Modulo 1 | Urbanistica e pianificazione territoriale
prof.ssa Giulia Fini
con arch. PhD Caterina Ursella
Lettura del territorio multiscalare.
I «pattern»: definizione, campionatura e classificazioni
19 marzo 2025
prof.ssa Giulia Fini
1.1 | Lettura multiscalare del territorio
Osserviamo la città e il territorio e riconosciamo:
• da una distanza ampia ➔ ambienti, sistemi insediativi e loro relazioni
• da una distanza intermedia ➔ morfologie urbane e «patterns»
• da una distanza ravvicinata ➔ tipologie edilizie e «materiali urbani».
[L’osservazione alla scala ampia è necessaria per:
• Individuare gli ambienti e i sistemi insediativi, infrastrutturali, ecologicoambientali e le relative sequenze;
• Individuare le relazioni di natura urbana e territoriale fra i sistemi; trattare le questioni di pianificazione; concepire una visione e un progetto per il territorio.
Le osservazioni intermedie e ravvicinate sono necessarie per:
• Studiare e progettare l’abitabilità di un luogo, rafforzandone i caratteri fisici e le prestazioni (cfr. la parte precedente);
• Definire gli interventi urbanistici, architettonici ed edilizi su specifiche parti (es: porzioni dell’urbanizzato o degli spazi non costruiti, singole tipologie edilizie)]
1.1 | Lettura multiscalare del territorio. La morfologia urbana
Giovanni Astengo, Piano regolatore generale del Comune di Assisi, 1957-1962
1.1 | Lettura multiscalare del territorio. La morfologia urbana
Giancarlo De Carlo, Piano regolatore generale del Comune di Urbino, 1958-1964.
Primi studi morfologici in Italia
1.1 | Lettura multiscalare del territorio. La morfologia urbana
Gli studi morfologici in Italia
Saverio Muratori, Studi per una operante storia urbana di Venezia, Istituto
Poligrafico dello Stato, Roma, 1960.
Gianfranco Caniggia, Gian Luigi Maffei, Lettura dell’edilizia di base, Marsilio, Venezia, 1979.
Gianfranco Caniggia, Gian Luigi Maffei, Il progetto nell’edilizia di base, Marsilio, Venezia, 1984.
1.1 | Uno sguardo intermedio. I pattern: definizione
Dall’alto, da una distanza intermedia (variabile tra i 3.000 e i 6.000 metri di altezza ca.) si possono osservare nel grande palinsesto europeo, inglobati nelle metropoli, ai margini delle città dense, alcuni insediamenti che potremmo indicare come morfologicamente definiti: in quanto composizione di materiali urbani che danno origine a forme distinguibili le une dalle altre.
Centri e nuclei storici, quartieri pianificati, cittadelle specializzate, cluster di elementi simili ripetuti n-volte e dalla struttura elementare si propongono come altrettante «famiglie di pattern» dai caratteri piuttosto decisi:
“pietre miliari” del continuum urbanizzato, talvolta intervallate da spazi aperti di ampie dimensioni (campagne coltivate, foreste e acque, parchi, aree incolte e dismesse) talaltra saldate completamente al resto
➔ P. Gabellini (2010), Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria, Carocci, Roma, Parte prima, pag. 30.
Dall’alto, da una distanza intermedia (variabile tra i 3.000 e i 6.000 metri di altezza ca.) si possono osservare nel grande palinsesto europeo, inglobati nelle metropoli, ai margini delle città dense, alcuni insediamenti che potremmo indicare come morfologicamente definiti: in quanto composizione di materiali urbani che danno origine a forme distinguibili le une dalle altre.
Centri e nuclei storici (i), quartieri pianificati (ii), cittadelle specializzate (iii), cluster di elementi simili (iv) ripetuti n-volte e dalla
struttura elementare si propongono come altrettante «famiglie di pattern» dai caratteri decisi e riconoscibili.
