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Sessione ordinaria 2019 Seconda prova scritta
Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca ESAME DI STATO DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE Indirizzi: LI01, EA01 - CLASSICO (Testo valevole anche per le corrispondenti sperimentazioni internazionali e quadriennali)
Tema di: LINGUA E CULTURA LATINA e LINGUA E CULTURA GRECA Fine di Galba Servio Sulpicio Galba fu il primo dei cosiddetti “quattro imperatori” succedutisi nel volgere di poco più di un anno (da giugno del 68 a dicembre del 69 d.C.). Dopo appena sette mesi di governo, egli fu deposto e assassinato dai pretoriani che, al suo posto, acclamarono Otone. L’episodio è narrato da Tacito nel primo libro delle Historiae e da Plutarco nella «Vita di Galba». PRIMA PARTE: traduzione di un testo in lingua latina PRE-TESTO «Nel frattempo Otone, che non poteva sperar nulla dal ristabilimento dell’ordine, anzi, fondava sul disordine ogni suo piano, era assillato da molti stimoli: un fasto che sarebbe stato oneroso anche ad un principe, un’indigenza a mala pena tollerabile da un privato, ira contro Galba, invidia contro Pisone; creava anche timori a se stesso, per eccitare la propria bramosia […]. (Pensava che) bisognava quindi osare ed agire, mentre l’autorità di Galba era debole e quella di Pisone non ancora consolidata. Le mutazioni di governo sono propizie ai grandi tentativi, e non serve temporeggiare là dove l’inazione è più dannosa dell’audacia». […] edizione e traduzione a cura di Azelia Arici, Torino, UTET, 1970
TESTO Octavo decimo kalendas Februarias sacrificanti pro aede Apollinis Galbae haruspex Umbricius tristia exta et instantes insidias ac domesticum hostem praedicit, audiente Othone (nam proximus adstiterat) idque ut laetum e contrario et suis cogitationibus prosperum interpretante. Nec multo post libertus Onomastus nuntiat exspectari eum ab architecto et redemptoribus, quae significatio coeuntium iam militum et paratae coniurationis convenerat. Otho, causam digressus requirentibus, cum emi sibi praedia vetustate suspecta eoque prius exploranda finxisset, innixus liberto per Tiberianam domum in Velabrum1, inde ad miliarium aureum2 sub aedem Saturni pergit. Ibi tres et viginti speculatores consalutatum imperatorem ac paucitate salutantium trepidum et sellae festinanter impositum strictis mucronibus rapiunt; totidem ferme milites in itinere adgregantur, alii conscientia, plerique miraculo, pars clamore et gladiis, pars silentio, animum ex eventu sumpturi. POST-TESTO «Era di guardia nell’accampamento il tribuno Giulio Marziale. Questi, forse spaventato dalla gravità dell’improvviso attentato, o forse temendo che nel campo fosse già troppo diffusa la congiura e che il resistere fosse per lui pericolo mortale, suscitò in molti il sospetto di complicità. Anche gli altri tribuni e centurioni preferirono un presente certo a un avvenire onorevole, ma incerto; e tale fu la disposizione degli animi, che tanta scelleratezza fu osata da pochi, voluta da molti e subìta da tutti». edizione e traduzione a cura di Azelia Arici, Torino, UTET, 1970
Il Velabrum era un quartiere fra il Palatino, l’Aventino e il Tevere Il miliarum areum era una grande colonna rivestita di bronzo dorato, che Augusto aveva fatto erigere nel foro: vi erano indicate tutte le vie che da Roma conducevano alle varie regioni d’Italia, con le distanze in miglia. 1 2