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Zootecnica | Rivista avicola - Luglio/Agosto 2026

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ZOOTECNICA Rivista avicola

LUG AGO

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PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO PER LA SALUTE INTESTINALE DEL POLLAME PREBIOTICI E PRECISION BIOTICS: NUTRIZIONE INNOVATIVA PER MIGLIORARE PERFORMANCE, BENESSERE E SOSTENIBILITÀ NELL’AVICOLTURA MODERNA LA PRODUZIONE E LA DOMANDA DI UOVA IN ITALIA SALGONO SECONDO L’ULTIMO REPORT ISMEA

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➤ Marianna Caterino Nel settore avicolo l'equilibrio tra domanda e offerta non è mai stato scontato e oggi lo è ancora meno. Gli investimenti non mancano, la volontà di crescere nemmeno. A cambiare lo scenario sono stati soprattutto fattori esterni, come l’influenza aviaria e il passaggio al cage-free. E poi c'è la domanda, che non si è mai fermata. I numeri dell'ultimo rapporto ISMEA confermano questa tendenza. Per anni il settore si è interrogato su come valorizzare il consumo di uova, promuovendone le qualità nutrizionali e la versatilità. Oggi, però, lo scenario è cambiato. Le uova sono sempre più presenti nelle abitudini alimentari degli italiani e il consumo pro capite ha raggiunto circa 230 uova all'anno, tra prodotto fresco e trasformato. Anche l'impiego degli ovoprodotti nell'industria alimentare continua ad ampliarsi, segno di una domanda che interessa tutta la filiera. Il 2025 lo dimostra bene: il grado di autoapprovvigionamento nazionale è sceso dal 98% al 92%, mentre le importazioni di uova in guscio sono aumentate di oltre l'80% e le esportazioni si sono ridotte. Per un Paese che ha sempre mantenuto una sostanziale autosufficienza produttiva, è un cambiamento che non può passare inosservato. Non è un segnale di debolezza, semmai è la dimostrazione di quanto la filiera abbia saputo reggere una domanda che non si è mai fermata. L'influenza aviaria ha inciso sulla disponibilità di prodotto, mentre la transizione verso sistemi alternativi di allevamento richiede tempi tecnici e investimenti importanti. Il mercato, però, non aspetta. Lo stesso vale per i prezzi. Le uova sono un prodotto fresco e, come tale, non consentono margini significativi di stoccaggio. Basta quindi una riduzione, anche contenuta, dell'offerta perché il mercato reagisca rapidamente, con effetti che si riflettono lungo tutta la filiera: dagli allevamenti ai centri d'imballaggio, fino alla distribuzione. Una cosa, però, mi sembra passi in secondo piano nel dibattito sui prezzi: gli italiani mangiano più uova di prima. Dietro questo risultato c'è il lavoro di un'intera filiera che, negli anni, ha investito in qualità, sicurezza alimentare, benessere animale e innovazione. La domanda c'è ed è probabilmente la notizia più incoraggiante per il settore. La sfida non è creare un mercato, quel mercato esiste già, ed è cresciuto anche in una fase complicata. Il problema è un altro: mettere la filiera nelle condizioni di accompagnare questa crescita senza rinunciare a qualità e competitività.


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NEWS

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FOCUS

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FOCUS

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MERCATI

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TECH COLUMN

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REPORT La produzione e la domanda di uova in Italia salgono secondo l’ultimo report ISMEA

L’utilizzo della tecnologia di precisione nell’allevamento di pollo da carne: il caso del progetto DIVA

A che punto siamo con la malattia di Newcastle?

Il ruolo del G20 nella produzione e nel commercio mondiale di carne

Migliori pratiche in allevamento: vaccinazione spray

NUTRIZIONISTICA Additivi fitogenici per mangimi: un’alternativa agli antibiotici nella produzione avicola

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NUTRIZIONISTICA

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NUTRIZIONISTICA

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VETERINARIA

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SOMMARIO

LUGLIO/AGOSTO 2026

Prebiotici e precision biotics: nutrizione innovativa per migliorare performance, benessere e sostenibilità nell’avicoltura moderna

L'effetto dei sottoprodotti della panificazione su digestione, salute delle galline e prestazioni di deposizione

Principali fattori di rischio per la salute intestinale del pollame

VETERINARIA Sistema immunitario e nutrizione: l'equilibrio tra immunità e crescita nelle linee moderne di broiler

MARKET GUIDE INTERNET GUIDE


◗ NEWS

FANTOLINO PRESENTA UN PROGETTO DI FILIERA CIRCOLARE PER LA PRODUZIONE DI UOVA Negli ultimi anni il settore avicolo europeo ha mostrato un crescente interesse verso materie prime alternative per l’alimentazione animale, comprese le proteine derivate da insetti. Fantolino applica i principi dell’economia circolare alla produzione di uova commerciali attraverso il recupero dei sottoprodotti agroalimentari e l’impiego di ingredienti alternativi nei mangimi. A distanza di alcuni mesi dal lancio commerciale dell’“Uovo Circolare”, Fantolino è tornata a presentare il progetto a TUTTOFOOD 2026. L’iniziativa punta a integrare economia circolare, alimentazione animale e recupero dei sottoprodotti agroalimentari. Sviluppato con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (UNISG) nell’ambito del programma NODES – Nord Ovest Digitale e Sostenibile, il progetto prevede l’impiego nell’alimentazione delle galline ovaiole di larve essiccate di Hermetia illucens. Le larve vengono allevate utilizzando sottoprodotti vegetali provenienti dall’industria agroalimentare, tra cui crusca e residui umidi della lavorazione del grano. Secondo quanto riferito dall’azienda e riportato in letteratura scientifica1, ogni uovo prodotto consente di recuperare circa 60 grammi di sottoprodotti vegetali, che vengono reimpiegati nella filiera invece di essere destinati a rifiuto. Le larve vengono aggiunte al mangime in una percentuale del 4%. Si tratta di una componente che fa naturalmente parte della dieta delle ovaiole.

Economia circolare nella filiera dell’uovo Presentato inizialmente nel 2025 come progetto sperimentale, l’Uovo Circolare è oggi disponibile nella grande distribuzione grazie a un accordo con Esselunga. Durante TUTTOFOOD 2026, Fantolino ha definito questa fase il passaggio “da concept sperimentale a realtà concreta di mercato”. Secondo Gabriella Fantolino, CEO dell’azienda, l’intesa con Esselunga rappresenta un segnale della possibilità di rendere più scalabili modelli produttivi basati sull’economia circolare. Fondata nel 1970 a Fiano, in provincia di Torino, Fantolino produce circa 200.000 uova al giorno e opera

con allevamenti a terra, all’aperto e biologici distribuiti sul territorio piemontese. L’iniziativa si inserisce nel percorso che l’azienda porta avanti da anni sul benessere animale e sulla gestione della filiera.

Benessere animale e microbiota Il progetto ha preso in esame anche gli effetti sul benessere animale. Fantolino riferisce che i test condotti hanno evidenziato effetti positivi sul microbiota intestinale e sul comportamento delle galline.

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MDPI and ACS Style PhI, C.P.V.; Walraven, M.; Bézagu, M.; Lefranc, M.; Ray, C. Industrial Symbiosis in Insect Production—A Sustainable Eco-Efficient and Circular Business Model. Sustainability 2020, 12, 10333. https://doi.org/10.3390/su122410333

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Dal 2013 l’azienda ha avviato un programma orientato esclusivamente ad allevamenti a terra, all’aperto e biologici. L’obiettivo dichiarato è favorire non solo la salute fisica delle ovaiole, ma anche l’espressione dei comportamenti naturali. Fantolino richiama inoltre il principio delle “cinque libertà” del benessere animale: accesso ad acqua e alimentazione adeguata, ambiente confortevole, prevenzione di dolore e malattie, possibilità di esprimere comportamenti specie-specifici e riduzione di paura e stress.

Proteine alternative e filiera avicola Negli ultimi anni il settore avicolo europeo ha mostrato un crescente interesse verso materie prime alternative per l’alimentazione animale, comprese le proteine derivate da insetti.

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Fantolino applica i principi dell’economia circolare alla produzione di uova commerciali promuovendo l’impiego di ingredienti alternativi nei mangimi, integrando quindi la base proteica derivata da insetti, generati attraverso il recupero dei sottoprodotti agroalimentari.

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◗ NEWS

INFLUENZA AVIARIA: COME FUNZIONA IL PROGETTO PILOTA ITALIANO DI VACCINAZIONE NEGLI ALLEVAMENTI AVICOLI Il progetto pilota di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) sottotipo H5 rappresenta la prima applicazione pratica in Italia di una strategia vaccinale in allevamenti avicoli commerciali. Il progetto pilota di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) sottotipo H5 rappresenta la prima applicazione pratica in Italia di una strategia vaccinale in allevamenti avicoli commerciali. Il piano, operativo dal 5 maggio 2026, coinvolge un numero limitato di allevamenti di tacchini da carne e di galline ovaiole destinate alla produzione di uova da consumo situati tra Veneto e Lombardia. Negli ultimi anni l’influenza aviaria è diventata una presenza ricorrente in Italia e nell’Unione Europea, con focolai continui e conseguenze sanitarie ed economiche rilevanti per la filiera. Oltre agli abbattimenti e ai costi diretti legati al controllo dei focolai, le misure restrittive, gli indennizzi e le limitazioni al commercio di animali e prodotti verso Stati membri e Paesi terzi hanno inciso in modo significativo sull’organizzazione produttiva delle aziende avicole. La vaccinazione viene quindi presa in considerazione come supporto alle misure di biosicurezza già adottate negli allevamenti. Il progetto predisposto dal Ministero della Salute è stato sviluppato con l’obiettivo di valutare gli aspetti operativi di un eventuale futuro piano vaccinale su scala più ampia, raccogliendo dati e conoscenze utili per una possibile estensione del modello.

Gli allevamenti coinvolti Il progetto coinvolge tre allevamenti di tacchini da carne in provincia di Verona e due allevamenti di galline ovaiole in provincia di Mantova, situati in aree a rischio del territorio nazionale. Gli animali vaccinati sono gestiti all’interno di un sistema controllato, con precise limitazioni alla movimentazione. Non è infatti consentito trasferire animali vaccinati verso allevamenti non inclusi nel progetto pilota, salvo specifiche deroghe autorizzate dalla ASL e con il parere contestuale del CRN-IA. Anche la commercializzazione dei prodotti è soggetta a restrizioni: partite di animali, prodotti e sottoprodotti

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provenienti dagli stabilimenti inclusi nel progetto non possono essere inviati verso altri Stati membri o Paesi terzi. Il piano coinvolge direttamente incubatoi, allevamenti, veterinari aziendali e servizi veterinari ufficiali, con procedure specifiche per garantire la tracciabilità delle vaccinazioni e la separazione dei gruppi vaccinati da quelli non vaccinati.

Il protocollo vaccinale Il protocollo vaccinale prevede due somministrazioni. Nei tacchini da carne la prima vaccinazione viene effettuata in incubatoio al primo giorno di vita con un vaccino ricombinante autorizzato per il tacchino con vettore Herpesvirus del tacchino (HVT) esprimente il gene dell’emoagglutinina H5. Il richiamo viene effettuato tra i 30 e i 36 giorni di età mediante vaccino inattivato a subunità H5. Nelle pollastre la prima dose viene somministrata anch’essa in incubatoio al primo giorno di vita, mentre il richiamo viene effettuato tra la decima e la dodicesima settimana di età con vaccino inattivato a subunità H5.

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I vaccini scelti sono autorizzati dall’EMA per le specie pollo e tacchino, compatibili con una strategia DIVA sia sierologica sia virologica e dotati di comprovata efficacia verso i virus HPAI attualmente circolanti. La possibilità di distinguere gli animali vaccinati da quelli eventualmente infetti è un elemento importante anche sul piano commerciale e della sorveglianza.

Tracciabilità e sorveglianza Gran parte del progetto si basa sulla tracciabilità degli animali vaccinati. Tutte le operazioni vengono registrate nei sistemi informativi veterinari nazionali, in particolare nel Sistema Informativo della Farmacosorveglianza e nella Ricetta Elettronica Veterinaria (REV), con il supporto della BDN e del SINVSA. Ogni gruppo vaccinato è identificato e monitorato lungo tutta la filiera. La movimentazione degli animali avviene esclusivamente tramite documentazione informatizzata e solo verso destinazioni autorizzate dal progetto pilota. Negli stabilimenti coinvolti sono stati intensificati i controlli sanitari. È prevista una sorveglianza ufficiale da parte dei veterinari delle ASL, insieme ai controlli sierologici stabiliti dal CRN-IA presso l’IZS delle Venezie. Gli operatori devono inoltre effettuare sorveglianza passiva e notificare immediatamente eventuali casi sospetti di influenza aviaria. I controlli attivi sono eseguiti almeno ogni 30 giorni. Per pollastre e ovaiole il campionamento interessa il 100% degli allevamenti ogni 30 giorni; lo stesso vale per i tacchini. Alla fine del ciclo produttivo, o poco prima dello spostamento delle pollastre verso gli stabilimenti di produzione delle uova, vengono eseguiti test sierologici per la ricerca di anticorpi contro i virus influenzali.

piano richiama inoltre il rischio di diffusione della malattia attraverso interventi iatrogeni, motivo per cui biosicurezza e corretta esecuzione delle procedure restano essenziali. La vaccinazione, sottolinea il Ministero, non sostituisce le altre misure di prevenzione. Biosicurezza, sorveglianza e controllo delle movimentazioni restano elementi fondamentali per il contenimento dell’influenza aviaria.

Le possibili implicazioni commerciali Oltre agli aspetti sanitari, il progetto servirà anche a valutare le possibili ricadute organizzative e commerciali di una futura vaccinazione su larga scala. Uno dei punti più delicati riguarda infatti il rapporto con i mercati internazionali e le eventuali condizioni richieste dai Paesi importatori nei confronti dei prodotti provenienti da animali vaccinati. I dati raccolti durante il progetto permetteranno di valutare la gestione pratica della vaccinazione in allevamento e le possibili implicazioni per la filiera avicola nazionale. Le modalità di attuazione del progetto potranno inoltre essere modificate in base ai risultati della sorveglianza e all’andamento delle attività.

Formazione e gestione operativa Il piano prevede che le aziende individuino squadre dedicate e assicurino una formazione specifica del personale coinvolto nelle operazioni di vaccinazione. Il responsabile di ciascuna squadra deve seguire un corso con coordinamento scientifico del CRN-IA, oppure un corso terzo validato dal medesimo Centro di Referenza. Particolare attenzione è posta alla corretta gestione del vaccino, soprattutto per i prodotti vettorizzati conservati in azoto liquido, per i quali è fondamentale rispettare rigorosamente le condizioni di conservazione e le modalità di somministrazione indicate dal produttore. Il

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◗ REPORT

LA PRODUZIONE E LA DOMANDA DI UOVA IN ITALIA SALGONO SECONDO L’ULTIMO REPORT ISMEA È stato pubblicato il nuovo rapporto ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), che ogni anno fornisce un’ampia panoramica su produzione, consumi e mercato delle uova in Europa e in particolare in Italia. Il rapporto spazia dalla situazione del contesto europeo alla situazione produttiva in Italia, passando per gli acquisti domestici, l’evoluzione dei prezzi e gli scambi con l’estero.

