

Mercoledì 28 Gennaio 2026
In questo numero: Olimpiadi, Calcio, Basket Ginnastica Artistica, Volley, Hockey, Rugby, Padel, Tennis Ballo, Trekking, Catch’n Serve Ball, Automobilismo




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Mercoledì 28 Gennaio 2026
In questo numero: Olimpiadi, Calcio, Basket Ginnastica Artistica, Volley, Hockey, Rugby, Padel, Tennis Ballo, Trekking, Catch’n Serve Ball, Automobilismo





Il nuovo anno si apre con una parola chiave che attraversa ogni pagina di questo numero di Diogene Sport Magazine: Olimpiadi. La fiamma olimpica, simbolo universale di passione, sacrificio e valori sportivi, è al centro della nostra copertina e diventa il filo conduttore di un racconto che guarda al presente e al futuro dello sport, anche in vista delle Olimpiadi in Italia. Partiamo proprio da qui, con l’articolo di Emiliano Tozzi che approfondisce il significato della fiamma olimpica e il legame sempre più forte tra il nostro Paese e i grandi eventi sportivi internazionali.
A impreziosire questo numero il redazionale su Matteo Morandi e Vanessa Ferrari, due simboli della ginnastica italiana, raccontati, con sensibilità e competenza, nell'articolo dedicato alla ginnastica artistica, con l’intervista di Massimo Nazzaro a Fabio Grandi e l’approfondimento sugli eventi che vedono protagonisti atleti e tecnici di alto livello, capaci di trasmettere valori educativi oltre
che sportivi.
Lo sport, però, è soprattutto territorio, identità e comunità.
E allora spazio al Forlì Calcio, con Simone Casadei che ci fa il punto tecnico sulla stagione e le considerazioni sull’andamento della squadra, tra aspettative, analisi e prospettive future. Non manca il Cesena Calcio, con l’attenzione puntata da Mattia Siboni su una realtà che continua a coinvolgere tifosi e appassionati.
Grande protagonista anche il basket, con l’Unieuro Forlì e i Baskérs Forlimpopoli, squadre che nonostante i risultati appassionano tutta la Romagna sportiva, negli interventi di Simone Casadei e Valerio Rustignoli.
Non mancano il volley maschile e femminile, l’hockey, il rugby - con un’attenzione speciale anche allo sport inclusivo - e discipline in forte crescita come il padel e il tennis, con uno sguardo rivolto alla Coppa
3 OLIMPIADI
4 FORLÌ CALCIO
5 FORLÌ CALCIO
6 CESENA CALCIO
7 BASKET A2
8 BASKET B
9 GINNASTICA ARTISTICA
10 VOLLEY MASCHILE
11 VOLLEY FEMMINILE
12 HOCKEY
13 RUGBY
14 PADEL
15 TENNIS
16 BALLO
17 TREKKING
18 CATCH’N SERVE BALL
19 AUTOMOBILISMO
Mercoledì 28 Gennaio 2026
Supplemento a Diogene del 19 Gennaio 2026 n. 1256 Aut. Trib. Di Forlì 9/1988 del 29 marzo 1988
Editore: Pigreco s.r.l. Viale Gramsci, 34 Forlì Tel. 0543/552121
Direttore Responsabile: Marco Viroli
Fotocomposizione: Pigreco s.r.l.
Raccolta Pubblicitaria: Pigreco s.r.l. Viale Gramsci, 34 Forlì Tel. 0543/552121
Foto di copertina: nella foto di Massimo Nazzarola torcia olimpica di Luana Battinelli, tedofora il giorno della Befana a Forlì durante l'intensa nevicata
Stampa: Nuova Tipografia, Via Enrico Berlinguer, 1/7, Forlimpopoli
Nell’impossibilità di verificare tutto il materiale ricevuto, si fa presente sin d’ora che la responsabilità dei diritti iconografici e di altri diritti esclusivi di terzi è di chi ci fornisce le informazioni.
Davis e ai suoi protagonisti. Ce ne parlano Valerio Rustignoli, Emanuele Bandini ed Emiliano Tozzi.
Il nostro viaggio continua tra danza, cammini in Romagna, sport amatoriale e realtà associative che fanno dello sport uno strumento di benessere, socialità e inclusione. Dalle coreografie dei The Boys Rock Club ai percorsi naturalistici raccontati da chi vive lo sport come scoperta del territorio, ogni storia contribuisce a costruire un mosaico ricco e variegato. Chiude il numero uno sguardo al mondo dei motori e all’imprenditoria sportiva, con il racconto di esperienze che uniscono passione, lavoro e innovazione. Ancora una volta, il nostro Magazine e il nostro portale www.diogenesport.it vogliono essere una finestra aperta sullo sport vissuto, raccontato e condiviso. Perché lo sport non è solo competizione: è cultura, relazione, crescita.
Buona lettura a tutti.
Inutile negarlo.
La suggestione è stata fortissima. Una giornata dall’atmosfera semplicemente perfetta, la neve copiosa cadente dal cielo e un pubblico che per accogliere il passaggio della fiamma olimpica, non ha temuto né freddo né intemperie. Forlì si è resa protagonista di una giornata di sport pressoché perfetta, nella laica liturgia del fuoco sacro partito da Olimpia quasi due mesi or sono. Le vestali, le invocazioni al Dio Apollo in greco antico. Col passaggio della fiamma, la nostra città è stata testimone e portatrice di quel messaggio universale che dall’Antica Grecia, si tramanda dal 776 a.C., prima edizione accertata dei giochi. Un tramandarsi di regole e valori che al tempo delle Polis aveva il potere di fermare le guerre (e Dio solo sa quanto ce ne sarebbe bisogno ancora oggi…) per lasciar spazio in una tregua sacra nel mentre dell’umano confronto tra atleti.
Già.
La torcia olimpica di Luana Battinelli, tedofora il giorno della Befana in corso della Repubblica (foto in copertina), aveva racchiuso nelle molecole della propria fiamma, il calore mnemonico di oltre 2000 anni di storia e di civiltà. Per cui, pensare a quando per la prima volta le Olimpiadi si disputarono nel nostro paese esattamente 70 anni fa proprio a Cortina ci regala come un lampo nella memoria. Un attimo di millenaria vita universale dell’uomo. 70 anni per ricordarsi come la settima edizio-


