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Zootecnica | Rivista avicola - Maggio 2026

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FARMACI GLP-1

E AVICOLTURA:

UNA RIVOLUZIONE

SANITARIA CON

RIPERCUSSIONI

DIRETTE SULLA FILIERA AVICOLA

INCRINATURE NELLE

UOVA DA COVA: RIDURRE

LE PERDITE LUNGO

LA FILIERA PRODUTTIVA

PANORAMICA SUI PARASSITI

INTESTINALI

DEGLI AVICOLI

Editore

Amministrazione e redazione

Zootecnica di Marianna Caterino

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EDITORIALE

A cento anni dalla sua prima identificazione, la malattia di Newcastle continua a rappresentare una delle principali criticità sanitarie per il comparto avicolo. La sua natura virale, unita alla capacità di evolversi geneticamente pur mantenendo un unico sierotipo, ne rende complesso il controllo e richiede un approccio tecnico coordinato. Nel contesto europeo, la malattia resta una realtà. I focolai notificati in Spagna tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, che hanno comportato la perdita dello status di Paese indenne, insieme alle più recenti segnalazioni nel pollame in Germania e Polonia, confermano la presenza del virus nel continente. I dati più recenti indicano inoltre casi notificati anche in altre specie aviarie in diversi Paesi europei. Il rischio per l’Italia resta contenuto, ma sotto costante monitoraggio. Tuttavia, la presenza sporadica del virus nella fauna selvatica e il possibile ruolo di alcune specie nella diffusione verso gli allevamenti richiedono un’attenzione continua.

La vaccinazione rappresenta uno strumento centrale nella prevenzione e, nel nostro Paese, è obbligatoria negli allevamenti. I programmi vaccinali disponibili, inclusi i vaccini vivi attenuati, inattivati e a vettore, consentono di ridurre in modo significativo la sintomatologia clinica e la mortalità, oltre a contenere l’escrezione virale. Tuttavia, la vaccinazione non impedisce completamente l’infezione né la circolazione del virus, rendendo possibile la presenza di animali infetti senza segni clinici.

In questo scenario, la biosicurezza è determinante. La limitazione degli accessi, la gestione dei flussi di persone e materiali e la corretta disinfezione delle attrezzature sono misure essenziali per ridurre il rischio di introduzione del virus in allevamento. L’efficacia dei programmi di controllo dipende dalla capacità di integrare vaccinazione, sorveglianza e protocolli operativi coerenti su scala territoriale. Dove queste condizioni non sono applicate in modo uniforme, il virus può continuare a circolare.

➤ Marianna Caterino

NEWS

INTERNET GUIDE 4 6 8 12 14 24 24 36 42 46 52 56

COMPANY FOCUS

Acqua di abbeverata pulita, regole chiare

COMPANY FOCUS

Strategie vaccinali per migliorare la protezione contro il tifo aviare nelle galline ovaiole

COMPANY FOCUS

Lubing – Innovazione nell’avicoltura: il trasporto verticale a 90° che elimina pericolosi trasferimenti

PRIMO PIANO

Farmaci GLP-1 e avicoltura: una rivoluzione sanitaria con ripercussioni dirette sulla filiera avicola

FOCUS

Lo stress da calore estivo è deleterio per il broiler

FOCUS

Panoramica sui parassiti intestinali degli avicoli: controllo integrato, strategie preventive e nuovi strumenti diagnostici

MARKETING

Il ruolo del G20 nella produzione e nel commercio mondiale di carne – Parte 2: esportazioni mondiali di carne

TECH. COLUMN

Incrinature nelle uova da cova: ridurre le perdite lungo la filiera produttiva

VETERINARIA

1926–2026: evoluzione del virus della malattia di Newcastle e strategie di controllo

MARKET GUIDE

MANGIMI UE: IL COMPARTO AVICOLO PRIMO SEGMENTO

DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE

Ogni anno il Feed & Food Report fornisce un’analisi approfondita degli ultimi sviluppi economici e strutturali che influenzano il settore dei mangimi in Europa. L’ultima edizione presenta i dati relativi all’anno 2024.

Nel 2024 il comparto avicolo si conferma il principale segmento della mangimistica europea. La produzione di mangimi per pollame ha raggiunto 49,9 milioni di tonnellate, mantenendo la prima posizione davanti a suini e bovini. Nel complesso, la produzione industriale di mangimi composti nell’Unione europea si è attestata a 147,1 milioni di tonnellate, con una variazione contenuta (+0,22%) rispetto al 2023. Il segmento avicolo ha registrato una crescita dell’1,7% su base annua, nonostante la presenza di malattie animali, tra cui l’influenza aviaria.

Nel 2024, la produzione di carne nell’UE-27 ha raggiunto 44,3 milioni di tonnellate, con un incremento del 3,6% rispetto all’anno precedente. All’interno di questo dato, la carne avicola ha registrato una crescita del 6,5%. Il pollame rappresenta il 32% della produzione totale di carne e un consumo medio di 29,09 kg pro capite annui. Nel confronto tra le principali specie, come rappresentato in Figura 1, la produzione di mangimi per pollame (49,9 milioni di tonnellate) supera quella destinata ai suini (47,6 milioni di tonnellate) e ai bovini (41,5 milioni di tonnellate). Dal punto di vista economico, il mangime rappresenta la principale voce di costo negli allevamenti avicoli, con un’incidenza che può arrivare fino al 45% del valore alla produzione (Figura 2).

Fonte: FEFAC. (2026). Feed & Food Report 2025 European Feed Manufacturers' Federation. https:// fefac.eu/wp-content/uploads/2026/04/05277Feed-Food-Report-2025_104.pdf

▲ Figura 1 – Produzione di mangimi per principali specie

▲ Figura 2 – Incidenza del costo del mangime sul valore alla produzione Dati Eurostat.

ACQUA DI ABBEVERATA PULITA, REGOLE CHIARE

Igiene e conformità normativa negli allevamenti avicoli

In Europa si stanno verificando sviluppi interessanti riguardo alla pulizia dell’acqua di abbeverata nella produzione avicola, in particolare per quanto riguarda il trattamento dell’acqua mentre gli animali sono presenti nel capannone. Le autorità stanno monitorando sempre più da vicino l’utilizzo da parte degli allevatori di prodotti impiegati in azienda, come detergenti e disinfettanti.

Le autorità sono molto chiare su quali prodotti possono o non possono essere usati in un allevamento avicolo. Questa regolamentazione avviene a livello europeo tramite l’ECHA (European Chemicals Agency).

Nel settore avicolo, l’ECHA riconosce due principali tipologie di registrazione:

• PT03: prodotti utilizzabili per la pulizia e disinfezione di capannoni, attrezzature e veicoli;

• PT05: prodotti utilizzabili per il trattamento o la disinfezione dell’acqua di abbeverata per pollame.

Ciò significa che, quando un allevatore utilizza un prodotto per la pulizia o la disinfezione, questo deve possedere una registrazione ECHA nella categoria PT corretta. Questo garantisce:

• che il prodotto sia ufficialmente approvato e testato per l’uso in presenza di animali;

• che l’allevatore sia in regola con la normativa UE, evitando problemi regolatori, sanzioni o richiami;

• la tracciabilità e la sicurezza della produzione alimentare e del benessere animale.

In sintesi, i prodotti registrati solo con PT03 sono destinati all’uso esclusivamente quando i capannoni sono vuoti.

Solo i prodotti con entrambe le autorizzazioni PT03 e PT05 possono essere applicati legalmente e in sicurezza sia in capannoni vuoti sia in presenza degli animali.

L’igiene reale

avviene durante il ciclo produttivo

Spesso si dice: «una catena è forte quanto il suo anello più debole». Curiosamente, lo stesso vale per il sistema di abbeveraggio degli animali. Può esserci una differenza significativa tra la qualità dell’acqua del primo nipple e quella dell’ultimo. La contaminazione e la crescita microbica raramente provengono dalla fonte idrica stessa: si sviluppano all’interno del sistema.

Ciò significa che, mentre l’acqua del primo nipple può essere ancora di ottima qualità, quella più a valle può già essere di scarsa qualità.

Esistono diverse ragioni per cui la contaminazione si verifica nel sistema. Una causa comune è l’uso di additivi nell’acqua di abbeveraggio. Integratori nutrizionali come acidi organici, vitamine e farmaci possono lasciare un biofilm all’interno del sistema. Per quanto piccolo, questo biofilm funge spesso da terreno di coltura e rifugio per batteri, funghi e virus. Si osserva inoltre che la temperatura dell’acqua aumenta gradualmente man mano che questa fluisce nel sistema di abbeveraggio. Ciò favorisce la crescita dei microrganismi, che prosperano particolarmente bene a

temperature leggermente più alte. È quindi un altro fattore importante che contribuisce alla maggiore probabilità di contaminazione microbica verso la fine del sistema.

È perciò fondamentale pulire regolarmente l’intero sistema di abbeveraggio per eliminare tutti i microrganismi, con particolare attenzione fino all’ultimo nipple.

Solo i prodotti autorizzati PT05 vanno nella linea di abbeveraggio

durante il ciclo

Intra Hydrocare è stato il primo prodotto in Europa a ricevere, oltre alle registrazioni PT02, PT03 e PT04, anche la registrazione PT05 dall’ECHA. Questo ha reso Intracare la prima azienda in grado di offrire un prodotto per pulire e disinfettare i sistemi di distribuzione dell’acqua di abbeverata mentre gli animali sono ancora presenti nel capannone. Si tratta di un vantaggio importante, specialmente per gli allevatori con cicli produttivi lunghi o che somministrano regolarmente additivi tramite l’acqua di abbeveraggio. Un altro grande vantaggio di Intra Hydrocare è la sua estrema stabilità, che permette di utilizzare una concentrazione efficace fino all’ultimo nipple.

Per maggiori informazioni visitare il sito www.intracare.nl

STRATEGIE VACCINALI PER MIGLIORARE LA PROTEZIONE CONTRO IL TIFO AVIARE NELLE

GALLINE OVAIOLE

La combinazione di vaccini vivi attenuati e inattivati contro la Salmonella può fornire una protezione efficace nei confronti del tifo aviare, rappresentando un’alternativa valida ai programmi vaccinali tradizionali nelle galline ovaiole.

➤ Joaquim Patricia, Gomez Gutierrez Maria, Soler Romero Pablo, Chacana Pablo

Sanità avicola

Il tifo aviare (FT) è una malattia setticemica altamente contagiosa in avicoltura causata da Salmonella enterica sierotipo Gallinarum (SG). La patologia è associata a elevata mortalità, riduzione della produzione di uova e significative perdite economiche, in particolare negli allevamenti di galline ovaiole. La trasmissione sia

orizzontale che verticale favorisce la persistenza del patogeno lungo l’intera filiera produttiva.

Il tifo aviare è stato eradicato con successo dagli allevamenti avicoli commerciali nella maggior parte dei Paesi Europei, ma persiste in America Latina, Africa e Asia. In queste aree, le condizioni climatiche, le risorse limitate e le misure di controllo insufficienti favoriscono la sopravvivenza e la diffusione del patogeno. Per questo motivo, il tifo aviare rimane sotto sorveglianza da parte della World Organization for Animal Health (WOAH) e l’adozione di strategie preventive efficaci resta fondamentale.

ZOOTECNICA ◆ Maggio 2026

▲ Figura 1 – Tasso di mortalità causato dal tifo aviare Lettere differenti indicano differenze statisticamente significative.

La vaccinazione nei programmi di controllo del tifo aviare

La vaccinazione rappresenta un elemento chiave nei programmi di controllo del tifo aviare nelle aree endemiche. Il ceppo vivo attenuato SG 9R è stato storicamente il vaccino più utilizzato per il controllo della malattia e ha dimostrato una buona efficacia nella riduzione della mortalità. Tuttavia, il suo impiego presenta alcune limitazioni, quali variabilità nella protezione tra diverse linee genetiche, persistenza del ceppo vaccinale nei soggetti vaccinati e preoccupazioni legate a una possibile virulenza residua, soprattutto nei pulcini giovani.

Parallelamente, vaccini vivi e inattivati basati su altri sierotipi di Salmonella – principalmente Salmonella Enteritidis (SE) e Salmonella Typhimurium – sono comunemente utilizzati per il controllo delle salmonellosi in avicoltura. I vaccini vivi sono noti per indurre risposte immunitarie mucosali e cellulo-mediate e possono inoltre offrire una protezione crociata nei confronti di sierotipi correlati con cui condividono antigeni comuni.

In condizioni di campo, programmi vaccinali combinati che prevedono l’impiego sia di vaccini vivi sia di vaccini inattivati sono sempre più diffusi, sebbene le evidenze scientifiche a supporto di tali strategie nei confronti del tifo aviare siano state finora limitate.

Valutazione di approcci vaccinali combinati

In uno studio sperimentale condotto su galline ovaiole, sono stati confrontati diversi programmi vaccinali al fine di valutarne la capacità protettiva nei confronti di un’infezione sperimentale con un ceppo altamente patogeno di

Salmonella Gallinarum (Joaquim et al., 2024). Gli animali sono stati vaccinati con: un vaccino bivalente inattivato, un vaccino vivo attenuato contro Salmonella Enteritidis, una combinazione di vaccini vivi e inattivati oppure il vaccino vivo omologo SG 9R. Un gruppo non vaccinato è stato incluso come gruppo di controllo.

Alla 28a settimana di età, tutte le galline sono state sottoposte a infezione orale con un ceppo virulento di SG, simulando un focolaio di tifo aviare in condizioni di campo. Sono stati monitorati mortalità, segni clinici e presenza del patogeno negli organi interni.

Risultati principali: protezione

più solida con la combinazione vaccinale

I risultati hanno evidenziato differenze significative tra le strategie vaccinali:

• Le galline vaccinate esclusivamente con la batterina inattivata non hanno mostrato una protezione significativa rispetto ai controlli non vaccinati.

• La vaccinazione con il vaccino vivo contro Salmonella Enteritidis ha ridotto significativamente la mortalità, confermando la sua capacità di fornire protezione crociata nei confronti della Salmonella Gallinarum

• Il programma vaccinale combinato, basato sull’impiego di vaccini vivi e inattivati, ha ridotto in modo marcato la mortalità, mostrando un’efficacia comparabile a quella del vaccino omologo 9R.

• Sia la strategia combinata sia il vaccino 9R hanno garantito i più elevati livelli di protezione, con tassi di mortalità molto bassi in seguito all’infezione sperimentale.

Inoltre, la Salmonella Gallinarum non è stata rilevata nei fegati delle galline sopravvissute appartenenti ai gruppi vaccinati, suggerendo una marcata riduzione dell’infezione sistemica. I tassi di mortalità nei diversi gruppi sperimentali sono riportati in Figura 1

Implicazioni per la gestione sanitaria in avicoltura

I vaccini vivi contro la Salmonella Enteritidis offrono importanti vantaggi pratici: possono essere somministrati fin dal primo giorno di vita, consentendo una precoce colonizzazione intestinale da parte di ceppi attenuati che possono ridurre l’insediamento e la diffusione di salmonelle patogene. Al contrario, l’utilizzo del vaccino 9R è generalmente raccomandato a partire dalle sei settimane

di età, a causa dei possibili effetti sulla crescita e delle preoccupazioni legate alla virulenza residua.

Un approccio integrato al controllo del tifo aviare

I risultati di questo studio supportano l’impiego combinato di vaccini vivi e inattivati contro la Salmonella quale opzione efficace per migliorare la protezione contro il tifo aviare nelle galline ovaiole. Tuttavia, la vaccinazione deve sempre essere inserita all’interno di un programma di controllo integrato che comprenda biosicurezza, igiene, sorveglianza e corrette pratiche gestionali. Solo un approccio olistico può garantire il controllo a lungo termine del tifo aviare e ridurne l’impatto lungo l’intera filiera produttiva avicola.

In conclusione, la combinazione di vaccini vivi e inattivati contro la Salmonella rappresenta una strategia promettente e scientificamente supportata per migliorare la protezione contro il tifo aviare, in particolare nelle regioni in cui l’eradicazione basata esclusivamente sulla biosicurezza non è realisticamente perseguibile.

Punti chiave

• Il tifo aviare continua a causare significative perdite economiche nella produzione di galline ovaiole nelle regioni endemiche.