▲ Figura 1 – Numero di galline ovaiole in deposizione mediamente presenti in allevamento divise per tipologia di allevamento Fonte: elaborazioni su dati DG Agri Commissione Europea (EU market situation for Eggs).

Contesto europeo Nel 2025, nell’Unione Europea si sono allevate oltre 360 milioni di galline ovaiole, generando circa 6,7–6,9 milioni di tonnellate di uova in un anno. La classifica per numero di galline ovaiole nel 2024 è guidata da Francia (+17% rispetto al 2023), Germania (+0,4%) e Polonia (-9,6%). L’Italia si attesta al quinto posto dopo la Spagna, con 41.485.635 galline ovaiole allevate, -4,1% rispetto al 2023. In Italia c'è quindi il 10,6% delle galline ovaiole sul totale dell’Unione Europea (Figura 1). Anche nella produzione di uova la Francia è al primo posto (circa 967.000 tonnellate annue), seguita da Spagna (875.000 tonnellate) e Germania (862.000 tonnellate).

Situazione produttiva in Italia La produzione italiana di uova supera i 12,5 miliardi di pezzi, in aumento rispetto all’anno precedente. L’incremento della

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produzione, però, è andato di pari passo con l’incremento della domanda. Questo ha determinato una riduzione del grado di autoapprovvigionamento dal 98% del 2024 al 92% del 2025. I dati del 2025 di cui disponiamo sono provvisori, ma si può già evincere un miglioramento rispetto agli anni passati riguardo quasi tutti i parametri. La produzione ammonta a 789,5 mila tonnellate (+0,4% rispetto al 2024), l’import di uova in guscio da consumo a 87,6 mila t (+82,6%), l’export di uova sgusciate non coefficientate a 37,2 mila t (+16,8%), l’import di uova sgusciate non coefficientate a 40,6 mila t (+19,6%), l’utilizzazione interna a 855,8 mila t (+6,3%), infine il consumo pro capite è salito a 230 uova all’anno (+6,2%). Negativo è invece l’export delle uova in guscio da consumo: 24,7 mila tonnellate nel 2025 rispetto alle 28,7 mila nel 2024 (-13,7%), dato strettamente legato al decremento del grado di autoapprovvigionamento già descritto. (Figura 2). Cresce anche la media annua delle consistenze di galline ovaiole in deposizione (comprese pollastre): 43,4 milioni nel 2025 contro 43 milioni nel 2024 (Figura 3).

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Fra questi numeri emerge un protagonista importante: l’ovoprodotto. Non sono disponibili dati ufficiali su quante uova effettivamente siano utilizzate per gli ovoprodotti, ma stime di industriali e associazioni di settore parlano di circa il 40-45%, una percentuale molto più alta rispetto agli altri Paesi europei. Il motivo di questa crescita? Sicuramente la praticità d’uso legata alla facilità di dosaggio e di conservazione rispetto alle uova tal quali.

Acquisti domestici Le uova fresche rappresentano l’1% degli acquisti alimentari nella spesa annua domestica, con un aumento della spesa del 15% rispetto al 2024 (Figura 4). Guardando alla variazione di acquisto per tipologia rispetto al 2024, le uova biologiche guadagnano il 14,8%, quelle da allevamento all’aperto il 25,4%, quelle da allevamento a terra il 17%, mentre le altre tipologie lo 0,7%. Anche per quanto riguarda i volumi rispetto al 2024 l’allevamento all’aperto totalizza il numero più alto, ovvero +19,7%, seguito dall’allevamento a terra (+10,9%), dal biologico (+8,9%) e infine dagli altri tipi, che si attestano su -8,8%.

Le uova da allevamento a terra rappresentano ormai il 71% del totale commercializzato.

Andamento dei prezzi Con l’aumento della domanda e un’offerta inferiore, i prezzi non hanno mai smesso di crescere dal 2022. Prendendo come riferimento il mese di febbraio 2026, l’Italia si è attestata sui 311,5 €/100 kg, contro i 295,3 €/100 kg medi dell’UE, confermando così la tendenza degli ultimi anni. I costi di produzione nel 2025, invece, sono rimasti allineati a quelli del 2024. Di conseguenza, la ragione di scambio, ossia il rapporto tra l’indice dei prezzi del prodotto finito e l’indice dei prezzi dei mezzi necessari a produrlo, risulta in miglioramento.

Scambi con l’estero Sul fronte degli scambi commerciali, si assiste ad aumenti di esportazioni e importazioni di tutte le tipologie di uova, tranne che nelle uova da industria (uso non alimentare) che rispetto al 2024 si attestano su -63,3% per le esportazioni e -12,7% per le importazioni (Figura 5).

▲ Figura 2 – Bilancio di approvvigionamento *Dati provvisori. Fonte: elaborazioni Ismea su dati Istat e BDN Anagrafe zootecnica.

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▲ Figura 3 – Consistenze di galline ovaiole in deposizione (comprese pollastre in deposizione) Fonte: elaborazioni Ismea su dati Istat e BDN Anagrafe zootecnica.

Entrando nel merito delle importazioni, il volume dell’import delle uova in guscio è aumentato dell’80% rispetto all’anno precedente, con 91.306.216 kg. I fornitori maggiori sono Romania (26%), Polonia (22%) e Ucraina (12%).

Le uova sgusciate importate, invece, aumentate del 19% rispetto all’anno precedente (41.614.875 kg non coefficientati), provengono prevalentemente dalla Polonia (70%).

▲ Figura 4 – Dinamica della spesa per gli acquisti domestici nell’ultimo anno (2025) Fonte: elaborazioni Ismea su dati NielsenIQ Consumer Panel.

▲ Figura 5 – Bilancia Commerciale in valore (000 €) Fonte: elaborazioni Ismea su dati Istat.

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◗ FOCUS

L’UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA DI PRECISIONE NELL’ALLEVAMENTO DI POLLO DA CARNE: IL CASO DEL PROGETTO DIVA In un contesto di continuo aumento delle dimensioni degli allevamenti e del numero di animali al loro interno, è sorta la necessità per l’allevatore di ottenere dati concreti ma al contempo di facile interpretazione che lo supportino nelle decisioni. È proprio a questo che mira la zootecnia di precisione, promuovendo l’utilizzo di tecnologie in grado di affiancare l’allevatore tramite il monitoraggio degli animali. Un esempio di ciò è il dispositivo installato in alcuni allevamenti intensivi di polli da carne, uno strumento per il rilevamento precoce delle patologie enteriche. In questo contesto il progetto DIVA si occupa di diffondere l’utilizzo di questi mezzi tra gli allevatori al fine di favorire una gestione efficiente degli animali, contribuendo a migliorare la sostenibilità ambientale e, al contempo, le condizioni di benessere. ➤ Rosa Martecchini, Federica Borgonovo, Daniela

Lovarelli, Valentina Ferrante, Marcella Guarino Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, Università degli Studi di Milano Sotto la costante pressione del mercato globale, il comparto avicolo e, in particolare, quello del pollo da carne, è sempre più sollecitato a una continua evoluzione. La spinta al miglioramento data dall'elevata richiesta di prodotti di

origine animale coinvolge non solo la produzione, che fa fronte a una popolazione mondiale in continua crescita, ma anche l’aspetto qualitativo del prodotto commercializzato. In risposta a questo, gli allevatori sono portati a una costante attenzione all’efficienza produttiva, alla sostenibilità ambientale e al benessere animale, con conseguenze dirette sia sulla gestione dei capi che sulla formulazione delle diete. Oltre a ciò, per far fronte alla crescente richiesta di prodotti di origine animale, le aziende di selezione hanno

▲ Figura 1 – Principio di funzionamento della tecnologia, basato sul rilevamento di cambiamenti nell’aria allo scopo di una rilevazione rapida delle problematiche in allevamento

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avviato dei programmi di miglioramento genetico finalizzati ad aumentare la produttività e l’efficienza degli animali allevati. La selezione genetica operata sui riproduttori ha quindi portato alla presenza in allevamento di animali caratterizzati da una crescita estremamente rapida e da tassi di conversione alimentare molto efficienti. Nonostante l’elevata attenzione dedicata a tutti gli aspetti gestionali, però, l’aumentata produttività dell’allevamento avicolo può determinare un maggior rischio di sviluppo e diffusione di patologie enteriche, considerate tra le principali problematiche che compromettono la crescita di questi animali. Il gruppo di patologie è infatti in grado di compromettere le performance produttive causando un aumento della mortalità, una riduzione del tasso di crescita, un peggioramento dell’indice di conversione alimentare e una minore uniformità degli animali restanti, ma presenta impatti significativi anche nel caso delle forme subcliniche, spesso difficili da individuare. Per quanto riguarda il benessere dei capi, le alterazioni dello

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▲ Figura 2 – Componente principale della tecnologia: il dispositivo di monitoraggio installato direttamente nel capannone e dotato di sensori MOS per la rilevazione dei composti organici volatili presenti stato di salute causate dalle patologie enteriche portano frequentemente gli animali a uno stato acuto di sofferenza. Infine, le enteropatie possono compromettere anche la sostenibilità ambientale dell’allevamento a causa del maggiore consumo di risorse dato dal peggioramento dell’efficienza alimentare. A parità di carne venduta, infatti, aumenta la richiesta di alimento e la produzione di escreti con l’aggiunta di più frequenti trattamenti farmacologici, ulteriore elemento con effetti negativi sulla sostenibilità non solo economica ma anche ambientale. L’insieme delle patologie intestinali nel pollo da carne presenta eziologia varia. La sintomatologia può essere

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▲ Figura 3 – Schema dell’intero sistema, composto da dispositivo installato in azienda e dotato di sensori MOS, gateway per la trasmissione dei dati e piattaforma cloud con visualizzazione dati tramite dashboard causata da virus, batteri o parassiti, che possono agire sia singolarmente che in sinergia. L’effetto di questi patogeni, però, risulta maggiormente impattante sull’allevamento in caso di condizioni ambientali o gestionali non ottimali. Tra gli agenti eziologici che influenzano negativamente il benessere enterico degli avicoli in generale, al primo posto sono presenti i coccidi. Si tratta di parassiti appartenenti al gruppo Eimeria che si collocano a livello del lume intestinale e provocano, con il loro insediamento, danni epiteliali. La conseguente necrosi della zona aumenta notevolmente la permeabilità della parete e facilita le infezioni secondarie causate principalmente da batteri o virus. Al momento le strategie di controllo delle coccidiosi coinvolgono principalmente i cosiddetti coccidiostatici, molecole che limitano gli effetti dell’infezione prendendo di mira i parassiti stessi. La gestione di Eimeria, però, risulta ancora difficoltosa, soprattutto a causa dell’aumentata resistenza agli anticoccidici dei ceppi più comuni. Inoltre, l’utilizzo di sostanze di sintesi per il trattamento degli animali, per quanto necessario, è un argomento che risulta sempre più oggetto di attenzioni e riluttanza da parte del pubblico e dei consumatori. Viste le problematiche legate al trattamento, l’opposizione dell’opinione pubblica e le perdite economiche dovute alla presenza di coccidi in allevamento, la prevenzione risulta di fondamentale importanza. Le possibilità di una gestione precoce della patologia risultano tuttavia limitate per l’allevatore che, oltre a garantire un'adeguata pulizia della lettiera, uno spazio adeguato agli animali e una

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corretta ventilazione, non dispone di particolari strumenti per conoscere lo stato sanitario dei propri animali a livello enterico. È in questo contesto che entrano in gioco dispositivi, strumenti e software sviluppati nell’ambito della zootecnia di precisione, chiamata anche PLF (dall’inglese, Precision Livestock Farming). Si tratta di tecnologie spesso integrate con l’intelligenza artificiale che permettono di monitorare, gestire e sorvegliare al meglio l’allevamento, affiancando l’allevatore e il veterinario nella gestione quotidiana. Nel caso specifico delle malattie enteriche del pollo da carne, all’interno del progetto DIVA, il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano ha promosso la diffusione di un dispositivo per il monitoraggio della salute intestinale degli animali sviluppato da BloomVet S.r.l., uno spinoff dell’Università degli Studi di Milano. Si tratta di una tecnologia predittiva che ha la funzione di rilevare variazioni qualitative nella composizione dei composti organici volatili (COV) potenzialmente associate a cambiamenti nella composizione fecale e nell’attività microbica intestinale degli animali allevati all’interno del capannone. Il monitoraggio è continuo, con rilevazioni 24/7 e trasmissione dei dati raccolti ogni 10 minuti a un algoritmo predittivo. Se viene rilevata una variazione della qualità dell’aria all’interno del capannone in seguito ad analisi, il sistema è in grado di dare un allarme rapido all’allevatore, al tecnico di allevamento o al veterinario in modo da agire anticipando il focolaio della malattia. La tecnologia è costituita da tre componenti: un dispositivo di raccolta

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dati dotato di sensori, un gateway per la trasmissione dei dati e una piattaforma cloud per l’elaborazione dei dati mediante algoritmi di machine learning. Nello specifico il dispositivo che raccoglie le informazioni (hardware) viene installato all’interno dell’area di allevamento a 80 cm dal suolo. In esso sono presenti sensori MOS (Metal Oxide Semiconductor) che rilevano alcune sostanze volatili. A tale scopo, si sfrutta la variazione della conducibilità elettrica di un materiale semiconduttore, solitamente ossido metallico, nel momento in cui differenti gas vengono assorbiti sulla sua superficie. I sensori reagiscono quindi alla presenza di sostanze organiche volatili presenti nell’aria e permettono, grazie alle loro proprietà fisiche, di individuarne i cambiamenti associati alle patologie enteriche. La seconda componente è costituita da un gateway che funge da punto di raccolta dei dati rilevati e li trasmette per l’elaborazione nel cloud. Questa seconda parte della tecnologia si trova lontano dagli animali, generalmente nella zona filtro del capannone. Infine, la terza componente è una piattaforma cloud su cui viene eseguito un algoritmo predittivo di machine learning. Gli output dell’algoritmo predittivo vengono visualizzati all’interno della dashboard, con la quale l’allevatore o il tecnico si possono interfacciare per la visualizzazione e la lettura intuitiva dei dati anche al di fuori del luogo di allevamento. Con questo sistema è possibile osservare

