“Ho voluto catturare l’essenza del termine “Ho.Re.Ca.” nella sua forma contratta, attraverso immagini semplici e concise. Ho utilizzato un’iconografia immediatamente riconoscibile per rappresentare individualmente le diverse componenti, pur mantenendole collegate tra loro tramite un elemento che rappresenta un servizio condiviso di “ospitalità”. L’illustrazione, con la complicità della palette di colori, è concepita per marcare la varietà di materiali di ciascun soggetto, seppur nei margini di un’estetica coesa e accattivante.”
BRANDS
Marazzi
Ceramica Sant’Agostino
ABK Group
RAK Ceramics
Very Simple: Kitchen Krei
Officine Gullo
Rekker
Signature Kitchen Suite IT’S Stone
Alessi
Villeroy & Boch
Iris Ceramica
ARDOGRES®
Cotto Cusimano
Schlüter-Systems
GMC
GIANAdesign
Abet Laminati
DORSUM®
Self Style by Keradom Cercol
Italgraniti Biopietra
PEOPLE
Ina Rinderknecht
4SPACE studio Q-BIC Fadd Architects WATG
Wimberly Interiors
YOD Group Atelier Zébulon Perron Moitié Studio
Juan Segundo Díaz Dopazo Empt Studio
Javier Vergara Delorenzo
Jean Porsche Arquitectura + Interiores
Rallar Arkitekter AS G Architects Studio
Caprini & Pellerin
Lilly Lewarne Architects
HOTEL ART DECO Lucerna
Il restyling firmato da Ina Rinderknecht dello storico hotel de charme con vista sul Lago dei Quattro Cantoni implementa l’atmosfera sofisticata della struttura con il sapiente impiego di materiali pregiati e palette pastello. ENG
ph. Agi Simoes
Nel cuore della Svizzera, affacciato sulla pittoresca città di Lucerna, con vista sul Lago dei Quattro Cantoni e sulle Alpi, l’iconico Hotel Art Deco Montana rinnova i suoi spazi con un intervento firmato dalla designer svizzera Ina Rinderknecht. Dopo la precedente ristrutturazione delle camere avvenuta nel 2022, la progettista è stata chiamata a ripensare completamente le aree comuni del piano terra, dando vita a un restyling che celebra l’identità storica dell’edificio con un approccio contemporaneo e sofisticato.
Attraverso un attento lavoro di “scavo” progettuale, Rinderknecht ha riportato alla luce l’anima originaria dell’hotel, valorizzando le strutture esistenti con un sapiente uso della luce, del colore e di materiali pregiati. Ogni dettaglio è stato studiato con rigore: le boiserie in legno e i pannelli in marmo, restaurati e messi in
risalto da un accurato progetto illuminotecnico, diventano il fondale su cui si innestano arredi su misura, disegnati per integrarsi in modo armonioso con l’architettura originale.
Il progetto ha interessato il ristorante Scala, la Hemingway Rum & Cigar Lounge, la reception e le aree di servizio, tra cui i bagni. I toni scelti – rosa cipria e verde acqua – si ritrovano nei tessuti e nei marmi delle superfici, evocando la palette dell’Art Deco in chiave attuale. I tavoli del ristorante, su disegno esclusivo, combinano basi in bronzo, top in marmo e strutture in legno, mentre le panche su misura si inseriscono elegantemente nelle nicchie, raccordando visivamente gli ambienti.
L’elemento materico si fa protagonista anche nei dettagli: pavimenti in legno, pareti con rivestimenti marmorei, sedute imbottite in
tessuti raffinati, giochi di luci dorate e inserti bronzei contribuiscono a creare un’atmosfera calda e avvolgente, tra storia e contemporaneità. In terrazza, un grande lampadario dello studio newyorkese Apparatus Studio pende dal soffitto a cassettoni, con globi in vetro che dialogano con la delicatezza delle sedie e con il paesaggio che entra attraverso le ampie vetrate.
In netto contrasto, la Hemingway Lounge adotta un’estetica più scura e intima, con accenti verde bottiglia, cuoio e bronzo, arredi in pelle su misura e poltrone firmate Maxalto, per un’esperienza raccolta e sofisticata. Anche il Louis Bar, un tempo buio e poco invitante, è stato trasformato in uno spazio vibrante grazie a un nuovo bancone, arredi coordinati e materiali chiari, mantenendo come fil rouge la passione per il jazz – omaggio al leggendario Louis Armstrong.
Le suite e le camere deluxe, già rinnovate in precedenza, rappresentano un altro punto di forza dell’hotel. Qui, Rinderknecht ha immaginato ambienti eleganti e rilassanti, in cui il dialogo tra materiali naturali e colori pastello crea una sensazione di comfort e raffinatezza. I pavimenti in rovere reinterpretano la tradizione con un twist moderno, mentre i dettagli in bronzo delle lampade e degli accessori richiamano la coerenza progettuale dell’intero intervento.
I bagni completano l’esperienza con pavimenti a mosaico firmati Bisazza, ispirati alle piastrelle storiche ma rilette in chiave attuale, pareti in piastrelle bianche smaltate, lavabi in ceramica della collezione Kartell by Laufen e rubinetteria “Warm Sunset” di Grohe, per un’estetica senza tempo che unisce funzionalità ed eleganza.
Con la sua visione poetica e materica del design, Ina Rinderknecht raggiunge così l’obiettivo di rendere l’Hotel Art Deco Montana una destinazione boutique capace di coniugare charme storico e sensibilità contemporanea.
ph. Anas Rifai
02 MAUSAM Dubai
Un ponte architettonico tra passato e presente che trasporta i commensali nella cultura indiana attraverso un design ispirato alla tradizione Mughal e una palette terracotta.
coniuga monumentalità architettonica e raffinatezza dei dettagli. Entrando in Mausam, si è immediatamente avvolti da una scenografia che riprende i principi del design Mughal – archi, geometrie ritmate, trame a grata – e li trasforma in un’esperienza spaziale quasi onirica. Gli archi imponenti che scandiscono il ristorante ricordano le forme dei portali imperiali indiani, ma sono alleggeriti da una pulizia formale che ne attualizza il senso e ne esalta la funzione.
Le griglie traforate – jalis – care all’architettura storica dell’India, vengono declinate in chiave contemporanea per introdurre giochi di luce e ombra, e al contempo garantire privacy visiva e profondità prospettica. Una delle presenze più scenografiche è l’installazione ad anelli: una suc-
Nel cuore del Dubai Mall, uno degli spazi commerciali più visitati al mondo, il ristorante Mausam si distingue per la potenza evocativa del suo design, firmato dallo studio 4SPACE.
Il nome Mausam – parola hindi che significa “stagione” – anticipa la filosofia che guida il progetto, per suggerire emozioni, atmosfere e un concetto di ciclicità, raccontando visivamente e sensorialmente la ricchezza dell’identità culturale indiana rivisitata con un approccio moderno. L’ispirazione principale proviene dal maestoso Forte Rosso di Delhi, reinterpretato attraverso un linguaggio estetico contemporaneo che
cessione di forme metalliche curve che si innalzano dal pavimento al soffitto, ricordando la struttura delle cupole e delle griglie dei palazzi antichi. Gli anelli sono trattati con una finitura metallica opaca, in tonalità calde come la terracotta e l’ocra. L’effetto è teatrale, ma misurato: la luce, sapientemente declinata in LED celati e lanterne sospese, scivola sui profili curvilinei amplificando la dimensione scultorea dell’ambiente.
All’esterno, la terrazza proietta il racconto di Mausam verso la città. Un grande arco luminoso incornicia il panorama del Burj Khalifa e della Dubai Fountain, restituendo un nuovo equilibrio tra interno ed esterno.
UN TEATRO GASTRONOMICO TRA VETRO E FUOCO
La cucina a vista è il fulcro del progetto: schermata da un’elegante parete vetrata, ospita i tandoor, i tradizionali forni indiani in argilla, che dominano la scena con la loro forza materica. Pentole in rame e ottone – materiali tipici della tradizione indiana – completano la composizione, regalando riflessi caldi e raccontando una sapienza culinaria antica. La cucina diventa così uno spazio performativo, aperto allo sguardo, che restituisce valore al gesto del cucinare e rafforza il legame tra cultura gastronomica e spazio architettonico.
LA CENTRALITÀ DEI MATERIALI
Lo schema materico rappresenta un elemento determinante per il risultato visivo del ristorante, in grado di supportarne il concetto narrativo e di potenziarlo. La palette è dominata da nuance terrose, rosse e aranciate, un tributo diretto all’architettura monumentale indiana. I rivestimenti in texture terracotta, che caratterizzano anche la facciata esterna, restituiscono l’autenticità della pietra arenaria rossa, materiale iconico dei palazzi Mughal.
All’interno, ogni superficie è studiata per offrire una sensazione materica distinta. Le pareti sono trattate con finiture murali artigianali, in cui i pigmenti caldi si stratificano in modo irregolare, conferendo una sensazione tattile e autentica. La pietra ingegnerizzata di Cosentino utilizzata per i piani dei tavoli unisce eleganza e funzionalità, creando un contrasto sofisticato con la matericità grezza delle altre superfici.
Le fibre naturali, la pelle e il rattan intrecciato compongono le sedute e i rivestimenti dei mobili, tutti progettati su misura dal brand Al Huzaifa. Anche il pavimento contribuisce alla narrazione, con piastrelle in ceramica decorata nelle tonalità calde della terracotta e dell’avorio posate secondo un motivo geometrico ispirato ai pattern tradizionali indiani spesso presenti nei cortili Mughal. Questa pavimentazione àncora lo spazio al contesto culturale di riferimento concedendo al contempo la durabilità e la praticità essenziali per un locale destinato all’ospitalità e ad alto afflusso.
“Nella nostra intenzione, ogni superficie di Mausam doveva apparire un frammento della storia. Dalla texture terracotta delle pareti alla quieta eleganza del pavimento, i materiali riflettono non solo il design indiano ma l’atmosfera di una sua reinterpretazione moderna: calda, concreta, senza tempo”.
Firas Alsahin Co-founder & Design Director 4SPACE
03 HOTEL EUROPA PALACE Sanremo
Lo studio Q-BIC rinnova gli spazi della storica struttura ricettiva ligure, puntando su superfici ceramiche Marazzi dalle alte performance e in molteplici varianti estetiche.
ph. Diego Laurino
Sin dall’Ottocento, l’Hotel Europa Palace rappresenta una delle strutture alberghiere più significative della Riviera Ligure, punto di riferimento per una clientela che ricerca eleganza contemporanea e comfort d’eccellenza. Fondato nel 1874 come “Hotel de l’Europe et de la Paix”, nel corso degli anni è stato oggetto di ingenti ristrutturazioni, rinascendo oggi come design hotel di charme a 5 stelle, dallo spirito originario conservato, con forme rigorose, persiane liguri e un basamento in pietra, a cui si aggiungono tratti attuali e sofisticati.
Il nuovo identikit sorprende: settantuno c amere – dalle classic con vista Casinò alle suite panoramiche con terrazza, giardino o jacuzzi –caratterizzate da palette pastello e complementi selezionati, una spa con piscina, sauna, hammam, docce emozionali, cabina trattamenti e palestra Technogym, un rooftop affacciato sulla Riviera dei Fiori e un ristorante-Bistrot indipendente aperto anche agli ospiti esterni.
“La posizione dell’albergo è unica, vicina al Casinò e ad alcune delle più belle spiagge della zona”, racconta Matteo Pasquini, capo architetto e project manager dello studio Q-BIC, curatore del restyling degli spazi interni.
“La parte architettonica è stata rinnovata su progetto dello studio Calvi Ceschia Viganò, di Sanremo. Per il contract degli arredi ci siamo affidati alla società Hi Contract Brugnotto Group.”
Il concept d’interior mira a definire un equilibrio tra storicità del contesto ed esigenze d’hospitality odierne: gli ambienti sono impreziositi da arredi d’alta gamma, tessuti artigianali, accessori di pregio e siste-
mi d’illuminazione talvolta scenografici, il tutto, animato con tocchi di colore ben dosati e materiali customizzati che rafforzano un’atmosfera accogliente ed eclettica.
“Un lavoro di progettazione molto accurato e su disegno per molte delle finiture, anche per le superfici ceramiche” prosegue Pasquini.
FINITURE RINNOVATE
Spiccano come protagoniste materiche del progetto le collezioni Marazzi, scelte in differenti varianti e formati per ottenere uno schema armonioso e coerente.
Per le pavimentazioni del piano terra i designer hanno optato per il gres porcellanato Cementum, nelle tinte Sand e Olive, con uno schema di posa personalizzato; le lastre sono state tagliate su disegno e posate in cantiere nei tre formati custom.
“Da molto tempo utilizziamo i prodotti Marazzi”, conferma il Project Manager Pasquini, “la varietà di texture e formati ci consente di rispondere sempre alle richieste – le più diverse – della nostra clientela e di lavorare con linguaggi e per edifici e ambienti con destinazioni differenti. Sulle performance e la qualità delle lastre non vi sono dubbi e le tecnologie proprietarie garantiscono caratteristiche di resistenza e sicurezza uniche.”
Per il corpo scale, al quale lo studio ha voluto dare una immagine minimal e rigorosa, è stata scelta la collezione Metal look, nella variante Iron Dark, sia per la pavimentazione –anche dei corridoi – che per il parapetto.
Piena libertà compositiva nelle camere e ampia scelta dei colori.
Nelle pareti in testata dei letti, riflesse negli spacchi d’angolo, hanno trovato spazio ben cinque
tinte della collezione in gres porcellanato Crogiolo Lume con la lucentezza tipica dei mattoncini maiolicati realizzati a mano: China, Forest, Pink, Tourquise e Musk. Negli stessi colori intensi, caratterizzato da leggere imperfezioni, il piccolo formato di Lume rende vibranti anche le pareti dei bagni.
Anche all’interno della spa al piano interrato sono state utilizzate finiture ceramiche Marazzi, come racconta lo studio: “la committenza aveva già visto e apprezzato la collezione Travertino Classico, nella tinta Navona, e ce l’ha segnalata. Abbiamo quindi deciso di posare le grandi lastre a tutta altezza, a parete, e nelle pavimentazioni. L’esito è sorprendente così come la qualità estetica di queste superfici che nella loro compattezza lapidea rimandano alla tradizione costruttiva italiana e agli spazi delle antiche terme.”
Presente in più di 140 Paesi, è universalmente riconosciuto come sinonimo di ceramica di qualità per pavimenti e rivestimenti e simbolo del miglior made in Italy nel settore dell’arredamento e del design. Marazzi è stata fondata nel 1935 a Sassuolo in un’area che sarebbe diventata il polo all’avanguardia a livello internazionale nella creazione di piastrelle di ceramica di pregio e cresciuto nei decenni insieme all’azienda. Si devono infatti a Marazzi le principali innovazioni tecnologiche, di processo e di design nel settore delle piastrelle - alcune delle quali rappresentano importanti tasselli della storia della ceramica moderna - che hanno reso l’azienda e il distretto un punto di riferimento per l’intero mondo della ceramica. Con un’offerta unica di prodotti e servizi che spaziano dalle grandi lastre in gres di ultima generazione ai piccoli formati della tradizione, dalle facciate ventilate ai pavimenti sospesi, rappresenta un punto di riferimento nel settore della ceramica per progettisti, architetti, imprese edili, distributori, rivenditori e clienti finali. Negli ultimi anni, Marazzi ha implementato un importante piano di investimenti volti al miglioramento di prodotti e processi, allo sviluppo di nuove tecnologie Premium e all’apertura di flagship showroom a Milano, Londra, Parigi, Lione, Atene, Madrid e Roma.
di Chiara Poggi
Design come racconto, materiali come esperienza, spazi come estensione dell’identità. Per FADD Architects, studio guidato da un approccio sensibile al contesto e alle storie dei luoghi, l’architettura non è mai esercizio di stile, ma un progetto su misura che mette al centro le persone. Ne parliamo con Marco Acri, che ci guida nel cuore del loro metodo, tra sfide contemporanee dell’hospitality, autenticità materica e attenzione a un’estetica capace di durare nel tempo.
