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26 ALTERNATIVE AI PROMOTORI DI CRESCITA PER IL MANTENIMENTO DEL BENESSERE INTESTINALE QUALITÀ DELLE UOVA DA INCUBAZIONE : LA VERA BASE DI OGNI KPI DELL’INCUBATOIO
MIGLIORARE LA SALUTE DEL POLLAME ATTRAVERSO IMMUNOSTIMOLANTI ALIMENTARI
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➤ Marianna Caterino Per molti settembre coincide con il rientro al lavoro dopo la pausa estiva. Nel settore avicolo, naturalmente, la parola “ripartenza” ha un significato relativo: allevamenti e incubatoi non si fermano e la continuità resta una parte essenziale del lavoro. Rileggendo gli articoli di questo numero, mi sono soffermata proprio su questo aspetto. La prevenzione sanitaria è fatta in larga misura di attività quotidiane, i cui risultati non sono sempre immediatamente visibili. Ce ne accorgiamo soprattutto quando qualcosa non ha funzionato e occorre ricostruire ciò che è accaduto. Un problema riscontrato in allevamento può avere origine molto prima, già dalla qualità delle uova destinate all’incubazione. Lo stesso vale per la salute intestinale, sulla quale incidono alimentazione, condizioni ambientali e gestione. Quando invece compaiono sintomi o anomalie, la tempestività dell’intervento dipende anche dalla capacità di osservare gli animali e di svolgere correttamente necroscopia e campionamento. Una necroscopia eseguita in modo sistematico aiuta a individuare le lesioni e a scegliere quali organi campionare; le modalità di prelievo, conservazione e invio possono influire sull’affidabilità dei risultati di laboratorio. Sono attività diverse, affidate a figure professionali e momenti differenti della produzione. Nella pratica, però, sono strettamente collegate e un errore o un’informazione mancante nelle prime fasi può complicare il lavoro di chi deve intervenire successivamente. La prevenzione richiede tempo, competenza e costanza, ma ha conseguenze molto concrete. Riduce il rischio di perdite produttive, evita interventi tardivi e contribuisce a un impiego più responsabile dei trattamenti. Aspetti ancora più importanti in una fase in cui le aziende devono controllare con attenzione costi ed efficienza. Gli approfondimenti raccolti in queste pagine affrontano alcuni di questi passaggi, dall’incubazione alla nutrizione, fino al controllo delle malattie e alla diagnosi. Spero possano offrire indicazioni utili per il lavoro di ogni giorno.
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NEWS
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MERCATI
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NUTRIZIONE
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VETERINARIA
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MARKET GUIDE
COMPANY NEWS
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COMPANY FOCUS
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COMPANY FOCUS
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DOSSIER
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FOCUS
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FOCUS
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MERCATI
BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS nelle galline ovaiole: una strategia efficace contro le fusariotossine
adiCox® AP: supporto fitogenico per la salute intestinale e le performance negli avicoli
Qualità delle uova da incubazione: la vera base di ogni KPI dell’incubatoio
Alternative ai promotori di crescita per il mantenimento del benessere intestinale
Salvaguardare il mercato delle uova: in che modo il contenimento delle malattie salvaguarda la sicurezza alimentare
I produttori avicoli tedeschi chiedono prezzi più equi mentre gli standard produttivi diventano sempre più rigorosi
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SOMMARIO
SETTEMBRE 2026
Le dinamiche dell’industria globale delle uova – Parte 1: Le dinamiche della produzione mondiale di uova tra il 2015 e il 2024
L’impatto dell’origine geografica sul profilo nutrizionale e sulla qualità proteica della farina di soia
Ottenere la diagnosi: una guida pratica alle indagini sulle malattie avicole, alla necroscopia e al campionamento diagnostico
Migliorare la salute del pollame attraverso immunostimolanti alimentari
INTERNET GUIDE
◗ NEWS
PRODUZIONE DI UOVA, IL DIFFICILE EQUILIBRIO TRA BENESSERE E IMPATTO AMBIENTALE Un’analisi della produzione britannica stima un aumento delle emissioni e dell’uso del suolo negli scenari con una maggiore presenza di sistemi non in gabbia. Il confronto evidenzia i rapporti tra efficienza produttiva, mortalità e impatto ambientale, ma utilizza in parte dati raccolti oltre quindici anni fa e considera solo alcuni aspetti del benessere delle ovaiole.
Il peso dell’efficienza produttiva
Migliorare le condizioni di allevamento delle ovaiole non significa necessariamente ridurre anche l’impatto ambientale della produzione. È quanto emerge da uno studio pubblicato online il 29 luglio 2026 su Royal Society Open Science, dedicato alle politiche britanniche per l’abbandono delle gabbie. Gli autori hanno confrontato le gabbie arricchite con i sistemi a terra, all’aperto convenzionale e biologico all’aperto. Come termine di confronto sono state considerate anche le gabbie convenzionali in batteria, vietate nell’Unione europea dal 2012. Gli indicatori ambientali esaminati comprendono il potenziale di riscaldamento globale, il potenziale di acidificazione e di eutrofizzazione e l’occupazione del suolo. I sistemi non in gabbia offrono maggiori possibilità di movimento e di espressione dei comportamenti naturali; a parità di produzione complessiva, una minore efficienza può però richiedere più mangime e un numero maggiore di animali, aumentando l’impatto calcolato per chilogrammo di uova. È un risultato da leggere con cautela.
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L’analisi è stata realizzata con la metodologia Life Cycle Assessment, considerando le fasi fino all’uscita delle uova dall’azienda. Il modello comprende mangimi, prestazioni delle ovaiole, consumi energetici e gestione delle deiezioni. L’incubazione è stata esclusa per mancanza di dati; i confini dell’analisi non comprendono inoltre le successive fasi di lavorazione e distribuzione. L’unità di riferimento è un chilogrammo di uova. Il potenziale di riscaldamento globale varia da 1,80 kg di CO₂ equivalente nelle gabbie arricchite a 3,52 kg nel biologico all’aperto. Il valore stimato per l’allevamento all’aperto convenzionale è 2,21 kg, mentre il sistema a terra raggiunge 2,81 kg. Nel modello dello studio, il biologico all’aperto presenta anche i valori più elevati di eutrofizzazione e occupazione del suolo. Quest’ultima passa da 2,47 m²/anno per chilogrammo di uova nelle gabbie arricchite a 5,70 nel biologico. Gran parte della differenza deriva dai terreni necessari per produrre gli alimenti. Il maggiore potenziale di acidificazione, 63,40 g di SO₂ equivalente per chilogrammo di uova, è stato attribuito al sistema a terra. Incidono soprattutto le emissioni di ammoniaca e l’energia impiegata. In tutti i sistemi il mangime è la componente principale del potenziale di riscaldamento globale. Le differenze dipendono dall’alimento richiesto per la stessa produzione e, nel biologico, dal maggiore fabbisogno di terreno.
Otto scenari per il Regno Unito I ricercatori hanno costruito otto scenari nazionali a produzione costante. Quello di riferimento, definito business as usual, riproduce la situazione britannica del 2022: 26% in gabbie arricchite, 7% a terra, 63% all’aperto
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convenzionale e 4% biologico. Sono state poi simulate la sostituzione delle gabbie con sistemi a terra o all’aperto e l’adozione di ciascun sistema. Nello scenario di riferimento, le emissioni annuali sono stimate in 1,439 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Il trasferimento della quota prodotta in gabbia verso l’allevamento all’aperto le porterebbe a 1,523 milioni di tonnellate, con un aumento del 5,84%. Se la stessa quota fosse trasferita al sistema a terra, raggiungerebbero 1,634 milioni di tonnellate, il 13,55% in più. Nel modello, una produzione interamente basata sulle gabbie arricchite genererebbe 1,184 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, il 17,72% in meno rispetto allo scenario di riferimento. Una produzione biologica all’aperto arriverebbe a 2,316 milioni di tonnellate, con un incremento del 60,95%. Si tratta di stime ottenute con un modello deterministico, non di misurazioni in allevamento. Il lavoro non valuta la significatività statistica delle differenze né quantifica l’incertezza dei parametri. I risultati valgono per le condizioni ipotizzate dagli autori, a produzione costante.
Numero di ovaiole e mortalità La diversa efficienza incide anche sul numero di animali necessario. Lo scenario britannico del 2022 considera 40,44 milioni di ovaiole. Una produzione interamente basata sulle gabbie arricchite coinvolgerebbe 37,66 milioni di animali: 36,72 milioni arriverebbero alla fine del ciclo, mentre 0,94 milioni morirebbero durante l’allevamento. Nel sistema interamente biologico il nmumero di ovaiole salirebbe a 43,11 milioni. Per rappresentare alcuni aspetti del benessere, lo studio considera tre indicatori: numero totale di ovaiole coinvolte, mortalità e animali avviati alla macellazione a fine ciclo. Secondo i parametri adottati nel modello, i tassi di mortalità variano dal 2,5% nelle gabbie arricchite al 6% nei sistemi a terra, al 7% nell’allevamento all’aperto convenzionale e all’8% nel biologico all’aperto. Questi parametri non descrivono l’intera esperienza di vita dell’ovaiola. Restano fuori libertà di movimento, possibilità di scelta, accesso all’esterno, stato sanitario ed espressione dei comportamenti propri della specie. Il confronto non dimostra quindi una superiorità delle gabbie sul piano del benessere. I vantaggi comportamentali dei sistemi non in gabbia possono accompagnarsi ad altre criticità, tra cui una mortalità più elevata.
Dati storici e limiti del confronto Una parte rilevante dei dati sulle prestazioni produttive e sulla mortalità proviene da due studi britannici pubblicati nel 2012 e nel 2014, costruiti principalmente su informazioni raccolte nel 2009-2010. Per il calcolo degli impatti ambientali sono state impiegate anche metodologie e banche dati più recenti, ma alcuni parametri di base potrebbero non rappresentare gli allevamenti attuali. Ilias Kyriazakis, professore alla Queen’s University Belfast,
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osserva che i dati utilizzati per le prestazioni produttive e la mortalità sono ormai datati e che il settore ha migliorato prestazioni e gestione, soprattutto nei sistemi alternativi alle gabbie. Vecchi fattori relativi alle deiezioni potrebbero inoltre avere sovrastimato acidificazione ed eutrofizzazione. Christine Nicol, docente al Royal Veterinary College, ritiene che i tassi di mortalità non riflettano necessariamente la situazione attuale. L’esperienza degli allevatori ha ridotto la mortalità nei sistemi non in gabbia; nei moderni allevamenti indoor i risultati possono essere comparabili a quelli delle gabbie, mentre all’aperto e nel biologico la variabilità rimane maggiore. Laura Cardenas, ricercatrice di Rothamsted Research, ha osservato che lo studio non spiega nel dettaglio quali sostanze siano comprese nel calcolo di acidificazione ed eutrofizzazione, che riguardano rispettivamente solo lo zolfo e solo il fosforo. Adrian Williams, della Cranfield University, ha aggiunto che l’analisi non considera biodiversità, tossicità e risorse non rinnovabili, aspetti che potrebbero modificare la valutazione del biologico senza necessariamente eliminare le differenze nelle emissioni e nell’uso del suolo. L’impatto ambientale è esaminato attraverso più indicatori; il benessere è rappresentato da tre parametri indiretti e non comprende una valutazione altrettanto ampia della qualità della vita. I costi ambientali stimati non sono quindi direttamente confrontabili con i benefici comportamentali dei sistemi non in gabbia.
Ridurre l’impatto nei sistemi non in gabbia Lo studio evidenzia un problema concreto: la sostituzione delle gabbie, se accompagnata da minore efficienza alimentare, produttività più bassa o maggiore mortalità, può aumentare le risorse necessarie per produrre la stessa quantità di uova. I risultati suggeriscono che miglioramenti nell’efficienza alimentare, nelle prestazioni produttive, nella mortalità e nella gestione delle deiezioni potrebbero ridurre l’impatto dei sistemi non in gabbia, preservandone i vantaggi comportamentali. Il confronto riguarda il Regno Unito e le condizioni previste dal modello, non ogni allevamento biologico, all’aperto o in gabbia. Lo studio mostra che benessere animale e sostenibilità ambientale non sono obiettivi automaticamente coincidenti. Emissioni, uso del suolo, salute, mortalità e comportamento animale devono essere valutati insieme nelle decisioni sul futuro del settore. Fonte: Martinic O., Magrin L., Caldart V., Harrison R., Hegwood M., Gottardo F., Bartlett H., “The environmental cost of welfare-driven policy changes in UK egg production”, Royal Society Open Science, 13(7): rsos251830, 2026. DOI: 10.1098/rsos.251830.
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◗ COMPANY NEWS
FULLPOX™ 185: IL NUOVO STANDARD UNA SIRINGA INNOVATIVA INTRODOTTA NELLA LOTTA CONTRO IL VAIOLO AVIARIO Socorex Isba SA E-mail : socorex@socorex.com Sito: www.socorex.com La nuova siringa fullpox™ 185 di Socorex® coniuga design innovativo e risultati affidabili, ogni elemento è stato appositamente messo a punto per la somministrazione di vaccini contro il vaiolo aviario. Il suo sistema a doppio ago retrattile riduce al minimo il rischio di lesioni accidentali sia per l’animale che per l’operatore, mentre la somministrazione di dosi precise da 0,01 ml a ogni inoculazione garantisce l’accuratezza necessaria per un’efficace prevenzione della malattia. Il flacone riutilizzabile da 15 ml, realizzato in polipropilene (PP) di alta qualità, garantisce fino a 1.500 somministrazioni di vaccino senza interruzioni. Oltre alla sua impugnatura ergonomica, la siringa offre un meccanismo di attivazione morbido che assicura funzionamento senza sforzi e minimizza l’affaticamento della mano
Con parti completamente intercambiabili, la siringa fullpox™ 185 è costruita per durare. Il corpo in acciaio inossidabile e le parti in resina rinforzata con fibra di vetro offrono una robustezza eccezionale e resistono a un uso ripetuto, pur rimanendo leggeri e maneggevoli. Lo strumento è totalmente autoclavabile a 121 °C/250 °F.
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completamente autoclavabile a 121 °C/250 °F, tutte le sue parti sono sostituibili singolarmente. Ciò assicura una facile manutenzione e un utilizzo a lungo termine. Tali caratteristiche, che pongono qualità e comfort al primo posto, rendono la siringa doppia ultra 2810, interamente prodotta in Svizzera, una risorsa inestimabile per anni di utilizzo costante.