Nel caso specifico delle malattie enteriche del pollo da carne, all’interno del progetto DIVA, il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano ha promosso la diffusione di un dispositivo per il monitoraggio della salute intestinale degli animali sviluppato da BloomVet S.r.l., uno spinoff dell’Università degli Studi di Milano


l’andamento della composizione dell’aria all’interno dei capannoni e le eventuali allerte. La tecnologia è stata scelta, insieme ad altri strumenti di precisione, per lo svolgimento del progetto “DIVA: migliorare le condizioni di allevamento, il benessere animale e la qualità dei prodotti di origine animale attraverso una gestione digitalizzata e innovativa dell’ambiente di allevamento”. L’iniziativa è stata ideata dal Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano con la collaborazione dell’Associazione Regionale Allevatori della Lombardia, grazie al finanziamento della Regione Lombardia all’interno dell’intervento SRH05 “Azioni dimostrative per il settore agricolo, forestale ed i territori rurali”. Il principale obiettivo del progetto è la diffusione dell’utilizzo della tecnologia di precisione nell’ambito dell’allevamento avicolo, suinicolo e bovino. Il fine ultimo è infatti quello di mostrare agli allevatori e ai tecnici di settore i vantaggi di questi nuovi strumenti, evidenziando come, tramite la tecnologia, sia possibile non solo facilitare la gestione dell’allevamento ma anche migliorare gli aspetti di benessere animale, sostenibilità ambientale e tracciabilità del prodotto. Durante i 18 mesi di attività, il progetto DIVA sta applicando strumenti di divulgazione di vario genere. Allo scopo di coinvolgere un pubblico più ampio possibile, è stato diffuso su diverse piattaforme web e social materiale

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informativo. Un esempio sono le sei diverse schede tecniche elaborate, i cui temi riguardano i tipi di tecnologie scelte e impiegate dagli allevatori, le modalità di installazione e le informazioni pratiche per il loro funzionamento, oltre al ruolo di questi mezzi nel garantire elevati standard di benessere animale, sostenibilità ambientale e tracciabilità del prodotto. Vi si aggiungono brevi testimonianze video che spiegano con chiarezza il funzionamento dei dispositivi, la loro applicazione in azienda, le modalità di lettura dei dati forniti e riportano le testimonianze degli allevatori che le stanno utilizzando. Il lavoro divulgativo si estende anche all’organizzazione di eventi aperti al pubblico e dedicati nello specifico a veterinari, tecnici di settore, allevatori o al pubblico dei consumatori. In queste occasioni è incentivato il dialogo diretto e il confronto di opinioni tra i partecipanti al di là dei canali di comunicazione quali la pagina web del progetto e i social. In questa sede vengono ancora una volta esplicati il funzionamento e l’efficienza delle tecnologie scelte e viene lasciato lo spazio per scambi di opinioni costruttivi e per le domande. All’interno del progetto DIVA il dispositivo per il monitoraggio delle patologie enteriche nel pollo da carne è stato scelto come esempio dell’applicazione di tecnologia di precisione negli allevamenti avicoli. È stato quindi mostrato come l’utilizzo di questo genere di strumenti renda più facile la prevenzione delle patologie intestinali e permetta di mantenere standard elevati nell’ambito dell’efficienza produttiva, della sostenibilità e del benessere animale: anticipando di giorni l’insorgenza di patologie enteriche è possibile limitare l’utilizzo di medicinali, favorendo l’impiego di sostanze naturali, ma anche limitare il tasso di stress degli animali. Al contempo non va trascurata la riduzione dell’impatto ambientale dell’allevamento in cui viene applicata la tecnologia grazie all’aumento della produttività per capo e all’uso più efficiente degli input produttivi.

Conclusioni Quanto evidenziato mette quindi in luce i numerosi vantaggi legati all’applicazione di strumenti per la rilevazione dei composti organici volatili derivati dall’attività metabolica degli animali. I dispositivi favoriscono una gestione rapida ed efficiente delle problematiche di salute e permettono di ridurre le perdite sia di capi che economiche. L’applicazione di tecnologie di precisione ha la capacità di cambiare notevolmente la gestione quotidiana degli animali da parte degli allevatori e dei tecnici, ma anche dei veterinari, dando al contempo garanzie fondamentali al consumatore. Gli strumenti della PLF, dunque, permettono, grazie a tecnologie all’avanguardia e in costante evoluzione, di ottenere un supporto alle decisioni gestionali, pur non risultando invasivi nei confronti degli animali.

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◗ FOCUS

A CHE PUNTO SIAMO CON LA MALATTIA DI NEWCASTLE? STATO DELL’ARTE E PROSPETTIVE FUTURE Quest’anno ricorre il centenario dall’identificazione della malattia di Newcastle in un laboratorio di Weybridge. Il 26 maggio si è tenuto un webinar sulla malattia di Newcastle organizzato da FVE/FLI, che ha sfiorato i 400 iscritti. Durante l’incontro gli esperti hanno fatto il punto su aspetti epidemiologici e politici della malattia e sulle possibili soluzioni. Ad aprire il webinar è stata Jane Clark, vicepresidente di FVE (Federation of Veterinarians of Europe), che ha dato il benvenuto agli ospiti e ha offerto una panoramica della malattia di Newcastle (ND) e della sua diffusione. La malattia oggi sta circolando attivamente in Europa con cluster significativi in Spagna, Polonia, Germania e Lituania, colpendo sia allevamenti commerciali che allevamenti domestici. Il virus viene diffuso dal movimento umano, da attrezzature contaminate e dalle popolazioni di uccelli selvatici o in cattività. È seguito poi l’intervento di Sanna Mesman (DG SANTE), che ha illustrato le norme UE sulla sorveglianza e il controllo della ND sotto la “Animal Health Law”. Il suo intervento può essere riassunto in quattro punti: • Categorizzazione: la ND è una malattia di categoria A, il che significa che è soggetta a misure di eradicazione immediata non appena confermata nei volatili in cattività, analogamente all’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI). • Misure di controllo: in caso di focolaio, è obbligatorio l’abbattimento immediato (stamping out), l’istituzione di zone di restrizione e il divieto di movimentazioni.

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• Compartimentalizzazione: una novità è la possibilità per gli Stati membri di richiedere lo status di “compartimento” libero da malattia, basato su livelli elevati di biosicurezza e sorveglianza, permettendo esenzioni dai divieti di movimento nelle zone ristrette. • Vaccinazione: esiste una distinzione tra vaccinazione di routine/preventiva (permessa per scopi commerciali o precauzionali al di fuori delle norme restrittive) e vaccinazione protettiva di emergenza (attuata in risposta a un focolaio, soggetta a piani ufficiali e valutazioni del rischio). Carola Sauter-Louis e Christian Grund (FLI, FrederickLoeffler-Institut) hanno presentato poi la situazione epidemiologica della ND in Europa, con un focus sulla Germania, sui ceppi attualmente circolanti e sui programmi vaccinali. In Germania, infatti, il quadro è cambiato drasticamente da febbraio 2026, dopo ben 30 anni senza casi. È presente un cluster nell’Europa dell’Est che coinvolge Polonia, Repubblica Ceca e Germania. Negli allevamenti commerciali la mortalità è spesso inferiore al 2%, mentre nei piccoli allevamenti rurali può raggiungere il 100%.

La discussione, moderata da Piotr Kwieciński (tesoriere FVE), ha visto gli interventi di Ronald Günther (AVEC) e Stanisław Winiarczyk (Polish National Veterinary Institute), che hanno evidenziato ulteriori criticità. Fra queste la necessità di standardizzazione del monitoraggio immunitario e della diagnostica tra i laboratori nazionali e la mancanza di dati sulla circolazione virale nei volatili da cortile (provenienti da allevamenti di piccole dimensioni o allevamenti familiari) e negli uccelli acquatici (anatre e oche), che possono agire come serbatoi silenti. La biosicurezza rimane un pilastro fondamentale. Il fattore umano, infatti, è spesso la causa principale dell’introduzione del virus negli allevamenti commerciali. È altrettanto fondamentale formare il personale sulle corrette tecniche di vaccinazione spray, per assicurare una copertura vaccinale omogenea all’interno del gruppo. È inoltre in corso un’indagine della FVE sulle lacune dei medicinali veterinari per anatre e oche per affrontare le criticità future. In conclusione, la lotta alla ND deve poggiare su tre pilastri inseparabili: immunoprofilassi (vaccinazione), biosicurezza rigorosa e monitoraggio costante.

Il ceppo circolante nell’Europa orientale appartiene al genotipo 7.1.1, un virus altamente infettivo con un sito di scissione polibasico. I vaccini attuali proteggono dalla mortalità ma non necessariamente dall’infezione o dalla diffusione del virus, portando a una “diffusione silente” all’interno dei gruppi vaccinati. Una risposta immunitaria robusta è essenziale per ridurre questa diffusione. A seguire Jakub Wojciechowski (VET-LAB Brudzew) ha parlato della vicina Polonia, dove già dal 2023 la situazione è peggiorata, con oltre 8,5 milioni di volatili colpiti nel 2025. Il governo polacco ha reso obbligatoria la vaccinazione in incubatoio (giorno 0 o 18). Gli animali non possono quindi lasciare l’incubatoio non vaccinati. Inoltre, la legge vieta di affidarsi a una sola vaccinazione: ogni allevatore è obbligato a effettuare almeno una vaccinazione successiva. Tuttavia, la componente più scientificamente rigorosa di questa normativa è la soglia dell’80% di sieropositività (l’animale ha sviluppato anticorpi in risposta al vaccino) che deve essere raggiunta alla fine del ciclo di allevamento, se parliamo di broiler, oppure del 100% nel caso delle ovaiole. Se non si supera questo test specifico, ovvero se non si raggiunge la soglia dell’80%, si entra in un programma correttivo. Una volta avviato, il programma ha una durata di cinque cicli, durante i quali il livello dell’80% deve essere raggiunto per tre volte consecutive.

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◗ MERCATI

IL RUOLO DEL G20 NELLA PRODUZIONE E NEL COMMERCIO MONDIALE DI CARNE Parte 4: commercio fra Stati membri In tre articoli precedenti (Windhorst, 2026a, 2026b, 2026c) è stato analizzato il ruolo dei Paesi del G20 nella produzione e nel commercio globale di carne, sia a livello continentale sia nazionale. È emerso chiaramente che, tra il 2010 e il 2024, il commercio di carne è cresciuto molto più rapidamente della produzione, riflettendo l’aumento della domanda globale. È stato inoltre osservato che il volume delle importazioni dei Paesi G191 era inferiore a quello delle esportazioni, indicando che alcuni Paesi membri presentavano un surplus produttivo rispetto alla domanda interna, mentre altri dovevano importare carne per garantire l’approvvigionamento alle proprie popolazioni. Questo articolo conclusivo analizza il commercio di carne tra i Paesi membri del G19. Esamina inoltre quale quota del volume totale degli scambi sia attribuibile al commercio intra-G19 e il ruolo dei Paesi non membri come destinazioni di esportazione o fonti di importazione. ➤ Hans-Wilhelm Windhorst Professore Emerito all’Università di Vechta, Germania

È interessante notare che la carne bovina rappresenta una quota significativamente più elevata delle importazioni rispetto alla sua incidenza nella produzione e nelle esportazioni.

Circa un decimo della produzione è stato Differenze significative nelle oggetto di scambi commerciali esportazioni di carne per tipologia e Paese Il confronto tra la produzione di carne nei Paesi del G19 e i volumi di commercio mostra che circa un decimo della produzione ha raggiunto il mercato globale. Ciò indica che la produzione è stata principalmente orientata a soddisfare la domanda interna. Tuttavia, questo non significa che esportazioni e importazioni abbiano avuto un’importanza economica marginale.

Il confronto dei dati nella Tabella 1 per il 2024 evidenzia differenze significative tra i diversi tipi di carne. La carne avicola occupa una posizione eccezionale sia in termini di produzione sia in termini di volume delle esportazioni. Per quanto riguarda le importazioni, le quantità scambiate tra le tre tipologie di carne risultano più simili e i Paesi del G19 hanno importato quantità quasi identiche di carne suina e avicola.

La prima fase dell’analisi esamina la quota delle esportazioni di alcuni Paesi del G19, suddivise per tipologia di carne. Segue poi un’analisi della distribuzione delle esportazioni tra Paesi del G19 e Paesi non membri. Come mostrato nella Tabella 2, il Brasile ha esportato complessivamente 8,6 milioni di tonnellate di carne, mentre gli Stati Uniti 6,4 milioni di tonnellate. Insieme, questi due Paesi hanno rappresentato il 56,6% delle esportazioni totali del gruppo G19. Considerando anche le esportazioni di carne suina della Germania e quelle di carne bovina dell’Australia, questi quattro Paesi hanno superato i due terzi del volume totale esportato.

1 La seguente analisi prende in considerazione esclusivamente i 19 Paesi membri. Non sono inclusi la popolazione e la produzione economica dell’UE (27) e dell’Unione Africana.

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■ Tabella 1 – Produzione e commercio di carne dei Paesi del G19 nel 2024; dati in milioni di tonnellate Fonte: dati FAO. Tipo di carne

Produzione

Quota (%)

Esportazioni

Quota (%)

Importazioni

Quota (%)

Carne avicola Carne suina Carne bovina

115,48 97,69 48,51

44,1 37,3 18,6

12,87 8,59 5,02

48,6 32,4 19,0

8,78 8,93 7,52

34,9 35,1 30,0

Totale

261,89

100,0

26,48

100,0

25,13

100,0

Brasile e Stati Uniti hanno dominato il commercio estero del G19 per la carne di pollo2 con 8 milioni di tonnellate, pari al 62,1% delle esportazioni complessive. I due Paesi hanno inoltre rappresentato il 40,2% delle esportazioni di carne suina e il 69,7% di quelle di carne bovina. Includendo anche le esportazioni di carne bovina dell’Australia, questa quota sale al 98,6%. Sul totale delle esportazioni di carne del G19, questi quattro Paesi hanno esportato 9,6 milioni di tonnellate, pari al 36,2%, verso altri Paesi membri del G19, il che significa che circa due terzi sono stati destinati a Paesi non membri. La Figura 1 mostra che vi erano differenze significative nella quota delle esportazioni destinate ad altri Paesi del G19, sia tra i Paesi esportatori sia tra le tre tipologie di carne. I volumi più elevati di esportazioni verso i Paesi membri del G19 sono stati registrati in Brasile per la carne bovina, negli Stati Uniti per la carne suina e bovina, e in Australia per la carne bovina.

Al contrario, il Brasile ha esportato carne di pollo e suina prevalentemente verso Paesi non membri, così come gli Stati Uniti, mentre la Germania ha esportato carne suina, di cui circa due terzi sono stati esportati verso Paesi non membri, principalmente all’interno dell’Unione Europea.

Brasile e Stati Uniti principali Paesi esportatori La Figura 2 mostra i quattro principali Paesi di destinazione per ciascun tipo di carne. È evidente che Cina, Giappone, Stati Uniti e Messico sono stati i mercati più importanti per il Brasile. Se i volumi di vendita della carne di pollo risultavano più distribuiti, il 73,7% delle esportazioni di carne bovina è andato in Cina e il 67,2% di quelle di carne suina in Cina e Giappone. La situazione degli Stati Uniti differiva significativamente da quella del Brasile. Un’analisi più approfondita dei dati mostra che la partecipazione di Messico e Canada all’accordo di libero scambio USMCA (United StatesMexico-Canada Agreement) ha avuto un forte impatto sulle relazioni di mercato: l’83,2% della carne di pollo, il 60,2% della carne suina e il 14,2% della carne bovina sono stati esportati verso questi due Paesi partner. Giappone, Cina e

■ Tabella 2 – Esportazioni di carne di Paesi selezionati del G19 verso altri Paesi membri (2024); dati in milioni di tonnellate Fonte: dati FAO. Brasile Tipo di carne

Totale esportazioni

Verso i Paesi G19

Quota (%)

Carne avicola Carne bovina Carne suina

4,88 2,55 1,18

2,19 1,79 0,40

44,9 70,5 37,7

Carne avicola Carne suina Carne bovina

3,15 2,27 0,96

1,04 1,83 0,77

32,9 80,3 80,3

Carne bovina

1,43

1,07

76,9

0,49

35,2

USA

Australia Germania Carne suina

1,27

2 L’analisi del commercio di carne avicola si concentra sulla carne di pollo, poiché la FAO non fornisce dati riepilogativi su esportazioni e importazioni di carne avicola.

