La Freccia - febbraio 2026

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Incontri

Gabriele Muccino

Nicola Savino

Ditonellapiaga

Topo Gigio

Aldo Cazzullo

Kristian Ghedina

Viaggi

A Roma e Milano per San Valentino Itinerari del cioccolato

Montagne tra miti e leggende

Arte e cultura

Henri de Toulouse-Lautrec

Andrea Pazienza

Franco Battiato

CAROLINA KOSTNER

PARTECIPARE

Febbraio era una stanza lontana, con la porta socchiusa. Poi il tempo ha smesso di camminare e ha iniziato a correre. Il countdown, creatura impaziente, ha dato il via. I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 sono aperti e il Paese trattiene il fiato come davanti a una discesa che promette vertigine.

Il fruscio degli sci sulla neve – un sussurro che diventa racconto – e il battito regolare dei pattini sul ghiaccio entrano nella nostra quotidianità come rumori domestici. Non disturbano: accompagnano. Sono suoni che insegnano l’emozione, giorno dopo giorno, come una lingua imparata

senza accorgersene.

Lo spirito di Pierre de Coubertin, gentile e ostinato, cammina accanto al desiderio di vincere. La medaglia, oggetto piccolo e pesante, contiene quattro anni di attese, fatiche, rinunce. Cadute che fanno male e risalite che sorprendono. È sport, certo. Ma è anche vita: quella che chiede coraggio quando il terreno scivola, resilienza quando il respiro manca, determinazione quando il traguardo sembra un’idea più che un luogo.

Le stesse virtù scorrono lungo i binari del Gruppo FS, Mobility Premium Partner dei Giochi, che non si limita a trasportare corpi, ma connette intenzioni. Infrastrutture, competenze,

visione: parole che diventano movimento. Un sistema di mobilità integrata, efficiente e sostenibile prende forma per unire grandi città e località olimpiche. Frecciarossa che si allungano fino a Cortina d’Ampezzo, Tesero, Predazzo, in dialogo con FRECCIALink e Busitalia. Treni che nei fine settimana arrivano fino a Malpensa, perché anche il cielo, a volte, ha bisogno di una rotaia. Servizi regionali potenziati. Continuità, accessibilità: promesse mantenute. E ciò che resta dopo il 2026 – stazioni rinnovate, almeno dieci, in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto – come case dell’accoglienza, aperte al futuro quotidiano dei cittadini. C’è un’eredità che non si scioglie, come quella lasciata nel ghiaccio da Carolina Kostner. Volto di copertina di questo mese, attraversa il tempo dello sport trasformandosi: atleta, allenatrice, voce autorevole delle Olimpiadi. «Mi auguro che possano lasciare un segno al di là delle gare», dice. Un segno che non si misura in record, ma in desiderio. Tornare alla vita con la voglia di migliorare, sapendo che l’inizio non ha età. Questo rito laico ci tiene insieme fino al 22 febbraio. Ognuno diventa esperto per un giorno, cronometro alla mano, commentatore improvvisato. È la magia dei grandi eventi: comunità nate per caso e tenute insieme dall’emozione. Poi, come da tradizione, un’altra liturgia accende il Paese.

Sanremo arriva e l’Italia si ferma. Ditonellapiaga porta all’Ariston Che fastidio!, Nicola Savino governa il Dopofestival con risate, confessioni e domande che pungono. La competizione cambia palco, ma non intensità.

E febbraio, mese breve e ostinato, è anche il tempo dell’amore. Da vivere senza fretta, nonostante la città che corre. Un panorama dalla terrazza dei Musei capitolini, Il bacio di Francesco Hayez a Brera, una cioccolata calda in un caffè torinese dove il tempo si siede e aspetta. Piccoli gesti, enormi silenzi.

C’è poi un amore più alto, quasi trasparente: quello che attraversa l’Anno di San Francesco, otto secoli dopo la sua morte. Il giornalista Aldo Cazzullo lo ricorda come il primo italiano, ma soprattutto come un rivoluzionario. Un uomo che scelse la semplicità quando il mondo correva verso il contrario. Moderno, perché capace di sottrarre invece di accumulare.

Così febbraio diventa un viaggio. Sport, musica, amore, spiritualità: riti diversi che si riconoscono. Dai bagliori del ghiaccio alle luci dell’Ariston, ogni passo suggerisce la stessa lezione gentile: il vero traguardo non è arrivare, ma continuare a muoversi. Crescere. Lasciarsi ispirare. Anche quando il mese finisce e la porta si richiude piano.

STORIE DI FS

6 Railway heArt

Le persone, i luoghi, le storie dell’universo ferroviario in un click

AGENDA

8 Save the date

Mostre, festival, fiere: gli appuntamenti principali del mese da nord a sud

SPECIALE MILANO CORTINA 2026

12 Il viaggio dei Giochi

L’impegno del Gruppo FS come Mobility

Premium Partner delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali

20 Una lunga discesa nei ricordi

Simbolo dello sci alpino negli anni ‘90, Kristian Ghedina si prepara a commentare i Giochi di Milano Cortina 2026

CAROLINA KOSTNER

La pattinatrice racconta i Giochi di Milano Cortina 2026

VIAGGI

24 Amori metropolitani

Due itinerari poco battuti per scoprire o riscoprire Roma e Milano a San Valentino

28 Nel cuore dolce d’Italia

Un viaggio tra i caffè storici di Torino per assaggiare gianduiotti, cremini e la misteriosa torta Platti

32 Dove le montagne raccontano

Amori impossibili e passioni che diventano leggenda. In un libro i segreti delle alture italiane, custodi di storie fiabesche

36 ANDAMENTO LENTO

Lungo la via della nocciola

In viaggio ad Avella, in Irpinia, dove è coltivata da secoli e rappresenta la base dell’economia locale

40 L’ANNO DI FRANCESCO

Memoria viva

Dal 22 febbraio al 22 marzo, nella basilica di Assisi vengono esposte le spoglie di San Francesco a 800 anni dalla morte

INCONTRI

44 Una questione umana

Gabriele Muccino è al cinema con Le cose non dette e in tour a teatro con A casa tutti bene

47 Un festival intrigante

Claudio Fasulo, vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time, racconta Sanremo 2026

48 Naturalmente irriverente

Ditonellapiaga è cresciuta. E dopo quattro anni torna in gara all’Ariston con il brano Che fastidio!

50 Dopo Sanremo, tutti da me

Al timone del Dopofestival torna per la quarta volta Nicola Savino, che promette risate e confessioni

52 Strapazzami di musical

Topo Gigio è protagonista di uno spettacolo teatrale che mette al centro la sua storia, tra fantasia e realtà

LIFESTYLE

54 Identità couture

Nicoletta Spagnoli, alla guida della maison che ha partecipato al progetto della Città del cioccolato a Perugia, è pronta per le sfilate milanesi

58 Alle radici dello stile

Una mostra omaggia Gianni Versace nel Museo archeologico di Reggio Calabria, la sua città natale

Alla Reggia di Caserta oltre 200 opere testimoniano il ruolo strategico delle sovrane tra Napoli e l’Europa dal ‘700 al ‘900 ARTE E CULTURA

62 Regine invisibili

66 Il pittore della soglia

Toulouse-Lautrec racconta le anime fragili della Parigi bohémien di fine ‘800 in una mostra al Museo degli Innocenti di Firenze

72 No time, no space

Al MAXXI di Roma l’esposizione Franco Battiato. Un’altra vita celebra il cantautore scomparso cinque anni fa

76 La logica di Paz

All’Aquila si ripercorre il lavoro del disegnatore Andrea Pazienza, dalle prime sperimentazioni ai personaggi più amati

primadi scendere

SEGNALIBRO

Intervista ad Aldo Cazzullo per la biografia Francesco. Il primo italiano

BEAUTY CASE

Make-up impertinente I trend di bellezza secondo Luca Buttiglieri

LA FRECCIA DI CUPIDO

L’amore che dura nel tempo La posta del cuore di Cristiano Malgioglio

CIAK, SI PARTE

Romantiche visioni. I film in sala e in streaming scelti da Alessandra Caputo

Pesci energici e ottimisti L’oroscopo di Luigi Torres Cerciello

FOOD TO GO

La ricetta del mese

La sfida healthy dei Di Pazza 86

Due cuori in fuga I consigli fashion di Susanna Ausoni IN VALIGIA

Innamorarsi di sé Meditare con Nerina Di Nunzio

Sfumature d’inverno con Fondazione FS Italiane

PER CHI AMA VIAGGIARE

MENSILE GRATUITO PER I VIAGGIATORI

ANNO XVIII - NUMERO 2 - FEBBRAIO 2026

REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA N° 284/97 DEL 16/05/1997

CHIUSO IN REDAZIONE IL 27/01/2026

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Hanno collaborato a questo numero

Susanna Ausoni, Luca Buttiglieri, Alessandra Caputo, Nerina Di Nunzio, Fondazione FS Italiane, Enzo Fortunato, Davide Garofalo, Cristiano Malgioglio, Ivan Noviello, Carmen Pidalà, Enrico Procentese, Gabriele Romani, Floriana Schiano Moriello, Luigi Torres Cerciello

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lettura

RAILWAYheART

Le persone, i luoghi, le storie

dell’universo ferroviario in un click.

Un viaggio da fare insieme

a cura di Enrico Procentese enry_pro

Utilizza l’hashtag #railwayheart oppure invia il tuo scatto a railwayheart@fsitaliane.it. L’immagine inviata, e classificata secondo una delle tre categorie rappresentate (Luoghi, People, In viaggio), deve essere di proprietà del mittente e priva di watermark. Le foto più emozionanti tra quelle ricevute saranno selezionate per la pubblicazione nei numeri futuri della rubrica.

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Miró

a cura di

Alex A. D’Orso - al.dorso@fsitaliane.it

Irene Marrapodi - ir.marrapodi@fsitaliane.it

Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

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MIRÓ: PER POI ARRIVARE ALL’ANIMA

NAPOLI FINO AL 19 APRILE

Con la sua arte voleva risvegliare una sensazione fisica, «per poi arrivare all’anima». Oltre cento opere del pittore e scultore catalano Joan Miró, tra litografie, acqueforti e acquetinte realizzate tra il 1950 e il 1981, sono in mostra al Lapis Museum, nei locali della basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta.

Curata da Achille Bonito Oliva con Vittoria Mainoldi, l’esposizione di cui Frecciarossa è Treno Ufficiale mette in luce la felice indecisione di Miró, tra eclettismo stilistico e nomadismo culturale. Una caratteristica influenzata anche dalla sua città, Barcellona, che secondo Bonito Oliva, proprio come Napoli, «non ha perbenismo e non gioca sulla retorica della speranza». E avrebbe reso Miró «instabile come un partenopeo», estremamente creativo e disinibito. La mostra si articola in sette aree tematiche che approfondiscono la relazione dell’artista con il mondo dell’editoria, le litografie, i personaggi e le figure femminili, i fondamentali rapporti con gli artisti contemporanei e le

collaborazioni con i settori teatrale e musicale. Uno spazio è poi dedicato alle litografie sul personaggio di fantasia Ubu Roi e una sala, infine, al simbolismo nascosto nelle sue opere. polopietrasanta.it

IL PICCOLO PRINCIPE

ITALIA 11 FEBBRAIO>25 APRILE

La prosa e il musical, l’arte circense e le installazioni multimediali. La trasposizione teatrale dell’opera di Antoine de Saint-Exupéry, giunta alla quarta edizione, mette insieme diversi linguaggi dell’arte. Il tour parte dal Teatro Olimpico di Roma, l’11 febbraio, e prosegue all’Augusteo di Napoli, il 27. Date anche a Bologna e a Firenze, il 6 e 13 marzo, e a Legnano, Assisi, Bari e Ravenna. Si fa tappa poi a Civitanova Marche e a Bassano del Grappa, per concludere a Lugano, nel Canton Ticino. Uno show da record che dal 2023 a oggi ha venduto oltre 150mila biglietti. ilpiccoloprincipe.show

JOAN
Una litografia dalla serie Joan Miró Litografo I Edizioni Graphis arte, Livorno - Toninelli arte moderna, Milano Collezione privata © Roar Studio
Una scena dello spettacolo

BIT 26

MILANO 10>12 FEBBRAIO

Da oltre 40 anni la Borsa internazionale del turismo, di cui Trenitalia è Official Green Carrier, si conferma un punto di riferimento per il settore. Il percorso è articolato in sei aree tematiche: Italy, World, Travel Expert, Hospitality, Innovation e Transportation. Mentre il nuovo spazio Travel Makers Fest propone un ricco programma sul tema dell’anno: Costruire ponti - Immaginare nuovi ecosistemi. Cinque i fil rouge della manifestazione: Discovery, con le proposte di itinerari tematici e di scoperta; Backstage, per comprendere la complessità dietro un viaggio; (Im)possible, dedicato alle grandi avventure; This Must Be the Place, per nuovi modi di conoscere il mondo, e Bit & Friends, che prevede appuntamenti con gli esperti. bit.fieramilano.it

L’UOMO SBAGLIATO - UN’INCHIESTA DAL VIVO

ITALIA FINO AL 24 SETTEMBRE Si entra in sala con curiosità, si esce con indignazione. È un pugno nello stomaco lo spettacolo di Pablo Trincia, che porta a teatro una vicenda di malagiustizia. Al centro Ezzeddine Sebai, serial killer che nel 2006 confessò 14 omicidi di donne anziane avvenuti a metà anni ‘90 in Puglia e Basilicata, molti dei quali già attribuiti ingiustamente ad altri imputati. Sono proprio loro – gli innocenti tuttora in carcere – i veri protagonisti di una storia sepolta per anni tra errori e omissioni. Che il giornalista riporta alla luce, indagando sul confine tra colpa, errore e destino. A febbraio il tour tocca Palermo e Catania, il 5 e il 6, Udine, Pescara e Firenze, il 18, il 21 e il 23 per poi girare l’Italia.

ANDY WARHOL. POP ART & TEXTILES

BIELLA FINO AL 6 APRILE

Illustratore, scultore, regista, Andy Warhol è famoso per l’eterogeneità della sua produzione. Anche se il suo lavoro nel mondo della moda e del tessile, precedente alla fase Pop art, è meno noto al pubblico. Chi vuole approfondire questo periodo può visitare Palazzo Ferrero che, in occasione della mostra, ospita circa 50 tessuti, abiti e disegni originali provenienti dal Fashion & Textile Museum di Londra. A Palazzo Gromo Losa, altra sede dell’esposizione, si possono invece ammirare alcune delle sue più celebri serigrafie, insieme a fotografie, manifesti e copertine di vinili artistiche. palazzoferrero.it | palazzogromolosa.it

Pablo Trincia durante lo spettacolo
Una delle passate edizioni della Bit
L’allestimento della mostra a Palazzo Ferrero Courtesy Fondazione Cassa di risparmio Biella

SALONE DEL VINO

TORINO 28 FEBBRAIO>2 MARZO

Scoprire le specialità enogastronomiche regionali direttamente da chi le produce. È questo l’obiettivo della quarta edizione della fiera che ha come protagoniste le etichette piemontesi. Per tre giorni i calici di 500 cantine invadono i grandi spazi dell’ex complesso industriale Ogr e l’intera città di Torino è animata da eventi diffusi, come masterclass e talk di esperti del settore. I primi due giorni sono aperti al pubblico, mentre la giornata del 2 marzo è riservata alla stampa, ai buyer internazionali e agli operatori professionali. salonedelvinotorino.it

GIORGIO DE CHIRICO. L’ULTIMA METAFISICA

MODENA FINO AL 12 APRILE

De Chirico ha rivissuto la sua giovinezza creativa a 80 anni, in un decennio straordinario, dal 1968 al 1978. Appartengono proprio a questo periodo, denominato neometafisico, le 50 opere esposte nel Palazzo dei musei della città emiliana. Grazie a un nuovo entusiasmo e a una giocosa libertà, il genio usava una tavolozza di colori più vivaci per raffigurare temi a lui cari, come le piazze d’Italia o i manichini, reinterpretandoli. È il caso di capolavori come Ettore e Andromaca davanti a Troia, Il segreto del castello o Interno metafisico con pere, che combinano ironia, serenità e pacatezza con una visione della vita come commedia. comune.modena.it

LUIGI GHIRRI. POLAROID ‘79 - ‘83

PRATO FINO AL 10 MAGGIO

Sul finire degli anni ’70, l’azienda Polaroid garantì una grande fornitura di pellicole e macchine al fotografo italiano. Nel 1980 venne invitato ad Amsterdam per provare la Polaroid 20x24 Instant Land Camera, capace di scattare in poco più di un minuto istantanee extra large. Quella al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci è la prima mostra in Italia dedicata interamente al lavoro di Ghirri su polaroid. Curata da Chiara Agradi e Stefano Collicelli Cagol, l’esposizione non invita solo a riflettere sul lavoro di un grande autore, ma anche sulla stratificazione della memoria e sull’aleatorietà della fotografia istantanea. centropecci.it

Adige (1980) di Luigi Ghirri Courtesy Thomas Dane Gallery, Londra e Napoli

Alto
La scorsa edizione della manifestazione
Ettore e Andromaca davanti a Troia di Giorgio de Chirico (1968)
Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma © Giorgio de Chirico, by Siae 2025
© Eredi di Luigi Ghirri

UNAROMA

ROMA FINO AL 6 APRILE

Oltre 70 artiste e artisti di generazioni e correnti diverse raccontano al Macro il tessuto culturale della città. Il risultato è una mostra collettiva che alterna stasi e azione. Al pian terreno una striscia verde, metafora del green screen cinematografico, fa da sfondo a opere, in gran parte inedite, disposte secondo un criterio associativo. Mentre al piano superiore l’esposizione si espande per accogliere a cadenza settimanale interventi dal vivo, dj set, laboratori e proiezioni. Il progetto rientra nel palinsesto inaugurato a dicembre, in occasione della riapertura del museo. Un programma che omaggia Roma e la proietta oltre i suoi confini. museomacro.it

L’allestimento della mostra

VINCENZO SCHILLACI - MOVIMENTO (PERPETUO)

PESCARA FINO AL 30 APRILE

La monografica negli spazi della Fondazione La Rocca espone una ventina di opere inedite firmate dal pittore contemporaneo palermitano. A legarle è il concetto di movimento inteso come «qualsiasi forma di mutamento». I lavori in mostra sono prodotti con materiali eterogenei. In particolare, il ciclo Phantasma è realizzato con calce, gesso, pasta di quarzo, polvere di marmo, pigmenti, inchiostri, pittura spray e finiture marmoree. Il focus dell’esposizione è Fare un quadro, un bronzo generato da un dipinto: l’artista ricostruisce plasticamente l’opera bidimensionale con tocchi di argilla, in volumi irregolari destinati a tradursi in metallo. larocca.foundation

FILIPPO DE PISIS E LES ITALIENS DE PARIS

LECCE 14 FEBBRAIO>26 MAGGIO

Oltre 20 opere dell’artista ferrarese sono messe a confronto con una selezione di dipinti realizzati dagli altri sei membri del Groupe des Sept: Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi. Erano “gli italiani di Parigi” che, tra gli anni ’20 e ’30 del ’900, si ritrovarono nella capitale francese in cerca di un nuovo classicismo. La mostra allestita negli spazi della Fondazione Biscozzi Rimbaud mette in luce affinità e differenze tra gli autori, evidenziandone la tensione internazionale. fondazionebiscozzirimbaud.it

© Ela Bialkowska Okno Studio
Cedere per credere, ciclo Phantasma#46 di Vincenzo Schillaci (2025)
Courtesy Galerie Rolando Anselmi
Foto di Sebastiano Luciano
Interno dello studio di Parigi (1930) di Filippo De Pisis Collezione privata, Torino

giochi Il viaggio dei

Creare un sistema di mobilità integrata e sostenibile per collegare città, impianti e territori, facilitando l’accessibilità. È questo l’impegno del Gruppo FS come Mobility Premium Partner delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano

di Davide Garofalo davgarofalo

Cortina 2026

Italia accoglie un evento globale come i Giochi

Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 e la mobilità diventa molto più di un servizio: è parte integrante dell’esperienza. In questo scenario, il Gruppo FS – Mobility Premium Partner dell’evento – è chiamato a svolgere un ruolo centrale, integrando competenze e visione strategica per accompagnare atleti e spettatori lungo un percorso che guarda oltre le gare sportive.

«Metteremo in campo un sistema di mobilità integrata, efficiente e sostenibile, capace di collegare i grandi snodi urbani con le località delle gare, favorendo l’uso del trasporto collettivo a basso impatto ambientale e garantendo l’accessibilità», spiega Giuseppe Inchingolo, Chief Corporate

Affairs, Communication & Sustainability Officer di FS Italiane. Quali misure sono state previste per assicurare collegamenti efficaci tra città, impianti e territori? Il piano di mobilità prevede un rafforzamento significativo dei servizi ferroviari e intermodali. In particolare, saranno attivi i collegamenti Frecciarossa in combinazione con i FRECCIALink e i bus di Busitalia per raggiungere località chiave come Cortina d’Ampezzo, Tesero e Predazzo. Nei fine settimana alcuni Frecciarossa saranno prolungati fino all’aeroporto di Milano Malpensa, facilitando l’intermodalità tra aereo e ferrovia. È inoltre previsto il potenziamento dei servizi regionali e l’integrazione del trasporto su gomma nelle aree non servite dalla rete ferroviaria, per garantire continuità e accessibilità agli impianti olimpici.

Un Frecciarossa con la speciale livrea dedicata a Milano Cortina 2026

Perché il Gruppo FS ha scelto di investire in questa partnership?

La decisione di diventare Mobility Premium Partner dei Giochi nasce prima di tutto dalla consapevolezza di un allineamento tra i valori universali dello sport – inclusione, sostenibilità, eccellenza – e quelli del Gruppo. Ma abbiamo anche un ruolo strategico nella mobilità del Paese. La sponsorizzazione si traduce, quindi, in un impegno strutturale che mette il trasporto sostenibile al servizio di un evento globale, rafforzando il legame tra infrastrutture, territori e identità nazionale.

