Un’incredibile innovazione nel campo dell’automazione e della robotica, un investimento strategico per le aziende che desiderano rimanere competitive e innovarsi. LMR ha sostituito la meccanica e i sincronismi con robot ad alta efficienza, permettendo grande flessibilità di produzione, con la possibilità di realizzare molteplici tipologie di prodotti contemporaneamente sulla stessa linea. Facilità di pulizia, semplicità di utilizzo, manutenzione e ingombri ridotti completano le sue potenzialità.
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M. ESTI1 - C. PIPPOLINI1 - G. PERLANGELI2 - I. BENUCCI1*
1Dipartimento DAFNE, Università degli studi della Tuscia
Via S. Camillo de Lellis snc 01100 - Viterbo
2Dipartimento di Marketing, Università Bocconi
Via Roberto Sarfatti 25 - 20136 Milano
*email: ilaria.be@unitus.it
Identità e governance delle filiere agroalimentari: etica, economia e sicurezza
Identity and governance of agri-food supply chains: ethics, economy and safety
■ PAROLE CHIAVE autenticità, cibo e bevande, Italian sounding, fake food, Made in Italy
RIASSUNTO
Il settore agroalimentare italiano rappresenta il motore dell’economia nazionale, con un export in costante crescita e una reputazione internazionale fondata su qualità, tradizione e innovazione. Tuttavia, il successo del Made in Italy lo rende bersaglio di fenomeni insidiosi come il fake food e l’Italian sounding, che generano concorrenza sleale, rischi per la salute e danni economici.
Con quasi 900 prodotti DOP e IGP, l’Italia guida il mondo nella certificazione alimentare, ma deve affrontare imitazioni diffuse in mercati strategici come Stati Uniti, Germania, Cina e Giappone. Nell’articolo viene analizzato l’impatto economico e culturale delle contraffazioni, evidenziando come l’Italian sounding abbia raggiunto un valore di 98 miliardi di euro, superando l’export autentico in molti Paesi. Per fronteggiare tali minacce, la ricerca scientifica e tecnologica offre strumenti innovativi per la verifica dell’origine, della composizione e della qualità degli alimenti. Tecniche analitiche come l’analisi del rapporto isotopico degli elementi stabili (C, H, O, N, S), il DNA barcoding, la spettroscopia Raman e la metabolomica consentono di determinare la provenienza geografica e di identificare adulterazioni o sostituzioni fraudolente. Parallelamente, le tecnologie digitali, tra cui blockchain, etichette intelligenti, sistemi NFC/RFID e l’applicazione dell’intelligenza artificiale, favoriscono la tracciabilità e la trasparenza lungo l’intera filiera produttiva. Infine, si sottolinea la necessità di una strategia integrata fra istituzioni, imprese e consumatori per difendere il patrimonio agroalimentare italiano in un mercato globale sempre più competitivo e vulnerabile alle frodi.
■ KEYWORDS authenticity, food and beverages, Italian sounding, fake food, Made in Italy
SUMMARY
The Italian agri-food sector represents a key driver of the national economy, with continuously growing exports and an international reputation built on quality, tradition, and innovation. However, the success of Made in Italy products also makes them the target of insidious phenomena such as fake food and Italian sounding, which generate unfair competition, health risks, and significant economic damage. With nearly 900 PDO and PGI products, Italy leads the world in food certification but faces widespread imitations in strategic markets such as the United States, Germany, China, and Japan. This article analyzes the economic and cultural impact of counterfeiting, highlighting how Italian sounding has reached a value of €98 billion, surpassing authentic exports in many countries.
To address these threats, scientific and technological research offers innovative tools for verifying the origin, composition, and quality of food products. Analytical techniques such as isotope ratio analysis of stable elements (C, H, O, N, S), DNA barcoding, Raman spectroscopy, and metabolomics make it possible to determine geographical provenance and identify adulterations or fraudulent substitutions. In parallel, digital technologies, including blockchain, smart labels, NFC/RFID systems, and artificial intelligence applications, enhance traceability and transparency throughout the entire production chain. Finally, the study underlines the need for an integrated strategy among institutions, businesses, and consumers to protect Italy’s agri-food heritage in a global market that is increasingly competitive and vulnerable to fraud.
a)
b)
Fig. 2 - Crescita dell’interesse scientifico verso fake food e italian sounding (a), distribuzione dei documenti per paese (b) negli anni 2008-2025.
dei fenomeni nei diversi contesti nazionali (Fig. 2).
Il fenomeno dell’Italian sounding è largamente diffuso a livello globale. Un’indagine condotta da ISMEA, The European House Ambrosetti e Assomercato (2024) ha esaminato la sua incidenza nei dieci Paesi in cui risulta più presente: Stati Uniti, Canada, Brasile, Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi, Cina, Giappone e Australia. Lo studio ha approfondito inoltre il coinvolgimento dei principali prodotti agroalimentari italiani e dall’analisi emerge che l’impatto più rilevante si registra in Giappone, seguito da Brasile, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Tra le specialità alimentari più soggette a imitazione spicca-
no le salse (in particolare il ragù), i formaggi DOP come Parmigiano Reggiano e Grana Padano, l’Aceto Balsamico di Modena IGP, il pesto e la pizza.
Esemplari sono casi come il “Parmesan” statunitense o la pasta “Bella Napoli” prodotta in Romania, che sfruttano nomi ed immagini, come il Colosseo o la bandiera tricolore, pur non avendo alcun legame autentico con il nostro paese.