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◗ COMPANY FOCUS
BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS NELLE GALLINE OVAIOLE: UNA STRATEGIA EFFICACE CONTRO LE FUSARIOTOSSINE Lo studio ha valutato l’efficacia di BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS nel contrastare gli effetti delle fusariotossine nelle galline ovaiole. Il trattamento ha migliorato l’efficienza alimentare, ridotto la mortalità e aumentato la percentuale di uova commercializzabili.
intestinale e riproduttivo. Le fumonisine, a causa della loro Le micotossine sono metaboliti secondari prodotti dai funghi, natura sfingolipidica, interferiscono con il metabolismo che contaminano le materie prime e i mangimi (Bennet et cellulare dei lipidi, innescando la degenerazione al., 2023). Tra i generi fungini di maggiore rilevanza spicca epatica e compromettendo la permeabilità e la funzione il Fusarium, produttore delle cosiddette fusariotossine. Si immunodigestiva dell’epitelio intestinale (Tomaszewska tratta di un gruppo chimicamente eterogeneo che comprende et al., 2021; Kövesi et al., 2024). Analogamente, il DON composti comuni quali fumonisine, zearalenone e tricoteceni, deossinivalenolo (DON) e tossina T-2, ampiamente presenti nelle materie prime e nei mangimi (Desjardins e Proctor, ■ Tabella 1 – Livelli di contaminazione nella dieta 2007; Stanković et al., 2012). Nell’allevamento di galline ovaiole, Alimentazione contaminata l’esposizione cronica a queste tossine Alimentazione + BIŌNTE® contaminata compromette gravemente la resa produttiva. QUIMITŌX® PLUS Sebbene le galline mostrino una maggiore Fumonisine (FBs) 2360 2360 tolleranza rispetto ad altre specie, l’assunzione di mangime contaminato induce perdite Deossinivalenolo 1760 1760 nell’efficienza alimentare, cali nel peso delle (DON) uova e alterazioni fisiologiche, ematologiche Zearalenone (ZEN) 184,42 184,42 e biochimiche negli organi bersaglio (Chowdhury et al., 2005; Zhu et al., 2023). *Il livello di contaminazione da altre micotossine comuni non era significativo La tossicità specifica di queste fusariotossine (aflatossine, ocratossina A, tossina T-2). altera in modo critico i sistemi epatico,
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▲ Figura 1 – Controlli e campionamenti effettuati nel corso dello studio danneggia i tessuti caratterizzati da un elevato ricambio proteico (fegato e sistema immunitario) e altera l’integrità intestinale, provocando disbiosi (Lee et al., 2012; Zhai et al., 2022). La coesposizione a fumonisine e DON genera un’interazione sinergica che potenzia lo stress ossidativo mediato dai radicali liberi (ERO), determinando clinicamente un’enterite necrotica subclinica (Antonissen et al., 2014). Infine, la zearalenone rappresenta un rischio estrogenico cronico; induce atrofia ovarica, squilibri ormonali e infiammazione epatica (Cheng et al., 2017; Yuan et al., 2022; Wang et al., 2024). Inoltre, interferisce con il metabolismo minerale, compromettendo la qualità interna e del guscio dell’uovo (Yuan et al., 2022).
Efficacia di BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS nelle galline ovaiole Lo studio ha valutato due gruppi di galline ovaiole di 92 settimane alimentate con una dieta caratterizzata da elevata
contaminazione naturale da fusariotossine (Tabella 1). Uno dei gruppi è stato integrato con 1,5 kg/t di BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS per mitigare l’esposizione. Nel corso dello studio sperimentale sono stati monitorati i parametri produttivi e la qualità delle uova, e sono stati registrati diversi risultati emersi durante le necroscopie (Figura 1). Il periodo sperimentale è durato 6 settimane.
Risultati I volatili sottoposti alla dieta contaminata presentavano iperfagia compensatoria, consumando una quantità di mangime superiore alla norma nel tentativo di mitigare il deficit nutrizionale causato dall’interferenza delle micotossine nell’assorbimento. Al contrario, la somministrazione di BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS ha stabilizzato il consumo di mangime e incrementato l’aumento di peso, ottimizzando l’efficienza produttiva con una riduzione del 13,8% dell’indice di conversione (Figura 2).
▲ Figura 2 – Parametri di rendimento produttivo registrati
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▲ Figura 3
– Mortalità registrata
▲ Figura 4 – Percentuali relative ai tipi di uova prodotte
BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS ha ridotto la mortalità dello 0,25% durante le 6 settimane di sperimentazione, il che equivale a evitare la perdita di 163 volatili su un totale di 65.190 galline. Tale riduzione è stata ottenuta non solo grazie all’assorbimento delle micotossine, ma anche grazie alle sue proprietà postbiotiche, antinfiammatorie e immunomodulanti, che ottimizzano lo stato immunitario dei volatili e ne aumentano la resilienza nei confronti di fattori di stress e agenti patogeni (Figura 3).
Il prodotto ha aumentato del 2,7% la percentuale di uova intatte commercializzabili, riducendo il numero di quelle rotte e sporche. Questi risultati contrastano l’impatto negativo delle micotossine sulla resa (Kulcsár et al., 2023). In particolare, tossine come il DON riducono le dimensioni delle uova e compromettono la resistenza del guscio, interferendo con il metabolismo del calcio, dello zinco e delle vitamine A, E e D3 (Danicke et al., 2002; Kubena et al., 1987; Devegowda et al., 2008) (Figura 4).
▲ Figura 5 – Peso relativo del fegato
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▲ Figura 6 – Peso relativo dell'intestino BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS ha determinato una riduzione dello 0,26% del peso relativo del fegato. Tale diminuzione è un indicatore chiave della riduzione dell’infiammazione e della degenerazione epatica (Kövesi et al., 2024; Lee et al., 2012). Preservando l’integrità del fegato, organo fondamentale nel metabolismo lipidico e nella sintesi del tuorlo, il prodotto garantisce la continuità della produzione nelle galline sottoposte a stress (Figura 5). BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS ha determinato una riduzione dello 0,72% del peso relativo dell’intestino, il che riflette un significativo alleviamento dell’infiammazione dell’epitelio, consentendo all’animale di ottimizzare l’assorbimento nutrizionale (Tomaszewska et al., 2021) (Figura 6). Inoltre, BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS ha ridotto il peso relativo del ventriglio, dei reni e della sacca di Fabricio. Queste riduzioni suggeriscono una minore irritazione del tratto digestivo e un alleggerimento dello stress metabolico a carico degli organi di escrezione e di difesa. Nel complesso, questi dati confermano che il prodotto agisce a
livello sistemico, proteggendo l’integrità degli organi chiave (Figura 7).
Conclusione In conclusione, l’esposizione cronica alle fusariotossine compromette la resa produttiva e la salute generale delle galline ovaiole. L’uso di BIŌNTE® QUIMITŌX® PLUS ha dimostrato un’elevata efficacia nel mitigare questi effetti avversi, agendo come un protettore metabolico completo contro le micotossine. Il prodotto ripristina l’omeostasi fisiologica e l’efficienza nell’assorbimento dei nutrienti. Questo miglioramento sistemico della salute animale si traduce direttamente in un’ottimizzazione della resa produttiva, garantendo una maggiore sopravvivenza e una qualità superiore delle uova. Per maggior informazioni visitare www.apsaitalia.com Articolo sponsorizzarto
▲ Figura 7 – Peso relativo del ventriglio, dei reni e della sacca di Fabricio
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◗ COMPANY FOCUS
ADICOX® AP: SUPPORTO FITOGENICO PER LA SALUTE INTESTINALE E LE PERFORMANCE NEGLI AVICOLI adiCox® AP è una soluzione fitogenica multifunzionale sviluppata per sostenere la salute intestinale, le performance produttive e la qualità dei prodotti avicoli. Studi sperimentali e prove di campo ne evidenziano i benefici nel controllo della coccidiosi, nell’efficienza alimentare, nella qualità delle uova e nella sostenibilità degli allevamenti. ➤ Sepideh Fallahi,
Paulina Abramowicz‑Pindor Dipartimento Ricerca e Sviluppo, AdiFeed
La moderna produzione avicola deve affrontare una crescente pressione per mantenere elevate performance e qualità del prodotto, garantendo al contempo il benessere animale in condizioni difficili. Tra queste vi sono l’elevata densità di allevamento, lo stress ambientale e l’esposizione continua a numerosi microrganismi patogeni. Tra le patologie enteriche, la coccidiosi rappresenta una delle principali cause di perdite economiche, poiché compromette l’integrità intestinale, la digeribilità dei nutrienti e le performance produttive. Le strategie convenzionali di controllo si basano principalmente sull’impiego di anticoccidici e vaccini. Tuttavia, l’insorgenza di resistenze, il rischio di residui nei prodotti di origine animale e le crescenti richieste di produzioni antibiotic-free stanno incentivando la ricerca di soluzioni alternative e complementari con efficacia scientificamente documentata. I composti fitogenici, in particolare i fitoncidi, hanno attirato notevole interesse grazie alle loro molteplici proprietà biologiche. adiCox® AP è una formulazione fitogenica standardizzata sviluppata per supportare l’integrità intestinale, massimizzare l’utilizzo dei nutrienti, migliorare le performance produttive e sostenere il sistema immunitario in condizioni di allevamento commerciale.
Un approccio fitogenico multifunzionale adiCox® AP è una miscela concentrata di composti bioattivi di origine vegetale, tra cui curcuma, peperoncino rosso, senape bianca, calamo e saponaria. La formulazione
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è supportata dall’aggiunta di lipidi e ferro per migliorarne la stabilità durante la produzione dei mangimi e consentire un rilascio controllato nel tratto gastrointestinale. Inoltre, mostra un ampio spettro di attività biologiche, comprese
azioni antimicrobiche, antifungine e antiprotozoarie. Tali attività si esplicano attraverso meccanismi come l’alterazione delle membrane cellulari microbiche e l’inibizione di vie metaboliche essenziali. adiCox® AP favorisce inoltre l’integrità dell’epitelio intestinale, stimolando la rigenerazione della mucosa e migliorando la funzionalità delle giunzioni strette (tight junctions), contribuendo così al miglioramento della salute intestinale e a una maggiore resistenza alle patologie enteriche. Inoltre, i costituenti fitogenici presentano proprietà antiossidanti, che possono contribuire ad attenuare lo stress ossidativo a livello cellulare. Questo aspetto è particolarmente rilevante nelle condizioni di allevamento intensivo, nelle quali uno squilibrio ossidativo può compromettere la funzionalità intestinale e la salute sistemica.
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■ Tabella 1 – Microflora dell’intestino tenue nei polli Hubbard Flex e Hubbard JA 957 Warsaw University of Life Sciences, Polonia, 2013. Batteri
Gruppo
Hubbard Flex
Hubbard JA 957
Media
SE
Media
SE
P tra i genotipi
Mesofili coltivati su agar
C
1.2×106
1.90×106
3.3×109 A
5.8×109
0.000
P1=0.353
A
0.8×106
1.28×106
0.3×109 C
7.5×109
0.000
P2=0.000
M
6
6
3.76×10
Enterobacteriacea
C
6A
2.1×10
6
6.14×10
P1=0.008
A
0.3×106 C
6
P2=0.017
M
Lactobacillaceae
C
P1=0.173
A
P2=0.022
M
0.4×10
9B
9
1.0×10
0.000
9a
6
4.2×10
0.863
4.67×10
9c
1.1×10
8
3.7×10
0.000
0.7×106 B
2.17×106
1.8×109 b
6.8×108
0.040
0.9×10
6
6
3.09×10
9c
9
9.8×10
0.000
1.1×10
6
6
3.95×10
9a
9
9.8×10
0.000
6
6
9b
9
0.000
1.4×10
1.3×10
1.78×10
2.2×10
0.2×10
9.1×10 2.2×10
3.5×10
C: controllo; A: adiCox® AP; M: coccidiostatico a base di monensin I valori contrassegnati da lettere in apice differenti all'interno della stessa colonna differiscono in modo significativo: A, B p ≤0,01; a, b p ≤0,05. P1: gruppo Hubbard Flex. P2: gruppo Hubbard JA 957.
▲ Figura 1 – Lume intestinale di un broiler sottoposto a infezione da Eimeria Wrocław University of Environmental and Life Sciences, Polonia, 2009.
Performance zootecniche, benessere e qualità del prodotto: risultati delle prove I risultati ottenuti da diversi studi sperimentali e prove di campo indicano che l’integrazione alimentare con adiCox® AP ha migliorato in modo costante le performance nei broiler e nelle galline ovaiole. ▲ Figura 2 – Numero di oocisti per grammo di feci (OPG) nei gruppi trattati con amprolio e adiCox® AP National Pingtung University of Science and Technology, Taiwan, 2021.
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■ Tabella 2 – Parametri produttivi nei polli a rapido accrescimento (6 settimane) e a lento accrescimento (9 settimane)
Hubbard Flex
Gruppo
Hubbard JA 957
BW (g)
Mortalità (%)
BW (g)
Mortalità (%)
C
2477B
5.72a
3543
4.33a
A
2548A
1.82b
3582
2.60b
M
2541A
3.38b
3526
3.16b
SE
145.6
1.1
145.6
1.1
C: controllo; A: adiCox® AP; M: coccidiostatico a base di monensin. I valori contrassegnati da lettere in apice differenti all’interno della stessa colonna differiscono in modo significativo: A, B p ≤0.01; a, b p ≤0.05.
Warsaw University of Life Sciences, Polonia, 2013.
■ Tabella 3 – Marcatori di infiammazione nei broiler Polish Academy of Sciences, Polonia, 2022. Parametri
adiCox® (mg/kg)
TNF-α nel sangue1 (ng/L)
0
60
100
10.87a
9.00b
9.98ab
ESM
Valore P
0.313
0.045
Questi cambiamenti sono stati associati a un migliore utilizzo dei nutrienti, minore mortalità e maggiore peso finale (Tabella 1 e Tabella 2).
In condizioni sperimentali di challenge da coccidi, adiCox® 112B 107B 4.19 <0.001 148A TNF- α nel muscolo AP ha dimostrato di sostenere pettorale (pg/g tissue) l’integrità intestinale (Figura 1), ridurre i danni alla mucosa e diminuire l’escrezione di oocisti ¹ Fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α). (Figura 2). In alcuni modelli I valori contrassegnati da lettere in apice differenti nella stessa riga differiscono in modo sperimentali, l’efficacia osservata significativo: A, B p≤0.01; a, b p≤0.05. è risultata comparabile a quella delle strategie anticoccidiche convenzionali sia come soluzione autonoma sia nell’ambito Nei broiler, il prodotto ha migliorato l’efficienza alimentare di programmi integrati di controllo. Sono stati inoltre e la crescita, riducendo l’indice di conversione alimentare documentati miglioramenti istomorfologici, tra cui un (FCR) e aumentando l’indice di efficienza produttiva aumento dell’altezza dei villi intestinali e una riduzione (PEI). Sono stati inoltre osservati effetti positivi sulla dell’infiltrazione di cellule infiammatorie. qualità della carne, con minore perdita di liquidi, maggiore adiCox® AP ha inoltre mostrato la capacità di modulare capacità di trattenere acqua e riduzione dell’incidenza importanti risposte citochiniche, in particolare attraverso di miopatie muscolari, effetti che potrebbero riflettere un una significativa riduzione delle concentrazioni di TNF‑α miglioramento dello stato metabolico e una riduzione dei nel sangue e nel tessuto muscolare, suggerendo una migliore processi infiammatori. capacità degli animali di affrontare lo stress produttivo (Tabella 3). adiCox® AP ha contribuito a modulare il microbiota Nelle galline ovaiole, l’inclusione di adiCox® AP nella dieta intestinale riducendo la presenza di batteri patogeni e ha determinato un miglioramento delle performance di favorendo lo sviluppo di microrganismi benefici, contribuendo deposizione, con aumento del tasso di ovodeposizione e della così alla creazione di un ambiente intestinale più stabile. persistenza produttiva. ■ Tabella 4 – Qualità dell’uovo e caratteristiche sensoriali al termine del periodo di produzione Wrocław University of Environmental and Life Sciences, Polonia, 2022. Gruppo
Peso dell’uovo (g)
Indice di forma (%)
Resistenza del guscio (N)
Peso del tuorlo (g)
Peso del guscio (g)
Unità Haugh
Gusto
Struttura dell’albume
Sgusciabilità
adiCox® AP
67.61
66.65A
41.91
18.13A
9.01A
86.05
5.50A
7.00
7.00A
Control
67.56
60.63B
39.16
16.37B
8.23B
83.85
4.38B
6.13
4.88B
I valori contrassegnati da lettere in apice differenti nella stessa colonna differiscono in modo significativo: A, B p ≤0.01.