Come definireste la vostra filosofia progettuale?
Cosa guida le vostre scelte, al di là della funzione?
Il nostro punto di partenza è sempre il contesto: comprendere il luogo in cui ci troviamo e la tipologia architettonica esistente ci permette di fare scelte coerenti e rispettose. In ambito commerciale, seguiamo la filosofia dell’attività stessa. Non imponiamo uno stile personale, ma partiamo dalla comprensione profonda del concept del locale. È questo approccio che rende ogni progetto diverso: ogni ristorante, ogni negozio racconta una storia propria, che cerchiamo di tradurre in architettura.
Cosa significa per voi progettare spazi per l’hospitality oggi? Quali sono le sfide e le opportunità principali in questo ambito?
Progettare spazi per l’hospitality significa confrontarsi con un pubblico molto più consapevole. Non necessariamente più istruito in senso accademico, ma decisamente più informato, esposto a stimoli continui, viaggiatore, attento ai dettagli. È un cliente che sa cosa vuole e che cerca esperienze, non solo luoghi.
Per questo motivo, ciò che creiamo non è solo uno spazio fisico, ma un’esperienza completa e coinvolgente. Ogni elemento contribuisce a costruire un ambiente che stimola i sensi e accoglie la persona.
Nel caso di un ristorante, ad esempio, il piatto è solo l’ultima tappa dell’esperienza. Prima ancora che il cliente assaggi qualcosa, deve sentirsi accolto: dalla luce, dall’atmosfera, dal servizio. Solo allora l’esperienza è davvero completa, coerente, memorabile.
Quando un cliente si sente a proprio agio, quando vive un’esperienza piacevole e fluida, anche il modo in cui percepisce ciò che mangia o acquista cambia. È per questo che, nei nostri
Ristorante Casa Vittoria | Napoli
progetti, mettiamo la persona al centro. Lo spazio diventa lo strumento attraverso cui quella persona vive qualcosa di significativo.
Qual è, secondo voi, il ruolo dei materiali nella definizione dell’identità di uno spazio hospitality?
I materiali sono parte integrante dell’esperienza sensoriale che vogliamo costruire. Non seguiamo le mode: le tendenze passano in fretta e, quando arrivano nei progetti, spesso sono già superate. Preferiamo invece materiali autentici, con una propria identità. Ogni materiale va valorizzato per ciò che è, nella sua unicità.
Questo approccio ci porta spesso a confrontarci con clienti alla ricerca di soluzioni belle, durature e che rispettino il budget. Ma il materiale perfetto non esiste: il nostro compito è guidarli verso scelte consapevoli, bilanciando estetica, funzionalità e durata.
Prediligiamo materiali senza tempo come il legno, la pietra e il marmo, capaci di donare carattere e di prolungare la vita estetica di uno spazio, ritardando la necessità di un restyling.
Anche il gres porcellanato trova spazio nei nostri progetti, lasciando che esprima sempre una propria identità.
Nei vostri progetti, come avviene la selezione di superfici, rivestimenti e texture? Più razionalità o più istinto creativo?
La selezione parte sempre da un’analisi del contesto, che ci orienta e restringe il campo dei materiali. Da lì interviene l’istinto creativo, che completa la scelta in base all’identità del progetto.
Esistono materiali “ricorrenti” nei vostri lavori?
C’è una cifra stilistica riconoscibile anche da questo punto di vista?
Il legno, negli ultimi progetti, è stato spesso protagonista, in modo massiccio o più discreto, ma quasi sempre presente. È un materiale che porta calore, e il calore è una componente che cerchiamo in quasi tutti i nostri lavori. Detto questo, non siamo uno studio che si affeziona ai materiali: ogni progetto è figlio del suo contesto, e questo ci spinge a cambiare, a cercare soluzioni nuove, a sperimentare. C’è molta ricerca dietro le nostre scelte, ma sempre con un obiettivo chiaro: far sentire le persone a proprio agio. Per questo spesso ci ispiriamo alla
Ristorante Casa Vittoria | Napoli
casa, l’unico spazio in cui ci sentiamo davvero noi stessi. Anche nei luoghi dell’hospitality e del commercio, cerchiamo di riprodurre quella sensazione, attraverso materiali che sappiano evocarla.
Nel mondo Ho.re.ca. l’usura, la pulizia e la sicurezza degli spazi sono aspetti imprescindibili. Come si coniuga tutto questo con la ricerca estetica e l’innovazione materica?
Non esiste il materiale perfetto: ogni scelta è un compromesso tra esigenze pratiche, estetica e identità. Il punto è conoscere a fondo le caratteristiche dei materiali e saperle adattare, a volte anche reinventandone l’uso. La creatività gioca un ruolo fondamentale: può trasformare non solo l’aspetto, ma anche il modo in cui un materiale viene percepito. In un progetto per un ristorante giapponese, ad esempio, avevamo scelto tavoli in marmo senza tovaglia. Il problema era la salsa di soia, molto corrosiva. Abbiamo trovato un marmo scuro più resistente, riuscendo a mantenere l’idea originale – usare una pietra naturale – senza sacrificare la funzionalità. È proprio questo il nostro approccio: trovare un equilibrio tra estetica e performance, senza mai tradire il significato autentico del materiale.
Avete firmato numerosi progetti di ristoranti, tra cui Raraterra (che pubblichiamo nelle pagine successive, ndr). In che modo vi siete approcciati a questo locale?
In Raraterra abbiamo scelto di inserire una parete in mattoni, un materiale che non utilizziamo spesso. La decisione è nata dal luogo: il ristorante si trova in una zona industriale, un ex canapificio, e i mattoni ci sembravano perfetti per evocare e restituire quella memoria. In generale, lavoriamo spesso differenziando l’involucro architettonico dall’arredo, ma sempre mantenendo coerenza con la struttura esistente e con il contesto. È questo che guida il nostro approccio: rispettare ciò che c’è, valorizzarlo, e poi costruire attorno a quel racconto.
Sostenibilità e autenticità: sono due parole spesso abusate. Come le interpretate voi, soprattutto in relazione alla scelta dei materiali? Cerchiamo sempre di privilegiare la sostenibilità, scegliendo aziende che adottano processi controllati e responsabili. Quando
Pedro | Capri
Pedro | Capri
Pedro | Capri
un’azienda dimostra un percorso sostenibile, per noi è una scelta naturale. Non tutte lo fanno, ma nel nostro piccolo selezioniamo solo quelle che ci danno garanzie reali. Grazie alla ricerca e alle visite in azienda comprendiamo come nasce un materiale, come viene prodotto e assemblato. Questo ci dà consapevolezza e ci permette anche di usarlo in modo diverso da quanto previsto dal catalogo. L’autenticità, per noi, è legata proprio a questo: un materiale deve essere vero, onesto. Guardando al futuro dell’hospitality, vedete
nuove tendenze emergere?
Come studio non cerchiamo solo di evolverci, ma di adattarci e mutare. Facciamo cose diverse per stimolare la creatività e aprirci al cambiamento, evitando di replicare ciò che è già stato fatto. Oggi le case somigliano sempre più agli alberghi, perché si cerca comfort e qualità. Il nostro compito è intercettare queste esigenze con una progettazione efficace e duratura.
ph. Dario Borruto
Casa Riccio | Capri
ph. Dario Borruto
Napoli
Da ex fabbrica di canapa a ristorante contemporaneo: il progetto di FADD Architects in equilibrio tra architettura industriale ed eleganza eclettica con materiali che intrecciano storia e presente.
Sorto appena fuori Napoli, all’interno di una ex area industriale un tempo destinata alla lavorazione della canapa, il ristorante Raraterra nasce da un progetto di FADD Architects che rilegge l’eredità del luogo con un linguaggio a metà tra riferimenti al passato e un’estetica contemporanea. L’intervento conserva volutamente le tracce dell’architettura industriale originaria, trasformandole in elementi di carattere all’interno del ristorante pensato per omaggiare la cucina napoletana con uno sguardo nuovo.
L’ambiente interno riflette una dimensione calda grazie all’uso di materiali come mattoni a vista, rivestimenti dalle tonalità profonde, pietra naturale e boiserie in noce, che costruiscono uno spazio accogliente e materico. A impreziosire l’area conviviale, un divano in paglia di Vienna posizionato davanti al camino aggiunge un appeal domestico, in dialogo con l’anima rustica del sito originario.
All’esterno, l’intervento si sviluppa su più livelli. Una pedana in teak con pergolato funge da naturale estensione della sala interna, mentre più in basso
il pavimento in cemento industriale accompagna i tavoli distribuiti nel giardino, ombreggiati da vele tese tra gli alberi. A rendere il luogo più distintivo è la presenza di un erbario all’aperto, le cui erbe officinali vengono utilizzate quotidianamente dalla cucina per piatti e bevande, rafforzando il legame tra spazio, natura e gastronomia.
Il progetto si fonda su uno studio attento della luce naturale, elemento che ha costituito il primo spunto compositivo: rispondendo alla volontà del committente di vivere l’ambiente in ogni momento della giornata, gli architetti hanno sviluppato una scenografia luminosa che cambia tra il giorno e la sera. L’illuminazione artificiale, progettata con luci calde e diffuse a LED, enfatizza le superfici materiche e porta in primo piano il cibo, vero protagonista della scena. Le piastrelle da rivestimento, con finitura lucida e irregolare, riflettono la luce in modo dinamico, intensificando i contrasti con il pavimento in graniglia, che richiama atmosfere vintage e suggestioni della tradizione.
ta nel distretto londinese Moorgate eleva l’esperienza di fitness attraverso
ning in grado di rispecchiare il ritmo frenetico e l’energia vibrante della città.
Il risultato dell’ambizioso concept, che si è concretizzato mediante l’uso di elementi di design di ultima generazione e materiali dalle alte performance, è raffrontabile sin dalla vivace area reception in cui si stagliano il bar Natural
Qui, una parete curva in metallo ondulato, impreziosita da audaci tocchi di arancione, conduce all’iconica scala centrale: una struttura rivestita in metallo, accostata a specchi sfumati e pavimenti in ceppo di Gré, che si sviluppa su tre piani integrandosi perfettamente con l’estetica complessiva della palestra. Questa scala diventa il fulcro visivo dello spazio, arricchita da
ce, intervallato da zone ben definite per le differenti tipologie di attività ed esercizi, cardio, forza, yoga e pilates. Gli elementi d’illuminazione giocano
ph. courtesy Hotel Del Coronado e WATG, Wimberly Interiors
Hotel del Coronado
SAN DIEGO
Elementi tradizionali e soluzioni moderne per un resort californiano rinnovato da WATG e Wimberly Interiors in cui boiserie lignee, rivestimenti originali restaurati e tappezzerie decorative raccontano una storia ultracentenaria di fascino vittoriano.
Inaugurato nel 1888 e riconosciuto come National Historic Landmark nel 1977, il leggendario “The Del” da oltre 135 anni incarna l’eccellenza dell’hôtellerie americana, accogliendo sovrani, capi di Stato, icone della cultura e intere generazioni di viaggiatori affascinati dallo spirito della vita da spiaggia. Affacciato sull’Oceano Pacifico e distante pochi chilometri dal centro di San Diego, questo celebre resort contraddistinto da un tipico stile vittoriano, è stato oggetto di un importante rinnovamento, articolato in più fasi, che ha visto il coinvolgimento di Wimberly Interiors, firma di riferimento nel mondo dell’hospitality internazionale, per la regia del restyling
dell’intero edificio, e del team californiano dello studio di architettura WATG per la progettazione architettonica degli spazi comuni nella prima fase di intervento. Il lavoro sinergico ha saputo restituire nuova vitalità alla storica struttura, a partire dalla trasformazione della lobby fino alla riprogettazione delle sale eventi e delle camere.
NUOVI SPAZI: INTERIOR E MATERIALI
L’obiettivo dell’intervento era onorare il prestigioso passato dell’hotel, proiettandolo verso una contemporaneità raffinata. Nella rinnovata lobby
centrale, gli spazi sono stati ampliati recuperando un ufficio adiacente, così da valorizzare la luce naturale. In collaborazione con lo studio Heritage Architecture and Planning, le pareti e i pavimenti in quercia bianca dell’Illinois sono stati restaurati rivelando la venatura originale del legno. L’ambiente si arricchisce di dettagli decorativi di grande effetto: una carta da parati dipinta a mano di de Gournay, intitolata Amazonia, introduce un motivo tropicale, mentre una delicata texture avorio di Cole & Son riveste il ballatoio superiore. I nuovi desk reception si ispirano a modelli storici, completati da arredi su misura e da una bacheca con chiavi vintage dai nappi verdi. L’antico camino restaurato diventa sfondo accogliente per il banco concierge, mentre materiali come midollino, paglia di Vienna e legni pregiati si intrecciano a pattern audaci, dando forma a un’elegante interpretazione del Neo-Vittoriano. Al centro della scena, un lampadario di oltre due metri, realizzato in vetro soffiato a mano e cristallo intagliato, cattura lo sguardo con la sua imponenza luminosa.
Appena oltre la lobby, un portico ridisegnato accoglie gli ospiti con le classiche sedie a dondolo bianche Brumby, rafforzando il legame affettivo con l’immaginario americano.
Anche le sale dedicate agli eventi – dalla Sessions Boardroom con affaccio sul cortile, alla sontuosa Ocean Ballroom di oltre 1.100 mq – sono state oggetto di un restauro attento. Gli interventi hanno preservato dettagli originali come pavimenti, porte e finiture in legno, integrando al contempo impianti tecnologici, illuminazione e acustica in modo discreto. Le Crown
Room e Coronet Room conservano ancora oggi gli storici lampadari del 1911 disegnati da L. Frank Baum, autore de Il Mago di Oz e abituale frequentatore dell’hotel. Nella Ocean Ballroom, invece, è riaffiorato un affresco del 1888, oggi perfettamente conservato e valorizzato come fulcro visivo dello spazio.
“Per noi era essenziale rispettare l’eredità vittoriana dell’hotel, ridefinendone però i dettagli con un’estetica più pulita e attuale,” racconta Liana Hawes Young, direttrice creativa di Wimberly Interiors. Questa visione è stata estesa anche alle stanze per gli ospiti, unendo il fascino d’epoca a una sensibilità moderna. Le 371 camere vittoriane, tutte diverse per pianta e disposizione,
offrono un’esperienza su misura che valorizza la storia dell’edificio. Gli ambienti sono stati reinterpretati con tessuti floreali luminosi e abbondante luce naturale, in una palette che combina nuance neutre ad altre accese che richiamano la costa e la natura. Gli arredi su disegno uniscono materiali classici – come noce, ebano, canna d’India e rattan – a dettagli contemporanei: testiere in vinile intrecciato, carte da parati ispirate al cortile interno e bagni rinnovati con consolle in stile antico, pavimenti a scacchiera in marmo e rubinetteria d’epoca.
