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Zootecnica | Rivista avicola - Marzo 2026

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AVIMED: AZIENDE IN SINERGIA

GESTIONE DELL’ACQUA DI ABBEVERATA E PROCEDURE DI VACCINAZIONE

SILICIO BIODISPONIBILE NELLA NUTRIZIONE AVICOLA

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Amministrazione e redazione

Zootecnica di Marianna Caterino

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EDITORIALE

Il settore avicolo sta cambiando più velocemente di quanto i modelli produttivi riescano a adattarsi. Pressioni normative, emergenze sanitarie e aspettative sociali ridefiniscono il sistema con una velocità inaspettata. Le transizioni verso i sistemi cage-free, la vaccinazione preventiva contro l’influenza aviaria, il sessaggio in ovo e l’automazione delle procedure vaccinali non sono più temi futuri, ma scelte operative concrete che richiedono pianificazione e investimenti immediati.

Si parla di sostegno alla transizione, ma le cifre in gioco raccontano un’altra storia. Il fondo per la conversione degli allevamenti in gabbia, 500.000 euro per il 2026 e 1 milione annuo dal 2027, appare insufficiente rispetto alla dimensione del comparto. Per un’azienda di medie dimensioni, il contributo disponibile coprirebbe a malapena una porzione limitata di un singolo capannone. Il rischio? Alimentare aspettative senza strumenti proporzionati, con una transizione disomogenea che amplia il divario tra imprese capitalizzate e realtà medio-piccole.

Parallelamente, il fronte sanitario impone un salto di qualità. La vaccinazione preventiva contro l’HPAI e l’evoluzione dei dispositivi di profilassi rendono la biosicurezza un sistema integrato, non solo un protocollo. Qui l’automazione emerge come strumento essenziale per standardizzazione e affidabilità operativa.

L’intervista ad Avimed, in questo numero, offre un esempio concreto di come la sinergia di filiera e gli investimenti mirati possano tradursi in crescita e stabilità. Tecnologia di pastorizzazione avanzata, autosufficienza energetica, integrazione verticale: non si tratta di scelte episodiche, ma di una strategia industriale coerente.

La trasformazione è già in atto. La differenza risiederà nella capacità delle imprese di programmare, investire e costruire modelli produttivi sostenibili nel lungo periodo.

➤ Marianna Caterino

MARZO 2026

4 8 10 16 20

PRIMO PIANO

Open Day Tezza: innovazione, filiera e strumenti per affrontare il cambiamento dell’avicoltura

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MARKETING

Le dinamiche della produzione mondiale di carne. Un’analisi del periodo dal 2000 al 2023 –Parte 2: le importazioni

30

REPORTAGE

Silicio biodisponibile come additivo alimentare e suoi effetti benefici per il settore avicolo

TECH COLUMN

Gestione dell’acqua di abbeverata e procedure di vaccinazione: il binomio strategico per un’immunizzazione efficace

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INTERVISTA

Avimed: aziende in sinergia

FOCUS

L’evoluzione della profilassi avicola: efficacia e precisione al servizio della salute animale

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NUTRIZIONISTICA

Capire i prodotti per il miglioramento della salute intestinale MARKET GUIDE INTERNET

FONDI PER LA CONVERSIONE DEGLI

ALLEVAMENTI

IN GABBIA

La Legge di Bilancio 2026 istituisce un fondo MASAF da 1,5 milioni in due anni per favorire la transizione verso allevamenti senza gabbie. La misura, legata all’iniziativa europea “End the Cage Age”, ha però valore soprattutto simbolico, data l’insufficienza dei fondi rispetto ai costi reali di conversione.

“Al fine di dare attuazione a investimenti a favore delle forme di allevamento più sostenibili, che garantiscano un migliore livello di benessere animale e che soddisfino maggiormente le esigenze comportamentali degli animali, evitandone o riducendone al minimo le sofferenze in tutte le fasi della loro vita, nello stato di previsione del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste è istituito un fondo denominato «Fondo per la conversione a metodi di allevamento cage-free, senza uso di gabbie», con una dotazione pari a 500.000 euro per l'anno 2026 e a 1 milione di euro per l'anno 2027, per contributi da erogare entro il 31 dicembre di ciascuna delle predette annualità.”

È così che recita il comma 875 della Legge di Bilancio 2026, pubblicato il 30 dicembre in Gazzetta Ufficiale. Per la prima volta in Italia, nel 2026, verranno stanziati dei fondi, 500.000 euro nel 2026, 1 milione nel 2027, per sostenere gli allevatori nella transizione dagli allevamenti in gabbia agli allevamenti senza gabbie ( cage-free ). La fruizione di questi sussidi avverrà tramite l’istituzione del “Fondo per

la conversione a metodi di allevamento cage-free, senza uso di gabbie” da parte del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

Nel momento in cui scriviamo, si attende l’attuazione della misura tramite un decreto del Ministro dell’agricoltura, di concerto con il Ministro della salute, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, previa intesa in Conferenza Stato-Regioni. Nel decreto dovranno essere scritti criteri, modalità, beneficiari e spese ammissibili.

Attualmente in Italia sono ancora 40 milioni circa ogni anno gli animali allevati in gabbia. Considerando che la conversione per gallina, secondo le stime CRPA, costa fra i 24 e i 35 euro, appare chiaro come lo stanziamento di € 1.500.000 si configuri più come un segnale politico che come un concreto atto di sostentamento. Tutt’al più, i fondi previsti precedentemente erano più alti, ovvero 3 milioni per il 2026 e 5 milioni dal 2027. La richiesta di provvedimenti a favore degli allevamenti senza gabbie si deve all’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age”, in seguito alla quale la Commissione Europea nel 2021 ha cominciato a muoversi, ponendo una revisione della direttiva quadro (98/58/CE) mirata a eliminare progressivamente l’uso delle gabbie “possibilmente con l’obiettivo di un phase-out completo entro il 2027”, chiedendo un approccio specie per specie e un periodo transitorio adeguato.

Alla comunicazione della Comissione è del 2021, però, non è seguita la proposta legislativa. Di conseguenza, in mancanza di normative rigide e vincolanti, i Paesi europei si sono mossi a macchia di leopardo, con tempi e modi diversi, in attesa di una legge europea.

Fonti

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/ id/2025/12/30/25G00212/SG www.crpa.it

FIERAGRICOLA 2026: LUBING TRACCIA LA ROTTA

DELLA ZOOTECNIA 4.0

L’edizione 2026 di Fieragricola si chiude con un bilancio straordinario. La kermesse veronese si è confermata l’asset strategico ideale per interfacciarsi con i player della zootecnia moderna, permettendo a Lubing di consolidare partnership storiche e avviare nuove sinergie orientate all'efficientamento produttivo.

Un’accoglienza nel segno del networking

Lo spazio espositivo è stato percepito come un vero hub tecnologico. L’azienda è orgogliosa dell’interesse generato non solo dalle soluzioni esposte, ma anche dall’approccio consulenziale della propria squadra. L’attenzione al dettaglio — dal design dello stand all’eccellenza del servizio hospitality — riflette la filosofia aziendale: mettere l'allevatore al centro, offrendo un’esperienza che va oltre la semplice fornitura, per trasformarsi in una partnership di valore.

Soluzioni d'avanguardia: biosicurezza e performance

Fieragricola è stata l'occasione per presentare ufficialmente le ultime soluzioni tecnologiche, progettate per ottimizzare i processi produttivi:

• trasportatore uova verticale: un sistema brevettato per la movimentazione verticale (fino a 8 metri), progettato per massimizzare la gestione dello spazio e la delicatezza del trasporto;

• contauova di nuova generazione: monitoraggio digitale con precisione millimetrica e interfaccia software per un controllo totale del flusso produttivo in tempo reale;

• pannello in plastica per il raffrescamento evaporativo degli allevamenti: in polipropilene rispetto a quello in carta, vanta un’efficienza crescente nel tempo. Mentre la carta degrada, il reticolo brevettato LUBING sfrutta i depositi superficiali per aumentare lo scambio termico;

• nuovi trespoli: soluzioni studiate per ottimizzare il benessere animale in conformità con le normative europee, favorendo l'etologia naturale di broiler e ovaiole.

Prospettive future

Fieragricola 2026 consegna a Lubing una rete di contatti in forte espansione e una conferma: la zootecnia di

precisione è l’unica via per un’agricoltura sostenibile e competitiva. L’azienda ringrazia tutti i professionisti che hanno condiviso la loro visione; il loro feedback è il motore della ricerca e dello sviluppo.

OPEN DAY TEZZA: INNOVAZIONE, FILIERA E

STRUMENTI PER AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO

DELL’AVICOLTURA

Il 5° Open Day Tezza ha riunito operatori, tecnici e rappresentanti della filiera avicola in una giornata di confronto su temi oggi centrali per il comparto: gestione del rischio sanitario, innovazione di incubatoio, sostenibilità economica degli investimenti e strumenti finanziari a supporto delle imprese. Un momento, non solo conviviale, ma anche di aggiornamento concreto, con interventi mirati e ricchi di contenuti operativi.

Ad aprire i lavori è stato Alberto Bozza, Consigliere Regionale del Veneto, componente della Commissione III Politiche Economiche e Agricole, che ha introdotto i relatori e sottolineato il valore strategico del settore avicolo per il territorio, evidenziando la necessità di un dialogo continuo tra imprese, associazioni e istituzioni.

Uno degli interventi più attesi è stato quello di Diego Zoccante, Presidente dell’Associazione Veneta Avicoltori, focalizzato sullo scenario sanitario e sulle nuove strategie di controllo dell’influenza aviaria. Zoccante ha illustrato l’accelerazione impressa dal nuovo assetto commissariale e il percorso verso l’avvio della vaccinazione preventiva, con partenza prevista tra aprile e maggio prossimi. Le prime categorie coinvolte

saranno i tacchini e le galline ovaiole in fase di pollastra, con l’obiettivo di costruire una copertura immunitaria nelle aree a maggiore densità avicola in vista della stagione autunnoinverno 2026/2027.

Il piano prevede volumi rilevanti di dosi e protocolli vaccinali differenziati per specie, affiancati da un sistema di sorveglianza periodica sugli allevamenti vaccinati, con campionamenti programmati. È stato ribadito che la vaccinazione non sostituisce la biosicurezza, ma ne rappresenta un’integrazione: restano quindi fondamentali le procedure di ingresso, gestione della lettiera, controllo dei flussi e disciplina operativa quotidiana. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dei ristori e degli indennizzi legati ai fermi produttivi, con aggiornamenti su pratiche in corso e prospettive di liquidazione.

Massimo Graziani, amministratore delegato di Hy-Line Italia, ha portato l’attenzione sull’innovazione di incubatoio e, in particolare, sul tema del sessaggio in ovo, tecnologia destinata a diventare centrale con l’evoluzione normativa sul destino del pulcino maschio delle linee leggere. Dal 31 dicembre 2026, anche in Italia non sarà più consentita l’eliminazione dei maschi alla schiusa: il sesso dovrà essere determinato durante l’incubazione, entro il 14° giorno, con rimozione degli embrioni maschi oppure con allevamento dei pulcini nati.

L’intervento ha messo in evidenza lo stato dell’arte delle tecnologie disponibili, invasive e non invasive, le finestre temporali di identificazione, l’efficienza oraria delle macchine e il margine fisiologico di errore che comporta sia maschi alla nascita sia perdita di femmine. In Italia il percorso è già avviato, ma la capacità installata copre ancora solo una quota limitata della produzione: l’adeguamento richiederà investimenti strutturali, revisione dei flussi di incubatoio, nuovi spazi dedicati e valutazioni puntuali su biosicurezza e sicurezza del lavoro. Tra i punti critici segnalati: aumento dei costi del pulcino femmina, fabbisogno di manodopera e necessità di continuità produttiva durante la transizione tecnologica. Taglio più economico-finanziario per l’intervento di Andrea Zanella, consulente di Euroservis, che ha presentato una panoramica aggiornata delle principali agevolazioni per il settore agricolo. Ampio spazio al nuovo iperammortamento 2026 per beni strumentali 4.0, che consente una maggiorazione delle quote di ammortamento fiscale per investimenti in beni materiali e immateriali interconnessi, con scaglioni differenziati in base all’importo investito e con impatto diretto sulla pianificazione fiscale pluriennale. Sono stati illustrati anche il credito d’imposta Agricoltura 4.0 per la produzione primaria, la Nuova Sabatini per il sostegno agli investimenti delle PMI, il credito d’imposta ZES per le aree agevolate, i contratti di sviluppo

per progetti di maggiore dimensione e gli strumenti ISI INAIL e PSR regionali. Un passaggio particolarmente utile ha riguardato i temi del cumulo tra misure, delle esclusioni, delle procedure di comunicazione e certificazione e della necessità di pianificare gli investimenti con adeguato supporto tecnico-contabile.

