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NOTIZIE DAL SOCCORSO ALPINO

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NOTIZIE DAI RIFUGI

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rivolto a tutti gli escursionisti è di segnalare alle sezioni Cai di zona ostacoli o difetti ma anche essere attivi rimuovendo per quanto possibile la vegetazione che investe la traccia del percorso». --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 26 Aprile 2021

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Estate in montagna Il CNSAS è pronto: “Ma gli sprovveduti restino in città”

L'intervista Francesco Dal Mas Via al giallo, le terre alte tornano a riempirsi. «Ma si usi la testa», raccomanda Maurizio Dellantonio, presidente nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, al popolo degli escursionisti. «Non fiondatevi al momento sui versanti a nord, ancora innevati e magari ghiacciati. Non partite da soli, ma accompagnati. Lasciate detto dove salite. E, non essendo allenati, risparmiatevi i percorsi lunghi e difficili». Ma il presidente non se la sente di raccogliere l'invito di taluni ambienti Cai per il numero chiuso o programmato, almeno per gli itinerari più frequentati.Lei risiede in Val di Fassa. Si ricorda le processioni tra il Piz Boè ed il Sass Pordoi? Tutti in fila, l'estate scorsa, per centinaia di metri, magari incuranti del necessario distanziamento.«La montagna è libertà. Questo rischio si ripresenterà quest'estate, forse però con un supplemento di saggezza. Per questo noi del Cnsas raccomandiamo di usare la testa, di evitare i sentieri ormai massificati. Certo, come nella mia valle, si può programmare in qualche misura gli accessi, chiudendo ad esempio alle auto, ma là dove c'è l'alternativa degli impianti. Il numero chiuso proprio no».Il Soccorso Alpino e Speleologico che cosa si aspetta per le prossime settimane e l'estate? Le vostre 270 stazioni sono pronte ad ogni evenienza?«Il Cnsas si farà trovare pronto anche per i mesi a venire: in vista dell'estate che incombe ci aspettiamo una nuova, pacifica, invasione delle montagne italiane, potendo contare forse anche su una parziale ripresa dell'utenza turistica internazionale. Quel che è certo è che tante persone hanno riscoperto il piacere della montagna: un bene per l'economia delle "terre alte" e per l'intero Paese". Un bene che sarebbe poco saggio comprimere».D'accordo. Ma oggi dove è consigliabile salire?«Sui versanti a sud fino a 1500-1600 metri, perché dopo si trova la neve. Su quelli a nord è meglio non inoltrarsi oltre i 1300. Più in quota c'è ancora la neve, che, tra l'altro, è ghiacciata. È pericolosissimo, in particolare, attraversare i canali dove la coltre bianca è di due metri. Magari ci sono solo 20 o 30 metri di attraversamento, ma possono risultare fatali».L'estate scorsa, ma anche l'autunno, che cosa hanno dimostrato?«Che si è partiti per le alte quote senza preparazione, privi di allenamento, in preda soltanto alla voglia di uscire e, quindi, senza le precauzioni che si devono necessariamente prendere. Ecco perché nell'anno passato, pesantemente condizionato da lunghi mesi di lockdown, si è registrato il più alto numero di interventi di soccorso nella storia del Corpo».Immaginiamo che il maggior numero di chiamate lo abbiate ricevuto dagli escursionisti, così numerosi ed affollati in quota.«Il primo posto delle chiamate è saldamente occupato dall'escursionismo, con 4.579 casi (46,6%), che distanzia di parecchio lo sci alpino, la mountain bike (7,0%), l'alpinismo, che registra 494 infortunati (5%)».L'impreparazione è la principale causa di incidenti. Ecco perché lei insiste nell'usare la testa...«Le cadute o scivolate, su tutti i terreni, occupano la testa della classifica con 4.604 casi (46,9%), seguite dalla voce "incapacità" (28,4%), che comprende fra l'altro situazioni quali la perdita di orientamento, lo sfinimento, il ritardo. Al terzo posto troviamo i malori, con 1158 infortunati e 356 chiamate di soccorso invece (3,6%) dovute alle pessime condizioni meteo».A un veloce confronto dei dati statistici degli interventi di soccorso degli anni precedenti, nel 2020 sembra che la pandemia di Covid-19 non ci sia stata e che l'impercettibile incremento numerico rispetto all'anno precedente sia stato soltanto una ordinaria evoluzione. Ma non è così.«Sicuramente no. È chiaro che a fronte delle chiusure e delle limitazioni alla circolazione fra le Regioni imposte dalla pandemia, interi periodi dell'anno passato hanno visto una forte limitazione dell'utenza turistica nelle montagne. Situazione invece del tutto ribaltata durante il periodo estivo, dove valli e cime sono diventate una delle mete privilegiate per milioni di italiani, molti dei quali per la prima volta hanno scelto di trascorrere le ferie in quota. Una parte - minoritaria di quest'utenza ha approcciato la montagna senza la necessaria abitudine a un contesto ambientale molto diverso dalle zone più antropizzate, a volte anche senza una preparazione di base sulle norme di prudenza e prevenzione degli incidenti. Anche per questo si è registrato nel periodo estivo il balzo degli interventi del Soccorso Alpino e Speleologico, che ha registrato un +45% su scala nazionale».L'attività del Soccorso Alpino e Speleologico è stata particolarmente intensa durante la scorsa estate. Una curiosità? Quanti contagi durante le operazioni di soccorso?«Nessuno. Nonostante i lockdown non ci siamo fermati nella preparazione e l'addestramento, sin dalla primavera, consapevoli che saremmo stati chiamati ad un impegno corposo nei mesi successivi. Ci siamo messi anche a disposizione delle strutture di Protezione Civile, durante l'emergenza, e nel contempo abbiamo studiato nuovi e efficaci protocolli d'intervento in chiave di contenimento del rischio biologico, per garantire la sicurezza delle persone soccorse e limitare i contagi fra i nostri operatori. Posso dire con orgoglio che, grazie all'impegno del nostro personale, e grazie alle dotazioni, non abbiamo

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