RASSEGNA STAMPA
NOVEMBRE2025
INCONTROANNUALEGESTORIDIRIFUGIDOLOMITI
PATRIMONIOMONDIALE
CorrieredelTrentino|16novembre2025
Corrieredell’AltoAdige|16novembre2025
p. 2, segue dalla prima (in entrambe le testate)
DolomitiUnesco,ilmonitodeirifugisti«Serveeducazione,sipartadallescuole»
InvaldiFassal’incontrodeigestoridell’interoambito.Nemela(Fondazione):«Mancala percezionedellimite»
Marika Giovannini
TRENTO Il tema è stato al centro, a metà ottobre, del congresso della Società degli alpinisti tridentini. E proprio nelle scorse ore a tornare sulla questione è stato l’Alpenverein: al termine di una stagione estiva impegnativa per chi lavora in quota, lo sguardo si è concentrato sui cambiamenti che hanno segnato, negli ultimi anni, la frequentazione della montagna.
E dei rifugi.
Con il nodo, più volte sollevato, dell’overtourism.
A interrogarsi sull’argomento, in questi giorni, sono stati anche i gestori dei rifugi che si trovano nell’area «core» delle Dolomiti Unesco.
Sollevando il problema dei numeri degli escursionisti che soprattutto nei mesi più caldi affollano le terre alte. Ma aggiungendo alla questione quantitativa un altro problema. Considerato ancora più stringente: quello qualitativo.
Vale a dire, della consapevolezza della frequentazione della montagna. «Dov’è il limite?»: questo lo stimolo alla base dell’incontro organizzato dalla Fondazione Dolomiti Unesco che, per due giorni, ha chiamato a raccolta a Sèn Jan in val di Fassa i gestori dei rifugi delle Dolomiti, dal Trentino all’Alto Adige, fino al Veneto. Con un concetto, quello di limite, volutamente declinato nelle diverse accezioni: dal limite «ormai raggiunto da alcune località delle Dolomiti per quanto riguarda arrivi e presenze» fino ai limiti «delle strutture stesse dei rifugi d’alta quota, che non sono e non devono diventare ristoranti o alberghi». Ma anche il limite «dettato dalla crisi climatica, che ha acuito il problema dell’approvvigionamento idrico e quello di un approccio prudente alla montagna, soggetta a rapidi e spesso imprevedibili mutamenti». E proprio qui si è concentrata la riflessione dei rifugisti. Perché proprio sulla prudenza, ma anche sulla consapevolezza di un territorio delicato come quello dolomitico, si gioca la sfida futura della montagna. Con un imperativo, sintetizzato dalla direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco Mara Nemela: «Serve una azione educativa e di formazione verso i frequentatori della montagna, affinché siano sempre più consapevoli dei limiti che la natura impone». Tenuto conto, ha aggiunto, che il tema del limite «chiama in causa anche la rappresentazione che di un territorio viene offerta sui media, in generale, e sui social, in particolare». Ancora più esplicito Ivo Piaz, gestore del rifugio Preuss nel gruppo del Catinaccio: «Il problema principale che riscontriamo al giorno d’oggi ha osservato è quello della poca consapevolezza degli utenti verso l’ambiente montano». Un aspetto, ha aggiunto, «che purtroppo noi non riusciamo più a controllare», perché «siamo l’ultimo scalino». Per affrontare realmente il problema, ha chiarito Piaz, «bisognerebbe passare attraverso un percorso
educativo a un livello base, ad esempio nelle scuole o nelle istituzioni». Pensare che sia il rifugista a occuparsi interamente della questione, ha avvertito Piaz, è illusorio: Non abbiamo più tempo per stare con chi frequenta i rifugi. E questo è un limite. L’unico momento è alla sera, con chi si ferma al rifugio per la notte». Una riflessione, questa, condivisa anche da Mario Fiorentini, gestore del rifugio Città di Fiume, in provincia di Belluno, ai piedi del Pelmo: «La frequentazione ha spiegato negli ultimi anni è aumentata, ma le problematiche più grosse si riferiscono alle caratteristiche dei frequentatori: percepiamo il peso di questo cambiamento in base a quanto si mostrano consapevoli di dove si trovano e dei limiti delle nostre strutture». Non sono solo i numeri, dunque, a impensierire i gestori. C’è anche la qualità della frequentazione. E non solo: «Gestire un rifugio oggi ha concluso Fiorentini è molto complesso, perché gli ambiti di intervento sono numerosi». E i problemi non mancano, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici.
«Una delle responsabilità dei gestori dei rifugi ha rimarcato la linea Piero Gianolla, ordinario di Geologia all’Università di Ferrara e membro del Comitato scientifico della Fondazione Unesco è di divulgare e di aumentare la consapevolezza dei valori del patrimonio Unesco, che sono geologici, paesaggistici, di naturalità e di mantenimento dell’integrità naturale». Valori che spesso mancano, in chi sale in quota: «Chi arriva solo per fare una foto e via ha aggiunto il geologo non è minimamente interessato ai valori effettivi del patrimonio. E questo è un problema importante, che si registra soprattutto negli ultimi anni».
A dare il proprio contributo al dibattito, nell’iniziativa fassana di questi giorni (che ha raggiunto la nona edizione), sono stati anche il geologo Franco Daminato, del Servizio geologico della Provincia di Trento, e Alessio Bertò, responsabile dell’Ufficio interventi tecnici, patrimonio alpinistico e termale del Servizio turismo e sport di Piazza Dante. E ancora, la presidente dell’associazione rifugi del Trentino Roberta Silva, il presidente dell’Apt val di Fassa Fausto Lorenz, il presidente della commissione rifugi della Sat Roberto Bertoldi, il sindaco di Sèn Jan Giulio Floriano, il procurador del Comun general de Fascia Edoardo Felicetti e la senatrice fassana Elena Testor.
CorrieredelleAlpi|16novembre2025
p. 19, segue dalla prima
«Irifugid'altaquotanonsonoalberghi»Summitdeigestoricontrol'overtourism
VerticeinValdiFassa:«IllimiteèstatoormairaggiuntoinalcunelocalitàdelleDolomiti,per arriviepresenze»
FRANCESCO DAL MAS BELLUNO
Overtourism, i rifugi alpini hanno raggiunto il limite: «Non siamo né ristoranti, né alberghi» protesta Mario Fiorentini, gestore del Città di Fiume. Che insiste, rivolto ai sempre più numerosi e pretenziosi visitatori: «Volete capire che con questi cambiamenti climatici non potete pretendere di farvi la doccia tutti i giorni?». I rifugi – 35 quelli del Cai, il doppio compresi quelli privati – hanno chiuso da un mese, ma alcuni si preparano a riaprire quest'inverno, addirittura col ponte dell'Immacolata, come appunto il Città di Fiume, ai piedi del Pelmo. il vertice La Fondazione Dolomiti ha riunito numerosi gestori di rifugi, bellunesi e trentini, in Val di Fassa, per due giornate intense di riflessione su come interpretare il proprio ruolo, in un contesto ambientale e antropico in rapido mutamento. Una riflessione corale sul concetto di limite,
variamente declinato: «Il limite ormai raggiunto da alcune località delle Dolomiti per quanto riguarda arrivi e presenze; i limiti delle strutture stesse dei rifugi d'alta quota, che non sono e non devono diventare ristoranti o alberghi» dice Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, che ha coordinato i lavori, «Il limite dettato dalla crisi climatica, che ha acuito il problema dell'approvvigionamento idrico e quello di un approccio prudente alla montagna, soggetta a rapidi e spesso imprevedibili mutamenti».
Tante le esperienze portate all'attenzione dell'assemblea da parte di gestori che operano in contesti ambientali, economici e sociali molto diversi tra loro. basta caos I rifugisti che operano lungo le Alte Vie più frequentate - la numero 1 che va dal lago di Braies e si conclude a Belluno, e la numero 2 che parte da Bressanone e arriva a Feltre – sono esasperati dal pressing dei grandi numeri. I loro colleghi dei rifugi più periferici sono, per contro, catturati dalla tentazione di mollare, perché basta una stagione piovosa per non far tornare i conti.
Una differenziazione che, se da un lato rende impossibile individuare una ricetta univoca per una frequentazione sostenibile delle Dolomiti, dall'altro stimola la riflessione sulla complessità del «sistema montagna» e sulla necessità di proseguire sulla strada del dialogo e del confronto di buone pratiche. il punto «Siamo giunti alla nona edizione dell'incontro annuale tra i gestori di rifugio dell'area core» commenta Nemela, «Per noi è un appuntamento importantissimo per comprendere le dinamiche che caratterizzano la frequentazione della montagna. Quest'anno abbiamo parlato di flussi e di senso del limite, un tema che non chiama in causa solo misure gestionali, ma anche la rappresentazione che di un territorio viene offerta sui media, in generale, e sui social, in particolare. I gestori di rifugio hanno evidenziato come il tema della gestione dei flussi sia da considerare dal punto di vista qualitativo e non solo quantitativo e come occorra dunque proseguire sulla formazione e l'educazione verso i frequentatori, affinché siano sempre più consapevoli dei limiti che la natura stessa impone».
Problemi concreti In concreto? La scarsità d'acqua, a seguito delle riserve nivali sempre più ridotte. L'overtourism che impone anche i doppi e tripli turni a pranzo o l'esaurimento dei posti letto con le prenotazioni, per certi periodi, da un anno all'altro. «La frequentazione negli ultimi anni è aumentata» ha osservato Fiorentini, «ma le problematiche più grosse si riferiscono alle caratteristiche dei frequentatori: percepiamo il peso di questo cambiamento in base a quanto si mostrano consapevoli di dove si trovano e dei limiti delle nostre strutture».
D'accordo anche Ivo Piaz, del rifugio Preuss, nel gruppo del Catinaccio: «È sempre più difficile trovare il tempo da dedicare alla clientela, per aiutarla a comprendere dove si trova. Anche questo è un limite: noi siamo solo l'ultimo scalino, occorrerebbe un'educazione di base alla montagna, a partire dalle scuole».
Un patrimonio da difendere «Una delle responsabilità dei gestori di rifugio, anche alla luce del riconoscimento Unesco, è quella di far accrescere la consapevolezza dei valori del patrimonio» evidenzia il geologo Piero Gianolla, «Si tratta di valori geologici e paesaggistici, che chiamano in causa la necessità, da parte di tutti, di mantenere l'integrità naturale del luogo».
L’Adige|16novembre2025
p. 33
MaraNemela(Unesco):«Gestireiflussidalpuntodivistaqualitativo.Formazioneed educazioneversoifrequentatori»
ConoscereillimiteIrifugistifannorete
DuegiorniinValdiFassaorganizzatidaUnesco:overtourism,climaenonsolo
SÈN JAN
«Dov’è il limite?». Se lo sono chiesti una decina di rifugisti del Patrimonio Mondiale riuniti in val di Fassa giovedì e venerdì. Due giornate per una riflessione corale sul concetto di limite, variamente declinato: il limite ormai raggiunto da alcune località delle Dolomiti per quanto riguarda arrivi e presenze, i limiti delle strutture stesse dei rifugi d’alta quota (che non sono e non devono diventare ristoranti o alberghi), il limite dettato dalla crisi climatica, che ha acuito il problema dell’approvvigionamento idrico e quello di un approccio prudente alla montagna, soggetta a rapidi e spesso imprevedibili mutamenti.