IMAGINE YOUR S PACE
RAKCERAMICS COM
Immagina uno spazio in cui la tua ispirazione non conosce limiti. Un mondo capace di raccontare chi sei, ogni giorno. In RAK Ceramics ti aiutiamo a scrivere la tua storia. Imagine your space.
ph. Yevhenii Avramenko
CUKIERNIA
L’VIV
La pasticceria ucraina rinasce tra tradizione e monomateriali con superfici verticali a base di gusci d’uovo.
Sin dagli inizi degli anni 2000, la pasticceria Cukiernia situata al primo piano di un edificio storico nel centro di Leopoli è punto di riferimento della città per le sue creazioni dolciarie. La practice YOD Group ne ha curato il rinnovamento introducendo elementi di design audaci che rafforzano l’esperienza della clientela, puntando su un approccio materico lungimirante.
MARMO E GUSCI D’UOVO
Ben lontano dall’essere un mero restyling estetico, il progetto si è infatti prefissato come obiettivo il ripensamento dell’intero concept per infondere nuova energia all’ambiente senza snaturarlo e per farlo si è servito di una palette di “monomateriali”, manifesto di sostenibilità e funzionalità. Supportato da elementi in legno chiaro e ottone nobile, l’interior design combina così due materiali principali: il marmo italiano e un materiale creato ad hoc per il progetto, ottenuto da residui alimentari. Il primo, declinato in nuance calde che oscillano tra il beige e il marrone, riveste le superfici orizzontali, come il pavimento e i piani dei tavoli, richiamando con le sue intriganti venature il tema del caramello o della crema, tipico dei dolci a strati. Alla vista e al tatto, la pietra naturale evoca una sensazione di sontuosità e raffinatezza che ben si sposa con la proposta del locale.
Le pareti, vero tratto distintivo del nuovo Cukiernia, sono invece rivestite da un inedito intonaco a base di gusci d’uovo; una scelta non casuale considerando l’uovo come ingrediente chiave nella pasticceria, presente in quasi ogni preparazione del menù. Per realizzare questo peculiare rivestimento, una fattoria avicola ucraina ha donato oltre una tonnellata di gusci, che sono stati accuratamente lavati, essiccati e frantumati fino alla granulometria desiderata, poi mescolati con una speciale base collante. Numerosi esperimenti hanno permesso di individuare il corretto grado di macinazione, la formula e la tecnica di applicazione migliori. Era fondamentale che il guscio d’uovo rimanesse riconoscibile sulla superficie delle pareti, senza però risultare eccessivamente ruvido o abrasivo, per evitare che i vestiti o le mani dei clienti potessero impigliarsi o graffiarsi al contatto.
Un’ulteriore sfida ha riguardato la tonalità
dell’intonaco: i gusci forniti dalla fattoria erano prevalentemente bianchi, mentre il progetto richiedeva una tonalità più calda. La soluzione è arrivata dagli stessi pasticceri di Cukiernia, che durante i lavori hanno raccolto le bucce delle uova rosse utilizzate nelle preparazioni. Unendo 1300 chilogrammi di gusci bianchi a 200 chilogrammi di gusci rossi, è stato possibile ottenere la sfumatura perfetta per l’ambiente.
LAYOUT E INTERIOR
La ristrutturazione ad opera di YOD Group ha previsto inoltre un cambiamento nella distribuzione degli spazi. Il locale si articola in tre sale. La prima, che funge da ingresso, ospita una vetrina multi-livello per l’esposizione dei
prodotti dolciari, progettata per permettere agli ospiti di muoversi intorno e osservare l’assortimento di torte, biscotti e pasticcini. Una scala in legno, con corrimano dalle linee morbide e dinamiche, conduce al livello superiore.
La seconda sala è caratterizzata da un bancone bar a isola, che riprende il linguaggio formale della vetrina d’ingresso.
La terza e più grande sala offre diverse modalità di seduta, con piccoli tavolini per una o due persone e un lungo tavolo comune che incoraggia la socializzazione.
Per ovviare poi alla scarsa disponibilità di luce naturale, i progettisti hanno adottato una palette cromatica chiara per tutti gli elementi
dell’interior e introdotto nicchie arcuate che collegano visivamente le varie sale, aumentando così la percezione di apertura. Nel rispetto della memoria del luogo, alcuni elementi del precedente arredo sono tuttavia stati conservati e rivisti: le tradizionali sedie in legno curvato sono state restaurate e parzialmente dipinte di bianco, come biscotti glassati, mentre le basi in legno dei vecchi tavoli sono state abbinate a nuovi piani in marmo rotondi.
Un imponente armadio antico della Secessione di Leopoli, proveniente dalla collezione privata del proprietario, troneggia accanto al tavolo comune, a testimonianza del legame con la storia e l’artigianato locale.
“Non volevamo solo aggiornare il look della storica pasticceria, ma offrirne una nuova interpretazione. Abbiamo decostruito e ricomposto il brand Cukiernia, rafforzandone qualità e riconoscibilità attraverso nuove manifestazioni visive. Da qui la scelta del minimalismo, dei monomateriali e del bio-intonaco a base di gusci d’uovo. Il risultato è un interno arioso e confortevole, che lascia tutta la scena ai veri protagonisti: i leggendari dolci di Leopoli.”
Volodymyr Nepiyvoda, Founder YOD Group
ph. Leonardo Duggento
08 NESTING ROOMS enterprise hotel
Suite che riscrivono le regole dell’hospitality, con un’identità cromatica definita e superfici ceramiche dall’effetto terrazzo contemporaneo.
Milano
Con il recente restyling delle sue otto Nesting Rooms, l’Enterprise Hotel di Milano – struttura 4 stelle superior del Gruppo Planetaria Hotels – riafferma la propria visione di hôtellerie come esperienza immersiva, dove design, tecnologia e benessere si fondono in un linguaggio contemporaneo e riconoscibile.
Le Nesting Rooms rappresentano una nuova idea di camera d’albergo: uno spazio avvolgente e personalizzato, progettato per accogliere l’ospite in un’atmosfera al tempo stesso rilassante, stimolante e visivamente coinvolgente. Il progetto, sviluppato in collaborazione con una selezione di firme d’eccellenza del design e dell’arredo, propone un concetto di accoglienza, attento alla qualità dei materiali, alla cura del dettaglio, alla sensorialità e ad una palette di colori ben studiati.
Ogni Nesting Room è infatti definita da una propria identità cromatica, selezionata con cura per generare emozioni, stimolare i sensi e creare ambientazioni sempre nuove. Toni pieni, freschi e intensi – verde acqua, giallo ocra, rosso aranciato, azzurro polvere – danno forma a uno schema vivace ma elegante, capace di modulare la percezione dello spazio e influenzarne la luminosità.
In questo contesto si inserisce con coerenza e carattere la collezione Deconcrete di Ceramica Sant’Agostino, scelta come materiale ceramico per pavimenti e rivestimenti all’interno delle suite. Un prodotto che unisce estetica e prestazioni tecniche, contribuendo in modo decisivo all’identità visiva degli ambienti.
L’EFFETTO TERRAZZO IN CHIAVE ATTUALE
Espressione di una ricerca estetica sofisticata, Deconcrete di Ceramica Sant’Agostino reinterpreta il fascino intramontabile del terrazzo veneziano in chiave contemporanea. Si presenta come una composizione di scaglie a mosaico immerse in una base dal forte impatto materico effetto cemento. Il risultato è un equilibrio stu-
diato tra pieni e vuoti, cromie neutre e dettagli grafici, che permette al materiale di adattarsi a progetti anche molto diversi tra loro, senza mai risultare banale.
Disponibile in quattro varianti colore e tre differenti formati di scaglia, la collezione in gres consente una grande libertà progettuale, aprendo a soluzioni originali e personalizzate.
Oltre al valore estetico, la scelta di Deconcrete risponde a precise esigenze in termini di prestazioni tecniche, fondamentali nel contesto alberghiero: durabilità, resistenza all’usura, facilità di pulizia e manutenzione, stabilità cromatica, sicurezza. L’uso intensivo degli spazi richiede infatti materiali affidabili, capaci di conservare nel tempo bellezza e funzionalità.
In questo percorso, la collezione Deconcrete si afferma come scelta tanto coerente quanto distintiva: un materiale capace di adattarsi e allo stesso tempo dare carattere, di supportare le esigenze pratiche dell’hôtellerie senza rinunciare a uno stile raffinato e contemporaneo.
Ceramica Sant’Agostino inizia la sua attività nel 1964 nei pressi di Ferrara, in un’area geograficamente lontana dalle altre aziende italiane del settore quasi tutte concentrate in un punto ben preciso dell’Emilia. Una scelta vincente che negli anni si è rivelata sinonimo di forte autonomia progettuale e di visione strategica sempre innovativa.
L’azienda, guidata ancora oggi dalla famiglia del suo fondatore, investe continuamente in innovazione di prodotto e insieme di processo. Opera al cento per cento in Italia ed è nella propria sede di Sant’Agostino che progetta e realizza una vasta gamma di piastrelle ceramiche in gres porcellanato, di altissimo livello, in grado di rispondere tecnicamente e stilisticamente alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.
Un progetto firmato Atelier Zébulon Perron per lo chef Marcus Samuelsson, in cui compensato e legno Noce incontrano intonaci grezzi e sontuosi velluti.
HAV&MAR
NEW YORK
ph. Alex Lesage
Atelier Zébulon Perron, noto studio specializzato in interior design per il settore commerciale, è la firma dietro al progetto di Hav & Mar, un raffinato ristorante multiculturale situato nell’iconico edificio Starrett-Lehigh, nel cuore artistico del quartiere Chelsea di New York.
Il locale segna la seconda collaborazione tra la practice canadese e lo chef di fama internazionale Marcus Samuelsson, nato in Etiopia, cresciuto in Svezia e formatosi nella vibrante scena gastronomica newyorkese. Guidato da un bagaglio culturale che fonde Africa, Scandinavia e America, Samuelsson ha immaginato uno spazio capace di riflettere armoniosamente tutte queste influenze, cornice di un menu ispirato ai sapori del mondo, ricco di colori e contaminazioni.
Il nome stesso del ristorante è un incontro tra differenti culture, lingue e significati - Hav indica il “mare” in svedese, mentre Mar vuol dire “miele” in amarico. Ne deriva un progetto che ha come filo conduttore un intreccio di diversità, tema che prende forma anche nella sirena disegnata da Derek Adams, simbolo visivo del ristorante, e nella leadership affidata a un team di donne afroamericane.
L’approccio progettuale adottato dall’Atelier Zébulon Perron per la realizzazione degli interni è votato alla convivialità. “Fin dall’inizio ci siamo concentrati sull’idea di socializzazione,” racconta Perron, fondatore e direttore creativo dello studio. “La distribuzione degli spazi e il layout sono stati pensati per favorire flussi dinamici e incontri spontanei, in linea con la visione di Marcus.”
Il concept della cucina a vista contribuisce a creare un ambiente aperto e fluido, con il bar principale collocato strategicamente di fronte. Lo studio ha saputo ottimizzare ogni angolo della planimetria, trasformando anche gli spazi meno “nobili”, come l’area adiacente alla cucina, in angoli desiderabili, attraverso soluzioni progettuali studiate nei minimi dettagli, come la nicchia riservata con sedute accoglienti.
Al centro del bar svetta un’imponente lampadascultura ispirata a una creatura marina: un
elemento scenografico ma anche funzionale, capace di delimitare la metratura.
L’intero progetto gioca con le verticalità, attraverso installazioni che emergono da soffitti, pareti e pavimenti, e che vengono enfatizzate da corpi illuminanti personalizzati, sviluppati in collaborazione con Lambert & Fils, veri e propri elementi statuari che modellano il look del luogo.
MATERIALI CALDI, ATMOSFERA ACCOGLIENTE
Per trasformare quello che un tempo era uno spazio industriale, lo studio ha scelto di reinterpretare la metratura selezionando il compensato come materiale di base per introdurre una sensazione di calore nell’ambiente. Duttile e dal carattere deciso, è
stato utilizzato per rivestire pareti, delimitare aree e realizzare strutture di supporto per l’illuminazione, fino a modellare l’intima alcova della zona privé. In accostamento, anche pregiate essenze Noce le cui tonalità avvolgenti si alternano a marmi chiari, superfici verde petrolio, sontuosi velluti, intonaco grezzo e graniglie.
ph. Luigi Bonaventura
2941 VENICE 10
Il blu come filo conduttore, un caldo parquet ed elementi decorativi che evocano in chiave attuale lo spirito della città lagunare: un vivace bed&breakfast pensato da Moitié Studio.
Coniugare l’identità storica di un edificio veneziano con un’estetica contemporanea accuratamente calibrata è stato l’obiettivo del progetto curato dallo studio di interior design Moitié per la realizzazione del Bed & Breakfast 2941 Venice.
Collocato in una pittoresca calle della città lagunare, l’intervento si caratterizza per una narrazione visiva che punta su dettagli decorativi e cromatici, trovando nel blu il suo filo conduttore: un colore che ricorre nei rivestimenti, negli arredi e negli accenti, per dotare lo spazio di un twist dinamico.
Il progetto, firmato da Giorgia Rossi e Francesco Gennaro, fondatori dello studio, nasce infatti con l’intento di interpretare le
esigenze del viaggiatore contemporaneo, combinando comfort, autenticità e originalità in una struttura ricettiva dalla forte personalità. Ne risulta “un dialogo ideale tra il passato, che si respira in ogni angolo della città, e il presente, con una visione fresca e accostamenti cromatici eclettici”, come raccontano i designer.
Il Bed & Breakfast si compone di due camere matrimoniali, ciascuna dotata di bagno privato, angolo cottura e salotto. A una prima impressione, gli ambienti potrebbero apparire speculari, ma è proprio la variazione delle tinte murali – con palette che abbinano il blu al marsala o al rosa salmone – a definire due identità visive distinte, offrendo agli ospiti un’esperienza personalizzata.
Particolare attenzione è stata riservata al dialogo tra gli elementi preesistenti e le nuove stratificazioni progettuali. Sono stati mantenuti alcuni tratti distintivi dell’edificio originario, come una parete in mattoni a vista e le travi in legno del soffitto, oggi dipinte di bianco, a eccezione di alcune controsoffittature necessarie per l’integrazione di faretti e impianti tecnici.
L’intervento non ha trascurato la dimensione materica: il pavimento in parquet di rovere, trattato per garantire durata e resistenza in un contesto ricettivo, attraversa l’intera struttura, contribuendo a definire una base calda e coerente. Per le tinteggiature lo studio ha optato per idropitture e smalti a base acqua,
alternando finiture opache e lucide a seconda delle necessità dei singoli spazi.
I bagni, concepiti come ambienti di design, sono rivestiti con piastrelle Ce.Si in duplice cromia e impreziositi da dettagli su misura come lo specchio blu, che rafforza il concept cromatico del progetto. Dettagli, che confermano quanto la scelta dei materiali e dei colori abbia avuto un ruolo determinante nell’articolazione delle stanze, contribuendo a quell’equilibrio tra memoria e contemporaneità che rappresenta il nucleo concettuale del progetto.
Il salotto comune, pensato come spazio di convivialità per le colazioni, spicca per un linguaggio visivo fresco e vivace, dove elementi
moderni dialogano con citazioni decorative della tradizione veneziana. Anche la cucina, compatta e funzionale, riflette le esigenze dell’ospitalità senza trascurare l’estetica.
Le soluzioni progettuali, misurate ma espressive, adottate da Moitié Studio nel plasmare gli interni di 2941 Venice, hanno così fronteggiato le tipiche sfide degli spazi ridotti, ottenendo un ambiente adatto alla ricettività, pratico ma di carattere. Una “bomboniera” colorata ed eclettica capace di raccontare la città eterna con uno sguardo attuale seppur radicato nella sua storia.