• I vaccini vivi contro Salmonella Enteritidis forniscono un’efficace protezione crociata contro il tifo aviare.

• Le strategie vaccinali combinate riducono significativamente la mortalità nelle galline ovaiole.

• La protezione ottenuta con vaccini combinati è comparabile a quella garantita dal tradizionale vaccino 9R.

• Le strategie vaccinali devono essere integrate con biosicurezza, igiene e monitoraggio per assicurare un controllo sostenibile della malattia.

Riferimenti bibliografici

Casanova, N. A., Redondo, L. M., Redondo, E. A., Joaquim, P. E., Dominguez, J. E., Fernández-Miyakawa, M. E., & Chacana, P. A. (2021). Efficacy of chestnut and quebracho wood extracts to control Salmonella in poultry. Journal of Applied Microbiology, 131(1), 135–145. https://doi.org/10.1111/jam.14978

Chacana, P. A., & Terzolo, H. R. (2006). Protection conferred by a live Salmonella Enteritidis vaccine against fowl typhoid in laying hens. Avian Diseases, 50(2), 280–283. https://doi.org/10.1637/7380-091505R1.1

Crouch, C. F., Nell, T., Reijnders, M., Donkers, T., Pugh, C., Patel, A., & De Vries, S. P. (2020). Safety and efficacy of a novel inactivated trivalent Salmonella enterica vaccine in chickens. Vaccine, 38(43), 6741–6750. https://doi.org/10.1016/j.vaccine.2020.08.069

Huberman, Y. D., Caballero-García, M., Rojas, R., Ascanio, S., Olmos, L. H., Malena, R., Lomónaco, J., Nievas, P., Chero, P., Lévano-García, J., & Mendoza-Espinoza, A. (2022). The efficacy of a trivalent inactivated Salmonella vaccine combined with the live S. Gallinarum 9R vaccine in young layers after experimental infections with S. Enteritidis, S. Typhimurium, and S. Infantis Vaccines, 10(7), Article 1113. https://doi.org/10.3390/vaccines10071113

Joaquim, P., Balbiani, F., Socas, M. L., Morales, H., Casey, M., Rubio, J., & Chacana, P. (2024). Combination of live and inactivated Salmonella vaccines to protect against fowl typhoid in laying hens. Avian Diseases, 68(3), 259–262. https://doi.org/10.1637/aviandiseases-D-24-00015

Kim, N. H., Ko, D. S., Ha, E. J., Ahn, S., Choi, K. S., & Kwon, H. J. (2021). Optimized detoxification of a live attenuated vaccine strain (SG9R) to improve vaccine strategy against fowl typhoid. Vaccines, 9(2), Article 122. https://doi.org/10.3390/vaccines9020122

Koerich, P. K. V., Fonseca, B. B., Balestrin, E., Tagliari, V., Hoepers, P. G., Ueira-Vieira, C., Oldoni, I., Rauber, R. H., Ruschel, L., & Nascimento, V. P. (2018). Salmonella Gallinarum field isolates and its relationship to vaccine strain SG9R. British Poultry Science, 59(2), 154–159. https://doi.org/10.1080/00071668.2017.1412384

Kwon, H. J., & Cho, S. H. (2011). Pathogenicity of SG 9R, a rough vaccine strain against fowl typhoid. Vaccine, 29(7), 1311–1318. https://doi.org/10.1016/j.vaccine.2010.12.042

Okamoto, A. S., Menconi, A., Gonçalves, G. A. M., Rocha, T. S., Andreatti Filho, R. F., Savano, E. N., & Sesti, L. (2010). Reversion to virulence evaluation of a 9R vaccine strain of Salmonella enterica serovar Gallinarum in commercial brown layers. Revista Brasileira de Ciência Avícola, 12(1), 47–52. https://doi.org/10.1590/S1516-635X2010000100007

Van Immerseel, F., Studholme, D. J., Eeckhaut, V., Heyndrickx, M., Dewulf, J., Dewaele, I., Van Hoorebeke, S., Haesebrouck, F., Van Meirhaeghe, H., Ducatelle, R., Paszkiewicz, K., & Titball, R. W. (2013). Salmonella Gallinarum field isolates from laying hens are related to the vaccine strain SG9R. Vaccine, 31(43), 4940–4945. https://doi.org/10.1016/j.vaccine.2013.07.070

World Organisation for Animal Health. (2022). Fowl typhoid and pullorum disease. In Manual of Diagnostic Tests and Vaccines for Terrestrial Animals (8th ed., Ch. 3.3.11). https://www.woah.org/en/what-we-do/standards/codesand-manuals/terrestrial-manual-online-access/

Contenuto tecnico rivolto a medici veterinari e allevatori professionisti. L’utilizzo dei vaccini deve avvenire sotto controllo veterinario.

Articolo sponsorizzato

LUBING – INNOVAZIONE NELL’AVICOLTURA: IL

TRASPORTO

VERTICALE A 90° CHE ELIMINA

PERICOLOSI TRASFERIMENTI

Lubing presenta una soluzione all’avanguardia per l’ottimizzazione degli spazi e la protezione dell’integrità del prodotto negli allevamenti a terra e in voliera.

Nel moderno settore avicolo, l’efficienza logistica interna è cruciale per la produttività e la qualità finale del prodotto. Una delle sfide principali è superare dislivelli critici in spazi angusti senza compromettere il guscio. Lubing risponde con la nuova unità di trasporto verticale, un sistema progettato per gestire la movimentazione a 90° con la massima delicatezza.

Tecnologia con “barrette a pettine”

Il cuore dell’innovazione risiede nella catena di trasporto dotata di barrette a pettine in plastica di alta qualità. Questo design esclusivo permette alla catena verticale di agganciarsi direttamente alla linea standard del curve

conveyor, eliminando i punti di trasferimento delle uova. Le uova vengono accompagnate dolcemente nel cambio di pendenza, garantendo un posizionamento stabile e sicuro durante tutta la fase di risalita o discesa.

Igiene superiore e versatilità

Il sistema si distingue per l’assenza di guide centrali, riducendo drasticamente i punti di accumulo di sporco e rotture accidentali. Caratteristiche principali sono:

• Affidabilità: il movimento è garantito da due catene guida esterne ad anelli collegate da barre trasversali.

• Flessibilità di installazione: la sezione centrale dell’unità è variabile (minimo 100 mm) e può essere estesa con step di 100 mm per adattarsi perfettamente alle specifiche del capannone.

• Motorizzazione: l’unità può essere azionata dai motori esistenti del sistema di trasporto uova o da un motore indipendente.

Specifiche tecniche e capacità

Lubing propone due configurazioni per soddisfare diverse scale di produzione:

Modello Larghezza sistema Capacità di trasporto Velocità

Tipo 500 500 mm 30.000 uova/h 7 m/min

Tipo 750 750 mm 40.000 uova/h 7 m/min

Una soluzione su misura

Sviluppata per le esigenze degli allevamenti a terra e in voliera, questa unità non richiede coperture durante

il trasporto verticale, semplificando l’ispezione visiva. Lubing sottolinea inoltre la possibilità di creare soluzioni personalizzate per ogni sfida architettonica.

Per maggiori informazioni tecniche, consultare il sito: www.lubingsystem.com

FARMACI GLP-1 E AVICOLTURA: UNA RIVOLUZIONE

SANITARIA CON RIPERCUSSIONI DIRETTE SULLA FILIERA AVICOLA

I farmaci GLP-1 per la perdita di peso stanno ridefinendo le abitudini alimentari dei consumatori, facendo privilegiare proteine magre e riducendo l’appetito per cibi ad alto contenuto di grassi e processati. Per i produttori di pollame e i fornitori di mangimi, questo spostamento potrebbe rafforzare i vantaggi strutturali già presenti nel settore. La domanda chiave non è se i GLP-1 saranno rilevanti, ma come la filiera avicola risponderà.

➤ Aidan Connolly1, AgriTech Capital Camila Ulloa, Purdue University

Poche innovazioni degli ultimi anni hanno avuto implicazioni tanto profonde per il sistema alimentare globale quanto i farmaci GLP-1. Originariamente sviluppati per il trattamento del diabete, medicinali come il semaglutide sono oggi ampiamente prescritti per la gestione del peso (U.S. Food and Drug Administration, 2022). Il loro impatto non è più limitato all’ambito sanitario. Riducendo l’appetito e l’assunzione calorica, questi farmaci stanno iniziando a ridefinire i modelli di consumo alimentare nei mercati sviluppati (Dilley et al., 2025; Reiley, 2025; Kritzer & Cullen, 2025).

Per i professionisti del settore avicolo, la questione non è medica, ma economica: in che modo il cambiamento dei comportamenti dei consumatori influenzerà la domanda di proteine, il posizionamento dei prodotti, l’uso dei mangimi e le strategie produttive a lungo termine?

I farmaci agonisti del recettore GLP-1 imitano l’azione dell’ormone GLP-1, aumentando il senso di sazietà e rallentando la digestione. I dati clinici mostrano che gli utilizzatori tendono a ridurre l’apporto calorico del 15%–20%, pari a circa 500–800 kilocalorie al giorno, a seconda della dieta e del peso corporeo (Stankiewicz, 2024).

Indagini condotte negli Stati Uniti stimano che circa 15 milioni di adulti abbiano già fatto uso di farmaci GLP-1,

mentre le proiezioni delle banche d’investimento indicano che l’adozione potrebbe raggiungere il 7–9% della popolazione statunitense nel prossimo decennio, a seconda dei prezzi, della disponibilità e dell’ampliamento normativo (Morgan Stanley, 2023).

Il mercato globale dei GLP-1, valutato intorno ai 62 miliardi di dollari nel 2026, è destinato a superare i 157 miliardi entro il 2035, a conferma della portata e della solidità di questa tendenza (Research and Markets, 2026).

1 Aidan Connolly, Presidente di AgriTech Capital, è descritto da Forbes come “un futurologo del cibo, mangimi e agricoltura”. È autore del libro The Future of Agriculture, ora disponibile in quattro lingue, e di un recente White Paper sull’IA nei sistemi agroalimentari.

Cambiamenti nelle preferenze dei consumatori e proteine magre

L’importanza non risiede solo nella riduzione del consumo, ma anche nelle preferenze modificate. Molti utilizzatori riportano una minore attrazione per cibi ad alto contenuto di grassi, zuccheri e ultra-processati. I dati dei panel familiari indicano che gli utenti GLP-1 riducono drasticamente la spesa per snack calorici e prodotti da forno, mentre yogurt e alcuni prodotti proteici selezionati registrano lievi incrementi (Hristakeva et al., 2025).

Questo aspetto è rilevante per il settore avicolo. Le proiezioni OECD-FAO indicano che il pollame coprirà il 62% della crescita aggiuntiva del consumo mondiale di carne entro il 2034 e fornirà il 45% delle proteine totali da carne, confermando la sua base competitiva (OECD & FAO, 2025). La sua dominanza deriva da convenienza, efficienza alimentare e un favorevole rapporto proteine/ grassi. In un mercato sempre più sensibile a segnali di salute e ambientali, il pollame è ben posizionato se i consumatori riducono le calorie mantenendo la priorità sulla densità nutrizionale.

A differenza di settori che dipendono pesantemente dal contenuto di grassi per differenziare i prodotti, l’offerta di base del pollame è già magra. Petto di pollo, tacchino e uova si inseriscono comodamente in diete che enfatizzano l’assunzione proteica senza eccessi di grassi (U.S. Department of Agriculture & U.S. Department of Health and Human Services, 2020).

I GLP-1 potrebbero accelerare un vantaggio strutturale già esistente anziché crearne uno nuovo. Tuttavia, sarebbe un errore pensare che tutti i prodotti avicoli ne beneficino allo stesso modo.

I prodotti processati ad alto contenuto di grassi, sale o zuccheri aggiunti potrebbero subire una domanda più debole se i comportamenti dei consumatori continueranno a spostarsi verso pasti semplici e minimamente processati. I prodotti trasformati potrebbero richiedere riformulazioni, riposizionamenti o strategie di controllo delle porzioni per allinearsi alle preferenze in evoluzione.

Implicazioni per produzione, mangimi e strategie di mercato

Le implicazioni vanno oltre il retail. I cambiamenti nei modelli di consumo si propagano all’indietro lungo la filiera produttiva. Se l’adozione dei GLP-1 rafforzerà la domanda di proteine magre riducendo l’appetito per cibi calorici, i produttori di pollame potrebbero registrare una domanda relativamente stabile o addirittura rafforzata rispetto ad altri settori proteici animali.

È improbabile che la strategia dei mangimi cambi drasticamente, ma l’attenzione potrebbe aumentare. La

produzione avicola è già tra le forme di proteina animale più efficienti in termini di mangimi (Tavárez & Solis de los Santos, 2016). L’attenzione continua sull’efficienza di conversione nutrizionale, ottimizzazione degli amminoacidi e gestione sanitaria rimarrà centrale (Alabi et al., 2025). I sistemi che garantiscono una crescita muscolare magra costante con minimo spreco si allineeranno bene a una base consumatori sempre più attenta alla nutrizione.

Da una prospettiva di uso del suolo, il ciclo produttivo più breve del pollame e il suo superiore rapporto di conversione dei mangimi lo posizionano favorevolmente in un mondo dove salute e sostenibilità influenzano le decisioni d’acquisto (Nassar, 2026). Sebbene i farmaci GLP-1 siano primariamente un intervento medico, si intrecciano conversazioni più ampie su obesità, costi sanitari e responsabilità ambientale.

Aspettative realistiche e disciplina strategica

È altrettanto importante mantenere la scala del cambiamento in prospettiva. Anche se il 9% degli adulti USA adottasse farmaci GLP-1 entro il 2035, rappresenterebbe comunque una minoranza dei consumatori totali. L’adozione globale diffusa dipenderà fortemente da riduzioni di prezzo e ampliamento dell’accesso. Le ricerche suggeriscono che cali sostanziali dei prezzi sarebbero necessari per un’adozione di massa nei mercati a basso reddito (The Economist, 2024). Finché i costi rimarranno elevati, gli early adopter saranno probabilmente concentrati tra i consumatori ad alto reddito. Tuttavia, l’influenza non richiede un’adozione maggioritaria. Gli early adopter modellano spesso tendenze retail, menu dei ristoranti e innovazione di prodotto. I produttori alimentari stanno già rispondendo con offerte ad alto contenuto proteico e basso contenuto di grassi in molteplici categorie (Mintel Group Ltd., 2026; Watson, 2024). Se queste preferenze si diffonderanno socialmente, l’impatto sui mercati proteici potrebbe estendersi ben oltre gli utilizzatori diretti.

Per gli esportatori di pollame, ciò potrebbe rafforzare la domanda nei mercati dove i consumatori attenti alla salute guidano l’innovazione retail. Per i fornitori di mangimi, una produzione avicola stabile o in aumento rispetto ad altri settori zootecnici potrebbe influenzare i modelli di domanda a lungo termine per farina di soia e formulazioni bilanciate (Corredor, 2025). I produttori dovrebbero evitare reazioni eccessive, ma non ignorare il segnale.

I cambiamenti dietetici legati ai farmaci GLP-1 si collocano accanto ad altri fattori propulsivi: invecchiamento della popolazione (World Health Organization, 2025), aumento dei costi sanitari (Khan et al., 2024), attenzione ambientale (OECD & FAO, 2025) e aspettative dei consumatori in evoluzione (Kalaitzandonakes et al., 2025). Il settore avicolo si è storicamente adattato rapidamente ai cambiamenti, tramite genetica, sistemi di allevamento o innovazione dei mangimi. Il momento attuale non fa differenza.

Emergono tre priorità strategiche. Prima di tutto, proteggere l’efficienza. In un mondo dove i consumatori mangiano leggermente meno ma pretendono maggiore qualità, disciplina dei costi e performance di conversione dei mangimi rimangono decisive. In secondo luogo, allineare i portafogli prodotti ai trend legati alla salute. Tagli magri, porzioni controllate ed etichettatura trasparente guadagneranno importanza. Infine, monitorare attentamente i dati della domanda. Comprendere se la riduzione calorica si traduca in cali assoluti del consumo di carne, o semplicemente in riequilibrio tra fonti proteiche, orienterà le decisioni d’investimento. L’adozione dei GLP1 accelera anziché rallentare (Witters & James, 2025), parte di una più ampia ridefinizione di come i consumatori gestiscono peso, salute e dieta (Hristakeva et al., 2025). Per l’avicoltura, questa ridefinizione non segnala declino strutturale, al contrario, potrebbe validare i punti di forza storici del settore.