L’iniziativa che ha coinvolto i gestori di rifugio che operano nell’area delle Dolomiti Patrimonio Mondiale - svoltasi in passato in altre località delle Dolomiti - ha sempre scaturito analisi delle problematiche dell’alta quota e nella comunicazione verso l’utenza, per favorire una maggiore responsabilità e un maggiore rispetto del patrimonio ambientale da parte dei frequentatori. I gestori hanno vissuto una prima giornata dedicata alla lettura del paesaggio geologico del Gruppo del Catinaccio, in località Gardecia, prima di trasferirsi a fondovalle dove è stato presentato il territorio ospitante. Quindi, un focus sulle due principali sfide per il futuro, ovvero i cambiamenti dell’ambiente geologico e il ruolo dei gestori davanti alle mutate aspettative dei frequentatori.
La seconda giornata è stata dedicata al confronto aperto tra i gestori sull’andamento della passata stagione, sulle problematiche emergenti e sulle difficoltà ormai croniche, come quelle legate al ciclo dell’acqua (dall’approvvigionamento idrico allo smaltimento dei reflui) e alla necessità di una frequentazione più prudente, paziente e consapevole.
Tante le esperienze portate all’attenzione dell’assemblea da parte di gestori che operano in contesti ambientali, economici e sociali molto diversi tra loro. Una differenziazione che stimola la riflessione sulla complessità del «sistema montagna» e sulla necessità di proseguire sulla strada del dialogo e del confronto di buone pratiche.
«Per noi - ha detto Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco - questo è un appuntamento importantissimo per comprendere le dinamiche che caratterizzano la frequentazione della montagna. I gestori di rifugio hanno evidenziato come il tema della gestione dei flussi sia da considerare dal punto di vista qualitativo e non solo quantitativo e come occorra dunque proseguire sulla formazione e l’educazione verso i frequentatori, affinché siano sempre più consapevoli dei limiti che la natura stessa impone».
«La frequentazione negli ultimi anni è aumentata - ha detto Mario Fiorentini, gestore del Rifugio Città di Fiume, ai piedi del Pelmo (Belluno) - ma le problematiche più grosse si riferiscono alle caratteristiche dei frequentatori».
D’accordo anche Ivo Piaz, del rifugio Preuss, nel gruppo del Catinaccio. «È sempre più difficile trovare il tempo da dedicare alla clientela, per aiutarla a comprendere dove si trova. Anche questo è un limite: noi siamo solo l’ultimo scalino, occorrerebbe un’educazione di base alla montagna, a partire dalle scuole».
«Una delle responsabilità dei gestori di rifugio - ha evidenziato il geologo Piero Gianolla - è quella di divulgare e far accrescere la consapevolezza dei valori geologici e paesaggistici del Patrimonio Unesco, che chiamano in causa la necessità, da parte di tutti, di mantenere l’integrità naturale del Sito».
TGRTrentino|19novembre2025
https://www.rainews.it/tgr/trento/video/2025/11/dolomiti-unesco-rifugisti-fassa-serve-azioneeducativa-11786e0d-75f7-45f3-9f58-858ecf4f1aac.html
DolomitiUnesco,irifugistiriunitiinvaldiFassa:"serveun'azioneeducativa"
Incontro di due giorni per parlare di limiti, educazione, rispetto della natura, azioni necessarie per aumentare la consapevolezza dei visitatori
“DOLOMITI:INCAMMINONELLAGEOLOGIADELLA
MERAVIGLIA”FATAPPAAPORDENONE
MessaggeroVeneto|22novembre2025
p. 28, edizione Pordenone
IsegretidelleDolomitiinmostraapalazzoGregoris
Una «geologia della meraviglia» da scoprire grazie a alle immagini e alle parole degli esperti. Chi, se non il Cai, poteva rendere possibile l'arrivo in città della mostra «Dolomiti: in cammino nella geologia della meraviglia» realizzata dalla Fondazione Dolomiti Unesco e ospitata a Pordenone nell'ambito del centenario della sezione cittadina. Oggi alle 14.30 l'inaugurazione con geologi ed esperti per raccontare la geologia delle Dolomiti, in particolare di quelle friulane, e per aiutare i presenti a tradurre i dati scientifici in consapevolezza e in buone pratiche di fruizione della montagna. La mostra, ospite a Palazzo Gregoris grazie alla sinergia con Comune e Somsi, sarà visitabile sino al 21 dicembre con ingresso gratuito il venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Il percorso espositivo, ispirato al «Dolomites World Heritage Geotrail» e curato da Biosphaera scs, è stato realizzato con il supporto scientifico dei geologi Alfio Viganò, Riccardo Tomasoni e Alberto Carton, nell'ambito delle iniziative curate dalla Rete funzionale del Patrimonio Geologico della Fondazione ed è arricchito dalle foto di Matteo Visintainer e dai disegni di Davide Bonadonna. «La mostra itinerante, che ha già fatto tappa a Trento, in occasione del Trento Film Festival, e a San Lorenzo Dorsino, presso la Casa del Parco Naturale Adamello Brenta, approda ora in Friuli Venezia Giulia per un'occasione davvero speciale» commenta il presidente della Fondazione Dolomiti Unesco Roberto Padrin. «Siamo quasi al termine di un intero anno di eventi dedicati al centenario della nostra sezione –commenta il presidente del Cai di Pordenone, Alleris Pizzut – e non poteva mancare un'immersione nella geologia della meraviglia». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CRISICLIMATICA
IlSole24Ore|6novembre2025
p. 74
Rischiclimatici,latuteladelPaesepassadallaculturadellasicurezza
Il 2024 ha confermato quanto il cambiamento climatico stia trasformando il profilo dei rischi naturali in Italia. Il Dipartimento della Protezione civile (Dpc) ha gestito 18 stati d’emergenza di rilievo nazionale legati a eventi meteorologici avversi, con danni dovuti soprattutto ad allagamenti urbani, frane e interruzioni di reti stradali ed elettriche. Sul fronte idrico, sono state tre le Regioni per le quali è stato dichiarato lo stato di emergenza per deficit idrico. Le crisi, spiega la Protezione civile, non dipendono solo dalla siccità, ma anche da fattori strutturali come perdite di rete, frammentazione gestionale e infrastrutture obsolete. Nessuna emergenza di rilievo nazionale, invece, per incendi boschivi, nonostante la crescente pressione dovuta alle ondate di calore e ai mutamenti climatici. La scienza al centro del sistema Il Dipartimento sottolinea la coerenza tra le attività di prevenzione non strutturale e gli obiettivi del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc). Sono attivi 31 accordi e convenzioni con centri di competenza scientifica che riguardano tutte le tipologie di rischio, naturale ed antropico. Tra le iniziative più rilevanti, nell’ambito dell’accordo tra la Protezione civile ed il CnrIrpi (Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica) va segnalata la creazione del Gruppo di lavoro sul rischio in ambienti glaciali e periglaciali, istituito nel 2024 a seguito del crollo del ghiacciaio della Marmolada, per sviluppare linee guida su conoscenza, formazione e sensibilizzazione in ambito alpino. Nell’ambito della direttiva Alluvioni, il Dipartimento supporta le Regioni per le attività di popolamento della piattaforma web-gis ad accesso riservato, che svolge la funzione di Catalogo nazionale degli eventi alluvionali «FloodCat». La rete di allerta La rete dei Centri funzionali – uno centrale e diversi decentrati regionali – garantisce la previsione e l’allertamento per rischio idraulico, idrogeologico e temporali. Nel 2024 tutte le Regioni hanno registrato giorni di allerta gialla, da un minimo di 22 giornate per Liguria e Valle d’Aosta a un massimo di 102 per il Veneto. Le allerte arancioni hanno interessato quasi tutto il Paese, dai due giorni di Molise e Umbria fino ai 58 in Emilia-Romagna; cinque Regioni hanno avuto allerte rosse di durata variabile, con il Veneto in testa a questa particolare classifica: 11 giorni di allerta rossa nel 2024. Un contributo determinante per le attività tecnico-scientifiche deriva anche dall’utilizzo dei dati satellitari: nel 2024 il Dipartimento ha attivato cinque volte il servizio satellitare europeo Copernicus Emergency e quattro volte il sistema COSMO-SkyMed, a supporto delle attività di prevenzione e gestione delle emergenze. Comunicazione e partecipazione La Direttiva IT-alert, operativa in Italia dal febbraio 2024, consente l’invio di messaggi di emergenza ai telefoni cellulari in caso di incidenti nucleari, emergenze radiologiche, incidenti rilevanti in stabilimenti industriali, collassi di dighe o attività vulcanica (nelle aree del Campi Flegrei, del Vesuvio e dell’isola di Vulcano). Restano in fase di sperimentazione gli avvisi per maremoti, attività vulcanica di Stromboli e precipitazioni intense. Sul fronte della comunicazione pubblica, con la campagna «Io non rischio», promossa dal Dipartimento e dai volontari di Protezione civile, sono stati coinvolto migliaia di cittadini durante la Settimana nazionale della Protezione civile per accrescere la consapevolezza, individuale e collettiva, sui rischi naturali e antropici che interessano l’Italia. Parallelamente, il progetto «A scuola di protezione civile» ha accolto 37 visite didattiche e oltre 250 campi scuola «Anch’io sono la Protezione civile», con la partecipazione di 5mila giovani per vedere da vicino la struttura nazionale di coordinamento del sistema di Protezione civile, approfondendo così la conoscenza delle attività del Servizio nazionale, sia in ordinario sia in emergenza. Capacità amministrativa Tra le iniziative più recenti, il Dipartimento ha lanciato una proposta nell’ambito del Programma nazionale di assistenza tecnica capacità per la coesione 2021–2027, destinata alle regioni del Sud, per rafforzare la capacità
amministrativa nella riduzione dei rischi idrogeologici, idraulici e costieri. Un impegno che conferma la visione del Dipartimento di Protezione civile: la Protezione civile come sistema di conoscenza, prevenzione e partecipazione, capace di affrontare le sfide del clima non solo reagendo alle emergenze, ma anticipandole. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
IlT|9novembre2025
p. 9
Ighiacciaichesisciolgonorilascianoantichiinquinanti
L'idrobiologo del Muse Riccardo Sbarberi ha accompagnato il pubblico di Nago in un viaggio dentro i ghiacciai alpini, mostrando come la loro composizione chimica sia la chiave per rilevare le tracce dell'attività antropica passata e presente. «Il ghiacciaio - ha affermato il ricercatore - è un archivio naturale: conserva tutto quello che c'era nell'atmosfera. Ora che si scioglie, quell'archivio si apre e ci restituisce la nostra storia, ossia quello che abbiamo immesso nell'atmosfera». È da questo dato di fatto che è partita la conferenza «I ghiacciai raccontano. Cambiamenti tra passato e futuro. Contaminanti e plastiche nei ghiacciai», organizzata dall'Associazione Sos Altissimo di Nago nell'ambito del ciclo «Dialoghi sul ghiaccio». Una serie di conferenze pensate per fare divulgazione scientifica e sensibilizzare i cittadini alle tematiche ambientali. Sbarberi ha esordito spiegando come materiali altamente inquinanti e nocivi possano finire nei nostri ghiacciai, apparentemente così puri e incontaminati. Il percorso - ha chiarito - è duplice: da un lato il vento e gli aerosol atmosferici trasportano le particelle emesse in pianura o dalle attività industriali fino alle alte quote; dall'altro la neve e la pioggia le depositano direttamente sulla superficie ghiacciata. Strato dopo strato, la neve si compatta e ingloba ciò che trasporta, trasformando il ghiaccio in un archivio chimico del tempo. Con il processo di scioglimento dei ghiacciai, però, quel patrimonio si libera: le sostanze intrappolate tornano nell'ambiente e nei corsi d'acqua, diventando una nuova fonte di contaminazione e un pericolo per diversi microrganismi.