CASA GALLARETA VILLA LA ANGOSTURA
Una gemma ricettiva rivestita con legno carbonizzato, che scompare tra gli alberi ritrovando in questa discrezione la propria forza poetica.
ph. Juan Segundo Diaz Dopazo
Immerso nel verde della zona forestale Los Arrayanes e affacciato sul lago Correntoso, nei pressi di Villa La Angostura in Argentina, Casa Gallareta nasce come un progetto intimo e personale: un piccolo complesso turistico d’alta gamma ideato dall’architetto Juan Segundo Díaz Dopazo per conto dei suoi stessi genitori. Originario della Patagonia, Dopazo si è formato a Buenos Aires, per poi fondare con María Ayelén Olivieri Martinez lo studio OJA (Organic and Joyful Architecture). Fin dagli studi aveva chiaro che sarebbe tornato al sud, attratto da un paesaggio che definisce unico e inviolato. Quello che non immaginava era di poter firmare un progetto così speciale, proprio lì dove tutto è cominciato.
L’intervento, che ha interessato un’area di 250 m², ha previsto la realizzazione di una serie di cabine modulari nel bosco, con vista panoramica e accesso diretto alle rive del lago. Pensate per ospitare due o tre persone ciascuna, queste landscape cabins si configurano come estensioni naturali dell’ambiente: gemme architettoniche che si inseriscono tra gli alberi con apparente casualità, condividendo un linguaggio comune ma distinguendosi in dettagli e disposizioni che ne conferiscono una singolare identità.
Il principio cardine del progetto è riscontrabile nel rispetto assoluto per il contesto: nessun albero è stato abbattuto e ogni cabina è stata posizionata all’interno di radure naturali, con l’obiettivo di dare vita a un’architettura che conviva con la foresta, anziché dominarla. Nonostante la dimensione compatta, le cabine offrono un’esperienza spaziale immersiva e completa. Gli interni si articolano in un unico volume aperto su mezzi livelli, scanditi da ampie finestre studiate con precisione. Queste aperture moltiplicano lo spazio, spalancando lo sguardo sulla chioma fitta degli arbusti, che protegge la privacy degli ospiti e al contempo amplifica la sensazione di permanenza nella natura. L’architettura stessa si fa filtro e cornice, favorendo un dialogo intimo tra ogni volume abitativo e le zone comuni del complesso. Per la realizzazione di questo intrigante e non convenzionale complesso hospitality, lo studio ha affrontato numerose sfide logistiche: per rispondere alle criticità dettate da un terreno in forte pendenza, stretto e densamente alberato, è stato adottato un sistema costruttivo a
secco, su basi in cemento armato. Una scelta che ha implicato grande precisione, ma che ha permesso di ridurre l’impatto sul sito e ottimizzare i tempi di realizzazione.
RIVESTIMENTO E MATERIALI INTERNI
La scelta dei materiali è centrale nel progetto, sia dal punto di vista funzionale che simbolico. Esternamente, le cabine assumono una morfologia aspra e quasi rocciosa, rivestita in legno di eucalipto trattato con la tecnica giapponese dello Shou Sugi Ban: un’antica pratica di carbonizzazione superficiale che protegge il legno
da agenti atmosferici, fuoco e muffe, aumentandone la durabilità e rendendolo completamente sostenibile. Il legno annerito diventa così una “pelle” materica e grafica, che esalta il verde brillante del bosco e il bianco della neve. Accanto a questo, i progettisti hanno utilizzato materiali complementari come vetro, acciaio verniciato nero, calcestruzzo a vista e legno di lapacho, una specie dura e dalle tonalità calde, simile al colore dei tronchi di arrayán. All’interno, invece, la protagonista assoluta è la Guatambú, un’essenza legnosa chiara, omogenea e priva di nodi, che crea un netto contrasto
con l’esterno scuro. Utilizzata a pannelli su pareti e soffitti, la Guatambú amplifica la luminosità naturale e contribuisce a una percezione di ampiezza. Il suo impiego diffuso risponde anche a una logica di coerenza estetica e costruttiva: tutti gli arredi interni – letti, tavoli, panche – sono realizzati nello stesso materiale, in un linguaggio monolitico e minimale che fonde superfici e volumi, rafforzando l’idea di un interno silenzioso e integrato.
ph. Weng Jen
12
Pulau Pinang
Un ristorante malese il cui minimalismo si esprime attraverso materiali locali e un design autentico.
Sull’isola malese di Penang, nel centro cittadino di George Town, il ristorante Mojojojo si inserisce con coerenza nel tessuto urbano diventando il trait d’union tra la nuova struttura ricettiva adiacente e l’animato contesto commerciale circostante. Progettato dalla practice malese Empt Studio, il locale è pensato per rispecchiare la dualità della sua posizione strategica e accogliere una clientela ampia e differenziata: da un lato un’ala riservata offre agli ospiti dell’hotel un’esperienza culinaria intima e diretta, dall’altro l’ingresso su strada si apre al pubblico con un’atmosfera ospitale, pienamente in continuità con l’energia della città.
Tra gli elementi distintivi del progetto emergono l’altezza generosa del soffitto, sfruttata con l’inserimento di un soppalco a sovrastare la cucina – soluzione che ha permesso di aumentare la capienza mantenendo la leggerezza visiva e la sensazione di apertura che pervade lo spazio – e un’identità materica che omaggia la tradizione artigianale del luogo: il legno massello di Nyatoh, abbinato a pannelli di compensato locale, è stato lavorato manualmente con l’obiettivo di ottenere superfici autentiche e tattili, in grado di restituire lo spirito del territorio.
L’illuminazione, volutamente discreta e diffusa, rafforza il clima raffinato e pacato del ristorante valorizzando le venature del legno e la sua texture. Grazie a questi attenti accorgimenti stilistici, l’intervento dei progettisti di Empt Studio per Mojojojo Restaurant ha conferito agli ambienti un look elegante seppur informale, che si esprime con discrezione nella vibrante vitalità urbana di George Town attraverso un design in equilibrio tra radici locali e spinta contemporanea.
“La maggior parte dei materiali utilizzati nel progetto sono stati reperiti localmente. Tra i principali vi sono legno massello e impiallacciatura di Nyatoh, pietra naturale, piastrelle ceramiche e acciaio. Li abbiamo scelti in quanto appropriati per il contesto: Mojojojo è un ristorante di cucina fusion locale, e volevamo che la palette riflettesse questa identità. Lavorando con materia facilmente disponibile in loco ma interpretandola in modo più attuale, ci siamo posti come obiettivo la creazione di uno spazio sia radicato nella cultura del territorio, sia capace di incontrare le esigenze di modernità richieste dal settore. Una delle maggiori sfide incontrate in questo progetto è stata la tempistica stretta e il budget limitato; dunque, procurarci i materiali localmente ci ha permesso di ridurre significativamente i tempi di consegna e ha reso più efficiente il coordinamento con i costruttori che possedevano già familiarità con i materiali e conoscenza relativa alla loro lavorazione e applicazione.”
Empt Studio
ph. Juan Pablo Jaramillo, Javier Vergara
Desertica HOTEL 13
San Pedro de Atacama è una piccola città situata nel cuore dell’omonimo deserto, nel nord del Cile. Rappresenta il principale centro abitato del bacino del Salar de Atacama, un’area popolata da 18 comunità indigene note come atacameños o lickanantay, organizzate in ayllus, antiche unità familiari comunitarie di origine precolombiana.
Proprio al centro del villaggio, all’interno dell’Ayllu di Condeduque, sorge l’Hotel Desertica, curato dall’architetto Javier Vergara Delorenzo in collaborazione con l’interior designer Katherine Rahal e Tania Düring per il progetto illuminotecnico. L’intervento ha interessato un lotto cinto da mura in pietra, testimonianza dell’antica suddivisione territoriale introdotta dagli spagnoli a partire dal 1600 e dell’influenza Inca precedente.
Il terreno su cui si sviluppa l’hotel era anticamente destinato all’agricoltura – chiamata melga, ovvero una striscia di terra coltivata – e ha richiesto un approccio attento e rispettoso. Le camere per gli ospiti e i percorsi sono stati concepiti su pilotis, sollevati da terra per preservare l’antico sistema di irrigazione per allagamento, tuttora attivo e gestito dalle comunità locali attraverso una rete di canali. Questa soluzione ha consentito di salvaguardare la maggior parte delle specie vegetali esistenti e di mantenere intatta l’identità agricola del sito, il cui ecosistema ha un valore culturale straordinario grazie alla varietà delle specie presenti: melograni (Punica granatum), peri (Pyrus communis), chañares (Geoffroea decorticans), alberi di pepe rosa (Schinus molle) e molte altre.
Le camere sono progettate come strutture circolari, ispirate alle forme architettoniche tradizionali del deserto di Atacama – in particolare all’antico insediamento di Tulor – e coperte con rami di Brea (Tessaria absinthioides), un arbusto autoctono storicamente impiegato nell’edilizia vernacolare della zona. Ogni stanza è pensata come rifugio di silenzio e luce ovattata, ideale per il riposo in un contesto caratterizzato da un’intensa esposizione solare. L’efficienza energetica è garantita anche da un’attenta progettazione
San Pedro de Atacama
Nel fulcro nel deserto cileno di Atacama, una struttura ricettiva forgiata da materiali autoctoni coinvolge gli ospiti invitando alla riflessione sul patrimonio naturale locale con spazi fortemente ancorati alle radici territoriali.
dell’isolamento termico, fondamentale in un luogo remoto dove le risorse energetiche sono limitate.
La struttura è dotata di un impianto di produzione solare, indispensabile per garantire il funzionamento dell’hotel secondo standard qualitativi elevati. Le camere sono distribuite in modo organico, seguendo il disegno della vegetazione esistente e rispettando la presenza di alberi e arbusti. Questa disposizione consente di garantire l’autonomia tra le unità e di creare spazi esterni in continuità con il paesaggio naturale. I percorsi di accesso, sinuosi e assecondanti le lievi ondulazioni del terreno, invitano l’ospite a un’esperienza di scoperta lenta e contemplativa. Gli spazi comuni all’aperto sono stati concepiti come “angoli magici”, zone d’incontro e relax arredate con artigianato locale.
Dalle aree più intime – come le camere e il “giardino delle specie ancestrali” – si accede agli spazi pubblici attraverso un corridoio coperto, pensato come elemento ombreggiante. Realizzato con una struttura in legno e rivestito con rami grezzi, questo tetto naturale funge da scudo contro la potente radiazione solare, caratteristica della regione. I rami, esposti al sole come un manto protettivo, creano una trama irregolare che agisce da filtro luminoso ed elemento estetico al tempo stesso. Le deformazioni del legno,
naturali e imprevedibili, si perdono nel disegno complessivo, mentre la struttura in legno di pino sottostante resta protetta. Il risultato architettonico è un suggestivo gioco di luci e ombre in costante mutamento, che accompagna le variazioni di texture e colore con il trascorrere delle ore.
All’interno degli spazi comuni, la pietra assume un ruolo da protagonista come materiale architettonico. Utilizzata in diverse varietà per rivestire pavimenti, muri e scale, essa racconta una storia antica, in cui ogni elemento diventa un viaggio nel tempo. In fase di costruzione, il progetto ha lasciato piena libertà esecutiva agli artigiani locali, affinché potessero lavorare secondo metodi tramandati di generazione in generazione. Le lastre dei pavimenti, estratte da una cava ai piedi della cordigliera vicino a Talabre, sono state posate dagli stessi scalpellini che le hanno ricavate. Per i muri è stata impiegata la pietra “huevillo”, raccolta a mano nel deserto – previa autorizzazione delle comunità locali – e selezionata per le sue dimensioni ridotte (circa 5 cm) e la forma naturalmente tondeggiante. In entrambi i casi, i processi costruttivi sono stati completamente artigianali, non industrializzati, e realizzati esclusivamente con manodopera e materiali del luogo. L’obiettivo del team progettuale era infatti quello di impiegare almeno l’80% di materiali provenienti da un raggio massimo di 100 chilometri.
La vicinanza a importanti osservatori astronomici internazionali, come ALMA, ha richiesto particolare attenzione anche all’illuminazione artificiale: sono state rispettate le normative vigenti, applicando le stesse restrizioni richieste per la salvaguardia del cielo notturno, con un design della luce coerente con lo spirito del luogo. D’altronde, il concept generale dell’hotel, che si riflette nell’interior design e nell’atmosfera complessiva, è stato costruito attorno all’idea di “abitare il deserto”. Una riflessione che guarda da un lato alle architetture delle antiche oficinas salitreras – impianti per l’estrazione del salnitro attivi fino alla metà del Novecento – e dall’altro alle tradizioni costruttive dei atacameños, in un dialogo che intreccia cultura indigena, colonizzazione spagnola e influenza incaica.
L’intero progetto si configura come un omaggio all’intelligenza costruttiva di queste culture e alla cura con cui hanno sempre trattato i materiali, considerati risorse preziose e irripetibili. Lungi dall’inseguire una perfezione artificiale, il progetto realizzato per l’Hotel Desertica è in grado di esaltare la bellezza che nasce dall’uso sapiente e reiterato della materia autoctona, invitando alla riflessione sul patrimonio nativo attraverso una proposta architettonica che alimenta un profondo rispetto per le radici territoriali.
COQUE RESTAURANT 14 Madrid
Le superfici RAK Ceramics forgiano con eleganza e praticità gli ambienti della nuova pasticceria situata all’interno del noto ristorante Michelin madrileno. ENG
ph. Javier Bravo
Nel cuore del quartiere Chamberí di Madrid, Coque Restaurant, il ristorante 2 Stelle Michelin guidato dai fratelli Sandoval e progettato dall’interior designer messicano Jean Porsche, ha recentemente ampliato il proprio universo gastronomico con la creazione di una pasticceria.
Situato nell’ex celebre discoteca Archy, Coque è stato trasformato da Porsche in un santuario sensoriale dove gastronomia, architettura e memoria familiare si intrecciano. Il progetto ha saputo catturare l’identità della famiglia come un concetto luminoso, creativo e modernista, senza mai perdere il legame con le proprie radici.
“Coque è la casa della luce, del colore e della gioia di vivere: uno spazio di sogni e ricordi”, racconta Porsche.
L’atelier del cioccolato è l’ultima espressione di questa visione. Affacciato direttamente sulla strada tramite ampie vetrate, consente ai passanti di osservare sia i processi artigianali che il design degli arredi.
SUPERFICI EFFETTO MARMO: TRA TECNICA ED ELEGANZA
Ad assumere un ruolo di primaria importanza per il progetto e per il peculiare contesto sono, in particolare, le superfici RAK Ceramics, che fondono estetica sofisticata e prestazioni tecniche all’avanguardia. Proprio sui performanti piani in ceramica effetto marmo forniti dal noto brand internazionale, il cioccolato viene lavorato, temperato e offerto in degustazione. Due grandi isole centrali rivestite con lastre di grande formato Maximus Calacatta Green rappresentano il fulcro dello spazio operativo. Ispirate all’eleganza del marmo naturale, queste laste in gres porcellanato con finitura lucida presentano raffinate venature verdi che conferiscono allo spazio un aspetto ricercato e contemporaneo. Per questo progetto sono state selezionate lastre di dimensioni 144x305 e spessore 14mm, connotate da caratteristiche tecniche quali grande resistenza al calore, leggerezza, durevolezza, facilità di pulizia e riciclabilità.