➔ P. Gabellini (2010), Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria, Carocci, Roma, Parte prima, pag. 30. 1.1 | Uno sguardo intermedio. I pattern: definizione
Sono ‘pietre miliari’ del continuum urbanizzato, talvolta intervallate da spazi aperti di ampie dimensioni (campagne coltivate, foreste e acque, parchi, aree incolte e dismesse) talaltra saldate completamente al resto
1. Centri e nuclei storici
• Insediamenti e tracciati storici, riconducibili agli elementi originari e più antichi dei nuclei insediativi;
2. Quartieri pianificati
• Insediamenti caratterizzati da: un progetto, una spazialità e un processo di realizzazione unitari e ben riconoscibili;
• Non porre l’accento sulla ‘funzione’: possono essere sia interventi in prevalenza residenziali (tipicamente realizzazione di quartieri della città pubblica), ma anche insediamenti produttivi, terziari e istituzionali, con funzioni miste (cfr. gli esempi successivi);
1.2 | Uno sguardo intermedio: i pattern, classificazione
3. Cittadelle
• Complessi «funzionalmente specializzati»: spesso caratterizzati da una funzione principale e prevalente intorno alla quale si sono sviluppate le altre, in molti casi isolati spazialmente dal contesto.
Esempi: i centri commerciali, gli outlet, i complessi contemporanei per il divertimento (stadi, palazzetti, cinema multisala), ma anche aeroporti e stazioni ferroviarie extraurbane, etc.
• Spesso assunti come simboli negativi della contemporaneità e dello spazio contemporaneo.
4. Insediamenti diffusi o cluster di edifici
• Sequenze di interventi omogenei - di abitazioni, capannoni produttivi e artigianali, magazzini e depositi, attività commerciali - privi di un disegno unitario e di uno statuto specifico e riconoscibile;
• Sviluppati secondo processo «addizionale» e incrementale: per singole trasformazioni, in relazione allo sviluppo di singoli lotti ed edifici;
5. Spazi aperti e relative sottocategorie giardini e giardini storici; parchi di diverso livello: urbani e territoriali; aree sportive attrezzate con dotazioni; orti urbani; aree naturali; aree protette; spazi agricoli di dimensioni variabili; spazi di risulta e interclusi (es: fra gli elementi infrastrutturali, fra gli edifici); cave e discariche. 1.2 | Uno sguardo
2. Esempi di campionature
2.1 | Esempi di campionatura di pattern
2.1 | Esempi di campionatura di pattern
2.1 | Esempi di campionatura di pattern
2.1 | Esempi di campionatura di pattern
2.1 | Esempi di campionatura di pattern
2.1 | Esempi di campionatura di pattern
2.1 | Esempi di campionatura di pattern
2.1 | Esempi di campionatura di pattern
2.1 | Esempi di campionatura di pattern
2.1 | Esempi di campionatura di pattern
2.2 | Esempi di campionatura di pattern
I pattern si distinguono per...
la genesi, la forma e il peso, in termini di popolazione insediata, suolo urbanizzato, densità edilizia e infrastrutturale, etc.;
per la collocazione nel territorio e le relazioni che intrattengono con il contesto;
per gli abitanti e il tipo di attività che ospitano, dunque per i modi nei
quali spazio, economia e società vi si incontrano.
Queste differenze, che si declinano nei diversi contesti urbani e rendono ragionevole pensare che essi pongano problemi e comportino
progetti, piani e politiche differenti [...]
➔ P. Gabellini (2010), Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria, Carocci, Roma, Parte Prima, pag. 31.
I pattern come “spia”
I pattern suggeriscono cioè informazioni spaziali e fisiche dell’insediamento, già ad una prima lettura, e permettono di riconoscere e interrogarsi su molteplici aspetti:
Storia e sviluppo dello spazio urbano;
Elementi culturali e sociali che li hanno generati;
Elementi naturali che li determinano/influenzano;
Dinamiche economiche e sociali;
Condizioni di dinamismo, abbandono, decadenza;
Sistemi di regolazione e norme che ne hanno definito l’edificazione e le modificazioni.