Email: tezza@tezza.it

Web: www.tezza.it

SILICIO BIODISPONIBILE COME ADDITIVO

ALIMENTARE E SUOI EFFETTI BENEFICI PER

IL SETTORE AVICOLO

Il silicio è un oligoelemento naturale che supporta la formazione ossea, la sintesi di collagene e la stabilità strutturale dei tessuti e delle membrane dell’uovo. In avicoltura, l’integrazione di silicio biodisponibile può migliorare la struttura ossea, la qualità dell’uovo e del guscio, le performance di deposizione e di schiusa, rappresentando così un valido additivo alimentare in grado di supportare lo sviluppo strutturale degli animali.

➤ Barbara Brutsaert1, Giuditta Tilli2, Maarten De Gussem2,3

1 VetPharm, Noordkaai 24, Izegem 8870, Belgio (barbara.brutsaert@vetpharm-global.com)

2 Vetworks bvba, Knokstraat 38, Poeke B-9880, Belgio (giuditta.tilli@vetworks.eu; maarten.degussem@vetworks.eu)

3 Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Ghent, Salisburylaan 133, 9820, Merelbeke, Belgio

Il ruolo del silicio nella salute delle ossa, nell’integrità dei tessuti connettivi e nella qualità dell’uovo

Il silicio è un oligoelemento naturale ampiamente presente nell’ambiente, in particolare nel suolo e nelle piante; si

trova raramente in forma biodisponibile poiché si lega rapidamente all’ossigeno, polimerizzando in silice e silicati. L’acido ortosilicico (OSA), la forma biodisponibile del silicio, è tuttavia riconosciuto come un nutriente dotato di comprovato valore biologico1

Distribuzione biologica e funzioni

Il silicio è presente in tutti gli organi e tessuti, principalmente nei tessuti connettivi, in quanto ricchi di collagene, e nei tessuti mineralizzati come il tessuto osseo2 Varie ricerche condotte sia in ambito umano che in ambito veterinario dimostrano che il silicio biodisponibile introdotto con l’alimentazione svolge un ruolo significativo nella formazione del collagene e nel supporto della salute delle ossa. Tra le sue funzioni:

• stimolare la sintesi di collagene, essenziale per l’architettura, la resistenza e l’elasticità dei tessuti connettivi e delle ossa;

▲ Figura 1 – Confronto tra il gruppo di controllo (grigio) e il gruppo trattato (arancione) in relazione ai parametri produttivi di gruppi di riproduttori da carne (percentuale di deposizione) in una prova sul campo condotta in Belgio. Sono stati monitorati due gruppi di 20.000 riproduttori Ross 308: uno di controllo (nessuna integrazione) e uno sottoposto a integrazione con 150 g/t di prodotto a base di silicio biodisponibile. Le performance sono state registrate dalla settimana 16 alla 61, con l’inizio dell’integrazione a partire dalla settimana 22. Il tasso di deposizione, la produzione totale di uova, la produzione cumulativa e la schiudibilità sono stati monitorati in modo continuativo per l’intera durata della prova. Il prodotto utilizzato nel gruppo trattato è un additivo alimentare a base di silicio biodisponibile presente sul mercato.

▲ Figura 2 – Confronto tra il gruppo di controllo (blu) e il gruppo trattato (arancione) in relazione alla schiudibilità delle uova provenienti da gruppi di riproduttori da carne. Per informazione sono riportati anche i dati derivanti dalle schiuse di routine di diversi gruppi avvenute nello stesso periodo (grigio) nell’ambito di una prova di campo condotta in Belgio. Sono stati monitorati due gruppi di 20.000 riproduttori Ross 308: uno di controllo e uno sottoposto a integrazione con 150 g/t di prodotto a base di silicio biodisponibile. Le performance sono state rilevate dalla settimana 16 alla 61, con l’inizio dell’integrazione a partire dalla settimana 22. Il tasso di deposizione, la produzione totale di uova, la produzione cumulativa e la schiudibilità sono stati monitorati in modo continuativo per l’intera durata della prova. Il prodotto utilizzato nel gruppo trattato è un additivo alimentare a base di silicio biodisponibile presente sul mercato.

▲ Figura 3 – Confronto tra il gruppo di controllo (grigio) e i gruppi trattati con differenti concentrazioni del prodotto (arancione) in relazione alla rigidità della membrana vitellina (ossia la capacità della membrana di resistere alla deformazione in risposta a una forza applicata) delle uova provenienti da gruppi di galline ovaiole osservate. Un miglioramento statisticamente significativo della resistenza della membrana vitellina indica una qualità dell’uovo superiore negli animali che hanno ricevuto silicio biodisponibile nell’alimentazione. I dati provengono da una prova di campo condotta in Belgio. Sono state monitorate circa 390 galline ovaiole per ciascun trattamento, con integrazione applicata dalla settimana 26 alla settimana 30. Il prodotto utilizzato nel gruppo trattato è un additivo alimentare a base di silicio biodisponibile presente sul mercato.

• favorire lo sviluppo e la mineralizzazione ossea;

• promuovere la formazione di osteoblasti e fibroblasti;

• interagire con il calcio, migliorando il metabolismo osseo.

Questi effetti combinati evidenziano l’importanza del silicio nel mantenimento di strutture connettive e ossee1-3.

Silicio, uova e qualità del guscio

Oltre al suo ruolo nella fisiologia ossea, il silicio contribuisce all’integrità strutturale delle membrane del guscio, rafforzandone le proprietà meccaniche, fondamentali per:

• mineralizzazione del guscio;

• elasticità e resistenza allo stress meccanico;

• protezione da agenti patogeni. Il silicio è inoltre essenziale per la membrana vitellina, che svolge un ruolo chiave in:

• regolazione dello scambio di nutrienti;

• protezione dell’embrione in formazione dall’ambiente alcalino dell’albume.

Recenti studi scientifici confermano la presenza e l’importanza funzionale del collagene sia nel guscio sia nelle membrane vitelline, sottolineando l’importanza del silicio per ottenere una buona qualità dell’uovo4,5

Integrazione di silicio biodisponibile nella produzione avicola moderna

Negli ultimi anni, la selezione genetica degli avicoli commerciali ha determinato un aumento dello stress su diverse strutture anatomiche. Nei polli da carne, il rapido accrescimento muscolare esercita un notevole carico sullo scheletro in formazione, mentre nelle ovaiole la produzione continua di uova richiede una mobilizzazione minerale costante. Queste pressioni rendono ancora più rilevante l’adozione di strategie nutrizionali mirate a sostenere l’integrità ossea e la robustezza dei tessuti connettivi. Nello specifico, risultati di alcuni studi condotti su polli da carne sottolineano il potenziale del silicio biodisponibile nel migliorare la resistenza dello scheletro e nel ridurre l’incidenza di patologie strutturali6. Sebbene il silicio non sia classificato come nutriente essenziale, l’impiego di prodotti a base di silicio biodisponibile nell’allevamento avicolo può contribuire positivamente al benessere animale, alla salute scheletrica e alle performance produttive. Alla luce di questo contesto, sono state condotte una serie di prove sul campo per valutarne l’efficacia lungo l’intera filiera avicola, analizzandone l’impatto in gruppi di riproduttori e in gruppi commerciali.

Risultati tecnici di gruppi di riproduttori da carne alimentati con integrazioni di silicio biodisponibile

Alcune prove sul campo condotte in allevamenti situati in Belgio, Cina e nelle Filippine hanno dimostrato in modo consistente l’impatto positivo della supplementazione con un prodotto a base di silicio biodisponibile. I gruppi che hanno ricevuto silicio biodisponibile hanno mostrato un miglioramento delle performance di deposizione, con incrementi dell’1-2% nelle fasi produttive chiave (Belgio, Figura 1) e, in alcuni casi, un aumento fino al 3,8% nella produzione totale di uova (Cina). Sono stati osservati anche miglioramenti nella qualità del guscio, tra cui maggiore resistenza, aumento dello spessore e una minore incidenza di uova incrinate (Belgio). Questi miglioramenti sulla qualità delle uova si sono tradotti in risultati superiori in incubatoio, con tassi di schiusa più elevati e un aumento significativo del numero di pulcini di un giorno prodotti (Belgio, Figura 2), arrivando a ottenere fino a +4 extra pulcini per gallina (Belgio).

Risultati tecnici di gruppi di galline ovaiole alimentate con integrazioni di silicio biodisponibile

Alcune prove sul campo condotte in allevamenti situati in Portogallo, Filippine e Francia hanno confermato in modo costante l’impatto positivo della supplementazione con silicio biodisponibile. I gruppi trattati hanno mostrato migliori performance di deposizione, con percentuali di deposizione più elevate e un aumento del peso medio dell’uovo durante le diverse fasi produttive. Sono stati osservati anche miglioramenti nella qualità dell’uovo, inclusa una marcata riduzione delle uova incrinate, che aumenta così il numero di uova di prima categoria vendibili. All’interno di questi studi è stato osservato anche un miglioramento della qualità delle membrane dell’uovo: le uova provenienti da galline supplementate con silicio biodisponibile presentavano una membrana vitellina più resistente (Figure 3 e 4), favorendo una minore rottura del tuorlo e una migliore idoneità alla manipolazione, allo stoccaggio e alla trasformazione. Ulteriori benefici sono stati osservati anche nell’efficienza alimentare, con una riduzione dell’indice di conversione, indicativa di un utilizzo più efficiente dei nutrienti.

▲ Figura 4 – Confronto tra il gruppo di controllo (grigio) e i gruppi trattati con differenti concentrazioni del prodotto (arancione) in relazione alla resistenza della membrana vitellina (ossia la forza massima applicabile al tuorlo prima della rottura della membrana vitellina). Un valore più elevato di resistenza indica una membrana vitellina più resistente, caratteristica associata a una maggiore freschezza dell’uovo. Il miglioramento altamente significativo dal punto di vista statistico osservato nei gruppi trattati evidenzia una qualità dell’uovo superiore negli animali sottoposti ad integrazione con silicio biodisponibile. I dati provengono da una prova di campo condotta in Belgio. Sono state monitorate circa 390 galline ovaiole per trattamento, con integrazione applicata dalla settimana 26 alla settimana 30. Il prodotto utilizzato nel gruppo trattato è un additivo alimentare a base di silicio biodisponibile presente sul mercato.

Il silicio come fattore chiave per l’efficienza del gruppo

L’impiego di silicio biodisponibile offre dunque benefici misurabili lungo l’intera filiera avicola (dai gruppi di riproduttori ai gruppi di galline ovaiole). Nei riproduttori da carne, la supplementazione a partire dalla 21ª settimana ha portato a un maggior numero di uova e a un aumento dei pulcini schiusi, corrispondenti a un ritorno sull’investimento (ROI) stimato di 9,6, basato su un prezzo di mercato del pulcino di € 0,41. La somministrazione continua dalla 22ª alla 61ª settimana ha migliorato la qualità del guscio, la performance di deposizione e la schiudibilità, mostrando vantaggi evidenti sia in allevamento sia in incubatoio. Nelle galline ovaiole sono stati osservati risultati analogamente positivi, dove la supplementazione con silicio ha migliorato produttività, qualità dell’uovo ed efficienza alimentare. Nel complesso, questi risultati evidenziano come l’utilizzo di silicio biodisponibile rappresenti una strategia nutrizionale di valore per sostenere l’efficienza riproduttiva, l’integrità del guscio e le performance complessive dei gruppi di animali.

