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giro per Palermo (e non solo)

Valmarecchia - Piedimonte Matese - Cividale del FriuliPalermo - Pontremoli - Cittaà della Pieve - Pitigliano - Jack Vettriano in mostra a Roma - Ait Ben Haddu (Marocco) - Il fiume selvaggio Vjosa (Albania)

N. 7 GENNAIO 2026

ITINERARI INASPETTATI

IngiroperPalermo Addiopizzo(enonsolo)con Travel

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È una rivista bimestrale da sfogliare, leggere e collezionare per scoprire itinerari inaspettati in Italia e nel mondo.

Nel 2026 i numeri verranno pubblicati in gennaio, marzo, maggio, luglio, settembre e novembre, ogni numero è di circa 96 pagine.

Il costo dell’abbonamento cartaceo è di 45 euro comprese le spese postali per l’Italia.

Il costo dell’abbonamento digitale è di 15 euro. Per l’estero, tradotta in inglese, l’abbonamento è di 70 euro comprese le spese postali. Il costo dell’abbonamento digitale, per l’estero, è di 25 euro. Per abbonarti vai su www.ilbelviaggio.it

Putignano
Borgo
Palazzolo
Chianalea

SOMMARIO

4 Questo è l’anno dei piccoli comuni italiani - LuigiFranchi

6 Sulle tracce di Tonino Guerra - Simona Vitali

20 Magnifica Piedimonte, pulita e zampillante di acque - LuigiFranchi

28 Cividale del Friuli - Maria Cristina Drì

38 In giro per Palermo (e non solo) con Addiopizzo Travel - Simona Vitali

50 Le statue stele lunigianesi - JacopoFranchi

56 Città della Pieve - LuigiFranchi

66 Pitigliano città ospitale - Guido Parri

76 L’universo sensuale di Jack Vettriano - Maria Cristina Drì

80 Melting pot - La redazione

82 Ait Ben Haddu in Marocco) - GiuliaZampieri

92 La Valle del fiume selvaggio Vjosa in Albania - Maurizio Davolio

In giro per Palermo (e non solo) con Addiopizzo Travel

N° 7 gennaio 2026

EDITORE

Edizioni Catering srl Via del Lavoro, 85 40033 Casalecchio di Reno (BO) Tel. 051 751087 – Fax 051 751011 info@ilbelviaggio.it - www.ilbelviaggio.it

PRESIDENTE

Benhur Mario Tondini

DIRETTORE RESPONSABILE

Luigi Franchi luigi.franchi@ilbelviaggio.it

REDAZIONE

Giulia Zampieri, Simona Vitali, Guido Parri, Maria Cristina Dri

FOTO

Archivio Ilbelviaggio , Alamy e Simona Gallo

PUBBLICITÀ

Tel. 331 6872138 info@ilbelviaggio.it www.ilbelviaggio.it

PROGETTO GRAFICO

Gabriele Adani - www.gabrieleadani.it

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Costo copia trimestrale: 10,00 euro abbonamento annuo 45,00 euro Per abbonarsi: info@ilbelviaggio.it spedizione in abbonamento postale, iscrizione n.8654 Registro Stampa in data 31/07/2025 al Tribunale di Bologna

Questo è l’anno dei piccoli comuni italiani

È una bella notizia quella che è emersa dal terzo Forum Internazionale del Turismo che si è svolto a Milano il 23 e 24 gennaio scorsi: il dibattito si è concentrato, in massima parte, sull’under-tourism, sul turismo dei piccoli borghi, delle aree interne, dell’Italia ancora poco conosciuta, degli itinerari inaspettati.

Quando abbiamo deciso di dar vita a questa rivista, due anni fa, abbiamo scommesso, con largo anticipo su questa tendenza e oggi abbiamo la dimostrazione concreta che avevamo visto giusto.

Certamente c’è molto, moltissimo lavoro da fare, ci vogliono infrastrutture adeguate, mappe descrittive, un racconto emozionale, il convincimento degli abitanti non abituati a trovarsi al centro dell’attenzione che il turismo riesce a generare.

Ma restiamo convinti che si debba superare quel gap per cui il 75% dei turisti conosce solo il 4% del patrimonio italiano.

Andare in un piccolo borgo è un’esperienza che non ha pari; obbliga all’adattamento e questa è una cosa che, alla lunga, genera positività perché ci toglie tutti quegli orpelli inutili che condizionano le nostre vite quotidiane. Non siamo più abituati al silenzio, al ritmo lento, all’osservazione attenta di come si comporta la natura, al comprendere il significato di un dipinto, di un affresco, di un monumento o di una determinata architettura.

Tutte cose che vengono rese possibili in una vacanza lenta, dove bisogna stare attenti alla strada per arrivare ma che ti riempie di soddisfazione non appena entri in contatto con il luogo di destinazione.

Luigi Franchi

Per fare che questo tipo di turismo si affermi occorre, secondo l’analisi che Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, ha fatto al Forum Internazionale del Turismo su cui siamo d’accordo, che sia più agevole reperire informazioni sui collegamenti e che i collegamenti stessi diventino più funzionali; puntare sulle opportunità che i piccoli centri possono dare: tranquillità, stile di vita, prezzi meno onerosi, bellezza dei luoghi e voglia di scoperta.

“Il futuro del turismo, in Italia, non dipende dall’aumento dei numeri in senso assoluto anche se questi, nell’ultimo anno, vanno benissimo – 480 milioni di presenze nel 2025, con un aumento del 3% sull’anno precedente - Ma dalla capacità di gestire intensità, tempi e spazi del fenomeno turistico, valorizzando i territori meno frequentati”, è con queste parole che il ministro per il turismo, Daniela Santanchè, ha aperto i lavori del Forum.

Vogliamo crederci! Ed è per questo che siamo diventati partner, in queste settimane, di: AITR, Associazione Italiana del Turismo Responsabile, GTI, Guide Turistiche Italiane, Borghi Autentici d’Italia

Con loro vogliamo far crescere un turismo bello e responsabile!

I NOSTRI PARTNER

direttore responsabile de Ilbelviaggio luigi.franchi@ilbelviaggio.it

Sulle tracce di Tonino Guerra

In Valmarecchia, per ritrovare lo stupore

Autrice: Simona Vitali

“L’ottimismo è il profumo della vita!”. Chi non ricorda questa felice espressione di quel volto simpatico, giocoso che risponde al nome di Tonino Guerra, poeta e scrittore (questa la dicitura in sovrimpressione), in una campagna-tormentone tv di un importante gruppo di elettrodomestici, agli inizi del 2000?

