Ometto

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pépito matéo Irène bonacina

l’ometto a cui non piaceva nulla

traduzione di eleonora armaroli

C’era un ometto a cui non piaceva nulla. Non gli piaceva alzarsi dal letto, specialmente col piede sbagliato.

Da tempo ormai, tutto gli dava fastidio, ma non avrebbe saputo dire da quando.

“A

che servirebbe?”

borbottava l’ometto sotto il suo nasone, uscendo di casa.

Ad ogni modo, non gli piaceva nemmeno uscire di casa, né andare né tornare.

Detestava quei paletti così stretti i tombini grigiolini

l’immondizia e la sporcizia

i marciapiedi pieni di piedi...

Lo si sentiva mormorare il suo solito ritornello:

Che fastidio questo mondo, a toccato proprio il fondo, Giran tutti come bestie

Il tempo non è di mio interesse Per non parlare poi del resto, che di certo io detesto

Che schifo qua, che schifo là, Mamma mia, che follia, e così via!

Quel giorno, a forza di borbottare e camminare – cosa che comunque non gli piaceva –, sempre con il naso all’ingiù, era uscito, senza volerlo, dalla città.

Si trovava in mezzo alla campagna, circondato solo da prati e terra, mucche e lumache... ma ovviamente l’ometto detestava tutti gli animali.

“Mamma mia, che follia, e così via!”

A un tratto, dalla sua bocca uscirono parole piene di rabbia:

“E tu, sole, che vuoi da me?

Così mi accechi, non ho bisogno di te!”.

Urlò talmente forte, che il sole se ne andò in punta di piedi.

Poi, non contento, l’ometto se la prese con le nuvole, i monti, la terra, gli alberi e tutto quel che aveva davanti:

“Di voi ne ho a sufficienza, sto molto meglio senza!”.

E poco a poco, intorno a lui, tutte le cose della natura scomparvero.

Presto tutto si fece scuro, la notte ricoprì la terra. L’ometto a cui non piaceva nulla era soddisfatto.

In quel nulla, regnava un gran silenzio. Un silenzio lungo, lungo, lungo…

Solo dopo molto tempo, davvero molto tempo, l’ometto si angosciò.

Di colpo ebbe paura che il nulla sarebbe durato per sempre.

Così, nel silenzio, disse:

“Ehilà, che succede qua?”.

Ma niente e nessuno sembrava sentirlo.

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