In che modo questa collaborazione si inserisce nel Piano Strategico 2025-2029 del Gruppo FS?

La partnership con Milano Cortina 2026 è pienamente coerente con le linee guida del Piano, orientato alla sostenibilità, alla digitalizzazione dei servizi e alla modernizzazione delle infrastrutture.

Le Olimpiadi rappresentano un’opportunità concreta per accelerare il pieno raggiungimento di questi obiettivi, promuovendo l’uso del trasporto collettivo e rafforzando la presenza del Gruppo FS nei principali snodi logistici e turistici del Paese. C’è un valore dello spirito olimpico e paralimpico in cui il Gruppo FS si riconosce in modo particolare?

Senza dubbio quello dell’inclusione. Le Ferrovie dello Stato Italiane hanno da sempre la missione di unire persone e territori, abbattendo distanze fisiche e sociali. È lo stesso principio che anima i Giochi: creare opportunità, valorizzare le differenze e migliorarsi continuamente, mettendo al centro le persone.

Quale eredità resterà ai territori coinvolti una volta concluso l’evento sportivo? Il lascito sarà soprattutto infrastrutturale

e sociale. Gli investimenti previsti per le aree olimpiche e paralimpiche resteranno a beneficio dei cittadini anche dopo il 2026. In particolare, la modernizzazione e la riqualificazione di almeno dieci stazioni strategiche in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto, con interventi su accessibilità, sicurezza, comfort e intermodalità. A questo si affiancano iniziative di coinvolgimento che promuovono una cultura della mobilità sostenibile e dei valori autentici dello sport.

Dal punto di vista della comunicazione, qual è stato finora il momento simbolico più significativo di questo percorso? Sicuramente l’accensione del videomapping sulla facciata della Stazione di Milano Centrale, con i loghi dei Giochi e l’identità visiva ufficiale. Una porta aperta a tutti i viaggiatori, un luogo emblema per le persone che stanno arrivando in Italia in occasione delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi. In questo senso, quel gesto ha assunto un valore forte, raccontando il Gruppo FS non solo come operatore di servizi, ma come un attore che accompagna il Paese in un evento dalla portata globale, unendo capacità comunicative, cultura aziendale e visione strategica. In una frase, cosa significa per il Gruppo FS essere parte di Milano Cortina 2026?

Significa mettere la mobilità sostenibile e inclusiva al centro dello sviluppo del Paese: creare infrastrutture e servizi capaci di favorire i mezzi collettivi a basso impatto ambientale e garantire l’accessibilità, in pieno spirito olimpico e paralimpico.

fsitaliane.it

Milano Cortina
© Archivio
FS Italiane
Giuseppe Inchingolo
Carolina Kostner durante il programma libero femminile ai Campionati mondiali di pattinaggio di figura del 2012

L’evoluzione di

Lcarolina

Leggenda del pattinaggio artistico, ora Carolina Kostner cambia punto di vista. E torna sul ghiaccio per raccontare al pubblico i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, dal 6 al 22 febbraio, di cui il

Gruppo FS è Mobility Premium Partner di Davide Garofalo davgarofalo

à dove il ghiaccio smette di essere materia fredda per diventare tela. Là dove la musica si intreccia al suono sottile delle lame, dentro quel perimetro bianco che è insieme palcoscenico e prova di verità, per oltre 20 anni una donna ha costruito la sua leggenda: Carolina Kostner, regina senza tempo del pattinaggio artistico italiano. Ha attraversato epoche e generazioni, tra salti, cadute e dolori silenziosi, passando dalla perfezione assoluta dell’oro mondiale nel 2012 al bronzo di Sochi 2014. Oggi, mentre l’Italia guarda alle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, dal 6 al 22 febbraio, Kostner non è più al centro della scena. Ma resta sul ghiaccio con nuove vesti, quelle di allenatrice delle giovani promesse e di voce autorevole chiamata a raccontare i Giochi sui canali Eurosport e le piattaforme HBO Max e discovery+, insieme – tra gli altri – al discesista Kristian Ghedina, offrendo al pubblico l’analisi tecnica di chi conosce il pattinaggio in ogni sua sfumatura. Perché certe carriere non finiscono: semplicemente cambiano punto di vista. Ti senti pronta per questa nuova avventura?

Sono molto emozionata. In modo diverso rispetto a quando gareggiavo, ma l’adrenalina è simile. Raccontare lo sport che amo da un’altra prospettiva è una grande responsabilità e un privilegio. Sarà speciale farlo alle Olimpiadi in casa, con uno sguardo più maturo ma la stessa passione di sempre. Proprio per questa passione, a 13 anni hai lasciato Ortisei, in Val Gardena, e ti sei trasferita in Germania. Una dichiarazione d’amore totale per il pattinaggio: come sapevi, a quell’età, che era la strada giusta?

Dico sempre che il pattinaggio ha scelto me e io mi ci sono buttata a capofitto. A 13 anni forse non sai spiegare un amore così grande, ma lo riconosci perché non hai dubbi nel provarci. A spingermi in questa direzione è stata soprattutto

mia mamma. Da giovane sognava di pattinare, ma non ne aveva avuto la possibilità. Si era promessa che, se sua figlia lo avesse desiderato, avrebbe fatto di tutto per darle quella chance. E così è stato. Il coraggio dei miei genitori mi ha accompagnata per tutto il percorso, anche nei momenti più difficili. Mi hanno detto: «Provaci, se non ti piace la porta di casa è sempre aperta».

È stata dura?

Ho provato nostalgia, solitudine e paura. Ma tutto veniva sempre bilanciato dalla gioia che provavo sul ghiaccio e dall’entusiasmo di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Il momento più duro era sempre la partenza da casa, dopo essere tornata in Val Gardena: dovevo lasciare la mia cameretta, gli amici, quella comfort zone così rassicurante. Ma appena uscivo dalla valle, si apriva un mondo pieno di energia e possibilità.

Sentivi spesso i tuoi genitori?

All’epoca non c’erano i cellulari. Avevo un appuntamento fisso: il giovedì alle 17, al telefono a muro del collegio. A volte arrivavo in ritardo per i compiti o per un allenamento che si prolungava e questo significava dover aspettare una settimana intera per sentire la voce di mia mamma.

Il pattinaggio richiede una disciplina ferrea: come hai trovato l’equilibrio tra allenamenti intensi, vita privata e benessere mentale? Avevi rituali o hobby che utilizzavi per ricaricarti?

Mantenere l’equilibrio non è mai stato semplice, soprattutto nei momenti di massima pressione. Per me è stato fondamentale ritagliarmi spazi solo miei, lontani dal ghiaccio. Amo stare nella natura, leggere, ascoltare musica. Piccoli rituali quotidiani che mi aiutano a ritrovare calma e centratura. Col tempo ho capito che il benessere mentale è una parte essenziale della performance, non un lusso.

Sei stata una delle atlete più longeve ad alti livelli. Come hai cambiato il tuo metodo di allenamento per restare competitiva contro avversarie che avevano la metà dei tuoi anni?

All’inizio puntavo moltissimo sulla quantità: ore e ore di ghiaccio, ripetizioni continue, grande intensità. Con il tempo ho capito che la vera chiave era la qualità del lavoro. Ho imparato ad ascoltare di più il mio corpo, a prevenire gli infortuni, a curare ogni dettaglio tecnico e artistico. Meno sprechi di energia, più consapevolezza. È stato un percorso di maturità, non solo sportiva ma anche personale. Nel costruire un’esibizione, veniva prima la musica o la disposizione tecnica degli elementi?

Non c’è una sola risposta, perché il processo è sempre stato complesso e ogni volta diverso. In alcune situazioni è stata la musica a venirmi incontro per prima, toccandomi profondamente. In altre, invece, la scelta è nata da una ricerca più strategica. La mia coreografa è stata fondamentale: aveva una visione straordinaria e, progressivamente, mi ha accompagnata un passo più vicino alla mia versione ideale. L’esecuzione sulle note del Bolero di Ravel che ho portato a Sochi era sul tavolo già dalla stagione precedente, ma per arrivarci siamo passati prima dal Concerto per pianoforte e orchestra n. 23 di Mozart. Nulla è mai stato casuale. Con il tempo ho capito anche quanto la strategia fosse importante: sapere quali elementi impostare prima e quali rendere più efficaci nel finale ha fatto davvero la differenza. E poi c’era la mia voglia di sperimentare. Ho pattinato spaziando dai

Led Zeppelin a Schubert, da Vivaldi al flamenco, per arrivare a Céline Dion. Ho sempre amato la versatilità, la possibilità di scoprire ogni volta una parte nuova di me stessa e quel divertimento unico nel percepire la reazione del pubblico di fronte a una nuova performance.

Parlando di stile: i tuoi costumi di gara sono diventati iconici. Come sceglievi gli outfit?

Per me non è mai stata solo una questione estetica: il costume

doveva raccontare una storia e aiutarmi a entrare nel personaggio. Ho collaborato molto con stilisti e designer perché ogni dettaglio fosse funzionale al programma. Nella vita privata, invece, sono molto più semplice e minimale, ma credo che il gusto per l’eleganza e l’armonia sia un filo conduttore comune.

Il bronzo di Sochi 2014 è stato il tuo capolavoro dopo la caduta alle Olimpiadi di Vancouver. Consideri quella medaglia tecnicamente superiore all’oro mondiale del 2012?

Sono state due vittorie molto diverse. Il primo posto del 2012 rappresenta la perfezione tecnica e la piena maturità atletica. Il bronzo di Sochi, invece, è stato qualcosa di più profondo: una lotta contro le difficoltà, le paure, il contesto emotivo. Non è superiore all’altra, ma ha avuto un significato umano e simbolico enorme.

Le tracce che imprimi sul ghiaccio sono la testimonianza fisica della tua passione. Quando pensi all’idea di lasciare il segno, cosa speri che le persone ricordino di te, oltre alle medaglie?

Il pattinaggio di figura porta questo nome proprio perché, un tempo, veniva premiato chi riusciva a disegnare le figure più belle su un lago ghiacciato. Ed è forse da lì che nasce, per me, il significato più profondo dell’espressione: lasciare il segno. Quello che ha sempre contato davvero è stata la connessione con il pubblico. Ricordo il tifo travolgente al Palavela di Torino nel 2006, un’emozione difficile da descrivere. Ma anche il silenzio totale allo stadio di Sochi, nel momento in cui è partita

Carolina Kostner nel programma libero femminile di pattinaggio di figura ai Giochi Olimpici Invernali di Vancouver 2010

la prima nota dell’Ave Maria : una quiete quasi sacra, come una preghiera. Bastò alzare un braccio per far partire un applauso spontaneo, che in quel momento fu per me un incoraggiamento enorme. Non era rivolto ai salti tripli che non avevo ancora eseguito, ma rappresentava un segno di stima per la perseveranza e la dedizione costruite negli anni. Oltre a contare le medaglie di un atleta, bisogna saperlo guardare negli occhi. Osservare il suo modo di esserci, a prescindere dal risultato: il coraggio di affrontare le paure, mettersi in gioco, rialzarsi dopo le cadute. Mi auguro che anche queste Olimpiadi possano lasciare un segno al di là delle gare. Che riescano a ispirare il pubblico e a motivarlo. Così che il giorno dopo si possa tornare alla vita quotidiana con la voglia di migliorare e la consapevolezza che non è mai troppo tardi per iniziare.

Quali aspettative hai per il pattinaggio italiano in questi Giochi?

È uno sport che ha fatto passi enormi negli ultimi anni. Ci sono talenti, strutture e una nuova consapevolezza. Gareggiare in casa può essere una spinta incredibile, ma anche una pressione forte. La

differenza la farà la capacità di trasformare l’emozione in energia positiva. Oggi ti vediamo anche nelle vesti di allenatrice. Qual è la sfida più grande nel trasmettere a un giovane atleta come gestire la gara e migliorare i movimenti?

Bisogna far capire che la gara non è solo tecnica, ma anche gestione delle emozioni. Insegno ai ragazzi che sbagliare fa parte del percorso e la serenità è una forza. Dal punto di vista tecnico, lavoro molto sulla qualità del movimento, sull’eleganza, sulla pulizia: elementi che spesso fanno davvero la differenza.

Qual è il consiglio più importante che daresti a una ragazza che sogna di seguire le tue orme?

Le direi di non avere fretta. Di rispettare i propri tempi, ascoltarsi, non misurare il proprio valore solo con i risultati. Lo sport è una scuola di vita straordinaria, ma deve restare una scelta felice. La passione è ciò che consente di superare anche i momenti più difficili. Ma spero che i giovani in Italia possano scegliere di inseguire i propri sogni senza dover per forza lasciare casa, come ho dovuto fare io. Per impegni professionali passi gran parte dell’anno lontano da casa: che rapporto hai con il viaggio?

Ormai mi sento una figlia del mondo.

Ho vissuto in Germania, negli Stati Uniti, in Russia e oggi lavoro anche in Giappone. Parlo cinque lingue e il viaggio è diventato parte della mia vita, quasi una seconda natura. Ma c’è una cosa che ho imparato col tempo: più viaggio, più mi rendo conto di quanto sia bello il mio Paese. Tutta l’Italia. Ogni rientro è una riscoperta. Eppure, per me, casa resterà sempre Ortisei. Quel luogo in cui, appena vedo spuntare la punta del Sassolungo, mi sento protetta e coccolata. Dove posso finalmente mangiare uno strudel di mamma e scambiare due parole in ladino.

mskostner carolinakostner

Carolina Kostner con la medaglia di bronzo durante la cerimonia di premiazione del pattinaggio di figura femminile ai Giochi Olimpici Invernali di Sochi 2014

ricordi Una lungadiscesa nei

Simbolo dello sci alpino negli anni ‘90, il loquace Kristian Ghedina si prepara a commentare i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 di Davide Garofalo davgarofalo

Kristian Ghedina durante una sessione di allenamento di discesa libera, in vista dei Campionati mondiali di sci alpino del 2005

è stato un momento, nella storia dello sci, in cui la gravità ha smesso di esistere per lasciare spazio all’incoscienza geniale di Kristian Ghedina che a 137 chilometri orari è rimasto sospeso sopra Kitzbühel, con le gambe aperte, in una sfida al buon senso e ai suoi compagni di squadra. Quello andato in scena oltre 20 anni fa nella città austriaca non fu solo uno spettacolo, ma anche un manifesto.

Oggi Ghedina non vola più così, ma continua a parlare di sci con la stessa velocità e lo stesso amore di allora, solo con qualche curva in più nei ricordi. Osserva, insegna, racconta. E si prepara a farlo anche in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, di cui il Gruppo FS è Mobility Premium Partner. Forte delle sue 13 vittorie in Coppa del mondo, infatti, è stato scelto da Eurosport per commentare le gare insieme –tra gli altri – alla pattinatrice di figura Carolina Kostner su HBO Max e discovery+.

Partiamo da un’immagine indelebile: la spaccata sull’ultimo salto della Streif di Kitzbühel nel 2004. A 22 anni di distanza, con gli occhi da allenatore, la rifaresti?

Sì, senza ombra di dubbio. In quel caso mi era stata lanciata una sfida e io voglio sempre vincere le scommesse, c’entra anche l’orgoglio personale. In realtà, la spaccata l’avevo già fatta qualche anno prima, nel 2000 o forse nel 2001, nell’ultima prova della Saslong. E tutto nacque quasi per gioco con il mio allenatore dell’epoca, Much Mair. Mi disse: «Ghedo, cosa vuoi che ti dica? Sei perfetto. Qui non c’è niente da correggere. Puoi solo fare qualcosa che possa sbalordire». Così, mi venne l’idea della spaccata. Lui, che mi ha sempre assecondato in queste pazzie, rimase molto contento.

Sei stato uno dei simboli della discesa libera negli anni ‘90, noto per coraggio e spettacolarità. Cosa ha determinato il tuo successo?

Ho cominciato a sciare perché mi dava emozioni e adrenalina. Mi sono sempre piaciute la sfida, il coraggio, la velocità, il rischio. Ma il salto di qualità è arrivato tra i 14 e i 15 anni, quando sono cambiato a livello fisico: prima ero più basso e un po’ tracagnotto. Ma, soprattutto, quando ho avuto la forza di crederci fino in fondo. Ho cominciato ad allenarmi cercando di migliorarmi e superare i miei compagni. Questo, secondo me, è stato – ed è ancora – uno dei segreti. Poi, come diceva sempre mio padre, «un asino non può trasformarsi in un cavallo da corsa»: lavorare tanto è fondamentale, ma devi partire da una buona base.

Quando ripensi alla tua carriera, qual è la vittoria che ancora oggi ti fa brillare gli occhi?

Quella della prima Coppa del mondo, nel 1990, a Cortina, casa mia. Credo che nessuno abbia mai vinto la prima gara di questo circuito davanti al proprio pubblico. Rientravo da Kitzbühel, dove mi ero rotto due costole. Feci pressione sui

medici per poter correre, perché quella gara volevo farla a tutti i costi. E, alla fine, l’ho vinta: non potevo desiderare di meglio. Le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 rappresentano un evento storico per lo sport italiano. Cosa significa per te, da uomo di montagna, vederle tornare sulle tue Dolomiti?

Cortina, fortunatamente, è ormai un brand mondiale: la conoscono tutti. Questo evento le darà ancora più popolarità e porterà lustro a tutto il Paese. È un’occasione d’oro anche perché, grazie ai contributi economici, è stato possibile sbloccare e migliorare tante strutture che erano abbandonate da anni.

Sei stato scelto come commentatore dei Giochi sui canali di Eurosport e sulle piattaforme HBO Max e discovery+. Come si spiega lo sport al grande pubblico rispettando la complessità tecnica delle gare?

Cerco di far capire a chi è a casa cosa stanno facendo gli atleti e quali emozioni vivono in quel momento, anche perché le ho provate in prima persona. È certamente impegnativo, ma anche bello. Poi è indispensabile essere rapidi nell’esprimere i concetti, ma allo stesso tempo precisi, perché le discese durano pochi minuti e non c’è molto tempo per commentarle. E io, lo ammetto, sono un po’ prolisso (ride, ndr).

Da allenatore e commentatore, cosa ti aspetti dallo sci italiano? Immagini tanti podi azzurri o pensi che la pressione della gara in casa possa fare brutti scherzi?

Quando sei un atleta di alto livello e sai di poter dare lustro al tuo Paese la responsabilità è sicuramente maggiore. Però, se ti sei preparato al meglio e hai fatto tutto quello che dovevi fare, arrivi al cancelletto più tranquillo. E la calma aiuta in ogni caso la performance. Poi qualche punto interrogativo c’è sempre, alcune cose rimangono imprevedibili, come il meteo, per esempio.

Se oggi un giovane discesista della Nazionale ti chiedesse: «Ghedo, come si vince un’Olimpiade?», cosa gli risponderesti?

Gli direi di non pensare alla gara e al risultato, ma di concentrarsi per dare il meglio. Di cercare la perfezione, scendere con la precisione e la fame di chi vorrebbe mangiarsi le porte. Al risultato finale ci si pensa dopo aver passato il traguardo.

olympics.com kristianghedina

Amori

Panorama di Roma da Villa Medici

Amorimetropolitani

Viste panoramiche, passeggiate nel verde e luoghi di cultura. Due itinerari poco battuti per scoprire o riscoprire Roma e Milano a San Valentino

di Alex A. D’Orso - al.dorso@fsitaliane.it

Una incarna la storia e il mito della Dolce vita, l’altra è sinonimo di modernità e futuro. Roma e Milano, con le loro identità forti e a prima vista in opposizione, offrono a chi ci vive o le visita una moltitudine di esperienze. Una varietà che nel periodo di San Valentino gioca a favore di quanti vogliono trascorrere del tempo di qualità con le persone amate, magari scoprendo o riscoprendo angoli di città.

A Roma , per calarsi nel mood, si può fare un salto ai Musei

capitolini e ammirare il gruppo scultoreo di Amore e Psiche I protagonisti della storia raccontata da Apuleio nelle Metamorfosi si stringono in un abbraccio, immersi nella tensione che precede il bacio. A fine visita vale la pena salire sulla terrazza Caffarelli, collegata alla caffetteria dell’edificio. Si può anche accedere dall’esterno, utilizzando i gradini laterali del Campidoglio: poche rampe di scale bastano per conquistare una vista commovente sui tetti e le cupole della Città eterna.

I Navigli di Milano
© oliale72/iStock

Altrettanto d’impatto è la veduta panoramica da Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia, a due passi da piazza di Spagna. Al tramonto, dal belvedere, il profilo della città si colora di rosa e i sette ettari di giardino che circondano l’edificio, residenza estiva del cardinale Ferdinando de’ Medici nel XVI secolo, assumono un fascino particolare. La visita guidata dà accesso anche ad altri spazi della villa. Tra questi spicca la deliziosa Stanza degli uccelli, uno studiolo affrescato con raffigurazioni di volatili e altre creature, enciclopedia della fauna e della flora dell’epoca. Da qui, una breve passeggiata conduce alla Keats-Shelley House, accanto alla scalinata di Trinità dei Monti, dove vissero i due poeti inglesi esponenti del Romanticismo. Nelle stanze sono esposti manoscritti, lettere e reliquie, testimonianze di una vita trascorsa alla ricerca di affetto e connessioni autentiche. I ritratti dei fratelli di John Keats raccontano un legame profondo tra giovani uomini, mentre quello di Fanny Brawne, di cui il poeta si infatuò, è traccia di un amore tenero e tenace.

A Trastevere, invece, l’Orto botanico è il posto perfetto per chi cerca intimità. Un giro tra gli alberi monumentali, per ammirarne la maestosità, o al giardino giapponese, per le piccole

cascate e i giochi d’acqua, può essere l’occasione giusta per passare qualche ora spensierata con la persona del cuore. Finita la visita, il rione storico della Capitale attende gli innamorati e le innamorate con le sue luci calde, le vie strette e la calca che costringe a prendersi per mano.

