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LUNEDÌ 21 maggio 2012 | Anno 127/57 - Numero 20 € 1,20 | 2.553.000 lettori (dati Audipress 2012/I) | www.ilrestodelcarlino.it
Ancona
ORE DI PAURA
TERREMOTO TREMA L’EMILIA, SCOSSE SENTITE IN TUTTO IL NORD. SETTE MORTI, MIGLIAIA DI SFOLLATI
IL COMMENTO
di GIOVANNI MORANDI
SUONATE LE CAMPANE
L
A TERRA trema in Emilia. Sembra quasi un paradosso, non era mai successo o forse sì ma nessuno se ne ricorda, questa è sempre stata una terra quieta e pacifica sopra e sotto. Invece questa volta è esplosa come non era mai accaduto, come se fosse stata scossa da un moto di rabbia. E’ successo di notte, nel cuore della notte più tranquilla e beata della settimana, quella che ci conduce al risveglio più pigro nel mattino della domenica. C’è stato l’inferno, i crolli, le grida, il sangue, i morti. Ci siamo contati, ricontati per tutto il giorno, e ci siamo accorti che non ci siamo tutti, ne mancano sette. Sette vite spezzate, alcune nel più crudele dei modi che il destino a volte architetta, come se non gli bastasse prendersi una vita ma la vuole tendendole un sadico agguato. [Segue a pagina 2]
La torre dell’orologio di Finale spaccata in due dal sisma che alle 4,03 di sabato notte ha investito l’Emilia: una seconda scossa l’ha fatta crollare. Vittime, feriti, senzatetto, danni enormi a case, aziende e patrimonio artistico. E la terra continua a tremare
BELTRAME, L. BIANCHI, N. BIANCHI, BRUSCHI, DONDI, FARRUGGIA, GRILLI, MISERENDINO, G. MORONI, SALSI, SARACINO, SELMI e ZANCHI · Da pagina 2 a pagina 12 Commenti di PAZZI e MARCHETTI · Alle pagine 4 e 9
Elezioni
Brindisi, ha circa 50 anni Voleva fare una strage
I ballottaggi fanno flop, affluenza in forte calo
La bomba sui ragazzi, in un video la faccia del killer
Servizio · A pagina 21 20521
9 771128 674510
Lo strazio di Massimo Bassi, padre di Melissa, uccisa nell’attentato
SANI, ROSSI e altri servizi · Alle pagine 14, 15, 16 e 17
La linea del tempo… timeline 1976 Gennaio: esce il primo numero del quotidiano “la Repubblica”: fondatore e direttore Eugenio Scalfari. A Bologna inizia le trasmissioni l’emittente libera “Radio Alice”, emanazione dell’Autonomia e del Movimento studentesco bolognese. Il primo brano trasmesso è White rabbit dei Jefferson Airplane. Marzo: a causa della crisi monetaria la Lira viene di fatto svalutata del 12%. Lo stesso mese debutta sulla Rete 2 L’altra domenica, di Renzo Arbore e Maurizio Barendson. Aprile: la Camera dei deputati approva con i voti di Dc e Msi l’articolo 2 della legge sull’aborto: la pratica è considerata reato ed è ammessa solo in casi di pericolo per la vita della madre. A seguito della delibera si svolge a Roma una grande manifestazione femminista a favore della liceità dell’aborto. Maggio: alle 21,07, una serie di scosse del X grado Mercalli colpisce il Friuli Venezia Giulia. Il terremoto, avvertito in tutto il nord Italia, ha provocato un migliaio di vittime e più di 45.000 senzatetto, oltre a inestimabili danni al patrimonio artistico e culturale di quelle zone. Luglio: si forma il terzo governo Andreotti, monocolore Dc con appoggio esterno di Pli, Pri, Psdi, Psi e, per la prima volta, di Pci e Indipendenti di sinistra. Ottobre: viene adottata una serie di provvedimenti di austerità da parte del governo fra cui l’aumento delle tasse, il blocco della scala mobile, l’abolizione di alcune festività. Novembre: a pochi mesi dal processo contro i tre neofascisti per il massacro del Circeo migliaia di donne invadono le strade di Roma, con lo slogan “Riprendiamoci la notte”, dando vita ad un vivace corteo contro la violenza sessuale. Lo stesso mese, un gruppo armato assalta l’Associazione Dirigenti della FIAT: del nucleo fanno parte Roberto Sandalo e Marco Donat Cattin, figlio del politico democristiano Carlo Donat Cattin. È la prima azione ad essere rivendicata dall’organizzazione terroristica Prima Linea. Dicembre: la FIAT annuncia che la Libia del colonnello Gheddafi entrerà nel capitale della casa torinese investendo 415 milioni di dollari. Poco dopo, a Milano, l’inaugurazione , della stagione alla Scala viene duramente contestata con lancio di uova marce contro il pubblico e di molotov contro la polizia. Sono le prime avvisaglie del Movimento del 77.
