

PICCOLE DONNE Louisa May Alcott
Riduzione e adattamento a cura di Maria Catia
Sampaolesi
Louisa May Alcott
Piccole donne
riduzione e adattamento a cura di Maria Catia Sampaolesi disegni di Archina Laezza
ISBN 979-12-221-1227-5
Prima edizione rinnovata febbraio 2026
ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0
anno 2030 2029 2028 2027 2026
© 2026 Gallucci – La Spiga
Prima edizione © 2023 ELI – La Spiga Edizioni
Stampato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Puntoweb srl (Ariccia, Roma) nel mese di gennaio 2026
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Louisa May Alcott
PICCOLE DONNE
Riduzione e adattamento a cura di Maria Catia
Sampaolesi
disegni di Archina Laezza
Capitolo 1
Il gioco dei Pellegrini
«Natale quest’anno non sarà Natale senza i regali» brontolò Jo, sdraiata sul tappeto.
«Essere poveri è una disgrazia» aggiunse Meg sospirando e guardando il suo vecchio vestito.
«È ingiusto che alcune ragazze abbiano tante cose belle e altre niente» commentò la piccola Amy piagnucolando.
«Abbiamo però la mamma e il papà e ciascuna di noi ha tre sorelle» ribatté Beth dal suo angolino.
Le parole di Beth rasserenarono gli animi delle ragazze March, intente a sferruzzare sul far della sera davanti al caminetto di casa, mentre fuori cadeva la neve di dicembre, ma i loro sguardi si incupirono subito pensando al padre, cappellano militare, che si trovava lontano a causa della guerra.
Quell’inverno sarebbe stato difficile per tutti, perciò la madre aveva proposto loro di non comprare regali di Natale e di destinare il denaro ai soldati al fronte. Si trattava di pochi risparmi che ognuna delle quattro sorelle aveva in mente di utilizzare per degli acquisti: Jo, divoratrice di libri, desiderava da tempo il romanzo Ondina e Sintram; Beth, appassionata di musica, avrebbe comprato qualche nuovo spartito; Amy, dal talento artistico, aveva bisogno
di una nuova scatola di matite Faber; Meg aveva adocchiato qualche bella cosetta per il proprio guardaroba.
«Forse la mamma non sarebbe contenta di sapere che rinunciamo a tutti i nostri risparmi» gridò Jo. «Abbiamo diritto a comprare qualcosa che desideriamo. Ce lo meritiamo per il lavoro che facciamo».
Le sorelle erano d’accordo con Josephine, detta Jo. Le due maggiori cercavano di contribuire al bilancio familiare lavorando: Meg insegnava privatamente, Jo faceva la dama di compagnia all’anziana e irritabile zia March. La delicata Beth teneva in ordine la casa e lavava i piatti; Amy era l’unica che frequentasse la scuola, dove soffriva per le richieste degli insegnanti e per il fatto che le compagne più ricche la guardavano dall’alto in basso.
«Se avessimo avuto quel denaro che papà perse quando eravamo piccole, ti ricordi, Jo? Non avremmo ora nessuna preoccupazione!» commentò Meg ricordando tempi migliori.
«L’altro giorno però, dicevi di ritenerti più fortunata dei figli dei re, che sono ricchi, ma litigano da mattina a sera» osservò Beth.
«È vero» confermò la sorella maggiore «siamo molto più fortunate di loro; anche se dobbiamo lavorare, sappiamo divertirci e siamo una bella e allegra combriccola!»
Prendiamo spunto dalle parole di Meg per far conoscere ai giovani lettori la combriccola formata dalle quattro sorelle March.

Margaret, detta Meg, aveva sedici anni; era molto graziosa, con la carnagione chiara, capelli biondi, occhi grandi, una bocca piccola e dolce, mani bianche di cui era molto orgogliosa.
Jo aveva un anno meno della primogenita; era alta, magra, carnagione scura, mani e braccia lunghe che sembrava le fossero d’impaccio. Aveva capelli castani, occhi grigi e molto espressivi, naso buffo, bocca risoluta. La sua unica bellezza erano i lunghi e folti capelli che teneva raccolti a treccia in una rete. Era considerata il maschiaccio di casa per i suoi modi sbarazzini, l’irrequietezza e la trascuratezza nel vestire.
Elisabeth, detta Beth, era una tredicenne timida e tranquilla, dalla carnagione delicata, capelli sottili, sguardo limpido. Viveva in un mondo tutto suo dal quale si allontanava solo per stare con le persone che amava.
