BOLOGNA CRONACA 13
DOMENICA 6 DICEMBRE 2015
SAECO GROUP
PADRE GABRIELE DIGANI
Fondata nel 1981 da Sergio Zappella e Arthur Schmed (Saeco sta per ‘Sergio, Arthur e compagnia’), l’azienda di Gaggio Montano, che oltre alle macchine da caffè produce distributori di bevande e snack, dal 2009 fa capo alla Royal Philips Electronics.
Ha preso il posto di don Olinto Marella, scomparso nel 1969, alla guida dell’Opera di San Lazzaro (la Città dei ragazzi), che assiste e aiuta, complessivamente, circa 350 bisognosi, tra centri di accoglienza, case famiglia e comunità terapeutiche.
IL FRATE
«Fate la carità: non multatemi più» VAI a capire che cosa è saltato in mente all’accertatrice Tper che venerdì mattina ha multato la vetusta Panda di fra Gabriele Digani, parcheggiata in uno stallo per auto elettriche in via Orefici. Certo, divieto di sosta a tutti gli effetti di legge, tranne quello della saggezza. «Basterebbe un po’ di cuore in più», il commento del direttore dell’Opera Padre Marella, che lì per lì ha rifiutato di firmare il verbale perché «non sarebbe giusto usare i soldi che i bolognesi donano per i poveri per pagare la multa al Comune». Poi ieri, sommerso di offerte («non tutti i mali vengono per nuocere...»), ha mandato un collaboratore a saldare il conto con la collettività nella misura ridotta di euro 28,70 sui 41 originari. DAVVERO: ma quale diavoletto si è impossessato della quasi vigilessa per indurla a punire a tutti i costi il successore di don Olinto, anziano (74 anni) e disabile, proprietario di una vetturetta adibita a contenitore di alimenti, panni caldi e buone azioni, titolare emerito dell’Angolo della Carità tra Drapperie e Caprarie? Voleva guadagnarsi il famoso quarto d’ora di celebrità? O dimostrare urbi et orbi di non guardare in faccia a nessuno, proprio nessuno, in nome del piano traffico? L’assessore Matteo Lepore, su Facebook, ha subito chiesto scusa: «È vero che la legge è uguale per tutti, ma il buon senso è un valore, andrebbe servito la mattina a colazione con il latte». Ben detto, specie a Natale e alle viste delle elezioni. Fra Gabriele ama ricordare la frase cult di padre Marella: «Vi lascio un sacco di preoccupazioni, ma anche il mio cappello, che non resterà mai vuoto». E infatti quella inflessibile accertatrice ci ha infilato un foglietto...
••
di GIANNI GENNASI
LA PHILIPS
Il caffè all’olandese avvelena il Natale I MANAGER della Philips sanno fare di conto e non hanno alcun pelo sullo stomaco, neanche sotto Natale. In Romania costa molto meno produrre macchinette da caffè, rispetto a Gaggio Montano, per cui nel prossimo anno ne sforneranno 400mila laggiù e appena 90mila quassù, tra i nostri monti. Risultato: vanno licenziati 243 dipendenti della fabbrica madre della Saeco, dove tutto cominciò 34 anni fa. Semplice, cinico, globale. SIA chiaro: stavolta il razzismo non c’entra un’amata tazzina di espresso, perché in questo caso, se proprio vogliamo, colpevoli sono gli olandesi, non i discendenti del conte Dracula. C’entra eccome, mentre tutti tentiamo di riprenderci dalle legnate multiple della crisi, che tanta gente si ritrovi a spasso e senza prospettive, che non siano la mediazione della Regione (fallita, mercoledì scorso) e quella del governo (venerdì prossimo a Roma, al ministero dello Sviluppo economico). SE la multinazionale olandese mette sul tavolo numeri nudi e crudi, qui, in Appennino, le spie rosse sono tutte accese: Demm e terme a Porretta, le cartiere a Marzabotto, l’Arcotronics a Vergato e Monghidoro. Popolazioni che da tempo stringono la cinghia e che ora rischiano il tracollo, in un fuggi fuggi industriale che riporta indietro le lancette dell’orologio di decenni. Tutti sono mobilitati per scongiurare il peggio, dagli operai a Renzi, dai sindacati ai commercianti. Però chiacchiere, scioperi e petizioni stanno a zero: le carte, e il caffè, li serve la Philips.