
20 minute read
NOTIZIE DAI RIFUGI
presieduto da Mario Tonina.Si tratta di Marianna Elmi, Mara Nemela e Gabriella De Fino. Elmi, che si divide tra Bolzano e Innsbruck, da vicesegretaria generale della Convenzione delle Alpi si è occupata delle problematiche della viabilità e del loro impatto sui delicati territorio alpini. Mara Nemela vive a Canazei ed è una dirigente del Comun Generel de Fascia. Gabriela De Fino è responsabile didattica e organizzazione della Tsm-Trentino School of Management. Nessuna veneta, dunque. Ora il cda, che comprende anche l'assessore regionale Federico Caner e il presidente della Provincia, Roberto Padrin, farà la sua scelta. «Si tratta di tre candidate molto qualificate, in grado di supportare la sfida della sostenibilità che la Fondazione si è imposta», afferma Tonina, che è anche vicepresidente della provincia di Trento. «È significativo che sarà ancora una volta una donna a portare avanti la gestione di un patrimonio non solo naturalistico, ma anche culturale e sociale sul quale è attenzionato il mondo intero, con le nuove esigenze poste dalla pandemia». --© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere delle Alpi | 24 Aprile 2021
p. 32
Corsa ad accaparrarsi la gestione dei rifugi: «Numeri fuori logica»
CENTRO CADORE Il bando promosso dal Comune di Domegge per la gestione dei rifugi Padova e Baion ha fatto registrare un boom di adesioni, in linea con quanto già avvenuto ad esempio per l'ampezzano Nuvolau e per l'Antelao di Pieve. Un centinaio di persone hanno strizzato l'occhio ai due rifugi in territorio di Domegge che, unite ai quaranta partecipanti al bando promosso dal Cai Treviso per l'Antelao di Pieve ed agli addirittura oltre 250 per il Nuvolau di Cortina, lasciano trasparire una situazione quantomeno anomala per la vita di montagna che, meno di un anno fa, era invece alle prese con una carenza cronica di aspiranti gestori di rifugi d'alta quota.«Il gestore di un rifugio alpino è diventato un mito, o forse una moda che in tanti vogliono perseguire senza conoscere realmente la situazione e, aggiungo, senza sapere davvero a cosa vanno incontro», sottolinea il presidente di Agrav (associazione che accoglie i gestori dei rifugi alpini del Veneto) Mario Fiorentini, storico gestore del "Città di Fiume" di Borca, «i motivi di tale cambio di rotta, così radicale rispetto al recente passato, sono difficili da individuare. Mi limito ai numeri: nella primavera scorsa, il bando per l'assegnazione del Vazzoler (in Agordino, ndr) ha visto partecipare quattro gatti. Per un altro rifugio del Bellunese è addirittura bastato presentare una sola domanda per accaparrarsene la gestione. Tradizionalmente ai bandi le domande si sono sempre contate sulle dita di una mano, al massimo due se il nome del rifugio era particolarmente di grido. I numeri odierni sono fuori ogni logica, anche perché la maggior parte dei partecipanti non ha la benché minima consapevolezza di cosa significa davvero gestire un rifugio alpino». E allora perché, oggi più di ieri, si registra la corsa alla gestione di un rifugio?«Difficile dirlo con certezza», risponde Fiorentini, «di certo neanche il Covid ha fermato queste persone. Evidentemente, mi viene da pensare, perché come già sottolineato in precedenza non sanno davvero a cosa vanno incontro. Il dato, certo, è che per gestire un rifugio non servono requisiti particolari come avviene invece per un bar o ristorante. Il rifugista non ha un codice Ateco, elemento venuto a galla durante la pandemia a generare confusione in merito ad aperture e chiusure ma soprattutto ristori. Per gestire un rifugio non sono richiesti titoli, nè patentini o corsi abilitanti; e questi sono i risultati».A proposito del proliferare di aspiranti gestori (ma anche di dipendenti) di rifugi alpini, Agrav lancia un allarme.«Bisogna monitorare con attenzione questo fenomeno», conclude Fiorentini, «se, da una parte, un ente come il Cai può decidere se una candidatura è valida o meno, in presenza di un bando avanzato ad esempio da un Comune la situazione si presenta molto più rigida ed il rischio di ritrovarsi un granchio tra le mani è davvero molto alto». --Gianluca De Rosa© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere delle Alpi | 1 Aprile 2021