Un elemento innovativo all’interno di questi banconi è, inoltre, CookingRAK, il sistema a induzione invisibile che trasforma i piani di lavoro in superfici multifunzionali. Alla base di questa innovazione c’è la sinergia tra le elevate prestazioni delle lastre in gres porcellanato Maximus e un avanzato sistema a induzione
che sfrutta il principio del campo magnetico: il calore viene generato solo a contatto con le pentole, mantenendo la superficie fredda al tatto e garantendo una sicurezza superiore rispetto ai tradizionali sistemi di cottura. Intuitivo e smart, può essere gestito tramite telecomando o app dedicata, facendo convergere preparazione, cottura e convivialità in un’unica esperienza.
A fare da cornice alla zona operativa, le pareti di fondo della pasticceria sono rivestite con lastre Preziosi Ocean Blu da 6mm (dimensioni 120x260 mm), ispirate all’eleganza del marmo. Le venature dinamiche richiamano il movimento fluido delle onde marine mentre il colore - un blu profondo e cangiante - avvolge lo spazio con un’eleganza scenografica e suggestiva, creando un’atmosfera immersiva e dal forte impatto visivo.
La collezione Preziosi, realizzata con tecnologie digitali d’avanguardia, interpreta il lusso in chiave contemporanea ed è proposta in diversi formati, ideali per composizioni d’impatto e soluzioni d’arredo di grande personalità. Negli spazi di Coque Restaurant, RAK Ceramics si conferma alleato d’interior per la fornitura di componenti essenziali in grado di offrire un connubio equilibrato tra estetica e praticità, fattore determinante per un progetto ho.re.ca. d’eccellenza.
RAK Ceramics è il terzo gruppo al mondo del settore ceramico. Specializzata in pavimenti e rivestimenti in ceramica e gres porcellanato, tableware, sanitari e rubinetteria, l’azienda ha una capacità produttiva di 118 milioni di metri quadrati di piastrelle, 5,7 milioni di sanitari, 26 milioni di tableware e 2,6 milioni di pezzi di rubinetteria all’anno nei suoi 23 stabilimenti all’avanguardia negli Emirati Arabi Uniti, India, Bangladesh ed Europa. Fondata nel 1989 e con sede a Ras al-Khaima, negli Emirati Arabi Uniti, RAK Ceramics serve clienti in oltre 150 paesi attraverso la sua rete di hub operativi in Europa, Medio Oriente e Nord Africa, Asia, Nord e Sud America e Australia. RAK Ceramics è una società quotata in borsa presso l’Abu Dhabi Securities Exchange negli Emirati Arabi Uniti e come gruppo ha un fatturato annuo di circa 1 miliardo di dollari USA.
• Design & Food
LA CUCINA MODULARE SECONDO STUDIO PROBA
L’iconico sistema di cucine modulari di Very Simple: Kitchen si apre ad una nuova collaborazione all’insegna del colore. A reinterpretarne il look è l’artista e designer Alex Proba di Studio Proba, con l’uso di elementi scultorei che completano e avvolgono le linee distintive del brand e una palette cromatica che spazia dalle nuance più rappresentative a due tonalità esclusive, un bordeaux intenso e un rosa/lilla acceso. L’alzatina in acciaio inox, sagomata richiamando le forme organiche che contraddistinguono lo stile di Proba e verniciata a polvere come la struttura, dona profondità all’insieme. La cucina, arricchita da un modulo angolare stondato con mensole a giorno, prevede un piano in acciaio inox che fonde funzionalità e design. Ulteriore elemento distintivo della collaborazione è l’accento sul fondo, con piedi che prendono vita e diventano dettagli statuari in alluminio verniciato a polvere.
IL BUCCHERO IN TAVOLA
Materiale antico dal fascino contemporaneo, il bucchero è stato utilizzato per la produzione di vasi, coppe, piatti e altri oggetti quotidiani, con una notevole influenza sull’arte e sull’artigianato dell’antichità - in particolare nell’area del Mediterraneo - arrivando oggi a plasmare nuove interpretazioni d’arredo dal sapore attuale. Prodotta in Etruria durante il periodo etrusco, questa peculiare ceramica nera che deve la sua colorazione alla presenza di manganese nell’argilla utilizzata per la sua realizzazione, sconfina in tavola nei nuovi complementi a metà tra arte e design pensati da Krei. Vasi, centrotavola e bottiglie richiamano alla mente sculture e opere d’arte realizzate a partire da materie prime naturali, alternando linee slanciate e forme sinuose.
ph. Mauro Burchiani
UN COCKTAIL CABINET IN NOCE E MARMO
Cocktail Cabinet è il mobile bar nato dalla collaborazione tra Pierattelli Architetture e Officine Gullo, pensato per favorire convivialità e interazione con savoir-faire artigianale.
Il progetto abbina le calde venature del noce Canaletto alla raffinatezza del marmo di Carrara, a cui si aggiunge una finitura a contrasto in nichel graffiato. Prevede una struttura interna altamente funzionale per un’esperienza d’uso intuitiva. Il corpo centrale è organizzato con precisione, includendo un ripiano estraibile rivestito in ecopelle per riporre i bicchieri e due cassetti superiori: uno dedicato agli utensili per la preparazione dei cocktail e l’altro che cela una vasca estraibile per il ghiaccio, interamente realizzata in acciaio. Lo specchio retroilluminato, posizionato sullo schienale, aggiunge profondità e luminosità, valorizzando le bottiglie esposte. Ogni dettaglio del Cocktail Cabinet è studiato per trasformare il rito del bere in un momento intimo e ricercato.
ph. Serena Eller Vainicher
UNA CUCINA OUTDOOR IN MDI
Un blocco monolitico, essenziale e potente, specchio del minimalismo contemporaneo. È la cucina da esterno The Rok – Edizione Carbone che Rekker presenta come evoluzione della K7 Outdoor Kitchen. The Rok si distingue per un design scultoreo ridotto all’essenza, abbinato a materiali high-tech e soluzioni funzionali.
Realizzata in MDI, materiale di ultima generazione, estetico e sostenibile, la cucina outdoor introduce un sistema a induzione integrata invisibile, un punto di svolta nella tecnologia MDI Induction di ultima generazione. La superficie a bassa temperatura residua consente di cucinare, preparare e servire nello stesso spazio in modo continuo e sicuro. La zona acqua, interamente scolpita in MDI e nascosta alla vista, ospita al suo interno una rubinetteria estraibile e a scomparsa. Il rivestimento esterno in Acciaio Inox AISI 316 di alta qualità offre resistenza e longevità.
ELETTRODOMESTICI RETRO-POP
La matita di Elena Salmistraro ridisegna le superfici degli elettrodomestici di Signature Kitchen Suite nella nuova capsule collection DUAL CODE dal gusto retro-pop. Due inedite grafiche artistiche che rivestono i cabinet su misura del vino cantina sottopiano e del frigorifero convertibile sottopiano. Si chiamano Supernova e Vector, e portano l’elettrodomestico al di fuori della sua “comfort zone”, volgendo la tecnologia in oggetto di design. Le grafiche dei rivestimenti sono realizzate con il servizio Abet Digital di Abet Laminati.
ph. Alessandro Barattelli
“TRASPARENZE” IN MARMO
“Trasparenze” è il nome del piatto di design in marmo realizzato da It’s Stone e firmato dall’architetto Junko Kirimoto con lo Chef Giulio Terrinoni, vincitore nella categoria Appetizer del contest “Foodies’ Challenge 2022”.
Nel progetto, il marmo bianco di Carrara è stato lavorato e rifinito a mano da It’s Stone. Il risultato finale è un complemento d’arredo di grande valore anche artistico: sul marmo, grazie ad una sapiente manifattura, si è creato lo speciale effetto trasparenza, di grande impatto visivo ed estetico, in linea con il concept firmato dallo studio di architettura. Sulla superficie in marmo, sono state scavate cinque cavità comunicanti: ognuna destinata ad ospitare quattro pietanze diverse, con il brodo che funge da legante
DALL’ART NOUVEAU AL CALICE
A ispirare la wine collection Calypso disegnata da Serena Confalonieri sono le forme floreali dell’Art Nouveau, colorate con una palette garbata e femminile che sfuma in delicate trasparenze. Bicchieri da vino e decanter, flute da champagne e bicchieri da Martini ma anche coppe e bottiglie con tappo, nascono dalla ricerca di nuove modalità di convivio: nutrirsi di mondi paralleli, immaginare paesaggi esotici e incontaminati è possibile anche a tavola. Calypso intende sintetizzare il dialogo tra funzione e fantasia, dando l’idea di bere da fiori colorati e tropicali, creando una mise en place eterea che rimanda al mondo della natura. La collezione è realizzata in vetro borosilicato soffiato lavorato artigianalmente in Italia.
ph. Andrea Agrati
ph. Beppe Radogna
ALESSI TALES IN ALKIPAPER ®
Nel 1994 Alessandro Mendini disegnava il cavatappi Anna G., realizzato da Alessi in zama cromata e resina termoplastica. Circa dieci anni più tardi vedeva la luce Alessandro M., a completare una coppia fortemente rappresentativa. Per celebrare gli anniversari, le due icone sono state presentate con una nuova veste grafica e un innovativo materiale. Partendo dal concetto di ibridazione, tema ricorrente nell’opera di Mendini, sono stati coinvolti tre importanti esponenti provenienti dal mondo della moda, della grafica e della pittura: Arthur Arbesser, Studio Temp e Fulvia Mendini. Gli inaspettati decori scaturiti da questa sinergia creativa – Parade, Liquid, Arborea - arricchiscono questa reinterpretazione unica di due grandi classici, oggi sviluppata grazie all’uso di AlkiPaper®, biocomposito con un ciclo di vita ecologicamente responsabile, creato da Alkivio Srl Società Benefit, una startup nata dalla collaborazione tra l’Istituto Italiano di Tecnologia-IIT e Novacart SpA.
TRAVERTINO DA PORTATA
La collezione di accessori per la tavola Manufacture Travertine di Villeroy & Boch accende i riflettori su cinque pezzi da portata, realizzati in travertino, contraddistinti da calde sfumature terrose. Ogni pezzo è realizzato a mano e restituisce una venatura unica e irripetibile. Completa la linea una cloche trasparente che crea un piacevole contrasto con la pietra naturale.
15 COPERTURE IN GRES PER I RORBUER
Fiordo di Sykkylven
Il design italiano dialoga con la natura scandinava in un complesso ricettivo affacciato su un fiordo norvegese che impiega coperture in gres porcellanato ad alte prestazioni.
ph. Tobias Kaser
In un panorama turistico che privilegia autenticità e sostenibilità, il settore dell’ospitalità trova nuove forme capaci di raccontare territori e tradizioni. È il caso dei rorbuer, le tipiche case di pescatori norvegesi, oggi riscoperti come perfetti rifugi per viaggiatori in cerca di soggiorni immersivi. Situati lungo le coste e i fiordi, i rorbuer rappresentano infatti un luogo in cui esperire un turismo più lento, radicato nelle culture locali e profondamente connesso alla natura circostante.
In questo contesto si inserisce il progetto realizzato a Tandstadfjøra Sykkylven, sulla riva di un suggestivo fiordo a nord di Bergen. Qui, due proprietari terrieri, Kjetil ed Eldar Tandstad, hanno deciso di valorizzare un’area del loro terreno sviluppando un complesso composto da nove rorbuer e una rimessa per barche, dedicato all’accoglienza contemporanea.
La prima fase del progetto ha visto la costruzione di cinque cabine: tre caratterizzate da un innovativo tetto “ad ala di gabbiano” e due con il più tradizionale tetto a doppia falda.
La progettazione e lo sviluppo dell’intervento sono stati affidati allo studio Rallar Arkitekter AS, scelto per la sensibilità nel combinare elementi di design contemporaneo con la tradizione costruttiva norvegese e il paesaggio naturale. L’architetto Carla Carvalho ha seguito da vicino il progetto, curando ogni dettaglio per integrare armoniosamente le nuove strutture con l’ambiente circostante, mantenendo viva l’identità dei luoghi.
Un elemento fondamentale per il successo del progetto a Tandstadfjøra è stato l’impiego di materiali capaci di resistere alle condizioni climatiche estreme tipiche della Norvegia: gelo, neve, pioggia battente, grandine e forte salsedine proveniente dai fiordi. Per questo motivo, per la copertura delle cabine è stato scelto un prodotto dalle elevate prestazioni: le tegole in gres porcellanato ARDOGRES® Grigio Pietra 40x40. Questa tipologia di tegola, ampiamente apprezzata nel mercato norvegese, offre un perfetto equilibrio tra estetica naturale e resistenza tecnica. Ispirata alla bellezza intrinseca delle pietre locali, la superficie presenta una texture moderna ma discreta, ideale per integrarsi sia con il paesaggio sia con le facciate in tonalità amaranto e granata delle strutture. La tegola Grigio Pietra 40x40 vanta un’assoluta impermeabilità (assorbimento d’acqua inferiore allo 0,5%) e un’alta resistenza non solo al gelo e agli sbalzi termici, ma anche ad abrasioni, urti, grandinate e agenti chimici. La leggerezza (25 kg/mq di copertura) facilita l’installazione, garantita nel tempo grazie a un sistema di fissaggio stabile con viti e fori ad asola. Offre inoltre una bassa conducibilità termica, è interamente riciclabile e viene garantita per ben 50 anni, a testimonianza della sua durabilità. La grafica digitale HDT e la superficie strutturata conferiscono infine importanti qualità visive, ideali per progetti di architettura attenti al dettaglio.
Fondata nel 1993 a Fiorano Modenese, ARDOGRES® si è distinta fin dall’inizio per la produzione di coperture in grès porcellanato, rivoluzionando il mercato mondiale della ceramica. Le tegole ARDOGRES® rappresentano l’evoluzione del grès porcellanato applicato ai tetti, offrendo elevata resistenza, lunga durata e un impatto estetico raffinato. Grazie a referenze prestigiose, l’azienda continua a confermarsi un punto di riferimento per progetti pubblici e privati, con soluzioni innovative che combinano tradizione, tecnologia e sostenibilità.
ph. Daisuke Shima
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SUETOMI AOQ CAFE STAND
Kyoto
G Architects Studio firma un progetto di piccola scala ma grande impatto simbolico e sensoriale, dove la materia racconta il tempo, la cultura e l’identità di un luogo.
Nel vivace crocevia di Karasuma-dori, arteria che collega la stazione ferroviaria di Kyoto al centro cittadino, un piccolo caffè sfida l’anonimato urbano con un gesto architettonico tanto discreto quanto potente. Progettato dallo studio giapponese G Architects Studio, Suetomi AoQ Cafe Stand è il nuovo volto contemporaneo di SUETOMI, storica pasticceria di Kyoto che con questo progetto inaugura il brand AoQ.
L’intervento si colloca al piano terra di un edificio in legno a due piani, in un’area circondata da hotel e uffici. Con una profondità di appena un metro, lo spazio è talmente esiguo da rischiare di passare inosservato nel flusso cittadino, considerazione questa, che ha fatto propendere i progettisti verso il conferimento di maggior carattere alla struttura esterna, mantenendo la distribuzione interna minimale con cucina e zona ristoro sviluppati in fila lungo la vetrina fronte strada.