Distinguere e valorizzare la varietà delle situazioni insediative, richiede:
buona capacità di osservazione e interpretazione;
capacità di costruire progetti e selezionare strumenti di intervento adatti alle circostanze;
muovere da un patrimonio di esperienze esistenti con già molte indicazioni utili.
3. Uno slide show di pattern. Esempi dal territorio e dalla città contemporanea
3. | Uno sguardo intermedio: lo slide show di pattern
Ogni pattern è fotografato attraverso due differenti immagini:
la prima mostra l’insediamento nel suo contesto: ogni foto copre circa 5 kmq;
la seconda è uno zoom e la foto ricopre circa 1 kmq.
La comparazione fra le due diverse scale stimola il pensiero e il confronto sulle misure degli insediamenti e sulle loro similarità, ma anche sull’ampia articolazione di pattern e paesaggi che caratterizzano il territorio e le città Europee.
Riferimenti:
→ Gabellini P. (2010), Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria, Carocci, Roma, Parte prima.
→ Gabellini P. (2011), “Echoes of the Berkeley School: an Italian experience of urban planning”, in Journal of Urban Design, vol. 16, no.2, pp. 279-296 | ISSN: 1357-4809: http://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/13574809.2011.548975
1. Centri e nuclei storici
2. Quartieri pianificati
3. Cittadelle
4. Insediamenti diffusi o cluster di edifici
5. Spazi aperti e relative sottocategorie
3.1 Centri e nuclei storici
3.1 | I pattern: centri e nuclei storici
I centri storici costituiscono lo strato distintivo del territorio europeo e di quello italiano in particolare.
Si tratta di paesaggi di grande valore simbolico, culturale e immobiliare, ma anche, in alcuni casi, di brani di città carichi di problemi sociali ed economici.
Rappresentano dei capisaldi formali nel territorio contemporaneo, veri e propri landmark rispetto al continuum urbanizzato.
Colpiti da evidenti segni di crisi oltre mezzo secolo fa – quando lo sviluppo economico e la grande espansione post-bellica li emarginarono - hanno catalizzato nuovamente l’attenzione analitica e progettuale tra la fine degli
’60 e l’inizio degli anni ’70 del Novecento, quando il Consiglio d’Europa lanciò diverse iniziative per il recupero del patrimonio storico, culminate nel «Simposium di Bologna» del 1975.
Si tratta a livello di estensione di un tessuto minoritario rispetto ad altre forme insediative del territorio contemporaneo, sia se consideriamo quelli recuperati negli anni successivi, sia quelli trascurati e progressivamente occupati da nuove popolazioni immigrate (condizioni spesso compresenti).
Centri storici: Bologna
Centri storici: Bologna
Centri storici: Modena
Centri storici: Modena
Centri storici: Roma
Centri storici: Roma
Centri storici: Siena
Centri storici: Siena
Centri storici: Lucca
Centri storici: Lucca
Centri storici: Amsterdam
Centri storici: Amsterdam
Centri storici: Barcellona
Centri storici: Barcellona
3.2 I quartieri pianificati
e gli interventi
pubblici
3.2 | I pattern: i quartieri pianificati e gli interventi pubblici
Generalmente si tratta di quartieri di edilizia residenziale pubblica, ma non solo: abbiamo anche interventi di distretti residenziali privati, industriali, amministrativi o finanziari, costruiti negli ultimi decenni in base a progetti unitari.
Si distinguono non tanto per la loro ‘funzione’, ma per le idee di progetto e il modello di città proposto. Le forme e le dimensioni possono quindi essere largamente differenti, in relazione al periodo di progettazione e alla successiva realizzazione.
Includiamo in questa categoria sia i complessi di edilizia economica e popolare costruiti fra l’ ’800 e il ’900 sia quelli edificati negli anni‘30 e ’50 del‘900: si tratta di realizzazioni legate ai principi per una città moderna e razionale o, in alternativa, a interventi di matrice organica e legati al concetto dell’unità di vicinato e del quartiere.