La filiera avicola, dal selezionatore, alla fabbrica di mangimi, allo stabilimento di trasformazione, si fonda su efficienza, rapidità e densità proteica. In un contesto dove la proteina magra diventa più centrale nelle diete dei consumatori, queste caratteristiche contano. Il vero rischio è la compiacenza. I mercati raramente cambiano dall’oggi al domani, ma cambiano.

La posizione competitiva del pollame appare solida nel contesto dell’adozione del GLP-1. Mantenere quel vantaggio dipenderà da innovazione continua, gestione disciplinata dei costi e attenzione accurata ai segnali in mutamento dei consumatori.

I farmaci GLP-1 possono essere nati in ambito medico, ma le loro conseguenze arrivano all’agricoltura. Per i

professionisti avicoli, la questione non è se la domanda svanirà, ma se il settore riconoscerà che un mercato guidato dalla salute potrebbe premiare sempre di più esattamente ciò che il pollame fa già bene.

Bibliografia

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Kalaitzandonakes, M., Ellison, B., Malone, T., & Coppess, J. (2025). Consumers’ expectations about GLP-1 drugs economic impact on food system players. farmdoc daily, 15(49). Department of Agricultural and Consumer Economics, University of Illinois at Urbana-Champaign. https://farmdocdaily.illinois.edu/2025/03/consumersexpectations-about-glp-1-drugs-economic-impact-onfood-system-players.html

Khan, H. T. A., Addo, K. M., & Findlay, H. (2024). Public Health Challenges and Responses to the Growing Ageing Populations. Public Health Challenges, 3(3), e213. https://doi.org/10.1002/puh2.213

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VACCINAZIONE CONTRO LA COCCIDIOSI

CINQUE PUNTI CHIAVE PER UNA

GESTIONE EFFICACE POST‑VACCINAZIONE

NEI SISTEMI ALTERNATIVI

Con la diffusione crescente dei sistemi alternativi, come le voliere, la coccidiosi è riemersa come una sfida significativa. Una delle principali ragioni della maggiore prevalenza in questi sistemi è il contatto diretto degli animali con le proprie deiezioni.

Questo contatto consente al parassita di completare il proprio ciclo vitale, permettendone la riproduzione e la diffusione.

La vaccinazione è uno degli strumenti utilizzati per ridurre i segni clinici e i danni causati dalle infezioni da specie di Eimeria, stimolando lo sviluppo dell’immunità.

Gli unici vaccini disponibili sono formulazioni vive (attenuate) contenenti oocisti sporulate di diverse specie di Eimeria.

La ricerca è attualmente orientata allo sviluppo di vaccini a subunità (ricombinanti) e vaccini basati su DNA.

Le modalità di somministrazione possono variare e includere:

Vaccinazione in ovo in incubatoio

Spray a goccia grossa in incubatoio o in pulcinaia

Applicazione in gel in incubatoio o in pulcinaia

Tramite acqua di bevanda o spray sul mangime in pulcinaia

La somministrazione in incubatoio è generalmente preferita, poiché il vaccino viene distribuito in modo uniforme, l’applicazione avviene precocemente, i pulcini assumono il vaccino nelle prime ore di vita beccandosi l’un l’altro le gocce dal piumino e richiede una manipolazione minima.

Sia il metodo spray a goccia grossa sia l’applicazione in gel risultano efficaci, purché venga applicata la corretta dose di vaccino.

A differenza di molti altri vaccini, la gestione dello sviluppo dell’immunità non termina con una corretta somministrazione.

La gestione post‑vaccinazione è fondamentale, poiché le oocisti attenuate contenute nel vaccino devono essere reingerite, in modo simile a un’infezione naturale, per indurre una risposta immunitaria forte e duratura.

In termini pratici, l’oocisti sporulata deve prima infettare l’animale, replicarsi nella parete intestinale e successivamente essere eliminata con le feci, dove potrà essere ingerita da altri animali. A seconda della specie di Eimeria, sono generalmente necessari da 2 a 3 cicli (equivalenti a 3–6 settimane) affinché si sviluppi un’immunità completa.

Questo articolo presenta cinque punti essenziali di gestione post‑vaccinazione da considerare, sia che si ricevano pulcini già vaccinati sia che si applichi il vaccino direttamente in allevamento.

Strumenti per stimare l’insorgenza dell’immunità: riempimento del gozzo e monitoraggio OPG

Riempimento del gozzo?! Sì, proprio così. Sebbene sia tradizionalmente utilizzato per verificare se i pulcini hanno trovato mangime e acqua nelle prime 24 ore dopo l’accasamento, il riempimento del gozzo è correlato anche a importanti indicatori di performance iniziali, come il numero di pulcini che non partono, lo sviluppo precoce dello scheletro e degli organi e la formazione dell’appetito.

Tuttavia, per sviluppare un’immunità protettiva è necessario garantire una buona partenza dei pulcini; è inoltre essenziale assicurare alle oocisti l’avvio dei cicli necessari dopo la vaccinazione.

I produttori di vaccini vivi attenuati contro la coccidiosi sottolineano che le oocisti sporulate contenute nel vaccino non sono immediatamente attive dopo la somministrazione.

Devono invece essere meccanicamente “rotte” nello stomaco muscolare, riempito di mangime, prima di diventare biologicamente attive rilasciando uova più piccole (sporocisti) e successivamente i parassiti infettanti (sporozoiti).

Il mangime post‑schiusa o altri prodotti utilizzati in incubatoio possono già facilitare questo processo. Una volta “rotte” le oocisti, occorrono circa 4 giorni per E. acervulina e fino a 7 giorni per E. necatrix prima che avvenga la prima eliminazione di oocisti con le feci.

Se la rottura non avviene entro 6–8 ore dalla vaccinazione, l’avvio del ciclo e quindi lo sviluppo dell’immunità possono essere ritardati.

Per garantire uno sviluppo dell’immunità forte e tempestiva, la valutazione del riempimento del gozzo può essere combinata con il monitoraggio OPG (oocisti per grammo di feci).

Il monitoraggio OPG, effettuato secondo un protocollo rigoroso su campioni fecali freschi dopo la vaccinazione, è un metodo per confermare la replicazione del vaccino nel gruppo, fornendo una prova diretta che il primo ciclo di eliminazione delle oocisti si è verificato.

Se eseguito correttamente, il monitoraggio OPG può fornire preziose informazioni sugli eventi successivi alla vaccinazione e sull’andamento dello sviluppo dell’immunità. Insieme alla valutazione del riempimento del gozzo, questi strumenti pratici permettono agli allevatori di determinare:

se la rottura delle oocisti è avvenuta e il primo ciclo è iniziato;

il periodo previsto per l’insorgenza dell’immunità protettiva;

in quale misura il vaccino si sta riciclando all’interno del gruppo e se l’immunità si sta stabilendo efficacemente.

Gestire correttamente la carta dei pulcini per garantire il contatto con le feci

In alcuni sistemi alternativi, come le voliere tenute inizialmente chiuse, i pulcini hanno generalmente poco o nessun contatto con le proprie feci durante le prime settimane di vita perché vengono collocati in grigliati all’interno del sistema.

Tuttavia, questo contatto è essenziale per avviare il riciclo delle oocisti, necessario per costruire un’immunità efficace dopo la vaccinazione contro la coccidiosi.

Per facilitare questo processo e migliorare il comfort dei pulcini, la carta dei pulcini svolge un ruolo fondamentale. Il materiale dovrebbe:

essere costituito da materiale robusto e idrofobo (ad es. cartone >250 g/m² o plastica);

mantenere le feci umide per favorire la sporulazione e la vitalità delle oocisti;

coprire almeno il 60–80% della superficie del grigliato al momento dell’accasamento;

essere idealmente posizionato sotto le linee di abbeverata, dove l’umidità è maggiore;

solo se i nipple non perdono, poiché un eccesso d’acqua può causare pulcini bagnati e problemi sanitari.

Man mano che i pulcini crescono e vengono spostati su altri piani della struttura, pur non avendo ancora accesso all’intero sistema, spostare con loro una quantità equivalente di carta, puntando ad almeno il 40% di copertura della nuova area.

Si raccomanda di non rimuovere la carta per pulcini prima di 28 giorni dalla vaccinazione e comunque almeno finché gli animali rimangono nel sistema. Quando il sistema viene aperto, gli animali hanno accesso al pavimento, la carta per pulcini rimanente può essere posizionata sul pavimento per consentire un’ulteriore ingestione di oocisti.

Inoltre, se i pulcini sono vaccinati mediante spray in incubatoio, anche la carta utilizzata nelle scatole di trasporto dovrebbe essere collocata sul grigliato (Immagine 2).

In questo modo si garantisce che tutto il vaccino spruzzato che non ha raggiunto direttamente i pulcini possa comunque essere disponibile e che eventuali oocisti non rotte del vaccino, passate attraverso il tratto digestivo durante il trasporto, possano rompersi dopo l’escrezione e contribuire allo sviluppo dell’immunità.

Se, per qualsiasi motivo, la carta per pulcini non è più presente prima che i pulcini abbiano accesso all’intero sistema, aprirli e spostarli sui corridoi il più rapidamente possibile. In alternativa, posizionare nuova carta e applicare manualmente feci fresche raccolte dal nastro di raccolta delle deiezioni per sostenere la continua ingestione di oocisti.

Assicurarsi di posizionare la carta sul grigliato poco prima di accasare i pulcini, per evitare che si secchi eccessivamente.

Immagine 1 – Esempio di grigliato ben coperto con carta per pulcini, con mangime starter

Immagine 2 trasporto per massimizzare l’efficacia del vaccino e il riciclo delle oocisti

Osserva la carta in vari punti del sistema e valuta se ritieni che le oocisti possano sopravvivere.

Nelle feci fresche le oocisti possono sopravvivere fino a 7 giorni, mentre nelle feci secche possono morire nel giro di poche ore.

Umidità, temperatura e ossigeno permettono la sporulazione, ma la freschezza delle feci la rende efficace

Una volta che il vaccino è diventato efficace e le prime oocisti vengono eliminate (generalmente dopo 4–7 giorni dalla vaccinazione), queste non sono ancora infettive.

Per diventare efficaci, le oocisti devono subire la sporulazione, un processo che dipende da diversi fattori ambientali, in particolare temperatura, umidità e ossigeno.

Le condizioni raccomandate per una sporulazione ottimale includono:

temperatura della carta per pulcini compresa tra 24 e 28 °C;

umidità a livello della carta per pulcini del 30–40%;

corrispondente a un’umidità dell’aria ambiente di circa il 60–65%.

Sebbene questi parametri siano essenziali,

Per migliorare l’umidità a livello della carta, è possibile spruzzare leggermente acqua con un annaffiatoio o uno spruzzatore a spalla, oppure aumentare leggermente la pressione dei nipple per consentire un minimo gocciolamento. Occorre tuttavia cautela, poiché un’eccessiva umidità può causare pulcini bagnati, problemi sanitari e la rottura della carta stessa.

Un approccio più sicuro e generale consiste nell’aumentare l’umidità complessiva dell’aria bagnando pavimenti e pareti, il che migliora indirettamente l’umidità a livello della carta.

Favorire la re‑ingestione attraverso comportamenti mirati dei pulcini

Una volta che le oocisti sono state eliminate e hanno completato con successo la sporulazione, il passo successivo fondamentale è la loro re‑ingestione da parte dei pulcini per continuare il ciclo di sviluppo dell’immunità.

Questa re‑ingestione può essere stimolata incoraggiando il naturale comportamento che hanno i pulcini di beccare la carta e le feci fresche.

Esistono diverse strategie pratiche per supportare questo processo:

Distribuire mangime direttamente sulla carta per pulcini per i primi 10–12 giorni, come mostrato nell’Immagine 1. Questo non solo garantisce che i pulcini trovino facilmente il mangime, ma aumenta anche la probabilità di ingestione accidentale di feci contenenti oocisti sporulate.

Aumentare l’intensità luminosa in modo che le feci umide e lucide siano più attraenti a essere beccate e stimolare il comportamento di cura del piumaggio, entrambi fattori che favoriscono l’ingestione di oocisti.

Mantenere una densità di allevamento più elevata durante i primi 14 giorni, pari a 30–60 pulcini/m². Dopo 15 giorni, questa può essere ridotta a 15–30 animali/m². Una maggiore densità favorisce il movimento e l’interazione con la carta, aumentando l’esposizione alle oocisti. Non dimenticare di spostare una quantità proporzionale di carta per pulcini quando si riduce la densità, garantendo almeno il 40% di copertura sul nuovo piano.

Diversi fattori di stress possono compromettere la salute intestinale e ridurre l’efficacia del vaccino. Tra questi:

malattie (immunosoppressive); micotossine; stress da freddo o da caldo; scarsa igiene e biosicurezza; mangime di bassa qualità (ad es. parti fini >25% o squilibri nutrizionali);

spazio insufficiente per mangiatoie o abbeveratoi.

Ciascuno di questi fattori può danneggiare le cellule intestinali, limitare la replicazione delle oocisti e, in ultima analisi, impedire all’animale di sviluppare una corretta immunità. Inoltre, gli animali stressati riducono spesso l’assunzione di mangime e acqua, diminuendo direttamente l’ingestione di oocisti.

Trattamenti medici come alcuni antibiotici (sulfamidici, tetracicline e spiramicina) e i farmaci coccidiostatici rappresentano un rischio diretto per l’efficacia del vaccino a causa della loro attività o dei loro effetti collaterali immunosoppressivi.

Questi farmaci, così come alcuni

Salvaguardare la salute intestinale ed evitare interferenze da antibiotici

Mantenere l’integrità e la salute dell’intestino è essenziale per uno sviluppo efficace dell’immunità dopo la vaccinazione contro la coccidiosi. La replicazione delle oocisti vaccinali avviene nelle cellule epiteliali intestinali (enterociti), il che significa che salute e integrità intestinale sono fondamentali per avviare la risposta immunitaria.

In conclusione, il successo della vaccinazione contro la coccidiosi nei sistemi alternativi dipende non solo da una corretta somministrazione, ma anche da un’attenta gestione post‑vaccinazione.

Tra i punti chiave figurano: garantire una precoce assunzione e attivazione del vaccino, favorire l’ingestione di oocisti attraverso un corretto utilizzo della carta per pulcini, ottimizzare le condizioni ambientali per la sporulazione, stimolare comportamenti dei pulcini che facilitino la re‑ingestione delle oocisti, salvaguardare la salute intestinale ed evitare trattamenti che interferiscano con il vaccino.

Nel loro insieme, questi cinque punti chiave forniscono agli allevatori avicoli le basi per costruire un’immunità forte e duratura e proteggere i propri allevamenti dalle future sfide legate alla coccidiosi!

Disclaimer

Questo articolo, tratto da Tool Box Lohmann, rimane di proprietà di LOHMANN BREEDERS. Non è possibile copiarne o distribuirne alcuna parte senza previo consenso scritto di LOHMANN BREEDERS.

Tradotto da Gianluca Selva, ALI LOHMANN, distributore LOHMANN BREEDERS in Italia.

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LO STRESS DA CALORE ESTIVO È

DELETERIO PER IL BROILER

Lo stress da calore estivo danneggia gravemente i broiler, compromettendo le prestazioni produttive, la salute intestinale, la funzione immunitaria e la qualità della carne. L’articolo esamina gli effetti fisiologici, aggravati da umidità relativa e densità di allevamento, con perdite annuali negli USA di 128–165 milioni di dollari.

