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Stampato da Giuseppe Lang – Arti Grafiche Via Romairone, 66 - 16163 Genova
Foto di copertina: Marcello Terruli

Claudio Baglioni.
Un concerto al Porto Antico con il mare come fondale naturale
Genova da non perdere. Un primo approccio alla città per orientare il visitatore.
Passeggiate e panorami. Passeggiate a mare e punti panoramici
I "Naviganti" del Carlo Felice salpano verso nuove rotte
Le botteghe storiche
La Galleria Mazzini
La città medioevale
Le sciamadde
I Parchi:
Parchi di Nervi, Villa Duchessa di Galliera, Villa Durazzo Pallavicini, Villa Serra
AMT: l’app e le mappe dei servizi
Magical Mistery Tour
dalla Albaro di Mary Shelley al cimitero monumentale più bello del mondo
Liguria



Un concerto al Porto Antico con il mare come fondale naturale
Massimiliano Lussana
Basta leggere la lista dei luoghi che ospiteranno il “Gran Tour La vita è adesso” di Claudio Baglioni per capire che la parola “sogno”, da sempre al centro della poetica del cantautore romano, stavolta lo è ancora di più: perché Baglioni ha scelto luoghi da sogno, i più iconici del nostro Paese.
A partire dall’esordio a Lampedusa, allo stadio a un passo dalla Spiaggia dei Conigli, nel territorio più a sud e in riva al mare più bello d’Italia, a cui Baglioni è legatissimo, come lo era Domenico Modugno.
E Genova e la Liguria sono perfette per declinare la parola “sogno”.
Quel concerto di settembre, infatti, è stato solo l’anteprima di un tour di 42 date negli scenari più suggestivi d’Italia, che partiranno il 29 giugno 2026 in piazza San Marco a Venezia, in occasione di una manifestazione che dice tutto già dal nome: Festival della Bellezza. E poi castelli, piazze storiche, anfiteatri, gli scavi di Pompei, il Teatro greco di Siracusa, il Teatro Antico di Taormina, i Templi di Paestum, lo Sferisterio di Macerata, per arrivare alla Reggia di Caserta.




E in questa lista, per l’appunto, non poteva mancare Genova, con il palco sul mare più suggestivo d’Italia, l’Arena del Mare del Porto Antico, dove Baglioni sarà la sera dell’8 luglio, con l’organizzazione nazionale di Friends and partners e Come e quella locale di Duemilagrandieventi, in cui Paola Donati raccoglie l’eredità di Vincenzo Spera, che è stato cuore e anima dell’organizzazione musicale in Italia, numero uno di Assoconcerti e numero uno della passione nel fare musica dal vivo.
Insomma, l’idea di Baglioni che canta con le stelle come sfondo e gli ultimi traghetti della sera per Bastia, Olbia, Porto Torres e Palermo che sono fondali naturali del concerto, i riflessi della luna sul mare che quasi accarezzano le piccole onde increspate dai rimorchiatori, è un sogno, e i passeggeri delle navi che quasi sembrano “entrare” sul palco, a pochissimi metri, nient’altro che un sogno.


E Baglioni ha raccontato tutto questo già a Lampedusa, nella prima tappa di questo nerver-ending tour attraverso la bellezza: “Un uomo che non sogna è come un uomo che non suda. Accumula in sé riserve di veleno. Oggi si dice "È un sognatore”, con la voce venata di sufficienza, ironia, sarcasmo. Persino disprezzo. Come se il sogno fosse un nemico: il contrario della realtà.
La sua negazione. E così si finisce col ridicolizzare i visionari, gli idealisti, come illusi e perdigiorno, si prendono le distanze da costoro e ci si libera dalle loro fantasie”.
Ecco, invece, quello che accadrà al Porto Antico sarà proprio la declinazione del sogno, perché anche la musica è sogno, “uno dei sogni più belli e più duraturi che donne e uomini abbiano mai sognato. Perché è, allo stesso tempo, figlia e madre di sogni. Nasce dai sogni e genera sogni, in un crescendo senza fine, che non smette mai di emozionare”.
Baglioni cita William Shakespeare: "Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni". E racconta: “Non importa che siano grandi sogni. Basta fare sogni che siano grandi per noi. Siamo sognatori, per nostra fortuna”.
L’idea del concerto in riva al mare è proprio quella dell’album “La vita è adesso, il sogno è sempre”, che quasi tutti noi abbiamo in casa, pubblicato nel 1985, e che ha fotografato alla perfezione quell’epoca e gli anni Ottanta, tanto da essere ancora oggi il disco più venduto di sempre nel nostro Paese, quattro milioni e mezzo di copie fisiche, fra vinili, musicassette e compact disc che si affacciavano al mercato in quegli anni, ma anche di numero di settimane in classifica, con la permanenza in vetta per ventisette settimane consecutive e la presenza ininterrotta per oltre un anno nelle primissime posizioni della hit parade.


Per il concerto genovese e per questo tour, così come per la ristampa del disco, oltre ai dieci brani originali – fra cui “Un nuovo giorno o un giorno nuovo”, “Uomini persi”, “La vita è adesso”, “Amori in corso”, “E adesso la pubblicità” - si aggiunge l’inedito “Il sogno è sempre”, accompagnato sul disco con un'orchestra sinfonica e un coro lirico, “in un inno all’ideale, alla speranza, all’avvenire… Al sogno di una vita che sia, il più possibile, una vita da sogno. Perché la vita sia adesso, il sogno dev'essere sempre”.
E il manifesto programmatico del concerto sul mare del Porto Antico sarà “Notte di note, note di notte”, che è l’ultima traccia del disco del 1985 e chiudeva con questi versi: “Ma che cos'è mai/Che mi fa credere ancora/Mi riga gli occhi d'amore/E mi addormenterà dalla parte del cuore”.
E’ ciò che ci piace fare ogni notte, l’ultimo pensiero prima di dormire e il primo quando ci svegliamo.
All’Arena del Mare del Porto Antico sarà davvero una notte da sogno.








Un primo approccio alla città per orientare il visitatore.
1. Centro storico, Patrimonio dell’Unesco
È uno dei centri storici medievali più vasti d’Europa, il maggiore per densità abitativa: un intricato dedalo di vicoli (caruggi) che si aprono inaspettatamente in piccole piazze

dove si mischiano odori, sapori e culture diverse. Ammirate gli antichi palazzi nobiliari, le piazzette e le splendide chiese che si alternano a botteghe storiche in attività da oltre cent’anni e negozi di ogni genere. Agli incroci sollevate lo sguardo per apprez-
zare le magnifiche edicole votive, in buona parte dedicate a Maria, Regina di Genova, che venivano donate dalle corporazioni per illuminare le strade di notte. Percorretelo aiutandovi con i quattro tour colorati che lo attraversano: i palazzi dei Rolli (tour 1 rosso), nel cuore della Superba (tour 2 verde), la città medievale (tour 3 giallo), la via dei cavalieri (tour 4 azzurro). Scoprite l’antica città medievale, da Torre Embriaci a Santa Maria di Castello, il primo sito abitato di Genova nell’antichità, spostatevi da Campo Pisano alla chiesa di San Donato a Porta Soprana, ripercorrendo alcune delle pagine più significative della storia della Superba e provando a seguire il percorso della cinta di mura medievale. Visitate il quartiere del Carmine, caratterizzato da angoli dai nomi insoliti ed evocativi, dove il tempo pare essersi fermato. Da qui si può raggiungere uno dei punti panoramici più belli di Genova, Spianata Castelletto.
2. Le chiese del Centro storico
Se passeggiando tra i vicoli di Genova vi trovate di fronte a una chiesa, entratevi senza indugio: scoprirete molti scrigni nascosti di arte e devozione. La chiesa del Gesù rappresenta un prestigioso esempio di barocco genovese. La basilica di Santa Maria di Castello, con il quattrocentesco convento domenicano e il museo, costituisce un complesso monumentale di grande importanza e conserva preziosi
dipinti, codici miniati, opere scultoree e affreschi. Romanica è anche la chiesa di San Donato, con la bellissima torre nolare ottagonale. Santa Maria delle Vigne, fondata prima dell’anno Mille, è caratterizzata dal campanile e dal chiostro romanici, mentre l’interno è soprattutto barocco e i brillanti affreschi risalgono al Sette-Ottocento. La chiesa di San Luca è un piccolo gioiello seicentesco della famiglia Spinola. La basilica della Santissima Annunziata del Vastato merita di essere visitata in una giornata luminosa, quando il sole fa splendere le dorature, gli intarsi marmorei, gli affreschi, la vertiginosa cupola.
3. Porta Soprana e la Casa di Colombo
La Porta Soprana è una delle principali architetture medievali di Genova. Si apre nelle cosiddette Mura del Barbarossa, costruite nel 1159 contro le mire espansionistiche dell’imperatore Federico Barbarossa. Di fronte alla porta sorgeva l’antico monastero benedettino di Sant’Andrea, di cui sopravvive oggi il bellissimo chiostro con capitelli figurati della metà del XII secolo.
Poco distante si trova la Casa di Colombo (p. xx), ricostruzione settecentesca dell’originario edificio medievale in cui visse in gioventù lo scopritore delle Americhe.
4. Piazza De Ferrari e Palazzo Ducale
La piazza principale di Genova è intitolata al duca Raffaele De Ferrari, benefattore della città. Al centro sorge una monumentale fontana in bronzo del 1936. Da un lato il Teatro Carlo Felice e l’Accademia Ligustica di Belle Arti, entrambi progettati nell’Ottocento da Carlo Barabino; dall’altro il novecentesco Palazzo della Regione Liguria e il Palazzo della Nuova Borsa, in stile Liberty. Tra questi edifici si allunga la facciata laterale del Palazzo Ducale, il cuore culturale della città, dove si tengono mostre d’arte di rilievo internazionale, convegni, cicli di incontri e attività didattiche. Sede del governo della Repubblica, ha un nucleo medievale (la Torre Grimaldina) e un corpo centrale costruito tra Cinquecento e Seicento su progetto di Andrea Ceresola, detto il Vannone, in parte ricostruito in stile neoclassico a fine Settecento a seguito di un grave incendio.


5. Piazza San Matteo e piazza Banchi
Piazza San Matteo è un salto nel tempo: un insediamento nobiliare medievale ottimamente conservato, il segno del potere
privato di una grande famiglia genovese, i Doria, ai quali appartenevano tutti i palazzi della piazza e la chiesa di San Matteo con il suo chiostro.

Piazza Banchi prese il nome dai banchi dei cambiavalute che operavano sotto i portici dei vari palazzi. Nel 1595 la Loggia dei Mercanti, progettata da Andrea Ceresola, il Vannone, offrì un’illustre sede coperta ai banchieri e nel 1855 divenne la prima Borsa Merci e Valori in Italia.
La cinquecentesca chiesa di San Pietro in Banchi (p. xx), elevata sopra le botteghe, rappresenta una curiosa commistione tra sacro e profano.
6. Cattedrale di San Lorenzo e Museo Diocesano
La Cattedrale di Genova risale ai primi del Medioevo. L’edificio attuale, costruito tra il XII e il XIV secolo, presenta le fiancate e i bellissimi portali laterali in stile romanico, mentre la maestosa facciata è gotica.
Nei secoli ha poi subito diversi rimaneggiamenti che ne hanno modificato lo stile interno. È possibile salire alle Torri per vedere la città di Genova in uno scorcio unico. Le suggestive sale sotterranee del Museo del Tesoro (p. xx) conservano importanti reliquie e pregevoli opere d’arte sacra dal XII al XVIII secolo. Nel Museo Diocesano , attiguo alla Cattedrale, è possibile ammirare i pregiati teli della Passione, considerati gli antesignani del jeans.
7. Genova verticale
Genova ha una dimensione tutta verticale, fatta di strette crêuze, i tipici viottoli che si inerpicano su per le colline che circondano la città. Dalla fine dell’Ottocento, molti impianti speciali di trasporto uniscono il centro alle alture: oggi sono efficienti mezzi di collegamento per i genovesi e attrazioni uniche per i turisti. L’ascensore Liberty di Castelletto Levante da piazza del Portello raggiunge la Spianata Castelletto, uno dei più bei punti panoramici cittadini. Offrono spettacolari vedute anche la funicolare Zecca-Righi, l’ascensore combinato orizzontale-verticale di Montegalletto e la cremagliera di Granarolo. Con la funicolare di Sant’Anna è possibile raggiungere l’Antica Farmacia Sant’Anna che opera da secoli all’interno del convento dei frati Carmelitani Scalzi, specializzata in rimedi erboristici e galenici.