Bibliography

1 Jugdaohsingh R. Silicon and bone health. J Nutr Health Aging. 2007 Mar-Apr;11(2):99-110. PMID: 17435952;

PMCID: PMC2658806 https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/ articles/PMC2658806/

2 Götz W, Tobiasch E, Witzleben S, Schulze M. Effects of Silicon Compounds on Biomineralization, Osteogenesis, and Hard Tissue Formation. Pharmaceutics. 2019 Mar 12;11(3):117. doi: 10.3390/pharmaceutics11030117. PMID: 30871062; PMCID: PMC6471146. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6471146/

3 Pritchard A, Nielsen BD, Robison C, Manfredi JM. Low dietary silicon supplementation may not affect bone and cartilage in mature, sedentary horses. J Anim Sci. 2020 Dec 1;98(12):skaa377. doi: 10.1093/jas/skaa377. PMID: 33216909; PMCID: PMC7749713. https://pmc.ncbi. nlm.nih.gov/articles/PMC7749713/

4 Pillai, M.M., Saha, R. & Tayalia, P. Avian eggshell membrane as a material for tissue engineering: A review. J Mater Sci 58, 6865–6886 (2023). https://doi.org/10.1007/s10853-023-08434-2

5 YH Zhao, YJ Chi. Characterization of collagen from eggshell membrane. Biotechnology (Faisalabad), 2009. https://scialert.net/abstract/?doi=biotech.2009.254.258

6 Prentice, Sophie Elizabeth. The effects of silicon on skeletal integrity. Nottingham Trent University (United Kingdom) ProQuest Dissertations & Theses, 2019. 27767110. https://www.proquest.com/op enview/63985a0bb7b30c9befc9b27da3215992/1?pq-ori gsite=gscholar&cbl=51922&diss=y

AVIMED: AZIENDE IN SINERGIA

Ci siamo recati a Modica, in provincia di Ragusa, dove nel 2005 nasce il gruppo Avimed. Gli amministratori delegati di due delle aziende parte del gruppo, Giuseppe Giannone per Avimed e Giovanni Ragusa per Mediterranea Mangimi, hanno illustrato alla rivista l’azienda, la sua storia e le prospettive future.

➤ Giulia Messina Redattrice

La storia

Nella Sicilia sudorientale, fra le campagne di Modica, nel 2005 alcune aziende del settore avicolo con una lunga

storia sul territorio hanno deciso di unirsi e creare il gruppo Avimed, fornendolo di un unico centro di imballaggio. La volontà di fare gruppo e lavorare in sinergia è nata dall’esigenza di crescere, diventare più forti nel mercato e, non da ultimo, creare una filiera integrata e sostenibile. Lo ripetono più volte nel corso della nostra visita Giannone e Ragusa: «Se non si fa sinergia, non si va da nessuna parte».

ZOOTECNICA ◆ Marzo 2026 Pag. 16

Centro di imballaggio

Pastorizzatore

Modica, d’altronde, vanta una certa tradizione nel campo avicolo, vuoi per le vaste campagne, vuoi per la posizione geografica strategica, vuoi ancora per il coraggio di chi ha deciso di fare imprenditoria. Circa sessant’anni fa, infatti, c’era chi raccoglieva le uova per le campagne e poi si recava nelle varie città della Sicilia orientale a venderle porta a porta. L’uovo, da sempre alimento “democratico” perché allo stesso tempo nutritivo e poco costoso, aveva successo, così alcuni imprenditori illuminati divennero veri e propri pionieri nel campo, ponendo le basi della tradizione avicola modicana.

La filiera integrata

Avimed adotta un modello di filiera verticale integrata, che cura ogni fase della produzione, garantendo controllo, qualità e freschezza.

Si utilizzano materie prime naturali come mais, soia, grano, girasole, olio di soia ed erba medica, rigorosamente selezionate per una corretta alimentazione degli animali. I mangimi sono prodotti da Mediterranea Mangimi, azienda capofila del gruppo, nata già negli anni Settanta, a supporto dei primi capannoni sorti a Modica, che, oltre ad Avimed, azienda produttrice di uova e ovoprodotti, nonché la commerciale, annovera nel proprio gruppo alcune importanti aziende produttrici di pollastre, l’Azienda

Agricola Nigro e l’Avicola Siciliana, che con i loro quattro siti produttivi sono diventate due delle realtà più importanti nella produzione di pollastre nel sud Italia.

I pulcini di un giorno vengono cresciuti fino a pollastre e poi allocati nei capannoni di allevamento. Animali e ambienti sono monitorati costantemente da veterinari, tecnici e ASL, supportati da analisi interne su mangimi, aria, attrezzature e uova in un laboratorio dedicato, mentre le uova vengono selezionate con tecnologie avanzate, scartando quelle non idonee. Ciò permette di assicurare la freschezza dei prodotti, che quindi vengono consegnati al consumo non più tardi di 48 ore dalla deposizione.

La produzione

La produzione di Avimed comprende uova da allevamenti a terra e free range, antibiotic free, biologiche, in gabbia e ovoprodotti (tuorlo d’uovo, albume d’uovo, uovo intero).

Il numero delle uova prodotte giornalmente si aggira intorno alle 800.000 al giorno, con la prospettiva di superare il milione entro i prossimi 3-4 anni. Le uova da allevamenti a terra costituiscono circa il 50% della produzione dell’azienda, con prospettive future di aumento. La distribuzione totale delle uova viene effettuata in tutto il Sud e nel centro Italia, così come quella degli ovoprodotti e delle uova biologiche.

Veduta aerea di alcuni impianti dell'azienda, ricoperti di pannelli solari

Per quanto riguarda le ovaiole, vengono utilizzate le genetiche Hy-line, Lohmann, Novogen, H&N, ognuna delle quali soddisfa le diverse esigenze produttive e di qualità dell’azienda.

La distribuzione

In questo momento Avimed distribuisce in tutta la Sicilia, nel resto del Mezzogiorno (dove rifornisce alcuni importanti pastifici) e a Malta.

La distribuzione avviene tramite terzi, ma il gruppo, sul solco del percorso di innovazione che sta percorrendo, ci rivela di stare lavorando a nuovi canali tramite altri tipi di piattaforme, allargandosi sulla GDO e cercando di affermare la sua presenza al di fuori della Sicilia in modo più forte e radicato.

La sostenibilità

In quanto a sostenibilità, Avimed si sta muovendo su più fronti. In primo luogo, sulle tecnologie di allevamento, sugli allevamenti a terra in particolare, per assicurare il top del benessere animale.

In secondo luogo, il mangimificio, i capannoni di produzione uova e di produzione pollastre dislocati in diversi siti produttivi sono quasi del tutto autosufficienti dal punto di vista energetico perché dotati di pannelli fotovoltaici, per la maggior parte realizzati grazie anche a finanziamenti pubblici.

Inoltre, la sostenibilità tocca anche il packaging. Giannone e Ragusa ci raccontano, infatti, che, se in passato le confezioni di uova erano solo ed esclusivamente in plastica, ora, invece, la maggior parte è in plastica biodegradabile e in carta riciclata, principalmente Hartmann (distribuita da Techovo).

Tecnologia all’avanguardia

Avimed è fra le poche aziende in Italia che dispongono di una tecnologia di pastorizzazione a radiofrequenza. Il flusso delle uova passa non solo dalle piastre di pastorizzazione, ma anche da un sistema ipertecnologico che emette radiofrequenze e che permette di pastorizzarle a temperature più basse senza distruggerne le caratteristiche organolettiche. Ciò consente una drastica riduzione della carica batterica totale e una shelf-life del prodotto più lunga con una temperatura più bassa e porta all’abbattimento

delle salmonelle, oltre che a una drastica riduzione della carica batterica totale.

Investimenti

Proprio il pastorizzatore di cui si è appena parlato rappresenta uno degli investimenti più recenti, grazie al quale Avimed sta lavorando con i più grossi pastifici a livello nazionale. Costruito circa quattro anni fa anche grazie ai fondi PSR 2014-2020, questo nuovo pastorizzatore a radiofrequenza ha sostituito il vecchio impianto, che era stato realizzato circa vent’anni fa. L’investimento si è reso necessario in un’ottica di crescita aziendale e non ha di certo deluso le aspettative. L’obiettivo dell’azienda oggi è di migliorarlo per renderlo adatto ai nuovi crescenti livelli di produzione. Inoltre, per renderlo autosufficiente dal punto di vista energetico, l’azienda ha realizzato un grosso impianto fotovoltaico da 700 kW e un impianto di cogenerazione, che ben si sposa coi suoi obiettivi di sostenibilità.

Altri investimenti recenti sono costituiti dal passaggio di gabbie arricchite a sistemi in voliera, resi necessari dalla crescente richiesta di uova allevate a terra.

Attualmente Avimed sta lavorando a un nuovo centro di selezione e imballaggio uova, che sorgerà fra settembre e ottobre nelle vicinanze del nuovo pastorizzatore di cui si è appena parlato, e di cui speriamo di potere raccontare presto nei prossimi numeri di Zootecnica.

Furgone con impianto di refrigerazione usato per le consegne

Insaccatrice mangimificio

L’EVOLUZIONE DELLA PROFILASSI AVICOLA:

EFFICACIA E PRECISIONE AL SERVIZIO

DELLA SALUTE ANIMALE

Nel moderno allevamento avicolo, l’efficienza delle operazioni di profilassi non si misura solo in termini di velocità, ma soprattutto nella precisione del dosaggio, nel rispetto del benessere animale e nella biosicurezza. Queste operazioni, tradizionalmente affidate alla sensibilità manuale e all’esperienza di squadre di vaccinatori, stanno diventando il collo di bottiglia della produzione, poiché si denota una crescente carenza di personale specializzato.

In questo contesto, il dispositivo, tutelato da brevetto, distribuito da Giordano e sviluppato dal Prof. Dante Lorini, oggi parte integrante della categoria Vaccination Devices del gruppo, rappresenta un significativo salto di qualità rispetto ai metodi tradizionali. Si tratta di una stazione di vaccinazione pneumatica “all-in-one” che integra spray oculo-congiuntivale, iniezione intramuscolare (IM) e scarificazione della membrana alare. Il sistema è progettato per standardizzare il processo vaccinale, aumentarne la precisione e garantire un’elevata qualità operativa, consentendo di eseguire, con un’unica manipolazione dell’animale, fino a sette vaccinazioni.

La filosofia progettuale: ergonomia e adattabilità

Il cuore dell’innovazione risiede nella capacità di adattare la macchina alla morfologia del volatile e non viceversa. Il sistema è interamente pneumatico, eliminando componenti elettriche e garantendo l’operatività anche in ambienti difficili (con alti livelli di polvere e umidità): l’attrezzatura,

composta da acciaio inox, risulta facilmente sanificabile e disinfettabile al termine delle operazioni di vaccinazione (può essere utilizzato qualsiasi tipo di disinfettante).

La struttura modulare permette la regolazione su tre assi, adattandosi a capi di qualsiasi età (particolarmente indicata per pollastre di 80-90 giorni) e taglia. Inoltre, l’adattabilità al singolo contesto risulta massima: ogni allevatore/ operatore può modificare le aste e/o i carrelli a supporto dell’attrezzatura, in modo da soddisfare le proprie esigenze. Grazie all’uso di scale di misurazione standardizzate, una volta calibrata una singola macchina, i medesimi settaggi possono essere replicati fedelmente su tutti gli altri dispositivi in uso contemporaneamente.

Non da ultimo, la diffusione a livello globale ne determina la facilità di ottenere supporto dall’azienda costruttrice e la disponibilità di eventuali ricambi per manutenzione.

Analisi anatomica e funzionale delle modalità di vaccinazione

Il dispositivo supera i limiti della vaccinazione manuale attraverso soluzioni ingegneristiche che rispettano l’anatomia di questi animali. La procedura operativa prevede la presa controllata dell’animale mediante afferramento del dorso con la mano destra e dell’ala sinistra con la mano sinistra; successivamente le operazioni di vaccinazione comprendono:

A. puntura alare

L’ala viene inserita, in posizione orizzontale, con la parte dorsale rivolta verso l’alto, nella fessura centrale del dispositivo per l’inoculazione intradermica/sottocutanea localizzata (o transfixione). L’applicazione di una lieve pressione attiva un micro-pneumatico così da muovere uno speciale ago, in direzione verticale e perpendicolare, verso il basso; quest’ultimo viene ricoperto dalla soluzione vaccinale contenuta nella vaschetta sottostante, in modo da distribuire durante la sua risalita la sospensione virale nelle componenti tissutali della membrana alare (strati epidermici/derma/ tessuto connettivo interstiziale).

L’intero ciclo di vaccinazione si completa in circa 250 ms e il sistema ne impedisce la ripetizione finché non viene rilasciato il comando.

Il dispositivo abbandona il doppio ago tradizionale (spesso causa di lesioni eccessive o rotture) in favore di un ago singolo speciale (diametro 160 micron) con le seguenti caratteristiche:

• geometria dell’ago: sagomato con punta perforante e lunga conicità, dotato di una zona interna con rugosità aumentata atta a trattenere la dose esatta di vaccino necessaria per l’aderenza al tessuto, durante la risalita dell’ago. Queste caratteristiche garantiscono il minimo danno alla membrana alare.

• dosaggio garantito: i test confermano una corrispondenza perfetta: 1000 dosi per 1000 capi. Questo elimina lo

spreco tipico dei metodi manuali e garantisce il rispetto delle proporzioni soluto/solvente indicate dalle case farmaceutiche. Inoltre, la vaschetta è dotata di una geometria specifica per massimizzare l’utilizzo della soluzione vaccinale.