p. 9
Tre giorni di super controlli per Pasqua Vigilanza anche nei rifugi e sui sentieri
belluno Una Pasqua blindata. Rinforzati i controlli nel weekend di festa: anche i rifugi in quota e lo sport in generale saranno sotto la lente d'ingrandimento delle forze dell'ordine coordinate dalla prefettura. Pattuglie su tutte le principali direttrici di traffico della provincia, ma
anche in montagna, lungo i sentieri e nei bivacchi: si inizia di sabato, poi Pasqua e lunedì dell'Angelo.È il frutto di una riunione che ieri mattina ha visto riuniti a Palazzo dei Rettori i membri del comitato ordine pubblico: all'ordine del giorno, l'intensificazione dei servizi e delle pattuglie nei tre giorni di festa che si stanno avvicinando. Con il prefetto Bracco sono state esaminate le misure di vigilanza e sicurezza da assumere in occasione del weekend festivo, «anche in relazione alla prioritaria esigenza di assicurare il rispetto delle disposizioni governative per il contenimento del contagio da Covid - 19», spiegano dalla prefettura. La zona rossa estesa sul territorio nazionale impone un lockdown specifico, con le solite eccezioni ormai note. L'attenzione resta però molto alta, non a caso anche in queste settimane di chiusure non sono mancate violazioni curiose, come le feste a San Nicolò o qualche locale che dava da bere dopo l'orario. Da sabato santo a lunedì di Pasquetta, quindi, la prefettura ha stabilito di rafforzare il dispositivo di controllo del territorio: in campo pattuglie di guardia di finanza, carabinieri, polizia di Stato, polizia stradale e vigili urbani. Saranno organizzati servizi mirati che si concentreranno nelle località di maggiore interesse turistico: il via vai turistico indiscriminato non sarà permesso, sotto la lente l'afflusso alle seconde case e le visite a eventuali parenti. Ma non saranno solo i centri cittadini, dove nell'ultima settimana si sono contate 14 sanzioni a persone e due a titolari di locali, a restare sotto osservazione.La massima attenzione, sottolinea la prefettura, sarà prestata, anche attraverso l'impiego di reparti alpinistici, alla prevenzione degli «assembramenti negli abituali luoghi di ritrovo nonché alla verifica del rispetto delle disposizioni inerenti all'apertura degli esercizi commerciali e dei servizi di ristorazione». Un ritorno in quota, dunque, per i reparti speciali che l'anno scorso in estate, in piena pandemia, furono elitrasportati per gli accertamenti nei rifugi, nei bivacchi e nelle strutture alpine sparsi sulle Dolomiti. Dalle camminate in quota all'attività sportiva il passo è comunque breve: in questi tre giorni saranno monitorati anche i patiti delle uscite sportive. La prefettura ricorda, infatti, che in zona rossa «non è consentito recarsi in altro Comune per svolgere attività sportiva all'aperto. È tuttavia possibile, nello svolgimento di un'attività sportiva che comporti uno spostamento (per esempio la corsa o la bicicletta), entrare in un altro Comune, purché tale spostamento resti funzionale unicamente all'attività sportiva stessa e la destinazione finale coincida con il Comune di partenza».Insomma, caschetto e ventilina per chi va in bici, non proprio su una Graziella con il cestino. --Cristina Contento© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere delle Alpi | 8 Aprile 2021
p. 34
I rifugisti bellunesi a lezione sul web «La sola passione non basta più»
BELLUNO Agrav al lavoro per formare i rifugisti di domani. Un piano di azioni concentrate attorno all'evoluzione della figura del rifugista, alle prese tra l'altro con le problematiche connesse all'avvento del Covid. Anche per questo motivo l'associazione che accoglie tra le proprie fila i gestori dei rifugi alpini del Veneto ha deciso di intraprendere un percorso formativo concentrato attorno a una serie di convegni, tutti rigorosamente on line nel pieno rispetto delle normative vigenti, il primo dei quali tenutosi ieri sera.