Amy, dodicenne, era la più piccola: bianca come la neve, delicata, aveva lineamenti regolari, capelli biondi a boccoli, occhi azzurri; cercava sempre di comportarsi secondo le buone maniere.
L’orologio suonò le sei. La mamma sarebbe arrivata di lì a poco e le sorelle March si prepararono per accoglierla: Meg accese la lampada, Beth mise le pantofole della mamma vicino al fuoco per scaldarle, Amy lasciò la poltrona per farle posto. Jo, mettendo le pantofole ancora più vicino al fuoco, osservò: «Sono proprio ridotte male queste pantofole. Alla mamma ne servirebbe un altro paio»
«Avrei voluto comperargliele io con il mio dollaro» osservò Beth.
«No, gliele comprerò io» strillò Amy.
«Tocca a me che sono la figlia maggiore» iniziò a dire Meg, subito interrotta da Jo.
«No, è compito mio comprare le pantofole alla mamma. Prima di partire papà ha raccomandato a me di aver cura di lei».
La saggia Beth propose allora alle sorelle di comprare tutte qualcosa per la mamma e niente per se stesse. Si misero d’accordo: Jo avrebbe acquistato le pantofole, Meg un paio di guanti, Beth avrebbe regalato dei fazzoletti ricamati e orlati da lei, Amy una bottiglia di acqua di colonia. I doni sarebbero stati impacchettati e messi sul tavolo, come se fossero stati per loro quattro; poi avrebbero fatto avvicinare la mamma ai doni e… che sorpresa sarebbe stata per lei! Gli acquisti dovevano essere fatti l’indomani pomeriggio e velocemente, perché c’era da preparare la rappresentazione di Natale.
A tal proposito, in attesa della mamma, provarono una delle scene scritte da Jo, quella dello svenimento, per la quale era stata scelta Amy, visto che era la più leggera e quindi poteva essere portata via in braccio senza problemi.
Mentre le quattro sorelle ridevano divertite, arrivò la signora March. Era una donna alta, sui quarant’anni, dal sorriso dolce. Nonostante gli abiti passati di moda, alle fi-
1 IL GIOCO dEI PELLEGRINI
glie appariva come la mamma più nobile e meravigliosa del mondo.
«Sono contenta che siate di buon umore, mie care! Mi dispiace non essere rientrata per il pranzo, ma sono stata molto impegnata a preparare i pacchi da spedire domani per il fronte. Come è andata la giornata? Ci sono state visite, Beth? Passato il raffreddore, Meg? Jo, sembri molto stanca! Amy, piccola, dammi un bacio».
Mentre diceva queste parole, si era tolta il soprabito e il cappellino, aveva infilato le calde pantofole e si era messa seduta in poltrona prendendo Amy sulle ginocchia. Intanto Meg apparecchiava la tavola per il tè, Jo aggiungeva legna al camino e spostava le sedie in modo maldestro, Beth faceva la spola dal salottino alla cucina.
Una volta sedute a tavola la madre annunciò una sorpresa. Tutti i visi si illuminarono di gioia. Beth batté le mani, Jo gridò: «Una lettera di papà. Evviva!»
«Hai indovinato, Jo» disse la mamma. «È una lunga lettera. Vostro padre dice di stare bene e che pensa di poter affrontare l’inverno meglio di quanto immaginassimo. Fa i suoi auguri di Natale e ha un pensiero per ciascuna di voi»
«Credo sia stato veramente bello che nostro padre, pur avendo superato i limiti di età per essere richiamato, si sia offerto come cappellano» affermò Meg.
«Mi piacerebbe entrare nell’esercito come tamburino o come vivandiera o come suora per potergli essere vicina!» esclamò Jo.
Una collana di classici avvincenti e storie senza tempo con cui scoprire il piacere della lettura. Opere fondamentali, trame appassionanti, testi chiari e concisi per arricchire l’apprendimento scolastico. Collezionali tutti!
Piccole donne
Robert March è partito per il fronte, lasciando la moglie e le quattro figlie nella povertà causata dalla Guerra di Secessione. Meg, Jo, Beth e Amy sono legatissime tra loro, nonostante i caratteri diversi. Tra liti, gioie, delusioni e nuove amicizie affronteranno i problemi tipici dell’adolescenza sostenendosi a vicenda, senza mai perdere la voglia di realizzare i propri sogni.
Un immediato successo accolse il romanzo della Alcott nel 1868, e da allora le avventure delle sorelle March continuano ad appassionare generazioni di lettrici e lettori.
• Focus di approfondimento sulletrasposizioni cinematografichedi Piccole donne
• Con un’intervista (immaginaria) a Louisa May Alcott disegni di Archina Laezza