B. Iniezione intramuscolare (IM)

Contemporaneamente al posizionamento dell’ala, il torace viene appoggiato contro la maschera sagomata posta a destra. Una slitta in movimento porta gli aghi a contatto con i muscoli pettorali degli animali, garantendo l’inoculazione nel sito corretto (nelle pollastre posto idealmente a distanza di 2,5-4 cm dall’osso sternale, nel terzo superiore del petto, con inclinazione dell’ago verso il basso, ad angolo di 45°).

L’iniezione con dispositivi manuali è soggetta all’errore umano (stanchezza, angolazione/profondità errata), portando spesso a depositi in sedi anatomiche errate (troppo superficiale o troppo profonda, col rischio di penetrare in cavità celomatica e ledere gli organi interni sottostanti (fegato, cuore ecc.), causando la morte del soggetto) e/o granulomi.

Il sistema pneumatico elimina queste variabili, garantendo:

• pressione intrinseca costante: il vaccino viene spinto con forza attraverso i fasci muscolari, garantendone una diffusione uniforme negli strati profondi, riducendo la formazione di sacche localizzate e l’incidenza di granulomi associati.

• iniezioni multiple: una slitta viene azionata da un cilindro pneumatico garantendo eventualmente fino a 4 iniezioni in punti diversi (con possibilità di aghi paralleli e/o convergenti, tutti regolabili) in un unico atto.

• stabilità/integrità dell’ago: il movimento fluido della slitta porta-ago ne riduce l’usura (utilizzando aghi Luer Lock standard, con possibilità di diametri e lunghezze diverse), diminuendo drasticamente il rischio di traumatismi/ infezioni eventuali.

• siringhe: regolabili singolarmente, in modo da poter diversificare i dosaggi dei vaccini utilizzati. La separazione dei circuiti di iniezione (ogni erogatore ha il suo volume) evita il mescolamento dei vaccini, preservando l’integrità farmacologica dei prodotti.

• aste di supporto: utili a collegare le sacche/flaconi delle soluzioni vaccinali utilizzate per il riempimento delle siringhe.

C. Spray oculo-congiuntivale

Successivamente, l’operatore sposta l’animale verso sinistra e colloca la testa sull’apposito supporto sagomato, in modo che gli occhi risultino allineati agli erogatori spray del vaccino; una leggera pressione con la mano sinistra, su di una paletta mobile, attiva un secondo micro-pneumatico che comanda l’erogazione temporizzata dello spray. Quest’ultimo andrà a depositare l’inoculo direttamente nello spazio tra la superficie bulbare e quella palpebrale interna, il sacco congiuntivale. Da qui verrà raggiunta la ghiandola di Harder (organo linfoide, fondamentale per la stimolazione

immunitaria mucosale) e, successivamente, la soluzione vaccinale verrà distribuita nell’epitelio dell’apparato respiratorio (superficiale e/o profondo) attraverso il passaggio dalle cavità nasali/coane e dal cavo orale, tramite il dotto naso-lacrimale. Tradizionalmente, la vaccinazione oculare richiedeva l’inclinazione della testa dell’animale e un dosaggio a caduta, operazione che spesso induceva la chiusura istintiva della palpebra o richiedeva forzature manuali; inoltre, l’operatore frettoloso o stanco rilascia l’animale, non attendendone l’ammiccamento, prima che la goccia sia assorbita completamente.

Il nuovo sistema sfrutta “l’effetto Venturi”, garantendo i seguenti vantaggi:

• posizione naturale: l’animale mantiene la testa in posizione fisiologica, senza reclinazione, su un’apposita sagoma che ne segue la morfologia; questo riduce inoltre il riflesso di chiusura delle palpebre.

• dinamica dei fluidi: la pressione dello spray è calibrata per sollevare leggermente la palpebra, garantendo che il vaccino raggiunga l’intera orbita oculare prima che l’animale possa chiudere l’occhio.

• flessibilità: possibilità di doppio serbatoio, collegati singolarmente al rispettivo erogatore, per somministrare due vaccini contemporaneamente. Gli erogatori, inoltre, sono regolabili in posizione e inclinazione, in modo da garantire l’orientamento esatto verso le pupille degli animali. Il volume di vaccino somministrato è modulabile tramite apposite viti applicate sui singoli spruzzatori.

• efficienza: un riscontro immediato della corretta somministrazione è evidenziabile tramite l’osservazione dell’eventuale colorante utilizzato direttamente ispezionando il cavo orale dell’animale. Inoltre, il posizionamento dello spray a destra (o configurabile) permette di effettuare questa operazione come prima fase; mentre l’operatore esegue le successive operazioni, il vaccino ha il tempo di essere assorbito correttamente.

Benessere animale e biosicurezza

Il vantaggio competitivo più rilevante è la riduzione delle manipolazioni degli animali. Infatti, mentre il metodo tradizionale richiedeva anche fino a 4 passaggi per completare il ciclo di presa vaccinale, col nuovo metodo l’animale viene prelevato una sola volta e riceve tutti i trattamenti in sequenza rapida (spray + iniezione/i intramuscolare/i + puntura alare).

Questo approccio riduce drasticamente il rischio di traumi e di stress per gli animali: ne consegue una riduzione di eventuali forme respiratorie e/o enteriche associate, con minor impiego di farmaci/additivi e una riduzione della formazione di soggetti di scarto con peggioramento dell’uniformità e mortalità conseguenti.

L’impiego di un numero ridotto di operatori e di manipolazioni associate rappresenta un vantaggio significativo in termini di biosicurezza: ciò implica la conseguente riduzione dei movimenti di personale dentro e fuori dall’allevamento, così come tra differenti siti nella stessa giornata o in giornate diverse. Così facendo viene limitata la possibilità d’introduzione o diffusione dei potenziali patogeni, assicurando in questo modo un maggior controllo sull’applicazione di misure igieniche e preventive.

L’analisi strategica: la macchina come risposta alla carenza di personale

Qui risiede il vero valore aggiunto per l’allevamento del futuro. La carenza di manodopera non è un fenomeno passeggero, ma strutturale e sempre più attuale. L’allevatore moderno deve affrontare:

• alto turn-over: difficoltà nel trovare e formare personale, che spesso cambia lavoro dopo pochi mesi.

• costi di formazione: il tempo perso per insegnare la “sensibilità” della vaccinazione manuale.

• affaticamento: errori umani dovuti a movimenti ripetitivi (RSI) su migliaia di capi.

Parametro

Metodo tradizionale

Sistema pneumatico

Produttività Variabile, multi-operatore 700-750 capi/ora (in media) con un singolo operatore; circa 1000 capi/ora in allevamenti a terra (resa unitaria superiore)

Precisione Dipendente dalla stanchezza umana Costante (spinta pneumatica), conta-colpi meccanico (per il conteggio dei capi vaccinati)

Manutenzione Semplice ma frequente Minima (sostituzione O-ring, pulizia), milioni di cicli di vaccinazione

Sicurezza operatore Rischio auto-iniezione alto Rischio minimizzato, ergonomia migliorata

Logistica Richiede ampi spazi Compatto, ideale per ogni tipologia d’allevamento (terra, gabbia e voliera)

Il dispositivo agisce come un equalizzatore di competenze:

• de-skilling dell’operazione: l’operatore non deve più decidere come vaccinare, ma solo dove posizionare l’animale. La “mano” esperta è sostituita dalla taratura della macchina. Una volta impostata la “ricetta” (pressioni, distanze, volumi) su una macchina, questa può essere replicata su tutte le postazioni, garantendo che un operatore neo-assunto ottenga gli stessi risultati sanitari di uno più esperto.

• sicurezza e benessere dell’operatore: l’eliminazione del rischio di auto-iniezione (più facile con siringhe manuali e animali che si divincolano) e la riduzione dello sforzo fisico permettono turni di lavoro più sereni e produttivi.

• ottimizzazione: con un singolo operatore che esegue fino a 4 operazioni simultanee, si riduce il numero di persone necessarie per completare un ciclo vaccinale. In un’epoca dove trovare persone affidabili è difficile, poterne impiegare 3 per ottenere lo stesso risultato è vitale.

Analisi costo-beneficio e performance

Nonostante la tecnologia avanzata, il sistema è progettato per la robustezza e l’economia di esercizio.

Conclusioni

L’adozione di questa attrezzatura non va letta solo come un ”acquisto tecnologico’’, ma come una polizza assicurativa sul processo produttivo.

Garantendo la certezza della dose inoculata (1000 dosi = 1000 capi), le corrette sedi anatomiche e una gestione ottimale, indipendentemente dalle capacità del singolo operatore, offre agli allevatori uno strumento per elevare gli standard sanitari, riducendo al contempo i costi di manodopera e i rischi operativi. Inoltre, viste le recenti prospettive di possibile introduzione di più valenze obbligatorie da somministrare agli animali per via parenterale, il dispositivo ne facilita l’operazione, risultando già predisposto per le iniezioni multiple (fino a quattro contemporaneamente).

In un futuro dove la manodopera qualificata sarà sempre più rara, questo dispositivo può trasformare la vaccinazione da “arte manuale” a “processo industriale” standardizzato, scientificamente validato ed economicamente sostenibile.

LE DINAMICHE DELLA PRODUZIONE

MONDIALE DI CARNE

Un’analisi del periodo dal 2000 al 2023 – Parte 2: le importazioni

Un precedente articolo ha documentato l’evoluzione delle esportazioni mondiali di carne (Windhorst, 2026). Questo articolo di approfondimento analizza le dinamiche delle importazioni di carne.

▲ Figura 1 – L’evoluzione delle importazioni mondiali di carne bovina, suina e avicola tra il 1970 e il 2023

Elaborazione: A. S. Kauer su dati FAO.

➤ Hans-Wilhelm Windhorst Professore emerito presso l’Università di Vechta, Germania

Tra il 1970 e il 2023, le esportazioni mondiali di carne sono aumentate da 4,0 milioni di tonnellate a 43,2 milioni di tonnellate, con un incremento di quasi il 980%. Osservando separatamente l’andamento dei volumi di importazione per tipologia di carne (Figura 1), si può notare che essi sono cresciuti quasi in parallelo. È tuttavia degno di nota che, fino alla fine degli anni Novanta, le importazioni di carne bovina abbiano superato quelle di carne suina e di carne avicola. Nei due decenni successivi, la carne avicola e la carne suina hanno occupato alternativamente la prima posizione. Il forte aumento delle importazioni di carne suina verso la fine dell’ultimo decennio è stato il risultato dei focolai di peste

suina africana in Asia. Questo articolo analizzerà in dettaglio sia l’evoluzione di lungo periodo sia le dinamiche a partire dal 2000.

Sviluppo di lungo periodo – Dinamiche parallele

Un’analisi dell’evoluzione delle importazioni di carne tra il 1970 e il 2023 mostra un notevole parallelismo tra i tre tipi di carne qui considerati (Figura 1). Tuttavia, i tassi di crescita assoluti e relativi differiscono in misura significativa. Nel 1970, il volume delle importazioni di carne bovina era circa il doppio di quello della carne suina e quasi quattro volte superiore a quello della carne avicola. La carne bovina rappresentava il 58,2% delle importazioni totali dei tre tipi

di carne, la carne suina il 29,8% e la carne avicola il 12,0% (Tabella 1).

Fino al 2023, le importazioni di carne avicola sono cresciute di 14,6 milioni di tonnellate, pari a un aumento di trenta volte; quelle di carne suina di 13,7 milioni di tonnellate, oltre dieci volte. Sebbene la carne bovina abbia registrato la crescita assoluta più contenuta, pari a 10,7 milioni di tonnellate, essa è comunque aumentata di quasi cinque volte rispetto al 1970.

Diverse dinamiche hanno determinato cambiamenti rilevanti nelle quote dei vari tipi di carne sul totale delle importazioni. Mentre la quota della carne avicola è approssimativamente triplicata, quella della carne bovina si è quasi dimezzata. Colpisce il fatto che la carne suina abbia registrato un incremento significativo della propria quota di mercato tra il 1970 e il 2020. Questo schema distributivo era ancora in larga misura presente nel 2023. Tuttavia, come si evince dalla Tabella 1, nel 2020 differiva da quello del 2000 e del 2023. Le ragioni di tali differenze saranno analizzate nel dettaglio più avanti.

