Seconda prova, liceo classico

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Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca ESAME DI STATO DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE Indirizzi: LI01, EA01 - CLASSICO (Testo valevole anche per le corrispondenti sperimentazioni internazionali e quadriennali)

Tema di: LINGUA E CULTURA LATINA e LINGUA E CULTURA GRECA PRIMA PARTE: traduzione di un testo in lingua latina Come controllare l’ira I tre libri del De ira di Seneca, dedicati al fratello maggiore Anneo Novato (che prenderà il nome di Gallione dal retore Giunio Gallione da cui sarà adottato), sono una delle prime opere composte dal filosofo. Una dimensione privata e interiore, in nome della quale occorre combattere l’ira come tutte le passioni, convive in Seneca con un obiettivo politico: lo Stato può essere sconvolto dall’ira di chi è potente e perciò è necessario non alimentarla. Nei tre libri egli passa in rassegna le diverse manifestazioni di questo sentimento e la loro genesi: al pari di una qualsiasi malattia, l’ira deve essere curata in tempo utile al fine di evitare conseguenze disastrose per chi ne è afflitto e per chi gli è vicino. PRE-TESTO La cosa migliore, pertanto, alla prima percezione del male, è curarsi, poi, anche alle proprie parole dare pochissima libertà, e frenare lo slancio aggressivo. Ed è facile, le proprie passioni, non appena nascono, sorprenderle: i segni delle malattie precorrono. Come della tempesta e della pioggia vengono, prima di esse, indizi, così dell’ira, dell’amore, di tutte queste procelle, che sconvolgono gli animi, ci sono dati che le preannunciano. TESTO Qui comitiali vitio solent corripi, iam adventare valetudinem intellegunt, si calor summa deseruit et incertum lumen nervorumque trepidatio est, si memoria sublabitur caputque versatur. Solitis itaque remediis incipientem causam occupant, et odore gustuque quidquid est, quod alienat animos repellitur: aut fomentis contra frigus rigoremque pugnatur aut, si parum medicina profecit, vitaverunt turbam et sine teste ceciderunt. Prodest morbum suum nosse et vires eius antequam spatientur opprimere. Videamus quid sit quod nos maxime concitet: alium verborum, alium rerum contumeliae movent; hic vult nobilitati, hic formae suae parci; hic elegantissimus haberi cupit, ille doctissimus; hic superbiae inpatiens est, hic contumaciae; ille servos non putat dignos quibus irascatur, hic intra domum saevus est, foris mitis; ille rogari iniuriam iudicat, hic non rogari contumeliam. Non omnes ab eadem parte feriuntur: scire itaque oportet quid in te imbecillum sit, ut id maxime protegas. POST-TESTO Non conviene tutto vedere, tutto ascoltare: molte ingiurie ci passano accanto inosservate, e di queste, le più non accoglie chi le ignora. Non vuoi essere irascibile? non essere curioso. Chi indaga su ciò che è stato detto contro di lui, chi i discorsi malevoli, anche se sono stati tenuti a quattr’occhi, li scava fuori, da solo si mette in inquietudine. Certe cose, l’interpretazione le porta al punto che sembrino ingiurie: pertanto, alcune cose bisogna rimandarle, altre deriderle, altre condonarle. Bisogna ingannarla in molti modi, l’ira; la maggior parte dei motivi sia volta al divertimento e allo scherzo. edizione e trad. a cura di G. Viansino, Mondadori, Milano 1988

SECONDA PARTE: confronto con un testo in lingua greca, con traduzione a fronte De cohibenda ira è il titolo di un’opera di Plutarco (I-II sec. d.C.) tratta dai Moralia in cui, dopo l’iniziale spunto dialogico dei due interlocutori, Silla e Fundano, amici e discepoli dell’autore, vengono trattate le caratteristiche di questa passione: se ne sottolinea la pericolosità e si suggeriscono pratiche ed esercizi utili a contrastarne gli effetti più dannosi per la vita di chi ne è soggetto e per gli altri uomini.


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