L’analisi dei singoli mercati mostra che i condimenti che richiamano l’italianità registrano una diffusione superiore alla media in diversi paesi asiatici: in Corea del Sud (43,4%), in Cina (31%) e, in misura ancora maggiore, in India, dove rappresentano più
della metà dei prodotti di imitazione presenti sul mercato.
A Singapore, il primato dell’Italian sounding spetta alla pasta (38,6%), seguita dai latticini (34,1%), categoria che detiene quote significative anche in Thailandia (42,3%) e Hong Kong (24,5%).
Nel caso della Cina, la classe dei surgelati e dei piatti pronti, in particolare pasta e pizza, costituisce circa un terzo dei prodotti che imitano il Made in Italy, mentre in Vietnam raggiunge il 23,3%.
In tutte le principali categorie analizzate, si riscontra inoltre un significativo divario di prezzo rispetto ai prodotti autentici: i costi risultano mediamente inferiori, con riduzioni che vanno da un massimo del 30,7% per la pasta a un minimo del 6,9% per i latticini.
Dal 2012 al 2024 il valore dell’Italian sounding si è mantenuto costantemente superiore rispetto a quello dell’export italiano: nel 2019 rappresentava circa 2,4 volte le esportazioni, mentre nel 2024 il divario si è ridotto a 1,4 volte. Dal grafico riportato in Fig. 3 è possibile osservare come, mentre il valore dell’Italian sounding sembri stabilizzarsi intorno ai 100 miliardi di euro, l’export italiano continui a crescere regolarmente, apparentemente non influenzato in modo significativo dalla concorrenza dei prodotti che “suonano italiano”. Saranno i dati futuri a chiarire le ragioni di queste dinamiche.
2.1 Strategie di controllo per i fenomeni del fake food e dell’Italian sounding
La lotta alla contraffazione non si basa solo su controlli normativi, ma anche sull’impiego di
MACCHINE ACCESSORI
Tank coibentati
I tank coibentati rappresentano il cuore della produzione MCM Massa, un riferimento consolidato per qualità costruttiva, affidabilità e innovazione nel trattamento del cioccolato e di numerose materie prime. Questa gamma di macchine, progettata per realtà industriali di medie e grandi dimensioni e realizzata interamente in Italia, si distingue per la qualità dei materiali, il design funzionale e la capacità di conservare allo stato liquido, a temperatura controllata e costante, cioccolato, surrogati, paste e burro di cacao, grassi vegetali, creme e glucosio, mante-
nendone inalterate le proprietà fisiche.
Tra le soluzioni più apprezzate dal settore si segnala la serie TCX Mikro, sviluppata per rispondere alle esigenze di produzioni medio-piccole. Considerata la più compatta tra le gamme disponibili, ma al tempo stesso altamente performante, è proposta in versioni da 150, 250 e 500 kg. La sua struttura solida e l’ingombro ridotto la rendono ideale per laboratori che necessitano di macchinari versatili senza rinunciare alla produttività.
La serie TCX Mega è progettata per le industrie alimentari con elevati volumi di lavorazione. Con
capacità da 1.000 a 24.000 kg, questi tank si integrano facilmente in linee produttive complesse e assicurano stoccaggi a temperatura controllata, rappresentando una soluzione affidabile per processi industriali ad alta produttività ed efficienza.
Per realtà produttive che richiedono maggiore flessibilità logistica, MCM Massa propone la serie TCXT, composta da modelli trasportabili e impilabili da 500 e 1.000 kg. Il telaio in acciaio inox AISI 304 garantisce robustezza e durata nel tempo, mentre la possibilità di movimentazione tramite transpallet o carrello elevatore permette una gestione efficiente degli spazi, sia in stabilimento che durante il trasporto.
Con più di 70 anni di storia, MCM Massa è riconosciuta e apprezzata non solo per la qualità dei macchinari, ma anche per la capacità di proporre linee complete dedicate al trattamento del cioccolato, con tubazioni, sistemi di trasferimento, pompe e filtri.
Inoltre, i tank e tutte le macchine sono completamente personalizzabili in base allo spazio disponibile e alle specifiche esigenze produttive del cliente. A questo si affianca un servizio “chiavi in mano” che include progettazione, installazione e assistenza specializzata. www.mcmmassa.com
Tank coibentati (MCM Massa).
Linea di modellaggio robotizzata per una maggiore efficienza produttiva
Tecno 3, da sempre orientata all’innovazione tecnologica al servizio dell’industria dolciaria, presenta importanti evoluzioni e migliorie tecniche della LMR, la Linea di Modellaggio Robotizzata brevettata che si propone di riscrivere gli standard produttivi nel settore del cioccolato. Questa soluzione rappresenta un vero e proprio punto di svolta, un “game changer” capace di offrire alle
aziende un concreto vantaggio competitivo e un deciso salto in avanti in termini di innovazione, rispondendo alle esigenze di un mercato dinamico e in continua evoluzione come quello del cioccolato.
LMR segna il superamento definitivo delle complessità meccaniche tipiche delle linee di modellaggio tradizionali. Catene ingombranti, sincronismi com-
plessi e difficoltà di pulizia appartengono ormai al passato. La tecnologia sviluppata da Tecno 3 introduce un sistema completamente robotizzato ad alta efficienza che gestisce l’intero processo di modellaggio: dalla colatura del cioccolato temperato negli stampi, al raffreddamento, fino alla fase di smodellaggio e all’asservimento automatico delle macchine confezionatrici. Il risultato è un flusso produttivo continuo, preciso e altamente pulito, in cui ogni fase è controllata e ottimizzata.
