Camera con vista

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Seminario 3

Camera con vista: il paesaggio come risorsa per l’economia territoriale e la qualità della vita Articolo di Paolo Castelnovi per “La Rivista del Turismo” elaborato a partire dalla discussione e dalla sua introduzione per il seminario 1. Il paesaggio non è nelle cose, è nello sguardo. Con questa premessa artisti e poeti hanno spiazzato chi, come noi, lavora da tempo sul tema per la sua sostanza: di bene culturale, di risorsa territoriale, di aspetto del sistema ambientale. Da qui con fatica ma anche con soddisfazione si comincia a ragionare sul paesaggio come relazione, dialettica tra il territorio e il punto di vista, tra fattori oggettuali e fattori soggettivi. E si scopre che anche lo sguardo può essere considerato una risorsa, ove se ne riconoscano le caratteristiche, la domanda implicita. Un film di qualche anno fa, Camera con vista, ha riportato l’attenzione su uno straordinario racconto di Forster dei primi del ‘900. La vicenda è romantica: una giovane inglese è colta da un amore inopportuno durante un viaggio in Italia, complice il paesaggio toscano, sintetizzato nella vista che si gode dalla camera d’affitto in cui risiede. Questa avventura, poco più che platonica, le cambia la vita, facendole scoprire la potenza dell’intensità delle emozioni. La vista su Firenze di Forster è un paesaggio sognato che costituiva, nell’immaginario dell’Inghilterra vittoriana e repressa, un habitat di libertà e di amore. Un’idea non tanto alimentata da diversi usi e i costumi in tema di rapporti amorosi o sessuali, quanto dallo stimolo dei sensi anglosassoni provocato dalla luce, dal tepore delle stagioni, dalla cultura mediterranea del corpo, dei cibi, dei suoni e della prossemica ravvicinata nelle relazioni sociali.... insomma un senso del paesaggio vivo che attizza la vivacità dei sentimenti. Il senso comune del paesaggio quindi non si rivela solo in una modalità tradizionale, tipo la Heimat tedesca, generatrice degli attaccamenti al proprio territorio che pesano su tante nostre scelte di vita, o delle nostalgie che motivano tanti ritorni. Nel senso comune del paesaggio sta anche la fonte dell’ansia di fuggire che prende i cittadini al week end, per il mare, la campagna o un’altra città; sta il riguardo dei libri del Touring club allineati su uno scaffale dei salotti dei nostri nonni. In quei libri di foto in bianco e nero e di cartine si palesa un ruolo del paesaggio fondativo del nostro sistema di valori, così incarnato nel pensiero corrente del ‘900 che non ce ne rendiamo neppure più conto: è il frutto maturo del Risorgimento, della cittadinanza italiana, è la forma concreta e inaspettata del patrimonio che il figliol prodigo riscopre come segno dell’appartenenza ad una schiatta nobile. Il senso comune del paesaggio non è prodotto autoctono per un consumo autistico, come il mondo rurale ci ha insegnato a fare, è al contrario un modo di comunicazione, una rappresentazione a se stessi e al mondo del proprio habitat, un esercizio di cittadinanza globale, frutto implicito delle rivoluzioni democratiche dell’800. Ci piace sapere che il mondo è ricco di varietà e di bellezza di natura e di prodotti e ci piace farne parte non solo come fruitori ma anche come portatori di un

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