3.2 | I pattern: i quartieri pianificati e gli interventi pubblici
Altri interventi pianificati, realizzati negli anni ’60 e ’70 del‘900, sono invece espressione di sperimentazioni urbanistiche e architettoniche, legate a visioni ‘utopiche’ e a concezioni del vivere collettivo in grandi insediamenti unitari.
Si tratta di una famiglia piuttosto numerosa di forme insediative che spiccano nel mosaico urbanizzato europeo.
Roma e Amsterdam, per esempio, ma anche numerose altre città europee e italiane di medie e grandi dimensioni, presentano un ricco catalogo degli insediamenti pianificati.
Quartieri pianificati: Roma, Corviale
Quartieri pianificati: Roma, Corviale
Quartieri pianificati: Roma, Nuova Salaria
Quartieri pianificati: Roma, Nuova Salaria
Quartieri pianificati: Roma, Centocelle Est
Quartieri pianificati: Roma, Centocelle Est
Quartieri pianificati: Roma, Villa Bonelli - Magliana
Quartieri pianificati: Roma, Villa Bonelli - Magliana
3.3 | Le cittadelle: complessi funzionalmente specializzati
Consideriamo“cittadelle” i complessi funzionalmente specializzati che hanno connotato la città nel tempo, ma che si sono moltiplicati nella città contemporanea: cittadelle per gli affari, il commercio, il divertimento, lo stoccaggio e lo smistamento delle merci, il trasporto; spesso propaggini delle grandi reti stradali e ferroviarie.
Generalmente sono esito di un progetto guidato in modo forte da soggetti privati (o in partnership con il soggetto pubblico) e forme di sviluppo immobiliare ed economico.
Se i centri e i nuclei storici - insieme ai quartieri di edilizia economica e popolare pianificati - sono tipici paesaggi della memoria, le cittadelle specializzate (analogamente agli insediamenti molecolari e diffusi delle prossime slide) sono invece assurte a simboli spesso negativi della città e dello spazio contemporanei.
➔ Fonte: P. Gabellini (2010), Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria, Carocci, Roma, pp. 34-36 | Parte Prima, “Cittadelle”.
Nonluoghi, iperluoghi e superluoghi sono i termini usati per descrivere le cittadelle contemporanee e sottolinearne lo statuto di autonomia e il carattere di emblema delle città contemporanee nel processo di mondializzazione ed omologazione dell’insediamento umano.
I libri Nonluoghi (Marc Augé, 2003), Iperluoghi (Andrè Corboz, 1998), Superluoghi (Matteo Agnoletto, Alessandro Delpiano, Marco Guerzoni, 2007) esprimono i diversi tentativi di adeguare al presente le categorie interpretative per leggere questi luoghi.
I suffissi «non», «iper», «super», rivelano il giudizio presupposto nelle indagini: negativo, perplesso, positivo con cui si è cercato di interpretare gli spazi delle cittadelle e le pratiche (usi, azioni, etc.) che in misura crescente vi hanno luogo.
➔ Fonte: P. Gabellini (2010), Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria, Carocci, Roma, pp. 34-36 | Parte Prima, “Cittadelle”.
3.3 | Le cittadelle: complessi funzionalmente specializzati
Le immagini che seguono mostrano numerosi esempi di cittadelle: complessi funzionali specializzati nei quali è possibile distinguere una funzione prevalente. Avremo quindi cittadelle:
della mobilità: aeroporti, stazioni urbane ed extra-urbane, poli intermodali;
del commercio e del divertimento: parchi commerciali, outlet commerciali, complessi per il tempo libero, cinema multisala, etc.;
della logistica: parchi logistici e interporti;
cittadelle legate ad attività amministrative e istituzionali;
campus universitari;
parchi scientifici, centri di ricerca, complessi ospedalieri;
cittadelle storiche con funzioni specializzate del passato: conventi, ospedali, aree militali, arsenali, carceri, etc.