Sviluppo di medio periodo – Lo slancio continua

La Tabella 2 mostra che lo slancio è proseguito anche tra il 2000 e il 2023. Il volume delle importazioni è aumentato complessivamente di 22,5 milioni di tonnellate. Le importazioni di carne suina e di carne avicola sono più che raddoppiate, mentre quelle di carne bovina sono cresciute del 96,4%. L’aumento assoluto più elevato, pari a 8,2 milioni di tonnellate, ha riguardato la carne avicola, mentre l’incremento relativo più alto, pari al 122,9%, si è registrato per la carne suina.

■ Tabella 1 – Variazione della quota di carne bovina, suina e avicola nelle importazioni mondiali di carne tra il 1970 e il 2023; dati in % Fonte: elaborazione propria su dati FAO.

Tipologia di carne

▲ Figura 2 – Variazione assoluta del commercio mondiale di carne per continente e tipologia di carne tra il 2000 e il 2023

Elaborazione: A. S. Kauer su dati FAO.

▲ Figura 3 – Variazioni relative delle importazioni mondiali di carne bovina, suina e avicola tra il 2000 e il 2023 per continente

Elaborazione: A. S. Kauer su dati FAO.

centrale e meridionale con 3,9 milioni di tonnellate. Sorprendentemente, i due Paesi del Nord America hanno registrato una crescita nettamente inferiore, pari ad appena 727.000 tonnellate. Un’elevata produzione interna e un alto grado di autosufficienza sono stati i fattori determinanti alla base del basso livello delle importazioni.

Per quanto riguarda la carne bovina, l’Asia si è collocata al primo posto con un aumento delle importazioni pari a 5,3 milioni di tonnellate, nettamente davanti all’Europa e all’America centrale e meridionale. Le importazioni degli altri continenti sono risultate, in confronto, poco significative.

Per la carne suina, Europa e Asia hanno registrato volumi di importazione identici, pari a 3,0 milioni di tonnellate ciascuna, seguite dall’America centrale e meridionale con 1,7 milioni di tonnellate. Anche in questo caso, i volumi importati dagli altri continenti sono stati relativamente contenuti.

Asia ed Europa hanno assunto posizioni di vertice anche per la carne avicola. È interessante notare che l’America centrale e meridionale e l’Africa hanno importato quantità di carne avicola pressoché identiche, pari a 1,6 milioni di tonnellate ciascuna. Le elevate importazioni dell’America centrale e meridionale risultano sorprendenti, poiché nello stesso periodo il continente occupava una posizione di leadership nelle esportazioni, con un incremento di 4 milioni di tonnellate. Un’analisi dettagliata a livello nazionale mostrerebbe che il Brasile presentava un consistente surplus esportabile, mentre il Messico e alcuni altri Paesi dell’America centrale e meridionale hanno dovuto importare carne avicola per soddisfare il fabbisogno delle rispettive popolazioni.

■ Tabella 2 – Sviluppo delle importazioni mondiali di carne bovina, suina e avicola tra il 1970 e il 2023. Fonte: dati FAO.

Le dinamiche osservate nel periodo in esame sono documentate in modo particolarmente efficace dai tassi di crescita relativi.

La Figura 3 confronta gli sviluppi a livello continentale e per tipologia di carne. L’aumento relativo più elevato delle importazioni di carne bovina è stato registrato in Asia (+274,7%), seguita dall’Oceania (+59,2%) e dall’America centrale e meridionale (+54,8%).

Considerando i continenti, emergono differenze rilevanti ( Figura 2 ). L’Asia ha assunto una leadership incontrastata, con un incremento delle importazioni di carne pari a 11,1 milioni di tonnellate, seguita dall’Europa con 5,9 milioni di tonnellate e dall’America

Negli altri continenti i tassi di crescita sono risultati sensibilmente inferiori.

Il tasso di crescita più elevato per la carne suina è stato osservato nell’America centrale e meridionale (+463,0%), seguita dall’Africa (+379,3%), dall’Oceania (+336,9%) e dall’Asia (+205,5%). In Europa e in Nord America i tassi di

crescita sono stati nettamente più bassi, poiché entrambi i continenti presentano un elevato grado di autosufficienza. Un’analisi a livello nazionale mostrerebbe che in Africa l’aumento delle importazioni ha riguardato soprattutto i Paesi non islamici. In Oceania, invece, il rapido incremento del consumo pro capite ha determinato un aumento delle importazioni, in particolare in Nuova Zelanda, Australia e Papua Nuova Guinea.

America

centrale e meridionale

A prima vista, sorprende che l’Africa abbia registrato il tasso di crescita più elevato per la carne avicola, pari al 480,4%. Ciò è dovuto principalmente all’aumento della domanda nei Paesi islamici del Nord Africa. In Oceania, le importazioni sono cresciute in modo significativo soprattutto a partire dal 2019, a seguito della pandemia di COVID-19. Con un incremento relativo del 255,7%, l’America centrale e meridionale ha fatto registrare il valore più elevato tra i continenti caratterizzati da un’elevata produzione. Anche l’elevato tasso di crescita del Nord America appare inizialmente sorprendente, ma può essere spiegato dai gravi focolai di influenza aviaria verificatisi nel 2022 e nel 2023, che hanno reso necessarie importazioni per garantire l’approvvigionamento della popolazione. Le importazioni degli Stati Uniti sono

■ Tabella 3 – Sviluppo delle importazioni mondiali di carne tra il 2020 e il 2023 per continente e tipologia di carne Fonte: elaborazione propria su dati FAO.

aumentate di circa 160.000 tonnellate, pari a +839%, tra il 2020 e il 2023.

La Figura 4 documenta il ruolo di ciascun continente nello sviluppo delle importazioni mondiali di carne tra il 2000 e il 2023. La posizione dominante dell’Asia nelle importazioni di carne si riflette in una quota del 48,8%. Europa e Asia hanno registrato quote pressoché identiche nelle importazioni di carne suina. Entrambi i continenti occupano le prime due posizioni per tutte e tre le tipologie di carne, con una posizione di particolare rilievo dell’Asia nelle importazioni

▲ Figura 4 – Quota dei continenti nell’aumento delle importazioni di carne bovina, suina e avicola tra il 2000 e il 2023

Elaborazione: A. S. Kauer su dati FAO.

di carne bovina. È significativo che l’America centrale e meridionale si collochi al terzo posto sia complessivamente sia per le singole tipologie di carne, mentre il Nord America svolge un ruolo marginale nelle importazioni di carne. Ciò è spiegabile con l’elevata produzione interna e il conseguente alto grado di autosufficienza.

Sviluppi di breve periodo – Malattie animali e pandemia di COVID-19

L’analisi dell’andamento delle importazioni dei tre tipi di carne considerati mostra che la dinamica delle importazioni di carne suina si è interrotta tra il 2020 e il 2023. Le importazioni sono diminuite di 1,4 milioni di tonnellate, pari all’8,8%. Al contrario, le importazioni di carne bovina e di carne avicola hanno continuato a crescere: quelle di carne bovina sono aumentate di 1,1 milioni di tonnellate e quelle di carne avicola di 1,4 milioni di tonnellate (Tabella 3). Le importazioni di carne bovina sono cresciute in particolare in Asia, mentre quelle di carne avicola in Europa.

L’andamento delle importazioni di carne suina è stato in larga misura determinato dalle dinamiche in Asia. In questa

regione, le importazioni sono diminuite di 2,5 milioni di tonnellate, pari al 35,7%. Questo forte calo è attribuibile ai successi della Cina nel contrasto alla peste suina africana. Mentre le importazioni cinesi sono diminuite di 2,6 milioni di tonnellate, esse hanno continuato ad aumentare in alcuni Paesi del Sud-est asiatico (Malesia, Filippine) a causa del persistere di nuovi focolai della malattia. Il Sud America ha registrato un forte aumento delle importazioni pari a 731.000 tonnellate, ovvero il 54,0%. Di questo incremento, 533.000 tonnellate sono attribuibili al solo Messico.

L’Europa ha rappresentato oltre due terzi dell’aumento complessivo di 1,4 milioni di tonnellate delle importazioni di carne avicola. Sebbene le importazioni degli altri continenti siano state significativamente inferiori, esse hanno raggiunto 208.000 tonnellate in America centrale e meridionale e 110.000 tonnellate in Asia. Il tasso di crescita relativo più elevato è stato registrato dall’Oceania, con il 24,5%. L’elevato livello delle importazioni europee riflette il cambiamento dei comportamenti dei consumatori durante la pandemia di COVID-19. Poiché la maggior parte dei ristoranti e delle mense scolastiche e universitarie è rimasta chiusa, un numero maggiore di pasti è stato preparato nelle abitazioni private.

Conclusioni e prospettive

L’analisi precedente ha evidenziato come il commercio mondiale di carne sia stato sorprendentemente dinamico sia

nel lungo sia nel medio periodo. Tra il 1970 e il 2023, le importazioni dei tre tipi di carne considerati sono aumentate quasi in parallelo, riflettendo la crescente domanda globale di carne. Tuttavia, a partire dal 2020 si è registrata un’interruzione nella dinamica delle importazioni di carne suina, mentre le importazioni di carne bovina e avicola hanno continuato a crescere a livelli considerevoli. Oltre alla pandemia di COVID-19, che ha modificato in modo significativo i comportamenti di consumo e di acquisto, i focolai di influenza aviaria in Nord America e il riuscito contenimento della peste suina africana in Cina hanno determinato importanti cambiamenti nei flussi commerciali. Poiché la domanda di carne continuerà a crescere significativamente nel decennio in corso, è prevedibile un ulteriore aumento del commercio di carne. In particolare, l’America centrale e meridionale potrà espandere la propria quota nel commercio mondiale. La capacità dell’Europa di ridurre in futuro le importazioni dipenderà dall’efficacia degli allevatori nel prevenire focolai importanti di influenza aviaria e di peste suina africana. L’Asia, la cui produzione di carne è anch’essa minacciata da malattie altamente infettive, continuerà probabilmente a importare grandi quantità di carne bovina e suina. Il ruolo del Nord America nel commercio di carne dipenderà principalmente dalla capacità di prevenire la diffusione dell’influenza aviaria nel pollame; una nuova epidemia, che sta emergendo dal settembre 2025, è destinata a creare problemi di approvvigionamento non solo per le uova, ma anche per la carne avicola.

Infine, l’Africa giocherà in futuro un ruolo sempre più importante nelle importazioni di carne, poiché la sua popolazione in rapida crescita, unita a una classe media con maggiore potere d’acquisto, genererà una domanda crescente di carne sul mercato mondiale.

Fonte dei dati e letteratura aggiuntiva

Food and Agriculture Organization of the United Nations. (n.d.). FAOSTAT. https://www.fao.org/faostat

Windhorst, H.-W. (2024). China’s role in meat production and trade. Fleischwirtschaft International, (3), 8–13.

Windhorst, H.-W. (2024). ASEAN – The dynamics of the meat industry in a hardly recognized economic area. Zootecnica International, 46(11), 28–35.

Windhorst, H.-W. (2025). Dynamics and structure of meat production and meat trade in the USA between 2019 and 2023: Part 2. Meat trade. Meatingpoint, (60), 6–10.

Windhorst, H.-W. (2025). Oceania – Disadvantage of peripheral location. Fleischwirtschaft International, (1), 14–21.

Windhorst, H.-W. (2026). The dynamics of global meat production. An analysis of the period from 2000 to 2023Part 1. Zootecnica Poultry magazine, 1, 20–26.

Windhorst, H.-W. (in preparazione). The dynamics of the global meat trade. An analysis of the period from 2000 to 2023 - Part 3: exports – . Zootecnica Poultry magazine, 4.

GESTIONE DELL’ACQUA DI ABBEVERATA E

PROCEDURE DI VACCINAZIONE: IL BINOMIO

STRATEGICO PER UN’IMMUNIZZAZIONE EFFICACE

Le vaccinazioni tramite acqua di abbeverata rappresentano uno dei pilastri fondamentali dell’avicoltura moderna, andando a costituire, da sole, la maggior parte delle procedure immunizzanti effettuate durante i cicli di svezzamento e produzione di avicoli commerciali. Questa metodica, apparentemente semplice, nasconde in realtà una complessa serie di variabili, potenziali cause di fallimenti del programma vaccinale adottato. La qualità dell’acqua, molto spesso sottovalutata, e la sua gestione a 360 gradi emergono come fattori determinanti l’efficacia dei vaccini vivi, influenzandone direttamente la vitalità e la loro distribuzione omogenea all’interno dell’allevamento.

