conclude e quella successiva. Ogni tappa ha una sua dinamica spirituale e la sua conclusione conduce alla dinamica della tappa successiva.
Chi propone e accompagna l'esperienza del Cammino del Cuore deve tenere ben presenti la struttura e l'organizzazione dell'intero percorso, una specie di mappa che serve a progettare e proporre l'itinerario spirituale. La prospettiva cambia se ci pone dalla parte di chi percorre il cammino: la dinamica interna, la sequenza e la concatenazione delle tappe sono vissute, ma non pensate Non si tratta, infatti, di una conoscenza intellettuale. Chi percorre il cammino
non lo conosce a priori, né necessariamente lo deve conoscere. Lo vive semplicemente, lo sperimenta e, a poco a poco, se opportuno, ne conosce la struttura grazie alle "oggettivazioni o restituzioni" fornite da chi guida e accompagna il processo
Chi guida e accompagna il Cammino del Cuore non deve solo conoscerlo con la "testa", come frutto di un processo intellettuale, ma deve soprattutto averne fatto personalmente esperienza Nella vita spirituale, infatti, comunichiamo un'esperienza: quella dell'incontro con Cristo risorto.
4. Pratiche fondanti del Cammino del Cuore
Il Cammino del Cuore, come itinerario di incontro con il Signore, si fonda su due pratiche fondamentali: la preghiera alla luce della Parola di Dio e la rilettura o esame spirituale
Ascoltare il Signore e dimorare nella Sua Parola è il fondamento del Cammino del Cuore. Percorrendo i nove passi del Cammino, la persona è invitata a coltivare l'amicizia con Gesù, ad ascoltarlo, ad osservarlo in azione, a stare con Lui durante il giorno e a vegliare con Lui durante la notte, fino a conoscere il Suo Cuore e a decidersi per Lui. Solo il Vangelo rivela chi è Gesù Cristo, pertanto chi percorre questo cammino è invitato a meditare e contemplare la Parola Il Vangelo è Gesù stesso
Ogni giorno il Cammino del Cuore invita non solo alla meditazione e alla contemplazione delle Sacre Scritture, ma anche alla pratica della rilettura spirituale, chiamata anche Esame: un modo per riconoscere la presenza del Signore nella vita quotidiana La rilettura spirituale della giornata aiuta a sintonizzare il proprio cuore con il Cuore del Signore, riconoscendo la Sua presenza in ciò che si vive ogni giorno e ascoltando la Sua voce negli avvenimenti È la pratica che aiuta a distinguere e a scegliere i cammini che conducono alla vita e a rifiutare quelli che portano alla morte Questo itinerario si configura anche come un cammino di combattimento spirituale che aiuta a conoscere e praticare il discernimento per evitare le trappole del nemico e accogliere la proposta di Vita del Signore, lasciandosi trasformare dal cuore La pratica della rilettura spirituale è alla base del discernimento
spirituale per farsi guidare dallo Spirito del Signore e imparare a scegliere secondo il Cuore di Gesù, nelle piccole e grandi decisioni di ogni giorno.
La preghiera alla luce del Vangelo e la prassi della rilettura spirituale sono fondanti per due motivi almeno:
In primo luogo, entrambi gli elementi devono essere presentati e proposti all'inizio del cammino come pratiche proprie di questo itinerario; vanno spiegati la sua metodologia e il suo significato. Chi fa il cammino deve vivere l'esperienza di pregare con la Parola e praticare la rilettura spirituale per potersi disporre interiormente in modo adeguato.
In secondo luogo, questi due elementi attraversano l'intera esperienza: sono presenti in ogni passo. Chi guida il Cammino del Cuore deve proporli costantemente. I nove passi suggeriscono diverse pratiche di rilettura alla fine di ogni libro e propongono testi biblici particolarmente illuminanti per ogni tappa. La Parola illumina e fonda ciascun passo e la rilettura spirituale è la base per la pratica del discernimento spirituale. Per questo è fondamentale pregare con la Parola e praticare la rilettura spirituale nell'esperienza di ogni passo
Assimilare queste due pratiche fondanti non è un fine in sé, ma un mezzo per rafforzare la vita spirituale delle persone, al di là dei confini di questo itinerario spirituale Imparare a rileggere la vita e conoscere il Signore nei Vangeli sono i pilastri della vita spirituale del discepolo che decide di seguire Cristo, poiché aiutano a conoscerlo e a familiarizzare con Lui nel suo itinerario di vita e a riconoscerlo nella vita quotidiana, a partire da quell'esperienza.
L'esperienza dell'incontro con Gesù Risorto nella Parola (pregare alla luce della Parola) riecheggia e parla nella vita quotidiana del discepolo (rilettura spirituale).
5. Passi della preghiera con la Parola
Esistono molti modi di pregare con la Parola di Dio La lectio divina è un'antica tradizione della Chiesa e diversi modelli possono aiutare a trarne beneficio spirituale. Qui proponiamo alcuni consigli ispirati all'esperienza di Sant'Ignazio di Loyola. Sono solo indicazioni per prepararsi all'incontro con il Signore. Spetta poi a ciascuno il fatto di vedere, alla luce della propria esperienza, cosa serve, che cosa no È importante aiutare chi fa il cammino a trovare ciò che più gli si addice.
Disporre il corpo e il cuore. È importante avere cura del tempo che si dedica alla preghiera, individuando il momento della giornata più adatto a garantire una minima concentrazione. È utile stabilire in anticipo una durata ragionevole, in linea con ciò che si desidera vivere; non si tratta di un'impresa eroica, ma di qualcosa che sia sostenibile. È bene anche scegliere il luogo più adatto al raccoglimento
Prepararsi alla preghiera. Chi fa il Cammino può iniziare la preghiera leggendo lentamente il testo da meditare, memorizzandolo e preparandosi. Può assumere poi una posizione del corpo che lo aiuti a pregare e che sia di beneficio alla sua interiorità. Si mette alla presenza del Signore con calma, magari facendo il segno della croce; entra quindi nel silenzio del cuore, non in modo forzato, ma accogliendo quel silenzio che rivela la presenza divina.
Chiede al Signore di essere completamente orientato a Lui, immagina il luogo della scena evangelica e formula una richiesta di grazia in base a ciò che desidera vivere nella sua relazione con Dio. Senza fretta, si sofferma su ciò che gli dona consolazione spirituale, permettendo all'incontro con il Signore di guidare la preghiera
Meditazione. Poi inizia la meditazione, ricordando il testo della Scrittura, una storia che non proviene da lui, ma che gli è donata. Cerca di cogliere il significato di questo racconto, non per acquisire conoscenza, ma per scoprire come partecipa a quella storia e come essa parla della sua stessa vita Permette alla meditazione di risuonare dentro di sé, toccando il suo cuore più che l'intelletto. Questi momenti non sono rigidamente separati, poiché l'obiettivo non è accumulare sapere, ma aprirsi ad una trasformazione interiore che aiuti a guardare la vita con occhi nuovi
Conclusione (Uscita). Al termine del tempo di meditazione, si dedica un momento a parlare con il Signore come un amico parla ad un amico, condividendo ciò che la meditazione ha suscitato nel cuore Questo dialogo nasce dopo l'ascolto e può concludersi con la preghiera del "Padre nostro" Per qualche minuto si ripercorre quanto si è vissuto: si osserva come si è svolta la meditazione (luogo, durata, postura) e se le indicazioni hanno aiutato a mettersi alla presenza del Signore o se ci si è affrettati. Si riflette su ciò di cui si è fatta esperienza, verificando se si è ricevuto ciò che si chiedeva o se il desiderio è cambiato, e cosa si è scoperto su di sé, sul mondo e su Dio. Infine, si prende nota del proprio stato interiore - gioia, pace, vuoto, ecc. - per riconoscere come lo Spirito del Signore guida giorno dopo giorno.
6. Passi della rilettura spirituale
La rilettura spirituale è innanzitutto uno spazio di preghiera con il Signore Tre momenti aiutano a entrare nell'"abc" del discernimento: ringraziare, riconoscere, scegliere per il domani.
Ringraziare È il frutto, il fondamento di tutto il Cammino del Cuore Ringraziare umanizza, ordina la vita interiore ed affettiva, orienta il cuore di chi cammina verso la vita.
Riconoscere. Nell'esame della giornata alcune persone tendono a fare un elenco di peccati o di sbagli, con atteggiamento inquisitorio Non è questo il senso della rilettura, né il vero significato dell'esame spirituale. Si tratta di riconoscere il peccato, la fragilità, ciò che separa dall'Amore, tutto ciò che conduce alla morte non per suscitare il giudizio su di sé, ma per imparare dalla propria esperienza ciò che ostacola la Vita e allontana da Cristo La rilettura serve anche a prendere coscienza delle conseguenze delle azioni, delle parole e delle decisioni disordinate per imparare a scegliere la vita, a partire da questo riconoscimento e da un sincero pentimento
Scegliere per il domani. Alla luce di questa esperienza, chi cammina è invitato dallo Spirito a rifiutare ciò che è morte nella sua vita, ciò che lo separa dal Signore e dai fratelli, e ad accogliere invece ciò che lo apre alla vita che Dio gli offre Questa rilettura conduce, nella vita quotidiana, a una vera e propria "custodia del cuore", secondo l'insegnamento della tradizione monastica.
Dinamica generale dell'esperienza
I primi tre passi sono fondamentali in questo processo del Cammino del Cuore, nel quale ci si apre sempre più liberamente a una chiamata gratuita d'amore e si diventa gradualmente disponibili a rispondere a tale invito.
Per risvegliare la disponibilità che è alla base della risposta a questo incontro d'amore è necessario un processo che si svolge nel tempo, un cammino che rende possibile l'incontro, la chiamata e la risposta.