3.3 | Le cittadelle: complessi funzionalmente
Cittadelle: Aeroporto Internazionale di Schiphol, Amsterdam
Cittadelle: Aeroporto Internazionale di Schiphol, Amsterdam
Cittadelle:
Cittadelle: ArenA – Stadio e spazi commerciali, Amsterdam
Cittadelle: Euralille – Stazione TGV Lille
Cittadelle: Euralille – Stazione TGV Lille
Cittadelle: Euralille – Stazione AV di Lille
Cittadelle: Aeroporto di Fiumicino, Roma
Cittadelle: Aeroporto di Fiumicino, Roma
Cittadelle: Parco della Musica, Roma
Cittadelle: Parco della Musica, Roma
Cittadelle: Barcellona Montjuic
Cittadelle: Barcellona Montjuic
Cittadelle: Forum di Barcellona
Cittadelle: Forum di Barcellona
Cittadelle: La Villette, Parco scientifico-tecnologico, Parigi
Cittadelle: La Villette, Parco scientifico-tecnologico, Parigi
Cittadelle: ETH Campus Universitario, Zurigo
Cittadelle: ETH Campus Universitario, Zurigo
Cittadelle: Serravalle Scrivia Outlet
Cittadelle: Serravalle Scrivia Outlet
Cittadelle:
Ospedale San Camillo, Roma
Cittadelle: Ospedale San Camillo, Roma
Cittadelle: Arsenale di Venezia
Cittadelle: Arsenale di Venezia
3.4 Insediamenti diffuse e
cluster
Monotoni aggregati e addensamenti ripetitivi, simili gli uni agli altri dal punto di vista morfologico, composti da: case unifamiliari e bifamiliari, palazzine, capannoni, depositi, laboratori e uffici, piccole e medie strutture ricettive e commerciali, etc.
Vi è l’assenza di un progetto unitario (a livello di impianto generale, di spazi aperti e collettivi, di parcheggi, di dotazioni comuni) e si caratterizzano per uno sviluppo incrementale ed episodico.
Sono l’esito di regole urbanistiche ed edilizie legate all’edificazione dei singoli
lotti e alla consuetudini costruttive di un particolare contesti.
Si tratta di insediamenti chiamati in vario modo nei diversi contesti europei o extra-europei a partire dagli anni ’90: ritroviamo i termini di «città diffusa» (in Italia), «pavillonaire» (in Francia), «inbetween cities» o «zwischenstadt» (in Germania), «suburban areas» (negli Stati Uniti e Regno Unito).
Tutti termini coniati nel corso di importanti ricerche, sviluppate a partire dagli anni ’90, per comprendere le caratteristiche di questi spazi e l’entità dei fenomeni insediativi.
Il dato emergente che li caratterizza è il “salto di scala” del fenomeno: la dimensione territoriale assunta in forma molto estesa e non più circoscritta rispetto al passato.
L’urbanizzazione diffusa si è infatti espansa:
nelle parti più accessibili del territorio, a ridosso degli elementi infrastrutturali, che hanno svolto la funzione di elementi strutturanti;
nelle aree rurali e agricole non ancora edificate, ampliando i nuclei insediativi originali e/o a ridosso dei tracciati e delle trame insediative storiche;
nelle aree pregevoli delle colline o delle coste.
Ha generato paesaggi «inediti» dell’abitare e del vivere, legati a un’alta mobilità privata dei singoli e delle famiglie e a un «uso allargato» del territorio.
Ma ha generato anche un alto consumo di suolo, il depauperamento delle risorse ambientali, l’esposizione a condizioni di rischio idrogeologico, rischio frane o terremoti per l’estensione insediativa sul territorio.
1. I completamenti edilizi urbani realizzati nel corso degli anni ’60 e ’70 nella maggior parte delle città italiane:
condomini realizzati uno a uno, sfruttando la massima cubatura concessa sui lotti;
a ridosso dei nuclei storici, delle periferie consolidate e appoggiati a reti infrastrutturali e servizi già esistenti;
spesso costruiti in economia e talvolta anche in condizioni precarie.
II. Nelle aree di pregio l’urbanizzazione diffusa si caratterizza per:
abitazioni di qualità alta con spazi adiacenti privatizzati;
assenza di aree produttive e commerciali;
assenza di spazio pubblico;
autoreferenzialità e chiusura (anche visiva) dello spazio privato.