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Sono stati osservati miglioramenti significativi della qualità dell’uovo, inclusi una maggiore resistenza del guscio, valori più elevati di unità Haugh, una migliore struttura dell’albume e una pigmentazione più intensa del tuorlo. Tali effetti si sono mantenuti anche nelle fasi avanzate del ciclo produttivo, un aspetto di rilevante importanza economica. Il miglioramento della qualità delle uova è inoltre associato a caratteristiche sensoriali superiori e a un maggior apprezzamento da parte dei consumatori (Tabella 4).
▲ Figura 3 – Tasso mensile di deposizione delle uova durante il periodo sperimentale
Oltre alle performance: sostenibilità Il miglior utilizzo dei nutrienti associato all’impiego di adiCox® AP contribuisce a ridurre l’escrezione di azoto e le emissioni di ammoniaca, promuovendo un approccio più sostenibile e diminuendo l’impatto ambientale della produzione avicola. Tali effetti sono coerenti con le attuali strategie volte a migliorare la sostenibilità dei sistemi di produzione animale. adiCox® AP può essere impiegato in un’ampia gamma di condizioni di allevamento, in particolare durante i periodi di maggiore stress fisiologico, nelle fasi di transizione alimentare o in presenza di un’elevata pressione patogena. La sua compatibilità con altre strategie nutrizionali e di gestione sanitaria ne facilita l’integrazione nei sistemi produttivi esistenti, contribuendo al contempo a ridurre la dipendenza dai principi attivi di sintesi.
Wrocław University of Environmental and Life Sciences, Polonia, 2022.
Una soluzione pratica per la moderna produzione avicola adiCox® AP rappresenta una strategia fitogenica multifunzionale in grado di supportare le performance produttive, la salute intestinale e la qualità dei prodotti avicoli. Grazie alla combinazione delle sue proprietà antimicrobiche, antiprotozoarie, antiossidanti e immunomodulanti, consente agli animali di esprimere più efficacemente il proprio potenziale genetico produttivo. La sua capacità di migliorare l'efficienza produttiva, preservare la qualità dei prodotti e promuovere la sostenibilità ne fa uno strumento di grande valore, in linea con le attuali esigenze del settore e con la crescente domanda di sistemi di produzione privi di antibiotici. Distributore italiano Albitalia: www.albitalia.com Articolo sponsorizzato
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◗ DOSSIER
QUALITÀ DELLE UOVA DA INCUBAZIONE: LA VERA BASE DI OGNI KPI DELL’INCUBATOIO Nell’attuale industria avicola globale, le prestazioni degli incubatoi vengono misurate sempre più attraverso indicatori chiave di performance (KPI) precisi, come fertilità, schiudibilità, schiusa delle uova feconde, andamento della mortalità embrionale, uniformità dei pulcini, mortalità della prima settimana, rendimento in pulcini ed efficienza complessiva dell’incubazione. ➤ Rasel Ahmed
Specialista in incubazione e gestione dell’incubatoio
Mentre gli incubatoi moderni stanno investendo in incubatrici avanzate, automazione e sistemi di monitoraggio digitale, una verità fondamentale rimane immutata: la qualità delle uova da incubazione è il singolo fattore più influente di ogni KPI dell’incubatoio. Nessuna tecnologia, nessuna macchina e nessun profilo di incubazione possono compensare uova da incubazione di scarsa qualità. Se il materiale biologico iniziale è compromesso, i risultati successivi ne risentiranno sempre. Pertanto, la qualità delle uova deve essere gestita come pilastro strategico, non come semplice passaggio operativo.
Perché la qualità delle uova da incubazione determina le prestazioni dell’incubatoio? Un uovo da incubazione non è solo un guscio. È un sistema biologico vivente che contiene un embrione altamente sensibile, il quale richiede condizioni strutturali, fisiche, microbiologiche e fisiologiche ottimali. Quando la qualità dell’uovo è buona, l’embrione si sviluppa senza intoppi, la finestra di schiusa rimane ristretta, i pulcini escono forti, uniformi, attivi e sani. Quando la qualità è scarsa, la schiudibilità cala, la mortalità aumenta, i pulcini risultano deboli e le performance in campo peggiorano. Molti studi e anni di esperienza negli incubatoi dimostrano chiaramente che circa il 40–70% delle prestazioni
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dell’incubatoio dipende dalla qualità dell’uovo e dalla sua manipolazione pre-incubazione. Quindi, se si vogliono KPI solidi, la prima cosa da proteggere è l’uovo.
Come appare un buon uovo da incubazione? Un buon uovo da incubazione presenta un guscio pulito, resistente, forma corretta, dimensione adeguata alla linea genetica e all’età della riproduttrice, senza crepe visibili. All’interno deve essere fresco, con albume di buona qualità, tuorlo stabile e camera d’aria ben definita; deve essere microbiologicamente pulito, non eccessivamente contaminato e non troppo vecchio. In poche parole: un buon uovo è pulito, fresco, resistente, uniforme e biologicamente sano. Questo uovo offre all’embrione le migliori possibilità di sopravvivenza e sviluppo ottimale.
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■ Haugh Unit (HU): lo standard globale per la qualità dell’albume Haugh unit
Qualità dell’albume
Interpretazione in incubatoio
≥85
Excellent
Ideale per l’incubazione
75–84
Good
Accettabile
65–74
Fair
Rischio aumentato
<65
Poor
Alto rischio di perdita embrionale
Qualità interna dell’uovo: il punto forte nascosto dei KPI dell’incubatoio La qualità del guscio è solo la parte visibile della qualità dell’uovo. La vera performance biologica è determinata dalla qualità interna – albume, tuorlo e camera d’aria – che controlla direttamente la sopravvivenza dell’embrione, il tasso di crescita e la vitalità dei pulcini. Qualità dell’albume L’albume (chiaro d’uovo) rappresenta la principale fonte di acqua, proteine e agenti antimicrobici per l’embrione in sviluppo. Una scarsa qualità dell’albume porta a un’aumentata mortalità embrionale precoce e a uno sviluppo debole della CAM (membrana corioallantoidea). Con una conservazione inadeguata, temperature elevate o tempi di stoccaggio prolungati, l’HU (indice Haugh) cala rapidamente e immediatamente, riducendo la schiudibilità e la qualità dei pulcini.
Proprio per questo la qualità delle uova da incubazione rappresenta la vera base biologica di ogni KPI dell’incubatoio.
Le uova che non dovrebbero mai entrare negli incubatoi
Ogni incubatoio dovrebbe essere estremamente rigoroso nel rifiutare le uova non idonee. Inserire uova di scarsa qualità non significa salvarle: al contrario, compromette la schiudibilità, aumenta il rischio di contaminazione e danneggia la qualità complessiva dei pulcini. Le uova che non dovrebbero essere incubate sono: • uova raccolte da terra • uova sporche o contaminate da feci • uova incrinate o con microfratture • uova con forma fortemente anomala • uova a doppio tuorlo • uova molto piccole o sottopeso • uova con guscio sottile o poroso • uova conservate troppo a lungo senza adeguate condizioni Quando queste uova vengono incubate, si osserva un aumento della mortalità embrionale precoce, un maggior numero di morti tardive in guscio, più uova contaminate, un incremento delle uova esplose, una qualità inferiore dei pulcini, immunità più debole e una maggiore mortalità nella prima settimana di vita. Quindi, lo scarto non è una perdita, ma una forma di protezione.
Qualità del tuorlo Il tuorlo fornisce energia, grassi, vitamine e minerali all’embrione. Le caratteristiche di un tuorlo di buona qualità includono forma tonda e una consistenza compatta, membrana vitellina resistente, posizione stabile, profilo bilanciato degli acidi grassi elevato e alto contenuto di vitamine A, E e carotenoidi. Una scarsa qualità del tuorlo causa morte embrionale precoce, pulcini deboli con bassa energia, scarso sviluppo immunitario e maggiore mortalità nella prima settimana. Qualità della camera d’aria La camera d’aria riflette l’età dell’uovo e la qualità dello stoccaggio: le uova fresche presentano una camera d’aria piccola e stabile; uova vecchie o mal conservate hanno una camera d’aria grande e instabile. Una camera d’aria troppo grande provoca eccessiva perdita di umidità, pipping interno ritardato, pulcini deboli e disidratati e maggiore incidenza di morti in guscio.
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Quando uova di scarsa qualità entrano nell’incubatrice, il problema non rimane isolato ma si amplifica. Per questo motivo la selezione delle uova rappresenta una decisione critica sia per la biosicurezza sia per le performance produttive.
Come proteggere la qualità dell’uovo: dall’allevamento all’incubatoio Cosa accade realmente quando si incubano uova di scarsa qualità? Analizziamo alcune categorie comuni di uova non idonee e il loro impatto. 1. Uova sporche o contaminate Queste uova presentano un elevato carico batterico e fungino proveniente da feci, lettiera o ambiente. All’interno dell’incubatrice, calore e umidità creano condizioni ideali per la proliferazione microbica. L’infezione si diffonde alle uova vicine attraverso il movimento dell’aria, causando uova contaminate, uova putrefatte, cattivi odori, uova esplose e pulcini non sani. I pulcini derivanti da esse sviluppano frequentemente infezioni del sacco vitellino e muoiono precocemente.
La gestione della qualità dell’uovo non è responsabilità esclusiva dell’incubatoio. È un processo che coinvolge l’intera filiera, a partire dall’allevamento dei riproduttori fino al momento in cui l’uovo entra nell’incubatrice.
1. Nell’allevamento dei riproduttori La qualità dell’uovo si costruisce in allevamento, non si può correggere successivamente. Igiene e progettazione dei nidi Una buona igiene dei nidi, dei sistemi di deposizione confortevoli e una progettazione adeguata sono fondamentali. Nidi puliti e asciutti riducono la presenza di uova sporche e uova deposte a terra. Un nido confortevole stimola le galline a deporre nel nido anziché a terra, preservando la qualità del guscio e quella interna dell’uovo.
2. Uova da terra Le uova raccolte da terra assorbono umidità, ammoniaca, sporco e microrganismi. Presentano generalmente gusci più deboli. Hanno una schiudibilità inferiore e danno origine a pulcini deboli e stressati.
Illuminazione e gestione del gruppo Programmi di illuminazione corretti e una buona gestione dell’allevamento aiutano le galline a deporre nel nido nel momento appropriato della giornata. Questo riduce le uova a terra e limita i rischi di contaminazione e i danni meccanici.
3. Uova incrinate o con microfratture Anche crepe molto piccole e non visibili alterano gli scambi gassosi, provocano perdita di umidità e permettono l’ingresso di batteri. Gli embrioni in queste uova spesso muoiono precocemente o non riescono a schiudersi correttamente. Molti pulcini completamente sviluppati rimangono morti nel guscio.
Alimentazione e stato sanitario dei riproduttori I programmi nutrizionali e sanitari dei riproduttori svolgono un ruolo chiave nella formazione di gusci resistenti e di un’elevata qualità interna dell’uovo. Un corretto equilibrio di calcio, fosforo, vitamina D3, microelementi e una buona salute intestinale garantiscono una resistenza ottimale del guscio e una buona qualità dell’albume.
4. Uova deformi o anomale Se l’uovo è troppo rotondo, troppo allungato, rugoso o deformato, il trasferimento di calore risulta non uniforme e l’embrione assume spesso una posizione errata, con conseguente aumento della mortalità e delle deformità nei pulcini.
Gestione dei maschi La gestione dei maschi influisce direttamente su fertilità e schiudibilità. Un peso corporeo adeguato, una buona uniformità, uno stato sanitario ottimale e un’attività di accoppiamento efficiente assicurano un’elevata produzione di uova fertili e riducono le perdite embrionali precoci.
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2. Raccolta e gestione delle uova in allevamento Raccolta frequente e delicata Le uova devono essere raccolte con delicatezza e con elevata frequenza, quindi collocate in vassoi puliti e disinfettati. Una manipolazione brusca provoca microfratture e danni interni spesso invisibili, ma in grado di ridurre significativamente la schiudibilità e la qualità dei pulcini. Corretta orientazione dell’uovo Le uova devono essere sempre mantenute con il polo largo rivolto verso l’alto, per proteggere la camera d’aria e la posizione dell’embrione. Non devono mai essere stoccate o trasportate con il polo stretto verso l’alto. Lavaggio e sanificazione delle uova Le uova non devono mai essere lavate in modo non controllato. Se il lavaggio è necessario, deve essere eseguito seguendo una procedura rigorosa e validata, con temperatura dell’acqua, concentrazione del disinfettante e fase di asciugatura adeguate; in caso contrario, i pori del guscio si potrebbero aprire e i batteri penetrare all’interno.
3. Sistemi automatici/robotizzati di raccolta e gestione delle uova Con i sistemi automatici o robotizzati di raccolta, la precisione meccanica diventa un importante fattore per la qualità dell’uovo.
Punti critici e aspetti di controllo 1. Velocità dei nastri e altezze di caduta. Una velocità eccessiva o distanze di caduta elevate provocano incrinature e danni interni al guscio. Tutti i punti di trasferimento devono essere ammortizzati e ottimizzati per ridurre al minimo gli impatti. 2. Allineamento dei rulli e condizioni dei nastri. Rulli disallineati, nastri usurati o sistemi di ammortizzamento danneggiati aumentano vibrazioni e stress meccanico. Sono fondamentali ispezioni e manutenzioni regolari. 3. Accumuli e contropressione delle uova. Guasti meccanici che causano accumuli di uova portano a urti e rotture del guscio. I sensori di allarme devono essere pienamente funzionanti e il personale deve essere formato per intervenire tempestivamente. 4. Pressione di presa nei sistemi robotizzati. I sistemi robotizzati di pick and place devono utilizzare una pressione di aspirazione o di presa adeguata. Una pressione eccessiva
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provoca danni al guscio non visibili, mentre una pressione insufficiente causa cadute e incrinature. 5. Controllo ambientale durante la raccolta. Temperatura e umidità nell’area di raccolta devono essere gestite per evitare la formazione di condensa. Variazioni termiche improvvise aumentano il rischio di penetrazione batterica e contaminazione interna dell’uovo.
Trasporto dall’allevamento all’incubatoio I sistemi di trasporto devono essere puliti, disinfettati e a temperatura controllata. Variazioni improvvise di temperatura, vibrazioni e urti possono danneggiare le strutture interne dell’uovo e favorire la condensazione. Mantenere 18–20 °C e 70–75% di umidità relativa per prevenire la sudorazione del guscio e lo shock da perdita di umidità. Evitare vibrazioni, strade dissestate e frenate brusche, che causano danni interni.