«La figura del rifugista si evolve in maniera continua», spiega il presidente di Agrav Mario Fiorentini, gestore del rifugio Città di Fiume, «restare costantemente al passo con i tempi è tutt'altro che semplice. Se un tempo bastava la vocazione, oltre alla passione, per mandare avanti un rifugio, oggi bisogna essere aggiornati in maniera minuziosa se si vuole rispondere adeguatamente alle sempre più insistenti esigenze del cliente. La camera doppia oppure la doccia privata rappresentano due delle richieste più insistenti, cose inimmaginabili per un rifugio se solo si volge lo sguardo indietro di qualche anno. Un tempo il rifugista era prima di tutto un narratore, di storie di persone e di luoghi. Il rifugista intratteneva rapporti diretti con i propri clienti, fondati sulla condivisione e la convivialità. Le richieste avanzate ad un rifugista erano minime, così come le aspettative. Oggi le richieste sono pressanti, forse per questo un rifugista non ha più tempo per fermarsi qualche minuto a scambiare due parole con un cliente. È così venuta meno la figura del narratore».Sul cammino evolutivo della figura del rifugista nel recente passato ha influito, pesantemente, anche l'avvento del Covid. «Sono venute meno le caratteristiche tipiche di un rifugio di montagna. Basta un esempio: la ricettività è sempre stata fondata su tavolate miste e camerate a più letti. Adesso tutto questo è impensabile, oltre che impossibile. Eppure il rifugista ha un compito ben diverso da quello di un ristoratore o di un albergatore. Lo spirito imprenditoriale viene meno di fronte a quelli che sono i principi fondanti dell'ospitalità ad alta quota. Un rifugista, pur con la struttura piena, è chiamato a trovare una soluzione di fronte ad una persona che si presenta dietro la porta. Per un albergatore, una volta che la disponibilità di camere, o di tavoli per quanto riguarda un ristoratore, è terminata, il suo compito è finito».In vista dell'estate come si sta muovendo il comparto? «Partiremo dall'esperienza maturata durante la scorsa estate e non da zero, questo è già motivo di moderata fiducia. Come tanti altri settori chiediamo solo di avere una data certa per quanto concerne la riapertura».Detto dell'incontro di ieri sera, i prossimi due sono in programma il 14 (efficienza energetica ed architettura d'alta quota) ed il 21 aprile (turismo montano sostenibile). --Gianluca De Rosa© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gazzettino | 8 Aprile 2021
p. 11, edizione Belluno
Matrimoni in rifugio? «I gestori chiamino il Comune»
A Livinallongo del Col di Lana nasce il progetto Sposarsi a Fodom. Un percorso che consentirà a chi desidera convolare a nozze di celebrare la cerimonia civile non solo in municipio e al castello di Andraz, che finora era l'unica location non istituzionale autorizzata per accogliere questi eventi. «Sono sempre più numerose - spiega il sindaco Leandro Grones - le richieste di celebrazione di matrimonio in sedi diverse da quelle attualmente istituite. Il Comune è sempre ben disposto ad accogliere questi desideri, in un quadro più generale delle iniziative dirette alla valorizzazione del patrimonio turistico del territorio. Da qui l'intenzione di offrire, a coloro che lo desiderano, una diversa ambientazione, estendendo la possibilità di celebrazione dei matrimoni con rito civile in sedi differenti, come ad esempio rifugi montani, ristori o alberghi». Chi non sognerebbe, ad esempio, di pronunciare il proprio sì in zona Porta Vescovo di fronte alla maestosità della Marmolada oppure all'aperto nei suggestivi paesaggi dei passi Pordoi o Campolongo? «Ecco quindi spiega il sindaco - che l'amministrazione si rivolge ai titolari di strutture ricettive come rifugi montani, ristori o alberghi che siano interessati ad aderire all'iniziativa». Le manifestazioni di volontà vanno redatte esclusivamente sull'apposito modulo scaricabile dal sito istituzionale del Comune: https://www.comune.livinallongo.bl.it, corredate da copia della carta di identità. L'invio dovrà avvenire tramite email all'indirizzo protocollo.livinallongo@agordino.bl.it oppure via pec all'indirizzo sindaco.comune.livinallongo.bl@pecveneto.it o anche via fax 04367413. Solo nel caso in cui la domanda non possa essere inoltrata con queste modalità si può telefonare in municipio allo 04367193 per fissare un appuntamento per la consegna cartacea della domanda.