Tre parole, tre, semplici, comprensibili, ben dosate, ridenti, efficaci, potremmo dire azzeccate, dal momento che non ci hanno più abbandonato. Continuano ad accompagnarci, pronte a riemergere, a mo’ di incoraggiante sprone in certi nostri frangenti di vita. A pensarle, metterle insieme, in sequenza, in modo sintetico, a farne uno slogan tormentone ci vuole una bella testa. Ci vuole la testa di un uomo che è stato talmente “tanto” nella sua vita da rendere difficile tratteggiarlo nella sua completezza. E che la poesia, con il suo potere salvifico, l’ha abbracciata a partire da un campo di concentramento in Germania, a Troisdorf, dove la sera ai suoi compagni di prigionia romagnoli era solito recitare Sonetti romagnoli di Olindo Guerrini, che conosceva a memoria, e poi anche le sue poesie che aveva preso a comporre. Si è sempre definito poeta innanzitutto, Tonino Guerra: “Sono affezionato alla parola. Le immagini che sono dentro la parola sono infinite. La parola è ciò che di più pieno di cinema ci sia al mondo” lui, sceneggiatore di fama internazionale che lavora con i più grandi registi e vince prestigiosi premi (l’Oscar

Tonino Guerra

per Amarcord di Fellini, ben quattro David di Donatello, , tre nomination all’Oscar, l’Oscar Europeo del Cinema come Miglior Sceneggiatore e una Palma d’Oro a Cannes). E pure poliedrico artista, capace di esprimere la sua visione attraverso diverse espressioni artistiche tra disegno/pittura, scultura, ceramica…

Il ritorno in Valmarecchia

Dopo tanti anni a Roma Tonino decide, nel 1989, di ritornare nella Romagna che gli ha dato i natali, la Valmarecchia - entroterra riminese incastonato tra Marche e Toscana - prima a Santarcangelo di Romagna poi a Pennabilli, dove trova il suo nido in quella che denominerà Casa dei mandorli, perché circondata da mandorli che a primavera l’avvolgono come in soffici nuvole bianche, col suo grande giardino a terrazzamenti che si sviluppano a ridosso di un roccione e una vista strepitosa sulla valle.

Il perché di questa scelta lo vogliamo esprimere con le parole stesse del maestro, pene-

tranti e riflessive: “Pennabilli era l’Himalaya della mia infanzia, più che un luogo era un mito. Quando ero bambino i miei genitori si spostavano qui per vendere la frutta. Pennabilli non è lontano da Santarcangelo di Romagna, così ci portavano anche me. Per quale motivo ci sono tornato? Perché è una specie di paradiso perduto e poi ritrovato, perché da anni voglio sbarcare da qualche parte per vivere in modo differente e invece un giorno ho attraversato un ponticello sul Pressale, un affluente del Marecchia e sono arrivato a calpestare le foglie di un orto accogliente ed eccomi qua. Avevo 70 anni, avevo voglia di riflettere sulle mie cose, la pittura, la natura, la poesia e ho pensato di trasferirmi a Pennabilli per cominciare e per ricominciare”.

A caldeggiare questo suo trasferimento da Santarcangelo a Pennabilli è Gianni, Gianfranco Giannini, attivo nel rilancio culturale del borgo. È con lui, Gigi Mattei e altri del luogo con cui stringe amicizia, che Tonino prende l’abitudine di andare a poco a poco

Tonino con amici a Ca' Fanchi

a perlustrare il territorio e le sue frazioni non mancando di dire la sua (a Bascio darà vita al giardino pietrificato, a Scavolino contribuirà alla creazione di un museo contadino, a Maciano tornerà spesso, attratto dalla pace del convento in quel luogo…), convinto com’è che la bellezza da salvare sia quella della piccola Italia, che sta andando in rovina, non quella di Firenze o Roma, conclamata. Le impronte che Tonino Guerra lascia sono tante, in senso ampio nel mondo, e in senso più stretto in Valmarecchia, ma è su Pennabilli che si esprime con maggiore intensità, a partire dalla casa dove si è insediato, fulcro del suo pensiero.

Pennabilli, con gli occhi di Tonino Guerra

Quando non ci sono iniziative che ormai suonano come appuntamenti di richiamo

(come La Mostra mercato nazionale d'antiquariato, Gli antichi frutti d’Italia si incontrano a Pennabilli, Artisti in piazza…).

Pennabilli si presenta come un piccolo centro scandito dal tam-tam quotidiano dei suoi 2677 abitanti. Approcciando questo luogo è importante predisporsi a un ascolto sottile, meglio, a lasciarsi prendere per mano da chi ha preparato, eccezionalmente, per noi il terreno in questo senso. Il viale all’ingresso del paese, venendo da Rimini, è costellato di ciliegi, suggeriti da Tonino, perché si potesse godere, in stagione, della loro fioritura ma è superando la piazza, su cui si affaccia la cattedrale di San Pio V e Palazzo della Ragione, con la sua Loggia dei mercanti, e sguinzagliandosi liberamente verso la parte alta del paese che si iniziano a cogliere i “segni” - tra messaggi, opere e installazioni - con cui Tonino

Totem in legno e ceramica Il Santuario dei pensieri

Guerra ha inteso evidenziare luoghi significativi in Pennabilli. Ciò che ha voluto creare, coinvolgendo più artisti, è stato una sorta di museo diffuso, a cielo aperto: il Museo dei Luoghi dell’Anima. Così via via che si sale ci si imbatte ne La strada delle Meridiane, un percorso (non una singola via) lungo cui si trovano ben sei meridiane od orologi solari, che scandiscono il tempo secondo metodi appartenuti a diverse epoche storiche, ad impreziosire altrettante facciate di palazzi. Si incontra pure un minuscolo museo, sito nella ex Cappellina dei Cauti, con una sola opera “L’angelo con i baffi” tratta da un breve racconto del maestro.

Portandosi nei pressi di porta Malatesta si imbocca un sentiero costellato di totem in legno e ceramica, su cui Tonino Guerra ha apposto piccole annotazioni che fanno

pensare, finché più oltre non si arriva in una nicchia dal manto erboso, racchiusa fra le mura del fu castello dei Malatesta, dove sorge un luogo meditativo per eccellenza: Il santuario dei pensieri. Sette sculture in pietra, che Tonino ha definito “specchi opachi per la mente” e una sola panchina per meditarli.

