Riabitare Roma

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ISBN 979-12-5644-030-6

Prima edizione febbraio 2025 PremiÚre édition février 2025

© LetteraVentidue Edizioni

© IT’S Architettura

© Testi e immagini: rispettivi autori

© Textes et images: auteurs respectifs

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Coordinamento editoriale Coordination éditoriale: Lucia Bosso

Traduzione Traduction: Audrey Norcia Elaborati grafici ƒuvres graphiques: Federica Di Carlo, Silvia Bassi, Eleonora Guerra Progetto grafico Conception graphique: Raffaello Buccheri, Federica Panebianco

LetteraVentidue Edizioni s.r.l.

Via Luigi Spagna, 50 P 96100 Siracusa

www.letteraventidue.com

INDICE

INTRODUZIONE INTRODUCTION

Benedetta Bonifati

LIVE, innovare l’abitare

LIVE, innover dans le secteur du logement

LIVE

Paolo Mezzalama, Bruna Dominici

Ripensare l’abitare secondo i principi dell’ecologia emozionale

Repenser le logement selon les principes de l’écologie emotionelle

Valerio Paolo Mosco

Una palazzina oltre le palazzine

Une palazzina au-delĂ  des palazzine

Annalisa Metta

Paesaggi reciproci. Roma, come in uno specchio

Paysages réciproques. Rome, comme dans un miroir

Lorenzo Busnengo

La demolizione-ricostruzione, un’opportunità per la città

La démolition-reconstruction, une opportunité pour la ville

Francesca Iovene

Giovanni Comoglio L’Eclisse L’Eclipse

Francesca Iovene

EUR, il quartiere EUR, le quartier

PALAZZINA

Maria Clara Ghia

Un giro per Roma, tra le palazzine degli anni Cinquanta

Une promenade dans Rome, parmi les palazzine des années Cinquante

Francesca Iovene

Dal villino alla palazzina

Du villino Ă  la palazzina

VALERIO PAOLO MOSCO

Professore in Progettazione

Architettonica

Professeur de conception architecturale

UNA PALAZZINA

OLTRE LE PALAZZINE

UNE PALAZZINA AU-DELÀ DES

PALAZZINE

Ci sono tante Roma. L’architettura della città ù un palinsesto di forme diverse, persino opposte. La modernità ha amplificato questo carattere fino a portarlo alle volte al parossismo. Prendiamo il quadrante sud della città dove negli anni Trenta venivano ipotizzate due città totalmente diverse tra loro: da un lato lo “strapaese” della Garbatella, un quartiere popolare costruito come se fosse un piccolo centro italiano, con i sui viottoli, le sue piazzette e le sue architetture vezzeggianti e garbate. Vicino allo “strapaese” la “stracittà” dell’EUR, con i suoi edifici in stile imperiale in cui il fascismo intendeva rappresentare la sua apoteosi. Le due città contigue, la Garbatella e l’EUR, convivono con disinvoltura come se fossero necessarie l’una all’altra. In questa improbabile convivenza la lezione di una città difficilmente classificabile, che continua a giustapporre forme e stili di vita diversi tra loro. In questo palinsesto le palazzine romane hanno rappresentato una stagione peculiare dell’architettura romana. Nei casi migliori hanno espresso una modernità cordiale e disimpegnata, affabile ma allo stesso tempo congestionata, ben lontana dai dettami della spaziosa urbanistica moderna. La palazzina non ù una tipologia edilizia, nel senso che non ù stata concepita con regole urbanistiche precise, ma ù il frutto di un ingrandimento di quei villini che il piano urbanistico dei primi anni del secolo scorso prevedeva come configuranti una serie di città giardino intorno al centro storico. Varianti su varianti hanno permesso la trasformazione del villino in palazzina. Il risultato ù la città borghese degli anni Sessanta, con acuti e cadute di tono spesso irritanti.

