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Illustrazione di copertina: Ornella Savarese
PAOLINE Editoriale Libri
© FIGLIE DI SAN PAOLO, 2026
Via Francesco Albani, 21 - 20149 Milano www.paoline.it www.paolinestore.it edlibri.mi@paoline.it
Distribuzione: Diffusione San Paolo s.r.l. Piazza Soncino, 5 - 20092 Cinisello Balsamo (MI)
ISBN 978-88-315-5853-2
A tutte le creature di mare
I sa, svegliati!
Devo tornare a casa!
Solo tu puoi aiutarmi.
Fammi tornare a casa, casa, casa…
Occhi enormi persi nella luce. Luce liquida, turchese.
Le parole graffiano, si sdoppiano, stridono come gabbiani.
Casa…
Isa si svegliò di scatto. Si trovò seduta sull’antico letto matrimoniale, gli occhi spalancati, il cuore che batteva all’impazzata.
Con un sospiro, si lasciò cadere indietro sul cuscino. La figura che dormiva al suo fianco si mosse leggermente: «Mmm?».
«Il sogno» mormorò in un soffio.
Di colpo anche Bianca, la cugina, fu sveglissima. 7
Brancolò col braccio finché non trovò l’interruttore.
Alla luce gialla del paralume, si alzò su un gomito e aprì un occhio.
«È la terza volta da quando siamo arrivate, vero?»
«La quarta». Isa scosse la testa per scacciare il pensiero.
«Chissà cosa vuol dire…»
«E che ne so!»
«Sssh! Non svegliamo la peste» l’ammonì Bianca, indicando col mento la brandina dove Nina, la sorella di otto anni, ronfava profondamente.
Mentre Isa si raggomitolava nel letto, stringendosi le ginocchia con le braccia, Bianca si sedette a gambe incrociate. Si scostò dagli occhi i capelli aggrovigliati e prese un’aria premurosa, come faceva la psicologa della sua scuola. «Eppure deve avere un senso. Ricordi quando l’hai sognato per la prima volta?»
«Mercoledì. E allora?»
«I sogni prendono spunto da quello che vivi durante il giorno» spiegò Bianca che, avendo due anni più di Isa, spesso si atteggiava a esperta. «Quindi, il tuo incubo nasce da qualcosa che ti è successo in questi ultimi giorni».
Isa sospirò e si rannicchiò ancora di più nella camicia da notte, che la copriva fino ai piedi e 8
oltre. Era un indumento vecchissimo, che in origine apparteneva al corredo della nonna. Il cotone, ricamato con le sue iniziali, col tempo era diventato morbido come una piuma. Isa lo adorava, in vacanza si addormentava solo con quello. Una volta, quando aveva nove anni, se l’era portato di nascosto a Torino. Ma, come tutte le cose provenienti dalla Sardegna, in continente perdeva il suo potere magico.
Le due ragazze erano arrivate sull’isola la settimana prima per passare l’estate a casa dei nonni, insieme ai cugini Nina, Ettore, Francesco e Fabio. Era una tradizione, ormai: non appena diventavano abbastanza grandi da separarsi dalle famiglie, dal primo luglio i cugini si trasferivano nel paese di Angelus, mentre i genitori li raggiungevano a fine estate.
«Ti sei addormentata?» chiese Bianca. «No. Sto pensando. Siamo arrivate venerdì. Sabato ci hanno raggiunte gli zii. E domenica c’è stato il pranzo con i parenti. Come sempre».
Negli anni, la famiglia Addas si era sparpagliata in giro per l’Italia: Isa viveva a Torino, le sorelle Bianca e Nina a Padova, mentre Ettore, Fabio e Francesco venivano da Rieti. A parte le vacanze, durante l’anno non si incontravano mai.
«Hai visto com’è cambiato Ettore?» divagò Bianca. «Ha una voce ridicola da mutante, ma sta venendo su proprio bene».
«Ehi, è nostro cugino!» protestò Isa.
«E allora? Non posso dire che è un bel ragazzo?»
Isa sospirò: «Di’ quello che vuoi. Anzi, non dire niente così torno a dormire».
«Aspetta. Eri arrivata a domenica. Lunedì?»
«Lunedì il nonno ci ha portato al vigneto».
«L’antico vigneto di famiglia» sbadigliò Bianca.
«Il nonno ci tiene, lo sai. Martedì abbiamo fatto i compiti e mercoledì siamo state al mare. Tutto qua».