Milano, in barba alla sua fama di città del lavoro, non è da meno in quanto ad angoli speciali. Qui, dove qualche anno fa l’Esselunga in via Papiniano, vicino al carcere di San Vittore, diventò famosa come luogo d’incontro per single, le possibilità sono in realtà molteplici e variegate. Alla Pinacoteca di Brera, per esempio, Il bacio audace di Francesco Hayez, probabilmente il dipinto più riprodotto di tutto l’800 italiano, può diventare fonte di ispirazione per chi vorrebbe farsi avanti ma non trova il coraggio. Dieci minuti di camminata sono sufficienti per raggiungere l’Orto botanico di Brera, una vera chicca, nascosto nel cuore del quartiere. Il giardino custodisce circa mille specie e due storici esemplari di Ginkgo biloba, riconosciuti come alberi monumentali per età e dimensione. Si va invece al planetario di corso Venezia per lo spettacolo Il cielo romantico, in programma il 14 febbraio. Organizzato dall’associazione LOfficina, parte da

Amore e Psiche ai Musei Capitolini
Orto botanico di Roma

un’osservazione della volta celeste guidata da Monica Aimone, letterata prestata all’astronomia. Nello stesso giorno, lo spazio ospita anche la conferenza Lui sì che non capisce le donne. Come la fisica e la matematica possono aiutare in amore… almeno in teoria con il divulgatore scientifico Luca Perri.

Chi si sente in linea con lo spirito modaiolo della città può optare per una visita guidata dell’Highline, un percorso sui tetti della galleria Vittorio Emanuele II. La Sala degli orologi, che apre al pubblico questo mese, funge da spazio espositivo, mentre un nuovo ascensore panoramico rende accessibile anche la Terrazza sopra l’arco di ingresso in piazza del Duomo.

Tappa poi a Noise Cinemino, sui Navigli, per la sua programmazione ricercata e la sala da 30 posti, ideale per chi cerca una situazione raccolta. Se il meteo lo consente, infine, il weekend di San Valentino è l’occasione perfetta per fare un giro al Parco del Portello. Un percorso a spirale porta in cima a una collinetta da dove si gode di una vista che alterna aree verdi e architettura contemporanea. Mentre la panchina più lunga al mondo, intorno a un laghetto abitato da anatre, accoglie tutte le geometrie degli affetti: single, coppie, comitive, famiglie. Perché l’amore ha mille declinazioni.

Il bacio di Francesco Hayez alla Pinacoteca di Brera
Parco del Portello a Milano

d’Italia Neldolcecuore

Un viaggio tra i caffè storici di Torino, capitale del cioccolato, per assaggiare specialità iconiche come gianduiotti, cremini e la misteriosa torta Platti

di Carmen Pidalà - c.pidala@trenitalia.it

uando si parla di cioccolato in Italia il pensiero corre inevitabilmente al capoluogo piemontese, che vanta una tradizione radicata capace di unire sperimentazione, creatività e sapienza artigianale. Si narra infatti che nel 1560 il duca Emanuele Filiberto di Savoia celebrò lo spostamento della capitale del Ducato da Chambéry a Torino offrendo tazze di cioccolata calda alla popolazione. E, da allora, la passione per il

cibo degli dèi qui si è trasformata in arte, dando vita a ricette e rituali che ancora oggi fanno innamorare. Il modo migliore per scoprire questa tradizione è accomodarsi in una delle storiche caffetterie cittadine, tra sedute in velluto rosso, arredi dorati, lampadari di cristallo e boiserie sfarzose. Magari proprio a febbraio in occasione di CioccolaTò, la fiera dei produttori artigianali che anima piazza Vittorio Veneto dal 13 al 17 del mese, abbracciando due ricorrenze simboliche: San Valentino e Carnevale. Il viaggio può cominciare dal Caffè al Bicerin , in piazza della Consolata, per assaggiare l’iconica bevanda a base di cacao,

Piazza San Carlo a Torino

caffè e crema di latte o panna che prende il nome dai piccoli bicchieri senza manico in cui veniva servita. Il locale, fondato nel 1763, accoglie i visitatori tra pareti decorate da specchi e lampade, caratteristici tavolini tondi di marmo bianco, un grande bancone in legno e scaffalature che custodiscono vasi colmi di confetti.

Il tour prosegue al Caffè Fiorio di via Po. Inaugurato nel 1780, fu il ritrovo prediletto dei politici più in vista dell’epoca come Cavour, Urbano Rattazzi e Massimo d’Azeglio. Non a caso, era considerato il caffè dei Codini e dei Machiavelli, per i vivaci dibatti tra conservatori e liberali che ne animavano le sale. «Che cosa si dice al Fiorio?», chiedeva re Carlo Alberto ogni mattina a chi gli consegnava la relazione sugli affari di Stato. Oggi, come allora, tra gli affreschi di Francesco Gonin, le specchiere e l’elegante bancone semicircolare in marmo giallo di Siena, si continua a gustare la cioccolata calda con panna e il gelato, soprattutto quello al gianduia.

Caffè al Bicerin
Bicerin

La tappa successiva è la storica confetteria-liquoreria & Milano, da oltre 160 anni in piazza Castello. Qui, nel 1858, è stato creato il celebre cremino, un cubetto di tre morbidi strati di cioccolato inventato dai due pasticceri Ferdinando Baratti ed Edoardo Milano. Pochi anni dopo è nato anche il simbolo gastronomico di Torino, il gianduiotto, frutto della brillante intuizione avuta da alcuni maestri artigiani torinesi che per sopperire alla scarsità di cacao lo mescolarono con le nocciole delle Langhe. Perfezionato ufficialmente nel 1865, fu il primo cioccolatino incartato e debuttò al Carnevale di Torino prendendo il nome dalla maschera della commedia dell’arte di Gianduja.

Nelle varianti classica, fondente e al caffè si può gustare da Pfatisch , in via Sacchi, locale arredato in stile Art Déco all’interno di un edificio Liberty firmato da Pietro Fenoglio. O nelle location storiche in piazza San Carlo, come il Caffè Torino, famoso per il toro in bronzo incastonato nella pavimentazione davanti all’ingresso, e il Caffè San Carlo, che conserva gli arredi pregiati originari, come marmi, capitelli corinzi, statue e stucchi dorati.

Colori pastello e decorazioni anni ‘20 caratterizzano invece il Caffè Platti, costruito tra il 1870 e il 1875 in corso Vittorio Emanuele II, dove provare la specialità della casa: la torta

Platti, un tripudio di cioccolato la cui ricetta è avvolta dal mistero.

A Torino, i fasti della tradizione si intrecciano anche con le sperimentazioni dei nuovi maître chocolatier, attenti ai trend emergenti ma consapevoli dell’importanza di utilizzare materie prime di qualità. Tra questi Guido Gobino, entrato nell’Olimpo nazionale e internazionale con le sue tavolette e le praline di ogni tipo. Le sue specialità si possono assaporare nel locale omonimo in via Lagrange, dove ogni cioccolatino ha il sapore di un bacio.

Baratti & Milano
Cremini
©
Takashi Images/AdobeStock
© Olga/AdobeStock

Dove le

montagne raccontano

Amori impossibili, passioni che diventano leggenda, gnomi, principesse e maghi. Un libro svela i segreti delle alture italiane, custodi di storie fiabesche quanto i paesaggi

c’è un momento, quando il sole cala dietro le cime e l’aria si fa più sottile, in cui i monti cessano di essere pietra e diventano racconto. Lo spiega bene il libro Miti e leggende delle montagne italiane, di Martina Forti, un suggestivo viaggio da nord a sud alla scoperta delle storie dal sapore misterioso e fiabesco che si celano dietro le catene montuose del Paese.

Tra le varie narrazioni ce ne sono alcune in cui l’amore più antico e ostinato trova rifugio tra le creste, si nasconde nei boschi e riaffiora sotto forma di favola. Basta porgere l’orecchio e ascoltare con pazienza, perché le alture parlano a bassa voce e non si aprono a tutti. Si dice, per esempio, che sul versante delle Alpi orientali, quando la luna è piena e le pareti si accendono di un chiarore quasi irreale, si possa ancora percepire la nostalgia del principe delle Dolomiti per la sua principessa della Luna. Un amore (apparentemente) impossibile, sospeso tra cielo e terra, che grazie all’aiuto degli gnomi trova il lieto fine, lasciando in eredità rocce ceree e luminose. Per questo motivo, ora sono note anche come Monti Pallidi. Certe cime, infatti, sembrano brillare come se fossero state accarezzate da mani celesti. E chissà se, tra larici e ombre, si possono ancora scorgere le sagome dei due amanti che si aggirano in silenzio, finalmente riuniti.

Poco più in là, in Val di Fassa, il gruppo montuoso del Catinaccio si tinge ogni sera di rosa, come di fronte a un ricordo mai del tutto guarito. Stando alla leggenda, questa colorazione sarebbe dovuta al roseto di Laurino, sovrano dei nani. Il re, deluso da un amore non ricambiato, lanciò una maledizione sul giardino: nessuno avrebbe

più visto le rose, né di giorno, né di notte. Dimenticò però l’ora del tramonto, momento in cui il giardino si rivela ancora oggi. Le montagne, allora, sembrano fiorire di malinconia. E non è un caso se in tedesco questo rilievo viene chiamato Rosengarten, cioè giardino delle rose. Secondo i racconti di alcuni pastori, rimanendo immobili e trattenendo il respiro, si può percepire il profumo dei fiori invisibili.

Scendendo verso le Alpi Apuane, il paesaggio cambia, ma il cuore delle storie resta identico.

Qui il marmo custodisce la leggenda di Violetta e del suo principe, un amore duro quanto la roccia, che nasce dalle pendici per raggiungere le cime più alte, attraverso pericoli, burroni, incantesimi, fate anziane dai buoni sentimenti e vecchi maghi da sconfiggere. Quando la nebbia sale all’improvviso, pare di scorgere ancora la casetta della vecchietta incantatrice sul cocuzzolo. Se poi vedete passare delle capre osservatele bene: tra loro si potrebbe nascondere un principe tramutato in becco per un sortilegio. O forse è solo la natura che sogna.

Infine, si arriva al Sud, dove il mare incontra il fuoco. Capri, ragazza delicata e seducente, guarda da sempre il Vesuvio, nobile cavaliere ardente e irrequieto. La leggenda racconta la loro passione osteggiata dalle famiglie, fatta di distanza e desiderio. Quando il vulcano fuma piano e l’isola si tinge d’oro al tramonto, sembra che i due spasimanti si parlino ancora. E, forse, nelle serate estive senza vento si può ancora udire il Vesuvio sospirare il nome di Capri, mentre le onde

di Gaspare Baglio gasparebaglio

fingono di non ascoltare. Le montagne italiane sono custodi di leggendari amori, troppo grandi per restare umani. Attraversando queste zone, si ha come l’impressione che tutto possa ancora accadere: e quindi, perché no, una principessa potrebbe discendere dalla Luna e un vulcano si potrebbe innamorare. Basta saper guardare. Perché le leggende non finiscono, ma attendono pazienti qualche passante disposto a credere che l’amore continui a camminare tra le pietre.

La Luna si nasconde tra le cime delle Dolomiti
© NurPhoto/GettyImages
Isola Santa (Lucca), nelle Alpi apuane
Il gruppo montuoso del Catinaccio, tra Trento e Bolzano, al tramonto
Vista del Vesuvio da Capri (Napoli)
Gribaudo, pp. 160 € 18,90

Lungo la via della

nocciola

Ad Avella, in Irpinia, è coltivata da secoli e oggi rappresenta la base dell’economia locale. Con ristoranti che la propongono in abbinamenti originali e aziende capaci di trasformarla in creme e gelati

Il castello medievale di Avella (Avellino)

di Floriana Schiano Moriello

[Giornalista enogastronomica e di viaggio] floriana.fsm@gmail.com

floriana.schianomoriello

florianaschianomoriello florianaschianom

NViaggi e sapori fuori dal tempo, dove la lentezza racconta

Per chi cerca luoghi autentici, gesti antichi e cibo che sa di memoria

on tutti sanno che la nocciola si chiama anche avellana. Il nome rimanda immediatamente ad Avella, antico borgo in provincia di Avellino in cui da secoli si coltiva il frutto.

I Romani lo battezzarono, infatti, nux abellana , riconoscendone l’abbondanza nel territorio e la

qualità insuperabile. Plinio il Vecchio e Macrobio ne attestano l’origine, fissando per sempre il legame tra questa terra e la nocciola, mentre Virgilio definisce Abella «malifera», evidenziando la gran quantità di mele e frutti presenti nella zona.

Avella sorge infatti nel cuore del Parco regionale del Partenio, dove i noccioleti rappresentano un’architettura vegetale che ha modellato l’intero paesaggio. Le distese avvolgono e proteggono simboli del passato come l’Anfiteatro romano, creando un dialogo tra l’archeologia e la vita contadina che pulsa attivamente.

Questa continuità storica trova la sua consacrazione nel Museo immersivo archeologico di Avella, che ha sede all’interno del Palazzo Baronale Alvarez De Toledo. Qui, tra reperti archeologici, proiezioni e installazioni, cattura lo sguardo anche il pavimento realizzato con i gusci di nocciole, simbolo di una risorsa che permea ogni aspetto della vita cittadina. Dai primi insediamenti all’evoluzione

Le nocciole di Avella

della corilicoltura, lo spazio ospita racconti e testimonianze legate al territorio. Tra queste la storia del Cippus Abellanus, lapide di inestimabile valore linguistico e manifesto di antica diplomazia rinvenuto nel 1745 tra i ruderi del Castello medievale e oggi conservato al seminario arcivescovile di Nola. Risalente alla prima metà del II secolo a.C., testimonia l’accordo fra le comunità di Avella, prima osca, poi etrusca, sannita e romana, e la vicina Nola, definendo la striscia di terra dove entrambi i popoli vivevano in comunione e pace. Dall’altura del Castello medievale, baluardo di epoca longobarda, lo sguardo domina la piana fino alla sagoma del Vesuvio, mentre a valle i sentieri si intrecciano lungo il corso del fiume Clanio, tra la vegetazione rigogliosa e il canto delle sue cascate.

In questo scenario, la nocciola è parte di un sistema economico e materia prima d’eccellenza, oggi tutelata dal marchio Denominazione Comunale (De.Co). La varietà avellana si distingue per un aroma intenso e una polpa soda, oltre a vantare proprietà nutrizionali ottime grazie all’alto contenuto di vitamina E e grassi monoinsaturi. Tale ricchezza alimenta una filiera agricola dinamica e vocata all’esportazione: aziende come Noccioro e Sodano trasformano il frutto in vellutate creme spalmabili o paste per l’alta pasticceria apprezzate ovunque, mentre in pieno centro la gelateria Il Pasquino propone un gelato alla nocciola indimenticabile.

Il sigillo all’itinerario lo dà il ristorante Il Moera. I proprietari Diana Fierro e Francesco Fusco guidano gli ospiti tra gli orti e i noccioleti di famiglia e il frutto è senza dubbio l’ingrediente sovrano del menù: d’inverno sposa il tartufo nero del Partenio per avvolgere il fusillo fresco avellinese, mentre nel risotto somma la sua dolcezza all’energia selvatica dell’aglio orsino, pianta spontanea che cresce rigogliosa lungo il Clanio.

Proprio seguendo il corso del fiume, lungo l’antico sentiero cinquecentesco conosciuto come Via dei mulini, si incontra il Muliniello, per secoli cuore pulsante della vita produttiva e sociale del borgo. Nato nel ‘500 come opificio idraulico e riconvertito nel ‘900 in macello comunale, la struttura ha saputo adattarsi ai tempi, mantenendo intatta la sua memoria storica. Da qualche mese, non a caso, si è trasformato in un agriresort. Così Avella, dove la bellezza ha il sapore di un frutto antico e la foggia di una pietra secolare, continua a raccontare storie di eccellenza, ingegno e pace.

L’anfiteatro romano
La lavorazione delle nocciole di Avella
© Noccioro

vivaMemoria

Dal 22 febbraio al 22 marzo, per l’ottavo centenario della morte di Francesco, nella basilica di Assisi vengono esposte le spoglie del santo. Un evento unico, in occasione dell’Anno giubilare a lui dedicato

il 6 gennaio scorso Papa Leone XIV ha chiuso la Porta santa della basilica di San Pietro, ricordando che la clemenza divina non si esaurisce con la fine del Giubileo. Pochi giorni dopo, il 10, è cominciato un altro tempo speciale per la Chiesa e i pellegrini di tutto il mondo: l’Anno francescano, indetto per celebrare l’ottavo centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi. Un periodo speciale durante il quale è possibile ottenere l’indulgenza plenaria visitando in forma di pellegrinaggio i principali luoghi legati al santo. Un’esperienza che richiama da vicino il Perdono di Assisi, concesso nel 1216

di Padre Enzo Fortunato [Presidente del Pontificio comitato per la Giornata mondiale dei bambini e direttore del magazine

Piazza San Pietro] padre.enzo.fortunato padreenzofortunato padrenzo

da Papa Onorio III alla Porziuncola, il luogo che Francesco aveva scelto come dimora del cuore e dove morì dieci anni dopo. Il ricordo del santo vive ancora in questa piccola chiesa, racchiusa nella basilica di Santa Maria degli angeli e cuore pulsante delle celebrazioni insieme alla basilica di San Francesco in Assisi, dove riposano le sue spoglie. Che quest’anno, in occasione dell’anniversario della morte, vengono esposte per la prima volta alla venerazione dei fedeli.

Dal 22 febbraio al 22 marzo, infatti, il corpo sarà deposto ai piedi dell’altare della chiesa inferiore, proprio sotto gli

La basilica di San Francesco in Assisi

affreschi che raccontano le Virtù francescane e la Gloria del santo dopo la morte. Attraversando la navata per raggiungere le spoglie, il pellegrino è accompagnato da un racconto per immagini: sulle pareti la vita di Francesco si intreccia indissolubilmente a quella di Cristo. L’ostensione diventa così parte di un viaggio più ampio, che non si esaurisce nello spazio della Basilica né nel tempo della visita. È l’incontro con una figura che, a partire da una scelta profondamente personale – quella di rinunciare al superfluo, al potere e alla ricchezza – è riuscita a formulare un messaggio capace di parlare a sensibilità diverse attraverso le epoche. Francesco non ha lasciato trattati o sistemi di pensiero, ma una testimonianza concreta facendo della sua vita un atto pubblico.

Chi arriva ad Assisi in questo Anno francescano porta con sé domande, curiosità, talvolta aspettative legate alla storia, all’arte o alla spiritualità del luogo. E spesso riparte con qualcosa di inatteso. Non una verità definitiva, ma un nuovo punto di vista. Lo sguardo si fa più attento ai dettagli, al valore del limite. E la semplicità acquista la forza della scelta consapevole, il contrario della rinuncia. La visita diventa allora un’occasione per interrogarsi sul proprio modo di abitare il mondo, sul rapporto con il tempo e con gli altri. Il lascito più prezioso di Francesco – che non ha mai imposto un modello, ma ha consegnato una traccia da seguire –è, infatti, l’invito a camminare con maggiore leggerezza, lasciando spazio all’essenziale. sanfrancescovive.org

L’affresco con la Gloria di San Francesco nella basilica inferiore di Assisi
La tomba di San Francesco

umana Una questione

Le relazioni, l’incomunicabilità, i traumi generazionali. Sono i temi che Gabriele Muccino affronta al cinema con Le cose non dette e a teatro con A casa tutti bene, attualmente in tour

èil regista italiano che racconta le emozioni e sviscera le relazioni, anche quelle più scomode. Gabriele Muccino è nelle sale con Le cose non dette, film che risulta un pugno nello stomaco anche grazie alle interpretazioni del cast composto da Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini.

Ma il cineasta ha anche esordito a teatro con la versione per il palcoscenico del film A casa tutti bene, uscito nel 2018. Lo spettacolo è a Roma dal 4 al 15 febbraio e poi in giro per l’Italia, da Pistoia a Vercelli.

Le cose non dette ruota attorno ai conflitti personali, più o meno espliciti. Perché certi discorsi restano in sospeso?

Una delle principali dinamiche disfunzionali tra uomini e donne, genitori e figli, mogli e mariti è proprio questa: la difficoltà a parlarsi, per vergogna o perché non ci si conosce abbastanza da avere il coraggio di confidarsi. Tutto questo genera una grande forma di incomunicabilità, insita nella natura umana. Fondamentalmente, viviamo accanto a persone che conoscono solo una piccola parte di noi. Quella più grande spesso non viene mai svelata. Secondo te da cosa nasce questo cortocircuito?

Se racconto a chi mi sta accanto qualcosa di non piacevole sulla mia natura o su ciò che ho fatto e vengo giudicato, la seconda volta finirò col dire molto meno. È una meccanica che si autoalimenta. In pratica, se la persona a cui dico quello che sento non è pronta ad accettarlo, mi chiuderò in un guscio. Così tutti noi ci isoliamo con le nostre verità, che poi diventano segreti e distanze tra noi e chi ci sta più vicino. L’incomunicabilità di cui parli è una questione umana che appartiene a ogni epoca o un problema generazionale?

È profondamente umana. Ma ora viviamo in un tempo in cui è possibile avere una vita parallela nascosta nei telefonini.

Possiamo celare meglio, ma allo stesso tempo siamo più esposti: ci illudiamo di riuscire a occultare in un piccolo device le infrazioni, le frequentazioni e tutto ciò che non desideriamo raccontare di noi.

Nel film i non detti raggiungono una forza comunicativa pari a quella dei dialoghi. Come hai lavorato per rendere il silenzio così avvincente?

