

LA PRINCIPESSA UMANISTA
Ippolita Maria Sforza, Milano e lâereditĂ di Tito Livio
ASTA: 25, 26 FEBBRAIO 2026 MILANO


Ăconun senso di autentico entusiasmo e di ammirazione che Il Ponte Casa dâAste, grazie al proprio Dipartimento di Libri e Manoscritti, riporta a Milano in Palazzo Crivelli â a pochi passi Castello Sforzesco â una preziosa testimonianza del Rinascimento lombardo: il codice miniato appartenuto a Ippolita Maria Sforza. Un ritorno che, proprio nellâanno in cui la cittĂ celebra la propria storia e il suo slancio verso il futuro, restituisce al pubblico il ritratto raffinato di una delle figure femminili piĂš colte del Quattrocento italiano. La possibilitĂ di sfogliare e presentare questo manoscritto ha suscitato nel nostro team di esperti quello stesso senso di meraviglia che accompagna ogni incontro con un frammento di storia, la nostra storia umana, passata attraverso condottieri, santi, eroi, esploratori, scienziati, re e regine, che hanno lasciato un'impronta indelebile perchĂŠ hanno saputo guardare molto oltre la loro momentanea esistenza. Ippolita Sforza è stata una di queste figure.
Dopo il Codice Santini, un nuovo ritrovamento di straordinaria importanza: un manoscritto su pergamena, finemente miniato e conservato nella legatura originale, contenente la prima decade dellâAb Urbe condita di Tito Livio, scelto dalla giovane Sforza come parte della sua dote per le nozze con Alfonso II dâAragona, celebrate a Napoli nel 1465. Una scoperta di grande rilievo, se si considera che la maggior parte dei volumi che la principessa portò con sĂŠ da Milano, quasi un corredo culturale della giovane sposa, è andata dispersa. Oggi ne sono noti con certezza soltanto tre. Oltre al valore storico e bibliografico, in questo ritrovamento risiede anche la fascinazione di poter riscoprire e raccontare una donna colta, mecenate e bibliofila, laddove, per secoli, il dominio maschile era indiscusso. Nel commissionare questâopera monumentale di Tito Livio, Ippolita Sforza rivelava il proprio interesse per le virtĂš, la diplomazia e il buon governo che guidarono il suo operato nelle relazioni tra Milano e Napoli e nelle vicende della Congiura dei Pazzi.
Donna di cultura e di equilibrio, guadagnò la stima di Lorenzo deâ Medici e divenne simbolo di un umanesimo al femminile, insieme intellettuale e politico. Presentare oggi questo manoscritto significa ridare voce a quella ereditĂ , permettendo a chi ama i libri, la storia e lâarte di rivivere â attraverso le pagine di Tito Livio â la visione e la grazia di una principessa che fece della conoscenza la sua piĂš alta forma di potere.
Stefania Pandakovic
Direttrice Dipartimento Libri e Manoscritti
Il Ponte Casa dâAste



COLTIVARE IL SAPERE, ESERCITARE IL POTERE:
UNâEDUCAZIONE NEL SEGNO DELLâUMANESIMO


Ippolita Maria Sforza fu senza dubbio una donna estremamente colta per lâepoca: fin dalla giovinezza trascorsa a Milano venne seguita da maestri celebri quali Baldo Martorelli (1420 ca.1475) e Constantino Lascaris (1501-1434), che le impartirono unâeducazione alla pari dei suoi fratelli maschi e trovarono in lei unâallieva attenta e brillante.
Oltre a eccellere in attivitĂ cortesi quali il canto, la danza e soprattutto la caccia con i falchi, tanto da essere definita dal padre âuna bona maestra de oxellareâ, portò a termine unâeducazione umanistica completa. Conosceva bene il latino e almeno i fondamenti del greco e, grazie alla guida dei suoi maestri, si avvicinò allâarte del libro.
Sono noti alcuni codici che la principessa commissionò per la sua formazione, fra cui la âGrammatica latinaâ del maestro Martorelli, conservato alla Biblioteca Trivulziana di Milano, e il âCommentarium super Tractatus Petri Hispani I-Vâ del filosofo Simon of Faversham, oggi alla Biblioteca Ambrosiana. A testimonianza della serietĂ dei suoi studi, è significativo lâesercizio che la giovane Ippolita realizzò su suggerimento di Martorelli: la trascrizione del âCato maior de senectuteâ di Cicerone, unâimpresa straordinaria per una ragazza della sua etĂ e del suo tempo, portata a termine con cura e con una scrittura ordinata; oggi il piccolo manoscritto è conservato alla British Library.
I libri accompagnarono dunque Ippolita Maria Sforza per tutta la sua giovinezza milanese, contribuendo profondamente alla sua formazione umanistica, curata e raffinata.