8. Corso Italia e Boccadasse
Il lungomare di Genova, corso Italia, è frequentato da famiglie e sportivi e affiancato da locali e stabilimenti balneari. Si estende lungo una facile e piacevole passeggiata fino a Boccadasse, un suggestivo borgo marinaro ligure che mantiene tutto il suo fascino senza tempo e che oggi è rinomato per le gelaterie e i tipici ristoranti con specialità di pesce. Dal belvedere si può scendere alla spiaggetta e da qui arrivare al Capo di Santa Chiara, da cui si gode di un’ampia vista sul Golfo Paradiso fino al Promontorio di Portofino.
9. Nervi, la sua passeggiata, parchi e musei
Grazie al suo clima mite e gradevole, molte ricche famiglie europee scelsero Nervi come meta prediletta di villeggiatura sin dall’Ottocento. Oggi vanta la romantica pas-
seggiata Anita Garibaldi a picco sul mare e la Torre Gropallo oltre ad un esteso sistema di parchi appartenenti alle ville storiche Gropallo, Serra e Grimaldi Fassio. Al loro interno si trovano alcuni importanti musei di arte moderna e contemporanea: la Galleria d’Arte Moderna , le Raccolte Frugone e la Wolfsoniana. A questi si aggiunge il Museo Luxoro, residenza signorile di primo Novecento.
10. Cimitero Monumentale di Staglieno
Considerato uno dei più belli e affascinanti d’Europa, oggi è un vero e proprio museo all’aria aperta. Progettato in stile neoclassico da Carlo Barabino nel 1835, conserva nel Pantheon la memoria dei grandi genovesi. All’interno del Boschetto Irregolare, ispirato invece ai giardini romantici, si trovano le tombe di Giuseppe Mazzini e di altri eroi del
Risorgimento. Lungo le gallerie e i porticati si allineano centinaia di sculture funerarie dell’Ottocento e del Novecento, opera di importanti artisti.
11. I Palazzi dei Rolli, via Garibaldi, Musei di Strada Nuova e Sale paganiniane, Palazzo Reale e Palazzo Spinola
Al tempo dell’antica Repubblica, i Rolli erano gli elenchi, o ruoli, delle più ricche dimore nobiliari genovesi. Da queste liste venivano estratti a sorte i palazzi che avrebbero avuto l’onore di ospitare importanti personalità straniere in occasione di visite di Stato. Nel 2006 42 degli oltre 150 palazzi sono stati inseriti dall’Unesco nel Patrimonio dell’Umanità. Alcuni tra i più prestigiosi Palazzi dei Rolli si affacciano su via Garibaldi, l’antica Strada Nuova: Palazzo Rosso, Bianco e Tursi conservano, all’interno di un unico percorso museale, uno straordinario patrimonio artistico. Palazzo Rosso mantiene il carattere di casa-museo: nelle sale
decorate dai maggiori esponenti della scuola pittorica genovese si trovano gli arredi storici e le collezioni della famiglia Brignole Sale, con opere di artisti genovesi, italiani e stranieri. Palazzo Bianco è una pinacoteca che vanta preziosi dipinti di pittori fiamminghi, spagnoli, italiani e genovesi. Attraverso un giardino, il percorso espositivo continua nel Palazzo Doria Tursi), una delle dimore più illustri, oggi sede del Comune. L’ala museale del palazzo custodisce, all’interno delle Sale Paganiniane, il famoso Cannone, il violino prediletto di Paganini. Altri due Palazzi dei Rolli sono oggi importanti musei e conservano gli affreschi, le sculture, i dipinti, gli arredi e le suppellettili delle nobili famiglie che li abitarono: Palazzo Reale , grande dimora sei-settecentesca dei Balbi e dei Durazzo (poi acquistata dai Savoia, di qui l’appellativo “Reale”) e la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola che possiede una ricchissima quadreria dei maggiori artisti genovesi, fiamminghi ed europei.


12. Porto Antico, Acquario e Museo del Mare
L’antica zona portuale, riprogettata da Renzo Piano nel 1992, è oggi il centro turistico della città. Qui si trova l’Acquario di Genova, uno dei più grandi d’Europa: delfini, squali, foche, pinguini e pesci di ogni forma e colore vi accompagneranno alla scoperta del mondo marino attraverso un’esperienza emozionante. Al Porto Antico troverete anche l’ascensore panoramico Bigo e la Biosfera, una scenografica struttura di vetro e acciaio che ospita al suo interno una foresta tropicale. Sullo specchio d’acqua dell’antica Darsena si affaccia il Galata Museo del Mare, il più grande e innovativo museo marittimo del Mediterraneo, con il sottomarino Nazario Sauro ormeggiato di fronte. Poco distante sorge il complesso romanico della Commenda di San Giovanni di Prè, costituito da due chiese sovrapposte e da un ospitale medievale destinato ai pellegrini e ai crociati diretti in Terra Santa, dove è allestito il MEI – Museo dell’Emigrazione Italiana).
13. Lanterna e Villa del Principe
La Lanterna, simbolo storico di Genova, con i suoi 77 metri è il faro più alto del Mediterraneo e uno dei più antichi tuttora in funzione. È raggiungibile tramite una passeggiata che si snoda per circa 800 metri lungo le mura seicentesche e ottocentesche. All’interno delle fortificazioni è suggestivamente allestito il Museo della Lanterna
Chi lo desidera può salire i 172 gradini che conducono alla prima terrazza, da cui si gode di uno splendido panorama sul porto, sulla città e sull’intero Golfo di Genova.
La Villa del Principe, palazzo di Andrea Doria, è una delle principali ville storiche di Genova, edificata nel Cinquecento in una zona che, al tempo della costruzione, si trovava fuori dalle mura della città. Costruita come residenza strettamente privata del principe ammiraglio genovese Andrea Doria, non fu censita come Palazzo dei Rolli della Repubblica di Genova in quanto villa suburbana e non palazzo di città.
14. Villa Durazzo Pallavicini, Villa Duchessa di Galliera e il Museo Archeologico
A Pegli il parco ottocentesco di Villa Durazzo Pallavicini è un sublime esempio di giardino storico romantico. La visita del Parco segue un percorso scenografico-teatrale in quanto è stato concepito come un vero e proprio racconto teatrale, che si snoda in più atti tra tempietti, grotte, laghi, cascate, capanne e alberi secolari. All’interno della villa è possibile visitare il Museo di Archeologia Ligure, che conserva le sepolture paleolitiche della Caverna delle Arene Candide e i ricchi corredi della necropoli preromana di Genova. Parco e Villa sono facilmente raggiungibili con il treno oppure con il Navebus che collega il Porto Antico con Pegli, quartiere occidentale della città. Con questa breve escursione in battello attraverso uno dei porti più grandi d’Europa potrete godere dell’incantevole panorama di Genova da una prospettiva privilegiata: dal mare.
Sulla collina che domina Voltri, invece, nell’estremo ponente genovese, si può ammirare il parco storico più esteso della Liguria (32 ettari e 28 km di viali): la Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera, edificata a fine

Seicento, che ha ospitato nobili e visitatori provenienti da tutta Europa. La villa offre una varietà di ambienti: dal giardino all’italiana al bosco romantico, dal teatro settecentesco al castello neoromanico con cascate artificiali, sino all’antico Santuario della Madonna delle Grazie dove riposano i duchi di Galliera.


15. Forti e Acquedotto Storico
Il Parco delle Mura, una vasta area naturale protetta sulle alture alle spalle della città, comprende numerose fortificazioni erette tra il Seicento e l’Ottocento intorno alle quali

si snodano sentieri escursionistici percorribili a piedi e in bici con splendide vedute panoramiche su Genova e sulle valli dell’entroterra. Il parco è facilmente raggiungibile dal centro con la funicolare Zecca-Righi oppure con la storica ferrovia GenovaCasella che da piazza Manin raggiunge l’entroterra. Per gli amanti dell’escursionismo, l’Acquedotto Storico di origini romane è oggi un percorso pedonale di circa 28 km che si snoda nel verde della Val Bisagno. Emozionanti gli attraversamenti dei grandiosi ponti canale e ponti sifone.


















Passeggiate a mare e punti panoramici
Vicino o un po’ più distante, come sfondo e magnifica cornice, il mare non manca mai nelle passeggiate genovesi. Una delle più belle passeggiate della città è quella al Porto Antico, girando intorno ai Magazzini del Cotone fino all’estremo opposto, costeggiando l’Acquario e la sfera di Renzo Piano fino a raggiungere l’isola delle
Chiatte.
Una passeggiata brevissima ma suggestiva per vedere il porto moderno molto da vicino è quella che si percorre sospesi su assi di legno di tek dal parcheggio del Terminal Traghetti di Genova per raggiungere la Lanterna La promenade dei genovesi per eccellenza è corso Italia, zona residenziale affacciata sul mare e costellata di locali e stabilimenti balneari. Da qui si arriva all’incantevole borgo di Boccadasse. Corso Italia è anche una delle mete del fitness, luogo ideale per correre e pattinare, mentre tutto il quartiere è sede di piscine, palestre, impianti da tennis e squash

Una stradina romantica e di grande charme è quella che, dalla spiaggia di Vernazzola, altro antico borgo di pescatori, conduce a Sturla. Consigliata sul calar della sera per poi cenare in uno dei locali che si trovano nei dintorni.


Tra le passeggiate più panoramiche c’è quella che costeggia la Circonvallazione a Monte e approda in Spianata Castelletto, dal cui belvedere si ha una meravigliosa vista aperta sul centro storico e sul porto. Anche in Carignano è possibile godere di uno splendido panorama sul mare e sulla città dal Poggio della Giovine Italia, dalle antiche mura dello Zerbino e di Santa Chiara, fino a scrutare il mare dalle terrazze del museo di arte moderna di Villa Croce.
La funicolare Zecca-Righi, con un rapido cambio di paesaggio dal centro della città alla collina del Righi, consente di raggiungere il punto d’inizio dei sentieri che portano agli antichi Forti della città. A più di 300 metri slm il panorama è unico.
A ponente, il porticciolo della marina di Sestri è un luogo incantevole per una passeggiata e un aperitivo al tramonto. Così pure l’elegante e un po’ rétro lungomare di Pegli, raggiungibile con il battello dal Porto Antico, che l’ultima domenica del mese ospita un mercatino di antiquariato e modernariato. Molto amata dagli sportivi e dai residenti anche la moderna fascia di rispetto di Pra’ affacciata sul mare. A levante sono da segnalare, specie tra Sturla e Nervi, i tratti dell’Aurelia lungo la costa dove si può passeggiare o fare jogging godendo uno splendido panorama sul mare, con la possibilità di fare qualche sosta interessante sulle spiagge che si incontrano o in prossimità dello scoglio dei Mille.
La più celebre e romantica resta però la passeggiata Anita Garibaldi, che si snoda a picco sulla scogliera dal porticciolo di Nervi all’antico scalo di Capolungo: due chilometri di ringhiera celeste, sospesi in un’atmosfera senza tempo tra il verde della macchia mediterranea, il blu del mare e i gozzi dei pescatori.


Gessi Adamoli
come essere in mare e navigare sull’onda delle emozioni, una rotta che passa attraverso tradizione e innovazione, radici e orizzonti nuovi.
Partiti da Don Giovanni, a giugno si approderà alla Bohème. Due capolavori che aprono e chiudono una stagione fatta di scelte, ritorni d’autore e nuove tappe. È il tempo dei Naviganti, di coloro che cercano legami di significato lungo l’intero tragitto, non solo quando giungono alla meta. Sulla mappa si succedono i grandi titoli del repertorio e voci meno frequenti della contemporaneità. Per Genova, navigare è molto più che un’immagine evocativa: è un codice genetico che la città e la sua storia portano impresso sulle pietre, nel vento, nel profilo

del porto. È la sua vocazione: partire, tornare, attraversare.
È da questa immagine che nasce la metafora dei Naviganti: gli artisti che mettono in discussione i confini dell’interpretazione e gli spettatori che nel corso della stagione vedono una serie di suggestivi approdi immaginari.
Un percorso ambizioso e stimolante quello ideato dal sovrintendente Michele Galli e dal direttore artistico Federico Pupo, che hanno fuso competenza e creatività artistica. È la nuova coppia al timone, tanto per rimanere in ambito marinaro, del Carlo Felice. Il cartellone della stagione 202526 ha riscosso consensi bipartisan, è piaciuto alla sindaca e al governatore.
«Il Teatro diventa uno spazio vivo, inclusivo e generativo, aperto a tutte le voci e a tutte le storie – commenta Silvia Salis - Si conferma come un luogo di incontro, di comunità e di crescita, dove artisti, cittadini e giovani trovano uno spazio per condividere emozioni e riflessioni. Il cartellone è pensato come una carta nautica, con punti cardinali e rotte possibili, che invita tutti a salire a bordo e a scoprire insieme le meraviglie di un teatro che si apre al mondo. Un racconto in più tappe, un viaggio tra epoche e linguaggi diversi, un’occasione per ascoltare, sognare e dialogare».