Anche se sappiamo che tutto ciò che è vita nasce dall'amore e tende all'amore, viviamo in un mondo ferito, in un mondo in cui non è sempre facile riconoscere e scoprire questo amore che è il fondamento di ogni cosa. Non è sempre facile ascoltare la chiamata all'amicizia in questo mondo lacerato; l'apertura alla risposta incontra ostacoli.
È per questo che il Cammino inizia con il riconoscimento di quell'amore che sostiene tutto e che trova però un'accoglienza fragile nel cuore di ciascuno e nella dinamica del mondo. Nei primi tre passi siamo invitati a riscoprire la dinamica dell'amore su cui si fonda la nostra vita, facendo esperienza della tensione tra la gratuità dell'Amore infinito, le inquietudini del nostro cuore e la sua esistenza in un mondo lacerato.
Passo Uno
Il primo passo del Cammino del Cuore, "In principio, l'Amore", costituisce l'occasione per entrare nel cuore di Dio, per fondare la nostra esperienza spirituale sul Suo Amore e non sui nostri buoni propositi o sulle aspettative di "obbedire" a un piano divino Sono molte le immagini distorte di Dio, non "cristianizzate". Di qui l'importanza che tutta l'esperienza trovi il suo fondamento nell'Amore. La dinamica del primo passo riguarda il riconoscimento di un amore concreto, reale, vissuto, che ciascuno può toccare con mano nella propria storia personale Il collegamento con l'amore concreto del Signore, riconosciuto nella propria vita e nella propria storia, fa scaturire il miracolo della fiducia amorosa nella Sua volontà, che si esprime come gratitudine. Questa esperienza può trasformare ogni cosa.
Questo passo, pietra angolare del cammino, ci invita a "riconoscere" l'amore quale forza concreta e palpabile nella nostra vita. Non si tratta di qualcosa di teorico o generico, ma di un amore personale, con nomi e volti precisi. L'amore si concretizza in persone reali che fanno parte della nostra vita, in volti, in avvenimenti accaduti in luoghi e momenti determinati, con persone precise che è importante individuare e chiamare per nome.
Questo passo non "parla" dell'amore, né propone una dinamica che "spieghi" che cosa sia l'amore Il nucleo di questo passo è riconoscere, attraverso esperienze, persone, eventi, situazioni e incontri reali e concreti della sua vita, che l'amore ha plasmato la nostra esistenza; non solo ci ha dato vita, ma ci sostiene e ci fa crescere Nel riconoscere questo amore siamo invitati a ringraziare
Questo primo passo è decisivo poiché segna l'inizio del cammino e sta alla base della prima tappa, il fondamento di tutto. È importante che le persone vivano un'esperienza concreta di riconoscimento dell'amore nella loro vita per poter progredire nei passi successivi Senza questa esperienza, il cammino risulta fragile e privo di una base solida.
Passo Due
Il secondo passo del Cammino del Cuore, "Il cuore umano, inquieto e bisognoso", dopo aver già gustato e percepito l'amore che ci precede (il Cuore di Dio), aiuta a entrare nel proprio cuore, a partire dalla propria esperienza personale, fatta di luci ma anche di ombre e ferite, attraversata dal peccato e dalla miseria. Dopo aver vissuto il primo passo, risalta ancor di più la povertà della nostra risposta è naturale di fronte ad un amore così grande Tutti facciamo esperienza di vivere in un mondo fondato sull'amore; di un mondo, però, allo stesso tempo minacciato, messo in discussione, negato, manipolato da quei legami gratuiti che costruiamo.
In questo passo la persona viene aiutata a guardare le tensioni del proprio cuore: il desiderio di amare e di rispondere, da una parte, la fragilità della risposta a tanto amore, dall'altra. Il secondo passo invita a guardare il peccato da una prospettiva sana, liberante, che pone l'accento sulla responsabilità per il dono della nostra libertà in relazione all'amore
Con questo secondo passo le persone sono aiutate, dagli accompagnatori, a conoscere meglio le prime regole del discernimento, a partire dalla propria esperienza Le regole del discernimento2 diventano luci per illuminare l'esperienza Affinché il cuore si conformi al Cuore di Gesù è necessario comprendere meglio che cosa siano la vita interiore, le alternanze tra consolazione e desolazione e saperle interpretare. Nessun discernimento è possibile senza prestare attenzione alla propria vita affettiva, vale a dire alla dimensione relazionale che ogni essere umano vive, con se stesso, con Dio e con tutto ciò che è altro da sé.
Chi fa questa esperienza impara a riconoscere che la vita interiore è un combattimento spirituale tra dinamiche che aprono alla vita e altre che la chiudono, portando su sentieri di morte Chi accompagna aiuta a percepire come tutto ciò che si vive - incontri, avvenimento - influisce e genera movimenti interiori, mozioni. Risvegliarsi alla propria vita interiore è il primo passo della vita spirituale, ossia della vita secondo lo Spirito Santo.
2 Libro degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio dal n 313 al n 336 È opportuno conoscere il significato e l'applicazione di queste regole
Passo Tre
Il terzo passo del Cammino del Cuore, "In un mondo scoraggiato” , ci invita a entrare nel cuore dell'umanità, per connetterci con la nostra dolorosa ricerca in un mondo lacerato, dilaniato da contraddizioni. È proprio in questa realtà che spesso si intrecciano speranze e scelte personali che ci aprono, in modo più consapevole, a questa missione di compassione e ad un amore attivo, nello stile di Gesù, dal cuore della Trinità.
Il terzo passo non ci invita solo a contemplare il mondo nella sua dinamica di vita e di morte, ma anche a riconoscere come ciascuno di noi si colloca e prende decisioni in risposta a questa dinamica. È un passo che con la sua dinamica interna conclude la prima tappa del cammino.
Questi primi tre passi possono essere descritti come dinamismo dell'amore Creatore che scaturisce dal Cuore del Padre. In questa prima tappa sperimentiamo la tensione tra l'amore che ci precede e il riconoscimento della nostra fragilità nel rispondervi, testimoniando le conseguenze dell'amore e del suo dinamismo di Vita e di Morte nel nostro cuore e nel riflesso che questo ha sul mondo
Conclusione della tappa - La Prima
Pausa
Tre sono le parole importanti da tenere presenti nella conclusione della prima tappa prima di passare alla successiva (che comincia con il passo 4) per aiutare la persona ad approfondire il percorso effettuato: sosta, silenzio, passaggio.
Dal punto di vista metodologico conviene prendersi un momento di pausa e guardare indietro L'immagine del ponte lungo il cammino aiuta a visualizzare questo momento: un luogo dove "saliamo", prendendo una certa distanza, osservando il cammino compiuto per ripercorrere con il cuore, approfondire le esperienze, fare una pausa E poi guardare avanti con speranza, verso il quarto passo
Guardando indietro e rileggendo quanto ha vissuto, la persona riconosce anche che ci sono cose che aveva trascurato e che ora può riconoscere; altre che aveva considerato in modo più frettoloso e che in questa pausa trova il tempo approfondire. È importante prevedere un tempo preciso di pausa per riesaminare tutto il cammino percorso sinora.
La conclusione della tappa implica anche la conclusione della dinamica proposta fino a questo momento, incentrata sull'esperienza personale dell'Amore creatore del Padre, sul modo in cui ciascuno accoglie e sviluppa questo amore nel mondo e sulla fragilità dei legami tra di noi e con il Creato.
Passo Quatro
Il quarto passo del Cammino del Cuore, "Il Padre invia il Figlio per salvarci", è l'inizio della seconda tappa In questo passo chi accompagna deve riuscire a cogliere se la persona accompagnata ha fatto esperienza di essere stato salvato da Cristo o se per lo meno ha vissuto un'esperienza che ricorda, che oggi colpisce e stupisce il suo cuore, e in cui riconosce di essere stata salvata da Cristo
In questa nuova tappa la persona che fa il Cammino del Cuore si avvicina, in modo delicato e profondo, al cuore dell'incontro con Gesù che la chiama per nome, per "stare con Lui e per essere inviato" a condividere la Sua missione di liberazione (Mc 3, 13-15), di compassione e di servizio di fronte alle sofferenze dell'umanità.
A chi si apre a questa verità viene concesso, con l'aiuto della grazia, di passare da una consapevolezza di una vita ferita ad una vera esperienza di salvezza. Così, la meditazione della kenosi o "abbassamento" di Gesù (cfr. Fil 2, 5-11), che non ritenne un privilegio l'essere come Dio ma si fece servo e ultimo tra gli uomini, costituisce il nucleo del quarto passo, perché aiuta a entrare nella dinamica propria del Cuore di Dio, mediante la contemplazione di come Gesù intende il potere: non come un'autoaffermazione di superiorità, ma come donazione di sé che porta salvezza.
Si tratta di aiutare la persona a cogliere fin dall'inizio che Gesù non viene a condannare, ma a salvare. L'obiettivo di questo passo è di diventare
consapevoli di essere stati salvati e perciò sostenuti e rimessi in cammino da Gesù. Siamo invitati a meditare e contemplare il Vangelo, a osservare lo stile di Gesù e il modo in cui Lui si avvicina a chi è nel bisogno
In questo quarto passo è proposta anche la meditazione del Vangelo secondo il metodo degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola. Siamo invitati a pregare con le potenze dell'anima (memoria, intelletto e volontà), orientandole all'incontro e alla relazione personale con Gesù che rialza la persona, la rimette in cammino e le permette di ascoltare la Sua chiamata.
Passo Cinque
Il quinto passo del Cammino del Cuore, "Lui ci chiama suoi amici", aiuta a progredire nel percorso che, a partire da un primo incontro con Cristo che salva, conduce verso una relazione più profonda di amicizia. L'invito è quello di continuare a fare nostro il Suo stile: come nasce, come parla, come si relaziona con gli altri, perché piange, ride, sogna, ama. Sempre a partire dai Vangeli.