Bianca sospirò. Isa non voleva proprio collaborare. Forse però poteva provare un altro metodo: a volte i mostri sembrano meno mostruosi, guardandoli da vicino.
«Dimmi di nuovo che cosa vedi esattamente.
Com’è la persona che ti parla?»
«Non so se sia una persona. Vedo solo due occhi enormi appiccicati ai miei. E poi c’è questa luce azzurra, che si muove, vibra…»
«Come quella della tv vecchia della nonna?»
«No, come i raggi del sole sott’acqua… Ehi!
Mercoledì ho trovato la conchiglia, quella che ho messo lì, sul comodino. A pensarci mi viene la pelle d’oca. Vedi?»
Isa mostrò a Bianca un braccio scarno e abbronzato, ricoperto di braccialetti di filo logori e sbiaditi. Ogni estate ne aggiungeva uno e ogni estate ne perdeva qualcuno tra le onde.
«È come se la voce venisse dalla conchiglia» continuò. «E dice…»
«Cosa? Cosa?» incalzò Bianca, abbandonando l’atteggiamento da psicologa.
«Dice: Portami a casa».
«Cioè in mare?»
«No. Gliel’ho chiesto, nel sogno, e lei ha detto no».
«E dove, allora?»
«Non lo so, ma se non lo trovo lei morirà».
Bianca si strinse le braccia attorno al corpo. Stavano venendo i brividi anche a lei.
Nell’aria ferma della notte, si sentivano solo il respiro sommesso di Nina e una zanzara che ronzava attorno alla lampadina. Nella penombra, la figura di Isa si confondeva con le lenzuola stropicciate. In quel momento sembrava molto più piccola dei suoi quattordici anni.
«Te l’ho detto, Bianca» riprese Isa, «quegli occhi, quella voce, sono molto più reali di un sogno normale. Qualcuno è in pericolo per colpa mia e io non so che fare!».
Su quelle parole, la voce le si ruppe in un singhiozzo.
«Isa, non fare la scema» sbottò la cugina. «È solo una conchiglia!»
«Scusa» sussurrò la ragazza, asciugandosi gli occhi con il dorso della mano. «Vado nel panico per niente».
Bianca si mordicchiò un’unghia. Oltre a essere sua cugina, Isa era una delle sue amiche più strette. Però non sapeva cosa dirle. Invece di tranquillizzarla, l’aveva spaventata ancora di più.
«Sai che facciamo?» disse infine. «Prendiamo quella conchiglia e la studiamo per bene. Forse la sua forma, o il colore, ti ricordano qualcosa. Magari un trauma che hai avuto in passato. Che dici?»
«Dico che ho ancora più paura».
«Non intendevo farlo ora, scemotta! Ci proviamo domani, alla luce del sol…»
In quel momento Nina borbottò qualcosa.
Le due ragazze si immobilizzarono.
Essendo la più piccola del gruppo, la sorella di Bianca dormiva in una brandina ai piedi del letto matrimoniale, ma non perdeva occasione per intrufolarsi nel letto delle grandi.
La bambina si girò su un fianco, emise un sospiro e riprese a ronfare.
Le cugine si sorrisero: scampato pericolo! Poi Isa allungò gambe e braccia, stiracchiandosi come una stella marina.

«Allora, ci pensiamo domani. Grazie, Bianca».
«E di che? Buonanotte, fiorellina».
«Buonanotte a te. Anche se ormai è quasi l’alba».











In effetti, per le due cugine il sonno durò poco.
Tutte le mattine alle otto nonna Bianca iniziava le faccende della giornata, che consistevano essenzialmente nel cucinare, cucinare, cucinare.
L’acciottolio delle stoviglie e il profumo del pane erano la sveglia dell’estate.
La nonna rifioriva nei mesi in cui la casa si riempiva di voci, panni da lavare e disordine. Si lamentava con le vicine, ma in realtà era molto contenta di quella tradizione. Per non parlare del nonno, che adorava la compagnia dei nipoti, ogni anno più grandi, e il profumo dei dolci che riempivano il forno.
A settembre, però, i nonni Addas erano altrettanto contenti che tornassero tutti alle rispettive case e si godevano la quiete in attesa di rivederli a Natale, quando loro stessi facevano un salto in continente.
La tribù era composta da sei cugini: Bianca, sedici anni, era la maggiore e per questo portava il nome della nonna. La minore era la sorellina Nina, che
Bianca si trascinava dietro come una palla al piede.
Tra di loro c’erano Ettore, Isa e i gemelli Fabio e Francesco.