«La programmazione 2025 2026 – sottolinea Marco Bucci – conferma il ruolo del teatro come motore culturale e volano economico, tra opera, balletto e concerti sinfonici.




Espressioni di un’identità viva, proiettata verso l’internazionalizzazione. La cultura è anche impresa, perché non solo ispira, ma costruisce economie per i giovani. Investire nella cultura significa cooperare per il futuro e la crescita della Liguria».
Si inaugura un nuovo corso, come tiene a mettere in risalto il sovrintendente Michele Galli: «Partiamo dal riconoscimento delle proprie radici per aprirsi al futuro con visione, responsabilità e condivisione. Abbiamo scelto di immaginare la programmazione come un viaggio comune: “Naviganti”, appunto, su rotte nuove ma tracciate sulla scia della grande tradizione musicale. In questa immagine – quella della navigazione, dell’orizzonte, della luce di un faro che guida e pro-


tegge – si riflette anche il senso più profondo del nostro teatro.
Un luogo che accoglie e restituisce, che illumina e orienta. La torre che si accende nelle sere di spettacolo è molto più di un simbolo: è un punto di riferimento visibile, fisico ed emotivo, nel paesaggio urbano e nella vita culturale della città».
«È un racconto in più tappe, una traversata tra epoche, linguaggi, emozioni – spiega il direttore artistico Federico Pupo - Ogni titolo ha un’identità forte, ogni produzione è frutto di un’idea chiara di teatro musicale. Dall’inaugurazione con Don Giovanni, che esplora il confine tra eros e colpa, fino

alla conclusione con La Bohème, che affida ai giovani dell’Accademia il compito di chiudere il cerchio, attraversiamo paesaggi sonori molto diversi ma uniti da un filo coerente: la voce come centro dell’espressione, il repertorio come spazio aperto, il teatro come luogo di cittadinanza attiva. In questo senso, Il nome della rosa di Francesco Filidei è una tappa simbolica: un’opera contemporanea che nasce da un grande romanzo italiano. Anche questo è “navigare”: attraversare la complessità con strumenti nuovi, senza perdere la rotta».
Insomma, una grande stagione e anche grandi progetti per il futuro. Ora per Michele Galli, cremonese di 63 anni, che dal 23 aprile scorso si è buttato con entusiasmo e vigore in questa avventura, far quadrare i conti assume un’importanza fondamentale.
Non a caso è partito forte il suo appello: «Diventa vitale garantire la sostenibilità della gestione, siamo all'ultimo posto nei finanziamenti dello Stato e il rischio che alcune Fondazioni liriche fini-

scano declassate porterebbe a una contrazione della produzione con tutte le relative conseguenze. Abbiamo allora chiamato a raccolta il mondo imprenditoriale perché il Carlo Felice ha bisogno di tutta la città per poter continuare ad agire e diventare davvero il luogo di tutti. Auspichiamo che la risposta sia positiva».
Se lo augura tutta la città che, dopo aver faticosamente ritrovato il suo Teatro dell’Opera, distrutto dai bombardamenti durante la guerra, non potrebbe accettare di vederlo declassato.





Di Anna Podestà
Genova ha saputo conservare come poche altre città italiane il fascino delle botteghe storiche: “andar per botteghe” fra caruggi e piazzette è un’esperienza particolare e irripetibile. Per tutelare questa unicità e tramandarla alle generazioni future, nel 2011 è stato istituito l’Albo delle Botteghe storiche. Si tratta di esercizi commerciali in attività da almeno 70 anni: confetterie e cioccolaterie, caffè, enoteche, negozi di tessuti e abbigliamento, farmacie, drogherie, trattorie, friggitorie e pollerie, laboratori che tengono vive tecniche tradizionali e che hanno sede in edifici antichi, inseriti nel tessuto dei quartieri storici della città, con arredi e attrezzature d’epoca, che custodiscono una sapienza d’altri tempi. Per informazioni e itinerari di visita consultare il sito www.botteghestorichegenova.it
Antica Farmacia Sant’Anna (1650)
All’interno del convento di Sant’Anna, fondato nel 1584, la farmacia, aperta al pubblico nell’Ottocento, mantiene la sua tradizione galenica e fitoterapica e conserva la suggestiva struttura originaria. Propone antichi rimedi, prodotti dell’alveare, infusi di rose coltivate con cura e passione.
Piazza Sant’Anna 8 - tel. 010 2513285 www.erboristeriadeifrati.it

Occupa una piccola cella in un edificio medievale con copertura voltata; sulla facciata una grande lam-
pada liberty in ferro battuto che rappresenta un grifone che sorregge una lanterna. Oltre ai seicenteschi mortai in bronzo, in farmacia ci sono una collezione di inalatori in ottone e bachelite di inizio Novecento, antichi vasi di ceramica di Albissola e di Faenza, densimetri a mercurio, bilance e vecchi suppositori e stampi per ovuli, nonché custodie di farmaci dell’Ottocento e documenti antichi.
Piazza della Maddalena 16 r - tel. 010 2474242 www.farmaciamaddalena.com
Confetteria Pietro Romanengo fu Stefano (1780)
La bottega di piazza Soziglia, attiva dal 1814, è un vero gioiello: soffitto affrescato su seta, scaffali e banconi intarsiati, specchi e marmi. In una atmosfera magica, simile alle confetterie parigine, propone frutta candita, conserve, fondants, confetti, cioccolatini e le violette che hanno conquistato il mondo. Il negozio di via Roma, aperto alla fine degli anni venti del Novecento, è un semplice insolito ambiente, elegante ma casalingo, con belle specchiere, lampadari e mobili del genovese Bisso, ottimo artigiano dell’epoca.
Piazza Soziglia 74-76 r - tel. 010 2474574
Via Roma 51 r - tel. 010 819051 - www.romanengo.it
Pasticceria liquoreria Marescotti (1780)
Cioccolateria Cassottana, nel 1906 prese il nome di Marescotti. Dal 2008, dopo anni di chiusura, la pasticceria è gestita da Alessandro Cavo, quinta generazione di pasticceri che alla fine dell’Ottocento inventarono i celebri amaretti di Voltaggio. Si trova nella duecentesca loggia Gattilusio e conserva pregiati arredi in stile Carlo X.
Via di Fossatello 35-37 r - tel. 010 2091226 www.pasticceriacavo.it

Macelleria Nico (1790)
Il suo pezzo forte è il bancone in marmo bianco di Carrara, composto da un piano e da una balaustra a fascia, sorretta da pilastri, dalle eleganti e raffinate linee, con sculture in altorilievo di eccellente fattura, alcune delle quali raffigurano protagonisti del Risorgimento italiano.
Via Macelli di Soziglia 8 r - tel. 010 2474597
Giovanni Rivara fu Luigi (1802)
Il negozio, dove si vendevano stoffe di vario tipo per biancheria personale e per la casa e i famosi macramè di Chiavari, è passato di padre in figlio. Una ricca documentazione racconta una parte importante della storia economica genovese e non solo: le stoffe giungevano infatti dalla ricca Lombardia ma anche via mare dall’Inghilterra, dall’Irlanda, dall’Olanda e dal Belgio.
Piazza San Lorenzo 36 r tel. 010 2473252 www.rivara1802.it


Pasticceria Villa di Profumo (1827)
In una scenografica fantasia di colori, e a seconda delle stagioni, sono esposti i colorati confetti al cioccolato e i classici Avola, le praline, i marron glacé, i quaresimali, la frutta candita, le polpe di frutta, le ori
ginali olive di cioccolato, la pasticceria mignon e il tipico pandolce genovese. Via Portello 2 r - tel. 010 2770002 www.villa1827.it
Bar pasticceria Klainguti (1828)
cittadina, venne frequentato da Giuseppe Verdi, per il quale i Klainguti crearono una particolare brioche chiamata “Falstaff ”. Specchi, stucchi, lampadari ricordano atmosfere da Belle Époque. Piazza di Soziglia 98 r. In corso di restauro
Luico fabbrica turaccioli (1855)
Tappi normali e più elaborati in varie misure e per ogni esigenza, etichette e accessori per l’imbottigliamento; in bella mostra su scaffali e cassettiere in legno degli inizi del Novecento antichi attrezzi per la lavorazione del sughero e la medaglia d’oro ricevuta già nel 1870.
Salita Santa Caterina 17 r tel. 010 588445 - www.luicoenologia.com
Laboratorio del rame (1860)
Nei decenni il laboratorio di Rivarolo ha perfezionato molte lavorazioni, anche di elevato pregio artistico, ma il suo punto di forza rimane l’inimitabile stagnatura del rame.
Tra gli elementi di maggior interesse si segnalano i banchi di lavoro con piastra per spianatura, una cavallina originale di fine Ottocento e numerose attrezzature.
Via Celesia 55 - tel. 010 7457216 www.laboratoriodelrame.it

Trattoria detta del Bruxaboschi (1862)
Una vera e propria istituzione della gastronomia genovese. Gestita da cinque generazioni della stessa famiglia, ha visto la storia d’Italia dall’unità fino alla seconda guerra mondiale, quando il maestro De Barbieri, lì sfollato, vi suonava il violino.
Via Francesco Mignone 8 tel. 010 3450302 www.bruxaboschi.com
regalo, ma il fiore all’occhiello sono i biglietti di partecipazione, attraverso i quali si racconta quasi un secolo e mezzo di storia pubblica e privata della città e dei genovesi. Al piano superiore sono conservate attrezzature d’epoca come taglierine, bottiglie di inchiostro e matrici varie.
Piazza di Soziglia 86 tel. 010 2475389

Romeo Viganotti fabbrica di cioccolato (1866)
Qui il cioccolato viene ancora lavorato in macchinari e stampi d’epoca, seguendo antiche ricette tramandate da ben tre secoli. Fra i prodotti storici, frutto di una lunga e curata lavorazione manuale, i boeri, le scorzette d’arancia, i croccantini, i cremini e gli zuccherini. Vico dei Castagna 14r - tel. 010 2514061 www.romeoviganotti.it

Mangini caffè confetteria e pasticceria (1876)
In una delle più eleganti e ampie piazze della città, evoca atmosfere di altri tempi; mantiene la tradizione dolciaria del locale producendo torte, pasticcini, praline, torroni, la torta “Sacripantina” e la torta “Zena”, tradizionalmente di forma quadrata. Piazza Corvetto 3 r - tel. 010 564013
Cartoleria Barisione (1878)
Propone raffinati oggetti di cancelleria e articoli da


Arduino antiquariato (1870)
Piccolo ma intrigante negozio che propone gioielli antichi e vintage, bigiotteria d’epoca e contemporanea, medaglie e decorazioni delle due guerre mondiali, monete della Repubblica genovese, ceramiche, vasi in vetro di Murano, oggetti inglesi in argento e Sheffield e anche proprie originali creazioni prodotte artigianalmente.
Via Garibaldi 15-17 - el. 347 7816534 www.arduino1870.it
Sa’ Pesta antica trattoria (1889)
Nell’antico forno a legna si cuociono la farinata, sottile e dorata, le acciughe ripiene e le torte di verdura preparate con la tradizionale cagliata di latte fresco: la prescinsêua
Via dei Giustiniani 16 r - tel. 010 2468336
Tripperia Casana (1890)
All’esterno un bel sovraporta e una semplice vetrina, all’interno pavimento alla genovese, soffitto voltato a botte, pareti con piastrelle di maiolica bianca così come il ronfò, fasciato da piccole maioliche marroni, e la grande cappa sopra i pentoloni di rame.
Vico Casana 3 r - tel. 010 2474357
Ghiglino 1893 abbigliamento (1893)
Il negozio conserva buona parte degli elementi originali: le vetrine con l’insegna e, varcata la soglia, la colonna con capitello di inizio Novecento, i banconi in legno e i lampadari degli anni trenta così come la scala che conduce ai piani superiori, metri, forbici, la bella cassa d’epoca, fotografie e diplomi.
Via XX Settembre 26-28 r tel. 010 580473 - www.ghiglino.it
Luigi Busellato timbri, targhe e incisioni (1896)
Nella bottega si trovano scatole e cassetti centenari contenenti timbri, punzoni, ceralacca, targhe, borchie e ricambi di ogni genere: qui per decenni sono stati ordinati i timbri per le bolle di carico e i sigilli per i pacchi e le lettere in partenza dal porto.