Parametri chimico-fisici

La qualità dell’acqua destinata alla vaccinazione deve rispettare parametri specifici, che spesso differiscono da quelli richiesti per il quotidiano approvvigionamento da parte degli avicoli. Il pH rappresenta l’elemento più critico: risulta necessario il mantenimento nell’intervallo di 6,5–7,8. Valori al di fuori di questo range possono compromettere la vitalità dei vaccini vivi: pH acidi (<5) possono, in alcuni casi, rendere meno appetibile l’acqua somministrata, scoraggiandone l’assunzione; pH alcalini (>8,0) determinano l’inattivazione di questi principi immunizzanti. Il cloro rappresenta uno degli antagonisti principali dei vaccini vivi: anche concentrazioni minime (0,1–0,2 ppm) di cloro libero esercitano attività battericida, mentre si evidenzia attività virucida a livelli superiori (0,3–0,5 ppm). Inoltre, la percezione organolettica del cloro (a livello di gusto e olfatto) si manifesta con livelli superiori di 0,5 ppm, costituendo un indicatore empirico attendibile di letalità per la maggior parte dei vaccini vivi. I metalli pesanti come rame, ferro e manganese, possono formare complessi con delle componenti vaccinali, determinandone l’inattivazione. Poi, la durezza dell’acqua, espressa come concentrazione di sali di calcio e di magnesio, deve essere monitorata per evitare interferenze con la stabilità dei vaccini: può contribuire alla formazione di calcare all’interno delle linee, costituendo un substrato favorevole per i microorganismi. A livello di caratteristiche qualitative, uno dei parametri più importanti è sicuramente il grado di torbidità; una volta prelevato un campione dal fondo delle linee d’abbeverata, viene testato visivamente: se non limpido/trasparente (condizione preferibile) e se presente materiale flocculante, la qualità può essere definita scarsa. È stato dimostrato che un grado di torbidità alto dell’acqua di abbeverata influisce negativamente sulla risposta immunitaria degli animali, tramite reazioni infiammatorie e processi cellulo-mediati (Mohammed, 2008; Chen et al., 2018). La temperatura dell’acqua rientra nei criteri di valutazione poiché, al di sopra dei 25 °C (optimum 18–20 °C), la replicazione batterica risulta aumentata, andando a influire negativamente sull’efficacia dei trattamenti eseguiti, comprese le vaccinazioni.

Parametri microbiologici e biofilm

La presenza di biofilm nelle linee d’abbeverata rappresenta un importante ostacolo, molto spesso sottovalutato e sottostimato, per l’efficacia

vaccinale e la garanzia di un’effettiva immunizzazione. Questi aggregati batterici eterogenei, costituiti da diverse specie microbiche, solitamente opportuniste (E. coli, Pseudomonas spp., Staphylococcus spp., Campylobacter spp.), insieme a contaminanti organici di altra natura (funghi, alghe), s’insediano sulle superfici interne delle tubazioni, protetti da una matrice di sostanze polimeriche extracellulari (EPS) oltre che componenti inorganiche (fonti calcaree), fattori che ne favoriscono la stabilizzazione. Il biofilm esercita molteplici azioni negative: costituisce fonte d’assorbimento dei vaccini sulla sua superficie, modificando il pH locale e creando microambienti non idonei alla sopravvivenza degli antigeni

■ Tabella 1 – Livelli massimi di minerali raccomandati per l’acqua di abbeverata e possibili effetti

pH 5–8

Nitrati/nitriti <15/<1 mg/L

Fosforo 0,1 mg/L

Sodio 50–300 mg/L

Potassio <300 mg/L

Cloruri <250 mg/L

Solfati <200 mg/L

Alcalinità <100 mg/L

Calcio <75 mg/L

Zinco <1,5 mg/L

Alti livelli: minor assorbimento ossigeno, minor fertilità, minor produzione e calo di consumi

Può promuovere crescita batterica (enterococchi) e alterazioni nel guscio delle uova se livelli oltre 600 mg/L

Può produrre, assieme al sodio, lettiere umide e diarrea

Effetti lassativi possibili a livelli elevati. Assieme a cloruri e magnesio riduzione delle performance

Fluoro <2 mg/L Alti livelli possono causare indebolimenti ossei

Rame <0,6 mg/L Alti livelli possono causare ulcere ed erosioni gastriche

Ferro <0,3 mg/L

Può causare disordini gastroenterici e promuovere crescita batterica

Magnesio <125 mg/L Causa di lettiere umide per effetti lassativi

Manganese <0,05 mg/L

Durezza dell’acqua <150 mg/L

Solidi totali disciolti (TDS)

<1500 ppm (entro le 3 settimane di vita); <3000 ppm (dopo le 3 settimane di vita)

Aumento del calcare nelle linee e mantenimento biofilm

Livelli tra 4000 e 7000 ppm predispongono a diarrea

immunizzanti; crea una riduzione di flusso nel sistema idrico, aumentando la pressione interna dell’acqua. Studi recenti hanno dimostrato come i batteri sessili incorporati nei biofilm sviluppino strategie di resistenza per la protezione da disinfettanti e antimicrobici, rendendo inefficaci i tradizionali protocolli di sanificazione. (Hahne et al., 2022).

Sistemi di abbeverata: controlli e procedure pre-vaccinazione

■ Tabella 2 – Livelli ottimali e massimi di diverse popolazioni batteriche nell’acqua di abbeverata

Conta totale di mesofili aerobi

Conta totale di coliformi totali

Conta totale di coliformi fecali

Conta totale di Escherichia coli

Conta totale di Pseudomonas

L’architettura del sistema di distribuzione dell’acqua di abbeverata dovrebbe prevedere, prima della pompa dosatrice utilizzata, dei filtri da circa 80 micron (utilizzabili anche per funzioni molteplici come assorbimento, sequestranti, meccanici), installati per rimuovere eventuali particelle in sospensione che potrebbero determinare interferenze nella corretta distribuzione dei vaccini nell’impianto. Tuttavia, durante la procedura di vaccinazione, tutti i filtri a valle della pompa dosatrice devono essere bypassati per evitare gli accumuli di disinfettanti e minerali sulla loro superficie. La presenza di spazi morti nelle tubazioni rappresenta una criticità significativa. Questi ultimi possono trattenere eventuali soluzioni disinfettanti utilizzate in precedenza che, mescolandosi con la soluzione vaccinale, ne pregiudicano l’efficacia. È inoltre indispensabile progettare, se possibile, sistemi con valvole di drenaggio/spurgo alle estremità delle linee per garantire lo svuotamento completo delle stesse, prima della vaccinazione. È da valutare anche la disposizione delle linee di abbeverata del sistema e degli ingressi dell’acqua nello stesso: esistono notevoli differenze che possono complicare l’assunzione della soluzione vaccinale nella totalità del gruppo (ad esempio, sistemi con calate centrali al capannone o con ingresso dell’acqua solo in testata; sistemi in gabbia/voliera multipiano e disposizione degli animali); il rischio maggiore, in questi sistemi, a seconda della progettazione, è costituito dall’assunzione di un maggior volume di soluzione vaccinale da parte di animali più vicini all’ingresso dell’acqua (addirittura in alcuni punti del sistema e/o al fondo della linea potrebbe non arrivare per via di un eccessivo consumo idrico del tratto iniziale, dovuto, ad esempio, a condizioni di assestamento eccessive). Tutti i biocidi (perossido d’idrogeno, acidificanti ecc.) eventualmente utilizzati, devono essere sospesi almeno 24-48 ore prima della vaccinazione, per consentire la completa eliminazione di residui eventuali dalle linee. Il flushing ad alta pressione di queste ultime può aiutare nella velocizzazione del procedimento di pulizia delle tubazioni e/o nello svuotamento delle stesse: eseguire questa tecnica regolarmente (meglio una volta a settimana) porta inoltre a un miglioramento nel controllo dello sviluppo di biofilm, rallentandolo. Il controllo dell’efficacia di queste operazioni può essere eseguito con dei metodi analitici, tramite utilizzo di cartine tornasole che misurano la quantità di perossido d’idrogeno e/o cloro ancora presenti. In ultimo, la pulizia meccanica regolare dei nipples e

Ottimale = zero Limite max <1000

Ottimale = zero Limite max <50

Ottimale = zero Limite max 0

Ottimale = zero Limite max 0

Ottimale = zero Limite max 0

delle tazzine (o campane, dove utilizzate), con acqua calda e/o detergenti (che vanno però risciacquati abbondantemente) aiuta nella rimozione di eventuali depositi organici da feci e/o lettiera, prevenendo alterazioni locali di pH e l’assorbimento fisico del vaccino utilizzato.

Controlli qualitativi: un monitoraggio sistematico dell’acqua di abbeverata

È importante eseguire controlli analitici con una frequenza almeno annuale, possibilmente intensificandoli nei periodi stagionali critici (estate, inverno). I parametri più importanti da analizzare includono: pH, cloro, durezza totale, metalli pesanti, carica microbica totale e coliformi.

Per quanto riguarda il pH, può essere monitorato tramite l’utilizzo di cartine tornasole e/o pH-metri digitali (questi ultimi più sensibili e affidabili, se ben calibrati con le apposite soluzioni tampone); inoltre, esistono in commercio delle sonde digitali che consentono un monitoraggio continuo, con controllo in tempo reale del parametro. La verifica dell’uniformità di distribuzione della soluzione vaccinale nelle linee dell’impianto può essere effettuata utilizzando dei coloranti/traccianti presenti in commercio (ad esempio, blu di metilene): questo test, effettuato anche prima della vaccinazione stessa, consente d’identificare zone dove la soluzione può stagnare o non essere distribuita in maniera omogenea, fattori che potrebbero compromettere l’efficacia del procedimento. Inoltre, il controllo della pressione nel sistema di abbeverata (1,5–2 bar circa), così come della portata (range di 50–80 ml/min), devono poter garantire un flusso costante in tutti i punti dell’impianto: variazioni significative possono determinare dei sovra/ sotto-dosaggi, con conseguente immunizzazione non uniforme del gruppo e, nella peggiore delle ipotesi, reversione a virulenza con possibili reazioni negative post-vaccinazione (ad esempio, laringotracheite).

Ottimizzazione delle procedure di vaccinazione

Il calcolo del volume d’acqua da utilizzare richiede una conoscenza specifica dell’impianto di abbeverata dell’allevamento, oltre che del consumo idrico del gruppo. Da quest’ultimo dato si può ricavare il consumo d’acqua nelle due ore successive all’alimentazione mattutina, periodo della giornata migliore per eseguire la vaccinazione (di solito, come regola generale empirica, equivale al 1520% dell’assunzione idrica giornaliera). I volumi utilizzati devono essere regolati in base a diversi fattori: età, genetica e temperatura ambientale i principali. Lo spazio morto del sistema (eventuali tubazioni senza bypass/valvole utilizzabili, serbatoi per il ricircolo, lunghezza delle tubazioni dalla pompa dosatrice all’effettivo ingresso nel sistema d’allevamento ecc.) deve essere considerato nel calcolo totale per evitare diluizioni impreviste: stimato generalmente in un 10–15% (variabile a seconda dell’impianto), questo volume può trattenere acqua non vaccinale, agendo da fattore di diluizione. La compensazione del volume residuo si ottiene aumentando proporzionalmente la concentrazione vaccinale o riducendo il volume di diluizione totale, per mantenere

costante il rapporto dose/animale. L’utilizzo di stabilizzatori specifici rappresenta una componente essenziale della vaccinazione in acqua da bere. Questi prodotti, contenenti principi attivi come ad esempio tiosolfato di sodio, neutralizzano eventuali residui di cloro, chelano metalli pesanti e fungono da tamponi per il pH, garantendone il range ottimale. Il latte scremato in polvere (si consiglia un utilizzo di 2–3 grammi per litro d’acqua) costituisce l’alternativa tradizionale agli stabilizzanti presenti in commercio: le proteine del latte legano efficacemente cloro e cationi metallici, proteggendo i vaccini dall’inattivazione. La soluzione stabilizzante deve essere preparata almeno 1520 minuti prima dell’aggiunta del vaccino per consentire la completa neutralizzazione: può essere inserita anche nella pre-diluizione (in alternativa può essere utilizzata dell’acqua demineralizzata senza stabilizzante), in un contenitore più piccolo assieme al vaccino, oltre che nella vasca della pompa dosatrice. La ricostituzione dei vaccini deve avvenire in ambiente controllato, utilizzando guanti monouso e contenitori esclusivamente atti allo scopo (non utilizzati per soluzioni disinfettanti o altro), e di materiale adatto (plastica). Durante la preparazione è essenziale prevenire l’esposizione del vaccino ai raggi UV, pena l’inattivazione dello stesso. I flaconi devono essere aperti al di sotto del livello dell’acqua del contenitore utilizzato (di almeno 5–6 litri), per evitare contaminazioni aerogene ed eventuali perdite di materiale vaccinale per via dell’adesione alle pareti del contenitore stesso. Il risciacquo multiplo del flacone (almeno 2-3 volte) con acqua stabilizzata garantisce il recupero completo del contenuto vaccinale, particolarmente importante per vaccini ad alta viscosità o contenenti adiuvanti.