Non distante si trova la Casa dei mandorli, dove non è improbabile incontrare Lora, l’amata consorte di Tonino, donna di intelligenza e cultura che a lui ha dedicato la sua esistenza e continua a sostenerlo ad oltranza, tessendo, lei di origini russe, relazioni anche a livello internazionale. L’ho incrociata passando di lì. Accogliente mi ha invitato nella sua casa, che incarna per eccellenza lo spirito dei Luoghi dell’Anima e rappresenta essa stessa “opera”, den-

Capanna del Po sita nel giardino della Casa dei Mandorli
Interno della Casa dei Mandorli

sa di ingegnose opere, a loro volta, del marito ma anche di doni preziosi dedicati “che dialogano in lingue diverse” come amava dire Tonino, oltre che luogo che ha ispirato tantissimo il maestro, che sia nel giardino stratificato che da una stanzetta panoramica aveva il suo osservatorio privilegiato sulla vallata e sul mondo (“la mia casa è così in alto che sento il Signore tossire”). Una casa arricchita dai “respiri” dei personaggi illustri, amici di Tonino, che vi sono transitati, portando – è il caso di dirlo – il mondo a Pennabilli e che oggi è divenuta Casa della memoria (ad opera dell’associazione nazionale Case della memoria), Casa delle persone illustri (per la Regione Emilia Romagna) e, recentemente, sede dell’associazione Casa dei mandorli, di cui Lora è parte integrante, che di quella casa museo, delle pubblicazioni e non solo si prenda cura. Scendendo di nuovo verso la piazza centrale non si può non far visita, in una piazzetta appresso, all’Orto dei frutti dimenticati, una lingua di terra fra la parete della rupe e l’apertura sulla valle del torrente

Messa, che Tonino ha definito “museo del gusto e dei sapori, per non dimenticare il gusto di quelle piante che stavano addosso alle case contadine e che oggi sono scomparse”, in realtà pure scrigno di sculture e opere dense di significato di artisti contemporanei e dello stesso Tonino Guerra. Un luogo veramente ispirato, dove perdere la nozione del tempo, presi dall’incanto di ciò che lo abita. Così tra svariate specie di mele, la pera cotogna, la corniola, il giuggiolo, l’uva spina, la ciliegia cuccarina, il biricoccolo, per citarne alcune, fanno capolino l’Arco delle favole per gli occhi dell’infanzia, La Voce della foglia, La porticciola delle lumache, La Meridiana dell’incontro (scultura che ritrae due colombi la cui ombra proiettata sulla pietra si trasforma nei profili di Federico Fellini e Giulietta Masina). Due spazi meritano attenzione: l’antico lavatoio del paese con le pareti tappezzate di formelle in ceramica che riportano “Le frasi dei mesi” di Tonino e “Il Rifugio delle Madonne abbandonate”, raccolta di Madonne in terracotta e ceramica dipinte da più

L'orto dei frutti dimenticati

artisti, a rappresentare idealmente quelle Maestà disseminate, e un po’ trascurate, ai bordi delle strade in campagna. Il museo diffuso si estende fino alle frazioni di Bascio con Il giardino pietrificato (sette tappeti di ceramica, ai pedi di una torre millenaria, dedicati a 7 personaggi storici) e di Cà Romano con La Madonna del rettangolo di neve (una grande opera in ceramica ospitata in una piccola chiesa).

Solo la terra ci può salvare: la frequentazione di Tonino e Lora di Cà Fanchi

Ne è convinto Tonino Guerra: “ L’orto è una delle magie più importanti che ha creato l’uomo: vedi queste cose nate, questi colori venire nei tuoi occhi. Io vorrei che in ogni scuola ci fosse un orto. L’uomo è così cretino che non ama la terra. È solo la terra che ci può salvare”. E ancora: “Io difendo molto le persone che dicono ‘Ritorniamo ad avere devozione per la terra e capire che tutto dipende da lei. I miracoli sono questi’“.

Nel suo approfondire la conoscenza del territorio, con l’inseparabile amico Gianni, Tonino ha preso a frequentare Ca’ Fanchi, un piccolo borgo agricolo nella campagna di Pennabilli, che si compone di un oratorio minuscolo, circolare, che pare sia stato finanziato da Papa Paolo VI, un mulino, un forno per il pane, spazi adibiti a coltivazione, un pozzo romano, una fornace e una quindicina di case separate fra loro, rivitalizzato grazie a Guerrino Fanchi, che lì ci è nato, e ha inteso dare continuità a ciò che vi ha trovato, facendovi ritorno dopo tanti anni e divenendo coltivatore, secondo metodi antichi, di frutti e ortaggi dimenticati. Cà Fanchi diventa un luogo molto frequentato da studiosi, studenti, amici nuovi e di vecchia data da tutta Italia, con cui Guerrino porta avanti una vera e propria ricerca in materia di biodiversità e condivide il progetto “Orto amico di Ca’ Fanchi”, contribuendo a rimettere in circolo antiche varietà di frutta e verdura, come la patata blu (per lo più coltivata in Francia e in Belgio), avuta da una signora

Guerrino Fanchi

inglese e condivisa con gli amici (ora abbastanza diffusa in zona), ma anche, in tempi non sospetti, il Senatore Cappelli trovato a Campobasso e non ancora conosciuto in quegli anni, piuttosto che fare esperienze di particolari impollinazioni (quella della zucca prima e del granoturco poi) e pure di orto sinergico (rialzo di terra sovrastante potature, letame…che dopo la semina non richiede lavorazione, perché all’interno si forma un habitat di microrganismi che fertilizzano il terreno).

Una dimensione che incontra la benevolenza di Tonino Guerra, il quale non manca di fare visita, insieme alla sua Lora, a Ca’ Fanchi e di prendere parte all’annuale festa che lì si tiene la seconda domenica di agosto, quando dopo il comizio agrario si pranza nell’aia, lì il maestro si siede fra glia amici più cari a parlare di progetti, iniziative da organizzare... Un’abitudine perpetrata negli anni, proseguita anche dopo la sua dipartita quando, immancabilmente, continua ad essergli riservata una sedia vuota accanto alla moglie.

Fra i momenti condivisi Guerrino ricorda di quella visita ricevuta dal poeta in una cal-

da giornata d’estate e della sua richiesta: ‘Non mi offri un bicchiere di vino?’ a cui lui, sapendo bene di trovarsi di fronte a un vero bongustaio ha risposto: “Il mio vino è agro, più adatto per dissetare chi lavora nei campi che per essere degustato”. “Fammelo sentire” lo esorta Tonino. Guerrino preleva una bottiglia nella cantina e ne versa un poco. Tonino assaggia e resta in silenzio e poi: “Con cosa lo fai?” incalza il poeta bevendone un altro sorso. “Con tre vitigni di Sangiovese centenari” risponde Guerrino. “E come lo chiami?” insiste Tonino. “Sangiovese!” risponde il coltivatore. Improvvisamente il maestro esclama: “Lo devi chiamare vino dei tre santi!”.

