Ancona
SABATO 12 febbraio 2011 Anno 126 - Numero 36 € 1,20
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La Brambilla fa cambiare il decreto
«La tassa di soggiorno finanzierà il turismo»
Ecco la Ferrari 150: orgoglio italiano e la coda tricolore
POLIDORI e commento di PAZZI · Alle pagine 8 e 9
MASTRANTONIO · A pagina 17
TURRINI · Nel Quotidiano Sportivo
di CESARE DE CARLO
SPERANZA E RAGIONE MUBARAK LASCIA
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IL FARAONE SI DIMETTE E CEDE IL POTERE AI MILITARI, LA FOLLA ESULTA IN PIAZZA. OBAMA: VINCERÀ LA DEMOCRAZIA
ALLARME PROFUGHI
DUEMILA ARRIVI IN 48 ORE A LAMPEDUSA. MARONI E FRATTINI ALL’EUROPA: IL NORD AFRICA BRUCIA, FERMIAMO GLI SBARCHI
L’EDITORIALE
«Ora la riforma»
Berlusconi in pressing Napolitano: basta strappi
di PIERLUIGI VISCI
GOVERNIAMO IL FUTURO
Berlusconi: «Toghe rosse, respingerò l’offensiva»
COPPARI e SASSANO · Alle p. 10 e 11
Tensione a Milano
Servizio · Alle pagine 10 e 11
Domani parla Fini
Fli tenta il volo E i falchi danno la rotta MINOTTI · A pagina 12
LA LETTURA di MARCELLO D’ORTA
Fermato ad Ancona con la cocaina
Polemica tra il Quirinale e la provincia di Bolzano
Droga, arrestato un ristoratore della Riviera
Rissa 17 marzo Alt di Calderoli, non ci sono soldi Cicchitto dice sì: fermi il 2 giugno
Servizio · In Cronaca di Ancona
Il leader altoatesino Luis Durnwalder
SAN GENNARO ORO DI NAPOLI · A pagina 15
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ON SI SONO messi d’accordo. Ma la coincidenza di tre autorevoli e impietose analisi dà la misura di quella che è la tragedia italiana. Che vive una fase sociale, politica e di mercato del lavoro complessivamente destabilizzata e destabilizzante, nella quale ci sono i segni di un malessere profondo. Nulla di paragonabile, anche per realtà economica, istituzionale e di collocazione geopolitica, a quello che altrove — Tunisia, Egitto, Yemen — sta provocando tumulti, rivolte, espulsioni di capi e regimi in sella da decenni e granitici nei loro apparati di controllo e di repressione. Ma è bastato accendere un cerino, con il contagioso tam tam della Rete, per far divampare un rogo. I nostri segni, allora. La Chiesa parla di qualcosa di più profondo e preoccupante di una «questione morale» (che riguarda tutti, peraltro), parla di «disastro antropologico». La Magistratura segnala la «situazione fallimentare» di una delle funzioni primarie di una società civile e ordinata. [Segue a pagina 15]
Battaglia nelle strade fra militari, polizia e dimostranti: almeno venti morti. Mubarak parla in tv al Paese: «Subito un nuovo governo e riforme, ma non mollo». Gli Usa: «La protesta non si cancella con la repressione»
COPPARI · Alle pagine 6 e 7
La Procura accelera
Caso Ruby, processo imminente Servizio · A pagina 10
Telerissa con Masi
E Santoro scende in piazza POLIDORI · Alle pagine 6 e 7
Lettera a Napolitano
La Rousseff: «Non vi darò Battisti»
FONTANA, PIOLI, SERAFINI e commento di DE CARLO · Alle pagine 2, 3 e 5
FARRUGGIA · A pagina 23
Delitto della clochard ad Ancona
«Associazione criminale» Indagato anche Bassolino
Il killer romeno incastrato grazie al ‘Crime Scope’
«Napoli, i rifiuti buttati in mare» Agli arresti la ex vice di Bertolaso
Servizio · In Cronaca di Ancona
Marta Di Gennaro, vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile
GHIDETTI · A pagina 12
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Faccia a faccia
Pdl, protesta al tribunale «Silvio resisti»
L. BIANCHI, MASTRANTONIO, PIOLI, SERAFINI e STURIALE · Da pag. 2 a pag. 7
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Il padre e le due gemelline «Volevo morire con loro» IL COMMENTO
UANDO CADE un tiranno, l’euforia prevale sulla prudenza, la speranza sulla ragione. Così anche in Egitto. Il dopo Mubarak vedrà un’alba di libertà per il Paese che dai faraoni in poi la libertà non l’ha mai conosciuta? E a chi toccherà ora fra i despoti arabi? Stando ai segnali il Cairo è nelle mani dei militari. Anche questa non è una novità. Mubarak era un generale. E generali prima di lui erano Sadat, Nasser, Neguib. Che poi i suoi successori si rivelino i promotori della democrazia, è tutto da vedere. L’unica cosa certa è che questa per l’Egitto, per l’Europa, per l’America è la migliore delle soluzioni. Almeno per il momento. Se i militari filoccidentali non fossero intervenuti, il vuoto di potere sarebbe stato fatalmente colmato da un un governo provvisorio guidato da Mohammed El Baradei. Un disastro. El Baradei è un personaggio scialbo. [Segue a pagina 2]
