L’OMBRA DELLE BELLEDONNE
PARTE II

Young Adult
Gry Kappel Jensen
Rosenholm. L’ombra delle belledonne. Parte II traduzione dal danese di Eva Valvo e Francesca Sophie Giona
della stessa serie:
Rosenholm. Rose & viole
Rosenholm. Non ti scordar di me
Rosenholm. L’ombra delle belledonne. Parte I
ISBN 979-12-221-1119-3
Prima edizione italiana febbraio 2026
ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0
anno 2030 2029 2028 2027 2026
© 2026 Carlo Gallucci editore srl - Roma
Titolo dell’edizione originale danese: Natskygge
© 2021 Gry Kappel Jensen e Turbine
Pubblicato in accordo con Babel-Bridge Literary Agency

This work has been published with the financial assistance of SKF – Danish Arts Foundation
La citazione a p. 5 è tratta da L’Edda. Carmi norreni, introduzione, traduzione e commento di Carlo Alberto Mastrelli, Sansoni, Firenze 1951, p. 259.
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GRY KAPPEL JENSEN
L’OMBRA
DELLE BELLEDONNE
PARTE II
ROSENHOLM
traduzione dal danese di Eva Valvo e Francesca Sophie Giona

Terza parte Inverno
Chi è quest’uomo, a me del tutto ignoto, che mi ha spinto a questo faticoso viaggio?
Io ero coperta di neve e battuta dalla pioggia e bagnata dalla rugiada: da molto ero morta.
I sogni di Baldr, componimento inserito nell’Edda poetica tra il XIII e il XIV secolo, ma risalente a una tradizione orale molto più antica
1 DICEMBRE
ORE 6:07
Kamille
«Sono così felice che vieni anche tu» disse Kamille, mentre Molly si infilava un maglione e il berretto di lana nepalese con la nappa, che la faceva assomigliare a una folletta con l’undercut.
«Figurati. Però sono molto curiosa di sapere cosa dobbiamo fare»
«Lo scoprirai». Kamille le porse le chiavi dell’auto. Non aveva voglia di spiegarglielo adesso, perché altrimenti Molly avrebbe cercato di convincerla a lasciar perdere. Che era lo stesso motivo per cui non ne aveva parlato né con Victoria né con Kirstine.
Uscirono dalla bassa porta d’ingresso, che Kamille richiuse con cautela.
A parte una fievole luce in camera di sua madre, la casetta di campagna era immersa nel buio e nel silenzio. Da quando i Corvi vi avevano fatto irruzione e ferito Thorbjørn, Beate aveva preso a dormire con la luce accesa, ma per il resto si era rifiutata di cambiare abitudini.
Andarono alla macchina di Lisa, che era parcheggiata sul retro della vecchia stalla. Molly prese le chiavi dalla tasca,
aprì e si sedette al volante. «Allora, dove andiamo?» domandò, aggiustando lo specchietto retrovisore.
«A Rosenholm».
Molly si voltò sconcertata. «A Rosenholm?»
«Non proprio fino al castello. Un paio di chilometri prima c’è un’area di sosta sulla provinciale»
«E che ci andiamo a fare nell’area di sosta?» domandò Molly.
«A incontrare una persona».
Molly mise in moto e si avviarono nel giorno ancora buio.
La piccola Citroën rossa di Lisa era diventata il loro mezzo di trasporto comune, eppure Kamille non era del tutto certa di poterla usare senza chiedere il permesso.
«Hai appuntamento con Malou, non è così?» Molly distolse un attimo gli occhi dalla strada e la guardò.
«Sì, esatto» rispose Kamille.
Molly annuì. «Come fai a essere così sicura di poterti fidare? Magari è un’imboscata»
«Lo so e basta. La conosco» ribatté Kamille.
«Come la mettiamo con quello che è successo a Thorbjørn?»
«Dev’esserci una spiegazione. Dopotutto è stata lei ad avvertirci che sarebbero venuti. Non credo che avesse intenzione di fargli del male»
«Ma non ti viene mai il dubbio di esserti sbagliata su di lei? A volte l’apparenza inganna…»
Kamille la guardò. «Stai alludendo a Vitus?» disse in tono involontariamente arrabbiato. Molly aveva toccato un tasto dolente.
L’altra fece spallucce. «Può essere». I suoi occhi castano-verdi la osservarono preoccupati. Quando si erano cono-
sciute, Molly usava un sacco di eyeliner e mascara, ma da quando era tornata dall’India aveva smesso di truccarsi.
«Vitus non lo conoscevo come conosco Malou. Se ti dico che possiamo fidarci, possiamo fidarci»
«Okay» rispose Molly. «Allora sarà così».