Il richiamo dei luoghi dell’anima

Sono anni che torno ciclicamente a Pennabilli, giusto per i Luoghi dell’Anima, nient’altro, nonostante questo borgo medioevale abbia altro da offrire, a partire dalla storia. Ho capito che è un richiamo, una sorta di bisogno di farmi guidare da quegli occhi nel guardare alle cose per imparare a connettermi, con le parole, alla loro anima.

Sullo sfondo di Tonino e Lora

P.S.

Consigli sul come muoversi

“Va dove ti porta il cuore” è la bussola che suggerirei per approcciare e conoscere simili luoghi, senza un preciso ordine da seguire. Ciascuno disegni la sua traiettoria e si prenda tutto il tempo di cui sente il bisogno, perché queste sono occasioni per stimolare il pensiero oltre che per riempirsi lo sguardo di piccolissimi particolari o di profondi panorami.

Per poter meglio comprendere la visione di Tonino Guerra suggerisco invece, all’inizio o alla fine del tour, di fare tappa presso Il mondo di Tonino Guerra, nei sotterranei del trecentesco Oratorio di Santa Maria della Miserircordia , sede dell’associazione culturale e laboratorio Tonino Guerra, di cui Andrea Guerra, celebre compositore di colonne sonore per film e figlio di Tonino, è presidente, che, oltre a racchiudere parte della prolifica opera artistica del poeta e sceneggiatore, si dedica all’organizzazione di un prestigioso Festival del cinema, “Luoghi dell’Anima – Italian film festival”, dove paesaggio, memoria e poesia, vengono celebrati con concorsi per lungometraggi e cortometraggi, oltre a eventi speciali. Insieme alla all’associazione Casa dei mandorli, si occupa anche dell’organizzazione dell’annuale Festa dei frutti dimenticati.

A marzo di ogni anno tra Pennabilli, Santarcangelo di Romagna e Rimini si festeggia il compleanno di Tonino (16 marzo), con una rassegna culturale “Le giornate di marzo per Tonino Guerra”, per ben sei giorni. Quest’anno dal 16 al 21 marzo - mi racconta Lora - è in programmazione, fra le tante iniziative, un concorso di poesia per le scuole, che coinvolgerà i due licei intitolati a Tonino Guerra (Cervia e Novafeltria) e vedrà i ragazzi stessi giudici e premianti dei coetanei, un concerto di grande levatura ad opera di grandissimi musicisti russi, la pubblicazione di un nuovo libro di massime di Tonino,

la visione di due film candidati al prossimo festival del cinema dedicato. Ma su questo vi invitiamo ad approfondire il programma non appena verrà reso noto.

Imperdibile una visita al vicino comune di Santarcangelo di Romagna, curato e piacevolissimo luogo che a Tonino ha dato i natali, dove trovare un rinnovato e sapientemente concepito museo, Nel mondo di Tonino Guerra, in cui cogliere tutta la poliedricità della persona e dell’artista, tra oltre una sessantina di quadri, sculture, ceramiche, arazzi e tele stampate e un’interessante sezione multimediale, con i suoi capolavori di sceneggiatura cinematografica, i documenti, le interviste da visionare.

C’è ancora un sogno, nel cuore di Lora, un sogno coltivato insieme al suo Tonino, di creare un Museo letterario a cielo aperto che, partendo da Rimini, per celebrare Federico Fellini, si snodi lungo la Valmarecchia, dove Tonino e altri artisti hanno lasciato tanti segni. Un percorso meditativo lungo cui leggere poesie, fermarsi, guardare e pensare.

ORARI DI APERTURA DEI DUE MUSEI DI TONINO GUERRA

Il mondo di Tonino Guerra a Pennabilli

Dal martedì al venerdì 15.30 / 17.30

Sabato e domenica 10.30 / 12.00 15.30 - 17.30

Chiuso il Lunedì

Nel mondo di Tonino Guerra a Sant’Arcangelo di Romagna

Mercoledì ore 15.00 / 18,30

Sabato e festivi 9.30 / 12.00 15.00 /1 8.30

GLI

Dove dormire

HOTEL IL DUCA DEL MONTEFELTRO

Un palazzo storico di inizio ‘900 ospita questo hotel, nel centro storico di Pennabilli, circondato dal verde delle colline. La struttura dispone di Spa e centro benessere, concilianti l’atmosfera del luogo.

Via Aldo Moro, 12 47864 - Pennabilli (RN) info@hotelducamontefeltro.it

Tel. +39 0541 1613400

IL GELSO ROOM&BREAKFAST

Struttura felice, nello stile di un vecchio casale, immersa nel verde. Stanze ampie, confortevoli e arredate con gusto. Colazione preparata con cura.

Via Serra di Sotto, 57 47864 Maciano di Pennabilli (RN) ilgelsomaciano@gmail.com

Tel. +39 0541 915604

Dove mangiare

LA SANGIOVESA

Un locale unico nel suo genere, autentico inno alla Romagna, raccontata nelle sale arredate con il contributo di idee, e pure oggetti, di Tonino Guerra, con piatti che celebrano il gusto, nella loro semplicità. Consigliatissimo per l’esperienza nel suo complesso.

Un luogo che non si dimentica.

Piazza Simone Beato Balacchi, 14 47822 Santarcangelo di Romagna (RN) marketing@sangiovesa.it

Tel. +39 0541 620710

IL PIASTRINO

Nell’entroterra riminese, nel cuore del Parco di Begni, un ambiente intimo e curato nei particolari dove si propone, con maestria, cucina contemporanea, che dall’alta collina guarda al mare, ispirata dalla tradizione.

Via Parco Begni

47864 Pennabilli (RN) info@piastrino.it

Tel. +39 0541 928106

Dove comprare

IL BOSCO DEI REGALI

Oggetti di gusto, raffinati, a partire da quaderni e notes fino agli arazzi di molti colori e misure, i ricami, le ceramiche da appendere, da collezionare, che riproducono i disegni di Tonino Guerra - nel segno della bellezza - sapientemente veicolati da Clelia, figlia di Gianni, l’amico e collaboratore di Tonino. Per il piacere di raccogliere anche qualche testimonianza dal vivo.

Piazza Vittorio Emanuele, 17 47864 Pennabilli (RN)

info@boscodeiregali.com

Tel. +39 0541 928382

STAMPERIA ARTIGIANA MARCHI

Un luogo incantevole, un laboratorio e bottega artigiana veri in cui si crea, con la tecnica della pittura a pennello, corredi per la casa, per la persona e della cucina romagnola tradizionale con tessuti antichi e moderni.