➤ Tom Tabler, Professor and Extension Poultry Specialist, Department of Animal Science, University of Tennessee Institute of Agriculture

Yi Liang, Associate Professor, Department of Biological and Agricultural Engineering/Center of Excellence for Poultry Science, University of Arkansas

Logan Lewis, Extension Agent, University of Tennessee Extension, Montgomery County

Tanner Thornton, Graduate Research Assistant, Department of Animal Science, University of Tennessee Institute of Agriculture

Jonathan Moon, Extension Instructor, Department of Poultry Science, Mississippi State University

Gli effetti dello stress da calore, conseguenza di elevate temperature ambientali, continuano a essere un pericolo per i centri di produzione avicola negli Stati Uniti e a livello globale. Lo stress da calore (HS, da heat stress) è una condizione in cui gli animali sono incapaci di dissipare il calore corporeo in eccesso nell’ambiente, con conseguente aumento della loro temperatura corporea (Sugiharto, 2020). Gli avicoli sono omeotermi; tuttavia, le razze moderne di broiler e galline ovaiole sono altamente suscettibili all'HS per via della loro inefficienza nella dispersione di calore corporeo, dovuta principalmente al loro piumaggio e alla mancanza di ghiandole sudoripare. Durante questa fase stressante, il carico termico degli animali è quantitativamente più alto rispetto alla loro capacità di regolarlo. Di conseguenza, questo potrebbe disturbare le

normali funzioni fisiologiche, influenzare il metabolismo e causare cambiamenti nei comportamenti, alcalosi respiratoria e disturbi immunitari negli avicoli. Questi effetti avversi possono ridurre l’assorbimento dei nutrienti e il metabolismo energetico, riducendo, di conseguenza, la produzione e causando perdite economiche (Mangan e Siwek, 2024).

Lo stress da calore può essere descritto come acuto (brevi e improvvisi periodi di temperature estremamente elevate) o cronico (estesi periodi di temperature ambientali aumentate) (Kpomasse et al., 2021). Entrambe le tipologie possono condurre a seri problemi fisiologici, immunosoppressione e dismicrobismi intestinali (Sohail et al., 2012; Lara e Rostagno, 2013; Attia et al., 2018; Chang et al., 2020; Wasti et al., 2021). Poiché gli uccelli non hanno ghiandole sudoripare, ricorrono alla riduzione delle loro attività fisiologiche e comportamentali (meno movimenti, aumentati periodi di riposo, posture con ali aperte e bagni di sabbia), riducendo i consumi di mangime ingerito per cercare di diminuire la produzione di calore, così come aumentando la frequenza respiratoria e i loro consumi d’acqua per dissipare il calore in eccesso tramite evaporazione (Renaudeau et al., 2012).

Questi effetti avversi riducono le performance produttive, la salute e la sicurezza alimentare, causando alte morbilità, mortalità e, di conseguenza, perdite economiche. È riportato come, negli Stati Uniti d’America, una stima che va dai $128 ai $165 milioni di dollari sia persa annualmente dall’industria avicola a causa degli effetti dovuti allo stress da calore (StPierre et al., 2003; He et al., 2018; Kim et al., 2021), rendendo essenziale la ricerca di strategie volte a mitigare gli effetti deleteri dello stress da calore.

Variabili da considerare

Fattori climatici

Le variazioni stagionali nella produzione avicola si verificano in relazione ai cambiamenti ciclici e alle fluttuazioni nelle produzioni di diverse stagioni dell’anno. Le stagioni caratterizzate da temperature elevate (tarda primavera, estate, inizio autunno) presentano diversi ostacoli per i produttori avicoli. Lara e Rostagno (2013) hanno discusso molto delle conseguenze risultanti dallo stress da calore, inclusi la diminuita qualità della carne, una ridotta efficienza alimentare, un comportamento alterato e un aumento di mortalità degli animali. Lo stress da calore aggrava ulteriormente la varietà di problemi che gli allevatori avicoli devono già affrontare (Apalowo et al., 2024). Lin et al. (2005) hanno posto enfasi sull’aumentato consumo di acqua da parte dei broiler per adattarsi a elevate temperature. Un ulteriore livello di complessità è rappresentato dalle caratteristiche genetiche di tolleranza al caldo, le quali necessitano di programmi di riproduzione e processi di selezione meticolosi per migliorare la resistenza allo stress da calore. (Lara e Rostagno, 2013). La produzione del broiler è colpita in maniera significativa dallo stress da calore stagionale, che influenza in maniera avversa la salute,

le performance e le rese economiche. Risulta cruciale, perciò, che le filiere integrate e i produttori implementino strategie di gestione complete, una selezione intelligente del patrimonio genetico e sistemi avanzati di ventilazione/ raffreddamento (velocità di ventilazione adeguata, raffreddamento a spruzzo o a celle di raffreddamento evaporanti) per assicurare la sostenibilità e la redditività della produzione di broiler.

La temperatura gioca un ruolo fondamentale nelle performance dei gruppi. Gli avicoli sono animali omeotermi, in possesso di capacità di regolazione della loro temperatura corporea interna entro un range relativamente costante. L’abilità di regolare la temperatura risulta efficace quando gli animali vengono tenuti nella loro zona termica neutra, con un range che va dai 21 ai 28 °C (da ~70 a 82 °F) (Soliman e Safwat, 2020), consentendo loro di mantenere una temperatura interna stabile. Una fluttuazione nella temperatura ambientale oltre i limiti superiori della zona termica neutra conduce allo stress da calore (Purswell et al., 2012), il quale influenza le performance complessive degli animali e può sfociare in un aumento di mortalità. Visto il potenziale genetico per alti livelli produttivi, i broiler a crescita veloce, con un peso corporeo elevato, sono estremamente suscettibili allo stress da calore quando le temperature ambientali superano la propria zona termica neutra. In assenza di organi termoregolatori sviluppati, i pulcini neonati, invece, sono vulnerabili a stress da freddo. Le temperature ottimali a cui gli avicoli performano in maniera efficace sono determinate dall’età, dal peso corporeo, dal sistema di allevamento, dai livelli di alimentazione, dall’umidità relativa, dalla velocità dell’aria e dalla salute complessiva (Olanrewaju et al., 2010). I polli da carne in un ambiente a temperature elevate hanno fabbisogni energetici più elevati rispetto a quelli allevati in condizioni di zona termica neutra.

L’umidità relativa gioca un ruolo chiave nelle perdite da mortalità durante i periodi a elevate temperature ambientali. Non è la sola temperatura elevata che causa mortalità nei polli da carne durante il periodo estivo; è la combinazione letale di elevate temperature e umidità. I polli da carne possono tollerare temperature abbastanza alte se l’umidità viene mantenuta al di sotto del 70%. La dispersione di calore rappresenta un aspetto addizionale di gestione termica, che viene influenzata da diverse variabili, oltre che dalla produzione di calore stessa. La dispersione di calore evaporativa è un meccanismo critico che viene influenzato in maniera significativa dall’umidità relativa dell’ambiente circostante (Apalowo et al., 2024).

Un’elevata umidità ambientale riduce la perdita di calore per via evaporativa. L’effetto dell’umidità sulla risposta termoregolatoria dei broiler è influenzato dall’età degli animali e dalla temperatura dell’aria (Lin et al., 2005). Per ottimizzare il comfort termico e il benessere dei broiler in diversi contesti climatici, risulta determinante il controllo delle variabili climatiche stesse.

Fattori di gestione

Gli effetti avversi dello stress da calore sulle produzioni avicole costituiscono un problema globale. I polli da carne sono particolarmente suscettibili allo stress da calore ambientale, a causa delle loro caratteristiche fisiologiche, che includono l’assenza di ghiandole sudoripare, l’aumento della frequenza respiratoria per cercare di diminuire la temperatura corporea e il carico di calore metabolico prodotto, associato a una crescita rapida (Chowdhury et al., 2012; Vandana et al., 2021). Mentre la temperatura è stata uno degli obiettivi di molti studi, entrambe, la temperatura e l’umidità relativa dell’ambiente d’allevamento interno, sono fattori importanti nel causare lo stress termico (Zhou et al., 2019).

Ambiente d’allevamento

Una gestione appropriata dell’ambiente dell’allevamento è fondamentale nel ridurre lo stress da calore. Ricerche precedenti hanno sottolineato l’importanza di assicurare un controllo adeguato di temperatura e ventilazione all’interno dell’ambiente d’allevamento per prevenire fenomeni di stress da calore (Saeed et al., 2019; Rostagno, 2020). Esistono molteplici fattori (condizioni esterne, densità d’allevamento e calore prodotto dagli animali, ambiente interno, tetto e grado d’isolamento, processi di degradamento della pollina, ecc.) che contribuiscono al carico complessivo dello stress da calore, riflettendosi sull’ambiente interno in cui vengono allevati gli animali. Individuare questi fattori risulta cruciale nel mantenere un ambiente salutare per gli avicoli ed evitare problemi relativi allo stress da calore, particolarmente nei gruppi vicini alla macellazione. Raggiungere una gestione effettiva dell’HS nella produzione avicola richiede un attento esame delle varie fonti che generano calore presenti nel capannone, così come lo sviluppo di soluzioni per alleviare gli effetti deleteri che queste ultime hanno sugli animali (spruzzatori d’acqua o pannelli evaporativi per il raffrescamento, ventilatori e ventilazione a tunnel sono metodi comuni per ridurre lo stress da calore).

Acqua

Risulta di fondamentale importanza prendere in considerazione disponibilità, temperatura e qualità dell’acqua nell’allevamento del broiler, specialmente quando lo stress da calore è un fattore di rischio. L’acqua che contiene batteri o contaminanti pericolosi può influenzare negativamente l’apparato digerente e indebolire il sistema immunitario degli animali (Martinez et al., 2021). Gli avicoli bevono maggiori quantità d’acqua quando vivono in un ambiente caldo, come meccanismo di raffreddamento naturale, ma ogni contaminante presente nell’acqua può agire in maniera negativa sulle condizioni di salute e ridurre la produttività. Un aumento della temperatura dell’acqua nelle linee d’abbeverata potrebbe essere conseguenza dello stress da calore e di alte temperature ambientali (Yahav, 2009). L’acqua calda presente nelle linee d’abbeverata può causare la diminuzione dell’assunzione della stessa da parte degli animali, i quali potrebbero risultare maggiormente

disidratati, aumentando così l’incidenza di effetti avversi da parte dello stress da calore (Wilson e Edwards, 1952). Per i broiler è necessario un volume d’acqua sufficiente per poter regolare la loro temperatura corporea e permettere alle loro funzioni fisiologiche di operare nella maniera più efficace. Una mancanza nell’assunzione dell’acqua, a causa dello stress da calore, rende difficoltoso l’assorbimento di nutrienti, fattore che può influenzare negativamente l’accrescimento e le performance. Durante periodi di stress da calore, è vitale ricevere un’adeguata fornitura di acqua per l’abbeverata e il raffrescamento degli animali, così come lo è il controllo della temperatura dell’acqua di abbeverata stessa per ovviare a eventuali effetti negativi causati dall’HS.

Benessere

Lo stress da calore ha effetti deleteri sul benessere dei broiler. Questa condizione può essere divisa in due categorie che dipendono dalla durata e intensità dei fattori di stress. Lo stress da calore acuto è riferibile a un aumento improvviso di temperatura e umidità in un breve lasso di tempo, mentre lo stress cronico da caldo si manifesta quando questi aumenti di temperatura e umidità risultano prolungati nel tempo. Negli avicoli lo stress da calore può andare dai 27 °C ai 38 °C (da ~81 °F a 100 °F) e durare da una a 24 ore (acuto), sette giorni (moderato) e oltre i sette giorni (cronico) (Vandana et al., 2021). Gli avicoli sono maggiormente suscettibili all’HS per via della loro difficoltà nel dissipare il calore stesso, dovuto alla presenza di piume e all’assenza di ghiandole sudoripare (Zhang et al., 2017). Diversi studi hanno descritto come lo stress da calore influenzi negativamente la salute, la fisiologia e l’efficienza dei broiler (Quinteiro-Filho et al., 2012; Hosseini-Vashan et al., 2020; Hu et al., 2022; Sun et al., 2023), delle galline ovaiole (Deng et al., 2012), delle anatre (Oluwagbenga et al., 2022; Ma et al., 2014) e dei tacchini (Farghly et al., 2017). La densità d’allevamento del broiler è spesso ridotta nei mesi più caldi per cercare di ridurre gli effetti negativi dello stress da calore e prevenire il sovraffollamento. La ricerca ha indicato come i broiler, in condizioni di sovraffollamento, siano più predisposti agli effetti dell’HS, tra cui una riduzione della digestione e dell’assorbimento, lesioni alla mucosa e meccanismi intestinali compromessi (Li et al., 2019).

Le lesioni alla mucosa enterica, nel broiler, sono collegabili direttamente all’aumento dei livelli di corticosterone, causato dallo stress dovuto ad alte densità d’allevamento, compresi fattori come la competizione per lo spazio di alimentazione/abbeveraggio, un’elevata temperatura ambientale e aumento dei livelli di umidità della lettiera e di ammoniaca (Law et al., 2019).

Qualità della carne

L’industria del broiler, ogni estate, deve affrontare una sfida impegnativa dovuta allo stress da calore, vedendo aumentare i costi di produzione e, potenzialmente, la qualità della carne danneggiata per via della sensibilità di questi animali al calore, visto il loro tasso di metabolismo

▲ Figura 1 – Relazione tra lo stress da calore e i cambiamenti fisiologici e biochimici nel pollo e il modo in cui influisce sulla qualità della carne di broiler Fonte: Nawaz et al., 2021.

rapido e l’elevato potenziale di crescita (Nawaz et al., 2021). A livello metabolico vengono rilevate diverse modifiche nei broiler allevati in un ambiente sottoposto a stress da calore, causando una considerevole diminuzione delle dimensioni dei muscoli pettorali (Nawaz et al., 2021). Inoltre, lo stress da calore è anche responsabile della riduzione del contenuto proteico nei muscoli (Zhang et al., 2012). Entrambi gli stress, da caldo acuto e cronico, possono causare un rapido declino nel metabolismo dei broiler, che a sua volta può portare a serie complicazioni riguardanti l’accrescimento e le performance, come le modifiche nel colore della carne, una diminuzione del pH muscolare, la capacità di ritenzione idrica e la succosità della carne dei polli (Song e King, 2015; Gonzalez-Rivas et al., 2020).

Numerosi studi hanno rivelato come le alte temperature ambientali causino uno stress ossidativo, producendo specie reattive all’ossigeno (ROS). Queste ultime hanno profonde implicazioni sullo sviluppo muscolo-scheletrico, perché responsabili di meccanismi di perossidazione lipidica nei muscoli stessi (Altan et al., 2003; Kumar, 2012). Così, una volta compresi i meccanismi sottostanti, le cause e gli effetti dello stress da calore e le strategie che possono essere messe in atto per controllarne gli effetti possono risultare utili per

affrontare le problematiche di un’insicurezza alimentare globale. La Figura 1 illustra le modifiche a livello fisiologico, metabolico e genetico dello stress da calore e le sue relazioni con la produzione e la qualità della carne nel pollo.

Lo stress da calore impatta negativamente sulla produzione di carne in molteplici modalità (Nawaz et al., 2021), inclusi:

• riduzione del mangime assunto e dell’accrescimento corporeo;

• aumento dei livelli di grasso e riduzione del contenuto proteico nella carne avicola;

• produzione eccessiva di ROS, che peggiorano la qualità della carne;

• condizione di acidosi, che peggiora le capacità di ritenzione idrica e danneggia la struttura della carne;

• sbilanciamento dei livelli di ormone tiroideo, che influenza negativamente lo sviluppo muscolo-scheletrico;

• perdite da gocciolamento;

• sviluppo di carni pallide, soffici ed essudative;

• produzione di carbonili proteici.

Lo stress da calore sta diventando sempre più impegnativo da affrontare per l’industria avicola. La selezione genetica per tassi di crescita sempre più elevati nel broiler, atta a sopperire il crescente fabbisogno alimentare globale, ha reso questi animali più vulnerabili allo stress da calore. È sempre più difficile per i moderni broiler combattere questa situazione, con conseguenti perdite economiche sostanziali per l’industria, innescando così incertezze nella sicurezza alimentare. La selezione genetica degli avicoli per la tolleranza allo stress da calore sarà cruciale nell’affrontare le conseguenze negative dell’HS.