La flessibilità applicativa di LMR consente di realizzare un’ampia varietà di prodotti, dalle tavolette e barrette di cioccolato, sia massicce che con inclusioni solide, biscotti, wafer o ripieni, fino ai cioccolatini a base piana, anch’essi declinabili in versione massiccia, con inclusioni o ripiena. La linea è inoltre perfettamente idonea alla produzione di uova di cioccolato e figure cave, sia a mono guscio che a bi guscio, anche con gusci di colori differenti o con inclusioni solide direttamente nel cioccolato che compone la struttura.
L’introduzione di LMR porta con sé una serie di vantaggi concreti e misurabili per l’industria del cioccolato. La flessibilità estrema è uno dei suoi punti di forza principali: la linea non si limita a produrre, ma si adatta alle esigenze specifiche del cliente, permettendo la realizzazione contemporanea di prodotti diversi sulla stessa linea. Questo consente di gestire volumi variabili,
Stazione di smodellaggio della Linea di Modellaggio Robotizzata LMR (Tecno 3).
ELETTRONICA AUTOMAZIONE
Codici 2D sempre più diffusi
Quest’anno va consolidandosi un cambiamento significativo nell’identificazione dei prodotti. I tradizionali codici a barre unidimensionali stanno progressivamente lasciando spazio ai codici 2D, una trasformazione accelerata dall’iniziativa GS1 Sunrise 2027. La diffusione dei codici QR e del GS1 Digital Link è alimentata anche da nuove normative, dalla crescente domanda dei consumatori di trasparenza, dalla spinta del settore verso una maggiore efficienza operativa e dalla necessità dei brand e dei marchi privati di instaurare una comunicazione diretta con i clienti.
Markem-Imaje, azienda globale specializzata in soluzioni di identificazione e tracciabilità dei prodotti, sostiene attivamente questa transizione in Europa e oltre, sottolineando come l’adozione dei codici 2D di nuova generazione sia guidata principalmente da tre trend chiave:
Trasparenza come requisito di base
I consumatori chiedono informazioni immediate, verificabili e complete sui prodotti acquistati, incluse origine, modalità di produzione e composizione. I codici 2D permettono di fornire questo livello di trasparenza con una sola
scansione, offrendo ai retailer e ai brand l’opportunità di costruire fiducia con contenuti che vanno oltre le informazioni presenti sul packaging. Studi recenti mostrano che una parte significativa dei consumatori abbandona un acquisto o restituisce un prodotto quando le informazioni disponibili non sono sufficienti. Il GS1 Digital Link rappresenta uno strumento diretto per rispondere a questa crescente esigenza di chiarezza e affidabilità.
Sostenibilità e riduzione degli sprechi
Le nuove normative europee, tra cui il Digital Product Passport (DPP), richiedono la condivisione di informazioni dettagliate sugli ingredienti, la provenienza, le performance ambientali e le indicazioni per il riciclo. I codici 2D consentono di fornire dati accurati a livello di lotto o prodotto singolo senza sovraccaricare il packaging. Inoltre, i consumatori continuano a privilegiare comportamenti sostenibili: ad esempio, l’accesso rapido alle informazioni sul riciclo tramite smartphone facilita una corretta gestione dei rifiuti. I codici 2D intelligenti possono anche integrare date di scadenza e informazioni sui richiami dei prodotti, consentendo al pun-
to vendita di gestire automaticamente sconti e ridurre gli sprechi alimentari.
Salute e benessere come driver dei dati di prodotto
L’attenzione crescente verso alimenti ultra-processati e i trend legati alla gestione del peso aumentano la richiesta di informazioni nutrizionali dettagliate e aggiornate. I codici 2D offrono dati unici a livello di prodotto o lotto, aggiornamenti sugli allergeni e accesso diretto alle informazioni sui richiami. Ciò consente ai consumatori di fare scelte più consapevoli e ai brand di differenziarsi attraverso la trasparenza. La tendenza verso etichette “clean label” evidenzia l’importanza di fornire informazioni chiare sugli ingredienti, fattore decisivo per molti consumatori.
L’adozione dei codici 2D e del GS1 Digital Link rappresenta quindi un’opportunità per i brand di rafforzare fiducia e fidelizzazione, offrendo dati verificati nel momento in cui il consumatore prende decisioni di acquisto. www.markem-imaje.it
IMBALLAGGI CONFEZIONI
Un modello italiano di economia circolare per il riciclo dei brik
In un contesto europeo sempre più orientato a soluzioni di packaging sostenibile, la Food & Beverage Carton Alliance (FBCA) ed Ecorevive hanno presentato un modello industriale in grado di garantire la piena circolarità dei cartoni per bevande e alimenti. Ecorevive, con sede a Provaglio d’Iseo, utilizza una tecnologia proprietaria per il recupero della componente plastica e in alluminio dei cartoni, il PolyAl, pari a circa il 25% della loro composizione. Tale attività rappresenta un passaggio essenziale di una filiera che punta a trasformare ogni scarto in nuova materia prima. Il processo consente di ottenere un materiale densificato economico, colorabile, inodore e con un impatto ambientale ridotto. A differenza di altri approcci, il polimero non viene raffinato, ma trasformato direttamente in granulo riutilizzabile, senza produrre scarti significativi e con un consumo limitato di risorse. Il densificato è oggi impiegato in particolare nell’arredo
da giardino e nella produzione di pallet per la logistica, anche alimentare. L’azienda sta inoltre sviluppando nuove applicazioni nel settore delle infrastrutture e degli asfalti a basso impatto ambientale. Recenti attività di ricerca, svolte in collaborazione con l’Università di Parma, mirano a dimostrare l’efficacia tecnica del materiale nei conglomerati bituminosi e la sua riciclabilità a fine vita, con l’obiettivo di contribuire al raggiungimento dei Criteri Ambientali Minimi previsti dal Green Public Procurement.