È fortemente caldeggiata, in questo passo, la lettura di un intero Vangelo, preferibilmente il Vangelo di Marco, per due motivi: anzitutto perché è il più breve e facile da leggere, anche se inizia con il racconto del battesimo e a differenza di Luca e Matteo non presenta una narrazione di quella che è conosciuta come la "vita nascosta" di Gesù. In secondo luogo, perché è il più antico e il suo racconto è più strettamente collegato a quelli delle "parole e opere di Gesù" che circolavano tra le prime comunità (la cosiddetta "Fonte Q"), senza tante aggiunte interpretative di tipo teologico, create successivamente a seguito del confronto con l'esperienza della comunità
Gesù appare, per così dire, in modo più diretto, le sue emozioni non sono filtrate, si percepiscono facilmente (tenerezza, rabbia, stanchezza, gioia, ecc.).
In questo passo si entra più in profondità nella conoscenza spirituale interiore dell'uomo Gesù e nella conoscenza profonda di Colui che "si è fatto uomo": Gesù, il Signore.
Il Cammino del Cuore si configura come un cammino crescente di disponibilità apostolica Non si tratta solo di intimità nella relazione con il Signore, ma di una decisione d'amore che richiede determinazione e sequela. In questo passo ci si apre alla contemplazione, nello stile degli Esercizi
Spirituali. Si contempla il Signore Gesù come se gli fossimo accanto, lo si ascolta, lo si guarda agire, fino a sentire la Sua voce che ci chiama e ci spinge a deciderci per Lui.
In questo passo è importante fare attenzione al legame con Gesù più che ai grandi progetti che ciascuno vuole realizzare Ci sarà tempo più avanti di pregare e concretizzare la propria missione (nella scuola, nell'opera sociale, nel governo, nella pastorale…), ma chi accompagna il cammino deve aiutare la persona a fermarsi su ciò che è essenziale: chi è Colui che invia, la persona stessa di Gesù, il Suo Cuore. Siamo spesso tentati di intendere la chiamata come un compito, non come una relazione È importante correggere questa stortura. Ciò che è centrale non è il compito, bensì "ascoltare la chiamata ad una relazione personale di amicizia e rispondere accettando tale amicizia"
L'esperienza ci aiuta a comprendere come Gesù inviti ciascuno di noi a far parte del progetto del Padre e di come Lui non desideri farlo da solo, ma assieme a noi. Occorre incoraggiare la persona ad accogliere liberamente tale invito, a lasciarsi chiamare da Cristo per stare con Lui ed essere da Lui inviato. Nel guidare questo passo è importante fare attenzione alla dinamica interiore della persona, a come aiutarla a crescere nel desiderio di stare con Gesù e ad entusiasmarsi per la Sua missione. Questo passo dovrebbe accendere un senso di determinazione ed entusiasmo per la missione di Gesù e incoraggiare la persona a prendere la ferma decisione di seguirlo
Passo Sei
Il sesto passo, "Cristo dimora in noi", conduce la persona a entrare ancora più in profondità nella relazione personale con Gesù Cristo, il Risorto. Questa maggiore profondità nel rapporto con il Signore dispone "l'orecchio e il cuore" della persona ad ascoltare, tra tante, la Sua voce È l'ultimo passo della seconda tappa, il punto più profondo nella dinamica interna di questo cammino: si è condotti a rimanere nella contemplazione del Signore, ad approfondire la conoscenza interiore della sua persona, ad apprendere il suo stile, il suo modo di vivere, le sue decisioni Alla persona viene proposto di rimanere rivolta al Signore con tutti i sensi, ad apprendere da Lui, a rafforzare il legame, a lasciarsi plasmare dal suo modo di procedere. È, per così dire, un essere "cuore a cuore".
Come accade a chi si ama e sta insieme, le parole diminuiscono; questo passo è spesso più "silenzioso", il cammino si consolida e l'esperienza mette radici. Si tratta di un tempo più profondo e intimo con il Signore. In tal senso, la proposta generale del passo è quella di continuare a pregare con la Parola di Dio, approfondendo il discernimento degli spiriti per essere docili alla voce dello Spirito Santo e crescendo in intimità e familiarità con il Cuore di Cristo.
Questo passo conclude la seconda tappa e conduce al terzo ed ultimo tratto del cammino È una sorta di passo-cerniera, importante perché vi si gioca l'amore personale e profondo con Gesù Cristo. Il compito di chi accompagna è quello di favorire questo incontro, con discrezione, strutturando pertanto una proposta che eviti attività o dinamiche che distraggano la persona e
facilitando una preghiera semplificata, silenziosa, aperta alla contemplazione del Signore, per favorire l'incontro. La persona potrebbe avere la sensazione di tornare alle esperienze precedenti, ma le attraversa in modo diverso, più profondo (come in un'esperienza elicoidale)
Conclusione della tappa - La seconda pausa
Ancora una volta, cammin facendo, è tempo di una pausa per rileggere nel cuore la dinamica complessiva vissuta in questa seconda tappa Un ponte per guardare, riposare e ripartire
Per entrare nel senso di questa seconda pausa, conviene fermarsi e chiedersi: qual è stata l'esperienza spirituale vissuta in questa seconda tappa? Dal quarto al sesto passo, la persona percorre un tratto di strada che va sempre più in profondità e in intimità con Gesù, chiedendo e desiderando familiarità con il Signore, approfondendo la conoscenza del suo modo di essere e di agire. La persona che vive questo itinerario non può accedere al passo sette senza aver vissuto in profondità questa dinamica
Solo da questo incontro personale, da un cuore trasformato, nasce il desiderio di seguire Gesù Cristo, secondo il suo stile, e di mettersi al servizio della sua missione di compassione, offrendo la vita insieme a Lui Solo così il cammino che si apre con la terza tappa aiuterà la persona ad entrare in una dinamica di "uscita e ritorno" dalla e alla propria realtà e la sua stessa vita sarà realmente l'altare della sua offerta, il luogo dove la sua missione si incarnerà come esperienza di amore per il Signore e per i fratelli
Se la dinamica interna della seconda tappa è stata vissuta superficialmente, se l'incontro con il Signore non è avvenuto, conviene non proseguire, aspettare, darsi tempo e ripetere i momenti opportuni per favorire
l'esperienza. Altrimenti c'è il rischio che la persona resti in superficie e non entri nell'esperienza dei passi sette e otto, e che gli impegni assunti "per donarsi alla missione" si trasformino in un esercizio volontaristico o, almeno in parte, autocentrato e compiacente
È essenziale che la persona possa disporsi a questo incontro, senza forzature, reclami o esigenze, e che si dia il tempo necessario per lasciarsi incontrare gratuitamente È un'esperienza intima che non può essere controllata, ma solo accolta e riconosciuta quando è donata. Alla guida è richiesto un profondo rispetto per il processo della persona, in modo da favorire e lasciare il tempo necessario perché il Signore la incontri e le parli.
Questa seconda pausa è un invito a guardare alla dinamica dei propri desideri che escono gradualmente dal circuito dell'autoreferenzialità, centrandosi sempre più nel Signore. Si cerca di aiutare la persona a percepirsi e a riconoscere ciò che desidera, identificando e dando un nome ai desideri, riconoscendo ciò che si è mosso dentro di sé e dove conducono quei movimenti. L'incontro con il Signore, l'accoglienza della sua amicizia e la disponibilità a trascorrere tempo con Lui producono dei cambiamenti nella persona, non la lasciano uguale a prima, com'era all'inizio del cammino Questa pausa è il momento per effettuare questa rilettura spirituale
Questa pausa fornisce anche l'occasione di un incontro tra chi accompagna e chi è accompagnato per una verifica e un confronto a partire dalle esperienze vissute Questo colloquio può aiutare e orientare il processo, se necessario
Passo Sette
Il settimo passo, "Con Lui offriamo la nostra vita", aiuta la persona a entrare nell'esperienza della vita eucaristica, del farsi dono nella quotidianità, in ciò che si è chiamati a vivere. L'unione con Gesù che la persona ha approfondito nella tappa precedente (così ben espressa nella dossologia della Preghiera Eucaristica: " per Cristo, con Cristo e in Cristo ") va pian piano identificandosi con il suo modo di agire, di vivere, di parlare, di sognare il mondo.
In questo passo la persona fa esperienza di come lo stile di Gesù rifletta il modo in cui Dio ha voluto rivelarsi a noi: come auto-donazione, come dono di Sé Non solo "dare cose" (la vita, l'affetto, la famiglia, il messaggio, un modello...), ma soprattutto donare sé stesso nel Figlio, e quest'ultimo nella sua vita umana donata sino alla fine. Il cuore di questo passo risiede nell'esperienza della dimensione sacrificale che è propria dell'amore (di una madre, di un padre, di un amico, di un figlio, di un coniuge ) perché è un riflesso dell'amore di Dio che è intrinsecamente oblativo (che si dona), non possessivo (che trattiene).
Quando contempliamo il Mistero pasquale, non ci concentriamo solo sulla passione e sulla morte, ma dobbiamo aiutare a leggere in questa chiave tutta l'esperienza di amore di Cristo, come hanno fatto gli stessi evangelisti, per comprendere il suo sacrificio in relazione alla sua vita e alla sua risurrezione
La persona entra in questo mistero di offerta di Gesù Cristo (già prefigurato nell'Incarnazione), portato a compimento nel dispiegarsi della sua vocazione, nel come e con chi si relazionava, nei luoghi dove sceglieva di abitare, nel modo in cui affrontava le difficoltà e la minaccia della morte, nel modo in cui è
stato ucciso e, soprattutto, nel modo in cui ha vissuto tutto questo per fede. Alla fine, essendo stato risuscitato dal Padre, questo "modo" viene confermato Non è stata quindi solo un'azione meritoria a "guadagnarci" la salvezza; si tratta piuttosto di una disposizione permanente che ci mostra un modo più umano di vivere.