Via al Ponte Reale 3 r el. 010 2472344 - www.busellato1896.it
Pissimbono abbigliamento (1898)
Punto di riferimento dei genovesi per l’abbigliamento maschile, conserva parte degli arredi e delle suppellettili originali, tra cui macchine per cucire, tavoli da sartoria in marmo verde e una cassa National di fine Ottocento perfettamente funzionante.
Via XXV Aprile 64 r - tel. 010 2474248 www.pissimbono.it
Finollo abbigliamento (1899)
Circondati da profumi dell’antica casa inglese Floris e boiserie d’epoca, si respira aria di fine Ottocento tra le famose cravatte e le camicie disegnate dai proprietari.
Via Roma 38 r - tel. 010 562073 www.finollo.it
Merceria Fassio (1890)
Varcata la soglia, con vetrina e insegna originali dell’epoca così come la pavimentazione in marmo e ardesia, si entra nella più antica merceria di Genova, dove il banco da lavoro per foderare e fare bottoni, il bancone e le scaffalature a muro in legno, che rivestono completamente le pareti, risalgono al periodo di fondazione dell’attività. Il bel
registratore di cassa è dei primi del Novecento. I vecchi cassettini in legno conservano ed espongono l’ampia varietà di merce: nastri, bottoni, pizzi, passamanerie, perline e tanto altro.
Via Colombo 69 r - tel. 339 7507685 www.merceriafassio.com

Ostaia delle Baracche (18xx)
Collocata lungo l’antica Via del Sale, nella zona dei Forti, è ancora leggibile la sua originale funzione di luogo di sosta e ristoro per i viaggiatori e i convogli che la percorrevano alla fine dell’Ottocento. Pavimenti in graniglia, travi a vista, antiche scale; tra gli arredi significativi un’antica cisterna in legno, diversi appendiabiti e lampadari in ferro e mobili di servizio.
Via delle Baracche 2 - tel. 331 6305719
Cantine Moretti (1906)
Le cantine vennero aperte sui resti del seicentesco monastero cistercense di San Bernardo e infatti alcune cisterne per il vino sono state costruite all’interno di un altare della chiesa. Nel locale si conservano molti attrezzi d’epoca utilizzati per la mescita e la vendita dei vini.
Piazza San Bernardo 73 - tel. 349 547 3697 www.cantinemoretti.it
Farmacia Alvigini (1906)
Piastrelle bianche decorate in stile liberty con ciclamini abbelliscono le armoniose nicchie; lo stesso motivo decorativo floreale ritorna sui tanti vasi da farmacia e sullo storico contenitore per sanguisughe che, insieme a mortai, bilance e altre

attrezzature da laboratorio, è parte di una collezione di grande valore.
Via Francesco Petrarca 14 r - tel. 010 561024 www.farmaciaalvigini.com
Ferramenta Caffarena (1907)
Vetrina e insegna originali d’epoca e, all’interno, antica pavimentazione in marmo e soffitti voltati. Il negozio mantiene un insieme coerente di arredi risalenti ai primi decenni della sua attività: cassettiere, scaffalature e bancone, e conserva documenti storici.
Via Chiabrera 60 - tel. 010 2471919
Barberia Giacalone (1908)
Collocata in un palazzo del XVII secolo, è stata rinnovata e decorata in stile liberty nel 1922 ad opera

della Vetreria Bottaro. Un piccolo gioiello di eleganza e raffinatezza restaurato e riaperto dal FAI nel 1992.
Vico Caprettari 14 r - tel. 340 3477055
Caffè degli specchi (1908)
Di notevolissima coerenza e indubbio valore la boiserie, il rivestimento in piastrelle di ceramica bianca, le mensole del bar e le ampie specchiature che danno il nome al locale, punto di incontro per artisti, intellettuali e letterati negli anni venti.
Salita Pollaiuoli 43 r - tel. 010 256685 www.caffedeglispecchi.it
Casella accessori calzature e pelletteria (1908)
Aperta nel quartiere di Marassi, dove erano attive numerose fabbriche per la concia delle pelli, la ditta realizzava calzature su misura e vendeva accessori, con l’intento di fornire alla città una calzoleria d’eccellenza. Il negozio conserva tanti attrezzi del mestiere: calzanti in ferro, bilancia per pesare le pelli, tacchi di bronzo decorato, tendiscarpe e forme di legno e di ferro.
Via del Piano 11 r - tel. 010 870025 www.casellaaccessoricalzature.it
Aresu antica polleria (1910)
Un negozio colorato e allegro, una scenografica mostra di pollame e cacciagione assortita, dove quasi tutto è originale dei primi del Novecento: la massiccia porta in ferro battuto, la vetrina, il soffitto con ganci e travetti, il rivestimento dei muri in maiolica bianca con decori liberty e il bancone intarsiato in marmo bianco con decorazioni a losanghe. Ben conservate le porte in legno e acciaio delle celle frigorifere ove all’epoca si utilizzavano blocchi di ghiaccio per conservare le carni.
Vico Inferiore del Ferro 1 r - tel. 010 2474246
Pasticceria Svizzera Vital Gaspero (1910)
Situato nel palazzo dove dimorò Lord Byron, il negozio ha vetrine, insegna, scaffali, banconi e credenze di inizi Novecento e conserva formine e antichi stampi in rame per cioccolatini tramandati dai vari maestri pasticceri.
Via Albaro 5-9 - tel. 010 3629278 www.pasticceriasvizzera.com
Antica Osteria del Giallo (1913)
Affacciata sui terrazzamenti coltivati a viti e ulivi fino al torrente Bisagno, la trattoria, che offre piatti genovesi fedeli alle antiche ricette, conserva i tavoli originali, una credenza, una madia in legno ancora utilizzata per impastare e un ronfò. In cucina ci sono ancora mortai, pestelli e cannelli in legno, testi in
rame per farinata, schiumarole e pentoloni in alluminio.
Via alla Costa di Bavari 3 - tel. 010 804758
Gioielleria Magnone (1914)
Collocata nel centro storico di Sestri Ponente, conserva qualche attestazione documentaria e cospicuo materiale fotografico, nonché una cassaforte antica di pregevole fattura.
Piazzetta Banchero 6 r - tel. 010 6048122 www.magnone1914.it
Luigi Stagno calzature (1915)
Una bomboniera liberty: le vetrine tonde “a invito” sono decorate con festoni e ghirlande legati da nastri di gusto neoclassico. All’interno, vetrine con specchi e decori dorati, un tavolino che serve da banco, poltroncine, sgabelli, la poltroncina da toilette e appliques in bronzo. Anche il soffitto è in legno, con un rosone centrale decorato con oro zecchino
Largo Sandro Pertini 5 - tel. 010 566743


Lucarda abbigliamento (1920)
La “bottega della gente di mare” è rimasta quella delle origini: vecchi scaffali, muri a strisce bianche e nere secondo la tradizione genovese e, salite le scale dell’antico palazzo in Sottoripa, un vero e proprio “scagno” con le pareti in legno ancora del precedente magazzino di iuta, adornate di cimeli del secolo dei transatlantici.
Via di Sottoripa 61 r - tel. 010 2476913 www.lucardagenova.com
Pescetto abbigliamento (1922)
Riferimento per i genovesi per le selezionate griffe di moda, la maglieria in cashmere, alpaca, cammello, shetland e merino nei raffinati ambienti al piano terreno. Via di Scurreria 8 r tel. 010 2473433www.pescetto.it
Sormani farmacia operaia (1927)
Gioiello artistico di fronte alla ripa maris, vi si accede attraverso un bel portale scolpito. Gli arredi mostrano intagli a effetto chiaroscuro, lesene con mascheroni, stemmi, festoni, motivi vegetali che rivestono a boiserie l’intero ambiente, dal pavimento in marmo bianco e nero al soffitto a vela. Molti i preziosi oggetti esposti: ampolle in vetro, pilloliere in metallo, vasi in ceramica, mortai in bronzo e la celebre bottiglia per fare il seltz.
Piazza della Raibetta 6 r - tel. 010 2468811
Drogheria Viganego (1930)
La bottega conserva le vecchie tramezze, i solai lignei con travature coperte da canniccio, il pavimento originale di piastrelle “cementine” in uso all’epoca, la porta, i banconi e le cassettiere per i prodotti sfusi. Tutto all’interno testimonia il modo di vendere di altri tempi: i barattoli di latta decorati di
inizio secolo, la bilancia a due piatti con specchi, il registratore di cassa che risale al 1920. Via Colombo 22 r - tel. 331 5956753 www.drogheriaviganego.com
M. Torielli drogheria e coloniali (1930)
Il fascino e gli aromi di oltre 250 tipi di spezie dai cinque continenti, tè, caffè, miele, cioccolato, essenze, caramelle e molto altro, tutto conservato in vasi di vetro con etichette ancora scritte in bella calligrafia. L’atmosfera è unica e antica, con arredo e oggetti di fine Ottocento-inizi Novecento: il bancone liberty di legno laccato bianco, gli scaffali, le vetrine, i recipienti di vetro e i piccoli cassetti per i tanti prodotti.
Via di San Bernardo 32 r - tel. 010 2468359
Trattoria da Maria (1930)
All’interno si custodiscono, con particolare cura e sensibilità conservativa, oltre a diversi documenti d’epoca, numerosissimi biglietti di avventori riportanti ringraziamenti, attestazioni di apprezzamento per la cucina, ma anche di stima e affetto.
Sono originali il retrobanco, la cella frigorifera e l’antica scala in legno.
Vico Testadoro 14 r - tel. 010 581080
Enoteca bar Ricci Giacomo (1932)
Storica vineria di Pegli che mantiene l’antica insegna e le vetrine in pitchpine inserite in pannellature in ardesia. All’interno gli affascinanti arredi originali: botti in legno di rovere, mobili e scaffalature con elementi decorativi, sedie e sgabelli Thonet, il bancone in legno pannellato in ardesia e numerosi oggetti d’epoca come cavatappi, brocche per acqua e per whisky, un imbuto “ladra” per testare la qualità del vino nella botte.
Via Gerolamo Rovetta 4 r - tel. 010 6967500
Polleria Fratelli Parodi (1932)
Nella bottega, inserita in un palazzo novecentesco del centro di Pegli, quasi tutto risale all’epoca dell’apertura: le vetrine in legno, i pavimenti in graniglia e i soffitti in stucco, l’imponente bancone in marmo dei Pirenei e di Carrara con altorilievi, la cappa in mattoni e legno, i lampadari in ferro battuto. E poi tanti attrezzi, tra cui lo “specchia uova” per determinarne la freschezza, un piede di porco per sballare i bancali di uova e antiche stadere.
Via Ignazio Pallavicini 6 - tel. 010 6981135
Zuccotti fabbrica di cioccolato (1933)
I semplici arredi – l’insegna esterna, il banco di vendita, gli scaffali – restituiscono l’immagine originaria del laboratorio, dove sono ancora in uso, tra documenti e ricettari antichi, le attrezzature originali per le principali lavorazioni: raffinatrice, tostatrice, stampi e conche in rame.
Via di Santa Zita 36 r - tel. 010 580504 www.zuccotticioccolato.it
Bottega artigiana del vetro (1937)
All’interno restano ancora tracce dell’antica pavimentazione e i soffitti voltati a padiglione lunettato. Tuttora in uso, o conservati in apposite vetrine, sono vari attrezzi per la lavorazione del vetro, tagliavetri, rotelle per sinopie, tiralinee per vetri d’arredo e una smerigliatrice, alcuni dei quali realizzati appositamente a mano.
Piazza delle Scuole Pie 3A - tel. 010 2477752
Antica friggitoria Carega (1942)
Sotto i portici medievali di Sottoripa il locale mantiene un complesso organico di elementi originali: il rivestimento in maiolica del bancone con piano in marmo, la grande cappa soprastante i bracieri a carbone, il forno a legna in muratura rivestito da tasselli a mosaico, il ronfò. Bella la cucina a carbone in ghisa, immancabile il pavimento in graniglia genovese. Quasi tutte ancora in uso piccole attrezzature come pentoloni e paioli di ferro, una bilancia a molla del 1948 e testi per la farinata.
Via di Sottoripa 113 r - tel. 010 2470617
Elettrauto Battifora (1938)
L’officina si trova a Sestri Ponente, al piano terra di un palazzo in stile eclettico. Le scaffalature, il bancone per la vendita e quello da lavoro sono sempre gli stessi dal 1938. Molto affascinante il banco di
prova costruito dal fondatore e ancora funzionante. Alle pareti vecchie targhe pubblicitarie; sugli scaffali e negli armadi antichi ricambi per motori, voltometri e amperometri da museo.
Via Hermada 10 - tel. 010 6507181
Costa abbigliamento (1939)
La vetrina e il bancone sono caratterizzati da una decorazione a pannelli in legno di ciliegio, con intarsi a losanga a motivi floreali. All’interno una boiserie in legno di ciliegio orna la parete sinistra, ove sono cassettiere lunghe e sottili che disegnano linee di fuga confluenti nel grande specchio sul fondo, mentre quella destra è decorata con lastre di marmo entro cui sono formelle di stucco con decori dall’antico.
Corso Buenos Ayres 15 r tel. 010 566 723 - www.costa1939.com