Qui è possibile ammirare un mangano, macchina tessile (una sorta di ruota in legno gigante che solo il peso dell’uomo riesce a far muovere, datato 1633 e in ottimo stato di conservazione). Si tratta di un esemplare unico al mondo, che con il suo peso pressa la tela stirando i tessuti e li impreziosisce rendendoli morbidi compatti e lucidi.

Via Cesare Battisti, 15 47822 Santarcangelo di Romagna (RN)

info@stamperiamarchi.it

Tel. +39 0541 626018

La festa di agosto di Ca' Fanchi

Magnifica Piedimonte, pulita e zampillante di acque

Autore: Luigi Franchi
Nel cuore del Matese

Cosa mi ha spinto a Piedimonte Matese? Le parole che Paolo Rumiz ha dedicato a questo paese nel suo bellissimo saggio Bella e perduta, canto dell’Italia garibaldina: “Magnifica Piedimonte, pulita e zampillante di acque, con le sue bifore, le fontane a becco in ghisa e, in alto, la chiesa di San Giovanni che pare partorita dalle selve. Il luogo è vivo di utopia garibaldina. Dietro c’era un’élite illuminata, e al suo centro un industriale tessile svizzero trapiantato, massone e protestante, il quale aveva impiantato una grandiosa filanda capace di dar lavoro a mezza valle. Non ebbe vita facile il signor Egg (così si chiamava): la curia gli fece processioni contro e gli rifiutò una tomba in terra consacrata, poi vennero le leggi doganali dell’Italia tanto invocata, che lo

bastonarono per aiutare il tessile del Nord… Dalla rocca la visibilità è illimitata, una Luna color melograno esce dal Sannio”.

Siamo nell’alto casertano, nella Terra di Lavoro, dove Il Massiccio del Matese occupa una superficie di oltre 1000 chilometri quadrati, un tempo robusta area difensiva.

Ci arrivo una mattina di ottobre, il cielo è terso, l’aria pulita e il tepore è quello dell’autunno nel sud dell’Italia, condizioni ideali per visitare un borgo. Le prime persone che incontro stanno conversando davanti a una vetrina dove sono esposte vecchie foto di Piedimonte Matese.

Chiedo a loro come raggiungere il centro storico e i due uomini, prima ancora di fornirmi le indicazioni si presentano – Aldo Conca e Giuseppe Iadevaia, il primo responsabile ASL per l’HACCP, il secondo impegnato nel CAF dell’ACLI – e mi invitano a prendere insieme il caffè alla nocciola. Buonissimo il caffè e speciale l’incontro che mi permette

lo sguardo giusto per scoprire Piedimonte Matese.

Sono loro a indicarmi la lunga serie di personaggi storici che hanno connotato Piedimonte e l’alto casertano: da Giovanni Petella, nato a Piedimonte nel 1856, medico che si imbarca, in pieno periodo di grandi esplorazioni geografiche, su una nave della giovane Regia Marina per un lungo viaggio che tocca porti, isole e città del Sud America, attraversa la Patagonia e la Terra del Fuoco, addentrandosi fino alle Ande, lasciando un diario di bordo impressionante per le riflessioni esistenziali, le curiosità antropologiche, la cura dei particolari del viaggio che, nel 2025, è diventato un libro grazie allo storico Armando Pepe Il loro racconto continua con la descrizione di tanti altri personaggi nati a Piedimonte o che hanno avuto a che fare con questa città dell’Alo Casertano: la nobildonna Aurora Sanseverino, sposa a 11 anni, nel 1680, gennaio

vedova dopo un anno e risposata con Nicola Gaetani dell’Aquila d’Aragona, principe di Piedimonte. Poetessa e mecenate, fece costruire un piccolo teatro, realizzò il Conservatorio delle Orfane che ospitò molte giovani ragazze togliendole dalla strada; Antonio Marasco, operaio e fondatore, nella Terra di Lavoro, della prima Camera del Lavoro di Piedimonte Matese, un uomo giusto che, alla sua morte, nonostante non fosse religioso, ricevette comunque i funerali in chiesa senza che il parroco facesse alcuna rimostranza; infine il famosissimo tenore Enrico Caruso, nato a Napoli solo perché i suoi genitori si spostarono da Piedimonte in cerca di migliori condizioni di lavoro ma che tornava nel borgo ogni volta che i suoi impegni internazionali glielo consentivano, per stare con i suoi amici migliori, cantare di notte al mercato, far parte della Società Operaia e del coro della novena di

San Marcellino, il patrono locale.

In giro per Piedimonte Matese

Alla fine della conversazione con Giuseppe e Aldo mi sentivo in grado di andare alla scoperta del borgo, anche partendo dall’ultimo, non per scarsa importanza anzi, personaggio di cui mi parlarono: Gian Giacomo

Egg.

Fu lui, imprenditore svizzero, a fondare a Piedimonte nel 1812, un cotonificio che cambiò l’economia del territorio. Le acque di cui parla Rumiz furono la chiave per la scelta di Piedimonte da parte dell’imprenditore, unitamente alla tradizione tessile che connotava già questo territorio. Il tutto durò fino all’Unità d’Italia che cambiò le regole del mercato e la filanda si trovò nella spiacevole condizione di chiudere.

“Era qui, su questa stessa piazza” mi ricorda Aldo Conca.

La casa natale di Encrico Caruso
La Chiesa di Santa Maria Maggiore

Lascio i due e mi incammino per le antiche strade, è primo pomeriggio, il silenzio è rotto solo dalle acque che sgorgano dai beccucci delle antiche vasche, salgo in cerca del palazzo ducale con calma, osservando le montagne che delimitano a nord il paese, non c’è anima viva in giro per il centro storico. I palazzi che osservo testimoniano del valore che Piedimonte ha avuto nel passato e mi ritornano in mente alcune riflessioni lette di recente: è in posti così che si ritrova la percezione delle cose, del bello che ha identificato i nostri paesi, un bello che può tornare ad esistere se non consideriamo questi luoghi come monumenti ma come aree dove è possibile vivere

Il silenzio non è abbandono o solitudine, è stimolo a pensieri positivi, è ritrovare il tempo per osservare, scoprire, cogliere le sensazioni che ci attraversano. Tutte cose che ormai non abbiamo più il tempo di fare. Con questi pensieri arrivo davanti alla casa che fu dei genitori di Enrico Caruso; non as-

somiglia di certo alla finestra dell’hotel di Sorrento cantata da Lucio Dalla ma è un posto, anche questo, di pace, in una via abbellita da una serie di vasi che contengono rossi gerani. Poi la strada mi porta ancora qualche passo in su fino al palazzo ducale, chiuso, quasi abbandonato e mi tornano in mente le parole di Aldo Conca: “per fortuna che oggi abbiamo un sindaco che si sta impegnando per rivitalizzare il centro storico. È di pochi giorni fa che il palazzo ducale, dopo essere diventato di proprietà dell’amministrazione comunale un anno fa, è oggetto di un finanziamento ottenuto per il suo restauro”.

