PAL, inventore all’avventura

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|nventore all’avventura PAL ,

Un mare nei guai

Patrick Archibald Leonard O’mbus, che nessuno però chiamava mai così, viveva in una vivace città affacciata sul mare.

Una città a prima vista bella e accogliente ma che, a guardala con più attenzione, era anche affollata, piena di gente frettolosa, piena di traffico, piena di inquinamento, piena di rifiuti, piena di problemi che, anche se piccoli, se presi tutti assieme si sommavano in uno grande e grosso.

La gente di questa città non era cattiva, quello no, ma non sempre faceva atten-

zione a quello che la circondava: troppo impegnata a fare sempre qualcosa d’altro.

Pal, chi lo conosceva lo chiamava così, forse solo perché per chiamarlo Patrick

Archibald Leonard ci si metteva troppo tempo, amava tre cose: la tranquillità, la natura, e le sue invenzioni.

Già, perché Pal era un inventore!

Certo, non tutte le sue idee erano capite o appoggiate, anzi alcune non erano neppure state apprezzate!

Effettivamente, pensandoci bene, il suo PB/MRCP-X-FDAR-17bis (Purificatore di Brodo e/o di Minestrone Rimasto dalla Cena Prima Per Farsi la Doccia con Acqua Riciclata) aveva fatto storcere il naso a molti. L’idea era di certo geniale, ma forse si sarebbe dovuto studiare un pochettino meglio come togliere del tutto l’odore di broccoli e

cipolle che, per settimane, restava incollato ai capelli dei malcapitati acquirenti.

Ma c’era un’invenzione di cui lui andava particolarmente fiero: un vecchio casco da palombaro ereditato dal nonno, che Pal aveva riadattato e che ora permetteva di respirare sott’acqua praticamente all’infinito. Sempre se uno ne avesse avuto voglia.

E la voglia di andare a vivere in fondo al mare a Pal stava arrivando sempre più frequentemente.

La proverbiale goccia che fece traboccare il fatidico vaso fu… un fazzoletto sporco gettato distrattamente da un finestrino di una macchina imbottigliata nel traffico e atterrato direttamente sul naso del povero Pal, che rosso come un peperone sbottò:

«ORA BASTA!!!!!»

Tutti quanti nei paraggi lo avevano osservato con stupore… per un secondo, per poi riprendere quello che stavano facendo prima. C’era chi regalava gestacci all’automobilista di fronte, colpevole di aver tagliato la strada oppure di muoversi troppo lentamente. Un altro gettava la confezione di plastica della sua nuova maglietta, con scritto a grandi lettere SALVIAMO IL PIANETA, con disattenzione, accanto al cestino; mentre altri ancora litigavano con dei ragazzi che ascoltavano la musica a tutto volume, tra mille altri borbottii, schiamazzi e lamenti. Pal, dopo essersi ripulito il naso, si guardò attorno, e scuotendo la testa se ne tornò sconsolato a casa. La decisone era presa.

Dopo aver messo le poche cose che gli servivano in una sacca, prese il suo

CAP-1 (Casco Autorespirante di P.A.L

O’mbus) sotto un braccio e si incamminò a passo svelto verso la spiaggia.

Anche se ogni tanto qualche persona che lo incrociava si domandava cosa stesse facendo questo strano personaggio, nessuno si prese la briga di chiederglielo, e quindi, poco tempo dopo, Pal si trovò con i piedi in acqua.

Voltandosi verso la città per un ultimo saluto, contraccambiato solo dai rumori del traffico, si mise il casco in testa e scese lentamente verso il fondale marino.

C he spettacolo gli si aprì davanti agli occhi! Una miriade di pesci variopinti, coralli dai mille colori, tartarughe, squali curiosi e per finire rifiuti… rifiuti di ogni genere!

“Ma come?” pensò Pal guardando quella discarica di vecchi copertoni, biciclette arrugginite e addirittura una tazza del gabinetto, che a perdita d’occhio copriva i resti di una barriera corallina oramai bianca e senza vita. Aggirandosi sconsolato in quella montagna di sporcizia, Pal si mise a raccogliere i rottami più

grandi, ammucchiandoli in un angolo e mugugnando tra i denti:

«Ma perché non si può lasciare in pace neppure il mare?»

Mentre spostava di qua e di là quello scempio, separando la gomma dal vetro e il metallo dalla ceramica, Pal non si rese conto di essere attentamente osservato da tanti occhi curiosi, indagatori, timorosi, preoccupati ma anche minacciosi.

Di cosa si trattava? Magari di un gigantesco spaventevole mostro marino dai tanti occhi e altrettante espressioni?

No, niente di tutto questo, ma di qualcosa di altrettanto inaspettato!

Questi occhi, un paio alla volta ovviamente, appartenevano a delle strane creature mezze umane e mezze pesce.

Pal, sentendosi infine spiato, si girò e sul suo viso si poté leggere un Oooh! di stupore.

I proprietari degli occhi curiosi, indagatori, timorosi, preoccupati, appena capirono di essere stati scoperti, fuggirono da tutte le parti in una caotica e variopinta scia di bolle.

Gli occhi minacciosi, per contro, si chiusero ancora un po’ di più a fessura, e si avvicinarono assieme alla barba, al cappello da pirata (che poteva star benissimo anche a un folletto) e alle squame color verde rame che ornavano questa strana creatura.

«E tu chi caspiterina saresti? Che cosa ci fai qui? E che cosa stai facendo con queste brutture? Sei stato tu a farmi seccare l’orto?» sbottò questo rude personaggio con una voce tra il canto

Pal, stufo del caos della città va a rifugiarsi in mare, per scoprire che quest’ultimo è costantemente sotto attacco, e per di più è abitato da degli strani personaggi!

Tra avventure, colpi di scena, nuovi e vecchi amici, lotte, incomprensioni, qualche lacrima e divertenti rime, riusciranno i nostri amici ad aiutare il mare in difficoltà?

Valori impliciti

Questo libro parla di rispetto, sia per la natura che per chi ci sta accanto.

Narra di coraggio, amicizia, ecologia e redenzione.

Il tutto condito da allegria e simpatia. Spero faccia riflettere, e faccia capire che ognuno di noi, nel proprio piccolo, possa contribuire a migliorare la vita di tutti e della nostra bella Terra.

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