Dallai libreria antiquaria (1939)
Situato di fianco al portale di un palazzo dei Rolli, il piccolo negozio è uno “scagno” ricco di rarità selezionate con cura e perizia. Ha una bella vetrina in legno e vetro a carrega che, tutt’uno con l’insegna, regge un poggiolino fiorito. Un ambiente magico che racconta secoli di storia, tra libri antichi e stampe appese agli scaffali, quasi a proteggere le preziose rilegature. Piazza De Marini 38 r tel. 010 2472338 - www.libreriadallai.it

Pasticceria Sansebastiano (1939)
Il negozio ha sede sul colle di Carignano, tra la basilica alessiana dell’Assunta e la chiesa medievale di Santa Maria in Via Lata. Presenta arredi in legno di noce – il bancone in legno, le vetrine e i mobili espositivi – e un interessante insieme di attrezzature: teglie, piastre, una macchina per la produzione di caramelle, macchine impastatrici, utensili vari.
Via Galeazzo Alessi 9 r - tel. 010 543289 www.pasticceriasansebastiano.it

Athos abbigliamento (1946)
Il locale sotterraneo ospita un vero e proprio museo: banconi, scaffali e armadi a muro, una collezione di abiti degli anni cinquanta ancora con etichette e cartellini, molti oggetti d’epoca come il registratore di cassa, la macchina per cucire, quella per scrivere, le antiche forbici e un paio di originali metri in legno da sartoria tarati ufficialmente dalle autorità competenti.
Piazza Dante 16 r - tel. 010 591467 www.athosgenova1946.it
Morsia G.B. serrature (1946)
Il negozio conserva l’originaria insegna e parte delle vetrine, il semplice arredo interno – bancone, scaffalature, cassettiere a parete, cassa e cassaforte –e i rivestimenti lignei dipinti. Un interessante laboratorio espone chiavi antiche, attrezzi del mestiere, serrature storiche.
Via Edmondo De Amicis 28 tel. 010 543170
Ristorante da Rina (1946)
Tanti i personaggi noti della politica, del mondo dello spettacolo e dello sport che si sono seduti a questi tavoli sotto le quattrocentesche volte a vela del soffitto e ci parlano attraverso le fotografie appese alle pareti. L’arredo tradizionale risale in buona parte alla data di apertura; tra mensole e credenze sono ancora conservati attrezzi d’epoca e riviste in cui è citata la mitica Rina.
Mura delle Grazie 3 r - tel. 010 2466475
Gioielleria Zaccaria (1946)
Le vetrine con basamento in marmo giallo sono dell’epoca dell’apertura; all’interno arredi di fine Ottocento: il bancone in legno, poltrone, sgabelli, tavolini, vetrinette, bauli, mobili espositivi, una cassettiera per monete e naturalmente la cassaforte.
Sono conservate anche molte attrezzature, alcune delle quali ancora in uso, tra cui un tornio per orologeria, la manica per la regolazione della larghezza degli anelli, calibro, pinze, tenaglie, due bilance di precisione in legno e piatti in ottone per la pesatura di metalli nobili.
Corso Buenos Aires 130 tel. 010 581994


Albergo Ristorante Nazionale
Via Gallino 25 r tel. 010 7211632 nazionale1891.wordpress.com
Bernardini Legno
Via Tripoli 28 tel. 010 507300 www.bernardinilegno.com
Farmacia Giusto
Via Bruno Buozzi 59 r tel. 010 261962
Gioielleria Cavo
Via San Lorenzo 101 r tel. 010 2469401
Gioielleria Pisano
Via Fieschi 2/12 tel. 010 581507 www.pisanogenova.it
Les Gourmandises
Via Sapello 26 r tel. 010 660508 www.lesgourmandises.it
Ostaja San Vincenzo
Via San Vincenzo 64 tel. 010 565765
Panarello
Via Galata 67 r tel. 010 561037 www.panarello.com
Pasticceria Tagliafico
Via Galata 31 r tel. 010 565714 www.pasticceriatagliafico.it
Pedemonte Materiale Elettrico
Via del Campo 54 r tel. 010 2472096
Pittaluga Tessuti
Piazza del Monastero 10 r tel. 010 6457456 www.pitcasa.com
Ristorante Vittorio al Mare
Belvedere Edoardo Firpo 1 tel. 010 3760141 www.vittorioalmare.it
Steri Giovanni & C. Via Sottoripa 125 r tel. 010 2476923
Studio d’Arte e Architettura Albertella
Via Orsini 29-31 r Tel. 010 3623472
www.vetratealbertella.it
Trattoria del Parroco
Via Righetti 2 r tel. 010 3620428
Trattoria La Ruota
Via Oberdan 215 r tel. 010 3726027
www.trattorialaruota.com


























































O T T O O NTI DI M C RAC O C EN T O LLEZI O NI N U S EI E C A VEL S X I DEL A G EN O A ELL V







T O O L X S E C








Nel cuore della città, incastonata tra piazza
Corvetto e piazza De Ferrari e adiacente alla elegantissima via Roma, a pochi passi dal Teatro Carlo Felice, Galleria Mazzini rappresenta un punto d’incontro tra passato, presente e futuro. Camminare in questa piccola, elegante passeggiata coperta in stile liberty, tra negozi, bar e ristoranti è un’esperienza imperdibile per chi ha l’occasione di visitare Genova.



Intitolata al patriota Giuseppe Mazzini, fu realizzata tra il 1866 e 1877 ispirandosi ai celebri passages di Parigi e alla famosa Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Appena inaugurata la Galleria fu un vanto e un motivo di orgoglio per tutta la città: considerata sfarzosa e raffinata, divenne il salotto degli intellettuali e delle personalità illustri dell’epoca.
Negli anni Novanta, in occasione delle celebrazioni colombiane per i 500 anni dalla scoperta dell’America, la Galleria è stata interessata da un importante inter-
vento di restauro con la nuova pavimentazione, ulteriormente arricchita nel 2001 con i grandi mosaici ottagonali in marmo e ottone. Alzando invece lo sguardo verso la copertura si possono ammirare le scintillanti vetrate e le cupole, i sontuosi lampadari in bronzo con Giano, simbolo della città, e i grifoni in ghisa che paiono dominare il tutto.
Ogni quarto mercoledì e giovedì del mese (tranne agosto e dicembre) la Galleria ospita il mercatino dell’antiquariato e in dicembre la tradizionale Fiera del Libro.

La Commenda di Prè era l’antico hospitale dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme: un edificio complesso tra i più interessanti del periodo romanico, costruito a partire dal 1180. Qui veniva fornita assistenza ai pellegrini e ai crociati in viaggio da e verso la Terrasanta; alla funzione di ostello si affiancò poi quella di ospedale per i malati e gli indigenti della città.
La struttura si sviluppa su tre piani, che comprendevano il convento, l’hospitale e due chiese sovrapposte dedicate a San Giovanni (p. xx) e si riflettono in facciata con due eleganti serie di arcate e un loggiato. Il piano terreno si compone di un’unica grande sala con alte colonne in pietra dove dormivano i
pellegrini. Dal salone si dipartiva un cunicolo che consentiva di raggiungere i moli senza uscire dall’edificio.
La Commenda ospita oggi il MEI Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana.
La porta, che prende nome dalla famiglia Vachero, proprietaria di molti edifici nella zona, chiude a ponente la cinta muraria detta “del Barbarossa”. Le mura furono infatti costruite per difendere l’autonomia della Repubblica dalle mire espansionistiche dell’imperatore del Sacro Romano Impero Federico il Barbarossa. La realizzazione di questa importante opera, terminata in tempi brevissimi fra il 1155 e il 1159, occupò sia materialmente che finanziariamente la gran parte dei cittadini genovesi. Le due torri semicircolari sono collegate da un arco a sesto acuto; la torre a monte è stata inglobata nel Settecento nel palazzo Serra, mentre quella a mare è tornata visibile grazie ai restauri del 1960. Notevole il fronte interno, con doppie colonne con capitelli fitomorfi e zoomorfi

Genova non possedeva un edificio pubblico finché nel 1257 il Capitano del Popolo Guglielmo

Boccanegra decise di costruirne uno presso la Ripa Maris, centro economico dell’epoca. I Magistri antelamici giunti dalla Lombardia, sotto la guida del frate Oliverio, realizzarono l’edificio come un pontile proteso fra le onde. Il palazzo fu sede del Comune per soli due anni, fino a quando, nel 1262, il Boccanegra venne deposto ed esiliato.
La sede del governo cittadino fu trasferita a Palazzo Ducale e Palazzo San Giorgio divenne la sede delle magistrature di controllo dei traffici portuali dove poi si insediarono la dogana e gli uffici delle “Compere”, incaricati della gestione dei prestiti in denaro fatti dai cittadini al Comune. Secondo la tradizione nel 1298, dopo la battaglia della Meloria, vi fu tenuto prigioniero il veneziano Marco Polo, che dettò il suo capolavoro Il Milione a Rustichello da Pisa, anch’egli lì incarcerato. Nel XV secolo il palazzo passò al Banco di San Giorgio, il potentissimo istituto di credito che gestiva il debito pubblico della Repubblica e amministrava le gabelle e le colonie d’oltremare. L’istituto curò anche la ristrutturazione del palazzo con la facciata a mare affrescata originariamente da Lazzaro Tavarone (16061608) con l’immagine di San Giorgio che uccide il drago. La parte medievale, con portico a cinque arcate in pietra grigia e mattoni a vista ai piani superiori, trifore e quadrifore e merlatura ghibellina, è stata restaurata e ampiamente rimaneggiata nel 1890 da Alfredo D’Andrade. Il palazzo è oggi sede dell’Autorità Portuale.

con la facciata a mare affrescata originariamente da Lazzaro Tavarone (1606-1608) con l’immagine di San Giorgio che uccide il drago. La parte medievale, con portico a cinque arcate in pietra grigia e mattoni a vista ai piani superiori, trifore e quadrifore e merlatura ghi-

bellina, è stata restaurata e ampiamente rimaneggiata nel 1890 da Alfredo D’Andrade. Il palazzo è oggi sede dell’Autorità Portuale.
Su tutto il perimetro della piazza Embriaci, antico dominio della potente omonima famiglia, sono numerose le tracce dello splendore medievale, come le colonne marmoree, rivelate da recenti restauri, e i paramuri di palazzo Embriaci, con il prezioso portale cinquecentesco voluto dalla famiglia Cattaneo. Alle spalle del palazzo sorge la torre del XII secolo, carat-
terizzata dall’aspetto a blocchi di pietra bugnata e coronata da archetti e merlatura. La torre è la più alta di Genova, nonché l’unica a essere sopravvissuta all’ordinanza del 1296 che imponeva di ridurre l’altezza di tutte le torri cittadine per rendere omaggio alla figura di Guglielmo Embriaco, conquistatore di Gerusalemme nel 1099.
È uno dei luoghi più nascosti, suggestivi e affascinanti di Genova, appartato e silenzioso, circondato da case alte, strette e variopinte; un angolo intimo e raccolto, dove il tempo sembra essersi fermato. Il sito venne usato, già a partire dal 1039, per seppellire i prigionieri stranieri. Si tramanda che nel 1284, dopo la battaglia della Meloria contro Pisa, qui vennero accolti i corpi di migliaia di marinai pisani catturati. Solo dal 1500 venne concessa l’autorizzazione alla costruzione delle case che ammiriamo oggi. La piazza è pavimentata da un evocativo risseu, il tipico mosaico ligure di ciottoli bianchi e neri.
Sul Piano di Sant’Andrea sorge la maestosa Porta Soprana, risalente al XII secolo e caratterizzata da due torri separate da un arco a sesto acuto. La porta, detta Superana poiché era collocata in posizione dominante sul colle, era uno dei cinque varchi che si aprivano nella cinta muraria “del Barbarossa” e costituiva l’accesso principale alla città venendo da levante.
Vi sono affisse lapidi celebrative delle glorie di Genova. “Se pace tu porti, ti è permesso toccare queste porte” recita un’epigrafe in latino che ammonisce lo straniero a non avere intenzioni aggressive, perché i genovesi si sanno difendere molto bene. Campopisano