Il y a tant de Rome. L’architecture de la ville est un palimpseste de formes diffĂ©rentes, et mĂȘme opposĂ©es. La modernitĂ© a amplifiĂ© ce caractĂšre parfois jusqu’au paroxysme. Prenons le quadrant sud de la ville oĂč, dans les annĂ©es Trente, deux villes totalement diffĂ©rentes Ă©taient envisagĂ©es: d’une part, le “strapaese”1 de Garbatella, un quartier populaire construit comme s’il s’agissait d’un petit centre italien, avec ses ruelles, ses petites places et son architecture soignĂ©e et gracieuse. A cĂŽtĂ© du “strapaese” se trouve la “stracittà”2 de l’EUR, avec ses Ă©difices de style impĂ©rial Ă  travers lesquels le fascisme entendait reprĂ©senter son apothĂ©ose. Les deux villes contiguĂ«s, Garbatella et l’EUR, coexistent sans difficultĂ© comme si elles Ă©taient nĂ©cessaires l’une Ă  l’autre. Dans cette improbable coexistence, il y a la leçon d’une ville difficilement classable, qui continue Ă  juxtaposer des formes et des modes de vie diffĂ©rents. Dans ce palimpseste, les palazzine romaines ont reprĂ©sentĂ© une saison particuliĂšre de l’architecture romaine. Dans le meilleur des cas, elles ont exprimĂ© une modernitĂ© conviviale et dĂ©sengagĂ©e, affable mais en mĂȘme temps encombrĂ©e, bien Ă©loignĂ©e des diktats d’un urbanisme moderne et spacieux. La palazzina n’est pas une typologie de bĂątiment, dans le sens oĂč elle n’a pas Ă©tĂ© conçue selon des rĂšgles urbanistiques prĂ©cises, mais rĂ©sulte d’un agrandissement des villini que l’urbanisme des premiĂšres annĂ©es du siĂšcle dernier envisageait comme la configuration d’une sĂ©rie de citĂ©s-jardins autour du centre historique. Une succession de variantes a permis la transformation du villino en palazzina. Le rĂ©sultat c’est la ville bourgeoise des

IT’S con la loro palazzina all’EUR fanno un’operazione critica di questa bistrattata e da poco riscoperta “falsa” tipologia romana. Innanzitutto l’asciugano, la rendono essenziale nella sua conformazione e nel suo linguaggio. In definitiva sembrerebbe che a IT’S interessi tornare alle origini, quasi a voler costruire ex post un quadro urbanistico, con le sue chiare regole, che la palazzina di fatto non ha mai avuto. Questa volontĂ  si palesa in pianta. Il principio che costituisce la stessa Ăš alla Kahn, con una secca separazione di spazi serventi e spazi serviti, una concezione questa del tutto opposta a quella informalitĂ  che Ăš stata uno dei caratteri salienti della palazzina. Netta separazione che permette agli ambienti serviti di proporre spazi interni aerosi, con ambienti che si affacciano contemporaneamente sui due fronti principali, come raramente accade negli interni romani. Con la loro palazzina alternativa i progettisti sembrerebbero essere partiti da una domanda: Ăš possibile realizzare un’architettura chiara, essenziale, decorosa in una cittĂ  che sembra spesso dimenticare i valori impliciti a questi aggettivi. IT’S risponde a questa domanda facendo riferimento ad un alto senso del decoro. Il termine Ăš scivoloso. Nell’antichitĂ  significava come un edificio, attraverso la sua decorazione, si connotasse. In altre parole decoroso era un edificio con un carattere appropriato. Con l’avvento della cittĂ  borghese il termine ha cambiato significato, adeguandosi a quel decoro che lo stile di vita, per l’appunto borghese, intendeva esprimere. Nella modernitĂ  decoroso sarebbe stato ciĂČ che si sarebbe espresso con attenzione e relativa parsimonia di mezzi, che non avrebbe messo in rappresentazione ciĂČ che sarebbe

1. [ndt] Le terme “strapaese” est empruntĂ© Ă  un mouvement littĂ©raire et culturel qui s’est dĂ©veloppĂ© en Italie vers 1926 et qui visait Ă  dĂ©fendre la valorisation du territoire national, son folklore, ses particularismes rĂ©gionaux, et Ă  promouvoir une Italie rurale, paysanne, traditionnelle, catholique, jusqu’à devenir synonyme de provincialisme. Ce mouvement constitue, avec son pendant antithĂ©tique, la “stracittà”, l’un des deux axes de dĂ©veloppement de la littĂ©rature fasciste.

