Promossi e bocciati

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BOLOGNA CRONACA 11

DOMENICA 27 DICEMBRE 2015

FERNANDO BOTTIGLIERI

LE OLIMPIADI SOTTO SAN LUCA

Di origini salernitane ma bolognese d’adozione, ha 49 anni e una fedina penale infinita. È stato una vittima ante litteram della banda della Uno bianca: raccontò che nel settembre 1992, arrestato per il furto di un’auto, in Questura fu picchiato da Roberto Savi.

Bologna potrebbe ospitare alcune partite del torneo di calcio alle Olimpiadi del 2024 qualora queste ultime si disputassero a Roma e in altre città del Bel Paese. Il Dall’Ara, inaugurato nel 1927, sta per essere sottoposto a un profondo restyling.

IL SOGNO

Giochi 2024, il Dall’Ara ha un Cerchio alla testa

di GIANNI GENNASI

IL RECIDIVO

Condannato alla libertà ha fallito la prova OCCUPA un posto fisso sulle colonne della cronaca nera, cittadina e no, dai primi anni Novanta. Dal buco al borseggio, dalla spaccata alla rapina, Fernando Bottiglieri ha coerentemente e pervicacemente disceso tutti i gradini che portavano in fondo alla scala, e quando c’è arrivato ha cominciato a scavare, con rinnovata lena masochistica. Il sistema, esse maiuscola o minuscola poco importa nelle sue condizioni, ha tentato in ogni modo di salvarlo, offrendogli opportunità, riparo, àncore di salvezza o quantomeno di speranza.

PRENDIAMOLO come un Gioco, perché parliamo di sport, parliamo di sogni e parliamo, per ora, di niente. Nel migliore e improbabile dei futuri possibili, il Dall’Ara ospiterà nel 2024 il torneo di calcio olimpico, come hanno annunciato mercoledì scorso il presidente del Coni Giovanni Malagò e il bolognese Luca Cordero di Montezemolo, numero uno del comitato che ha candidato Roma a sede dell’evento a cinque cerchi tra nove anni. Un grande Gioco di pii desideri, stanti le enormi varianti che ci separano dalla realtà: Caput Mundi dovrebbe battere la concorrenza di Budapest, Los Angeles e Parigi (hai detto niente) e Bologna dovrebbe resistere nel lotto delle 11 città italiane indicate in via preliminare. Il verdetto del Cio è fissato per l’11 settembre 2017: non manca il tempo per fantasticare.

L’ULTIMA chance, solo in ordine di tempo e di procedure rieducative, è stata l’uscita dal carcere e l’affidamento in prova ai servizi sociali. Cosa che il sistema, appunto, non rifiuta a nessuno, nemmeno a lui, a norma di Costituzione e nella illuministica convinzione che homo homini lupus sia un pregiudizio da abbattere, un’antica legge da abrogare.

DUNQUE, l’impresa è ciclopica e le fughe in avanti rischiano di schiantarsi sul muro del ridicolo, però il Gioco è bello, anzi bellissimo. Come lo è l’imminente ristrutturazione del Dall’Ara, che entro un mese dovrebbe ottenere il nullaosta della Soprintendenza alle Belle arti: tra le carte da presentare in regola ai Signori dello sport mondiale c’è proprio l’ammodernamento degli impianti. Grazie a Joey Saputo, il presidente canadese del Bologna che ha messo sul piatto un intervento tra i 50 e i 60 milioni di euro, lo stadio-monumento di via Andrea Costa è destinato a diventare la copia rossoblù dello Juventus Stadium. Il che non farà felici i tifosi di Destro e C., ma potrebbe rivelarsi il jolly per concretizzare il sogno olimpico.

MAGARI Bottiglieri ci ha provato davvero, si è impegnato sul serio, per guadagnarsi un riscatto in senso buono, finalmente, per imboccare la retta via dopo innumerevoli sbandamenti. E invece no, il Male ha ancora una volta sbaragliato il Bene, il vizio si è preso beffe della potenziale virtù, l’occasione ha fatto di nuovo il Bottiglieri ladro. Le minacce a un tassista, il furto di un’auto, due rapine in un paio di giorni, due persone ferite, un bottino da miserabili. A tu per tu con la libertà, Bottiglieri ha fallito e si è ritrovato in una cella della Dozza, per un Natale e un Capodanno uguali a tanti altri, panettone di Stato e l’ora d’aria nella nebbia. Non provarci più, Fernando.

