BOLOGNA PRIMO PIANO
DOMENICA 20 MARZO 2016
Cinquantacinque anni, dipendente del Cineca, un passato nel gruppo di Stefano Aldrovandi ’Insieme per Bologna’, che si opponeva alla maggioranza di centrosinistra, è stato inserito nella lista pd per le prossime elezioni comunali e subito rimosso.
La manifestazione di venerdì scorso che ha impedito la regolare attività didattica nelle aule universitarie di Strada Maggiore è all’esame della Procura, che potrebbe procedere per interruzione di pubblico servizio e violenza privata.
Una crepa nel muro dello sCuadrismo
••
PAOLO DE FRAIA
LA RIVOLTA A SCIENZE POLITICHE
GLI STUDENTI
13
di GIANNI GENNASI
L’EX CANDIDATO
Sedotto e depennato ai piedi del seggio
VENERDÌ mattina è accaduto un fatto nuovo, e rivoluzionario, davanti alla sede della facoltà (scuola) di Scienze politiche, in Strada Maggiore. Gli studenti-studenti, senza etichette né bandiere, si sono ribellati all’ennesimo ‘blocco della didattica’ (ai nostri tempi li chiamavamo picchetti) praticato dai colleghi politicizzati di un collettivo di estrema sinistra, nella fattispecie l’attivissimo Cua. Gli striscioni annunciavano la giornata di mobilitazione, tra l’altro, contro i ‘saperi della guerra’, che onestamente suona bene ma chissà che cosa vuol dire. Viene da rimpiangere i contestatori di una volta, che sfilavano al grido di ‘Facciamo l’amore non la guerra’. Oggi i loro nipoti fanno come gli pare e piace, in totale spregio di leggi, ragioni e diritti altrui.
BREVE e neanche intensa la storia d’amore tra il Pd e Paolo De Fraia, candidato martedì nella lista per il consiglio comunale e depennato il giorno dopo. Con tutto il rispetto, una sveltina, se non ci fossero di mezzo il sindaco in persona e il Partitone, o quel che ne residua. Cattolico fervente, sindacalista della Cisl, militante dell’Udc, antiabortista, il nostro si era perfino concesso su Facebook un post contro la teoria gender, il che, di questi tempi e in questi ambienti, vuol dire segarsi il ramo su cui è appoggiato il sedere. Coach Merola l’aveva voluto in squadra («certe cose le sapeva benissimo, capisco il suo imbarazzo», lo difende a posteriori De Fraia), ma di fronte a un’autentica sollevazione popolare sui social il partito ne ha decretato la trombatura in un amen.
MA L’ALTRA mattina tanti giovani hanno reagito con coraggio, alzando la voce, spingendo e insultando, e qualcuno è perfino riuscito a entrare. «Io mi sono alzata alle sei per venire all’università, chi siete voi per impedirmelo?», urlava una ragazza furiosa, una per tutti. Parole e rabbia al vento, rimbalzate dall’ottuso e confuso bla-bla eretto da quelli del Cua, che hanno tenuto duro: lezioni ed esami sono saltati. Non c’è stato un vero e proprio scontro fisico, ma la reazione degli studenti-studenti è stata un segnale confortante per la gente perbene e un campanello d’allarme per i prevaricatori, i violenti, gli stalinisti, dentro e fuori l’Alma Mater. Crepa dopo crepa, anche il muro dello sCuadrismo crollerà.
«LA MIA candidatura con i democratici? Voleva cercare una pacificazione e un patto tra due mondi che su alcune tematiche si trovano, tipo il sociale o il contrasto alle povertà», il programma elettorale di De Fraia, forse un po’ velleitario e sicuramente non originale (il copyright è di Amelia Frascaroli). Eppure lui ci credeva, in comunione con il buon Merola, nonostante gli attacchi lanciati in rete contro alcuni assessori della sua giunta, Colombo in testa. Sperava che la liaison, consacrata dal voto del 5 giugno, durasse per tutto il prossimo mandato amministrativo, fino a che politica non vi separi. Invece in nemmeno 24 ore il povero De Fraia è stato illuso, sedotto e abbandonato. Ai piedi del seggio.