Il Carrefour no limits e la spedizione punitiva

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12 BOLOGNA CRONACA

DOMENICA 24 GENNAIO 2016

LA SPEDIZIONE PUNITIVA

CARREFOUR NO LIMITS

Sui fattacci della Bolognina indaga la magistratura. In proposito il procuratore aggiunto Valter Giovannini ieri ha detto: «Non è tollerabile la giustizia fai da te. Piuttosto chi può fotografi gli spacciatori in azione e ci mandi le foto: così si aiuta chi indaga».

Da qualche giorno due market della catena (in via Don Sturzo e in piazza di Porta Castiglione) aprono 24 ore su 24. Il gruppo ha 11mila punti vendita in 30 Paesi. I dipendenti sono mezzo milione (30mila in Italia). Il fatturato 2011: 81 miliardi di euro.

LA NOVITÀ

Quelli che la notte vanno a fare la spesa... L’INSONNE, il biasanot, il bastian contrario, quello che «figo, lo shopping all’alba!». Pochi o tanti, e al debutto sono stati un’ottantina in tutto, senza spingere, ecco i clienti-cavie-esploratori dei due Carrefour aperti 24 ore su 24. Modalità consumi all’americana, anzi all’europea, come ha benedetto il sindaco Virginio Merola: «Non facciamone una tragedia, dobbiamo adeguarci: è anche una risposta in termini di occupazione». Ed è proprio la risposta che i sindacati respingono, in nome dei diritti dei lavoratori, della loro sicurezza, della loro salute. «Così si crea altro precariato», protestano. Per ora Carrefour impiega nel nuovo servizio solo volontari, compresi alcuni interinali assunti ad hoc. Ma se l’esperimento funziona, se la gentile clientela gradisce, se i conti tornano? IL GIGANTE francese della grande distribuzione ci crede e ci investe: sono già una quarantina le città italiane dove la cassa non chiude mai, e lo stesso potrebbe accadere presto anche in via Sant’Isaia. Insomma, la rivoluzione è in atto e il futuro è già qui, davanti agli scaffali. Bello, brutto, comodo, pericoloso, inutile? Chissà. È una novità, una prova, un’avventura. Amplia la libertà di acquistare e consumare, offre un’opportunità in più ai cittadini. Ai legittimi dubbi sindacali va risposto che il lavoro notturno è in vigore da un bel po’, in tutti i settori, in tutto il mondo. «Non è detto che la spesa si debba fare per forza alle 4 di notte», ha osservato una delegata della Cisl. Verissimo: ma se invece è una scelta, un piacere, un bisogno?

di GIANNI GENNASI

IL RAID

…e quelli che la notte danno le botte ai pusher PREMESSA d’obbligo: una rullata a chi spaccia e spacca, alla Bolognina e in ogni dove, il sottoscritto la darebbe volentieri, come probabilmente farebbe la maggioranza della gente perbene, di sinistra, centro e destra, bambini e anziani esclusi. Ma un conto è il condizionale (darebbe, farebbe), un conto è l’indicativo, ossia la realtà. E l’altra notte un gruppo di giovanotti (italiani) armati di bastoni e con i volti coperti è sceso in strada e ha picchiato alcuni spacciatori (africani) che da tempo infestano la zona tra via Franco Bolognese e via Fioravanti, appunto alla Bolognina. SENZA filosofeggiare, questo non va, questo è un pessimo segnale, un messaggio di resa incondizionata: cari delinquenti, avete vinto, adesso vi sistemiamo noi. Non si tratta di buonismo, di garantismo, di tolleranza malriposta. I pusher sono criminali da isolare, denunciare, incarcerare. È un compito dello Stato e dei suoi bracci armati, con la collaborazione dei cittadini di buona volontà. I giustizieri della notte, o del pomeriggio, le spedizioni punitive, le ronde sono la carta della disperazione dei perdenti. Non hanno mai risolto il problema: in termini di civiltà sono una umiliante retrocessione. FARSI giustizia da soli è un istinto primitivo, antistorico, autolesionista. Lasciamole a loro, gli spacciatori e i malavitosi in genere, le risse per il dominio di un marciapiedi. Noi dobbiamo continuare a batterci per la legalità a mani nude e volto scoperto. Magari con il voglino, dentro, di fargli un occhio nero, a quei bastardi.


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