Vialarga: in quattrocento per condivere pasto e brindisi

TRA I SENZATETTO E ALLA DOZZA

Monsignor Zuppi: «Vero Natale quando staremo con gli ultimi» di MASSIMO SELLERI

«IL NATALE non è solo una venuta, è anche il simbolo della lotta contro il male». Nel giorno di Santo Stefano l’arcivescovo di Bologna monsignor Matteo Zuppi ha celebrato la messa nella cattedrale di San Pietro assieme ai diaconi permanenti. La Chiesa fissa la chiusura del tempo di Natale la domenica dopo l’Epifania quando si ricorda il battesimo di Gesù. Ieri, si festeggiava il primo protomartire e primo dei sette diaconi che gli apostoli scelsero. «A VOLTE noi ci costruiamo dei falsi nemici per giustificare le nostre piccole guerre personali. Per combattere veramente il male bisogna essere affabili, missionari e umili. Affabili perché l’amore attrae, mentre è necessario diventare missionari per mettersi al servizio degli altri. Umili perché nessuno deve sentirsi indispensabile. L’opera che i cristiani svolgono all’interno della Chiesa deve fug-

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ACCORATO Monsignor Zuppi alla Messa della notte di Natale in San Pietro Il vescovo oggi alle 10,30 sarà alla parrocchia della Sacra Famiglia al Meloncello

gire dall’affermazione personale, dal sentirsi importati o superiori». Il primo Natale ‘bolognese’ Zuppi lo trascorre all’insegna di chi è in difficoltà. La sera della Vigilia porta il suo saluto a chi, senza dimora, cerca un rifugio nelle strutture della Stazione centrale: non è un gesto di circostanza, ma il primo passo per celebrare la nascita di Gesù. «Sarà veramente Natale quando stringeremo la mano di un povero – scandisce nell’omelia del 24 dicembre in San Pietro – quando la prigione della solitudine sarà aperta, quando uno straniero scoprirà di avere una casa lontano dalla sua; quando la debolezza dell’anziano sarà rispettata e

CASA DEL CLERO Pranzo del 25 con Caffarra «Inizio a capire le tradizioni: ho portato un certosino» venerata; quando l’interesse e la solidarietà abbatterà il muro invisibile che divide il mondo dei ricchi da quello enorme dei poveri, muro che separa i salvati dai sommersi». LA MATTINA del 25 dicembre si è spostato nel carcere della Dozza, mentre nel pomeriggio in cattedrale ha ribadito quale sia il sen-

so di questa festa. «Natale ci porta tra i poveri vicini o distanti, da chi è colpito dalla guerra, da chi scappa, da chi non ha lavoro e da chi non può curarsi perché non ha le medicine, da chi è prigioniero della tortura della solitudine, da chi vive sulle panchine e ha il marciapiede come casa». Nel mezzo il pranzo alla Casa del Clero, dove era presente anche il cardinale e arcivescovo emerito Carlo Caffarra. «Una presenza che mi ha fatto molto piacere. Inizio a imparare la tradizione bolognese e siccome mi è stato spiegato che senza certosino non è veramente Natale, mi sono preoccupato di farlo arrivare sulla tavola».

QUATTROCENTO ospiti e 125 volontari (compresi i ragazzi del Centro di prima accoglienza di via del Pratello) hanno dato vita al tradizionale pranzo ‘Un Natale per chi è solo’ al centro commerciale Vialarga. Rivolto a persone in condizione di emarginazione o solitudine tra cui anziani dei Centri sociali segnalati dai quartieri, dalla Caritas, ospiti delle Comunità di accoglienza, famiglie e donne sole con figli. Organizzato dal Centro commerciale Vialarga e Conad Ipermercato con l’associazione Il Parco, i quartieri San Vitale, Navile e San Donato, Camst, Publieventi, Coop Ansaloni con il sostegno di Comune, Regione, il Carlino, Ciao Radio e Virtus.

I volontari erano 125


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