UNA FACCIATA CHE REINTERPRETA IL RAME
La vera sfida progettuale si è infatti giocata sul trattamento delle superfici verticali, affrontate con uno sguardo che travalica il confine tra interno ed esterno. Il protagonista assoluto diventa così il rame, reinterpretato in chiave sperimentale attraverso processi di ossidazione controllata. Fogli di rame sono stati applicati alle pareti e trattati con salsa di soia e agenti chimici, in una sorta di alchimia artigianale che ha generato finiture uniche: una patina ramata che richiama il colore aziendale “Suetomi blue”, simbolo della maison da oltre settant’anni.
Il risultato è una facciata che coniuga tradizione giapponese e sperimentazione materica. Non a caso, il piccolo caffè funziona come una vera e propria insegna architettonica: un metro di profondità che cattura lo sguardo
del passante e lo guida verso il negozio principale, situato a soli tre minuti a piedi.
Particolarmente suggestivo è il contrasto tra le due anime cromatiche del rame: la tonalità rossastra ottenuta con una corrosione lenta, favorita dalla salsa di soia, e quella verdastra-azzurra della patina, accelerata grazie al cloruro di ammonio. Senza l’uso di questi reagenti, sarebbero stati necessari tre mesi per ottenere il colore ruggine e almeno dieci anni per la patina blu-verde.
Anche le normative locali sul paesaggio urbano sono state rispettate: la regolamentazione ammette solo colori derivanti da materiali naturali, non da pitture artificiali. L’uso del rame ossidato ha quindi ricevuto l’approvazione delle autorità, conferendo autenticità all’intervento.
Di giorno, il piccolo spazio invita a una pausa, mentre di notte, quando
il caffè è chiuso, la zona ristoro viene coperta con un telo avvolgibile in rete metallica, ricavata da impalcature edili. Illuminata dall’interno, questa griglia si trasforma in una moderna reinterpretazione dei “Sudare”, le tradizionali persiane di bambù usate dalle famiglie nobiliari giapponesi. Filtrando la luce, lascia intravedere la parete ramata, trasformandosi in una elegante lanterna urbana.
17 HOTEL CONCA D’O RO
Positano
L’eleganza senza tempo del cotto connota le suggestive ambientazioni di una struttura ricettiva d’alta gamma nel cuore della Costiera Amalfitana.
Nel panorama incantato della Costiera Amalfitana, dove architettura, paesaggio e accoglienza si fondono, l’Hotel Conca d’Oro di Positano si distingue per un progetto di valorizzazione degli spazi esterni capace di coniugare charme mediterraneo e materiali d’eccellenza. Affacciato su uno dei tratti più iconici della costa, l’hotel nasce da una villa privata degli anni ‘40 e conserva ancora oggi il fascino intimo di una residenza d’epoca, arricchito da interventi architettonici che ne hanno esaltato il carattere autentico. Gli interni accolgono gli ospiti con atmosfere calde e luminose, tra terrazze panoramiche, scorci sul mare e dettagli ricercati che raccontano il legame profondo con la tradizione locale.
In questo scenario, il cotto di Cotto Cusimano, scelto per rivestire alcune aree esterne e ambienti interni dell’hotel, contribuisce a costruire un racconto architettonico raffinato, capace di attraversare gli spazi con naturalezza, continuità e stile.
Per l’intervento è stato scelto il formato quadrato Prestige 25x25 cm, accostato a un tozzetto smaltato 6x6 cm, in un gioco compositivo che
alterna pieni e vuoti, superfici opache e riflessi ceramici, creando pattern eleganti, sobri ma altamente scenografici.
La collezione Prestige esprime appieno il concetto di materia come elemento progettuale vivo e dinamico. Morbida al tatto, visivamente avvolgente, la superficie liscia e setosa si inserisce con naturalezza nel linguaggio architettonico dell’hotel, aggiungendo una nota di raffinata continuità tra interno ed esterno, tra comfort contemporaneo e tradizione locale.
In un contesto così carico di bellezza e storia, il cotto non è semplice finitura, ma vera pelle dell’architettura, capace di assorbire luce, calore e atmosfere.
La scelta della linea Prestige risponde a esigenze estetiche, funzionali e sensoriali: una superficie naturale, resistente e inalterabile nel tempo, che si adatta con eleganza sia ad ambienti classici che a spazi moderni.
La posa alternata del quadrato e del tozzetto smaltato, in particolare, arricchisce l’identità visiva delle aree esterne dell’hotel, dando vita a una texture continua ma vibrante, che dialoga con l’ambiente circostante senza mai sovrastarlo.
Dal 1972 l’azienda Cotto Cusimano investe energie e risorse per offrire prodotti dalle alte performance estetiche e funzionali, dai pavimenti e rivestimenti alle coperture in cotto tradizionale. L’argilla crea, insieme all’abilità manuale e alla tecnologia impiegata, un cotto chiaro dalle sfumature rosate dalla connotazione prettamente mediterranea. La gamma di prodotti comprende finiture e formati di pavimenti per interni, esterni e per opere di arredo urbano. La produzione in laterizio e dei prodotti da rivestimento Faccia a Vista è stimolata dalle moderne progettazioni e attenta all’utilizzo di materiali naturali. La fornace, oggi, è divenuta una vera e propria fabbrica di prodotti e idee per l’architettura.
Un manifesto di design mediterraneo contemporaneo dove materiali, luce e paesaggio si intrecciano in un racconto accogliente, all’insegna della convivialità.
CANNES
ph. Thomas de Bruyne
All’interno dello storico complesso del Palm Beach a Cannes, oggetto di un’importante operazione di restauro guidata dagli architetti Caprini & Pellerin fin dal 2017, si colloca la rinnovata sede de La Petite Maison, celebre istituzione gastronomica originaria di Nizza. Il ristorante si insedia in una cornice affacciata sul mare, dove il progetto si sviluppa come un’interpretazione contemporanea che riflette la sensibilità artistica di Nicole Rubi, fondatrice del ristorante, e di sua figlia Anne-Laure.
Qui, il design incontra la cucina e lo spirito mediterraneo in un equilibrio armonico di forme, materiali e suggestioni. L’ambiente diventa infatti parte integrante dell’esperienza gastronomica, connotato da una forte dimensione conviviale che traduce in spazi e materia l’essenza della cultura mediterranea. Trasportare l’identità e lo spirito di una brasserie storica all’interno di uno spazio ampio, di 500 metri quadrati, è stata la principale sfida del progetto, che lo studio Caprini & Pellerin ha accolto con un approccio profondamente sartoriale. Ogni elemento dello spazio è stato progettato su misura, in modo da conferire calore e intimità pur all’interno di una superficie generosa. Dal banco reception alla cantina dei vini, dagli arredi alle decorazioni, tutto è stato concepito per riflettere un’estetica autentica e familiare. In questo senso, il progetto riesce a conciliare l’impatto scenografico del luogo con l’intimità che caratterizza l’anima de La Petite Maison, grazie a una composizione spaziale articolata e a una palette di materiali capaci di evocare il calore e la luminosità del Sud.
Nella sala principale, di 228 metri quadrati e con soffitti molto alti, gli spazi sono ritmati da percorsi ben calibrati e arredi disegnati ad hoc, che consentono di articolare diverse atmosfere all’interno di un unico ambiente. Le arcate originali – un tempo parte di un chiostro a cielo aperto – sono state conservate e valorizzate con l’inserimento di ampie vetrate, che aprono lo sguardo verso l’esterno e lasciano entrare la luce naturale.
INTERNI E MATERIALI
I materiali giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo narrativo del progetto. L’ingresso è impreziosito da un pavimento in mosaico artigianale, decorato con l’emblema del
ristorante, che accoglie gli ospiti introducendo un percorso visivo coerente. Le pareti, rivestite con boiserie, sono scandite da tonalità ocra, opere dell’École de Nice e oggetti selezionati che raccontano un immaginario eclettico e provenzale. Il bar si distingue per il piano in stagno firmato Nectoux, che dialoga con un bancone in marmo Rosso Levanto e
con scaffalature in legno laccato.
A terra, la pietra Comblanchien posata a opus incertum conferisce ritmo visivo e coesione materica.
La cucina a vista, incorniciata da una struttura in vetro stratificato con motivi sabbiati a losanghe, consente agli ospiti di osservare il lavoro della brigata in modo discreto. Il
bancone dedicato all’esposizione delle insalate, con top in mosaico di marmo di Carrara, espone frutta, verdura e bottiglie d’olio con una teatralità naturale.
La cantina dei vini, elemento centrale della sala VIP, è stata progettata come una struttura scultorea in acciaio brunito e legno vissuto, che aggiunge un carattere materico e grafico
allo spazio. A completare l’ambiente, un’opera testuale di Ben Vautier, un lampadario artigianale di Les Pénates e sedute curve che circondano tavoli isola, creando angoli intimi anche all’interno della sala più ampia. Nel piano interrato, i bagni reinterpretano l’atmosfera dei vicoli del centro storico di Nizza. Il soffitto è in legno con travi a vista, le pareti in pietra grezza incorniciano una fontana rustica e gli intonaci a calce in tonalità ocra sono trattati per sembrare invecchiati dal tempo.
OUTDOOR CON VISTA
All’esterno, gli spazi che erano stati chiusi durante l’epoca del casinò sono stati riaperti per ristabilire un dialogo diretto con il mare.
La terrazza, esposta a ovest, offre una vista privilegiata sulle Isole di Lérins e sul Cap d’Antibes.
Il progetto del paesaggio, curato dall’Atelier Hervé Meyer, è ispirato alla vegetazione tipica dell’area mediterranea, con ulivi, lavanda e altre specie autoctone, accompagnate da inserti ceramici che punteggiano il percorso.
La pavimentazione in pietra Comblanchien, trattata con finiture bocciardate e spazzolate, è smussata per garantire una continuità tra interno ed esterno. Le pergole in ferro definiscono la scansione verticale e ombreggiano i tavoli tondi, evocando l’atmosfera di una piazza del Sud della Francia.
19 HEADLAND HOTEL
sistemi di
e sofisticato
un design
Cornovaglia ENG
Innovativi
posa incontrano
contemporaneo
nell’area wellness della struttura ricettiva “da cinema” affacciata su Fistral Beach.
Affacciato sulle meravigliose vedute della Fistral Beach in Cornovaglia, il celebre Headland Hotel di Newquay sorge maestoso su una scogliera, offrendo agli ospiti uno scenario mozzafiato per un soggiorno all’insegna del lusso e del relax.
Famoso anche per essere stato uno dei set del film del 1990 “Chi ha paura delle streghe?” con Anjelica Houston (Oscar come Miglior attrice protagonista), l’hotel ha recentemente subito un importante intervento di riqualificazione, culminato con la realizzazione di una nuova area benessere: The Aqua Club.
Il progetto per la realizzazione della SPA ha visto la collaborazione tra lo studio Lilly Lewarne Architects di Truro e Schlüter-Systems. Oltre a fornire tutti i materiali per una perfetta impermeabilizzazione dell’area, l’azienda tedesca ha fornito soluzioni tecniche innovative e componenti su misura per offrire un’esperienza a cinque stelle.
La nuova area benessere comprende numerosi spazi, tra cui una piscina idronica e una per bambini, una splendida area esterna, insieme ai più innovativi servizi wellness. Per garantire durabilità e sicurezza alle eleganti superfici in pietra e piastrelle, si è puntato in fase di posa su materiali tecnici altamente performanti.
LA SPA: DETTAGLI TECNICI
Uno degli elementi più suggestivi all’interno dell’area wellness è rappresentato da una parete curva rivestita in River Stones, pietre naturali levigate dall’acqua, concepita per dare movimento e naturalezza all’ambiente. Per realizzarla è stato impiegato il pannello Schlüter-KERDI-BOARD-V, specificamente progettato per applicazioni su superfici curve. Questo supporto ha garantito una struttura portante stabile e impermeabile, semplificando l’installazione e mantenendo alti standard estetici e tecnici. In combinazione con la guaina Schlüter-KERDI 200, le fascette Schlüter-KERDI-KEBA e il collante impermeabilizzante Schlüter-KERDI-COLL, è stato così realizzato un sistema di impermeabilizzazione completo e duraturo, conforme ai requisiti tecnici previsti in ambienti soggetti ad elevata umidità e all’acqua. L’impermeabilizzazione dell’area piscina e spa è stata una priorità progettuale ed è stato un successo. La guaina di desolidarizzazione antifrattura Schlüter®-DITRA ha garantito una protezione efficace dei rivestimenti, neutralizzando la trasmissione delle tensioni del supporto e assicurando impermeabilizzazione e gestione della pressione del vapore, risultando adatta anche per gli spogliatoi maschili e femminili.
Dal 1975 Schlüter-Systems affianca architetti, progettisti e posatori offrendo sistemi innovativi e completi per la posa di pavimenti e rivestimenti. La gamma prodotti include profili, giunti, impermeabilizzazioni, drenaggi per balconi e terrazzi, pannelli universali multifunzione, riscaldamento a pavimento a basso spessore e riscaldamento elettrico a parete e a pavimento.12.000 soluzioni certificate, garantite fino a 10 anni.
Schlüter-Systems vanta oggi una presenza globale con sedi in Nord America, Europa e Regno Unito.
MARBLE LOOK 20
Address Downtown Dubai
L’eleganza della pietra naturale incontra l’ospitalità di lusso: il marmo Breccia Capraia di GMC protagonista negli spazi di una struttura ricettiva dall’eleganza contemporanea.
Nel distretto più vibrante di una delle metropoli più iconiche al mondo, sorge l’Address Downtown Dubai, un hotel 5 stelle che ambisce a ridefinire il concetto di ospitalità di lusso. Affacciata direttamente sul celebre Burj Khalifa e collegata tramite un ponte climatizzato al Dubai Mall, questa struttura ricettiva rappresenta una fusione impeccabile tra architettura d’avanguardia e scenografia urbana. Ristrutturato completamente nel 2018, l’hotel accoglie i suoi ospiti con un design elegante e contemporaneo, in cui ogni materiale è scelto per lasciare il segno e restituire agli ambienti un appeal sofisticato.
Negli spazi interni, ne è un esempio il pregiato marmo Breccia Capraia fornito da GMC Spa, scelto nelle versioni “Classica” e “Vena Viola”. La peculiare pietra naturale, apprezzata per il suo aspetto ricercato e caratterizzante, è stata utilizzata per i rivestimenti a parete, per la realizzazione di lavabi, vasche da bagno e pareti doccia nelle suite, nonché per il maestoso rivestimento a tutta altezza della lobby, dove grandi lastre a macchia
aperta compongono un disegno continuo di grande impatto estetico. Il Breccia Capraia proviene dall’omonima cava situata in Toscana, tra i monti Altissimo e Corchia, nel cuore delle Alpi Apuane. Questo marmo, raro e affascinante, era già conosciuto in epoca romana e in seguito valorizzato dai Medici per i progetti architettonici rinascimentali a Firenze. Dopo un lungo periodo di inattività, la cava è stata riaperta dalla GMC Spa negli anni ‘70, oggi ne cura l’estrazione e la lavorazione esclusiva, trasformando i blocchi in lastre nei propri laboratori, nel pieno rispetto della tradizione e con tecnologie all’avanguardia.
In un contesto hospitality d’alta gamma come quello dell’Address Downtown di Dubai, il marmo italiano di GMC ha saputo dialogare armoniosamente con complementi e arredi d’eccellenza, impreziosendo la metratura e contribuendo a definire un’atmosfera esclusiva in linea con il respiro internazionale e d’alto profilo dell’edificio.