Innanzitutto, mi sono concentrato sulla scrittura. E poi c’è stata una lunga preparazione con gli attori. Abbiamo provato molto, per 15, 20 giorni. In questo modo, sono riuscito a trovare le sfumature recitative e narrative del film.

Possiamo dire che la pellicola è autobiografica?

Non in senso stretto. Ma racconta qualcosa che osservo da sempre: i graffi che segnano le vite delle generazioni. Siamo tutti lacerati da traumi pregressi che trasferiamo inconsapevolmente sui nostri figli. Questa cosa mi ha sempre intrigato, è una miniera densissima da esplorare. Dentro c’è tutto ciò che rende l’uomo e la donna irrisolti, incompiuti, fallaci. Siamo esseri in evoluzione, ma spesso incapaci di progredire davvero. Siamo prigionieri della necessità di stare in movimento per sentirci vivi. E così creiamo forme di caos, più o meno grandi.

Nel 2026 L’ultimo bacio compie 25 anni. Possiamo definire Le cose non dette la versione 2.0 della pellicola che ti ha dato la popolarità?

Forse sembra di più L’ultimo bacio 10.0: a essere rilevanti sono le conseguenze. Io sono cresciuto e sono portatore di più vita e questo si riflette nei miei lavori. Le cose non dette è carico di profondità introspettiva. I personaggi raccontano bene chi sono fino in fondo e ne capiamo tutte le ragioni.

Sei anche in tour con la versione teatrale di A casa tutti bene, un altro tuo successo sul grande schermo.

Sono esperienze che mi rendono felice, perché sono nuove, sconosciute e mi vibrano dentro.

Se incontrassi il Gabriele di 25 anni fa, che sbancava il box office con L’ultimo bacio, cosa gli diresti?

Di stare più attento al canto delle sirene. La vita mi ha fatto capire che l’umana natura è molto insidiosa. Fidarsi ciecamente delle persone che non conosci senza ascoltare l’istinto può portare a deragliamenti emozionali e relazionali importanti.

gmuccino

di Gaspare Baglio gasparebaglio
©
Joseph Cardo

AL MASSIMO LA TUA GIORNATA

sconti

Un festival intrigante

Cast assortito e proposta eterogenea. Claudio Fasulo, vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time, racconta Sanremo 2026, dal 24 al 28 febbraio su Rai1

di Gaspare Baglio gasparebaglio

Dal 24 al 28 febbraio torna su Rai1 il Festival di Sanremo e per una settimana l’attenzione del Paese si catalizza sulla musica dell’Ariston. Ma cosa dobbiamo aspettarci da questa edizione?

Ne parliamo con Claudio Fasulo, vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time, che segue la kermesse a tutti i livelli, avendo anche selezionato i brani di Sanremo Giovani che, in passato, è stato autore della manifestazione. Cominciamo dalla scelta dei big in gara. Che mi dice a riguardo? Uno dei valori di questo cast è l’assortimento, l’eterogeneità della proposta. Ci sono cantanti, autori e produttori giovani, capaci di creare musica di qualità. Le voci e le storie raccontate allargano l’orizzonte anche dal punto di vista della cultura leggera. Essendo responsabile di tutta la macchina che gira attorno alla kermesse, ho poi cercato di sintonizzare tutti i programmi satellite col prodotto principale. Questa edizione del festival è la prima dopo la scomparsa di Pippo Baudo.

Associare Sanremo a Baudo è naturale: è la nostra storia, la nostra cultura, il nostro cuore. Ho avuto l’occasione di lavorare con lui nel 2007 e nel 2008. Pippo sapeva essere il punto di riferimento di tutta la televisione, da lui si imparava sempre qualcosa.

Aveva un’ironia straordinaria e un’enorme curiosità: fu lui a portare Mika in Italia per la prima volta, sul palco dell’Ariston, proprio nel 2007.

Che mi dice di Laura Pausini, che quest’anno conduce insieme a Carlo Conti?

Ha un entusiasmo contagioso e saprà dare una nota di imprevedibilità al festival: è una delle sue caratteristiche principali.

Le co-conduttrici, invece, cambiano ogni sera.

Può anticiparci qualcosa?

Si alterneranno nomi diversi, come sempre al festival. Ma non saranno solo donne. Vi sorprenderemo.

Come si immagina questo Sanremo? Intrigante. Abbiamo lavorato per questo.

© Iwan PalombiUfficio Stampa Rai

Naturalmente

irriverente

Ditonellapiaga è cresciuta. E dopo quattro anni torna in gara a Sanremo con

il brano Che fastidio!

di Gaspare Baglio gasparebaglio

una delle cantautrici più interessanti della nuova generazione. La reginetta dell’indie pop, a distanza di quattro anni da Chimica , il brano cantato in duetto con Donatella Rettore che la consacrò sul palco dell’Ariston, dal 24 al 28 febbraio torna in gara al Festival di Sanremo con Che fastidio!. Una potenziale hit che Ditonellapiaga – al secolo Margherita

Carducci – mira a lanciare nell’iperuranio dell’airplay radiofonico e dello streaming mentre si prepara a progettare un futuro a tutta musica.

Prima di preparare il brano festivaliero sei uscita con Sì lo so. Che significato ha questa canzone? È la prima di un percorso nuovo, legato al mio prossimo album. E recupera i miei elementi più identitari.

Cosa intendi dire?

Dopo Sanremo 2022, quando ho lanciato il disco Camouflage, ho affrontato un momento di spaesamento perché mi è cambiata completamente la vita. Ho dovuto imparare tante cose e misurarmi, anche a livello di scrittura, con qualcosa che non nasceva più da un’esigenza spontanea, come quando scrivevo un pezzo a 17 anni solo perché ne avevo voglia. Mi sono scontrata con dinamiche inedite. Un progetto come il mio, con un nome così peculiare, originale e anche un po’ fastidioso, se viene inserito in un contesto pop come il palco dell’Ariston ti dà accesso al mainstream.

E qual è il problema?

Proprio quello: il mainstream. Mi sento figlia di due mondi, perché vengo da un contesto alternativo e indie, ma ho sempre avuto gusti molto pop.

Nel mio ultimo

album, Flash, ho esplorato il

disorientamento e l’inadeguatezza tipici della mia età: non sono più una ragazzina, ma non sono neanche una donna. Motivo per cui, in Sì lo so, rivendico le imperfezioni che mi rendono quella che sono. L’ho composta in un momento in cui stavo accettando parti di me che pensavo non andassero bene.

Quest’anno torni a Sanremo dopo la prima partecipazione in coppia con Rettore. L’hai sentita?

Certo. Le ho fatto ascoltare Che fastidio!. E mi ha detto che è una versione moderna di un Nuntereggae più di Rino Gaetano.

Tu cosa puoi raccontarci del pezzo?

Devo essere misteriosa, quindi dirò solo che è energico.

E sulla tua performance?

Sarà ironica e teatrale. Voglio portare un piglio irriverente, ma sempre con simpatia.

Rispetto a quattro anni fa, come vivi l’esperienza del Festival?

Ora sono più consapevole e meno maniaca del controllo.

Nel 2022 volevo esaminare tutto perché mi sembrava una cosa troppo più grande di me. Quest’anno voglio godermi l’esperienza, anche se è difficile: bisogna fare un miliardo di cose insieme.

C’è un album in arrivo?

Non so bene quando verrà annunciato, però sicuramente c’è nuova musica e Che fastidio! sarà emblematico, un manifesto.

Senti molto la competizione?

La vivo nei confronti di me stessa: voglio fare qualcosa di cui essere soddisfatta.

Se ti dico Eurovision Song Contest?

Ho lo sguardo rivolto anche all’estero, quindi mi piacerebbe fare un’esperienza così bella.

Se non vincessi Sanremo, tenteresti la carta del San Marino

Song Contest?

Non penso, perché mi piacerebbe rappresentare l’Italia. Però è una manifestazione che guardo ogni anno con interesse.

Cosa ti auguri di fare subito dopo il Festival?

Uno show con il mio pubblico, senza mille problemi di budget e date.

E se ti chiamassero a condurlo, Sanremo?

Mi divertirebbe. Soprattutto dopo aver fatto la prima esperienza al cinema con Tommaso Renzoni recitando nella nuova versione di Notte prima degli esami

La giudice in un talent la faresti?

Non sono una grande fan del genere, però sarebbe bellissimo consigliare i ragazzi. Non mi sento una grande mentore, ma in format come X Factor o The Voice mi divertirei.

Come mai non ti piace molto questo tipo di show?

Temo che programmi del genere possano accelerare troppo i percorsi dei ragazzi e delle ragazze: in tv è tutto molto rapido e a volte falsato.

Chi è oggi Ditonellapiaga e chi è Margherita?

Ditonellapiaga è una cantautrice con tanta voglia di esprimersi senza lasciarsi condizionare dal timore di piacere o meno. Margherita, invece, sogna un futuro in cui a un certo punto potrà prendersi del tempo per viaggiare o mettere su famiglia senza pensare che la sua carriera potrebbe essere rovinata.

ditonellapiaga

da me

è tutti DopoSanremo,

una delle istituzioni che arriva, puntuale, nella settimana santa di Sanremo. Dal 24 al 27 febbraio, su Rai1, torna il Dopofestival, lo spazio in cui si commenta tutto quello che ruota attorno alla manifestazione canora più amata dagli italiani, dalle canzoni alle polemiche.

Anchorman di questa edizione l’uomo che lo ha condotto più volte: Nicola Savino, da poco tornato tra le braccia della tv pubblica. Professionista amatissimo grazie al cult radiofonico

Deejay chiama Italia , nella sua carriera ha presentato di tutto, dal varietà sportivo Quelli che il calcio al reality L’isola dei famosi, dai game come 100% Italia ai talent come Tali e quali. A lui l’arduo compito di domare opinionisti, giornalisti e artisti.

Ti possiamo considerare il Pippo Baudo del Dopofestival, visto che lo guiderai per la quarta volta?

In effetti sì. È un record curioso, atipico, laterale ottenuto dal controcanto della manifestazione.

Storicamente, è il programma in cui Sanremo si rilassa e si svela un po’. Che tipo di verità ti piacerebbe emergesse quest'anno?

Vorrei che venissero fuori le sensazioni provate dai cantanti. Penso sempre al dopo partita, di cui sono un grande fan. Soprattutto se la mia squadra del cuore ha vinto, io voglio sapere tutto quello che è successo, fino alla nausea. E quindi la mia visione del programma è un prolungamento, un po’ informale, di quello che si vede durante la kermesse. Mi piacerebbe chiedere agli interpreti se hanno mangiato prima o dopo l’esibizione, condividere con loro qualche sciocchezza, ma anche le emozioni a caldo, visto che ho il privilegio di poterglielo chiedere per primo.

In studio con te ci saranno Aurora Leone e Federico Basso. Punterete sulla comicità?

Sì, ma ci saranno anche i giornalisti. Non lasceremo fuori

Al timone del Dopofestival torna per la quarta volta

Nicola Savino, che promette risate e confessioni, ma anche domande scomode

di Gaspare Baglio gasparebaglio

le firme scomode. Alterneremo divertimento e domande ortodosse.

Che ruolo avranno i tuoi compagni di avventure?

Aurora si occuperà di schede molto divertenti sui cantanti, Federico dovrà fare un commento, rastrellando anche quello che si dice sui social. E poi ci saranno gli highlight: riassumeremo quattro ore di festival in quattro minuti. È una delle cose che ho introdotto io, orgogliosamente. Non mancheranno gli errori, ma sono ben accetti: il Dopofestival è bello anche per le sue sbavature.

Pensi che in televisione ci sia ancora spazio per dire quello che si vuole?

Ne abbiamo parlato con il direttore artistico, Carlo Conti, e i limiti sono soltanto quelli dettati dalla decenza e dal buon gusto.

Sanremo è un rito collettivo e per questo tutti i protagonisti – te compreso – sono esposti al giudizio di chi guarda.

Come la vivi?

Se fai il mio mestiere e non hai imparato a fregartene, puoi cambiare lavoro. Bisogna lasciarsi un po’ trasportare dalla corrente, senza farsi condizionare troppo.

Un ricordo delle edizioni che hai condotto?

Nel 2016, quando c’erano le eliminazioni, un cantante ha scoperto di essere fuori dalla gara proprio attraverso le mie parole. Non dirò chi è, ma ci rimase davvero male.

Chi ti incuriosisce tra i concorrenti?

Sayf e Ditonellapiaga.

Ti sei mai sentito sottovalutato?

Tutti noi pensiamo di meritare più di quello che abbiamo. Io tengo un profilo basso, non amo quelli che sono sempre al centro del fascio di luce, dello spotlight. Mi sento più il conduttore che fa compagnia, seduto sul divano con gli spettatori.

nicosavi

Strapazzami di

Topo Gigio è protagonista di uno spettacolo teatrale che racconta la sua storia, tra fantasia e realtà, e il legame speciale con la creatrice Maria Perego

di Gaspare Baglio gasparebaglio

è musical

uno dei personaggi tv più amati, che è riuscito a coprire un arco generazionale di oltre 60 anni. Topo Gigio nella sua carriera ha fatto di tutto: dalla musica agli show italiani e internazionali. L’anno scorso è stato a Sanremo nella serata dedicata alle cover per duettare con Lucio Corsi sulle note del brano Nel blu dipinto di blu ed è pure ritornato nella sua casa televisiva: lo Zecchino d’oro

Adesso il roditore più tenero d’Italia sbarca a teatro con Topo Gigio il musical - Strapazzami di coccole tour, dal 5 al 15 marzo al Teatro lirico Giorgio Gaber di Milano e dal 25 marzo al 5 aprile al Brancaccio di Roma.

Uno spettacolo che racconta la tua nascita e il legame speciale con Maria Perego: com’è vedere la tua “mamma creativa” celebrata sul palco?

Provo una tenerezza così grande che quasi mi tremano i baffi dall’emozione! Raccontare la mia mamma, impersonata da Milena Miconi, sarà come sfogliare l’album dei ricordi. Sono nato in quella nebbia misteriosa dove finisce la realtà e comincia la fantasia. Lo spettacolo è una fiaba vera: frutto dell’immaginazione, ma con episodi accaduti davvero. Altri sono stati inventati, altrimenti sai che noooiaaa! Avrei finito per dire sempre le stesse cose: strapazzami di qua, strapazzami di là. Ok le coccole ma oggi anche quelle se le fanno con l’intelligenza artificiaìlisticospiralidosa! Scusi, signor giornalista, qui la cosa si sta facendo lunga: non ha qualcosina da offrirmi, tipo del succo di mirtillo e qualche scaglia di grana, anzi meglio di gruviera? Sa, noi dello show business siamo viziati.

Vediamo che si può fare, nel frattempo dimmi qual è per te la parte dello spettacolo più sorprendente: sul palco sono previsti performer, costumi scintillanti e tecnologie

immersive…

Lei mi chiede troppo. Chiuda gli occhi e segua l’immaginazione. Porteremo Broadway in teatro: balletti, canzoni, effetti speciali e scene giganti a misura di topo.

Non mi convince solo una cosa: il fatto che il regista Maurizio Colombi abbia pensato di farmi volare sul pubblico. Dice che tanto anche se cado non faccio male a nessuno. Ma non sono mica un gatto che ha sette vite!

Hai avuto a che fare con personaggi famosissimi come Raffaella Carrà e il Mago Zurlì: che effetto ti fa l’idea di incontrarli di nuovo in questa versione teatrale della tua storia?

Calma, calma, per ora sono ancora concentrato a imparare il copione. Raffaella Carrà sarà una fatina mentre Mago Zurlì, che di nome faceva Cino Tortorella, farà una premonizione importante che poi si avvererà. Manca il suo modo educato e garbato di far televisione, ma nel musical tornerà, eccome se tornerà!

Cosa ricordi di Tortorella?

Era una guida dolce, un papà buono del piccolo schermo che faceva crescere senza paura. Un signore gentile in grado di far parlare i bambini come se fossero già adulti.

Qual è il messaggio più importante che vuole trasmettere il musical?

Spero di regalare momenti veramente top-ici sia ai piccoli sia ai grandi. Ma la lezione più rilevante è quella di Mister P., un personaggio fantastico, col volto di Sergio Friscia, che spiegherà l’importanza di vedere il mondo con il cuore. Vorrei che tutte le persone tornassero a casa dicendo: «C’è un po’ di Gigio anche in me!».

Cosa ti aspetti per il futuro?

Tutto e niente. Mi spiego: il futuro non arriva mai e il presente è già passato. Per cui il futuro è una bufala e io me lo mangio… la mozzarella mi è sempre piaciuta! Mi scusi, signor giornalista, devo proprio andare, ma prima posso fargliela io una domanda?

Certo.

Lo sa qual è la terza persona singolare, imperfetto, del verbo gruvi-essere?

Posso immaginare…

Glielo dico io: gruvi-era!

topogigio.it

couture Identità

La moda è valorizzazione, non omologazione. Ne è convinta Nicoletta Spagnoli, alla guida della maison umbra che ha partecipato al progetto della Città del cioccolato a Perugia. E ora si prepara per le sfilate milanesi di fine febbraio

di Cecilia Morrico MorriCecili morricocecili
Collezione Primavera Estate 2026 Luisa Spagnoli

luisa Spagnoli non è solo una casa di moda, ma un’azienda che nasce da una donna per le donne. Con una lunga storia famigliare alle spalle, fatta di tradizioni e ricerca, oggi continua a puntare su qualità e creatività.

Alla guida come amministratrice delegata c’è Nicoletta Spagnoli, pronipote di Luisa, insieme al figlio Nicola, vicepresidente esecutivo. «Con lui sto lavorando fianco a fianco, come avrei voluto fare con mio padre, che purtroppo è scomparso prematuramente. Cerchiamo di accompagnare il marchio verso le sfide e le evoluzioni future», ci spiega quando la incontriamo, poche settimane prima della Fashion week milanese, dal 24 febbraio al 2 marzo, e tre mesi dopo l’apertura della Città del cioccolato a Perugia, a cui ha partecipato anche il brand fondato dalla bisnonna nel capoluogo umbro nel 1928. Dirige un’azienda di famiglia con una lunga storia. Ma la moda non è sempre stata il suo mestiere… Ho avuto la libertà di scegliere e di formarmi lontano dall’azienda, un privilegio che mi ha consentito di costruire la mia identità. Ho studiato Farmacia perché ero profondamente affascinata dalla chimica e dal metodo scientifico: un mondo fatto di precisione, studio e responsabilità, che ancora oggi influenza il mio modo di lavorare. Il periodo di praticantato in America è stato determinante. L’esperienza mi ha messa alla prova, anche umanamente, e mi ha resa più consapevole delle mie capacità e dei miei limiti. Mio padre non mi ha mai imposto un percorso già scritto e gli sono grata per questo. Quando poi mi ha chiesto di entrare in azienda, l’ho vissuta come una vera e propria scelta di vita. Sapevo che portare un cognome così importante avrebbe significato esporsi ad aspettative altissime e giudizi più severi. È stato l’inizio di un percorso fatto di impegno, ascolto e dedizione, che mi ha portata a sentire il brand non solo come un’eredità, ma come una responsabilità da onorare e far evolvere. È partita come disegnatrice, qual è stata la sfida più significativa di questo lavoro?

Trovare una mia voce, senza mai tradire il dna del marchio. Disegnare per Luisa Spagnoli significa confrontarsi ogni giorno con una storia importante, con un’eredità culturale e stilistica molto forte, fatta di codici estetici riconoscibili a cui le nostre clienti sono molto legate. All’inizio il pericolo è sempre duplice: da un lato si può rimanere troppo ancorati al passato, dall’altro si rischia di forzare un cambiamento che non sarebbe autentico. Ho dovuto imparare a dialogare con l’heritage per portare uno sguardo contemporaneo credibile, capace di parlare alle donne di oggi conservando lo charme senza tempo che ci contraddistingue.

Per la primavera estate Luisa Spagnoli torna alla natura con colori e forme capaci di vestire un corpo libero. Perché questa scelta?

Sentivamo un’urgenza autentica di tornare all’essenziale, di rallentare e ritrovare un contatto con ciò che conta davvero. La natura insegna equilibrio, armonia e verità. Da questa consapevolezza nasce una collezione che celebra il corpo femminile nella sua armonia originaria, senza costrizioni né artifici. Ho lavorato su una palette solare e organica, fatta di colori che appartengono al paesaggio naturale – sabbia, acqua, corallo, limone, rosa, pervinca – accostati a tonalità più profonde e materiche come cacao e bronzo. I tessuti

sono il cuore di questo racconto: lino, cotone e seta naturale diventano una seconda pelle, accarezzano il corpo e ne seguono i movimenti con naturalezza.

Il 28 febbraio sfilerà alla Fashion week milanese. Ha già un tema in mente?

Sì, c’è una visione molto chiara, anche se preferisco sia la sfilata stessa a raccontarla. Posso dire che, come sempre, al centro ci sarà la donna Luisa Spagnoli, così come l’attenzione alla cura dei dettagli e alla ricerca dei materiali. Un dialogo tra struttura ed emozione, tra forza e intimità, per esplorare il femminile nei suoi contrasti più autentici.

Qual è il rapporto di Luisa Spagnoli con le donne?

Il brand è stato fondato da una donna e, nel tempo, non ha mai smesso di parlare all’universo femminile. È un dialogo autentico, che non ha mai avuto l’ambizione di imporre modelli o definire canoni rigidi, ma solo quella di accompagnare ogni persona nel suo percorso, rispettandone l’individualità e la libertà di espressione. La moda per noi è uno strumento di valorizzazione, non di omologazione. Vestiamo donne reali, diverse per età, corpo, stile e vissuto. L’azienda ha anche una forte componente femminile al suo interno.