Conservazione delle uova e pre-riscaldamento prima dell’incubazione La conservazione delle uova è un punto critico di controllo, poiché è in questa fase che la qualità interna può essere preservata o compromessa. L’obiettivo dello stoccaggio è rallentare lo sviluppo embrionale senza danneggiare la qualità dell’albume né aumentare il rischio microbiologico. Per uova conservate fino a sette giorni, si raccomanda una temperatura di 16–18 °C; se la conservazione superasse i sette giorni, la temperatura dovrebbe essere ridotta a 15–16 °C per rallentare ulteriormente il metabolismo embrionale e proteggere la qualità dell’albume. L’umidità relativa dovrebbe essere mantenuta tra il 75 e l’80% per prevenire un’eccessiva perdita di umidità, evitando al contempo la condensazione. Un’umidità troppo bassa provoca un rapido aumento della camera d’aria e disidratazione, mentre un’umidità elevata aumenta il rischio di “sudorazione” del guscio e di penetrazione batterica.
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Selezione e classificazione delle uova Prima dell’incubazione, le uova devono essere attentamente classificate. I moderni incubatoi in tutto il mondo utilizzano oggi tecnologie come calibratrici automatiche, rilevatori di incrinature, sistemi di visione e scanner per supportare il processo decisionale umano. La classificazione consente di mantenere l’uniformità della dimensione delle uova, eliminare quelle difettose e favorire schiuse più sincronizzate.
Cosa succede ai KPI quando la qualità delle uova viene trascurata?
Per uova conservate oltre sette giorni, è essenziale una rotazione regolare durante lo stoccaggio. La rotazione impedisce al tuorlo e all’embrione di aderire alle membrane del guscio e favorisce una migliore vitalità embrionale dopo l’avvio dell’incubazione. Prima dell’ingresso nelle incubatrici, le uova devono essere preriscaldate gradualmente fino a 24–26 °C. Un riscaldamento lento e uniforme previene la condensazione e lo shock termico, consentendo all’embrione di riprendere lo sviluppo in modo controllato. Una corretta conservazione e gestione pre-incubazione preservano la qualità interna dell’uovo e migliorano direttamente la schiudibilità, la qualità dei pulcini e l’uniformità della finestra di schiusa.
Quando la qualità delle uova non è gestita correttamente, gli incubatoi registrano una minore schiudibilità, una maggiore mortalità precoce o tardiva, una finestra di schiusa irregolare, pulcini deboli, un aumento dello scarto dei pulcini, maggiori problemi igienico-sanitari e costi più elevati. Il problema non si limita all’incubatoio: si ripercuote sull’allevamento, influenzando crescita, stato sanitario, indice di conversione alimentare (FCR) e redditività complessiva. La scarsa qualità delle uova non è solo un problema dell’incubatoio, ma una perdita economica lungo tutta la filiera.
Conclusione In un contesto in cui le aziende avicole competono su efficienza, biosicurezza e performance, la qualità delle uova da incubazione rimane il fattore più determinante per il successo dell’incubatoio. Il percorso verso un pulcino robusto inizia nel reparto riproduttori, prosegue in ogni fase di manipolazione e si conclude all’interno dell’incubatrice. Pulcini sani, uniformi e di alta qualità sono sempre il risultato di uova sane, pulite e gestite correttamente. Gli incubatoi che attribuiscono reale importanza alla qualità delle uova ottengono sistematicamente migliori percentuali di schiusa, pulcini più robusti, migliori risultati in allevamento e una maggiore redditività. Perché, alla fine, la regola è sempre valida: pulcini di qualità nascono da uova di qualità.
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◗ FOCUS
ALTERNATIVE AI PROMOTORI DI CRESCITA PER IL MANTENIMENTO DEL BENESSERE INTESTINALE La salute dell’intestino è oggi uno dei pilastri del benessere e delle performance dei polli: un microbiota equilibrato e una barriera intestinale integra permettono di sfruttare al meglio la dieta. Probiotici, prebiotici, acidi organici, fitogenici ed enzimi di nuova generazione (come la muramidasi) aiutano a controllare i patogeni, ridurre l’infiammazione e migliorare digestione ed efficienza alimentare, ma funzionano davvero solo se inseriti in una gestione accurata di allevamento e biosicurezza.
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➤ Francesca Leone Dottoressa in scienze e tecnologie delle produzioni animali Dottoranda in scienze ambientali
Introduzione Per decenni, l’impiego di promotori di crescita (Animal Growth Promoters, AGP) ha rappresentato uno strumento fondamentale per migliorare l’efficienza produttiva degli animali da reddito. In particolare, l’utilizzo di antibiotici a basse dosi permetteva di aumentare gli accrescimenti giornalieri, migliorare l’indice di conversione alimentare e ridurre l’impatto delle enteropatie subcliniche. Tali effetti erano attribuiti principalmente alla capacità di modulare il microbiota, riducendo la pressione dei patogeni e il livello di infiammazione cronica della mucosa intestinale. Tuttavia, un’esposizione bassa e costante di questi farmaci permetteva ai batteri di sviluppare geni di resistenza. Con il progressivo aumento della diffusione del fenomeno dell’antibioticoresistenza (AMR), nel 2006 l’Unione Europea ha vietato l’utilizzo degli AGP, considerati i rischi che comportavano sulla salute umana. In questo contesto, l’industria avicola ha cercato delle alternative valide per mantenere e promuovere la salute intestinale, riconosciuta oggi come uno dei principali determinanti delle performance produttive e del benessere animale. Infatti, negli ultimi anni il concetto di gut
health (salute intestinale) ha assunto un ruolo centrale nella nutrizione: sebbene non esista una definizione universale, il benessere intestinale può essere descritto come la condizione fisiologica in cui microbiota, epitelio intestinale, sistema immunitario e funzioni digestive operano in equilibrio dinamico. L’intestino non è semplicemente un organo digestivo, ma un ecosistema altamente specializzato nel quale diversi attori interagiscono continuamente influenzando la salute, l’efficienza metabolica e, di conseguenza, le performance degli animali. Pertanto, le alternative agli AGP mirano a preservare l’integrità della barriera intestinale, ottimizzare il microbiota e ridurre l’infiammazione enterica senza esercitare la pressione selettiva tipica degli antibiotici. Tuttavia, le alternative emerse negli ultimi decenni sono efficaci e utili se associate a una buona e corretta gestione dell’allevamento, perciò devono essere considerate strumenti di supporto all’interno di un sistema multifattoriale e non sostituti diretti dell’effetto ottenuto storicamente dagli AGP.
Probiotici, prebiotici e simbiotici I probiotici costituiscono una delle strategie più approfondite e consolidate nel panorama degli additivi funzionali per il benessere intestinale. Si tratta di microrganismi vivi e benefici, principalmente appartenenti ai generi Bacillus, Lactobacillus, Bifidobacterium ed Enterococcus, selezionati
per la loro capacità di colonizzare stabilmente l’intestino e di esercitare un’azione modulante sull’ecosistema microbico. Il loro effetto si esplica attraverso diversi meccanismi complementari: esclusione competitiva nei confronti dei patogeni, produzione di metaboliti antimicrobici, miglioramento dell’integrità della barriera intestinale e regolazione delle risposte immunitarie sia innate che adattative. In questo modo contribuiscono a mantenere un ambiente enterico più resiliente, funzionale e meno suscettibile a disbiosi. I prebiotici, tra cui mannanoligosaccaridi (MOS), fruttooligosaccaridi (FOS), galatto-oligosaccaridi (GOS), xilooligosaccaridi (XOS) e β‑glucani, rappresentano invece substrati non digeribili che fungono da fonte energetica selettiva per i microrganismi benefici. La loro fermentazione porta alla produzione di acidi grassi a corta catena, fondamentali per il trofismo degli enterociti, la riduzione del pH intestinale e la modulazione delle popolazioni microbiche. Attraverso questi processi, i prebiotici contribuiscono a rafforzare l’omeostasi intestinale, migliorare la funzionalità digestiva e ridurre l’impatto di condizioni stressogene. L’integrazione sinergica di probiotici e prebiotici ha portato allo sviluppo dei simbiotici, formulazioni concepite per massimizzare l’efficacia del microrganismo vivo fornendogli simultaneamente il substrato necessario per la sua colonizzazione, persistenza e attività metabolica. Questa combinazione permette di ottenere un effetto più robusto e duraturo sulla struttura e sulla funzionalità del microbiota, con ricadute positive sulla salute intestinale, sull’efficienza alimentare e sulle performance produttive degli animali.
Acidi organici Gli acidi organici rappresentano una delle strategie nutrizionali più consolidate e sono attualmente impiegati in numerose specie zootecniche con l’obiettivo di migliorare la salute intestinale, controllare la proliferazione dei patogeni enterici e ottimizzare l’utilizzazione dei nutrienti. Tra i composti maggiormente utilizzati figurano l’acido formico, propionico, lattico e butirrico, spesso impiegati in forma protetta o microincapsulata per consentire il rilascio nei tratti più distali dell’apparato gastrointestinale. Per molti anni l’efficacia degli acidi organici è stata attribuita esclusivamente alla loro capacità di ridurre il pH del contenuto gastrointestinale. In realtà, le evidenze più recenti mostrano che i loro effetti biologici sono significativamente più complessi e coinvolgono numerosi processi correlati alla fisiologia intestinale e all’interazione ospite-microbiota. Dal punto di vista microbiologico, gli acidi organici esercitano un’importante attività di controllo nei confronti di batteri indesiderati quali Escherichia coli, Salmonella spp. e Clostridium perfringens. La forma non dissociata dell’acido è in grado di attraversare la membrana cellulare batterica; una volta penetrata nel citoplasma, caratterizzato da un pH più elevato, la molecola si dissocia liberando
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protoni e anioni. Questo processo determina una riduzione del pH intracellulare e altera l’omeostasi metabolica del batterio, costringendolo a consumare energia per ristabilire l’equilibrio protonico. Quando tale meccanismo supera la capacità di adattamento della cellula, la crescita batterica viene inibita o arrestata. Oltre all’azione antimicrobica, gli acidi organici influenzano favorevolmente i processi digestivi. La riduzione del pH gastrico favorisce infatti l’attivazione della pepsina e migliora la digestione delle proteine alimentari. Una maggiore digestione nel tratto prossimale dell’intestino comporta una riduzione della quota di nutrienti non degradati che raggiunge il cieco e il colon, limitando la disponibilità di substrati fermentescibili per i microrganismi opportunisti e contribuendo così alla stabilità del microbiota. Inoltre, il butirrato costituisce la principale fonte energetica per gli enterociti e svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’integrità della barriera intestinale. Numerosi studi hanno dimostrato che promuove lo sviluppo dei villi intestinali, stimola il turnover cellulare e favorisce l’espressione delle proteine delle tight junctions, contribuendo a ridurre la permeabilità intestinale e il rischio di traslocazione batterica. A questi effetti si aggiungono importanti proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie. Diversi acidi organici sono in grado di modulare l’attivazione delle cellule immunitarie della mucosa e di ridurre la produzione di mediatori proinfiammatori, diminuendo il dispendio energetico dell’animale associato alle risposte immunitarie. In conclusione, il loro ruolo è quello di favorire un ambiente intestinale più stabile, resiliente e meno favorevole allo sviluppo dei patogeni, ma la loro efficacia risulta massimizzata quando accompagnata da adeguate misure di biosicurezza, corretta gestione dell’alimentazione, della qualità dell’acqua e del controllo dei fattori di stress ambientale.
Oli essenziali e fitoterapici Negli ultimi anni hanno suscitato un crescente interesse gli oli essenziali e, più in generale, i prodotti fitogenici. Questa categoria comprende estratti vegetali, spezie, erbe aromatiche e composti bioattivi derivati da piante, utilizzati con l’obiettivo di supportare la salute intestinale e le performance produttive. Tra le molecole maggiormente utilizzate vi sono timolo e carvacrolo, derivati dal timo e dall’origano, la cinnamaldeide estratta dalla cannella e l’eugenolo presente nel chiodo di garofano. Tali composti hanno dimostrato di possedere proprietà antimicrobiche, antiossidanti e antinfiammatorie. Oltre a contribuire al controllo di alcuni microrganismi enteropatogeni, questi composti possono influenzare favorevolmente la composizione del microbiota intestinale, sostenere l’attività degli enzimi digestivi endogeni e migliorare la digestione dei nutrienti. Diversi studi hanno inoltre evidenziato una possibile azione di modulazione delle risposte infiammatorie della mucosa intestinale e una riduzione dello stress ossidativo, associato a un deterioramento dell’integrità della barriera intestinale. Nonostante i risultati promettenti, la risposta biologica ai prodotti fitogenici presenta ancora
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una certa variabilità. Fattori quali origine botanica, composizione fitochimica, tecnologie di estrazione, stabilità dei principi attivi durante la produzione dei mangimi e condizioni di allevamento possono influenzarne significativamente l’efficacia.
Enzimi Tradizionalmente gli enzimi esogeni sono stati utilizzati per incrementare la digeribilità delle materie prime e ridurre gli effetti dei fattori antinutrizionali presenti negli ingredienti vegetali. Fitasi, carboidrasi e proteasi migliorano rispettivamente l’utilizzo del fosforo fitico, la degradazione dei polisaccaridi non amilacei e la digestione delle proteine, contribuendo ad aumentare la disponibilità dei nutrienti per l’animale e a ridurre la quantità di substrato indigerito che raggiunge i tratti distali dell’intestino. Tuttavia, la ricerca si è progressivamente spostata verso una nuova generazione di enzimi in grado di agire non solo sulla digestione dei nutrienti, ma anche sulla salute intestinale, come ad esempio la muramidasi, che è un enzima capace di degradare il peptidoglicano, principale componente strutturale della parete cellulare batterica. Il continuo turnover del microbiota determina il rilascio di grandi quantità di frammenti di parete batterica che tendono ad accumularsi nel lume intestinale. Sebbene questi residui derivino in gran parte da batteri non patogeni, la loro presenza viene riconosciuta dai recettori del sistema immunitario innato e può contribuire al mantenimento di uno stato di attivazione immunitaria cronica, riducendo l’efficienza produttiva. In quest’ottica, la muramidasi non agisce come un antimicrobico né modifica significativamente la popolazione batterica intestinale, ma contribuisce alla rimozione dei residui biologici derivanti dal turnover microbico, riducendo il carico antigenico presente nel lume intestinale. Numerosi studi condotti nel pollo da carne hanno evidenziato che l’integrazione della dieta con muramidasi può migliorare l’integrità della mucosa intestinale, favorire una migliore morfologia dei villi e incrementare l’efficienza di assorbimento dei nutrienti. Sono stati inoltre osservati miglioramenti dell’indice di conversione alimentare e, in alcuni casi, delle performance di crescita, particolarmente evidenti in condizioni di stress per gli animali.
Conclusioni Ad oggi, il mantenimento del benessere intestinale rappresenta uno dei principali obiettivi della nutrizione avicola. Probiotici, prebiotici, acidi organici, fitogenici ed enzimi sono strumenti utili per supportare la salute intestinale in combinazione con buone pratiche di management.