In Trentino, le ricerche del Muse si concentrano su tre siti chiave, che rappresentano epoche e fonti di inquinamento diverse. Sul ghiacciaio Presena, al Passo del Tonale, e sul vicino ghiacciaio Lares, nel gruppo Adamello-Presanella, sono stati trovati i contaminanti antropici «classici». Tra questi figurano i pesticidi impiegati nel settore agricolo, gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) derivanti da combustioni industriali, dal traffico veicolare, dal riscaldamento domestico e dalla combustione di sigarette, e i metalli pesanti (come piombo, rame e zinco) provenienti anche dai residui bellici della Prima guerra mondiale, ora liberati dal ghiaccio in scioglimento. In questi siti si trovano, inoltre, microplastiche riconducibili ai tessuti tecnici e sportivi usati da escursionisti e sciatori: fibre di poliestere e nylon che il vento solleva e deposita in quota. Diverso il quadro emergente dal caso del torrente Noce, dove si è invece riscontrata la presenza dei cosiddetti contaminanti «emergenti», sostanze di uso quotidiano che solo recentemente sono divenute oggetto di studio: residui di farmaci (come ibuprofene e antibiotici), additivi alimentari, dolcificanti artificiali (come il sucralosio) e fragranze sintetiche provenienti da cosmetici e detergenti.
Gli effetti di questi contaminanti - vecchi o nuovi che siano - sono molteplici: mortalità diretta oppure tossicità cronica, alterazioni genetiche, ormonali ed endocrine per alcuni organismi acquatici, nonché processi di bioaccumulo e biomagnificazione lungo la catena alimentare. Il
bioaccumulo è l'accumulo progressivo di sostanze tossiche nei tessuti di un organismo, mentre la biomagnificazione consiste nell'aumento della loro concentrazione man mano che si sale nei livelli trofici: i predatori accumulano le sostanze presenti nelle prede, amplificandone gli effetti. Come illustrato da Sbarberi, siamo di fronte a un meccanismo che, partendo dai ghiacciai e dai loro corsi d'acqua, può arrivare fino agli ecosistemi di valle e, infine, all'uomo. Un caso emblematico è quello degli antibiotici: le loro molecole, solo in parte metabolizzate dal corpo umano, vengono eliminate con le acque reflue e raggiungono i depuratori, che però non riescono a trattarle completamente. Queste sostanze finiscono così nei fiumi e nei torrenti, dove favoriscono la selezione di batteri resistenti ai farmaci.
Il ricercatore non ha mancato, tuttavia, di sottolineare anche cambiamenti e segnali incoraggianti. Negli ultimi decenni, grazie alle politiche ambientali della Ue, le emissioni di molti inquinanti storici sono diminuite drasticamente. Sebbene le direttive europee abbiano vietato o limitato centinaia di sostanze considerate tossiche o cancerogene, spingendo agricoltura e industria verso alternative meno insalubri e più sostenibili, resta comunque aperta la sfida dei contaminanti emergenti e delle microplastiche, rispetto ai quali la ricerca è ancora in corso e il lavoro di regolamentazione solo all'inizio.
La conferenza si è chiusa con un messaggio chiaro: i ghiacciai non sono solo sentinelle del cambiamento climatico, ma anche specchi del nostro modo di abitare il pianeta. E ciò che raccontano oggi deve essere interpretato come un invito urgente a perseguire politiche sempre meno impattanti.
COLLEGAMENTOCOMELICO–PUSTERIA
IlGazzettino|5novembre2025
p. 37, edizione Belluno
CollegamentoconlaPusteria"Stacco"ricominciaacorrere
LUCIO EICHER CLERE
COMELICO SUPERIORE
Il progetto di collegamento sciistico tra Padola e Monte Croce Comelico è in dirittura d'arrivo. Sono scaduti nei giorni scorsi i termini per la presentazione di osservazioni al piano Via, valutazione di impatto ambientale, che possono essere presentate da enti e associazioni e alle quali ci sarà un periodo di un mese per dare risposte in merito da parte del Comune di Comelico Superiore, responsabile del progetto. L'ITER La strada percorsa dal progetto Stacco, definito "integrato per lo sviluppo turistico, culturale e socio-economico della Valle del Comelico", e il cui acronimo significa "Strategia per l'accessibilità del sito Unesco e uno sviluppo equilibrato del Comelico", è stata lunga e tormentata, anzi si può dire che anche gli ultimi passaggi burocratici potrebbero riservare sorprese. Lo sa bene il sindaco di Comelico Superiore, Marco Staunovo Polacco (nella foto), che nei due mandati amministrativi ha seguito tutte le fasi del progetto, passando attraverso la delusione per gli ostacoli posti in un primo tempo dalla Soprintendenza ai beni ambientali e ancor più l'opposizione al progetto da parte delle associazioni ambientaliste e i ricorsi al Tar di Venezia delle stesse, per poi con un confronto serrato con le istituzioni regionali e con la stessa Soprintendenza avere l'approvazione dei vari passaggi di competenza del Comune e la certezza di ricevere gli oltre 30 milioni di euro dal
Fondo per i Comuni confinanti con la Provincia autonoma di Bolzano e l'accordo con la ditta "Drei Zinnen" di San Candido per la realizzazione delle opere strutturali. «Vedremo i contenuti delle osservazioni presentate -dice il sindaco- e risponderemo punto per punto, e poi con l'approvazione definitiva della Via avremo la possibilità di partire con gli incarichi per i lavori previsti dal progetto». Staunovo Polacco non parla di tempi e date, ma esprime ottimismo riguardo alle prospettive di affidamento delle opere ad una ditta come la Drei Zinnen, che ha una esperienza e competenza dimostrata nei decenni sulle piste di Sesto, San Candido e Versciaco. LA SVOLTA Il progetto Stacco è stata la chiave di volta per superare le difficoltà che ponevano i tecnici della Soprintendenza riguardo all'impatto ambientale dell'impianto di risalita da Valgrande alla cima del Colesei. Infatti l'origine dell'idea di collegare Padola a Sesto Pusteria era partita ancora alla fine degli anni Novanta del secolo scorso e auspicava solo il collegamento sciistico, ma ultimamente è stata inserita una riqualificazione delle opere fortificate del Vallo Alpino e della linea di difesa della Grande Guerra e altri aspetti di valorizzazione della storia e cultura del Comelico con la definizione ormai acquisita di "Progetto Stacco". L'OBIETTIVO Il Comune di Comelico Superiore si prefigge di aprire il confronto con le categorie produttive della vallata, con le Regole proprietarie dei boschi e dei pascoli in quota, ma anche con le associazioni ambientaliste. «Abbiamo avuto già degli incontri con Mountain Wilderness e altri - afferma il sindaco- sui temi della salvaguardia e valorizzazione del territorio e abbiamo trovato intese sul rispetto dell'ambiente, in continuità con i secoli di rapporto tra i montanari residenti e l'utilizzo delle risorse per vivere in un luogo difficile. Proseguiremo con altri incontri per sentire l'apporto e la compartecipazione di più soggetti collettivi possibili». In una recente assemblea pubblica molto partecipata, tenutasi nella sala polifunzionale di Dosoledo, il sindaco ha avuto modo di spiegare i vari passaggi del progetto, dando concretezza ad una idea che per molti aveva lasciato solo dubbi nei decenni di speranze deluse. Lucio Eicher Clere © RIPRODUZIONE RISERVATA.
COLLEGAMENTOAPPOLLONIO–SOCREPES
IlGazzettino|7novembre2025
p. 27, edizione Belluno
Apollonio-Socrepes:«Adessoavantitutta»
MARCO DIBONA
IL VERDETTO CORTINA
Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con due sentenze pubblicate ieri, ha respinto nel merito i ricorsi proposti da alcuni privati contro la costruzione del nuovo impianto di risalita di Cortina d'Ampezzo, la cabinovia che partirà dal centro del paese, dalla zona dei campi di tennis Apollonio, per raggiungere l'area sciistica di Socrepes, alle pendici della Tofana. I ricorrenti, residenti e proprietari di seconde case dei villaggi accanto ai quali passerà la linea dell'impianto, si erano opposti agli atti e ai provvedimenti di valutazione di impatto ambientale e approvazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica dell'impianto a fune. Secondo Società infrastrutture Milano Cortina, che sta realizzando l'opera, il pronunciamento del Tar Lazio conferma la legittimità dell'operato, della struttura commissariale e delle altre amministrazioni coinvolte nell'iter tecnico e amministrativo. IL COMMENTO Fabio Saldini è amministratore di
società Simico e commissario di governo per le opere olimpiche: «La sentenza che attendavamo ci solleva e ci spinge ancora di più a continuare, con il consueto massimo impegno, nel proseguimento dei lavori relativi all'impianto di risalita. Come sempre abbiamo agito e agiamo nel perimetro della massima legalità e trasparenza e non potrebbe essere diversamente. Questa opera verrà realizzata e diventerà uno dei più importanti lasciti delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali 2026 al territorio di Cortina d'Ampezzo». A Ria de Saco, dove sta sorgendo la stazione d'arrivo dell'impianto, è stato completato lo sbancamento del terreno, sono stati infissi i micropali e ora si sta lavorando alle armature metalliche dei manufatti di cemento armato, che sosterranno le parti meccaniche della cabinovia. Intanto si scava nel piazzale di Revis, alla partenza della nuova cabinovia, dove è stato demolito il fabbricato dell'ambulatorio veterinario, accanto alla storica Polveriera. Nel frattempo si stanno eseguendo sondaggi e sbancamenti lungo la linea, che transita per l'abitato di Mortisa, con una stazione intermedia, e segue l'alveo di un torrente, dove sono già stati tagliati gli alberi. Saranno dieci i piloni, i sostegni delle funi, lungo il tragitto della cabinovia. IL COMUNE Dal municipio di Cortina esprimono la loro soddisfazione il sindaco Gianluca Lorenzi e l'assessore all'urbanistica Stefano Ghezze. Per Lorenzi «la sentenza del Tar Lazio conferma la solidità del lavoro svolto e la correttezza del percorso intrapreso». L'amministrazione ampezzana continua a credere nella nuova cabinovia, un'opera che cambierà la mobilità nella conca. A volere questo collegamento furono, gli anni passati, le società di impianti a fune della conca, che si unirono in una cordata, per progettare e realizzare la cabinovia. Poi l'assegnazione dei Giochi invernali 2026 ha fatto subentrare società Simico nella realizzazione dell'opera. «Il pronunciamento del Tar Lazio aggiunge Lorenzi è un'altra conferma del buon lavoro amministrativo e tecnico di Simico. Ancora una volta viene ribadito che lavora in maniera corretta, anche in termini di sicurezza». Per Stefano Ghezze, assessore comunale all'urbanistica «è molto positiva questa sentenza del Tar Lazio. Ora i cantieri possono andare avanti celermente. In questi giorni è continua l'interlocuzione fra l'amministrazione e il commissario di governo Saldini. Questa nuova cabinovia, unita al parcheggio multipiano interrato che sorgerà nel piazzale di Revis, cambierà la mobilità interna di Cortina. È un obiettivo che si intendeva raggiungere da lungo tempo e che adesso si profila. Ora andiamo avanti con le opere». Marco Dibona © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelVeneto|16novembre2025
p. 9
Socrepes,cabinoviainritardo«Taglieremo27milaspettatori»
Olimpiadi,laProvincia:«Impossibilefinirlaintempo».MaSimicorassicuraancora
Ugo Cennamo
CORTINA Domani Dolomiti Bus presenterà il piano trasporti per le prossime Olimpiadi Milano Cortina 2026 e si annunciano novità importanti, a partire dal taglio di 27mila spettatori. «Ci sono incognite importanti e ridurre del 15% l’afflusso di spettatori è una scelta sulla quale siamo tutti d’accordo», commenta Massimo Bortoluzzi, consigliere provinciale con delega ai Trasporti, riferendosi alla Conferenza dei servizi istruttoria, e non decisoria, nella quale è prevalso questo indirizzo.