Sì, e questo significa avere uno sguardo diverso sul lavoro, sulle relazioni e sul modo di vivere il tempo. Un approccio che porta con sé sensibilità, attenzione al dettaglio e una capacità di visione a lungo termine. Costruiamo una cultura fondata sull’ascolto, sul rispetto e sulla responsabilità condivisa. Oggi Luisa Spagnoli conta circa 850 dipendenti nel mondo, e l’84% della nostra forza lavoro è composta da donne. Non è un dato casuale, ma il riflesso di una storia e di una visione precisa, quella di un’azienda cresciuta valorizzando il talento femminile in tutte le sue forme.

L’altro tassello è il legame con Perugia. Quanto è importante la tradizione territoriale per lei?

Perugia non è solo il luogo dove l’azienda è nata, è parte integrante della nostra identità, del modo di pensare e di creare. È una città che custodisce una cultura profonda del lavoro e del rispetto per il tempo necessario affinché le cose siano fatte bene. Crescere

Nicoletta Spagnoli

qui significa imparare fin da subito il valore dell’artigianalità, della qualità e della cura dei dettagli, principi che continuano a guidare ogni scelta del brand. Le radici umbre ci hanno insegnato la misura, l’equilibrio e una certa idea di eleganza silenziosa, che non ha bisogno di eccessi per affermarsi. È da questa tradizione che nasce il nostro approccio alla moda: attento, consapevole, rispettoso della materia e delle persone che la trasformano.

L’azienda è stata promotrice del progetto Lab - Luisa Annibale base all’interno della Città del cioccolato. Di che cosa si tratta? Nasce come uno spazio di memoria e innovazione, un luogo in cui il passato non viene semplicemente raccontato, ma rimesso in movimento. Sorge negli spazi storici di via Alessi e via Angusta, dove tra il 1901 e il 1915 nacque e si sviluppò la prima anima produttiva della Perugina. Restituire questi ambienti alla città ha significato ridare voce a una memoria che rischiava di andare perduta, trasformandola in un’esperienza viva, accessibile e condivisa. È un luogo aperto, dinamico, destinato ad accogliere un fitto calendario di attività: dallo show cooking

Sfilata Primavera Estate Luisa Spagnoli

AL WHITE SHOW CON FRECCIAROSSA

Dal 26 febbraio al 1° marzo, al Tortona Fashion District di Milano, torna White Show, la kermesse dedicata alla moda prêt-à-porter. La rassegna, che si svolge durante la Milano Fashion Week, è rivolta agli operatori del settore, buyer e stampa internazionali provenienti da tutto il Mondo, e unisce creatività, arte, design, musica e ospitalità. Per chi desidera raggiungere la fiera in Frecciarossa, è disponibile l’offerta Speciale Eventi che offre sconti fino al 75% sul prezzo Base del biglietto. whiteshow.com trenitalia.com

alle degustazioni guidate, fino a rituali simbolici come la Cerimonia del cacao. All’interno di questo percorso, ho voluto esporre anche un abito che unisse idealmente i due mondi della moda e del gusto. Un omaggio alla femminilità, alla materia e alla dolcezza delle origini, ma soprattutto un tributo alla visione di Luisa: quella capacità rara di trasformare l’intuizione in futuro.

Febbraio è il mese dell’amore. Avete previsto qualcosa di speciale per l’occasione?

Per Luisa Spagnoli l’amore non è legato a una singola ricorrenza. Il nostro brand celebra la femminilità e l’eleganza ogni giorno dell’anno, senza la necessità di capsule dedicate a San Valentino. Crediamo che un capo del nostro brand sia già, di per sé, un gesto d’amore: verso sé stesse o verso chi lo riceve, in qualsiasi momento. Per questo continueremo a investire nella qualità, nella creatività e nelle persone, perché crediamo che siano questi i veri pilastri di un’azienda solida e capace di durare nel tempo. Senza dimenticare il dialogo con le nuove generazioni, perché il nostro obiettivo è continuare a crescere in modo coerente e autentico. Guardiamo avanti con rispetto per il passato.

luisaspagnoli.com luisaspagnoli

L’abito Luisa Spagnoli realizzato per la Città del cioccolato
Città del cioccolato a Perugia

Alle

RADICI DELLO

STILE

Una mostra omaggia Gianni Versace nella sua città natale. Fino al 19 aprile, nel Museo archeologico di Reggio Calabria gli abiti iconici dello stilista vengono accostati a opere millenarie

di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

n odore mi sale alle narici, forte e pungente: l’odore del mare in burrasca… La Calabria, dove sono nato, per me è profumo, luce abbagliante, ombre. Ma questa Calabria ci offriva anche il rifugio della montagna. Andavamo in Aspromonte, in quell’aria sempre fresca...». La giovinezza e la formazione di Gianni Versace sono racchiuse in queste sue parole, colme di sentori, sfumature e simboli che lo hanno poi accompagnato negli anni. Un universo ora condensato al Museo archeologico nazionale di

Reggio Calabria. Qui, fino al 19 aprile, in occasione della mostra Gianni Versace.

Terra Mater -

Magna Graecia Roots Tribute sono esposti oltre 400 pezzi tra abiti, accessori, ritratti, documenti e perfino piccoli bottoni che raccontano il legame d’amore dello stilista con la sua città natale.

Nel dna del designer ci sono i colori dello Stretto, abitato dalla figura fantastica della Fata Morgana, e quelli delle onde solcate dai commercianti e dai conquistatori diretti in Magna Grecia. Alla madre Franca, sarta ben conosciuta in città, Gianni rubava con gli occhi l’operosità. Come racconta la curatrice della mostra, Sabina Albano: «Sembra che tutto sia cominciato mentre la guardava drappeggiare un abito in

Il Tailleur Calabrie 1991/92 (collezione privata Antonio Caravano) e frammenti di affreschi provenienti dalle Terme romane di Reggio Calabria

velluto. Nel 1965, la madre apre per lui, appena ventenne, la boutique Elle di fianco al proprio atelier e da quel momento Gianni diventa il buyer del proprio negozio. Nel 1972, diventerà il designer della Florentine Flowers, azienda toscana di maglieria. E da quel momento Santo lo affiancherà e creeranno a Milano la Gianni Versace S.p.A. Successivamente Donatella si unirà a loro in questa meravigliosa avventura». Tra le vetrine, spiccano gli atti di nascita dei fratelli e il certificato di matrimonio dei genitori. Da ammirare, nella stessa esposizione, abiti in maglia metallica-oroton o metal mesh, una vera e propria rivoluzione dei materiali dei primi anni ’80, come quelli fluidi quasi liquidi indossati da Ornella Vanoni e Patty Pravo. Il respiro e gli orizzonti di Versace si fecero presto internazionali: Prince ed Elton John scelsero le sue creazioni, mentre divennero famose e indispensabili nei guardaroba le camicie maschili in seta con sgargianti stampe fantasia, come quella indossata dal rapper statunitense

© Giuseppe AsciuttoMArRC

Tupak Shakur. Su stoffe e tessuti ricorre spesso la testa di Medusa, emblema inconfondibile della maison.

Il direttore del museo Fabrizio Sudano, curatore anche lui della mostra, ricorda che nella tradizione antica il mostro aveva i denti aguzzi, la lingua di fuori e serpenti come capelli, un’immagine capace di generare spavento e fascinazione. Lo stesso Versace spiegò così la motivazione dietro alla scelta di questo simbolo: «Chi si innamora della Medusa non ha scampo. Allora, perché non pensare che chi è conquistato da Versace non possa più tornare indietro?». Ricorrono, nelle creazioni della casa di moda, anche le maschere teatrali, i meandri e le palmette.

L’allestimento crea un percorso immersivo che mette in scena la continuità tra mito

e modernità. A richiamare lo stile di Versace c’è un’antica lastra di Terreti in gesso, di nuovo esposta dopo 15 anni, che raffigura una composita teoria di uccelli e fiori. Vicino a una camicia neobarocca, spiccano invece i frammenti di un affresco con figure di pesci provenienti dalle Terme romane di Reggio Calabria e tirati fuori dai depositi per l’occasione. Tracce di un’antica cultura mediterranea che Gianni cercava ogni volta che visitava il museo: «I Bronzi di Riace, che il lungo restauro ha riportato al loro splendore, sono i dominatori incontrastati di quel luogo… quei due guerrieri, belli di una bellezza quasi feroce e sovrumana», si legge nelle memorie del designer. Le sue ricerche stilistiche, però, non si fermavano alla classicità. Andavano dalla preistoria al Medioevo, portandolo a utilizzare croci bizantine o creare

Completo Miami SS 1993 in seta (collezione privata Franco Jacassi), completo Miami SS 1992 (collezione privata Antonio Caravano) e completo bondage FW 1992 (collezione privata Antonio Caravano) presenti in mostra con altri oggetti
Dettaglio del completo giacca e pantalone Calabrie SS 1990-91 (collezione privata Antonio Caravano)
© Giuseppe AsciuttoMArRC

una maglia metallica in omaggio a Giovanna d’Arco. Il suo spirito di viaggiatore ha generato anche una collezione dedicata a Marco Polo. L’amore per il suo Paese si esprime in abiti che raccontano le iconografie della storia dell’arte italiana. Tante quindi le sollecitazioni per il pubblico, che ha risposto in maniera entusiasta: «Con l’occasione vengono al museo un maggior numero di visitatori, non solo turisti stranieri, adolescenti e adulti, ma soprattutto ventenni e trentenni», spiega il direttore. Inoltre, nella mostra sono stati coinvolti in veste di guide gli studenti e le studentesse del Polo liceale T. Campanella-M. Preti-A. Frangipane. I ragazzi e le ragazze hanno anche realizzato abiti-scultura, installazioni, elaborati grafici e opere pensate per includere i visitatori e le visitatrici che convivono con una disabilità, prendendo spunto dalle creazioni dello stilista e in connessione con la cultura della Magna Grecia. Detenute e detenuti della sezione carceraria hanno poi realizzato strumenti per rendere fruibile l’esperienza anche alle persone cieche.

Un mix di professionalità e passione contraddistingue la squadra che ha realizzato il tributo a Versace. I curatori ci tengono a ricordare anche il contributo di Bruno Gianesi, capo dell’Ufficio stile di Versace, e Manuela Brambatti, disegnatrice per la Home Collection e «anima punk di Gianni». Roberto Orlandi, che ha fotografato per lo stilista in più di un’occasione, è presente con i suoi scatti di veneri contemporanee, come Monica Bellucci. Chiudono la carrellata due immagini: uno di Helmut Newton, dove Gianni è colto nell’intimità della propria villa sul lago di Como, e l’altro, di Alice Springs, che lo ritrae da stilista. Gli spari che hanno ucciso Versace il 15 luglio 1997 a Miami non sono riusciti a spegnere la venerazione laica di chi lo ha conosciuto e ammirato.

museoarcheologicoreggiocalabria.cultura.gov.it

Il ritratto di Gianni Versace realizzato da Natino Chirico

Camicia pop art (collezione privata Franco Jacassi) e camicia Amore & Psiche (collezione privata Antonio Caravano)
© Giuseppe AsciuttoMArRC

Regine(in)visibili

Alla Reggia di Caserta, fino al 20 aprile, oltre 200 opere testimoniano il ruolo strategico delle sovrane tra Napoli e l’Europa dal ‘700 al ‘900. Donne che hanno saputo orientare il corso del potere con la loro voce silenziosa di Ivan Noviello ivan-noviello

Jean-Baptiste Wicar
Ritratto di Giulia Clary con le figlie Zenaide e Carlotta © Reggia di Caserta

La Reggia di Caserta accende i riflettori sul ruolo strategico delle sovrane che, dal ‘700 al ‘900, contribuirono alla crescita del maestoso Regno di Napoli e del giovane Stato italiano.

Fino al 20 aprile, la Gran galleria del Palazzo Reale ospita la mostra internazionale cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa 200 opere provenienti da musei e istituzioni italiane ed europee.

Dipinti, oggetti, documenti e testimonianze raccontano vicende pubbliche e private di donne affascinanti, spesso decisive,

eppure relegate ufficialmente un passo indietro rispetto al marito sovrano.

Figure illustri come Elisabetta Farnese, Maria Amalia di Sassonia, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, passando per il decennio napoleonico di Giulia Clary e Carolina Murat, fino ad arrivare all’800 borbonico con Maria Isabella e alle sovrane dei Savoia come Margherita, Elena di Montenegro e Maria José del Belgio. Donne colte, educate al dovere, dotate di una forte personalità. Con un ruolo che non si limitava alla rappresentanza e ai cerimoniali: attraverso matrimoni strategici, relazioni diplomatiche e sostegno alla cultura, furono capaci, infatti, di segnare gli indirizzi dello Stato moderno. La residenza borbonica, Patrimonio dell’umanità, non è nuova ad allestimenti

Michele Gordigiani Ritratto di Margherita di Savoia Genova (1872) © Su concessione del MiC - Musei Reali di Torino, Palazzo Reale

di valore storico e culturale, ma questa mostra rafforza ulteriormente il suo legame con le grandi corti europee. Non a caso è stata realizzata con il coinvolgimento di istituzioni come lo Château de Versailles a Parigi, il Palacio Real di Madrid, lo Schönbrunn Palace a Vienna, oltre a importanti archivi e musei nazionali. Inoltre l’esposizione, organizzata dal Museo Reggia di Caserta in collaborazione con Opera

Laboratori, è promossa dal Network of European Royal Residences, una rete internazionale che collega le principali residenze reali del continente. Tra le opere esposte spicca un ritratto di Giulia Clary dipinto da Jean Baptiste Wicar, dove la moglie di Giuseppe Bonaparte appare affiancata dalle figlie Zenaide e Carlotta. È un’immagine che racconta non solo un’epoca, ma una

Giovanni Maria delle Piane detto Molinaretto
Ritratto di Elisabetta Farnese
© Reggia di Caserta

Francesco Torr

Ritratto di Maria Teresa D’Austria

© Reggia di Caserta

strategia: quel ruolo materno che, nella politica dinastica, era parte fondamentale del potere. Molte sovrane seppero costruire reti di relazione, mediare conflitti e sostenere scambi culturali. Furono lettrici appassionate, promotrici di arte, moda e architettura. Un contributo spesso dimenticato, ma ancora oggi tangibile nella memoria collettiva. Visitare la rassegna significa quindi avvicinarsi alla storia con

occhi diversi. Fra i corridoi della Gran galleria, si può scoprire che dietro ogni re c’era spesso una voce femminile attenta e silenziosa, capace di definire e orientare la traiettoria del potere. E forse, alla fine del percorso, resta una domanda che attraversa i secoli: chissà che corso avrebbe avuto la storia se queste donne fossero state ascoltate più spesso. reggiadicaserta.cultura.gov.it

soglia Il pittore della

In

bilico tra eleganza e marginalità, Toulouse-Lautrec racconta le anime fragili della Parigi bohémien di fine ‘800. Al Museo degli Innocenti di Firenze fino al 22 febbraio

di Sandra Gesualdi sandragesu

Opere provenienti dalla Collezione Wolfgang Krohn, Amburgo, Germania

è una Parigi che non dorme mai, fatta di luci artificiali e corpi in movimento, di café-concert affollati e notti attraversate da musica, assenzio, desiderio. È questa la città che Henri de Toulouse-Lautrec racconta nei suoi manifesti, nei disegni rapidi, nelle litografie accese di colore. Una città pulsante e imperfetta, popolata da ballerine, cantanti, attrici, prostitute, intellettuali: anime vivaci e fragili della Montmartre bohémien di fine ‘800. Il pittore francese le osserva e le frequenta, restituendole come presenze vere, colte nel gesto quotidiano, nell’istante che sfugge alla posa. Rivela l’anima di donne e uomini che fino ad allora, raramente, erano stati protagonisti di quadri e opere d’arte.

Al Museo degli Innocenti di Firenze, fino al 22 febbraio, la mostra Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque non si presenta, quindi, come una semplice retrospettiva. Ma consente di attraversare linguaggi e visioni di un artista che ha saputo raccontare un mondo brulicante e le sue atmosfere come nessun altro. Toulouse-Lautrec non scruta la modernità dall’esterno, la abita. Aristocratico per nascita, anticonformista per scelta, bazzica Montmartre come una casa e i locali notturni come un’estensione del proprio studio. Nei suoi lavori la vita della Ville Lumière non è mai decorativa, ma cruda, ironica, pulsante e partecipata. Pittore e illustratore della soglia, sempre in bilico tra aristocrazia e bohémien, spettacolo e quotidianità, eleganza e marginalità. Con lui l’arte esce dai salotti e invade la strada, diventa linguaggio diretto, popolare, immediato.

Il percorso espositivo attraversa alcuni snodi decisivi del suo lavoro, restituendo la complessità di uno sguardo capace di trasformare la cronaca urbana in segno visivo. In mostra ci sono oltre cento opere, dalle litografie cromate ai manifesti pubblicitari che hanno fissato l’immaginario della Parigi fin de siècle, passando per i disegni, gli studi a matita e a penna, le illustrazioni per riviste letterarie.

Tra i fogli più emblematici, Jane Avril impone la sua presenza nervosa e insieme raffinata: il corpo slanciato vibra sulla carta, il volto è affilato, lo sguardo distante. Nessuna idealizzazione, ma un’adesione profonda al carattere della ballerina, alla sua fragile eccentricità.

In Aristide Bruant nel suo cabaret, l’artista costruisce un’icona destinata a durare, facendo emergere dal fondo chiaro il cantante, avvolto nel mantello nero e nella sciarpa rossa, segno identitario e dichiarazione visiva di una modernità irriverente.

Con Troupe de Mademoiselle Églantine, infine, la danza si scioglie in energia pura, i corpi in sequenza formano silhouette essenziali e i colori accesi fanno del movimento un gesto di libertà, soprattutto femminile. Influenzato dalle stampe giapponesi, Toulouse-Lautrec lavora con

Henri de Toulouse-Lautrec Troupe de Mademoiselle Églantine (1896)

campiture piatte, tagli audaci, tinte che suggeriscono più che descrivere. È uno dei primi veri artisti moderni, capace di anticipare la grafica del ‘900.

L’allestimento della mostra, arricchito da materiali e

arredi d’epoca, accompagna il visitatore in uno scenario immersivo dove arte e vita sono inseparabili. E si chiude proponendo il confronto con altri autori della Belle Époque e dell’Art Nouveau: Alphonse Mucha e le sue

Henri de Toulouse-Lautrec Aristide Bruantnel suo cabaret (1893)

figure femminili, Jules Chéret con i manifesti pubblicitari, Georges de Feure immerso nelle atmosfere rarefatte, Frédéric-Auguste Cazals e Paul Berthon, noti per le loro raffinate prove. Un dialogo finale che restituisce il clima di

un’epoca in cui la grafica si afferma come arte e lo stile diventa espressione del moderno. museodeglinnocenti.it istituto_degli_innocenti

ALLA MOSTRA CON LE FRECCE

In occasione della rassegna Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque, in programma fino al 22 febbraio al Museo degli Innocenti, arrivare in treno a Firenze conviene. Chi raggiunge la città in Frecciarossa, Treno Ufficiale dell’evento, può usufruire di uno sconto del 25% sull’ingresso all’esposizione. È sufficiente presentare un biglietto Frecciarossa o Frecciargento con destinazione Firenze e una data antecedente al massimo di due giorni rispetto a quella della visita. trenitalia.com

Alphonse Mucha Job (1898)
Henri de Toulouse-Lautrec Jane Avril (1893)

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No time, no

Al MAXXI di Roma la mostra Franco Battiato. Un’altra vita celebra il cantautore siciliano scomparso cinque anni fa, tra foto, opere e memorabilia di Gaspare Baglio gasparebaglio

più che una mostra Franco Battiato. Un’altra vita è un varco aperto in cui è tangibile una diversa densità del tempo tra quello che siamo stati e quello che continuiamo a diventare. L’esposizione rappresenta un attraversamento, un moto circolare capace di ricondurre all’origine. E, al contempo, proietta altrove, dove la musica diventa pensiero e il pensiero vibrazione. A cinque anni dalla scomparsa, la voce di hit come Voglio vederti danzare e La stagione dell’amore ritorna come presenza luminosa e necessaria.

La rassegna che lo celebra, al MAXXI fino al 26 aprile, è coprodotta dal ministero della Cultura e organizzata da C.O.R. Creare organizzare realizzare di Alessandro Nicosia, in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS. A curarla Giorgio Calcara – anche autore del libro Battiato svelato, in cui vengono approfonditi attraverso testimonianze e ricordi la vita e il pensiero del maestro –con Grazia Cristina Battiato, nipote del cantautore. Il percorso narrativo si muove come una partitura: dall’inizio in Sicilia al viaggio verso Milano, dalla sperimentazione radicale all’incontro con il grande pubblico, dalla mistica che unisce Oriente e Occidente al ritorno all’essenziale. Ogni sezione è

una stazione dell’anima, ogni passaggio una metamorfosi. Del resto, Battiato non ha mai scelto una forma: le ha attraversate tutte, trasformando la canzone italiana in architettura spirituale, facendo dialogare avanguardia e pop. Al centro, uno spazio ottagonale pulsa e respira, con un suono che avvolge: chi entra deve ascoltare attraverso il corpo, lasciarsi condurre in un’esperienza immersiva capace di sospendere il tempo lineare. Tra copertine, immagini e cimeli in grado di disegnare l’esistenza di un artista poliedrico, precursore, instancabile. Accanto alla musica, affiorano naturalmente la pittura – in cui ori, simboli e visioni allegoriche richiamano un altrove mediorientale – e il cinema, naturale estensione di una ricerca che negli ultimi anni ha trovato nell’immagine un’altra via per raccontare l’invisibile.

Il risultato è un omaggio alla vita oltre la forma, all’intelligenza sensibile di un uomo che ha insegnato a dubitare, elevando lo sguardo e cercando un centro stabile nel movimento del mondo. E spinge a riconoscersi in quella domanda che Battiato ha lasciato in eredità: come restare fedeli a sé stessi, mentre tutto cambia.

fondazionemaxxi.it

Franco Battiato, 1967 Collezione Primo Guttadauro
© Begotti (giornalfoto)
Rai Libri, pp 249 € 20
Franco Battiato Gilgamesh 1999-2000, olio su tela Collezione privata

Un inno alla vita, un’esperienza di pura bellezza che ci fa sentire testimoni di un miracolo.