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◗ FOCUS
SALVAGUARDARE IL MERCATO DELLE UOVA: IN CHE MODO IL CONTENIMENTO DELLE MALATTIE SALVAGUARDA LA SICUREZZA ALIMENTARE Essendo una delle fonti proteiche più economiche e nutrienti disponibili, le uova svolgono un ruolo fondamentale nell’alimentare la crescente popolazione mondiale. Tuttavia, questa importante risorsa alimentare è costantemente minacciata da malattie del pollame che possono influenzare i sistemi di produzione, interrompere la continuità delle catene di approvvigionamento e compromettere la sicurezza alimentare e la fiducia dei consumatori. Conoscere come l’industria affronta tali problematiche è cruciale per garantire la disponibilità continuativa di uova, risorsa fondamentale per milioni di persone. ➤ Raffaele Piva Responsabile Business Unit Pollame Italia presso Ceva Salute Animale
Gestire le malattie per preservare la continuità produttiva I produttori avicoli devono affrontare una serie di problematiche legate alle malattie, ciascuna con impatti diversi sulla sicurezza alimentare. Tra i patogeni più rilevanti che influenzano la salute del pollame e la stabilità del mercato delle uova ci sono la malattia di Newcastle e la salmonellosi. La malattia di Newcastle rappresenta una preoccupazione significativa nella produzione avicola a livello globale, poiché colpisce la salute degli animali. Questa malattia contagiosa può interessare sia allevamenti commerciali sia di piccola scala, influenzando le catene di approvvigionamento e il commercio internazionale. Nelle aree dove la malattia di Newcastle è enzootica, i tassi di mortalità possono essere elevati, soprattutto tra gli uccelli di età compresa tra 21 e 28 giorni. Comprendere e gestire queste sfide è fondamentale per mantenere animali sani e una produzione stabile.
Salmonella registrate solo in Europa secondo il Rapporto Zoonosi EFSA 20241, la salmonellosi rimane una delle zoonosi più diffuse. I ceppi più importanti riscontrati nei casi umani sono Salmonella enteritidis e Salmonella typhimurium, entrambi frequentemente associati a prodotti avicoli come uova e carni di pollame. Le ripercussioni vanno oltre la sicurezza alimentare, toccando i costi sanitari e la perdita di produttività, e sottolineando l’importanza di adottare rigorose misure di controllo.
Impatti sull’economia e vincoli per la sicurezza alimentare Gli effetti economici di queste malattie si estendono oltre l’azienda agricola stessa. I casi umani di salmonellosi, ad esempio, contribuiscono in modo significativo ai costi
Nel frattempo, la salmonellosi rappresenta una minaccia diretta per la sicurezza delle uova e, di conseguenza, per la fiducia dei consumatori. Con più di 79.000 infezioni da
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https://www.efsa.europa.eu/en/plain-language-summary/european-union-one-health-2024-zoonoses-report
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sanitari e alle perdite di produttività, con l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che stima l’impatto annuo fino a tre miliardi di euro2. Allo stesso modo, la malattia di Newcastle influenza l’industria avicola non solo attraverso le perdite dirette in azienda, ma anche attraverso sfide come la riduzione delle forniture agli stabilimenti di macellazione, l’interruzione delle relazioni con i clienti e gli effetti negativi sulla reputazione delle imprese. Comprendere questi fattori è fondamentale per supportare un settore avicolo resiliente. Queste considerazioni economiche sono strettamente correlate a questioni più ampie legate alla sicurezza alimentare. Le interruzioni nella produzione avicola possono influenzare la disponibilità e l’accessibilità economica di uova e carne di pollame, che rappresentano fonti importanti di nutrizione per molte comunità. Gestendo efficacemente queste malattie, i produttori possono contribuire a garantire una fornitura stabile di prodotti sicuri e di alta qualità per i consumatori. Inoltre, un controllo proattivo delle malattie promuove la sostenibilità dell’allevamento avicolo, aiutando a tutelare i mezzi di sussistenza e a mantenere la fiducia lungo tutta la catena di approvvigionamento. Gli sforzi collaborativi tra allevatori, attori del settore e autorità sanitarie pubbliche rimangono la chiave per affrontare queste sfide e promuovere un settore avicolo robusto.
Nonostante i successi ottenuti in passato, la diffusione della Salmonella nelle galline ovaiole è recentemente aumentata in alcuni Paesi europei, evidenziando la necessità di un rigoroso monitoraggio e del rispetto scrupoloso dei protocolli vaccinali. La vaccinazione rappresenta solo una parte della più ampia strategia di controllo della Salmonella, che include severe misure di biosicurezza e una pulizia e una disinfezione approfondite. Questo approccio integrato si allinea al concetto di One Health, riconoscendo che il controllo dei patogeni zoonosici nel pollame riduce direttamente i rischi di malattia negli esseri umani. La collaborazione lungo tutta la filiera produttiva è essenziale per mantenere bassi livelli di Salmonella e garantire un approvvigionamento di uova sicuro e affidabile per i consumatori. In un mondo sempre più connesso e con sistemi di produzione avicola in continua evoluzione, affrontare le malattie del pollame richiede un approccio integrato e lungimirante. La capacità di resilienza del mercato delle uova, e quindi della sicurezza alimentare a livello globale, si basa su un impegno costante verso l’innovazione, pratiche gestionali rigorose e una collaborazione estesa nell’intero settore. Solo adottando questa strategia complessa il comparto avicolo potrà affrontare con successo le sfide attuali e future, proteggendo così una risorsa fondamentale per l’alimentazione mondiale.
Promuovere una resilienza duratura Oggi l’industria avicola si avvale di strategie avanzate per assicurare sia la disponibilità che la sicurezza delle uova. Il controllo efficace delle malattie si fonda su diverse metodologie integrate, con la vaccinazione che rappresenta il fulcro dei moderni programmi di prevenzione. Per la malattia di Newcastle, i recenti progressi nella tecnologia dei vaccini, in particolare i vaccini ricombinanti vettoriali, hanno rivoluzionato la prevenzione. A differenza dei tradizionali vaccini vivi, che possono essere influenzati dagli anticorpi materni e da una somministrazione non uniforme, i vaccini vettoriali garantiscono un’immunità attiva costante e precoce, anche nei pulcini di un solo giorno. Questa protezione precoce è vitale in ambienti ad alta pressione, riducendo il periodo di vulnerabilità durante il quale la circolazione e la trasmissione del virus sono massime. Per il controllo della Salmonella, vengono utilizzati principalmente due tipi di vaccini: quelli inattivati, che richiedono l’iniezione e inducono prevalentemente un’immunità sistemica, e quelli somministrati attraverso l’acqua potabile più volte nelle prime fasi di vita per stimolare sia l’immunità sistemica che quella locale. Una somministrazione corretta entro la prima settimana di vita è cruciale per una protezione efficace e duratura.
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https://www.efsa.europa.eu/en/topics/topic/salmonella
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◗ MERCATI
I PRODUTTORI AVICOLI TEDESCHI CHIEDONO PREZZI PIÙ EQUI MENTRE GLI STANDARD PRODUTTIVI DIVENTANO SEMPRE PIÙ RIGOROSI Il settore avicolo tedesco guarda al futuro con ottimismo grazie alla domanda in costante crescita di carne avicola da parte dei consumatori locali, che mantiene generalmente elevati i livelli di vendita. ➤ Eugene Gerden Scrittore freelance Secondo le stime preliminari del Centro federale di informazione per l’agricoltura (BZL), il consumo complessivo di carne in Germania è aumentato per tre anni consecutivi, con l’incremento maggiore registrato proprio per il pollame. Attualmente il pollame rimane uno dei principali motori del mercato tedesco della carne e il segmento in più rapida crescita. Secondo i calcoli del BZL, con un consumo pro capite di circa 14,7 chilogrammi per persona, nel 2025 ha raggiunto il massimo storico, rappresentando quasi il 27% del consumo totale di carne nel Paese. Ciò ha determinato una crescita della produzione interna. Secondo l’Associazione degli agricoltori tedeschi (DBV), la produzione interna lorda di carne avicola in Germania lo scorso anno è stata pari a 1,745 milioni di tonnellate in peso carcassa, con un aumento dell’1% rispetto al 2024. La crescita continua anche quest’anno. Gli analisti dell’Associazione centrale dell’industria avicola tedesca (ZDG) prevedono che la domanda di pollame nel mercato tedesco continuerà ad aumentare negli anni a venire. Negli ultimi anni il settore avicolo tedesco ha dovuto affrontare un forte aumento dei costi, causato dall’inasprimento degli standard produttivi, ambientali e di altro tipo del settore. Come ha affermato Hans-Peter Goldnick, presidente della ZDG, in un’intervista alla rivista tedesca top agrar, l’industria avicola tedesca opera oggi sulla base di elevati standard di legge e volontari, fornendo prodotti di alta qualità ai consumatori nazionali. Secondo lui, mantenere tali standard comporta però costi di produzione enormi per i produttori, che attualmente esercitano una forte pressione su di loro. Sempre secondo Goldnick, l’avicoltura in Germania è già oggi tra le più regolamentate al mondo. Egli ritiene che un ulteriore sviluppo dell’avicoltura in Germania, basato su standard elevati, richieda un maggiore sostegno da parte dello Stato. Inoltre, i rappresentanti dei produttori ritengono che i prezzi del pollame tedesco sul
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mercato interno debbano essere più alti. Ciò significa che il valore di mercato attuale del pollame tedesco, secondo i rappresentanti dei produttori, resta in larga misura sottovalutato. Questo comporta una perdita di reddito per gli allevatori locali. “Più benessere animale significa più impegno, costi più alti e minore efficienza. Questo sforzo aggiuntivo deve riflettersi nel prezzo di mercato”, ha affermato Goldnick, per il quale è importante che i consumatori paghino un prezzo più alto per prodotti ottenuti con metodi di allevamento superiori. Nel frattempo, il governo federale tedesco è consapevole delle difficoltà attuali del settore. A fronte dell’aumento dei costi dell’energia e degli altri costi di produzione, negli ultimi anni il governo ha approvato un pacchetto di misure a sostegno del settore. Tuttavia, nonostante ciò, molti allevatori locali sono rimasti fortemente scontenti dell’entità dei compensi concessi e dell’insieme delle altre misure, ritenendoli troppo limitati. Nel complesso, i rappresentanti dei produttori sono anche insoddisfatti per il rallentamento delle riforme nel settore avicolo e agricolo tedesco portate avanti negli ultimi anni, così come per la tradizionale burocrazia tedesca, che provoca abitualmente gravi ritardi nell’attuazione di alcune soluzioni fondamentali per il settore. Allo stesso tempo, secondo gli analisti, gli attuali obiettivi climatici della Germania, come la riduzione al minimo delle
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emissioni di CO2, sono in conflitto con gli approcci oggi utilizzati nell’avicoltura. In altre parole, secondo i produttori, standard più elevati nell’allevamento avicolo in Germania richiedono più spazio, più terra e più risorse. Ciò è associato anche a maggiori effetti negativi sull’ambiente locale. Secondo gli esperti della ZDG, l’uso di alcune pratiche moderne nel settore avicolo comporta inevitabilmente un aumento delle emissioni di CO2 per chilogrammo di pollame prodotto. Nel frattempo, molti produttori, come Hellmann Poultry GmbH & Co. KG, HelloFresh Group a Berlino, Rothkötter Unternehmensgruppe e altri, si stanno preparando a un ulteriore inasprimento degli standard avicoli nei prossimi anni e dei requisiti relativi al pollame da parte di alcuni clienti locali e della grande distribuzione tedesca. In base alle richieste di alcune delle principali catene della distribuzione tedesca, entro il 2030 il pollame fresco dovrebbe provenire in larga misura da sistemi con standard di benessere animale più elevati. In pratica, ciò significa meno animali da macellare e periodi di ingrasso più lunghi. Per quanto riguarda i produttori, essi ripongono grandi speranze nel proprio sviluppo nei prossimi anni. Sul fronte dei consumatori, le aspettative maggiori sono rivolte alle fasce più giovani della popolazione tedesca, tra le quali la domanda di pollame resta particolarmente alta al momento. Ciò è stato recentemente confermato dal dott. Ingo Stryk, direttore marketing di Wiesenhof Geflügelkontor, uno dei principali produttori tedeschi di prodotti avicoli, durante il 34° Congresso tedesco della carne. Il dott. Ingo Stryk ha commentato: “Più giovane è la generazione, maggiore è la quota di pollame consumata. La generazione più anziana, fortemente orientata alla carne suina, sta scomparendo, mentre le generazioni più giovani continuano a preferire il pollame”. Secondo i produttori, il recente aumento dei prezzi del pollame in Germania, che ormai sono quasi equivalenti a quelli della carne suina, non porterà a un calo significativo della domanda da parte dei consumatori locali, come invece previsto da alcuni analisti. Essi sperano che la domanda di pollame resti stabile, anche grazie a un’immagine migliore rispetto a quella di manzo e maiale. Per quanto riguarda le prospettive future del settore, la maggior parte degli analisti locali non prevede un aumento significativo della produzione avicola in Germania, né della consistenza degli allevamenti. Secondo le statistiche della ZDG, le consistenze e la produzione avicole tedesche hanno mostrato una buona resilienza rispetto agli altri settori zootecnici a partire dagli anni 2020, con un picco di circa 170 milioni di capi registrato nel 2020. Dal punto di vista della struttura del settore, secondo l’Ufficio federale tedesco per l’agricoltura e l’alimentazione (BLE), negli allevamenti avicoli tedeschi sono allevati più di 156 milioni di polli. Di questi, l’Ufficio federale afferma che galline ovaiole e polli da carne rappresentano il 93% della popolazione avicola; i tacchini si collocano al secondo posto con
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circa 9 milioni di capi; le anatre sono al terzo posto con circa 1,6 milioni di capi. Allo stesso tempo, la popolazione avicola varia notevolmente da una regione all’altra della Germania, con la Bassa Sassonia considerata un importante centro per l’allevamento di polli nel Paese. Secondo le statistiche della ZDG, la Bassa Sassonia ospita oltre il 50% dell’intero patrimonio avicolo della Germania. Di questo totale, circa il 50% dei polli allevati per la produzione di carne in Germania (un pollo su due) proviene dalla Bassa Sassonia. Per quanto riguarda i tacchini, la Bassa Sassonia detiene una quota del 40% dell’allevamento tedesco. Per le galline ovaiole, nell’agosto 2025 lo stato federale registrava il numero più alto, con 17,3 milioni di animali. In precedenza, i rappresentanti del settore avicolo della Bassa Sassonia avevano espresso serie preoccupazioni per il fatto che un miglioramento del benessere animale potesse portare a una riduzione della produzione avicola nell’intera regione. Come ha recentemente affermato Friedrich-Otto Ripke, presidente dell’Associazione dell’industria avicola della Bassa Sassonia, in un’intervista al canale televisivo tedesco NDR, il calo della produzione avicola nelle principali regioni produttrici tedesche potrebbe innescare un’ondata di importazioni di carne a basso costo da paesi come la Polonia. L’associazione chiede pertanto un divieto di importazione per i prodotti alimentari che non rispettano gli standard UE o tedeschi.