Gli effetti dello stress da calore sulla salute intestinale e sul sistema immunitario

La salute intestinale gioca un ruolo vitale nell’assicurare un’efficiente digestione e assorbimento di mangime, acqua e bilanciamento elettrolitico così come in un corretto sviluppo del sistema immunitario (Rostagno, 2020). Lo stress da calore può alterare il microbiota enterico, portando a una condizione di dismicrobismo (uno sbilanciamento delle tipologie di microorganismi presenti a livello intestinale), influenzando successivamente la funzionalità della barriera intestinale (Brugaletta et al., 2022). Diversi studi hanno dimostrato gli effetti dello stress da calore sulla composizione del microbiota intestinale e sulla salute degli avicoli (Ringsels e Eder, 2022). Rimangono, però, poco conosciuti i precisi meccanismi riguardanti gli effetti dello stress da calore sulla struttura e funzionalità del microbiota intestinale (Kers et al., 2018); in ogni caso, è ben chiaro come il tratto intestinale risulti essere estremamente sensibile allo stress da calore e, in generale, a tutte le altre forme di stress (Siawinska et al., 2019). La produzione avicola richiede un’efficiente funzionalità del tratto intestinale degli animali allevati, poiché quest’apparato influenza in maniera importante la produttività e il benessere degli avicoli stessi (Kadykalo et al., 2018). L’integrità della barriera intestinale è compromessa dallo stress da calore, portando a un aumento di permeabilità intestinale. Alhenaky et al. (2017) hanno descritto come un aumento di permeabilità e un’infiammazione localizzata al tratto del piccolo intestino siano conseguenze significative dello stress da calore sulla barriera enterica. L’HS causa alterazioni morfologiche e danni mucosali nell’intestino dei polli da carne poiché si riducono la circolazione sanguigna, la disponibilità di nutrienti e ossigeno, e i consumi di mangime (QuinteiroFilho et al., 2017).

Un ulteriore obiettivo di diverse ricerche è capire come lo stress da calore impatti sul sistema immunitario dei polli da carne. Diversi studi hanno descritto il conseguente

indebolimento del sistema immunitario di broiler e galline ovaiole (Apalowo et al., 2024). Come menzionato in precedenza, quando gli animali sperimentano condizioni di stress da calore impegnative, i loro organismi producono molte specie ROS, causa di stress ossidativo. L’iperproduzione di specie reattive all’ossigeno causa stress ossidativo, mettendo a dura prova il sistema immunitario dell’animale, fino al suo punto di rottura. Il sistema immunitario risponde producendo proteine dello shock da calore (HSP). Queste ultime aiutano nel corretto ripiegamento di altre proteine, impedendo a quelle mal dimensionate di aggregarsi assieme, accelerando i processi di catabolismo delle proteine danneggiate, necessari per la produzione cellulare (Apalowo et al., 2024). La funzione primaria di queste HSP è di permettere alle cellule di affrontare e recuperare dalle situazioni di stress.

Le concentrazioni di HSP tendono ad aumentare durante situazioni di stress da calore nei broiler e nelle galline ovaiole. Questo suggerisce come le loro cellule siano responsive nella riduzione degli effetti negativi dei ROS (Prieto e Campo, 2010).

Prospettive future

Numerose ricerche estese su diversi studi dimostrano come lo stress da calore impatti negativamente in vari aspetti della produzione avicola, inclusa la performance produttiva. La transizione del settore avicolo verso sostenibilità ambientale e pratiche efficienti di gestione delle risorse individuano come punto saliente il ruolo fondamentale che l’allevamento di precisione (PLF) avrà in futuro.

La risoluzione delle problematiche dovute allo stress da calore nella produzione del broiler, in futuro, richiederà la combinazione di sensori intelligenti e dati analitici in tempo reale, insieme ad altre pratiche di PLF, atte a ottimizzare le condizioni ambientali utili per maggiori comfort e performance nei broiler. La gestione ambientale e le pratiche sostenibili si stanno evolvendo come linee guida nella produzione avicola che guarda al futuro. Il tema di benessere ambientale e la longevità della produzione del broiler sono potenziati dall’adozione di misure sostenibili come l’ottimizzazione delle formule di mangime e dei sistemi di gestione dei rifiuti (Boliko, 2019). Inoltre, deve continuare, addirittura aumentare, la ricerca di linee genetiche di broiler più resilienti per la situazione climatica d’allevamento ed efficienti nel consumo d’acqua. Affrontare lo stress da calore nelle produzioni avicole, oggigiorno, richiede un approccio complesso e multifattoriale, ed è un percorso che, d’ora in avanti, dovrà basarsi sempre di più sulle tecniche di agricoltura di precisione, sulla selezione genetica e sulle pratiche di sostenibilità.

Bibliografia su richiesta.

Su gentile concessione della University of Tennessee Institute of Agriculture e dell’UT Extension

PANORAMICA SUI PARASSITI INTESTINALI DEGLI

AVICOLI: CONTROLLO INTEGRATO, STRATEGIE

PREVENTIVE E NUOVI STRUMENTI DIAGNOSTICI

La transizione verso sistemi di allevamento alternativi e all’aperto ha determinato un rinnovato aumento della pressione infettiva da parassiti intestinali (elminti) nel settore avicolo. Tali parassiti provocano non solo danni diretti a carico del tratto gastroenterico, ma possono anche compromettere il sistema immunitario e le performance produttive, sottolineando la necessità di strumenti diagnostici accurati, di un monitoraggio sistematico e di strategie di controllo specifiche a livello di allevamento.

➤ Hilde Van Meirhaeghe1,2, Swati Karki1,3, Giuditta Tilli1, Maarten De Gussem1,2

1 Vetworks bvba, Knokstraat 38, Poeke B-9880, Belgio (hilde.vanmeirhaeghe@vetworks.eu; swati.karki@vetworks.eu; giuditta.tilli@vetworks.eu; maarten.degussem@vetworks.eu)

2 Facoltà di medicina veterinaria, Università di Ghent, Salisburylaan 133, 9820, Merelbeke, Belgio

3 Poulpharm bvba, Prins Albertlaan 112, 8870 Izegem, Belgio

Ri-emergenza delle infestazioni

da elminti nella moderna produzione avicola

In passato, il passaggio da sistemi di allevamento estensivi a sistemi di allevamento intensivi (con stabulazione

permanente e utilizzo di gabbie) ha portato a una drastica riduzione delle parassitosi da elminti¹. Tuttavia, in risposta alla crescente domanda dei consumatori per standard più elevati di benessere animale, questa tendenza si è progressivamente invertita: i polli trascorrono nuovamente parte del tempo all’aperto e, in seguito al divieto dell’Unione Europea sulle gabbie convenzionali, la prevalenza delle infezioni da elminti è aumentata nuovamente. Questo rischio più elevato non riguarda esclusivamente i sistemi free-range, ma interessa tutti i sistemi di allevamento in cui gli animali possono razzolare e beccare il suolo, entrando così in contatto con le feci. Secondo un recente studio sulla prevalenza di elminti in avicoltura a livello mondiale, tra oltre 30 specie di elminti identificate, le più diffuse risultano essere: nematodi intestinali (Ascaridia galli), nematodi ciecali (Heterakis gallinarum), nematodi filiformi (Capillaria spp.) e cestodi (Raillietina cesticillus)². Altre specie sono meno comuni negli allevamenti avicoli industriali, come il piccolo cestode (Davainea proglottina) e il verme della trachea (Syngamus trachea).

Cosa prendere in considerazione per un programma di sverminazione efficace

Per tenere sotto controllo le parassitosi intestinali, è fondamentale comprendere diversi aspetti chiave della loro biologia e della loro epidemiologia:

1. Ciclo vitale

I vermi tondi (Ascaridia, Heterakis e Capillaria) hanno un ciclo vitale diretto: le uova degli elminti si sviluppano nell’ambiente esterno e, dopo 1–2 settimane, all’interno delle uova si formano le larve. Quando l’uovo infestante viene ingerito dal pollo, la larva viene rilasciata e inizia la propria migrazione attraverso i diversi stadi di sviluppo del

parassita all’interno del tratto gastrointestinale. Alcuni stadi larvali si insediano nella parete intestinale, mentre i vermi adulti risiedono generalmente nel lume intestinale o tra le pliche della mucosa.

I vermi piatti (Raillietina, Davainea) hanno un ciclo vitale indiretto: le uova si sviluppano in larve (cisticercoidi) all’interno di un ospite intermedio, come insetti o mosche. I polli ingeriscono l’ospite intermedio infestato; dopodiché la larva ingerita viene liberata nell’intestino del pollo, si attacca alla parete intestinale e si sviluppa fino allo stadio adulto. Dopo 2–3 settimane, i segmenti maturi dell’adulto contenenti uova (proglottidi) vengono eliminati con le feci e possono essere nuovamente ingeriti dall’ospite intermedio.

2. Periodo di prepatenza

Il periodo prepatente è l’intervallo di tempo che intercorre tra l’ingestione di un uovo infestante da parte del pollo e l’eliminazione delle uova del parassita da parte dello stesso animale. Questo parametro deve essere noto, poiché varia a seconda della specie di parassita intestinale e rappresenta un fattore critico nello sviluppo di un efficace piano di sverminazione.

3. Meccanismi di sopravvivenza nell’ambiente

Le uova degli elminti sono altamente resistenti e, in presenza di condizioni ambientali favorevoli di temperatura, umidità

relativa e disponibilità di ossigeno, possono rimanere infestanti per mesi o addirittura anni. Se il ciclo biologico prevede anche un ospite intermedio o di trasporto, come insetti, le possibilità di sopravvivenza del parassita aumentano ulteriormente. Un ospite paratenico funge da vettore protettivo per il parassita, ma non è essenziale per il completamento del ciclo biologico.

La Tabella 1 riassume le principali caratteristiche dei principali parassiti intestinali.

Principali problemi causati dai parassiti intestinali

I pulcini e gli animali giovani sono particolarmente suscettibili alle infestazioni da elminti; negli animali più anziani gli effetti sono spesso meno gravi, suggerendo lo sviluppo di un certo grado di immunità naturale nei confronti dei parassiti. L’impatto delle infestazioni dipende inoltre in larga misura dalla carica parassitaria e dal livello di pressione infettiva.

Danni diretti causati dai parassiti

• Ascaridia galli: provoca infiammazione e sanguinamento nella parete intestinale a causa della penetrazione della mucosa del piccolo intestino da parte delle larve. Ciò determina danni all’epitelio intestinale, che possono esitare in diarrea e ridotta capacità di assorbimento dei

■ Tabella 1 – Riassunto delle principali caratteristiche dei principali parassiti intestinali

Tipologia di parassita

Nematodi (vermi tondi)

Localizzazione dell’adulto Lunghezza adulto (mm)

Patogenicità (+ : bassa; ++++ : alta) Ospite intermedio

Periodo di prepatenza (giorni)

Ascaridia spp. Intestino (lume) 50-110 + Nessuno 28-56

Capillaria spp. Intestino (parete) 10-30 ++ Nessuno (?) 21-28

Heterakis spp. Cieco (lume) 10 +++(+) (legame con Histomonas meleagridis) Nessuno 21-30

Syngamus Trachea 20-30 + Nessuno 14-21

Cestodi (vermi piatti) Davainea spp. Intestino 4 +++ Lumache 14-21

Raillietina spp. Intestino 50-150 + Insetti, formiche, mosche 14-21

nutrienti. Nei casi di infestazione massiva, può verificarsi un’occlusione intestinale dovuta alla presenza dei nematodi nel lume intestinale. Nelle galline ovaiole o nei riproduttori, possono essere osservati cali improvvisi della produzione di uova. In casi molto rari, ma occasionalmente segnalati, i vermi possono raggiungere l’uovo tramite migrazione attraverso la cavità addominale fino all’ovidotto o attraverso la cloaca. Sebbene ciò non rappresenti un rischio significativo per la salute pubblica, può comunque destare preoccupazione nei consumatori.

• Heterakis gallinarum: generalmente provoca danni diretti limitati, poiché i vermi risiedono principalmente nel lume cecale e le larve rimangono nella parete del cieco solo per brevi periodi. Tuttavia, i ciechi possono presentare infiammazione localizzata e ispessimento della mucosa. È importante sottolineare che l'Heterakis gallinarum funge da ospite intermedio per l'Histomonas meleagridis, un protozoo flagellato responsabile della cosiddetta malattia della testa nera (istomoniasi). L’Histomonas rappresenta un esempio di “superparassita”: non solo necessita di un ospite intermedio (Heterakis gallinarum), ma può anche persistere per lunghi periodi in un ospite di trasporto, come i lombrichi, aumentando notevolmente la sua diffusione. La malattia della testa nera, ben nota nei tacchini, può provocare anche gravi patologie in galline ovaiole o riproduttori, principalmente attraverso l’infiammazione del cieco.

• Capillaria spp.: possono essere rinvenuti nel gozzo e nell’esofago, ma principalmente nel piccolo intestino. Le infestazioni lievi causano ispessimento e infiammazione del gozzo e dell’esofago. In caso di infestazioni gravi del piccolo intestino, si possono osservare diarrea emorragica, perdita di peso e anemia. Negli allevamenti all’aperto o su lettiera, il numero di uova di Capillaria può aumentare significativamente, portando a infestazioni massicce. Nelle galline ovaiole ciò può determinare riduzione della produzione di uova e deficit di vitamina A, mentre negli animali riproduttori può compromettere la fertilità e la schiusa.

• Raillietina cesticillus: può determinare perdita di peso, debolezza, rallentamento della crescita e riduzione della produzione di uova. Questo cestode risiede nel lume intestinale e i danni principali derivano dalla competizione per i nutrienti con l’ospite. Le uova vengono eliminate con le feci circa due settimane dopo l’ingestione di un ospite intermedio infetto e, se è presente un ospite intermedio nell’ambiente, esso può facilitare nuove infestazioni. In condizioni ambientali favorevoli, la pressione infettiva può aumentare rapidamente e le uova possono sopravvivere per periodi prolungati all’interno dell’ospite intermedio.

Danni indiretti causati dai parassiti

Oltre ai danni diretti (principalmente a carico del tratto gastrointestinale), le infestazioni da parassiti intestinali influenzano anche lo stato di salute generale degli avicoli. Tipicamente si osservano sintomi cronici più che acuti. Gli elminti competono con l’ospite per i nutrienti, causando carenze che possono determinare rallentamento della

crescita, riduzione della produzione e diminuzione della risposta immunitaria. In generale, i polli infestati risultano meno attivi; tuttavia, possono manifestare comportamenti più aggressivi e un aumento dei bagni di sabbia.

Poiché i polli infestati da vermi presentano una resistenza ridotta, risultano più suscettibili ad altri patogeni, inclusi batteri e virus. I danni locali alla mucosa intestinale causati dai vermi facilitano la penetrazione di microrganismi attraverso la parete intestinale, aumentando il loro potenziale patogeno. Inoltre, batteri o virus possono essere presenti sulla superficie o all’interno delle uova degli elminti, contribuendo alla loro diffusione. Questo fenomeno è stato segnalato, ad esempio, per Salmonella, adenovirus e reovirus.

Esiste un’immunità naturale nei confronti dei parassiti?

Le infestazioni da elminti inducono una vasta gamma di risposte immunitarie. Ciò è dovuto non solo alla complessa struttura antigenica del parassita, ma anche alla presenza di diversi stadi di sviluppo (larve e vermi adulti) localizzati in tessuti differenti.

I polli possono sviluppare un’immunità protettiva contro gli elminti, che contribuisce a mantenere l’infezione a livelli ridotti. Tale immunità riduce la produzione di uova da parte dei vermi, prolunga il periodo di prepatenza e limita la crescita del parassita. Tuttavia, in presenza di elevata pressione infettiva, l’immunità naturale può risultare insufficiente a garantire protezione. L’immunità naturale dipende da diversi fattori, tra cui età, predisposizione genetica, stato ormonale (ad esempio l’inizio della produzione di uova), stress e alimentazione.

Diagnosi e monitoraggio: strumenti tradizionali e innovativi

Per determinare quando un allevamento deve essere sottoposto a sverminazione e valutare la risposta alla terapia, è fondamentale utilizzare metodi affidabili di diagnosi e monitoraggio. L’obiettivo è identificare le specie di parassiti intestinali presenti e valutare la gravità dell’infestazione. Insieme alle metodologie tradizionali, attualmente vengono impiegati nuovi strumenti diagnostici e di sorveglianza, volti alla rilevazione precoce delle infestazioni da nematodi intestinali. Una panoramica completa di tutti gli strumenti è riportata nella Tabella 2. Prima di decidere di iniziare il trattamento, è opportuno considerare non solo i risultati degli esami delle feci e della valutazione post-mortem, ma anche lo stato sanitario complessivo del gruppo.