Una conseguenza ritenuta inevitabile per due ordini di motivi: la convinzione che l’impianto di risalita Apollonio-Socrepes non sarà ultimato entro metà gennaio e l’inadeguatezza delle cosiddette «baie di scambio», ovvero quelle aree a Cortina sulle quali gli spettatori saliti a bordo
delle navette arriveranno, per poi salire su altri mezzi di trasporto pubblico e raggiungere le piste dove si svolgeranno le gare di sci alpino femminile, il Palazzo del Ghiaccio e lo Sliding Centre. Ma è soprattutto la convinzione che la cabinovia Apollonio-Socrepes non sarà ultimata a destare stupore. «È evidente che non sarà pronta continua Botoluzzi basta solo pensare ai tempi della maturazione del calcestruzzo per arrivare a questa conclusione. Siamo a 80 giorni dall’inizio dei Giochi e i lavori sono indietro».
Fabio Saldini, amministratore delegato di «Simico» e commissario straordinario per l’opera in questione, si limita a ripetere quanto da sempre afferma: «Stiamo rispettando il cronoprogramma e la cabinovia sarà ultimata in tempo per le Olimpiadi». Se non lo fosse gli spettatori, e questo da sempre è noto, si ridurrebbero del 50% e quindi sarebbero non trentamila ovvero seimila per ognuna delle cinque giornate di gara ma quindicimila. Gli altri dodicimila spettatori per arrivare al totale di 27mila riguarderebbero curling, bob, skeleton e slittino. Da «Fondazione Milano Cortina» si sottolinea come sia del tutto incomprensibile il calcolo che ha portato la Conferenza dei servizi a definire il numero di spettatori/ticket tagliati. Anche perché, la versione della Fondazione Mico, qualora la cabinovia non venisse ultimata sarebbe comunque previsto un trasporto di spettatori di poco inferiore alle seimila unità. Senza contare che proprio alla vigilia della sentenza del Tar, che ha respinto il ricorso dei residenti a Lacedel contrari alla realizzazione della cabinovia, Giovanni Malagò, presidente Mico, era stato molto esplicito: «Il cronoprogramma è stretto, mi sembra che si arrivi ai primi quindici giorni di gennaio. Simico ha risposto in modo chiaro e ci dobbiamo fidare. Finora ci siamo fidati, guardiamo anche allo Sliding Centre, mi sembra che la scommessa sia stata vinta».
Mentre sulla cabinovia ci sono opposti pareri, proprio l’impianto per bob, skeleton e slittino è a un passo dal traguardo, ovvero l’ottenimento dell’omologazione. «Abbiamo fatto un miracolo», sottolinea Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, ricordando il debutto del prossimo weekend (21, 22 e 23 novembre), quando si disputerà una prova della Coppa del Mondo di bob e skeleton, primo evento internazionale sulla nuova infrastruttura. Traguardo negato invece alla rinnovata pista olimpica di Innsbruck che alcuni indicavano, quando ancora il futuro dello Sliding Centre era incerto, come struttura dove disputare le gare olimpiche. Intanto sempre domani è previsto un incontro tra le associazioni di categoria e le forze dell’ordine per la delicata questione riguardante il transito dei mezzi pesanti nella zona industriale di Longarone, lungo la Statale Alemagna 51 e 51 bis e la 203 Feltrina. «Dobbiamo deviarli a Venezia commenta Bortoluzzi perché altrimenti rischiamo, soprattutto se dovesse nevicare, di mandare in tilt la circolazione». Così come sono attese decisioni rispetto alla chiusura o meno dei cantieri edili aperti a Cortina. «Nei giorni olimpici conclude Bortoluzzi a Cortina devono arrivare solo mezzi pesanti finalizzati allo svolgimento dei Giochi». Ma anche su questo punto si annuncia battaglia.
IlGazzettino|19novembre2025
p. 26, edizione Belluno
«Socrepescomeilbobcelafaremodisicuro»
DAMIANO TORMEN
IL SOPRALLUOGO CORTINA
Socrepes e pista da bob. Due destini incrociati, manco a dirlo legati l'uno all'altro dal fattore tempo. Perché è vero che con il primo impianto si sale, mentre con l'altro si può solo scendere. Ma è altrettanto vero che per entrambi è stata ed è un'autentica corsa contro la sabbia nella clessidra. Questa la condizione quasi ontologica delle due opere. Eppure, è proprio il bob il metro di paragone preso a prestito dal ministro Salvini, che ieri ha visitato prima i cantieri olimpici di Cortina (Sliding Center, per l'appunto, con tanto di cerimonia per la consegna della pergamena di omologazione dell'impianto; e villaggio olimpico di Fiames) e poi è sceso a Belluno per un rapido passaggio alla stazione ferroviaria, dove stanno per concludersi i lavori di riqualificazione da 15 milioni di euro. «Sono fiducioso che la cabinovia si farà e sarà pronta per i Giochi» ha detto il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, condividendo l'ottimismo del commissario di governo, quel Fabio Saldini che proprio lui ha voluto come uomo "del fare" per i cantieri di Milano Cortina 2026. «Sono fiducioso perché altrimenti non avremmo fatto le Olimpiadi a Cortina. Se avessimo ascoltato i gufi e i menagrami, oggi non avremmo la pista da bob, la più bella del mondo come mi hanno detto gli atleti che si stavano allenando su quell'impianto. Ma dirò di più: senza la pista da bob di Cortina, non avremmo neanche i Giochi olimpici in Italia. Giochi che porteranno 5 miliardi di euro di vantaggi al territorio e 2 milioni di turisti, oltre ai 3 miliardi di telespettatori che guarderanno da tutto il mondo Cortina. Non avremmo neanche la stazione di Belluno rinnovata, e le altre stazioni olimpiche e le varianti. Quindi nessuno pensava che saremmo riusciti a chiudere in tempo la pista da bob, invece stamattina (ieri mattina per chi legge, ndr) stavano scendendo ragazzi di tutto il mondo, negli allenamenti. A Socrepes contiamo di avere la stessa forza e la stessa buona sorte». IL CRONOPROGRAMMA Solo che il cantiere del bob ha impiegato un anno, più o meno. Ma all'accensione del braciere olimpico mancano 80 giorni. C'è chi se li è fatti bastare per farci il giro del mondo (chiedere a Jules Verne); dovrà farseli bastare anche Società infrastrutture Milano Cortina. E dovrà sperare nel bel tempo (contro le previsioni meteo che promettono due giorni di neve, a partire da domani). Le "marce forzate" imposte da Saldini sono piuttosto chiare. Il cantiere - che ha come nuovo direttore lavori l'ingegner Michele Titton, lo stesso della pista da bob, ça va sans dire - non si fermerà neanche durante le festività natalizie. Il commissario di governo spiegava pochi giorni fa che nella stazione di monte le opere in calcestruzzo sono già terminate e a breve lo saranno anche per quella intermedia e quella di valle. Il parallelo tra bob e Socrepes utilizzato da Salvini, viene avvalorato anche dal suo quasi omonimo Saldini, che aveva illustrato come per la cabinovia venga utilizzato lo stesso calcestruzzo già usato per lo Sliding Center, che permette una maturazione nel giro di 48 ore. Ecco quindi che nel cronoprogramma è prevista a giorni la conclusione delle stazioni intermedia e di valle, verosimilmente entro la fine di novembre. A dicembre, poi, con l'utilizzo dell'elicottero, saranno montati i piloni dell'impianto, con tiraggio delle funi. E infine, tra il 25 e il 28 dicembre saranno terminate tutte le opere fondamentali per procedere con il collaudo. L'IMPIANTO Non resta che fidarsi dell'ottimismo di Saldini e Salvini (come ha detto qualche giorno fa Giovanni Malagò, presidente di Simico ed ex presidente, «il cronoprogramma è stretto, ma Simico ha risposto in modo chiaro e ci dobbiamo fidare. Finora ci siamo fidati, guardiamo anche allo Sliding Centre, mi sembra che la scommessa sia stata vinta»). Anche perché la cabinovia di Socrepes è tra le opere considerate fondamentali per raggiungere l'area di gara delle Tofane, con una portata oraria di 2.400 passeggeri. Talmente fondamentale che scattando la fotografia della situazione cantieri al 5 novembre scorso, il tavolo trasporti ha dovuto abbassare la quota massima di pubblico trasportabile dalle navette olimpiche di Dolomiti Bus (con riduzione di 27mila spettatori). Damiano Tormen
L’Adige|9novembre2025
p. 8
ACampigliosiottimizzanoiflussi
Al primo posto la qualità dei servizi, la sicurezza in pista e la soddisfazione delle persone. Potrebbe essere questo il motto della skiarea di Madonna di Campiglio che per la stagione 2025/26 ha deciso di introdurre un numero ideale di utenti nei periodi di Capodanno (dal 28 dicembre 2025 al 5 gennaio 2026) e di Carnevale (dal 15 al 22 febbraio 2026). Il motivo del tetto massimo lo spiega il Direttore Generale di Funivie Madonna di Campiglio Bruno Felicetti: «Abbiamo introdotto questa novità del numero ideale, per migliorare la qualità dell’offerta. La presenza di troppe persone in pista fa calare la soddisfazione dell’ospite che si sente anche meno sicuro». La limitazione non sarà così drastica: il numero individuato di utenti si aggira tra le 14 e le 15 mila presenze e per tutti gli sciatori che hanno fatto lo stagionale, delle tessere payper-use (Starpass, MyPass, Telepass, Snowit, Alto Ski), skipass plurigiornalieri (a partire dai 2 giorni) e skipass interni Pinzolo e Folgarida Marilleva, non sono previste riduzioni. «Verrà definito un numero massimo di skipass giornalieri in vendita online, fino al raggiungimento del numero ideale di sciatori - chiarisce Felicetti - entro 24 ore prima del giorno selezionato sarà anche possibile effettuare la cancellazione e verrà rilasciato un voucher da spendere entro le prossime due stagioni». Per migliorare l’esperienza dei frequentatori della neve le novità non sono finite. Gli impianti e piste della Skiarea Madonna di Campiglio dal 18 dicembre al 5 gennaio 2026 e dal 14 al 22 febbraio 2026 aprono prima, fra le 7.30 e le 8.00 per permettere anche a chi vuole passare solo qualche ora con gli sci di farlo nel migliore dei modi. «A mezzogiorno la pista Vagliana, in zona Grostè - aggiunge Felicetti - verrà chiusa il tempo necessario per essere ribattuta come avviene la notte su tutte le piste. Dalle 13 in poi, gli utenti ritroveranno una pista immacolata e perfetta». A Pinzolo all’arrivo della cabinovia Prà Rodont - Doss del Sabion, si vivrà la montagna in modo diverso. Un percorso immersivo dove scienza, arte e natura si fondono per raccontare l’evoluzione millenaria delle Dolomiti di Brenta. Una sala interattiva con proiezioni a 360 gradi che trasporteranno il visitatore attraverso sei epoche, dal Big Bang fino ai giorni nostri. A pochi passi «l’Isola della Contemplazione» con installazioni artistiche armoniosamente integrate nello scenario alpino. Il casco obbligatorio per tutti può sembrare una novità “spaventosa” per gli sciatori abituati solo ad un berretto o ad una fascia, ma Felicetti rassicura: «Il 90% ormai scia con il casco. Tra gli stranieri tutti lo indossano, sono solo pochi locali ancora recidivi».