Proseguirono in silenzio per le strade deserte. Kamille fissava il buio. In lontananza c’era una fattoria con le ghirlande luminose appese a un’asta, a mo’ di albero di Natale.
«Non era per rimproverarti che ho nominato Vitus» disse Molly.
«So cosa pensa la gente. Avrei dovuto intuire che aveva qualcosa di strano. Ma non l’ho capito. Non in tempo, almeno» rispose Kamille.
«Nessuno l’ha mai pensato, nemmeno io» obiettò Molly. «Abbiamo qualcosa in comune, comunque. O ti sei dimenticata che anch’io ho avuto una storia con lui?»
Kamille continuò a fissare fuori dal finestrino, evitando di incrociare il suo sguardo. Era stata Molly la prima a parlarle di Vitus, per cui si era presa una sbandata all’inizio della scuola. «Sì, me lo ricordavo» rispose Kamille. «Non so perché non ho mai tirato fuori l’argomento»
«Avrei potuto farlo anch’io» disse Molly. «Ma chi ha voglia di parlare di questi argomenti e ammettere di essersi innamorata di un assassino psicopatico?»
Kamille sospirò e sorrise. «Già, hai ragione. Alla prossima, svolta a destra».
Proseguirono per stradine asfaltate, poi ne imboccarono una sterrata che costeggiava campi e boschetti.
«Eccoci arrivate» disse Kamille, indicando il punto in cui girare. Si infilarono nell’area di sosta deserta e Molly spense il motore.
«E ora?»
«E ora aspettiamo» replicò Kamille. Il vento scuoteva gli alberi lungo la via e, senza più riscaldamento, la temperatura nell’abitacolo cominciò a calare.
«Sta arrivando qualcuno» disse Molly. Se n’era accorta anche Kamille. C’era una luce che si stava avvicinando a balzi e saltelli. Una lampada frontale. Il fascio illuminò un attimo il parabrezza, poi si spense. Le due rimasero immobili al buio, finché qualcuno aprì la portiera posteriore. Per un momento si accese la luce dell’auto e s’intravide un viso serio.
«Molly, ti dispiacerebbe lasciarci sole?» domandò Kamille.
«Sicura?» sussurrò Molly, come per non farsi sentire da Malou.
«Sì, tranquilla» la rassicurò Kamille.
«Okay, ma resto nei paraggi».
Quando scese dall’auto, la luce si riaccese. Kamille si voltò a osservare la ragazza seduta di traverso dietro di lei. Indossava abiti da corsa, le orecchie e il naso arrossati per il freddo. Kamille lo avvertì chiaramente. Un nodo allo stomaco.
«Perché non ti sei messa un berretto? Fa un freddo cane…» disse.
Malou aggrottò le sopracciglia, poi sorrise prima che la luce si spegnesse.
«Lascia perdere. È la forza dell’abitudine» disse Kamille al buio.
«Per i capelli» spiegò Malou. «Con il berretto mi si rovina la pettinatura».
Kamille fece una risatina. «Che bello rivederti». Aveva voglia di abbracciarla, ma non conosceva ancora il motivo dell’incontro.
«Non ho molto tempo» bisbigliò Malou. «Credono che sia andata a correre. Ma devo dirti una cosa»
«Okay» rispose Kamille. «Dimmi tutto».
Kamille ascoltò mentre Malou le raccontava della promessa fatta a Zlavko. Solo un lieve tremito della voce rivelava quanto l’argomento la mettesse a disagio. Per il resto parlò con calma, senza imprecare né cedere all’emozione.
«Ma Zlavko… sostiene Jens. Perché mai dovrebbe proteggerci, mettendosi contro di lui?» domandò Kamille.
«Perché alla fine ha capito che Jens ha ucciso Trine e lo considera colpevole anche della morte di Leah. Zlavko odia Jens. Ha intenzione di ucciderlo»
«Ma perché non mi hai detto niente, Malou? Perché non rispondevi ai miei messaggi?»
Malou inspirò a fondo. «Zlavko dice che Jens è abilissimo a intuire quando qualcuno gli nasconde qualcosa. Ed è fondamentale che io mi guadagni la sua fiducia. Nel frattempo, Zlavko ha promesso che vi proteggerà da Jens, anche se non credo più che possa mantenere l’impegno»
«Ci hanno distrutto la casa, hanno attaccato Thorbjørn». Kamille non riuscì a dire: “Ci avete distrutto la casa, hai attaccato Thorbjørn”.
«Lo so» sussurrò Malou. «Ma c’è perfino di peggio. Non so da che parte cominciare…»
«Su, dai» la esortò Kamille.