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▲ Figura 1 – Esportazioni di carne da alcuni Paesi G19 verso Paesi membri e non membri (2024) Progettazione grafica: A. S. Kauer, basata sui calcoli dell'autore e dati FAO.

Repubblica di Corea sono stati anch’essi destinazioni importanti assorbendo il 74,6% delle esportazioni di carne bovina, il 27,1% di quelle di carne suina e il 13,6% di carne di pollo. Giappone, Cina e Repubblica di Corea sono stati anche i mercati principali per le esportazioni di carne bovina australiana, con una quota combinata del 61,5%. Poco più di un terzo delle esportazioni è andato negli Stati Uniti. La Germania ha esportato carne suina verso gli altri tre Paesi europei membri del G19 e verso la Repubblica di Corea. Tuttavia, i Paesi non membri sono stati di gran lunga più importanti, assorbendo quasi due terzi delle esportazioni. In sintesi, le esportazioni di carne dei Paesi G19 hanno rappresentato circa un decimo della produzione totale del gruppo. I principali esportatori sono stati Brasile e Stati Uniti, ▲ Figura 2 – Quota dei quattro Paesi di destinazione più importanti per le esportazioni di carne dal Brasile e dagli USA (2024) Progettazione grafica: A. S. Kauer, basata su dati FAO.

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che insieme hanno contribuito per oltre il 56% al volume totale esportato. La distribuzione delle esportazioni tra Paesi membri del gruppo e Paesi non membri è variata notevolmente, a seconda del Paese esportatore e del tipo di carne. Le destinazioni più importanti sono state, da un lato, i Paesi dell’Asia orientale e, dall’altro, i Paesi membri della zona di libero scambio USMCA.

Grandi differenze nelle importazioni per tipo di carne e Paese Nel passo successivo dell’analisi, alcuni Paesi selezionati vengono utilizzati per esaminare la quota di importazioni provenienti da altri Paesi G19, suddivisa per tipo di carne. Segue poi un’analisi della distribuzione tra Paesi G19 e Paesi non membri. Come mostrato nella Tabella 1, i Paesi G19 hanno importato complessivamente 25,1 milioni di tonnellate di carne. Di queste, carne suina e avicola hanno avuto volumi quasi equivalenti, con un totale combinato di 17,6 milioni di tonnellate, pari al 70,0%, mentre la carne bovina ha rappresentato 7,5 milioni di tonnellate, ovvero il 30,0%.

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La Tabella 3 evidenzia che la Cina ha importato complessivamente 4,8 milioni di tonnellate di carne, il Messico 2,4 milioni, il Giappone 2,1 milioni e gli Stati Uniti 1,9 milioni. Insieme, questi quattro Paesi hanno importato 11,4 milioni di tonnellate di carne, pari al 45,2% delle importazioni totali del gruppo. Sebbene la Cina sia di gran lunga il principale importatore, la sua quota del 19,3% non la rende dominante nelle esportazioni come Brasile e Stati Uniti. È evidente che le importazioni di carne del G19 sono distribuite su un numero maggiore di Paesi rispetto alle esportazioni, che risultano significativamente più concentrate. Un totale di 9,4 milioni di tonnellate di carne è stato importato dai Paesi G19 da altri Paesi membri. Di queste, 4,0 milioni di tonnellate erano carne bovina, che ha registrato la quota più elevata con il 42,8%. Seguono la carne suina con 3,1 milioni di tonnellate (32,9%) e la carne avicola con 2,3 milioni di tonnellate (24,3%). È significativo che tutti e quattro i Paesi (Cina, Giappone, Messico e USA) abbiano importato la quasi totalità da altri Paesi membri. Il Messico ha importato carne suina e di pollo esclusivamente dai due Paesi partner dell’accordo di libero scambio USMCA; è evidente che in questo caso i vantaggi tariffari sono stati decisivi (Figura 3).

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▲ Figura 3 – Importazioni di carne di Paesi selezionati del G19 da Paesi membri e non membri (2024) Elaborazione grafica: A. S. Kauer, basata su calcoli dell’autore e dati FAO.

Cina, Messico e Giappone leader nelle importazioni di carne Verranno ora esaminati i Paesi che hanno rappresentato le principali fonti di importazione per i quattro Paesi considerati. La Figura 4 mostra i quattro principali Paesi di origine per ciascun tipo di carne. È evidente che Brasile, Stati Uniti, Canada e Australia sono stati i Paesi leader. È significativo che gli Stati Uniti figurino sia tra i Paesi esportatori sia tra quelli importatori.

Delle 3,9 milioni di tonnellate di carne importate dalla Cina nel 2024, 2,1 milioni di tonnellate, pari al 53,8%, provenivano dal Brasile, rendendolo il fornitore più importante per tutte e tre le tipologie di carne. Anche Argentina, Canada e Stati Uniti sono stati Paesi di origine significativi. Il Giappone ha importato 2,1 milioni di tonnellate di carne, di cui 1,6 milioni di tonnellate, corrispondenti al 75,9%, provenivano da Paesi G19. Circa un quarto di esse era costituita da carne di pollo, importata quasi esclusivamente

▲ Tabella 3 – Importazioni di carne di alcuni Paesi G19 da altri Paesi membri (2024); dati in milioni di tonnellate Fonte: dati FAO. Cina Tipo di carne

Totale importazioni

Dai Paesi G19

Quota (%)

2,87 1,05 0,93

2,38 0,67 0,82

82,9 64,1 88,7

0,68 0,46 0,48

69,9 72,0 91,8

1,38 1,01

100,0 100,0

1,16 0,35

76,4 84,4

Carne bovina Carne suina Carne avicola

Giappone Carne suina Carne avicola Carne bovina

0,98 0,64 0,53 Messico

Carne suina Carne avicola

1,38 1,01

Carne bovina Carne suina

1,52 0,42

USA

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▲ Figura 4 – Quota dei quattro principali Paesi di origine delle importazioni di carne di Cina e Giappone (2024) Elaborazione grafica: A. S. Kauer, basata su dati FAO.


dal Brasile. La carne suina è stata principalmente approvvigionata dal Nord America, mentre la carne bovina proveniva da Australia e Stati Uniti. È notevole che la concentrazione regionale delle importazioni di carne suina fosse di molto inferiore rispetto a quella di carne bovina e di pollo. In questo caso, i Paesi europei membri hanno raggiunto quote più elevate. La maggioranza delle importazioni di carne del Messico proveniva dagli altri due partner dell’accordo di libero scambio USMCA. I Paesi non membri non avevano alcuna quota di mercato. Gli Stati Uniti hanno fornito 1,95 milioni di tonnellate, pari all’81,8% delle 2,39 milioni di tonnellate totali importate, mentre il Brasile ha rappresentato il 10,6% e il Canada il 7,7%. Il Brasile ha fornito 253.000 tonnellate di pollo e suino, mentre il Canada 183.000 tonnellate di suino. A prima vista, può sorprendere che gli Stati Uniti abbiano importato 1,5 milioni di tonnellate di carne bovina nonostante la propria elevata produzione interna di 12,3 milioni di tonnellate; 1,2 milioni di queste provenivano da quattro Paesi membri del G19. Australia e Canada hanno rappresentato quasi due terzi di queste importazioni, mentre Messico e Brasile insieme un terzo. Un’analisi più dettagliata dei prodotti importati mostrerebbe che si trattava principalmente di tagli di alta qualità.

È ragionevole assumere che la domanda di carne continuerà a crescere nel prossimo decennio, specialmente nelle economie emergenti. Oltre a Brasile e Stati Uniti, è probabile che Russia, Cina e India espandano la produzione ed esportino più carne, nonostante l’aumento della domanda interna. Le recenti attività congiunte tra Russia e Cina nell’allevamento ibrido di broiler suggeriscono che intendono competere per una quota del redditizio mercato globale.

Fonti dei dati e letteratura supplementare FAO. (n.d.). FAOSTAT. https://www.fao.org/faostat Windhorst, H.-W. (2026a, April). The role of the G20 group in global meat production and trade. Part 1: production. Zootecnica Poultry Magazine, 2(4). Windhorst, H.-W. (2026b, May). The role of the G20 group in global meat production and trade. Part 2: exports. Zootecnica Poultry Magazine, 2(5). Windhorst, H.-W. (2026c, June). The role of the G20 group in global meat production and trade. Part 3: imports. Zootecnica Poultry Magazine, 2(6).

Va notato che la maggior parte della carne è stata importata da un numero relativamente ristretto di Paesi membri. In questo caso le importazioni differiscono dalle esportazioni. Questa differenza può essere attribuita al fatto che solo pochi Paesi presentavano un forte surplus di offerta. Oltre a Brasile e Stati Uniti, questi Paesi erano Canada, Australia e Argentina. Ciò spiega anche perché la quota dei Paesi non membri nelle importazioni di carne fosse inferiore rispetto a quella nelle esportazioni.

Sintesi e prospettive L’analisi precedente ha dimostrato che circa un decimo della carne prodotta nei Paesi G19 nel 2024 è entrato nel mercato globale. Poiché solo pochi Paesi presentavano un surplus significativo di offerta, questi hanno in gran parte determinato le attività di esportazione. Brasile e Stati Uniti sono stati i protagonisti dominanti, rappresentando il 56% delle esportazioni totali di carne del gruppo. Tuttavia, solo il 36% di queste esportazioni era destinato ad altri Paesi membri del G19. I Paesi G19 hanno importato significativamente più carne da altri Paesi membri. I Paesi non membri hanno raggiunto quote di mercato relativamente piccole nei quattro Paesi importatori considerati. I mercati più ricettivi sono stati Cina, Messico e Giappone. A seconda del tipo di carne, hanno importato tra il 64% e il 92% da altri Paesi G19.

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▲ Figura 5 – Quota dei principali Paesi di origine delle importazioni di carne del Messico (2024) Elaborazione grafica: A. S. Kauer, basata su dati FAO.

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◗ TECHNICAL COLUMN

MIGLIORI PRATICHE IN ALLEVAMENTO: VACCINAZIONE SPRAY 5A

La vaccinazione spray è un metodo pratico ed efficace per la somministrazione di gruppo dei vaccini vivi nel pollame. È particolarmente adatta all’uso sul campo con l’obiettivo di somministrare una dose completa di vaccino a ciascun animale, garantendo una copertura uniforme con il minimo stress. I fattori chiave per il successo che devono essere monitorati durante l’intero processo di vaccinazione spray sono la manipolazione del vaccino, la dimensione appropriata delle gocce, la tecnica di applicazione e le condizioni ambientali ottimali.

Introduzione Nel settore avicolo, i vaccini respiratori contro il virus della malattia di Newcastle (NDV) e il virus della bronchite infettiva (IBV) sono i vaccini più comunemente somministrati tramite spray. Tuttavia, anche alcuni vaccini solitamente somministrati attraverso l’acqua di bevanda, come quelli contro la bursite infettiva (IBD) e il reovirus, possono essere somministrati tramite spray.

Migliori pratiche per la vaccinazione spray L’obiettivo principale della vaccinazione spray è quello di somministrare una dose uniforme ed efficace di vaccino vivo a ciascun animale, mirata al sistema respiratorio e/o digerente. Per ottenere una buona vaccinazione è necessario tenere conto di tre fattori critici: dimensioni appropriate delle gocce, corretta calibrazione dell’attrezzatura e condizioni ambientali ottimali durante l’applicazione. Per una procedura di vaccinazione spray efficace sono necessari: • preparazione completa; • applicazione corretta del vaccino; • validazione sistematica post-vaccinazione. La revisione regolare dei protocolli e la stretta collaborazione con un veterinario avicolo sono essenziali per garantire una protezione costante, performance elevate del gruppo e una distribuzione uniforme del vaccino, nell’ambito di un programma sanitario più ampio e completo.

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▲ Una pompa spray designata

Preparazione prima della vaccinazione Consultare sempre un veterinario avicolo qualificato per elaborare un programma di vaccinazione adatto all’età del gruppo, al tipo di produzione, ai vaccini disponibili e alle malattie locali. Utilizzare le attrezzature spray esclusivamente per l’applicazione del vaccino. Non riutilizzarle mai per prodotti chimici o disinfettanti. Le pompe spray a batteria, ben mantenute e progettate specificamente per la vaccinazione del pollame, sono preferibili a quelle manuali, perché

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hanno un’erogazione costante, dimensioni ottimali delle gocce e copertura uniforme. • Determinare il numero di pompe spray necessarie per la vaccinazione in base alla portata del loro getto e alla larghezza del capannone. • La dimensione delle gocce o delle particelle dello spray ha un’influenza notevole sul punto in cui il vaccino viene depositato nel tratto respiratorio. Le goccioline fini (<70 µm) possono essere inalate in profondità nei polmoni e negli alveoli, provocando potenzialmente forti reazioni post-vaccinali. Le gocce grossolane (>100 µm) si depositano principalmente nelle vie respiratorie superiori (occhi, narici e piume) e garantiscono una vaccinazione più sicura e uniforme. Inoltre, le goccioline più grandi preservano meglio la vitalità del vaccino e hanno maggiori probabilità di depositarsi sulle piume degli animali e di essere ingerite durante la pulizia del piumaggio, aumentando così l’ingestione complessiva del vaccino.

Seguire le raccomandazioni del produttore della pompa spray per quanto riguarda il volume d’acqua del vaccino. Se non vengono fornite indicazioni specifiche, utilizzare il seguente metodo di calcolo passo dopo passo: Fase 1 Prova di erogazione della pompa spray Immettere un volume noto di acqua (ad esempio 2 L) nella pompa e registrare il tempo necessario per spruzzarlo completamente (es. 120 s). Portata della pompa = Tempo (s) ÷ Volume (L) Es. 120 s ÷ 2 L = 60 s/L Fase 2 Registrare il tempo di spruzzatura durante il test di funzionamento Riempire la pompa spray con acqua distillata. Percorrere a passo normale l’intera lunghezza del capannone (o della sezione occupata) e registrare il tempo impiegato. Es. 240 s

▲ Percorso di vaccinazione spray e passaggi per una persona e due persone (rispettivamente in alto e in basso) Nota: per garantire una copertura completa si raccomandano due passaggi completi di vaccinazione.

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Fase 6 Calcolare il volume totale d’acqua per l’intero capannone Volume totale d’acqua per l’intero capannone = Volume d’acqua per passaggio × Numero di pompe o percorsi × Numero di passaggi Es. 4 L × 2 percorsi × 2 passaggi = 16 L Utilizzare acqua distillata fresca a temperatura inferiore a 20°C (68°F) per prevenire la degradazione termica del titolo vaccinale. Se l’acqua distillata non è un’opzione, assicurarsi che la fonte scelta sia priva di patogeni, minerali eccessivi e residui di disinfettante per preservare l’efficacia del vaccino.

