BOLOGNA CRONACA
DOMENICA 8 MAGGIO 2016
Fondata nel 1929, perdendo mercoledì sera a Reggio Emilia è retrocessa per la prima volta sul campo in A2. In bacheca ha 15 scudetti, due Coppe dei campioni, 8 Coppe Italia, una Coppa Saporta e una EuroChallenge.
Inventata nel 1954 da padre Ernesto Caroli, serve 30mila pasti l’anno. Il progetto che parte domani è stato promosso dall’associazione Food for Soul, fondata da Massimo Bottura, in collaborazione con ‘Chef to Chef’.
Cena di famiglia con chef il lunedì all’Antoniano DA DOMANI sera, ogni lunedì, i frati dell’Antoniano aggiungeranno ottanta posti a tavola nella mensa dei poveri di via Guinizelli. Una tavola da favola: ai fornelli si alterneranno quaranta cuochi carichi di stelle e di fama, uno a settimana. Da Massimo Bottura (Osteria Francescana di Modena, basta la parola) in giù cucineranno alla vecchia, utilizzando cioè anche cibi prossimi alla scadenza o dimenticati in dispensa, come per l’appunto facevano le casalinghe di una volta, che non buttavano via niente. GLI OSPITI sono famiglie bisognose con bambini, italiane e straniere, gente che ha fame davvero e che si leccherà le dita per tanta manna dal cielo. Gente magari dalla pancia vuota e la lingua sciolta, come quel barbone che un paio di settimane fa, al cospetto dei biomanicaretti dello chef vegano Simone Salvini, borbottò: «Noi viviamo sulla strada, abbiamo bisogno di mangiare carne». TRANQUILLI, ragazzi, la ciccia non è mai mancata al desco ‘Padre Ernesto’, e nemmeno il pane e il companatico, grazie a Dio, ai donatori e ai volontari (una settantina), che siedono accanto ai commensali diversamente fortunati (120-130 ogni pranzo). Il miracolo si compie da quasi sessantadue anni, tutti i giorni alle 12. Domani la replica alle 19, con la prima cena a cura di Max Poggi, titolare del ristorante Il Cambio. L’appetito sia con voi.
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VIRTUS PALLACANESTRO
LA MENSA DEI POVERI
L’APPUNTAMENTO
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di GIANNI GENNASI
LA RETROCESSIONE
Una V nera di lividi Ma la storia continua LA VIRTUS è morta, viva la Virtus! Prendiamola così, noi innamorati persi (più perdenti che persi, ultimamente) della V nera, ancora piegati dalla tristezza, mentre gli Altri ci sfottono via Internet e via perfide, immaginifiche coreografie, come quella esibita l’altra sera al PalaDozza. È lo sport, bellezza, è la crudele legge del derby, che se tutto va bene tornerà nella prossima stagione, finalmente, dopo anni di noiose divergenze parallele. Un altro motivo per reagire al lutto, rialzare la testa e ricominciare. Addirittura, il nuovo inizio potrebbe vedere la luce nella massima serie, come se nulla fosse successo: Caserta è in bolletta e rischia di non riuscire a iscriversi al prossimo campionato, liberando un posto. Così va il basket, ahinoi, ma sinceramente sarebbe imbarazzante gioire della miseria altrui. NO, meglio azzerare tutto. La caduta è stata rovinosa e ha fatto rumore, perché la Virtus è la Virtus. Asciugate le lacrime, elaborata la vergogna della prima volta, dismesse le nostalgie per le glorie che furono, bisogna rimettersi in gioco: un dovere, prima che una strada obbligata. Come il Bologna, che ha saputo (esse minuscola, please) risalire dalla terza serie, come la stessa Fortitudo, da sempre vocata al masochismo. Tredici anni fa la radiazione significava estinzione, scomparsa dalla faccia della terra e dei canestri, game over: con un giro tortuoso, transitando per Castel Maggiore, Claudio Sabatini si travestì da Mosè e ci riportò a casa. Oggi facciamo un passo indietro per ripartire. La storia continua. La Virtus pure.