2. [ndt] A l’inverse du “strapaese”, la “stracittà” est un mouvement littĂ©raire prĂŽnant le rapport Ă©troit du fascisme Ă  la modernitĂ©.

annĂ©es soixante, avec des hauts et des bas souvent irritants. Avec sa palazzina Ă  l’EUR, IT’S fait une opĂ©ration critique de cette “fausse” typologie romaine maltraitĂ©e et redĂ©couverte rĂ©cemment. Tout d’abord IT’S l’assĂšche, la rend essentielle dans sa conformation et son langage. En fin de compte, il semblerait que IT’S soit intĂ©ressĂ© par un retour aux origines, presque comme s’il voulait construire ex post un cadre d’urbanisme, avec ses rĂšgles claires, que la palazzina en fait n’a jamais eues. Cette volontĂ© est Ă©vidente dans le plan. Le principe qui le constitue est celui de Kahn, avec une stricte sĂ©paration des «espaces servants» [ndt, «les espaces fonctionnels»: couloir, escalier, toilettes, rangements 
] et des «espaces servis» [ndt, «les espaces de vie»: salon, salle Ă  manger, chambre, bureau], une conception qui s’oppose tout Ă  fait Ă  l’informalitĂ© qui a Ă©tĂ© l’un des traits saillants de la palazzina. Une sĂ©paration nette qui permet aux environnements servis de proposer des intĂ©rieurs spacieux, avec des piĂšces donnant en mĂȘme temps sur les deux façades principales, comme c’est rarement le cas dans les intĂ©rieurs romains. Avec cette palazzina alternative, il semblerait que les concepteurs soient partis d’une question: est-il possible de rĂ©aliser une architecture claire, essentielle et dĂ©cente dans une ville qui semble souvent oublier les valeurs implicites de ces adjectifs. IT’S rĂ©pond Ă  cette question en se rĂ©fĂ©rant Ă  un sens Ă©levĂ© du dĂ©corum. Le terme est dĂ©licat. Dans l’AntiquitĂ©, il dĂ©signait la maniĂšre dont un bĂątiment, par sa dĂ©coration, se connotait lui-mĂȘme. En d’autres termes, un bĂątiment dĂ©coratif Ă©tait un bĂątiment dotĂ© d’un caractĂšre appropriĂ©.

LIVE, L’EDIFICIO

LE BÂTIMENT

Prospetto ovest
Façade ouest

Abaco dei rivestimenti in travertino

Abaque des revĂȘtements en travertin

EUR, IL QUARTIERE

EUR, LE QUARTIER

Vista aerea
Vue aérienne
Giorgio Biuso, Pietro Ferri, Leonardo FoderĂ , Mario Paniconi, Giulio Pediconi, Luigi Vagnetti
Massimiliano Fuksas

UN GIRO PER ROMA, TRA

LE PALAZZINE DEGLI ANNI

CINQUANTA

UNE PROMENADE DANS ROME, PARMI LES PALAZZINE DES ANNÉES CINQUANTE

MARIA CLARA GHIA

Professoressa di Storia

dell’Architettura – Sapienza

UniversitĂ  di Roma

Professeur d’histoire de l’architecture – Sapienza

UniversitĂ  di Roma

Nel 1913 Carl Gustav Jung si trovava su una nave diretta a Napoli e, arrivato alla latitudine di Roma, si sporgeva dal parapetto per cercare di intravedere la nostra cittĂ , «il crogiuolo ancora incandescente e fumante dal quale si erano diffuse le antiche civiltĂ , imprigionate nell’intrico di radici del medioevo cristiano e occidentale»1. Jung, grande viaggiatore, non si sentiva tuttavia all’altezza dell’impressione che Roma gli avrebbe fatto e si meravigliava che vi si potesse andare con la stessa attitudine con cui si visitavano, ad esempio, Parigi o Londra: anche Roma puĂČ essere goduta semplicemente da un punto di vista estetico, scriveva, ma come nessun’altra cittĂ  puĂČ colpire fino in fondo al proprio essere. Ogni rudere, ogni colonna ci guarda, la Roma classica, quella medievale, rinascimentale, barocca, ogni frontone di chiesa o cornicione di palazzo ci ricorda storie di secoli, con le quali inevitabilmente occorre fare i conti.