▲ Trasportare i vaccini in una borsa frigo con pacchetti di ghiaccio Immagini per gentile concessione di ANA Services e di Training & Development Teams. Fase 3 Misurare la portata della pompa Durante la prova, chiedere a un aiutante di misurare la distanza che lo spray riesce a raggiungere in modo uniforme su ciascun lato. Es. 3 m (9.8 ft) su ciascun lato = 6 m (19.7 ft) di larghezza totale dello spray Fase 4 Determinare quante pompe spray o passaggi sono necessari Utilizzare la portata della pompa spray per calcolare quante pompe o passaggi sono necessari per coprire la larghezza del capannone. Es. un capannone largo 12 m (39.3 ft) richiede: • due pompe spray che camminano a 3 m (9.8 ft) da ciascuna parete laterale, oppure • una pompa che percorre due passaggi, a 3 m (9.8 ft) da ogni parete.

• Aggiungere sempre uno stabilizzatore del vaccino contenente colorante nella soluzione spray, anche quando si utilizza acqua distillata. Lo stabilizzatore mantiene la vitalità del vaccino e aiuta a verificare visivamente l’uniformità della copertura. Nota: lo stabilizzante deve essere aggiunto all’acqua prima di miscelare il vaccino. Conservare i vaccini in un frigorifero dedicato a una temperatura compresa tra 2–8 °C (35–46 °F). Includere un termometro di minima e massima per monitorare le temperature e rilevare eventuali deviazioni. • Calcolare le dosi di vaccino necessarie arrotondando ai 1000 capi, assicurandosi che ci sia almeno una dose completa per capo. • Trasportare i vaccini in un frigo portatile a 12 volt, in una borsa frigo di plastica rigida o, come ultima risorsa, in una borsa frigo di polistirolo, mantenendo la temperatura tra 2 e 8 °C (35.6– 46.4 °F) con pacchetti di ghiaccio. Assicurarsi che i vaccini non entrino in contatto diretto con i pacchetti di ghiaccio.

Fase 5 Calcolare il volume d’acqua per passaggio Volume d’acqua per passaggio = Tempo di prova (s) ÷ Portata della pompa (s/L) Es. 240 s ÷ 60 s/L = 4 L ▲ Personale adeguatamente vestito che pulisce la superficie di lavoro

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Durante la preparazione del vaccino, mantenere un ambiente pulito e conforme alle norme sulla biosicurezza e indossare i dispositivi di protezione individuale (DPI) corretti per la vaccinazione spray.

▲ Trasferire la soluzione colorante stabilizzante nelle fiale di vaccino

A. Lavorare su una superficie pulita e asciutta, disinfettata con alcol al 70%. Lasciare asciugare completamente la superficie all’aria prima di procedere. B. Preparare il vaccino per un solo capannone alla volta per evitare confusione e mantenerne l’efficacia. C. Seguire le linee guida sulla biosicurezza raccomandate da Aviagen e indossare adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI), tra cui guanti monouso, maschera o respiratore e occhiali di sicurezza.

▲ Sciogliere il pellet di vaccino nella fiala

D. Versare un piccolo volume di acqua distillata mescolata con la concentrazione raccomandata di stabilizzante del vaccino e colorante in un contenitore pulito. Versare la rimanente soluzione di acqua/ stabilizzante nel serbatoio della pompa spray. E. Ricostituire il vaccino utilizzando una siringa monouso per trasferire la soluzione stabilizzante-colorante nelle fiale di vaccino. Agitare o ruotare delicatamente fino a completo scioglimento del pellet di vaccino. Nota: assicurarsi che la superficie del tappo della fiala sia pulita prima di iniettare, per evitare di contaminare il vaccino. F. Rimuovere il tappo della fiala e versare il vaccino disciolto nel serbatoio della pompa spray. Risciacquare ogni fiala due volte con l’acqua stabilizzata e aggiungere il liquido di risciacquo al serbatoio per garantire il completo recupero del vaccino. G. Chiudere bene il coperchio della pompa spray. Inclinare o capovolgere delicatamente il serbatoio più volte per garantire che la soluzione sia miscelata in modo uniforme. ▲ Versare la rimanente soluzione di acqua/ stabilizzante nel serbatoio della pompa spray

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Applicazione del vaccino Preparare i capannoni ad ambiente controllato o aperti per la vaccinazione spray, monitorando l’illuminazione e la ventilazione. • Per i capannoni ad ambiente controllato, prima di nebulizzare, abbassare le luci per ridurre la migrazione degli animali nell’area di vaccinazione. Tenere spenti l’impianto di ventilazione o di riscaldamento per almeno 10 minuti dopo aver completato la nebulizzazione. Ciò consente al vaccino di depositarsi correttamente. • Per i capannoni aperti, chiudere tutte le tende laterali e spegnere i ventilatori durante la nebulizzazione. Dopo la nebulizzazione, tenere le tende chiuse per 10 minuti per ridurre al minimo il movimento dell’aria e garantire una distribuzione uniforme del vaccino. Applicare i vaccini durante il periodo più fresco della giornata, preferibilmente al mattino presto, utilizzando una tecnica approvata. Ciò è particolarmente importante in estate o nei climi caldi. • Tenere la lancia della pompa spray parallela al terreno, a circa 1 metro (3,3 piedi) dal pavimento, rivolta verso un lato del capannone. • Camminare a un ritmo preciso e costante, spruzzando con movimenti ampi e laterali per coprire uniformemente l’area interessata. Monitorare costantemente il movimento degli animali durante il processo per evitare una distribuzione non uniforme e salvaguardare il benessere animale. Eseguire due passaggi completi nel capannone per garantire una distribuzione uniforme del vaccino in tutto il gruppo.

Azioni post-vaccinazione e validazione Dopo almeno 10 minuti dalla nebulizzazione, la ventilazione, i sistemi di riscaldamento, le tende e tutti gli altri controlli ambientali devono essere ripristinati al normale funzionamento.

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▲ Inclinare delicatamente il serbatoio per mescolare Documentare tutte le informazioni critiche, tra cui: • tipo e nome del vaccino; • produttore; • numero di lotto e data di scadenza; • volume di acqua utilizzata; • data della vaccinazione; • eventuali osservazioni o note aggiuntive pertinenti. Pulire accuratamente la pompa spray eseguendo un risciacquo iniziale, una disinfezione e un risciacquo finale. • Sciacquare il serbatoio della pompa spray con acqua distillata, quindi spruzzare l’intero contenuto per lavare il sistema. • Riempire il serbatoio con alcol, spruzzarlo e svuotarlo completamente. • Ripetere il risciacquo con acqua distillata per rimuovere eventuali residui di alcol. • Pulire accuratamente la parte esterna della pompa utilizzando salviette disinfettanti per rimuovere eventuali residui di vaccino o contaminanti. • Lasciare asciugare completamente la pompa all’aria prima di chiuderla. Caricare la batteria, riparare o sostituire eventuali parti danneggiate

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▲ Tenere la lancia dello spruzzatore a 1 m (3.3 ft) dal suolo, spruzzando parallelamente al pavimento Immagini per gentile concessione di ANA Services e di Training & Development Teams.

e conservare l’attrezzatura in un luogo pulito, asciutto e sicuro fino al prossimo utilizzo. Valutare l’efficacia della vaccinazione utilizzando metodi diagnostici sierologici o molecolari per confermare una risposta immunitaria adeguata. • Il monitoraggio sierologico (es. enzyme-linked immunosorbent assay [ELISA]) può essere utilizzato per valutare la risposta immunitaria ad antigeni chiave come NDV, IBV, IBD e reovirus, in genere circa 3 settimane o più dopo la vaccinazione. • Il monitoraggio molecolare, ove applicabile (es. reverse transcription polymerase chain reaction [RT-PCR] o RT-PCR quantitativa [qRT-PCR] per i vaccini IBV), può essere utilizzato per confermare l’attecchimento del vaccino dopo la vaccinazione spray, in genere circa 5–7 giorni post vaccinazione. Articolo fornito da Aviagen: www.aviagen.com

▲ Disinfettare il serbatoio con alcol

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◗ NUTRIZIONE

ADDITIVI FITOGENICI PER MANGIMI: UN’ALTERNATIVA AGLI ANTIBIOTICI NELLA PRODUZIONE AVICOLA Gli additivi fitogenici per mangimi rappresentano un’alternativa sostenibile agli antibiotici nella produzione avicola, grazie alle loro proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antimicrobiche e immunomodulanti. Migliorano salute intestinale, efficienza alimentare e performance di crescita, riducendo il rischio di resistenze antimicrobiche. I benefici si evidenziano sia nella carne sia nelle uova, ma i risultati variabili richiedono ulteriori studi per definire livelli di inclusione e modalità di impiego ottimali.

➤ A cura della redazione

Introduzione Le preoccupazioni riguardo alla resistenza microbica a più farmaci sono in aumento a livello globale, poiché rappresentano una minaccia significativa sia per la salute animale sia per quella umana. Il rapido e frequente sviluppo di ceppi microbici resistenti è stato spesso associato all’uso eccessivo di antimicrobici negli animali destinati alla produzione alimentare. In particolare, nell’allevamento avicolo, gli antibiotici sono stati utilizzati non solo per il trattamento delle infezioni batteriche, ma anche, a dosi subterapeutiche, per migliorare la crescita e la produttività, aumentando così l’efficienza economica degli allevamenti. Gli antibiotici come additivi nei mangimi (AFA) hanno finora svolto un ruolo cruciale nella nutrizione e nelle performance di crescita del pollame, ma il loro impiego è spesso considerato non adeguatamente monitorato e, pertanto,

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una fonte di resistenza agli antibiotici nei patogeni umani. L’uso degli AFA negli animali da produzione alimentare è stato vietato nell’Unione Europea nel 2006. Analogamente, negli ultimi decenni è stato limitato o proibito in molti Paesi a livello globale, incluso il Regno Unito. Tuttavia, come conseguenza, l’impiego di antibiotici a scopo terapeutico è in aumento. Alla luce di ciò e considerando l’atteso incremento della domanda di prodotti avicoli (sia carne che uova) dovuto alla crescita della popolazione umana, si rende necessario sviluppare alternative adeguate e sostenibili. La ricerca si è quindi orientata verso gli additivi fitogenici per mangimi (PFA) come possibile alternativa, offrendo diversi vantaggi rispetto agli AFA.

Come agiscono gli AFA Sebbene il meccanismo d’azione degli AFA come promotori della crescita non sia ancora completamente chiarito, sono stati riconosciuti due effetti interconnessi. Agendo

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sul microbiota gastrointestinale, esercitano un’azione “batterio-centrica”: gli AFA inibiscono il microbiota, aumentando così la disponibilità di nutrienti. Inoltre, poiché il microbiota intestinale riduce generalmente la digeribilità dei grassi, l’uso degli AFA ne migliora l’utilizzo.

L’importanza delle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti per gli avicoli

Il secondo effetto degli AFA è “ospite-centrico”: interagiscono con le cellule immunitarie dell’ospite in modo da limitare la risposta infiammatoria, riducendo la produzione di molecole dannose per la crescita dell’animale. Pertanto, poiché l’azione “batterio-centrica” è più incline a favorire l’insorgenza di resistenze microbiche, si raccomanda che le alternative agli AFA evitino questo approccio e si concentrino piuttosto su quello “ospitecentrico”, interagendo con i patogeni al fine di prevenire l’emergere di ceppi resistenti ai farmaci.

L’infiammazione intestinale cronica è stata associata al 90% di tutte le patologie aviarie. In presenza di infiammazione cronica, aumenta lo stress ossidativo e vengono prodotte molecole dannose, come le specie reattive dell’ossigeno (ROS), che causano ulteriori danni cellulari e morte cellulare, oltre a sintomi di stress cronico.

Additivi fitogenici nei mangimi: proprietà ed effetti I prodotti fitogenici comprendono generalmente erbe, foglie e fiori delle piante (parti non legnose), ma possono includere anche spezie o parti non fogliari (semi, frutti, corteccia e radici). I composti fitochimici sono metaboliti secondari prodotti dalle piante durante la crescita e possono essere utilizzati come additivi nei mangimi per migliorare la salute e le performance degli animali. I polifenoli rappresentano il principale componente bioattivo dei PFA, ma la loro composizione e concentrazione sono influenzate da numerosi fattori, tra cui la specie vegetale, la parte della pianta, l’area geografica e lo stadio di raccolta, nonché le condizioni ambientali e le tecniche di lavorazione. Nonostante alcuni risultati contrastanti, diversi studi condotti sia nell’avicoltura sia in altre specie zootecniche hanno evidenziato un miglioramento dell’incremento ponderale, dell’efficienza alimentare e dell’indice di conversione, in particolare nei broiler. Allo stesso tempo, è stato riportato che le carcasse e i prodotti finali presentano un’elevata qualità e sono privi di residui farmacologici, risultando quindi sicuri per il consumo umano. Le principali azioni positive dei composti fitochimici sono legate alle loro proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, nonché alle attività antimicrobiche e immunomodulanti.

In particolare, nell’avicoltura, lo stress ossidativo e l’infiammazione intestinale sono considerati “killer silenziosi” da prevenire, soprattutto in relazione alla salute intestinale e all’equilibrio del microbiota, poiché sono direttamente collegati all’assorbimento dei nutrienti, all’immunità sistemica e alla produttività. I ricercatori nel campo della nutrizione hanno testato con risultati positivi l’impiego di fitochimici naturali con effetti antinfiammatori e antiossidanti come additivi nei mangimi per la produzione avicola. Grazie alle loro proprietà antiossidanti, i PFA hanno dimostrato di migliorare la risposta immunitaria, oltre allo stato di salute generale e alla produttività degli animali. I benefici delle diete contenenti fitogenici sembrano essere evidenti nella produzione sia di carne che di uova. Nel primo caso, sostanze fitochimiche come carvacrolo, timolo, catechine, quercetina, origano, curcumina e cinnamaldeide sono considerate integratori sostenibili in grado di ridurre lo stress ossidativo e, di conseguenza, migliorare le performance di crescita e la qualità della carne. Per quanto riguarda la produzione di uova, i fitochimici possono ridurre la perossidazione lipidica e aumentare la presenza di componenti antiossidanti che proteggono l’uovo dal danno ossidativo.