ne della Olimpiadi invernali fu fautrice di diverse prime volte, soprattutto al femminile. A cominciare dal giuramento, recitato per la prima volta da una donna: la nostra sciatrice Giuliana Minuzzo Schenal, a sua volta già prima medagliata olimpica femminile italiana in questa tipologia di giochi, con il bronzo conquistato in discesa libera a Oslo ‘52. Fu anche la prima volta in cui il racconto prese la via del tubo catodico per arrivare in diretta nelle case di milioni di spettatori in tutto il mondo. La RAI fu autrice di un autentico lavoro di broadcasting internazionale senza precedenti, diffondendo in bianco e nero il proprio segnale direttamente alle emittenti estere che ne
facevano richiesta. Tutte cose impresse nel docufilm “Vertigine Bianca” di Giorgio Ferroni, diventato nel tempo un documento storico di rilevanza assoluta. 70 anni in cui l’Italia era alle porte di quel boom economico che, le successive Olimpiadi di Roma 4 anni dopo, avrebbero consacrato nel nostro Paese come fatto compiutamente avvenuto.
Con questa cerimonia, Forlì è entrata a far parte dell’epica olimpica. In attesa che il 6 febbraio il braciere dello stadio di San Siro possa ardere ininterrottamente per due settimane.
Anche grazie a una scintilla olimpica. Transitata per la nostra città.



La stagione del Forlì sta vivendo una fase delicata, la più complessa dall’inizio del campionato. Se l’avvio aveva acceso entusiasmo e aspettative, con i biancorossi capaci di stazionare stabilmente e sorprendentemente nelle prime posizioni e di esprimere un calcio intraprendente, il passare delle settimane ha raccontato una storia diversa. Negli ultimi mesi la corsa si è progressivamente rallentata, fino a mettere in serio pericolo quanto di buono concretizzato nella maggior parte del girone di andata. Tra novembre e dicembre, sono state conquistate appena due vittorie in otto partite, 7 punti sui 24 disponibili. Nemmeno gennaio, poi, ha saputo regalare grandi soddisfazioni, al netto del buon pareggio strappato nel derby del Benelli di Ravenna.
L’ultima fase ha evidenziato alcune criticità che, in parte, erano rimaste 'nascoste' durante il brillante avvio. La squadra ha faticato a dare continuità ai risultati e, soprattutto, alle prestazioni. Una delle problematiche più rilevanti è nella metà campo offensiva.
Perché il Forlì ha 'ribaltato' il trend cominciando a creare poco e faticando a trovare la via della rete, dipendendo spesso dalle iniziative dei singoli. A queste difficoltà si è aggiunta una fase difensiva meno solida rispetto al passato. I gol subiti sono aumentati e, troppo spesso, sono arrivati in momenti chiave delle partite, spezzando equilibri e minando la fiducia.

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Non si tratta solo di numeri, ma di una sensazione generale di fragilità che ha accompagnato diverse gare recenti, soprattutto contro avversarie dirette per la permanenza in categoria. Il contesto non aiuta. Il girone B è livellato, competitivo, senza partite scontate, come del resto insegna storicamente il campionato di serie C. Bastano poche giornate negative per scivolare verso il basso, e il Forlì ne è stato un esempio.
Dalla spensieratezza delle prime settimane, oggi ogni punto pesa enormemente e ogni errore rischia di diventare decisivo per la lotta salvezza. Il mercato invernale rappresenta senza dubbio una tappa fondamentale per il futuro prossimo, con il club di viale Roma che si è prontamente attivato per regalare a mister Miramari i rinforzi di categoria richiesti. La società ha già inserito nuovi elementi chiamati a portare esperienza (è il caso di Carlo Ilari, centrocampista veterano, ma tutto sommato anche di Luigi Palomba), personalità e, soprattutto, concretezza. Con un pizzico di gioventù (Selvini e il ritorno di Diego Rossi, tra gli altri), che non guasta mai. A questo punto, dunque, servirà un cambio di passo collettivo. Il Forlì ha dimostrato, nella prima parte di stagione, di avere valori e idee. Ora è il momento di riscoprirli per difendere la categoria con fame e pragmatismo, per superare con carattere questa importante prova di maturità.

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È dura.
Dura scrivere di calcio senza sapere nulla e fare il resoconto di una stagione dopo una sonora sconfitta per 2-0 in casa, con una rediviva Sanbenedettese. Mi verrebbe da citare Pacino e il suo monologo da “Ogni maledetta domenica”. Non so cosa dirvi davvero.
O si risorge come squadra o inesorabilmente si cederà un centimetro alla volta, fino alla disfatta. Scalare le pareti dell’inferno sempre per quel medesimo centimetro alla volta. La vita è un gioco di centimetri. Come lo è il calcio nella sua crudele bellezza. Crudele per quanto
non lasci scampo all’incertezza e all’errore. Un centimetro per un minuto. Se pensiamo come si sia perso con l’Arezzo o a come sia venuto il pareggio di Ravenna. Questo è il calcio bellezza. Ma non credo di dire niente di nuovo a chi da sempre, un po’ mastichi i concetti della dea Eupalla insieme a tutti i suoi adepti. Resta il dato incontrovertibile, che il Forlì Calcio in questa stagione è la società di tutta la Serie C con più minutaggio tra le nuove leve.
Un dato oggettivo che offre uno spunto di riflessione plausibile, la cui conseguente e ulteriore considerazione mette

in evidenza l’assenza in rosa fin dalla prima giornata per infortunio di capitan Gaiola. Marzo, il mese deputato a vederne il ritorno in campo, insieme a quei centimetri di cui abbiamo parlato sopra. Centimetri di campo da conquistare, che dovrebbero servire al Forlì se non altro per giocare al meglio delle proprie capacità. Centimetri su cui far valere le proprie convinzioni progettuali, insieme alla volontà di voler risolvere problemi e situazioni che sono venute a crearsi lungo il tuo cammino sportivo e la tua idea di calcio. Risorgere come squadra, o da singole individualità si sarà semplicemente e inesorabilmente annientati.
Lo snodo del discorso di Tony D’Amato ai suoi giocatori in spogliatoio. Dovessero i principi servire a qualcosa bisognerebbe tenerlo a mente. Perché da un inferno si può anche cercare di uscire, alla ricerca della luce. Un inferno sportivo, a caccia di quei centimetri che ogni maledetta domenica fanno la differenza tra una vittoria e una sconfitta, metafora della vita ridotta in scala su di un campo di calcio. Tutto qui. Un gioco per un’idea, un centimetro per una convinzione nel voler raggiungere la linea di fondo per mettere il pallone in rete.
È sotto gli occhi di tutti che il Forlì in queste ultime partite abbia certamente sottoperformato, non è un mistero per nessuno. Ma come troppo spesso si dice (anche a sproposito), non è importante cadere, ma come poi ci si rialza. Centimetri. Per i biancorossi, non potrebbe esserci occasione migliore di questa, per conquistarne uno dopo l’altro.