OLIMPIADI:EFFETTIEASPETTATIVE
Corrieredell’AltoAdige|13novembre2025
p. 2, segue dalla prima
Rincariperhotel,case,B&B
«L’importante non è vincere, ma partecipare» direbbe il barone Pierre de Coubertin, il fondatore dei Giochi Olimpici moderni. Ma partecipare alle Olimpiadi invernali 2026, seppur in veste di spettatore, sarà tutt’altro che gratis. Anche volendo escludere i costi necessari per raggiungere Tesero, Predazzo e Anterselva le località trentine e altoatesine prescelte per la manifestazione iridata, rispettivamente per le discipline di combinata nordica, salto con gli sci e biathlon –, i biglietti per assistere a una gara in regione oscillano tra i 300 e i 500 euro. Ma è l’alloggio a pesare in particolar modo sulle tasche degli appassionati di sport invernali. Basta una rapida ricerca sui portali online dedicati alle prenotazioni per capire a quanto ammontino le maggiorazioni durante i giorni della manifestazione, programmata dal 6 al 22 febbraio. Partiamo da Booking.it. In un residence di Anterselva, che nella sua arena ospiterà le gare di biathlon, per prenotare una sistemazione di cinque notti per due persone occorrerà spendere poco più di 2mila euro. La medesima soluzione, richiesta durante il periodo natalizio o l’alta stagione invernale, costerebbe 950 euro. Questo significa un aumento del 115%. Ma c’è di peggio. Spostandoci in val di Fiemme, storico alfiere del turismo trentino (invernale e non solo), lo scenario si fa maggiormente critico. Sul versante hotel, sia su Booking sia sui siti propri delle strutture, i prezzi lievitano del doppio e talvolta del triplo. Eppure i numeri più impattanti arrivano dalle sistemazioni private, che siano stanze, b&b o intere abitazioni affittate per il periodo olimpico. Chi volesse alloggiare in uno specifico appartamento di Predazzo dal 10 al 15 febbraio è meglio che inizi a risparmiare: sono 4.015 euro. Se invece volesse spostare la propria permanenza di una ventina di giorni, gli euro sarebbero 515 (+700%).
Un’altra soluzione vista-Dolomiti passa dai 1.400 dell’alta stagione ai 7mila dell’irraggiungibile Olimpiade (+400%). Chiudiamo con Tesero: in una struttura privata si assiste alla trasformazione dei 528 euro di dicembre e gennaio ai 1.838 di febbraio. Volendo accordare fiducia a un’altra piattaforma di prenotazioni, Airbnb, lo scenario resta immutato. A Panchià, nei pressi di Predazzo, la richiesta per uno chalet privato durante MilanoCortina ‘26 è di 2.900 euro. Trascorrerci il Natale ne costerebbe 980. Vanno ora chiariti un paio di aspetti. Primo: il Trentino non rappresenta un caso isolato. Esempi analoghi erano stati riportati anche per il Veneto, con particolare (e prevedibile) riferimento a Cortina d’Ampezzo che ha riportato appartamenti in affitto per oltre 200mila euro, vette irraggiungibili per le pur notevoli soluzioni nostrane. Una dettagliata indagine di Altroconsumo ha mostrato come soggiornare nelle sedi di gara per un weekend potrà costare in media 1.800 euro per due persone e oltre 3mila per quanto riguarda le località più esclusive. Restando in Trentino Alto-Adige, Altroconsumo stima che un fine settimana all’insegna del salto con gli sci inciderebbe per oltre 400 euro a persona. Occorre specificare che l’indagine è stata diramata a fine settembre e che nei due mesi successivi i prezzi hanno preso a salire, come gli atleti alla fine della rampa di salto.
In secondo luogo, c’è chi sostiene che la maggiorazione dei prezzi, escluse le eccezioni negative, sia giustificata dalla straordinarietà dell’evento e dalla conseguente crescita dell’offerta turistica in zona. A pensarla così è Paolo Gilmozzi, titolare del La Roccia Wellness Hotel di Cavalese e presidente dell’Azienda di promozione turistica (Apt) per la Val di Fiemme e Val di Cembra.
«Non si tratta di “speculazione olimpica” – ha commentato –. Tutta la Val di Fiemme ha deciso, per il dopo-manifestazione, di vestirsi di un’atmosfera particolare. Nei vari paesi ci saranno esibizioni musicali, attività storiche legate alle Olimpiadi e al nostro territorio, eventi gastronomici». A detta di Gilmozzi, questo fermento si tradurrebbe in un’offerta praticamente
mai vista prima, con un inevitabile effetto sui costi di permanenza. «Come Apt ci siamo sempre impegnati a creare dei prezzi consoni al mercato legato alla manifestazione. In qualsiasi periodo dell’anno o della stagione, il prezzo è sempre paragonato al servizio», ha proseguito l’albergatore. Anche la struttura gestita da Gilmozzi, che ha ottenuto la quinta stella nell’estate appena trascorsa, vede aumentare i prezzi durante la finestra olimpica. Va specificato: un rincaro nettamente inferiore a quello osservato in alcune abitazioni private che, nelle parole dell’imprenditore trentino, rappresentano un’eccezione che non conferma la regola. «L’evento porterà un qualcosa in più, senz’altro, ma non parliamo di speculazione. Si tratta di revenue management, una gestione delle risorse che punta a massimizzare il volume di affari – ha riassunto Gilmozzi –. Non vogliamo escludere nessuno, tutti sono benvenuti per vedere le nostre bellezze e non soltanto le piste da sci». Un ulteriore aspetto da considerare, sottolineato da Judith Rainer, vicepresidente dell’Unione albergatori Alto-Adige, sarebbe l’assodata vocazione turistica dei luoghi toccati dalla manifestazione sportiva. «Ci sono casi in cui i prezzi non sono accettabili, ma la maggior parte degli esercenti ha mantenuto i valori di alta stagione come è giusto che sia – ha detto –.
Dobbiamo anche considerare tutti i clienti abituali che passano le proprie vacanze invernali nelle nostre strutture».
Proprio nelle settimane che interessano la rassegna a cinque cerchi, secondo Rainer, andrebbero a convergere i periodi di ferie di molti cittadini britannici e tedeschi, specialmente quelli provenienti dal Nord e da Berlino. Questo tipo di turisti, affezionati, sarebbero quantomeno indifferenti alle Olimpiadi. Anzi, Rainer riporta come alcuni si stiano informando e stiano temporeggiando per timore dell’affollamento che potrebbero trovare al loro arrivo in Alto-Adige. La vicepresidente ha poi concluso: «Abbiamo ricevuto tantissime richieste anche dove non ci sono gare, e le avremmo ricevute anche senza le Olimpiadi».
IlGazzettino|13novembre2025
p. 12, edizione Belluno
IlventodeiGiochiriempieglihotel
MARCO DIBONA
CORTINA
Male gli appartamenti, bene gli alberghi, in relazione ai Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026 e al riscontro sul pubblico di vacanzieri, per la stagione invernale. Se le agenzie immobiliari della conca ampezzana lamentano affari che procedono a rilento, gli albergatori del territorio sorridono, per un interesse crescente, nei confronti di Cortina, sede di gare, ma anche delle vallate circostanti.
IL QUADRO Lo sostiene Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto: «In questo momento l'evento Milano Cortina 2026, solo per come viene traghettato anche negli organi di informazione, sta generando flussi inaspettati sui territori di Cortina e del Bellunese. Abbiamo visto una crescita importante, anche un più 8% rispetto al 2024, dei tassi di occupazione delle strutture alberghiere, in periodi magari dove in altre realtà del Veneto o erano statici o avevano perso qualche punto percentuale. Cominciamo a interrogarci sul come mai questo sta avvenendo, perché non abbiamo modificato sostanzialmente le nostre strategie di marketing o di partecipazione ai mercati internazionali, quindi questo ci lascia pensare che probabilmente il traino dell'effetto olimpionico e della promozione che sta facendo Milano Cortina sta attraendo
anche mercati ai quali non eravamo abituati a rivolgerci. Questo perché c'è anche la presenza di un mercato asiatico nelle nostre montagne, che onestamente per gli operatori costituisce una vera e propria sorpresa.
Non erano abituati a avere a che fare con mercati asiatici.
Quindi un traino che è già iniziato prima dell'evento, confermato ovviamente dai numeri in crescita che ha fatto registrare il cluster della montagna». Secondo Schiavon, questo è il primo bilancio sull'effetto traino delle Olimpiadi invernali 2026 per il comparto alberghiero del Veneto, con la prospettiva che possa incrementarsi ancora, durante e dopo il grande appuntamento sportivo, di rilevanza mondiale: «È un volano che l'evento olimpico sta generando, economico e anche di grandi opportunità di rilancio della destinazione e del prodotto turistico montano», assicura Schiavon.
IN PROVINCIA Nella nostra provincia Walter De Cassan (nella foto) presidente di Federalberghi Belluno commenta. «Ho sentito e mi sono confrontato con Schiavon. Non ho ancora dati certi, per cui non diffondo statistiche, ma la percezione diffusa è che la situazione sia davvero buona, in quanto a prenotazioni per questo inverno, che sta per iniziare. Permane l'incognita per il periodo delle gare olimpiche, per le due settimane di febbraio 2026 e i dieci giorni di marzo, per le Paralimpiadi. Al momento c'è ancora ampia disponibilità negli alberghi delle valli vicine a Cortina, se si esclude chi si è impegnato con gli organizzatori di Fondazione Milano Cortina 2026, con particolari contratti, per accogliere persone che operano e lavorano all'interno dei Giochi: in quel caso c'è già il pienone». De Cassan riconosce l'imponente effetto che deriva dall'evento: «Non c'è alcun dubbio: è un volano che i Giochi stanno generando, con un indotto economico che permarrà a lungo. Peccato che la provincia di Belluno sembri così poco coinvolta». Il presidente di Federalberghi precisa quindi la sua valutazione: «Pare talvolta di rilevare che non si sia capita, nel Bellunese, la reale portata di questo evento. C'è una costante e diffusa pubblicità, che a noi non costa nulla. Tutto questo si avverte già ora, ma pensiamo seriamente a cosa accadrà dopo che il pubblico di tutto il mondo avrà visto le nostre montagne in televisione: si consolideranno mercati ormai frequentati e se ne apriranno di nuovi, con un tornaconto per tutti noi, a Cortina e nelle valli vicine». Marco Dibona
CorrieredelleAlpi|15novembre2025
p. 3
«Uninvernoolimpico»
IlpresidenteAndyVarallo:«Tantiturististranieri,mamancanoipostilettoDopoiGiochi dobbiamopuntareanchenoisulladestagionalizzazione»
FDM
L'intervista Via al Circo Bianco. Dal 29 novembre, come a Falcade e al Pellegrino, dal 5 o 6 dicembre nelle altre stazioni. Quest'anno sarà la stagione olimpica, che in futuro porterà nuovi ospiti, da tutto il mondo. «Sono i benvenuti, ma i posti letto son quelli che sono. Quindi» afferma Andy Varallo, presidente del Consorzio Dolomiti Superski, «dobbiamo riempire i vuoti che ancora ci sono». Magari abbassando i prezzi? «Lo stiamo già facendo».