DA MILANO A NAPOLI:
UNA DOTE DI TESORI SU PERGAMENA

Ilmatrimonio tra Ippolita Maria Sforza ed Alfonso II dâAragona (1448-1495), Duca di Calabria, venne celebrato nel 1465. Mentre i manoscritti che accompagnarono la giovane nei suoi studi rimasero a Milano, lâinventario della dote riporta, oltre a gioielli e vestiti sontuosi, ben 14 manoscritti, la maggior parte dei quali risulta oggi dispersa: la biblioteca aragonese, infatti, venne disgregata progressivamente in seguito allâabdicazione di Alfonso II. Oltre al Tito Livio, sono stati finora identificati soltanto tre codici, di cui due attualmente conservati presso la Biblioteca Històrica dellâUniversitat de València e uno alla Bibliothèque nationale de France.
Lâinventario della dote riporta a fianco di ciascun manoscritto il rispettivo valore in ducati, unâinformazione preziosa, che permette di quantificare la sontuositĂ di tali oggetti. Il Tito Livio ammontava

a 36 ducati, una cifra considerevole per lâepoca che rientra nella fascia di prezzo della maggior parte dei manoscritti lussuosi della dote; si trattava, dunque, di un vero e proprio tesoro, se si considera che 36 ducati allâepoca corrispondevano a una casa modesta in cittĂ , al salario di numerosi mesi di un artigiano e addirittura a quello di anni per un lavoratore piĂš comune.
Esaminando ulteriormente lâinventario, emerge accanto ai consueti libri devozionali e di preghiera, imprescindibili per una giovane donna dellâepoca, la presenza di una grammatica latina e di classici della letteratura latina, tra cui il Tito Livio e una raccolta delle principali opere di Virgilio. Questo testimonia la ricca formazione di Ippolita, che si spingeva ben oltre quanto normalmente spettava alle donne di corte.

NEL SOLCO
DEI CLASSICI:
TITO LIVIO
E LâARTE DEL BUON GOVERNO
















Lapresenza di Tito Livio tra le letture di Ippolita Maria è straordinariamente indicativa della sua apertura nei confronti della cultura umanistica che, oltre agli anni della giovinezza, caratterizzò tutta la sua vita di donna di potere, colta e diplomatica. Il testo di Livio, cosÏ come quello di numerosi altri autori classici presenti nella sua biblioteca come Giustino e Virgilio, forniva un riferimento tanto culturale quanto morale e tramandava innumerevoli esempi di diplomazia e buon governo.
Gli stessi valori erano condivisi dal consorte Alfonso, nella cui biblioteca Tito Livio fu lâautore classico piĂš rappresentato. Emblematica, in tal senso, è la testimonianza dello storico contemporaneo Marin Sanudo (1466-1536) che, descrivendo la Biblioteca Ducale, ricorda come nel primo studiolo fossero esposti una Bibbia, un Tito Livio e un Petrarca (con legature âdi seda, con li zoli et cantoni dâarzentoâ), pronti per essere mostrati ai visitatori.
Entrambi i duchi di Calabria si riconoscevano quindi nellâideale del principe umanista, che sapeva unire la sapienza dei classici agli insegnamenti della fede, modellando su di essi le virtĂš indispensabili al buon governo.


TITO LIVIO
"AB URBE CONDITA. PRIMA DECADE."
Manoscritto miniato su pergamena, secondo quarto del XV secolo.
(359 x 253mm). 208 cc.
Codice membranaceo vergato in elegante scrittura umanistica.
Privo di cartulazione. Rigatura a secco a tutte le carte, con fori.
Prima carta entro elaborata cornice a bianchi girari riempiti in oro punzonato, con putti e drĂ´lerie. In basso al centro stemma degli Sforza retto da due angeli e sormontato dalla sigla âHi Mâ.
Nove iniziali finemente miniate su sfondo oro, con motivi fitomorfi e zoomorfi e personaggi storici.
Iscrizione al foglio di guardia firmata da Ippolita Maria e datata 1460 recante due citazioni: Cicerone, âDe Oratoreâ, II, 36 ,9 e II, 62 ,15; San Girolamo, âPrologo Genesisâ.
Numerose glosse vergate da piĂš mani, che citano anche autori classici tra cui Virgilio e Ovidio. Una raffigurazione schematica delle forche caudine.
Legatura in seta rossa su piatti di legno, restaurata. Tagli dorati.
Internamente in ottime condizioni, se non per alcuni piccoli difetti quali: un restauro al margine esterno della prima carta con conseguente rifacimento della bordura decorativa, alcune altre minime perdite, antichi restauri e piccoli occasionali buchini. La legatura presenta difetti piÚ marcati, è stata accuratamente rimontata e il dorso è distaccato.
Ă pervenuta comunicazione il 21.5.2007, prot. n. 5202, da parte del Ministero per i Beni e le AttivitĂ culturali, tramite la Direzione Generale Culture, IdentitĂ e Autonomie della Lombardia, della notifica di dichiarazione di bene di interesse culturale ai sensi dell'art. 15 c. 1 del Decreto legislativo 2004 /42.
Stima ⏠280.000 - 350.000




Direttrice di Dipartimento
Elena Claudi
Cataloguer
Tel. +39 02 8631477
Elena Lo Castro
Cataloguer
Tel. +39 02 8631474
libri.manoscritti@ponteonline.com
25, 26 FEBBRAIO 2026



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