Haydn La Creazione Harding

Roma

Auditorium

Parco della Musica 26/27/28 febbraio santacecilia.it

Orchestra e Coro

dell’Accademia di Santa Cecilia

direttore Daniel Harding

soprano Katharina Konradi

tenore Andrew Staples

basso Michael Nagy

maestro del coro Sam Evans

PAZ La logica di

Una mostra all’Aquila ripercorre il lavoro del disegnatore

Andrea Pazienza, dalle prime sperimentazioni ai personaggi più amati, indagando la trama nascosta tra i suoi tratti

di Irene Marrapodi - ir.marrapodi@fsitaliane.it

ha iniziato a mostrare il suo talento quando aveva solo un anno e mezzo, meravigliando i genitori con il disegno di un orso. Per Andrea Pazienza trasferire i suoi pensieri sulla carta è sempre stata un’urgenza e anche da adulto non amava pensare a questo gesto istintivo come a una professione.

Quest’anno il fumettista avrebbe compiuto 70 anni e nessuno può sapere quanta arte avrebbe ancora prodotto se non fosse morto prematuramente. Una mostra al MAXXI L’Aquila intitolata Andrea Pazienza. La matematica del segno, in programma fino al 6 aprile, ne celebra l’opera e cerca una struttura nascosta tra i suoi tratti. Ogni segno tracciato dall’artista, infatti, era un’espressione emotiva, ma anche il frutto – ben calcolato e disciplinato – di una necessità narrativa. L’esposizione, curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, ha aperto le attività dell’Aquila come Capitale italiana della cultura 2026 e dalla primavera sarà a Roma. Articolata in sezioni cronologiche e tematiche, abbraccia l’intera parabola creativa dell’artista attraverso oltre 300 lavori, molti dei quai inediti.

Dopo aver ammirato due significativi autoritratti realizzati da adolescente, si esplorano gli esordi di Pazienza, tra gli album da disegno di quando era bambino e i lavori creati negli anni al liceo artistico di Pescara. Il percorso continua con la sperimentazione di diverse tecniche e un ampio spazio è dedicato alla personale del 1975 Storia di una Convergenza , allestita a Pescara quando l’artista aveva appena compiuto 19 anni. Lì furono

Andrea Pazienza
Autoritratto mentre con un pennarello traccia una linea a terra (1974) Collezione privata

esposte alcune delle sue prime grandi opere, come Isa d’estate, ritratto in grande formato a pennarello della storica amica Isabella Damiani vestita in abiti rinascimentali. Il disegno è ancora conservato dalla donna, che lo ha prestato al museo dell’Aquila per l’occasione.

È solo dopo questa sezione che la mostra si concentra

sui lavori più popolari di Pazienza, quelli realizzati dopo l’iscrizione al Dams di Bologna nel ‘75. È lì che il giovane Paz si è avvicinato alla tecnica del fumetto e ha dato vita al suo alter ego su carta Pentothal: uno studente fuori sede arrivato dal Meridione durante il periodo della contestazione studentesca. Tramite questo personaggio che porta il nome del sedativo, l’autore ha dato voce

Isa d’estate (1975) Collezione privata

con tratti riconoscibili e grotteschi ai dubbi e alle paure di una generazione, intrecciandole alle sue vicende personali. Ma non è il suo unico soggetto: nel decennio successivo nasce Zanardi, in grado di incarnare un diverso lato di Bologna, a cui è dedicata un’altra sezione dell’esposizione. Il personaggio compare per la prima volta nel 1981 sulle pagine della rivista Frigidaire ed è un mix di volti, espressioni e personalità che hanno gravitato intorno a Pazienza. Ne risulta un protagonista freddo e cinico, disinteressato alle questioni morali, che è stato rappresentato anche come un uomo medievale, tanto da comparire a cavallo mentre partecipa a un antico gioco con la lancia. In mostra spicca, tra le varie versioni, Zanardi equestre, un grande pannello di legno dipinto che in origine serviva a coprire alcuni lavori di ristrutturazione a Cesena. Destinato alla discarica una volta terminato il cantiere, fu salvato per caso da una persona appassionata della sua arte e oggi è in mostra all’Aquila. Un ultimo spazio, questa volta gestito dalla curatrice Fanny Borel, è dedicato alla galleria Convergenze di Pescara. Qui molti artisti del territorio tra gli anni ‘70 e ‘80 hanno avuto la possibilità di formarsi e sperimentare, confrontandosi e influenzandosi a vicenda. Fino a entrare, proprio come Paz, nella storia dell’arte italiana contemporanea. maxxilaquila.art

Zanardi medievale (1988) Courtesy Marina Comandini
Zanardi equestre in esposizione al MAXXI L’Aquila Courtesy Fondazione MAXXI
© Giorgio Benni

Nel suo ultimo libro dedicato al santo d’Assisi, Aldo Cazzullo racconta un giovane inquieto e modernissimo, un rivoluzionario che parla ancora al presente

P un uomomoderno

rima ancora che santo, Francesco è stato un ragazzo inquieto, innamorato della vita e trafitto dal dubbio. Nel libro Francesco. Il primo italiano, Aldo Cazzullo ne scava la biografia per far emergere l’uomo prima dell’icona, liberandolo dalla patina della leggenda e restituendogli carne, contraddizioni, slanci. Ne emerge una figura sorprendentemente moderna, tenera e urticante. Cazzullo ripercorre gli aspetti meno noti della vicenda umana di Francesco, il legame profondo con Chiara e il senso coevo di una figura che, otto secoli dopo, continua ad affascinare e porre domande.

Qual è il lato più sorprendente della sua giovinezza?

Mi ha colpito scoprire quanto Francesco assomigli ad altre grandi figure spirituali, come Buddha. Entrambi giovani, ricchi, protetti da padri che li amavano ma non li capivano, costretti a rompere con quell’amore per cercare la verità. Francesco non nasce santo, è un ragazzo che ama la festa, il successo, l’approvazione. Poi si perde, si ammala, dubita. È in quello smarrimento che diventa umano.

La spoliazione davanti al padre è un gesto potente. Che rapporto aveva davvero con Pietro di Bernardone?

Il padre lo ama profondamente, ma vuole proteggerlo, indirizzarlo, farne un mercante di successo. Francesco rifiuta quel destino e il conflitto è doloroso. Non è un atto di odio, ma una separazione necessaria. Come accade spesso tra padri e figli: l’amore c’è, ma non basta a comprendersi. Chiara è una presenza silenziosa ma decisiva. Che cosa racconta la loro relazione?

È una storia profondamente rivoluzionaria. Nel Medioevo le donne non potevano scegliere, appartenevano prima al padre e poi al marito. Chiara, invece, decide autonomamente di vivere nella povertà e nella libertà, seguendo la stessa strada di Francesco. All’inizio lui esita, temendo che accogliere una donna nella sua esperienza lo faccia apparire ancora più folle. Poi comprende. E quando lui è incerto, Chiara si mostra più determinata. Da quella scelta nascono le Clarisse, donne che decidono da sole del proprio destino. Francesco le considera sue pari, in un’epoca in cui qualcuno arrivava perfino a chiedersi se le donne avessero un’anima.

Un episodio che lo racconta bene, lontano dall’iconografia fiabesca?

Penso agli agnelli condotti al macello e lui che cercava di riscattarli offrendo la propria tunica, anche se non aveva nulla. O alla cicala che ogni giorno si posava sulla sua mano per cantare. Dopo otto giorni, la lascia andare perché aveva cantato abbastanza. È un rapporto con le creature fatto di rispetto, non di possesso.

Qual è la sua più grande fragilità di essere umano?

Più che fragilità, parlerei di tormento. Non sa subito cosa fare della chiamata divina. Ha bisogno di sentirsi legittimato. È rivoluzionario e insieme reazionario, rifiuta il denaro ma ripudia i libri perché li vede come strumenti di potere. Cerca una via pura e questa tensione lo accompagna sempre.

Lo definisci “il primo italiano”. Cosa manca oggi del suo insegnamento?

La sua idea di uguaglianza, l’idea forte che nessuno si salvi da solo, ma tutto sia collegato. Oggi facciamo guerre, distruggiamo il creato, accettiamo divari indecenti. Lui ci ha insegnato che il potere va dato a chi non lo desidera e che si viene ricompensati per il lavoro, non per l’autorità. È un pensiero profetico.

Dopo questo libro, cosa hai capito di nuovo sul santo d’Italia?

Che il suo umanesimo è un antidoto al mondo post-umano che stiamo costruendo, dominato da tecnica e finanza.

Francesco rimette al centro l’essere umano, ogni uomo, ogni donna, con la sua autenticità irripetibile.

Come nasce un tuo libro?

Impiego sei mesi a scriverlo, ma una vita a prepararlo. Accumulo appunti, letture, pensieri. La prima cosa che faccio è studiare tutto su quell’argomento. L’ultima è rileggerlo ad alta voce. Solo così sento se una frase respira.

Una lettura che non ti stanca mai?

Il nome della rosa di Umberto Eco. Ogni fine d’anno mi viene voglia di riprenderlo.

Una parola di senso, oggi?

Comunità. Nessuno è fuori pericolo da solo.

di Sandra Gesualdi sandragesu
HarperCollins pp. 288 € 19,50
© Andrea
Forlani

LA RIPARAZIONE

Marcella Filippa

Lindau, pp. 176 € 19

Venti ritratti di donne europee del ‘900 – tra cui Etty Hillesum, Simone Veil, Lidia Menapace e Ilse Weber – che vissero tra guerre, totalitarismi e persecuzioni. Private della libertà, reagirono alla violenza praticando l’arte della riparazione attraverso canto, musica, scrittura, filosofia, azione politica, compassione e resistenza quotidiana. Con uno stile evocativo, l’autrice intreccia diverse fonti per restituire storie di vite che, nel buio, seppero generare senso e dignità.

ILARIA NELLA GIUNGLA

Ilaria Camilletti

Accento, pp. 264 € 18

Un esordio letterario che racconta il periodo sospeso dopo la fine del liceo. Un’estate che Ilaria ha scelto di trascorrere lavorando all’Oasi, bar multiculturale di Ostia popolato da personaggi eccentrici e fragili. Tra colleghi venuti da ogni parte del mondo, clienti imprevedibili e piccole sfide, la protagonista scopre affinità inattese e nuove forme di appartenenza. Con naturalezza e sensibilità, il libro affronta integrazione, povertà e debolezze giovanili. Una voce fresca capace di alternare levità e commozione.

LA FOGLIA DI FICO

Antonio Pascale

Einaudi, pp. 320 € 13

Storie umane e simboli vegetali si intrecciano in una narrazione che usa le piante come chiave per leggere desideri, paure e contraddizioni dell’esistenza. Ciliegio, quercia, olivo e grano diventano metafore di amore, forza, adattamento e rinascita. Le piante, fari millenari, offrono un modello di vita e rivelano la natura contraddittoria di uomini e donne. Una sorta di botanica dei sentimenti, ironica e profonda, che legge il presente svelandone le incoerenze, con delicatezza e poesia.

DIZIONARIO DEL FESTIVAL DI SANREMO

Eddy Anselmi

Coniglio Editore, pp. 620 € 28

Settantacinque anni di Sanremo, 2.185 canzoni presentate e un libro per raccontare tutto questo attraverso vite, successi e passi falsi di interpreti e autrici. È la storia di chi ha fatto il festival, un vocabolario con centinaia di voci corredate da dettagli come esordi, piazzamenti e momenti chiave di ogni carriera. Una mappa umana di storie note e da riscoprire, tra debutti leggendari e meteore brillanti, nomi che hanno cambiato la musica italiana o lasciato appena un’eco. Perché Sanremo è Sanremo. G.B.

L’ARTE DI PARLARE IN PUBBLICO

Valentina Lo Surdo

Edizione Curci, pp. 320 € 23

Il volume propone un metodo originale ispirato alla musica per migliorare il public speaking. Rivolto a chi usa la voce come strumento di lavoro, il libro affronta paure, ansie e insicurezze legate alla performance di parlare in pubblico, offrendo esercizi pratici su voce, postura, dizione e presenza scenica. Forte di una lunga esperienza sul campo, l’autrice guida il lettore verso una comunicazione più autentica, efficace e rispettosa della propria identità vocale. Un percorso adatto a ogni esigenza.

VEDO PALAZZI CADERE COME FULMINI

Keiran Goddard

Edizioni e/o, pp. 224 € 18

Cinque amici d’infanzia, cresciuti nella periferia di un grande città, si ritrovano da adulti. Rian ha fatto fortuna e vive altrove, Oli non si è mai liberato della dipendenza da alcol e droghe, Conor, padre per la prima volta, è in balia di alti e bassi umorali, mentre Patrick e Shiv, la coppia stabile del gruppo, rischiano di divorziare per un’infedeltà avvenuta anni prima. Un’attenta analisi dell’amicizia e delle sue trasformazioni, quando le scelte personali finiscono per intrecciarsi con il destino altrui. G.B.

Romantiche

visioni

Struggente e passionale, tormentato e audace. Cime tempestose, della regista britannica Emerald Fennell, è la versione coraggiosa e originale di una storia d’amore senza tempo. Ispirata all’omonimo romanzo di Emily Brontë, la pellicola porta sullo schermo Jacob Elordi e Margot Robbie nei panni di Heathcliff e Catherine. Nelle selvagge brughiere dello Yorkshire, i due si lasciano andare a una passione che si trasforma in ossessione. L’amore proibito è vissuto senza freni, in una spasmodica esigenza di possesso mista a vendetta. E lo spettatore, frame dopo

frame, non può che farsi travolgere da questo desiderio, al confine con la follia cieca. Contribuiscono all’effetto rapimento i costumi favolosi e straripanti di Jacqueline Durran e la colonna sonora con brani inediti di Charli XCX, come Chains of Love e House, cantata insieme a John Cale. Tra una scena e l’altra prende forma, in questa versione pop, autentica e potente, un sentimento assoluto, un amore che, per Catherine, «assomiglia alle rocce eterne sotto terra: una sorgente che dà poca gioia visibile, ma necessaria». Distribuito da Warner Bros. Pictures, è al cinema dal 12 febbraio.

Guarda il trailer del film
L’intrattenimento di cui hai bisogno in sala o da casa

IN STREAMING

Il 20 febbraio, su HBO Max , arriva la serie di Marco Bellocchio presentata fuori concorso all’82esima Mostra del cinema di Venezia. Gli episodi, con protagonista Fabrizio Gifuni, raccontano uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani: la vicenda che toccò il presentatore e giornalista Enzo Tortora. Una narrazione nitida ed eloquente che non lascia spazio a tempi muti, ma rivela ogni sottigliezza sulla tragica caduta di un uomo innocente, arrestato, processato, condannato e, solo alla fine, assolto.

Voto:

Il 13 febbraio il catalogo di Prime Video si arricchisce con il primo capitolo della tetralogia Love Me Love Me , tratto dal libro di Stefania S., che ha conquistato milioni di persone. Protagonisti del film Original italiano, girato in inglese, sono Mia Jenkins, Pepe Barroso Silva e Luca Melucci. June si trasferisce in Italia per un nuovo inizio dopo la morte del fratello. A scuola è attratta da un pericoloso bullo, James, ma frequenta il migliore amico e studente modello Will. Niente è come sembra e ognuno nasconde un segreto.

Voto:

AL CINEMA

È il 1580, William Shakespeare, insegnante di latino, incontra Agnes, una ragazza dallo spirito libero. Inizia una relazione, seguita da un matrimonio e dalla nascita di tre figli, ma il legame viene messo alla prova da una tragedia. Racconto delicato sul potere curativo dell’arte, il film è tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, che l’ha adattato per il cinema insieme a Chloé Zhao. Paul Mescal dà un volto umano al padre della letteratura inglese, mentre Jessie Buckley dona spessore al personaggio di Agnes. Dal 5 febbraio.

Voto:

di Alessandra Caputo [Giornalista e scrittrice] alessandracaputo78 alessandra.caputo.547

A un anno dalla scomparsa, Sky celebra Oliviero Toscani attraverso un documentario diretto da Fabrizio Spucches, suo collaboratore. La pellicola, che traccia gli aspetti distintivi del suo linguaggio visionario, è un viaggio nella vita, nel pensiero e nell’eredità del fotografo milanese, famoso per aver sfidato le convenzioni, trasformando l’ottava arte in impegno civile. Perché la fotografia interpreta sempre la realtà, a prescindere dalla lente che chi scatta sceglie di utilizzare. In streaming su Now e disponibile on demand.

Voto:

Ispirato al romanzo di Giuliano da Empoli, il film di Olivier Assayas esplora gli oscuri intrecci del potere, dove ogni parola diventa strumento di un disegno politico. Nei primi anni ‘90, dopo il crollo dell’URSS, Vadim Baranov diventa il braccio destro di un uomo che ha lavorato nel KGB, Vladimir Putin. Si trasforma così nello spin doctor della nuova Russia, ma al suo controllo sfugge Ksenia, una donna indipendente, dallo spirito libero. Dopo 15 anni di silenzio Baranov fa rivelazioni che tengono insieme verità e finzione, realtà e strategia. Dal 12 febbraio.

Voto:

Gioia è un’insegnante che non conosce l’amore, se non quello dei genitori con cui vive. Quando incontra lo studente Alessio, tra i due nasce un legame necessario per entrambi. Ma nel ragazzo, alla ricerca di un riscatto sociale, prevale un lato oscuro che neppure la disarmante dolcezza della donna riesce a contenere. Diretto da Nicolangelo Gelormini, con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella e Betti Pedrazzi, il film è ispirato a un fatto realmente accaduto. Dal 12 febbraio.

Voto:

IL MAGO DEL CREMLINO
© Carole Bethuel
© Maria Vernetti
LA GIOIA
LOVE ME LOVE ME
© Courtesy Prime Video
PORTOBELLO © Anna Camerlingo
HAMNET - NEL NOME DEL FIGLIO
CHI MI AMA MI SEGUA
© Fabrizio Spucches

Gustosamente

Con il nuovo libro Ce la puoi fare, i food creator Riccardo Barbazza e Luca Di Palo lanciano una sfida healthy a follower e lettori

di Gaspare Baglio gasparebaglio
Riccardo e Luca Di Pazza
Gribaudo, pp 224 € 18,90

Sono una coppia nella vita e nel lavoro, ma anche due tra i content creator di cucina plant-based più simpatici in circolazione. Luca Di Palo e Riccardo Barbazza, in arte Di Pazza, hanno costruito una foltissima comunità di follower che, oltre a seguire le loro gustose ricette vegetali, si sono appassionati ai loro racconti divertenti, capaci di unire benessere personale, attenzione all’ambiente e tanta ironia e affiatamento. Ora sono in libreria con Ce la puoi fare, un invito ad aumentare il consumo di frutta e verdura nella dieta quotidiana. Com’è nato il vostro progetto di food creator?

[R] Per gioco. Volevamo portare un taglio diverso nel modo di raccontare le ricette online. Così abbiamo pensato di buttarci, mettendoci molto del nostro carattere. All’inizio i contenuti erano acerbi, molto giocati, recitati, una forma di espressione creativa.

[L] Per me in particolare: facevo un lavoro routinario con poco spazio per la creatività.

E com’è andata?

[R] Il riscontro è stato immediato: la community ha risposto subito bene e da lì il progetto è cresciuto, sia nei temi sia nel modo di raccontarli.

Che cosa cambia quando un hobby diventa lavoro?

[L] Chi dice «fai quello che ti piace e non lavorerai un solo giorno nella tua vita» non sa cosa significa gestire tutto ciò che un passatempo non comporta. L’approccio è diverso. Fare quello che ami dona più entusiasmo, è un privilegio, ma bisogna comunque aver a che fare con clienti, brand, follower.

[R] Con oltre 500 mila persone che ci seguono su tutte le piattaforme, sentiamo la responsabilità di offrire qualcosa, senza andare a ruota libera. Il lavoro da creator occupa tantissimo tempo: potenzialmente, potresti raccontare qualsiasi istante della vita.

In pratica il lavoro e quotidianità si uniscono.

[R] Alla fine dell’anno ci siamo resi conto di aver trascurato molto la vita privata, i nostri hobby, il contatto con la natura.

[L] Siamo stati testimoni di come una vita frenetica porti a trascurare anche l’alimentazione. Così, abbiamo deciso di aumentare il consumo di frutta, verdura e legumi, secondo le raccomandazioni dell’Oms e della Società italiana di nutrizione.

[R] I dati dicono che solo il 7% degli italiani segue queste raccomandazioni e anche tra vegetariani e vegani la percentuale non è così alta. Abbiamo cercato di rendere le verdure protagoniste senza trascurare carboidrati e proteine, per un piatto completo. Una piccola sfida che ci ha dato un nuovo sprint.

E qui arriviamo al vostro nuovo libro.

[L] Cerchiamo di integrare frutta e verdura in modo semplice, attraverso piccoli trucchi, comportamenti e strategie quotidiane.

[R] Il libro è stato costruito come un percorso, con il grandissimo supporto della biologa nutrizionista, e cara amica, Luna Pagnin. Contiene, quindi, anche una parte molto solida legata alla nutrizione.

E cos’avete preparato per i lettori della Freccia ?