III. Aggregati di bassa qualità in toto o in parte:
l’esterno è dimensione completamente ignorata (o sfruttata in vario modo);
costruiti in modo approssimativo e privi delle infrastrutture fondamentali;
caratteri dominanti: l’incompiuto, la parcellizzazione, la privatizzazione
in parti anche abusivi.
➔ Fonte: P. Gabellini (2010), Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria, Carocci, Roma, pp. 36-38 | Parte Prima, “Cluster nel diffuso”
1. I completamenti edilizi urbani realizzati nel corso degli anni ’60 e ’70 nella maggior parte delle città italiane:
condomini realizzati uno a uno, sfruttando la massima cubatura concessa sui lotti;
a ridosso dei nuclei storici, delle periferie consolidate e appoggiati a reti infrastrutturali e servizi già esistenti;
spesso costruiti in economia e talvolta anche in condizioni precarie.
2. Nelle aree di pregio l’urbanizzazione diffusa si caratterizza invece per:
abitazioni di qualità alta con spazi adiacenti privatizzati;
assenza di aree produttive e commerciali;
assenza di spazio pubblico;
autoreferenzialità e chiusura, anche visiva, dello spazio privato.
3. Aggregati di bassa qualità in toto o in parte:
l’esterno è dimensione completamente ignorata o sfruttata in vario modo;
sono costruiti in modo approssimativo e privi delle infrastrutture fondamentali;
sono caratteri dominanti: l’incompiuto, la parcellizzazione, la privatizzazione;
presentano forme di abusivismo totale o parziale.
➔ Fonte: P. Gabellini (2010), Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria, Carocci, Roma, pp. 36-38 | Parte Prima, “Cluster nel diffuso”
1. I completamenti edilizi urbani realizzati nel corso degli anni ’60 e ’70 nella maggior parte delle città italiane:
condomini realizzati uno a uno, sfruttando la massima cubatura concessa sui lotti;
a ridosso dei nuclei storici, delle periferie consolidate e appoggiati a reti infrastrutturali e servizi già esistenti;
spesso costruiti in economia e talvolta anche in condizioni precarie.
2. Nelle aree di pregio l’urbanizzazione diffusa si caratterizza invece per:
abitazioni di qualità alta con spazi adiacenti privatizzati;
assenza di aree produttive e commerciali;
assenza di spazio pubblico;
autoreferenzialità e chiusura, anche visiva, dello spazio privato.
3. Aggregati di bassa qualità in toto o in parte:
l’esterno è dimensione completamente ignorata o sfruttata in vario modo;
sono costruiti in modo approssimativo e privi delle infrastrutture fondamentali;
sono caratteri dominanti: l’incompiuto, la parcellizzazione, la privatizzazione;
presentano forme di abusivismo totale o parziale.