Gli effetti antimicrobici dei PFA Numerosi studi hanno dimostrato le marcate azioni battericide e batteriostatiche dei metaboliti secondari

Additivo fitogenico

Principio attivo

Effetto primario

Curcumina

Curcuminoidi

Antinfiammatorio/ Antiossidante

Carvacrol

Monoterpene fenolico

Antibiotico/Antiossidante

Semi d’uva

Proantocianidine

Antiossidante

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fitogenici impiegati per contrastare le infezioni a livello microbiologico. Il meccanismo antimicrobico dei PFA può variare in funzione del gruppo funzionale specifico degli agenti fitogenici e del tipo di batterio (ad esempio Gram-negativi vs. Gram-positivi). Prodotti come tagete (Tagetes erecta), tarassaco (Taraxacum officinale), calendula essiccata (Calendula officinalis) e foglie essiccate di basilico (Ocimum basilicum “Genovese”) hanno mostrato la capacità di limitare la crescita di E. coli nei campioni fecali di galline ovaiole alimentate con tali sostanze. È stato inoltre confermato che l’integrazione con PFA inibisce la crescita di Clostridium perfringens lungo il tratto gastrointestinale e contribuisce a controllare le infezioni intestinali necrotiche, oltre a limitare la proliferazione e lo sviluppo di E. coli e C. perfringens rispettivamente nell’intestino crasso e tenue. Il carvacrolo, invece, ha dimostrato di ostacolare lo sviluppo e la sopravvivenza di numerosi batteri patogeni, tra cui Enterobacter cloacae, Listeria monocytogenes, E. coli, Staphylococcus aureus e diverse specie di Pseudomonas. In fase gassosa, gli oli di chiodi di garofano e cannella hanno mostrato un’attività inibitoria sia sulla crescita batterica sia su quella fungina. Esistono inoltre studi che evidenziano la capacità dei PFA di contrastare la resistenza agli antimicrobici.

Effetti immunomodulanti e miglioramento della salute generale degli animali Regolando il funzionamento complessivo del sistema immunitario, i composti bioattivi fitogenici migliorano la salute intestinale, lo sviluppo e le performance, oltre alla palatabilità dei mangimi, contribuendo così al benessere generale degli animali. Essi interagiscono con il sistema immunitario influenzando la produzione di citochine, attivando le cellule immunitarie e potenziando ulteriormente le attività antiossidanti e antinfiammatorie. La capacità dell’organismo di combattere le infezioni risulta migliorata, con una riduzione dell’incidenza delle malattie e dei rischi di patologie infiammatorie. L’inclusione di sostanze come curcumina, acido caffeico, epicatechina, estratti di semi e vinacce d’uva, cinnamaldeide e antociani è stata associata a una maggiore capacità di contrastare lo stress ossidativo, con conseguente riduzione dell’infiammazione. Effetti più specifici riportati nella letteratura scientifica includono la protezione contro la coccidiosi e, in uno

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studio in cui i PFA sono stati utilizzati nella dieta di galline ovaiole di età compresa tra 19 e 74 settimane, un aumento dell’efficienza produttiva e della massa delle uova, senza compromettere la qualità delle stesse.

Considerazioni finali I benefici derivanti dalle proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antimicrobiche, immunomodulanti e promotrici della crescita dei PFA indicano che questi possono rappresentare alternative sostenibili agli antibiotici nella produzione avicola, soprattutto in virtù della riduzione del rischio di sviluppo di resistenze antimicrobiche. Tuttavia, esiste una certa variabilità nei risultati della ricerca, che ne limita la generalizzabilità. L’integrazione di sostanze fitogeniche deve quindi essere accompagnata da una conoscenza approfondita delle loro proprietà, comprese quelle dei componenti secondari e dei relativi meccanismi d’azione. Pertanto, per ottenere risultati coerenti, sono necessari ulteriori studi in cui tutti i fattori influenti siano standardizzati, al fine di definire livelli di inclusione precisi e ottimali dei PFA nelle diete avicole, nonché di sviluppare linee guida per processi, tecniche e modalità di applicazione uniformi. Fonte: Aminullah N. et al., Phytogenic feed additives as alternatives to antibiotics in poultry production: A review, 2025, 18, 1. 10.14202/vetworld.2025.141-154 Licenza: Creative Commons Attribution 4.0 International License (CC BY 4.0) (http://creativecommons.org/ licenses/by/4.0/). Testo riassunto e adattato editorialmente dal team redazionale di Zootecnica.

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◗ NUTRIZIONE

PREBIOTICI E PRECISION BIOTICS: NUTRIZIONE INNOVATIVA PER MIGLIORARE PERFORMANCE, BENESSERE E SOSTENIBILITÀ NELL’AVICOLTURA MODERNA L’avicoltura moderna è uno dei settori zootecnici più efficienti in termini di conversione alimentare e produzione di proteine animali. Negli ultimi decenni, la selezione genetica e l’ottimizzazione dei mangimi hanno permesso di ottenere polli sempre più performanti, in grado di raggiungere rapidamente il peso di macellazione con un consumo di mangime contenuto. Tuttavia, questa elevata efficienza produttiva è stata accompagnata da una crescente pressione sul benessere animale e sull’ambiente, rendendo evidente la necessità di un approccio più sostenibile. Dal divieto dell’uso degli antibiotici come promotori di crescita, la nutrizione ha assunto un ruolo centrale non solo nel sostenere la crescita, ma anche nel garantire la salute intestinale, la resilienza degli animali e la riduzione delle emissioni inquinanti. In questo contesto, stanno emergendo sostanze innovative, capaci di rispondere simultaneamente a esigenze produttive e ambientali. ➤ Francesca Leone Dottoressa in scienze e tecnologie delle produzioni animali Dottoranda in scienze ambientali

La salute intestinale L’intestino dei polli è considerato a tutti gli effetti un organo metabolico complesso. Il microbiota intestinale,

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in particolare quello localizzato nei ciechi, svolge un ruolo determinante nel metabolismo dei nutrienti, nella modulazione della risposta immunitaria e nella protezione contro i patogeni. È in grado di fermentare carboidrati non digeribili, portando alla produzione di acidi grassi a corta catena, come acetato, propionato e butirrato, che forniscono energia alle cellule intestinali, migliorando l’integrità della mucosa e contribuendo a mantenere un pH sfavorevole alla crescita dei microrganismi patogeni. Un microbiota equilibrato consente un miglior utilizzo

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dell’azoto, riducendone le emissioni, e permette una minore formazione di metaboliti secondari. Quando questo equilibrio viene alterato, a causa di stress, alte densità di allevamento, cattiva gestione della lettiera o per squilibri nutrizionali, si instaura una condizione di disbiosi, che può tradursi in peggiori performance produttive, maggiore incidenza di patologie enteriche e aumento dell’impatto ambientale.

Prebiotici I prebiotici sono carboidrati non digeribili dall’animale che vengono selettivamente utilizzati dai microrganismi benefici presenti nell’intestino. A differenza dei probiotici, non introducono batteri dall’esterno, ma favoriscono lo sviluppo di quelli già adattati all’ambiente intestinale dei broiler. L’azione dei prebiotici si traduce in una proliferazione di specie batteriche benefiche per l’intestino, in un miglioramento della morfologia intestinale, con villi più lunghi e una maggiore superficie di assorbimento, in una maggiore produzione di muco e in una stimolazione del sistema immunitario locale. Questi effetti risultano particolarmente evidenti nelle prime fasi di vita, quando il microbiota è ancora in formazione e l’intestino è più sensibile agli stimoli nutrizionali. Dal punto di vista produttivo, l’effetto dei prebiotici sulle performance non è sempre uniforme. In molti studi si osservano miglioramenti del peso vivo e dell’indice di conversione, soprattutto in condizioni di stress ambientale o sanitario. In altri casi, i benefici sono più evidenti sul piano della salute intestinale e dell’immunità, senza tradursi in un incremento delle performance. Sono strumenti efficaci se integrati in un sistema di gestione d’allevamento corretto. Tra i prebiotici più utilizzati, si annoverano i derivati della parete cellulare del lievito, come mannanoligosaccaridi (MOS) e β-glucani, particolarmente noti per la loro capacità di sostenere la risposta immunitaria. Questi composti favoriscono la crescita di batteri benefici, riducono l’adesione dei patogeni alla mucosa intestinale e stimolano il sistema immunitario innato. Numerosi studi indicano che l’impiego di MOS e β-glucani può migliorare le performance, soprattutto nella fase starter e in situazioni di stress, aumentando la resilienza degli animali. Inoltre, sul mercato, sono presenti gli xylo-oligosaccaridi (XOS), che rappresentano un interessante punto di incontro tra nutrizione e gestione ambientale. Derivati dalla degradazione delle pareti cellulari dei cereali, gli XOS vengono fermentati nel cieco con produzione di acidi organici che abbassano il pH intestinale e influenzano positivamente la qualità della lettiera. Una lettiera più acida e stabile riduce la volatilizzazione dell’ammoniaca, migliorando la qualità dell’aria all’interno del capannone. Questo ha effetti diretti sul benessere animale, riducendo l’incidenza di dermatiti plantari e problemi respiratori, ma anche effetti indiretti sull’ambiente, limitando le emissioni di azoto. Anche in questo senso, l’azione degli XOS può dipendere dalla gestione dell’allevamento, che ne influenza l’efficacia.

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■ Tabella 1 – Prebiotici e precision biotics nel pollo da carne Principi attivi principali

Meccanismo d’azione

Effetti su performance

Effetti su benessere

Effetti ambientali

Parete cellulare del lievito

Stimolo immunitario, legame patogeni, miglior morfologia intestinale

Miglioramento variabile di BW e ICA, soprattutto fase starter

Maggiore resilienza allo stress e alle sfide sanitarie

Indiretto, tramite migliore digeribilità

XOS

Oligosaccaridi da cereali

Produzione di acidi organici, modulazione fermentazione ciecale

Miglioramento ICA in alcune condizioni

Migliore qualità lettiera, meno lesioni podali

Riduzione NH3 e azoto escreto

GOS e FOS

Oligosaccaridi da lattosio e fruttani

Selezione batteri benefici, supporto immunitario

Effetti moderati sulle performance

Miglior risposta immunitaria

Effetti indiretti

Inulina

Fruttani vegetali

Modulazione microbiota e vie metaboliche (butirrato)

Miglioramenti nel finisher (dipendenti da dose)

Rafforzamento immunità

Potenziale riduzione escrezioni

Precision biotics

Glicani di precisione

Modulazione vie metaboliche microbiche

Miglioramento consistente di BW e ICA

Riduzione lesioni podali, miglior comfort

Riduzione ammoniaca e impatto ambientale

Categoria

MOS e β-glucani

ICA = indice di conversione alimentare BW = body weight = peso corporeo

Un altro prebiotico utilizzato è l’inulina, ossia un fruttooligosaccaride di origine vegetale che, oltre a modulare la composizione del microbiota, influenza specifiche vie metaboliche, in particolare quelle legate alla produzione di butirrato. Alcuni studi mostrano che l’inulina può migliorare alcuni parametri immunitari e, in determinate condizioni, migliorare la resa della carcassa. Tuttavia, gli effetti dipendono fortemente dal dosaggio, dalla fonte, dalla durata della somministrazione e dalla gestione dell’allevamento.

Precision biotics I precision biotics rappresentano una delle evoluzioni più recenti della nutrizione in avicoltura. A differenza dei prebiotici tradizionali, che agiscono prevalentemente sulla composizione del microbiota, questi additivi sono progettati per modulare specifiche vie metaboliche microbiche. Infatti, sono in grado di indirizzare il metabolismo intestinale verso una maggiore produzione di metaboliti benefici e una riduzione dei processi putrefattivi legati alla degradazione proteica. Questo consente un miglior recupero dell’azoto a livello intestinale e una minore escrezione di composti azotati, con una conseguente riduzione delle emissioni di ammoniaca.

performance produttive, con incrementi del peso vivo e un miglioramento dell’indice di conversione. Recentemente, è stata osservata anche una maggiore persistenza della deposizione nelle galline ovaiole. Parallelamente, la riduzione dell’ammoniaca in lettiera si traduce in una migliore qualità dell’ambiente di allevamento, con effetti positivi sulla salute respiratoria e dei cuscinetti plantari. Inoltre, in condizioni di sfida enterica, i precision biotics hanno mostrato una buona capacità di mantenere l’integrità della mucosa intestinale e di sostenere la risposta immunitaria, evitando cali di performance.

Considerazioni finali Le evidenze scientifiche indicano che prebiotici e precision biotics non devono essere considerati semplici additivi, ma elementi strategici di un approccio nutrizionale integrato. I prebiotici tradizionali rappresentano un valido supporto alla salute intestinale, soprattutto nelle prime fasi di vita. I precision biotics, invece, aprono nuove prospettive nella riduzione dell’emissione di azoto in ambiente e nel miglioramento del benessere animale, grazie alla loro capacità di modulare direttamente il metabolismo del microbiota. Tuttavia, è sempre necessaria una buona gestione dell’allevamento.

Gli studi più recenti dimostrano che l’impiego dei precision biotics è in grado di migliorare in modo consistente le

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◗ NUTRIZIONE

L’EFFETTO DEI SOTTOPRODOTTI DELLA PANIFICAZIONE SU DIGESTIONE, SALUTE DELLE GALLINE E PRESTAZIONI DI DEPOSIZIONE C’è un crescente interesse da parte dell’industria globale dei mangimi a ridurre l’impronta di carbonio nella produzione di uova o carne avicola attraverso l’alimentazione. Poiché il mangime ha il maggiore impatto sull’impronta di carbonio della produzione di uova, esiste un grande potenziale per ottenere una significativa riduzione includendo ingredienti sostenibili ed economici. ➤ Estella Leentfaar Product manager nutrizione, Hendrix Genetics Layers

su digestione, popolazioni microbiche, salute intestinale e prestazioni complessive.

Nel valutare ingredienti alternativi, l’obiettivo complessivo della dieta deve rimanere lo stesso: non compromettere la produzione di uova né avere conseguenze negative sulla salute generale e sul benessere delle galline. In particolare, va mantenuta la salute intestinale delle galline.

Digestione e utilizzo dei nutrienti

Una delle alternative più recenti considerate per le diete odierne è rappresentata dai cosiddetti sottoprodotti della panificazione, come farina di pane e farina di biscotti. Diversi sottoprodotti della panificazione possono essere ingredienti alternativi interessanti, poiché offrono una ricca fonte di carboidrati e grassi. Tuttavia, prima di includere sottoprodotti della panificazione in qualsiasi dieta per galline ovaiole, è necessario conoscerne gli effetti

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I sottoprodotti della panificazione come farina di pane e farina di biscotti contengono quantità significative di zuccheri e carboidrati rapidamente digeribili. La velocità di digestione di questi carboidrati influisce direttamente sull’utilizzo energetico e sull’equilibrio microbico del tratto gastrointestinale. A differenza dei carboidrati complessi come la fibra, gli zuccheri semplici spesso presenti nei sottoprodotti della panificazione vengono assorbiti rapidamente. Una rapida digestione degli zuccheri può aumentare la disponibilità di

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energia metabolica, ma può anche causare un assorbimento inefficiente dei nutrienti se non bilanciata adeguatamente con altri componenti della dieta. Inoltre, la digeribilità della maggior parte dei sottoprodotti della panificazione è inferiore. Prendiamo il mais come esempio: in media, la digeribilità di farina di pane, farina di biscotti e mais è rispettivamente dell’83%, 78% e 83% per le proteine e del 78%, 82% e 84% per i grassi (CVB, 2023).