Esempio di insediamento nobiliare altomedievale ben conservato, piazza San Matteo, con l’omonima chiesa trecentesca circondata da palazzi con le caratteristiche bande in marmo bianco e pietra nera di Promontorio, costitui- va la curia della famiglia Doria e il segno tangibile del potere di una grande famiglia nella vita genovese del Medioevo. Il palazzo più antico è quello di Branca Doria (n. 13), costruito contemporaneamente alla chiesa, con prospetto originale su vico Falamonica. Dietro al palazzo, che si affaccia sulla piazza con l’arcone del portico, a inizio Trecento fu realizzato il prezioso chiostro quadrangolare, con colonnine binate e archi acuti. Branca Doria viene ricordato nel canto XXXIII dell’Inferno: Dante lo pone fra i traditori degli ospiti per aver fatto trucidare il suocero. La facciata del palazzo di Domenicaccio Doria (n. 16) presenta ancora un portico a tre arcate ogivali con pilastri ottagonali. Il palazzo Doria Quartara (n. 14) venne edificato nel XV secolo da Giorgio Doria accorpando alcune case medievali e fu inserito nella lista dei Palazzi dei Rolli. Il magnifico sovrapporta di Giovanni Gagini del 1457 raffigura San Giorgio e il drago, emblema riservato a un ristretto numero di famiglie benemerite alla patria. Sul prospetto principale e in vico San Matteo sono visibili tracce di una decorazione a quadrature, mentre in vico dell’Umiltà emergono il paramento murario medievale e il por-
tico tamponato. Il palazzo di Lamba Doria (n. 15) è connotato dal portico a quattro arcate e pilastri ottagonali e dalle polifore trasformate in finestre nel XVII secolo. Venne donato dalla Repubblica di Genova a Lamba Doria in riconoscimento del suo valore di condottiero durante la battaglia di Curzola (1298), dove i Genovesi riportarono un’importante vittoria sui Veneziani. Pesantemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, è stato recuperato a partire dal 1950. Di epoca rinascimentale è invece il palazzo di Andrea Doria (n. 17), costruito nel 1468 per Lazzaro Doria e donato all’Ammiraglio dal Senato della Repubblica nel 1528, come testimonia l’epigrafe sopra al portale. Andrea Doria preferì però sempre risiedere nella villa suburbana di Fassolo.










In dialetto genovese sciamadda significa “fiammata”. Le sciamadde sono piccoli locali, con non più di tre o quattro posti a sedere, che prendono il nome dall’antico forno a legna che li caratterizza.
Sono il simbolo dello street food della città e si trovano quasi tutte nei pressi del porto, perché un tempo erano i luoghi di incontro e della pausa pranzo dei portuali. La farinata di ceci è il piatto di elezione delle sciamadde, oltre alle torte salate declinate a seconda della stagione: dalla torta di bietole a quella di carciofi, dalla torta di riso a quella di cipolle.
Antica Sciamadda di via San Giorgio È la più antica: esiste da ben 700 anni, con un forno che ne ha appena compiuti 200. Oltre a farinata e torte di verdure propone un ampio corredo di fritti: panisse e frisceu, piccole palline di pasta aromatizzate alle erbe. Nel menu si trovano anche piatti tipici come lo stoccafisso e il minestrone.
Via San Giorgio 14r - 16128 Genova tel. 010 2468516


Antica friggitoria Carega
Giunta ormai alla sesta generazione (è aperta da 133 anni), continua a sfornare deliziose specialità salate. Un forno a legna e una cucina a carbone sostengono una proposta di grande livello immutata nel tempo dove dominano le fritture, specialmente quelle di pesce.
Una su tutte quella di pigneu, piccoli esemplari di acciuga e altri tipi di pesce azzurro. Calamari, gamberi, baccalà in pastella proseguono la linea dei fritti intorno all’immancabile farinata.
Via di Sottoripa 113 r - 16124 Genova tel. 010 2470617

Sa’ Pesta
Collocata nel cuore pulsante del centro storico rivela una duplice anima, a metà fra la sciamadda tradizionale e la vera e propria osteria, coniugata dal grande forno dove tutto si compone in un “misto” memorabile. La farinata, le verdure ripiene, il polpettone di patate e fagiolini, la torta di cipolle, quella di bietole e la pasqualina sono preparate come un tempo. Una breve carta ripercorre i piatti tipici della cucina genovese offrendo un’ulteriore scelta: dal minestrone alla cima, dal baccalà allo stoccafisso, alle trippe fino alla pasta al pesto, tutto di ottimo livello.
Via dei Giustiniani 16 r - 16123 Genova tel. 010 2468336

Frisceau
Foto: chefpercaso






Sciamadda
In via di Ravecca, a due passi da Porta Soprana, si trova questo microscopico farinotto che, oltre a farinata e panisse, propone anche un’ampia selezione di torte salate di verdura accompagnate dai frisceu, fino ad arrivare alle portate dolci. Da menzionare le frittelle di baccalà e il latte brusco, una sorta di besciamella aromatizzata, addensata e poi fritta, imprescindibile nella composizione del fritto misto alla genovese.
Via di Ravecca 19 r - 16128 Genova tel. 345 7689233



























































































Nervi, Villa Duchessa di Galliera, Villa Durazzo Pallavicini, Villa Serra
Di Valentina Carosini

enova non è solo blu, ma si può scoprire anche seguendo un caratteristico fil rouge, anzi in questo caso, un fil vert, come il verde che circonda le sue ville storiche. Parlando di polmoni verdi nel cuore della città non si può non citare la rete dei parchi cittadini di Genova, vere e proprie oasi immerse in un tempo sospeso, lontano

dallo scorrere veloce della vita urbana e per questo degne di un itinerario turistico alternativo. In ordine di fama, il più conosciuto è quasi certamente il Parco di Nervi, anzi i Parchi di Nervi, area pubblica situata nel levante cittadino, nel quartiere omonimo di Nervi, incastonato come una gemma tra il mare e la collina.
Raggiungibile in poco più di una mezz'ora dal centro città con il trasporto pubblico, meglio con il treno che ferma proprio a pochi passi dai suoi cancelli, il parco di Nervi è una villa storica di antiche origini. Sotto il nome al plurale, i parchi di Nervi, si racchiudono almeno cinque ville tra cui il complesso comunale del parco, con i suoi prati e caratteristici sentieri, che offrono un percorso botanico ricco di varietà e negli anni sono diventati la patria degli scoiattoli, residenti ufficialmente: scoiattoli grigi che si contendono l'area con un'altra

nutrita comunità di scoiattoli rossi, che non è raro trovare a scorrazzare nei prati alla ricerca di turisti dotati di noci.
Il nucleo più antico della villa risale al 1600, quando i monaci benedettini vi piantarono le prime viti, nel 1931 il parco fu donato al Comune


di Genova e aperto al pubblico con i suoi 92.000 metri quadri di area, utilizzata per eventi, mostre, spettacoli, concerti, danza, la storica Euroflora, e come area pubblica per cittadini e turisti.
Affacciato sulla passeggiata Anita Garibaldi, uno degli scorci più suggestivi di Genova, il parco ha al suo interno un giardino all'italiana, un roseto tra i più grandi d'Europa che ospita migliaia di varietà. In primavera e in autunno il parco si popola di ragazzi, studenti, genovesi in cerca di un angolo rilassante per stendersi sui suoi prati e abbandonarsi al sole o alla lettura. E manifestazioni come Euroflora o il Nervi
Music Ballet Festival hanno riportato i Parchi all’antico splendore del Festival di danza di

Mario Porcile o del cinema all’aperto nel roseto. Lasciando per un attimo il levante genovese e passando al ponente città, nel cuore del quartiere di Voltri, si trova la seconda villa storica del

nostro itinerario alla scoperta dei parchi urbani: si tratta di Villa Duchessa di Galliera, che deve il suo nome alla famiglia Brignole-Sale, che acquistò i terreni sul finire del 1600, progettò e portò a termine i lavori di villa e parco e nel 1888 lasciò l'area in eredità all'omonima Opera Pia, da cui passò nelle mani del Comune nel 1985. Il corpo centrale della villa si raggiunge in venti minuti circa dal centro con l'autobus della linea urbana 1 di Amt oppure in treno, con una breve passeggiata dalla stazione di Voltri fino al centro storico della delegazione alle spalle di via Camozzini.
Arrampicato sulla collina, il parco si estende per oltre trenta ettari ed è costituito da una costruzione centrale, la villa vera e propria, che si raggiunge attraversando un vasto giardino terrazzato circondato da due scaloni monumentali. All'interno trovano spazio giardini botanici che ospitano tra gli altri cedri, ginepri, magnolie, palme, piante sudafricane e un'area con la vegetazione tipica ligure. Nel cuore del parco anche la grotta attraversata da una cascata che scorre nei sotterranei del palazzo.


Durante l'estate il vasto giardino ospita spettacoli teatrali suggestivi, anche serali, che ne fanno una meta per gli appassionati. E c’è anche uno splendido teatrino di corte all’italiana. Sulla cima, quasi al limitare del Santuario delle Grazie, recinti con daini e caprette tibetane sono l'attrattiva principale per le famiglie e per i più piccoli.
Un salto nella delegazione accanto, quella di Pegli, e troviamo un altro parco, quello della Villa Durazzo-Pallavicini. Una perla, dal 2017 dichiarato 'Parco più bello d'Italia', l'area nasce nel 1600 ma il parco per com'è conosciuto oggi risale alla metà dell'Ottocento, già di proprietà delle famiglie Grimaldi, e poi PallaviciniDurazzo.
Raggiungibile via treno, a pochi metri dalla stazione di Pegli, la villa offre la possibilità di visitare il giardino botanico interno, ospita al suo interno il Museo di Archeologia ligure, e la celebre area del tempio di Diana, esempio di neoclassico immerso nel lago del parco, un percorso catartico per immergersi nella natura, nelle sue luci e nelle sue ombre. A ogni


villa il suo mistero e i suoi fantasmi, il parco secondo leggenda ospiterebbe apparizioni cicliche da un lato di quello che sembrerebbe essere stato identifi cato nell'architetto creatore della villa, dall'altro quello di una dama dai lunghi capelli corvini, una fanciulla fantasma evanescente che comparirebbe davanti a visitatori distratti e immersi nel clima magico del parco.
E la stessa immagine architettonica di Villa Durazzo Pallavicini, con varie arie, dal laghetto

navigabile, alle grotte, alle camelie in fiore, è costruita come se il parco di Pegli fosse il sipario di un’opera lirica divisa in vari atti, qualcosa di unico in Italia. L'ultimo parco compreso nel nostro tour è quello di Villa Serra di Comago, settecentesca costruzione con un ampio giardino che sorge nel primo entroterra di Genova, nella zona di Sant'Olcese. Parco all'inglese, ampio prato che circonda una rete di laghetti e ruscelli estesa per nove ettari, la villa è un incrocio di stili, che vanno dal neogotico, al richiamo medievale delle torrette. I lavori di restauro sono stati completati nel 2004 e oggi la villa è gestita da un consorzio che unisce i comuni di Genova, Sant'Olcese e Serra Riccò che ne hanno fatto uno spazio-eventi, capace di ospitare concerti, manifestazioni sportive e festival, oltre a richiamare visitatori in cerca di una boccata d'ossigeno, all'ombra dei suoi alberi. Anche in questo caso Paradiso in città.







