a male perdere 5-0, ma in classifica è cambiato poco o nulla e la Cremo deve voltare pagina. La sconfitta sul campo della Juventus era da mettere in preventivo ed anche se la squadra è tornata casa con le ossa rotte, deve pensare solo a fare risultato oggi contro il Verona, in uno scontro diretto che vale doppio. Del resto, che ci fosse una flessione nel corso della stagione era pronosticabile, ma al momento è stata ammortizzata dai tanti punti fatti in precedenza e dal cammino lento delle formazioni di bassa classifica. Basti pensare che un anno fa l’Empoli (poi retrocessa), aveva 20 punti dopo altrettante giornate, ma con solo due lunghezze di vantaggio sulla terzultima. Ciò non significa che la Cremo sia al sicuro, ma può scendere in campo senza l’acqua alla gola. La sfida con il Cagliari ha dimostrato che i grigiorossi possono giocarsela con avversarie di pari livello, ma devono ridurre al massimo gli errori in fase difensiva, per incamerare tre punti che valgono oro nella corsa alla salvezza.
Yildiz affrontato da Bondo nel posticipo di Torino
Malgrado giovani talenti il Verona fa tanta fatica
Dopo una salvezza nel complesso tranquilla, è stato confermato il tecnico Paolo Zanetti e la dirigenza scaligera pensava di aver rinforzato la squadra nel mercato estivo. A Verona, infatti, sono arrivati i difensori Rafik Belghali (dai belgi del Malines), Armel Bella-Kotchap (in prestito dal Southampton), Victor Nelsson (in prestito dal Galatasaray, dopo aver iniziato la stagione alla Roma) e Unai Núñez (in prestito dal Celta Vigo), il centrocampista Roberto Gagliardini (svincolatosi dal Monza), gli attaccanti Giovane (dal Corinthias) e Gift Orban (in prestito dall’Hoffenheim). Si tratta di giocatori che presi singolarmente sono interessanti, ma la squadra sul campo ha racimolato solo 13 punti, pochissimi per quanto mostrato in molte partite.
Curiosamente, i gialloblu hanno fatto molto meglio con le big del campionato, pareggiando con Juventus e Napoli (in trasferta vincevano 2-0), battendo l’Atalanta e perdendo solo su autogol nei minuti di recupero con l’Inter. Poi, però sono arrivati pochi punti negli scontri diretti, che rendono problematica la corsa alla salvezza. La società ha comunque rinnovato la fiducia a Zanetti e confida nelle giocate di Giovane e Orban, messisi in mostra nel girone d’andata. In particolare, a Giovane si sono interessate molte squadre italiane, ma l’intenzione del Verona è trattenerlo fino alla fine della stagione. All’andata la Cremo è riuscita a strappare un punto, soffrendo però molto, a conferma che la sfida di oggi pomeriggio si annuncia non facile.
Giovane contro l’Inter
AUDEROPORTIERE
Galbagini, doppio ex dal cuore grigiorosso
«Io ero il classico terzinaccio di una volta, un giocatore che aveva il compito di marcare e chiudere su chi si presentava dalla fascia verso l’area di rigore. Nella mia purtroppo non lunga carriera, ho fatto anche il libero». Lui si definisce così, ma Gianluigi Galbagini non era un terzinaccio, ma un difensore di qualità e corsa che ha giocato in serie A con le maglie di Cremonese, Verona e Udinese. Bresciano di Orzinuovi, classe 1964, “Galba” è stato uno dei migliori giocatori della storia della Cremonese. Con il Verona ha disputato quattro partite di Coppa dei Campioni e con la Nazionale Under 21 è arrivato terzo agli Europei del 1984. Come sei arrivato al settore giovanile della Cremonese? «Giocavo nella squadra dell’oratorio di Orzinuovi, ero poco più di un bambino. Un giorno si avvicinò un osservatore bresciano che portava alla Cremonese i ragazzini dei nostri paesi. Dopo il provino fui subito arruolato, il mio primo allenatore è stato Settembrino. Poi negli Allievi è arrivato Mondonico e l’anno dopo sono entrato nella rosa della Primavera, dove ho giocato poco perché mi hanno mandato in prima squadra. Con me c’era anche Luca Vialli.
Da lì è nata la mia carriera in grigiorosso, la parte più importante della mia vita. Due anni in serie B prima con Vincenzi e poi con Mondonico, gli spareggi persi a Roma con Como e Catania e l’anno dopo la promozione in serie A, dove ho esordito il 14 ottobre 1984 a Bergamo contro l’Atalanta».
Chi ricordi di quella Cremo? «C’erano grandi giocatori come Vialli, Bencina, Montorfano, Garzilli, Viganò. E soprattutto Alviero Chiorri, un campione di altissima qualità tecnica. Ma ricordo soprattutto l’ambiente che si respirava a Cremona. Luzzara, Miglioli e Favalli ti facevano sentire come a casa. Non dimenticherò mai il caffè offerto dalla mitica Carla. Oggi il calcio è un’altra cosa, non lo
seguo più. A Verona sono arrivato l’anno dopo che aveva vinto lo scudetto. C’erano ancora Briegel, Elkiaer, Galderisi, una grande squadra. E non era facile trovare posto. Poi nel 1986 mi hanno ceduto all’Udinese in serie A, dove sono rimasto tre stagioni. Lì mi sono rotto il ginocchio e la mia carriera è praticamente finita a 25 anni. Ho giocato ancora nell’Orceana, ma non ero più il terzinaccio di prima». Orzinuovi, terra di calciatori... « È vero, qui sono nati anche Prandelli, Correnti, Favalli, Giovanni Rossi. Rizzardi è nato a pochi chilometri da qui. Galvani e Corini sono di Barbariga. Si vede che qui c’è l’aria buona per il calcio».
Un paio d’anni da allenatore e poi basta. «Ho allenato gli Allievi dell’Orceana e gli Allievi Nazionali del Montichiari. Poi mi sono stancato e sono andato a lavorare. Sono in pensione, ma lavoro ancora». Non segui più il calcio, ma ti chiedo come vedi la Cremonese. «Mi piace molto l’allenatore Nicola, è molto concreto e preparato. Penso che la Cremo possa raggiungere il traguardo della salvezza».
Come è cambiato il calcio? «Oggi è tutto velocità e fisico, noi andavamo a due all’ora. Ma eravamo meglio tecnicamente».