Impatto sulla salute intestinale delle galline: il ruolo del microbiota intestinale Nelle galline, il microbiota intestinale svolge un ruolo cruciale nella digestione e nella salute generale dell’animale. L’inclusione di diete ad alto contenuto di zuccheri derivanti da sottoprodotti della panificazione può alterare le popolazioni microbiche, favorendo potenzialmente batteri patogeni se non gestita correttamente. La rapida fermentazione degli zuccheri semplici nell’intestino posteriore può causare disbiosi, con il declino di batteri benefici come Lactobacillus e Bifidobacterium e la proliferazione di patogeni opportunisti come Clostridium

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perfringens. Questo squilibrio può aumentare il rischio di malattie enteriche che compromettono l’assorbimento dei nutrienti, con effetti negativi su produzione e qualità delle uova, qualità delle deiezioni, copertura del piumaggio e vitalità.

Variazione e rischi potenziali nei sottoprodotti della panificazione A causa delle diverse materie prime e dei processi di lavorazione dei sottoprodotti della panificazione, si riscontra una notevole variabilità nella composizione nutrizionale, nel contenuto di umidità e nella durata di conservazione. Come evidenziato da Smith et al. (2004), l’umidità dei prodotti della panificazione varia da bassa ad alta, e i prodotti ad alta umidità sono più suscettibili alla contaminazione microbica, inclusa la crescita di muffe e lieviti. Questa variabilità introduce rischi potenziali nella formulazione delle diete avicole, poiché profili nutrizionali incoerenti possono causare carenze o eccessi di nutrienti fondamentali. Nella Tabella 1 sono mostrati i livelli medi e la variabilità (espressa come deviazione standard) per farina di pane, farina di biscotti e mais.

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La variabilità nei sottoprodotti della panificazione è superiore a quella del mais. In generale, le differenze si riscontrano tra lotti e tra fornitori. Ad esempio, il contenuto di zuccheri può variare notevolmente a seconda che il sottoprodotto della panificazione derivi prevalentemente da biscotti, ricchi di zuccheri, oppure da gallette di riso.

■ Tabella 1 – Confronto tra farina di pane, farina di biscotti e mais e i loro valori nutrizionali medi e deviazione standard (in g/kg) (CVB, 2023) Farina di pane

Mais

Proteine grezze

124 ± 7

91 ± 7

75 ± 4

Grassi grezzi

44 ± 10

102 ± 10

37 ± 4

Zucchero

68 ± 12

115 ± 21

13 ± 3

Amido

520 ± 20

415 ± 46

640 ± 9

Si raccomanda vivamente di puntare a una composizione e a un valore nutrizionale costanti per tutto il ciclo di deposizione, per minimizzare l’impatto sulla salute e le prestazioni delle galline tra i diversi lotti di mangime. Esiste il rischio di irrancidimento ossidativo nei sottoprodotti della panificazione ad alto contenuto di grassi. Con il tempo, i grassi insaturi possono degradarsi causando rancidità, che compromette la palatabilità del mangime e il suo sapore, riducendo l’assunzione complessiva di alimento. Una gestione e uno stoccaggio adeguati sono essenziali per mitigare questo rischio.

Il ruolo della composizione degli acidi grassi nei sottoprodotti della panificazione I sottoprodotti della panificazione contengono un mix di acidi grassi insaturi e saturi. Gli acidi grassi insaturi (C16:1 + C18:1 + C18:2 + C18:3), in particolare quelli derivanti da oli vegetali, hanno una digeribilità lipidica superiore rispetto ai grassi saturi (C16:0 + C18:0). I grassi saturi provengono prevalentemente da fonti animali. Un rapporto U:S (acidi grassi insaturi e saturi) ottimale è importante per ottimizzare la digestione e quindi l’energia fornita dalla dieta, particolarmente cruciale nelle pollastre rispetto alle ovaiole adulte. Per questo, è fondamentale conoscere la composizione degli ingredienti dei sottoprodotti della panificazione. La farina di biscotti è un esempio chiaro dell’importanza di capire gli ingredienti: burro e margarina hanno rapporti U:S diversi e quindi incidono diversamente sulla digeribilità della farina dei biscotti.

Effetto sulle prestazioni e produzione di uova Le ricerche scientifiche sull’uso dei sottoprodotti della panificazione nelle diete di galline ovaiole sono limitate o molto recenti, ma se formulati correttamente, questi sottoprodotti possono essere inclusi nelle diete di pollastre e ovaiole a livelli moderati (5–10%) senza impatti negativi sulle prestazioni.

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Farina di biscotti

Tuttavia, un’inclusione eccessiva può causare squilibri energetici, con galline in sovrappeso, o alterazioni della velocità di digestione, problemi di salute intestinale o rischio aumentato per le prestazioni di deposizione, specialmente acquistando prodotti dalla composizione variabile. Inoltre, la granulometria estremamente fine dei sottoprodotti riduce la dimensione media delle particelle del mangime. Bisogna prendere in considerazione tecniche gestionali come l’alimentazione a svuotamento (empty feeding) per prevenire la selezione alimentare da parte di pollastre e ovaiole.

Conclusione I sottoprodotti della panificazione, come farina di pane e farina di biscotti, possono essere preziosi ingredienti alternativi per le diete di galline ovaiole se inclusi nelle giuste quantità. La rapida digestione degli zuccheri (prodotti a base di biscotti) richiede una formulazione dietetica attenta per evitare squilibri metabolici e disbiosi microbica. Inoltre, va considerato il profilo degli acidi grassi dei sottoprodotti della panificazione, privilegiando i grassi insaturi, poiché gli acidi grassi insaturi promuovono una migliore salute e produttività delle galline ovaiole. L’inclusione dei sottoprodotti della panificazione può ridurre l’impronta di carbonio complessiva delle diete avicole, migliorando la sostenibilità della nutrizione avicola e mantenendo ottimali le prestazioni di deposizione e il benessere generale delle galline. La sostenibilità complessiva delle diete avicole migliorerà ulteriormente con l’aumento delle ricerche sull’inclusione di sottoprodotti della panificazione e ingredienti alternativi.

Riferimenti bibliografici CVB. (2023). CVB Veevoedertabel 2023: Chemische samenstellingen en nutritionele waarden van voedermiddelen. Stichting CVB. Smith, J. P., Daifas, D. P., El-Khoury, W., Koukoutsis, J., & El-Khoury, A. (2004). Shelf life and safety concerns of bakery products: A review. Critical Reviews in Food Science and Nutrition, 44(1), 19–55.

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◗ VETERINARIA

PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO PER LA SALUTE INTESTINALE DEL POLLAME Garantire una salute intestinale ottimale durante le diverse fasi produttive rappresenta un elemento fondamentale per tutelare le performance e il benessere avicoli. Nonostante i problemi di salute intestinale costituiscano una questione sanitaria e di benessere animale, essi comportano anche conseguenze a lungo termine se gli animali faticano a recuperare, oltre a sollevare preoccupazioni in materia di biosicurezza per gli altri animali e per il personale.

➤ Aitor Arrazola Ricercatore in biologia, Ph.D. in comportamento e benessere animale Il tratto gastrointestinale è responsabile della scomposizione degli alimenti in nutrienti digeribili che vengono assorbiti nel flusso sanguigno per soddisfare i fabbisogni metabolici e sostenere in modo efficace le performance produttive. Il tratto gastrointestinale svolge questa funzione operando in sinergia con il microbiota presente al suo interno, che contribuisce alla digestione delle componenti ricche di fibra, stimola le pareti intestinali, rafforza la risposta immunitaria dell’ospite e produce sottoprodotti benefici per l’organismo.

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Gli animali con un intestino sano sono attivi, presentano un buon appetito, sono efficienti nella digestione e nell’assorbimento dei nutrienti e presentano una risposta immunitaria efficace. Tutte queste caratteristiche favoriscono le performance produttive e riducono i tempi di recupero in caso di disturbi digestivi. Gli allevatori non dovrebbero quindi sottovalutare i benefici derivanti dal mantenimento di una sana e funzionale interazione tra microbiota e ospite. Ma quali sono i principali fattori da considerare quando si parla di salute intestinale nei volatili?

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Scarsa biosicurezza del capannone

Microbiota debole e compromesso

Pratiche di biosicurezza efficaci riducono il rischio di ingresso dei patogeni e il loro impatto sulle performance del gruppo in caso di focolaio. Al contrario, carenze nei protocolli di biosicurezza rappresentano una porta d’accesso per potenziali agenti patogeni che possono colonizzare il tratto gastrointestinale degli animali e causare disturbi enterici con ripercussioni negative sulle performance produttive. Pertanto, rivedere i protocolli del capannone per prevenire l’ingresso dei patogeni e controllarne la diffusione qualora riescano a entrare costituisce la migliore strategia preventiva per proteggere la salute intestinale del pollame.

Lo sviluppo di un ecosistema florido di batteri benefici e diversificati nel tratto intestinale costituisce una potente barriera contro potenziali patogeni presenti nel mangime, nell’acqua e nella lettiera. Questi fattori possono alterare il delicato equilibrio tra il microbiota intestinale e l’ospite, compromettendo il corretto funzionamento del tratto gastrointestinale e mettendo a rischio la capacità di recupero di entrambi, qualora il microbiota intestinale non sia sufficientemente resiliente da contrastare i nuovi invasori.

Microrganismi potenzialmente dannosi possono essere presenti negli allevamenti soprattutto con l’avanzare dell’età del gruppo. Questo potrebbe non rappresentare un problema per il gruppo presente, già adattato a quell’ambiente, ma solleva preoccupazioni in termini di biosicurezza per il gruppo successivo. L’adozione di pratiche all-in/all-out tra i cicli produttivi, seguita da una pulizia e disinfezione approfondite, è fondamentale per evitare problemi di salute intestinale nei pulcini naïve o nelle pollastre. Il mancato rispetto di tali procedure può causare disturbi digestivi, imbrattamento cloacale e diarrea durante la prima settimana dopo l’accasamento, con conseguente rallentamento della crescita e minaccia alla sopravvivenza degli animali. Nei sistemi produttivi con lettiera e arricchimenti alimentari, occorre fare ogni sforzo per prevenire la contaminazione crociata tra i diversi cicli. I microrganismi dannosi proliferano nelle aree umide ricche di materiale organico derivante da residui di mangime e deiezioni, e qualsiasi superficie sporca può diventare una fonte di infezione. Temperature superiori ai 50 °C possono distruggere batteri patogeni come Salmonella e Campylobacter; per questo, il trattamento termico della lettiera è talvolta raccomandato per ridurre la carica patogena, pur non essendo sufficiente a risolvere il problema, anche se eseguito correttamente. Tra un ciclo e l’altro è inoltre opportuno pulire e disinfettare accuratamente le linee dell’acqua per rimuovere i biofilm accumulatisi durante la fase produttiva, poiché anche queste possono rappresentare una fonte di problemi di salute. Anche i funghi produttori di micotossine possono proliferare in condizioni di caldo e di umido all’interno dei silos del mangime, diventando una fonte di problemi sanitari se il mangime viene conservato in modo inadeguato per lunghi periodi. La pellettatura riduce la carica di microrganismi potenzialmente dannosi presenti negli ingredienti utilizzati per la formulazione del mangime. Tuttavia, la qualità del mangime tende a deteriorarsi nel tempo dopo la preparazione, in particolare quando rimane stoccato per periodi prolungati. Dal punto di vista della biosicurezza, i silos dovrebbero essere svuotati prima di introdurre un nuovo lotto di mangime e i produttori dovrebbero verificare regolarmente che non rappresentino un punto critico per la proliferazione di patogeni.

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Un microbiota debilitato rappresenta un’opportunità per batteri patogeni, come i sierotipi di Salmonella, che approfittano degli eventi stressanti per colonizzare le pareti intestinali. La somministrazione di diete per gli avicoli con aggiunte di probiotici in grado di resistere alla pellettatura e agli acidi gastrici e capaci di proliferare rapidamente nell’intestino tenue è fondamentale per sostenere un microbiota intestinale sano e ottenere performance produttive costanti nelle diverse età. Ciò è particolarmente importante nei pulcini appena schiusi e dopo eventi stressanti che alterano l’equilibrio del microbiota a causa della riduzione dei batteri benefici. Trasporto, stress termico e altri problemi di benessere possono provocare uno squilibrio del microbiota, e il supporto con probiotici può contribuire a ristabilire un equilibrio sano. Infine, la supplementazione è raccomandata anche dopo trattamenti antibiotici del gruppo, che eliminano il microbiota intestinale, e prima di fasi metaboliche particolarmente impegnative come l’inizio della deposizione. L’impiego di diete avicole ricche di prebiotici può inoltre favorire lo sviluppo dei batteri benefici già presenti nell’intestino. Questi si nutrono di tali componenti, non digeribili dall’ospite, che ne stimolano crescita e attività. Tali composti fibrosi rafforzano inoltre il tratto gastrointestinale, rendendolo più robusto e meno soggetto a lesioni dovute al danneggiamento della parete intestinale, con benefici complessivi per la funzionalità dell’apparato gastrointestinale. Una salute intestinale ottimale non rappresenta più un semplice valore aggiunto a cui i produttori dovrebbero aspirare solo nelle condizioni ideali, ma dovrebbe essere considerata una strategia gestionale fondamentale per broiler e ovaiole al fine di raggiungere gli obiettivi produttivi e garantire un buon livello di benessere del gruppo. Una salute intestinale forte e resiliente migliora l’efficienza produttiva e sostiene la sostenibilità economica dei capannoni avicoli. Per raggiungere questo obiettivo e ottenere risultati produttivi ottimali in modo costante, è necessario che i protocolli di biosicurezza siano solidi, che il personale li rispetti pienamente e che i produttori adottino strategie nutrizionali in grado di rafforzare il tratto gastrointestinale e sostenere il microbiota intestinale benefico durante tutte le fasi produttive.

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◗ VETERINARIA

SISTEMA IMMUNITARIO E NUTRIZIONE: L’EQUILIBRIO TRA IMMUNITÀ E CRESCITA NELLE LINEE MODERNE DI BROILER L’attivazione immunitaria è il primo stadio della risposta immunitaria necessario per proteggere l’organismo. È accompagnata da significativi costi metabolici e infiammazione. Quando le cellule immunitarie vengono attivate, il loro metabolismo viene riprogrammato. Si tratta di un cambiamento su larga scala nell’uso di energia e nutrienti per soddisfare le aumentate richieste di sintesi di proteine, lipidi e acidi nucleici. Questo spostamento metabolico riduce le prestazioni di crescita e l’efficienza di conversione alimentare. ➤ Anatolii Terman PhD in scienze veterinarie

Queste differenze sono direttamente legate al livello di carico immunitario.

Osservazioni sul campo

Quando i programmi di vaccinazione sono intensificati o la pressione infettiva è alta, il tasso di crescita e il rapporto di conversione alimentare (FCR) diminuiscono. Al contrario, in Nuova Zelanda, dove i broiler sono allevati con minima pressione infettiva, i risultati sono eccellenti: a 34 giorni di

Il confronto dei dati di produzione mostra differenze sostanziali nelle prestazioni dei broiler, anche con la stessa genetica, alimentazione e condizioni di allevamento.

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età, il peso corporeo raggiunge 2.600 g, l’FCR è 1,29 e la sopravvivenza è del 98%. La differenza non deriva dalla genetica o dalla formulazione del mangime, ma dal livello di carico immunitario. Quando il sistema immunitario è a riposo, tutti i nutrienti possono essere diretti verso la crescita anziché verso la difesa.