bia - o sconfitte cocenti come quella di Catanzaro, a seguito della quale i bianconeri hanno dovuto curare più di qualche ferita spiacevole e riordinare idee confuse da un match stordente.
Il 2026 è poi iniziato con un inciampo pesante, orchestrato dal corsaro Empoli che con uno 0-1 in trasferta ha punito una squadra fin troppo addolcita dalle vacanze natalizie. La quale - e qui notiamo lo switch morale - è stata però in grado di rispondere, appena una settimana dopo, con una vittoria pesantissima a Reggio Emilia, “rubata” a una Reggiana arrembante ma regolata dalla provvidenziale doppietta di Shpendi, arrivata (peraltro) dopo il vantaggio ospite firmato da Portanova.
La squadra di Mignani, nonostante qualche inciampo fisiologico, sembra ora in grado di comprendersi e gestire le proprie risorse come mai fatto prima d’ora.
A Cesena, dicembre e gennaio non sono stati semplici mesi, ma una roboante prova di maturità.
Facciamo chiarezza e creiamo contesto: i ragazzi di Mignani, al 19 gennaio del 2026, ricoprono il quinto posto in Serie B, avendo archiviato 34 punti collezionati in 20 gare e conditi da 27 gol fatti e 22 subiti. Non male, specie pensando al gruppo delle competitor che - come i bianconeri - sognano in grande pur misurando ogni piccolo passo caratteriale.
A proposito, il rush finale del 2025, in
particolare, racconta una squadra che ha imparato a stare dentro le partite senza per forza dominarle. L’1-1 di Padova dell’8 dicembre, con il lampo di Adamo al 76’ e la beffa al 94’, è stato uno scorcio emblematico. Sette giorni dopo, contro il Mantova, il Manuzzi ha visto anche l’altra faccia della medaglia, trovandosi sotto per 0-2 e rimontando fino a un esagerato 3-2, con Shpendi a rimettere in asse la serata e Frabotta a firmare la liberazione più goduriosa. Lo dico siccome partite del genere trascendono dal risultato e rappresentano un boost energetico glorioso, capace di accedere i sogni e coccolare le più dormienti consapevolezze sportive, tali anche dopo pareggi amari - vedi l’1-1 contro la Juve Sta-





Tatticamente, il Cesena sembra sempre più vicino alla propria definitiva fisionomia, scandita da un blocco difensivo più ordinato, terzini meno “sconsiderati” e mezze ali che danno gamba e pressione. Il nodo resta negli ultimi trenta metri: infatti, quando le corsie non accelerano e Shpendi viene schermato, la manovra rischia di assumere connotati prevedibili. Ma proprio qui staziona la sfumatura più iconica, perchè il Cesena non gode di un solo copione, sapendo - al contrario - soffrire, ribaltare partite complicatissime e vincere “da grande” fuori casa.
E allora queste settimane riassumono sì un filotto di risultati analizzabili e da commentare, ma offrono una nitida fotografia utile a chiunque voglia comprendere il lavoro di questo collettivo, che ha smesso di “chiedere” tempo ed ha iniziato a prenderselo, con grinta e disciplina.
La stessa che, probabilmente, consegnerà ad ogni spettatore un prosieguo a dir poco identitario.



La Pallacanestro 2.015 sta vivendo una delle stagioni più turbolente della sua storia. Partito con aspettative di stampo ben differente, il club di viale Corridoni si è ora ritrovato a tutti gli effetti in piena lotta per non retrocedere.
Qualche avvisaglia delle difficoltà era arrivata già nelle battute iniziali di regular season, ma il crollo verticale è arrivato tra i mesi di novembre e dicembre. Dopo una striscia positiva di quattro vittorie di fila, l’Unieuro ha poi conquistato una sola vittoria nelle dieci successive uscite.
Riuscendo a superare soltanto Pistoia, rivale per la salvezza, all’Unieuro Arena. Un rendimento a dir poco negativo che ha spinto Forlì in piena zona playout e ha reso la lotta per la salvezza particolarmente complicata. La permanenza in serie A2 sarà tutta da conquistare, anche perché i risultati recenti hanno mostrato come la continuità sia ancora tutta da trovare.
In questi mesi, del resto, domenica dopo domenica, sono parse sempre più evidenti le difficoltà di una squadra assortita con parecchie lacune nel corso dell’estate.
Priva, peraltro, di amalgama tecnica e ‘caratteriale’. Un inedito assoluto per la Forlì di coach Antimo Martino, che negli scorsi tre campionati ha fatto proprio di questo aspetto il suo punto di forza. Così, nel bel mezzo della regular season, il club forlive-
se si è trovato costretto ad intervenire sul mercato, rimescolando le carte innanzitutto sul piano tattico. Kadeem Allen - uomo immagine della campagna abbonamenti estiva, nonché attesissimo ritorno - è stato sacrificato per puntellare il reparto lunghi, da cui è uscito pure Angelo Del Chiaro (passato a Roseto).
Al suo posto è arrivato DeShawn Stephens, proveniente dalla massima serie di Treviso: fuori un esterno per un pivot prettamente interno. Un tentativo di dare nuova linfa e
nuove soluzioni alla squadra, con l’auspicio di poter invertire la tendenza.
L’esperto classe ’89 ha già lanciato diversi lampi, lasciando intravedere qualcosa di diverso rispetto alla prima metà di stagione. Però non basta, perché l’Unieuro, per condurre in porto la stagione, necessita di un ulteriore innesto di livello, con ogni probabilità a rinforzare il reparto esterni.
La società, dopo mesi di sostanziale silenzio, ha rotto gli indugi e, con una nota, ha riconosciuto la gravità della situazione, richiedendo unità di intenti a tutto l’ambiente per riuscire a superare il momentaccio. Da parte sua, ha garantito il massimo impegno, anche intervenendo ulteriormente sul mercato se si presentasse la giusta occasione. Un gesto apprezzabile, anche perché l’ambiente forlivese cominciava a ribollire. Ora, però, in questo rush finale, la parola passa solo ed esclusivamente al campo.