Il mistero pasquale si esprime nell'Eucaristia. In questo passo la persona sperimenta di imparare a "morire per vivere" (spezzarsi e donarsi), che non è necessariamente qualcosa di drammatico, ma che rappresenta in qualche modo un paradigma vitale.
In questo passo la persona si trova di fronte al dilemma della vita cristiana che non cerca di evitare il dolore a tutti i costi, ma di abbracciare l'amore in tutte le circostanze, assumendo il dolore che deriva dalla decisione di amare; di essere, con Gesù, pane che si spezza e si condivide. Questa è la chiave. La persona comincia a rendersi conto che, se vuole amare, deve accoglierne le conseguenze: rinunce, incomprensioni, disprezzi, svantaggi forse, scomodità e, in tal senso, croci; uno "spezzarsi". Anche se sappiamo che c'è più gioia nel dare che nel ricevere, che la dinamica del dono vitale genera maggiore pace e senso, ciò nulla toglie alla profondità del dolore che rimane un mistero sacro Non si tratta di un dolore "scelto o ricercato", ma accettato come conseguenza della fedeltà alle decisioni prese; della fedeltà all'amore.
Passo Otto
L'ottavo passo, "Una missione di compassione", conduce la persona ad una sintesi in cui la missione non è più soltanto il frutto dell'entusiasmo suscitato dalla chiamata, ma nasce da un'identificazione profonda con Gesù e con la sua causa, nella disponibilità ad assumere, per quanto è possibile, tutto ciò che essa comporta. È il modo concreto di realizzare nella propria vita il desiderio di dono che si è manifestato nel settimo passo
La missione di compassione è allo stesso tempo un dono e un compito. Per essere compassionevoli non basta semplicemente decidere di esserlo: è anzitutto un dono-mandato, un impegno che coinvolge tutta l'esistenza. La missione, quindi, è affidata dal Signore stesso, ma al tempo stesso non si realizza senza una libera scelta personale di lasciarsi inviare ogni giorno, in ogni circostanza. Questa scelta diventa autentica solo a partire dall'esperienza del Risorto. Questa esperienza non dipende dalla singola persona: non siamo noi, in primo luogo, ad andare incontro al Signore, ma è Gesù Risorto che si manifesta vittorioso e ci riempie di una gioia vera, rendendo concreto il suo legame d'amore. È questa l'esperienza di questo passo.
Il centro di questo passo è la missione, una missione di compassione. Ma che cosa significa compassione? La compassione è un criterio di azione, di comportamento: non si riduce a una semplice sensibilità. La compassione, "soffrire-con" (cum-patire), è la capacità di riconoscere la sofferenza dell'altro con empatia e ascolto, senza giudicare, spingendoci ad agire per alleviarla Non è sentimentalismo. Un buon esempio di questa dinamica è la parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 25-37).
Gesù Cristo invita ciascuno di noi a guardare il mondo con i suoi occhi, a provare compassione dalle viscere, a lasciarsi toccare e a decidere di collaborare con Lui nella missione ricevuta dal Padre: una missione di compassione verso i più vulnerabili e fragili È Lui l'inviato e colui che "ci precede" nella missione; noi collaboriamo con Lui.
Il tratto di strada percorso con il Signore permette a chi fa il cammino di percepire l'invito alla missione Si tratta ora di concretizzarla, di rendere reale nella propria storia questo criterio di azione che è la compassione, lavorando per gli altri, servendo e donandosi là dove ciascuno è chiamato a incarnare la missione: nel rapporto con sé stesso, con il Signore, con i fratelli e con tutta la creazione Questa concretizzazione storica cerca di "ancorare" alla realtà, con piccoli passi possibili, le mozioni che la persona ha ricevuto lungo il percorso affinché non rimangano solo bei propositi, ma vengano messi in atto.
In questo passo la persona scopre che spesso non si tratta di scegliere ciò che piace o attrae, ma di scegliere ciò che costruisce il Regno, ciò che promuove il bene di ogni situazione concreta e di ogni persona. La persona scopre che tali realtà richiedono una decisione, a volte persino contro la propria sensibilità, i propri sensi o sentimenti non ancora illuminati, contro ciò che "piace" Il punto è che la compassione è un criterio per l'azione, non principalmente un sentimento.
Bisogna fare attenzione ai fervori indiscreti o ai desideri non vagliati di compiere grandi azioni che non provengono dal Signore, ma dal proprio "volere e interesse". La vera consolazione spinge verso cose reali e possibili nelle circostanze di vita della persona. La persona deve essere in grado di radicare i suoi desideri nella vita concreta di ogni giorno
Passo Nove
Il nono passo del Cammino del Cuore, "Una rete mondiale di preghiera e di servizio, attenta ai bisogni dell’umanità”, è la trasposizione dell'intero percorso nella vita quotidiana. L'esperienza del Cammino del Cuore è un itinerario spirituale che mira a trasformare concretamente la vita; non è una parentesi o una fuga in un momento specifico, anche se si tratta di un momento forte nella vita spirituale di chi fa il cammino
La missione pregata e sottoposta a discernimento si traduce ora in un'esperienza continua che si vive in modo integrale e fondamentale, insieme ad altri, in comunità Sebbene sia un cammino personale con Gesù, non è un processo individuale Questa distinzione è importante perché il Cammino del Cuore non è una ricetta di autoaiuto per diventare persone migliori, ma un cammino nella Chiesa (la comunità dei battezzati) a servizio della missione di compassione per il mondo affidataci da Gesù
Questa rete (famiglia o comunità) mondiale di preghiera è composta da coloro che, attraverso l'offerta quotidiana della propria vita, si rendono disponibili a collaborare alla missione di compassione del Cristo Risorto, in qualunque situazione o stato di vita si trovino
La chiamata alla missione che il Signore rivolge al discepolo è il fuoco che lo rende apostolo, inviato dal Cuore del Padre al cuore del mondo È Gesù che ci unisce, colui che ci chiama e ci convoca ad una missione comune Non ci
uniscono le affinità personali, un carisma specifico, l'amicizia o l'omogeneità socioculturale, ma la persona di Gesù nel suo centro più intimo: il suo Cuore.
Il passo nove è l'ultimo passo della terza tappa che rappresenta la fase di uscita, di invio. La persona si prepara a tornare nel mondo e a condividere con gli altri ciò che ha visto e udito in questo percorso. È la tappa che prepara alla missione in modo concreto, alla donazione, alla missione di compassione e alla vita comunitaria "Una donazione alla missione di compassione vissuta in rete, in comunità".
Questo passo può essere accompagnato dalla presentazione delle diverse modalità di partecipazione e appartenenza alla Rete Mondiale di Preghiera del Papa. È l'occasione per aiutare chi fa il Cammino a riflettere sul proprio modo di "essere Chiesa", di "sentire con e nella Chiesa". È il passo che apre alla riflessione sulla missione vissuta in comunità.
Conclusione
della tappa - Raccogliere i frutti
Con il nono passo si conclude la terza tappa e anche l'intero itinerario. È opportuno dedicare un tempo adeguato a concludere bene il percorso in modo da riconoscere, da dare un nome e accogliere le grazie ricevute. Questo camminino non è semplicemente un'esperienza spirituale in più; è l'occasione per riconoscere con la maggiore chiarezza possibile in che modo il Signore ha parlato lungo tutto il cammino
A seconda del format della proposta (online, in presenza, ritiro o workshop, in pochi giorni o distribuito su più mesi), si valuterà come proporre il tempo di raccolta dei frutti L'importante è che le persone concludano il cammino e si aprano a vivere le grazie ricevute nella loro vita quotidiana
I frutti si esprimeranno in desideri, mozioni, nuove idee, nuove chiarezze, nuovi modi di essere, di guardare o di agire, rinnovamento dei legami, rilancio
di progetti… Le persone riconosceranno i diversi modi in cui il Signore ha parlato al loro cuore.
La conclusione dell'intero processo piò comprendere anche la conclusione della terza tappa, senza la necessità di una pausa specifica per quest'ultima. Si può però anche prevedere un tempo dedicato alla conclusione della tappa - che ha come centro la donazione alla missione in comunità - e aggiungere poi una conclusione dell'intero processo Ciò che conta è che il processo sia concluso e che venga fatta una rilettura per riconoscere, dare un nome e ringraziare per i doni ricevuti.
Alcuni suggerimenti metodologici
Proponiamo ora alcune indicazioni che possono aiutare a programmare l'esperienza del Cammino del Cuore: piccole aggiunte al percorso, utili per trarre maggiore frutto dall'esperienza.
1. Sul processo
Poiché si tratta di un processo e non di una semplice successione di incontri scollegati, la metodologia deve tenere conto di questo, facendo sì che il processo venga riconosciuto e verbalizzato
Per questo è molto utile il ricorso a risorse didattiche che consentano di riconoscere il processo, che lo rendano visibile o tangibile, che suggeriscano l'idea di un cammino che si costruisce man mano che lo si percorre Ad esempio, un disegno o una composizione che si completa a ogni passo con una consegna; la costruzione di un sentiero con un cuore per ogni passo o con le immagini suggerite nei libretti. Segni, simboli, lettere, numeri, foto, parole che tengano traccia del cammino compiuto da ogni persona Le possibilità sono numerose, l'obiettivo è che le persone percepiscano che stanno avanzando, che stanno davvero camminando.