Un impegno di filiera per la circolarità
La piena circolarità richiede tuttavia il contributo di ogni attore della filiera, a partire dalla raccolta differenziata, elemento senza il quale il processo di riciclo non può attivarsi. La partecipazione dei cittadini rimane quindi fondamentale.
FBCA sostiene questo percorso attraverso nuove Linee Guida “Design for Recycling” 2025 e il protocollo di certificazione RECY:CHECK, strumenti che forniscono criteri tecnici e metodologie utili alla progettazione di imballaggi compatibili con i processi industriali di riciclo, sia per la carta che per il PolyAl. L’obiettivo è facilitare l’allineamento agli standard europei e aumentare la qualità dei materiali recuperati lungo la filiera.
La collaborazione tra Ecorevive e FBCA si inserisce in una strategia più ampia che coinvolge l’intera filiera del riciclo dei cartoni per bevande e alimenti in Italia e in Europa. Nel nostro Paese la componente in carta, che costituisce circa il 75% delle confezioni, è già ampiamente riciclata; anche il recupero del PolyAl è ormai una possibilità concreta grazie a impianti come quello di Ecorevive, che permettono di valorizzare tutte le componenti degli imballaggi.
Il mercato delle bioplastiche
L’associazione European Bioplastics (EUBP), in collaborazione con gli esperti tedeschi del mercato del nova-Institute di Hürth, ha realizzato l’aggiornamento sullo sviluppo del mercato
Secondo il rapporto, la capacità globale di produzione di plastiche di questo tipo è destinata a raddoppiare, passando da 2,31 milioni di tonnellate nel 2025 a circa 4,69 milioni di tonnella-
delle bioplastiche 2025, evidenziando nuovi dati che confermano la continua espansione globale della produzione di plastiche di origine biologica e il loro ruolo crescente nella transizione verso un’economia sostenibile e circolare.
te entro il 2030. Attualmente le plastiche a base biologica rappresentano circa lo 0,5% dei 431 milioni di tonnellate di plastica prodotti ogni anno nel mondo. Questo incremento riflette sia la domanda di mercato in crescita, sia l’innovazione continua nelle
prestazioni dei materiali e nelle applicazioni.
Le alternative bioplastiche sono oggi disponibili per quasi tutte le plastiche convenzionali e per i relativi impieghi. Il rapporto evidenzia come lo sviluppo globale di polimeri a base biologica e biodegradabili, come i poliidrossialcanoati (PHA) e l’acido polilattico (PLA), insieme alla crescita di polipropilene biobased (bioPP) e polietilene biobased (bioPE), porterà a un significativo aumento delle capacità produttive nei prossimi cinque anni.
In Europa, la crescita si concentra soprattutto sull’ampliamento delle capacità per bioPP, bioPE e PHA, a sottolineare l’attenzione strategica della regione sullo sviluppo di tecnologie chiave. Le bioplastiche continuano a diversificarsi nei vari settori industriali, tra cui imballaggi, tessuti e fibre, beni di consumo, automotive e agricoltura. Nel 2025 il settore degli imballaggi resta il più grande, rappresentando il 41,3% delle capacità produttive globali di bioplastiche, circa 0,95 milioni di tonnellate, con una lieve riduzione rispetto al 2024.
Il rapporto confronta anche la capacità produttiva con la produzione effettiva. Nel 2025 l’industria globale delle bioplastiche ha operato con un tasso di utilizzo medio del 72%, producendo 1,67 milioni di tonnellate su una capacità totale di 2,31 milioni di tonnellate. I livelli di utilizzo variano significativamente a seconda del polimero, da un minimo del 28% fino al 100%, in funzione della maturità tecnologica e dello sviluppo del mercato. In Europa il tasso di utilizzo è leggermente più alto, al 73%. www.european-bioplastics.com
Dubai Style Chocolate in nuove varianti
Lindt & Sprüngli Italia, azienda del Gruppo Lindt & Sprüngli e punto di riferimento nel settore del cioccolato premium, amplia la linea Lindt Dubai Style Chocolate con due nuove versioni: Bianco ed Extra Fondente. Le nuove referenze si affiancano alla versione al latte, già apprezzata dal pubblico, arricchendo la gamma con due tavolette che si distinguono per la combinazione di ingredienti selezionati e texture contrastanti. Il ripieno, composto per il 45% da pistacchio, è accompagnato da granella di pi-
stacchi e mandorle e dalla croccantezza della pasta kataifi. A racchiuderlo, due diverse interpretazioni del cioccolato Lindt: la morbidezza del cioccolato bianco e l’intensità del cioccolato fondente al 70%.
Con questa estensione di gamma, Lindt conferma l’attenzione verso la ricerca e l’innovazione nel mondo del cioccolato, offrendo un prodotto che unisce gusto,
qualità e cura del dettaglio. Le nuove tavolette Lindt Dubai Style Chocolate sono pensate per un’esperienza di degustazione raffinata.