Le stanze che accolsero la principessa Aurora Sanseverino torneranno a risplendere e, questa volta, saranno di tutta la comunità. Il palazzo sorge, imponente, nel borgo di San Giovanni che si strutturò nel periodo gotico e, molto probabilmente, prese forma, nel 1200, dagli agglomerati di case che salivano verso il castello.

C’è un video molto suggestivo dove il palazzo si racconta, con queste parole: “le ferite del tempo e le asprezze dell’aria sono nelle mie ossa… e il vento della valle del Torano che si incunea sibilando tra saloni e cortili… sono stato, per secoli, muto testimone di fasti e vanto di glorie passate…aggredito, percosso e mille volte dato alle fiamme, per mille e mille volte sono riemerso…”. I testi sono di Gabriella Riselli, il video, che si trova su YouTube, è a cura dell’associazione La Sorgente.

L’economia laniera

Tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700 Piedimonte Matese visse la più felice stagione della sua economia con il rafforzamento dell’industria laniera. Ne fu promotore Alfonso Gaetani d’Aragona che assunse il monopolio degli opifici locali, aprendo a Napoli i magazzini per la vendita dei panni. Per farli giungere più in fretta nella capitale fu realizzata la pioppeta, un viale circonda-

to da pioppi, diretta a Caiazzo. Anche con l’intensificarsi del commercio del vino indusse i duchi a riorganizzare la rete dei tratturi del Matese che, per secoli, furono le principali strade di collegamento.

Il museo civico

Tutte queste informazioni sono leggibili presso il museo civico di Piedimonte: il Mucirama, acronimo di Museo Civico Raffaele Marrocco, in onore del suo fondatore. Marrocco fu uno dei più importanti protagonisti della vita culturale e civica del paese per tutta la prima metà del Novecento, in quanto dipendente comunale, giornalista e scrittore della storia locale. Nel museo, inserito all’interno del complesso conventuale di San Domenico, costruito ali inizi del ‘400, si trovano reperti archeologici, la Bibliotheca Scriptorum loci dove sono raccolti i libri scritti dagli autori locali, due mostre, la prima sui Sanniti, la seconda che racconta Piedimonte Matese dal Risorgimento alla seconda

L'ingresso del Palazzo Ducale Museo Mucirama: corridore Monte Cila

guerra mondiale. Il pezzo più originale che viene preservato nel museo è il Corridore del Monte Cila, bronzetto votivo scoperto a Piedimonte Matese nel 1928.

L’Italia è bella dentro

Piedimonte Matese, e il Matese in generale, rappresentano al meglio il titolo di questo libro di Luca Martinelli (anche se non sono citati nelle pagine) che racconta dei ritorni nelle aree interne del Paese. Si trova sulla dorsale appenninica, cioè sull’ossatura del Paese, sul polmone verde, nel tempo lento che può, meglio di qualsiasi altro sistema, sviluppare creatività e innovazione. Allora non resta che concludere con le parole di quell’Aldo Conca che mi ha offerto lo squisito caffè alla nocciola: “per fortuna che oggi abbiamo un sindaco che si sta impegnando”. Ecco, i sindaci, sono loro che possono fare davvero qualcosa, sono loro, più di ogni altro, che sanno cosa serve per far star bene i loro cittadini e i turisti che arrivano.

Dove dormire

ALBERGO PENZA

Nel centro storico e non lontano dalla stazione, in un palazzo del Settecento, struttura ricettiva dotata di camere ampie e luminose con telefono, fax, TV e wifi. La struttura è gestita dalla stessa famiglia da ben cinque generazioni.

Piazza Roma 83 81016 Piedimonte Matese (CE) info@albergopenza.it Tel. +39 0823 543181

B&B BORGO SCORCIARINI

Questo spazioso e moderno alloggio offre una comoda e rilassante esperienza per i viaggiatori più esigenti. L’ingresso vi accoglie in un ampio soggiorno arredato con gusto. La struttura è caratterizzata da due stanze e un bagno privato.

Via Angelo Scorciarini Coppola, 9 81016 Piedimonte Matese (CE) borgoscorciarinibnb@gmail.com

Dove mangiare

IL BRIGANTE RISTORANTE, BRACERIA E PIZZERIA

Un viaggio culinario nel cuore della tradizione locale, dove il fascino medievale incontra la passione per la cucina autentica, una storia di sapori e convivialità che celebra l’eccellenza locale.

Via Nuova Monte Muto , 52 81016 Piedimonte Matese (CE) ristoranteilbrigante@gmail.com

Tel. +39 0823 784050

LA BOTTEGA DEL GUSTO

Un ambiente ampio accoglie i clienti in una calda atmosfera e con una vasta gamma di prodotti locali di altissima qualità. L’assortimento è così curato che i titolari riescono continuamente a soddisfare ogni tipo di richiesta da parte della clientela, con gentilezza e professionalità.

Via Matese

81016 Piedimonte Matese (Ce)

Tel. +39 389 9895596

www.comune.piedimonte-matese.ce.it

Cividale del Friuli

Appuntamento sul Ponte del Diavolo

Autrice: Maria Cristina Dri

L’appuntamento è alle 10.30 sul Ponte del Diavolo, uno dei luoghi più iconici e fotografati di Cividale del Friuli. Ad aspettarmi c’è Cesare Costantini, profondo conoscitore della sua città che oggi mi farà da guida.

“Guarda in basso e ascolta…” mi dice appena ci incontriamo.

Sotto di noi scorre il Natisone, un fiume che nasce in Slovenia e arriva in Friuli con un carattere deciso. Non è un torrente, ma un vero fiume dalle sponde alte capace di scavare la roccia e di nascondersi nelle spettacolari forre che ha saputo modellare nel corso dei secoli.

“Il Natisone è il fiume delle tre lingue - Natisone in italiano, Natison in friulano e Nadiza in sloveno - e dei tre popoli: perché racconta una cultura che convive senza sovrapporsi”.