Corriere delle Alpi | 9 Aprile 2021
p. 30
Un "indigeno" e un nepalese trapiantato: la gestione dell'Antelao in mani sapienti
LA storia Il rifugio Antelao ha finalmente un nuovo gestore: si tratta di Livio Zanardo, 54anni, nato e cresciuto a Pieve. Gestione locale, dunque, per il nuovo corso del rifugio di proprietà del Cai di Treviso. Le parti hanno siglato il contratto nella serata di mercoledì: Cai Treviso e Livio Zanardo saranno insieme per i prossimi sei anni, più eventuali ulteriori sei. Firma accompagnata da parole di festa per il nuovo gestore che conta di riaprire il rifugio entro la metà di maggio.«Dire che sono felicissimo è ancora poco», ha raccontato a caldo Livio Zanardo, che non vede l'ora di poter salire a forcella Antracisa per prendere possesso della struttura. La gestirà insieme ad un socio, amico di lunga data. Si chiama Shailes Sharman, cinquantenne nepalese, da trent'anni trapiantato in Cadore. Shailes ha lasciato la terra natìa per amore e, dopo una lunga gavetta nell'ambito della ricettività turistica cadorina, ha spinto l'amico Livio a compiere il grande passo. «Proprio così», rivela Zanardo, «l'idea di prendere in gestione il rifugio Antelao è di Shailes. Un giorno mi ha preso in disparte e mi ha detto: Livio, abbiamo sempre lavorato per gli altri, adesso è giunto il momento di fare qualcosa per noi stessi. Mi ha convinto subito, da quella chiacchierata al predisporre la domanda di partecipazione al bando è stato un attimo».È così che Livio e Shailes presto saliranno in quota per iniziare l'avventura al rifugio Antelao.«Abbiamo qualche idea da mettere in atto», prosegue Zanardo, «penso ad esempio al sempre più numeroso transito di cicloturisti in quota, per merito delle ebike che sono diventate un elemento caratterizzante per una vacanza in montagna. Predisporremo un servizio di ricarica per le ebike con l'installazione di una colonnina indipendente rispetto alle tradizionali prese della corrente. Altre idee le valuteremo in corsa, la priorità in questo momento è riuscire ad aprire la struttura. Solo una volta avviata l'attività riusciremo ad avere un quadro meglio delineato della situazione».Qualche idea chiara, tuttavia, Livio Zanardo ce l'ha già.«Qualcuno mi ha detto che gestire un rifugio di questi tempi potrebbe essere un azzardo. Io dico invece che è una cosa straordinaria. Per un amante della montagna, la gestione di un rifugio rappresenta il coronamento di un sogno. A cinquant'anni suonati era giunta l'ora di mettermi in proprio, dopo aver lavorato tanto nei rifugi della zona, tra Cadore e Cortina. Sono felice soprattutto della fiducia accordatami dal Cai di Treviso. La presidente (Monica Tasca, ndr) al momento della firma mi ha detto: "Ci piacerebbe che questa gestione possa durare tutta la vita" . È stato il modo migliore per iniziare questa nuova vita nella quale i momenti di difficoltà ed i sacrifici non mancheranno. Ho, anzi abbiamo, tanta voglia di lavorare. Il nostro obiettivo è riuscire a tenere il rifugio Antelao tutto l'anno o comunque più tempo possibile».Soddisfazione per la nomina del nuovo gestore è stata espressa dai vertici della sezione Cai di Treviso, proprietaria della struttura, così come dal Comune di Pieve che aveva auspicato l'affidamento della gestione ad un residente. --Gianluca De Rosa© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gazzettino | 10 Aprile 2021
p. 3, edizione Belluno
Rifugi senza ristori: «Non esistiamo e i nostri delegati vengono snobbati»