Consorzio Dolomiti Superski: 1200 chilometri di piste, il più grande hub dello sci al mondo, che per questa stagione ha investito 215 milioni nell'ammodernamento della rete di innevamento.
Le prossime Olimpiadi sono un'opportunità o un problema?
«Un'opportunità, anche se ovviamente possono rappresentare un problema, nella prossima stagione, per le località coinvolte. Noi abbiamo sei zone che ospiteranno i Giochi. Il fatto che questi siano distribuiti nel territorio comportano una minore penalizzazione turistica, per le stesse comunità interessate. Che in prospettiva, invece, beneficeranno di un sicuro rilancio». Un rilancio in termine di clientela straniera, intercontinentale in particolare.
«In questo momento abbiamo già il 50 per cento delle provenienze che sono dall'estero. Un veicolo pubblicitario come quello olimpico dovrebbe rafforzare ancora di più la conoscenza del marchio delle nostre località in giro per il mondo. Però i posti letto sono quelli là, non è che cresceranno dopo le Olimpiadi. Quindi io mi aspetto che ci sia un aumento della domanda a fronte di una parità d'offerta».
Ma come intendete farvi fronte?
«Nei periodi in cui già si lavora tanto chiaramente non si troverà posto, però questo potrebbe aiutare a riempire le settimane di minor affluenza».
Quindi la destagionalizzazione. Ma sarà possibile tenere aperte le piste fino a marzo, magari in aprile?
Neve permettendo, tra l'altro.
«Sì. Dovremmo essere così bravi da riempire quei buchi stagionali che ci sono. Per esempio stiamo già riempiendo il mese di gennaio. E pure quello di dicembre. Si tratta di lavorare adesso su marzo e, dove è possibile, su aprile».
Lavorando, magari, anche sui prezzi? L'aumento di quest'inverno, sulle piste in Italia, è del 5,5%. «Secondo me è sbagliato prendere a riferimento il prezzo al pubblico del giornaliero, il cui incremento, nel nostro caso, è comunque inferiore. L'anno scorso abbiamo introdotto ad esempio l'estensione della categoria Junior dai 16 ai 18 anni. Il Dolomiti Superski permette alle famiglie di sciare con circa 40 euro a giornata. Siamo impegnati, insomma, a trovare delle soluzioni di scontistica riferite alle singole categorie di utenti. Poi, è vero, la politica prezzi segue il suo percorso, però l'occhio di riguardo verso quelle che sono le esigenze del mercato penso che abbiamo sempre dimostrato di averlo. Sappiamo, ad esempio, che dobbiamo lavorare sul fine stagione, da metà marzo in poi. Teniamo conto di un mercato internazionale che può muoversi con più libertà perché sono cambiate le politiche di gestione delle ferie e delle aziende.
C'è molta più flessibilità nel dare anche la possibilità ai collaboratori e ai dipendenti di andare in vacanza in periodi non strettamente di chiusura totale dell'impresa. E poi con il cambiamento climatico c'è chi probabilmente rispetto a una volta anticipa la sua vacanza a gennaio mentre a marzo inizia un'altra attività sportiva, quindi magari la bicicletta, il golf, il tennis, il trekking, la corsa in alta quota».
I 215 milioni di investimenti appena conclusi non riguardano tanto la costruzione di nuovi impianti ma l'ammodernamento di quelli esistenti. Che cosa state implementando?
«Aggiorniamo l'impiantistica, verso la sostenibilità.
Miriamo, in sostanza, a una riduzione dei consumi o delle materie prime. Quindi impianti di nuova generazione, in grado di garantire un'importante riduzione del consumo di energia, circa da un 7 a un 10 per cento a parità di tipologia di impianto installato rispetto ai vecchi motori. Con l'innevamento programmato queste macchine sono molto più performanti, quindi a parità di acqua in 20 anni producono il doppio di neve, perché garantiscono una produzione a temperature più miti, più vicine allo zero termico, e questo significa che se a parità di acqua si produce più neve, si hanno meno sprechi. Questo dimostra quindi anche la nostra volontà di ridurre i consumi a favore di una risorsa preziosa come l'acqua. Bisogna, insomma, sempre dividere i costi operativi da quelli strutturali, i capex e gli opex».
Ieri ad Arabba è iniziato il primo corso sulla sicurezza negli impianti. «Una garanzia per i nostri collaboratori, ma anche per chi usufruisce della nostra rete di impianti e di piste».
L’Adige|28novembre2025
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UnTrentinomiglioredopoiGiochi
Impianti, accessibilità, giovani e legacy. Le Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026 garantiranno al Trentino una visibilità senza pari, ma anche l’opportunità per migliorare ulteriormente il territorio e la comunità sotto tutti i punti di vista. A poco più di due mesi dalla cerimonia inaugurale dei Giochi l’assessore provinciale all’urbanistica, energia, trasporti, sport e aree protette Mattia Gottardi illustra il cammino fatto per arrivare ai Giochi e come sarà il Trentino una volta concluso l’evento anche in vista dei prossimi eventi sportivi internazionali, su tutti le Olimpiadi invernali giovanili e il Super Mondiale di ciclismo del 2031. Assessore Gottardi, il Trentino si appresta a ospitare la più importante manifestazione sportiva mondiale. È tutto pronto dal punto di vista dell’organizzazione? Sì, abbiamo affrontato questa sfida con grande orgoglio e responsabilità. I nostri siti olimpici in Val di Fiemme, che ospiteranno circa un terzo delle medaglie in palio - dal salto con gli sci, alla combinata nordica, al fondo - sono impianti già collaudati dai Mondiali e ora sono stati adeguati e ammodernati. I lavori sulle infrastrutture di mobilità sono in fase avanzata, come dimostra l’impegno per il potenziamento della flotta di autobus che garantirà una mobilità efficiente e sostenibile in Val di Fiemme. Stiamo lavorando con tutti gli stakeholder per assicurare che l’esperienza non sia solo un successo sportivo, ma anche un modello organizzativo impeccabile per gli atleti, i media e gli spettatori attesi. Il Trentino si è anche preparato sul tema dell’accessibilità. Un mese dopo le Olimpiadi ci saranno le Paralimpiadi. Il trentino saprà incidere anche sull’inclusività? Il tema dell’accessibilità e dell’inclusività è per noi un pilastro fondamentale, e si lega direttamente alla parola chiave «legacy». Non ci fermiamo alle Olimpiadi; le Paralimpiadi sono un evento di pari importanza. L’impegno per l’accessibilità riguarda sia l’adeguamento delle strutture sportive che delle infrastrutture territoriali, per garantire la fruibilità totale per gli atleti e per il pubblico con disabilità. L’inclusività non è solo un obbligo normativo, ma un valore etico che lo sport incarna. L’esempio di tanti atleti trentini paralimpici, che portano in alto la bandiera del Trentino, dimostra quanto lo sport sia uno strumento di crescita, affermazione e superamento, a prescindere dalle difficoltà. L’eredità sarà quella di una provincia più attenta, più moderna e concretamente più accessibile a tutti. Nelle Olimpiadi sono coinvolti direttamente molti giovani trentini, anche tra i volontari. Quali sono aspettative per i giovani nel post evento? I nostri giovani sono parte integrante di questo evento, sia come atleti, sia come volontari. La loro partecipazione è un segno tangibile dell’interesse del nostro sistema territoriale verso i Giochi. L’aspettativa è che questa esperienza generi una legacy immateriale potentissima: i ragazzi acquisiranno competenze organizzative, linguistiche e relazionali che saranno fondamentali nel loro futuro lavorativo. Penso anche che il senso di appartenenza e l’orgoglio di aver contribuito a un evento mondiale resteranno come un capitale emotivo e di comunità inestimabile. E per quanto riguarda le opportunità lavorative? L’investimento in infrastrutture e turismo sostenibile, unito alla visibilità internazionale, deve tradursi in nuove opportunità professionali nel settore turistico, sportivo e dei servizi per contrastare lo spopolamento delle aree montane. Ma quale
sarà l’«eredità» delle Olimpiadi per il Trentino? Dopo la chiusura delle Olimpiadi, avremo un Trentino migliorato e più resiliente. L’obiettivo è costruire una legacy tangibile e duratura, non creare «cattedrali nel deserto». Gli investimenti si sono concentrati sulle infrastrutture e i trasporti, gli impianti sportivi e la sostenibilità. Per quanto riguarda le infrastrutture e i trasporti l’ammodernamento delle vie di comunicazione e l’introduzione di mezzi più sostenibili (come i nuovi bus) sono un beneficio diretto per i residenti e i turisti, ben oltre il periodo olimpico. Le strutture di Predazzo e Tesero, invece, rimarranno a disposizione del movimento sportivo giovanile e dell’agonismo internazionale per allenamenti e future manifestazioni, rafforzando il nostro ruolo come polo mondiale degli sport invernali. E per quanto riguarda la sostenibilità? La nostra strategia prevede l’utilizzo di energia elettrica al 100% da fonti rinnovabili certificate e il contenimento dell’occupazione di suolo. Il Trentino post-olimpico sarà un modello di sviluppo sostenibile, integrando la tutela del nostro prezioso ambiente alpino con le esigenze del turismo e dello sport. Il Trentino è la provincia più sportiva d’Italia, ma le Olimpiadi possono dare una spinta ulteriore. Il Trentino è la provincia più sportiva d’Italia, e la salute del nostro movimento sportivo è la nostra vera forza. L’Olimpiade agisce come un enorme catalizzatore di stimoli, ad iniziare dall’ispirazione per i giovani: vedere i campioni di livello mondiale gareggiare «a casa» sarà l’ispirazione più forte per i nostri ragazzi ad abbracciare lo sport e uno stile di vita sano. L’obbligo di adeguarsi agli standard olimpici porta inoltre a un miglioramento continuo delle nostre strutture e delle competenze tecniche e organizzative dei nostri team e federazioni. Per quanto riguarda la promozione territoriale, la visibilità mediatica globale, con miliardi di spettatori, sarà una promozione turistica impagabile che rafforzerà l’immagine del Trentino come destinazione d’eccellenza per lo sport e la montagna. L’esperienza olimpica sarà un importante patrimonio per le Olimpiadi invernali giovanili 2028 e verso il super Mondiale di ciclismo del 2031. Sì, il cammino del Trentino non si fermerà a marzo. I Giochi del 2026 sono un trampolino di lancio per i futuri grandi eventi che ci vedranno protagonisti, ad iniziare appunto dalle Olimpiadi invernali giovanili del 2028: ospitare i Giochi Giovanili sarà la prima, fondamentale prova della nostra capacità di mantenere in vita e utilizzare al meglio le infrastrutture olimpiche. Sarà un’opportunità unica per i nostri giovani atleti di confrontarsi al massimo livello. L’organizzazione di un evento della portata dei Super Mondiali, che unisce diverse discipline del ciclismo, dimostra la nostra versatilità e la nostra volontà di essere una terra di sport a 360 gradi, sfruttando la bellezza e la varietà del nostro paesaggio anche fuori dalla stagione invernale. Il Trentino è pronto non solo per ospitare i Giochi, ma soprattutto per il conseguente effetto leva per la crescita del nostro sistema territoriale e delle nostre comunità per i prossimi decenni.