Il processo ha di solito un filo conduttore più o meno visibile che conferisce coerenza a ciò che si vive e che ogni persona deve poter riconoscere Ad esempio: uno stesso modo di fare la rilettura a ogni passo, una parola mnemonica che aiuti a ricordare la sequenza della rilettura, una sequenza che si ripete nel tempo, l'iniziare o il concludere ogni passo allo stesso modo, un'icona che costituisca il denominatore comune lungo il cammino, un colore o una musica che evochino quel filo che "cuce" le esperienze di chi fa il cammino.
In sintesi, il processo deve essere vissuto e riconosciuto: è questo cui devono mirare le risorse metodologiche proposte
1.a Tappe. Passi. Pausa
Al momento di progettare la proposta è importante, da parte di chi accompagna, tenere ben presente l'intero cammino e conoscere la dinamica globale, quella che corrisponde a ogni tappa, ai singoli passi e al senso delle pause Insistiamo sull'importanza di tenere ben presente lo schema utilizzato nei libretti per orientare ciascun passo e la dinamica interna di ogni passo e tappa, quando si formula una proposta o si prepara un incontro, sia che si tratti di fare tutto il percorso o di proporlo solo in parte Questi elementi aiutano a non perdere di vista l'essenziale, a non perdersi nella vastità dei temi e degli spunti proposti nei libretti.
La proposta deve dunque essere centrata su ciò che è essenziale in ogni passo: il frutto che si desidera ricevere, la parola chiave del passo e la dinamica interna che lo caratterizza. Sia che si tratti di una proposta più articolata o di una più ridotta, i temi e le attività devono rafforzare gli elementi indicati nello schema di riferimento In base a questi elementi vanno scelti gli spunti da utilizzare, le attività da preparare, la musica o l'immagine più adatte
1.b Scansione temporale
Le proposte del Cammino del Cuore possono prevedere scansioni temporali diverse Il percorso può essere strutturato in modo concentrato, come ad esempio un ritiro di due o tre giorni; oppure in singole giornate o mezze giornate; oppure in incontri settimanali o quindicinali distribuiti nell'arco di più mesi; in quest'ultimo caso le persone che partecipano a un incontro devono poi mantenere un ritmo di preghiera nella loro vita quotidiana che consenta loro di approfondire il tema proposto Questa casistica è solo esemplificativa: vi sono molte altre possibilità che devono adattarsi alla realtà concreta di chi vive l'esperienza e che devono essere considerate da chi accompagna.
Ciò che conta è che il processo abbia un inizio e una fine, ben pensati e progettati per predisporre alla grazia e ai frutti. È da evitare la presentazione di una sequenza scollegata di temi di spiritualità tratti dal Cammino del Cuore con il pretesto che il tempo a disposizione è limitato.
Il Cammino del Cuore può essere proposto, ad esempio, in quattro fasi: una fase iniziale di due introduzioni, seguita poi da altre tre fasi, una per tappa.
Questo modo di suddividere, intervallare e raggruppare i passi corrisponde bene alla dinamica interna del percorso, senza forzarla. Un'altra possibilità è quella di suddividere il cammino in cinque incontri: un incontro introduttivo, tre incontri per sviluppare le tre tappe e un incontro finale per raccogliere i frutti.
Un'altra possibilità è quella di proporre il Cammino del Cuore come ritiro di una giornata, con spazi di preghiera personale, piccoli gruppi per la condivisione, guidati da facilitatori che abbiano già vissuto l'esperienza, un momento di raccolta finale dei frutti. La scelta della proposta dipenderà dalle circostanze di tempo, luogo e persone.
1.c Esperienza spirituale
Il Cammino del Cuore è prima di tutto un'esperienza spirituale. Per questo motivo chi accompagna l'esperienza deve aiutare le persone a vivere un'esperienza di questo tipo Si tratta di passare dalla testa al cuore: non tanto, quindi, di comprendere con le idee, quanto di acquisire una comprensione più ampia che coinvolga la dimensione affettiva della persona, i suoi sentimenti, i suoi desideri, le sue idee e, in molti casi, anche il suo corpo come cassa di risonanza dell'esperienza.
Tenere conto di tutto questo aiuta a scegliere i mezzi più idonei a proporre l'esperienza. Ad esempio, se si affronta il primo passo, più che offrire trattati sull'amore, è importante far in modo che le persone riconoscano l'amore da cui sin dall'inizio sono sostenute Non si tratta di spiegare com'è l'esperienza dell'amore, ma di aiutare le persone a farne esperienza e a darle poi un nome.
Un altro punto importante è il seguente: chi fa il cammino deve essere in grado di riconoscere l'esperienza e di poterla esprimere in qualche modo: darle un nome, descriverla, verbalizzarla, disegnarla, cantarla, danzarla. Non è un esercizio puramente intellettuale: esso coinvolge, infatti, altre dimensioni dell'esistenza. Per questo è utile proporre elementi che risveglino e coinvolgano i sensi
Può essere di aiuto il trovare fuori di sé ciò che si cerca (amore, dolore, peccato, tensioni, incontro, amicizia, dono di sé, missione, ecc.), ad esempio in una storia reale, in un video, in una canzone, in un racconto o in una poesia,
per poi tornare, come davanti a uno specchio, a guardarsi dentro, riconoscendolo nella propria vita.
In questo senso il ricorso ad elementi - come quelli elencati prima o altriche risvegliano i sensi deve aiutare la persona a entrare nell'esperienza e a disporsi a ricevere il frutto del passo. Bisogna evitare che questi elementi siano semplici ornamenti decorativi o riempitivi.
Può essere utile aiutare le persone ad esprimere e condividere ciò che vivono in piccoli gruppi, con attività che favoriscano la condivisione. È un modo per vivere il cammino a livello personale, ma in comunione.
1.d Percorso in presenza
È possibile vivere l'esperienza sia in presenza che online. La frequenza e la durata di ogni incontro possono essere adattate in base al numero dei partecipanti e al contenuto della proposta L'intervallo tra un incontro e l'altro deve aiutare a mantenere il ritmo e la percezione del processo, senza diluire la proposta. La persona deve ricordare ciò che vive per costruire progressivamente il processo del percorso. Se l'intervallo tra un incontro e l'altro è troppo lungo, è più difficile percepire questo senso di unità.
1.e Materiali di supporto
È importante che la persona abbia a disposizione una versione della Bibbia nella sua lingua madre per poter leggere il Vangelo e altri brani della Sacra Scrittura a partire dalla propria esperienza di vita e di preghiera
È necessario, poi, avere un quaderno personale, dove scrivere, disegnare, dipingere: un supporto che consente di registrare il processo che si sta vivendo e che si possa consultare quando lo si desidera Questo strumento è particolarmente utile anche per la pratica della rilettura o dell'esame quotidiano.
È utile, inoltre, che le persone dispongano di materiali per pregare, leggere, meditare o approfondire il tema dell'incontro Possono essere testi tratti dalle varie sezioni dei libri o altri materiali adatti (canzoni, video, poesie, testi biblici): tutto ciò che aiuta a lavorare sul tema dell'incontro.
1.f Esperienza di preghiera
Il Cammino del Cuore è un'esperienza di preghiera, cioè di incontro con il Signore. È importante, quindi, prevedere momenti di preghiera personale, anche guidata, affinché le persone possano poi riprendere e approfondire questi momenti nella loro vita quotidiana, tra un incontro e l'altro Non bisogna darlo per scontato. L'esperienza del Cammino del Cuore è formativa, ma non è un corso di spiritualità; è un itinerario fondato sulla preghiera personale
Le guide fornite devono proporre modi diversi di pregare con la Parola: meditazione, contemplazione, preghiera vocale, lectio divina; bisogna avere cura di proporre ciò che meglio favorisce l'esperienza A chi ha vissuto l'esperienza degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio possono essere proposti anche i metodi di preghiera di quell'esperienza.
Similmente, gli incontri di gruppo devono proporre la pratica della preghiera personale con la Parola e della rilettura spirituale, affinché le persone ne facciano esperienza, la imparino, vi si esercitino e la facciano diventare un'abitudine. Ogni incontro può iniziare, ad esempio, con la rilettura dell'incontro precedente, della vita quotidiana tra un incontro e l'altro, o delle risonanze emerse dopo aver pregato con un testo biblico In sintesi, per vivere il Cammino del Cuore come stile di vita è richiesta la pratica quotidiana della rilettura spirituale e della preghiera con la Parola.
2. Su chi fa il
Cammino
La progettazione della proposta deve tenere conto dell'età, dell'esperienza spirituale e delle ricerche delle persone che intraprendono il cammino Una cosa è proporre un'esperienza di questo tipo ad animatori adulti, parrocchiali, provenienti dai gruppi dell'Apostolato della Preghiera; un'altra invece è proporla ad animatori del Movimento Eucaristico Giovanile, o ad un gruppo consolidato di adoratori o di musicisti, piuttosto che ad un gruppo di persone che non si conoscono.
È anche importante prevedere momenti di accompagnamento del gruppo e dei singoli Talvolta è opportuno dividere gruppi più numerosi in piccoli gruppetti in cui un facilitatore aiuti a condividere regolarmente l'esperienza spirituale. Si possono anche prevedere momenti di accompagnamento individuale È consigliabile, in ogni caso, calendarizzare alla fine della seconda tappa un incontro personale con ogni persona per valutare il percorso compiuto.