BELLUNO Loro, a spalancare gli scuri e ad accendere il fuoco sotto alla polenta, sono pronti. I rifugisti - in provincia di Belluno circa 100 sui 153 del Veneto - aspettano solo di dare il via alla stagione estiva. A proposito di ristori, però, non è che se la stiano passando bene. Perché i rifugisti pare siano invisibili. Non esiste come lavoro. «Inesistenti, proprio così. Il gestore di rifugio non è riconosciuto in quanto tale precisa il presidente dell'Associazione Rifugi del Veneto, Mario Fiorentini, gestore del Città di Fiume, in comune di Borca di Cadore . Per il nostro comparto non compare il codice Ateco, richiesto nei Dpcm, per ottenere i ristori. Ora, con Draghi, si è aperta la porta, ma ancora non siamo riconosciuti come una controparte quando si parla di turismo in montagna». Il presidente Fiorentini batte su questo tasto: «Raramente la nostra associazione viene invitata ai tavoli di lavoro sul turismo. Eppure rappresentiamo un anello importante, con funzione terminale di molte iniziative, oltre che essere presìdi in quota sul territorio».
AGGIORNAMENTO
Intanto, però, non sono stati con le mani in mano. Hanno partecipato a corsi e convegni, grazie all'organizzazione dell'Associazione rifugisti del Veneto (Asgrav). Fiorentini ha promosso un corso di formazione e ora è partito un convegno, in tre appuntamenti, sempre on line o su facebook. «In generale l'obiettivo sta nel miglioramento delle competenze e le conoscenze in ambiti ormai strategici anche nel mondo dei rifugi, come la capacità di comunicare in modo coerente ed efficiente». Il corso, in dieci appuntamenti, si è svolto nei mesi di febbraio e marzo. Hanno partecipato rappresentanti di più rifugi sui temi del marketing e della comunicazione. E ora sono partite le Conversazioni in alta quota - il primo esperimento quest'anno, voluto da Asgrav - che vanno a toccare più questioni: dalla figura del rifugista all'efficienza energetica, dalle innovazioni al turismo montano sostenibile. Il primo incontro ha visto presenti 50 rifugisti su zoom e 80 in diretta facebook. La percentuale dei bellunesi è stata del 60-70 del totale, cioè la stessa della distribuzione delle strutture nelle province del Veneto.
VERSO L'ESTATE
C'è chi ha tenuto aperto anche quest'inverno, per scialpinisti e ciaspolatori: tra loro, in zona gialla, il Chiggiato, lo Scarpa, l'Averau, lo Scoiattoli, l'Auronzo, il Lagazuoi, il Città di Fiume, il Fedare. Ma è la stagione estiva quella in cui tutti vanno a rifugi. E l'attesa è per le date che lo consentiranno. «Non è come lo scorso anno quando siamo stati presi alla sprovvista. Mentalmente siamo ben organizzati, abbiamo, insomma, delle basi performanti. Certo è che il virus non è sparito e la sicurezza è importante sono parole di Fiorentini - non ci attendiamo, quindi, regole molto diverse dal 2020 su distanziamento e numero di posti letto permessi. Non spetta a noi decidere, ma un contingentamento sarà necessario. Pensiamo che verranno confermate le norme da rispettare, sia da parte nostra che da parte degli ospiti. L'aria che tira è questa». Ma a quando le aperture? Ufficialmente è a giugno. «In realtà, da anni, anche i rifugisti si stanno adeguando alla destagionalizzazione. Vi è la tendenza ad anticipare l'apertura, anche al primo maggio, e a posticipare la chiusura autunnale. Comunque tutto dipenderà dalle regole date dal governo e dall'andamento meteo». Infine, per l'estate 2021, Fiorentini esprime un desiderio: «Che tornino gli stranieri. È clientela che dà sicurezza ad un gestore perché si programma, prenota e arriva. Che piova o ci sia il sole. Gli italiani ci hanno un pochino salvato nella scorsa stagione, ma sono più fluttuanti. Se il meteo dice brutto stanno a casa, e, magari, arrivano a frotte il giorno dopo. Benvenuti, comunque, anche tutti gli italiani». Daniela De Donà © riproduzione riservata