Opzioni di trattamento

Un buon antielmintico dovrebbe essere efficace contro i vermi adulti, gli stadi larvali e le uova, e coprire le diverse specie di elminti comunemente presenti nei polli. Tutti i

soggetti del gruppo devono ingerire una quantità adeguata del prodotto. Per questo motivo il trattamento viene somministrato per diversi giorni consecutivi.

Attualmente in Europa sono approvate solo due sostanze attive per la sverminazione nei polli: flubendazolo e fenbendazolo. Entrambe possono essere somministrate attraverso il mangime (formulazione in polvere) oppure tramite l’acqua di bevanda (sospensione/emulsione orale). Non è previsto un tempo di sospensione per le uova.

Ulteriori sostanze attive che possono essere utilizzate al di fuori dell’Europa sono albendazolo, piperazina e levamisolo. La maggior parte delle specie di elminti diventa clinicamente rilevante solo quando presente in numero elevato. È inoltre importante considerare la specie di verme identificata, poiché la loro patogenicità varia e il periodo di prepatenza differisce tra le diverse specie.

Varie strategie di sverminazione

L’obiettivo di un efficace programma di controllo delle infezioni da vermi è mantenere la pressione infettiva in allevamento il più bassa possibile. Anche dopo la sverminazione, la lettiera o le aree esterne rimangono contaminate da uova di vermi e, in alcuni casi, da ospiti intermedi o di trasporto, determinando una reinfezione continua.

Per la sverminazione si possono seguire due programmi: uno “monitorato” oppure uno “strategico”.

• Approccio monitorato: prevede un monitoraggio regolare e l’intervento solo quando l’infestazione viene rilevata. Questo approccio comporta il rischio che, al momento del trattamento, possano essersi già verificati danni significativi nel gruppo.

• Approccio strategico: prevede la sverminazione a intervalli regolari prima che le uova possano svilupparsi in nuovi vermi (cioè entro il periodo di prepatenza). In teoria ciò significa:

- Ascaridia: ogni 6 settimane

- Heterakis: ogni 4 settimane

- Capillaria: ogni 3 settimane

In genere si raccomanda di sverminare i giovani animali ogni 6–8 settimane. Con l’avanzare dell’età delle galline è possibile adottare intervalli più lunghi, poiché il periodo di prepatenza tende ad aumentare. Le pollastre destinate alla produzione dovrebbero idealmente essere sverminate prima dell’inizio della deposizione. Ciò permette di prevenire gli effetti negativi dei vermi durante il periodo in cui le galline sono più sensibili, cioè all’inizio della fase di deposizione.

Prevenzione da infestazioni

Come per qualsiasi infezione, prevenire l’introduzione è essenziale per il controllo delle infestazioni da vermi. Le uova dei vermi sono altamente resistenti e possono sopravvivere per lunghi periodi in condizioni favorevoli, ad esempio nelle aree esterne. La disinfezione completa delle

Strumenti diagnostici

Sintomatologia clinica

Osservazione diretta dei parassiti

Osservazione indiretta dei parassiti – Esame delle feci

Descrizione Pro Contro

Osservazione della sintomatologia clinica direttamente sul gruppo.

Suggerimento: inizia la visita osservando i segnali dell’intero gruppo (Cosa sto vedendo, sentendo, annusando e percependo? Qual è il segnale sottostante che queste osservazioni indicano?).

Valutazione post-mortem dell’intestino. Può essere effettuata una valutazione qualitativa e quantitativa (ad esempio, quali parassiti sono presenti e in quale numero).

Suggerimento: seleziona correttamente gli animali nel capannone e valuta l’intestino per tutta la sua lunghezza. Per i nematodi: conteggio diretto dei parassiti; per i cestodi: conteggio delle teste (scolici) attaccate al lume intestinale.

L’esame delle feci consente di determinare le specie di parassiti intestinali presenti nel gruppo. Attraverso il conteggio del numero di uova per grammo di feci (EPG, uova per grammo) è possibile ottenere una stima dell’intensità dell’infestazione.

Suggerimento: raccogli campioni rappresentativi dal gruppo (mix di feci fresche e ciecali raccolte in modo omogeneo da diverse parti del capannone).

Non-invasivo, minima quantità di materiale necessario, ripetibile facilmente senza costi aggiuntivi.

Conferma della presenza di parassiti, identificazione di specie, quantificazione della carica dei parassiti.

Metodologia non invasiva, conferma della presenza dei parassiti.

Limitata quantificazione della carica dei parassiti, costi e necessità di un laboratorio. ■ Tabella 2 – Sintesi dei

Sintomatologia generalmente aspecifica (ad esempio, inattività del gruppo, perdita di peso, aumento dell’ICA, calo della produzione, anemia, penne arruffate) o altri sintomi non misurabili.

Necessità di formazione del personale, eutanasia di animali di valore, campione di animali su cui fare la valutazione postmortem generalmente piccolo

Osservazione indiretta dei parassiti – Sierologia

I test ELISA progettati per la diagnosi precoce delle infestazioni da nematodi si basano sull’identificazione di antigeni specifici del parassita che inducono una risposta immunitaria nel pollo.

Suggerimento: inizia a monitorare il gruppo a partire da sei settimane di età. Se negativo, ripeti il test dopo 4–6 settimane

aree esterne è praticamente impossibile, ma la rotazione delle aree di pascolo e un adeguato drenaggio possono ridurre il rischio di infestazione.

La pulizia e la disinfezione del capannone durante il periodo di vuoto, insieme all'aggiunta di una nuova lettiera per ogni ciclo produttivo, rappresentano misure fondamentali.

Feci o lettiera provenienti da allevamenti infestati possono essere introdotte tramite camion, visitatori o altri fomiti. Per questo motivo, devono essere rigorosamente applicate le misure di decontaminazione prima di entrare in contatto con gli animali (ad esempio l'utilizzo di zone filtro). Un altro punto critico è il controllo di parassiti, insetti e uccelli selvatici, che risulta particolarmente difficile nei sistemi di allevamento all’aperto.

Messaggi da portare a casa

Quasi tutti gli allevamenti avicoli con animali allevati a terra sono interessati da infezioni da elminti e la crescente diffusione dei sistemi alternativi e all’aperto è destinata ad aumentare ulteriormente. Oltre ai danni a livello gastrointestinale, gli elminti compromettono lo stato di salute generale e la competenza immunitaria, contribuendo a perdite produttive

Elevata sensitività e specificità, diagnosi precoce, sorveglianza del gruppo.

Necessità di formazione del personale, diagnosi tardiva, difficoltà nel differenziare le uova di alcune specie di parassiti (ad esempio, A. galli vs. H. gallinarum), eliminazione intermittente delle uova (periodo di prepatenza) e in numeri variabili (stato immunitario dell’animale).

attraverso la competizione per i nutrienti e l’interazione con altri patogeni.

Un controllo efficace richiede una strategia di sverminazione specifica per il gruppo, basata su evidenze e integrata nella gestione complessiva dell’allevamento, guidata da una diagnosi accurata e da un monitoraggio costante. Considerata la rinnovata rilevanza delle infezioni da elminti nelle moderne condizioni di allevamento, ulteriori ricerche su resistenze, misure di controllo alternative, vaccinazione e gestione ambientale sono essenziali per un controllo sostenibile nel lungo periodo.

Bibliografia

1 Janssens, P. G., Vercruysse, J., & Jansen, J. (1989). Worms and worm diseases in humans and domestic animals.

2 Shifaw, A., Feyera, T., Walkden-Brown, S. W., Sharpe, B., Elliott, T., & Ruhnke, I. (2021). Global and regional prevalence of helminth infection in chickens over time: A systematic review and meta-analysis. Poultry Science, 100(5), Article 101082. https://doi.org/10.1016/j.psj.2021.101082

IL RUOLO DEL G20 NELLA PRODUZIONE

E NEL COMMERCIO MONDIALE DI CARNE

Parte 2: esportazioni mondiali di carne

Un articolo precedente ha analizzato il ruolo dei Paesi del G191 nell’industria mondiale della carne (Windhorst, 2026). Da tale analisi è emerso il ruolo significativo di questo gruppo di Paesi, che rappresentavano circa il 70% del volume di produzione dei quattro principali tipi di carne. All’interno del gruppo, i Paesi più popolosi dominavano la scena, con Cina, Stati Uniti, Brasile, India e Russia in posizioni di vertice. Due articoli successivi esamineranno se una situazione simile si è verificata anche nel commercio dei tipi di carne analizzati in questa sede. Il presente articolo si concentra sul ruolo del G19 nelle esportazioni mondiali di carne.

➤ Hans-Wilhelm Windhorst

Professore Emerito all’Università di Vechta, Germania

Esportazioni cresciute più rapidamente della produzione

Un confronto tra l’evoluzione a lungo termine della produzione mondiale di carne e delle relative esportazioni

mostra che il volume del commercio è aumentato più rapidamente rispetto al volume della produzione. Tra il 2010 e il 2024, la produzione globale è cresciuta del 28,4%, mentre il commercio di carne è aumentato del 36,5%. L’andamento è stato ancora più dinamico nei Paesi del G19: in questo gruppo, la produzione è aumentata del 34,3%, ma le esportazioni sono cresciute del 61,3%. Ciò ha avuto un impatto significativo sulla quota del G19 nella produzione e nelle esportazioni mondiali. La quota di produzione del G19 è passata dal 72,3% al 75,7% nel periodo considerato,

1 Nell’analisi che segue vengono considerati solo i 19 Paesi membri. La popolazione e la produzione economica dell’UE (27) e dell’Unione Africana non sono incluse.

■ Tabella 1 – Variazioni nella produzione di carne e nel commercio della carne nei Paesi del G19 tra il 2010 e il 2024, in confronto con lo sviluppo globale Fonte: calcolo autore su dati FAO.

Tipo di carne

Carne avicola

Carne suina

Carne bovina

Carne

Tipo di carne

Carne avicola

Carne suina

Carne bovina

Carne ovina e caprina

Produzione mondiale Esportazioni mondiali Incremento Incremento Mil. t % Mil. t %

Produzione G19 Esportazioni G19 Incremento Incremento Mil. t % Mil. t %

mentre la sua quota nel commercio mondiale di carne è aumentata dal 51,4% al 60,7%.

Dalla Figura 1 emerge che le esportazioni di carne hanno registrato un forte incremento dopo il 2010, in particolare la carne avicola. L’aumento della produzione suinicola si è invece interrotto a partire dal 2020, a causa delle gravi epidemie di peste suina africana verificatesi in Asia e nell’Europa orientale.

ZOOTECNICA ◆ Maggio 2026

▲ Figura 1 –Evoluzione delle esportazioni globali di carne tra il 1999 e il 2024, per tipologia di carne Elaborazione grafica: A. S. Kauer su dati FAO.

Un’analisi comparativa dell’andamento per tipo di carne a partire dal 2010 (Tabella 1) mostra che, a livello mondiale, la carne avicola ha registrato l’aumento assoluto più elevato sia in termini di produzione sia di esportazioni. Tuttavia, l’incremento relativo è stato più marcato per le esportazioni di carne bovina, ovina e caprina, pur tenendo conto dei valori di partenza significativamente inferiori. Lo stesso schema si ripete nel gruppo dei Paesi G19, dove anche il volume di produzione della carne avicola è cresciuto molto più rapidamente rispetto agli altri tre tipi di carne.

Il volume elevato delle esportazioni di carne suina può apparire sorprendente alla prima analisi. In realtà, il crollo produttivo in Cina in seguito alle gravi epidemie di peste suina africana e il conseguente aumento delle importazioni hanno determinato per diversi anni un forte incremento del commercio di carne suina. Questo aspetto verrà analizzato in modo più approfondito nel prossimo articolo, dedicato all’andamento delle importazioni. La carenza di carne suina nei Paesi colpiti dalla malattia ha influenzato anche il commercio di carne bovina, spiegando gli aumenti assoluti e relativi osservati in quel comparto.

È interessante notare che, nonostante il forte incremento assoluto nella produzione di carne avicola tra i Paesi G19 (che rappresentavano quasi il 94% dell’aumento globale),

▲ Figura 2 – Evoluzione delle esportazioni di carne dai quattro principali

Paesi esportatori del G19 tra il 2010 e il 2024, per tipologia di carne

Elaborazione grafica: A.S. Kauer su dati FAO.

la crescita relativa delle esportazioni è stata nettamente inferiore rispetto ai valori assoluti e relativi mondiali. Occorre considerare che l’aumento della produzione si è concentrato soprattutto in alcuni Paesi asiatici, dove la domanda è cresciuta rapidamente grazie al maggiore reddito disponibile e la produzione è stata destinata principalmente al consumo interno. Le esportazioni, dominate da Brasile e Stati Uniti, che nel 2024 rappresentavano oltre il 40% del commercio mondiale di carne avicola, non sono invece aumentate con la stessa intensità nei rispettivi mercati, come avvenuto in alcuni Paesi emergenti e in via di sviluppo al di fuori del G19.

Differenze significative tra produzione ed esportazioni fra i Paesi

Un confronto tra le classifiche dei Paesi in base alla produzione e alle esportazioni di carne mostra sia alcune somiglianze, sia alcune differenze significative a seconda del tipo di carne. Nel caso della carne avicola (Figura 2), la concentrazione regionale delle esportazioni risulta notevolmente più elevata rispetto alla produzione. Brasile e Stati Uniti insieme rappresentavano oltre i due terzi del totale delle esportazioni del gruppo, ma solo il 31,5% della produzione. La Cina, che nel 2024 deteneva quasi un quarto della produzione mondiale, risultava notevolmente distanziata dagli altri due Paesi, con una quota inferiore al 10%. La produzione cinese era infatti orientata principalmente alla soddisfazione del mercato interno. La marcata diminuzione della produzione di carne suina dovuta alla peste suina africana ha spinto i consumatori a preferire la carne di pollo, più economica, rispetto a quella bovina. La Germania, pur non figurando tra i dieci principali produttori G19, si è comunque posizionata al quarto posto tra gli esportatori.

Un’analisi dettagliata dell’evoluzione delle esportazioni di carne avicola dai quattro principali Paesi tra il 2010 e il 2024 evidenzia differenze rilevanti. Complessivamente, le esportazioni dai Paesi G19 sono aumentate di 2,25 milioni di tonnellate. Di queste, il Brasile ha contribuito con 1,22 milioni di tonnellate (pari al 54,2%) e la Cina con 568.000 tonnellate (25,2%). Gli Stati Uniti, invece, hanno registrato una diminuzione di 200.000 tonnellate (-5,4%) nonostante un incremento significativo della produzione. Il maggiore consumo pro capite di carne di pollo e i ricorrenti focolai di influenza aviaria dal 2015, che hanno causato perdite consistenti (Windhorst, 2025), sono stati i principali fattori determinanti.

Il volume delle esportazioni di carne suina dai Paesi G19 è aumentato di 3,64 milioni di tonnellate tra il 2010 e il 2024 (Figura 2). Gli Stati Uniti hanno registrato l’aumento assoluto più elevato, pari a 1,1 milioni di tonnellate (+62,0%), mentre la crescita relativa più marcata è stata osservata in Brasile (+143,7%) grazie a un’espansione delle esportazioni di 900.000 tonnellate. Il Canada ha mostrato un incremento notevole di 297.000 tonnellate (+28,9%). Insieme, questi tre Paesi hanno rappresentato il 63,6% dell’aumento totale delle esportazioni del G19. In Germania, che nel 2024 occupava ancora il terzo posto tra i principali esportatori, le esportazioni sono diminuite di 528.000 tonnellate (-25,0%) dal 2020. Tale calo è stato dovuto, da un lato, alla riduzione del consumo pro

▲ Figura 3 – Quota dei dieci principali Paesi esportatori nelle esportazioni complessive di carne del gruppo G19 (2024), per tipologia di carne. Elaborazione grafica: A. S. Kauer su dati FAO.

capite (con la carne suina che ha perso terreno a favore di quella avicola), dall’altro, ai focolai di peste suina africana nei cinghiali selvatici. Questi eventi hanno indotto alcuni importanti Paesi importatori a ridurre drasticamente o addirittura sospendere completamente le importazioni. Inoltre, la diminuzione della redditività ha spinto numerosi allevatori ad abbandonare l’ingrasso dei suini. La situazione ancora incerta riguardo ai sistemi di stabulazione idonei a ricevere sostegni pubblici ha ulteriormente scoraggiato gli investimenti nel settore. In Francia, le esportazioni di carne suina sono diminuite di 88.000 tonnellate nel periodo analizzato, portando il Paese al settimo posto tra gli esportatori G19.

