Il Metodo Riza

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Raffaele

MoRelli

VittoRio CapRioglio

IL METODO RIZA

La psicoterapia

per curare i disagi dell’anima

Raffaele Morelli

Vittorio Caprioglio

IL METODO RIZA

La psicoterapia per curare i disagi dell’anima

Raffaele Morelli è medico, psichiatra e psicoterapeuta. È presidente dell’Istituto Riza e dirige la rivista Riza Psicosomatica. È vicepresidente della Società Italiana di Medicina Psicosomatica.

Ha pubblicato numerosi libri per Edizioni Riza e per Mondadori. Tra gli ultimi: Vincere l’ansia (2021), Vivere senza pesi mentali (2021), Quella maledetta paura di non essere all’altezza (2022), La donna felice (2002), Cosa fare quando soffri (2023), Si piange una volta sola (2023), Dimentica (2024), Chiudi gli occhi e non pensare (2024), Troppi pensieri (2025).

Vittorio Caprioglio è medico psicoterapeuta, direttore dell’Istituto Riza, vicedirettore della Scuola di Formazione in Psicoterapia dell’omonimo Istituto e condirettore di Riza Psicosomatica.

Ha pubblicato con Edizioni Riza: L’arte di comunicare (2004), Il linguaggio del corpo (2005), Curare il panico (con Raffaele Morelli, 2007), Dizionario di psicosomatica (con Altri 2007), La via dell’anima (2012), Il narcisista (2023), I Codici dell’Autoguarigione (2024).

Ha pubblicato con Mondadori: Guarire con la psicosomatica (2015).

PREFAZIONE

La psicoterapia secondo il metodo Riza basa tutto il suo progetto psicoterapeutico su un Centro Misterioso che vive e abita in ciascuno di noi.

Questo Centro Misterioso, questo Nucleo Invisibile è chiamato il Sé, ma possiamo anche rappresentarlo con il nome di Anima. Avvicinarci a conoscere i codici, il modo di funzionare dell’Anima, è fondamentale per vincere i disagi.

1. Questo nucleo invisibile non vive nel tempo dell’orologio. È collocato nella psicologia dell’eterno presente, dell’istante, da cui ne deriva che parlare della propria storia, del proprio passato è fuorviante e allontana l’Anima dalla guarigione dei nostri disturbi.

2. Il Sé, l’Anima sono costituiti da un’Immagine Innata che crea l’unicità di ciascuno di noi e che vive e riposa negli spazi più nascosti del nostro essere. Non stiamo male per quello che ci è accaduto, ma semplicemente perché assumiamo atteggiamenti mentali, percorriamo cammini che non ci appartengono, che non sono nostri, ma imitazioni che abbiamo appreso e che seguiamo dal mondo esterno. Più ci allontaniamo dalla nostra unicità, dalle nostre caratteristiche individuali e più ci ammaliamo.

3. I disturbi come l’ansia, il panico, la depressione, le ossessioni sono dei messaggi dell’Anima per interrompere quello strapotere del pensiero che continua a condurci su strade che non ci appartengono.

4. Si soffre perché si perde l’orientamento. La nostra Anima ha perduto il suo sentiero. Senza accorgercene penetriamo nel lato nebbioso dell’esistenza, dove non sappiamo più chi siamo e assorbiamo il pensiero degli altri. Non ci rendiamo conto che senza l’Anima nella nostra vita scompaiono le azioni creative e soprattutto le novità, diventiamo ripetitivi, perdiamo l’entusiasmo e siamo prigionieri delle abitudini. Ma che cosa chiede l’Anima? Di vedere in modo diverso noi stessi e il mondo.

5. Noi guardiamo le cose che ci capitano come oggetti, come se non ci fosse nient’altro che la realtà. Ci vantiamo di essere persone razionali, che sanno quello che fanno, che perseguono i loro scopi e che devono raggiungere la loro meta, il loro obiettivo. Nel nostro lavoro abbiamo visto tante persone crollare quando erano diventate solo razionali, quando avevano una spiegazione per tutto. Che cosa avevano veramente perduto? Il mistero, che è la cosa più gradita all’Anima.

6. I disagi vanno accolti nel momento in cui arrivano e devono essere percepiti senza nessuna resistenza. La psicologia della resa è fondamentale, mentre ragionare, spiegare è dannoso in quanto i pensieri sono un processo in antagonismo con il mondo dell’Anima e bloccano le sue capacità terapeutiche.

7. L’Anima è costituita da Immagini, da qui l’importanza in psicoterapia di far chiudere gli occhi al paziente e invitarlo a cercare l’immaginazione che, come ricordava Bachelard, è il vero fondamento della vita psichica.

8. Per i Greci e per gli Antichi il nostro benessere dipende dallo sguardo. A seconda di come percepiamo noi stessi possiamo indirizzarci verso il benessere o verso la malattia. I disagi sono sempre legati a una visione comune delle cose, mentre l’Anima si nutre di immagini misteriose, come quelle dei miti, delle fiabe che vivono nel Senza Tempo. Immaginare la presenza di un mondo antico nella nostra interiorità, spostarsi verso la mente simbolica rispetto a quella ancorata alla realtà crea profonde

modificazioni nel mondo interiore. La nostra epoca, perdendo la vita mitica, così caratteristica delle epoche precedenti, ci ha fatto diventare stranieri al nostro Sé e all’antico essere che ci abita. Non siamo più cittadini del mondo, ma robot dell’esistenza.