Stiamo camminando su un ponte che ha quasi 600 anni. Il manufatto in pietra fu progettato da Dugaro da Bissone e portato a compimento nel 1442 sotto la guida di Erardo da Villacco. Unire le due sponde significava rendere la città più forte e più aperta.

La sua struttura colpisce ancora oggi: due arcate asimmetriche, slanciate, sorrette da un unico pilone centrale piantato su un grosso masso nell’alveo. Una sfida ardita per i mezzi dell’epoca ed è forse per questo che la sua origine viene più attribuita al diavolo che agli uomini.

“La leggenda narra che i Cividalesi, consapevoli dell’impresa titanica, decisero di chiedere aiuto al diavolo, il quale accettò l’incarico in cambio della prima anima che avesse attraversato il pon-

Il centro storico di Cividale

te. Nessuno, ovviamente, voleva essere la vittima. Un giorno alcuni bambini rincorrevano un cane che, impaurito lo attraversò e pose fine al sortilegio. Il diavolo, così, arrabbiato se ne andò verso le montagne e le valli del Natisone”, continua Cesare. Si sono succedute negli anni diverse opere per il mantenimento della struttura fino al 27 Ottobre del 1917, quando il ponte venne fatto saltare per ostacolare l’avanzata nemica durante la disfatta di Caporetto. Fu prontamente ricostruito mantenendo le stesse caratteristiche dagli austriaci sotto la guida di Anselmo Nowak e inaugurato il 18 maggio del 1918.

Il Duomo di Santa Maria Assunta

Entrando nella città storica, sulla nostra destra svetta il Duomo di Santa Maria Assunta, un edificio che unisce eleganti

linee gotico – veneziane a dettagli rinascimentali. La decorazione dell’interno fu affidata nel XV secolo a Pietro Lombardo, tra i più importanti scultori e architetti che contribuirono alla bellezza di questo edificio.

La Messa dello Spadone è uno degli eventi più suggestivi che si svolgono in Duomo e si celebra il giorno dell’Epifania. Si tratta di un rito unico nel suo genere: durante la liturgia un diacono, con un elmo piumato e il Vangelo, benedice i fedeli utilizzando l’antica spada lunga 109 centimetri appartenuta al Patriarca di Aquileia Marquando von Randeck (1366 - 1381). La spada porta ancora incisa la data della sua investitura (6 luglio 1366) simbolo di un tempo in cui il potere spirituale si intrecciava con quello temporale.

Sull’altare si ammira la splendida pala

Lastra longobarda in Duomo

realizzata in argento dorato, donata dal patriarca Pellegrino II durante il suo governo (1194 – 1204) e considerata uno dei capolavori dell’oreficeria, con note venete e bizantine. Al centro è raffigurata la Madonna in trono con accanto gli arcangeli Gabriele ed Emanuele circondati da 25 figure di Santi.

Il Monastero di Santa Maria in Valle e il Tempietto Longobardo

A pochi passi dal Duomo ci dirigiamo verso il Monastero di Santa Maria in Valle, uno dei luoghi simbolo di Cividale. In epoca longobarda quest’area ospitava la sede del gastaldo, rappresentante del potere politico e amministrativo del re. I nobili longobardi avevano già edificato in questo luogo la chiesa di San Giovanni e l’oratorio quello che oggi conosciamo come il Tempietto Longobardo. Entrambi vennero poi inglobati nel complesso monastico.

Nel corso dei secoli fino all’età moderna Santa Maria in Valle ospitò comunità monastiche femminili tra cui le monache Benedettine prima di conoscere una nuova fase. Qui il racconto storico si intreccia con quello personale di Cesare: “Santa Maria in Valle è diventato convento delle Madri Orsoline alla fine dell’Ottocento. - racconta - La mia famiglia lo acquistò perché una mia prozia era badessa a Gorizia e c’era il rischio che l’ordine venisse chiuso per mancanza di adepti. Un mio trisavolo, insieme ai figli, lo comprò e lo donò alle Orsoline, affinché potessero continuare la loro opera educativa. L’ordine è rimasto qui fino agli anni Novanta, quando le suore, ormai molto anziane, si trasferirono a Gorizia. A quel punto il convento venne acquisito dal Comune di Cividale”. Il monastero conserva una peculiarità rara: ha un chiostro a forma di trapezio scaleno e ogni lato racconta un’epoca di-

Monastero di Santa Maria in Valle

versa testimoniando secoli di trasformazioni architettoniche rimaste intatte compreso il giardino interno; Tra le stesse mura il Tempietto Longobardo è divenuto patrimonio dell’umanità UNESCO nel 2011. Esternamente non ostenta nulla, è discreto, ma varcata la soglia lo spazio si apre e si dilata donando una sensazione di solennità e verticalità, tanto da confondere le dimensioni reali dell’edificio. Costruito verso la metà dell’VIII secolo, in epoca longobarda, la sua funzione era quella di una cappella destinata ad una committenza prestigiosa. I grandi archi e le volte guidano lo sguardo verso l’alto creando un equilibrio tra architettura e decorazione. Sulla parete occidentale sei figure femminili sembrano sospese tra cielo e terra; sono in stucco a grandezza naturale e si prendono tutta la scena. Raffinate nei dettagli,

nelle corone, nei panneggi dei vestiti con gli occhi sgranati e bocche semi aperte sul punto di profetizzare. Saranno sante, forse martiri, forse figure allegoriche ma il loro fascino è dettato dal fatto che non sappiamo con certezza chi rappresentino. Intorno a loro si sviluppa un ricchissimo apparato ornamentale ripetendo nella cornice i motivi floreali. L’arco a tutto sesto con tralci di vite e grappoli d’uva con foglie e intrecci sovrasta l’affresco di Cristo Benedicente affiancato dagli angeli Gabriele e Michele. Lo stile richiama il mondo bizantino per la frontalità delle figure e per l’intensità di alcuni colori che sono rimasti. Gli affreschi un tempo decoravano porzioni più estese raccontando storie con immagini e luce. Le monache del monastero lo utilizzarono come luogo di preghiera aggiungendo il coro ligneo.

Piazza Paolo Diacono

“Un’ altra peculiarità: - prosegue Cesarenon è un caso che sia orientato verso estnord- est, la stessa direzione del Santuario della Beata Vergine di Castelmonte, che domina dall’alto il territorio sopra Cividale. L’allineamento è significativo perché all’epoca guardare verso oriente significava guardare verso la luna nascente, verso la Resurrezione… paesaggio e spiritualità dialogano tra loro legando la città al monte, la terra al cielo”.