3. Sui facilitatori
3.a Ruolo del facilitatore
Chi accompagna l'esperienza del Cammino del Cuore deve aiutare le persone a vivere questa esperienza È la persona che aiuta, facilita, struttura la proposta affinché le persone percorrano l'itinerario I mezzi per favorire il cammino vanno scelti in base alle circostanze, alle persone, ai tempi e ai luoghi. Si possono scegliere risorse diverse, purché aiutino a raggiungere il fine desiderato. Non esistono pertanto mezzi prestabiliti, bensì strumenti da individuare in base alle circostanze dell'esperienza concreta In alcuni casi, ad esempio, sarà opportuno introdurre un tema con un video, in altri con un brano evangelico, in altri ancora con un'immagine. A volte sarà d'aiuto la musica, altre ancora una proposta di danza. In alcuni casi si farà ricorso alla pittura e ai lavori manuali, in altri solamente ai testi biblici
È meglio evitare di proporre troppi stimoli o di parlare troppo a lungo dei temi. L'importante non è la proposta in sé - che è solo un mezzo - né il facilitatore stesso, che "semplicemente" aiuta le persone a incontrare il Signore attraverso questo cammino. Ciò che conta è che la persona entri davvero nell'esperienza; tutti i mezzi scelti devono essere funzionali a questo fine. Benché la proposta sia, da un punto di vista metodologico, impeccabile, se non è di aiuto, non serve allo scopo e va scartata Si tratta di pensare ciò che aiuta di più Questa sarà sempre la cosa più bella e migliore
Conviene essere prudenti e non cedere alla tentazione di dilungarsi nelle spiegazioni È meglio introdurre il tema in modo essenziale, senza sostituirsi al lavoro personale di chi deve mettersi in gioco per scoprire, riflettere,
discernere secondo le proprie possibilità. Allo stesso modo bisogna evitare di assumere il ruolo di maestri che insegnano e preferire piuttosto quello di compagni di cammino che hanno già vissuto l'esperienza e ora aiutano a percorrerla, disponendo ciò che favorisce il cammino, rimuovendo ostacoli, orientando il percorso e correggendo la rotta.
3.b Oggettivazione
dell'esperienza
È molto utile prevedere spazi per verbalizzare l'esperienza e il processo spirituale perché ciò aiuta a guardare il proprio percorso, ad ordinarlo attraverso il discorso, a scoprire nuove intuizioni. Parlare del processo aiuta a mettere ordine e a regolare ciò che si vive.
Ma non si tratta di parole qualsiasi, bensì solo di quelle che aiutano a trarre maggior frutto. Per questo è importante che il facilitatore offra indicazioni chiare quando si tratta di condividere, sia nei piccoli gruppi che nelle sessioni plenarie È utile dare istruzioni su cosa condividere, con quali tempi e modalità Per esempio: se si deve scrivere, disegnare, parlare soltanto, quando farlo e per quanto tempo, ecc. Questo aiuta a strutturare il percorso e a ridurre dispersioni, sia individuali che collettive.
Dopo aver ascoltato le condivisioni, bisognerebbe dare un po' di tempo per raccogliere ciò che si è sentito e restituirlo. Questo aiuta le persone a sentirsi ascoltate e accolte. È meglio evitare di concludere un momento di condivisione senza proporre una semplice restituzione. Questo momento di oggettivazione dell'esperienza aiuta a far emergere i frutti, a correggere la rotta, a sintetizzare, a normalizzare e incoraggiare il cammino.
3.c Suggerimenti per l'uso dei libri
I libri del Cammino del Cuore sono una cassetta degli attrezzi per chi accompagna l'esperienza degli altri Possono anche essere di aiuto alla preghiera personale, come materiale di meditazione per chi fa il Cammino, ma sono pensati principalmente come guida ai contenuti per chi facilita il percorso. Per questo devono essere usati nella misura in cui servono davvero ai partecipanti
Chi prepara l'esperienza deve aver chiaro lo schema che orienta il passo; è un aiuto importante, infatti, per fissare i punti centrali del cammino, per imprimere un orientamento e per scegliere i materiali adatti per ogni passo Anche a chi affronta la prima tappa può essere utile conoscere i libri, il quadro di riferimento e, soprattutto, la dinamica interna: questi elementi costituiscono le fondamenta per proseguire il cammino.
Ciò non significa che chi fa l'esperienza debba necessariamente leggere i testi; è opportuno però che quanto essi propongono costituisca il filo conduttore della prima tappa, soprattutto se i partecipanti sono alle prime armi. In seguito, man mano che si avanza nel cammino, chi facilita l'esperienza potrà scegliere altri brani dai libri per introdurre il tema del passo Il contenuto dei libri può essere integrato con altri materiali - video, testi, canzoni, ecc. - avendo sempre cura di evitare un eccesso di stimoli.
3.d Suggerimenti per i momenti di pausa
Tre idee (fermarsi, silenzio e tempo intermedio) possono aiutare nei momenti di pausa dopo ogni tappa, per evitare il rischio che questi siano intesi semplicemente come un'interruzione del cammino e non come uno spazio spirituale (non solo temporale) che aiuta ad assimilare ciò che si è vissuto.
È essenziale fermarsi, nell'esperienza del Cammino del Cuore, per rompere la routine (anche quella delle nostre pratiche spirituali) e ascoltare la fonte che dà la vita: Dio. È un atto di libertà che permette di discernere ciò che si vive, prendendo le distanze dagli impulsi e avvicinandosi allo Spirito Santo La sosta non è fine a se stessa, è una preparazione all'incontro con il Signore che ci attende nella nostra quotidianità.
Anche il silenzio è fondamentale per ascoltare ciò che di solito passa inosservato, dai piccoli rumori alla voce di Dio dentro di noi. Si tratta di mettere a tacere i rumori esterni e interni e di entrare in un dialogo profondo con il Signore. È necessario anche sospendere letture e stimoli per lascare spazio al vero incontro Questo silenzio non è tempo vuoto, ma terreno fertile per l'azione dello Spirito
Anche il tempo che intercorre tra i momenti di preghiera e le attività quotidiane è significativo Come nella parabola del seminatore, il seme cresce
da solo se gli si lascia spazio. Questo tempo libero non richiede azioni specifiche, ma un atteggiamento di fiducia e apertura affinché la Parola seminata nel cuore dia frutto, senza preoccuparsi di controllarne la crescita
Infine, è importante aiutare la persona a desiderare di vivere in pienezza il Cammino del Cuore. Attraverso la rilettura spirituale quotidiana, è possibile verificare se il proprio modo di vivere è in sintonia con i passi del cammino, confidando che il Signore opera nel cuore delle persone anche in mezzo alle occupazioni quotidiane.
4. Sul futuro
Una volta concluso il cammino, si torna alla vita ordinaria Come aiutare le persone a mantenere vivo lo slancio e la fiamma di questa esperienza? In questa fase, come durante il percorso, possiamo ricorrere alle Intenzioni mensili di preghiera del Papa e ai materiali offerti dalla Rete Mondiale di Preghiera È una tappa animata in modo speciale dallo Spirito Santo che è il motore della nostra missione.
Pregare e discernere quotidianamente la volontà del Cuore di Gesù non è un compito facile Dopo essere stati accompagnati in un itinerario spirituale così intenso, spesso si sperimentano disincanto o frustrazione. La persona arriva al termine del cammino con tanti propositi che a volte fa fatica poi a mantenere.
Come in ogni relazione, è necessario coltivare il rapporto, dedicare tempo, condividere la vita quotidiana, altrimenti la relazione si raffredda (almeno da parte nostra), può diventare distratta o utilitaristica.
4.a Risorse disponibili
Come sostenere una vita spirituale nella quotidianità senza l'aiuto continuo del proprio accompagnatore o dei momenti di preghiera vissuti durante i nove passi? La preghiera di discernimento, illuminata quotidianamente dalla Parola di Dio e la rilettura spirituale o esame quotidiano, costituiscono la modalità specifica per interiorizzare l'esperienza del Cammino del Cuore
I tre momenti di preghiera nell'arco della giornata proposti dalla Rete Mondiale di Preghiera possono essere di grande aiuto. L'offerta quotidiana e
la lettura della Parola al mattino sono la chiave che dispone la persona a vivere la quotidianità in unione al Cuore di Gesù e con spirito missionario. L'esame della sera è un momento fecondo per mantenere "lo sguardo fisso su Gesù" (Eb 12,1-2), sui suoi criteri e sul suo modo di agire, unendo inoltre tutte le nostre azioni a un'intenzione di preghiera più ampia, proposta dal Papa ogni mese. La Rilettura o esame spirituale della notte permette alla persona di guardare con occhi grati, umili e generosi al dono del suo amore, riconoscendo i suoi doni e inviti, chiedendo perdono per le mancanze e guardando avanti, sintonizzando i propri desideri con quelli di Gesù.
Altri aiuti concreti: un angolo di preghiera in camera, un quaderno spirituale, un'immagine che richiami l'esperienza del Cammino del Cuore, il rosario, ClickToPray.
4.b Con altri in comunità
Vivere in comunità è difficile ma è qualcosa che ci rende ciò che siamo La celebrazione dell'Eucaristia in comunità è forse l'esperienza più concreta che può aiutarci a sentirci Corpo. "La Chiesa fa l'Eucaristia e l'Eucaristia fa la Chiesa", diceva un teologo del XX secolo. Tutti siamo importanti perché siamo membri di questa famiglia di battezzati. La celebrazione e l'espressione liturgica, pur con tutte le sue imperfezioni e particolarità, resta per la nostra esperienza cristiana "fonte e culmine" (Lumen Gentium 11) della vita e dell'attività della comunità di Gesù.
La partecipazione alla Rete di Preghiera del Papa include la nostra appartenenza alla Chiesa cattolica. Il legame con la propria realtà ecclesiale più vicina è importante per chi vive il Cammino del Cuore.
