BOLOGNA CRONACA 17
DOMENICA 29 NOVEMBRE 2015
IL PROCESSO A LUCI ROSSE
LA ’NOTTE DELLA SPERANZA’
Una nobildonna di 53 anni è a processo per violenza sessuale, minacce, ingiurie e percosse ai danni dell’ex, un personal trainer che l’ha denunciata nel 2012, dopo due anni di «soggezione psicologica»: sesso in cambio di regali (viaggi, auto, orologi).
Canti e suoni arabi venerdì scorso al PalaDozza per beneficenza: l’ong Islamic Relief assiste 44mila bambini orfani (non solo di religione musulmana) in 40 Paesi di tutto il mondo. Dopo Bologna, lo show farà tappa a Firenze, Milano e Torino.
LO SPETTACOLO
Sorridono agli orfani i volti buoni dell’Islam BISOGNA guardarle bene le facce dei musulmani che venerdì sera hanno (quasi) riempito il PalaDozza alla ‘Notte della speranza’, lo spettacolo musicale per la raccolta di fondi a favore dei bambini orfani. Sono facce sorridenti di ragazzi e ragazze vestiti alla loro maniera; di madri di famiglia che riprendono il palco con lo smartphone; di uomini adulti in giacca che mettono mano al portafogli per «alleviare le sofferenze del mondo, senza distinzione di etnia, religione o genere», come spiegava Yassine Lafram, coordinatore della comunità islamica bolognese. CONCITTADINI, compaesani e coinquilini di tutti noi, provenienti dalla regione e oltre, devoti ad Allah (qualcuno infatti si è appartato per la preghiera del tramonto) e anche no. Sono facce pulite, cordiali, positive, che rassicurano, che ispirano fiducia, per una notte e forse per sempre. Sono facce, per stringere, lontanissime, incompatibili, aliene rispetto alle foto segnaletiche dei terroristi di Parigi. «A SCUOLA chi non mi conosce mi offende, dicendo che sono dell’Isis», lo sfogo, uno per tutti, di Sumia Moufkir, marocchina, 21 anni, studentessa che vuole diventare chef. Millecinquecento immigrati musulmani di buon cuore non fanno la regola e non eliminano né timori né sospetti, figurarsi, ma intanto vanno semplicemente presi per quelli che sono, appunto: le facce della speranza.
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di GIANNI GENNASI
LA COPPIA
La mantide e il palestrato Che fa marchesa, spinge? TRE processi incrociati, due anni da film, una Bmw in garage. C’è molto, c’è troppo nella storia della ricca nobildonna in calore e dell’ex amante palestrato e in bolletta, nemici giurati che un tempo s’erano tanto amati. La marchesa ora è alla sbarra per violenza sessuale, e ci tornerà per avere tentato di buttarlo in un burrone in preda alla gelosia; lui, a sua volta, in tribunale dovrà rispondere di stalking. Non si sono fatti mancare niente, i protagonisti di una commedia tra il rosa e il giallo che piacerebbe a Tinto Brass, ai fratelli Vanzina, a Tarantino, al Dino Risi de ‘Il vedovo’. Oltretutto, tra gestione del patrimono di famiglia, viaggi a cinque stelle e un ego della quinta misura, la cinquantatreenne dal sangue blu e caldo ci aveva provato davvero con il cinema: fermata alle ultime file, due comparsate e via. «LA MIA unica colpa è di essermi innamorata di un gigolò», sibila la donna respingendo le accuse e anzi impugnando il lanciafiamme: «Si è inventato tutto, mi ha perseguitata, mi ha rovinato la vita: racconterò ogni cosa ai giudici il 17 dicembre». L’altro, il cinquantenne personal trainer romano ben piantato ma spiantato, in aula ha già vuotato il sacco dei panni sporchi, dimesso e abbacchiato: «Per lei ero un oggetto sessuale, mi ricattava: o vieni a letto con me o ti taglio i viveri». Chiaro che per un paio d’anni, riferiscono gli atti del processo, il tapino ha dovuto abbassare la testa e le braghe, ostaggio della mantide arrapata in un resort a Dubai o in una suite a Taormina. Che fa marchesa, spinge?