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Efficacia e sicurezza di difelikefalin nella popolazione emodializzata

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Efficacia e sicurezza di difelikefalin nella popolazione emodializzata Federica Tagliente 1 UOC Nefrologia e Dialisi, Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRRCS, Roma 1

Introduzione Il prurito associato a malattia renale cronica (chronic kidney disease–associated pruritus, CKD-aP) rappresenta un problema frequente, fastidioso e, nei casi più gravi, fortemente debilitante per i pazienti con CKD avanzata, in particolare per coloro che sono sottoposti a trattamento sostitutivo 1. Tale sintomatologia incide significativamente sulla qualità di vita influenzando l’umore, il sonno, le relazioni personali e l’autostima. Si tratta di una condizione spesso sottodiagnosticata ma clinicamente rilevante: una survey condotta su 153 centri dialisi in Italia ha rilevato che oltre la metà dei pazienti (53,3%) riferiva prurito di vari gradi di intensità 2. Nonostante l’elevato burden clinico e sociale associato, mancano ancora linee guida specifiche per la gestione del CKD-aP: le raccomandazioni nazionali e internazionali che ne fanno menzione sottolineano, infatti, la necessità di sviluppare protocolli dedicati e uniformi. Le cause che rendono il CKD-aP una condizione così debilitante e complessa sono molteplici e riguardano fattori quali l’alterazione del metabolismo calcio-fosforo, carenze nutrizionali, alterazioni del sistema nervoso periferico e della barriera cutanea, nonché l’adeguatezza dialitica. Da un punto di vista fisiopatologico, le evidenze attuali suggeriscono che la CKD-aP derivi da una combinazione di meccanismi immunologici, neuropatici e metabolici. L’ipotesi immunitaria è supportata da livelli aumentati di citochine proinfiammatorie (IFN-γ, IL-6), da una maggiore differenziazione dei linfociti Th1 e da una maggiore espressione dei recettori per le chemochine CD4+, fattori che contribuiscono all’infiammazio-


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Efficacia e sicurezza di difelikefalin nella popolazione emodializzata by Il Pensiero Scientifico Editore - Issuu