➔ Fonte: P. Gabellini (2010), Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria, Carocci, Roma, pp. 36-38 | Parte Prima, “Cluster nel diffuso”
Insediamenti diffusi: la costa Adriatica
Insediamenti diffusi: la costa Adriatica
Insediamenti diffusi: Valle del Tronto, Marche
Insediamenti diffusi: Valle del Tronto, Marche
Insediamenti diffusi: Veneto, campioni della pianura 1
Insediamenti diffusi: Veneto, campioni della pianura 2
Insediamenti diffusi di pregio: Genova, lungo la costa
Insediamenti diffusi di pregio: Genova, lungo la costa
Insediamenti diffusi: Bruxelles, aree periferiche
Insediamenti diffusi: Bruxelles, aree periferiche
Insediamenti
Insediamenti
Insediamenti diffusi illegali: Ardea, Lazio
Insediamenti diffusi illegali: Ardea, Lazio
Insediamenti diffusi illegali: le pendici del Vesuvio
Non solo funzioni residenziali:
Cluster di attività produttive, industriali e comerciali
Clusters di attività industriali, Genova
Clusters di attività industriali, Genova
Clusters di attività industriali, Roma
Clusters di attività industriali, Roma
3.5 Gli spazi aperti
Giardini e parchi (urbani o territoriali)
Spazi aperti specializzati
Orti urbani
Aree agricole
Spazi aperti naturali e protetti
Parchi
pubblici
periferici: Bois de Boulogne, Parigi (845 ettari)
Parchi
pubblici
periferici: Bois de Boulogne, Parigi (845 ettari)
Parchi pubblici urbani: Parc André Citroen, Parigi (14 ettari)
Parchi pubblici urbani: Parc André Citroen, Parigi (14 ettari)
Parchi pubblici periferici:
Amsterdamse Bos, Amsterdam (845 ettari)
Parchi pubblici periferici:
Amsterdamse Bos, Amsterdam (845 ettari)
Parchi pubblici urbani: Vondel Park, Amsterdam
(47 ettari)
Parchi pubblici urbani: Vondel Park, Amsterdam
(47 ettari)
Giardini e parchi (urbani o territoriali)
Spazi aperti specializzati
Orti urbani
Aree agricole
Spazi aperti naturali e protetti
Designed open area (Paris)
Designed open spaces for activities (Ginevra)
Basin areas along the Seine river (Paris)
Basin areas along the Seine river (Paris)
Ship Locks (Velsen, Amsterdam)
Ship Locks (Velsen, Amsterdam)
Giardini e parchi (urbani o territoriali)
Spazi aperti specializzati
Orti urbani
Aree agricole
Spazi aperti naturali e protetti
Woodlands, close to the city (Bruxelles)
Woodlands, close to the city (Paris)
Woodlands, close to the city, and vegetable gardens (Zurich)
Giardini e parchi (urbani o territoriali)
Spazi aperti specializzati
Orti urbani
Aree agricole
Spazi aperti naturali e protetti
Urban vegetables gardens (Ginevra)
Urban vegetables gardens (Ginevra)
Agricoltural lands, medium size (Amsterdam)
Agricoltural lands, medium size (Amsterdam)
Agricoltural lands, medium size (Amsterdam)
Agricoltural lands, medium size (Amsterdam)
Agricoltural Lands, small size (Paris)
Agricoltural Lands, small size (Paris)
I pattern si distinguono per...
la genesi, la forma e il peso, in termini di popolazione insediata, suolo urbanizzato, densità edilizia e infrastrutturale, etc.;
per la collocazione nel territorio e le relazioni che intrattengono con il contesto;
per gli abitanti e il tipo di attività che ospitano, dunque per i modi nei
quali spazio, economia e società vi si incontrano.
Queste differenze, che si declinano nei diversi contesti urbani e rendono ragionevole pensare che essi pongano problemi e comportino
progetti, piani e politiche differenti [...]
➔ P. Gabellini (2010), Fare urbanistica. Esperienze, comunicazione, memoria, Carocci, Roma, Parte Prima, pag. 31.
Conclusioni. I pattern come “spia” | RECAP
I pattern suggeriscono cioè informazioni spaziali e fisiche dell’insediamento, già ad una prima lettura, e permettono di riconoscere e interrogarsi su molteplici aspetti:
Storia e sviluppo dello spazio urbano;
Elementi culturali e sociali che li hanno generati;
Elementi naturali che li determinano/influenzano;
Dinamiche economiche e sociali;
Condizioni di dinamismo, abbandono, decadenza;
Sistemi di regolazione e norme che ne hanno definito l’edificazione e le modificazioni.
Distinguere e valorizzare la varietà delle situazioni insediative, richiede:
buona capacità di osservazione e interpretazione;
capacità di costruire progetti e selezionare strumenti di intervento adatti alle circostanze;
muovere da un patrimonio di esperienze esistenti con già molte indicazioni utili.
Domande o dubbi?
prof. Giulia Fini | giulia.fini@uniud.it
Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura DPIA
Università degli Studi di Udine
Gruppo di ricerca Ust Urbanistica e Sistemi territoriali