Se il 2025 è stato, per i Chemifarma Baskérs Forlimpopoli, l’anno perfetto, l’anno della promozione senza sconfitte e l’anno dell’approdo definitivo nei campionati nazionali, di certo il 2026 dovrà essere l’anno in cui difendere queste grandi ed importanti conquiste. Perché se c’è una cosa che pare chiara dopo la prima metà di stagione, è che la truppa di coach Alessandro Tumidei dovrà lottare fino in fondo per riuscire a mantenere la categoria: se il campionato fosse terminato alla fine del girone di andata, solo i vantaggi negli scontri
diretti avrebbero tenuto gli artusiani fuori dalla lotteria dei playout. Guardando al girone di andata, si capisce bene quali siano le potenzialità dei Baskérs, che tra le mura amiche hanno perso di misura contro Matelica e Senigallia (prima e seconda della classe), sbancando addirittura il campo dell’Attila Recanati, anch’essa nel gruppo delle seconde.
Sull’altro piatto della bilancia, però, sul groppone dei forlimpopolesi pesano anche alcune sconfitte inattese: una su tutte, quella nettissima (91-63) sul campo del fa-

nalino di coda Canusium, ma nel bilancio delle potenziali vittorie mancanti ci sono anche le sfide contro Pesaro e contro Termoli. Proprio la formazione molisana, ad oggi, precede in classifica gli artusiani ed occupa quell’ottavo posto che vale l’accesso ai playoff. Playoff, quindi, che non sono ancora preclusi a Brighi e compagni, ma per cui occorrerà fare un salto di qualità rispetto al girone di andata, conquistando qualche successo fuori pronostico per riuscire ad entrare tra le prime otto. Questo era l’obiettivo estivo e questo resta per i Baskérs un faro da inseguire, in vista di un girone di ritorno non semplice, che metterà i forlimpopolesi davanti a trasferte durissime contro le prime della classe e contro tutte le principali contendenti alla lotta playout (Vasto, Pescara, Gualdo), mentre sulle tavole amiche del PalaGiorgini arriveranno avversarie di primissima fascia e, soprattutto, le dirette avversarie per la corsa ai playoff (Termoli, Bisceglie). Da cosa servirà ripartire? Intanto dalla difesa, una delle migliori del girone (circa 70 punti di media subiti a gara), il marchio di fabbrica di questo gruppo che dalla retroguardia ha saputo costruire spesso i suoi successi, mentre l’attacco dovrà trovare maggiore continuità, visto che nel girone di andata è stato uno tra i meno prolifici del gruppo (69 punti di media).
Ad ogni modo, qualunque sarà l’epilogo, grande dovrà comunque essere la gioia per i Chemifarma Baskérs, che finora stanno mostrando il loro valore a livello nazionale, al cospetto di società storiche, ad appena dieci anni dalla vittoria della Prima Divisione, la prima promozione che dato il via all’incredibile scalata della società del presidente Gardelli.
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Domenica 21 Dicembre 2025: le luci si riaccendono nella palestra Mercuriali di via Isonzo, sede di allenamento del movimento ginnastico forlivese. A distanza di pochi mesi dello stage con Vanessa Ferrari, icona della ginnastica artistica italiana e mondiale, un'altra icona, questa volta al maschile, Matteo Morandi solca la pedana per un altro stage “olimpico”. I ragazzi del-
la Forti e Liberi, storica società di ginnastica del forlivese, hanno potuto provare una sessione di allenamento con il vincitore della medaglia di bronzo ai giochi olimpici di Londra 2012 nella specialità degli anelli. Al di là della medaglia olimpica Morandi ha conquistato il bronzo ai mondiali per ben 4 volte, mentre ai campionati europei vanta ben due ori, un argento e due bronzi.

Questi appuntamenti rappresentano un momento di formazione oltre che di emozione nel provare esercizi ed elementi a fianco di grandi campioni. “E’ uno spazio non solo di incontro per i giovani ragazzi che hanno la possibilità di essere guidati osservati e seguiti nei vari attrezzi e scambiare sensazioni con i grandi campioni, ma anche di formazione per i nostri tecnici”, commenta Fabio Grandi presidente della Forti e Liberi. La ginnastica si sa ha come punti cardinali rigore disciplina applicazione, e tanta perseveranza. Nella cornice della nuova direzione tecnica affidata a Lorenzo Ticchi, anche lui ginnasta della nazionale senior e compagno di squadra di Matteo, questi incontri sono parte di un programma, che partito dallo scorso anno, proseguirà sia nell’anno sportivo in corso sia in futuro. Lo stage ha visto la partecipazione di atleti della Forti e Liberi ma non solo. Durante le tre intense ore, i ginnasti si sono succeduti tra i vari attrezzi della artistica maschile dove hanno provato in particolare i movimenti di base che sono precursori degli esercizi. Gli anelli sono stato l’attrezzo che li ha visti più impegnati e non poteva essere diversamente; sia perché è stata la specialità in cui Matteo Morandi ha eccelso sia perché è l’attrezzo che più impegna nello sviluppo della forza fisica. Il viaggio tra le medaglie olimpiche non finisce con questi due appuntamenti. “L’Italia è stata ed è ancora protagonista nella scena internazionale, per questo vedremo altri grandi campioni solcare la pedana della palestra Mercuriali” commenta il D.T. Lorenzo Ticchi, lasciando presagire altri importanti appuntamenti.


sare delle settimane la compagine liviense ha mostrato un’importante crescita ed una continuità di rendimento che non può che fare ben sperare per il futuro prossimo. La truppa allenata da coach Claudio Visani avrà ora davanti a sé un inizio di 2026 non certo facilissimo, pieno di sfide insidiose tra cui San Marino, Cavallino 4 Torri, poi il derby con la capolista San Mauro Pascoli e infine Loreto, attualmente le principali contendenti per l’accesso ai playoff.
Al termine di questo ciclo, di certo Forlì potrà conoscere con maggiore chiarezza i suoi orizzonti e l’idea di poter continuare a guardare l’alto rappresenta un importante obiettivo per tutta la società e per la squadra.
Ad ogni modo, il primo obiettivo è già stato raggiunto: grazie al grande lavoro svolto, il volley maschile potrà continuare sotto San Mercuriale e potrà farlo con rinnovati entusiasmo ed ambizioni.
Arrivati al termine del girone di andata, il bilancio per il Volley Forlì griffato Querzoli non può che essere positivo.
Dopo aver rinnovato molto in estate, soprattutto sul piano societario, con il passaggio di consegne dello storico patron Giovanni Gavelli al nuovo gruppo dirigente capitanato da Simone Canali, e tecnico, con l’addio a Gabriel Kunda dopo un decennio continuativo sulla panchina forlivese, molte erano le incognite. Invece, in questa prima parte di stagione, il cammino
della prima squadra del volley maschile cittadino è stato da stropicciarsi gli occhi e, ad oggi, la Querzoli è in piena corsa per conquistare uno dei primi due posti che vale l’accesso ai playoff che mettono in palio le sei promozioni per il prossimo campionato di A3. Per Bigarelli e compagni, il percorso è stato fin qui piuttosto netto: certo, col senno del poi, qualche passo falso, in particolare i due ko al tie break contro San Marino e Bologna si sarebbero anche potuti evitare, ma è evidente che con il pas-











Inoltre, grande è la semina che si sta facendo anche sulla base del movimento, con il lavoro fatto sul settore giovanile e sui tanti ragazzi che si stanno avvicinando a questo sport, poco diffuso in città a livello maschile, ma che rappresenta un’interessante proposta di crescita, per il benessere del corpo e della mente.
A trainare tutto il movimento, però, dovrà continuare ad essere la prima squadra che, se nel 2025 ha interpretato finora perfettamente il modello di un gruppo positivo e vincente, in questo 2026 dovrà riuscire a confermarsi, per continuare a regalare e a regalarsi gioie e soddisfazioni: sognare non costa niente e, di certo, la nuova Querzoli ha tutto quello che serve per continuare a farlo.