Quella mattina, la prima a scendere in cucina fu Nina.
«Che cosa si mangia a pranzo?»
«E buongiorno non si dice più?» la rimbrottò la nonna, apparecchiandole davanti una tazza di latte.
«Buongiorno nonna» disse Nina, obbediente.
«Buongiorno casa. Buongiorno cielo, buongiorno tavola, buongiorno latte…»
«Va bene, va bene!» sbuffò la nonna, sorridendo suo malgrado di quella nipotina impertinente.
«Allora? Che cosa si mangia oggi?»
«Ravioli con ricotta e limone».
«Ravioli e gnocchetti, gnocchetti e ravioli…»
borbottò Bianca, che approdava in cucina in quel momento.
«Ma scusa, è il bello della vacanza!» osservò
Nina, mentre affogava nella sua tazza una pasta di mandorle. Poi continuò, con la bocca piena: «Cosa facciamo oggi? Andiamo al mare?».
«Dammi il tempo di svegliarmi!» sospirò la sorella maggiore. «Stamattina sono impegnata. Devo fare una cosa con Isa».
«Una cosa, cosa?»
«Una ricerca. Roba di scuola».
«Non ci credo! Vuoi stare con Isa senza di me!» si arrabbiò Nina.
«E anche se fosse?!» ribatté la sorella, con una smorfia.
«Nonnaaa! Bianca mi ha fatto la linguaccia!»
La nonna intervenne stancamente a rimproverare le due sorelle. Ormai sapeva che non c’era modo di frenare la loro litigiosità. A un certo punto, fortunatamente, il bisticcio si esauriva da sé.
In quel mentre, Isa spuntò in cucina e borbottò un saluto. La nonna sorrise e, non per la prima volta, pensò che le due cugine non avrebbero potuto essere più diverse tra loro: Isa era magra e asciutta come li rosi marini, quegli steli aguzzi sormontati da una palla di fiorellini, che crescevano tra le rocce.
Bianca invece aveva l’aspetto di una donna, morbida e bianca come un giglio di sabbia, con la corolla appena schiusa, a proteggere i suoi segreti.
Isa si lasciò cadere su una sedia e allontanò la tazza di latte che la nonna le aveva posato davanti.
«Che cosa dovete fare, dopo, voi due?» indagò Nina.
«Te l’ho detto, una ricerca» ripeté Bianca.
«E io?» piagnucolò Nina.
Prima che la bambina si infuriasse, intervenne Isa, che ormai era un’esperta nell’arte di pacificare le sorelle: «Nina, sai dove si trova quel libro sulle
conchiglie? Quello che guardavi sempre, l’anno scorso».
«Nella credenza, con gli altri libri del nonno.
Perché lo vuoi?»
«Per la ricerca, ovvio!» sbottò Bianca. Isa aveva la noiosissima abitudine di coinvolgere la piccola peste nelle loro attività, perché le dispiaceva lasciarla sola. Ma Bianca non aveva nessuna intenzione di fare da babysitter alla sorella, nonostante le pretese dei genitori. «Una ricerca di scienze» specificò.
«E dovete farla proprio oggi? Uffa» brontolò Nina. Quella storia non la convinceva per niente, ma non sapeva come ribattere. Così si alzò da tavola, rassegnata, per andare alla ricerca di qualcuno con cui giocare.
La nonna nascose un sorriso. Nina era pungente come un rametto di rosmarino, che con il suo aroma si intrufola dappertutto. «Prima però lavati i denti. E non ti farebbe male un colpo di spazzola» suggerì, senza convinzione.
«Ma non devo andare a scuola!» ribatté infatti la bambina, galoppando fuori dalla porta.
La nonna si strinse nelle spalle. Del resto, ogni anno avvisava i genitori: «Colazione, pranzo e cena non glieli faccio mancare, ma non chiedetemi di seguirli nei doveri!».
E nei doveri la nonna inseriva tutti i noiosissimi impegni della routine invernale: fare i compiti, lavarsi i denti, tenere in ordine la loro stanza… Li vedeva solo due mesi all’anno e non voleva certo passare il tempo arrabbiata con loro!
Ecco perché ogni anno genitori e figli facevano un patto: potevano trascorrere l’estate dai nonni solo se si arrangiavano a fare tutti i compiti delle vacanze. Altrimenti, niente Sardegna.
Tutti i cugini si affrettavano a promettere. Per nulla al mondo si sarebbero persi quei due mesi di libertà!