Ancona
SABATO 29 gennaio 2011 Anno 126 - Numero 24 € 1,20
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FEMIANI · A pagina 12
La linea del tempo… timeline 2010 Gennaio: la Spagna assume la presidenza di turno dell’Unione Europea. In Pakistan un attentatore suicida uccide 95 persone durante una partita di pallavolo. A Dubai, negli Emirati Arabi, viene inaugurato il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo. Alle ore 16,53 locali del 12 gennaio un terremoto ad Haiti di magnitudo 7,0 Mw causa oltre 200.000 vittime. Sono colpite dal sisma quasi 3 milioni di persone. Baghdad, tre autobombe provocano almeno 36 morti e 71 feriti; un attentatore suicida, con un’autobomba, uccide almeno 17 persone e ne ferisce altre 80 vicino a un edificio del Ministero dell’Interno iracheno. Machu Picchu (Perù), fortissime piogge causano l’esondazione di fiumi e lo spostamento di enormi masse di fango che uccidono almeno 20 persone. La Apple presenta l’iPad per la prima volta. Febbraio: ad Halle, in Belgio, uno scontro frontale tra due treni passeggeri, provoca 18 morti e oltre 160 feriti. Degli ignoti sversano milioni di litri di idrocarburi nel fiume Lambro causando un disastro ambientale che coinvolge la valle del fiume stesso e del Po, in Lombardia ed Emilia-Romagna. Un terremoto di magnitudo 8,8 MW colpisce il Cile e tutto il Pacifico meridionale. La tempesta Xynthia colpisce l’Europa sud-occidentale per poi arrivare in Francia e Germania. La Francia proclama lo stato di disastro naturale, contando 53 vittime. Marzo: a Ba’quba, in Iraq, tre kamikaze si fanno esplodere contro l’ufficio della prefettura, una caserma della polizia ed il pronto soccorso di un ospedale. Il bilancio è di 30 morti e 50 feriti. In Nigeria scontri religiosi causano circa 500 morti. A Vancouver, in Canada, si svolgono le Paraolimpiadi. A Mosca vengono messi in atto due attacchi terroristici nelle stazioni della metropolitana, che causano 40 morti e oltre 100 feriti. Aprile: a Smolensk, in Russia, in un incidente aereo muore il presidente della Polonia Lech Kaczyński, con la moglie, il capo di stato maggiore polacco Franciszek Gągor, il viceministro degli Esteri, il governatore della banca centrale, l’ex presidente Ryszard Kaczorowski, alcuni deputati, il candidato conservatore alle prossime presidenziali Przemysląw Gosiewski e diversi esponenti di primo piano dell’esercito polacco. L’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull causa la chiusura dello spazio aereo di gran parte dell’Europa, specialmente quella centrale, con conseguenti gravi disagi al traffico aereo europeo. Golfo del Messico, l’incendio e l’inabissamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon causa 11 morti e un gigantesco sversamento di petrolio. Maggio: Portogallo, viene firmata la legge che regolarizza i matrimoni tra persone dello stesso sesso, approvata dal Parlamento portoghese l’8 gennaio. Dagli USA arriva la notizia che un gruppo di scienziati guidati da Craig Venter avrebbe creato la prima forma di vita sintetica. Giugno: inizia il diciannovesimo Campionato mondiale di calcio in Sudafrica. Il Parlamento islandese approva la legge che legalizza i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Luglio: la Corte internazionale dell’Aia dichiara la legittima indipendenza del Kosovo dalla Serbia. Agosto: dal 30 luglio e per buona parte del mese di agosto un’eccezionale ondata di maltempo innesca inondazioni e alluvioni nella regione di Peshawar, nel nord-ovest del Pakistan, provocando 1600 vittime, migliaia di dispersi e milioni di sfollati. Interessate dalla tragedia 14 milioni di persone; vittime delle alluvioni anche in India e Cina. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara terminata la pandemia di influenza H1N1. Si completa con dieci giorni di anticipo il previsto ritiro dei soldati Usa dall’Iraq: è la fine di sette anni e mezzo di guerra. 