Al termine di un girone di andata fatto di successi inattesi e di altrettanto inattesi scivoloni, ora la Life365.eu si appresta ad iniziare un girone di ritorno che dovrà portare la formazione di coach Nello Caliendo a conquistare la salvezza.
Questo è il primario obiettivo, perché dopo la retrocessione dello scorso anno, mantenere la categoria rappresenta una assoluta priorità, per una società che vuole essere riferimento sul territorio, dando una prima squadra ad un movimento giovanile di quasi 500 ragazze e con gruppi di eccellenza, capaci di primeggiare nei campionati regionali. Quel che è certo, è che finora il cammino di Folli e compagne è stato caratterizzato da molte fatiche ed inciampi: nella fase chiave del girone di andata, gli infortuni hanno tolto a Forlì qualche punto in qualche scontro diretto (Cesena, Riccione) che sarebbe stato oggi molto prezioso. D’altro canto, però, le ragazze griffate Life365.eu sono state capaci anche di conquistare successi pesanti tra le mura amiche, contro formazioni di indubbio spessore come Ostiano e come Valdarno, formazione in piena corsa per i primi tre posti in classifica che valgono la promozione nel campionato di A3 del prossimo anno. Nonostante ciò, ad oggi, la Libertas si trova completamente invischiata nella lotta salvezza che, come l’anno scorso, prevede la retrocessione delle ultime tre squadre classificate, ma anche un turno playout se tra terzultima e quartultima ci saranno
due o meno punti di differenza. Ad oggi, la classifica è cortissima e tra il penultimo e l’ottavo posto ci sono appena due gare di differenza: pertanto saranno i dettagli a fare la differenza e, soprattutto, a spuntarla saranno le formazioni più pronte e più compatte.
Certo è che, al momento, molte delle contendenti stanno correndo ai ripari: Cesena ha firmato la schiacciatrice Pirro, già fondamentale al suo esordio nel successo contro Riccione, mentre CVR, con l’ingaggio
della centrale ex Modena Elena Fronza, ha fatto vedere di volersi allontanare dalla bagarre. Forlì, invece, che in corso d’anno ha rilasciato le bande Salvestrini e Turini, oltre ad aver perso per infortunio l’opposto Angelica D’Aurea, resta in attesa di una buona occasione, puntando forte nel frattempo su un gruppo che già ha le potenzialità per poter raggiungere la salvezza. Se dopo la pausa, il mese di febbraio sarà un duro mese di rodaggio con tante sfide complicate (Ravenna, Bologna, Ostiano), nel mese di marzo la Libertas si giocherà moltissimo, contro Modena, Cesena, Riccione: per quel momento occorrerà essere al meglio, per provare ad evitare di trovarsi, nuovamente, a dover lottare per la salvezza come un anno fa.
















































Mentre l’attenzione del grande pubblico sportivo è catalizzata dalle Olimpiadi invernali, a Forlì continua a vivere e crescere una valida alternativa a una delle discipline più seguite, l’hockey. Non si parla, naturalmente, di hockey su ghiaccio – per il quale in Emilia-Romagna mancano impianti adeguati, fatta eccezione per Fanano – bensì dell’hockey inline, una variante strettamente imparentata con quello tradizionale, che si pratica con la stessa attrezzatura ma sui pattini in linea. Uno sport veloce, spettaco-
lare e coinvolgente, capace di appassionare tanto chi scende in pista quanto il pubblico sugli spalti. A rappresentarlo in città è la Libertas Hockey Forlì, conosciuta anche come War Pigs, che si allena e disputa le partite casalinghe al pattinodromo comunale di via Ribolle. La società è una realtà consolidata del panorama sportivo locale, forte di una lunga tradizione e di un progetto costruito negli anni su passione, competenza e grande attenzione alla crescita dei giovani. La prima squadra milita nel cam-


pionato italiano di serie A. Dopo l’entusiasmante esordio nella massima serie della scorsa stagione, culminato con l’accesso ai playoff scudetto e un prestigioso quinto posto finale, l’annata 2025-2026 è stata finora caratterizzata da risultati altalenanti. Non sono mancate sconfitte inattese, ma anche vittorie di grande valore, come il recente successo casalingo contro gli Asiago Vipers, una delle formazioni più forti del campionato. Il gruppo si conferma comunque solido e ricco di prospettive, anche perché composto quasi interamente da giocatori locali, molti dei quali giovanissimi cresciuti nel vivaio forlivese. L’obiettivo per il finale di regular season è migliorare l’attuale posizione di metà classifica per presentarsi ai playoff nella migliore condizione possibile. Tutte le partite interne, in programma il sabato alle 19.30, sono a ingresso gratuito. Calendario e aggiornamenti sono disponibili sul sito www.hockeyforli.it L’attività dell’Hockey Forlì va oltre la prima squadra: oltre alla serie A, il club schiera una formazione in serie B e punta con forza sul settore giovanile. Corsi e programmi dedicati, rivolti a bambini e bambine dai 5 anni in su, promuovono l’hockey come strumento di crescita sportiva e personale, con una presenza femminile in costante aumento. Al pattinodromo di via Ribolle si svolgono anche attività di avvicinamento allo sport, mentre le squadre under 10, 12, 14, 16 e 18 partecipano ai rispettivi campionati con entusiasmo. L’Hockey Forlì promuove i valori fondamentali dello sport, lavoro di squadra, rispetto e disciplina, affidandosi ad allenatori qualificati e figure competenti per fare crescere atleti e famiglie.