[L] La focaccia dell’impiegato. È il classico comfort food formato pausa pranzo che mangiavo quando ero dipendente di un piccolo Comune nel milanese. L’abbiamo resa più golosa per far passare un messaggio: si possono realizzare ricette semplici, ma soddisfacenti per il palato, in grado di farci consumare una parte della quota di verdure giornaliera.

di.pazza dipazza

FOCACCIA DELL’IMPIEGATO

Ingredienti:

2 focacce alte all’olio da circa 15×20 cm

rucola (molta)

1 zucchina

• 1/2 melanzana

6 cucchiai di hummus di ceci

2 cucchiai di pomodorini secchi sottolio

2 cucchiai di pesto genovese vegan

PREPARAZIONE

Mettere la rucola in ammollo in acqua molto fredda. Pulire e affettare zucchina e melanzana allo spessore massimo di mezzo centimetro. Scaldare una piastra e grigliare le verdure a fiamma vivace per cinque minuti, giusto il tempo di ammorbidirle, quindi metterle in un piatto. Aprire a metà le focacce e grigliarle leggermente, su entrambi i lati, con la stessa piastra usata per le verdure. Poi stendere su due fette una generosa dose di hummus, foderarle con la rucola, le verdure grigliate, i pomodorini secchi tagliati a filetti. Infine, spalmare le altre fette con il pesto e chiudere le focacce.

© Francesca
Giovannini
(The Bluebird Kitchen)

Due cuori in fuga

Un tocco di colore acceso per lui, abito lungo e sinuoso per lei. Consigli di stile per partire con il look giusto a San Valentino

Nel mese dell’amore non bisogna farsi trovare impreparati. Per evadere dalla routine, si può trascorrere il weekend di San Valentino in una delle tante città d’arte del Paese. E magari optare per itinerari poco conosciuti e romantici, come quelli proposti su questo numero a Roma e a Milano (approfondimento a pag. 24). Dolci scenari che invitano a scegliere look caldi e pieni di sovrapposizioni.

Nella valigia per lui trovano posto capi con nuance delicate e un tocco di colore acceso: camicie di cotone, come quelle proposte da Polo Ralph Lauren, che torna sulle passerelle milanesi, un lupetto di Zegna, pantaloni chino e fresco di lana. Oppure un maglione di Loro Piana dalla tonalità decisa che accende la giornata, da abbinare a pantaloni

e coat beige o marroni. Il bagaglio perfetto ha dentro pezzi da bravo ragazzo con un solo elemento che definisce l’intero outfit.

Per lei il capospalla ha tinte tenui, come quelle proposte da Chloé, e volumi XL. Penso al trench lungo con spalle enormi color burro di Stella McCartney o alle giacche crop di pelle scamosciata Loewe. Immancabili per una cena romantica gli abiti lunghi e sinuosi, magari con la schiena nuda, anche in blu elettrico, una nuance che torna protagonista per la primavera e l’estate. Gli accessori giusti hanno uno stile contemporaneo e sono in plexiglass, materici, come se fossero pezzi d’arredo. I gioielli sono semplici, dalle linee pulite, con simboli essenziali. Infine, maxi bag per entrambi. E via, si parte.

di Susanna Ausoni [Stylist, costumista e curatrice d’immagine]
susanna_ausoni © Attilio Cusani
La nuova campagna DoDo di San Valentino che inaugura il tema del 2026

Accenti di passione Abbinamenti inaspettati e tonalità originali per un weekend d’amore

3.

5. Giacca crop scamosciata con finitura a spray effetto sfumato, Loewe
6. Mocassino con tomaia intrecciata in pelle conciata con tannini vegetali, Cuoio di Toscana
7. Bauletto unisex con borchie e catena in plexiglass, Onitsuka Tiger
8. Anello Essence Cuore dalla linea sinuosa, Pandora
9. Bracciale manchette Ormé composto da due elementi curvi, uno in metallo e l’altro in pelle, Polène
10. Sweet bag collection composta da borsa e sneaker dai dettagli luminosi, Tosca Blu
11. Stivaletto dorato con punta tonda, Lola Casademunt
12. Pullover rosso da uomo in misto lana merino con colletto polo, K-Way 13. Margot dress in jersey con colletto alla coreana, Diane Von Furstenberg*
14. Camicia slim fit Oxford azzurra, Polo Ralph Lauren* a cura di Cecilia Morrico
1. Per entrambi, total look Alessandro Enriquez
2. Jeans a gamba dritta con grafica all-over che ritrae una bocca semi aperta, Desigual
Abito lungo chemisier in seta stampata, Kiton
Pantalone Work chino in denim

di Luca Buttiglieri

[Beauty content creator, cantante e attore] luca.buttiglieri

Febbraio è il mese in cui il beauty perde la pazienza. Dopo gennaio, che è sopravvivenza pura, creme pesanti e pelle in modalità non disturbare, arriva lui e dice: «Basta, adesso ci si diverte!». Anche se fuori fa freddo. Anche se non è ancora primavera. Pazienza.

Il make-up lo capisce subito e cambia tono. Gli occhi smettono di essere educati e tornano a farsi notare. Verdi e blu decisi, saturi, senza scuse. Un po’ Carnevale di Rio, un po’ anni ‘60: colore pieno, grafico, messo lì per essere visto. Non è il mese del trucco naturale, è il mese di quello intenzionale.

Il resto del viso, coerentemente, si mette in modalità accompagnamento: pelle luminosa ma essenziale, labbra neutre, nessuna voglia di rubare la scena. Quando gli occhi fanno show, tutto il resto applaude e basta.

Anche i capelli si stancano della mediocrità. Tornano gel e spume, ma senza i traumi adolescenziali. Qui non si parla di rigidità o effetti strani: è solo una questione di texture.

Capelli definiti, modellati, con movimento. Curati, sì, ma non finti. L’obiettivo è essere in ordine, non pettinati controvoglia.

E poi c’è il profumo, che a febbraio smette di essere discreto e diventa una coccola evidente. Le fragranze gourmand prendono il controllo: vaniglia, sentori dolci, accordi avvolgenti che sanno di comfort e tentazione. Essenze che non chiedono il permesso e funzionano proprio per questo.

È inverno, fa freddo, abbiamo bisogno di qualcosa che scaldi anche l’umore. Basta fare i bravi: più colore, più texture, più piacere. Non è ancora primavera, ma nessuno ha detto che bisogna aspettarla per divertirsi.

Make-up impertinente

È giunto il momento di colori saturi, capelli strutturati e profumi pieni. A febbraio il beauty look non chiede il permesso

Colorful

Occhi dalle tinte forti, pelle e capelli radiosi, labbra nude

1. The Skinject Effect, essenza con formula innovativa vegana che favorisce il rinnovamento cutaneo e migliora la texture della pelle, Yepoda

2. Ombretto illuminante multiuso Light Vertigo colore zaffiro, Overskin

3. Eyeshadow liquido Chrome nuance Purple Iris, DeBBY

4. Super Lustrous™ Lipstick nella colorazione Secret Club: nude con un leggero tocco rosato, Revlon

5. Eye Marker Infinito con pennarello comfort-line ergonomico, nuance n° 4 verde, Collistar

6. Styling Creation Cera Spray per capelli che offre un fissaggio

durevole e flessibile, Biopoint

7. Matita 2 in 1 Gel Kajal & Eyeliner per un make-up grafico e definito n° 7 blue, Deborah Milano

8. CellularYouthTM Longevity Serum per rallentare il processo d’invecchiamento migliorando grana della pelle, compattezza ed elasticità, Paula’s Choice

9. Lip-me, maschera labbra idratante con finish glossato EspressOH

10. Crema Heat & Glow termoidratante per prevenire la secchezza dei capelli, Pantene

11. Ombretto liquido Dazzleshadow con finiture glitterate e metallizzate tonalità telepathic teal, Mac

12. Mascara colorato Let’s Party ultra-pigmentato nella variante blu notte, Rougj

13. She is a 10, profumo goloso da fragole Mara de Bois e gelsomino, Max&Co.

14. Illuminante Buttermelt dalla texture cremosa e facilmente sfumabile, nuance Butta Mint NYX Professional Makeup

15. Trattamento occhi Luminous Eye Cream pensato per donare nuova vitalità alle palpebre, Phos-Beauty

16. Profumo con note di pera, foglie verdi, violetta e ambra che regala una sensazione di luce alla pelle, Pixi

Che bello L’AMORE

chenelduratempo

Caro Cristiano, che piacere leggerti sempre in questa rubrica. Mi chiamo Amelia, ho 40 anni, ti scrivo da Novara, sto con il mio compagno da 15 anni. Praticamente, il nostro

è un matrimonio senza firma, confetti e lista di nozze. Ci amiamo, ridiamo, ma ultimamente mi chiedo una cosa: come si sorprende una persona che ti conosce da così tanto tempo? Abbiamo fatto viaggi e cene romantiche, regali pensati, persino sorprese improvvisate. Eppure, sento il bisogno di dirgli in modo nuovo che lo scelgo ancora a distanza di anni. Cristiano, tu che puoi trasformare, con le parole, una canzone in una dichiarazione d’amore eterna, dimmi che sorpresa può fare una donna a un uomo con cui ha condiviso 15 anni di vita senza scadere nel già visto o nel già detto. Mi puoi dare una mano per stupire il suo cuore?

Con affetto, Amelia

Tamore come il tuo? Altro che tragedie greche: io pensavo di leggere una lettera piena di lacrime, rimpianti, drammi da fazzoletto e, invece, qui vedo solo felicità. E la felicità, credimi, è una cosa rarissima, che risulta antipatica solo a chi non ce l’ha. Oggi che l’amore dura quanto uno sconto al supermercato, quello che vivi tu è una cosa unica. E quando l’amore è fortunato non si rompe per noia: si protegge. Che cosa puoi fare per stupirlo? Presentagli per scherzo un tuo amico dicendogli che ti fa la corte e guarda come reagisce. Scherzo, ovviamente. Per me potresti fargli una sorpresa culinaria. Se sei brava in cucina, fallo innamorare di nuovo con un piatto. Uno diverso

ogni sera: le rose appassiscono, un piatto ben fatto resta nella memoria. Puoi preparargli una ricetta turca afrodisiaca come il Çılbir: uova in camicia con yogurt all’aglio, burro fuso piccante e spezie. Oppure il Cezerye, un dolce fatto con carote, zucchero, noci, pistacchi e cocco. Io questa cosa dei manicaretti la trovo sublime: del resto l’amore va anche condito, non solo raccontato. E se vuoi proprio stordirlo del tutto, metti una canzone che non ha mai ascoltato. Io sceglierei la meravigliosa I close my eyes and count to ten di Dusty Springfield. Lui mangia, ascolta, ti guarda… e capisce che è fortunato. Un bacio speziato

Cristiano ©WilliamWPotter/AdobeStock

Fcristianomalgioglioreal infomalgioglio Caro Cristiano, leggo con piacere, viaggiando moltissimo per lavoro, la sua rubrica sulla Freccia Per questo, tra un treno e l’altro, ho preso la decisione di scriverle. Sono Bruno, ho 50 anni e da dieci sono separato da mia moglie. Non ci siamo mai davvero allontanati: tra noi è rimasto un legame profondo, fatto di affetto, rispetto, complicità. Una famiglia – visto che abbiamo tre figli – che ha cambiato forma, ma non sostanza. Ora, però, è successo qualcosa che non avevo previsto: mi sono innamorato di un’altra donna. È una sensazione che mi ha rimesso in moto il cuore. E, proprio per questo, mi sento bloccato: non so come dirlo alla mia ex moglie. Ho paura di ferirla, di tradire quel rapporto speciale che abbiamo costruito nonostante la separazione. E, allo stesso tempo, so che il silenzio sarebbe una bugia e non voglio mentire a nessuno, nemmeno a me stesso. Signor Malgioglio, lei sicuramente conosce bene le sfumature dell’amore o, almeno, meglio di me. Per questo le chiedo come confessare una verità necessaria senza distruggere ciò che di bello è rimasto.

Con stima, Bruno iglio mio, ma dov’è il problema? Io non lo vedo. Hai 50 anni, sei vivo, respiri, hai tre figli: dovresti sentirti felice, non in colpa. Tu e la tua ex moglie vi siete lasciati e non siete più una coppia. Punto. È giusto che lei si faccia una vita. Ed è giustissimo che te la faccia anche tu. Avete dei figli, un legame, una storia: tutto vero. Ma non siete imbalsamati nel museo dell’amore eterno. Pensi davvero che la tua ex non abbia capito? Ma per favore. Le donne intuiscono tutto prima ancora che succeda. Magari non apre il discorso perché non ne ha voglia. O perché aspetta che a farlo sia tu.

Non devi fare grandi confessioni drammatiche. Il silenzio non è una bugia, è solo la vita che va avanti. E poi, scusa, a 50 anni è possibile non innamorarsi più? Sarebbe una condanna. Se sei felice, continua ad amare. Coltiva questa nuova relazione senza sensi di colpa inutili. Vivi sereno: la tua ex se ne farà una ragione, crediamo. E se non se la farà… se la farà lo stesso. Un abbraccio senza malinconie,

Chi desidera raccontare un problema di cuore, porre una domanda su questioni sentimentali o condividere un frammento della propria storia d’amore può scrivere a cupido@lafrecciamag.it. Le lettere saranno lette con attenzione, rispetto e riservatezza. Ogni mese, ne verrà scelta una – o più di una – che sarà pubblicata sul magazine (indicando come mittente un nome di fantasia) insieme a una riflessione di Cristiano Malgioglio. Non saranno presi in considerazione dalla redazione i messaggi che contengano informazioni anagrafiche del mittente o di terze persone.

L’informativa sul trattamento dei dati personali è disponibile inquadrando questo QR Code

di Cristiano Malgioglio [Cantautore e personaggio tv]

Pesci

energici e ottimisti

Ariete

Il vostro febbraio sarà estremamente dinamico: momenti entusiasmanti si alterneranno a fasi un po’ più complicate. Insomma, sarà fondamentale avere una certa stabilità mentale per riuscire a gestire tutto al meglio. Le giornate del 24 e del 25 potrebbero regalare piacevoli sorprese: tenete alta la concentrazione per non farvi sfuggire da sotto al naso chance che potrebbero essere più uniche che rare. Anche in amore sono previsti alti e bassi, ma prevarranno gli aspetti positivi che spazzeranno via ogni malumore.

Gemelli

Vi attende un mese ricco di opportunità lavorative. Ma dovrete avere fiducia nelle vostre capacità e un pizzico di spregiudicatezza per raggiungere traguardi importanti. È il momento di spingere per dare il massimo. In amore sarà un mese tranquillo almeno fino al 15. Poi potrebbe esserci qualche incomprensione, ma niente che non possa risolversi con un bacio e un abbraccio. Attenzione al periodo tra il 15 e il 20: la Dea bendata potrebbe dimenticarsi di voi. Per il resto del tempo, però, vi sosterrà con veemenza.

Leone

Il mese comincia con qualche tensione di troppo, anche perché a gennaio avete speso tanto e i livelli di stress potrebbero essere un po’ saliti. Intorno al 10 la situazione vedrà un netto miglioramento e tornerete a brillare come solo voi sapete fare. Arriveranno tante opportunità da cogliere al volo. Con la giusta determinazione riuscirete a raggiungere traguardi molto importanti. Bene l’amore da metà mese in poi: il vostro San Valentino si preannuncia rovente!

Toro

Prima decade del mese un po’ complessa: le sfide saranno tante e le energie per affrontarle poche. Poi la situazione vedrà un netto miglioramento e le occasioni non mancheranno. Anche in amore i primi dieci giorni di febbraio saranno un po’ turbolenti. Poi Venere metterà le cose a posto e vi regalerà un San Valentino da sogno. Dal 18 in poi fioccheranno le occasioni: potreste dare una bella sterzata al vostro anno. Proprio la giornata del 18, in particolare, sarà super fortunata. Sarete un treno a tutta velocità.

Cancro

Mercurio vi aiuterà a schiarire un po’ le idee. Capirete cosa realmente desiderate e comincerete a perseguire i vostri obiettivi con ritrovata grinta e determinazione. Avete delle priorità: concentratevi su quelle. Per quanto riguarda la sfera sentimentale sarà un mese davvero molto tranquillo. Le piccole incomprensioni dei mesi scorsi saranno un lontano ricordo. È il momento perfetto per cercare un dialogo col partner. Occhio alla parte finale del mese, però, potreste risentire di un po’ di stress accumulato.

Vergine

Vi attende un febbraio un po’ birichino. Alcune situazioni non vi andranno a genio e vi destabilizzeranno. Tenere i nervi saldi nei giorni più difficili. Non sarà semplice limitare i danni, ma fate un tentativo. Le relazioni vivranno alti e bassi: vi sentirete praticamente sulle montagne russe. Insomma, possiamo dire che febbraio sarà proprio faticoso. Ma marzo promette decisamente meglio, quindi non disperate più di tanto. Mantenete la rotta, evitando deviazioni.

La vita è complicata, l’amore pure… ma gli astri non mentono (lo fanno già le persone)

di Luigi Torres Cerciello [Astrologo, scrittore e content creator] luigitorrescerciello

Bilancia

Febbraio parte col freno a mano inserito. Qualche pensiero di troppo vi rallenterà e non vi consentirà di rendere al massimo. Un inizio che condizionerà un po’ tutto il mese. Purtroppo, quando entrate in un loop negativo fate fatica a venirne fuori: questo è il vostro limite più grande. Troverete supporto nelle relazioni, ma solo in quelle vere. I rapporti inconsistenti rischieranno di sgretolarsi come castelli di sabbia. Quelli importanti, invece, vivranno una fase di consolidamento. Nella seconda metà del mese la fortuna sarà alquanto benevola.

Scorpione

Gennaio è stato un mese dal doppio volto: non completamente negativo, ma con qualche dubbio di troppo che vi ha destabilizzati. Febbraio, però, vi aiuterà a fare chiarezza, donandovi un senso di sicurezza che manca da un po’. Il vento tornerà a gonfiare le vele e viaggerete spediti. In amore sarà importante il confronto, soprattutto per fare luce sulle questioni irrisolte che si sono accumulate nel tempo. Le coppie solide riusciranno a venirne fuori più forti che mai. Insomma, si prospetta un cambio di tendenza.

Sagittario

Febbraio parte in maniera spumeggiante. Riuscirete a dare continuità al vostro periodo fortunato. Le idee e la creatività abbonderanno in queste settimane. È il momento ideale per lanciarvi in un nuovo folle progetto. Se manterrete la massima fiducia nelle vostre capacità potrete raggiungere traguardi di una certa portata. Benissimo l’amore fino al 10, poi ci sarà qualche piccola incomprensione da risolvere. Nulla di eccessivamente complesso: l’importante sarà non tenersi tutto dentro e parlarne. La fortuna vi supporterà con costanza.

Capricorno

Avete una voglia matta di dare una svolta al vostro anno. Gennaio è stato molto complicato. Adesso desiderate solo evadere dalla routine, alla ricerca di una novità che possa aiutarvi a trovare motivazioni importanti. Le occasioni non abbonderanno, ma qualche piccola opportunità arriverà: non lasciatevela sfuggire. Le relazioni andranno decisamente meglio dopo la prima decade. Ritroverete una certa intesa con le persone a voi più vicine. La fortuna? Il sostegno non sarà molto forte, ma andrà meglio rispetto al mese scorso.

Acquario

Febbraio si preannuncia come il mese della concretezza, concetto quasi sconosciuto al vostro segno. I sogni che desiderate saranno a portata di mano e qualcuno potreste davvero afferrarlo. Le giornate del 24 e del 25 potrebbero essere eccezionali. Molto bene la sfera delle relazioni: febbraio porterà una marea di vibrazioni positive. Ritroverete una forte intesa con le persone a voi più vicine. Avrete una grande capacità di ascolto e questo gioverà ai rapporti. La fortuna? Si farà trovare quando avrete bisogno del suo supporto.

Pesci

Si prevede un mese molto positivo. Vi sentirete davvero energici e ottimisti e questo risulterà estremamente utile nella sfera professionale. Vi farete trovare pronti quando arriveranno le occasioni importanti, ne sono certo. Molto bene anche in amore: la passione sarà davvero tanta. Potrebbe arrivare il San Valentino più bello degli ultimi anni. Ottime notizie anche per i single: forse questa volta Cupido scaglierà la freccia giusta. Anche la fortuna vi abbraccerà.

di Nerina Di Nunzio

[Esperta di comunicazione, istruttrice mindfulness e coach]

nerina.dinunzio

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DISÉ Innam orarsi SÉDI

Stazioni affollate, valigie leggere per un weekend romantico, cuori che riempiono vetrine e messaggi pubblicitari. San Valentino sembra ricordarci che l’amore è qualcosa da cercare fuori, possibilmente in due. Eppure, proprio il viaggio – esperienza tanto amata quanto trasformativa – ci insegna che la relazione più duratura, inevitabile e spesso trascurata, è quella con noi stessi. Quando siamo stanchi, disorientati, lontani dalle abitudini, emerge chiaramente il modo in cui ci trattiamo: con durezza o con cura. L’amore per sé non è una forma di egoismo o autoindulgenza, ma la capacità di ascoltare i propri bisogni, riconoscere i limiti, rispettare i tempi del corpo e della mente.

La ricerca scientifica degli ultimi anni ha dato grande spazio al tema della self-compassion, la compassione verso sé stessi. Gli studi mostrano che chi sviluppa questa qualità non solo sperimenta livelli più bassi di stress e ansia, ma ha anche una maggiore resilienza emotiva.

La self-compassion si basa su tre elementi fondamentali: la gentilezza verso di sé nei momenti di difficoltà, il

riconoscimento che la sofferenza fa parte dell’esperienza umana condivisa e la consapevolezza, ovvero la capacità di osservare la realtà senza giudicarla.

In altre parole, è il modo in cui scegliamo di parlarci quando qualcosa va storto. In questa prospettiva, San Valentino può diventare qualcosa di diverso. Non una celebrazione dell’amore ideale, ma un invito a coltivare una relazione più autentica e stabile: quella con il proprio sé. Innamorarsi di sé non significa piacersi sempre, ma esserci. Significa scegliere la presenza al posto del giudizio, la gentilezza al posto della pressione, la verità al posto della performance. Alzarsi la mattina e domandarsi di cosa abbiamo veramente bisogno, senza farci condurre dai condizionamenti ma sperimentando una dose di libertà interiore più ampia.