50.000 militari statunitensi restano nel paese solo per attività di addestramento dell’esercito iracheno. In occasione del ventesimo anniversario della riunificazione tedesca, la Germania finisce di pagare i debiti di guerra imposti dal Trattato di Versailles del 1919. Ottobre: un terremoto di 7,7 gradi della scala Richter colpisce le Isole Mentawai, arcipelago a sud di Sumatra in Indonesia, innescando uno tsunami che causa la distruzione di almeno 10 villaggi e 451 morti. A poche ore dallo tsunami inizia una serie di eruzioni del vulcano Merapi sull’isola di Giava che provocano oltre 300 morti e 200.000 sfollati. A Baghdad (Iraq) attentato da parte di Al-Qaeda contro una chiesa siro-cattolica durante la messa domenicale: 57 morti; alcuni fedeli presi in ostaggio. In Brasile viene eletta presidente Dilma Rousseff; si tratta della prima presidente donna nella storia del Paese. Entrerà in carica nel gennaio 2011. Novembre: dopo 15 anni di detenzione (sette passati agli arresti domiciliari) viene liberata la dissidente birmana e Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Il sito Wikileaks rilascia oltre 251.000 documenti diplomatici del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, inclusi oltre 100.000 documenti contrassegnati come “segreti” o “confidenziali”. Dicembre: viene ucciso in un raid dell’esercito colombiano il boss del narcotraffico Pedro Oliveiro Guerrero, ricercato in campo internazionale per droga e in Colombia per il suo coinvolgimento in 2/3.000 omicidi avvenuti durante la guerra civile. In Tunisia ha inizio “la Rivolta dei gelsomini” contro il governo di Ben Ali.
2010 BASBUSA E LE PRIMAVERE ARABE
La scintilla che ha innescato la Primavera araba è scoppiata nella Tunisia profonda. La cittadina è Sidi Bouzid, nella regione centrale interna del Paese, a circa 110 chilometri dalla città costiera di Sfax, una zona molto povera nella quale i disoccupati sono circa un terzo della popolazione. A Sidi Bouzid, il 17 dicembre del 2010, si è dato fuoco Mohammed Tarek Bouazizi, 26 anni, detto Basbusa, venditore ambulante di frutta e di ortaggi, orfano di padre dall’età di tre anni, sei fratelli e sorelle minori, la mamma risposata con un fratello del marito, come si usa nelle zone più legate ai dettami del Corano. Mohammed lavorava da quando aveva dieci anni. A venti, secondo la sorella Samia, ha lasciato la scuola. Altre fonti sostengono invece che era laureato in lingua e letteratura araba. Di sicuro con la sua attività di ambulante assicurava un contributo importante al reddito della famiglia. Spingeva una piccola carriola e guadagnava 140 dollari al mese. Sognava di acquistare un camion-
Cenni storici: un anno in breve
cino. Il giorno prima di appiccarsi le fiamme per protesta avrebbe comprato a debito la frutta e la verdura da
Il terrorismo islamico, i cambiamenti climatici e i terremoti sembrano caratterizzare negativamente l’andamento di questo 2010. Lo sversamento di petrolio dell’impianto estrattivo Deepwater Horizon nel golfo del Messico è ricordato come il più grande disastro ambientale causato dall’uomo nel continente americano. Il 20 aprile del 2010, l’impianto di proprietà della British Petroleum prende fuoco, innescando una immensa fuoriuscita di idrocarburi dal fondale. L’incendio non viene domato e l’impianto estrattivo collassa nel fondale marino. Il presidente Barack Obama ha spedito un conto di 69 milioni di dollari alla British Petroleum per i risarcimenti ambientali e le spese di bonifica dell’area, operazioni che comunque non hanno evitato il disastro ambientale. Sono stati versati in mare 172 milioni di galloni di petrolio (1 gallone americano equivale a 3,785411784 L). Intanto Haiti deve nuovamente subire le conseguenze di un disastro naturale. Un terremoto di magnitudo 7,7 colpisce l’isola già vittima di uragani, inondazioni e povertà. La raccolta di fondi che coinvolge tutto il mondo servirà per arginare anche l’epidemia di colera che si sviluppa come conseguenza della mancanza di acqua potabile. Nel 1991, con la prima Guerra del Golfo, l’esercito statunitense aveva fatto il suo ingresso in territorio iracheno e i fatti dell’11 settembre 2001 avevano rilanciato la necessità della presenza americana nell’area mediorientale. Con Barack Obama si assiste al ritiro dell’esercito dall’Iraq e ad un sostanziale fallimento di tutta la politica occidentale nella terra del Tigri e dell’Eufrate. Insieme a tante notizie negative ne rimane però una incoraggiante: Aung San Suu Kyi, leader pacifista della protesta contro la dittatura militare in Myanmar, viene liberata. Le pressioni internazionali e la forza del movimento per la pace hanno vinto.