L’Adige | 19 Aprile 2021
p. 19
Sei rifugi insieme per un corso. Trekking per unire i due gruppi dolomitici
PRIMIERO La montagna non conosce confini e i rifugisti costituiscono l'anima che la muove creando ponti i cui pilastri sono collaborazioni originali, come quella organizzata nei giorni scorsi dal Cai Feltre che ha riunito i gestori dei sei rifugi lungo la parte terminale dell'Alta Via delle Dolomiti n°2 che dal Passo Valles, attraverso le Pale di San Martino, collega alle Vette Feltrine.Il sodalizio feltrino ha riunito i gestori del rifugio Mulaz, Rosetta, Pradidali, Canali, Boz e Dal Piaz in un corso di rianimazione cardiopolmonare e uso del defibrillatore.Ne abbiamo parlato con la guida alpina Mariano Lott, storico gestore del Rifugio Pedrotti alla Rosetta (in foto): «Dobbiamo premettere che i rifugi sulle Pale di San Martino sono già dotati di defibrillatori da tre anni e i gestori sono già abilitati all'utilizzo, a differenza dei due sulle Vette, che se ne doteranno presto. Ma il corso è stato molto interessante perché è stata data la priorità all'età pediatrica e abbiamo imparato le tecniche da adottare con bimbi da uno a 12 mesi, da 12 mesi a 10 anni, da 10 a 15 anni. Speriamo non ce ne sia mai bisogno, ma in caso di arresto cardiaco improvviso, l'unica possibilità di sopravvivenza è rappresentata da un'esecuzione tempestiva della rianimazione cardiopolmonare e dalla defibrillazione precoce e i metodi per un adulto e per un bambino sono
diversi».L'occasione è servita anche per fare il punto sul Park2Trek, una proposta ambiziosa da spingere con una promozione ad hoc, nata un paio d'anni fa anche con la spinta propulsiva dell'Apt San Martino di Castrozza Primiero e Vanoi. L'idea su cui poggia è invitante: unire due gruppi dolomitici, le Pale e le Vette, due province, quella trentina e quella bellunese, e due parchi naturali come quello di Paneveggio-Pale di San Martino e quello delle Dolomiti Bellunesi, parchi naturali conosciuti in tutto il mondo per la geologia e le foreste il primo, per essere uno straordinario giardino tra i monti dove vive oltre un quarto dell'intera flora italiana il secondo. Un trekking con 7 pernottamenti in rifugio con transfer per il rientro al punto di partenza, pensato per escursionisti esperti e che sanno apprezzare il tratto più selvaggio dell'Alta Via delle Dolomiti.«Un trekking che merita essere conosciuto tra gli escursionisti che non possono permettersi di percorrere un lungo itinerario come è l'Alta Via n° 2 o per mancanza di tempo o per il troppo impegno fisico«, ha sottolineato Ennio De Simoi, presidente del Cai Feltre. E Mariano Lott ha aggiunto: «Possiamo dire che il Park2Trek, che unisce appunto i sei rifugi lungo l'Alta Via tra Trentino e Veneto, si ispira alla positiva esperienza del PalaRonda Trek, trekking di più giorni che collega, con più varianti, i cinque rifugi delle Pale di San Martino: oltre a Mulaz, Rosetta, Canali e Treviso, il Velo della Madonna e che si è arricchito con il Palaronda Ferrata Explorer, tour con guida alpina alla scoperta delle varie ferrate sulle Pale per raggiungere i rifugi«».Mariano Lott conclude con una news oltremodo positiva: «Il PalaRonda Trek va benissimo, abbiamo già più di 300 prenotazioni per l'estate. Sono soprattutto inglesi, c'è stata un'esplosione di richieste, poi lo zoccolo duro dei tedeschi resiste». M.C.