Un secondo modo per costruire comunità è quello di partecipare in qualche forma alla Rete Mondiale di Preghiera. Vi sono molte possibilità. Per coloro che desiderano coinvolgersi di più è importante unirsi alle proposte e ai canali dell'Ufficio Nazionale, sia partecipando personalmente oppure in un gruppo parrocchiale di preghiera, nell'Apostolato della Preghiera, nel MEG o in un'altra comunità che partecipa o appartiene alla Rete Per alcune persone questo impegno può esprimersi anche attraverso un'Alleanza personale con Gesù o una consacrazione.
4.c Formazione e accompagnamento
Il Cammino del Cuore si vive ora nella quotidianità, ma ciò non significa che non sia possibile vivere di nuovo un'esperienza forte, come un ritiro, che aiuti la persona a rimettere a fuoco i passi di questo itinerario spirituale Come avviene con gli Esercizi Spirituali, si può partecipare più volte al Cammino del Cuore e con modalità diverse.
Per coloro che sentono la chiamata a diventare formatori è importante vivere l'esperienza degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, secondo le modalità offerte nel proprio Paese. Con ogni probabilità questi ultimi, più di altre proposte, continueranno a nutrire e illuminare l'esperienza già vissuta nel Cammino del Cuore e a comprendere meglio le dinamiche interiori che i formatori devono poi accompagnare e curare
È importante anche vivere l'esperienza della Formazione per Formatori del Cammino del Cuore secondo le modalità offerte dalla Rete di Preghiera, per sistematizzare gli strumenti e la pedagogia di questo itinerario
Inoltre, sia per chi vive il Cammino del Cuore sia per chi lo accompagna in gruppo, è fondamentale considerare un accompagnamento personale formale che aiuti negli anni a confrontare i processi interiori e a smascherare gli inganni dello spirito maligno. Se durante l'esperienza non ci fosse stato un accompagnamento personale, questo potrebbe essere un momento adatto per proporlo, dando così la possibilità di accedere a questo ministero della Chiesa in modo adulto e consapevole
Fondamento nella spiritualità del Cuore
di Gesù
Partiamo da due affermazioni:
Il Cammino del Cuore attualizza la devozione al Sacro Cuore di Cristo in una prospettiva apostolica e presenta in modo coerente il tesoro dell'Apostolato della Preghiera (oggi Rete Mondiale di Preghiera del Papa) alla luce degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola.
La spiritualità del Cuore di Gesù è il fondamento spirituale della nostra missione e il Cammino del Cuore è il nostro modo specifico di viverla Per questo lo chiamiamo il nostro itinerario spirituale di formazione.
Vediamo allora che cosa intendiamo quando facciamo queste affermazioni. Una prima sintesi storica ci aiuterà a cogliere il legame tra il Cammino del Cuore e la spiritualità del Cuore di Gesù, che ne è il fondamento. Questa sintesi ha anche lo scopo di offrire alcuni elementi interpretativi che aiutano ad ampliare il quadro di riferimento di questo itinerario a partire dal suo fondamento
1.
Il Cammino
del Cuore attualizza la devozione al
Cuore di Gesù
La devozione al Cuore di Gesù, come espressione di una spiritualità centrata sulla persona di Gesù Cristo, ha una lunga storia. Si è adattata nel corso dei secoli ai diversi contesti storici e sociali, manifestandosi in varie forme e linguaggi Il Vangelo di Giovanni parla del "cuore trafitto di Gesù" (Gv 19,34), che i primi Padri della Chiesa hanno approfondito ampiamente e che la mistica medievale ha interpretato come la ferita che rivela la profondità dell'amore di Dio
Nei secoli più recenti, le espressioni più note sono quelle mediate dalle rivelazioni a Santa Margherita Maria Alacoque nel XVII secolo e dal successivo culto al Sacro Cuore nel XIX secolo, inserito in una prospettiva apostolica grazie all'Apostolato della Preghiera e alle rivelazioni della Divina
Misericordia a Santa Faustina Kowalska agli inizi del XX secolo. La Rete Mondiale di Preghiera del Papa, ricreazione dell'Apostolato della Preghiera, è una di queste inculturazioni
Il Magistero della Chiesa parla anche di questa spiritualità nelle encicliche sul Sacro Cuore, come quella di Papa Pio XII del 1956, "Haurietes aquas", e "Dives in Misericordia" di San Giovanni Paolo II (1980). Anche Papa Francesco ha recentemente pubblicato la lettera enciclica Dilexit Nos (2024)
La Compagnia di Gesù è legata a questa spiritualità del Cuore di Cristo sin dalle sue origini, soprattutto grazie all'esperienza spirituale di Sant'Ignazio di Loyola e alla sua contemplazione dei misteri della vita di Gesù negli Esercizi Spirituali, ma anche al suo ministero di preghiera e di servizio apostolico, inteso come collaborazione in una missione di compassione per il mondo. Si comprende meglio, pertanto, il motivo per cui la Rete Mondiale di Preghiera del Papa, sia per la sua spiritualità cristocentrica che per la sua prospettiva missionaria, sia affidata come Opera Pontificia ai Gesuiti.
Lo stesso Apostolato della Preghiera, prima come missione spirituale e poi come espressione più associativa dei fedeli, è fondato nel 1844 in una casa di formazione di studenti gesuiti nel sud della Francia Poco dopo, il legame con la devozione al Cuore di Gesù segna definitivamente il fondamento della sua azione apostolica, che si diffonde in tutto il mondo, sempre sotto la guida della Compagnia di Gesù
È infatti grazie all'aiuto di San Claudio La Colombière, gesuita, che Santa Margherita Maria Alacoque può far conoscere la profondità della misericordia del Cuore di Gesù È lui l'accompagnatore spirituale con cui la Santa si confronta sulle rivelazioni ricevute Inoltre, durante la sua ultima visione nel 1688, riconosciuta dalla Chiesa, il Signore affida alle Suore della Visitazione e ai Padri della Compagnia di Gesù il compito di trasmettere a tutti l'esperienza e la comprensione del mistero del Sacro Cuore
Quasi duecento anni dopo, nel 1883, la Compagnia di Gesù accetta ufficialmente questa «piacevole missione» (munus suavissimum), di praticare, promuovere e diffondere la devozione al Cuore di Gesù, con il decreto 46 della 23ª Congregazione Generale Nel 1915, il decreto 21 della 26ª Congregazione Generale afferma che "l'Apostolato della Preghiera è un mezzo molto efficace per far progredire questa devozione".
A partire dalla fine del XX secolo, i Gesuiti promuovono un rinnovamento della spiritualità del Cuore di Gesù, cercando di rifondare l'Apostolato della Preghiera Lo stesso p Pedro Arrupe SJ, Superiore Generale della Compagnia di Gesù (1965-1983), nella lettera di consacrazione dell'intera Compagnia al Cuore di Gesù nel 1972 afferma: "Questo mezzo dell'Apostolato della Preghiera, che tanto ha aiutato il popolo di Dio, può oggi, validamente rinnovato e adattato, offrire un servizio nuovo e ampliato, quando si avverte il bisogno di creare gruppi apostolici di preghiera e di serio impegno spirituale"
Nel 1986 Papa Giovanni Paolo II conferma a sua volta la Compagnia nella missione ricevuta da Cristo stesso di diffondere la devozione al suo Cuore divino, così come nel mezzo privilegiato scelto per compiere tale missione, vale a dire l'Apostolato della Preghiera: "Vi chiedo di profondere tutti gli sforzi possibili per adempiere sempre meglio alla missione che lo stesso Cristo vi ha affidato: la diffusione del culto del suo Cuore divino".
Anche i Superiori Generali più recenti della Compagnia rispondono a questo appello. P. Peter-Hans Kolvenbach SJ (1983-2008) nei suoi scritti sul Cuore di Cristo ricorda che la Compagnia ha voluto "collegare solennemente la promozione della devozione al Cuore di Gesù all'Apostolato della Preghiera" È poi p Adolfo Nicolás SJ (2008-2016) a promuovere la ricreazione dell'Apostolato della Preghiera nella Rete Mondiale di Preghiera del Papa, e quindi l'aggiornamento del suo fondamento spirituale, la spiritualità del Cuore di Cristo Il 31 luglio 2022, festa di Sant'Ignazio, p Arturo Sosa SJ, attuale Superiore Generale della Compagnia di Gesù, rinnova la consacrazione della Compagnia al Cuore di Gesù; partecipa inoltre alla redazione degli Statuti definitivi della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, pubblicati dalla Segreteria di Stato vaticana nel luglio 2024
Questi statuti dichiarano che il suo "fondamento è la spiritualità del Cuore di Gesù, che è esplicitata nel Documento di Ricreazione dell'Apostolato della Preghiera, intitolato 'Un cammino con Gesù in disponibilità apostolica' (Roma, 3 dicembre 2014), che offre al discepolo di Gesù un cammino per far sì che il suo sentimento e la sua azione si identifichino con il cuore di Cristo, in una missione di compassione per il mondo" (Statuti, 2).
Raccogliendo questa storia, riconosciamo che la Rete Mondiale di Preghiera del Papa, Opera Pontificia affidata alla Compagnia di Gesù, ha come chiaro fondamento spirituale la spiritualità del Cuore di Gesù, vissuta come
cammino di amicizia con il Signore e di servizio alla sua missione, secondo la pedagogia del Cammino del Cuore.
2. Dimensione apostolica della spiritualità del
Cuore di Gesù
L'intuizione della preghiera apostolica che dà origine all'Apostolato della Preghiera si deve ad un gesuita francese, p. François-Xavier Gautrelet, e risale al 3 dicembre 1844, giorno della festa di San Francesco Saverio, nel contesto del secolo delle missioni. Mentre osserva, nella casa di formazione di Vals-près-le-Puy, l'entusiasmo con cui i giovani in formazione ascoltano i racconti missionari, soprattutto di Madurai in India, li invita ad essere missionari nella loro vita quotidiana: "la vostra missione è qui, nei vostri studi e nelle cose semplici di ogni giorno. Compiendola con disponibilità alla volontà di Dio, siete già apostoli che aiutano tutta la Chiesa"
Questa proposta, semplice e profonda, risuona subito nel desiderio di questi giovani gesuiti come un mezzo concreto per partecipare subito, mentre sono impegnati nella formazione, alla missione di Cristo, approfondendo la loro disponibilità Questa intuizione spirituale trova eco anche tra molti laici, desiderosi di contribuire all'impulso missionario del loro tempo.