Sapori mediterranei in versione crunchy
Robo – marchio del Gruppo D’Amico – presenta la Linea Crunchy: una selezione di ingredienti pensata per aggiungere un tocco di croccantezza e originalità a ogni ricetta. Dai fiocchi di pomodoro ai capperi croccanti, fino al crumble di olive Leccino e agli asparagi a rondelle, ogni proposta è stata studiata per esaltare gusto, colore e consistenza, offrendo nuove possibilità di interpretazione in cucina e rendendo ogni piatto un’esperienza più vivace e sorprendente.
Gli ingredienti che compongono la linea sono selezionati con cura e sottoposti a un processo di essiccazione che ne preserva sapore, colore e croccantezza. Ogni referenza è versatile e facile da utilizzare, adatta a piatti sia dolci che salati. I fiocchi di pomodoro, ad esempio, aggiungono vivacità a pizze, primi e finger food, mentre quelli di limone donano una
nota agrumata e profumata ideale per piatti di pesce o dessert. I capperi croccanti offrono un gusto intenso e contemporaneo, perfetto per decorare e insaporire con stile. Gli asparagi a rondelle, delicati e versatili, possono essere impiegati sia croccanti che reidratati per risotti e contorni, mentre il crumble di olive Leccino si distingue per il sapore deciso e la consistenza marcata, ideale per arricchire le ricette con un tocco gourmet.
Il Dubai Style Chocolate Extra Fondente di Lindt.
I fiocchi di limone croccanti Robo.
ENERGIA SOSTENIBILITÀ
Agire sullo spreco alimentare per ridurre i gas serra
Come evidenzia il primo rapporto globale della Food Pact Network – rete globale di Patti alimentari nazionali e regionali creata dall’organizzazione non governativa ambientale internazionale WRAP fondata nel 2024 – le azioni intraprese volontariamente dai paesi aderenti (Australia, Brasile, Indonesia, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Sudafrica, Regno Unito e Usa) hanno evitato circa 680.000 tonnellate di CO2 equivalenti, pari a togliere 240.000 auto dalla circolazione per un anno, e hanno salvato 220.000 tonnellate di cibo, equivalenti a 600 jumbo jet carichi.
Lo spreco alimentare resta una crisi globale che colpisce società, ambiente ed economia: ogni anno più di un miliardo di tonnellate
di cibo va perso o sprecato, generando l’8-10% delle emissioni globali di gas serra e un costo economico di oltre 1.000 miliardi di dollari. La sua causa principale sono incentivi economici alla sovrapproduzione, normative che ostacolano la ridistribuzione, infrastrutture poco sostenibili e norme culturali che associano abbondanza a prosperità.
Il rapporto sottolinea che per ampliare l’impatto della Food Pact Network sono necessarie maggiori partecipazioni aziendali, finanziamenti e supporto tecnico. Indica inoltre azioni concrete per filantropi, governi e imprese: finanziare la rete per accelerarne l’espansione, integrare la riduzione dello spreco nei piani climatici e superare barriere politiche, e impegnarsi concretamente nelle
Consumatori ancora poco informati su latte e derivati
La conoscenza da parte del consumatore è da sempre una variabile decisiva nel determinare i comportamenti di acquisto, soprattutto nei settori in cui il consumo di un prodotto dipenda direttamente dalle informazioni in possesso di chi compra. Non sorprende, dunque, che le campagne di comunicazione mirate – capaci di offrire messaggi chiari, comprensibili e utili – risultino lo strumento più efficace per colmare il divario informativo e orientare le scelte.
In quest’ottica, da due anni l’Osservatorio di CremonaFiere porta avanti una ricerca sul comportamento del consumatore di prodotti alimentari, con un focus particolare su latte e derivati, per valutare il livello di conoscenza rispetto ai principali temi che stanno ridefinendo
il mercato: benessere animale, sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica nelle stalle, sicurezza alimentare, prodotti plant based , allergie e intolleranze.
Oltre mille intervistati, ma conoscenze spesso fragili
Oltre un migliaio di consumatori della provincia di Cremona ha risposto a un questionario di due minuti composto da domande a risposta multipla. Un formato, quest’ultimo, veloce, studiato per raccogliere indicazioni chiare su percezioni, convinzioni e conoscenze reali.
Il quadro emerso non è affatto incoraggiante: nella maggior parte dei casi, infatti, le cono-
scenze risultano deboli, frammentarie e – talvolta – anche fuorvianti, con implicazioni dirette sulle scelte d’acquisto.
Benessere animale: percezioni corrette, ma anche clamorosi fraintendimenti
Sul fronte del benessere animale, più del 72% degli intervistati riconosce correttamente la “libertà dalla fame e dalla sete” come principio fondamentale, e oltre il 90% sa che il termine indica condizioni rispettose del benessere fisico e psicologico degli animali.
Eppure, accanto a queste risposte corrette emerge un dato sorprendente: il 41% considera l’industria tessile il settore più
RICERCA APPLICATA
Surgelamento rapido del gelato con anidride carbonica
in fase densa
Ricercatori statunitensi hanno sviluppato e valutato un nuovo sistema di surgelamento rapido basato su CO₂ supercritica, proposto come soluzione innovativa, efficiente e “on-demand” per il surgelamento istantaneo di liquidi direttamente nel luogo di utilizzo, in particolare per la produzione di gelato clean label. Questa tecnologia affronta i limiti dei sistemi convenzionali, tra cui l’uso di refrigeranti pericolosi, componenti meccanici complessi e un elevato consumo energetico. Lo studio, pubblicato su Journal of Food Engineering, ha esaminato il ruolo cruciale del design dell’ugello nella generazione del vuoto secondo il principio di Bernoulli, che consente l’incorporazione della miscela viscosa di gelato nel flusso di raffreddamento in-
dotto dall’effetto Joule-Thomson. Il gelato clean label surgelato istantaneamente con questo sistema ha mostrato un overrun inferiore (15,3%) rispetto al gelato commerciale di fascia premium (26,3%) e un tasso di fusione più elevato (0,6 g/min contro 0,4 g/ min) a una temperatura di estrusione simile di circa -10 °C, attribuiti alle differenze nella dimensione dei cristalli di ghiaccio e nell’overrun. Inoltre, la temperatura iniziale
della miscela e la viscosità sono risultate inversamente correlate sia alla velocità di produzione del gelato che all’efficienza di surgelamento del sistema.