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◗ MERCATI
LE DINAMICHE DELL’INDUSTRIA GLOBALE DELLE UOVA Parte 1: le dinamiche della produzione mondiale di uova tra il 2015 e il 2024 L’industria globale delle uova e il commercio mondiale di uova hanno registrato una crescita notevole tra il 2015 e il 2024. Come si può osservare dalla Tabella 1, la produzione è aumentata di 21,2 milioni di tonnellate, pari al 29,3%, nel periodo considerato. Solo il volume di produzione della carne avicola è cresciuto ancora più rapidamente, di 23,5 milioni di tonnellate, sebbene il suo tasso di crescita relativo del 22,4% sia stato significativamente inferiore. Carne bovina e suina hanno mostrato incrementi molto più contenuti. Il successo dei prodotti avicoli può essere spiegato, da un lato, dall’assenza di restrizioni religiose al loro consumo e, dall’altro, dal più favorevole indice di conversione alimentare, che comporta costi di produzione inferiori. Tre articoli analizzeranno quali continenti o Paesi hanno contribuito maggiormente all’aumento della produzione e quale ruolo hanno svolto nel commercio di uova in guscio. Questo articolo introduttivo esamina lo sviluppo della produzione di uova. In altri quattro articoli, l’autore ha presentato un’analisi delle dinamiche della produzione e del commercio mondiale di carne (Windhorst 2025, 2026). I risultati di tali articoli possono essere utilizzati a fini comparativi.
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➤ Hans-Wilhelm Windhorst Professore Emerito all’Università di Vechta, Germania
Produzione in aumento, ma senza crescita continua La Figura 1 mostra che la produzione mondiale di uova è aumentata in modo costante tra il 2015 e il 2024, ma un esame più attento rivela che i tassi di crescita annuali hanno oscillato. A un forte aumento tra il 2016 e il 2017 è seguito un anno di turbolenza economica con un incremento solo modesto. Questo andamento si è ripetuto in seguito alla pandemia di COVID-19 dal 2020 in poi, anche se è poi sfociato in una nuova fase di crescita rapida dal 2023. Tuttavia, è probabile che i massicci focolai di influenza aviaria durante l’inverno 2024/2025 in Nord America, Europa e Asia orientale abbiano nuovamente rallentato la crescita.
hanno perso quote di mercato. Il calo più marcato si è registrato in Europa, con il 2,9%, seguita dal Nord America con lo 0,9%. Africa e Oceania hanno perso rispettivamente lo 0,2% e lo 0,1%. La sezione seguente offrirà un’analisi dettagliata per mostrare quali Paesi in particolare abbiano contribuito a questo cambiamento. Come risultato intermedio, si può osservare che la produzione di uova nel decennio considerato è stata caratterizzata da una crescita notevole. Solo la carne avicola ha registrato un aumento maggiore del volume di produzione; tuttavia, la crescita relativa della produzione di uova è stata più elevata. Per quanto riguarda i cambiamenti nella struttura regionale, è degno di nota il fatto che Asia e America centrale e meridionale abbiano registrato i più alti tassi di crescita assoluti. L’Asia ha occupato una posizione unica, rappresentando il 77,0% della crescita globale. L’Europa si è collocata nettamente all’ultimo posto, non considerando l’Oceania, con un contributo di appena il 2,2%.
La distribuzione dei contributi dei continenti alla produzione globale riflette, da un lato, la loro quota nella popolazione Analizzando i dati a livello continentale, emergono mondiale e, dall’altro, i cambiamenti nel consumo di uova. chiaramente i diversi contributi di ciascun continente Mentre il consumo pro capite in Europa e Nord America alle dinamiche della produzione mondiale (Figura 2, Tabella 2). Nel decennio considerato, la produzione ■ Tabella 1 – L’evoluzione della produzione mondiale di carne bovina, suina e avicola a asiatica è aumentata di 16,41 confronto con la produzione di uova milioni di t, pari al 38,0%. Fonte: dati FAO. Questo ha rappresentato il 77,0% dell’incremento Produzione in t Variazione Prodotto globale. L’America centrale 2015 2024 in mil. t in % e meridionale ha contribuito Carne avicola 104,8 128,3 23,5 22,4 per il 12,0% alla crescita Carne suina 118,8 125,4 6,6 6,6 mondiale della produzione Carne bovina 61,4 69,7 8,3 13,6 di uova, con un aumento di 2,56 milioni di t, pari Uova di gallina 72,5 93,7 21,2 29,3 al 30,3%, mentre il Nord America ha contribuito per il 5,1% con 1,09 milioni di t. L’Europa, con 478.000 t, il più basso incremento relativo del 4,4% e una quota di appena il 2,2%, è rimasta nettamente indietro rispetto all’Africa, che ha contribuito per il 3,6% alla crescita globale con un aumento della produzione di 758.000 t, pari al 22,7%. Le tendenze molto diverse della produzione di uova nei vari continenti hanno portato a una modifica della loro quota nella produzione globale nel decennio considerato. La Figura 3 mostra che la quota dell’Asia è aumentata del 4,0%, mentre quella dell’America centrale e meridionale dello 0,1%. Al contrario, gli altri quattro continenti
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▲ Figura 1 – L’evoluzione della produzione mondiale di uova tra il 2015 e il 2024 Progettazione grafica: A. S. Kauer, sulla base dei dati FAO.
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▲ Figura 2 – L’evoluzione della produzione mondiale di uova tra il 2015 e il 2024 a livello continentale Progettazione grafica: A. S. Kauer, sulla base dei dati FAO.
■ Tabella 2 – La crescita assoluta e relativa della produzione di uova tra il 2015 e il 2024 nei continenti e il loro contributo all’aumento globale Fonte: elaborazioni proprie, sulla base dei dati FAO. Quota (%) nella crescita globale
Crescita produzione Continente Asia America CS Nord America Africa Europa Oceania
mil. t
%
16,41 2,56 1,09 0,76 0,48 <0,1
38,0 30,3 16,2 22,7 4,4 7,1
77,0 12,1 5,1 3,6 2,2 <0,1
■ Tabella 3 – La variazione della produzione di uova nei dieci principali Paesi tra il 2015 e il 2024 Fonte: elaborazioni proprie, sulla base dei dati FAO. Paese
Continente
Indonesia Cina India Brasile USA Messico Pakistan Turchia Russia Giappone
Asia Asia Asia America CS Nord America America CS Asia Asia Europa Asia
Crescita 1.000 t
%
5.206 4.967 3.785 1.123 712 617 464 277 239 (-40)
379,2 19,2 87,7 43,6 12,4 23,3 64,4 26,5 10,1 (-1,6)
è aumentato solo lievemente o è addirittura rimasto stagnante, la maggior parte delle economie emergenti ha registrato un ulteriore incremento. Alla luce delle tendenze
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demografiche emergenti, della continua industrializzazione della produzione e della crescente urbanizzazione (con il conseguente mutamento dei comportamenti dei consumatori) ci si può attendere in futuro una domanda crescente di uova e ovoprodotti.
I Paesi asiatici dominano le dinamiche della produzione mondiale di uova Dato il ruolo eccezionale svolto dall’Asia nell’aumento della produzione mondiale di uova tra il 2015 e il 2024, era prevedibile che in particolare i Paesi asiatici avrebbero avuto un ruolo decisivo.
La Figura 4 mostra le quote dei più importanti Paesi produttori di uova nella produzione mondiale. Innanzitutto, è evidente l’elevatissimo livello di concentrazione regionale complessivo: i dieci Paesi leader hanno rappresentato tra il 68,3% (2015) e il 70,9% (2024) della produzione globale; i soli tre Paesi al vertice hanno contribuito per il 49,6% (2015) e il 48,5% (2024).
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▲ Figura 3 – La variazione della quota dei continenti nella produzione mondiale di uova tra il 2015 e il 2024 Progettazione grafica: A. S. Kauer, sulla base dei dati FAO.
Un’analisi dettagliata dell’andamento della produzione di uova nei principali Paesi offre alcuni spunti interessanti (Tabella 3). Dei dieci Paesi, sei si trovavano in Asia, due in America centrale e meridionale, uno in Nord America e uno in Europa. I sei Paesi asiatici hanno rappresentato 14,7 milioni di t, ossia il 69,1% dell’aumento della produzione; i due Paesi dell’America centrale e meridionale 1,7 milioni di t, ossia l’8,2%; gli USA il 3,3%; e la Russia l’1,1%. Di particolare interesse è anche il cambiamento nella classifica dei dieci Paesi leader, oltre alla variazione delle loro quote nella produzione mondiale nel decennio analizzato. La Cina ha mantenuto per l’intero periodo l’indiscussa prima posizione. India e Indonesia hanno scalzato gli USA dal secondo posto. Il Brasile è riuscito a conservare il quinto posto, mentre il Messico è sceso dal quarto al sesto, facendo arretrare il Giappone. La Francia non era più presente nel gruppo di testa nel 2020 e nel 2024, mentre il Pakistan è entrato nel gruppo dei Paesi leader. Le differenze nelle tendenze produttive hanno portato non solo a cambiamenti nelle classifiche, ma anche a perdite o guadagni di quote di mercato nella produzione mondiale. Come si può vedere dalla Tabella 4, solo Indonesia, India, Brasile e Pakistan hanno aumentato le proprie quote di mercato; tutti gli altri Paesi hanno subito perdite. Il rapido aumento dei volumi produttivi in Indonesia, India e Brasile ha fatto sì che, nonostante un notevole incremento della produzione di uova, la Cina abbia perso il 2,8% della propria quota precedente. ▲ Figura 4 – La quota dei dieci principali Paesi produttori di uova nella produzione mondiale di uova nel 2015, 2010 e 2024 Progettazione grafica: A. S. Kauer, basata su dati FAO.
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Sintesi e prospettive L’analisi ha mostrato che la forte crescita della produzione mondiale di uova tra il 2015 e il 2024 è stata trainata da un numero relativamente limitato di Paesi. Una crescita rapida è stata osservata soprattutto in alcuni Paesi dell’Asia orientale e meridionale, nonché dell’America centrale e meridionale, mentre in Europa e Nord America l’aumento è stato significativamente più lento. A livello nazionale, è particolarmente rilevante la rapida espansione dei volumi produttivi in Indonesia, India e Brasile. Sebbene la Cina abbia continuato a occupare una
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▲ Tabella 4 – La variazione delle quote dei principali Paesi produttori di uova nella produzione mondiale tra il 2015 e il 2024; dati in % Fonte: elaborazioni proprie basate su dati FAO. Paese
2015
2024
Guadagno/perdita
Cina India Indonesia USA Brasile Messico Russia Giappone Turchia Pakistan
35.7 6.0 1.9 7.9 3.6 3.7 3.3 3.5 1.4 1.0
32.9 8.6 7.0 6.9 3.9 3.5 2.8 2.6 1.4 1.3
-2.8 +2.6 +5.1 -1.0 +0.3 -0.2 -0.5 -0.9 +/-0.0 +0.3
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posizione unica, ha perso quota di mercato nella produzione globale a causa della crescita di altri Paesi. Si prevede che la produzione mondiale di uova continuerà ad aumentare rapidamente nei prossimi dieci anni. In uno studio approfondito, Nan-Dirk Mulder (2025) prevede un incremento della produzione globale tra il 2025 e il 2035 da 96 milioni di tonnellate a 117 milioni di tonnellate, pari al 22%. Di questo aumento, l’81% dovrebbe provenire da Paesi emergenti e in via di sviluppo e solo il 19% da Paesi industrializzati. La crescita assoluta più elevata è prevista per India, Cina, Indonesia e Brasile. Si stima che questi quattro Paesi rappresenteranno circa i due terzi dell’aumento globale previsto di 21 milioni di tonnellate. La crescita della popolazione continuerà a essere un fattore chiave dell’aumento del consumo di uova in Africa, in alcuni Paesi asiatici e in America centrale e meridionale, poiché circa il 90% di tale crescita avverrà nei Paesi emergenti e in via di sviluppo. I principali fattori che guideranno le dinamiche dell’industria globale delle uova nel prossimo decennio saranno la crescente urbanizzazione, l’aumento del consumo di uova dovuto alla crescita del reddito pro capite nei Paesi emergenti e in via di sviluppo, la crescente importanza degli ovoprodotti e l’emergere di imprese agroindustriali verticalmente integrate.
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Fonti dei dati e letteratura complementare FAO. (n.d.). FAOSTAT. https://www.fao.org/faostat Mulder, N.-D. (2025). Global egg industry outlook 2035: Long-term egg market and investment perspectives. Rabobank. https://www.rabobank.com/knowledge/ q011497178-global-egg-industry-outlook-2035-longterm-egg-market-and-investment-perspectives Windhorst, H.-W. (2026). The dynamics of global meat production: An analysis of the period from 2000 to 2023— Part 1: Production. Zootecnica Poultry magazine, 47(2), 20–26. Windhorst, H.-W. (2026). The dynamics of global meat production: An analysis of the period from 2000 to 2023— Part 2: Exports. Zootecnica Poultry magazine, (3), 20–26. Windhorst, H.-W. (2026). The dynamics of global meat production: An analysis of the period from 2000 to 2023— Part 3: Imports. Zootecnica Poultry magazine, (4), 16–20.
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◗ NUTRIZIONE
L’IMPATTO DELL’ORIGINE GEOGRAFICA SUL PROFILO NUTRIZIONALE E SULLA QUALITÀ PROTEICA DELLA FARINA DI SOIA Le proiezioni globali indicano che la popolazione mondiale raggiungerà i 9,7 miliardi entro il 2050 e che, di conseguenza, la domanda di proteine animali aumenterà del 14% e il consumo di uova del 39%. Questo enorme incremento della domanda sta accentuando ulteriormente la dipendenza da materie prime chiave per i mangimi, come mais e soia. Per questo motivo, la qualità della farina di soia nei mangimi per animali è una questione fondamentale (Ravindran et al., 2014).
➤ Güner Gövenç Bursa Uludağ University, Institute of Science, Department of Feeds and Animal Nutrition, Nilüfer, Bursa, Turkey, guner.govenc@hotmail.com
L’importanza della soia nei mangimi
ad altre fonti vegetali e animali destinate all’alimentazione zootecnica. La proteina della soia è quella più vicina alla proteina animale e ha un valore biologico molto elevato. Per questo motivo, i prodotti derivati dalla soia, soprattutto la farina di soia, vengono utilizzati come fonte proteica nelle razioni per pollame e piccoli ruminanti, oltre che per bovini da latte e da carne (Anonimo, 2019; Tüfekçi, 2019). Il contenuto proteico della farina di soia è influenzato da diversi fattori, tra cui varietà della soia, lavorazioni del terreno, caratteristiche del suolo, clima, raccolta e condizioni di trasformazione (Grieshop et al., 2003; Thakur and Hurburgh, 2007; de Coca-Sinova et al., 2008; Frikha et al., 2012; Ravindran et al., 2014; GarcíaRebollar et al., 2016; Lagos and Stein, 2017). Il contenuto proteico delle materie prime è uno dei parametri controllati di routine dall’industria mangimistica ed è fondamentale per garantire la corretta composizione della matrice nelle formulazioni dei mangimi.