La crescita delle esportazioni è stata particolarmente dinamica nei quattro principali Paesi esportatori di carne bovina, come si può osservare nei grafici della Figura 2. Le esportazioni dei Paesi G19 sono aumentate complessivamente di 5,02 milioni di tonnellate tra il 2010 e il 2024, triplicando i volumi iniziali. Il Brasile ha registrato l’aumento assoluto maggiore, pari a 2,15 milioni di tonnellate (+144,5%), seguito dall’Argentina con 717.000 tonnellate. Quest’ultima ha mostrato la crescita relativa più elevata tra i quattro Paesi

■ Tabella 2 – Confronto delle quote dei cinque principali Paesi del G19 nella produzione e nell’esportazione complessive del gruppo, per tipologia di carne (2024)

Fonte: calcolo autore su dati FAO.

Carne avicola

Produzione Esportazioni

Paese Quota (%) Paese Quota (%)

Cina

USA

Brasile

Russia India 23,0 19,5 12,0 4,7 4,4

Brasile

Totale 63,6 Totale 80,1

Carne suina

Cina USA Brasile Russia Germania 58,5 12,9 5,5 5,1 4,4

Carne bovina

USA

Totale 72,8

Carne ovina e caprina

Cina

(+217,6%). L’Australia ha aumentato le esportazioni di 635.000 tonnellate (+45,8%), mentre gli Stati Uniti hanno fatto segnare un incremento di 274.000 tonnellate, pari a una crescita relativa di appena +22,5%.

Il confronto tra le quote di incremento dei quattro Paesi sulle esportazioni complessive di carne bovina del G19 mostra che il Brasile ha contribuito con la quota maggiore (42,7%), seguito dall’Australia (18,6%) e dall’Argentina (14,3%). Gli Stati Uniti, con il 4,9%, si sono collocati nettamente dietro gli altri tre. Nel complesso, questi quattro Paesi rappresentavano il 74,5% dell’aumento totale. Considerando la dinamica complessiva dei tre principali tipi di carne, risulta evidente che Brasile, Australia e Argentina sono stati i principali vincitori nel commercio di carne all’interno del G19. Gli Stati Uniti hanno perso quote di mercato in tutti e tre i comparti (avicolo, suinicolo e bovino), mentre la Germania ha perso terreno soprattutto nella carne suina. La Cina, invece, ha iniziato ad ampliare la propria

posizione nel mercato delle esportazioni di carne avicola. Il Brasile si conferma tra i principali candidati a dominare il commercio mondiale di carne, non solo all’interno del G19, ma anche a livello globale (Windhorst, 2025a).

Sintesi: maggiore concentrazione nelle esportazioni rispetto alla produzione

L’analisi svolta sul ruolo del G19 nel commercio mondiale di carne ha affrontato la questione se i Paesi che dominano la produzione esercitino un ruolo analogo anche nelle esportazioni.

La Figura 3 mostra la quota dei primi 10 Paesi esportatori sul totale delle esportazioni per ciascuno dei quattro tipi di carne considerati. Risulta evidente una forte concentrazione in pochi Paesi per tutti i tipi di carne, ma con differenze significative. Tale concentrazione è molto elevata per la carne ovina e caprina nonché per quella avicola, mentre risulta più bassa per la carne suina e per quella bovina. Per rispondere alla domanda iniziale, la Tabella 2 confronta i primi cinque Paesi per produzione con quelli per esportazioni.

Uno sguardo superficiale ai dati rivela che, per tutti e quattro i tipi di carne, la quota complessiva dei cinque Paesi nelle esportazioni è decisamente superiore alla loro quota nella produzione. A eccezione della carne avicola, sono state raggiunte quote prossime al 90% o addirittura superiori. Un’analisi più approfondita, tuttavia, evidenzia differenze rilevanti nella composizione e nella classifica dei Paesi. Per la carne avicola, il Brasile rappresentava solo il 12,9% della produzione ma il 39,8% delle esportazioni. Per la Cina vale il contrario. È chiaro che il Brasile è fortemente orientato verso il mercato globale, mentre la Cina si concentra principalmente sulle esigenze interne. Lo stesso vale per Russia e India.

Nel settore della carne suina, la Cina occupa una posizione dominante nella produzione, ma non riveste alcun ruolo significativo nelle esportazioni; anche la Russia produce quasi esclusivamente per il proprio consumo interno. Stati Uniti, Canada e Germania sono invece orientati in misura più marcata verso il mercato globale, sebbene, come già evidenziato, la Germania abbia perso una quota consistente di mercato negli ultimi anni.

Per la carne bovina, il Brasile rappresenta oltre un terzo delle esportazioni, ma solo il 21,1% della produzione. Anche in questo caso è evidente l’orientamento verso il mercato internazionale, così come in Argentina e in Australia.

La relazione tra produzione ed esportazioni negli Stati Uniti richiede una spiegazione. L’analisi delle importazioni, che verrà presentata nel terzo articolo della serie, mostrerà che, nonostante il volume elevato di produzione, gli Stati Uniti importano una quantità considerevole di carne bovina di alta qualità, esportando al contempo tagli di valore inferiore.

Cina e India, che insieme producono quasi i tre quarti della carne ovina e caprina del G19, non svolgono un ruolo significativo nelle esportazioni, poiché questi due tipi di carne sono quasi esclusivamente destinati al consumo interno.

Nel complesso, va osservato che sebbene i Paesi più popolosi rivestano un ruolo importante anche nelle esportazioni di carne, non risultano altrettanto dominanti, e Paesi con una popolazione più ridotta, come Canada, Australia, Arabia Saudita e Sudafrica, sono comunque riusciti a inserirsi tra i primi classificati. L’importanza dei cinque principali Paesi per ciascun tipo di carne, non solo all’interno del G19 ma anche nel commercio mondiale nel suo complesso, emerge dal fatto che essi rappresentano oltre il 50% della carne destinata al mercato mondiale.

Fonte dei dati e letteratura supplementare

Food and Agriculture Organization of the United Nations. (n.d.). FAOSTAT. https://www.fao.org/faostat

Windhorst, H.-W. (2025a). Der Seuchenzug im Winter 2024/2025. Vierte AI-Epidemie in den USA innerhalb des zurückliegenden Jahrzehnts. Fleischwirtschaft, 105(9), 3336.

Windhorst, H.-W. (2025b). Fourth AI epidemic in the USA in the past decade – The epidemic in winter 2024/25. Zootecnica Poultry magazine, 1(7/8), 22-27.

Windhorst, H.-W. (2025c). The dynamics of global meat trade. Part 1: Exports. Meatingpoint, (63), 34-37.

Windhorst, H.-W. (2026). Die Rolle der Gruppe der G20 in der Weltfleischerzeugung und im Weltfleischhandel. Teil 1: Weltfleischerzeugung. Fleischwirtschaft, 106.

Windhorst, H.-W. (2026). The role of the G20 group in global meat production and trade – Part 1: meat production Zootecnica Poultry magazine, 2 (4), 28-33.

INCRINATURE NELLE UOVA DA COVA: RIDURRE LE

PERDITE LUNGO LA FILIERA PRODUTTIVA

Quando si riscontra una diminuzione della schiudibilità o un aumento dei livelli di contaminazione, diventa importante analizzare la presenza di incrinature, anche le più sottili. Per valutare il loro impatto sulla schiudibilità, è stata condotta una prova comparativa tra uova incrinate e uova integre.

Come mostrato in Tabella 1, la presenza di uova incrinate ha ridotto la percentuale di schiusa e aumentato il numero di pulcini di seconda scelta, di pulcini scartati, la mortalità embrionale e i livelli di contaminazione. I dati indicano chiaramente che i danni al guscio sono fonte di perdite significative. È quindi estremamente importante gestire correttamente tutti i processi, dall’allevamento all’incubatoio, per individuare dove si verificano le incrinature.

Considerando l’impatto delle incrinature, anche le più sottili, sulla produzione, identificare cosa le causa e risolvere il problema può migliorare la schiudibilità e la qualità dei pulcini. Dall’allevamento all’incubatoio, esistono molteplici punti della filiera produttiva che meritano di essere analizzati.

In allevamento

Ovaiole

Se le galline ovaiole non si trovano nelle condizioni corrette prima della stimolazione luminosa, possono manifestare comportamenti anomali di deposizione. Ciò può includere la deposizione di uova da una posizione eretta o addirittura mentre camminano, con il rischio che le uova si incrinino nell’impatto.

Inoltre, le galline possono incrinare le uova beccandole. Il beccaggio delle uova si verifica principalmente con quelle che si trovano a terra o sulle griglie. Le cause di questo comportamento sono molteplici e possono includere la struttura del capannone, il tipo e il design delle griglie, la qualità dei nidi e fattori legati alla gestione.

Gestione da parte del personale

L’attenzione con cui vengono raccolte le uova può avere un impatto significativo sulla loro qualità. Sia nei nidi manuali sia in quelli automatici, la raccolta rappresenta un importantissimo punto di controllo. È importante valutare la frequenza, la durata e l’intervallo di tempo tra una raccolta e l’altra. Se le uova si accumulano nei nidi o

sul nastro o sui tavoli di raccolta, è probabile che il numero di uova incrinate aumenti. Dopo la somministrazione del mangime, le galline iniziano a deporre: la raccolta va quindi programmata di conseguenza, tenendo presente che con l’età le galline depongono più tardi nel corso della giornata. È anche importante monitorare la produzione e adeguare gli orari di raccolta in base ai picchi di ovodeposizione.

In caso di nidi a raccolta manuale, le uova dovrebbero essere raccolte quattro volte al giorno: tre volte prima di mezzogiorno e una quarta nel tardo pomeriggio per assicurarsi che tutti i nidi restino vuoti. Se in un nido si trovano più di tre uova, è necessario rivedere il programma di raccolta.

Nella raccolta manuale occorre prestare massima attenzione durante il trasporto delle uova dalle varie file di nidi o dai diversi capannoni verso il punto di raccolta centrale in allevamento. È fondamentale che le uova siano protette dal sole e dalla pioggia.

Come la raccolta, anche la fase di confezionamento richiede cura: bisogna evitare l’accumulo di uova, i rotolamenti eccessivi e la manipolazione brusca.

In caso di nidi automatici, dove le uova vengono raccolte su un nastro e inviate a un tavolo di raccolta, il numero di cicli di raccolta dipende dalla temperatura interna del capannone e dalla capacità del nastro. Tuttavia, in genere, è sufficiente un minimo di tre raccolte al giorno. Azionare il sistema di nastri una sola volta al giorno non è ritenuta una buona pratica, poiché l’accumulo di uova sul nastro dell’arco di 7–8 ore di produzione aumenta il rischio di rotture.

Se si osserva un accumulo di uova sui tavoli di raccolta, è bene ridurre la velocità del nastro trasportatore per evitare congestioni. È inoltre importante che i nastri siano sufficientemente larghi (l’ideale è 25 centimetri per ogni lato del nido), in modo che le uova si possano accumulare senza incrinarsi.

Manutenzione delle attrezzature

Con l’aumento dell’automazione, la manutenzione delle attrezzature diventa un aspetto cruciale poiché può incidere in modo significativo sul numero di uova incrinate. È

▲ Controllare le uova in incubatoio per determinare la fonte delle incrinature, anche le più sottili, che possono essere visualizzate mediante speratura

possibile utilizzare un uovo elettronico per misurare le forze di accelerazione (G) a cui i gusci sono sottoposti lungo il sistema di trasporto. In questo modo si individueranno i punti in cui è più probabile che le uova si incrinino e si potrà intervenire per risolvere il problema specifico

Per quanto riguarda i nidi, è necessario controllare i tappetini e sostituirli prima che risultino eccessivamente usurati, verificando anche che siano installati correttamente. Nei nidi collettivi, se le alette di plastica che separano i tappetini dal nastro trasportatore sono danneggiate o arricciate, le ovaiole potrebbero beccare le uova quando il nastro risulta visibile. La presenza di tuorlo sul nastro può indicare che vi sono uova rotte o senza guscio. Se si riscontra la presenza di uova rotte, è probabile che vi siano anche uova incrinate.

I nastri trasportatori che convogliano le uova verso l’unità di confezionamento o il tavolo di raccolta centrale devono essere abbastanza larghi da poter ospitare grandi quantità di uova. Nei sistemi dotati di un solo nastro centrale condiviso da nidi su entrambi i lati si è riscontrata una probabilità più alta di danni alle uova. Nei sistemi mal regolati le uova possono rotolare verso il centro del nastro e urtarsi tra loro.

È necessario verificare che i nidi automatici collettivi siano su un piano orizzontale, che i nastri di raccolta non siano deformati e che i morsetti mantengano il nastro nella posizione corretta. Inoltre, va regolata la tensione in modo che le uova si distribuiscano uniformemente sul nastro: questo non deve essere troppo allentato, altrimenti le uova tenderanno ad accumularsi le une vicino alle altre, né troppo teso, perché ciò potrebbe farle rimbalzare. Tutti questi controlli devono rientrare in un programma

di manutenzione regolare, che includa la sostituzione preventiva dei componenti prima che si verifichino guasti.

Nella progettazione di un nuovo sistema, occorre considerare, fra le altre cose, il numero di galline per nido, il tipo di sistema utilizzato (manuale o automatico) e la densità del gruppo.

Alimentazione e nutrizione

Una volta che la qualità del guscio è eccessivamente compromessa, tornare a farla migliorare è molto difficile. È quindi importante valutarla regolarmente e, in caso di problemi, verificare la disponibilità di calcio e la dimensione delle particelle, nonché i livelli di fosforo e vitamina D₃ nella dieta.

• Uno squilibrio tra calcio, fosforo e vitamina D₃ può rendere i gusci più fragili.

• Se le galline esauriscono le riserve di calcio, la qualità del guscio diminuisce e aumenta il numero di uova incrinate. Ciò può dipendere da livelli di calcio bassi o fluttuanti. È necessario analizzare il mangime per verificare la correttezza della formulazione; se questa è corretta, il problema può derivare da errori di miscelazione o macinazione.

• Se le particelle di calcare nel mangime sono troppo fini, l’assorbimento di calcio può ridursi. Questo problema è più comune nel caso di mangimi pellettati o sbriciolati.

• Contaminanti del mangime, come la nicarbazina e le micotossine, possono influire negativamente su colore e qualità del guscio e sulla schiudibilità.

Fattori ambientali

Problemi di ventilazione che fanno aumentare la temperatura interna del capannone oltre la zona termoneutrale delle

ovaiole possono indurre una respirazione affannosa. Di conseguenza, può insorgere alcalosi respiratoria: il pH del sangue aumenta, i reni cercano di compensare eliminando bicarbonato e i livelli di calcio si riducono. In ultima analisi, la qualità del guscio si riduce.

Patologie

Le malattie possono influire negativamente sull’utero e/o sull’ovidotto, compromettendo la qualità del guscio. Se la cuticola si è formata correttamente, le uova dovrebbero avere un colore uniforme e un aspetto lucido. Se l’ovidotto ha subito danni a causa di una patologia, la cuticola del guscio può risultare malformata o assente.

Trasporto

Il trasporto delle uova è una fase critica e deve essere sottoposta a monitoraggio continuo. È necessario valutare le condizioni delle strade e dei veicoli, supervisionare il personale e prevenire manipolazioni brusche. Gli autisti devono essere informati della fragilità delle uova. Per valutare la qualità del trasporto, è importante comunicare con l’incubatoio e confrontare il numero di uova incrinate prima e dopo la consegna.

■ Tabella 1 – Differenze nei risultati di schiusa tra uova integre e uova con incrinature Cobb-Vantress. Dati non pubblicati.

Totale schiusa Pulcini di seconda scelta Pulcini scartati Non fertili

▲ Questo sistema di raccolta delle uova a doppia cinghia è dotato di due nastri, ciascuno largo 25 cm. Rispetto ai sistemi a singola cinghia, la doppia cinghia riduce le incrinature e consente di accumulare un numero maggiore di uova su ciascun nastro, caratteristica particolarmente importante quando si lavora con confezionatrici di uova.