Rispetto alla refrigerazione meccanica convenzionale, l’unità di surgelamento rapido ha mostrato un coefficiente di prestazione superiore del 65-223%, un consumo energetico inferiore del 20,6% e una riduzione dell’impronta di carbonio del 24,8%.
Cagli di origine animale e vegetale nella produzione artigianale di Caciotta italiana
L’interesse dei consumatori per alimenti vegetariani, etici e clean-label sta rilanciando l’uso di cagli del latte di origine vegetale. Le cardosine derivate dal Cynara cardunculus (“cardo”) sono proteasi aspartiche con elevata attività coagulante, ma il loro impatto tecnologico nella produzione di formaggi è ancora poco esplorato. Uno studio italiano pubblicato su Dairy. 6, (4): 43, 2025 ha confrontato un estratto
commerciale di cardo (PC) con il caglio bovino tradizionale ricco di chimosinina (AC) durante la produzione e i 60 giorni di stagionatura del formaggio Caciotta. Ai classici saggi composizionali (indice di stagionatura, profilo di consistenza, colore, solubilità) sono state integrate analisi mediante microscopia elettronica a scansione, ricostruzione tridimensionale della superficie e analisi sensoriale descrittiva. I
Corre l’export agroalimentare ma bisogna cercare nuovi mercati
L’export agroalimentare italiano prosegue la sua crescita e nel 2025 dovrebbe superare per la prima volta i 70 miliardi di euro, dopo un aumento del 5,7% nei primi nove mesi dell’anno. Nel 2024 l’Italia si è confermata nono esportatore mondiale con 67,2 miliardi di euro e secondo Paese al mondo per incremento nell’ultimo quinquennio, pari al 55%. La crescita ha coinvolto quasi tutti i mercati, con risultati particolarmente rilevanti in Polonia, Spagna e Stati Uniti, ma permane una forte concentrazione delle vendite verso cinque destinazioni principali: Germania, USA, Francia, Regno Unito e Spagna, che insieme assorbono la metà dell’export totale.
Questi elementi emergono dallo studio presentato a Bologna da Nomisma al IX Forum Agrifood Monitor, organizzato con CRIF e con il supporto di Crédit Agricole Italia. Le analisi mostrano che nel 2025 l’espansione risulta trainata soprattutto dai mercati dell’Unione Europea, mentre l’area extra UE registra dinamiche più moderate a causa dei cali in alcuni mercati chiave come Stati Uniti, Russia e Giappone.
Gli Stati Uniti continuano a rappresentare un mercato strategico per il food and beverage italiano, nonostante la riduzione delle vendite legata alla svalutazione del dollaro e all’incertezza derivante dai dazi introdotti dall’amministrazione Trump. Con un elevato livello di reddito e consumi alimentari, gli Stati Uniti hanno aumentato del 66% gli acquisti di prodotti italiani tra il 2019 e il 2024, rendendo l’Italia il terzo fornitore. L’analisi di Nomisma evidenzia categorie particolarmente performanti, come derivati della carne e cioccolato, che registrano aumenti significativi sia nei volumi esportati che nel differenziale di prezzo rispetto alla media mondiale. Per vini, olio, liquori e aceti il mercato statunitense rappresenta oltre un quarto dell’export italiano, con margini mediamente superiori a quelli garantiti da altri mercati. Per ridurre i rischi e cogliere ulteriori opportunità di crescita, Nomisma segnala l’importanza di ampliare la presenza dell’agroalimentare italiano in mercati emergenti che hanno mostrato incrementi annuali superiori al 12% nell’ultimo decennio, tra cui Messico,
Polonia, Romania e Corea del Sud, oltre a Australia e Brasile. Un contributo potrà arrivare dai nuovi accordi di libero scambio, come l’intesa UE–Mercosur e il negoziato con l’Indonesia, aree in cui l’export italiano risulta già in espansione.
Sul fronte economico e finanziario, il comparto alimentare mostra una dinamica del fatturato superiore alla mediana nazionale e un margine operativo in miglioramento, sebbene meno marcato rispetto ad altri settori a causa dell’impatto dell’inflazione sui costi energetici e delle materie prime. Il debito finanziario rimane sostenibile, con un rapporto debito su EBITDA pari in media a 2,5 e un livello di copertura degli oneri finanziari vicino a 8 volte. Le valutazioni di CRIF Ratings indicano una lieve diminuzione del tasso di default nel 2024 e livelli complessivamente migliori rispetto al periodo pre-pandemico. Anche le performance nei pagamenti commerciali risultano stabili, pur con eterogeneità tra i vari canali. www.nomisma.it
Uno sguardo da oltreoceano sui prodotti lattiero-caseari in Europa
Un report del Servizio esteri del Dipartimento statunitense dell’Agricoltura USDA rileva che nel 2026 la produzione di latte dell’Unione Europea dovrebbe subire un lieve calo, attestandosi a circa 148,95 milioni di tonnellate, con un -0,5% rispetto al 2025. La flessione riguarda sia il latte vaccino che quello ovino e caprino. Nonostante i costi dei mangimi siano scesi, infatti, molte aziende di piccole dimensioni stanno abbandonando l’attività a causa della volatilità dei prezzi alla stalla, del protrarsi di focolai epidemici e delle restrizioni ambientali. Di conseguenza, il numero di vacche dovrebbe diminuire dello 0,9%, una tendenza che l’aumento della produttività non riuscirà a compensare del tutto. Le consegne di latte vaccino sono quindi previste a 144,8 milioni di tonnellate, anch’esse in calo dello 0,5%.