Cenni storici: un anno in breve Nel 1976 l’Italia si trova in una fase di grande difficoltà. Alle tensioni dovute ai frequentissimi atti di terrorismo si aggiungono infatti quelle relative alla crisi monetaria del paese, che richiede interventi di taglio alla spesa pubblica, di aumento delle tasse e di svalutazione della Lira. In relazione all’aggravarsi della situazione, il Partito comunista italiano, guidato da Enrico Berlinguer, decide - nonostante il grandissimo successo ottenuto alle elezioni - di dare al paese un governo di stabilità, astenendosi dal voto di fronte al governo monocolore Dc presieduto da Giulio Andreotti, noto come governo di “solidarietà nazionale”. In questo contesto, in un’Italia già profondamente colpita da fenomeni politici e socio-economici, un forte sisma colpisce il Friuli e i territori circostanti, provocando un migliaio di vittime, decine di migliaia di sfollati e danni inestimabili al patrimonio storico-artistico.
Che c’è di nuovo… what’s app... ened! 6 maggio 1976: disastri indimenticabili. Belice, Friuli, Irpinia, Umbria e Marche, L’Aquila, Emilia La sera del 6 maggio 1976 ebbe inizio in Friuli una delle sequenze sismiche più forti e devastanti della seconda metà del Novecento in Italia. L’evento principale avvenne alle ore 21 locali del 6 maggio e raggiunse un valore di magnitudo pari a 6,5, fra i più alti mai registrati nell’Italia settentrionale; l’intensità epicentrale fu pari al IX-X grado della scala macrosismica Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS). La scossa interessò circa 120 comuni delle province di Udine e di Pordenone, per una popolazione complessiva di circa 500.000 persone. Gli effetti più distruttivi si ebbero nella zona a nord di Udine lungo la media valle del Tagliamento, dove interi paesi e cittadine subirono estese distruzioni; fra questi Gemona del Friuli, Forgaria nel Friuli, Osoppo,Venzone, Trasaghis, Artegna, Buia, Magnano in Riviera, Majano, Moggio Udinese, solo per citarne alcuni. L’estensione dell’area colpita fu di circa 5.000 kmq. Complessivamente furono distrutte circa 17.000 case, morirono 965 persone ed altre 3.000 rimasero ferite. Quasi 200.000 persone persero la casa. Il monte San Simeone fu indicato come epicentro e divenne per tutti i friulani il simbolo dell’Orcolat, l’orco tradizionalmente associato ai terremoti. I terremoti della regione alpina e prealpina in Italia nord-orientale sono causati dalla spinta della placca adriatica verso nord. I meccanismi focali dei terremoti del 1976, come pure di quelli avvenuti negli anni successivi, riflettono proprio questo processo di raccorciamento crostale. Sono infatti tipici meccanismi compressivi, con asse di compressione orizzontale orientato nord-sud e piani di faglia inverse orientate est-ovest. I dati sismici e geodetici registrati durante i terremoti principali, pur non essendo di elevata qualità come quelli odierni, hanno permesso di ricostruire la geometria delle faglie responsabili dei terremoti e il movimento avvenuto su di esse durante le rotture principali. A oggi, più che la previsione e il controllo dei terremoti sembra importante la prevenzione del rischio sismico attraverso l’analisi delle caratteristiche sismiche del territorio, l’applicazione di norme di edilizia antisismica, l’educazione della popolazione accompagnata da esercitazioni con simulazioni di un evento sismico e l’elaborazione di piani di intervento per l’organizzazione dei soccorsi in caso di terremoto, adattati alle varie aree geografiche.
