Nonna ratto

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st e l l a n os e ll a

r atto la mia nonna

i l l u s t raz i o ni di L u c i a C arl i n i

Capitolo 1

qualcosa di rossiccio

Accadde tutto d’un ratto. Sì, avete capito bene, RATTO.

Per spiegarvelo, credo sia necessario partire dal principio…

Circa due settimane fa, giorno più giorno meno, la mia nonna Lina ha deciso che si era stufata di stare qui a sentire le lamentele del mondo. L’abbiamo trovata sulla veranda, seduta sulla sedia a dondolo con la coperta sulle ginocchia e un libro tra le mani.

Era così normale vederla lì che non pensavamo neanche lontanamente che avesse deciso di an-

darsene. E invece lo aveva fatto; e anche senza avvisare. Non aveva nemmeno messo su il ragù, non aveva steso le mutande sul davanzale, non aveva sgranato i fagioli e non aveva preso le medicine per la pressione. Sarà stato per quello? No, secondo me si era proprio rotta e basta.

Le nonne si rompono? La mia evidentemente si era rotta eccome, altrimenti non me lo spiego, così di botto.

Insomma è successo tutto d’un tratto, così velocemente che non riesco ancora a ricordarmi di preciso quando è successo, che giorno era, che cosa avevo mangiato a pranzo eccetera eccetera.

È successo così all’improvviso che ancora non ci credo.

Sarà per quello che una settimana fa sono entrata in casa e l’ho vista lì in soggiorno, sulla sua poltrona.

La poltrona era al solito posto: nessuno, da quando la nonna se n’era andata, l’aveva spostata, spolverata, adoperata.

Anche la sua camera, al piano di sopra, era più o meno rimasta uguale, fatta eccezione per la cyclette del papà, che prima era sempre in mezzo ai piedi e ora invece era stata messa tra il comò e la bombola dell’ossigeno che quelli dell’ospedale non avevano ancora ritirato. Se non se la fossero venuti a prendere, avevo deciso che me la

sarei tenuta io e l’avrei fatta diventare un razzo

spaziale, o l’avrei dipinta di bianco e me la sarei portata in giro ad Halloween fingendo che fosse una supposta gigante. Ma sarebbe stato di gran lunga meglio il razzo, con la supposta nessuno mi avrebbe sganciato i dolci.

Insomma, che mi crediate o no, la nonna era lì: la sua testa faceva capolino dalla poltrona come al solito. I suoi capelli rossicci erano inconfondibili. Nonna Lina faceva solo ed esclusivamente quella tinta lì, mai una diversa da che io abbia memoria. Mi ha sempre fatto ridere il nome sulla scatola! Potevano scrivere “rossiccio”, invece no, l’hanno chiamata “Sinfonia d’autunno”, con tanto di disegni

di castagne su sfondo di foglie gialle e rosse.

Rendeva l’idea? Forse sì, non sono un’esperta di pubblicità per tinte di capelli per anziane signore. Di certo c’era solo il fatto che era proprio quel colore lì, proprio quello lì.

Non sapevo se avvicinarmi oppure no, le mie ginocchia erano diventate di ricotta e i piedi pesanti come macigni.

“Nonna?” ho chiesto, avanzando piano piano con la mano tesa.

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