Latte liquido
Nel 2025 i prezzi del latte alla stalla hanno mostrato una relativa stabilità, mantenendosi nella prima metà dell’anno sopra la media degli ultimi cinque anni grazie alla riduzione delle consegne. Tuttavia, questi livelli rendono la produzione europea meno competitiva rispetto ad altri grandi produttori mondiali, con possibili ripercussioni negative sui prezzi nei mesi successivi. I consumi interni di latte da bere dovrebbero scendere a 23 milioni
di tonnellate nel 2026 (-0,9%), ed è previsto in diminuzione anche l’utilizzo industriale (-0,3%), rafforzando la necessità di scelte strategiche da parte dei trasformatori.
Formaggi
Il settore lattiero-caseario continuerà a puntare soprattutto sui formaggi. L’aumento della produzione nel 2026 (+0,2%, fino a 10,8 mio t) sarà trainato in larga parte dai consumi interni, sostenuti dalla crescita dei redditi, dalla ripresa economica e dal
Foodtech Incubator seleziona progetti innovativi pronti a diventare startup agroalimentari
Il Verona Agrifood Innovation
Hub ha selezionato dieci progetti early-stage per il Foodtech Incubator 2025-2026, un programma volto a trasformare ricerca, idee e spin-off in startup agroalimentari innovative. La call ha ricevuto 78 candidature da 13 regioni italiane, con una predominanza del Nord Italia e del Veneto, e ha evidenziato un alto livello tecnico-scientifico, con la maggior parte dei progetti in fase di prototipazione. Il 37% dei team coinvolge almeno una fondatrice donna, confermando una significativa partecipazione femminile nel settore.
I progetti selezionati spaziano dall’agricoltura digitale e sostenibile alla produzione di alimenti funzionali, dalle tecnologie per la conservazione e la trasformazione alimentare fino alla robotica e all’intelligenza artificiale applicata al settore agroalimentare. Alcune iniziative puntano a ridurre sprechi e valorizzare scarti, altre a migliorare la resilienza delle colture o a sviluppare nuovi ingredienti sostenibili.
Tra le startup selezionate ci sono Agrisky, che monitora e ottimizza le coltivazioni in serra con sensori e sistemi robotici; New Oil Factory, che crea oleogel naturali come alternative ai grassi saturi; ScartUP, che trasforma scarti dell’olio in polifenoli per alimenti, cosmetica e nutraceutica; Superunit, che utilizza CO₂ ad alta pressione per estendere la shelf-life degli alimenti; Altered Materials, che sviluppa nanocapsule biodegradabili per fertilizzanti; Agrichange, che rende i semi
più resistenti a salinità e siccità; Capio Robotics, che realizza robot per la gestione di alimenti delicati; SeminAI, una piattaforma AI per digitalizzare e ottimizzare le operazioni agricole; Strainova, che accelera la scoperta di microrganismi utili per fermentazione e agricoltura; e LocoMeal, che propone pasti pronti al consumo di origine vegetale ad alto contenuto proteico. Il percorso di incubazione combina mentorship scientifica,
supporto allo sviluppo del business e accompagnamento imprenditoriale, avvalendosi della rete di partner istituzionali e industriali del VAIH e di un comitato tecnico-scientifico di eccellenza. L’iniziativa mira a rafforzare il trasferimento tecnologico nel settore agroalimentare, promuovendo innovazioni sostenibili e competitive che possano passare rapidamente dal laboratorio al mercato. veronaagrifoodhub.com
Progetto per un Parmigiano veramente sostenibile
Casearia di Sant’Anna di Anzola dell’Emilia, in collaborazione con il CRPA di Reggio Emilia, ha avviato il progetto SUSTCheese, che mira a sviluppare e verificare uno standard completo di sostenibilità per la filiera del Parmigiano Reggiano, dalla produzione del
latte alla commercializzazione del prodotto finale. Finanziata dal Programma di Sviluppo Rurale 2023-2027 della Regione EmiliaRomagna e previsto per una durata di 30 mesi, l’iniziativa nasce dalla crescente esigenza di affiancare alla qualità del prodotto un
I rappresentanti dei 10 progetti selezionati per il Foodtech Incubator 2025-2026.
Torna l’evento di riferimento per i solidi sfusi AGENDA
Il mondo delle tecnologie per polveri, granuli e solidi sfusi si prepara a convergere nuovamente a Parma per Solids Parma, in programma l’11 e 12 febbraio presso il quartiere fieristico di Fiere di Parma, hub strategico per l’industria di processo.
Ad oggi il numero degli espositori previsti ha già superato quello registrato nell’edizione 2024, che aveva chiuso con risultati significativi (143 aziende, +17% sul 2023), confermando un interesse in crescita e un mercato sempre più dinamico.