A questo enorme accumulo di immagini che emergono dal passato si aggiunge poi il Novecento, quindi la Roma piĂč nota del ventennio fascista e dunque l’E42/EUR, e quella meno conosciuta del secondo dopoguerra, periodo fecondo durante il quale gli architetti, appoggiandosi ai valori della storia, andavano perĂČ in cerca di un nuovo linguaggio che rappresentasse la societĂ  liberata e che ‘educasse con l’arte’, per citare l’appropriatissimo titolo del saggio di Herbert Read tradotto da Giulio Carlo Argan e pubblicato dalle Edizioni di ComunitĂ  di Adriano Olivetti2, che della divulgazione alla scala piĂč ampia possibile di quel linguaggio di rinascita Ăš stato infaticabile promotore. In quel particolare momento, tra ruderi e colonne, nello scenario architettonico di Roma

En 1913, Carl Gustav Jung se trouvait sur un bateau Ă  destination de Naples et, arrivĂ© Ă  la latitude de Rome, se pencha par-dessus le parapet pour essayer d’apercevoir notre ville, «le creuset encore incandescent et fumant d’oĂč s’étaient rĂ©pandues d’antiques civilisations, emprisonnĂ©es dans l’enchevĂȘtrement des racines du Moyen Âge chrĂ©tien et occidental»1. Grand voyageur, Jung, toutefois, ne se sentait pas Ă  la hauteur de l’impression que lui ferait Rome et s’étonnait que l’on puisse s’y rendre avec la mĂȘme attitude que l’on visite, par exemple, Paris ou Londres: mĂȘme Rome peut ĂȘtre apprĂ©ciĂ©e d’un simple point de vue esthĂ©tique, Ă©crivait-il, mais comme aucune autre ville elle peut nous impressionner jusqu’au plus profond de notre ĂȘtre. Chaque ruine, chaque colonne nous regarde, la Rome classique, mĂ©diĂ©vale, renaissante, baroque, chaque fronton d’église ou chaque corniche de palais nous rappelle des siĂšcles d’histoires, avec lesquelles inĂ©vitablement il nous faut composer.

A cette Ă©norme accumulation d’images qui surgissent du passĂ© s’ajoute enfin le xxe siĂšcle, Ă  savoir la Rome la plus connue des vingt annĂ©es du fascisme et donc l’E42/EUR, et celle moins connue de l’aprĂšs-guerre, pĂ©riode fĂ©conde durant laquelle les architectes, en s’appuyant sur les valeurs de l’histoire, partaient pourtant en quĂȘte d’un nouveau langage qui reprĂ©senterait la sociĂ©tĂ© libĂ©rĂ©e et qui â€œĂ©duquerait par l’art”, pour reprendre le titre trĂšs appropriĂ© de l’essai d’Herbert Read traduit par Giulio Carlo Argan et publiĂ© par les Edizioni di ComunitĂ  d’Adriano Olivetti2 qui fut un infatigable promoteur de la diffusion de ce langage de renouveau Ă  l’échelle la plus large possible.

1. C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, Bur, Milano 1992, p. 342.

2. H. Read, Educare con l’arte, Edizioni di Comunità, Milano 1954.

3. G.C. Argan, Prefazione a I. de Guttry, Guida di Roma moderna dal 1870 ad oggi, De Luca Editori d’Arte, 1978, p. 3.

si affacciano altre immagini, che vengono incorporate, se non fagocitate, tra le pieghe, gli accumuli e le stratificazioni di questa cittĂ  che tutto inghiotte e trasforma. Eppure anche queste altre immagini sono bellissime, in alcuni casi nulla hanno da invidiare a ruderi, colonne e frontoni.