lo avrebbe preso a schiaffi, gli avrebbe sputato addosso e avrebbe confiscato tutta la merce e le bilance. Un fra-
vendere. Secondo la sua famiglia, fu umiliato da una dipendente del Comune, una certa Faida Hamdi. La donna tello della Hamdi ha negato il sopruso. Secondo un’altra testimonianza, raccolta dal quotidiano saudita “Asharq al-Awsat”, i responsabili dell’angheria sarebbero stati alcuni collaboratori della Hamdi. In ogni caso il governatore al quale Mohammed aveva chiesto di restituirgli gli attrezzi si rifiutò di riceverlo. Bouazizi comprò una lattina di benzina e si diede fuoco vicino all’ufficio del funzionario. Morì il 4 gennaio al centro grandi ustionati di Ben Arous. Fu l’inizio della rivolta contro il presidente Zine el-Abidine Ben Ali. Il despota fu costretto a lasciare il potere dopo 23 anni e a fuggire. Il 14 gennaio del 2011 volò con la famiglia a Gedda, in Arabia Saudita. Secondo l’Onu, durante la Rivoluzione dei gelsomini hanno perso la vita cento tunisini. Il 18 gennaio 33 membri del clan
Che c’è di nuovo… what’s app... ened!
famigliare di Ben Ali sono stati arrestati. La tv ha esibito il tesoro di oro e di gioielli sequestrati alle persone
2010: un ambulante tunisino si era dato fuoco per protesta. Fu l’inizio delle rivolte I popoli arabi, che si erano emancipati dal colonialismo, avevano creduto nella possibilità di dare vita a stati ispirati a valori di identità linguistica e religiosa e basati su uno sviluppo sociale ed economico che li vedeva cittadini detentori di diritti. Ma le loro aspettative sono state disattese da una classe dirigente che ha dato vita a regimi spesso asserviti agli interessi delle multinazionali occidentali e che hanno mascherato corruzioni e prevaricazioni con la patina di elezioni democratiche. Ne è un esempio il regime ultraventennale di Ben Ali e il tesoro accumulato negli anni di potere. Contro questi modelli si rivolge la protesta delle piazze arabe iniziata nel 2010. “Non stupisce che sia stata la Tunisia a fare da pioniera nella rivolta che ha poi infiammato tutto il Nord Africa e il mondo arabo. Anche se sprovvista di grandi risorse naturali, è il paese con la classe media più sviluppata e istruita, con un elevato tasso di alfabetizzazione e un tasso demografico alla pari di quelli europei e quindi il paese più aperto alla transizione democratica”(Michele Brondino e Yvonne Fracassetti in “Rivista dell’Istituto di storia dell’Europa Mediterranea” n. 8 giugno 2012). “La rivolta dei gelsomini”, o in generale “la primavera araba”, è un fenomeno che riguarda soprattutto i giovani e che usa come mezzo di comunicazione, propagazione e coinvolgimento la rete internet. Si rompe l’isolamento dei singoli e si diventa massa vincendo la paura. Che scenario politico hanno lasciato questi movimenti? In Tunisia nel 2014 è entrata in vigore una nuova costituzione e si sono svolte per la prima volta elezioni politiche multipartitiche e non pilotate. Ha vinto il partito Nida Tunus (Appello della Tunisia), di matrice laica. In Marocco il vento della primavera è arrivato attenuato e preventivamente smorzato da una serie di riforme che il re Mohammed VI si è affrettato a promulgare. Il Marocco rimane però un paese in cui più del 20% della popolazione è sotto la soglia di povertà, l’analfabetismo rasenta il 50%, circa il 30% dei villaggi del Marocco profondo è ancora senza elettricità, oltre il 30 % dei giovani è disoccupato e senza speranza di un futuro: l’emigrazione rimane l’unica via d’uscita. In Egitto, l’11 febbraio 2011, dopo un potere trentennale, si dimette Hosni Mubarak. Per 18 giorni infatti, infuria la protesta in piazza Tahrir, al Cairo, e in altre città dell’Egitto con scontri tra polizia e manifestanti. Il potere viene lasciato in mano ai militari fino a nuove elezioni. Nel giugno del 2012 viene eletto presidente Mohammed Morsi, il candidato del partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani, una formazione religiosa islamica moderata presente nel paese dal 1925. Il 3 luglio del 2013 Morsi viene destituito da un colpo di