Cosa ci aspetta? È arrivato un nuovo anno, che porta con sé le solite paure e le solite speranze di tutti gli anni. Un anno bisesto, che non necessariamente sarà funesto. Ma impegnativo SÌ. Il 2020, proclamato dalle Nazioni Unite “Anno Internazionale della Salute delle Piante” (vero scudo contro fame, inquinamento e povertà), sarà l’anno dell’Expo di Dubai, delle Olimpiadi di Tokyo, della quarta presidenza di turno tedesca UE, forse della Brexit. Dovrà necessariamente essere un anno di svolta nella gestione delle migrazioni. Un problema ineludibile per varie parti del globo, dalla corazzata statunitense al Belpaese, dove, se l’Unione Europea non farà davvero e finalmente qualcosa, gli attuali 530mila migranti potrebbero diventare nei prossimi 12 mesi 670mila. Altro tema caldissimo dell’agenda 2020 l’Ambiente. Gli effetti del surriscaldamento terrestre (alluvioni, siccità, ondate di calore, lo spostamento di specie animali e vegetali verso maggiori latitudini o altitudini), i cambiamenti demografici (si stima che nel 2030 ci saranno più di 41 mega-city e che nel 2050 il 64% della popolazione mondiale vivrà in città), la scarsità delle risorse (si stima che nel 2030 quasi la metà della popolazione terrestre vivrà in aree ad alto stress idrico e che nel 2050 il fabbisogno alimentare richiederà un aumento della produzione agricola del 70%) impongono ormai una fattiva cooperazione tra Paesi per raggiungere un generale sviluppo sostenibile. Tra le maggiori sfide planetarie anche quest’anno ci sarà quella economico-finanziaria, che dovrà fare ancora i conti con una spaventosa concentrazione della ricchezza, con la crescita delle esportazioni e del PIL globale, sempre più concentrati nei colossi asiatici (che valgono il 35,4% della produzione mondiale, contro il 28,5% del Nord America e il 26,6% dell’Europa), con il ruolo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), 5 nazioni accomunate da una situazione economica in via di sviluppo, da abbondanti risorse naturali strategiche, da una forte crescita del prodotto interno lordo, dalla massiccia presenza nel commercio mondiale. Probabilmente qualche risposta arriverà dal 26 al 28 marzo, quando la città di Assisi, la città di San Francesco, luogo simbolo di un umanesimo della fraternità, ospiterà “The Economy of Francesco”, un evento a cui papa Francesco ha invitato i giovani economisti, imprenditori e change-makers di tutto il mondo, senza distinzioni di credo, per esortarli a praticare un’economia più giusta, inclusiva e sostenibile. In questo 2020, dunque, come ogni anno, non mancheranno incognite, problemi, ma anche ‘stelle comete’, straordinarie indicazioni per poter dare un senso al nostro vivere quotidiano e a questo nostro tempo. Cari Auguri Pina Bevilacqua
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