Si tratta delle immagini delle palazzine romane, la cui tipologia emerge per riletture successive da quella del ‘villino’, consacrata con il Piano Regolatore del 1909 di Edmondo Sanjust di Teulada per soddisfare le esigenze di rappresentanza della nuova borghesia che occupa i quartieri intorno al centro storico.

A distanza di qualche decennio, cambiate le esigenze, si perfezionano le forme e qui e lĂ  iniziano ad apparire edifici che, ad uno sguardo appena un po’ piĂč attento, si distinguono tra l’anonimato delle costruzioni circostanti per alcune caratteristiche chiarissime, perchĂ©, come osserva Giulio Carlo Argan «a Roma l’architettura moderna [
] c’ù ma non si vede»3. Tra queste caratteristiche, prima di tutto, l’attenzione al trattamento del piano terra e al disegno degli ingressi, a volte segnalati da decorazioni e pannelli commissionati ad artisti, ad esempio Achille Perilli, Piero Dorazio e Pietro Consagra del gruppo romano Forma 1, o Gino Severini e Giuseppe Capogrossi che realizza nel 1952 la splendida copertura per il garage della palazzina in via San Crescenziano di Vincenzo Monaco e Amedeo Luccichenti. Gli androni sono curati al minimo dettaglio in maniera che vi si possa apprezzare il decoro di tutti gli elementi costituenti: la portineria, l’imbocco della scala con conseguente disegno del corrimano, i lampadari, il rivestimento delle pareti, gli spazi destinati al verde come

1. C.G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, Milan, Bur, 1992, p. 342.

2. H. Read, Educare con l’arte, Milan, Edizioni di Comunità, 1954.

3. G.C. Argan, Prefazione a I. de Guttry, Guida di Roma moderna dal 1870 ad oggi, De Luca Editori d’Arte, 1978, p. 3.

A ce moment prĂ©cis, au milieu des ruines et des colonnes, dans le dĂ©cor architectural de Rome apparaissent d’autres images, qui sont incorporĂ©es, si ce n’est phagocytĂ©es, entre les plis, les accumulations et les stratifications de cette ville qui avale et transforme tout. Pourtant ces autres images aussi sont trĂšs belles, et dans certains cas, elles n’ont rien Ă  envier aux ruines, colonnes et frontons. Il s’agit des images des palazzine romaines, dont la typologie Ă©merge par relectures successives de celle du villino, consacrĂ© par le plan directeur de 1909 d’Edmondo Sanjust di Teulada pour rĂ©pondre aux besoins reprĂ©sentatifs de la nouvelle bourgeoisie qui occupe les quartiers autour du centre historique. Quelques dĂ©cennies plus tard, les besoins ayant changĂ©, les formes se sont perfectionnĂ©es et, ici et lĂ , commencent Ă  apparaĂźtre des bĂątiments qui, pour un Ɠil un peu plus attentif, se distinguent de l’anonymat des constructions environnantes par certaines caractĂ©ristiques trĂšs claires, car, comme l’observe, Giulio Carlo Argan «à Rome l’architecture moderne [
] est lĂ  mais ne se voit pas»3. Parmi ces caractĂ©ristiques, avant tout, l’attention portĂ©e au traitement du rez-de-chaussĂ©e et Ă  la conception des entrĂ©es, parfois marquĂ©es par des dĂ©corations et des panneaux confiĂ©s Ă  des artistes, comme Achille Perilli, Piero Dorazio et Pietro Consagra du groupe romain Forma 1, ou Gino Severini et Giuseppe Capogrossi qui rĂ©alise en 1942 la splendide couverture du garage de la palazzina de via San Crescenziano de Vincenzo Monaco et d’Amedeo Luccichenti. Les halls d’entrĂ©e sont soignĂ©s dans les moindres dĂ©tails, afin que l’on puisse apprĂ©cier la dĂ©coration de tous

DAL VILLINO ALLA PALAZZINA

DU VILLINO À LA PALAZZINA

Palazzina Bornigia, Ugo Luccichenti

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