Incubatoio

In incubatoio, la qualità delle uova deve essere monitorata settimanalmente, analizzando un campione di almeno 600 uova per gruppo di riproduttori, distribuite tra i diversi capannoni. Occorre registrare il numero di uova incrinate, capovolte, sporche e con guscio sottile. Quando possibile, è opportuno campionare uova o vassoi tracciandone il capannone di origine. Le uova devono essere rimosse dai vassoi e valutate singolarmente mediante speratura.

Se le uova vengono già controllate in allevamento e arrivano in incubatoio nei vassoi di incubazione, pronte per essere incubate, le uova incrinate possono essere contate e rimosse. Se invece la selezione avviene in incubatoio, la valutazione è più complessa e va considerata la modalità per individuare le uova incrinate e determinarne l’origine. È importante ricordare che l’attrezzatura automatizzata usata per la classificazione deve essere sottoposta ad attento controllo, poiché se mal regolata può causare un numero rilevante di incrinature. Attraverso l’individuazione e l’eliminazione delle uova incrinate, l’incubatoio può collaborare con l’allevamento per migliorare la qualità complessiva delle uova.

Conclusioni

Uno dei principali fattori di successo è il monitoraggio dei punti critici di controllo lungo il processo produttivo delle uova. La valutazione e la revisione delle diverse fasi della filiera forniscono informazioni utili per individuare dove concentrare gli sforzi al fine di ridurre le perdite dovute alle uova incrinate. Una comunicazione costante tra allevamento e incubatoio è altrettanto preziosa per migliorare la qualità e ridurre i danni alle uova destinate alla schiusa.

precoce

1926–2026: EVOLUZIONE DEL VIRUS DELLA

MALATTIA DI NEWCASTLE E STRATEGIE

DI CONTROLLO

Il virus della malattia di Newcastle è in continua evoluzione e le tecniche molecolari in uso permettono la classificazione di ceppi vaccinali e di campo in numerosi genotipi e sottogenotipi, anche se attualmente si riconosce un unico sierotipo del virus. Le misure e le strategie di controllo della malattia includono protocolli di biosicurezza, solitamente combinati con programmi di vaccinazione predisposti con diversi tipi di vaccini ed età di somministrazione a seconda delle situazioni.

➤ Francesco Prandini Dottore in medicina veterinaria cesco.prandini@gmail.com

Virus della malattia di Newcastle

I primi casi documentati della malattia di Newcastle (ND) si sono verificati esattamente un secolo fa, nel 1926, nell’isola di Java in Indonesia, e a Newcastle upon Tyne, in Inghilterra. La malattia, nella sua forma altamente patogena, rientra nella lista del Codice Sanitario degli Animali Terrestri dell’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH), e deve essere notificata al WOAH.

Si tratta di una malattia avicola devastante, causata da ceppi particolarmente virulenti del virus, che possono provocare un tasso di mortalità del 100%, soprattutto negli avicoli privi di protezione immunitaria (Figura 1).

Questa specie di virus, recentemente ridenominata Orthoavulavirus tipo 1, fa parte della famiglia Paramyxoviridae, comunemente conosciuta anche come Paramyxovirus tipo 1 (APMV-1).

I virus della malattia di Newcastle (NDV) sono dotati di envelope e possiedono un genoma a RNA, a singolo filamento di senso negativo, non segmentato, suddiviso in sei geni che codificano per almeno sei proteine strutturali. Ogni proteina gioca un ruolo distinto nel ciclo vitale dell'NDV: la proteina

1 – Virus della malattia di Newcastle di fusione (F), l'emoagglutinina-neuraminidasi (HN) e l'RNA polimerasi (L) contribuiscono, come dimostrato, alla patogenicità complessiva dell’NDV. In particolare, le glicoproteine HN e F facilitano l’attacco e la fusione con la membrana della cellula da infettare e giocano un ruolo centrale nell’induzione di anticorpi virus-neutralizzanti, che risultano essenziali per una protezione efficace del pollame. La proteina HN è responsabile del legame ai recettori cellulari contenenti acido sialico, e la proteina F permette l’entrata del virus nella cellula ospite. Come in altri virus a RNA, l'RNA polimerasi è soggetta a errori e questo facilita la generazione di diversità genetica. La WOAH definisce come ceppi virulenti gli NDV che nei test in vivo hanno un indice di patogenicità intracerebrale (ICPI) uguale o maggiore di 0,7 (2,0 è l’indice massimo), e/o possiedono un sito di clivaggio con molti amminoacidi basici e fenilalanina in posizione 117.

◆ Maggio 2026

Figura

Evoluzione e genotipizzazione del virus

Tutti i virus della malattia di Newcastle appartengono a un unico sierotipo, dal momento che inducono la produzione di anticorpi che forniscono un certo livello di protezione crociata nei confronti di ogni altro NDV. Tuttavia, esiste una considerevole diversità genetica tra i diversi NDV, con una differenziazione in ceppi di classe I (si tratta prevalentemente di ceppi avirulenti isolati da uccelli acquatici selvatici) e di classe II, rilevati negli avicoli e ulteriormente divisi in almeno 21 genotipi (classificati da I a XXI). Sulla base del sequenziamento completo del gene della proteina F, come proposto da Dimitrov et al., 2019, si riscontra almeno il 10% di differenze nella sequenza di amminoacidi tra i diversi genotipi, che vengono a loro volta suddivisi in sottogenotipi.

In effetti, la circolazione diffusa di ceppi virali di NDV nelle popolazioni avicole spinge verso diversità genetiche significative del virus e a una continua evoluzione, con la comparsa di nuove varianti. Ceppi di campo a bassa virulenza rilevati in avicoli e in uccelli selvatici, così come i virus contenuti nei vaccini in commercio, appartengono ai genotipi I e II; invece i più comuni ceppi virulenti che circolano attualmente negli avicoli domestici appartengono prevalentemente ai genotipi V (in Nord America e Africa), VI e VII (in tutto il mondo), XI (in Madagascar), XII (in Asia e Sud America), XIII (in Asia), e XIV (in Nigeria), oltre ai genotipi recentemente designati come XVI (nella Repubblica Dominicana) e XVII e XVIII (in Africa).

Patologia e diagnosi

La malattia di Newcastle è tra le più importanti malattie aviarie a livello mondiale e continua a essere endemica in molti Paesi di Asia, Africa e delle Americhe, con sporadiche incursioni anche in Europa. I polli infettati da NDV manifestano un ampio spettro di sintomi clinici, che variano a seconda del livello di protezione acquisito e dei ceppi virali coinvolti, i quali possono essere suddivisi in tre principali gruppi di patogeni: quelli classificati come lentogeni sono avirulenti o a bassa virulenza e causano infezioni subcliniche oppure una lieve malattia enterica e/o respiratoria; i ceppi mesogeni provocano malattia con mortalità principalmente nei polli entro le prime otto settimane; i ceppi velogeni determinano gravi infezioni sistemiche con lesioni in diversi organi e tessuti e tassi di mortalità che possono raggiungere il 100% in gruppi privi di protezione (Figure 2, 3 e 4). In animali in deposizione, la produzione di uova può essere gravemente colpita, con importanti cali di deposizione e problemi di qualità del guscio.

Veterinari e tecnici avicoli esperti sono in grado di avanzare un’ipotesi di diagnosi di malattia di Newcastle sulla base delle osservazioni cliniche e necroscopiche. Tuttavia, sono disponibili diversi test di laboratorio, sia in vivo che in vitro, e vengono normalmente richiesti per confermare la diagnosi e per caratterizzare l’agente della malattia in termini di patogenicità e di sequenziamento genomico

▲ Figura 2 – Lesioni intestinali necrotico-emorragiche
▲ Figura 3 – Lesioni emorragiche del proventricolo
▲ Figura 4 – Infiammazione della trachea

correlato alla virulenza e al genotipo. Ciò, soprattutto all’inizio di una nuova epidemia, può essere ottenuto mediante isolamento virale, seguito dal test di patogenicità in vivo, per definire l’ICPI del ceppo isolato. Inoltre, o in alternativa, si può procedere al rilevamento della presenza di NDV mediante il test di polymerase chain reaction (PCR), possibilmente seguito dal sequenziamento del gene amplificato della proteina F, in particolare del suo sito di clivaggio. Possono essere recapitati al laboratorio campioni prelevati sul campo, come organi, tessuti o altri materiali biologici freschi o refrigerati oppure congelati. Tuttavia, attualmente è sempre più comune e conveniente l’invio di campioni ai laboratori utilizzando le cosiddette “FTA cards” (Figura 5), che permettono di spedire i campioni in modo sicuro ed economico a laboratori di tutto il mondo. Oltre alla rilevazione del virus, è possibile dimostrare e misurare la risposta immunitaria a un'infezione di campo o alla vaccinazione utilizzando i test sierologici basati sulle comuni tecniche ELISA (enzyme-linked immunosorbent assay) o HI (hemagglutination inhibition). Con gli stessi test, nelle primissime settimane di vita, è possibile il dosaggio degli anticorpi materni trasmessi dalle madri alla progenie.

Misure e strategie di controllo contro la malattia di Newcastle

Il controllo della malattia di Newcastle comprende una serie di misure e strategie che, a seconda delle situazioni, vanno dalla biosicurezza alla sorveglianza, dalle vaccinazioni al controllo dei fattori complicanti. L’applicazione di rigidi protocolli di biosicurezza, abbinati a programmi di sorveglianza, ha l’obiettivo di prevenire l’introduzione di ceppi virulenti di ND negli allevamenti avicoli. Nella stragrande maggioranza dei Paesi a livello mondiale, queste misure sono integrate con l’impiego di vaccini con caratteristiche diverse, secondo la loro efficacia e disponibilità nelle diverse aree.

In certi stati, come ad esempio nell’Unione Europea, è in vigore una normativa per l’eradicazione dell’infezione, con l’impiego delle risorse necessarie per la sorveglianza,

il depopolamento degli allevamenti infetti e il relativo risarcimento dei proprietari degli animali.

Attualmente i programmi di vaccinazione possono utilizzare vaccini convenzionali vivi attenuati e/o inattivati, così come i più moderni vaccini a vettore, basati sull’Herpesvirus del tacchino (HVT) come vettore, con l’inserimento del gene F, prelevato da un ceppo di NDV donatore e inserito come tale nel genoma dell’HVT, oppure dopo averlo modificato artificialmente per ottimizzarne gli effetti.

La protezione individuale contro la malattia di Newcastle può contare su diversi meccanismi immunitari, innescati in modo diverso a seconda del tipo di vaccino somministrato. I vaccini vivi attenuati inducono la risposta più rapida, principalmente basata sull’immunità cellulo-mediata e locale, quest’ultima correlata alla produzione di anticorpi locali, della classe IgA, nei siti di replicazione del vaccino, in modo particolare nelle mucose del sistema respiratorio e intestinale, e nella congiuntiva. Mediante questo tipo di vaccini, normalmente somministrati con metodi di massa spray o in acqua da bere, o tramite goccia oculare quando praticabile, la produzione di anticorpi umorali, IgM e IgY, è rilevabile ma a titoli relativamente bassi. Il picco di protezione viene normalmente raggiunto 2–3 settimane dopo la vaccinazione, ma la durata dopo una singola dose è limitata a poche ulteriori settimane. D’altro canto, i vaccini inattivati inducono solo anticorpi umorali (IgM e IgY), seppure a titoli elevati, con picchi raggiunti tra le 3 e le 5 settimane dopo l’iniezione parenterale individuale, e persistenza per diversi mesi.

I vaccini a vettore, come i prodotti con un unico inserto, HVT-ND, o a doppio inserto, HVT-ND-IBD, HVT-NDILT o HVT-ND-AI, vengono somministrati in incubatoio mediante iniezione in ovo tra i 18 e i 19 giorni di incubazione, oppure sottocute al primo giorno di vita: essi sono in grado di indurre buoni livelli di anticorpi circolanti, a partire dalle 3–4 settimane di vita, oltre a una immunità cellulo-mediata, sia pure limitata. Con questo tipo di vaccini si ottiene la massima durata della protezione, grazie al lungo periodo di replicazione e di espressione del gene F in questo tipo di vaccini.

Da tutto ciò si può dedurre che programmi di vaccinazione nei quali si combinano vaccini vivi ND attenuati e un vaccino a

vettore HVT-ND, consolidano tutti i vantaggi dei rispettivi vaccini, in termini di rapida insorgenza e completezza dell’immunità, uniti alla più lunga durata ottenibile. Effetti equivalenti possono essere ottenuti associando vaccini vivi e inattivati nei programmi di vaccinazione, sia pure con un'inferiore durata dell’immunità.

Un vantaggio ulteriore dei vaccini vivi è rappresentato dalla massima riduzione della disseminazione di NDV in caso di infezione, quando essi vengono combinati in programmi con vaccini a vettore o inattivati; ciò rispetto a questi ultimi vaccini utilizzati da soli, senza un priming con vaccino vivo (Tabella 1).

Molti studi dimostrano che programmi di vaccinazione ideati in modo appropriato sono in grado di fornire una protezione consistente contro diversi genotipi e sottogenotipi che circolano a livello mondiale. Tenendo conto dei meccanismi appena descritti, è sempre raccomandato inserire vaccini vivi nei programmi di vaccinazione, per indurre un inizio precoce della risposta immunitaria e una solida protezione a livello locale nei siti di entrata e replicazione di NDV.

Un ulteriore fattore rilevante per la preparazione dei programmi di vaccinazione è rappresentato dalla durata di vita dei gruppi di avicoli da vaccinare: animali a lunga vita, come ad esempio riproduttori e ovaiole commerciali, normalmente richiedono una o più dosi di vaccini vivi, soprattutto durante la fase di allevamento-svezzamento, con un richiamo mediante un vaccino HVT-ND in incubatoio e/o un vaccino inattivato prima dell’inizio della fase di deposizione. Tale strategia è in grado di proteggere

▲ Figura 5 – FTA card

Tabella 1 – Vaccini ND e tipi di immunità

questo tipo di animali contro sintomi clinici e problemi nella produzione di uova, lungo il loro ciclo produttivo. Vaccini e programmi di vaccinazione possono risultare efficaci oppure destinati al fallimento, anche a seconda della qualità del processo di vaccinazione nel suo complesso, e di un opportuno monitoraggio dell'efficacia della vaccinazione.

Considerando tutti i fattori fin qui discussi, le misure e le strategie di controllo descritte possono consentire

un controllo efficace della malattia nelle unità e nelle organizzazioni produttive integrate dove vengono attuate. Tuttavia, gli stessi programmi di controllo, sia pur efficaci in certe condizioni, possono andare incontro a insuccessi. Ciò si verifica soprattutto in stati e aree dove co-esistono allevamenti avicoli nei quali non vengono applicate misure di controllo coordinate e armonizzate. Ciò favorisce il passaggio frequente di virus da allevamenti infetti ad allevamenti esenti, favorendo l’endemizzazione dell’infezione, come avviene in Paesi e aree ad alta densità di allevamenti avicoli, specialmente quando essi appartengono a diverse organizzazioni, ognuna delle quali segue strategie di controllo diverse dalle altre e spesso inadeguate al rischio. Questo punto particolarmente critico può essere corretto e gestito in modo efficiente se esiste un’autorità, un’agenzia, un’organizzazione di profilo adeguato, designata e riconosciuta a livello nazionale o regionale, per stabilire e coordinare un insieme di misure di vasta portata e protocolli operativi, in modo coerente e omogeneo. Tutto ciò deve essere supportato da adeguate risorse e da poteri normativi e operativi volti ad armonizzare i programmi di controllo e, possibilmente, di eradicazione, in modo particolare dove la malattia di Newcastle si verifica frequentemente o manifesta un andamento endemico.

Riferimenti bibliografici

World Organisation for Animal Health. (2019). Manual of diagnostic tests and vaccines for terrestrial animals: Newcastle disease. https://www.oie.int

Dimitrov, K. M., et al. (2019). Infectious genetics and evolution, 74.

Swayne, D. E. (Ed.). (2013). Diseases of poultry (13ª ed.). John Wiley & Sons, Inc.

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