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Di Valentina Carosini
Non è per le abitudini, tantomeno per la mondanità, per una vaga assonanza linguistica, stile, bandiere, organizzazione della società o della politica che Genova si è guadagnata nei secoli la fama di 'città più inglese d'Italia'. C'entrano forse gli scorci, l'approccio, l'umore, il silenzio che impone una vista maestosa e vagamente malinconica. E perché no, magari anche per una certa attitudine al mistero. Vale per Genova come per tutta la Liguria e si può provare a pensare - più che al tono british - alla Regione dal clima più 'vittoriano', romantico (pre o post, poco importa), o in qualche caso gotico d'Italia. Basta immergersi in un dipinto di Claude Monet, come quello che ritrae il ponte di Waterloo o il Parlamento di Londra inghiottiti dalla nebbia, per sentire una certa familiarità con 'maccaia' e Caligo. E poi guardare il Viandante sul Mare di Nebbia, il simbolo del Romanticismo: se levi i monti di sfondo e ci metti il mare, alla fine, non è come essere su una delle nostre scogliere? Potrebbero averlo pensato i tanti inglesi che nell''800 si trovarono ad attraversare la Liguria e Genova, allora fuori dal Grand Tour europeo e dalle tipiche mete di viaggio italiane come Ve-


nezia o Firenze, finendo poi per esserne folgorati e in qualche caso rimanere. Accadde per Charles Dickens con Genova finita in uno dei suoi racconti, Ventimiglia con Villa Hanbury nata dall'amore di Sir Thomas Hanbury - ingleseper l'ultimo avamposto del ponente ligure dove diede vita ad uno dei giardini botanici più famosi della Liguria, così come per Lord Carnarvon, l'egittologo - inglese anche lui - scopritore della tomba di Tutankamon che fece costruire - esattamente dall'altra parte della Liguria - Villa Altachiara a Portofino, ancora oggi luogo di mistero. Un po' come dire: aria di casa, qualcosa di familiare per un'enclave british che in Liguria trovò terreno fertile per mettere in qualche caso radici. Potrebbe essere forse per questo che un'altra inglese, non una a caso ma la regina

dell'horror gotico, finì a trascorrere circa un anno proprio a Genova.
Un anno certamente non semplice nella vita già funestata di tragedie di Mary Shelley che,

quattro anni dopo la pubblicazione del suo Frankenstein - il primo romanzo gotico e di fantascienza della storia - scelse di soggiornare proprio qui a Genova, dove già era insediata una comunità inglese, in una villa sulla collina di Albaro, vicina a quella dell'amico e poeta Lord Byron. Nel settembre del 1822 la venticinquenne Mary, rimasta sola con l'unico figlio, dopo una serie di perdite personali compresa quella del marito Percy, si stabilisce a Villa Negrotto, palazzina nobile fronte mare, immersa in quella che un tempo doveva essere solo quiete collinare. Le finestre dell'edificio color ocra, che si scorge ancora oggi dietro il cancello privato che affaccia sull'attuale via Zara, hanno accolto il peso dei suoi sospiri in quei mesi genovesi, sette in tutto, inconsolabili dove Mary però raccoglie le forze e riprende a scrivere, prima di tornare a Londra. Ha già dato alla luce il suo capolavoro, che è esso stesso un mistero, nato da un sogno durante un soggiorno in Svizzera e che al suo ritorno in patria vedrà la sua prima trasposizione teatrale. Ma Genova e il suo ricordo si affacceranno in uno dei suoi racconti, 'Transformation'. "La villa in Albaro è visibile solo dall'esterno perché oggi è privata - racconta Luciano Rosselli, scrittore, autore insieme a Matteo Pastorino del volume 'Immagini silenziose', sul cimitero genovese di Staglieno, oltre che avventuriero e studioso di misteri e genovesità - c'era anche una targa (ndr: forse oggi tolta
per alcuni lavori alla facciata) che indicava l'edificio che ospitò Mary Shelley insieme agli amici della famiglia Hunt". Shelley prima di raggiungere Albaro soggiornò per un breve tempo anche nella zona del centro, in quello

che fu l'Hotel Croce di Malta, a Caricamento, che ospitò tanti altri celebri viaggiatori. Poco più di un salto temporale in avanti, e nel 1895 Genova ospita un'altra donna, anche lei inglese, anche lei sola. Lady Constance Mary
Lloyd, all'epoca 36enne, ha appena lasciato Londra dopo una vita al centro dei salotti dell'establishment e della mondanità vittoriana, libertina e al contempo ipocrita. Dietro di sé un matrimonio un tempo felice e ormai finito,

dalo culminato con l'arresto del poeta. Giornalista, scrittrice, femminista, Lady Constance è anche grande ammiratrice del lavoro di Mary Shelley. Potremmo immaginarle amiche, le
due, anche se separate da mezzo secolo di distanza, con umori, aspettative e progetti diversi, entrambe alla ricerca di pace, sotto il cielo di Genova, ognuna con un approccio diverso alla città: melanconica la prima, più inserita la seconda. Constance Lloyd si trasferisce a Nervi prima, in un albergo, e a Villa Elvira a Bogliasco dopo.
Del periodo genovese di Lady Constance ci sono tracce e resoconti, che riportano di una sua partecipazione alla vita sociale e in qualche modo di un suo 'sentirsi a casa', sotto la Lanterna.
Morì a 39 anni dopo un'operazione per un fibroma all'utero, svolta proprio a Genova, e le sue spoglie non tornarono mai più in patria, neanche dopo la morte. In seguito alla sua scomparsa, Oscar Wilde venne a farle visita al cimitero di Staglieno dove Costance Lloyd riposa nel settore inglese del Monumentale. Sepolta con il suo nome, solo in seguito, alla tomba venne aggiunta la dicitura 'Moglie di Oscar Wilde'. E' una delle ospiti celebri della necropoli genovese: partendo dalla collina di Albaro raggiungere la zona di Staglieno dista poco più di una passeggiata lunga e quasi pianeggiante dal mare all'entroterra della Valbisagno, risalendo il torrente per raccontare la storia di Genova anche nei suoi aspetti più malinconici e misteriosi. Arrampicato sulla collina del Veilino Staglieno, la Spoon River di Genova, è luogo dove il silenzio racconta.
E non solo lui. Lo fanno le lapidi e gli epitaffi, le statue, i monumenti funebri, i sepolcri e i mausolei, passando per le tombe semplici e popolari, i lunghi porticati ombrosi che celebrano o celano i propri ospiti. Progettato nel 1835 e aperto nel 1851, Staglieno parla e racconta: qui

sono sepolti tra gli altri Giuseppe Mazzini, Ferruccio Parri, molti garibaldini che presero parte alla spedizione dei Mille partita da Quarto. E poi Nino Bixio, l'attore Gilberto Govi, Fernanda Pivano, Fabrizio De André. E c'è una certa aria che si può descrivere bene arrampicandosi sul fianco della collina che ospita il cimitero degli inglesi, un luogo dove il tempo si è fermato. "Vicino alla tomba della moglie di Oscar Wilde - spiega Rosselli - c'è un portale costruito dall'architetto Coppedè che disegnò, oltre al noto castello Mackenzie, anche molte delle tombe che si trovano all'interno del cimitero che meritano una visita. A destra del portale inizia una piccola scalinata che porta al cimitero inglese. E' diviso in due parti, da un lato le lapidi bianche dei soldati. A sinistra un prato diviso in due campi e il boschetto delle tombe inglesi che qui sono state trasferite sul finire del 1800, provenienti dal cimitero di San Benigno". Tra i tanti misteri di quest'ala del cimitero meno battuta, le cronache dei primi anni duemila (come raccontò sulle pagine del Secolo XIX Ferruccio Sansa) riportavano anche di un misterioso visi-
tatore che per un quinquennio almeno lasciò traccia del suo passaggio firmando con il 666, numero demoniaco, i registri dei visitatori. Molti anni, prima sempre sulle cronache cittadine degli anni '90, si raccontava un'altra storia misteriosa su Staglieno, una di quelle che chi scrive questo articolo non ha mai più dimenticato. Era quella di un senzatetto, che aveva l'abitudine di trovarsi in zona cimitero intorno

all'orario di chiusura e farsi chiudere deliberatamente all'interno di Staglieno per trovare riparo nei loculi vuoti e passare, come si dice, la nottata. Il cronista che riportò questa storia, triste, misteriosa e meravigliosa insieme, oltre che destinata a rimanere impressa nella mente di chi la legge, raccontò al tempo anche la motivazione che diede l'uomo a chi lo aveva sorpreso: 'Paura nel cimitero di notte? Io ho paura
dei vivi, non dei morti', avrebbe riferito con uno spirito pragmatico che ben racconta anche qualche aspetto della genovesità. E vai a dargli torto, verrebbe da pensare, pure con qualche riserva. Chi cerca un motivo per visitare il cimitero di Staglieno lo può trovare nelle parole di Rosselli, che agli itinerari artistici e architettonici del Monumentale ha dedicato un intero volume e anni di studi.

"Racconta la storia di una città - spiega - un culto e un simbolismo che oggi non esiste più. I monumenti stessi fotografano queste storie come quella di Italino, una delle tombe più suggestive. E' dedicata al bimbo che venne ucciso a Castelletto intorno al 1920 per aver scontrato un uomo mentre giocava a rincorrere un cerchietto. Ucciso da quello che oggi chiameremmo un maniaco". La sua tomba ritrae con
una scultura un bimbo che gioca e due mani che affiorano dal terreno e tentano di afferrarlo. Sono quelle di colui che lo buttò giù da un muraglione uccidendolo. "Il prosieguo della storia - conclude Rosselli - racconta invece del padre del piccolo che, nonostante lo strazio e il dolore per la perdita del figlio, finanziò le cure e l'assistenza per l'uomo che lo aveva ucciso, che non era in sé e non lo sarebbe mai più stato".


WOLFGANG AMADEUS MOZART
DAL 3 AL 12 OTTOBRE 2025
Direttore Constantin Trinks
Regia Damiano Michieletto
ripresa da Elisabetta Acella
PIETRO MASCAGNI CAVALLERIA RUSTICANA
DAL 14 AL 23 NOVEMBRE 2025
Direttore Davide Massiglia
Regia Teatrialchemici –Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi
BRUNO MORETTI CARAVAGGIO
DAL 4 AL 7 DICEMBRE 2025
Mauro Bigonzetti
30 OTTOBRE 2025
Direttore Lü Jia
Violoncello Ettore Pagano
20 NOVEMBRE 2025
DAL 19 AL 21 DICEMBRE 2025
Spettacolo di danza a cura di Daniele Cipriani
Direttore Paolo Paroni
Regia teatrale Anna Maria Bruzzese
GIUSEPPE VERDI IL TROVATORE
DAL 15 AL 23 GENNAIO 2026
Direttore Giampaolo Bisanti
Regia Marina Bianchi
RICHARD WAGNER
DAL 13 AL 22 FEBBRAIO 2026
Direttore Donato Renzetti
Regia Laurence Dale
ERMANNO WOLF-FERRARI IL CAMPIELLO
DAL 13 AL 18 MARZO 2026
Direttore Francesco Ommassini
Regia Federico Bertolani
Direttore Donato Renzetti 1 GENNAIO 2026
Direttore Christopher Franklin Violino Francesca Dego 25 MARZO 2026
Direttore Hartmut Haenchen 11 DICEMBRE 2025
Direttore Diego Fasolis
Direttore Tito Ceccherini
FRANCESCO FILIDEI
DAL 10 AL 19 APRILE 2026
Direttore Tito Ceccherini
Regia Damiano Michieletto ripresa da Eleonora Gravagnola
GIUSEPPE VERDI
DAL 15 AL 24 MAGGIO 2026
Direttore Sesto Quatrini
Regia Fabio Ceresa
GIACOMO PUCCINI
DAL 16 AL 21 GIUGNO 2026
Direttore Donato Renzetti
Regia Augusto Fornari
24 APRILE 2026 RACH 2
Direttore Samuel Lee Pianoforte Alexander Gadjiev
21 MAGGIO 2026 GENERAZIONE
Direttore Donato Renzetti 19 FEBBRAIO 2026
Direttore Diego Ceretta
Direttore Sesto Quatrini
28 MAGGIO 2026 SOLLIMA STYLE
Direttore e violoncello Giovanni Sollima
25 GIUGNO 2026