stato militare sostenuto dalla piazza di manifestanti. Morsi si era infatti attribuito per decreto ampi poteri giuridici e aveva modificato la costituzione su ispirazione coranica. In seguito riprendono gli scontri di piazza tra i sostenitori di Morsi e quelli di una nuova coalizione che aveva spalleggiato il colpo di stato dei militari. Con un referendum viene votata la nuova costituzione di stampo più laico rispetto a quella proposta dai Fratelli Musulmani. Nel 2014 è eletto presidente Abd al-Fattah al-Sisi, già ministro della Difesa sotto il governo del presidente Morsi, che egli stesso aveva successivamente contribuito a far cadere. Per l’ottobre 2015 sono indette nuove elezioni. In Siria la primavera araba ha portato i frutti più amari. La dittatura di Bashar al-Assad è stata contestata da manifestazioni di piazza, ma la risposta del governo e del presidente, con l’intervento militare contro i dimostranti, è stata del tutto sproporzionata. Lo scontro è degenerato in guerra civile e guerra religiosa. Da un lato l’esercito governativo è sostenuto da Iran e Iraq, già alleate di Assad, e dalla Russia, storica sostenitrice della politica di Assad. Dall’altra lo scenario si è frammentato in gruppi armati di matrice religiosa a cui si sono aggiunti gli Jihadisti del califfato di Iraq e Siria (ISIS). Le crudeltà messe in atto da queste formazioni terroristiche da un lato e la distruzione delle città dall’altro hanno costretto moltissimi siriani ad abbandonare le proprie terre nonostante la Siria fosse, prima del conflitto, uno degli stati economicamente più stabili del Medio Oriente.
finite in cella. La rivolta è dilagata. Si è estesa alla Libia, all’Egitto, alla Siria, allo Yemen con esiti diversi. In Libia è crollato il regime di Gheddafi. In Egitto ha costretto Mubarak a dimettersi. In Siria e in Yemen è divampata la guerra civile. Nel Paese di Bashar al-Assad si è consolidato il sedicente Califfato Islamico di Abu Bakr al-Bagdhadi che poi ha occupato Mosul, la seconda città dell’Iraq, e larga parte della provincia di al-Anbar. La carriola di Mohammed è un oggetto di culto. Per averla un facoltoso imprenditore del Kuwait ha offerto diecimila dollari. Lorenzo Bianchi
E il Resto... in classe Geostoria: la situazione nel Nord Africa e in Medio Oriente è ancora instabile soprattutto a causa dell’azione del gruppo terroristico dell’ISIS. È una formazione che inneggia alla guerra santa (Jihad) e all’identità tra stato e religione islamica. Qui puoi trovare un interessante documentario su che cos’è un califfato e come nasce l’autoproclamatosi califfato dell’ISIS: http://www.raistoria.rai.it/articoli/califfato-islam-e-rivoluzione/26076/default.aspx Cittadinanza e Costituzione: fai la rassegna stampa dell’ultima settimana e ritaglia gli articoli del Carlino che riguardano il Nord Africa e il Medio Oriente. Qual è la situazione politica attuale? Che informazioni vengono fornite sul rispetto dei diritti umani in questi paesi? Sono presenti nella tua scuola bambini o ragazzi provenienti da queste terre? Hanno vissuto i giorni di speranza della primavera araba? Che cosa pensano degli attuali presidenti al potere? Cittadinanza e Costituzione - Arte: il terrorismo dell’ISIS non si scaglia solo contro le persone ma anche contro le cose, colpendo, in particolare, ogni forma d’arte preislamica. Il caso di Palmira in Siria è emblematico: da un lato tutto ciò che è vendibile sul mercato internazionale viene venduto dagli esponenti dell’ISIS per finanziare la loro guerra; dall’altra resti di città, statue e bassorilievi vengono distrutti perché fanno riferimento ad una religione e ad una cultura non islamica. Tragica è stata la fine del sovraintendente di Palmira, l’archeologo Khaled al-Asaad, che, a 82 anni, è stato torturato probabilmente perché desse informazioni su tesori archeologici nascosti e poi ucciso perché non aveva fatto rivelazioni. Cerca foto della zona archeologica di Palmira prima della guerra e confrontalo con quello che è ora. Raffaella Amicucci Istituto Comprensivo di Monte San Pietro
GRAZIE A