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NOITIZIE DAI PARCHI
riscontrato casi di contagio durante le nostre operazioni di soccorso».Quali sono le regole fondamentali per salire in quota, se non si è "professionisti della montagna"?«Non avendo allenamento non si va a "pericolare". È saggio non farlo neanche se si è preparati. Va scelto un itinerario alla portata delle proprie capacità, tenendo conto anzitutto del meteo e, possibilmente, uscendo in compagnia, oppure aggregandosi ad altri che si incontrano lungo il sentiero. Bisogna informarsi sulla percorribilità dell'itinerario ed essere attrezzati di pedule e scarponi; l'infradito o le scarpe leggere da ginnastica proprio no. Il meteo in quota cambia repentinamente nello zona bisogna avere capi di protezione. È importantissimo lasciar detto non solo dove si va, ma anche quali sentieri si fa e a che ora si rientra. È ovviamente consigliabile l'assicurazione». --© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere delle Alpi | 26 Aprile 2021
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In un anno 10 mila missioni Impiegati 43 mila volontari
BELLUNO Il lockdown non ferma gli amanti della montagna. Anzi, molti di più hanno scelto le terre alte per le loro vacanze estive. E non solo le Dolomiti hanno fatto registrare numeri da record negli interventi del Soccorso alpino. «Gli interventi sono aumentati in tutta Italia», spiega Maurizio Dellantonio, presidente nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. «In totale abbiamo compiuto 10.279 missioni, di cui 7.658 in terreno impervio, con l'impiego di 43.247 soccorritori, pari a 29.459 giornate, sfiorando le 200 mila ore totali di impiego». Tante le vittime: «Oltre 450, purtroppo. Il 2020 ha superato seppur di poco - per chiamate di soccorso - il 2019, che a sua volta si era chiuso con un significativo balzo in avanti dell'attività di soccorso rispetto al 2018, passando da 9.554 a 10.234 interventi (+7,1%)»Quasi 10mila le persone soccorse: «Per l'esattezza sono state 9.824, di cui 3.635 illese (37 %), 4.093 ferite leggerie(41,7%), 1.313 ferite gravi (13,4%), 228 ferite in imminente pericolo di vita (2,3%), 465 decedute (4,7%) e 90 disperse (0,9%)».L'impiego del mezzo aereo è stato ancora una volta fondamentale: «Ben 3.123 le missioni di soccorso alpino; in 1.044 interventi è stato utilizzato l'elicottero della Protezione civile. In Veneto ha operato soprattutto il Suem di Pieve di Cadore. Il 2,8% delle operazioni sono stati concluse con l'apporto di mezzi dei vigili del fuoco, seguiti poi da altri aeromobili dell'amministrazione pubblica: guardia di finanza, aeronautica militare, polizia di stato, esercito e carabinieri».Fdm© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’Adige | 3 Aprile 2021
p. 39, segue dalla prima
Uomo e ambiente, le nostre sfide
di Walter Ferrazza, Presidente del Parco Adamello Brenta e sindaco di Bocenago Alla natura si comanda solo ubbidendole: ed è così che l'uomo e l'ambiente naturale devono essere visti, come complici. Con l'uomo che, quando interviene sull'ambiente in maniera sostenibile, va considerato un valore aggiunto, non un "avversario" della natura. Riprendo questi concetti da un articolo di Annibale Salsa pubblicato su queste pagine. Un articolo in cui ritrovo idee e principi che attraversano trasversalmente la storia del Parco naturale Adamello Brenta, e in generale, credo, quella di tutti i parchi e le aree protette. Sono idee che per la verità mi sono familiari anche nella mia veste di amministratore locale: il Parco interessa infatti un territorio molto vasto, che comprende, oltre ad una straordinaria varietà di ambienti naturali e a un eccezionale patrimonio faunistico, 30 Comuni e 4 Comunità di Valle, oltre alle Regole di Spinale e Manez e a 22 Asuc. In un contesto del genere, la convivenza fra uomo e ambiente è in pari misura un dato di fatto e una necessità. Può essere semplicemente sopportata, e sappiamo che spesso, ovunque nel mondo, è così. Ma può, diversamente, essere vista come un'opportunità. Se dovessi sintetizzare il primo impegno che mi sono assunto, all'inizio del mio mandato, direi che è proprio questo: far sì che tutte le realtà coinvolte abbiano ben chiaro che se la gestione di un parco naturale, e ancor più di un Geopark Unesco, rappresenta sotto ogni punto di vista una responsabilità, deve essere, al tempo stesso, una inesauribile fonte di crescita e di evoluzione. In primo luogo umana e culturale. Ma certamente anche economica. "Condivisione" è, non a caso, uno degli assets del piano programmatico condiviso con il Comitato di gestione. Condivisione che deve tradursi nella capacità di fare scelte concrete, di lungo periodo, in grado di mobilitare competenze e capacità gestionali, e poi di generare lavoro, occasioni di formazione, nuova sensibilità ambientale, non da ultimo gioia e svago, perché un'area protetta deve