“Adesso andiamo nel luogo più misterioso della città” mi dice. Proseguiamo verso via Monastero Maggiore al civico 2. Scendiamo una ripida rampa di scale, siamo sotto il livello stradale in un ambiente umido e silenzioso che è stato scavato direttamente nella roccia: è L’ipogeo Celtico. Il nome Ipogeo Celtico deriva dalla tradizione, anche se gli studiosi collocano la sua realizzazione tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., quindi in età romana, quando Civida-

le era Forum Iulii. La sua funzione rimane incerta. Si sono succedute nel tempo diverse ipotesi: deposito, luogo funerario, cisterna d’acqua o prigione. “Qui sotto si sente ancora l’acqua e quando il Natisone è in piena, l’umidità aumenta e sembra che il fiume vi entri all’interno”, racconta Cesare. Ci troviamo in una ‘camera’ centrale dalla quale si diramano tre corridoi. Lungo le pareti compaiono tre inquietanti mascheroni scolpiti e, sotto di essi, delle nicchie o sedute.

“Si dice che qui venissero condotti i prigionieri. - continua Cesare - L’acqua filtrava dall’alto e cadeva lentamente sulla testa. Goccia dopo goccia, il rumore e il freddo finivano per farli impazzire. Era un modo per farli desistere e confessare”. Il suo mistero lo rende uno dei luoghi affascinanti di Cividale sospeso tra storia e suggestione.

Risalendo in superficie ci perdiamo nei vicoli del centro storico tra le tracce di mura

Dnoteca De Feo

romane e venete che per secoli hanno protetto la città distinguendo la vita quotidiana di chi stava dentro, cuore civile, sociale e religioso della comunità, e chi fuori apparteneva al mondo agreste intorno. Il Campanon, la campana grande che, alle 22, suonava e con i suoi rintocchi annunciava la chiusura delle porte. “Ancora oggi il suo suono, ci riporta alla memoria i ricordi dell’infanzia, quando da ragazzini giocavamo nella piazza del paese e quel rintocco era il richiamo per rientrare a casa” ricorda Cesare.

Cividale è una città ricca di storia

Fu Giulio Cesare a darle il nome di Forum Iulii nel 50 a.C., trasformandola in un centro strategico per i collegamenti tra l’Adriatico e il Danubio. Un’ eredità così importante da lasciare il segno nel nome stesso della regione Friuli, a cui si affianca l’identità Veneziana e Giuliana che oggi compone il Friuli Venezia Giulia. I Longobardi hanno lasciato un’impronta affascinante, raccontata dal loro cronista Paolo Diacono, monaco e intellettuale, che ci ha consegnato la memoria degli eventi e dei protagonisti di questo popolo.

Poi sono arrivati i Patriarchi, i mercanti, i pellegrini, i Veneziani, le lingue e le tradizioni. Forse è proprio per questo che Cividale è stata forte: perché è sempre stata un punto d’incontro, una città che non divide, ma tiene insieme.

Cividale è il risultato di una sottile alchimia, ricca di simboli e di storia, in cui non tutto è stato ancora decifrato e tra le sue pietre ci sono tracce che attendono di essere scoperte.

E mentre lascio la città, so che l’Altare di Ratchis, il Battistero di Callisto e i musei di Cividale restano a custodire altre storie, pronte ad essere raccontate.

Casa di Paolo Diacono
Ponte del Diavolo

Dove dormire

HOTEL LOCANDA AL CASTELLO

L'hotel Locanda al Castello, 4 stelle, di Cividale del Friuli, è adagiato in posizione panoramica su un colle in prossimità del centro storico, ha sede in un castello dei primi anni del 1800 che, da originaria residenza estiva di gesuiti, divenne nel 1960 locanda con cucina. Da allora è albergo ristorante che, nei suoi interni, rispetta la semplicità e la discrezione dello stile friulano. Ogni camera ha la propria personalità, offre ogni comfort ed una suggestiva vista panoramica.

Via del Castello, 12

33043 Cividale del Friuli (UD)

info@alcastello.net

Tel. +39 0432 733242

HOTEL ROMA

L'hotel Roma, 3 stelle, di Cividale del Friuli, con le sue camere tutte dotate di bagno o doccia, telefono, televisore, offre la disponibilità di 94 posti letto, la cordialità di una gestione familiare e un piacevole soggiorno a chi vuole viaggiare da solo con la famiglia, in compagnia di alcuni amici o in gruppi numerosi.

Piazza Picco, 17

33043 Cividale del Friuli (UD)

info@hotelroma-cividale.it

Tel. +39 0432 731871

info@alcastello.net

RISTORANTE AL MONASTERO

Nel cuore della città questo ristorante è suddiviso in piccole salette calde ed accoglienti, ognuna con un particolare che le rende uniche. All’ingresso un banco per la mescita, nel quale vengono offerti vini al bicchiere che provengono principalmente dalla loro azienda. Molto suggestiva anche la corte esterna utilizzata durante le calde serate estive per le cene a lume di candela.

Via Ristori, 9

33043 Cividale del Friuli (UD)

info@almonastero.com

Tel. +39 0432 700808

OSTERIA TRATTORIA ALLA SPERANZA

Antica e tipica osteria del centro storico, rielaborata nel 2013 con l'inserimento del ristorante di pesce, offre una cucina raffinata e molto curata di tradizione marinara. I piatti più rappresentativi sono la scogliera, il gran fritto e l'astice alla "busera", non meno importanti i piatti di fantasia con abbinamenti stagionali.

Dove comprare

SIRCH

SIRCH nasce a metà degli anni Cinquanta sopra a un fazzoletto di terra che già lasciava intuire il grande spessore qualitativo delle uve e che nel 1970 rientrerà a pieno titolo nella denominazione di origine controllata Friuli Colli Orientali: sigillo che identifica le terre, il disciplinare di produzione e le qualità specifiche di una terra e di una cultura del vino che non ha eguali.

Via Fornalis n.277/1 - 33043 Cividale del Friuli (UD) info@sirchwine.com - Tel. +39 0432 709835

GUBANA VOGRIG

Genuinità e autenticità guidano i processi di lavorazione, attraverso la cura e la grande attenzione nella realizzazione dei prodotti preparati dagli otto pasticceri, con la selezione e l’utilizzo delle migliori materie prime e il rispetto dei lenti tempi di lavorazione delle ricette originali.

Viale Libertà, 138 - 33043 Cividale del Friuli (UD) vogrig@gubana.it -Tel.+39 0432 730236

Piazza Foro Giulio Cesare, 15 33043 Cividale del Friuli (UD) www.allasperanza.net Tel. +39 0423 731131 www.cividale.com/it/turismo

ITINERARI INASPETTATI

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