Il momento ideale della giornata per la somministrazione risulta essere la prima mattina, dall’accensione delle luci: per gli avicoli coincide con il picco di attività alimentare e di consumo idrico, sfruttando il naturale comportamento, per garantire un’assunzione rapida e uniforme del vaccino. La restrizione idrica pre-vaccinale di 1–2 ore stimola la sete e concentra l’assunzione della soluzione in un periodo ristretto:

può essere evitata se la somministrazione inizia nel momento in cui si accendono le luci nell’allevamento, perché il gruppo proviene già da minimo otto ore di digiuno alimentare e restrizione idrica; deve inoltre essere valutata attentamente durante la stagione estiva, in condizioni di stress termico, per non incorrere in eventuali problemi (soprattutto per quanto riguarda gli animali in deposizione, ipertermia). Il range temporale ottimale di somministrazione è generalmente di 1,5-2 ore (soprattutto per quanto riguarda i vaccini vivi virali, più sensibili): durate inferiori possono determinare una copertura vaccinale parziale nel gruppo; periodi più prolungati espongono il vaccino a inattivazione progressiva. È consigliabile, dal punto di vista pratico, dividere la dose complessiva di vaccino a metà, suddividendo la somministrazione in due fasi, entrambe della durata di 1,5-2 ore: durante la prima viene utilizzato il 60% (circa) della dose totale da impiegare, mentre durante la seconda il 40% (circa); in tal modo si aiuta quella parte di gruppo meno competitiva ad assumere anch’essa la dose necessaria per l’immunizzazione, situazione particolarmente riscontrata in impianti di lunghezza molto elevata e/o multipiano (ad esempio sistemi in voliera di galline ovaiole ecc.). Risulta molto importante la stimolazione fisica del gruppo (ogni 30 minuti almeno) da parte dell’operatore, utile a incoraggiarne il movimento verso le linee d’abbeverata, coadiuvando l’uniformità d’assunzione. Inoltre, se si utilizza un colorante, diventa molto utile monitorare, a livello del cavo orale, animali presi in diversi punti del capannone: se presente una colorazione più o meno intensa a livello della lingua di almeno il 90% dei soggetti, vuol dire che il gruppo è stato vaccinato in maniera uniforme.

Conclusioni

La vaccinazione in acqua di abbeverata, nel settore avicolo, rappresenta una metodica complessa che richiede un approccio multidisciplinare per garantire l’efficacia dei presidi immunizzanti. Non è solo un gesto tecnico, ma il risultato di corretti procedimenti, dove ogni dettaglio conta: dalla qualità chimico-fisica e microbiologica dell’acqua, passando per la pulizia delle linee, fino alla corretta preparazione e somministrazione dei vaccini. Solo una gestione attenta, fondata su protocolli rigorosi, permette di sfruttare appieno il vantaggio della profilassi in acqua da bere: il controllo sistematico dei vari parametri e procedimenti descritti, non solo garantisce l’efficacia della vaccinazione, ma contribuisce alla sostenibilità economica dell’allevamento. La moderna avicoltura richiede quindi un approccio scientifico rigoroso, che integri competenze veterinarie, ingegneristiche e tecnicogestionali per ottimizzare questo strumento fondamentale di medicina preventiva.

NUTRIZIONISTICA

CAPIRE I PRODOTTI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA SALUTE INTESTINALE

Aviagen Brief

Introduzione

La salute e il funzionamento dell’intestino sono fondamentali per la crescita e il benessere di tutti gli animali da allevamento. Ottimizzare la salute e la funzionalità dell’intestino è un obiettivo fondamentale nella produzione avicola globale. Il supporto alla salute intestinale può assumere diverse forme e il tipo di supporto di cui l’animale ha bisogno dipende dall’età, dalla fase della vita e dalle sfide che deve affrontare. Il supporto intestinale può includere il supporto alla digestione, quello allo sviluppo dei tessuti intestinali e del sistema immunitario e l’assistenza allo sviluppo e al mantenimento di un microbiota intestinale equilibrato.

Il microbiota intestinale è una comunità di microrganismi che risiedono nel tratto intestinale. Questa comunità contribuisce a promuovere la funzionalità intestinale, lo sviluppo dell’intestino, il sistema immunitario intestinale e a inibire gli agenti patogeni. Se questa comunità non si sviluppa correttamente, la salute intestinale può essere compromessa per tutta la vita dell’animale. Molti prodotti per il miglioramento della salute intestinale agiscono sul microbiota per garantirne il corretto sviluppo e contribuire a mantenerlo in equilibrio.

Un altro aspetto importante per migliorare la salute e la funzionalità dell’intestino è l’inibizione di importanti agenti patogeni, come il Clostridium perfringens; questo aspetto sta diventando sempre più importante, dato che l’industria sta attivamente riducendo l’uso di antimicrobici.

Sono disponibili molti prodotti per favorire lo sviluppo e il mantenimento del tratto intestinale. La vasta gamma può essere scoraggiante quando si tratta di scegliere il prodotto giusto per migliorare la salute intestinale dei polli in un allevamento. Pertanto, comprendere come funziona un prodotto e come migliora la salute intestinale è fondamentale per aiutare nel processo decisionale. Questo articolo ha lo scopo di illustrare i principali prodotti per il miglioramento della salute intestinale e fornire informazioni su quando e come utilizzarli per sostenere il tratto intestinale dei polli da carne e da riproduzione. Trovare una strategia completa può richiedere del tempo per essere valutata, poiché l’efficacia può richiedere dei gruppi per consolidarsi sia tra gli animali che nell’ambiente.

Probiotici

I probiotici sono uno dei più comuni integratori per la salute dell’intestino. Tuttavia, possono essere fonte di grande confusione a causa della grande varietà di prodotti disponibili. Si tratta di microrganismi vivi (in genere batteri o lieviti) che apportano benefici all’animale ospite quando vengono consumati; possono essere somministrati nel mangime o nell’acqua. Le specie batteriche comunemente utilizzate nei probiotici per pollame sono Bacillus, Bifidobacterium, Enterococcus, Lactobacillus, e Pediococcus. I probiotici a base di lievito utilizzano specie di Saccharomyces, come S. cerevisiae o S. boulardii, sebbene vengano utilizzati anche altri tipi di lievito, come Pichia e Candida. Un punto

fondamentale da ricordare è che esiste una grande diversità di specie batteriche, il che significa che ceppi diversi della stessa specie possono avere modalità d’azione distinte. Ad esempio, due diversi ceppi di Lactobacillus johnsonii possono avere capacità diverse di stimolare lo sviluppo del tessuto intestinale o di uccidere gli agenti patogeni. Pertanto, è sempre vantaggioso determinare la modalità d’azione e l’attività dei prodotti probiotici prima dell’uso.

Una domanda che spesso viene posta è: “Qual è il miglior probiotico?” Non esiste una risposta semplice a questa domanda, poiché dipende dal motivo per cui il prodotto viene utilizzato e dal modo in cui il probiotico deve essere somministrato.

Lo scopo dell’assunzione di probiotici

Stimolare lo sviluppo precoce dell’intestino e dello sviluppo del microbiota. Batteri come Bifidobacterium spp., Enterococcus spp. e Lactobacillus spp. sono ottime scelte, poiché sono noti per stimolare lo sviluppo dei tessuti intestinali e del sistema immunitario intestinale. Enterococcus e Lactobacillus colonizzano l’intestino molto rapidamente e sono quindi molto utili come primi colonizzatori dell’intestino dei pulcini. Alcune specie batteriche sono note come “modulatori del microbiota”, in quanto possono aiutare a dirigere l’attività del microbiota residente per promuovere una comunità sana nell’intestino. È stato dimostrato che alcune specie di Bacillus e Pediococcus stimolano l’attività dei batteri benefici nell’intestino; pertanto, sono buoni candidati per l’uso come probiotici nei pulcini.

Inibire i patogeni. Se c’è un problema con un agente patogeno specifico in un gruppo o in un allevamento, come Escherichia coli, Clostridium perfringens, o Salmonella spp., un probiotico può essere utilizzato come parte di una strategia di controllo. I dati pubblicati dimostrano la capacità dei batteri probiotici di inibire la crescita dei patogeni, il che può rappresentare una valida alternativa all’uso di antimicrobici. Esistono diverse modalità di azione per l’inibizione dei patogeni:

I. Esclusione competitiva: le specie probiotiche impediscono ai patogeni di attaccarsi alla superficie dell’intestino.

II. Competizione per i nutrienti: le specie probiotiche competono con i patogeni per i nutrienti, affamando così il patogeno.

III. Produzione di composti inibitori: alcune specie probiotiche secernono sostanze nell’intestino che inibiscono o uccidono gli agenti patogeni.

Ridurre l’infiammazione intestinale o la proliferazione batterica. L’infiammazione e la disbiosi intestinale possono derivare da infezioni causate da agenti patogeni o da fattori di stress ambientali come il calore. Quando l’intestino è infiammato, la sua efficienza e funzionalità possono essere compromesse. Alcuni batteri probiotici e lieviti possono ridurre l’infiammazione nell’intestino e aiutare a modulare il sistema immunitario per garantire una salute intestinale ottimale.

Confronta l’applicazione di mangime e acqua

L’applicazione in acqua è solitamente più flessibile poiché il prodotto probiotico può essere facilmente aggiunto alle condutture dell’acqua tramite un sistema di dosaggio.

Dato che il probiotico viene miscelato e somministrato quotidianamente, è possibile aumentare la dose se si sospetta un problema di salute intestinale. Tuttavia, questo approccio può risultare problematico con i pulcini giovani, poiché il loro apporto di acqua è basso; pertanto, la portata potrebbe non essere sufficientemente elevata da far passare una quantità sufficiente di probiotici attraverso le condutture dell’acqua. Quando si somministra un prodotto nelle condutture dell’acqua, è fondamentale verificare la compatibilità con i programmi di igienizzazione dell’acqua.

Ad esempio, il cloro uccide i patogeni presenti nell’acqua, ma può uccidere anche le specie probiotiche. Pertanto, è consigliato verificare con il fornitore dei probiotici i livelli di tolleranza delle specie probiotiche ai disinfettanti.

L’applicazione di mangime è solitamente il metodo più semplice per somministrare i probiotici, poiché può essere aggiunto al mangimificio e, pertanto, non richiede alcuna miscelazione in azienda. Tuttavia, poiché il dosaggio è fisso, eventuali aumenti di dose a breve termine potrebbero richiedere un’integrazione del mangime o la somministrazione di prodotto aggiuntivo tramite le linee dell’acqua. Il principale svantaggio dell’applicazione dei mangimi è il trattamento termico degli stessi, che

Cosa scegliere: probiotici a ceppo singolo o multiplo?

Alcuni probiotici contengono una sola specie di batteri, altri contengono più specie di batteri e altri ancora contengono più ceppi della stessa specie. La scelta del prodotto dipende dall’obiettivo per cui si utilizza il probiotico e dalle proprietà del ceppo probiotico.

1. Se l’obiettivo è quello di colpire un agente patogeno specifico, allora un probiotico a ceppo singolo è adatto se agisce contro quell’agente patogeno.

2. Se l’obiettivo è di fornire batteri per colonizzare l’intestino dei pulcini, allora un probiotico multiceppo potrebbe essere più appropriato per promuovere la diversità batterica.

3. Se l’obiettivo è invece di svolgere più azioni, allora un prodotto multi-ceppo potrebbe essere più appropriato (a meno che tutte le azioni desiderate non siano soddisfatte da una sola specie).

4. Infine, chiedete al produttore del probiotico di spiegarvi cosa può fare il suo prodotto e verificate che soddisfi i requisiti aziendali.

può uccidere molte specie probiotiche. Lactobacilli, enterococchi, bifidobatteri e pediococchi sono intolleranti al calore; pertanto, quando vengono utilizzati nei mangimi, il produttore del prodotto deve proteggere i batteri. D’altra parte, i probiotici a base di bacilli sono particolarmente adatti al trattamento dei mangimi poiché vengono somministrati sotto forma di spore che tollerano molto bene temperature estreme. I prodotti a esclusione competitiva sono microrganismi somministrati direttamente con una miscela indefinita di batteri isolati da polli adulti sani. Questi prodotti sono stati utilizzati per la prima volta nell’industria avicola per inibire batteri come E. coli e Salmonella spp. attraverso il processo di esclusione competitiva. L’esclusione competitiva è il processo attraverso il quale i batteri benefici competono con gli agenti patogeni per i siti di attacco e le sostanze nutritive nell’intestino, escludendo così gli agenti patogeni. Nel tempo, questi prodotti forniscono anche ai pulcini un microbiota benefico dopo la schiusa e aiutano a ripristinare l’equilibrio intestinale.