9. Ogni seduta non deve cercare cosa è successo al paziente, ma guardare che cosa lo caratterizza, quali sono le sue passioni più autentiche, le sue inclinazioni, le caratteristiche che lo rendono unico, perché ogni disturbo dipende soprattutto dal voler imitare il mondo esterno.

10. Si sta male di fatto perché la nostra essenza non viene più percepita. Non sappiamo più chi siamo e dove andiamo. Viviamo fondamentalmente con uno sguardo tutto proiettato solo sull’esterno. Non percepiamo più le forze interiori che ci guidano. Ci sentiamo come tutti gli altri e quindi omologati e, di conseguenza, ragioniamo troppo e soprattutto troppo come tutti gli altri. Non ci sembra più di avere una nostra specificità, un compito da assolvere nella vita, come il ragno quando fa la sua ragnatela o l’ape che trasforma il polline in miele. Ogni disagio viene dall’Anima per farci perdere l’orientamento, per farci percepire che la vita che stiamo vivendo è l’ombra di qualcosa che sta sullo sfondo. I pensieri, la mente razionale non possono creare il benessere dell’Anima, perché stanno agli antipodi delle sue leggi.

11. C’è una “mente profonda” nascosta in cui è scritto il nostro destino, via via che ci avviciniamo a lei i disagi si affievoliscono. Così ci cura l’Anima. Avvicinarsi all’Anima è una vera esigenza perché, prima di tutto e più di tutto, è la nostra Immagine Innata, il riassunto di tutti i nostri saperi, caratteristici di ciascuno di noi.

Non si tratta di diventare migliori, ma semplicemente di accostarsi a quel sapere sconosciuto che vive dentro di noi e che, contrariamente a quello che pensiamo, è molto concreto, tanto è vero che dalla fecondazione sta creando, in un’eterna metamorfosi, l’essere che siamo.

12. Queste riflessioni sembrano ancora più evidenti quando si ascoltano queste parole di Jung: “La ragione cerca sempre la soluzione seguendo la via del raziocinio, della consequenzialità, della logica, quindi è nel giusto in tutte le situazioni e questioni di portata normale, però in quelle molto grandi e decisive è insufficiente. È incapace di creare l’immagine, il simbolo; il simbolo è irrazionale. Quando la via razionale diventa un vicolo cieco - cosa che dopo qualche tempo avviene sempre - la soluzione arriva da dove nessuno se la aspetta.”1

La scuola di psicoterapia di Riza si fonda su questi principi; e sono questi principi che insegniamo agli allievi, ai medici e agli psicologi che la frequentano. In questo libro li passeremo in rassegna uno a uno, a volte approfondendoli con brevi passaggi teorici, altre volte riportando storie e casi clinici raccontati dalla viva voce del terapeuta. In ognuno di noi c’è un tesoro prezioso: queste pagine sono state scritte per aiutarci a scoprirlo.

Raffaele Morelli Vittorio Caprioglio

1 Carl Gustav Jung, Tipi psicologici, Grandi tascabili economici Newton, Roma 1993, p. 209.

I PRINCIPI DEL METODO RIZA

Quando c’è stata la vera svolta nel modo di concepire la psicoterapia?

Secondo la visione di Sigmund Freud, padre della psicanalisi, e della maggior parte dei suoi allievi, i nostri disagi nascono dal passato, da ciò che ci è accaduto nell’infanzia, dai traumi, dal rapporto con i genitori, dalle relazioni. Così i colloqui – nella stragrande maggioranza delle psicoterapie attuali – vertono su ciò che è accaduto, sull’interpretazione, sulla spiegazione. Il centro della relazione psicoterapeutica è quindi il nesso di causalità, perché si ritiene che noi siamo, prima di tutto e più di tutto, il prodotto di quello che ci è successo. Esistono ancora oggi forme di psicoterapia che puntano a rievocare le scene infantili o altre, di tipo ipnotico, che ritengono terapeutico far riaffiorare alla coscienza i traumi, per innescare una catarsi risanatrice. Ma a nostro modo di vedere la psicoterapia ha un compito molto più ampio, più significativo rispetto al conoscerci attraverso ciò che ci è capitato in passato. La vera svolta si è realizzata con Carl Gustav Jung, quando ha scoperto la sincronicità, un concetto che costituisce un’alternativa al principio di causa-effetto. Vale la pena di raccontare la seduta che ha aperto la porta al mistero che ci abita e a un diverso modo di considerare e affrontare il disagio. Una paziente di Jung, molto razionale, non migliora; le sedute si svolgono tra mille resistenze che le impediscono di vedere gli aspetti più profondi della sua personalità. Jung prende atto del fallimento della psicoterapia e si sta arrendendo all’idea che la sua paziente non possa guarire.

Il Metodo Riza riassume l’esperienza dell’Istituto Riza - centro di studi e ricerca fondato a Milano nel 1979che da più di quarant’anni promuove un progetto psicoterapeutico basato su quello che la psicologia del profondo chiama il Sé, l’Anima, un centro che ispira la vita di ogni individuo. Il Metodo Riza è un modo di curare che si caratterizza per una serie di principi descritti approfonditamente in queste pagine. Tra questi è decisivo scoprire non che cosa è successo alla persona, non quali traumi ha subito, non il suo passato, ma che cosa la caratterizza e la rende unica.

Edizioni Riza S.p.A. - Via Luigi Anelli, 1 20122 Milano - www.riza.it

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