BOLOGNA CRONACA
DOMENICA 6 MARZO 2016
NEI giorni scorsi la Capannina è stata in pratica dichiarata abusiva dal Consiglio di Stato, che ha annullato il condono del Comune risalente al 1985 per lavori di ampliamento e abbellimento. Secondo i giudici, lo stabile viola i vincoli paesaggistici del 1955.
NATO a Roma l’11 ottobre ‘55, nominato vescovo da Benedetto XVI, il 27 ottobre scorso è stato elevato arcivescovo metropolita da papa Francesco. Ha preso possesso della diocesi il 12 dicembre, aprendo la Porta Santa della cattedrale di San Petronio.
Fratelli musulmani, la moschea sia con voi
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LA DISCOTECA ’CONDANNATA’
MATTEO MARIA ZUPPI
L’ARCIVESCOVO
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di GIANNI GENNASI
LA SENTENZA
Due cuori e la Capanna Eravamo tutti abusivi?
SI SAPEVA che monsignor Matteo Zuppi sarebbe stato un pastore di rottura, distinto e distante dai suoi ultimi predecessori, ma nei fatti sta andando oltre le promesse e le aspettative, che per qualcuno, anche al di fuori della Curia, sono timori. Sul tema caldissimo del rapporto con i musulmani in un paio di giorni ha dichiarato che 1) è opportuno costruire una moschea in città (il che non è stato affatto gradito a destra) e che 2) è giusto, come proposto dal cardinale Scola a Milano, introdurre alcune feste islamiche nelle scuole.
LA SERA andavamo in Capanna e ora, trent’anni dopo, i giudici vengono a dirci che la discoteca era abusiva, che era uno sgorbio contronatura, un errore urbanistico. Strana bestia, la giustizia italiana. Il condono edilizio è del 1985, la sentenza che lo spazza via dei giorni scorsi: è passata una vita, sono passati ricordi e storie e nostalgie. Lascia pure che, secondo il Consiglio di Stato, la Soprintendenza e il ministero, il locale di via San Vittore deturpasse, e quindi deturpi ancora, l’ambiente intorno, i colli, il panorama della città di sotto.
PERCHÉ, ha spiegato l’ex prete di strada, il dialogo tra le religioni è l’unica via d’uscita dalla contrapposizione tanto cara ai terroristi fanatici di Allah, e l’integrazione può reggersi se costruiamo ponti e non muri, papa Francesco dixit. Va da sé che Zuppi, proprio come il pontefice argentino, piace ai fedeli comuni, alle pecorelle smarrite, alle moltitudini che vanno a vedere Il caso Spotlight e ricordano con disgusto lo scandalo Ior. Piace meno alla gente che piace, oltre Tevere e oltre Reno, rappresentando la Chiesa che guarda in faccia la realtà e mette in secondo piano la dottrina, il dogmatismo, la ritualità. Meno paramenti, più sentimenti.
NOI ce la siamo spassata, alla grande, là dentro, su quei morbidi divani bianchi, le luci complici, gli specchi che rimandavano sorrisi impuniti, abbronzature fisse da Lampados, movenze dance compiaciute. Formidabili anni Ottanta, nella Bologna da bere e da godere, il venerdì la serata giusta, «domattina possiamo restare in branda». L’aperitivo in centro, a parlar di niente, e poi su, mai prima di mezzanotte, «tanto la macchina va da sola».
LA MANO tesa ai musulmani, alle loro consuetudini e ai loro valori, altro non è che la presa d’atto di una nuova era anche sotto le Due Torri. Zuppi procede convinto sulla strada annunciata, e chi lo conosce bene sa che è un missionario di carità e di carattere, tenace nella tattica ma intransigente nei fini. Portatore di pace, parla bene e, secondo tanti, razzola meglio. A Dio piacendo.
ERAVAMO giovani, eravamo liberi e qualcuno persino bello, prosecchino in mano e ciao ciao, non solo fighetti e fighesse, figli di papà che se la tiravano, facevano scena e tappezzeria, ma anche i ragazzi evergreen, senza fronzoli, per i quali, parlando in lire, sborsare un deca dopo l’altro (l’ingresso, la consumazione, il guardaroba in fondo a quella scaletta murata di gente...) non era una passeggiata. E adesso tutto sbagliato, tutto da demolire?