Corriere delle Alpi | 28 Aprile 2021
p. 26
Sentiero per il Dal Piaz: appello del Comune per la manutenzione
SOVRAMONTE Anche per il Rifugio Dal Piaz c'è una stagione estiva da pianificare, Covid 19 permettendo, fatta di centinaia di escursionisti che scelgono la struttura di proprietà del Cai di Feltre per le loro camminate in quota. A destare qualche preoccupazione è il percorso che sale al Rifugio, la cui manutenzione è già venuta parzialmente meno lo scorso anno e che quest'anno fa i conti con le numerose slavine che hanno interessato il tracciato. L'amministrazione comunale di Sovramonte vorrebbe trovare un punto d'incontro con Parco delle Dolomiti Bellunesi, Demanio e Cai di Feltre per assicurare una manutenzione adeguata per presentare il sentiero in condizione ottimale, in vista dell'apertura ufficiale della stagione a giugno.«Lo diciamo», si afferma dalla giunta, «come parte meno coinvolta dalle ricadute economiche, ma consci che il tracciato va reso percorribile in tutta sicurezza. In alta quota c'è ancora parecchia neve, ma sarebbe bene trovare un accordo per eseguire la pulizia e la manutenzione. Aggiungiamo che il Comune di Sovramonte è disponibile a compartecipare alla spesa, ma bisogna che tutti facciano la loro parte».Il percorso che sale al Rifugio Dal Piaz è una strada a Demanio pubblico, e nel 2020 è stata incaricata una ditta per la manutenzione del tratto che da Cima Monte a località Palazzina Bellati. Dalla Stanga in poi non è prevista manutenzione e già l'anno scorso le canalette di scolo erano in buona parte ostruite dal materiale: «Troviamo un accordo», la chiosa della giunta sovramontina, che sprona Parco, Cai e Demanio a sedersi attorno a un tavolo per risolvere rapidamente la situazione. --R.C.© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gazzettino | 29 Aprile 2021
p. 3, edizione Belluno
Rifugi, una ripresa con beffa e neve «Cosi nessuno pranzerà all'aperto»
BELLUNO Pranzare o cenare a oltre mille metri di altitudine in questo periodo dell'anno è cosa poco fattibile già di per sé. Aggiungendoci poi l'oltre metro di neve ancora persistente su passi e cime nonché le previsioni meteo tutt'altro che positive, la frittata è fatta. E quindi la nuova normativa che consente ai ristoranti l'apertura al pubblico solo se il cibo viene servito all'aperto, viene letta dagli addetti ai lavori che operano in località di montagna come «l'ennesima presa in giro». «Speravamo di poter riavviare le nostre attività - si alza il coro in quota - ma siamo di fronte, di fatto, a un altro slittamento. E i ristori, nel frattempo, tardano ad arrivare. Siamo stanchi e delusi».
QUI LAGAZUOI
«Ed eccomi nel primo giorno di zona gialla: pronta. Ma quelle sole due persone che hanno chiesto di mangiare non hanno accettato di pranzare in queste condizioni». E cioè en plein air, come previsto dalla legge, sotto una leggera precipitazione di pioggia mista neve, attorniati da una nuvola di nebbia e con temperature tutt'altro che primaverili. Così Raffaella Trebo, titolare del rifugio Valparola a 2.192 metri di altitudine in comune di Livinallongo del Col di Lana, ha manifestato pubblicamente il suo sconforto nel dover lavorare in queste condizioni: «Grazie delle decisioni del nostro Governo. Grazie per il rispetto di chi vive e lavora in montagna, con tanta difficoltà, pazienza, onestà e speranza. Grazie di averci messo in ginocchio. Grazie della solidarietà che ci avete dato finora. La verità,