La caratteristica più importante della soia è che fornisce più proteine per unità di superficie e a un costo inferiore rispetto
Da questo punto di vista, anche variazioni dell’1% nell’impiego di fonti proteiche durante la formulazione
Statistiche sulla produzione di soia La Figura 1 mostra un andamento costantemente crescente della produzione mondiale di soia. In base ai dati FAOSTAT, nel 2024 è stato raggiunto il massimo storico di produzione. Questa tendenza è proseguita nel 2025, quando i dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti indicano che la produzione globale ha toccato un nuovo record di 428,15 milioni di tonnellate. Spinta dalla domanda di mercato in costante aumento, questa crescita annuale è destinata a proseguire.
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▲ Figura 1 – Produzione mondiale totale annua di soia (in milioni di tonnellate metriche, Faostat, 2025)
della razione possono tradursi in importanti conseguenze economiche. I fattori che determinano il valore economico non sono solo la quantità di proteina grezza, ma soprattutto le analisi biochimiche precise degli amminoacidi digeribili e dell’energia metabolizzabile inclusi nella matrice della razione.
In questo studio, la farina di soia è stata utilizzata come materiale di analisi, e sono state impiegate farine importate da cinque diversi Paesi. Come mostrato nella Figura 2, le farine provenienti da varie origini (tra cui Stati Uniti, Brasile, Nigeria, Ucraina e Uruguay) sono state acquistate da un fornitore privato.
Analisi di laboratorio
I valori medi di solubilità proteica in KOH (idrossido di potassio) delle farine di soia provenienti da diversi Paesi sono riportati nella Tabella 1. In base a questo parametro, è stato determinato che il valore KOH della farina ucraina era il più elevato (79,02%), mentre quello della farina brasiliana era il più basso (70,27%) (P <0,001).
L’obiettivo di questo progetto è determinare le differenze nella composizione nutrizionale, nel profilo amminoacidico e nella qualità proteica della farina di soia importata da diversi Paesi e impiegata nella produzione di mangimi per l’alimentazione animale. Come materiale di studio è stata utilizzata farina di soia importata da cinque Paesi diversi: Stati Uniti, Brasile, Nigeria, Ucraina e Uruguay. In queste farine sono stati determinati i livelli di sostanza secca, ceneri grezze, grassi grezzi, proteina grezza, amido, zuccheri, fibra grezza e proteina grezza digeribile, e il valore dell’energia metabolizzabile per il pollame è stato calcolato sulla base dei dati ottenuti. Per valutare la qualità proteica sono state effettuate analisi sul profilo amminoacidico, sull’attività dell’ureasi, sull’indice di distribuzione della proteina, sulla solubilità della proteina in idrossido di potassio e sull’attività degli inibitori della tripsina.
Sulla base dei risultati, i valori relativamente bassi di solubilità proteica in KOH osservati nei campioni provenienti da Brasile (70,27%) e Uruguay (72,56%) sono stati attribuiti a caratteristiche strutturali legate all’origine, più che all’intensità dei trattamenti industriali di calore, come tostatura o cottura. Questa variazione deriva da fattori agroecologici, genetici e geografici. In primo luogo, la composizione delle subunità proteiche e il livello di idrofobicità dei genotipi coltivati in Sud America presentano differenze strutturali. Questa variabilità genetica
▲ Figura 2 – Farina di soia di diversa origine (in ordine: Stati Uniti, Brasile, Nigeria, Ucraina e Uruguay)
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▲ Figura 2 – Farina di soia di diversa origine (in ordine: Stati Uniti, Brasile, Nigeria, Ucraina e Uruguay)
è il principale fattore che determina la capacità naturale di solubilità in solventi alcalini, indipendentemente dalle condizioni di processo. In secondo luogo, le condizioni agroecologiche, come temperatura, regime delle precipitazioni e composizione del suolo, a cui la pianta è esposta durante le fasi di crescita, influenzano direttamente la stabilità termica e la conformazione naturale delle proteine, limitandone così il livello di solubilità di base. Inoltre, anche le dinamiche di raccolta e stoccaggio
specifiche delle diverse aree possono causare modifiche permanenti nella stabilità della matrice proteica. I dati relativi ai profili amminoacidici della farina di soia sono riportati nella Tabella 1. È emerso che il contenuto di alanina e arginina nella farina di soia nigeriana era più elevato rispetto alle altre, rispettivamente 2,28% e 3,29% (P <0,05). È stato inoltre osservato che i campioni brasiliani e nigeriani contenevano quantità maggiori di acido
■ Tabella 1 – Profilo degli amminoacidi della farina di soia di diversa origine Amminoacidi (%)
USA
Brasile
Nigeria
Ucraina
Uruguay
SEM (±)
Livello di significatività
Alanina
2,10ab
2,20ab
2,28a
2,07ab
1,93b
0,16
0,033
Arginina
2,93ab
3,02ab
3,29a
2,74b
2,56b
0,27
0,006
Acido aspartico
5,51ab
5,70a
5,58a
5,10ab
4,50b
0,56
0,018
Cisteina
0,46
0,53
0,45
0,44
0,48
0,05
0,108
Acido glutammico
10,65ab
11,23a
11,64a
9,67b
9,57b
0,79
0,001
Glicina
2,25
2,11
2,28
2,11
1,98
0,16
0,052
Istidina
1,13
1,12
1,22
1,10
1,04
0,10
0,078
Isoleucina
1,02
1,00
1,06
0,89
0,83
0,14
0,066
Leucina
3,14
3,18
3,23
2,88
2,74
0,31
0,082
Lisina
2,94
2,68
3,04
2,70
2,60
0,26
0,056
Metionina
0,23b
0,31a
0,25b
0,20b
0,19b
0,02
<0,001
Ornitina
0,30b
0,30b
0,31a
0,30b
0,30b
0,002
0,001
Fenilalanina
2,22ab
2,29ab
2,36a
2,05ab
1,88b
0,21
0,014
Prolina
2,73ab
2,86ab
2,94a
2,63ab
2,50b
0,20
0,017
Serina
2,46
2,58
2,62
2,47
2,28
0,22
0,180
Treonina
1,72
1,73
1,78
1,59
1,63
0,13
0,157
Tirosina
1,08ab
1,15ab
1,18a
1,00b
1,02ab
0,08
0,015
Valina
1,32
1,30
1,37
1,18
1,10
0,18
0,189
SEM = errore standard della media.
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aspartico e acido glutammico rispetto agli altri campioni (P <0,05). Nell’analisi del contenuto di metionina, la farina brasiliana ha mostrato un valore più alto (0,31%), mentre quella uruguaiana un valore più basso (0,19%) (P <0,001). La farina nigeriana è risultata inoltre più ricca di ornitina, fenilalanina, prolina e tirosina (P <0,05). Il profilo amminoacidico della farina di soia osservato in questo studio è simile ai risultati riportati da Goldflus et al. (2006), Thakur e Hurburgh (2007), Medic et al. (2014) e Lagos e Stein (2017), e le caratteristiche geografiche dell’area di coltivazione e le condizioni agronomiche rientrano tra i fattori che determinano il contenuto amminoacidico della farina. Inoltre, alcune ricerche suggeriscono che anche il livello proteico della farina influisca sul profilo degli amminoacidi (Medic et al., 2014; Mourtzinis et al., 2017; Pfarr et al., 2018).
Conclusione In conclusione, è stato dimostrato che il paese di origine della farina di soia influisce sulla sua qualità proteica attraverso il contenuto di nutrienti e il profilo amminoacidico. Tra le farine di soia esaminate, quella brasiliana ha mostrato il più alto contenuto di proteina grezza e di energia metabolizzabile. Inoltre, per quanto riguarda la metionina, la farina di soia proveniente dal Brasile ha evidenziato un contenuto più elevato. Quella proveniente dalla Nigeria ha mostrato la digeribilità più alta, mentre l’attività ureasica è risultata al livello più basso nelle farine di soia provenienti dagli Stati Uniti e dall’Ucraina. Alla luce di
tutti questi risultati, è stato stabilito che la farina di soia di origine brasiliana è più vantaggiosa in termini di contenuto proteico e di metionina, mentre la farina di soia di origine ucraina è più vantaggiosa in termini di qualità proteica (attività ureasica, indice di distribuzione proteica, solubilità proteica in idrossido di potassio e attività dell’inibitore della tripsina). Pertanto, è stato concluso che, quando si utilizza farina di soia di diversa origine nella produzione di mangimi commerciali, dovrebbero essere impiegate matrici nutrizionali diverse in base a questi criteri.
◗ VETERINARIA
OTTENERE LA DIAGNOSI: UNA GUIDA PRATICA ALLE INDAGINI SULLE MALATTIE AVICOLE, ALLA NECROSCOPIA E AL CAMPIONAMENTO DIAGNOSTICO È una dura realtà dell’avicoltura il fatto che malattie e mortalità rappresentino una minaccia costante per il sostentamento degli allevatori. Quando si manifesta una malattia, è fondamentale arrivare a una diagnosi affinché il veterinario possa trattarla, contenerla e lavorare per prevenire la ricomparsa della patologia nell’allevamento. Tuttavia, il veterinario non sempre è immediatamente disponibile per valutare un gruppo quando il problema si presenta. Questo articolo si propone di fornire ai lettori le competenze di base per effettuare una prima valutazione dei casi di malattia e mortalità nel pollame, al fine di ottenere una diagnosi in modo efficiente e tempestivo. ➤ Jason Sousa Veterinario avicolo
o al laboratorio insieme ai soggetti o ai campioni, così da scegliere i test diagnostici più appropriati.
Indagine sulla malattia
Soprattutto, è essenziale documentare tutto con precisione. Oltre ai report formali o ai resoconti della visita, la documentazione può includere foto e video raccolti in azienda, promemoria vocali con i dettagli più importanti, oppure appunti brevi scritti a mano o al computer.
Quando un gruppo è colpito da una malattia, il primo passo è raccogliere più informazioni possibile. Le visite in azienda sono fondamentali per chi conduce l’indagine, perché gli indizi visivi spesso fanno emergere domande che altrimenti non verrebbero poste. Una storia clinica accurata richiede domande dettagliate sul gruppo (età, linea genetica e sesso dei soggetti), su quando la malattia è stata notata per la prima volta, sul suo decorso, sulla localizzazione delle mortalità e sulla risposta a eventuali integratori o trattamenti somministrati. Inoltre, bisogna sempre raccogliere informazioni sulla gestione dell’allevamento, come ventilazione, andamento delle temperature, consumo di mangime e acqua, perché malattia e gestione sono strettamente interconnesse. Particolarmente utile è il promemoria FLAWS (feed, light/litter, air, water, space/sanitation), che aiuta a guidare le domande e la valutazione della gestione in azienda. È altrettanto importante raccogliere informazioni sull’andamento della mortalità: aumenti improvvisi e rapidi richiedono valutazioni diverse rispetto a incrementi lenti e graduali o situazioni in cui la mortalità si stabilizza su un determinato livello. Bisogna anche chiarire quanti animali siano stati abbattuti e quanta sia invece la mortalità reale. Al momento dell’arrivo in allevamento, è utile fotografare i registri di mortalità da condividere con il veterinario. Anche queste informazioni vanno trasmesse al veterinario
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Necroscopia Una necroscopia approfondita è il pilastro delle indagini sulle malattie avicole. Questo articolo discuterà suggerimenti e accorgimenti per una necroscopia efficiente e informativa; non descriverà tuttavia in modo esplicito la procedura né l’anatomia rilevante. La preparazione è essenziale per una necroscopia efficiente e inizia con la disponibilità degli strumenti adeguati. Un coltello affilato, un paio di forbici e un paio di cesoie per pollame sono gli strumenti di base necessari per eseguire una necroscopia. Strumenti non affilati possono rendere difficile il taglio e questo problema può essere evitato con una sostituzione periodica o un’affilatura regolare. Un semplice affilatore manuale economico è spesso sufficiente per raggiungere questo obiettivo. È inoltre importante avere a disposizione diverse paia di guanti della misura appropriata: quando si lavora da soli, è spesso necessario indossare e rimuovere più paia di guanti per evitare la contaminazione dei materiali puliti durante la raccolta e l’etichettatura dei campioni. Altri strumenti, come pinze anatomiche, bursameter, vetrini per strisci capillari ecc.,
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▲ Figura 1 – Esempio di kit per necroscopia e campionamento Il kit contiene, da sinistra a destra, diverse dimensioni di sacchetti Whirl-Pak, un contenitore vuoto con una spazzola per la pulizia degli strumenti sporchi, diversi formati di barattoli preriempiti con formalina al 10%, un affilatore manuale per coltelli e forbici, diverse paia di guanti, un misuratore digitale di ammoniaca, due pennarelli indelebili, un termometro digitale, coltelli, bursameter, forbici per pollame, forbici Mayo, pinze da presa, provette trasparenti per la raccolta di sangue, una cassetta portattrezzi con aghi e siringhe nel coperchio e spazio interno per tutti i componenti del kit, tamponi Culturette, vetrini e coprioggetti, tamponi sterili con punta in poliestere, lampada frontale e una bottiglia con etanolo al 70%. Ogni kit per necroscopia e campionamento sarà diverso a seconda delle preferenze personali e delle risorse disponibili. dipendono dalle preferenze personali o possono essere necessari in base al problema in esame. È utile anche disporre di un contenitore separato per distinguere gli strumenti sporchi da quelli puliti.
più per ciò che non si osserva che per ciò che non si conosce”. Questo è particolarmente vero nella necroscopia avicola, dove l’esame accurato di ogni apparato è il primo passo per individuare anomalie, anche di origine sconosciuta.
Se si lavora con specie avicole di grandi dimensioni (ad esempio tacchini o riproduttori), può essere fondamentale disporre di un dispositivo adeguato per l’eutanasia (dispositivo Koechner, bombola di CO2, pistola a proiettile captivo ecc.) al fine di consentire l’esame di animali malati o destinati all’abbattimento. Negli animali malati di dimensioni sufficientemente ridotte, la dislocazione cervicale rappresenta il metodo di eutanasia più comunemente utilizzato durante le indagini sul campo. Per una necroscopia di successo è necessaria una conoscenza di base dell’anatomia aviaria. Il personale dovrebbe familiarizzare con l’anatomia normale del pollame alle diverse età. Non è indispensabile una conoscenza approfondita delle malattie e della patologia aviaria; l’obiettivo è piuttosto distinguere, durante la necroscopia, tra reperti normali e anomali.
La tecnologia è estremamente utile durante la necroscopia. Scattare fotografie delle anomalie o delle sospette anomalie può fornire ai veterinari le informazioni necessarie per orientare ulteriormente il campionamento diagnostico. Assicurarsi che l’area di interesse sia al centro dell’immagine e ben a fuoco. Scattare più fotografie di tutte le anomalie sospette. Soprattutto, includere informazioni relative ai dati identificativi (nome dell’azienda, numero del capannone, età, sesso, linea genetica ecc.), ai segni clinici (ad esempio rantoli/starnuti, diarrea ecc.) e all’andamento della mortalità, così da consentire al veterinario di fornire le migliori raccomandazioni.
La necroscopia si basa in larga misura sul riconoscimento di schemi; pertanto, dovrebbe essere eseguita sempre nello stesso ordine per garantire un esame completo ed evitare di trascurare anomalie. Un vecchio detto afferma: “Si sbaglia
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Campionamento diagnostico La raccolta di campioni diagnostici è fondamentale per una diagnosi tempestiva e accurata delle malattie del pollame. Sebbene le condizioni di laboratorio siano ideali per il prelievo dei campioni, in molte situazioni non sono disponibili o risultano poco pratiche.