Acidi

Gli acidi sono prodotti comunemente utilizzati nell’industria zootecnica per inibire gli agenti patogeni, disinfettare l’acqua e migliorare la salute intestinale. Sono spesso classificati in acidi organici e inorganici, in base alla loro struttura chimica. Gli acidi organici sono composti organici (cioè contengono carbonio) che sono debolmente acidi; l’acido acetico, l’acido lattico, l’acido propionico e l’acido butirrico sono esempi di acidi organici. Gli acidi inorganici (talvolta chiamati acidi minerali) non contengono carbonio e presentano un’acidità molto più elevata rispetto agli acidi organici; ne sono esempi l’acido solforico, l’acido fosforico e l’acido cloridrico. La maggior parte degli acidi utilizzati per migliorare la salute intestinale è costituita da acidi organici. Questi acidi possono essere somministrati in acqua o nel mangime a seconda del tipo di prodotto, quindi consultare il produttore per ulteriori indicazioni.

L’applicazione di mangime è solitamente il metodo più semplice per somministrare i probiotici, poiché può essere aggiunto al mangimificio e, pertanto, non richiede alcuna miscelazione in azienda

Acidi organici liberi. Sono la forma più semplice di acido organico e sono molto efficaci nell’inibire i patogeni. Il metodo con cui l’acido inibisce un agente patogeno dipende dall’acido specifico e dal punto in cui rilascia il suo ione idrogeno per esercitare la sua acidità; questo processo è noto come dissociazione (Figura 1). Nell’intestino, alcuni acidi organici rilasciano rapidamente i loro ioni idrogeno, riducendo il pH dell’intestino e creando un ambiente ostile per molti agenti patogeni. Altri acidi organici passano nella cellula batterica e, a questo punto, l’acido esercita la sua acidità e abbassa il pH dei batteri. Questo ucciderà la cellula batterica oppure i batteri useranno energia per rimuovere gli ioni idrogeno in eccesso e, così facendo, avranno meno energia per causare l’infezione. Gli acidi organici possono essere somministrati come acido singolo o come miscela di più acidi. Il vantaggio principale di un acido misto è

che alcuni acidi abbassano il pH intestinale, mentre altri abbassano il pH nelle cellule batteriche; quindi, si ha una combinazione di attività che si potenziano a vicenda. Gli acidi organici si presentano in forma tamponata o non tamponata; la forma tamponata influenza il punto in cui l’acido organico si dissocia per rilasciare il suo ione idrogeno ed esercitare la sua acidità. Gli acidi non tamponati si dissociano nell’acqua potabile e ne riducono facilmente il pH (sono quindi perfetti per disinfettare l’acqua), ma l’impatto sull’ambiente intestinale è limitato. Gli acidi organici tamponati non si dissociano facilmente nell’acqua potabile; pertanto, sono molto più efficaci nel ridurre il pH dell’ambiente intestinale. Vale la pena ricordare che gli acidi liberi esprimono la maggior parte del loro effetto nel gozzo all’inizio dell’intestino tenue. Tuttavia, poiché i patogeni intestinali penetrano nel gozzo attraverso il becco, questi acidi risultano utili per ucciderli. Sebbene la maggior parte dell’attività degli acidi organici liberi si svolga all’inizio dell’intestino, essi contribuiscono a ridurre leggermente il pH dell’intestino tenue, favorendo l’attività di batteri come i lattobacilli, che prediligono un ambiente acido. Inoltre, i sali di acidi organici prodotti dalla dissociazione degli stessi (ad esempio lattato, acetato e propionato) vengono utilizzati da altri batteri benefici per produrre acidi benefici, come l’acido butirrico.

Acidi organici protetti. Come accennato nella sezione precedente, gli acidi organici liberi sono attivi principalmente nella parte iniziale dell’intestino. Gli acidi organici protetti utilizzano un grasso o un carboidrato matrix per incapsulare

l’acido, impedendone la dissociazione. Mentre l’acido protetto passa attraverso l’intestino, la matrice viene digerita e, quindi, l’acido viene rilasciato lungo tutto il tratto intestinale. Questo può aiutare ad acidificare l’intero intestino e a prevenire la proliferazione eccessiva di agenti patogeni opportunistici nel microbiota intestinale, che si osserva in condizioni quali la disbatteriosi. Inoltre, gli acidi organici possono apportare benefici ai tessuti intestinali; pertanto, il rilascio dell’acido lungo tutto il tratto intestinale aiuta l’intero intestino. Ad esempio, l’acido lattico può stimolare lo sviluppo dei villi, migliorando l’assorbimento dei nutrienti. L’acido butirrico aiuta a stimolare lo sviluppo delle giunzioni strette, ovvero le strutture che tengono insieme le cellule che formano la barriera intestinale per impedire l’invasione batterica dei tessuti intestinali. Prodotti a base di acidi grassi. Si tratta di un sottogruppo di acidi organici con una catena di idrocarburi attaccata; sono classificati come acidi grassi a catena corta (SCFA), acidi grassi a catena media (MCFA) e acidi grassi a catena lunga (LCFA). Gli SCFA includono acidi come l’acido acetico e l’acido butirrico, la cui modalità di azione sui batteri è solitamente correlata al pH. Il gruppo LCFA è costituito da composti quali l’acido linoleico e l’acido eicosapentaenoico, che sono antiossidanti benefici. Per il miglioramento dell’intestino, gli MCFA, come l’acido laurico e l’acido caprico, offrono un’ulteriore modalità di azione per l’inibizione batterica. Possono essere facilmente incorporati nella membrana cellulare batterica, formando dei pori. Questi pori possono causare la lisi e la morte dei batteri,

oppure possono potenziare l’attività di altri acidi organici per ridurre il pH all’interno della cellula batterica. Gli MCFA si presentano solitamente in due forme: acidi grassi liberi o trigliceridi di acidi grassi con tre molecole di acido legate a una struttura di glicerolo. Nella forma trigliceridica, gli acidi sono inattivi fino a quando gli enzimi non rimuovono la struttura del glicerolo nell’intestino dell’animale; ciò significa che il prodotto è protetto fino a quando non si trova nell’ambiente intestinale.

Prodotti fitogenici

Questo gruppo di prodotti per il miglioramento dell’intestino ha varie proprietà, tra cui effetti antimicrobici e antiparassitari, stimolazione dell’immunità, riduzione dell’infiammazione, stimolazione dello sviluppo dei tessuti intestinali e influenza sull’assunzione di mangime. A seconda del prodotto, possono essere somministrati nel mangime o nelle linee dell’acqua. I prodotti comuni di questo gruppo contengono oli ed estratti di piante come origano, timo, rosmarino, cannella, capsico e chiodi di garofano. La scelta dipende dalle esigenze degli animali presenti nell’allevamento. Esistono tre principali presentazioni dei prodotti fitogenici:

Materiale vegetale essiccato. Si tratta della versione più economica dei prodotti fitogenici, ma la concentrazione dei composti attivi può variare da lotto a lotto. Oli naturali e composti estratti. Il materiale vegetale raccolto viene lavorato per estrarre gli oli e i composti benefici. Questo metodo garantisce una consistenza del prodotto di molto migliore e un dosaggio più accurato rispetto all’utilizzo del materiale vegetale essiccato. Composti identici a quelli naturali. Questi prodotti utilizzano versioni sintetizzate chimicamente dei composti attivi chiave presenti negli estratti naturali. Come molti dei tipi di prodotto sopra menzionati, i prodotti fitogenici possono essere composti singoli o miscele di molti composti; alcuni sono miscelati con acidi organici. A seconda del prodotto, possono essere somministrati nel mangime e nell’acqua. In alcuni casi, i principi attivi sono incapsulati per consentire un rilascio lento lungo tutto il tratto intestinale (simile agli acidi organici protetti menzionati in precedenza).

Prebiotici

I prebiotici sono ingredienti che, se ingeriti, portano alla modulazione dell’attività del microbiota intestinale, con effetti benefici per l’animale ospite. Questi ingredienti non vengono digeriti o assorbiti dall’animale ospite e vengono utilizzati solo dal microbiota residente o esercitano un’azione contro i membri del microbiota residente. I prebiotici comuni che favoriscono un microbiota benefico sono i fruttoligosaccaridi (FOS), i galattoligosaccaridi (GOS) e la pectina. Un altro prebiotico è il mannanoligosaccaride (MOS), che modula la composizione del microbiota inibendo l’adesione di batteri come E. coli e Salmonella spp. alla superficie intestinale. Pertanto, questi prodotti sono generalmente stabili al calore e possono essere facilmente aggiunti al mangime. Molti prodotti probiotici contengono un prebiotico che favorisce la crescita dei batteri presenti nel prodotto: questa combinazione è talvolta denominata”sinbiotico”.

Postbiotici

I postbiotici nell’industria avicola sono tipicamente prodotti ottenuti dalla coltivazione di batteri o lieviti in un terreno di coltura specifico, dove fermentano gli ingredienti per produrre metaboliti e composti benefici per l’ospite. Il prodotto ottenuto viene quindi trattato termicamente per formare un prodotto contenente le cellule batteriche/ lieviti morti e tutti i composti benefici prodotti attraverso la fermentazione. Questi prodotti hanno dimostrato di inibire gli agenti patogeni, stimolare lo sviluppo intestinale, stimolare e modulare la risposta immunitaria e migliorare la funzionalità intestinale. Inoltre, possono essere aggiunti al mangime o somministrati nelle linee idriche.

Leganti delle tossine

Come suggerisce il nome, questi prodotti legano le tossine per impedire loro di agire sul tratto intestinale. Sono disponibili prodotti per varie tossine, che dovrebbero essere presi in considerazione se il gruppo è a rischio di tossine, come le micotossine.

Enzimi alimentari

Gli enzimi alimentari non sono solitamente considerati come prodotti per il miglioramento della salute intestinale, ma la loro inclusione può migliorare la funzione intestinale degli animali e l’assorbimento dei nutrienti. All’interno della dieta, vari fattori antinutrizionali come il fitato, gli arabinoxilanici e i beta-glucani possono influire sulla disponibilità dei nutrienti e sulla viscosità nell’intestino. Gli enzimi alimentari possono aiutare a scomporre questi composti e ridurre il loro impatto negativo sulla salute intestinale.

Conclusioni

Non tutti i prodotti per il miglioramento della salute intestinale hanno lo stesso meccanismo d’azione, né hanno lo stesso impatto sull’animale o sul suo microbiota. Non esiste una soluzione universale quando si tratta di utilizzare prodotti per il miglioramento dell’intestino, poiché ogni allevamento e ogni gruppo sono unici. Pertanto, è importante per il produttore sapere come funziona il proprio prodotto e in che modo tale modalità d’azione apporterà benefici al vostro allevamento di polli da carne o da riproduzione. L’intestino ha esigenze diverse durante tutta la vita dell’animale, come mostrato nella Figura 2

Per scegliere il prodotto giusto è fondamentale comprendere di cosa ha bisogno l’intestino dell’animale in ogni momento

I postbiotici hanno dimostrato di inibire gli agenti patogeni, stimolare lo sviluppo intestinale, stimolare e modulare la risposta immunitaria e migliorare la funzionalità intestinale

della sua vita. Molto spesso è necessaria una strategia per supportare gli animali durante tutta la loro vita; vale a dire, le esigenze di supporto di un pulcino sono diverse da quelle di un pollo di 25 giorni. Che si tratti di un probiotico, di un acido organico o di un olio essenziale, purché la sua azione soddisfi le esigenze dell’animale, è il prodotto giusto.Tuttavia, è essenziale sottolineare che una buona gestione degli animali, la qualità della lettiera, la qualità del mangime, la biosicurezza e la qualità dell’acqua sono gli strumenti migliori per garantire una salute intestinale ottimale e l’espressione del pieno potenziale genetico. Per ottenere la massima efficacia potrebbero essere necessari diversi gruppi.

Un piatto più basso, l'altezza del MiniMax è ridotta a 60 mm. In questo modo i pulcini di un giorno possono arrivare facilmente al mangime. Riempimento a 360° mantiene il piatto MiniMax pieno di mangime. Il piatto inferiore a gradini ottimizza l'assunzione di mangime. Il bordo antispreco elimina praticamente tutti gli scarti di mangime. In opzione per il piatto di controllo è disponibile un kit luci LED.

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