Cinque anni dopo p Gautrelet formalizza questa intuizione fondando ufficialmente a Tolosa, in Francia, l'Apostolato della Preghiera (1849) Con l'arrivo di p. Henri Ramière SJ, che era stato uno dei suoi studenti, come successore alla guida dell'Apostolato della Preghiera, l'opera conosce una grande espansione P Henri Ramière SJ articola la missione dell'Apostolato della Preghiera con la devozione al Cuore di Gesù, in una prospettiva decisamente missionaria, e nel 1861 lancia la pubblicazione della rivista "Il Messaggio del Cuore di Gesù", ancora oggi presente in molti paesi.
P Henri Ramière SJ inserisce formalmente l'Apostolato della Preghiera nella dinamica del Cuore di Gesù. La preghiera di offerta non è più soltanto legata all'offerta degli studi, del lavoro e delle attività quotidiane, ma è associata a un'intenzione di preghiera per la missione della Chiesa: una preghiera di intercessione unita al Cuore di Gesù e alla sua missione di compassione per il mondo. È intesa come un'offerta della vita per la missione della Chiesa.
Con la pubblicazione del Messaggio del Cuore di Gesù, inizia così l'invito a pregare per le intenzioni del Cuore di Gesù. Un cambiamento importante avviene nel 1879: le intenzioni di preghiera sono formulate ogni mese dal Papa (Leone XIII) e affidate all'Apostolato della Preghiera In questo modo p Ramière dà maggior risalto al fatto che questa preghiera è apostolica e aperta al mondo; grazie ad essa i fedeli si uniscono al Cuore di Gesù, al servizio della sua missione.
Iscrivendo più chiaramente l'offerta quotidiana in una prospettiva apostolica, Ramière crea contemporaneamente una rete (o "lega", come la chiamava) di preghiera unita al Cuore di Gesù. Mostra così che non è solo la preghiera ad essere apostolica o missionaria, ma tutta la nostra vita Ciò che lui chiama "preghiera e zelo" (nel senso di attenzione, diligenza, impegno), oggi lo chiamiamo "preghiera e servizio" perché la vera preghiera ci dispone all'azione, ci apre agli altri e al mondo. Attraverso la preghiera di offerta ci rendiamo disponibili alla missione di Cristo Così, la preghiera di offerta quotidiana, unita a un'intenzione di preghiera, ci conduce a questa disposizione interiore di disponibilità per la missione.
3. Sintesi
Come dichiarano gli Statuti, la Rete Mondiale di Preghiera del Papa offre ai cattolici un cammino spirituale chiamato "Il Cammino del Cuore" che integra due dimensioni: a) la compassione per il mondo e per gli esseri umani; b) la comunione con la missione del Figlio: "Attraverso questo cammino spirituale, animato e coordinato dalla RMPP, si risveglia la vocazione missionaria del battezzato, permettendogli di collaborare nella sua vita quotidiana con la missione che il Padre ha affidato al Figlio. In questo modo egli diventa interiormente disponibile alla chiamata di Dio, attraverso il suo Spirito Santo, che interpella e guida ogni cuore e ogni coscienza umana verso il bene" (Statuti, 4).
In sintonia con le intuizioni fondanti, possiamo dire che la Rete Mondiale di Preghiera del Papa è "una rete di cuori uniti al Cuore di Gesù", che promuove la preghiera apostolica per le intenzioni del Santo Padre e che è costituita da gruppi e persone di diversi carismi, nei quali si vive il Cammino del Cuore come itinerario spirituale che aiuta a conformarsi a Cristo e a collaborare alla sua missione
1. Passi – Triadi – Pause
Il Cammino del Cuore si articola in fasi, ognuna delle quali possiede una propria dinamica interna Potremmo dire che ogni fase si apre e si chiude su se stessa e, tuttavia, allo stesso tempo la sua chiusura apre la strada alla fase successiva.
Le fasi 1, 2 e 3 formano la prima triade
ALLEGATI SCHEMATICI
I passaggi 4, 5 e 6 costituiscono la seconda triade.
I passaggi 7, 8 e 9 costituiscono la terza triade.
Alla fine di ogni triade c'è una pausa, che può anche essere intesa come un "ponte” tra la triade che si chiude e quella che inizia Ogni triade, inoltre, ha una propria dinamica spirituale e la sua chiusura permette di aprire la dinamica della triade successiva.
2. Schema generale del percorso e parola chiave
Lo schema è completato da un itinerario coerente nei suoi blocchi o triadi e in ogni fase o passo. Ogni passo ha una parola chiave "ordinatrice”, un indizio che aiuta a "focalizzare” il punto centrale dello stesso Questa parola chiave serve anche come criterio di discernimento per la progettazione della proposta pedagogica e per la selezione delle dinamiche e dei materiali da utilizzare. Se utile, nella formazione si possono utilizzare anche "verbi chiave”, "frasi chiave” e altre risorse orientate allo stesso scopo di "aiutare a mettere a fuoco” Di seguito riportiamo un esempio in cui la parola chiave è stata arricchita in funzione del contesto della formazione offerta. Vedi anche schema 3.
3. Schema che riflette il percorso compiuto
dal
viandante, sempre più in profondità
Il passo 6 è il punto più profondo di maggiore intimità e incontro con il Signore.
4. Dinamica trinitaria del cammino
Tenendo sempre presente che queste sono soltanto alcune connessioni teoriche, orientate a suscitare un maggiore approfondimento spirituale, e non rigidi parallelismi teologici (né tantomeno esclusivi), è possibile anche accostare il Cammino del Cuore da una prospettiva trinitaria, considerando ciascuna delle triadi separatamente nei suoi passaggi interni e, allo stesso tempo, l’intero itinerario in modo più generale
La prima triade ci invita a concentrarci sull’Amore, che è l’essenza stessa di Dio. In termini generali, può essere associata al PADRE, che ci parla direttamente al cuore con un linguaggio che possiamo comprendere, in modo concreto ed esperienziale nella nostra storia personale ("il mio cuore”)
Inoltre, all’interno di questa triade, possiamo contemplare una dinamica trinitaria: il Padre è il fondamento di ogni amore generativo (Passo 1), che si autocomunica donandosi completamente a noi come figli e figlie molto amati. Il Figlio rappresenta l’estroversione incarnata di questo amore, che si rende presente nell’umanità e palpita nel suo divenire storico (Passo 2), assumendo la vulnerabilità della nostra stessa natura, simboleggiata nel cuore Lo Spirito Santo riflette questo cuore in espansione, che geme con dolori di parto in tutta la creazione mentre anela alla pienezza della redenzione (Passo 3), indicandoci l’amore dell’Amato, dal quale tante volte ci alieniamo in un mondo senza cuore
La seconda triade ci mette in relazione con il Mistero della Salvezza, offerto e rivelato attraverso Gesù Cristo. Questa triade può essere associata alla missione del FIGLIO, che viene a portarci vita in abbondanza In questa tappa del cammino ci viene presentato Gesù, con le sue scelte e i suoi sentimenti, rivelandoci l’amore umano e divino del suo Sacro Cuore ("il suo cuore”).
Anche qui è possibile approfondire in chiave trinitaria: il Padre, nel suo amore infinito, invia il suo Figlio unigenito per operare la redenzione del genere umano (Passo 4), perdonando i nostri peccati e aprendoci le porte della salvezza. Il Figlio ci viene incontro e ci invita a una relazione di amicizia e di collaborazione apostolica (Passo 5), interpellando la nostra libertà affinché accogliamo la sua chiamata e condividiamo la vita con Lui È lo Spirito Santo che ci trasforma interiormente, identificandoci con Cristo e con i suoi sentimenti (Passo 6), permettendoci di essere abitati da Lui e dal suo modo di procedere.
La terza triade ci conduce a integrare l’esperienza cristiana nella vita quotidiana, animati dallo Spirito di Dio. È proprio lo SPIRITO SANTO che ci riunisce come "figli e figlie nel Figlio” e ci costituisce come comunità, riflesso del vincolo relazionale intratrinitario ("i nostri cuori”)
All’interno di questa triade possiamo individuare anche riferimenti trinitari: integrare la volontà amorosa del Padre in un mondo ferito implica partecipare al mistero pasquale (Passo 7) L’obbedienza di Gesù si esprime attraverso la nostra vita eucaristica: siamo spezzati e donati con Lui, siamo il suo Corpo Mistico. Così il Padre continua a nutrire il mondo. È il Figlio, Gesù Risorto, che ci rende partecipi della sua missione di compassione nella vita quotidiana (Passo 8), trasformando i nostri criteri e atteggiamenti a partire dai nostri contesti particolari Infine, l’azione dello Spirito Santo ci collega come una vera rete universale (Passo 9), unendo carismi diversi e mobilitandoci, attraverso la preghiera e il servizio, per affrontare le sfide dell’umanità in una missione comune
5. Sviluppo della dinamica interna del percorso
Presentiamo schematicamente la dinamica interna di ogni passo, che è il punto di partenza del passo, la domanda generale che spinge il viandante a raggiungere la grazia o il frutto che gli viene donato Così anche di seguito, la dinamica interna di ogni triade come asse trasversale che è derivata dal titolo del passo.