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10 LA PAGINA DELLA DOMENICA
DOMENICA 10 OTTOBRE 2010
L’INCONTRO LA CANTANTE CHE HA ANNUNCIATO IL RITIRO DALLE SCENE («MA SOLO NEI CONCERTI DA SOLA») RICORDA I MESI TRASCORSI A PRATO 37 ANNI FA PER UN’«OPERA DA TRE SOLDI» CHE FECE EPOCA
MILVA
IL FILM
«Giorgio Strehler mi cambiò personaggio e al Metastasio fu un immenso trionfo» HA ANNUNCIATO un mese fa il suo addio alle scene («ma solo come presenza unica sul palco. Assieme ad altri continuo e continuerò sempre a starci», ha precisato più tardi e lo fa pure con noi). Milva, settantun anni che dichiara con orgoglio e allegria, è stata un vero e proprio mito per Prato, per i pratesi che trentasette anni fa la ebbero per un paio di mesi come «una di loro». E la vedevano ogni mattina e pomeriggio percorrere il centro per far compere, passeggiare, uscire dall’albergo, recarsi al ristorante. «E che c’è da meravigliarsi? — ricorda lei adesso — Non mi sono mai comportata come quelle star che vivono avvolte in un alone. Non mi sono mai spostata in macchina quando i tragitti erano brevi. Ero una persona che si trovava a Prato per lavorare. La-vo-ra-re. La sola differenza con gli altri è che io svolgevo e svolgo il lavoro che amavo più di ogni altra cosa. Ed è una fortuna che mica capita a tutti».
Assalto ai biglietti
Modugno /1
Modugno /2
Il gruppo in scena
METASTASIO 1973 Milva nell’Opera da tre soldi diretta da Strehler che debuttò nel febbraio di 37 anni fa
LO SPETTACOLO che vide Milva mattarice a Prato fu L’Opera da tre soldi, debutto assoluto febbraio 1973. Il Piccolo di Milano decise di tenere qui, in una città di provincia che Provincia neppure era la prima più attesa della stagione, non solo italiana. «Venimmo a Prato perché il Metastasio era il solo teatro che potesse ospitare le prove per due mesi buoni. E fu deciso che era giusto che debuttassimo qui, prima di replicare per sei mesi a Milano e da lì proseguire in tutta Italia per uno spettacolo che fece epoca. C’erano tanti grandi nomi. Tino Carraro, Gianni Santuccio che poi si ammalò e diede forfait e al suo posto arrivò Domenico Modugno, Gianrico Tede-
schi, Gianni Agus Giulia Lazzarini... Quaranta attori, il meglio dell’epoca». IN REALTÀ, dietro la «cattività pratese» del cast del Piccolo ci fu un... movente di politica culturale. Montalvo Casini, direttore del teatro pratese — un direttore ineguagliato, e che nessuno si offenda — s’insinuò abilmente nel disagio manifestatosi fra il Piccolo e Strehler. E su tutti i giornali si diffuse la voce che Strehler avrebbe lasciato il Piccolo per dirigere a Prato. I giornali ne parlarono, Casini ne approfittò per portare qui quell’Opera da tre soldi che s’impose come l’evento culturale più importante dell’anno.
VORREI TORNARE «Prato non mi ha mai più richiamata. Mi piacerebbe poterci cantare» La biglietteria del Meatstasio (vedere foto in alto) era assediata. Tutti volevano un posto, anche chi al teatro non andava mai si faceva avanti per curiosità. Per «esserci». Chi scrive, ebbe la fortuna di vivere in una di quelle serate la prima notte della vita a teatro. Grazie al babbo, amico d’infanzia di Montalvo Casini, che rimediò a stento tre posti in loggione. Laterali «LA GENTE impazziva. Terminate le prove ci trovavamo ogni giorno la ressa alla biglietteria. L’Opera diventò un caso nazionale», ricorda Milva. E i pratesi ammiravano la «Rossa» che si manifestava in centro. «Sì, alloggiavo in un albertgo vicino..». Il Flora?. «Esatto, si
chiamava Flora — ricorda Milva — Erano giorni intensi albergo e palcoscenico. Brecht non è facile richiede impegno. Strehler pensò subito a me per e mi telegrafò mentre ero in Giappone proponendomi di interpretare Polly. Poi, decise di affidarmi il ruolo di Genny cambiando la drammaturgia del testo per affidare a me la canzone Jenny dei pirati e la Lazzarini diventò Polly. Strehler poteva permettersi questo ed altro. Brecht lo aveva indicato come depositario della sua opera per l’Italia. Solo lui poteva rappresentarlo. Poi un giorno Strehler e Paolo Grassi convennero che Brecht apparteneva a tutti. E consentirono che altri lo mettessero in scena. Purtroppo, non sempre lo hanno fatto bene». DOPO il trionfo dell’Opera, Milva tornò a Prato nel 1975, con un concerto di brani brechtiani assieme a Tino Carraro. In scena io e lui. Io cantavo, lui recitava poesie. Con noi, il suggeritore che Carraro voleva sempre con sè. Una mattina in hotel, mi avvisano che il suggeritore era morto. D’un tratto, un ictus. Fu un brutto momento. In teatro ci sentiamo tutti fratelli». E ORA? «Lei mi dice che a Prato ho lasciato un bel ricordo, ma Prato non mi ha più richiamata. Mai. Mi piacerebbe tornarci. potrebbero farlo ora. Porto in scena La Variante di Luneburg tratto dal romanzo di Paolo Maurensig, scritto nel 1993, allestito dagli Artisti associati di Gorizia di Walter Mramor. Non sono sola in scena, come è bene che faccia ora. Un bello spettacolo». E Il Metastasio, non ha proprio una serata da dedicare a Milva? Piero Ceccatelli