Angelus era un paesino arroccato su una collina circondata da guglie rocciose. I 1499 abitanti si conoscevano tutti: bambini e ragazzi potevano girare liberamente, perché c’era sempre l’occhio di qualche adulto a controllare che non si mettessero nei guai.
E nulla di male poteva succedere all’ombra delle cinque chiese del paese. Una ogni trecento abitanti, aveva calcolato Bianca. Solo d’estate si animava un po’, perché il Museo sui banditi e le antiche case in granito attiravano i turisti più curiosi. Ma nei vicoli stretti e tortuosi il traffico era poco, per non dire inesistente.
Tra le partite di calcio, i gelati in piazzetta, i giri in bicicletta, i cugini vivevano fuori tutto il 19
giorno, rientrando solo per mangiare. Poi, a inizio agosto, c’era la sagra di San Lupo, con la musica, le bancarelle e i fuochi d’artificio; a fine estate c’era la notte bianca, dove si restava svegli fino all’alba… Insomma, era una vita ben diversa da quella che facevano durante l’anno, quando tra scuola, piscina, musica, basket eccetera, l’orologio – e gli adulti –incombevano su di loro ogni istante!
Senza contare il mare. Il paese era a otto chilometri dalla costa, il che significava quaranta minuti di faticose pedalate in salita e discesa, oppure mezz’ora di agonia su un autobus lentissimo, che passava due volte al giorno. Ma ne valeva la pena: l’acqua era azzurra e perfettamente trasparente, sia nelle spiagge di sabbia, sia nelle calette rocciose, da esplorare con maschera e pinne. Insomma, molto meglio dei Caraibi, come diceva sempre il nonno.
Solo una volta era successo il fattaccio. Dopo la quinta elementare Ettore era rimasto a casa per punizione, perché l’anno prima non aveva toccato i compiti nemmeno con un dito. Era stata un’estate da incubo, sia per lui sia per i genitori, che non ne potevano più di vederlo ciondolare per casa, lamentandosi di quanto si divertivano gli altri.
E i cugini, ad Angelus, senza di lui si sentivano incompleti come un Monopoli senza gli alberghi.
Ma quella era stata l’unica volta. Da allora Bianca
e Isa avevano inventato la maratona compiti: per tutta l’estate, un giorno a settimana si chiudevano in casa e si dedicavano ai loro doveri scolastici.
«È talmente schifoso fare i compiti, che è meglio concentrarli in un giorno, senza rovinarsi il resto della vacanza!» aveva spiegato Nina alla nonna, che suggeriva invece di studiare mezz’ora quotidianamente.
Ma Bianca, pratica, l’aveva rassicurata: mezz’ora al giorno per sette giorni equivaleva a tre ore e mezza. Una maratona compiti invece durava almeno cinque ore. Molto più produttiva!
Col tempo i cugini erano diventati una squadra efficientissima. I gemelli Fabio e Francesco, inutile dirlo, dividevano tutto a metà. Bianca, dall’alto della sua seconda liceo, si divertiva a risolvere equazioni e problemi di tutti, perché le risultavano semplicissimi. Isa si perdeva a colorare il libro delle vacanze di Nina, che dal canto suo odiava profondamente sprecare energie su quegli stupidi disegni. Piuttosto, era una fonte inesauribile di idee. Insieme a Isa, era l’addetta ai temi: Nina inventava le trame e Isa aggiungeva la sintassi.
Ettore non contribuiva granché, ma era bravissimo a interrogare e si prestava a fare le scale cento volte al giorno per portare merende e succhi di frutta.
Insomma, una soluzione perfetta. Che avrebbe fatto inorridire tutti i loro insegnanti.
Isa era impaziente di iniziare la cosiddetta “ricerca”. Ma Bianca stava aspettando il caffè, guardando con sospetto la moka antidiluviana della nonna. A casa aveva la macchina per l’espresso e ne era diventata quasi dipendente.
«Ma ti piace sul serio, il caffè?». Isa era dubbiosa. Per lei era talmente amaro!
«Mi serve per svegliarmi. Non sai quante mattine devo alzarmi alle sei, dopo aver studiato fino a mezzanotte» spiegò Bianca. «E fa anche passare la fame».
«Sul serio? Allora prima o poi devo iniziare a berlo anch’io» disse Isa, alzandosi da tavola.
«Eh no, piccola», la intercettò a quel punto la nonna, «non vai via senza aver fatto colazione! Sei così pallida, e guarda che occhiaie. Scommetto che avete chiacchierato fino a notte fonda».