GMC Spa viene fondata nel 1973 dalla famiglia Grassi che da sempre opera nel settore lapideo e tuttora gestisce l’azienda. Nel corso degli anni GMC Spa si è affermata come leader sui mercati mondiali nell’approvvigionamento e nella trasformazione di materiali lapidei provenienti da tutto il mondo che, sommati ai marmi estratti direttamente nelle proprie cave (Bianco Carrara e l’esclusiva Breccia Capraia), le permettono di affrontare e portare a termine con successo qualsiasi tipologia di progetto. Grande importanza è sempre stata attribuita all’ufficio tecnico dove la più moderna tecnologia è a disposizione di personale altamente qualificato. L’abilità di GMC Spa di reperire le migliori pietre insieme alla sua capacità di trasformazione la rende estremamente competitiva nel settore delle lastre, in un range ampio di materiali: dal sempre richiesto Bianco Carrara alle pietre più esotiche e in voga del momento.
Una NUOVA VITA tra ACCOGLIENZA e NATURA
di Gibo Borghesani
Dal cuore di Modena alla campagna toscana, il passo non è stato breve. Ma per questa giovane coppia, la scelta di lasciare tutto per ricominciare altrove ha rappresentato molto più di un cambio di indirizzo: è stata una rivoluzione personale, familiare, professionale. A guidarli, un sogno condiviso: dare nuova vita alla casa di famiglia trasformandola in un’azienda agricola di accoglienza autentica. Ne è nato “I Casciani”, un progetto in continua evoluzione che intreccia natura, ospitalità, gusto e memoria. In questa intervista Giulia Lapini e Giovanni Roli ci raccontano le fatiche, le gioie e le scelte che hanno segnato il loro cammino nel quale i compiti sono divisi e complementari con Giulia in cucina e Giovanni tra terreno e animali, in una danza perfetta che accoglie gli ospiti in un luogo di incanto.
Com’è nata l’idea di lasciare Modena e cambiare vita?
L’idea è arrivata quasi inaspettatamente. I miei genitori, in particolare mio padre, avevano da tempo in mente di vendere questa casa in Toscana, ma non riuscivano a separarsene del tutto a livello sentimentale. Così, una semplice
proposta, nel giro di una settimana è diventata realtà. Giovanni era già mentalmente pronto. Io, invece, ero più legata alla mia vita a Modena, al mio lavoro, alle mie origini. Ma sentivamo che era il momento di fare qualcosa insieme, qualcosa di nostro.
Cosa facevate prima e cosa vi mancava nella vostra “vecchia vita”?
Eravamo entrambi molto presi dal lavoro. Io ero cuoca, Giovanni lavorava in un ambito che non lo appassionava più. Ci mancava il tempo per noi, per la famiglia, per vivere con più lentezza. Paradossalmente, durante il periodo del Covid abbiamo riscoperto il piacere di stare insieme e questo ci ha fatto capire che potevamo lavorare insieme, pur con ruoli diversi.
Com’è stato affrontare questo cambiamento?
Molto difficile, almeno per me. Giovanni l’ha vissuto con più naturalezza, ma io ho fatto fatica. Ero incinta di cinque mesi, molto legata agli oggetti, agli spazi di casa, a tutto ciò che rappresentava la mia “vecchia” vita. All’inizio è stato, un salto nel vuoto. Solo col tempo ho imparato ad apprezzare questo cambiamento. Oggi non tornerei mai indietro.
Cosa vi ha dato più forza durante il percorso?
E cosa vi ha messo più alla prova?
La forza più grande è stata il nostro equilibrio come coppia: quando uno cedeva, l’altro reggeva. I miei genitori sono stati fondamentali, ci hanno sostenuto senza sapere se il progetto avrebbe funzionato. La sfida più grande è stata diventare imprenditori: passare da dipendenti a responsabili di un progetto così complesso cambia radicalmente il modo di pensare. In agricoltura poi bisogna pensare in prospettive di 30 anni, con scelte non immediate, spesso senza ritorni economici immediati.
Come è cambiata la vostra quotidianità da quando vi siete trasferiti?
Radicalmente. I ritmi sono diversi, le priorità anche. I figli crescono in un ambiente sano, pieno di stimoli naturali. E se da un lato io ho faticato ad adattarmi, ora vivo quotidianamente il mio più grande stimolo: l’incontro con persone da tutto il mondo. Ogni settimana è un viaggio, senza muoversi da casa.
Cosa significa per voi oggi “casa”?
Casa è stare insieme, lavorare insieme, condividere. Siamo una coppia che funziona unita,
anche nel lavoro. E la casa, ora, è anche il luogo che condividiamo con i nostri ospiti.
Qual è il pensiero dell’offerta gastronomica nel B&B?
Facciamo comfort food. La cucina dei Casciani è fatta di ingredienti locali eccellenti, preparati senza stravolgimenti. Non ho mai inventato un piatto: ho imparato, copiato, adattato. Le basi arrivano dalla scuola di Massimo Bottura, da Bibendum, dalla Franceschetta. Ho selezionato ciò che amo mangiare e l’ho portato qui, per condividerlo con gli ospiti. Mangiano ciò che mangiamo noi a casa.
C’è un filo conduttore tra territorio, stagionalità e accoglienza?
Assolutamente. Le materie prime sono al centro perché sono nostre. Coltivate con cura e con rispetto. Anche un semplice pomodoro può diventare un piatto straordinario, se è buono e trattato con semplicità.
Ci sono piatti o prodotti locali che proponete con particolare orgoglio agli ospiti?
L’olio extravergine è sicuramente uno dei nostri vanti. Siamo entrati anche nella guida Slow Food. Giovanni ha selezionato due varietà, Moraiolo e Frantoio, producendo Ulisse (come il nostro primogenito). Offriamo anche miele e ci stiamo preparando per offrire tra un po’ anche frutta antica: ciliegi, gelsi, marusticani... tutto coltivato senza trattamenti.
Com’era la struttura quando l’avete trovata? Era l’azienda agricola dei miei genitori. Mio padre, 50 anni fa, aveva già scelto di fare biologico, quando in Italia ancora non si sapeva cosa fosse. Abbiamo dato in affitto le vigne e riconvertito gli spazi: la tinaia è diventata casa nostra, le cantine spazi comuni e camere per gli ospiti.
Avete seguito voi stessi il progetto di ristrutturazione o vi siete affidati a un architetto o interior designer?
Ci siamo affidati ad Alessandro Montanari, che ci ha seguito per quattro anni nel processo di ristrutturazione. Abbiamo recuperato tutto ciò che si trovava all’interno delle tre ville di famiglia. Tutto è stato messo in un magazzino e, insieme ad Alessandro, abbiamo deciso di riutilizzare ogni elemento. Invece di togliere, che era l’idea iniziale, abbiamo aggiunto. Ha
saputo valorizzare ogni dettaglio con un lavoro accurato sui colori, trasformando quello che poteva sembrare datato in qualcosa di fresco.
Ogni scelta è stata fatta con l’idea di abitare davvero questi ambienti, e renderli accoglienti anche per chi viene da fuori.
Quali sono stati gli interventi principali effettuati sull’immobile?
Oltre alla trasformazione degli spazi, abbiamo mantenuto il più possibile l’autenticità del luogo. Recupero e funzionalità sono stati i criteri guida.
Quali materiali avete scelto per i rivestimenti, i pavimenti, le finiture? C’è una filosofia che vi ha guidati nelle scelte?
Abbiamo cercato di utilizzare materiali semplici, coerenti con la struttura originaria. Niente di artificioso, tutto doveva raccontare il luogo.
Come avete bilanciato comfort moderno e rispetto per la tradizione toscana?
Creando spazi funzionali ma caldi, vissuti, veri. Il comfort è nella semplicità, nella cura del dettaglio, non nell’opulenza.
Quali spazi avete voluto valorizzare di più e perché?
La tinaia, le cantine, il giardino. Volevamo che gli ospiti vivessero il cuore dell’azienda agricola. Anche l’esterno è stato pensato per essere vissuto: abbiamo piantato alberi da frutto antichi, creato un giardino delle api e delle farfalle.
Ci sono elementi o dettagli a cui siete particolarmente affezionati?
Sì, la condivisione. Come quando invitiamo gli ospiti a cena per festeggiare un compleanno, o quando sparecchiano con noi. È un luogo dove ci si sente a casa.
Come avete progettato gli spazi dedicati agli ospiti, per farli sentire a casa?
Con un approccio autentico. Le camere sono solo sei, perché vogliamo mantenere un’accoglienza intima. Ognuno può scegliere se partecipare alla vita dell’azienda o vivere in autonomia.
Cosa vi piacerebbe trasmettere alle persone che scelgono di soggiornare da voi?
Un’esperienza vera. Che possano vivere il terri-
torio, conoscere la nostra storia, sentirsi parte di qualcosa. Anche solo per qualche giorno.
Come immaginate “I Casciani” tra cinque anni?
In realtà il nostro orizzonte è a trent’anni. Giovanni sta studiando agricoltura rigenerativa, ha in mente un progetto di ecosistema autosufficiente: coltivazioni diversificate, pascoli, alberi da frutto antichi, apicoltura. Abbiamo già le vere star de I Casciani: Giuditta, Sofia e Rocco tre asini che vivono all’interno dell’oliveta e, insieme alle galline, forniscono anche nutrimento al terreno. Quindi non è solo un sogno, ma un piano già avviato.
Avete altri sogni nel cassetto legati all’ospitalità, alla terra, o al territorio?
Ci piacerebbe creare esperienze complete: far vivere, cucinare, raccogliere, mangiare. Il sogno è che chi viene possa fare un giro nell’orto, raccogliere un pomodoro, tagliarlo e cucinarlo. Condivisione, sempre con libertà. E mantenere questa dimensione raccolta, vera, umana.
di Sabrina Tassini
Icone culinarie meneghine nel cuore della Città Eterna, atmosfere subacquee e menù a base di pesce in alta montagna, proposte della tradizione newyorkese servite a Milano e un melange di motori e sapori nella Maranello del ben noto Cavallino Rampante: la combinazione tra cibo e design sorprende quando rompe le coordinate geografiche, sfida le aspettative reinventando i contesti o crea una narrazione accentuando una precisa appartenenza territoriale.
Con il terzo capitolo di questa rubrica visuale ci allontaniamo dai semplici accostamenti formali entrando in luoghi dall’identità sfaccettata, dove cucina e interior dialogano talvolta secondo logiche inattese, talaltra secondo impeccabili coerenze. Che si tratti di un locale con spirito balneare tra le Alpi, di un bistrot urbano intriso di suggestioni d’oltreoceano o di un ristorante che celebra una storia di successi tutta made in Italy, ogni piatto diventa pretesto per esplorare inediti percorsi culturali, percettivi e progettuali.
Riso al salto con fonduta di Silter
ph.
Matteo Lippera
Stendhal Milano | Roma
ph. Paolo Valentini
Zuppina d’astice, maionese e crostini di pane
Underwater Restaurant (Quellenhof See Lodge) | San Martino in Passiria
Crème caramel al parmigiano reggiano ph.
Ristorante Cavallino | Maranello
ph. Danilo Scarpati
Salmon Trout
Rivington | Milano
NEW IN TOWN
di Chiara Poggi
Viviana Del Naja, architetta, designer e fondatrice di GIANAdesign, porta avanti un progetto che nasce dall’incontro tra percezione visiva, materia e teoria del colore, trasformando il design in un’esperienza che evolve nel tempo. Attraverso una ricerca profonda tra cultura, luce e materiali, Viviana reinterpreta elementi tradizionali in chiave contemporanea, dando vita a prodotti d’arredo che stimolano mente e sensi. Ci ha raccontato il suo percorso, la filosofia che guida il suo lavoro e l’innovativo progetto Madeira, un decoro tridimensionale che sfida la percezione e invita a vivere lo spazio in modo nuovo.
Partiamo da lei. Come definirebbe oggi il suo approccio al progetto e qual è stato il percorso che l’ha portata a fondare GIANAdesign?
Dico sempre “il Tutto è superiore alla somma delle singole parti” per riprendere una citazione della scuola della Gestalt da cui sono partita per lo studio della teoria della percezione; questo è diventato il mio mantra, il mio approccio al progetto. La ricerca del Bello e di ciò che mi faceva stare bene in un luogo, assecondando le mie percezioni, il tutto accompagnato dal lavoro di ricerca che conducevo per la tesi di dottorato in Tecnologia dei materiali tra Portogallo, Marocco e Italia, mi ha condotta a fondare Giana Design.
GIANAdesign nasce come un contenitore di ricerca tra percezione visiva, materia e teoria del colore. In che modo questi tre elementi dialogano tra loro nei suoi progetti?
Giana Design è un contenitore di prodotti legati alla teoria della percezione, prodotti d’arredo e di finitura che stimolano la mente di chi vive quello spazio, ma senza l’utilizzo della tecnologia. La materia dialoga con la luce riflettendola, attraversandola e crea giochi e decori nell’ambiente circostante, il tutto associato ai colori che generano ricordi, sensazioni. La figura del designer e dell’architetto sono in continua evoluzione, oramai non basta più progettare per rispondere alla funzione, ma bisogna rispondere anche alla componente immateriale, esigenze non richieste espressamente ma desiderate dall’uomo per il proprio benessere.
Il nome Giana è un omaggio a Giano bifronte, simbolo di trasformazione e dualità. Quali “due facce” convivono nei suoi oggetti e nei suoi spazi? E cosa rappresenta invece quella
ph. Carlo Oriente
“terza faccia” a cui lei fa spesso riferimento? Qui si centra il punto chiave del progetto Giana Design che fa entrare in campo la IV dimensione del design, quella del Tempo. Le due facce di Giano bifronte rappresentano il tempo passato e il tempo futuro passando per il momento presente che, in relazione ai prodotti di Giana come ad esempio Madeira, vuole dire che c’è un cambiamento di questo prodotto a seconda del punto di vista dell’osservatore e di come questo si muove nell’ambiente. Parliamo di prodotti d’arredo statici e analogici ma che interagiscono con l’utente a seconda di come varia il loro punto di vista. Girando attorno al prodotto si scoprono differenti facce identificabili con il momento passato, il momento futuro ma passando per il momento presente in cui il passato e il futuro si incrociano.
Tempo, luce, percezione, emozione. In un mondo dominato da stimoli digitali, in che modo possiamo stimolare l’attenzione e il coinvolgimento dell’utente attraverso un design analogico ed esperienziale?
Il grande maestro che può rispondere a tale domanda è sicuramente Escher, colui che con semplici disegni 2D ingannava la mente umana con le sue prospettive, tassellazioni, scale impossibili, come anche il gioco delle illusioni ottiche. Andando più indietro, addirittura ai romani, ricordiamo i bellissimi Trompe l’oeil, disegni 2D a parete che ti davano l’illusione che la stanza continuasse al di là del muro, rappresentando giardini o cieli stellati. Questi sono solo pochi esempi di come si a facile ingannare la mente e creare coinvolgimento nelle persone. Perché non portare tutto questo nei prodotti d’arredo attraverso il materiale, la luce, la forma e il colore per dare un valore e un’esperienza da vivere negli ambienti e regalarci degli stimoli e delle sensazioni giocose intellettive.
Il suo lavoro si muove nella cosiddetta “quarta dimensione”: il Tempo. Come si traduce questo nei suoi oggetti e nei suoi spazi?
I prodotti di Giana design sono esperienziali perché si vivono attraverso il tempo.
Se non li vivi non li puoi comprendere pienamente perché cambiano continuamente a seconda del punto di vista, dello scorrere del tempo, del sole che gira e la cui luce attraversa l’ambiente; è il tempo che definisce la percezione dell’oggetto.
ph. Marco Baldassarre
La teoria della Gestalt, Escher, le azulejos portoghesi, le mashrabiya marocchine. Quanto è importante per lei la psicologia della percezione nel dare forma a un progetto? E che ruolo ha in questo processo l’interazione tra luce, materia e movimento?