Forse il viaggio più significativo non è quello che ci porta lontano, ma quello che ci consente di tornare a casa dentro di noi. E questo San Valentino può essere l’occasione giusta per iniziare. Invece di guardare fuori dal finestrino, proviamo a guardarci dentro.

Sfumature

d’inverno

Nel mese degli innamorati la Fondazione FS Italiane propone un viaggio in treno storico lungo la Ferrovia dei parchi, in Abruzzo. Tra cime innevate, tramonti romantici e borghi medievali

di Gabriele Romani gabriele-romani

Chi vuole celebrare San Valentino con un tocco di nostalgia e avventura può salire a bordo di un treno storico della Fondazione FS Italiane e immergersi nei paesaggi incantati dell’Appennino abruzzese. Tutti i fine settimana dal 7 febbraio al 15 marzo, infatti, sono in programma corse speciali lungo la Ferrovia dei parchi che partono da Sulmona, nell’Aquilano, e arrivano a Roccaraso, Campo di Giove e Palena. Un viaggio nel tempo, in un’atmosfera unica, con l’incedere nostalgico di un treno d’epoca avvolto nel paesaggio.

I binari si snodano attraverso il Parco nazionale della Maiella, tra maestose cime imbiancate di neve fresca. E le distese candide si fondono armoniosamente con i boschi secolari di faggi e abeti scintillanti di brina, evocando l’intimità

dell’abbraccio tra innamorati. Al calar del sole, il cielo si accende di sfumature rosa, arancio e porpora, mentre il treno rallenta tra vallate silenziose, fiumi ghiacciati e borghi medievali. Nelle eleganti carrozze d’epoca, con sedili in velluto e dettagli Art Déco, il ritmico dondolio delle rotaie accompagna i passeggeri, mentre il profumo di legno antico e ottone lucidato si intreccia a quello della frizzante aria montana. Il viaggio è anche l’occasione per scoprire i tesori enogastronomici locali: vini robusti come il Montepulciano d’Abruzzo, da sorseggiare al calice, formaggi pecorini stagionati, arrosti succulenti e dolci come le ferratelle o i parrozzi.

fondazionefs.it | fstrenituristici.it

fondazionefsitaliane

©
Archivio
Fondazione
FS Italiane
Il treno storico percorre il paesaggio innevato della Maiella, in Abruzzo

FRECCE TRENITALIA

A MILANO CORTINA CON FRECCIAROSSA E FRECCIALINK

Raggiungere Milano con le Frecce non è mai stato così semplice e confortevole. In occasione delle Olimpiadi Invernali, ci sono a disposizione 100 collegamenti da e per Roma, 69 da e per Napoli e 48 da e per Torino. In più, tutti i sabati e le domeniche dal 7 febbraio al 15 marzo, una coppia di Frecciarossa collega Milano con l’aeroporto di Malpensa.

Chi vuole arrivare a Cortina d’Ampezzo, invece, può raggiungere Venezia Mestre in Frecciarossa dalle principali città italiane – Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Verona e Milano – e poi prendere il FRECCIA Link. Sono previsti collegamenti giornalieri fino al 23 febbraio e dal 28 febbraio al 16 marzo. In programma anche circolazioni aggiuntive post Olimpiadi nei weekend del 21-22 e 28-29 marzo e poi dal 2 al 6 aprile, escludendo il 5.

A FEBBRAIO PARTI CON TRENITALIA

Nel mese del Carnevale e delle vacanze in montagna, chi desidera lasciare a casa l’auto e viaggiare senza stress può utilizzare le Frecce. Si può raggiungere facilmente Viareggio grazie a 10 collegamenti al giorno da e per Roma, due da e per Torino e due da e per Milano. Se si sceglie Venezia, invece, ci sono a disposizione 32 Frecce al giorno da e per Roma e 44 da e per Milano.

Chi non vede l’ora di mettere gli sci ai piedi può utilizzare i FRECCIALink per arrivare a Predazzo e alla nuova fermata di Tesero, sulla rotta Ora-Canazei (Trento), partendo da Roma, Firenze, Bologna e Verona, con interscambio a Ora. Ogni giorno sono in programma due collegamenti fino al 23 febbraio e dal 28 febbraio al 16 marzo. Previste anche corse aggiuntive nei weekend del 21-22 e 28-29 marzo e poi dal 2 al 6 aprile, escludendo il 5.

Per chi ama le città d’arte è stata attivata la fermata

FRECCIALink a Ferrandina Scalo-Matera sulla rotta

Salerno-Matera raggiungibile da Torino, Milano, Reggio

Emilia AV, Bologna, Firenze, Roma e Napoli, tutti i giorni fino al 12 dicembre 2026 esclusi il giorno di Pasqua e quello di Ferragosto.

Inoltre, grazie al servizio ParmaLink è possibile arrivare comodamente nella città emiliana partendo da Roma e dalle altre località italiane del network Frecciarossa. Sono a disposizione ogni giorno 12 collegamenti bus tra Parma e la stazione di Reggio Emilia AV in connessione con treni Frecciarossa da e verso Firenze, Roma, Napoli, Milano e altre città italiane. Maggiori informazioni su trenitalia.com

PRENOTA IL TUO ALLOGGIO CON TRENITALIA E BOOKING.COM

Scegliere hotel e case vacanze su Booking.com è sempre più conveniente. I clienti Trenitalia possono beneficiare di uno sconto a partire dal 15% su tutte le prenotazioni effettuate dal sito dedicato booking.com/trenitalia entro il 1° aprile. Inoltre, i soci Carta FRECCIA possono guadagnare un punto premio ogni due euro spesi inserendo in fase di acquisto il proprio codice Carta FRECCIA

AVIS, BUDGET E MAGGIORE: DOPPI PUNTI E SCONTI VANTAGGIOSI PER I SOCI CARTAFRECCIA

Arrivare a destinazione è più facile se in stazione si noleggia un’auto con Avis, Budget e Maggiore. Grazie alla nuova promozione, per ogni euro speso, i soci Carta FRECCIA possono ottenere 2 punti sul proprio account e il 15% di sconto sulle componenti tempo e chilometraggio. L’offerta è valida per tutti i noleggi prenotati ed effettuati entro il 31 marzo.

Klaus Vedfelt/GettyImages
Jacobs
Trova qui
l’alloggio

IL GRANDE BASKET CON FRECCIAROSSA

Le otto migliori squadre della pallacanestro italiana si sfidano, tra il 18 e il 22 febbraio, all’Inalpi Arena di Torino. Virtus Olidata Bologna, Germani Brescia, EA7 Emporio Armani Milano, Umana Reyer Venezia, Bertram Derthona Tortona, Pallacanestro Trieste, APU Old Wild West Udine e Guerri Napoli, dopo essersi classificate in Serie A Unipol 2025/26, si incontrano sul campo della Frecciarossa Final Eight 2026. All’evento si unisce per la prima volta l’Ibsa NextGen Cup 2025/26, il torneo dedicato alle squadre Under 19 di Serie A. Frecciarossa è il Treno Ufficiale della manifestazione e, grazie all’offerta Speciale Eventi, gli appassionati possono andare a Torino con le Frecce per assistere alla competizione, e tornare a casa, con sconti fino al 75% sul prezzo Base del biglietto del treno.

Per ottenere lo sconto, il viaggio in direzione Torino deve essere effettuato tra il 16 e il 22 febbraio, mentre il biglietto di ritorno deve riportare una data tra il 18 e il 24. Inoltre, è necessario inserire il codice FINALEIGHT26 in fase di acquisto. legabasket.it | trenitalia.com

INSIEME, AL RISE

I professionisti del luxury travel si incontrano a Roma dal 12 al 15 febbraio. L’experience workshop RISE - Rome Insights Style Experience è un’occasione di networking per chi vuole promuovere le eccellenze della Capitale e del Lazio. L’evento offre l’opportunità di incontrare buyer internazionali, operatori multiplayer, stampa e content creator per generare nuove occasioni di business. Anche Trenitalia partecipa all’evento in qualità di Official Green Carrier. riserome.com

MOSTRE IN TRENO E PAGO MENO

Dal teatro coperto più antico al mondo ai palazzi rinascimentali, passando per l’arte sacra e le architetture di Andrea Palladio, sono tante le attrazioni da scoprire passeggiando tra le strade di Vicenza. Una sola tessera – la Vicenza Gold Card – dà accesso, a un prezzo scontato, ai principali punti di interesse della città: il Museo civico di Palazzo Chiericati, le Gallerie di Palazzo Thiene, il Teatro Olimpico, la Basilica Palladiana, il Museo del Risorgimento e della Resistenza e quello Naturalistico archeologico, la chiesa di Santa Corona, le Gallerie d’Italia – Vicenza, il Museo Diocesano e il Palladio Museum. La carta dà diritto a un solo accesso a ciascun museo e deve essere utilizzata nell’arco di 12 giorni. Per tutto il 2026, sconto sulla Vicenza Gold Card a chi presenta all’Ufficio informazioni turistiche di piazza Matteotti o all’Info Point della Basilica Palladiana il proprio titolo di viaggio Frecciarossa con destinazione Vicenza e una data di viaggio antecedente al massimo di tre giorni rispetto a quella del ritiro della card o un biglietto o abbonamento Regionale o sovraregionale valido per raggiungere la città il giorno stesso. Il biglietto intero costerà 18 euro invece di 22, il ridotto 15 al posto di 17 e il pacchetto family avrà il costo di 21 euro invece di 26. museicivicivicenza.it

IN CONVENZIONE ANCHE

ORAZIO GENTILESCHI. UN PITTORE IN VIAGGIO

Fino al 3 maggio nelle Sale Chiablese dei Musei Reali, Torino museireali.beniculturali.it | arthemisia.it

I MACCHIAIOLI

Fino al 14 giugno a Palazzo Reale, Milano mostraimacchiaioli.it | palazzorealemilano.it

MONET - THE IMMERSIVE EXPERIENCE

Fino al 4 aprile, allo Spazio Ventura di Milano, la tecnologia diventa un mezzo per scoprire a fondo l’arte del pittore impressionista Claude Monet. Proiezioni suggestive e visori in realtà aumentata consentono di passeggiare all’interno dei suoi dipinti e di conoscerne la vita da vicino.

Vivi la cultura con le Frecce. Sconti e agevolazioni per i principali musei ed eventi in Italia

Sconto del 30% ai visitatori in possesso di un biglietto Frecciarossa o Frecciabianca con destinazione Milano e una data di viaggio antecedente al massimo di due giorni quella dell’ingresso. Inoltre, grazie all’accesso vip, chi viaggia con le Frecce può richiedere una tessera brandizzata e un poster in regalo. monetexpo.com/milan

MUSEO NAZIONALE SCIENZA E TECNOLOGIA

LEONARDO DA VINCI, MILANO

Sconti attivi fino al 31 dicembre 2026 museoscienza.org

M.C. ESCHER. TUTTI I CAPOLAVORI

Dal 18 febbraio al 19 luglio al Centro culturale

Altinate San Gaetano, Padova arthemisia.it

La mostra allo Spazio Ventura, Milano

ACQUARIO DI GENOVA

Sconti attivi fino al 28 febbraio 2027 acquariodigenova.it

LA CITTÀ DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI, GENOVA

Sconti attivi fino al 28 febbraio 2027 cittadeibambini.net

MUSEO HZERO, FIRENZE

Sconti attivi fino al 30 giugno 2026 hzero.com

TOULOUSE-LAUTREC, UN VIAGGIO NELLA PARIGI DELLA BELLE ÉPOQUE

Fino al 22 febbraio al Museo degli Innocenti, Firenze museodeglinnocenti.it | arthemisia.it

ALPHONSE MUCHA. UN TRIONFO DI BELLEZZA E SEDUZIONE

Fino all’8 marzo a Palazzo Bonaparte, Roma mostrepalazzobonaparte.it | arthemisia.it

IMPRESSIONISMO E OLTRE. CAPOLAVORI DAL DETROIT INSTITUTE OF ARTS

Fino al 3 maggio al Museo dell’Ara Pacis, Roma arapacis.it

TESORI DEI FARAONI

Fino al 3 maggio alle Scuderie del Quirinale, Roma scuderiequirinale.it

UGO NESPOLO. POP AIR

Fino al 15 febbraio al Museo del Genio, Roma arthemisia.it

VIVIAN MAIER. THE EXHIBITION

Fino al 15 febbraio al Museo del Genio, Roma arthemisia.it

JOAN MIRÓ: PER POI ARRIVARE ALL’ANIMA

Fino al 19 aprile nella basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, Napoli polopietrasanta.it | navigaresrl.com

Basilica Palladiana, Vicenza
Ufficio stampa, Espresso Communication

BASE

LIBERTÀ DI VIAGGIO E CAMBI ILLIMITATI

Biglietto acquistabile fino alla partenza del treno e del FRECCIALink. Entro tale limite sono ammessi il rimborso, il cambio del biglietto e il cambio della prenotazione un numero illimitato di volte. Dopo la partenza, il cambio della prenotazione e del biglietto sono consentiti una sola volta fino a un’ora successiva.

ECONOMY

CONVENIENZA E FLESSIBILITÀ

Offerta a posti limitati e soggetta a restrizioni. Il cambio prenotazione, l’accesso ad altro treno e il rimborso non sono consentiti. È possibile, fino alla partenza del treno, esclusivamente il cambio della data e dell’ora per lo stesso tipo di treno, livello o classe, effettuando il cambio rispetto al corrispondente biglietto Base e pagando la relativa differenza di prezzo. Il nuovo ticket segue le regole del biglietto Base.

SUPER

ECONOMY

MASSIMO RISPARMIO

Offerta a posti limitati e soggetta a restrizioni. Il cambio, il rimborso e l’accesso ad altro treno non sono consentiti, livello Executive escluso.

FrecciaSENIOR

Riservata agli over 60 titolari di Carta FRECCIA , FrecciaSENIOR consente di viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con prezzi a partire da 29 € a seconda della classe e della relazione di viaggio. L’offerta è valida per viaggiare in 1^ e 2^ classe e nei livelli di servizio Business, Premium e Standard 1

FrecciaDAYS

Viaggia il martedì, mercoledì, giovedì e sabato con sconti fino al 60% rispetto al prezzo Base sui treni Frecciarossa e Frecciargento nei livelli di servizio Business, Premium, Standard, in 1^ e in 2^ classe. Sono esclusi il livello di servizio Executive e il servizio Salottino 2

Freccia FRIENDS

Dedicata a gruppi da 3 a 5 persone per viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con uno sconto sul prezzo Base fino al 50%. L’offerta è valida per viaggiare nei livelli di servizio Business, Premium, Standard, in 1^ e in 2^ classe. Sono esclusi il livello di servizio Executive e il servizio Salottino 3

FrecciaFAMILY

Con Trenitalia i bambini viaggiano gratis in Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca in 1^ e 2^ classe e nei livelli Business, Premium e Standard La gratuità è prevista per i minori di 15 anni accompagnati da almeno un maggiorenne, in gruppi composti da 2 a 5 persone. I componenti del gruppo dai 15 anni in poi pagano il biglietto scontato del 50% sul prezzo Base 4

NOTE LEGALI

1. Offerta valida sui treni Frecciarossa e Frecciargento, in 1^ e 2^ classe e nei livelli di servizio Standard Premium e Business. Prevede, a seconda della classe e relazione di viaggio, l’acquisto a prezzi fissi in Standard/2^ classe a partire da 29 €, in Premium a partire da 34 € e in Business/1^ classe a partire da 39 €. Tali prezzi non si applicano alle relazioni per le quali è previsto uno sconto inferiore al 50% rispetto al prezzo Base. L’offerta è a posti limitati che variano in base al treno e al giorno della settimana e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti. Cambio biglietto/ prenotazione e rimborso non sono consentiti.

2. L’offerta è a posti limitati che variano in base al giorno, al treno e alla classe o livello di servizio e non è cumulabile con altre riduzioni ad eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi. Cambio biglietto/prenotazione e rimborso non sono consentiti.

3. L’offerta prevede una percentuale di sconto che varia dal 30% al 50% rispetto al prezzo Base. Offerta a posti limitati e variabili in base al giorno, al treno e alla classe o livello di servizio e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti, ad eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi. Cambio biglietto/ prenotazione e rimborso non sono consentiti.

FrecciaYOUNG

Riservata agli under 30, l’offerta FrecciaYOUNG consente di viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con prezzi a partire da 19 € a seconda della relazione di viaggio. L’offerta è riservata ai soci Carta FRECCIA under 30 ed è valida per viaggiare in Standard e in 2^ classe 5

4. Offerta a posti limitati e variabili rispetto al giorno, al treno e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso soggetti a restrizioni. L’offerta non è cumulabile ad altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti.

5. Offerta valida sui treni Frecciarossa e Frecciargento, in 2^ classe e nel livello di servizio Standard. Prevede l’acquisto a prezzi fissi di 19€, 29 € e 39€, a seconda della relazione di viaggio. Tali prezzi non si applicano alle relazioni per le quali è previsto un uno sconto inferiore al 50% rispetto al prezzo Base. L’offerta è a posti limitati che variano in base al treno e al giorno della settimana e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti, compresa quella prevista per i ragazzi. Cambio biglietto/ prenotazione e rimborso non sono consentiti.

A/R in Giornata

Con l’offerta A/R in giornata si può partire e tornare nello stesso giorno usufruendo di uno sconto per singola tratta rispetto al prezzo Base del 30% nelle giornate dalla domenica al venerdì e del 50% nella giornata del sabato 6

6. L’offerta consente di acquistare due biglietti, uno per il viaggio di andata e uno per il viaggio di ritorno, da effettuare nella stessa giornata, sulla medesima tratta e categoria di treno. Disponibile su tutti i treni Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca in tutte le classi e livelli di servizio ad eccezione del servizio Salottino Offerta a posti limitati e variabili rispetto al giorno, al treno e alla classe/livello di servizio. Modificabile, ma non rimborsabile. Gli sconti previsti rispetto al prezzo Base verranno applicati fatti salvi i minimi tariffari.

Informazioni aggiornate al 20 gennaio 2026

MOMENTI DI GUSTO AD ALTA VELOCITÀ

Hai voglia di una pausa ad Alta Velocità diversa dal solito? Aggiungi al tuo viaggio un’esperienza di gusto! Il FRECCIABistrò ti aspetta al centro del Frecciarossa: lì troverai prodotti da forno, snack dolci e salati, piatti caldi e freddi, taglieri, panini, tramezzini, pizza, hamburger e soft drinks, birre artigianali, cocktail, vini e bollicine. Inoltre, puoi scegliere tra tanti menù pensati per ogni momento della giornata Sono disponibili anche opzioni vegetariane e senza glutine o lattosio.

Tra i menù:

FRECCIAFUN è il sito dedicato a tutti i soci Carta FRECCIA che vogliono mettersi alla prova ogni mese con missioni diverse.

In occasione dei Giochi di Milano Cortina, si riempie di sfide a tema sportivo: si ha a disposizione un minuto per raccogliere il maggior numero di simboli delle discipline presenti alle Olimpiadi Invernali, evitando di toccare la clessidra per non ridurre il tempo a disposizione.

Scoprilo giocando su frecciafun-cartafreccia.com

Maggiori informazioni su trenitalia.com sezione Carta FRECCIA

Parigi

Lione Avignon Chambéry

Saint Jean De Maurienne

Courmayeur Aosta

Aix-en-Provence

Marsiglia

Per schematicità e facilità di lettura la cartina riporta soltanto alcune città esemplificative dei percorsi delle diverse tipologie di Frecce. Maggiori dettagli per tutte le soluzioni di viaggio su trenitalia.com Alcuni collegamenti qui rappresentati sono disponibili solo in alcuni periodi dell’ anno e/o in alcuni giorni della settimana. Verifica le disponibilità della tratta di tuo interesse su trenitalia.com.

Cartina aggiornata al 20 gennaio 2026

Trento Ora Bolzano

Milano Brescia Milano Malpensa Verona Vicenza Padova

Treviso Udine Gorizia Trieste

Roma Torino Oulx

Reggio Emilia AV Mantova

Genova Bologna Modena

Firenze La Spezia Pisa

Perugia Venezia

Ravenna Rimini Falconara Marittima Ancona

Pescara Foggia Bari Caserta

Napoli Afragola

Napoli Pompei Lecce

Potenza Salerno Agropoli

Taranto Ferrandina Scalo Matera

Vallo della Lucania Paola Sibari

Lamezia Terme

Reggio di Calabria

Velocità max 400 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 8 carrozze Livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard Posti 457 | WiFi Fast | Presa elettrica e USB al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIAROSSA ETR 1000

FRECCIAROSSA ETR 500

Velocità max 360 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 11 carrozze

4 livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard | Posti 589 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 497 WiFi Fast | Presa elettrica e USB al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio FRECCIAROSSA ETR 700

Velocità max 250km/h | Velocità comm.le 250km/h | Composizione 8 carrozze

FRECCIAROSSA ETR 600

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 7 carrozze

3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 432 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIARGENTO ETR 485

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h

Composizione 9 carrozze | Classi 1^ e 2^ | Posti 489 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIABIANCA ETR 460

Velocità max 250 km/h | Velocità comm.le 250 km/h

Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 479 | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIAPLAY.IT

INTRATTENIMENTO GRATUITO, FACILE E VELOCE

Grazie ai servizi e ai contenuti di FRECCIAPlay il viaggio a bordo dei treni Frecciarossa e Frecciargento e nelle sale FRECCIAClub e FRECCIALounge è più piacevole. Per accedere basta collegarsi alla rete WiFi, digitare www.frecciaplay.it o scaricare l’app FRECCIAPlay da App Store e Google Play. Ulteriori dettagli, info e condizioni su trenitalia.com

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La Freccia - febbraio 2026 by La Freccia - Issuu