ZAMPIGHI 2.0
ORARI DI APERTURA
Lun Mar Mer Ven 8 - 12.30 | 15 - 19
Gio 8 - 12.30 | 15 - 18.30
Sab 8 - 12.30 | pom. chiuso

Sempre saputo. Il rugby è uno sport da veri gentleman e Paolo Satanassi, presidente del Rugby Forlì, di questa tipologia di uomini rappresenta uno degli esempi più fulgidi. Perdi 36-12 a Noceto, ma lo spirito non cambia. Filosofia di gioco applicata alla vita. “Stiamo parlando della squadra cadetta della Seria A, non è che ci fosse molto da poter fare. Sono formazioni che hanno sempre “qualcosa in più” rispetto alla media, con giocatori che certamente non sono parte della nostra categoria. Ciò non toglie che hanno vinto loro e il campo rimane il vero e unico giudice inappellabile.”
Campionato ripreso quindi.
“Esatto. E le basse temperature di inizio gennaio con tanto di nevicata il giorno della Befana, non hanno certamente agevolato il nostro rientro. Non è un voler cercare delle scuse, semplicemente la consapevolezza di non esserti allenato al meglio in questi giorni. È stata davvero dura. Mettici qualche infortunio e il risultato è solo una logica conseguenza. In campo, i ragazzi non sono riusciti a fare quello che di solito è nelle loro corde. Un po’ si sono innervositi e l’arbitro quando vede che fai gli stessi falli ti guarda con un occhio di riguardo in più e ti castiga. Colpa nostra ma è lo stesso. Musi lunghi sulla via Emilia al ritorno e via andare. Poi al campo passa, anche perché è stata una sconfitta tutto sommato indolore che non ha cambiato la nostra posizione in classifica. Lo dico sempre. Bisogna vedere le cose in prospettiva. I ragazzi della nostra
Under 18 stanno crescendo davvero bene e l’anno prossimo saranno in sette a salire nei Senior. Sono davvero una squadra unita e compatta che ha preso consapevolezza dei propri mezzi. Anche perché vedi, il risultato aiuta ma non è tutto, altrimenti ti stritola. Devi saper contare su altro. Sempre.”
Ora le righe se le prende il vostro cronista. Non mi aspetto comprendiate un discorso da pura poetica sportiva che mi accingo a fare, ma Satanassi ogni domenica dietro a una palla ovale mette in campo tutto questo. Un gesto compiuto con senso etico oltre il gioco. Una pacca sulla spalla, una partita che ogni volta è uno scontro di anime della terra, che sulla terra continuano a crescere arricchendo la propria vita di continui avvenimenti fuori e dentro il campo. Nel tempo finiamo per definire tutto questo “ricordi”. Sarà quello a rimanere e far sì che quello stesso ricordo diventi un fermacarte nel nostro animo.
Solo lì, il risultato finirà per contare davvero, creando quella cosa che si chiama memoria sportiva, generando passione e trasporto nello sport.
E quel “gentleman” di Satanassi, da tanto, tantissimo tempo, tutto questo lo ha capito fin nel midollo. Aiutando anche ad organizzare “Romagna Rugby Tournament”, torneo di wheelchair rugby inclusivo e paralimpico, alla prima edizione, che promuove sport, integrazione, agonismo e umanità a Forlì. Grazie pres.



Tra gli eventi sportivi del 2025 che hanno lasciato un segno nel territorio romagnolo, merita una menzione speciale la prima assoluta in Romagna di Horacio Alvarez Clementi, uno dei più autorevoli allenatori di padel a livello mondiale. A distanza di oltre due mesi, resta vivo il ricordo delle tre intense giornate di formazione che dal 28 al 30 novembre 2025 hanno portato alla Polisportiva Otello Buscherini di Forlì Horacio Alvarez Clementi, massimo esperto e formatore dei coach di padel. Un evento di altissimo profilo tecnico, riservato a dodici istruttori e giocatori
di livello avanzato, che hanno potuto confrontarsi direttamente con uno dei migliori professionisti mondiali della disciplina. A rendere possibile per la prima volta in Romagna l’arrivo del coach argentino è stato Gabriele Guerrini, titolare dei negozi Match Point di Cesena e Milano Marittima, vero motore e principale artefice dell’iniziativa. È stato infatti Guerrini a portare Alvarez Clementi al Buscherini, grazie alla sua credibilità costruita negli anni, alla rete di contatti internazionali e a una visione chiara di sviluppo del padel sul territorio. Oltre al ruolo di mediatore
e organizzatore, Match Point ha curato la fornitura di tutto il materiale tecnico necessario e il supporto logistico per l’intero evento. Nato a Buenos Aires 67 anni fa, Alvarez Clementi ha messo a disposizione dei partecipanti 16 ore complessive di lavoro, divise equamente tra teoria in aula e pratica in campo, affiancato dallo spagnolo Alvaro Rubio e da Luca Guerrini. Al centro del corso, la metodologia HAC, ideata dallo stesso Alvarez Clementi e oggi riconosciuta come una delle più complete a livello internazionale, capace di integrare aspetti tecnici, tattici, strategici, pedagogici e mentali. Durante le sessioni sono stati affrontati temi fondamentali per la formazione dell’allenatore moderno: comunicazione efficace, pianificazione dell’allenamento, correzione tecnica, analisi degli errori, gioco difensivo e offensivo, lettura tattica, videoanalisi e lavoro sul gesto tecnico, con uno sguardo anche all’applicazione delle neuroscienze nello sport grazie all’approfondimento offerto da Luca Guerrini, psicologo specializzato in neuroscienze applicate.
“Organizzare in Romagna un clinic con il coach dei migliori giocatori di padel al mondo è stata la realizzazione di un sogno”, ha commentato Gabriele Guerrini nel salutare il 2025, sottolineando come oggi qualità, servizio e attenzione ai dettagli siano elementi imprescindibili per la crescita del settore. Un evento tra i più importanti dell’anno per il padel romagnolo, che conferma come il territorio, grazie a Match Point, possa ospitare appuntamenti internazionali.