Di Anna Podestà

a Liguria è una delle regioni più invidiate d'Italia, specialmente se si parla di cibo: tradizioni culinarie secolari e materie prime d'eccellenza danno vita ad alcuni dei piatti più apprezzati nel mondo. Da qui l’idea di garantire la qualità dell'offerta gastronomica locale e di legarla a doppio filo all'utilizzo di prodotti certificati del territorio, con la garanzia del sistema camerale. Il primo dei marchi collettivi geografici (MCG) ad essere lanciato dalla Camera di Commercio di Genova è stato “Genova Gourmet”, poi evolutosi in “Liguria Gourmet” a seguito dell’adesione della Camera di Commercio delle Riviere di Liguria Imperia, La Spezia, Savona.
Sono i “volti” del panorama gastronomico territoriale in giro per l'Italia e per il mondo nelle varie missioni istituzionali e fiere "food & beverage", dove la presenza di Liguria Gourmet non può mancare.
La famiglia dei marchi, promossi da Regione Liguria e Camere di Commercio, è molto numerosa. Il primo nato è quello dei Ristoranti Liguria Gourmet, che valorizzano le loro ricette attraverso l'utilizzo dei prodotti tratti dall'Atlante Regionale dei Prodotti Tradizionali, aggiornato annualmente dal Ministero delle politiche agricole.
Si impegnano ad adoperare una ricca varietà degli oltre 300 prodotti selezionati dal Comitato Tecnico di progetto, fra carni locali, condimenti, formaggi, prodotti vegetali, paste fresche e prodotti di panetteria, biscotteria, prodotti del mare, liquori e molto altro. Garan-
tiscono almeno 4 etichette di vini DOP e IGP liguri, scelti fra quelli contenuti nell’apposito elenco dei vini DOP-IGP regionale e utilizzano come condimento l'olio extravergine di oliva DOP "Riviera Ligure". Per il pesto adoperano esclusiva mente "Basilico Genovese" DOP e rispettano la ricetta tradizionale.
I ristoranti Liguria Gourmet offrono quotidianamente un menù tipico regionale, ap positamente predisposto con i piatti della cucina della tradizione ligure. Il menù comprende quattro specia lità, di cui almeno un primo e un secondo fra quelli pre senti nell'elenco dei piatti tradizionali, individuati dal Comitato Tecnico. L'elenco dei piatti include specialità li guri fra più di 26 antipasti, oltre 45 primi e condimenti, più di 50 secondi, una ven tina di contorni e 32 dolci. La filosofia dietro il marchio è far sì che i migliori chef di ventino non solo ambascia tori della buona cucina, ma anche garanti della qualità dei prodotti certificati che utilizzano da sempre nelle proprie ricette.
Agli chef si sono aggiunti poi i Bartender Genova Gourmet: il MCG che quali fica la figura del “Barten der”, il professionista del cocktail che prepara aperitivi realizzati con i prodotti del territorio.
al cliente di identificare distintamente profumi e sapori che arrivano al palato da tutto il territorio ligure.
Attualmente potrete degustare i cocktail prepa-

Nelle loro drink list i Bartender Genova Gourmet propongono i cocktail della tradizione, oltre che rivisitazioni dei grandi classici realizzati con prodotti liguri, per permettere
rati dai bartender Genova Gourmet presso il Bar Murena Suite di Via XX Settembre, i due Biggie di Marina Porotto in Piazza dell'Erbe, la Pastic-


Murena Suite di Via XX Settembre, i due Biggie di Marina Porotto in Piazza dell'Erbe, la Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo, Zupp in Piazza San Matteo, la Negroneria Genovese in Salita alla Torre degli Embriaci e il bar Blue Lounge dell'hotel Melià a Carignano. Per garantire la qualità dell'esperienza, la Camera di Commercio si assicura che nello staff delle attività che vogliono aderire al marchio “Bartender Genova Gourmet” ci sia almeno una persona che abbia seguito corsi di mixology e che gli esercizi offrano etichette di birra artigianale e vini DOP-IGP prodotti sul territorio ligure, distillati con ingredienti della Liguria e i tipici cocktail della tradizione ligure.



Per l'edizione 2021 del World Cocktail Day, il team di Bartender Genova Gourmet ha reso omaggio a Sanremo e al suo celebre festival (quell'anno correva la settantesima edizione) con il cocktail "70 e... NON SENTIRLI". In bocca le note agrumate del pernambucco, insieme alle botaniche locali del gin ligure, vengono sigillate dall’anima corposa del vermouth.
Per ricrearlo a casa serviranno: 40 centilitri di Gin Bruzzone; 15 centili tri di U pernambucco; 15 centilitri di Bagascio scuro; Acqua tonica Nia sca Portofino.
E infine ci sono i Prodotti Genova
Gourmet: sono diversi anni che la Camera di Commercio assiste le im prese nella promozione dei loro





prodotti, fino a registrare ufficialmente, nel 2016, "I prodotti Genova Gourmet", il marchio che certifica l’eccellenza degli ingredienti tipici usati al naturale e nelle ricette della tradizione genovese. Dallo sciroppo di rose declinato nelle sue diverse preparazioni, ai Fiori di Zafferano, passando per il Curry, il Miele, fino ad arrivare ai formaggi di latte di Cabannina e ai formaggi delle Valli genovesi: Stura e la Prescinseua. Nelle abili mani degli chef di Liguria Gourmet questi prodotti si trasformano a tutti gli effetti nei colori del loro dipinto culinario. In definitiva Genova Gourmet si configura come uno strumento a 360 gradi utile a consumatori e ristoratori. I primi possono scegliere consapevolmente se mangiare in locali che favoriscono l'uso di ingredienti di pregio e caratteristici della nostra cucina, sinonimo di qualità, stagionalità e freschezza. I secondi possono sfruttare gli efficaci strumenti e le attività di promozione messi a disposizione dalla Camera di Commercio, oltre che entrare a far parte di un collettivo prestigioso che apre le porte alla partecipazione a bandi ed iniziative che puntano sulla qualità certificata.






Di Anna Podestà
Chi decide di visitare Genova in poco tempo, magari di passaggio o appena sbarcato da una crociera, si trova ad affrontare un dilemma all'apparenza insolvibile: stretta tra mare e monti, la particolare conformazione geografica e i molti luoghi di interesse culturale disseminati in città rendono poco agevole la creazione di un itinerario efficace. Schiva e riservata, Genova non si svela facilmente e tende ad apparire sempre in frammenti. Come fare, allora, per assaporare a 360 gradi la storia e il patrimonio identitario della città?
C’è chi consiglia Boccadasse, il pittoresco borgo di pescatori, chi invece suggerisce una visita agli splendidi Palazzi dei Rolli, eppure, il capoluogo ligure è contraddistinto da un monumento che, da quando se ne ha memoria, veglia sulla città: la Lanterna.
In una posizione relegata, arroccato su uno scoglio a picco sul mare, il faro più alto del Mediterraneo assiste da oltre un millennio alle alterne vicende storiche della città, accompagnando con il suo fascio di luce intermittente l’alba e il tramonto della sua gloria marinara e diventando allegoria del carattere superbo dei suoi abitanti.
Visitare la Lanterna significa scoprire la realtà più significativa di Genova, il porto, emblema del connubio indissolubile, creato dalla geografia e confermato dalla storia, tra il capoluogo ligure e il mare. Per questa ragione è imperativo partire dal Porto Antico, disperdersi tra le memorie di moli, magazzini, camalli e mercanti ed intraprendere la passeggiata che si affaccia sulle banchine del porto commerciale. Nonostante i grandi cambiamenti del contesto urbano e paesaggistico, la salita al faro è tuttora quella del percorso storico e fiancheggia le antiche mura



seicentesche, ricostruite dopo che Andrea Doria le aveva bombardate per liberare la città dal dominio francese.
Il percorso di avvicinamento alla Lanterna è stato recentemente arricchito da nuovi pannelli didattici che illustrano il contesto in cui è inserito il faro: la vita e il lavoro portuale, le prospettive e gli scenari antichi e attuali.
Dopo una camminata di circa mezz’ora vi troverete sulla Rocca della Lanterna: è tutto ciò che resta del promontorio di Capo di Faro, spianato per creare il quartiere di Sampierdarena, che un tempo si spingeva in mare aperto.
Qui, osservandola dal basso verso l’alto, si comprende davvero perché viene spesso definita “più di un simbolo, più di un faro”: il fascino della Lanterna - in pieno adempimento del celebre motto vitruviano - è insito nel suo essere statica e al contempo dinamica, antica di secoli ma capace di conservare la sua originaria funzione.
Lontano dalle vie dello shopping e della movida, troppo spesso escluso dai consueti itinerari turistici, il faro non attira orde di turisti ed è, proprio per questo, il simbolo perfetto di Genova: elegante ma pratico, solido ma utile. Come scriveva Gustave Flaubert, al ritorno da una sua visita nella Superba “Il faro

della Lanterna, come un minareto, dà all’insieme qualcosa d’orientale e si pensa a Costantinopoli”.
Arrivati alle porte del parco museale - aperto da venerdì a domenica e festivi dalle 10 alle 18 - si ha la sensazione di entrare nella storia: nel parco si staglia anche l’ottocentesca, monumentale Porta Nuova. Questo era l’antico ingresso della città da dove si pagavano le tasse, il punto esatto in cui il Doge consegnò le chiavi di Genova a Napoleone.
Tanti i servizi proposti: dalla possibilità di usufruire di un dog sitter per la durata della
visita, ai tour guidati a tema per grandi e piccini. ll costo del biglietto (8 euro), il cui ricavato è devoluto alla valorizzazione e gestione ordinaria del monumento, comprende un percorso di visita che si snoda tra una parte museale, nei bastioni delle mura, e una open air.
La visita alla parte esterna - integrata da una serie di pannelli ne narrano il contesto storico e urbanistico consultabili tramite l'APP Lanterna di Genova, che sfrutta la tecnologia di prossimità tramite Bluetooth - costituisce l’occasione per guardare al porto con la ritrovata


consapevolezza dell’importanza che questo ha avuto nello sviluppo dell’identità della città e dei suoi abitanti: i luoghi, i mestieri, le innovazioni hanno coinvolto capitali economici e soprattutto umani. La storia di Genova e del suo porto è quindi la somma delle storie delle donne e degli uomini che in questi luoghi hanno vissuto e che questi luoghi hanno trasformato con determinazione, scelte e fatiche. Per secoli qui e da qui si è costruito, navigato, esplorato e innovato. Dentro quel che rimane della fortezza che concludeva la cinta muraria ai piedi del faro, nelle antiche sale dei fucilieri, nella galleria ghibellina e nelle sale cannoniere, la Lanterna diventa protagonista dell’immaginario iconografico e nelle rappresentazioni della città nei secoli. La prima parte del percorso si snoda lungo un’infilata di sale dette ‘dei fucilieri’, che facevano parte delle antiche fortificazioni erette a più riprese a difesa della città di Genova, vista la posizione strategica ideale dalla quale era
possibile difendere l’accesso al porto e respingere l’arrivo di navi nemiche. Al contempo la fortezza controllava a ponente l’accesso alla città.
Il percorso di visita prosegue in una lunga galleria sotterranea, detta ghibellina,che porta alle sale cannoniere e deve il suo nome alla memoria dell’assedio da parte dei ghibellini genovesi ai guelfi che avevano trovato rifugio nella torre: era il 1318.
Le mura più spesse, le feritoie di maggiori dimensioni e le catene che servivano ad ancorare i pezzi di artiglieria per limitarne il rinculo svelano l’originaria destinazione delle sale cannoniere. Sono le ultime che si incontrano nel percorso di visita prima della salita al faro e sono oggi dedicate al museo dei fari e dei fanali. Grazie a strumenti tecnici donati dalla Marina Militare, vengono illustrate al visitatore l’uso e la funzione dei fari navali e dei sistemi di segnalamento in mare: lenti, carte nautiche medievali, atlanti, meccaniche e modelli prendono
vita, invitando chi vi si addentra a compiere un vero e proprio viaggio alla scoperta della storia del faro.
Mentre si toccano con mano gli antichi strumenti del passato, è possibile scoprire le rivoluzioni tecnologiche che hanno coinvolto il sistema di illuminazione: dall’alto Medioevo, quando il segnale luminoso si otteneva bruciando sterpaglie di erica e ginestra e le navi dirette in porto erano tenute a pagare un dazio per il servizio, passando per le innovative lampade ad olio d’oliva del 1326, fino ad arrivare all’elettricità nel 1936.
Ultima ma non per importanza, la salita al terrazzo della Torre: salendo i 172 scalini di pietra - ma è disponibile anche un comodo ascensore - si raggiunge la prima terrazza panoramica che regala una straordinaria vista a 360 gradi su Genova, il porto con i suoi terminal passeggeri e container, la cinta muraria seicentesca e la corona di forti che cingono la città, l’appennino ligure e il monte di Portofino. Inerpicandosi poi su per una scaletta percorribile solo dagli addetti alla manutenzione, si raggiunge la sommità della cupola a 127 metri di altezza. Da lassù, ogni 27 secondi, un com-
plesso apparecchio lenticolare sotto il controllo della Marina Militare lancia un fascio di luce che è visibile alla distanza di cinquanta chilometri.

Da qui si capisce realmente che cosa intendesse Ivano Fossati quando cantava “Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare ". E, forse, per conoscere realmente la storia e l'anima della città è sufficiente guardare alla sua Lanterna.































































































































ESSELUNGA Genova San Benigno, Via di Francia
















ESSELUNGA Genova, Via Piave







































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