E il Resto... in classe Geografia - Scienze: analizza un planisfero in cui sono indicate le placche principali: pacifica, nordamericana, sudamericana, africana, eurasiatica, indoaustraliana, antartica. Successivamente rispondi alle seguenti domande: -dove sono localizzati i maggiori vulcani attivi? -in quali aree geografiche è maggiore il rischio sismico? che rapporto c’è tra i margini delle placche e le più importanti aree sismiche? Che differenza c’è tra la magnitudo e l’intensità come strumenti per valutare la forza di un terremoto? Individua le differenze tra la scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) e Richter nella misurazione di un terremoto e costruisci una tabella di confronto. Fai un’indagine sul rischio sismico relativo alle singole regioni d’Italia. Puoi fare riferimento al link sottostante, in cui l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) propone delle schede sui terremoti in Italia divisi per regione: https://ingvterremoti.wordpress.com/i-terremoti-in-italia/il-rischio-sismico-nelle-regioni-italiane/ Costruisci una carta del rischio sismico in Italia e poi scrivi un commento che risponda alle seguenti domande: quali sono le zone che presentano un rischio sismico più alto? Come si distribuiscono lungo la penisola italiana? Perché?
7 MAGGIO 1976-21 maggio 2012 TERREMOTI, IN PRINCIPIO FU MESSINA
Nella storia d’Italia ci sono cinque date tragicamente indimenticabili che hanno attraversato due secoli. Sono scritte nella polvere, nelle macerie e nel dolore, ed ognuna di esse ci ha insegnato qualcosa in più dell’inevitabile convivenza con i terremoti che negli ultimi decenni hanno fatto registrare comunque altri eventi del genere. La terrà tremò a Messina alle 5,20 del 28 dicembre 1908, fece 100mila morti e fu l’evento sismico più drammatico della nostra storia. In 37 secondi di inferno il Mostro devastò Messina e Reggio Calabria, uccidendo metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella calabrese. Forse per la prima volta si scatenò una gara di solidarietà internazionale per portare i soccorsi; arrivarono le navi russe e inglesi, poi gli aiuti del presidente degli Stati Uniti Theodore Roosvelt e quelli del Kaiser Guglielmo II. I tedeschi e gli svizzeri eressero interi quartieri di casette prefabbricate. Nel secolo successivo questa soluzione farà litigare la politica per la scelta delle New town in Abruzzo nate col governo Berlusconi. Un bambino dallo sguardo terrorizzato, testimone oculare della tragedia, diventerà famoso molti anni dopo. Era Salvatore Quasimodo, futuro premio Nobel per la letteratura. Il 6 maggio 1976 toccò al Friuli. Alle 21 esatte, mentre l’Italia guardava la televisione ed era intenta nella cena, un movimento di magnitudo 6,4 della scala Richter per 59 infiniti secondi fece tremare case, montagne, strade. Morirono 989 persone e 3mila rimasero ferite. Genova, Artegna e tanti altri paesi furono distrutti con un replay in settembre, quando già la speranza aveva acceso la luce negli occhi della gente. Ci vollero dieci anni per rimettere in piedi il Friuli, che prima pensò alle aziende e poi alle case. Dopo questa tragedia l’Italia si interrogò a fondo su come organizzare una struttura che sapesse gestire meglio l’emergenza. Nacque così il primo nucleo della Protezione civile e contestualmente iniziò un lavoro organico, una raccolta sistematica di dati per poter consentire ai sismologi di studiare meglio questo fenomeno, di fronte al quale ancora oggi siamo impotenti. Il 26 settembre 2007 per gli abitanti della zona dell’Appennino umbro-marchigiano, da Nocera Umbra a Foligno, da Colfiorito a Serravalle di Chienti, da Assisi a Gualdo, quello fu il giorno che venne giù il cielo. Alle 2,33 della notte una scossa di magnitudo 5,8 con epicentro a Cesi diede il via al disastro infinito. Il tormento delle continue scosse estive fu l’anticamera di ciò che successe dopo. Morirono 11 persone, 100 rimasero ferite, 80mila fra case ed edifici storici rimasero danneggiati. Tutti abbiamo ancora negli occhi il crollo in diretta tv della basilica di San Francesco con le volte che precipitavano nello sfondo della polvere densa che danzava tragicamente in minacciose nuvole sovrapposte, come quella delle torri dell’11 settembre. Il danno al patrimonio artistico dell’intera area fu enorme. Il 6 aprile 2009 l’Apocalisse investì l’Aquila e l’Abruzzo. Preceduto da uno sciame di scosse nelle settimane precedenti e perfino la sera prima anche in Romagna, il terremoto sbriciolò vite, edifici e la storia millenaria dell’Aquila.Vennero giù come abbattute da una mano