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L’aspetto più importante del campionamento è disporre della strumentazione adeguata. Un kit di base per il campionamento dovrebbe comprendere tamponi (sia per esami colturali sia per analisi molecolari), aghi e siringhe, provette per il prelievo di sangue, almeno due pennarelli indelebili per l’etichettatura, sacchetti sterili per la raccolta dei campioni di varie dimensioni (ad esempio, Whirl-Pak), contenitori preriempiti con formalina, uno spruzzatore contenente alcol e una borsa termica con piastre refrigeranti (Figura 1). Per gli esami diagnostici di routine, è consigliabile verificare con il laboratorio diagnostico veterinario di riferimento quale campione sia preferibile inviare. Come regola generale, se un tessuto o un organo presenta alterazioni macroscopiche, è opportuno prelevarne un campione. Inoltre, i campioni dovrebbero essere raccolti in gruppi (ad esempio, pool di organi, campioni multipli per esame colturale, ecc.) e quasi mai come campioni singoli. Questo approccio è più rappresentativo della popolazione avicola presente in un determinato allevamento e aiuta il veterinario a distinguere anomalie isolate da tendenze che interessano l’intero gruppo. I campioni devono essere prelevati in modo il più possibile asettico o, quantomeno, pulito. I campioni destinati all’esame colturale devono essere raccolti prima della manipolazione manuale dei tessuti. Quando il campionamento viene effettuato sul campo, gli strumenti devono essere liberati dai residui organici e disinfettati con una soluzione di etanolo al 70% prima di praticare le incisioni necessarie per il prelievo mediante tampone. Negli animali morti, è opportuno dare priorità al prelievo mediante tampone da siti protetti (midollo osseo, encefalo e articolazioni), al fine di ridurre al minimo il rischio di contaminazione. Nei casi in cui sia difficile mantenere una tecnica asettica, è possibile prelevare organi interi (fegato, milza, teste, ecc.) e inviarli al laboratorio, dove potranno essere utilizzati strumenti sterili e le superfici contaminate potranno essere cauterizzate superficialmente prima del prelievo dei campioni per l’esame colturale. L’autore preferisce non utilizzare lo stesso tampone per esame colturale più di una volta, optando invece per un tampone nuovo per ciascun animale e/o per ciascun sito di prelievo. L’esame istopatologico è un esame utile che può orientare prelievi aggiuntivi nei casi difficili. Può inoltre fornire elementi di supporto per una diagnosi provvisoria o presentare caratteristiche diagnostiche specifiche. L’esame istopatologico si basa sulla valutazione delle cellule nel contesto dell’architettura del tessuto; dunque, va evitata qualsiasi manipolazione che possa causare schiacciamento o compressione dei tessuti. La fissazione in formalina deve poter penetrare completamente i tessuti; pertanto, i tessuti/le lesioni dovrebbero essere ridotti a dimensioni ragionevoli (circa
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5–10 mm di spessore) prima di essere posti nel barattolo, per evitare artefatti dovuti a fissazione incompleta. Se è necessario, raccogliere un campione più voluminoso e inciderlo con un bisturi o un coltello per permettere una fissazione più uniforme. Nelle provette di raccolta mantenere un rapporto di 1 parte di tessuto per 10 parti di formalina; usare più barattoli o barattoli di maggiori dimensioni, se necessario, per rispettare questo rapporto. Quando non si è certi se l’esame istopatologico sia necessario, i tessuti possono essere raccolti in formalina e conservati a temperatura ambiente fino a quando non si decide se inviarli al laboratorio o scartarli. Si deve anche considerare la raccolta di campioni che potrebbero risultare difficili o impossibili da ottenere in un secondo momento. Per esempio, le carenze nutrizionali o le tossicosi possono essere difficili da diagnosticare, perché il mangime incriminato è spesso già stato consumato al momento della visita veterinaria; la raccolta precoce di campioni di mangime (idealmente sia da mangiatoie sia da silos) può quindi essere la chiave per arrivare alla diagnosi. La conservazione dei campioni prima della spedizione è fondamentale. Le colture devono essere conservate in frigorifero e mai congelate per evitare di uccidere i batteri. I campioni prelevati per test molecolari (ad es. PCR/qPCR) possono essere conservati nel congelatore. I campioni di sangue dovrebbero restare a temperatura ambiente per diverse ore o durante la notte prima di separare il siero dal coagulo. I campioni sierici possono essere refrigerati se il test è immediato, oppure congelati per analisi successive. I tessuti fissati in formalina per l’esame istopatologico devono essere tenuti a temperatura ambiente, poiché il congelamento può creare alterazioni che ostacolano l’interpretazione da parte del patologo. L’aspetto più importante nella raccolta dei campioni è l’etichettatura chiara di tutti i campioni con le informazioni necessarie, tra cui: nome dell’azienda, numero del capannone/stalla, età degli animali, data di raccolta, tessuto prelevato. Tutto il lavoro di campionamento viene vanificato senza un’etichetta leggibile su ciascun campione. È consigliabile pre-etichettare i sacchetti di raccolta prima del campionamento per limitare la contaminazione delle superfici esterne dei sacchetti. Infine, assicurarsi che i moduli di invio diagnostico siano compilati correttamente con tutte le informazioni dell’azienda, una sintesi della storia dei problemi osservati in azienda e gli esami diagnostici richiesti.
Conclusione Ora hai gli elementi di base per eseguire un’indagine diagnostica completa sulle malattie avicole. Assicurati di condividere i risultati con il veterinario curante e con il laboratorio diagnostico prima di consegnare tempestivamente i campioni al laboratorio.
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◗ VETERINARIA
MIGLIORARE LA SALUTE DEL POLLAME ATTRAVERSO IMMUNOSTIMOLANTI ALIMENTARI La crescente pressione verso la riduzione dell’uso di antibiotici nella produzione zootecnica richiede lo sviluppo di soluzioni sostenibili per rafforzare l’immunità del pollame e aumentarne la resistenza alle malattie. In questo contesto, il miglioramento dell’immunocompetenza attraverso l’impiego di additivi alimentari rappresenta un approccio innovativo per aumentare la resilienza agli agenti patogeni in condizioni commerciali, supportando la risposta immunitaria dall’interno.
➤ Aitor Arrazola Ricercatore in biologia, Ph.D. in comportamento e benessere animale
In che modo gli immunostimolanti supportano l’immunità del pollame? Le condizioni degli allevamenti commerciali possono risultare impegnative dal punto di vista sanitario a causa dell’elevata densità di allevamento, del grande numero di
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animali ospitati nello stesso ambiente e dei potenziali rischi legati alla biosicurezza. Tutti questi fattori, insieme alle condizioni di stress, indeboliscono il sistema immunitario del pollame e ne compromettono la risposta immunitaria, aumentando la suscettibilità alle malattie e determinando un calo delle performance di allevamento. In questo contesto, per mantenere il gruppo in salute e produttivo, gli immunostimolanti possono rafforzare il sistema immunitario, potenziando la risposta immunitaria e migliorando l’immunocompetenza degli animali
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dall’interno. Oltre ai vaccini, gli immunostimolanti comprendono composti di origine vegetale, spezie ed erbe, probiotici, enzimi e altri fitogenici, in grado di ridurre l’infiammazione, prevenire il danno ossidativo e attivare le cellule immunitarie coinvolte nei meccanismi di difesa. Questi effetti contribuiscono a migliorare la funzionalità e l’efficacia della risposta immunitaria del pollame, intervenendo sui meccanismi alla base della ridotta immunità e delle disfunzioni immunitarie. Lo sviluppo di una risposta immunitaria efficace e robusta dipende dal miglioramento della produzione di linfociti che producono anticorpi (cellule B), coordinano la risposta immunitaria (cellule T) ed eliminano le cellule anomale (cellule natural killer), nonché le cellule immunitarie deputate alla cattura dei patogeni (eterofili e macrofagi). Studi recenti indicano che composti ad azione immunostimolante (ad esempio curcumina, acido gallico, zingiberene), utilizzati come additivi nei mangimi avicoli, possono attivare popolazioni di cellule immunitarie (come i linfociti) che tendono a ridursi in condizioni di stress. Lo stress innesca inoltre una risposta infiammatoria mediata dall’aumento dei basofili e degli eosinofili nel flusso sanguigno. Questo meccanismo di difesa rappresenta una risposta adattativa alle infezioni nel breve termine, ma se protratto può causare dolore e complicazioni, dovute a gonfiore e a un insufficiente drenaggio linfatico. Sostanze antinfiammatorie di origine vegetale (ad esempio zenzero, curcuma e Boswellia) ed erbe aromatiche (come origano e aglio) possono contribuire a prevenire e contrastare questi effetti collaterali, favorendo al contempo la guarigione dei tessuti danneggiati. Anche l’integrazione con enzimi ad attività proteolitica contribuisce a modulare la risposta infiammatoria e a degradare le proteine nocive accumulate negli organi interessati, facilitandone la detossificazione. Oltre all’immunosoppressione e all’iperattivazione della risposta infiammatoria, le condizioni di stress determinano la formazione di sottoprodotti metabolici responsabili di danni ossidativi alle cellule immunitarie. In questo contesto, composti bioattivi di origine vegetale con proprietà antiossidanti (come polifenoli e flavonoidi) rappresentano un valido supporto nel contrastare lo stress ossidativo, neutralizzandone gli effetti dannosi. Pertanto, gli additivi fitogenici con azione immunomodulante possono stimolare la risposta delle cellule immunitarie, modulare l’infiammazione e contrastare gli effetti negativi dello stress ossidativo.
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Perché gli immunostimolanti sono importanti? Una risposta immunitaria efficace si basa su una popolazione ottimale di cellule immunitarie attivate prima dell’infezione e su un’adeguata produzione di anticorpi nel plasma, in grado di contrastare tempestivamente i potenziali patogeni. Negli allevamenti commerciali, ciò si traduce in una maggiore prontezza di risposta, dei tempi di recupero ridotti e un miglior funzionamento complessivo del sistema immunitario in caso di infezione. Evidenze scientifiche recenti confermano che gli immunostimolanti, impiegati come additivi nei mangimi, possono contribuire a rafforzare la resilienza alle malattie e l’immunità nei gruppi commerciali di broiler, ovaiole e riproduttori. Di conseguenza, i benefici derivanti dall’impiego di immunostimolanti nella dieta risultano evidenti per il mantenimento di gruppi avicoli sani. L’efficacia vaccinale rappresenta inoltre un tema centrale nella gestione sanitaria del pollame e dipende da uno stato immunitario solido, sia prima sia dopo la vaccinazione, al fine di ottenere una risposta ottimale. A tal fine, la somministrazione di immunostimolanti prima della vaccinazione favorisce lo sviluppo di un’adeguata immunocompetenza nei confronti di specifici patogeni, garantendo una protezione duratura durante il ciclo produttivo. Per sostenere nel tempo l’efficacia vaccinale, è inoltre raccomandata l’integrazione dietetica con immunostimolanti anche nel periodo postvaccinazione, al fine di rafforzare l’immunità degli animali e mantenere una risposta immunitaria efficiente, in particolare durante eventi potenzialmente stressanti (accasamento, mescolamento dei gruppi, trasporto, inizio della deposizione, ondate di calore ecc.). Dal punto di vista del benessere animale, gli immunostimolanti contribuiscono a migliorare il benessere del pollame contrastando gli effetti negativi dello stress, quali immunosoppressione, stress ossidativo e risposta infiammatoria prolungata. In funzione dei composti bioattivi presenti, i fitogenici risultano particolarmente efficaci nel mitigare tali effetti grazie alle loro proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e immunostimolanti, con un conseguente miglioramento delle performance di allevamento. Per gli allevatori, un utilizzo efficace degli immunostimolanti in azienda si traduce in una riduzione delle infezioni, tempi di recupero da malattie e condizioni di stress più rapidi, nonché in una diminuzione degli scarti e della mortalità. In termini di performance, questi miglioramenti della risposta immunitaria garantiscono una crescita ottimale e buone condizioni corporee, supportano la longevità degli animali e incrementano l’efficienza produttiva. Questa strategia consente inoltre al settore avicolo di allevare gruppi con un ridotto impiego di sostanze chimiche e farmaci, contribuendo a limitare il rischio di antibioticoresistenza e a promuovere una produzione alimentare
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sostenibile. Gli additivi naturali non richiedono tempi di sospensione prima della macellazione e non lasciano residui nei prodotti avicoli né nei reflui. Infine, rispetto agli additivi di sintesi, i potenziatori immunitari naturali rappresentano un’opzione più accettabile per il consumatore, favorendo l’allevamento di gruppi sani e produttivi nei sistemi antibiotic-free e nei Paesi con un uso limitato di antibiotici.
Punti chiave pratici sugli immunostimolanti Per ottenere i migliori risultati, la somministrazione di immunostimolanti deve seguire le concentrazioni raccomandate in funzione della tipologia di allevamento, dell’età degli animali, della fase produttiva e del programma nutrizionale, al fine di conseguire gli effetti desiderati. L’impiego eccessivo di fitogenici a elevati livelli di inclusione è sconsigliato, poiché può determinare risultati subottimali; inoltre, gli immunostimolanti dovrebbero essere introdotti gradualmente nei programmi alimentari, in base alla loro origine e al metodo di preparazione. Sebbene questi prodotti siano sicuri, ogni gruppo può rispondere in modo diverso, pertanto è consigliabile monitorare attentamente l’adattamento degli animali a tali additivi. Parallelamente, la ricerca è orientata allo sviluppo di soluzioni in grado di garantire risultati costanti ed efficaci in allevamento, attraverso formulazioni che integrano diversi composti bioattivi (combinazioni di fitogenici, enzimi e probiotici). Gli immunostimolanti rappresentano un mezzo sicuro ed efficace per potenziare la risposta immunitaria, rafforzare naturalmente le difese e migliorare la capacità di risposta allo stress, ma non costituiscono una soluzione terapeutica per il trattamento di patologie o condizioni di stress. In presenza di focolai di malattia o di patologie gravi, è necessario ricorrere all’intervento veterinario. Infatti, gli immunostimolanti offrono una protezione limitata e un’efficacia insufficiente nel contrastare infezioni severe, poiché agiscono gradualmente sui meccanismi immunitari per sviluppare una solida immunità prima dell’esposizione al patogeno. Pertanto, gli additivi immunostimolanti si configurano come strumenti di profilassi nell’ambito della prevenzione sanitaria, piuttosto che come rimedi naturali contro le infezioni. In conclusione, il potenziamento dell’immunità attraverso gli immunostimolanti consente di prevenire l’immunosoppressione e di contrastare gli effetti negativi dello stress ossidativo e delle risposte infiammatorie prolungate. L’impiego di immunostimolanti nella dieta rappresenta una strategia pratica di prevenzione, da integrare con protocolli vaccinali mirati ai patogeni locali e con solide misure di biosicurezza. Nel complesso, questo approccio contribuisce a migliorare la salute del pollame, aumentare l’immunocompetenza e rafforzare la resilienza alle malattie in modo sostenibile e rispettoso del benessere animale, migliorando al contempo le performance produttive e riducendo la dipendenza dagli antibiotici.
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Edizione italiana Anno II • Settembre 2026