Nel mondo del tennis, la crescita di un giovane atleta passa anche attraverso esperienze uniche, come affiancare i campioni in competizioni di alto livello. Alberto Casadei, Responsabile Tecnico SSD e Maestro Nazionale, ha avuto il privilegio di vivere da vicino la Coppa Davis insieme al suo allievo Carlo Alberto Caniato, osservando come la dedizione, la preparazione e l’atteggiamento mentale facciano la differenza a questi livelli. Dalla gestione della pressione
alla preparazione fisica, fino all’importanza della passione e del divertimento, Alberto condivide preziosi insegnamenti tratti da questa esperienza straordinaria. Scopriamo allora la sua visione e i consigli per i giovani talenti nell’intervista ad Alberto Casadei. Come allenatore, che emozioni hai provato vedendo il tuo allievo Carlo Alberto Caniato alla Coppa Davis?
La convocazione di Carlo come sparring e la mia presenza in Davis sono state un

motivo di grande orgoglio e gratificazione per il lavoro di tutto il team. Il momento più emozionante è stato il giorno della vittoria, ottenuta soprattutto grazie a Cobolli e Berrettini, entrando in campo con la squadra e sentendo l’applauso del pubblico. Ho apprezzato molto anche l’accoglienza di coach e giocatori, che ci hanno fatto sentire parte del gruppo e hanno mostrato a Carlo la professionalità e l’attitudine che cerco di trasmettere ai miei allievi.
Quali insegnamenti ritieni più importanti per un giovane che viene convocato come sparring partner in una competizione di alto livello come la Davis?
Per un giovane che punta al professionismo, allenarsi dieci giorni con i convocati è un’occasione di crescita straordinaria. Osservare campioni come Berrettini o talenti in ascesa come Cobolli permette di capire l’attenzione, la cura dei dettagli e il divertimento che mettono nel lavoro quotidiano. Nel tennis moderno, la preparazione fisica e mentale sono fondamentali: il corpo deve reggere match lunghi e la mente gestire la fatica nei momenti chiave. A questi livelli, la tecnica fa la differenza solo marginalmente; la vera forza sta in testa e fisico. Gli sparring partner aiutano i giovani? Quali consigli ai futuri talenti come Caniato? Assolutamente sì: il sistema degli sparring è un acceleratore eccezionale, già testato alle Nitto ATP Finals, agli Internazionali di Roma e al Centro Tecnico Nazionale di Tirrenia. Far confrontare i giovani più promettenti con i professionisti ATP è una strategia vincente per crescere rapidamente. Ai ragazzi consiglio impegno e dedizione costante, senza fretta di ottenere risultati immediati, e di vivere il tennis con passione e divertimento, puntando sempre alla crescita completa come giocatore e come persona.

L’Associazione Sportiva Dilettantistica
The Boys Rock Club, con sede a Forlì in via Torquato Nanni 27, è una realtà storica e consolidata nel panorama della danza sportiva e del ballo sociale. Fondata nel 1975, l’associazione vanta oltre cinquant’anni di attività continuativa, durante i quali ha contribuito in modo significativo alla diffusione della cultura del ballo, diventando un vero e proprio punto di riferimento per appassionati di tutte le età.
La direzione artistica e sportiva è affidata a Maurizio Farneti, Maestro Federale e Giudice Internazionale, e a Rosy Castellucci, Maestra di Danze Ritmo e Stile. La loro lunga esperienza, unita a una profonda passione per l’insegnamento, garantisce un percorso formativo serio, strutturato e allo stesso tempo stimolante, capace di valorizzare ogni allievo nel rispetto delle sue potenzialità. Nel corso degli anni, The Boys Rock Club ha avvicinato al ballo molte persone che si ritenevano poco portate, aiutandole a scoprire, grazie a un metodo didattico attento e inclusivo, il piacere di danzare e capacità spesso inaspettate, sia a livello amatoriale che agonistico.
L’associazione organizza corsi di dan-
za e ballo per bambini, ragazzi e adulti, senza limiti di età, dimostrando come il ballo possa essere praticato in ogni fase della vita. Sono inoltre attivati corsi dedicati a gruppi di amici, pensati per chi desidera condividere un’esperienza divertente, sociale e aggregante.
I percorsi didattici sono suddivisi in livelli Principiante, Intermedio e Avanzato, così da permettere a ciascun partecipante di apprendere con i propri tempi e obiettivi.
L’offerta formativa è ampia e diversificata. Per chi ama l’energia e il fascino retrò, l’associazione propone discipline come Boogie Woogie, Swing, Rock’n’Roll anni '50 e balli di gruppo anni’50, ideali anche per chi muove i primi passi nel mondo del ballo.
Accanto a queste, The Boys Rock Club sviluppa un’importante attività nelle discipline agonistiche della Danza Sportiva, tra cui Disco Dance, Freestyle, Danza Moderna, Jazz, Choreographic, offrendo un percorso tecnico e artistico di altissimo livello.
L’associazione è affiliata all’Associazione Italiana Cultura e Sport, ente riconosciuto dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano, e partecipa regolarmente a


competizioni ufficiali di rilievo nazionale e internazionale, come la Coppa Italia, il Campionato Italiano e il Campionato del Mondo IDF.
In particolare, il 25 gennaio gli atleti della società hanno preso parte alla competizione sportiva valida per la Coppa Italia 2026, che si è svolta a Firenze, un appuntamento importante che testimonia l’impegno costante nella preparazione agonistica e nella crescita sportiva degli allievi.





Marco Biasini vive a Cesena, dove lavora come educatore in un progetto di cittadinanza attiva con adolescenti. Nei weekend, però, indossa scarponi e giacca da guida ambientale escursionistica per far scoprire a chi lo segue le bellezze naturali della Romagna, tra storie di luoghi e persone. Dal 2019 guida ufficiale AIGAE, nel 2021 ha dato vita a Cammini Randagi, progetto condiviso con il naturalista Eddi Bisulli e la pedagogista Daniela Fagioli. Propongono escursioni storico-narrative, naturalistiche e esperienze di cammino per famiglie e bambini, sempre con l’idea

di muoversi senza fretta, seguendo sentieri meno battuti e riscoprendo spazi e storie nascosti del territorio.
Quali sono i periodi migliori per i vostri trekking e cosa rende alcune stagioni più suggestive o impegnative? Ogni stagione ha il suo fascino. Personalmente preferisco primavera e inizio autunno: da marzo a maggio la natura si risveglia, mentre l’autunno regala foliage e luci straordinarie. Anche l’inverno offre esperienze più lente e introspettive, se si è ben equipaggiati, mentre l’estate è più impegnativa per caldo e afa. Le difficoltà dipendono da distan-
za, dislivello e terreno, quindi è importante scegliere il percorso adatto al proprio allenamento. L’obiettivo è camminare senza fretta, godersi il paesaggio e vivere l’esperienza in modo piacevole.
Quali leggende, aneddoti o storie locali vengono raccontate lungo i percorsi e come arricchiscono l’esperienza dei camminatori? Camminare nella natura aiuta a svuotare la mente e a riattivare l’attenzione, creando lo spazio ideale per condividere storie di uomini, donne e comunità legate ai luoghi attraversati. Raccontare e ascoltare storie insieme ad altri ci aiuta a dare senso al mondo, costruire identità e tramandare conoscenze. Durante i cammini prevedo soste per narrare vicende che diventano momenti di riflessione e scambio. Ogni percorso nasce da ricerca e sopralluoghi, ascoltando ciò che il territorio comunica e raccogliendo nuove tracce o contributi. Camminare raccontando significa anche creare legami affettivi con il territorio. I nostri trekking portano sui sentieri della memoria, della storia, della leggenda e della poesia: dagli eccidi nazifascisti del 1944 a Tavolicci e Vallucciole, alle vicende storiche di Ravagli e Lady Chatterley, fino a borghi come Petrella Guidi o misteri come l’Azzurrina di Montebello.
Quali saranno i prossimi trekking in programma? Per San Valentino, tra febbraio e marzo, si terranno cammini dedicati all’amore. Il 15 febbraio, “Frammenti di un trekking amoroso” guiderà i partecipanti tra calanchi e crinali di Sasso Simone, con storie di amori famosi, letture da Barthes e curiosità scientifiche sull’amore.