Se possibile, Isa si incupì ancora di più.
Chiacchierare? Dopo l’incubo, si era addormentata a fatica.
«Adesso ti siedi qua e ti bevi una bella tazza di latte» decise la nonna. «Ho promesso alla tua mamma di farti prendere almeno tre chili».
«Per carità!» inorridì la ragazza. «Sono già la 22
sfigata della classe, se a settembre torno con tre chili in più, posso direttamente suicidarmi».
Bianca la guardò sorpresa: «La sfigata della classe, tu?! Non ci credo!».
Isa si strinse nelle spalle: «Non crederci, allora».
«Sei la solita esagerata».
«E tu che ne sai?! Tu li hai, gli amici!» esplose Isa. Si alzò di scatto dalla sedia e finì addosso a Nina, che stava rientrando immusonita, perché in piazzetta non c’era nessuno. Guardò sbalordita Isa che scappava su per le scale e fece per seguirla, ma la nonna le intimò di togliersi le scarpe infangate.
«Perché Isa piange?»
«Adolescenza» sospirò la nonna.
Nina lanciò le scarpe fuori dalla cucina e fece per seguire la cugina.
Bianca, che davanti a quella scena era rimasta sbalordita, si risvegliò: «Da Isa vado io, sono cose da grandi. Tu va’ a prendere il libro sulle conchiglie».
Isa si era rifugiata in camera, nel letto matrimoniale. Bianca le si sedette accanto.
«Scusami» mormorò. «Ho dormito troppo poco. Deve venirmi il ciclo. E la nonna che insiste per farmi mangiare…»
«Fa sempre così, lo sai».
«Sì, ma quest’anno mi irrita a morte».
Le cugine restarono in silenzio. Bianca non sapeva che dire. Isa non osava. Bianca era la sua cugina del cuore, ma non si vedevano dall’anno prima e Isa si rendeva conto di essere cambiata. Tante cose erano cambiate, con la prima superiore. E non in meglio. In quel momento però non voleva pensarci. Così stiracchiò un sorriso, si asciugò gli occhi e mormorò: «Tranquilla, adesso mi passa. Mi è già passata».
«Sicura?»
«Sicura. Allora, la nostra ricerca? Cominciamo?»
Si allungò verso il comodino e raccolse sul palmo della mano una conchiglia piatta.
A prima vista non aveva niente di strano: il lato esterno era rugoso, di un indefinibile color marrone, corroso qua e là dal sale. Il lato interno invece era rivestito di madreperla dai riflessi bianchi e viola.
Ma ciò che la rendeva speciale erano sette forellini perfettamente rotondi, posizionati lungo il bordo esterno, che la facevano somigliare a un orecchio. Un orecchio con sette piercing.
Soprappensiero, Isa se la avvicinò, come per ascoltare il mare, ma subito si ritrasse.
Davanti allo sguardo perplesso di Bianca, spiegò: «Non lo so… una brutta sensazione. Forse per l’odore».
La cugina l’annusò.
«Sa di mare. Come tutte le conchiglie».
«Secondo te è una specie rara?»
«Non saprei. Proprio per questo volevo consultare il libro del nonno. A proposito, dov’è finita Nina?»

Bianca uscì dalla stanza e si affacciò sulle scale per chiamare la sorellina.
Due minuti dopo, la bambina arrivò di corsa e tese a Bianca un grosso volume impolverato: Catalogo generale delle conchiglie del Mediterraneo.
Mollò il libro alla sorella e scappò giù dalle scale.
Bianca la fissò, pensierosa. Nina che se ne andava spontaneamente, invece di immischiarsi nelle loro faccende? Era molto strano!
Poi scrollò le spalle. Era tempo di dedicarsi a quel mistero.




Ancora quel sogno pag. 7
Angelus » 15
Lo scaffale sottochiave » 27
Arriva una barca » 37
Nella barca c’è una ragazza » 45
In un bozzolo » 53
Tuffarsi e ballare » 63
Tu sei Isa » 73
Qui il mare è vivo » 81
Sento una voce » 93
La magia non esiste » 103 Il posto dove sei ciò che sei » 115
Scordarsi una torta » 129
Indagine al cimitero » 139 Ci vuole un piano » 153 Come Cappuccetto nel bosco » 165 La torre nera » 177
Scrivere per terra » 187
Addio jana » 203
Segreti di conchiglia » 211
Una collana nuova » 225
Epilogo » 233



Io sono Isa.
Isa di mare.







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