Solids prosegue il percorso di espansione, accelerando su innovazione, processi e nuovi sbocchi applicativi. Non aumentano solo le presenze, ma anche l’eterogeneità dell’offerta, a conferma del DNA trasversale della manifestazione. Accanto ai comparti storici – movimentazione, stoccaggio e trattamento dei materiali – si rafforzano settori in sviluppo come il riciclo plastico e tessile, oggi centrali nelle politiche industriali e ambientali, e tra i temi chiave delle conferenze in programma. Da segnalare anche l’ingresso di nuovi profili produttivi rispetto al tradizionale mix espositivo: dai gas industriali agli umidificatori, fino ai software per la manutenzione.
La fotografia aggiornata del mercato conferma l’alimentare come settore trainante (78,4%), seguito dal chimico (65%). In forte crescita il farmaceutico (56%), oggi tra i comparti più dinamici per numero di espositori e innovazioni presentate, fino a conquistare la top 3. Il programma convegnistico sarà uno dei punti di forza dell’edizione 2026. I partecipanti infatti potranno prendere parte a workshop, tavole rotonde e conferenze dedicate ai temi: riciclo plastico e tessile, intelligenza artificiale e robotica, normative M.O.C.A. e aggiornamenti sulle nuove regolamentazioni europee. Inoltre, saranno presentate metodologie avanzate per la caratterizzazione dei materiali granulari, tra cui test sulla flow function, con dimostrazioni pratiche e casi applicativi.
Per la prima volta la fiera ospiterà una Start-up Area, dedicata alle realtà emergenti che stanno introducendo soluzioni innovative nel settore: un’occasione di confronto diretto tra giovani player e aziende consolidate.
La manifestazione offrirà anche un’esperienza culturale con la mostra “Plastic Rebirth”, una galleria d’arte contemporanea che raccoglie opere realizzate con
materiali plastici riciclati, per valorizzare estetica, sostenibilità ed economia circolare.
Tornerà infine la Innovation Gallery, con una selezione di tecnologie all’avanguardia: una giuria presieduta da Franco Canna, direttore di Innovation Post, individuerà le 5 proposte più meritevoli, poi votate dai visitatori per l’assegnazione del Visitor Innovation Award. www.solids-parma.it
Verona regina dell’olio italiano
Sol Expo 2026 torna a Veronafiere dall’1 al 3 marzo 2026 come evento interamente dedicato alla filiera dell’olio di oliva italiano dalla produzione al consumo. Dopo il debutto come manifestazione autonoma nel 2025 e una lunga esperienza condivisa con Vinitaly, la fiera si conferma una piattaforma ibrida B2B2C rivolta a operatori professionali della ristorazione e consumatori con attività di business formazione e divulgazione.
La pagina del Presidente di
Il negazionismo scientifico
Sebastiano Porretta
Si parla di “negazionismo scientifico” quando viene rifiutato il consenso raggiunto dai ricercatori su uno o più temi, anche dopo essere stati esposti a spiegazioni esaustive e alla presentazione dei migliori dati disponibili. Un atteggiamento che spesso si accompagna a credenze in teorie pseudoscientifiche, coerenti con una visione del mondo e con la propria emotività. Può variare in intensità: da un rifiuto “a prescindere” di ogni argomento proveniente dalla comunità scientifica – in quanto élite inaffidabile, portatrice di conflitti di interesse e financo di scopi perversi – fino al rifiuto selettivo delle conclusioni raggiunte su di uno specifico argomento – per esempio, chi riconosce come corretti i dati portati dalla ricerca sul cambiamento climatico, può essere allo stesso tempo contrario alla scienza circa efficacia e necessità delle vaccinazioni.
I media, soprattutto social, ribollono di gruppi di discussione al calor bianco, dove una parte diffida sguaiatamente delle conclusioni o delle motivazioni della comunità scientifica. L’idea più comune per spiegare la situazione è che questi negazionisti siano disinformati e che una migliore comunicazione della scienza farebbe cambiare loro idea. In realtà, non è così.
Ignorando il numero irrisorio di integralisti, che sono per principio contrari a ogni affermazione scientifica e sono negazionisti o complottisti su basi psichiatriche, un paio di decenni di ricerca empirica hanno mostrato che una parte significativa di “negazionisti parziali” è mossa da atteggiamenti conservatori, da pregiudizi o da una intuizione distorta del rischio, per cui si oppongono a ogni innovazione perché considerano lo status quo come qualcosa da proteggere contro interventi che giudicano non chiari. Molti di questi individui pensano, ingannandosi, che i problemi attuali derivino da una decadenza rispetto a un passato mitico, cui si dovrebbe tornare. È difficile correggerne le opinioni e i pregiudizi, per chi vi si voglia applicare. Per di più, nel mondo liberale l’autodeterminazione è un valore importante: noi siamo stati allevati e alleviamo i nostri figli a pensare sempre con le proprie teste. Nessuno ci ha detto o dice “usate sempre la vostra testa, tranne quando si tratta di vaccini, ogm, clima, psicofarmaci. Sono cinque gli errori identificati per spiegare come ragiona chi rifiuta i fatti e la scienza: 1) raccogliere solo le prove che sembrano confermare le proprie idee e respingere tutte quelle che le confutano; 2) fare ampio affidamento alle teorie del complotto; 3) impegnarsi in ragionamenti illogici; 4) affidarsi a falsi esperti; 5) insistere sul fatto che la scienza debba essere perfetta.