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Intervento del rettore Luigi Dei Firenze, Polo delle Scienze sociali 20 marzo 2017 Per Elena, Lucrezia e Valentina: oggi al Polo delle Scienze Sociali un ricordo delle studentesse Erasmus a un anno dalla tragedia di Tarragona. Buonasera, benvenute e benvenuti a questo momento di ricordo. È passato un anno e ho voluto che la memoria delle tre nostre care ragazze Elena, Lucrezia e Valentina trovasse modo di incidersi su una pietra. Nell’invito si parla di lapide e qui invece voglio parlare di una pietra incisa con pochi ma significativi e sentiti caratteri. Incidere su pietra è il modo più antico che l’uomo ha per ricordare e lasciare traccia. Chissà quanti giovani sosteranno nei decenni a venire sotto questo blocco di pietra serena. Alzeranno lo sguardo, leggeranno il breve testo e cosa penseranno? Al destino e al caso che ci può attendere al varco in modo improvviso e violento, all’idea di volare verso un mondo diverso da quello domestico, al desiderio di scoprire nuovi orizzonti, al vuoto che accompagna la morte, al sorriso dei giovani che continua a scolpirsi sul biancore che fa capolino sotto labbra gioiose. Oggi vogliamo ricordare le nostre tre studentesse insieme a tutte le altre di Atenei sparsi in questo bel continente che ha nome Europa. Un continente unito che vogliamo a gran forza ribadire essere il nostro futuro. La generazione Erasmus ha significato anche e soprattutto questo. I giovani, Elena, Lucrezia e Valentina vogliono il mondo di Imagine di John Lennon e noi adulti dobbiamo impegnarci affinché si creino le condizioni politiche ed economiche perché ciò accada. Questo è il compito che ci attende e per il quale non possiamo abbassare le guardia: quelle lettere rosse su quella pietra grigia di rara eleganza saranno per sempre un monito a rincorrere lo stupore di altri mari che guidò le nostre tre ragazze. Quei tre versi incisi appartengono a una poesia che durante la mia pausa estiva, all’ombra di un uliveto salentino, scrissi ripensando ad Elena, Lucrezia e Valentina e che ora vado a leggervi. Altri mari Volevano stupirsi d’altri mari increspati in scaglie dal vento, del bianco dei gabbiani nel candore dei cirri spumosi, dei numeri danzanti sulle spiagge dorate. La finestra di una notte, attonita e spalancata,


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