BILANCIESTIVI:PRESENZENELLEDOLOMITI
CorrieredelleAlpi|13novembre2025
p. 17
Unsettembred'orochiudelasuperestate
FDM
Belluno Esplode l'estate sulle Dolomiti. Splende, ma un po' di meno, sul resto della provincia. Grazie, comunque, a un mese di settembre davvero espansivo, Gli arrivi erano stati 597.500 da
giugno a settembre 2024. Sono aumentati a 652.400, quest'anno. Un incremento quasi a due cifre. Si diceva di settembre: 110.500 arrivi nel 2024, ben 129.900 lo scorso settembre (+17%). Quasi 20 mila in più sui Monti Pallidi. Com'è andata, invece, l'estate a Belluno, Feltre e in Alpago? Beh, siamo ancora lontani dalle cifre precedenti e restiamo ancora dentro un quadro di tenuta: 98.900 arrivi l'estate 2024, non più di 102.600 quest'anno, con due mesi di settembre che comunque si equivalgono: 18.200 nel 2024, 19.700 quest'anno. Per gli albergatori e tanti altri operatori si sa che fanno più testo le presenze. Ebbene, quest'estate sulle Dolomiti si sono dormite 2 milioni e 45 mila notti. L'anno scorso, sempre da giugno a settembre, se ne contavano un milione e 965 mila, In sostanza le giornate di soggiorno si sono accorciate. Con un'inversione di tendenza, invece, proprio nel mese di settembre: 291.200 nel 2024, 319.600 quest'anno. Una considerevole differenza. Vediamo, invece, come è andata nella bassa provincia, tra Belluno, Feltre e l'Alpago. Le giornate di permanenza sono state 276.400 contro le 267.700 dello scorso anno. E il solo mese di settembre? 42.600 presenze l'anno scorso, 41.600 quest'anno. Dunque, in Valbelluna e dintorni, aumentano gli arrivi e calano le giornate di presenza, Poco più di 48 ore a testa. Quanto poi all'andamento di arrivi e presenza per i singoli Comuni, nell'area delle Dolomiti tirano Auronzo e le Tre Cime di Lavaredo col 12 per cento in più a settembre, si avvicina alle due cifre Livinallongo del Col di Lana, avanza pure Cortina, tiene Falcade. Ma attenzione: l'estate di San Martino, ancora in corso, potrebbe riservare altre positive sorprese, se si guardano anche gli ultimi interventi del Soccorso alpino, che ha tratto in salvo escursionisti provenienti addirittura da Singapore.
L'Osservatorio regionale misura anche il sentiment degli ospiti. Ebbene, sulle Dolomiti l'86,4% per cento è soddisfatto della ristorazione. Il dato è riferito agli ultimi tre mesi, con un +0,4%% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Per quanto riguarda la ricettività, il gradimento è leggermente inferiore: ci si ferma all'84,3%, con uno 0,1% in più rispetto all'anno precedente. Siamo invece al 90,7% di soddisfazione per le attrazioni a disposizione, con un +0,5% sul 2024.
IlGazzettino|13novembre2025
p. 2, segue dalla prima, edizione Belluno
Piccoasettembre,poil’abisso:«Nonbastalavogliadifoliage»
SILVIA MORANDUZZO I NUMERI
Ottobre e novembre non sono mesi per turisti. Se fino a settembre i dati mostrano un picco significativo di presenze nelle montagne bellunesi, tra ottobre e novembre c'è l'abisso. Del resto quando si parte per un fine settimana o una scampagnata i servizi sono fondamentali. L'albergo, il ristorante, il bar sono elementi che vengono presi in considerazione da chi si mette in viaggio, come in questo periodo, magari a caccia dei colori autunnali in quello che è il nuovo trend stagionale. E se non ci sono? Il rischio, come dimostrano i numeri, è che si rinunci anche alla gita in giornata. Nonostante il bel tempo e le temperature che ancora permettono di passare qualche ora all'aperto in mezzo alla natura. Pensiamo solo al Treno del Foliage in provincia di Domodossola: il convoglio che attraversa 52 km tra Italia e Svizzera è ormai un successo consolidato, anche a livello internazionale, al punto che ne ha parlato persino il "New
York Times". Ma senza organizzazione e iniziative dedicate, ottobre e novembre sono ancora mesi in cui le presenze turistiche diminuiscono drasticamente.
CASO ATIPICO Partiamo dalla perla delle Dolomiti, Cortina d'Ampezzo, la signora della montagna. E quella che comunque presenta i numeri migliori. Prendendo in esame il 2024 (i dati 2025 del portale della Regione Veneto non sono ancora definitivi) a settembre i turisti sono stati 92.884. Di questi, 54.320 hanno soggiornato in albergo. Il mese successivo le presenze sono scese a 35.358 (19.789 pernottamenti) e a novembre 13.131 (2770 pernottamenti in hotel). Un trend molto simile all'anno precedente quando a settembre si erano registrate a Cortina 96.604 presenze di cui 57.176 con pernottamento annesso. A ottobre 2023 i turisti furono 35.587 (20.135 i pernottamenti) e a novembre dello stesso anno 13.074 presenze (3.651 pernottamenti). Ma qui parliamo di Cortina, la star delle Dolomiti, dove il fatto che possano restare chiusi alcuni hotel e ristoranti può scoraggiare alcuni ma non tutti. La vera domanda è: cosa succede nel resto della provincia?
LE ALTRE LOCALITÀ Prendiamo in esame Auronzo: nel settembre 2024 ha registrato 35.255 presenze con 21.442 persone che hanno dormito in hotel; i dati scendono a 7.555 presenze a ottobre (5.310 pernottamenti) e 2.862 a novembre dello stesso anno (1.520 pernottamenti). Nella zona di Livinallongo a settembre dello scorso anno ci sono stati 21.529 turisti (16.250 pernottamenti), scesi a 1.818 (1.035 pernottamenti) a ottobre e a 612 (297 pernottamenti) a novembre. E ancora a San Vito di Cadore si son visti 18.215 turisti nel mese di settembre 2024 di cui 11.317 di loro hanno pernottato in albergo mentre a ottobre se ne sono registrati 9.574 (6.217 pernottamenti) e a novembre 5.429 (di cui 2.936 hanno dormito in hotel). A Falcade 15.242 turisti (9.272 in albergo) a settembre 2024, scesi a 1.091 a ottobre (286 pernottamenti) e 912 a novembre (198 in hotel).
IL CAPOLUOGO Chiudiamo con il capoluogo, Belluno, dove servizi, hotel e ristoranti sono aperti in modo continuato tutto l'anno. Qui il turista è ovviamente invogliato a fare una gita e lo dimostrano anche i numeri: 13.211 turisti registrati a settembre 2024 (6.628 pernottamenti), 10.716 presenze a ottobre (5.315 pernottamenti) e 10.639 a novembre (5.586 si sono fermati in hotel). Segno evidente che quando ci sono i servizi, ci sono anche le persone. Silvia Moranduzzo
AltoAdige|22novembre2025
p. 3
TurismoinAltoAdige,ottobredarecord
Enzo Coco BOLZANO
Turismo senza soluzione di continuità o quasi in tutto l’Alto Adige. Lo dice l’Istituto provinciale di statistica Astat, comunicando i dati provvisori del mese di ottobre 2025 in cui si registrano 692.343 arrivi cioè il 4,1% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e 2.713.951 presenze (+1,2%). La quota più consistente è da attribuire agli ospiti provenienti dalla Germania (62,1%), seguita da quelli provenienti dall’Italia in misura nettamente inferiore (10,8%). La destagionalizzazione sembra quindi dare i suoi frutti, favorita in taluni casi dalla presenza sul territorio di eventi di richiamo. Non a caso il 32,9% delle presenze si registra nella comunità comprensoriale del Burgraviato, mentre il comune con più presenze a ottobre è Scena con 133.557. Frutto senza dubbio della bella stagione ma anche della Festa dell’Uva a Merano, del
Törggelen divenuto a sua volta un’attrazione turistica. E c’è da ritenere che anche novembre sarà così grazie alla presenza del Winefesival che allunga la stagione di Merano e dintorni e costituisce un ponte tra la Festa dell’Uva e i Mercatini di Natale. Lo ha riconosciuto anche la presidente dell’Azienda di soggiorno e turismo della città Ingrid Hofer, in occasione proprio della conferenza stampa del Winefestival. «Anni addietro ha ricordato Hofer a novembre si chiudeva. Oggi non è più così e lo si deve a questa manifestazione che richiama pubblico da tutto il mondo». Non è però così per tutto il territorio provinciale e il nuovo presidente dell’Associazione albergatori Hgv Klaus Berger, in linea con il suo predecessore Manfred Pinzger, già al suo insediamento, lo ha rimarcato: «Ci sono zone ha detto che hanno turismo ormai per quasi dodici mesi ed altre che invece non hanno lo stesso trend. Dobbiamo sforzarci di arrivare ad una maggiore omogeneità pur riconoscendo che certe zone, certe valli, non arriveranno mai ad avere flussi turistici paragonabili a quelli dei centri e delle località che vanno per la maggiore. La destagionalizzazione riguarda solo queste ultime». Gardena, Badia, Burgraviato, Alta Pusteria i territori maggiormente chiamati in causa. Non si tratta solo di eventi che richiamano turisti nella bassa stagione come nel caso del Burgraviato. La passione per i viaggi fuori dai periodi di grande afflusso è frutto di una scelta precisa proprio per evitare gli affollamenti che inevitabilmente creano disagi agli stessi turisti e sono motivo delle proteste contro il troppo turismo. Numeri da capogiro si sono registrati anche nell’estate appena passata. Se nel 2024 si sono raggiunti quasi 23 milioni, la cifra è stata infatti superata in questa stagione estiva 2025 arrivando a 23,5 milioni di presenze.