Malou annuì. «Penso… penso che Jens abbia intenzione di ripristinare un antico rito oscuro per acquisire poteri ancora più forti di quelli di Kirstine. E, a differenza di lei, non si farà alcuno scrupolo a usarli»
«Che rito?»
«Vuole sacrificare la sua cosa più preziosa. Sua figlia».
Kamille chiuse gli occhi.
Il vento agitava le cime degli alberi, l’aria era gelida. Mio padre ha intenzione di uccidermi.
«Come fai a saperlo?» sussurrò. «Che sono sua figlia…»
«L’ho intuito… con un po’ d’aiuto».
Kamille pianse, gli occhi ancora chiusi. Lacrime calde le rigavano le guance fredde.
«Non volevo farlo sapere a nessuno» mormorò. «Non volevo che, guardandomi, pensaste a lui»
«Ricordi cosa ti ho detto una volta?» chiese Malou. «Non importa niente chi sia tuo padre»
«Hai detto anche che era un grosso pezzo di merda» rammentò Kamille.
«Be’, avevo ragione».
Kamille emise una via di mezzo tra un singhiozzo e una risata. «Vieni con me» sussurrò, asciugandosi il pianto.
«Non posso» obiettò Malou. «Dipende tutto da me. Però dovevo metterti in guardia. Devi andartene. Dovete partire tutti quanti, lontano, finché la situazione non si risolve. I Corvi sorvegliano casa vostra, lì non siete al sicuro».
Il telefono le vibrò in tasca e Malou lo tirò fuori, digitando in fretta una risposta. «Devo andare» aggiunse.
«È Louis?» s’informò Kamille.
Malou non rispose.
«State insieme?»
«È un po’ complicato»
«Sei innamorata di lui?»
Lo schermo illuminò Malou dal basso e Kamille notò con sorpresa che aveva contratto il viso in una smorfia, mentre le lacrime le rigavano le guance.
«Preferirei non esserlo» sussurrò.
Kamille annuì. Faceva troppo male. «Non siamo noi a decidere di chi innamorarci»
«Sei innamorata anche tu?» chiese Malou.
«Lo sono stata per un po’. Ma la ragazza a cui ho dato il mio amore non rispondeva ai messaggi. E adesso è innamorata di un altro, quindi…»
«Kamille…»
Malou non aggiunse altro. Tacquero entrambe. In macchina si gelava.
«Sei la mia migliore amica» disse infine Malou. «Forse, a dirla tutta, la mia unica vera amica. Farei qualsiasi cosa per te, ti voglio bene. Ma non in quel modo…»
«Lo so. Forse avevo solo bisogno di sentirtelo dire» rispose Kamille, guardando fuori, verso il buio che le avvolgeva. «Non sono messa tanto bene, vero?»
Il telefono vibrò di nuovo. «Ci penso io» replicò Malou, rimettendolo in tasca e chiudendo la cerniera.
«Non puoi farcela da sola, Malou» obiettò Kamille.
«Invece sì. È quello che sto cercando di dirti» insisté Malou. «Sono io la soluzione. Sono io che posso sconfiggere Jens. Impero Spiritum. Secondo Zlavko sono diventata abbastanza forte da controllarlo». Aprì la portiera e posò i piedi sull’asfalto. «Promettimi che starai attenta. Quando è tutto finito, ti scrivo».
Dopodiché lo sportello si richiuse e Malou se ne andò. Solo allora Kamille si rese conto di ciò che le aveva detto l’amica. Chiuse gli occhi, lasciandosi pervadere dalla consapevolezza. Ecco come aveva fatto a sconfiggere Thorbjørn. Avrebbe dovuto capirlo.
Quanto dolore inutile. Il piano di Malou non avrebbe funzionato. Kamille doveva dirglielo.
Kamille, Kirstine, Victoria e Malou hanno promesso allo spirito di Trine, una ragazza uccisa anni prima, di vendicare la sua morte, ma ormai il tempo stringe.
Nonostante le divergenze, gli ostacoli e un gruppo di nemici ogni giorno più minaccioso, le quattro amiche sembrano sempre più vicine al loro obiettivo. Presto però scopriranno che il passato cela segreti ancora più oscuri di quanto pensassero e che nessuno è al sicuro.
Pezzo dopo pezzo dovranno risolvere il mistero che si annida nelle profondità di Rosenholm. Prima che sia troppo tardi.
La prima scenderà nelle tenebre. La seconda dovrà scegliere tra coloro che ama. La terza dovrà fare un sacrificio. La quarta emetterà il giudizio.
traduzione di Eva Valvo e Francesca Sophie Giona