Da tempo studio e porto avanti la ricerca sull’interazione tra la finitura della materia e la luce, per comprenderne le sensazioni e le percezioni. In qualità di architetto fare un buon progetto vuol dire migliorare la qualità della vita dal punto di vista sia fisico che mentale e attraverso la ricerca ho capito che studiare la forma e lo spazio non bastava. Bisogna integrare al materiale l’immateriale, è importante far intervenire i sensi, le frequenze e le vibrazioni per rendere unico un ambiente o un prodotto d’arredo, bisogna entrare nel campo neuroscientifico.
Viaggiando tra Marocco e Portogallo sono stata rapita dal fascino dell’azulejos per la sua finitura vitrea e dai pattern delle mashrabiye che, con il gioco di pieni e vuoti, si ripetono nell’ambiente circostante e cambiano a seconda della posizione del sole. Ciò che provoca la luce stimola e attrae l’utente portandolo in una dimensione vibrazionale.
Ricordiamo Escher con i suoi disegni 2D era in grado di portare l’osservatore in due “mondi paralleli” grazie alla percezione visiva e creando effetti di illusione e ambiguità spaziale.
Insomma, quello che dico sempre ai ragazzi in Accademia è: ascoltate la vostra pelle come reagisce quando entrate in un posto, un luogo pubblico, una casa, un ristorante. La pelle è il nostro più grande organo sensoriale e comunica al nostro cervello le informazioni sul mondo esterno; se è un “bel posto” sicuramente te lo farà capire.
Madeira è un elemento modulare tridimensionale che rilegge le boiserie in chiave contemporanea. Come nasce questo progetto e cosa lo rende così attuale?
Madeira è il primo prodotto d’arredo brevettato a livello europeo e sviluppato secondo la teoria dell’anamorfosi e delle illusioni ottiche; una boiserie lignea tridimensionale e customizzabile nella scelta del bi-colore, che introduce l’utente in un nuovo modo di vivere lo spazio privilegiando il benessere e vivendo la IV dimensione del design.
Un progetto che nasce grazie a un contest a cui ho partecipato che chiedeva un’idea di decoro
ph. Carlo Oriente
ph. Carlo Oriente
parietale, e in tal caso ho voluto lanciare una provocazione con un decoro 3D ancora mai visto.
Successivamente la Falegnameria Nacchia ha sposato la mia idea di progetto e abbiamo iniziato a realizzare i primi prototipi. Abbiamo lavorato con il colore, con la dimensione adottando il supporto in Mdf. I primi utilizzi di boiserie risalgono alla Francia del XVII secolo, un concetto che ho voluto riproporre, in chiave moderna, adattandolo alle esigenze della società di oggi che cerca più attenzione al benessere dell’utente.
Colori, superfici, illusioni ottiche. In che modo Madeira riesce a trasformare la percezione dello spazio e attivare emotivamente chi lo abita? Un oggetto immobile, statico, analogico ma interattivo e coinvolgente, Madeira riesce ad interagire e a stimolare la mente di chi la vive e la osserva attraverso la sua forma plissettata e l’alternanza del colore. Ho applicato la tecnica dell’anamorfismo: un’immagine distorta che si ricompone in un’immagine riconoscibile se osservata da un certo punto di vista o riflessa in uno specchio curvo. È un processo di illusione ottica che utilizza la matematica e la prospettiva per creare un effetto visivo sorprendente. Escher ne era il maestro!
Ha vissuto e lavorato tra Napoli, Portogallo e Marocco. Come queste culture, profondamente legate alla luce e alla materia, hanno influenzato il suo modo di pensare e fare design? Io sono fortunata perché i miei occhi sono sempre stati immersi nel bello. Vivendo a Napoli con la costiera a due passi e viaggiando sempre tanto fin da piccola, mi è stato facile raccogliere informazioni e riproporre, da architetto, ciò che mi faceva stare bene. Ho capito che la luce e i colori sono due elementi essenziali, li ho studiati e ne ho fatto una regola di stile e di progettazione. Le città in cui ho vissuto come Marrakesh e Porto, con la loro architettura tradizionale, i pattern e le geometrie hanno arricchito e influenzato il mio stile portandomi anche nel mondo del design e del prodotto d’arredo.
GIANAdesign ha anche una forte componente etica: produzione locale, materiali sostenibili, filiera responsabile. Quanto conta per lei oggi coniugare ricerca estetica, benessere dell’utente e responsabilità ambientale?
La filiera è un punto fondamentale per chi fa ricerca e design. Il riutilizzo, la circolarità del prodotto, sono attenzioni che oggi fanno il prodotto, così come è importante interpellare tecnici e fornitori locali.
Il confronto con chi padroneggia la materia ti fa entrare nell’essenza del progetto; Giana design sperimenta sulla materia e fa emergere, attraverso il prodotto, le relazioni tra luce, finitura e forma.
Il benessere nel vivere gli spazi è dato anche dalla qualità del prodotto e del materiale utilizzato, il suo riutilizzo e la adattabilità in un altro ambiente.
Il progetto si è trasformato anche in un percorso di docenza presso l’Accademia IUAD di Napoli. In che modo il confronto con gli studenti arricchisce il suo lavoro e apre nuove prospettive di ricerca?
C’è stato un percorso di ricerca durato 7 anni prima di arrivare a questo punto e alla realizzazione di Madeira e mi sono detta: se tutto questo l’ho appreso studiando perché non farne un progetto di docenza e far capire ai futuri aspiranti architetti ed interior designer che oltre al mondo fisico e spaziale da gestire ce ne anche uno immateriale e percettivo.
La figura del designer e dell’architetto deve evolvere adattandosi alla nuova domanda e nuove esigenze del fruitore; bisogna competere con un mondo pieno di stimoli e di tecnologia ma il benessere mentale non si deve tralasciare.
Guardando al futuro, sta già immaginando nuove evoluzioni di GIANAdesign? Altri materiali, altre forme, altre percezioni da esplorare?
Per chi ha “fame” di conoscenza e scoperta l’evoluzione e le idee nuove sono all’ordine del giorno; Giana design evolve grazie alla curiosità, al confronto, alla voglia di vivere bene gli spazi e di far vivere nel benessere le persone che si affidano ad architetti e designer.
Sono in cantiere prototipi in lamiera e in tessuto realizzati con strumenti parametrici grazie alla collaborazione con VAHA - Virtual Architecture Handicraft Art e altre collaborazioni stanno nascendo sulla scorta di ampliare il progetto Giana a diverse informazioni neuroscientifiche. Come per tutte le cose buone, ci vuole il tempo. GIANAdesign è aperta alla sperimentazione e alla collaborazione.
ph. Carlo Oriente
Velwood | ABET LAMINATI
La nuova finitura Velwood di Abet Laminati conferma l’impegno dell’azienda nella ricerca e sviluppo di soluzioni innovative per le superfici d’arredo. Il suo nome racchiude l’essenza stessa del progetto: la morbidezza del velluto si fonde con la matericità del legno, dando vita a un laminato decorativo dal forte impatto sensoriale. Velwood nasce dall’esigenza di coniugare performance funzionali ed estetica avanzata: la texture superficiale richiama infatti la profondità materica del legno naturale, arricchita da una sensazione tattile morbida e vellutata. Il risultato è una finitura ad alta definizione, in grado di generare riflessi e variazioni cromatiche assimilabili all’effetto del tranciato laccato, mantenendo le caratteristiche tecniche del laminato decorativo.
Velwood si distingue per le elevate prestazioni in termini di resistenza all’abrasione, durabilità e facilità di lavorazione. Applicata alle tinte unite, consente di creare superfici omogenee e sofisticate, offrendo nuove possibilità compositive in ambito contract, arredo residenziale e interior design.
Velwood è pensata per rispondere alle esigenze di chi ricerca finiture materiche, versatili e tecnologicamente avanzate, senza rinunciare a un’identità estetica distintiva.
Superfici 3D | DORSUM®
DORSUM® è il progetto innovativo nato con l’obiettivo di esplorare in chiave contemporanea il potenziale della decorazione sulle superfici per l’interior design.
Si sviluppa da un processo tecnologico brevettato e applicabile ai materiali più diversi fra cui legno, alluminio, vetro e materie plastiche. Può essere impiegato nel settore del design, dell’arredamento e del contract come tipologia di finitura a rilievo per superfici planari laccate, è del tutto personalizzabile e offre una ottima resa estetica.
Il sistema di finitura di DORSUM® è compatibile con numerose tipologie di vernici, tra cui quelle a solvente, a base d’acqua, in poliestere e a polvere. Questa versatilità permette di ottenere sui diversi materiali numerosi effetti visivi, fra cui opaco e lucido, ma anche finiture più particolari con texture
dinamiche, caratterizzate da profondità, rugosità e translucenza, in grado di rendere sensoriale la materia nella sua consistenza.
La qualità della finitura superficiale ottenuta attraverso questo processo esclusivo è altissima, confermando così il mix vincente di tecnologia e artigianalità a disposizione di designer e architetti per la personalizzazione di ciascun progetto d’interni.
DORSUM® è inoltre dotato di certificazioni ambientali, ecologiche e chimiche, nonché certificato per la decorazione di pannelli a utilizzo verticale nell’ambito dell’arredo su diversi parametri.
Twiggy | SELF STYLE
Self Style è il brand di Keradom che interpreta in modo originale l’utilizzo della ceramica in piccoli formati per consentire massima libertà compositiva ai professionisti del progetto e dell’interior design nella realizzazione di rivestimenti e pavimenti personalizzati. Il marchio nasce infatti dalla volontà di offrire superfici versatili e contemporanee, ideali per la creazione di total look materici accattivanti con cui plasmare ambienti unici. Tra le collezioni di punta di Self Style spicca Twiggy, un racconto croma-
tico sviluppato attraverso una palette di 10 tonalità moderne e raffinate che spaziano dall’intenso Blu Petrolio ai più delicati Terra e Luna. Tutti i colori sono pensati per essere abbinati tra loro dando vita ad accostamenti eleganti e poliedrici. Disponibile sia in finitura Matt che Lux, la linea ceramica Twiggy si presenta nel formato esile e slanciato del 3,8×38 cm, che permette innumerevoli soluzioni di posa implementando le possibilità creative.
Marble Touch | ITALGRANITI
C’è un’idea di naturale bellezza, pura e sofisticata, che da sempre accompagna il marmo Calacatta. Il suo bianco luminoso, percorso da venature leggere che sfumano dal grigio al giallo, talvolta con minimi accenni di verde, continua a esercitare un fascino unico negli interni contemporanei. Italgraniti traduce questa suggestione in chiave ceramica con Marble Touch, una collezione in gres porcellanato che si distingue per l’incredibile realismo materico e visivo. Il progetto nasce da un’accurata ricerca condotta sui marmi naturali, osservati e studiati nelle loro più piccole sfumature cromatiche e tridimensionali. Il risultato è una superficie in gres porcellanato che restituisce la stessasensazione di autenticità della pietra, con in più tutte le qualità tecniche e prestazionali del materiale ceramico.
Merito anche della tecnologia RealUp®, che Italgraniti ha messo a punto per amplificare la percezione visivo-tattile delle superfici: microstrutture e leggere variazioni di spessore reagiscono alla luce creando un sofisticato effetto setoso, piacevole da guardare e da accarezzare. Marble Touch si
articola in due varianti cromatiche, entrambe ispirate a tipologie reali di Calacatta. Calacatta Extra si distingue per il fondo leggermente avorio, attraversato da venature dorate e sottili tratti grigi che danno ritmo e profondità alla superficie. Calacatta Top, invece, predilige un bianco più freddo e compatto, movimentato da delicate venature grigie attraversate da lievi dorature, perfetto per ambienti dallo stile minimale e luminoso.
Disponibile in grandi lastre Mega® e in gres porcellanato standard (9 mm di spessore), Marble Touch prevede un mosaico a tessere quadrate (in 9 mm), uno a tessere rettangolari (in 6 e 9 mm) e il listello Tratto, disponibile per entrambi gli spessori. A questi si aggiunge Stripe, un modulo decorativo in formato 60x120 cm dalla marcata tridimensionalità: linee incise orizzontalmente, irregolari e delicate come graffiature, scandiscono la texture effetto marmo secondo un ritmo visivo sempre diverso, che esalta il movimento sinuoso delle venature.
Castel San Pietro | BIOPIETRA
Nel panorama dell’edilizia sostenibile e dell’architettura emozionale, Biopietra presenta Castel San Pietro, un rivestimento in pietra naturale rigenerata che incarna l’eccellenza produttiva Made in Italy. Biocertificato con marcatura CE, garantisce qualità, sicurezza e totale conformità alle normative europee.
Castel San Pietro si distingue nel mercato per il suo basso spessore (2-3 cm), che lo rende estremamente leggero e versatile: facile da posare, ideale per rivestire cappotti, tutti i tipi di isolamento esterno e per interventi di ristrutturazione. La sua alta traspirabilità (µ5-15) impedisce la formazione di condensa, assicurando la stabilità del rivestimento nel tempo e contribuendo
al benessere abitativo.
Non solo tecnica, ma anche estetica: la texture mossa, i tagli irregolari e i cromatismi caldi restituiscono un effetto naturale e dinamico, valorizzando l’immobile e donandogli prestigio. Miscelando quattro varianti sapientemente abbinati alla stuccatura “Perla”, Castel San Pietro offre un’estetica accattivante, elevata durabilità e resistenza a urti, gelo, fuoco e grandine, proteggendo in modo efficace il cappotto termico. Ogni fase del sistema di posa è studiata per massimizzare le prestazioni e l’estetica: fuga da 1/2 cm con schema opus incertum, stuccatura ottenuta con materiali naturali, pezzi speciali per gli angoli permettono la realizzazione di
un rivestimento unico e inimitabile. Il supporto preparato con GLUEFLEX
IVAS, la posa a doppia spalmatura e la pulizia dei residui solo a completo indurimento assicurano un risultato impeccabile, eseguito nel rispetto delle condizioni climatiche ottimali.
Grazie alla capacità di Biopietra di riprodurre, su richiesta, le pietre tipiche del paesaggio locale, ogni progetto trova un perfetto equilibrio tra innovazione e radicamento nel contesto, rispettando la storia e l’identità del territorio.
Un esempio? In Emilia, il recente intervento firmato ARCHSTUDIO ha trasformato un’ex area rurale in un borgo contemporaneo. Qui, Castel San Pietro di Biopietra dialoga con un progetto di recupero architettonico e rigenerazione urbana che reinventa le volumetrie storiche, intreccia architettura, natura e comfort abitativo, completato da barriere acustiche in calcestruzzo d’argilla espansa e autorimesse rivestite di verde.
Biopietra si conferma così non solo come rivestimento, ma come vero e proprio alleato per costruire architetture capaci di inserirsi nel paesaggio con armonia e personalità.
Biopietra non è solo un materiale di grande valore estetico e tecnico, ma rappresenta anche uno strumento versatile per interpretare le architetture moderne. Il suo aspetto materico, caldo e naturale, permette di integrare con eleganza i volumi contemporanei nel paesaggio, conferendo agli edifici una presenza distintiva e raffinata. Grazie alla leggerezza e alla facilità di posa, il rivestimento Biopietra si adatta perfettamente a progetti di diversa scala, contribuendo a definire spazi architettonici che dialogano con l’ambiente circostante senza rinunciare a un’identità forte e attuale.
MAG | BOOK | 2-2025
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