RIFUGIALLADOLOMITIMOUNTAINSCHOOL
CorrieredelleAlpi|6novembre2025
p. 3
«IlrifugioèdiventatounametaBisognatornarealpassato»
FDM
L'analisi «Le Dolomiti rischiano di diventare un non-luogo, dove il turismo di massa cancella storia e specificità. Non serve bloccare la frequentazione, ma responsabilizzare chi sale in montagna». È l'allarme lanciato da Annibale Salsa, antropologo ed ex presidente nazionale del Cai a un convegno svoltosi a Socchieve, in Friuli, come ultimo incontro della 9ª edizione della Dolomiti Mountain School. A tema la trasformazione del rifugio alpino: da punto di appoggio a meta. Ne hanno discusso studiosi, gestori di rifugi e rappresentanti del mondo alpinistico. Anche l'estate appena trascorsa ha certificato che il rifugio in quota sta cambiando identità: diventa sempre più spesso una meta, come peraltro lo stanno diventando gli stessi bivacchi. Lo si riscontra soprattutto a mezzogiorno e dintorni, con l'assalto per il pranzo, da parte di commensali che avanzano richieste culinarie come fossero in un ristorante di città. E, soprattutto in agosto, la necessità per il gestore di organizzare anche due o tre turni di somministrazione, il più delle volte fra le proteste di ospiti che non riescono a comprendere i ritardi. Lorenzo Migliorati, professore di Sociologia dei processi culturali all'Università di Bergamo, ha presentato insieme a Francesco Marangon (Università di Udine) la ricerca "Un Rifugio per Amico". «Ci siamo chiesti che cosa rappresenti oggi il rifugio per chi cammina in montagna. I risultati mostrano una trasformazione ormai compiuta: da punto di appoggio a vera e propria
meta, tra desiderio di natura e ricerca di ospitalità». «Una trasformazione pericolosa, per gli uni e per gli altri», ha ammesso Francesco Abbruscato, del Cai Veneto. «Al di là delle mode il rifugio deve tornare a essere un tetto, un letto e un pasto caldo. È su questa idea di accoglienza essenziale che vogliamo continuare a lavorare». Fdm © RIPRODUZIONE RISERVATA
CorrieredelleAlpi|6novembre2025
p. 3
«IlrifugioèdiventatounametaBisognatornarealpassato»
FDM
L'analisi «Le Dolomiti rischiano di diventare un non-luogo, dove il turismo di massa cancella storia e specificità. Non serve bloccare la frequentazione, ma responsabilizzare chi sale in montagna». È l'allarme lanciato da Annibale Salsa, antropologo ed ex presidente nazionale del Cai a un convegno svoltosi a Socchieve, in Friuli, come ultimo incontro della 9ª edizione della Dolomiti Mountain School. A tema la trasformazione del rifugio alpino: da punto di appoggio a meta. Ne hanno discusso studiosi, gestori di rifugi e rappresentanti del mondo alpinistico. Anche l'estate appena trascorsa ha certificato che il rifugio in quota sta cambiando identità: diventa sempre più spesso una meta, come peraltro lo stanno diventando gli stessi bivacchi. Lo si riscontra soprattutto a mezzogiorno e dintorni, con l'assalto per il pranzo, da parte di commensali che avanzano richieste culinarie come fossero in un ristorante di città. E, soprattutto in agosto, la necessità per il gestore di organizzare anche due o tre turni di somministrazione, il più delle volte fra le proteste di ospiti che non riescono a comprendere i ritardi. Lorenzo Migliorati, professore di Sociologia dei processi culturali all'Università di Bergamo, ha presentato insieme a Francesco Marangon (Università di Udine) la ricerca "Un Rifugio per Amico". «Ci siamo chiesti che cosa rappresenti oggi il rifugio per chi cammina in montagna. I risultati mostrano una trasformazione ormai compiuta: da punto di appoggio a vera e propria meta, tra desiderio di natura e ricerca di ospitalità». «Una trasformazione pericolosa, per gli uni e per gli altri», ha ammesso Francesco Abbruscato, del Cai Veneto. «Al di là delle mode il rifugio deve tornare a essere un tetto, un letto e un pasto caldo. È su questa idea di accoglienza essenziale che vogliamo continuare a lavorare». Fdm
NOTIZIEDAIRIFUGI
L’Adige|6novembre2025
p. 31
RifugioRodadeVaeleBaitaPederivacollegatiallafognatura
VAL DI FASSA
Si sono conclusi i lavori per il collettore delle acque nere che collega il Rifugio Roda de Vael e la Baita Marino Pederiva alla rete dell’abitato di Vigo di Fassa e quindi al depuratore biologico di Pozza, in val di Fassa. Un’opera finanziata dalla Provincia autonoma di Trento, per un importo complessivo di 1.984.600,00 euro, e gestita dall’Agenzia per la depurazione, che rientra in un
percorso condiviso con le amministrazioni e realtà del territorio: l’amministrazione comunale di San Giovanni di Fassa-Sèn Jan, l’Asuc Vigo di Fassa, il Consorzio Elettrico Pozza, la Società alpinisti tridentini-SAT. Un elemento sottolineato oggi nell’incontro presso l’aula consiliare del Comune di San Giovanni di Fassa, alla presenza del presidente della Provincia Maurizio Fugatti, del sindaco Giulio Florian, del procurador del Comun general de Fascia, Edoardo Felicetti, e alcuni esponenti Giunta comunale. “Si tratta di un intervento inserito nel piano provinciale per i rifugi alpini, da tempo atteso in Val di Fassa”, ha spiegato il presidente Fugatti. Il progetto come detto vede un finanziamento complessivo di 1.984.600,00 euro, di cui 1.641.479,94 euro destinati specificamente ai lavori, mentre la rimanente somma riguarda somme a disposizione dell’amministrazione per imprevisti e altri oneri. L’opera ha permesso la posa dei sottoservizi lungo il tracciato. Nello specifico, oltre alla condotta fognaria, sono state realizzate una nuova condotta idrica per la sostituzione dell’acquedotto a servizio del Comune di San Giovanni di Fassa e la predisposizione di cavidotti per la fornitura di energia elettrica (finalizzata alla dismissione dei generatori a gasolio) e per la posa di fibra ottica. Quest’ultima risulterà essenziale per il futuro controllo a distanza delle cabine elettriche. “Si tratta della conclusione di un intervento - ha ricordato il sindaco Florian - che andava fatto. Grazie alla collaborazione con la Provincia, i lavori sono stati effettuati in tempi rapidissimi, circa sei mesi. Diamo così una risposta alla gente che frequenta quelle zone, dando una risposta concreta in termini di servizi pubblici”. I lavori sono stati svolti dall’impresa Lago Rosso Soc. Cooperativa, che si è aggiudicata l’appalto con un ribasso del 4,814%, per un importo contrattuale di 1.565.761,83 euro. La consegna del cantiere è stata effettuata lo scorso 4 aprile.
L’Adige|25novembre2025
p. 14
IlRifugioPedrottiprontoallarinascita
UGO MERLO
Il Gruppo Brenta imbiancato dalla prima neve di novembre ha salutato l’avvicinarsi della fine degli importanti lavori di ristrutturazione del rifugio Tommaso Pedrotti alla Tosa. La Sat, che ne è proprietaria, ha affidato i lavori nel luglio dello scorso anno all’impresa edile di Luciano Dallapè. Il Tommaso Pedrotti è un rifugio da sempre presidio del Gruppo Brenta, strategico per gli scalatori delle vette del Brenta centrale ed i frequentatori della via delle Bocchette. Il rifugio era dotato di 125 posti letto, che rimarranno invariati e altrettanti saranno i posti a sedere per le sale da pranzo. La struttura sorge a 2.491 metri su una balconata naturale all’ombra della Brenta Alta, della Brenta Bassa e del Croz del rifugio. Nel 2022 la Sat ha indetto un bando di progettazione per la ristrutturazione del Pedrotti alla Tosa, vinto dallo studio di architettura composto da Stefano Pasquali, Samantha Minozzi, Alberto Stangherlin e Andrea Moser, con una ipotesi di spesa di poco inferiore al milione di euro, che hanno poi redatto il progetto esecutivo i cui lavori sono in fase conclusiva con un costo che si aggira sui 3 milioni di euro. Vi era in precedenza anche l’ipotesi di demolire sia il Tosa che il Pedrotti e realizzare una nuova struttura, ma l’idea è stata accantonata. Il cantiere del Pedrotti è iniziato nell’agosto del 2024 e dopo alcuni adeguamenti sono state realizzate le demolizioni delle parti in roccia per i basamenti strutturali e l’esecuzione dei rinforzi delle fondazioni e la struttura di base della nuova scala antincendio collocata esterna al corpo del rifugio sul lato sud est. Il sopraggiungere della stagione invernale ha fermato il cantiere. A fine maggio di quest’anno la Dallapè ha ripreso i
lavori installando la gru di servizio ed i ponteggi perimetrali. La fase successiva è stata la demolizione del tetto e delle murature del sotto tetto. Ora quel piano, dove è stato rinforzato il solaio con cordoli perimetrali, è il terzo e le stanze, con finestre aperte su suggestivi panorami, sono già pronte e arredate. Un nuovo piano con, come da progetto: 8 stanze e servizi igienici con pareti in legno Xlam. Le pareti esterne sono state rivestite in lana di roccia e quindi è stata posata, come ben si vede dalle fotografie, la lamiera preverniciata di color rosso mattone, che permette di individuare il rifugio Pedrotti anche da lontano. Sul tetto sono stati posati i pannelli fotovoltaici per una potenza di circa 15 kw. La nuova scala antincendio è molto ampia e sarà utilizzata anche come scala di servizio. Rifatti, al primo e secondo piano i pavimenti e i rivestimenti di tutte le stanze e realizzati nuovi servizi, mentre al piano terra i pavimenti e la cucina che, ripiastrellata, rimane nella stessa collocazione. Sempre al piano terra è stata realizzata una stube. È stata ristrutturata la sala da pranzo sul lato ovest con una nuova copertura isolata e manto di lamiera, mentre quella a sud ha una portafinestra che porta ad una piccola terrazza. L’impresa è intervenuta anche nel piano interrato rinnovando le pavimentazioni. Tutte le pareti esterne originarie in pietra del rifugio, sono state trattate con malte speciali per migliorare la resistenza agli agenti atmosferici e proteggere l’edificio da infiltrazioni d’acqua. Rifatta su tutto il rifugio l’impiantistica elettrica, quella idraulica e l’antincendio. Nuovi anche tutti i serramenti con quelli esterni progettati per resistere alle condizioni meteo dell’alta quota. L’accesso è rimasto sul lato est con, in continuità con la scala antincendio un corpo aggiunto con un ampio atrio vetrato e adiacente il locale invernale. I trasporti dei materiali sono stato effettuati con camion fino ai 1.460 metri sopra malga Andalo e da lì ai 2.491 metri del rifugio agganciati al baricentrico dell’elicottero, un H 125 dell’Elimast che ha operato per circa 150 ore. «La ristrutturazione del rifugio - dice Luciano Dallapè - è stato un lavoro molto impegnativo. Avevamo l’esperienza del rifugio Mandron, ma quando sei a 2.500 metri l’organizzazione del cantiere richiede un coordinamento impeccabile e la capacità di adattarsi nell’adeguare il vecchio al nuovo. A quella quota poi c’è sempre la variabile meteo, per il trasporto materiali e per chi vi lavora. Anche quest’estate abbiamo visto un paio di volte la neve. Ai primi di novembre abbiamo smontato la gru e questo vuol dire che si va verso la fine del cantiere, a maggio 2026 faremo solo rifiniture, poi il nuovo Pedrotti sarà pronto». Franco Nicolini, guida alpina di Molveno, che lassù gestiva la struttura da 12 anni, con la famiglia, dice: «La nostra filosofia è quella di essere casa per alpinisti ed escursionisti, consapevoli che il rifugio Pedrotti alla Tosa è un importante presidio satino del Gruppo Brenta. In queste pareti si respira la storia dell’alpinismo trentino e il Pedrotti è luogo d’incontro di generazioni di alpinisti, che troveranno una struttura nuova, confortevole, sempre nello spirito della condivisione dei valori dell’alpinismo che guarda al futuro, mantenendo vive le tradizioni del passato e le buone pratiche». In visita al cantiere il presidente della Sat, Cristian Ferrari, dichiara: «Non era scontato ottenere un risultato simile e in così poco tempo: aprire cantieri in alta quota significa affrontare un impegno notevole, un grande lavoro organizzativo e un’attenzione costante alla sicurezza, all’ambiente e alle condizioni operative. I lavori del cantiere si sono conclusi con l’arrivo della prima neve, dopo due intense stagioni. Il Pedrotti riaprirà all’inizio della prossima stagione, grazie al grande impegno delle squadre operative e al supporto della provincia, elementi cruciali per il rispetto delle tempistiche».