assassina le case di Onna, Paganica,Tempera,Villa Sant’Angelo. Magnitudo 6,3, registrarono nervosi i sismografi. Il bilancio fu di 309 morti, 1.600 feriti, danni per 10 miliardi. Forse più di tutti gli altri eventi il caso Abruzzo ha investito la società con le polemiche e i processi sulla prevedibilità del terremoto, per via delle scosse che già dal 2008 percorsero come un brivido continuo la conca aquilana. Infine l’Emilia Romagna, nel 2012. La terra alle 4,03 del mattino il 20 maggio si alzò (magnitudo 5,9) come devastata da qualcuno che spingeva là sotto nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, in parte a Mantova, con replay il 29 alle 9 (magnitudo 5,8) del mattino. Le cronache dei giornali definirono l’inferno emiliano il terremoto dei capannoni, perché fra Modena e Ferrara vennero giù decine di aziende e fabbriche mettendo in ginocchio un’area fra le più produttive d’Italia. Persero la vita 28 persone, molte delle quali operai e tecnici che si trovavano al lavoro. Paesi come Cavezzo, nella Bassa modenese, vennero rasi al suolo per il 70%. I danni furono stimati in 18 miliardi e 19mila famiglie furono costrette a lasciare le proprie abitazioni, 13mila attività economiche furono danneggiate gravemente, soprattutto nella Bassa modenese, la culla del Biomedicale, un’area che da sola vale il 2% del prodotto interno lordo italiano. Cosa rimane di questo percorso fra cronaca e storia sulla scia della terra che trema? Qualche lezione l’abbiamo appresa ed è entrata a far parte del patrimonio della società. La solidarietà, per esempio. La prima raccolta di fondi, forse disordinata e caotica ma generosa, cominciò col disastro di Messina. Parteciparono e la sollecitarono anche il re Vittorio Emanuele II e la regina Elena e l’Italia, povera ma bella nel cuore, dei primi Novecento non si tirò indietro. L’impegno solidale oggi è più organizzato e diffuso. I giornali e internet sono navicelle spaziali che una volta non esistevano. “Il Resto del Carlino” e Mediaset insieme dopo il terremoto dell’Emilia, grazie alla generosità dei lettori sono riusciti a costruire una grande scuola a Sant’Agostino di Ferrara e due moderne case per anziani a Medolla e Mirandola. Una operazione che riuscì anche in Abruzzo, a Onna e a l’Aquila. Accanto alle macerie, al dolore ai morti dei terremoti non c’è mai pace. è il destino. Con i cantieri della ricostruzione che avanzano arrivano di solito anche le inchieste giudiziarie. C’è chi specula sui materiali, c’è la malavita organizzata che si infiltra con le ruspe, ci sono gli imprenditori che ridono al telefono pensando agli affari del dopo sisma. è successo in Abruzzo, è accaduto in Emilia. E anche questo ci ha insegnato che dietro le tragedie c’è sempre qualche caimano pronto ad approfittarne. Tante volte ci siamo chiesti: il terremoto si può prevedere? Esistono il calcolo delle probabilità, la storicizzazione degli eventi, i dati da elaborare. Ma i terremoti non si possono prevedere. Eppure nel vortice delle polemiche mai sopite, sette membri della Commissione grandi rischi finirono sotto processo dopo il terremoto dell’Aquila. “Omicidio plurimo e lesioni”, recitava il capo d’imputazione. In un balletto di inchieste, perizie, testimonianze e processi e condanne furono assolti definitivamente in Cassazione tranne uno. Forse nel brivido di quelle scosse che precedettero il disastro, la comunicazione scientifica avrebbe potuto fare di più. Forse. Ma ciò non vuol dire prevedere i terremoti. La comunità ha imparato che l’unica cosa che possiamo fare è costruire gli edifici, pubblici e privati, aziende comprese, con criteri antisismici e in condizioni di sicurezza assoluta, senza speculazioni. Una lezione da non dimenticare.
Che cosa succede quando un terremoto si verifica sui fondali marini? A seguito dello tsunami dell’Oceano Indiano del 2004 si è diffuso nel mondo l’uso del termine giapponese “tsunami” come sinonimo di maremoto. Esiste questo rischio in Italia? Fai una ricerca che ti permetta di rispondere a questa domanda. Cosa può fare l’uomo per difendersi dai terremoti? Cosa sceglieresti quale intervento efficace tra previsione, controllo e prevenzione? Motiva la tua risposta, facendo particolare riferimento alla situazione nella penisola italiana. Qual è il comportamento da tenere in caso di terremoto? Se sei a scuola cosa devi fare? Dopo aver consultato i documenti relativi alla sicurezza nella tua scuola, verbalizza un protocollo di comportamento da tenersi durante un’esercitazione con simulazione di un evento sismico. Istituto Comprensivo Villa S. Martino
Beppe Boni
Grazie a