Il Catch’n Serve Ball è una disciplina sportiva giovane, dinamica e inclusiva che prende spunto dalla pallavolo, ma ha sicuramente delle regole più semplici, pensate per rendere il gioco accessibile davvero a tutti. È uno sport che mette al centro il divertimento, il gioco di squadra e il benessere, e che negli ultimi anni sta conquistando sempre più appassionati, soprattutto nel territorio di Forlì-Cesena, grazie al grande impegno del Comitato Provinciale AICS. Ogni anno, nel mese di maggio, AICS Forlì-Cesena organizza un evento molto atteso, dedicato alle squadre formate da mamme e insegnanti delle scuole primarie.
Un appuntamento che unisce sport e socialità e che nell’edizione 2025 ha fatto segnare un risultato davvero eccezionale: ben 20 squadre partecipanti, un vero record. Il movimento però guarda anche oltre i confini locali. Dal 3 al 5 giugno 2025, il Comitato di Forlì-Cesena ha rappresentato l’Italia ai World Sport Games CSIT in Grecia, chiudendo la competizione con un ottimo 7° posto. Anche a livello nazionale il Catch’n Serve Ball è in forte crescita: nel 2025 sono partiti i primi corsi ufficiali per allenatori e arbitri, organizzati dalla Federazione Italiana di Catch’n Serve


Ball. Il campionato italiano, conclusosi a novembre, ha visto per la prima volta anche la partecipazione di squadre maschili. Grande l’orgoglio per il territorio: tra le prime cinque squadre femminili classificate, ben quattro appartengono al Comitato di Forlì-Cesena (Venere, Futurnet, Leonet e Marte). La squadra Venere di AICS VOLLEY A.S.D. ha confermato il titolo di campionessa italiana, mentre nel maschile la squadra Pegaso, sempre di AICS VOLLEY A.S.D., ha conquistato il primo posto. Le associazioni affiliate che praticano Catch’n Serve Ball sono AICS VOLLEY A.S.D., Club Juventinità e ASD Frampula. Il campionato provinciale 2026 ha preso il via lunedì 19 gennaio con sei squadre iscritte. Lo sguardo è già rivolto all’Europa: infatti dal 12 al 16 marzo 2026 saranno due le squadre di AICS VOLLEY A.S.D. che rappresenteranno l’Italia ai Single Championships in Finlandia. Prosegue inoltre l’attività di promozione nelle scuole primarie, con il ritorno a maggio dell’evento School Catch. La presidente Catia Gambadori si dice

orgogliosa di un movimento in continua crescita, capace di unire sport, comunità e inclusione, creando occasioni di incontro e condivisione per persone di tutte le età: un successo che nasce dal gioco, che coinvolge attivamente famiglie, scuole e associazioni locali, e che giorno dopo giorno si consolida come un vero e proprio valore concreto per tutto il territorio, portando entusiasmo, collaborazione e nuove opportunità di partecipazione per tutti.



È stata davvero una bella scoperta sapere che nella nostra comunità risieda un personaggio da corsa di caratura mondiale. Sissignori. Perché Ruggero Apriletti, ingegnere racing, della propria passione ha saputo fare un mestiere, fino al recente approdo nel Mondiale WEC, per la Casa del Leone.
Ruggero, quale è stato il tuo impiego in Peugeot durante il ‘25 e cosa questo ruolo ti ha regalato nel corso della stagione?
“Sono ingegnere di pista, e coordino l’operato di cui fa parte il gruppo di lavoro (ingegneri, meccanici, benzinai, gommisti)
che segue la vettura n°94 lungo l’intero campionato, fino ai piloti che finalizzano in gara tutto questo. Nel mio caso Duval, Vandoorne (fino alla penultima corsa), Jacobsen e Pourchaire che era presente solo in Bahrein.”
Bilancio della stagione?
“Per come sono fatto io, trovo sempre cose positive e negative. Se devo fare un bilancio di questo campionato, posso dirti che dal mio punto di vista è andato bene, considerando come fosse anche il mio primo anno in Hypercar.
In Peugeot mi sono trovato benissimo e ho

conosciuto un gruppo di ragazzi davvero validi. In apparenza i risultati possono sembrare quello che sono, ma questo non ci ha impedito di avere una buona gestione del Bop. C’è stata un po’ di sfortuna al Fuji per una mancata vittoria, dove avevamo il passo per fare addirittura doppietta. Invece una Virtual ha penalizzato proprio il mio equipaggio relegandolo nelle retrovie come successo in Bahrein, dove per gli stessi motivi non siamo riusciti a ottenere i punti necessari per conquistare il quinto posto nella classifica costruttori. Succede. Fa parte del gioco. Ma da S. Paolo in poi, abbiamo comunque avuto una buona progressione della nostra prestazione. Il giusto coronamento della stagione, sarebbe stato appunto chiudere tra i primi cinque nei costruttori. Ci riproveremo.”
Primo anno con Peugeot. Com’è stata Le Mans con una Hypercar?
“Di 24 ore ne ho fatte tante, ma con l’Hyper (come ti ho già detto) era la mia prima in assoluto ed anche un altro pianeta. Gara che richiede più della metà dell’impegno che puoi mettere nell’arco dell’intero mondiale, e che personalmente sta proponendo gare sempre più valide e convincenti. Tornando a Le Mans, ogni dettaglio è davvero fondamentale e già solo la logistica senza aver ancora percorso nemmeno un metro può fare una grandissima differenza.”
In quei giorni si dorme poco…
“Sabato si va in circuito verso le 7 di mattina e fino alle 10 di domenica sera non si chiude occhio. Ma se sei un racer, anche solo come ingegnere sono momenti irripetibili che varrà sempre la pena vivere.”
Certamente, caro Ruggero. Correre è vita. Tutto il resto è attesa.