La duplice natura dell’immunità La risposta immunitaria è costituita da due componenti interconnesse: immunità innata e immunità adattativa. L’immunità innata rappresenta la prima linea di difesa ed è basata su fagocitosi, rilascio di citochine, attivazione del complemento e infiammazione. Si sviluppa nell’arco di poche ore, ma richiede un elevato dispendio energetico: il consumo di energia aumenta del 5–10%, il catabolismo proteico cresce e la temperatura corporea si innalza. L’immunità adattativa si sviluppa più lentamente: una risposta completa dei linfociti T e B può richiedere fino a due settimane. È più specifica e meno dispendiosa dal punto di vista energetico. Una volta instaurata la memoria immunitaria, le risposte secondarie richiedono un consumo energetico minimo. I vaccini vivi innescano le stesse cascate immunometaboliche dei virus di campo, ma la risposta è più lieve e provoca minori perdite produttive. Ciò consente la formazione dell’immunità adattativa con una riduzione minima della crescita e dell’efficienza energetica.

Fasi della risposta immunitaria nei broiler Riconoscimento e risposta innata (0–24 h)

energetiche per le cellule immunitarie. Il fegato continua a essere impegnato nella produzione delle proteine della fase acuta, riducendo così la disponibilità di nutrienti destinati alla crescita. Risoluzione e recupero (7–14 giorni) Vengono attivate le citochine antinfiammatorie IL-10 e TGF-β, le specie reattive dell’ossigeno diminuiscono, l’equilibrio antiossidante viene ristabilito e le vie anaboliche (mTOR, IGF-1) vengono riattivate. In presenza di vaccinazioni ripetute o infezioni concomitanti da virus di campo, questa fase può prolungarsi, determinando stati catabolici cronici e stress ossidativo. Ogni fase presenta specifiche priorità metaboliche: • Immunità innata: glucosio e antiossidanti • Immunità adattativa: amminoacidi e nucleotidi • Recupero: lipidi e amminoacidi solforati

Gestione dell’infiammazione cronica e supporto del sistema immunitario Il sistema immunitario aviare è costituito da barriere fisiche e meccanismi cellulari che proteggono l’organismo dai patogeni. L’infiammazione rappresenta una componente essenziale dell’immunità innata, ma una sua attivazione cronica comporta un elevato costo metabolico e riduce la produttività. Un’efficace regolazione della risposta immunitaria contribuisce a limitare l’infiammazione e a preservare i nutrienti destinati alla crescita.

Ruolo della salute epiteliale

La salute dei tessuti epiteliali è fondamentale per il I macrofagi e gli eterofili riconoscono i patogeni attraverso i corretto equilibrio della funzione immunitaria. Gli epiteli recettori TLR e rilasciano citochine pro-infiammatorie (ILgastrointestinale e respiratorio rappresentano la prima 1β, IL-6, TNF-α). L’assunzione di mangime diminuisce, barriera contro le infezioni. la temperatura corporea aumenta e il fegato incrementa la sintesi delle proteine della fase acuta. Vengono attivate le vie di segnalazione NF-κB e JAK-STAT, con conseguente aumento del consumo energetico ■ Tabella 1 – Amminoacidi e funzione immunitaria destinato all’infiammazione. Risposta adattativa (2–7 giorni) Iniziano la proliferazione dei linfociti, la produzione di anticorpi e la formazione delle cellule della memoria immunitaria. Aumenta il fabbisogno di arginina, glutammina, treonina e nucleotidi, che fungono sia da elementi costitutivi sia da fonti

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Amminoacidi

Funzione immunitaria

Arginina

Substrato per la sintesi dell’ossido nitrico; attiva macrofagi e linfociti T

Treonina

Necessaria per la sintesi delle mucine e delle immunoglobuline; mantiene l’integrità della barriera intestinale

Metionina e cistina

Fonte di glutatione — il principale antiossidante intracellulare

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■ Tabella 2 – Performance produttive di broiler Ross 308 sottoposti a differenti programmi alimentari

Linea (incrocio) Ross 308 Ross 308

Età dei Avicoli Programma riproduttori accasati, alimentare in settimane capi 26 26

55,07 55,50

Arricchito Standard

Peso vivo, g (giorno 5) 128 133

Peso Peso Peso Peso Peso Peso Peso vivo, g vivo, g vivo, g vivo, g vivo, g vivo, g vivo, g (giorno (giorno (giorno (giorno (giorno (giorno (giorno 7) 10) 15) 20) 25) 30) 35) 184 296 538 876 1,253 1.691 2.076 190 301 541 880 1.196 1.556 1.905

Fattori di stress come il caldo, le micotossine o gli squilibri elettrolitici possono compromettere le giunzioni occludenti, causando infiammazione cronica e aumento della permeabilità intestinale.

Il costo dell’attivazione immunitaria L’attivazione dell’immunità innata richiede grandi quantità di amminoacidi, energia e oligominerali. In condizioni di infiammazione cronica, i nutrienti vengono deviati dai processi di crescita verso le risposte immunitarie, con un peggioramento dell’FCR e dell’accrescimento ponderale. Le citochine IL-1β, IL-6 e TNF-α attivano le vie di segnalazione NF-κB e STAT3, spostando il metabolismo dalla crescita alla difesa. La stimolazione immunitaria sperimentale (stimolazione con LPS o vaccinazione) aumenta il fabbisogno energetico di mantenimento del 5–10% e riduce la sintesi proteica. Il metabolismo epatico si orienta verso il catabolismo degli amminoacidi a catena ramificata, l’attività di mTOR diminuisce, i livelli di corticosterone aumentano e la sensibilità all’insulina nei tessuti si riduce. Il peso corporeo può diminuire del 10–30% e l’FCR peggiora, poiché i nutrienti vengono reindirizzati verso la sintesi di citochine, anticorpi e proteine della fase acuta. Anche dopo la risoluzione dell’infiammazione, gli effetti possono persistere per diversi giorni, spiegando i cali di crescita temporanei dopo le vaccinazioni. La richiesta di arginina e treonina aumenta del 10–15%, mentre quella di metionina e cistina di circa il 5%. Mantenere rapporti ottimali di questi amminoacidi rispetto alla lisina è fondamentale per sostenere le prestazioni in condizioni di carico immunitario.

Antiossidanti e omeostasi immunitaria L’attivazione immunitaria aumenta lo stress ossidativo, specialmente nella mucosa intestinale. Un adeguato apporto di antiossidanti accorcia la fase infiammatoria e accelera il recupero.

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Peso finale alla macellazione, g/capo 2.453 2.287

ADG, g/g

Sopravvivenza, %

FCR, kg/ kg

Età alla macellazione, giorni

61,9 57,6

88 81,8

1,46 1,54

39 39

• Vitamina E e selenio aumentano l’attività della glutatione perossidasi e i livelli di anticorpi. • La vitamina C riduce la concentrazione di corticosterone e supporta la fagocitosi. • Postbiotici e paraprobiotici riducono le citochine pro-infiammatorie e aumentano l’IL-10, migliorando l’assorbimento dei nutrienti. La modulazione precoce del microbiota migliora lo sviluppo immunitario intestinale e l’attività delle cellule NK.

Strategie nutrizionali durante l’attivazione immunitaria Quando il sistema immunitario è attivato, il fabbisogno di nutrienti, energia e antiossidanti aumenta, rendendo necessari adeguamenti della dieta: • aggiungere antiossidanti per neutralizzare i radicali liberi e ridurre lo stress ossidativo; • incrementare i livelli di amminoacidi chiave (arginina, treonina, metionina e cistina) per sostenere la sintesi delle proteine immunitarie e la riparazione dei tessuti; • aumentare i livelli di energia metabolizzabile (ME). Osservazioni sul campo condotte dall’autore in allevamenti commerciali di broiler hanno dimostrato l’efficacia della compensazione dei costi immunitari attraverso la nutrizione. In un esperimento, pulcini provenienti dallo stesso branco riproduttore sono stati collocati in capannoni identici. Il sito era noto per la presenza circolante di IBD, IBV, NDV, reovirus e influenza aviaria a bassa patogenicità. Il gruppo di controllo ha ricevuto una dieta standard secondo le raccomandazioni della linea genetica, mentre il gruppo sperimentale ha ricevuto livelli più elevati di ME e un aumento di treonina e metionina. Al termine della prova, il gruppo sperimentale ha mostrato: • +4,3 g/giorno di incremento medio giornaliero; • +6,2% di sopravvivenza; • FCR inferiore di 0,08 kg di mangime per kg di peso vivo rispetto al controllo.

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Conclusioni L’attivazione immunitaria è una risposta inevitabile del sistema immunitario nei confronti di patogeni o vaccini. Tuttavia, la sua intensità determina quanto profondamente essa influenzi il metabolismo energetico e degli amminoacidi. In condizioni di attivazione immunitaria lieve o moderata, le perdite produttive possono essere compensate attraverso adeguate strategie alimentari, aumentando l’energia della dieta, migliorando la protezione antiossidante e ottimizzando il profilo amminoacidico (arginina, treonina, metionina e cistina). Tuttavia, in presenza di un elevato carico immunitario (vaccinazioni frequenti, esposizione a virus di campo o biosicurezza insufficiente), l’efficacia della compensazione nutrizionale diminuisce drasticamente. Anche con livelli più elevati di energia alimentare e amminoacidi, il tasso di crescita e l’FCR non riescono a tornare nella norma, poiché gran parte dei nutrienti viene deviata verso l’infiammazione cronica e la sintesi di proteine immunitarie, a discapito della crescita. Pertanto, il mantenimento di rigorose misure di biosicurezza è essenziale per garantire l’efficienza economica. Le principali misure comprendono: • controllo degli accessi all’allevamento e mantenimento delle barriere sanitarie; • pulizia e disinfezione approfondite; • ottimizzazione dei programmi vaccinali sulla base dell’immunità materna, della pressione infettiva locale e della compatibilità tra vaccini. In futuro, considerare i fabbisogni nutrizionali del sistema immunitario dovrebbe diventare una componente standard della nutrizione avicola di precisione.

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3. Dadfar, M.-J., Vaez Torshizi, R., Maghsoudi, A., Ehsani, A., & Masoudi, A. A. (2023). Trade-

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Guida internet ADM Animal Nutrition Italy S.r.l. it.support@wisium.com Agritech commerce@agritech.it Albitalia infotecniche@albitalia.com Albors info@albors.it Ali Lohmann info@lohmann.it Arion Fasoli info@arionfasoli.com Aviagen info@aviagen.com Aviagen Turkeys Ltd turkeysltd@aviagen.com Aza International info@azainternational.it Babolna TETRA info@babolnatetra.com Barbieri Belts info@barbieri-belts.com Biochem bertarelli@biochem.net Big Dutchman big@bigdutchman.de Biolab 2000 biolabvr@tiscalinet.it Carfed International Ltd carfed@carfed.co.uk Carfed International Ltd Italy carfed@carfed.it Chick Farm Europe info@chickeurope.com Cizo info@cizo.it Clerici Gino S.r.l. info@clerici.it Cobb Europe info@cobb-europe.com Codaf info@codaf.net Corti Zootecnici S.r.l. info@cortizootecnici.com dsm-firmenich stefano.zappa@dsm-firmenich.com Elanco italia_elanco@elanco.com EuroTier eurotier@dlg.org Facco Poultry Equipment facco@facco.net FIEM fiem@fiem.it FierAgricola Verona fieragricola@veronafiere.it FierAvicola info@fieravicola.com Gasolec sales@gasolec.com Giordano Global info@giordanoglobal.com Hendrix Genetics info@hendrix-genetics.com Hubbard contact.emea@hubbardbreeders.com Hy-line info@hylineitalia.com Impex Barneveld BV info@impex.nl Intracare info@intracareitaly.com Lallemand animalitaly@lallemand.com Lubing System info@lubing.it Marel info.poultry@marel.com Mbe Breeding Equipment info@mbefabriano Meyn sales@meyn.com MSD Animal Health S.r.l. Newpharm info@newpharm.it Officine Meccaniche Vettorello luciano@officinevettorello.it Petersime N.V. info@petersime.com Riva Selegg info@rivaselegg.com Royal Pas Reform info@pasreform.com Roxell info@roxell.com Reventa info.reventa@munters.de Sacco S.r.l. info@saccosystem.com Schropper office@schropper.at Ska ska@ska.it Sime-Tek info@sime-tek.com Space info@space.fr Specht Poultry Equipment www.specht-germany.com Sperotto info@sperotto-spa.com Tezza tezza@tezza.it TPI-Polytechniek info@tpi-polytechniek.com Valli info@valli-italy.com Val-co intl.sales@val-co.com VDL Agrotech info@vdlagrotech.nl VDL Jansen info@vdljansen.com Vencomatic Group B.V. info@vencomaticgroup.com Vétoquinol Italia italy_ascor@vetoquinol.com Victoria victoria@victoria-srl.com

www.admanimalnutrition.com www.agritech.it www.albitalia.com www.albors.it www.alilohmann.com www.arionfasoli.com www.aviagen.com www.aviagenturkeys.com www.azainternational.it www.babolnatetra.com www.barbieribelts.com www.biochem.net www.bigdutchman.com www.biolab2000.it www.carfed.it www.novogen-layers.com www.cizo.it www.clerici.it www.cobb-vantress.com www.codaf.net www.cortizootecnici.it www.dsm-firmenich.com www.elanco.com www.eurotier.com www.facco.net www.fiem.it www.fieragricola.it www.fieravicola.com www.gasolec.com www.giordanoglobal.com/it/ www.hendrix-genetics.com www.hubbardbreeders.com www.hyline.com/italian www.impex.nl www.intracare.nl www.lallemandanimalnutrition.com www.lubingsystem.com www.marel.com/en/poultry www.mbefabriano.it www.meyn.com www.msd-animal-health.it www.newpharm.it www.officinevettorello.com www.petersime.com www.rivaselegg.com www.pasreform.com www.roxell.com www.reventa.de www.saccosystem.com www.schropper.at www.ska.it www.sime-tek.com www.space.fr info@specht-germany.com www.sperotto-spa.com www.tezza.it www.tpi-polytechniek.com www.valli-italy.com www.val-co.com www.vdlagrotech.com www.vdljansen.com www.vencomaticgroup.com ascor.vetoquinol.it www.incubatricivictoria.com

Editore Amministrazione e redazione: Zootecnica di Marianna Caterino Via del Forestello n. 8 50063 Figline Incisa Valdarno (FI) P.IVA IT 07439250486 Telefono +39 055 010 7041 Web: www.zootecnica.it Abbonamento www.zootecnica.it/abbonamenti/ 1 anno / 11 numeri: Euro 50 Costo singola copia 6 € L’abbonamento avrà inizio dal primo numero successivo al pagamento e darà diritto a ricevere tutti gli 11 numeri della durata dell’abbonamento annuale. La spedizione avviene in abbonamento postale. L’IVA sugli abbonamenti è assolta dall’editore in conformità all’art. 74, primo comma, lettera C del DPR 26/10/1972 n. 633 e successive modificazioni. Seguici Resta sempre aggiornato sulle ultime novità e tendenze del settore avicolo. Seguici su Linkedin

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